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CONTATTACI
Speaker : PRESIDENTE.
Invito i Consiglieri a prendere posto e le persone non autorizzate a uscire dall’Aula. Riprendiamo i lavori della seduta n. 82. Comunico che la Vicepresidente della Giunta regionale, Roberta Angelilli, dalle ore 10,00 alle ore 21,00, sarà assente nella seduta odierna poiché impegnata in attività istituzionali: ai sensi dell’articolo 34, comma 5, del Regolamento dei lavori del Consiglio sarà computata come presente ai fini della fissazione del numero legale. PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori dell’Aula dalla pregiudiziale che è stata presentata dal consigliere Mario Ciarla ed altri.
Consigliere Marotta, prego.
Speaker : MAROTTA (Verdi e Sinistra Europea).
Presidente, grazie. Ringrazio i colleghi per aver sottoscritto, insieme a tutti i Presidenti di Gruppo, la questione pregiudiziale che abbiamo presentato ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento dei lavori del Consiglio. Ovviamente non nasce dalla volontà di sottrarre all’Aula il compito di discutere di un tema che sta tenendo impegnati i lavori delle Commissioni da tempo, però ricordiamo che, nell’ambito del contenzioso tra la Regione Lazio e il Gruppo San Raffaele, il Consiglio di Stato, con sentenza di dicembre 2023, ha riconosciuto la responsabilità risarcitoria della Regione, individuando i criteri per la quantificazione del danno, e che, con successiva sentenza pronunciata nel giudizio di ottemperanza, il Consiglio di Stato ha liquidato in favore della società del Gruppo San Raffaele la somma di oltre 60 milioni di euro a titolo di risarcimento del danno e di circa 16.924.000 euro a titolo di rivalutazione, per un totale complessivo di oltre 77.600.000 euro, oltre agli interessi legali, fino all’esito dell’effettivo pagamento.
La proposta di legge regionale n. 304 iscritta ai lavori della seduta odierna, tra l’altro, vede il riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio derivante dalla predetta sentenza per complessivi 82.148.000 euro, comprensivi di circa 4,5 milioni di euro a titolo di interessi legali. La questione pregiudiziale è sollevata in virtù del fatto che, nel corso dell’esame di questa proposta di legge dinanzi alla IV Commissione (Bilancio) e alla XIII Commissione (Trasparenza) sono emerse rilevanti incertezze interpretative in ordine alla modalità di computo degli interessi legali in esecuzione alla sentenza, con particolare riferimento alla relativa decorrenza, sulle quali sono state espresse perplessità, rilasciate e messe a verbale da parte dell’Avvocatura regionale.
La Regione, tra l’altro, ha proposto ricorso per revocazione avverso la sentenza n. 5822 del 2026, formulando altresì istanza cautelare, e ha altresì formulato al Consiglio di Stato una richiesta di chiarimenti in ordine alle modalità di computo degli interessi, al fine di determinare correttamente le somme dovute in esecuzione della pronuncia.
Le opposizioni, tutti noi abbiamo rilevato che l’articolo 73 del decreto legislativo n. 118 del 2011 prevede il riconoscimento con legge regionale della legittimità dei debiti fuori bilancio derivanti da sentenze esecutive e ai fini del predetto riconoscimento occorre che l’importo del debito sia adeguatamente determinato e giustificato sulla base del titolo giudiziale, anche con riferimento agli accessori. Nel caso in esame, la quantificazione degli interessi legali contenuta nella PL risulta oggetto di contestazione da parte della stessa Amministrazione regionale, che ha attivato specifici rimedi giudiziari, come poc’anzi chiarito, e quindi tale situazione determina, come già sollecitato in più occasioni, una rilevante incertezza e comunque elementi contraddittori sull’esatta quantificazione del debito da riconoscere, con conseguenti riflessi sulla determinazione della relativa copertura finanziaria.
Riteniamo che allo stato non sussistano le condizioni per procedere a una compiuta valutazione della proposta di legge nella formulazione attualmente sottoposta all’esame in data odierna dell’Aula con riferimento alla quantificazione del debito derivante dalla sentenza e che la rilevanza finanziaria delle somme interessate e la pendenza delle iniziative giudiziarie promosse dalla Regione rendano necessario assicurare che il riconoscimento del debito fuori bilancio avvenga sulla base di un quadro giuridico e contabile puntuale e adeguatamente definito.
Per queste ragioni come opposizioni proponiamo all’Aula, ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento, la presente questione pregiudiziale affinché non si proceda alla discussione e all’esame della proposta di legge n. 304 nell’attuale formulazione, in considerazione delle rilevanti incertezze concernenti la quantificazione del debito fuori bilancio e della conseguente necessità di assicurare la piena corrispondenza tra le somme oggetto di riconoscimento legislativo, il titolo giudiziale e la relativa copertura finanziaria.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.
Speaker : SABATINI (FdI).
Grazie, Presidente.
Siamo in una situazione, in un contesto di questione pregiudiziale, però mi consentano la Presidenza, il Consiglio e tutti i colleghi di esprimere innanzitutto un pensiero, un pensiero a quattro persone, a quattro servitori dello Stato, alle loro famiglie, ai loro Corpi di appartenenza, l’Aviazione dell’Esercito e la Croce Rossa Italiana, per il gravissimo incidente occorso nella giornata di ieri nel distretto di Brčko, in Bosnia: Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.
Presidente, ho ritenuto che fosse doveroso da parte nostra condividere un momento, prima di eventuali ostilità che potremmo avere anche in una nostra seduta ordinaria di Consiglio regionale, però ci sono aspetti che ci legano e ci rendono tutti esseri umani, organi istituzionali, rappresentanti di un Paese che esprimeva quattro delle sue migliori energie in un contesto internazionale, in un contesto a guida comunitaria europea, in uno scenario che, per chi ha più o meno la nostra età, ha vissuto negli anni ’90 situazioni assai delicate.
Per questo, sento di poter chiedere alla Presidenza, magari al termine di questa situazione di tipo pregiudiziale, di avere un minuto di raccoglimento per questi quattro nostri alfieri e per le loro famiglie.
Rispetto alla questione pregiudiziale, collega, io ritengo che sia legittimo da parte vostra poter presentare strumenti tecnici, è il nostro Regolamento che ce lo consente, però, se volessimo entrare nel merito, si andrebbe a denotare una scarsa attenzione rispetto al significato di una proposta di legge, come quella che è stata depositata e che verrà ‒ immagino a breve ‒ illustrata dall’Assessore competente per materia.
Noi qui oggi non stiamo decidendo di pagare l’incerto, qui oggi c’è una delibera di debito fuori bilancio che va a individuare una cifra massima, e credo che quasi tutti voi, quasi tutti noi proveniamo dalle Amministrazioni locali, sarà capitato a più di qualcuno di svolgere il ruolo di Sindaco, di Assessore, di consigliere comunale, di maggioranza o di opposizione, una delle prime cose che ci hanno insegnato, oltre alla differenza tra una determina e una delibera, è la differenza tra un impegno di spesa e un mandato di pagamento, tra uno stanziamento e un pagamento stesso.
È quindi evidente che ci troviamo in una situazione in cui vengono allocate delle risorse, ma già in fase di Commissione è stato ricordato in maniera molto chiara e molto corretta, in particolare dal dottor Andrea Urbani, che ai fini dell’effettivo pagamento, però, si procederà a pagare i 60 milioni 720.000 euro per sorte, i 16 milioni e 900 per rivalutazione monetaria, e quanto stabilirà il Consiglio di Stato a seguito di richiesta di chiarimenti che faremo – è stata fatta, per quanto ci consta – ai sensi dell’articolo 112, comma 5 del codice del processo amministrativo.
Quindi, nessuna stortura rispetto alla correttezza amministrativa dell’atto in oggetto.
Per quanto ci riguarda, Presidente, non ci sono le condizioni per valutare favorevolmente questa pregiudiziale.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie. La mettiamo in votazione.
Voti favorevoli? Contrari? Astenuti?
La pregiudiziale è respinta.
Prima di iniziare la discussione generale dando la parola all’assessore Righini, indìco un minuto di raccoglimento per le quattro vittime dell’incidente.
(L’Assemblea osserva un minuto di raccoglimento)
Riprendiamo i lavori.
La pregiudiziale è respinta.
Diamo la parola all’assessore Righini per l’illustrazione della proposta di legge regionale n. 304.
Speaker : RIGHINI, Assessore.
Grazie, Presidente, colleghi Consigliere, colleghi Consiglieri.
La presente proposta di legge regionale concerne il riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio derivanti da sentenze esecutive.
Con gli articoli 1 e 2 si provvede al riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio della Regione Lazio derivanti da sentenze esecutive ai sensi dell’articolo 73, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 118, per un ammontare complessivo pari ad euro 83.072.954,32 riferiti a debiti per spese di parte corrente.
Dagli articoli 1 e 2 derivano nuovi e maggiori oneri di parte corrente a carico del bilancio regionale secondo lo schema riportato, che trovate nella proposta di legge, per un importo totale di euro 83.072.954,32, di cui ovviamente, come noto, una parte più consistente, pari a euro 82.279.872,64, riguarda il contenzioso che ci vede particolarmente impegnati, l’importo per cui risulta condannata la Regione Lazio in favore della San Raffaele Spa. Lo stesso è stato quantificato in via prudenziale in complessivi euro 82.148.778,33, di cui euro 60.723.337 a titolo di risarcimento del danno ed euro 16.924.424 a titolo di rivalutazione monetaria, come da sentenza, ed euro 4.501.017,33 a titolo di interessi legali calcolati dal 29 dicembre 2023, data di pubblicazione della sentenza n. 11323/2023 del Consiglio di Stato, sino alla data dell’effettivo pagamento.
Al riguardo si evidenzia che la sentenza presenta un’incertezza interpretativa in ordine alla decorrenza e alla base di calcolo degli interessi legali connessa alla formulazione del dispositivo rispetto alle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio. In una prima quantificazione, infatti, gli interessi erano stati calcolati a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza n. 5822 del 2026 in data 17 luglio 2026, per un importo di euro 306.336,37, e un debito, pertanto, complessivo pari a euro 77.954.097,37. La stima è stata successivamente aggiornata assumendo uguale decorrenza, la data di pubblicazione della citata sentenza n. 11323 del 2023, con un incremento della componente degli interessi pari a euro 4.194.680,96. L’importo oggetto di riconoscimento risponde, pertanto, a un criterio di prudenza, essendo volto a garantire la copertura finanziaria anche nell’ipotesi più sfavorevole per l’Amministrazione e nelle more della pronuncia del Consiglio di Stato sulla richiesta di chiarimenti formulata dalla Regione in ordine alla modalità di computo degli interessi.
Coerentemente con tale impostazione, ai sensi dell’articolo 41, comma 1, della legge regionale n. 11 del 2020, successivamente all’approvazione della legge e fatti salvi gli esiti dell’istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza, si procederà al pagamento della sola quota certa del debito, corrispondente alle somme di euro 60.723.337 e di euro 16.924.424, liquidate in sentenza e maggiorate degli interessi legali nella misura non controversa.
L’eventuale saldo della componente per interessi sarà corrisposto in un momento successivo e comunque non prima della pronuncia del Consiglio di Stato e nei limiti di quanto dallo stesso stabilito, mentre le risorse eventualmente eccedenti l’importo definitivamente dovuto restano destinate alla finalità del Fondo rischi della gestione sanitaria accentrata.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Presidente Ciarla, prego.
Speaker : CIARLA (Pd).
Grazie, Presidente. Siamo arrivati finalmente a fare questo Consiglio e ne siamo contenti.
Prima di entrare nel merito del tema in oggetto, però, mi consenta di esprimere la nostra vicinanza agli studenti, che oggi stanno manifestando nella città di Roma e in tutta Italia contro il carovita e per il diritto allo studio. Pensiamo che le lotte studentesche siano una risorsa per questo Paese e rifiutiamo completamente la strumentalizzazione, fatta da chi oggi governa il Paese, di criminalizzare i giovani, criminalizzare il movimento.
Noi non possiamo considerare i ragazzi abbastanza grandi per essere puniti e troppo piccoli per essere ascoltati, quindi non faremo processare una generazione, stiamo accanto ai giovani e agli studenti che oggi manifestano nelle piazze d’Italia.
Se fossimo stati in una condizione diversa ‒ devo dirle la verità ‒ avremmo chiesto di spostare questo Consiglio, ci sarebbe sembrato giusto da parte nostra essere in piazza con loro, ma, poiché è da diverso tempo che abbiamo chiesto la presenza del Presidente della Regione in Commissione Trasparenza e poi in Consiglio, nel momento in cui oggi lo ringraziamo che ci sia questa disponibilità, non abbiamo avuto il coraggio di fare questa richiesta.
Abbiamo preferito tenere il Consiglio e discutere, che io penso che sia sempre la cosa migliore, cioè mi spaventa una politica che fugge dalle discussioni. È una vicenda complessa, peraltro penso ormai abbastanza conosciuta nel merito a tutti i membri del Consiglio, quindi la riassumo veramente solo per pillole.
Inizia con il DCA n. 62 del 27 luglio 2011, Giunta Polverini, che impegnava alla riorganizzazione del Gruppo San Raffaele, tra l’altro con un tempo che mi pare scadesse entro il 26 agosto, in un periodo particolare dell’anno, e il contenzioso è iniziato subito, perché già nel 2012 c’è la richiesta di risarcimento del Gruppo San Raffaele. Le sentenze dei tribunali danno ragione alla Regione in sede civile, in primo grado, in appello, credo anche in Cassazione, se recentemente si è pronunciata. Il TAR nel 2019 dà ragione alla Regione, respinge la richiesta di risarcimento del Gruppo San Raffaele. All’epoca, la Regione era governata dalla Giunta Zingaretti.
Successivamente, il Consiglio di Stato, nel dicembre del 2023, fa una sentenza, Corradino Presidente, che riconosce il diritto al risarcimento al Gruppo San Raffaele. Qui voglio fare una prima domanda al Presidente come responsabile legale della Regione, e anche come Assessore alla sanità: perché all’epoca di questa sentenza, visto che si parla spesso di correttezza istituzionale, non è stata data alcuna notizia all’opposizione? Non c’è stata, di questo, nessuna comunicazione. Ma la cosa che reputo più rilevante è che nel 2023 noi non abbiamo fatto ricorso in Cassazione e non abbiamo fatto il ricorso per revocazione: perché, visto che anche a detta di insigni avvocati, aveva ottime possibilità, allora, di riuscita?
Nel 2025 la Regione presenta la relazione conclusiva della procedura di ottemperanza e propone 3 milioni di euro al Gruppo San Raffaele. A luglio 2026, sentenza di ottemperanza con condanna a 60 milioni e 700.000 euro più gli interessi da parte del Consiglio di Stato, sempre Presidente Corradino.
Noi, poi, dal luglio 2026 che cosa abbiamo fatto? Anche qui c’è un particolare abbastanza stravagante: voi avete fatto ricorso per revocazione e ricorso in Cassazione, ma il ricorso per revocazione è stato presentato in ritardo, ed è quindi stato giudicato non ammissibile.
È vero che probabilmente le possibilità di accoglimento non sarebbero state così grandi; però, non si può non sottolineare questa dimenticanza da parte della Regione. In più, quando noi siamo stati in Commissione Bilancio, anche con l’assessore Righini, è intervenuto il coordinatore dell’Avvocatura, che testualmente – leggo da verbale – ha detto “io rappresenterò al direttore Urbani che non pagherei questa somma, ho sconsigliato dal pagare questa ulteriore cifra, perché ritengo che su questo tema quantomeno ci sia motivo di dubbio”.
Dopo nostre insistenze, voi avete di fatto, quando è stato chiesto al dottor Urbani se esisteva un carteggio di questi elementi che lui rappresentava, costruito una giustificazione ex post che differenzia il debito dal pagamento e che è oggetto della discussione che faremo oggi.
Io credo che questa Giunta rispetto alla gestione di questa vicenda abbia ‒ noi attendiamo comunque delle risposte ‒ delle mancanze evidenti. Però, a me interessa ragionare di più, altrimenti diventa tutto un po’ finto, sul vero convitato di pietra di questa discussione. E il vero convitato di pietra di questa discussione, cioè il non detto di tutta questa vicenda, che però secondo me in Aula consiliare va detto perché è utile per ragionare insieme, è che il presidente Rocca è stato il Presidente del CdA della Fondazione San Raffaele da maggio 2021 fino a dicembre 2022. Il presidente Rocca ha scelto di tenere a sé la delega alla sanità e il presidente Rocca è il rappresentante legale della Regione. È ovvio che in questa vicenda si è trovato in grande difficoltà e in conflitto d’interessi. Decidete voi se reale, potenziale o apparente. Infatti, se il presidente Rocca, invece di proporre i 3 milioni che ha proposto la Regione nel 2025, ne avesse proposti 20 e in quel modo avesse chiuso il contenzioso, facendo risparmiare alla Regione 60 milioni, il presidente Rocca si sarebbe trovato nella condizione, di fronte all’opinione pubblica, di dover giustificare che dava 20 milioni al suo ex datore di lavoro. E quando non ha fatto ricorso nel 2023, è molto complicato pensare, ma non da parte nostra, bensì da parte di chi ci guarda fuori da qua, che questo magari non sia stato fatto solamente per errore. Da questo punto di vista io starei molto attento, perché ho visto che il Presidente ha annunciato un esposto verso l’ex Presidente della Regione, che peraltro non governa più questa Regione da quattro anni, quindi in caso è un esposto a scoppio ritardato, peraltro Presidente che non ha nessuna responsabilità in questa vicenda, e questo lo sapete tutti benissimo. Noi, conseguentemente, come opposizioni abbiamo annunciato il nostro esposto. Il presidente Rocca ha voluto dare un messaggio politico, noi abbiamo risposto dando altrettanto un messaggio politico.
Guardate, penso che sia sempre sbagliato quando la discussione esce dalle Aule legislative e passa dalla politica ad un altro piano. Noi abbiamo solamente risposto, voi l’avete annunciato e noi abbiamo risposto, diciamo che non siamo stati noi a cominciare.
Il problema vero è che, quando il presidente Rocca è stato candidato, i vertici del suo Partito conoscevano benissimo la situazione pregressa in cui il Presidente si trovava, perché non è che era un segreto di Stato, era il Presidente della Fondazione San Raffaele, e questo fenomeno cosiddetto “delle porte girevoli”, che gli inglesi chiamano revolving door, è un qualcosa che non è illegale, non rappresenta neanche una forma di illecito, non viola la legge per il semplice fatto che una vera e propria legge in Italia non c’è, però di fatto questo meccanismo in cui le poltrone girano e cambiano la natura e le stesse persone svolgono, immediatamente dopo, ruoli da controllore e controllato rappresenta una delle più deleterie pratiche che possono minare la trasparenza, l’integrità e l’equità delle Istituzioni.
Su questo lei subisce un condizionamento che è dato dalla sua precedente esperienza di collaborazione con il Gruppo San Raffaele, che peraltro in questi anni ha anche aumentato il fatturato con questa Regione del 30 per cento, cioè si può definire una situazione in cui una persona, nel nostro caso un politico, ha un interesse secondario, che tende a interferire in modo reale, potenziale o apparente con l’Istituzione che è chiamato a servire.
Sapete qual è l’esempio più indicato per descrivere la situazione in cui si è trovato il presidente Rocca? Lo racconta in modo divertente, come sa fare lui, Carlo Verdone. Verdone racconta che il padre era professore all’Istituto sperimentale di cinematografia e si è trovato a fare l’esame con il padre, lui aveva provato il giorno prima a dirgli “chiedimi Bergman, chiedimi Rossellini”, poi è andato a fare l’esame, il padre l’ha interrogato, gli ha chiesto Pabst, regista austriaco di inizio ’900, lui non ha saputo rispondere e il padre, di fronte al mormorio di tutti gli studenti che trovavano cosa estremamente strana che il padre esaminasse il figlio, ha preso e l’ha bocciato.
Verdone è tornato a casa la sera un po’ stranito, ha detto al padre “scusa...” e lui “non mi garbava proprio far vedere che io promuovevo il mio figliolo davanti a tutti gli studenti, ma torna la prossima volta”.
Questa è la condizione in cui si è trovato il presidente Rocca, esattamente questa. Però, qual è il problema? Che mentre, se ti ci trovi, un esame all’Università lo si può anche ripetere, se ci si trova il Presidente della seconda Regione italiana, i danni che si producono sono enormi. Questo è qualcosa di oggettivo. Il condizionamento esiste. Da questo punto di vista, è chiaro che quell’elemento di libertà che si poteva avere da parte del Presidente, nel fare una proposta che chiudeva il contenzioso a 20 milioni, lui non l’ha potuto avere. Magari, se l’avesse avuta avrebbe risparmiato 60 milioni di euro alla nostra collettività.
Poi c’è anche un’altra scuola. A me appartiene meno, anche culturalmente, questa è quella in cui eccelleva il presidente Andreotti “a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca”, secondo la quale, evidenti errori commessi dall’amministrazione nella gestione possono essere frutto non solo esclusivamente di incapacità.
Io credo che in realtà la responsabilità maggiore di questa vicenda, non ce l’abbia neanche lei, Presidente, ma che ce l’abbia il suo partito, che le ha consentito, nelle condizioni date, di assumere la responsabilità di tenere la delega alla sanità. La responsabilità politica, cioè, stavolta, in modo indubitabile, è del partito di maggioranza. Poi possiamo aprire una riflessione in più, volendo, ma questa è quasi più storica, perché è ovvio che le sentenze si rispettano, però quando non si condividono si appellano, si può far ricorso, a differenza di quello che avete fatto voi. È possibile, cioè, il diritto lo offre, come strumento.
Però, poi, il nostro è pure un Paese ben strano, dove il Procuratore Capo di Roma, che è stato il padre dell’inchiesta “Mafia capitale”, poi riconosciuta in Cassazione l’inesistenza della mafia, poi si è trovato in un’inchiesta a Caltanissetta su mafia e appalti, archiviata per insufficienza di prove, in cui il GIP ha espresso dure valutazioni sull’ex Procuratore, che si sarebbe reso autore di una serie di anomalie nell’indagine mafia e appalti anche di comportamenti altamente discutibili sul piano dell’opportunità.
Non è neanche da escludere quindi che noi fra qualche anno potremo avere una chiave di lettura più adeguata sulla sentenza del presidente Corradino del Consiglio di Stato. Non mi stupirebbe. Noi fortunatamente svolgiamo un’altra attività, però, non facciamo i pubblici ministeri, quindi possiamo e dobbiamo svolgere più considerazioni politiche e fare le scelte conseguenti.
Oltre alla pregiudiziale ‒ questo voglio dirlo in Aula essendomi confrontato con tutti i Capigruppo d’opposizione ‒ pensavamo non fosse giusto oggi procedere alla discussione, sennò non avremmo presentato la richiesta pregiudiziale, perché non c’è una quantificazione del debito e, a detta stessa dell’Avvocatura, la proposta di legge che oggi voi ci presentate non è una proposta... Come dice lui: perché dovremmo pagare più di quello che ci è dovuto? Non lo dico io. Se poi voi non siete d’accordo con quello che ha detto il Coordinatore dell’Avvocatura, voi governate la Regione, se lo ritenete un incapace potete comunque mandarlo via. Questa è una vostra prerogativa. Se voi respingete la pregiudiziale, come l’avete respinta, a questo punto abbiamo presentato un emendamento per riportare il debito a quella che, a detta dell’Avvocatura, è la cifra congrua. Siete liberi di poterlo votare. Questa discussione possiamo chiuderla tranquillamente oggi pomeriggio con voi che votate il debito fuori bilancio e noi che votiamo contro. Nel momento in cui così non dovesse essere, non ci stiamo alla trappola degli interessi che ogni giorno montano, sennò anche il presidente Rocca, poverino, siccome non è venuto mercoledì ‒ è vero che non era completamente colpa sua, l’ho letto pure sui giornali ‒ ma è venuto venerdì, che fa, ci mette il presidente Rocca 10.000 euro? Non banalizziamo e non rendiamo ridicolo il nostro dibattito. Questa è un’Assemblea legislativa e su una proposta di legge può discutere quanto vuole. Nessuno può comprimere le prerogative del Consiglio regionale. Quindi noi, nel caso in cui voi voleste procedere, presenteremo gli ordini del giorno, come ci consente il Regolamento, così come prima ci ha consentito di presentare la pregiudiziale, e voi dal 2 novembre siete liberi di pagare. Non avete nessun problema a pagare. Tra l’altro, è una cosa che sapete benissimo, perché al riconoscimento della legittimità dei debiti fuori bilancio il Consiglio regionale o la Giunta regionale provvedono entro trenta giorni dalla ricezione della relativa proposta (2 ottobre). Decorso inutilmente tale termine, la legittimità di detto debito viene riconosciuta. Quindi, voi dal 2 novembre potete pagare tranquillamente il debito come Giunta, assumendovi la responsabilità politica voi di pagarlo. Tra l’altro, in quel caso credo che davvero che chi non lo paga possa... Mentre il Consiglio regionale è un organismo legislativo e ha le sue prerogative, in quel caso penso, invece, che ci sia anche un problema da parte della Corte dei conti per chi non paga il debito, perché quelli sono interessi che comunque maturano e che devono essere giustificati.
Io voglio dirvi due cose in più. Noi vi abbiamo esposto con chiarezza un ragionamento, che non riguarda solamente questa vicenda specifica, ma ho la pretesa di pensare che possa essere anche più ampio.
Noi parliamo di 82 milioni di euro al gruppo San Raffaele in un quadro in cui per due settimane, nelle due settimane scorse, all’ASL RM 2 c’erano problemi per i cittadini a ricevere le risposte delle analisi, perché mancavano i reagenti. Vedere strutture magari appena inaugurate che si ammalorano per la mancanza di cura e di personale (la finestra rotta di una Casa di comunità è solo l’esempio di questo) è una cosa che ci indigna e che dovrebbe indignare anche voi e anche lei, Presidente.
Per quanto riguarda le dichiarazioni, i post fatti dai consiglieri del Gruppo del Partito Democratico, io me ne assumo completamente la responsabilità, avendoli visti prima e avendo con loro concordato le dichiarazioni che hanno fatto, che non ho mai trovato lesive della dignità di nessuno, le ho solo trovate delle dichiarazioni che stanno nell’ambito della polemica politica.
In più, voglio dirle una cosa, e con questo chiudo davvero: l’autonomia della politica non è solo un concetto filosofico e politologico, ma è un elemento imprescindibile di quella che è la nostra azione. L’etica nella politica è un requisito essenziale. Max Weber, nel 1919, fece una conferenza sulla politica come professione, Politik als Beruf, e distinse l’etica dei princìpi e l’etica della responsabilità (fece per la prima volta questa distinzione). La seconda, l’etica della responsabilità, è l’etica realmente portante della politica, l’etica della responsabilità si riferisce alle conseguenze delle scelte e dei comportamenti che l’individuo e il suo gruppo di appartenenza mette in atto.
La politica non ha una morale, ma certamente ha un’etica, che è l’etica della responsabilità, e io penso che sia esattamente quella che vi è mancata in questa brutta storia.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Ci sono interventi sulla discussione generale? Ha chiesto di intervenire il consigliere D’Amato. Ne ha facoltà.
Speaker : D’AMATO (Insieme per il Lazio-Azione).
Io ho ascoltato con attenzione la relazione dell’assessore Righini, mi aspettavo che in apertura ci fosse l’intervento del Presidente della Regione, visto che parliamo di un tema molto rilevante, che richiama anche ad una responsabilità giuridica da parte del Presidente.
Avete scelto un’altra strada, e questo ci farà tornare, immagino, durante la giornata odierna, molte volte sulla discussione. Assessore Righini, lei il 15 ottobre, quando cortesemente è venuto in Commissione Bilancio, ha dichiarato “prima del 23 proporremo ricorso sia per revocazione che per Cassazione”. Lei è venuto il 15 ottobre, ma si è dimenticato di dire il 23 di quale mese. Noi avevamo inteso il 23 ottobre, e questo penso che sia un fatto pacifico.
Quando avete presentato il ricorso, e c’è il decreto monocratico del Presidente del Consiglio di Stato, il ricorso è stato presentato con ritardo. La data, cito testualmente, non era il 23 ottobre, ma il 23 settembre. Ovvero, quando lei si è preso l’impegno, in Commissione, con tutti noi, la data era già scaduta.
Probabilmente di questo lei non era a conoscenza, non lo hanno reso edotto. Però, è un tema, questo, importante, anche per la serietà e il rapporto che ci deve essere tra maggioranza e opposizione.
Lo stesso decreto monocratico del Consiglio di Stato ricorda – anzi, cito testualmente – come è stata caotica, utilizza il termine “caotica” la documentazione della parte appellante.
Ora, io non capisco come può essere “caotica” una documentazione che è importante, richiesta dall’opposizione, importante per la tutela della difesa regionale, indipendentemente da come vada a finire la discussione collegiale del 5. Ma se c’era un punto, uno, dove ci doveva essere la certezza della formalità, era proprio questo. Come si fa a sbagliare anche su questo punto? A non conoscere che i termini, come vengono qui citati, della revocazione per quanto riguarda un’ottemperanza, sono termini dimezzati? Come si fa a presentare in maniera caotica, qua viene detto, la documentazione dalla parte appellante?
Ripeto: al di là del merito, questa questione doveva essere inoppugnabile, cioè, questa metodologia utilizzata doveva essere inattaccabile. Del resto, come ha ricordato il Capogruppo del PD Ciarla, non solo voi avete fatto una scelta nel 2023, quando c’è stata la sentenza del Consiglio di Stato Corradino, di non presentare opposizione... Anche qui, diciamoci le cose con grande chiarezza: non è un tema perché non conteneva una quantificazione che veniva rimandata a un passaggio successivo. Quella sentenza aveva molti motivi per cui poteva essere richiesta, nella tutela degli interessi regionali, una opposizione, nei modi e nelle forme in cui voi la ritenevate più utile. Innanzitutto è un motivo di metodo, che voi ricordate nella relazione conclusiva che depositate e che ricordate nell’illustrazione di questa legge, ovvero che il metodo che è stato utilizzato è il metodo della perizia di parte. Per cui, c’è un tema anche di lesività degli interessi della difesa regionale, che un giudice terzo poteva eventualmente esaminare, vista anche l’articolazione di questo contenzioso, che ha avuto plurimi gradi di giudizio e anche differenti prese di posizione da parte degli organi della magistratura amministrativa. Voglio solo ricordare che in sede di TAR, quando si diede ragione alla Regione nel 2019, la richiesta della San Raffaele era di 21 milioni. Allora, come si sia passati in pochi anni da 21 alla cifra di cui oggi stiamo discutendo è legato a un metodo che la Regione stessa nella relazione che presenta considera un metodo sbagliato. E questo era un punto.
L’altro punto era quello relativo alle competenze. Voi lo sapevate benissimo. E mi auguro per tutti che la Cassazione si sia espressa sulla parte civile in maniera favorevole alla Regione. Ma l’anno precedente la sentenza Corradino c’era stato l’appello della parte civile e anche lì poteva essere un elemento per dire: guardate, qui siamo di fronte a un operatore privato che rappresenta il 60 per cento della conflittualità per quanto riguarda la sanità privata ‒ questo viene riconosciuto anche in sede di Corte dei conti ‒ che ha fatto del contenzioso una fabbrica del contenzioso, una fabbrica! Per cui, quando presenta un’istanza, la presenta in sede amministrativa, in sede civile, anche all’ONU. Una fabbrica del contenzioso.
Rispetto a questa fabbrica del contenzioso, a mio avviso, sarebbe stato opportuno anche chiedere nelle sedi competenti se questo provvedimento dovesse essere esaminato in sede civile, esaminato in sede amministrativa. perché questo è un tema non di poca rilevanza.
Voi avete deciso di non fare nulla, di non opporvi e, come ha ricordato anche il consigliere Ciarla, avete deciso anche (questo è più un aspetto politico) di non socializzare questo tema, perché il Presidente era da sette mesi e si è visto a dicembre del 2023 questa sentenza, una sentenza che cambia completamente l’aria, avrei anche capito una richiesta di discussione politica dicendo “qui siamo di fronte a questo tema, come lo si affronta?”.
Questo non c’è stato, la sentenza è passata in giudicato, si è fatto trascorrere del tempo, e, anche leggendo i verbali delle cinque data room che ci sono state, che hanno poi portato alla quantificazione dei 3 milioni, c’era l’esatta consapevolezza, l’esatta consapevolezza da parte dei rappresentanti regionali e da parte della San Raffaele che tutto quel lavoro, che la Regione giustamente difende, finiva sicuramente in un’impugnativa.
Io leggo omettendo i nomi, tanto poi li diremo in altra sede, in altre circostanze: “arriveremo ‒ dice la Regione ‒ ad un provvedimento finale ed è chiaro che voi lo impugnerete” e la risposta della San Raffaele è “ma certo, ma certo”, cioè era evidente che quella proposta sarebbe stata considerata irricevibile.
Qui sorgono due domande rilevanti. La prima è perché nel 2023 non sia stato proposto appello, non sia stata proposta una revocazione dinanzi alle autorità competenti e perché lo si faccia solamente nel 2026 e peraltro anche in ritardo. È questa la cosa che mi ha veramente sorpreso, quando l’ho letto veramente non volevo crederci, perché la cosa può anche essere respinta, il Consiglio di Stato potrebbe dire “guardate, è inutile che voi insistete, questa roba è conclusa”, ma che non si rispettino i termini...com’è possibile una cosa del genere? Io veramente non lo so, a parte il fatto di sentirmi un po’ preso in giro, perché quando si viene in Commissione, anche con l’ausilio dell’Avvocatura, l’Avvocatura dice dei termini, 23: uno si immagina, se siamo al 15 ottobre, che sarà il 23 ottobre, non il 23 settembre. Perché se no allora ci si doveva dire che i termini sono scaduti, è inutile che si fa questa storia.
Questo lo ritengo un fatto un fatto grave. La ricostruzione che ha fatto il presidente Ciarla – io non ci torno sopra – non può essere letta… Vedo che lei sorride, mi fa piacere, consigliere Crea. Mi fa piacere che sorrida perché l’entità della cifra penso che non dovrebbe tanto far sorridere. Comunque, ognuno si approccia a questo tema come meglio crede.
La questione l’ha ricostruita il consigliere Ciarla. Io però voglio soffermarmi su alcuni punti di cui finora si è parlato un po’ poco. Questo decreto n. 62 della Polverini nasce con la chiusura della struttura del San Raffaele di Velletri. Io qui voglio dire, posto che lei non è sicuramente della mia parte politica, che la presidente Polverini, allora commissaria, ha avuto un grande coraggio. Ha avuto un grande coraggio perché non è facile fare quel passo che ha fatto, e soprattutto non è facile fare quel passo che ha tenuto in tutti i gradi di giudizio. Finanche l’ultimo grado, che è stato quello della Cassazione di qualche mese fa, e finanche la sentenza Corradino riconosce la bontà che sussisteva rispetto alla chiusura e alla rievocazione di quella struttura.
Nel 2023, con la sentenza Corradino cambia la musica. Voi fate di tutto per riaprire quella struttura, fate di tutto per rimettere in condizione quella struttura che aveva ricevuto plurime sentenze del Consiglio di Stato, per una insanabilità ab origine, per la sua riapertura. Questo è un elemento importante, perché è vero che non sta nel conteggio e nella quantificazione, ma senza la chiusura di quella struttura, oggi noi non staremmo a discutere del DCA n. 62.
Questo è un tema importante su cui bisognerà tornarci. Io ho sottoposto in sede di commissione all’attenzione dell’Assessore anche un tema delicato, che riguarda la cessione dei crediti che c’è stata rispetto a quella struttura di Velletri. Auspico che ci possa essere in questa norma anche un articolo a tutela dell’Amministrazione regionale, perché questo è un tema molto delicato e molto importante.
Noi andremo avanti in questa discussione. Sarà una discussione lunga e articolata. In questa discussione io penso che si debbano dare due risposte importanti, se lo ritenete opportuno, anche ai fini di agevolare il prosieguo: perché si è scelto di non presentare opposizione nel 2023? Perché, quando lo si fa, lo si è fatto anche in ritardo? Sono due temi che devono necessariamente essere sviluppati e su cui ci deve essere una risposta, perché sono temi che hanno un carattere dirimente nell’ambito di questa discussione.
Vedete, e vado a terminare questo mio primo intervento... Ecco, anche qui c’è una cosa che vorrei dire con estrema chiarezza alla Presidenza. Dico primo perché poi chiederemo di intervenire sull’articolato, ovviamente. Non voglio certo abusare di quello che non rientra nelle prerogative previste dal Regolamento. Sarebbe stato diverso se in apertura dei lavori ci fosse stata la relazione del Presidente, visto che ha una rappresentanza giuridica. Questo ci avrebbe evitato, probabilmente, un prolungarsi per molte e molte ore di questa discussione. Avete scelto un’altra strada. Ma sicuramente quello che per me non sarà possibile, e farò di tutto, negli interventi ovviamente, per quello che democraticamente mi è consentito, pensare di ripercorrere sempre il classico schema in cui noi discutiamo e poi conclude il Presidente pensando di dare una bacchettata qui e una bacchettata là, annunciando che c’è l’esposto alla Procura che è stato depositato e alla Corte dei Conti, pensando che questo possa in qualche maniera influire su questa discussione o possa in qualche maniera pensare di far paura a qualcuno. Io lo dico con estrema chiarezza: sono una persona libera, per cui a esposti valuteremo e presenteremo anche le questioni che qui vi ho sottoposto. Non ho alcun problema e non mi faccio intimidire da queste cose. Voglio essere estremamente chiaro: non mi faccio intimidire da queste cose. Per cui, discuteremo e approfondiremo le questioni. Interverremo nel merito perché di chicche ne abbiamo tante da sottoporre all’attenzione dell’Aula, ma in via preliminare credo che sia importante che rispetto a queste due questioni, perché nel 2023 si decide di non proporre ricorso e appello e perché, quando si è deciso, si sia fatto in ritardo, debba esserci un momento di chiarificazione e che il momento sia adesso.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Neri.
Diamo la parola all’assessore Righini per un chiarimento. Prego, Assessore.
Speaker : RIGHINI, Assessore.
È consentito tutto, tranne che negare le evidenze. Adesso io fornirò al presidente D’Amato, al consigliere D’Amato il verbale della Commissione, in cui il tema se fosse ispirato il termine per il ricorso del 23 ottobre è stato affrontato in Commissione ed è stato illustrato, oltre che dal sottoscritto, anche dall’Avvocatura regionale, che ha posto il termine, quindi la pregherei di correggere la sua dichiarazione.
Quando abbiamo esaminato il termine del 23, io ho parlato del 23 ottobre, era il 15 ottobre, il termine del 23 settembre era evidentemente già spirato e il tema se fosse ancora possibile presentare il ricorso è stato affrontato dalla Commissione. L’Avvocatura ha comunque presentato ricorso nei termini stabiliti del 23 ottobre...
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia, non è un dibattito!
Speaker : RIGHINI, Assessore.
È controverso, già conoscete la sentenza? C’è la Camera di Consiglio in data 5 novembre, se lei già conosce l’esito, si è pronunciato il Presidente, può aspettare...
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia, rivolgetevi alla Presidenza, per favore! Non è un dibattito.
Speaker : RIGHINI, Assessore.
Sì, però io vorrei che il consigliere D’Amato rettificasse il fatto che nessuno ha messo in discussione che potesse essere spirato il termine, è stato un tema affrontato in Commissione, quindi, essendo io una persona seria, con serietà abbiamo affrontato il tema ed è stato affrontato, è stato discusso se il termine fosse già spirato o meno, quello del 23 settembre, se il termine fosse di 30 o 60 giorni e c’è stato da parte dell’Avvocatura il riconoscimento che c’era il rischio che il termine potesse essere spirato e che comunque era controverso se il termine fosse di 30 o di 60 giorni.
Questo è agli atti della Commissione, la pregherei di rettificare la dichiarazione che ha fatto, perché io ho posto il tema. ho parlato del 23 ottobre e l’Avvocatura ha risposto che non era certo se il termine fosse di 30 o di 60 giorni per il ricorso, per amore di verità.
Speaker : PRESIDENTE.
Non risultano alla Presidenza altri interventi in discussione generale, quindi procediamo alla votazione dell’articolato, iniziando dall’emendamento P3… Consigliere Valeriani, mi dica, che problema c’è?
Con calma, diamo la parola a tutti. Andiamo con calma.
C’era prima il consigliere Valeriani, prego.
Sull’ordine dei lavori?
Speaker : VALERIANI (Pd).
Presidente, intervengo sull’ordine dei lavori.
Noi avevamo capito che finita la discussione generale, non ci sono più interventi, sarebbe intervenuto il presidente Rocca.
Questo non sta accadendo. Francamente, c’è un tentativo pervicace, anche stamattina, nell’illustrazione dell’assessore Righini, di ricondurre tutta questa vicenda del San Raffaele di cui discutiamo da settimane, ormai, come una vicenda tecnica. Non lo è, Presidente, non si presti a queste forzature. È una questione meramente politica.
Lo sta dimostrando anche il fatto, adesso, che siano spirati o no i termini. Assessore, ha ragione, lo vedremo il 5. Ma io le ricordo che senza l’incalzare dell’opposizione, voi non avete fatto ricorso né nel 2023, né a ridosso del 23 ottobre.
Visto che adesso è rientrato il presidente Rocca, qui veramente stiamo tutti per ascoltare la sua versione, da Assessore e da Presidente, chiedo, se è possibile, prima di continuare i nostri lavori, ascoltare quello che ha da dire il Presidente. Secondo me sarebbe un atto di rispetto nei confronti di tutta l’Aula, Presidente.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliera Tidei, prego.
Speaker : TIDEI (IV-C-RE).
Grazie, Presidente.
Io sono molto in imbarazzo, glielo confesso, perché noi stiamo assistendo, credo a un teatrino che oggettivamente rimane abbastanza indigesto, per noi che lo stiamo vivendo dentro l’Aula, immagino che lo sia anche per il personale che perde le giornate ad aspettare le nostre lentezze, e probabilmente anche per chi assiste.
Io ricordo sommessamente che abbiamo chiesto, come opposizione, la presenza del Presidente, assessore alla sanità, questo lo voglio ricordare. Vede, assessore Righini? Questo non è solamente un tema di bilancio, lo hanno detto bene i miei colleghi prima di me, è un tema che ha diverse implicazioni, un po’ per il soggetto che è coinvolto, che effettivamente rappresenta un soggetto che ha tanti contenziosi con la Regione Lazio: l’ex assessore D’Amato parlava del 60 per cento dell’intero contenzioso sanitario della Regione Lazio. Io non so se questa sia una cifra corretta, ma mi fido del consigliere D’Amato. E poi ‒ diciamocelo con grande chiarezza ‒ anche per le relazioni pregresse ‒ assolutamente legittime, ci mancherebbe altro ‒ che il presidente Rocca ha avuto con la Fondazione San Raffaele. Ripeto, legittime. Però, in un momento in cui la Regione si appresta a versare al Gruppo San Raffaele 82 milioni di euro è chiaro che c’è un tema di maggiore trasparenza e necessità di chiarimento che deve essere per forza affrontato.
Glielo dico, Presidente, con tutta la stima possibile e immaginabile: il Consiglio non è un rumore di fondo, non è un impiccio, non è un luogo dove ogni tanto bisogna andare per dare qualche soddisfazione o per fare qualche gentile concessione a questi cattivoni dell’opposizione che non hanno di meglio da fare. Non è così. Noi abbiamo richiesto la sua presenza in Commissione Trasparenza, lei non è venuto. Chiaramente ci saremmo aspettati che la settimana scorsa venisse. La aspettavamo veramente dalle 11 della mattina. Questo lo dico a lei, presidente Aurigemma: è ora di dire basta a questi Consigli che vengono convocati per le 11 e non si fa nulla fino alle 15 o alle 16. Questo lo dico a lei, ma rivolgo la preghiera a tutti noi. Tra l’altro, ritengo che sia uno spettacolo indecoroso anche per chi segue, oltre che un atto assolutamente irrispettoso nei confronti dei dipendenti che sono qui puntuali come orologi svizzeri e che, invece, devono aspettare le chiacchiere, i pranzi, le cose. Proviamo in quest’ultimo anno e tre mesi di legislatura a essere leggermente più rigorosi su questo, perché noi lo dobbiamo a tutti, oltre che chiaramente al rispetto dell’Istituzione di cui siamo membri.
Detto questo, oggi pensavamo di venire qui onestamente... L’assessore Righini ha legittimamente illustrato il provvedimento di bilancio, ma noi vogliamo sentire il presidente Rocca. È inutile che torniamo indietro. Adesso credo che la cosa migliore da fare sia ascoltare il Presidente. Di cose ne sono state dette tante. Abbiamo, tra l’altro, ripetuto in Commissione Trasparenza... Anche le cose che prima diceva il consigliere D’Amato rispetto a questa data room. Abbiamo tante volte chiesto anche in Commissione Bilancio e in Commissione Trasparenza: ma come si passa da questi 3 milioni...? Io immagino che la Regione nel suo calcolo, attraverso i suoi esperti, attraverso i direttori, attraverso i dirigenti, abbia un fondamento. Parliamo di una quantificazione monstre di 60 più 17 milioni di euro. È chiaro che, se poi leggiamo “va beh, noi facciamo questo, tanto poi ricorreremo”, immagino che quelle data room non fossero state un circolo di bocce o un luogo dove si andava a mangiare la pizza. No. La Regione, se fa una quantificazione, la dovrebbe fare non solo a ragion dovuta, ma anche una quantificazione che si pensa possa essere non dico accettata, ma neanche una cosa che si butta lì tanto per buttarla lì, perché tanto poi ci sarà comunque un ricorso.
Io credo che questi siano temi veri, sui quali penso che comunque il Presidente debba rispondere. Lo dico sull’ordine dei lavori e non lo dico perché non sarà questo il mio intervento di merito, interverremo poi sul merito del provvedimento.
Detto questo, però, sull’ordine dei lavori ritengo che ci debba essere un po’ di rispetto in più per quest’Aula. Oggi sta qui il Presidente, parli adesso, senza che adesso interveniamo tutti. È una richiesta ‒ mi creda ‒ assolutamente sentita, che arriva dopo giorni in cui si discute di questa questione, dove però non abbiamo sentito l’unico che avevamo veramente intenzione di sentire, che è il Presidente della Regione e che è anche, per sua volontà, Assessore alla sanità.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere D’Amato sull’ordine dei lavori, immagino.
Speaker : D’AMATO (Insieme per il Lazio-Azione).
Sì, sull’ordine dei lavori, grazie.
Intervenendo sull’ordine dei lavori, voglio precisare all’assessore Righini, perché mi ha poc’anzi ha chiamato in causa. Assessore, lei sa la stima che ho nei suoi confronti, al di là della differenza politica e anche dei momenti di scontro, però conosco bene anche quello che lei ha citato nei verbali, perché ce li ho qui davanti, ma se io leggo quello che scrive la Presidente Rossana De Nictolis, che penso abbiate letto anche voi (tanto è molto breve), “nell’ambito del rito di ottemperanza, i termini ordinari delle impugnazioni sono dimezzati e pertanto il termine per impugnare è venuto a scadenza il 23/09/2026, e riconoscendo a monte una caotica documentazione da parte dell’appellante”, come si fa? Chi vi ha difeso, la difesa da chi è stata fatta? Per capire con chi abbiamo a che fare.
Questa roba va chiarita, perché non è che possono far esporre lei in Commissione a fare queste figure rispetto alle date, senza assumersi una responsabilità. Com’è possibile che un avvocato dell’Avvocatura regionale non sappia che i ricorsi per questo tipo di cause hanno metà del tempo? È possibile questo? Rimango veramente allibito da questa questione, così come se la questione, come dice lei ‒ leggo anche qua “entreranno nel merito il 5 novembre”, allora, qual è la vostra volontà per fare in modo che l’Aula assuma serenamente una posizione che qui stiamo discutendo, un’attività legislativa? È quella di arrivare al 5 e vedere che tipo di decisione verrà assunta in Camera di Consiglio, visto che è stata opposta questa richiesta? Oppure, indipendentemente da questa decisione, si pensa di dover procedere nella giornata odierna, anche se temo che sarà una giornata molto lunga e articolata?
Per cui, ritornando all’ordine dei lavori, perché non voglio abusare, intervengo sull’ordine dei lavori per dire che forse è opportuno che il presidente Rocca, che è presente in Aula, intervenga, chiarisca su questi punti qual è la posizione dell’Amministrazione, in maniera tale da poter consentire una discussione successiva più ordinata.
Speaker : PRESIDENTE.
Presidente Ciarla, prego, sull’ordine dei lavori.
Speaker : CIARLA (Pd).
Intervengo sull’ordine dei lavori, perché sono anche abbastanza sorpreso.
Ieri il presidente Rocca, a un convegno della UIL, dichiara – lo dichiara lei, Presidente – “La pianificazione e la trasparenza sono la nostra forza: alcune chicche le potrete ascoltare quando io farò il mio intervento in Aula, non le anticipo perché sono una persona paziente”, eccetera.
Adesso, apprendo che i nostri interventi debbano essere condivisi, però da lei che forse, se un pregio le si può riconoscere, è quello che in Aula è sempre intervenuto con molta chiarezza, veemenza, che oggi noi svolgiamo questa discussione, di fronte alle argomentazioni che ha portato le opposizioni, con lei che è silente e contraddice perfino le dichiarazioni che lei stesso ha rilasciano ieri, francamente la trovo una cosa stravagante e anche un po’ contraddittoria rispetto a come ha sempre interpretato il suo ruolo. Si può condividere o non condividere, però l’ha sempre interpretato in questo modo. Tra l’altro, non ne vedo neanche il senso, perché, a meno che voi non pensiate che questa sia una passeggiata di salute, che tra mezz’ora votiamo e il Presidente interviene in chiusura, in discussione generale, e si licenzia il provvedimento, ma questo film mi pare abbastanza evidente che sia molto complicato che possa essere girato, veramente ci porta dentro una discussione che è anche contraddittoria con quello che lei ieri ha esposto.
Noi abbiamo chiesto la sua presenza, e questo è assolutamente indubbio, però non è che abbiamo chiesto di fare le dichiarazioni che ha rilasciato ieri al congresso della UIL.
Speaker : PRESIDENTE.
Non essendoci altre prenotazioni... Prego, consigliere Zuccalà. Per ordine dei lavori o discussione generale?
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Presidente, intervengo sull’ordine dei lavori, semplicemente perché, notando che c’è uno stallo nella discussione, vorrei replicare le richieste che abbiamo fatto non solo in questa seduta ma anche nella seduta precedente.
Noi abbiamo discusso di questo tema in cinque Commissioni istituzionali, tre Bilancio e due Trasparenza, senza avere mai la possibilità di un confronto diretto con il Presidente, che oggi è presente in Aula, mentre la volta scorsa non era presente, e quindi oggi ci aspetteremmo un confronto, ma semplicemente, come ho detto nella seduta scorsa, anche a tutela dell’immagine del Presidente stesso e dell’Assessore alla sanità. Infatti, nelle sedute precedenti... Io voglio immaginare che siano tutti nella disponibilità della Presidenza i verbali, le dichiarazioni, e che quindi sia al corrente di tutto quello che è stato detto. Oggi, per avere una discussione che possa entrare nel merito e che non sia semplicemente un teatrino dove c’è l’opposizione che parla, si fa una dichiarazione tombale alla fine, ipotizzando che la discussione si concluda lì, noi abbiamo gli articoli, abbiamo gli emendamenti, abbiamo gli ordini del giorno, abbiamo la richiesta come ordine dei lavori, in cui interverremo fin quando non sentiremo il Presidente, ma soprattutto fin quando non potremo avere un confronto. Non si può sempre venire in quest’Aula, sentire una dichiarazione finale e poi tutti via. Non funziona così la democrazia. Non funziona così il confronto. Se ci deve essere un confronto in quest’Aula, e questa è la massima Assise dove ci deve essere il confronto, perché ci sono tutti i Consiglieri regionali, non solo le Commissioni, dove, sì, ne abbiamo parlato, tra l’altro in maniera abbondante, perché è stata affrontata sia in Commissione Bilancio che in Commissione Trasparenza, e da lì sono uscite delle domande a cui si deve dare risposta con il nostro rappresentante di tutti, il nostro rappresentante legale della Regione Lazio, perché, essendo estremamente rapido, noi veniamo da due sentenze, una del 2019 e una poco meno di quella del 2023, del 2022, che danno ragione alla Regione Lazio, dove tra l’altro una quantifica il danno da parte ricorrente in 21 milioni e l’altra dice che non c’è assolutamente la possibilità di quantificare un danno, perché non c’è. E lo dice il giudice. Passiamo da queste due pronunce, immediatamente in termini della legislatura precedente, quindi Zingaretti, alla pronuncia del 2023 e poi a quella del 2026, dove non si è solo ribaltata la questione, attenzione, ma è cambiata completamente la scala, perché la Regione Lazio parla di 3 milioni di euro sulla base di un metodo di calcolo che, come ha detto il Collegio del Consiglio di Stato, non su base arbitraria, è passata da 3 milioni a 60 milioni.
La domanda principale a cui non abbiamo avuto risposta è: nel momento in cui il nostro rappresentante legale si trova una sentenza che ci dà ragione prima e una sentenza che ci dà ragione, poi una contro, dove noi abbiamo quantificato 3 milioni e la controparte ne ha quantificato i 60, io non aspetto 30 giorni, non aspetto 60 giorni, faccio in 5 giorni il ricorso, in 5 giorni, non mi preoccupo neanche dei termini! Perché abbiamo ragione, noi abbiamo ragione, e dobbiamo farlo valere in ogni sede, e lo state facendo, ci state dando ragione.
Nella Commissione che abbiamo fatto voi avete detto su sollecitazione che avreste fatto ricorso, quindi state dicendo che questa ultima sentenza del 2023 e l’ottemperanza del 2026 sono sbagliate, sono sbagliate e volete giustamente dare ragione a quello che ha lavorato l’ufficio, a quello che hanno lavorato i vostri direttori, perché noi dobbiamo far valere le nostre ragioni. Ecco perché non vediamo come sia possibile, ed è questa la domanda, dovete spiegarci qual è la strategia dietro, dovete spiegarci perché, andando a votare il provvedimento di oggi, diamo una resa incondizionata all’appellante.
Gli diamo una resa incondizionata, gli diciamo “noi siamo disponibili a pagare anche di più di quello che c’è nella sentenza”, perché, Assessore ‒ e concludo ‒ che lei riporta i verbali (è tutto corretto, ovviamente, nero su bianco) e dice che noi pagheremo solo la sorte quantificata dei 60 più il danno calcolato, non è scritto nella delibera, non c’è scritto nella delibera.
Noi non abbiamo visto un emendamento che dice quello che lei ha detto e modifica la delibera. Nella delibera si dà mandato a pagare 82 milioni di euro per la soccombenza e per i calcoli che ha fatto l’ufficio, che ha spiegato in Commissione, per carità, io non condivido ovviamente, però l’avete spiegato in Commissione, ma in questa delibera non c’è scritto. Voi andate a votare quasi 83 milioni, non c’è scritto quello che ha detto l’Assessore in questa delibera, e il verbale della seduta, il verbale delle Commissioni, tutto quanto non è il testo della delibera, attenzione, ma soprattutto, ribadisco e concludo, fate parlare il Presidente. Presidente, ce lo dica, facciamo un confronto, magari ci convince, ci convince che la sua strategia difensiva è stata la migliore possibile.
A questo punto andremo tranquillamente al voto e vediamo come va. Però parlate, perché sennò noi saremo costretti a intervenire in ogni possibilità di intervento, a chiedere l’intervento del Presidente. E la cosa non durerà meno, durerà molto di più. Molto di più.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Presidente Crea, si era prenotato? Prego.
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Grazie, Presidente. Io volevo intervenire sull’articolo 1, però. Mi sembra che la discussione si è conclusa, vero?
Come no? Non sull’ordine dei lavori. Mi pare che il Presidente abbia annunciato prima che la discussione generale si era conclusa, quindi io intervengo sull’articolo 1.
Speaker : PRESIDENTE.
Posso?
Prego, prego.
La discussione generale si è chiusa. C’è possibilità di intervenire, e mi sembra che nessuno stia precludendo gli interventi di nessuno.
Quindi, se non ci sono altre… Il presidente Crea interviene sull’articolo 1, quindi non preclude nessun altro tipo… Guardi, qui l’alzata di mano la stiamo vedendo in quattro persone…
Potete intervenire dopo sull’ordine dei lavori
Si era prenotato prima il presidente Crea. Dopo il presidente Crea parla lei, ma cambia poco…
Cambia poco… Scusate, se posso: sulla discussione generale per due volte ho chiesto se voleva intervenire qualcun altro e non è intervenuto nessuno.
State intervenendo tutti sull’ordine dei lavori e non c’è preclusione.
Diamo la parola al presidente Crea. Poi, se qualcun altro vuole intervenire sull’ordine dei lavori, la Presidenza non ha precluso nessun tipo di intervento…
Dopo il presidente Crea interviene lei per l’ordine dei lavori. Non c’è nessuna prenotazione. Sta parlando il presidente Crea.
Appena finisce il presidente Crea intervenire tutti…
Ascoltare: nessuno sta precludendo e stanno parlando tutti. Si è prenotato prima il presidente Crea, non c’erano altri interventi prima del presidente Crea.
Adesso facciamo parlare il presidente Crea, poi intervenite sull’ordine dei lavori.
Non preclude perché stava parlando il presidente Crea.
Il presidente Crea sta parlando. Finisce di parlare il presidente Crea e poi interviene lei.
Prego, presidente Crea.
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Grazie, Presidente…
Speaker : PRESIDENTE.
Ho spiegato… Consigliera Bonafoni, il presidente Crea ha preso la parola. Dopo lei ha alzato la mano per intervenire sull’ordine dei lavori. Interverrà dopo. Non c’è nessuna prenotazione da parte degli uffici sull’ordine dei lavori... per cortesia, è precedente dopo la parola, il presidente Crea stava parlando, io le sto dicendo che lei interverrà dopo il presidente Crea, che aveva già preso la parola. Mi ascolti, non metta in difficoltà la Presidenza. Il Presidente Crea ha preso la parola, appena finisce il Presidente, interviene lei. Si è prenotata dopo.
Prego, presidente Crea.
Scusate, colleghi, non cambia nulla, perché intervenite anche dopo. Presidente Crea, per cortesia, può intervenire?
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Certo, grazie. Grazie, colleghi.
Ho già dichiarato che interverrò sull’articolo 1.
Speaker : PRESIDENTE.
Presidente Crea, la invito a intervenire, per cortesia. Può intervenire, prego, ci dica quello che ha da dire.
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Presidente, posso parlare solo se i colleghi mi fanno parlare, ma mi stanno silenziando bene. Voi state dando uno spettacolo indecente a chi ci sta ascoltando!
Speaker : PRESIDENTE.
La seduta è sospesa, invito i Capigruppo al tavolo della Presidenza, per favore. Invito i Capigruppo a venire al tavolo della Presidenza. Riapriamo la seduta.
Diamo la parola al presidente Crea.
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Vanno bene anche le battute. Sono contento che ci sono...
Speaker : PRESIDENTE.
Prego, Presidente, ha la parola.
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Grazie, Presidente, per la parola. Non vi nascondo che mi è dispiaciuto assistere alla scena che vi ha visti protagonisti nel limitare il mio intervento e soprattutto nel tentativo di togliermi la parola. Io credo che questo sia un consesso democratico e come tale deve riconoscere a tutti il diritto di intervento, il diritto di parola, il diritto di espressione.
Io, come ho già preannunciato, interverrò squisitamente e unicamente sull’articolo 1. Aggiungo pure che non sarà l’unico mio intervento in questa seduta di Consiglio regionale.
No, assolutamente, non minaccio nessuno. Non è mio costume, non è mio modo di fare. Sapete che io porto con me un bagaglio e un’esperienza professionale che mi impongono di non minacciare nessuno. Anzi, tutt’altro: mi impone soprattutto il confronto e la dialettica, mi impone pure qualche volta di alzare la voce, come avete fatto voi nei miei confronti.
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia, fate finire l’intervento...
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Però se continuate così...
Speaker : PRESIDENTE.
Presidente Crea, per cortesia, sto parlando io. Fate finire l’intervento al presidente Crea. Presidente Crea, se può entrare in merito all’articolo 1, grazie.
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Grazie.
Come tutti sanno, l’articolo 1 ha come tema centrale la legittimità dell’atto. Io credo che la legittimità dell’atto sia stata sancita dagli esiti dei lavori della Commissione Bilancio quando abbiamo affrontato il tema e siamo entrati nel merito della legittimità, ossia ci troviamo di fronte a un atto presentato dall’assessore Righini che ha come presupposto un titolo esecutivo, cioè la questione viene da un giudizio di ottemperanza che ha come presupposto una sentenza del Consiglio di Stato.
Poco fa il consigliere D’Amato mi ha chiamato in causa perché stavo sorridendo. Voglio spiegare le ragioni a quest’Aula del mio sorriso. La cosa che mi ha molto colpito, l’ha fatto prima il collega Ciarla e poi l’ha ribadito il collega D’Amato, è il tema della scadenza dei termini. Intanto, mi è venuto da sorridere, ed era un sorriso sarcastico, perché ho avvertito che in quest’Aula si stava anticipando l’esito di una Camera di Consiglio che è stata fissata per il giorno 5 novembre.
Voglio essere più preciso: la Camera di consiglio del 5 novembre ha ad oggetto una inibitoria, non il ricorso per revocazione. Ha ad oggetto una domanda che è stata avanzata dall’Avvocatura in merito al chiarimento dell’esecuzione, cioè ai sensi dell’articolo 112. Non credo che sia stata rigettata. È stata rigettata solo l’istanza cautelare perché era stata richiesta una modalità di procedere inaudita altera partem. Il Consiglio di Stato ha ritenuto di non accogliere quel tipo di istanza, tant’è vero che come effetto ha convocato le parti in Camera di Consiglio. Ecco la ragione del mio sorriso sarcastico.
Poi voglio aggiungere anche un’altra cosa. In tutte le PL aventi ad oggetto debiti fuori bilancio, mi sono sempre posto allo stesso modo: il mio atteggiamento è stato quello di andare a verificare se effettivamente eravamo in presenza di titoli esecutivi. Io credo che di leggi fuori bilancio ne abbiamo fatte non una, tantissime. Mi piacerebbe sapere se questa modalità, cioè la modalità scelta da questa Giunta, presieduta dal presidente Rocca, è stata la stessa modalità seguita dalla precedente Amministrazione.
Da quanto mi risulta, e per come mi sono documentato, è stata scelta una modalità diversa. Oggi strumentalizzare e prendere come pretesto il fatto che si portano le leggi fuori bilancio, quindi coinvolgere anche tutto il Consiglio regionale e tutti i colleghi a dire la propria, a esprimere il proprio pensiero in merito alle proposte di bilancio, io credo che questo sia un gravissimo errore.
Questo è un segnale, da parte della Giunta Rocca, di trasparenza, perché, signori colleghi dell’opposizione, non c’è nulla da nascondere in merito al caso del San Raffaele, ma non c’è nulla da nascondere anche in merito alle altre situazioni, perché questa PL non contiene solo il San Raffaele, contiene altre situazioni, che hanno come presupposto il titolo esecutivo.
Collega D’Amato, io in questo sono molto attento, forse per forma mentis, ma sono stato molto attento in questa situazione, come dirò anche dopo, quando farò gli altri interventi, e sono andato anche a leggere le motivazioni del Consiglio di Stato, sentenza n. 2023. Vi invito, così concludo con un invito, ad andare a leggerle anche voi, ad approfondirle, perché avremo modo di confrontarci nel merito delle motivazioni per cui la Regione Lazio è risultata soccombente.
È un tema molto interessante, che secondo me merita di essere esplorato, merita di essere non solo considerato, ma anche di essere argomentato.
Dopodiché, concludo dicendo che la legittimità di questo atto è stata anche riconosciuta in sede di Commissione ed è stata riconosciuta da un esponente molto importante del Centrosinistra, il collega Daniele Leodori. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Bonafoni. Ne ha facoltà.
Speaker : BONAFONI (Pd).
Grazie, Presidente.
Come sa, la mia iscrizione a parlare è sull’ordine dei lavori e devo necessariamente partire dall’ordine dei lavori, perché devo iniziare dal vostro imbarazzo, presidente Aurigemma, che è palese, è palese nella postura, è palese nel modo in cui non siete riusciti a entrare, se non oggi alle 15.30, in quest’Aula, dopo tre giorni in cui tentavamo di portarvi a discutere di questa norma.
È un imbarazzo che risale a quando in Commissione Bilancio abbiamo chiesto anche l’intervento del Presidente e quell’intervento non c’è stato, è l’imbarazzo che ha provocato la diserzione da parte del presidente Rocca della Commissione Trasparenza.
L’imbarazzo, presidente Aurigemma, visto che noi, buona norma, da tanti anni conviviamo in quest’Aula, di rivolgerci a lei, stavolta lo rivolgo esattamente anche alla sua poltrona, perché in tanti anni non era mai accaduto, presidente Aurigemma, che l’ordine dei lavori fosse posticipato rispetto ai lavori.
Quando si chiede di intervenire sull’ordine dei lavori, significa che in quel momento un consigliere o una consigliera, che ha la prerogativa di farlo, blocca i lavori, in virtù di un dialogo che si apre nell’Aula, non è unidirezionale, per provare a segnalare che c’è qualcosa che non sta funzionando dentro la coabitazione in quest’Aula, e quello che non sta funzionando, Presidente, è il fatto che noi alle 16,16 ancora non abbiamo avuto il piacere nonché il dovere da parte nostra di ascoltare e sua di intervenire di sentire cosa ha da dire rispetto a quest’atto il presidente Rocca. Io credo che questo sia il punto ed è per questa ragione che noi ci eravamo segnati sull’ordine dei lavori prima di ascoltare l’altro imbarazzatissimo Consigliere in quest’Aula, il presidente Crea, che prima non solo sorrideva, ma era scomodo su quella poltrona. Ma la capiamo, lo capiamo da avvocato a dover fare oggi l’arringa di difesa di una cosa che palesemente, con le ricostruzioni fatte dal presidente Ciarla e dal consigliere D’Amato, non funziona, e non funziona agli occhi di chi ci deve guardare e deve comprendere che cosa sta accadendo alla Regione Lazio in questo frangente.
Provo, sull’ordine dei lavori, a collocare questi 82 milioni nel tempo dell’oggi, di quello che sta succedendo in Italia, di quello che non sta succedendo in quest’Aula e di che cosa significa che noi oggi siamo qua non dentro un tecnicismo, non dentro un dibattito d’aula di tribunale, ma dentro una questione politica, perché è politico l’intervento che voi state facendo ed è la sanità la delega più politica che le Regioni, Regione Lazio compresa, hanno da quando esiste il Titolo V e la sua modifica.
Oggi in tutta Italia ci sono un milione di ragazze e di ragazzi in piazza. Li ricordava giustamente prima il mio Capogruppo. A Roma ce ne sono almeno 100.000. Sono studenti e studentesse che in più di un’occasione ‒ voi sordi e ciechi rispetto alla realtà fuori da questa bolla che è il Consiglio regionale ‒ sono venuti sotto la Regione a chiederci di intervenire su una politica abitativa che permetta loro di avere degli affitti sensati e non al 70 per cento del lavoro precario e del loro stipendio, su cui non intervenite a nessun livello. Sono gli stessi che chiedono che il diritto allo studio in questa regione venga mantenuto, e non con gli idonei non beneficiari, come sono ricomparsi con l’Amministrazione Rocca, quando Zingaretti li aveva cancellati dalle cronache. Sono gli stessi che chiedono di intervenire sul caro-vita. Direte: che c’entra? C’entra, perché se 82 milioni di euro vanno al parlamentare della Lega Angelucci, assenteista al 99 per cento in Parlamento, nonché principale soggetto privato della sanità di questa regione, quegli 82 milioni di euro non andranno agli studenti e alle studentesse che in questo momento ci chiedono futuro. E allora contano eccome i 3, i 5, i 7, tutte le matematiche che con fatica abbiamo ricostruito dal 2023 a oggi. Contano eccome, perché sono soldi sottratti a loro.
Gli 82 milioni rispetto a quest’Aula. Io non so perché non accada più: quando eravamo noi, ci contavano pure le pulci. Ma questa io credo sia la legislatura meno produttiva della storia, non della Regione, ma delle Regioni d’Italia. Noi facciamo solo variazioni di bilancio: tampona di qua, metti una tappa di là… Questa è una toppona, questa è clamorosa, e credo che ne sentiremo parlare anche in futuro. Ma facciamo questo tipo di interventi: l’assessore Righini è il lavoratore più produttivo della storia degli Assessorati al bilancio della Regione Lazio.
Lavoro usurante, chissà se nell’intervento della manovra arriverà una pensione anticipata pure per lei, come hanno chiesto i suoi colleghi leghisti. Ma non si fa altro: non si legifera, non si riesce ad avere un’audizione che abbia un senso, che sia in orario, che soddisfi questi o quegli altri, riuscite a scontentare tutte le parti in causa. Noi siamo qua, costretti da giorni, a provare a comprendere che diavolo di fine stanno facendo 82 milioni di euro dei contribuenti del Lazio.
Torno a ripetere: se finiscono nelle tasche di Antonio Angelucci, significa che non finiranno nelle tasche dei diritti, dei bisogni esigibili, dei cittadini e delle cittadine del Lazio
Ci sono due silenzi, presidente Rocca, che mi colpiscono in queste ore e che la riguardano. Il primo ho provato a dirlo, è quello che ancora non ci dà il piacere di sentire le chicche che ha da rappresentarci con il muscolo, che sa rappresentare ogni volta in quest’Aula, con la contesa, che le piace, nell’oratoria che le riconosciamo di avere soprattutto con le Consigliere, ma a volte anche con i Consiglieri, perché tendenzialmente si tende ad infierire di più, se la voce che si alza è quella di una Consigliera.
Ma l’altro silenzio che mi colpisce è uno…
È l’ordine dei lavori, guardate. Non so cosa stiate valutando…
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliera Bonafoni, si rivolga alla Presidenza, e gentilmente le chiedo la possibilità, siccome dovrebbe intervenire il presidente Rocca…
Speaker : BONAFONI (Pd).
Volentierissimo, se abbiamo innescato la risposta, va benissimo.
Speaker : PRESIDENTE.
Visto che è un ordine dei lavori molto variegato…
Speaker : BONAFONI (Pd)
. L’ordine dei lavori va così, presidente Aurigemma.
Quello con cui volevo concludere, il secondo silenzio che mi colpisce, è proprio quello rispetto ad altri numeri, cioè le cifre che nella manovra nazionale che vi apprestate a votare, per fortuna l’ultima del Governo Meloni, a fronte dei 5,5 miliardi chiesti dal vostro Ministro Schillaci, non nostro, ne sono stati stanziati 2,4.
La domanda che io pongo all’Assessore alla sanità, nonché presidente Rocca, e a tutte e tutti noi è: anziché star qui a giustificare quegli 82 milioni agli Angelucci, perché il presidente Rocca non ha preso carta e penna, non ha detto niente, rispetto ad altri colleghi Presidenti di Regione che in queste ore stanno protestando nei confronti del Governo Meloni sui mancati stanziamenti della sanità? Un sospetto viene, perché se togli alla sanità generale pubblica, puoi darli alla sanità privata, perché se togli di mezzo l’interesse generale, il benvenuto che entra è l’interesse particolare.
Ho il sospetto ‒ e concludo ‒ che siamo in questa onerosissima fattispecie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Bonafoni.
Diamo la parola al presidente Rocca.
Speaker : ROCCA, Presidente della Giunta regionale, con delega alla sanità.
Grazie, Presidente.
Devo dire che, come avevano intuito i consiglieri d’opposizione, la mia intenzione era quella di a intervenire al termine della discussione, dopo aver ascoltato con attenzione, come faccio sempre, per cercare di dare risposte, quindi ovviamente poi interverrò anche in conclusione, anche se so che questo intervento probabilmente sarà un ulteriore motivo per strumentalizzare e continuare.
L’intervento della consigliera Bonafoni è perfetto, perfetto perché ha riassunto in sé le ragioni per cui siamo qui oggi e per cui c’è una opposizione in piena crisi di nervi.
Parlare di diserzione... ero al Festival delle Regioni, cui ha partecipato anche il Presidente Mattarella, diserzione, rappresentavo la Regione, avevo un impegno istituzionale, c’era il Festival delle Regioni programmato da oltre un anno, è un impegno a cui nessun Presidente si sottrae mai, quindi riuscite a parlare di diserzione, perché ormai è conclamato, oggi si è aperta la campagna elettorale, che porterà alla primavera del 2028, con dichiarazioni ai limiti... lei è riuscita anche andar peggio del presidente Ciarla rispetto agli insulti e al livello estremamente basso del dibattito politico cui ci state portando e ci state costringendo, e anche lei mi ha ricordato il perché, perché se non parlassimo del senatore Antonio Angelucci della Lega, probabilmente non staremmo nemmeno qua. Il tema è questo.
Il tema è squisitamente politico, avete ragione, ma non per le ragioni che mi portano a ritenere... io sono titolare della delega, a cui non mi sono mai sottratto. Ma avete trascinato qua per una finestra rotta, figuriamoci se mi sottraggo al confronto. Qui sì, non c’è mai stata una difficoltà. Non c’è mai stata una difficoltà anche nell’affrontare questo tema delicato, che coinvolge pienamente le vostre responsabilità. E voi lo sapete bene. Tant’è che nell’intervento del presidente Ciarla si dice: rispondiamo a un esposto in Procura. Male non fare, paura non avere, presidente Ciarla. Quindi perché tutta questa agitazione alla richiesta “avete depositato o non avete depositato, dietro le quinte”? Perché noi abbiamo chiesto alla Corte dei conti di fare chiarezza proprio perché è un organo terzo. Capisco che quando vi fa comodo gli organi terzi non valgono più, come il Consiglio di Stato, addirittura ipotizzando... Credo che questo sia l’aspetto più grave del suo intervento, presidente Ciarla, arrivando a dire “a pensar male si fa peccato” o arrivare a dire “la storia magari, chi lo sa, farà e darà chiarezza”. Certo, tutto è possibile. Però, questo dà il livello della demagogia a cui ormai mi tocca assistere e a cui probabilmente per tradizione io non ero abituato. Mi costringete a un livello del dialogo a cui mai sarei voluto scendere. Questo è il tema. Questo dovrebbe essere il vero tema. Io non ho mai ascoltato da parte vostra un’interrogazione o una richiesta sugli atti di programmazione della Regione. Voi nemmeno sapete che cos’erano. Quando avete amministrato la sanità era nel caos, nel caos più totale. Ci si svegliava la mattina e si davano 10 milioni in più a un privato, 30 milioni, si negava, si rallentava. A pensar male si fa peccato: quando si trattava degli Angelucci si ritardava lungamente. Ce lo dirà la Corte dei conti se è reale o meno. Di sicuro non c’era quella programmazione che ha consentito un aspetto e uno che comunque è tombale rispetto a tutta una serie di argomentazioni che mi avete costretto ad ascoltare in questi giorni.
2022, ultimo anno del vostro straordinario Governo: 150 cause legate alla sanità, moltissime delle quali legate agli atti di programmazione. 2025: 17, di cui 9 per mancati accreditamenti o autorizzazioni. 2026: 15. Noi abbiamo fatto programmazione. Abbiamo fatto un’azione amministrativa assolutamente trasparente e corretta, che ha consentito a questo Governo regionale anche di ritornare in parità. invece voi ogni anno debordavate con i conti, spendevate, riuscivate ad essere in deficit e a non assumere. E mi tocca ascoltare, anche a leggere, in questo caso, il presidente Leodori che dice: avevamo regole diverse. Non è vero, le regole ve le ho ricordate, ma siccome state in campagna elettorale, ogni volta mi tocca ascoltare queste mistificazioni. Mi tocca ascoltare che quando c’eravate voi valevano regole diverse. Non è vero. Non è vero. Non è vero.
Nonostante le regole fossero le stesse, non siete riusciti ad assumere una persona in più. Ci avete lasciato 4.600 precari, lei, consigliera Bonafoni, che oggi fa la paladina: 4.600 precari, ci avete lasciato. E di questi, noi 3.500 oggi li abbiamo stabilizzati.
Ecco perché a me dà fastidio la demagogia. Questa vicenda nasce nel 2012, ed è vero, mi tocca anche ascoltare argomentazioni risibili: nel 2012, fino 2011 c’è questo atto della presidente Polverini, che nasce dalla vicenda Cassino, probabilmente, su cui c’è una riorganizzazione del Gruppo San Raffaele. C’erano quindi tutta una serie di obbligazioni poste a carico della Regione, per cui con quell’atto transattivo, non so come chiamarlo, venivano assunte, a carico della Regione e a carico del Gruppo San Raffaele, che si impegnava a non licenziare i dipendenti, eccetera, perché c’era anche una crisi occupazionale, cose delle quali voi non vi siete mai occupati, quando c’erano le crisi occupazionali.
Nessuno di voi ha mai parlato quando Alessio D’Amato ha tolto, senza programmazione, 10 milioni di euro alla IDI per andare a darli chissà quando, quando l’IDI per responsabilità non certo dei dipendenti entrò in crisi: 10 milioni sparirono dalla mattina alla sera per darli ad altri gruppi privati.
Eppure, non ho mai sentito una parola da nessuno. Ho sentito delle sgrammaticature istituzionali, in questi giorni, che veramente hanno fatto vedere quanto si tocca il basso. E guardate, quando parlo di sgrammaticature non mi riferisco ai ticket sanitari, mi riferisco invece a una modalità di confronto “Francè, spiegaci ‘sti sordi ad Angelucci”: una volgarità senza fine, che va a svilire il ruolo, senza raccontare, anche come Gruppi consiliari di opposizione dove nasceva, spiegaci questi 82 milioni ad Angelucci, senza raccontare del contenzioso, di quando è nato questo contenzioso, senza mai dare un riferimento concreto a quello che era avvenuto e, come ha ricordato ora il presidente Crea, senza andare a leggere quella sentenza del 2023, che vi hanno ricordato gli avvocati, quando sono stati ascoltati, avvocati che sono gli stessi che voi portate su un palmo di mano per la vittoria al TAR del 2019, e non sono mai cambiati, ma la magistratura, vivaddio, è questa, per questo esistono gli appelli, per questo esistono i ricorsi, gli stessi!
Questa modalità di entrare in questo modo sguaiato, volgare, comunicativamente per parlare alla pancia, “gli 80 milioni che abbiamo sottratto agli studenti”, gli 80 milioni non si sarebbero sottratti agli studenti se ci fosse stata una corretta programmazione, è lì che si vede, è lì che poi la Corte dei conti ci dirà e individuerà le responsabilità: non pensate di scappare! La vostra crisi di nervi nasce perché voi sapete che è tutta vostra responsabilità quello di cui stiamo discutendo oggi, insieme, ovviamente, pro quota anche a chi aveva firmato per quel periodo di inazione della Giunta Polverini.
Di questo stiamo parlando, dei sei anni di inazione dell’assessore D’Amato, dei sei anni di inazione, che a pensar male...
Va bene, lo dirà la Corte dei Conti.
Speaker : PRESIDENTE.
Non è un dibattito, avrete la possibilità di replicare, fate finire l’intervento del Presidente... consigliere D’Amato, per cortesia, faccia finire l’intervento, poi ha possibilità di replicare. Consigliere D’Amato, per cortesia, non è un dibattito. Grazie.
Speaker : ROCCA, Presidente della Giunta.
Questo Consiglio, questa Istituzione è trascinata in questo fango, che è emerso ancora una volta, dal rancore personale che esiste tra D’Amato e gli Angelucci, oltre poi alle questioni politiche. Questa è la questione di cui qualcuno dovrebbe occuparsi, perché anziché fare programmazione corretta, come abbiamo fatto noi, perché noi abbiamo detto “attenzione”, e su questo voi avete avuto da ridire solo sugli Angelucci, ma noi abbiamo messo tutta una serie di letti di cui avevamo bisogno e abbiamo comprato, quando c’è stata necessità, nel 2024, i posti di lungodegenza, i posti di riabilitazione che servivano, anche per dare risposte ai nostri Pronto Soccorso e al fatto che non si riusciva a smaltire le lunghe attese in Pronto Soccorso, che infatti sono dimezzate, se proprio la vogliamo raccontare tutta.
La verità vera è proprio questa: che noi siamo costretti qua da tutta l’inazione che c’è stata in quegli anni, 20 milioni oggi diventano 60, certo, certo che diventano 60. Ma è certo che diventano 60.
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia. Consigliere D’Amato, lei ha chiesto un intervento del presidente Rocca, per cui fate parlare il presidente Rocca, poi potrete intervenire. Dategli la possibilità di parlare. Ascoltate l’intervento del presidente Rocca e poi potrete intervenire. Grazie.
Speaker : ROCCA, Presidente della Giunta.
È ovvio che, quando si prende la strada di parlare alla pancia della gente o di usare la volgarità come strumento comunicativo, questi sono i risultati. Questa è una strada che avete intrapreso nel cercare il caos in una vicenda che è lineare, dove il Consiglio di Stato ha detto con chiarezza, e gli avvocati lo hanno chiarito, che non c’erano gli strumenti per fare la revocatoria, e non c’erano gli strumenti perché è solo un elemento di giurisdizione quello che porta al ricorso in Cassazione. È stato deciso, quando vi siete visti in Commissione Bilancio, di fare anche questi due ricorsi, perché comunque l’Avvocatura ha detto che non avevano praticamente possibilità, così come ha detto che non c’erano elementi, e io, fino a prova contraria, tendo a fidarmi. Poi è ovvio che, se c’è stato un errore, qualcuno pagherà. Ci mancherebbe altro. Noi con i dirigenti abbiamo un rapporto leale e se la nostra Avvocatura ci dice una cosa io... Portatemi un solo atto. Fare i ricorsi o non farli non è soltanto una decisione politica. Non si fanno le burattinate. Tant’è che ve lo ricorda in Commissione Bilancio o in Commissione Trasparenza uno degli avvocati, che vi dice: noi siamo un’Istituzione, con un sussulto d’orgoglio e di dignità. Noi non ci mettiamo a fare ricorsi strumentali. Lo dice, è a verbale, però fate finta di non leggerlo. Quel passaggio non vi piace. Non vi piace! Il suo avvocato...
Alessio D’Amato, lei che è il principale responsabile dello sfascio della sanità laziale dovrebbe contare fino a dieci ogni volta prima di parlare, fino a cento, assistendo a questo scempio e provando anche ad argomentare sullo scempio che è stato commesso e che oggi ci costringe anche ad affrontare questa sentenza dei 70 milioni. Nel 2023 c’è questa sentenza e si riuniscono in data room. Il Presidente non è un tecnico, sono i tecnici che vanno in data room. L’Assessore non va in data room. In data room ci vanno i tecnici, ci vanno gli avvocati a vedere quello che ha detto una sentenza e la consulenza tecnica, che sia d’ufficio o di parte, per vedere se siano sostenibili ragioni o meno. E prova ne è che abbiamo difeso fino all’ultimo anche il suo cattivo operato provando a dire: quei 3 milioni e mezzo sono la nostra linea. Altro che quelle fandonie dette dal presidente Ciarla. Abbiamo provato a difenderla, nonostante sia indifendibile.
Consigliere D’Amato, nonostante sia indifendibile!
Capisco che chi è stato preso con le mani nella marmellata…
Speaker : PRESIDENTE.
Assessore Maselli, per cortesia, consigliere D’Amato!
Per cortesia: avete chiesto di far intervenire il preside Rocca, però se non lo fate parlare, diventa un problema.
Speaker : ROCCA, Presidente della Giunta.
Capisco chi è preso con le mani nella marmellata, o nel fango che dir si voglia, rispetto alla sua incapacità di leggere o di costruire atti, azioni e programmazione amministrativa, non mi permetto altro, sia nervosetto, io lo capisco. Però è il dato di fatto. Citare sempre Velletri, Velletri, Velletri, ma non c’entra, Velletri, ha detto al direttore Urbani anche che Velletri è entrata nella trattativa. Come fa? Ma come si permette? Oppure, lui ha citato un film, io cito un detto romano “il gatto della dispensa, quello che fa pensa”. Dire che si può barattare moneta per atto amministrativo: questo è quello che ha detto lei.
La risposta a quello che è accaduto è negli atti, in quella sentenza. Vedremo poi. Il ricorso l’abbiamo fatto, è un ricorso per Cassazione sulla giurisdizione. Cerchiamo di mantenere la serietà. Io lo chiedo a lei: capisco che il presidente D’Amato non possa essere sereno davanti al fatto che politicamente è responsabile di tutto ciò che è successo. Però io dico: rimaniamo seri, è un ultimo appello, presidente Ciarla, è un ultimo appello, il mio: rimaniamo seri.
Il ricorso per Cassazione è sulla questione di giurisdizione, che era già stata risolta, all’interno dei giudizi, e citare il giudizio civile che si è risolto aveva un petitum differente, non c’entrava nulla con il contenzioso dinanzi al Consiglio di Stato.
Il Consiglio di Stato è organo ultimo anche per la legittimità, non si ricorre in Cassazione per la legittimità. Non c’è la questione di legittimità da proporre in Cassazione dinanzi alla sentenza del 23. Non c’era. Gli avvocati lo hanno detto, quindi noi che dovevamo fare? Dovevamo dire: fatelo lo stesso, perché altrimenti diranno? Altrimenti diranno? Altrimenti il presidente Ciarla si alzerà…è? Ma non è stato fatto, perché lei ha lavorato per un periodo per il gruppo Angelucci, che poi questo è il triste elemento, anche che circonda. Da un lato, chi aveva un caso personale, aperto, rancoroso, velenoso, che ha avuto strascichi giudiziari, tutto quello che volete, e dall’altro chi ha fatto il suo lavoro, come l’ha fatto per la sanità religiosa, come l’ha fatto per la sanità pubblica, perché pensa di essere tutto sommato un buon manager della sanità, e che nella sua esperienza professionale ha lavorato e ha saputo fare atti di programmazione, ha scelto dei dirigenti di cui va orgoglioso, e che comunque sanno fare atti di indirizzo e di programmazione.
Ecco perché por me rimane stucchevole questo discorso. Volevo parlare alla fine, però sentire parlare nuovamente di diserzione, sentire parlare degli 80 milioni che togliamo agli studenti, presidente Ciarla, non mi aspettavo anche una caduta di stile così, riferendosi a 80 milioni mentre le persone aspettano i reagenti. C’è stata una cattiva consegna da parte di una società, non abbiamo mancanza di pagamento, paghiamo regolarmente tutti, le ASL non soffrono più di carenza di liquidità, nella nostra sanità regionale, come vi ha detto con voce chiara la Corte dei conti, noi non abbiamo più prodotto un euro di debito e paghiamo regolarmente, quindi quello che è accaduto, ahimè, è doloroso, ma è un disservizio dovuto alla Siemens ‒ se vuole, le dico anche chi ‒ che non ha consegnato i reagenti nei tempi, quindi si è prodotto temporaneamente un disservizio, però legare questo a quello diventa...
Certo che comunque avrà un impatto, certo che avrà un impatto. Ecco perché la serietà e il rigore con cui, insieme al direttore Urbani e a tutti i dirigenti regionali, lavoriamo sugli atti di programmazione. Questa è – credo ‒ la moneta più chiara che noi possiamo usare, la trasparenza, perché gli atti di programmazione, anche gli atti di accreditamento li abbiamo portati sempre in Giunta, non li abbiamo fatti fare in violazione dei Regolamenti regionali nel 2022, per sanare altri gruppi, consigliere D’Amato, non l’abbiamo fatto noi, e, quando ci siamo trovati davanti a quello, io e il direttore Urbani abbiamo detto “che facciamo, esponiamo la Regione a un nuovo contenzioso, oltre a quelli che ha già prodotto, quando c’è un’intera riorganizzazione del gruppo, quando c’è una cardiochirurgia che viene aperta, attaccata al Gemelli?”, tutta una riorganizzazione di un gruppo viene fatta...
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere D’Amato, per cortesia, non metta in difficoltà la Presidenza a prendere provvedimenti, poi dopo può intervenire. È il quarto richiamo che faccio. Per cortesia!
Speaker : ROCCA, Presidente della Giunta.
Fatto con determina dirigenziale, l’intera riorganizzazione con assegnazione di nuovi posti letto, aperture programmate, eccetera, tutto questo lo abbiamo fatto sempre portandolo in Giunta come atto politico. Quando noi facciamo gli accreditamenti, li portiamo sempre in Giunta, che siano nuovi o che siano riorganizzazioni o rivisitazioni di quelli precedenti. Questa è ‒ credo ‒ anche una differenza di stile e di legittimità. 980 milioni di euro di note di credito ai privati mai richiesti. Note di credito a ricevere. Noi li abbiamo richiesti. 980 milioni, presidente Ciarla. È vero che c’era D’Amato, ma voi dove stavate? Dove stavate? Dove stavano i Cinque Stelle? Eppure, mi hanno detto: 82 milioni ad Angelucci. C’è bisogno di coerenza, di trasparenza. 980 milioni di note di credito ai privati, 980! Un miliardo, un miliardo di note di credito!
Noi abbiamo trovato una situazione amministrativa catastrofica e il risultato di quell’azione amministrativa catastrofica negli anni in cui vi siete fidati malamente di chi prima occupava la cabina di regia e di chi poi ha fatto l’Assessore alla sanità porta oggi il conto, presenta il conto. Allora, anziché ragionare in maniera costruttiva sul fatto che ci siamo sbagliati, ci siamo fidati di chi pensavamo conoscesse la sanità, e invece, come ho ricordato più volte, sembra un passante ogni volta... Io credo che questi siano i temi.
Sul tema del ritardo o meno, se dopo dovrò intervenire, perché tanto ho capito l’aria che tira, che mi sembra questa... Sul fatto se la revocatoria era nei termini o meno l’avvocato Allocca si è espresso in Commissione. Non so se Bilancio o Trasparenza, vi chiedo scusa. Dovrei andare a ricercare, ma ho il verbale.
Commissione Bilancio. Vi ha detto: non so se ci sono i termini o meno. In ogni caso, Allocca, che ha sempre seguito il ricorso, quindi è colui che ha vinto, però purtroppo a volte si vince e a volte si perde dinanzi a valutazioni diverse da parte della magistratura, vi dice che non c’erano elementi. È uguale per il 2023: ve lo dicono gli avvocati. Non è una questione politica. Capisco il tema Angelucci, come ha spiegato in maniera cristallina, perfetta la consigliera Bonafoni nella sua enfasi demagogica, parlando di un senatore 99 per cento assenteista eccetera. Comunque noi trattiamo tutti alla stessa maniera. Non facciamo, come quando ha governato il centrosinistra, in particolar modo l’assessore D’Amato, figli e figliastri. Questo è il tema. Noi abbiamo trattato tutti allo stesso modo, tutti in maniera identica, tutti in maniera trasparente, tutti in maniera cristallina, tutti, tutti! Quindi, quando mi ritrovo a sentire “spiega questi soldi ad Angelucci”, sto zitto e ingoio eccetera. Alla fine, facciamolo chiarire alla Procura della Corte dei conti se abbiamo sbagliato noi o meno. Tanto quando poi aprirà il fascicolo coinvolgerà e travolgerà anche questo periodo. Se noi abbiamo sbagliato qualcosa, per carità, siamo tutti pronti, quando si assumono incarichi, oneri e onori.
Io credo che su tutto questo, forse, riportare tutto a una più civile discussione, riportare il tutto, come è stato ricordato, forse anche l’orologio rotto, in quel caso l’orologio rotto è il suo intervento, presidente Ciarla, in alcuni passaggi aveva ragione, quando dice che c’è un tema oggi, sì, di Corte dei conti, per cui potete pagare, non potete pagare. Se avessi fatto, come qualcuno di voi mi ha consigliato, “attendi il commissario ad acta”, “attendi il commissario ad acta voleva dire che comunque, fra tre, quattro o cinque mesi sarebbero maturati, quelli sì, ulteriori interessi, che erano dovuti all’inerzia dell’Amministrazione e a diretta responsabilità, perché scientemente non pagavo quello che invece una sentenza del Consiglio di Stato aveva stabilito.
Ecco perché trovo sterili alcuni passaggi, se non squisitamente politici e demagogici, ma politici nel senso più becero del termine, visto il livello della discussione a cui ci avete costretto.
Questa è la triste verità di questa vicenda. Noi trattiamo tutte le imprese del settore sanitario nella stessa maniera, imprese del settore sanitario che hanno potuto beneficare… Ve lo vorrei ricordare, forse ve lo dissi già una volta: durante il regno dell’assessore D’Amato, di 500 milioni in più, 100 milioni l’anno in media sotto la vostra congiunta amministrazione PD-5 Stelle: 500 milioni in più di spesa corrente storicizzata, in favore della sanità privata accreditata, senza che nessuno di voi dicesse “a”, o “bah”.
Oggi ritorna tutto questo amore per il pubblico, che anche io ho, infatti, gli investimenti che noi abbiamo fatto sono notevoli, abbiamo aumentato di 6.000 unità e non ci stiamo fermando, oltre ad aver sanato più i precari che abbiamo stabilizzato, più tutti gli investimenti.
Non è questo giorno per ricordare tutto questo, però, a demagogia rispondiamo con i fatti: voi avete avuto un disastro fuori controllo, con persone poco competenti, messe alla guida, e quella sì, è una responsabilità tutta politica, presidente Ciarla: quella di aver messo degli incompetenti, dove invece serviva competenza, di aver messo persone che conoscevano la complessità della sanità, dove invece tutto quanto viene banalizzato e semplificato, o ridotto a una lotta di cane mangia cane contro Angelucci e viceversa.
Questo è, e questo è il risultato. Questo è il risultato: questo è quello che pagano oggi i cittadini.
Allora, anziché voltare pagina, ergersi a scudieri di chi ha creato tutto questo, io credo che, per carità, ci sta tutto, però tutto quanto ha un limite.
ai tre punti penso di aver detto.
Ricorso del 2023: ve lo dicono gli avvocati e noi ci fidiamo dell’Avvocatura, punto. Non c’è valutazione politica che tenga dinanzi a nessun contenzioso, siamo un’Istituzione, quindi nel momento in cui la nostra Avvocatura regionale ci dice che un ricorso è infondato, per noi è infondato, non andiamo a sprecare i soldi dei contribuenti. Se poi emergerà qualcosa, vivaddio, però noi ci fidiamo, così come voi vi siete fidati di chi doveva controllare l’affidamento delle mascherine. Veramente stiamo arrivando a un livello su cui ogni volta viene usata una moneta diversa, se i dirigenti sbagliano, diventa una responsabilità politica lato sensu, ma non si può trasformare tutto in barzelletta politica soltanto per alimentare la rabbia e il rancore delle persone. Noi ci fidiamo.
Anche il pagamento degli interessi, su cui voi volete una risposta definitiva da me, i mandati di pagamento, da che mondo è mondo (non so quando c’eravate voi) non li firma il Presidente, li firmano i dirigenti. che si assumono la responsabilità di ciò che fanno, e, a meno che voi non siate abituati a dei dirigenti accondiscendenti, cosa che spero non sia così, sono loro che poi eseguono gli atti amministrativi. Prudenzialmente sono stanziati tutti, c’è stata una discussione a livello interno se decorressero dal 23 o dal 26, abbiamo chiarito che prudenzialmente ci rimettiamo alla valutazione dell’Avvocatura, che ha detto “al momento facciamoli decorrere, poi ce lo facciamo dire dal Consiglio di Stato” e quello non è spirato come termine, perché è una procedura diversa quella del chiarimento sugli interessi, si può fare in qualsiasi momento e non c’è che possa possano spirare i termini su quel chiarimento, e stop, però cerchiamo davvero di voltare pagina.
Cerchiamo di avere un dibattito politico sulla programmazione sanitaria, cerchiamo di avere un dibattito politico sul futuro, su come affrontiamo le sfide, su come affrontare un periodo di grandi ristrettezze economiche, però garantire ai cittadini, ai cittadini più vulnerabili, ai cittadini più fragili la risposta al loro bisogno di salute.
Questo è il dibattito politico che mi piacerebbe ascoltare, non questo scadere nel citare Andreotti o nel citare Velletri. Tra l’altro, in conclusione, vorrei ricordare al consigliere D’Amato che non si ricorda nemmeno le leggi che ha fatto, che la legge che ci ha fatto dare quella risposta al gruppo Angelucci sul fabbisogno autorizzativo è una legge che avete approvato voi, ve l’ho detto una volta, era anche corretta. Il fabbisogno autorizzativo si chiede prima: c’è bisogno in autorizzazione ‒ attenzione, non in accreditamento ‒ di posti letto in quella zona? Sì, c’è bisogno. Dopodiché sta al Comune di Velletri, non sta più alla Regione dare risposte. Se è sanato o non è sanato non è un problema mio. A me deve arrivare dal Comune di Velletri che è tutto a posto, altrimenti nemmeno l’autorizzazione. L’accreditamento non ne parliamo nemmeno.
Lei continua in maniera ostinata a ribaltare qualcosa, che, peraltro, in quel caso ha fatto il direttore Urbani, ma ha fatto giustamente, in ottemperanza a una legge votata da voi. Adesso la palla è al Comune di Velletri e alla ASL. Punto. Noi abbiamo detto soltanto: c’è bisogno in quella zona? Sì, quella zona contempla la possibilità di avere 100 letti, 200 letti, 80, non lo so quanti erano, per il privato non accreditato, ripeto, per il privato non accreditato. Tra l’altro, questo è anche uno dei paradossi tutti italiani. Noi abbiamo questa vicenda, che è molto, molto comunista o socialista, se vogliamo, in cui, per la libera iniziativa, anche se il singolo medico vuole aprire il suo studio deve avere bisogno dell’autorizzazione. Anche se lui dice “voglio fare il gastroenterologo privato”, deve prima chiedere al direttore Urbani se c’è fabbisogno in quell’area o no. Non c’è concorrenza, c’è una programmazione anche sull’attività privata, con un controllo dello Stato così penetrante, che non ha nessun altro settore della nostra società.
Quella vicenda ha voluto dare una risposta e quella vostra legge, che lei non ricorda o fa finta... Io mi auguro davvero che non la ricordi, perché altrimenti lo squallore sarebbe totale. Quella vicenda è figlia di una vostra giusta cosa. Perché il privato prima che cosa doveva fare? Doveva fare i lavori, doveva fare le cose eccetera, doveva intervenire, doveva ottenere il nulla osta del Comune e poi doveva venire in Regione per sentirsi dire di no. E quello diceva: ma come, io ho speso 3 milioni, 5 milioni, 600.000 euro per adeguare il mio studio e i miei locali, non va bene e oggi voi non me lo fate fare? Allora giustamente voi avete invertito: io ti dico se ho bisogno, poi te la vedi tu con il Comune e poi ritorni da me per l’autorizzazione. E lei ha trasformato questa cosa, dove ne hanno parlato anche le televisioni, davvero in uno strumento spregevole di comunicazione politica, di quanto più lontano dall’alta politica, di quanto più tartufesco, con quel finto moralismo che Molière tratteggia perfettamente, lei è riuscito a incarnare parlando di moralità, il Tartufo. Spettacolo. Ho sempre cercato qualcuno che impersonasse quella figura: il Tartufo.
Io credo, tornando ai punti, che sulla questione del 23, vi ho risposto. Sulla questione “aspettiamo il 5”, se ci sono stati errori, li valuteremo, ovviamente, a quel punto, in sede disciplinare, altro non si può fare, mi sembra del tutto evidente, perché non sta a noi, non sta nella nostra disponibilità. Anche in quel contesto, ma poi ascolteremo la Cassazione, già gli avvocati ci hanno detto che le possibilità di accoglimento sono bassissimi.
Sul 23, vi hanno risposto gli avvocati, e io mi rimetto esclusivamente a quello che hanno detto e a quello che è contenuto nei verbali. Dopodiché, staremo a vedere. Però, finiamola con questa cosa, trasformiamola in quella che doveva essere: una variazione di bilancio per una sentenza, così come altre ne abbiamo avute.
Questa è la cosa. Poi, capisco la demagogia, capisco tutto, però io mi auguro che col mio intervento volevate ascoltarmi, adesso mi metterò modalità zen per ascoltare gli interventi e le repliche, però io mi auguro che si possa arrivare a una conclusione di questa vicenda, che comunque provi a ridare dignità al Consiglio regionale, nella sua interezza, all’istituzione Regione nella sua interezza, che a mio avviso è stata violata da questa modalità.
Non siamo stati noi, non ho fatto la conferenza stampa quando è arrivata la sentenza, potevo farlo. Ho sbagliato, probabilmente, a non farla, così come ho sbagliato quando abbiamo scoperto che c’erano le fideiussioni false per i treni, così come quando abbiamo scoperto che c’erano le fideiussioni false sulle discariche, eccetera. Probabilmente, ma non è la mia modalità di fare politica, e io me ne dispiaccio: non è così che io ho sempre interpretato il mio ruolo. Penso che qualcuno me ne potrà dare atto, anche se non li cito: ho avvisato perché mi rendevo conto della sensibilità politica della vicenda: abbiamo un problema, come lo vogliamo affrontare? In maniera matura, o vogliamo arrivare a questa… Non so come chiamarla, perché mi dispiaccio a doverla definire e a inquadrare. Mi dispiaccio perché non rende giustizia a quanto di buono ciascuno di voi ha fatto, della maggioranza e dell’opposizione, fino ad oggi. Non rende giustizia.
Non rende giustizia questo livello di demagogia, non rende giustizia portare la discussione politica a livelli così bassi. Questa la trovo un’occasione persa “ah Francè…”: ma che modo è? Ragazzi, si è persa proprio... e ‒ ripeto ‒ non è perché io contesti la capacità grammaticale o meno, contesto proprio la grammatica istituzionale, la capacità grammaticale è quella con cui ognuno ha la possibilità di esprimersi, ma c’è una grammatica istituzionale che invece non si dovrebbe superare. Ecco perché non ho parlato del ticket, ma parlo del “Francè”.
Ciascuno di noi si esprime come può, però c’è una modalità e una grammatica istituzionale che deve essere sempre rispettata e tenuta. Diversamente, salta il banco, che governi il Centrodestra o governi il Centrosinistra. Io mi auguro che non sia così, e lo dico per il bene del nostro territorio, per il bene della nostra Regione, torniamo a fare politica e a discutere in maniera alta, non a fare demagogia sugli studenti in piazza, che hanno le loro ragioni e, quando manifestano pacificamente, i ragazzi vanno sempre ascoltati. Credo che questo l’abbia detto con chiarezza per prima la nostra Presidente del Consiglio, quindi nessuno discute il diritto di manifestare pacificamente per far sentire le proprie idee, che è la cosa più bella, è una cosa meravigliosa, che si condividano o no.
Diverso è fare demagogia su questi 80 milioni, che sono stati generati dall’inazione, dall’incompetenza che ha attraversato la Regione fino a un certo periodo.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Ha chiesto di intervenire la consigliera Droghei. Ne ha facoltà.
Speaker : DROGHEI (Pd).
Grazie, Presidente.
Io ero iscritta a parlare sull’ordine dei lavori, è chiaro che dopo l’intervento del presidente Rocca è cambiato lo schema dei lavori del Consiglio.
Approfitto per fare brevissime considerazioni, tanto i colleghi che interverranno dopo saranno sicuramente più bravi di me. Faccio qualche considerazione a caldo sull’intervento che ho...
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliera Droghei, le do subito la parola, però lei interviene non per le considerazioni, ma per l’ordine dei lavori.
Speaker : DROGHEI (Pd).
Approfitterò dell’intervento sull’ordine dei lavori, mi fa piacere il rigore di quest’Aula, presidente Aurigemma, anzi che finalmente quest’Aula ritrovi il rigore che le compete, perché negli ultimi giorni abbiamo invece assistito a una sciatteria istituzionale, che certo non è colpa esclusivamente sua ‒ voglio dirlo ‒ anzi credo che, come ho già avuto modo di dire, a lei va espresso la nostra solidarietà per come deve barcamenarsi tra le esigenze della maggioranza, quindi tra presenze, assenze, cominciare i lavori, pranzi, caffè, pause, eccetera.
Sull’ordine dei lavori, io voglio però dire alcune cose, perché abbiamo ascoltato adesso il presidente Rocca, ma abbiamo anche avuto modo di leggere le sue dichiarazioni nei giorni scorsi. Prima sentivo la collega Corrotti che diceva: abbandoniamo l’Aula. Forse veramente avreste dovuto abbandonarla.
Qualcuno di voi l’ha detto: veniva da quella parte dell’Aula. Questo mentre il collega D’Amato giustamente provava a rispondere con le sue ragioni. L’intervento che abbiamo sentito adesso, a parte che non è questa una variazione di bilancio ma è un debito fuori bilancio, e mi auguro che la responsabilità... Voglio spezzare una lancia a favore dei direttori e dei dirigenti, diciamo della Regione tutta, perché la responsabilità non è la loro, ma le proposte di legge sono sempre un atto che ha una connotazione politica. Abbiamo sentito, appunto, l’intervento del presidente Rocca, che mi ha colpito perché è stato un intervento autoassolutorio, banalizzante di tutte le argomentazioni dei colleghi di opposizione. E forse ha ragione: mi dispiace che vi indignate solamente in questa circostanza e non quando non vi fanno parlare. Forse ha ragione la consigliera Bonafoni a dire che a essere banalizzate sono sempre le Consigliere, anche in questo artificio retorico di dire “non dico, però lo dico”. Questa roba è stucchevole. Francamente, Presidente, è stucchevole, ma anche infantile, mi permetto di dire, è anche infantile. Se uno vuole dire le cose, vuole prendere in giro i colleghi eletti, lo faccia. Ognuno ha il suo modo di comunicare. Ognuno ha il suo modo di comunicare. Finché non travalica chiaramente la legge. Allora si dica quello che si vuole dire. Però, non si vuole dire e si dice lo stesso. Qui nessuno sta alle elementari, siamo tutti in un’Aula di un’Istituzione tanto, tanto importante. La Regione Lazio forse lo è ancora di più essendo la seconda regione d’Italia che pesa dentro il PIL di questa nazione.
Ho sentito anche tanti giudizi morali, tanti giudizi morali, presidente Aurigemma. Però, io le spiegazioni francamente non le ho sentite. Ho sentito che saranno puniti eventuali responsabili per il ritardo nei ricorsi quando per anni si è stati inerti. Ho sentito la voglia di fare un esposto alla Corte dei conti dopo più di tre anni e mezzo di Governo. Ho sentito un paternalismo senza pari in quest’Aula. Non ho sentito le ragioni per le quali si sono messi in un atto di un debito fuori bilancio 6 milioni di euro, che non c’entrano niente con i 60 più 17 milioni che, invece, ci è stato chiesto di pagare come Regione. Si chiede agli altri di ammettere i propri errori e non si ammettono, invece, gli errori che ha fatto questa Giunta in tre anni e mezzo. Si banalizzano le finestre rotte e si inaugurano atri di case di comunità che vedono scale marce, bagni pieni d’acqua, impossibili per i disabili, con l’impossibilità, dei disabili, di entrare in quelle strutture.
Si sono affidati lavori che crollano il giorno dopo, inaugurate case di comunità, e dopo quattro giorni crollano i tetti per un acquazzone. Avete fatto 130 inaugurazioni di case di comunità che non funzionano, perché questo personale, oltre ad aver stabilizzato quello della Giunta Zingaretti, voi non lo avete assunto. Non abbiamo trascinato il presidente Rocca in Aula per una finestra rotta, come lei ha detto, Presidente: intanto, non l’abbiamo trascinato, perché credo che sia una prerogativa chiedere la presenza dell’Assessore alla sanità e dell’Assessore che ha la delega al PNRR a rispondere sulle 132 case di comunità e i 35 ospedali di comunità. È una nostra prerogativa, o non lo è? Se lei si è sentito trascinato ci dispiace, non era una finestra rotta, e comunque lei che ha girato tanto il mondo, che va spesso in America, che va spesso a New York, è tornato da poco da Washington, dovrebbe anche conoscere la teoria delle finestre rotte, che significa che il degrado porta degrado. Con gli 8 miliardi di PNRR che avete avuto a disposizione, e che per l’assessore Righini, detto all’ANCI, l’estate scorsa, erano troppi, perché non servivano, invece avreste dovuto aprire i servizi di prossimità della sanità, noi la chiamiamo in Aula per questo, presidente Rocca. Lo dico a lei, presidente Aurigemma, prima che mi sgridi, così si può far tramite col presidente Rocca.
Non ci interessa il paternalismo col quale ha fatto il suo primo intervento. Non ci interessa questo “dico, però faccio finta di non dire”, col quale prova a prendere in giro la comunicazione dei colleghi, che sono perfettamente titolati a raccontare le cose per come le vedono. Non ci interessa questo additare sempre gli altri e mai prendersi una responsabilità, arrivando anche a darla totalmente alla macchina amministrativa.
Tutto questo non ci interessa. Noi vogliamo capire la ratio di alcune scelte dentro, non la variazione di bilancio, ma dentro il debito fuori bilancio. E io su questo, mi dispiace, al di là di qualche arrampicata sugli specchi, di Assessori che giustamente provano a proteggere le scelte sbagliate, a nostro avviso, della Giunta, al di là di queste arrampicate sugli specchi, io francamente queste risposte nel lungo intervento del presidente Rocca, non le ho sentite.
Visto che stiamo facendo tante citazioni, un po’ di aneddoti di vita di attori, un po’ di film, mi sembra veramente “famo er pokerino” e poi con quattro ganci stiamo ancora aspettando di vedere questo risultato. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Valeriani. Ne ha facoltà.
Speaker : VALERIANI (Pd).
Grazie, Presidente, e grazie al presidente Rocca per il suo intervento, per le cose che volevamo ascoltare, non c’era nulla di delinquenziale da parte nostra nell’ascoltare il presidente della Regione per conoscere quello che pensa rispetto a questa vicenda, che capisco, presidente Aurigemma, che si voglia circoscrivere ad un ambito tecnico, però, presidente Rocca, in questo caso la vicenda non è nient’affatto tecnica, è molto, molto politica.
Io sono rimasto, anche se i toni stavolta ha provato a tenerli più bassi, intanto tutte queste chicche che ha annunciato non le ho ascoltate, forse le saranno scivolate dalla tasca, ma io non le ho ascoltate e ho sentito il solito ‒ me lo lasci dire ‒ disprezzo nei confronti del passato, che è un passato di cui in parte portiamo la croce noi, ma che riguarda un po’ tutta la classe politica di questa nostra Regione, e soprattutto questa sua tendenza a ricostruire il passato in un modo abbastanza singolare.
Quando dico che questa è una discussione politica e non tecnica, presidente Rocca, è anche perché penso che il coraggio in politica sia una grande virtù e in questa vicenda, come in altre, in altri passaggi, sono quattro anni che la esorto ad avere una proiezione politica più incisiva all’esterno, perché in fin dei conti, Presidente, ascolti un secondo, lei è il Presidente della sua maggioranza, ma è il Presidente della Regione Lazio, quindi in modo non ironico è anche il Presidente di chi non l’ha votata,, e in questi anni abbiamo sempre pensato che il Presidente dovesse smettere, una volta per tutte, questi voluti, comodi abiti di tecnico prestato alla politica e dovesse cominciare a difendere un po’ di più gli interessi della nostra Regione.
Lei questo coraggio finora non lo ha mostrato, lo sa perché? Adesso le faccio due esempi. Ieri, c’è stata la conferenza stampa con cui la Presidente Meloni ha annunciato i contenuti salienti della manovra. Voi avevate sottoscritto un accordo, ho trovato un accordo con il ministro Schillaci sulla sanità: stavate proprio all’osso su quell’accordo, chiedevate quasi 7 miliardi di euro, vero?
Speaker : ROCCA, Presidente della Giunta.
6,8 miliardi.
Speaker : VALERIANI (Pd).
Appunto 6,8, quasi 7 miliardi. Sono stato approssimativo, ma non eccessivamente lasco. Ve ne danno molti, molti meno: 2,3. Io mi sarei aspettato che questa mattina il Presidente facesse fuoco e fiamme perché, siccome già ce l’hanno tolti nel passato, queste risorse che mancano, che sono state indirizzate su scelte discutibili, il bollo auto 2,6 miliardi per un anno solo, cioè non si fa nulla contro il caro-energia e il caro-carburante, però si solleva il contribuente, alcune categorie, dal bollo auto, e 2,6 miliardi ci costa questa misura, oppure 1,6 miliardi per il bonus per le over-settantacinquenni, alle quali, siccome non ce la fanno a farsi curare negli ospedali pubblici, diamo un ticket, diamo una somma che possono spendere dai tanti privati. Sono priorità. Queste sono le scelte che ha compiuto la sua maggioranza. Non dico di discutere queste due misure, perché magari le stanno anche bene, ma di risorse nel bilancio dello Stato ce ne sono tantissime e in questo caso, per l’ennesima volta, la sanità pubblica, come denuncia il presidente De Pascale, che non credo sia un pericoloso estremista, rischia di andare al collasso.
Le voglio citare un altro esempio per cui mi sono convinto, dopo tanti anni, a questo punto che lei tutto questo coraggio non ce l’ha. È vero che le sentenze si rispettano, colleghi, ma si combatte. Quando si hanno delle buone ragioni si combatte. Vi faccio un esempio che magari vi può piacere: la presidente Meloni, qualche settimana fa, davanti alle telecamere, di fronte a una sentenza del Consiglio di Stato che intima al Governo di riconoscere un adeguamento salariale per i magistrati che ci costa un miliardo di euro, ha detto “io non pago”, ha detto “io la contesto”. Coraggiosa. Sta difendendo l’interesse pubblico dal suo punto di vista. Invece, in questa vicenda degli 83 milioni di euro, Presidente, tranne una ricostruzione un po’ fantasiosa che lei ha fatto dell’excursus di questi 12-13 anni che ha avviluppato la vicenda San Raffaele, lei non ci ha risposto, francamente. Intanto la invito a leggere anche i documenti ufficiali che ricostruiscono per parte regionale la vicenda San Raffaele. Guardi, siccome abbiamo un maledetto vizio ogni tanto anche di leggere e di approfondire, noi abbiamo letto con grande sorpresa e soddisfazione la relazione del dottor Urbani del 4 febbraio 2025, che ricostruisce la vicenda del contenzioso. Siamo all’indomani del pronunciamento del Consiglio di Stato, che ci fa soccombere, dopo aver vinto al TAR, può succedere, anche se la Corte dei conti, presidente Rocca, nella relazione rispetto a questo contenzioso, come ad altri, indicava un indice rischio di questo contenzioso dell’1 per cento, quindi era proprio come una famosa partita di campionato di tanti anni fa, dove qualcuno pensava di aver vinto lo scudetto, invece, l’ultima in classifica fece il colpaccio.
Così è accaduto. Ma allora perché, il dottor Urbani, nel momento in cui, dopo il Consiglio di Stato prova a intavolare una trattativa per individuare una cifra da corrispondere per chiudere questo contenzioso, e la fissa a 3 milioni di euro, Presidente – ascolti quello che dice il dottor Urbani, nell’ultimo punto, è importante che lei lo ascolti – “relativamente, invece, alle fattispecie di cui ai punti B1, B2, C, D, E, F – sono tutti i contenziosi che hanno ricostruito i tecnici, con cui si fondava il ricorso – tenuto conto che dalla ricostruzione dei procedimenti amministrativi sono emerse evidenti circostanze che comprovano l’insussistenza di qualsivoglia responsabilità da ritardo in capo all’Amministrazione, essendo chiare le cause che hanno giustificato la condotta della Regione, nulla può essere riconosciuto alla società San Raffaele a titolo di risarcimento dei danni”. Questa frase non è stata messa lì a caso, credo, ma in una logica di corretta continuità istituzionale è la fotografia di quello che era accaduto rispetto a questo contenzioso, che nasce non a caso, in un periodo drammatico. Il commissariamento non è stata colpa nostra, non è stata colpa sua, ma qualcuno questa colpa la porta, sulle spalle.
Dopo tanti anni, se siamo usciti da questa condizione, e lei oggi beneficia di una libertà che noi non abbiamo avuto, oggi, però, non si può raccontare la storia degli ultimi anni come ha fatto lei, per cui prima di lei ci sono stati soltanto dei confusi amministratori, o delle operazioni poco chiare.
Quando il direttore, che ha nominato lei, scrive che sulla vicenda San Raffaele la Regione non ha nulla da rimproverarsi, evidentemente lei la sta raccontando a modo suo. Non è esattamente quello che dovremmo discutere. Non ci ha risposto, presidente Rocca, perché lei nel 2023, dopo la sentenza del Consiglio di Stato avrebbe dovuto combattere, avrebbe dovuto dire, intanto per fugare ogni dubbio sul suo passato, questo sì, ha commesso un errore, forse, se non se non ho capito male, ha ammesso anche lei che avrebbe dovuto socializzare subito quell’elemento, perché l’avremmo incitata noi a combattere, perché 82 milioni di euro sono una cifra che giustifica un combattimento, la difesa degli interessi pubblici, e questo lei non l’ha fatto.
Questa cosa si è resa ancor più grave dal momento in cui noi tutti abbiamo conosciuto la vertenza del San Raffaele soltanto dopo il secondo pronunciamento della Corte d’appello, che ci ha intimato a pagare non 83 milioni, ci ha intimato a pagare 60 più 17 milioni tra rivalutazioni monetarie e interessi.
Qui c’è un altro elemento, Presidente: perché paghiamo con questa fretta, non abbiamo fatto ricorso? Assessore Righini, avete fatto ricorso, perché ve l’abbiamo chiesto noi, perché se era per voi, non avreste neppure fatto ricorso, perché altrimenti avreste dovuto farlo nel 2023, avreste dovuto farlo nel 2024, nel 2025, invece siete arrivati all’ultimo giorno utile per fare il ricorso.
Mi faccia dire anche che la cifra non è secondaria, qui vi riempite la bocca sui debiti fuori bilancio, per i debiti fuori bilancio è una scelta giusta passare per l’Aula, ma sono debiti certi, perché sono il recepimento di sentenze passate in giudicato, tanto che è vero che li portate in Aula, ma sempre voi, sempre lei, assessore Righini, ha stravolto lo strumento del debito fuori bilancio, perché l’abbiamo utilizzato per fare qualsiasi altra operazione, noi abbiamo fatto passaggi in quest’Aula di variazioni di bilancio e di debiti fuori bilancio, dove abbiamo discusso anche variazioni di norme.
Presidente Crea, lei prima ci ha illustrato l’articolo 1, ma quest’Aula deve votare un debito certo e certificato, perché se servono 6 milioni di euro in più, come ha dichiarato a verbale l’Avvocatura, che dice che lei non è d’accordo a riconoscere immediatamente questa cifra, dovreste tornare in Aula e chiedere l’autorizzazione per altri 6 milioni, invece noi non facciamo ricorso, abbiamo fretta di pagare e paghiamo anche di più.
Io penso che questa vicenda, come ho avuto modo di dire in diverse situazioni, in Commissione Bilancio, in Commissione Trasparenza, sia una sorta di bollino di ceralacca di questa Amministrazione, escono fuori tutte le incongruenze, tutte le incrostazioni del passato. È evidente che c’è una oggettiva possibilità da parte dell’opinione pubblica e dell’opposizione in quest’Aula di cavalcare questa vicenda, perché non è una vicenda chiara, non è trasparente, perché non essendovi battuti contro quell’operatore sanitario di cui il Presidente è stato, anche se questo non è un peccato e non è una colpa, ‒ un autorevole dirigente, non aver difeso fino in fondo gli interessi della Regione vi rende colpevoli. Il fatto di voler venire in quest’Aula e costringere il Consiglio regionale ad autorizzarvi a questa spesa è semplicemente ‒ questo sì ‒ sporco. È sporco! Perché noi non siamo d’accordo. Non siamo d’accordo perché avremmo voluto un altro atteggiamento nei confronti del privato, avremmo difeso gli interessi dei cittadini, perché questi 82 milioni di euro, colleghi, non vanno presi negli accantonamenti, vanno presi nel Fondo sanitario, e c’è un’incidenza diretta, automatica tra quello che togliamo per riconoscere questa cifra al privato e la qualità dei servizi resi a tutti i cittadini. Ecco perché secondo noi questa vicenda assume un significato solo politico. Di tecnico qui non c’è proprio niente.
Io non sono un avvocato. Il consigliere Crea su questo sicuramente può parlare molto più con cognizione di causa del sottoscritto. Lo riconosco e non voglio neanche provarci. Però, io sono un rappresentante dei cittadini, come tutti voi, e giudico sulla base di ragionamenti personali e di valutazioni politiche. Ecco, la politica in questo caso è sconfitta dalla gestione del centrodestra, perché c’è un atteggiamento supino rispetto agli interessi del privato, c’è un atteggiamento eccessivamente prudente che fa scattare tutti gli elementi di sospetto. Allora noi vi chiediamo questo, banalmente: portatevela in Giunta, se siete così tranquilli e sereni; votate quello che dovete votare in Giunta; anzi, pagate direttamente; ma evitate a questo Consiglio un supplizio. Per quello che ci riguarda questo voto non ci dovrà essere, assessore Righini, perché il vostro lasciapassare non può essere il voto dell’Aula, ma deve essere una vostra responsabilità tutta politica, che finora avete avuto un atteggiamento, a mio parere, iper-prudenziale, che si confonde con la contiguità con gli interessi del privato. Ecco, secondo me questa è una valutazione che noi possiamo consegnare a quest’Aula ed è il motivo per cui, dopo questi interventi, quando andremo avanti ci saranno ordini del giorno, ci sarà tutta l’attività che saremo in grado di produrre, perché la nostra intenzione è quella di non farvela votare. Non ve la vorremmo far votare e proviamo a farlo fino in fondo.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Consigliere Zuccalà, prego.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Grazie, Presidente. Partiamo dal tema nello specifico. Come dicevo prima, quello che ha affermato l’assessore Righini, riportato nei verbali delle Commissioni istituzionali, ovvero che il debito verrà pagato a stralci “funzionali” (chiamiamoli così rispetto a quello che andiamo a discutere), non è riportato in delibera. Che cosa è riportato in delibera? È riportato il pagamento...
Speaker : PRESIDENTE.
Fate intervenire il consigliere Zuccalà.
Prego.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Se vogliamo andare sui termini precisi...
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Zuccalà, si rivolga alla Presidenza. Grazie.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Assolutamente sì, Presidente.
Quello che c’è scritto nella proposta di legge che dovremmo andare a votare sono 82.148.778 euro. Quello che c’è scritto nella sentenza del 2026 di ottemperanza è una cifra diversa.
Come voi saprete sicuramente, lo sapete meglio di me, un debito fuori bilancio deve avere tre caratteristiche fondamentali: deve essere certo, deve essere liquido e deve essere esigibile.
Sulla certezza non vi è dubbio. C’è una sentenza del Consiglio di Stato, quindi è un titolo immediatamente esecutivo. Sul liquido e sull’esigibile, forse, se viene addirittura chiesta la quantificazione esatta di quello che deve essere liquidato il primo punto interrogativo ci dovrebbe essere. Quindi, la prima domanda è: perché approvare adesso la legge, che non abbiamo il chiarimento del quantum preciso, e non dopo? Io, sinceramente, di debiti fuori bilancio ne ho visti tanti, ma di debiti fuori bilancio a ipotesi ne ho visti pochi.
C’è una sentenza, quella è la cifra, quella la metto in legge, la metto in proposta, e quella si vota, non un’ipotesi che può salire o scendere rispetto a un chiarimento che voi stessi avete detto di dover chiedere. Non l’abbiamo detto noi. L’avete detto voi. Avete detto: adesso, visto che non sappiamo a quanto devono ammontare gli interessi, lo chiediamo, lo possiamo fare, ce lo mette a disposizione la norma, quindi chiediamo quanto bisogna pagare. Non una cifra cautelativa. Io voglio pagare quanto bisogna pagare, quindi dovrei mettere 77 milioni e rotti all’interno della proposta, non 82.148.000 e via discorrendo.
Tra l’altro, credo che siamo tutti sereni rispetto alla segnalazione della Corte dei conti (l’esposto, l’esposto da una parte). I debiti fuori bilancio vanno già alla Corte dei conti: nel momento in cui lo approvate, viene preso e inviato alla Corte dei conti, per legge. E poi lo verificheranno loro. Facciamo altri esposti, facciamo quello che vogliamo, non è questo il problema.
Il Presidente, che ho apprezzato essere intervenuto, finalmente...
Assessore, se vuole il riferimento, la n. 289/2002 prevede l’invio alla Corte dei conti nel momento in cui viene approvato il debito fuori bilancio. Qualcosa la sappiamo pure noi.
Comunque, il Presidente, che ho apprezzato essere intervenuto, finalmente, all’interno di una discussione, e non alla fine, magari non apprezzo il contenuto, o non lo condivido in larga scala, se non tutto, ma ho apprezzato che finalmente è intervenuto, ha detto una cosa importante, che valorizza quello che io ho detto in questo momento: noi ci fidiamo dei nostri avvocati. Vi fidate a corrente alternata, perché prima vi siete fidati nel momento in cui i vostri avvocati vi hanno detto “guardate che non conviene fare il ricorso”, ma voi lo fate. Poi, vi fidate dei vostri avvocati nel momento in cui vi dicono in Commissione che non metterebbero all’interno della proposta 82 milioni, ma ne metterebbero 77, allora lì non vi fidate e ne mettete 82. Delle due, l’una: o vi fidate o non vi fidate, non è che vi potete fidare solo quando vi pare dell’Avvocatura.
Se l’Avvocatura vi dice una determinata cosa e lo mette a verbale nero su bianco, allora vi dovete fidare sempre. A quel punto bisogna mettere la cifra precisa e non bisognava fare il ricorso, secondo quello che vi è stato detto. Invece, voi avete fatto ricorso, giustamente, aggiungo, perché è stata una nostra sollecitazione, l’avete accolta e l’avete accolta perché voi accogliendo questa sollecitazione e facendo ricorso avete dimostrato che del lavoro della vostra Avvocatura e del lavoro della vostra Direzione, la vostra, che è seduta lì, non c’era nulla che non andava nei vostri conti. Anzi, avete detto che erano fatti bene e l’avete sostenuto giustamente durante le fasi di ricorso. Poi, non è stato accettato? È giusto, ci può stare.
Le sentenze, come avete detto, si rispettano, ma si impugnano e lo avete fatto. Anche su questo c’è una certa discordanza rispetto a quello che è il vostro comportamento. Qui, se c’è stato un errore, l’unico errore che c’è stato è vostro, è politico, è quello di non aver scelto di fare il ricorso subito, perché voi avete scritto una cosa, i vostri uffici hanno scritto una cosa, voi state sostenendo una cosa che non ha trovato riscontro nei vostri atti, nelle vostre volontà. Voi il ricorso non lo stavate facendo. E adesso ce lo troviamo. Il fatto che siete arrivati in ritardo rispetto al ricorso è perché non lo volevate fare e quindi siete arrivati all’ultimo momento. È semplice. Il fatto che voi non avevate capito o che qualcuno non aveva capito che i termini non erano 60 giorni, ma erano 30 giorni, non si sarebbe posto se il ricorso si fosse fatto subito all’interno dei trenta giorni, non si sarebbe posto questo problema. E non è una mia considerazione, è un dato di fatto, è scritto nelle carte. Non è una mia considerazione.
La mia considerazione, invece, perché il Presidente giustamente ha fatto un intervento molto aperto rispetto a varie considerazioni che effettivamente sono partite un po’ da tutti. Presidente, l’altro giorno ho letto un articolo, e poi ho letto la relazione, nel Lazio oltre un cittadino su 10 rinuncia alle cure, si allungano le liste d’attesa per visite ed esami, in seguito il report, eccetera.
Ora, non è per dire il classico “ve l’avevamo detto”, ma da questi banchi ve l’avevamo detto che i vostri artifizi contabili rispetto alle liste d’attesa sarebbero usciti, rispetto all’abbattimento delle liste d’attesa: mandate le persone a centinaia di chilometri di distanza per fare il percorso di garanzia, è uscito, e anche questo non lo diciamo noi, vi avevamo avvisato, ma non lo diciamo noi, è venuto fuori dal report. Se quindi sono i capaci e gli incompetenti, ben vengano gli incompetenti, forse, visto che siamo peggiorati, come dati. E questa è una considerazione politica.
Poi, visto, e concludo, che ci è stato detto diverse volte che ci si aspettava un confronto diverso su questo tema, volete fare un dibattito sui temi, volete fare un dibattito su quelle che sono le prospettive della Regione, su quella che è la sanità? Va bene, chi vi ha detto di no? Ma non avete calendarizzato nemmeno una proposta di legge, in Commissione, delle opposizioni! Ce ne sono quattro in croce: quelle del Movimento 5 Stelle sono tutte là dentro, soprattutto nella sanità! Ma di che cosa state parlando? Almeno non ditelo! Almeno non ditelo!
Volete il dibattito? Non lo avete, non ne avete calendarizzata una, per quanto riguarda la sanità! Avete approvato cinque leggi in croce, che non siano di bilancio o dell’urbanistica, rispetto a temi che non contano assolutamente nulla, per la vita delle persone. Avete approvato gli osservatori che non hanno preso nemmeno vita! Li avete approvati da tre anni, gli osservatori, e non c’è neanche la pagina istituzionale sul sito della Regione Lazio!
Queste sono le leggi che avete approvato! E poi volete il confronto politico? Volete il confronto sui temi? Facciamolo, il confronto sui temi, calendarizzate le proposte di legge in Commissione, che per riuscire a discutere della proposta di legge sullo psicologo di base si sono dovute raccogliere le firme dei cittadini e ancora sta là, perché non ci sono i soldi sul Fondo sanitario nazionale dei LEA, però 80 milioni ci sono, sul fondo nazionale dei LEA, per darli ad Angelucci, visto che ci piace tanto parlare di Angelucci.
E allora diciamolo così, diciamolo in questi termini: quegli 80 milioni sicuramente non pagheranno gli alloggi degli studenti, perché sono un capitolo di spesa completamente diverso. Io non faccio demagogia su queste cose. Sono un capitolo specifico. parliamo di sanità, parliamo di Servizio sanitario e allora facciamola nel Servizio sanitario quella legge su cui siamo bloccati, non sono nemmeno 15 milioni di euro, e questi 80 milioni di euro potevano essere utilizzati per quello, il Fondo contenziosi, il Fondo anticipazioni.
Noi lo abbiamo chiesto e la risposta del direttore Urbani è stata abbastanza criptica rispetto al possibile utilizzo di questi fondi, “abbiamo dei ricorsi, non li abbiamo più, probabilmente li risparmiamo”, se a voi sta bene questa risposta, fatevela andare bene, ma non ci dite che non ci sono le somme, non ce lo dite.
Che adesso si vada quindi a discutere di linee generali su questo tema quando siete voi stessi ad esservi smentiti mi sembra abbastanza assurdo, perché voi state andando avanti con una proposta di delibera, con una proposta di legge, non sia mai che dica delibera, con una proposta di legge che parla di 82 milioni e 148.000 euro, quando la vostra sentenza esecutiva, che dite essere esecutiva giustamente, parla di 77 milioni di euro... no, non sono di coccio, Assessore, è la realtà dei fatti, capisco che la realtà possa far male a volte, però effettivamente la questione è questa.
Speaker : PRESIDENTE.
Assessore, facciamo terminare il consigliere Zuccalà...
Speaker : ZUCCALA’ (M5s).
Guardi, Assessore, lei può esprimere la sua opinione e io ne posso avere una diversa, fortunatamente.
Secondo me, questa delibera, finché il quantum non è stabilito secondo....
Speaker : PRESIDENTE.
Consigliere Maselli, facciamo terminare il consigliere Zuccalà. Non è una tribuna politica. Grazie.
Si rivolga alla Presidenza, consigliere Zuccalà.
Speaker : ZUCCALA’ (M5s).
Quando le tesi sono deboli, capisco che ci si attacchi a qualsiasi cosa, però questa proposta di legge riporta una cifra diversa rispetto a quella che è la sentenza e sinceramente aspetterei di avere il quantum specifico di quello che va pagato, aspetterei magari anche l’esito dei ricorsi e poi farei questa delibera, ma lo dico a voi, colleghi di maggioranza, dico a voi questa proposta.
Adesso dico delibera, perché mi fa piacere che loro si arrabbino, quindi io aspetterei semplicemente questo e questo è quanto per l’articolo 1, che riporta la cifra non esatta rispetto a quella della sentenza del 2026. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie. Ha chiesto di intervenire il presidente Leodori. Ne ha facoltà.
Speaker : LEODORI (Pd).
Grazie, Presidente. Vorrei provare a dare un contributo e anche un’interpretazione autentica di quello che ho detto in Commissione, così non ci sbagliamo. Ciò che ho detto rispetto all’atto amministrativo, in questo caso la proposta di legge che andremo a votare, nella fattispecie rispetto alla proposta di riconoscimento del debito, è che è un atto ben fatto, anche troppo. Lo ribadisco: è talmente ben fatto che sono stati inseriti all’interno di quest’atto passaggi che voi stessi, nelle varie Commissioni, avete detto che non erano percorribili, tipo la proposta di transazione. Per rendere perfetto quell’atto si è arrivati anche a inserire all’interno della proposta una proposta di transazione che ‒ lo ripeto ‒ sia l’assessore Righini in Commissione Trasparenza sia il collega...
No, eravamo in Trasparenza quando ha detto che non era possibile. Eravamo nella sala...
Sì, sì, come no?
L’abbiamo fatta nell’altra saletta, allora.
Io nella saletta più piccola, non la Sala Etruschi. Va bene, decidete voi. Comunque, ci siamo capiti dove ci siamo visti.
Anche la mia domanda al collega Crea, che scherzosamente, perché con il collega Crea qualche battuta, a differenza del Presidente, la si può fare, in quel contesto chiamai avvocato, se si ricorda: una transazione del genere lei la consiglierebbe a un proprio assistito? Se lo ricorda, avvocato? Ecco perché io dissi che quell’atto era perfetto, era perfetto nel senso che era stato costruito in maniera amministrativamente corretta. Ma tra l’amministrativamente corretta e il politicamente ‒ voglio utilizzare un termine corretto, non offensivo e non lesivo di nessuno ‒ imbarazzante io credo che la differenza sia sostanziale. Perché è politicamente imbarazzante? Senza che nessuno se ne abbia a volere di questa considerazione, che è tutta politica, nessuna volontà di non riconoscere né un debito fuori bilancio né una sentenza di un organo della nostra giustizia, amministrativa o qualunque essa sia, che va rispettata.
Sono contento che sia arrivato il presidente Rocca, così mi rivolgo direttamente a lui...
Speaker : PRESIDENTE.
E dell’Aula.
Speaker : LEODORI (Pd).
Al presidente Aurigemma, ma con possibilità di essere ascoltato dal presidente Rocca, al quale dopo farò anche una battuta, se me lo consente, Presidente.
Credo che un atto di quel genere nel 2023 avrebbe necessitato, con estrema solerzia, di un’informativa delle forze politiche presenti in Consiglio regionale, perché è un atto talmente importante che passa in maniera sorprendente, questo ce lo dobbiamo dire tutti, da una richiesta di parte di 21 milioni di euro a un riconoscimento giudiziario di 60 milioni di euro, in maniera sorprendente, almeno questo ci venga riconosciuto. Anche il collega Crea e l’assessore Righini lo hanno detto. Sorprendentemente, nessuno si aspettava che ci fosse un ribaltamento della sentenza del TAR e soprattutto un incremento di tale dimensione e di questo importo.
Sull’importo, intendo sull’importo. Passare da 21 milioni della richiesta di parte a 60 milioni del riconoscimento di un giudice, penso che la sorpresa doveva essere tanta per tutti e tale da necessitare un’informativa almeno per i Capigruppo del Consiglio, che, da quanto ne so, credo non ci sia stata fino a qualche settimana fa.
Ecco qual è, credo, l’imbarazzo che dovrebbe avere la maggioranza su quest’atto: la mancanza di comunicazione, di informativa e di messa a conoscenza su un provvedimento di queste dimensioni.
Altro elemento di alert che tutti abbiamo avuto la possibilità di conoscere in Commissione: il passaggio da 77 milioni a 83 milioni. Anche lì il responsabile dell’Avvocatura regionale ci ha detto: io, però, ho autorizzato i 77 milioni. Noi stavamo ragionando tutti su 82 e rotti milioni. Mi riferisco alla seduta di oggi del Consiglio regionale, è il numero della seduta. L’Avvocatura, invece, ci ha corretto: noi avevamo organizzato tutto su 77 milioni. Pian piano, con un paio di Commissioni, abbiamo capito perché si è passati da 77 a 83 milioni.
Permetteteci di dire – anche qui il direttore Urbani era presente in quella Commissione, con il quale ci siamo confrontati anche lì – che probabilmente per noi è stato un errore scrivere già 82 e rotti, che potenzialmente è il massimo. Si dovrebbe tornare in Consiglio nel momento in cui eventualmente verranno riconosciuti gli ulteriori 5 o 6 milioni di interessi da dare al gruppo in oggetto, che io non nomino perché non va mai personalizzato il contenzioso con la Regione, perché il contenzioso è contenzioso, riguarda soggetti privati nei confronti di un soggetto pubblico. Male fa chiunque personalizzi sia questo che altri contenziosi, Presidente Rocca, perché non è che se il contenzioso riguarda uno o l’altro o l’altro ancora vanno menzionati. Il contenzioso è contenzioso e l’Amministrazione pubblica si deve difendere in un contenzioso con un privato. Io non li nomino, perché non è finalizzato al soggetto privato in questione, ma alla gestione di un contenzioso importante nei confronti di un soggetto privato da parte dell’ente pubblico, in questo caso della Regione.
Credo che i due motivi di vulnus politico siano mancanza di informazione e il passaggio da 77 a 83 milioni, quelli che ci hanno fatto alzare l’attenzione e anche un po’ il confronto. Qui arriva la mia battuta, Presidente, se posso: Francesco, per fare questo mestiere non bisogna essere permalosi, bisogna accettare le critiche. Così ci capiamo in maniera molto chiara, altrimenti questo mestiere non si può fare. Se noi fossimo stati permalosi nella precedente legislatura, questo Consiglio a un certo momento lo avremmo dovuto chiudere. Sulle mascherine che lei ha ricordato e su qualche altro atto esterno all’Amministrazione comunale, ma che ha avuto incidenza in questa Amministrazione, l’allora opposizione, che è la sua parte politica, o una parte della sua parte politica, con imbarazzo di un’altra parte dell’attuale maggioranza, ha fatto delle cose inenarrabili e anche vergognose. Niente a che vedere con il “Francè…” di qualche post, tanto per esser chiari, in particolare, rivolti al sottoscritto e ad altri: cose vergognose che sono state accettate, perché in un contesto politico si possono anche alzare i decibel. In quel caso non furono alzati i decibel, ma fu fatto molto altro, di lecito e anche ai limiti del lecito.
Noi ci siamo mantenuti all’interno, credo, del rispetto istituzionale, forzando, chi usa più i social di me, anche in qualche caso i social, questo è un vezzo non credo soltanto della minoranza, ma un po’ di tutti, o di quasi tutti, quello di utilizzare i social, però sempre provando ad entrare nel merito delle questioni, che è la cosa che ci piace di più.
Guardi, Presidente, esco dalle battute e ritorno sull’aspetto più istituzionale. Lei ieri ha partecipato ad un convegno organizzato qui dalla UIL. Io volevo esordire facendo mio l’intervento del relatore e del Segretario generale regionale della UIL, dicendo che quello è il problema dei problemi che noi dobbiamo affrontare nella nostra Regione.
Se vuole glielo leggo integralmente, e poi mi scuserò per il plagio, non lo faccio perché è facilmente reperibile, dove lo spostamento nel tempo, dalla sanità pubblica alla sanità privata degli investimenti, a livello nazionale, e questa Regione non fa eccezione, stanno diventando un problema che dobbiamo affrontare con garanzie per i cittadini che non sono le stesse nel passaggio verso la sanità privata dalla sanità pubblica.
Io credo che su questo noi dovremmo confrontarci, e ci aspettiamo qualche maggiore informazione dal Presidente che ha la delega o dalla Giunta o da chi vuole confrontarsi con chi è chiamato al ruolo di controllo su temi importanti, che riguardano la salute dei cittadini e il futuro di questa Regione, perché, vede, noi abbiamo temi che credo impegneranno i prossimi anni, al di là di questa legislatura, sui quali vorremmo dare un contributo, anche perché siamo stati, riferendomi in questo caso a Rome Technopole, tra gli ideatori nella precedente legislatura, perché, come dice il presidente Rocca, abbiamo fatto tante stupidaggini, però qualche cosa buona l’avremo indovinata, una o due, mica tante, in 10 anni ci sarà capitato di indovinarne, ì quella è una di cui andiamo orgogliosi e francamente è un po’ stucchevole vedere la sua Vice Presidente, caro Presidente, che ad ogni appuntamento non da nessuna informazione di quella iniziativa, d’accordo con chi quella iniziativa la sta guidando, l’Università La Sapienza, che peraltro da oggi ha un nuovo Rettore, lo avrà dal 1 dicembre, ma oggi è stato eletto un nuovo Rettore, a cui vanno i migliori auguri di buon lavoro, perché in quella Università si concentra gran parte delle sfide di questa regione, tra cui il nuovo Policlinico, che è un altro tema sul quale noi vorremmo dare un contributo.
Per dare un contributo, però, non vogliamo fare i topi da biblioteca per metterci a scavare, perché poi c’è chi è più capace e chi è meno capace di scavare, invece credo che un’Aula abbia diritto di essere informata in maniera esplicita da parte di chi governa, senza la necessità di andare a scavare non si sa cosa.
Credo che sia questo il vulnus maggiore che voi in questi anni avete avuto, il vulnus della delibera in questione è questo, e chiudo, Presidente, perché credo di aver superato i minuti, chiudo in un secondo.
Per completezza e per correttezza di informazione, perché poi c’è qualcuno che sta già mettendo i navigatori e io non voglio rubare tempo, perché il traffico del venerdì è inclemente, lei ci dice che l’Avvocatura è la stessa, è vero, l’avvocato che ha seguito il contenzioso è lo stesso, non sfugge però che l’impostazione dell’Avvocatura è data da chi governa, che è la prima cosa che correttamente... io sono a favore dello sono a favore del spoil system. Sono uno di quelli che credono che la riforma Bassanini sia incompiuta, perché accanto ai poteri ai dirigenti avrebbe dovuto garantire anche una maggiore capacità di spoil system in tutti i settori della pubblica amministrazione. D’altronde, delle due l’una: o si ha la possibilità di intervenire anche nella struttura dell’amministrazione, oppure la Bassanini rimane parzialmente utile alla politica. Voi l’Avvocatura l’avete modificata e il responsabile dell’Avvocatura è cambiato rispetto al precedente. Quindi, è vero che chi ha seguito il contenzioso è lo stesso, ma chi guida l’Avvocatura no. Pertanto, per il 50 per cento la sua affermazione è vera e per il 50 per cento no. Lo dico solo per correttezza di informazione, perché gli attori protagonisti devono essere tutti riconosciuti. E credo che non aver presentato l’ultimo ricorso, senza avere dubbi sulla tempistica ‒ la metto così, perché poi il 5 novembre vedremo, io non voglio anticipare nulla ‒ però se l’avessimo fatto il 20 luglio saremmo stati nei tempi. Questo è l’altro vulnus amministrativo che voglio segnalare, perché credo, anche con bassissime possibilità di essere accolto, che in questo contenzioso, anche per fugare qualsiasi alea di sospetto non da parte mia, peraltro, complessivamente parlo, io credo che, se come Amministrazione regionale e come Istituzione regionale, senza in questo caso parlare di maggioranza e di opposizione, l’avessimo fatto il 20 luglio, il 15 luglio, sarebbe stato un bene per l’Amministrazione regionale, ma mi permetto di dire anche per il Presidente che la rappresenta.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Diamo la parola al consigliere Bertucci.
Speaker : BERTUCCI (FdI).
Grazie, Presidente. Intanto devo dire che apprezzo molto il tono dell’ultimo intervento del presidente Leodori rispetto alla discussione politica. Parto dalla fine del suo intervento ritenendo forse, ingeneroso, ma solo per solidarietà professionale... Essendo anch’io un libero professionista, mettere in dubbio che il lavoro dell’Avvocatura rispetto a quello che è un indirizzo, magari, del coordinatore dell’Avvocatura possa essere cambiato quando il legale è lo stesso non lo trovo elegantissimo, dico solo questo. Nel merito non entro perché, in realtà, non ho avuto modo di capire quella che era la linea nel ricorso di primo grado al TAR e quella che è la linea nel Consiglio di Stato.
Vorrei ragionare, invece, su un fatto. Da Presidente della Commissione Bilancio abbiamo fatto tre sedute importanti. Quella a cui si riferiva il presidente Leodori è quella del 15 ottobre. Esattamente a pagina 14 c’è l’intervento in cui ribadisce che l’atto amministrativo è perfetto, è costruito amministrativamente in maniera perfetta e non è perfettibile. Così come a pagina 11, perché lo vorrei ricondurre dal punto di vista tecnico, anche se poi un brevissimo excursus sulla lezione di diritto amministrativo del collega Zuccalà lo vorrei fare, senza citare il nome dell’avvocato, ma a pagina 11 dice: “La questione è questa, la sentenza risulta notificata a me il 24 luglio 2026, quindi il termine di 60 giorni scade il 23 ottobre 2026”. Il termine di 60 giorni per fare ricorso in Cassazione che, ricordo a me stesso, è stato detto più volte, solo dal punto di vista della giurisdizione. Qualcuno potrebbe anche dire che non si fa, sennò è una lite temeraria e magari ci chiedono anche i danni per aver acceso una lite temeraria e aver utilizzato i soldi pubblici per adire a questo tipo di ricorso.
Poi, prosegue l’avvocato: “Per quanto concerne la revocatoria, c’è una questione interpretativa su come venga calcolato questo termine”. Questo è il tema. Continua, questo è il resoconto stenografico: “È possibile fare ricorso in Cassazione fino al 23 ottobre 2026”. Quindi, aver sentito, poi, in quest’Aula che in realtà l’assessore Righini abbia detto una cosa falsa a me dispiace. Mi dispiace perché c’è un resoconto che dice altro, e non l’ha detto il Presidente della Commissione Bilancio, non l’ha detto l’Assessore, non l’ha detto nessun altro dei commissari, è stato detto dall’avvocato della Regione.
Una breve puntualizzazione, rispetto ad alcuni degli interventi, e mi riferisco all’intervento della collega Bonafoni, mi dispiaccio che non sia in Aula a seguire i lavori, così come del collega Zuccalà, va a difesa della dignità di quest’Aula, perché quando si dice che quest’Aula non ha prodotto nulla, non ci sono leggi quando dal nostro insediamento ci sono oltre novanta testi approvati, e non mi riferisco alle leggi delle variazioni e ai disegni di legge. Dire ‒ per citarne alcuni – che l’ITS Academy non è una legge di valore, che la legge sul caregiver, approvata addirittura all’unanimità, non sia una legge di valore, che la legge sulla cooperazione sociale non sia una legge di valore, quella sulla celiachia, quella sul servizio di psicologia scolastica, quella a favore dei disturbi specifici di apprendimento, sui servizi socioassistenziali non siano di valore, me ne dispiace. Me ne dispiaccio veramente.
Voglio fare un intervento breve, perché poi, in realtà, questa è una proposta di legge tecnica. Io su questo dissento da tutti gli altri interventi, perché non è questo il luogo, non è questo il veicolo normativo per parlare della programmazione sanitaria. Più volte abbiamo fatto Commissioni ad hoc, più volte abbiamo fatto riunioni di Consiglio regionale ad hoc. Intervenire su una proposta di legge tecnica, dove c’è una sentenza che dobbiamo necessariamente approvare e ottemperare, e ricordo a me stesso i tre criteri che citava prima il collega Zuccalà rispetto al debito fuori bilancio, non c’è nulla da eccepire, sono corretti, però mi permetto di ricordare che finché questa Assise non licenzia e non paga la sorte e la rivalutazione, gli interessi continuano a correre. Allora, il danno erariale ce l’ha l’amministratore nel momento in cui un giudice terzo dice che deve pagare, seppure in maniera provvisoria, in pendenza di ricorso in Cassazione, a prescindere che sia motivato o no, gli interessi continuano a correre, non c’è nulla da fare.
Dopodiché, in base al ricorso amministrativo sul 114, quinto comma, si stabiliranno l’importo con gli interessi. Ma io, quando pago la sorte, intanto blocco gli interessi, e poi posso continuare, lo dico a un ex Sindaco, immagino che lo sappia, ad aspettare la sentenza rispetto alla quantificazione degli interessi che nel frattempo si sono cristallizzati e si sono fermati.
Su questo dobbiamo esser chiari, perché non l’ho sentito, è una cosa che non ho sentito. Quindi, riuscire ad essere conseguenti dal punto di vista tecnico e poi continuare a ragionare sul resto, perché il sottoscritto non ha timore di fare un danno erariale se un giudice mi impone di pagare, mi obbliga. Io ho timore di fare danno erariale se non adempio a quella sentenza. Cosa diversa è, dagli interessi: io credo che nel corso del dibattito si possa trovare uno strumento per ragionare rispetto al perimetro degli interessi, però questo ci tenevo a dirlo e ci tenevo che rimanesse a verbale. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
La parola al consigliere D’Amato. Prego.
Speaker : D’AMATO (Insieme Lazio-Azione).
Grazie, presidente Aurigemma.
Io veramente, e lo voglio fare pubblicamente, voglio ringraziare il presidente Rocca. Lo voglio ringraziare perché finalmente ha dato un chiarimento, una risposta a tanti dubbi, a tanti quesiti. Il presidente Rocca poco fa ci ha detto che la sentenza del Consiglio di Stato del 2023 è frutto dell’inazione e della incompetenza.
Io veramente voglio ringraziarlo, perché chiarisce definitivamente qual è stata la posizione della Regione Lazio: diametralmente opposta a quella che hanno portato in sede di difesa. Si sposa interamente la posizione del gruppo privato San Raffaele. È diametralmente opposta a quando si scrive che vi è l’insussistenza di qualsivoglia responsabilità da ritardo in capo all’Amministrazione.
Sono due cose che si elidono, completamente diverse tra di loro. Questa relazione finale avviene due anni dopo la sentenza del Consiglio di Stato, quindi evidentemente c’era la volontà di non difendere convintamente la Regione. Questo è quello che è avvenuto, questo è quello che oggi ci ha detto il Presidente e di questo voglio ringraziarlo.
Vorrei dire anche altre cose. La volontà non è a fasi alterne, la volontà politica, intendo, la postura che uno ha nell’approccio in difesa dell’Amministrazione pubblica. Quando ci sono stati i tavoli, come il presidente Rocca dovrebbe sapere ma sicuramente sa il dottor Urbani, coloro che rappresentavano la Regione Lazio e sono andati alle 5 call hanno posto delle questioni a cui non solo non è stata data alcuna risposta, ma sono stati trattati anche con disprezzo.
La parte più importante del valore economico di cui oggi parliamo è la parte del personale, il DCA n. 62 si tiene sulla validità di quattro mesi di norme regionali, che consentivano l’autodichiarazione, cioè dicevano loro quanto era il personale e non i requisiti organizzativi delle società che devono essere accreditate al Servizio sanitario, tanto che nella seduta del 7 marzo 2024 la Regione Lazio, in sede di queste audizioni, chiede che per la quantificazione del danno, per cui stiamo temporalmente nell’ottemperanza (mi rivolgo anche al presidente Aurigemma), che i referenti regionali “necessitano dei contratti sottoscritti con il personale a far data dal 26 agosto 2001 e delle relative buste paga, in quanto secondo sentenze il danno deve essere calcolato con riferimento al costo sostenuto”. Questo non è avvenuto, la San Raffaele si è rifiutata di mettere la Regione Lazio nelle condizioni di conoscere. Ecco il motivo per cui andava convintamente opposta una legittima resistenza alla sentenza del 2023, cosa che non è avvenuta né in forma sostanziale, perché non c’è stato alcun atto di natura amministrativa, né, al collega Leodori ‒ sotto il punto di vista politico. Io non so a chi faceva riferimento il presidente Rocca, che tenta sempre di voler divaricare l’opposizione, di voler fare buoni e cattivi, ma in questo frangente credo che sarà uno sforzo vano, a dicembre 2023, non appena avuto notizia della sentenza, non ha fatto nulla per metterla a conoscenza di questa Assemblea, dei membri della Commissione Sanità, dei Capigruppo consiliari, di chi lui aveva piacere, non solo per socializzare un elemento di novità importante rispetto a un contenzioso, presidente Rocca, che al 31 dicembre 2024 ‒ io non serbo rancore, sono proprio sereno ‒ rappresenta un massimo storico per questa Regione: 3,5 miliardi e il 59 per cento di questo contenzioso in sanità è rappresentato dal gruppo di cui oggi stiamo parlando. La domanda che fa in sede di rendiconto generale della Regione Lazio ‒ era presente per la Direzione regionale il dottor Urbani ‒ è questa: ma com’è possibile che il principale partner istituzionale della Regione è al tempo stesso il principale oppositore della Regione medesima in sede processuale? Questo è il punto di fondo. Oggi dalle risposte che ha dato il presidente Rocca lo capiamo, e lo capiamo perché non c’era la convinzione vera, reale della difesa regionale. Questo lo devono Monnalisa Iacuitto, Nadia Nappi, tutti coloro che si sono spesi pensando di difendere l’Amministrazione regionale, senza sapere che in realtà il loro sforzo oggi è uno sforzo reso vano. E questo noi lo comunicheremo.
La dottoressa Nappi, in uno dei data room, precisa che lei parla e agisce in nome dell’Amministrazione, che mancavano tutti i documenti per quanto riguarda quella struttura di accreditamento e che non poteva in questo modo assolvere all’impegno perché non erano stati forniti neanche i cedolini e le buste paga. Di questo stiamo parlando. Peraltro, su una struttura ‒ lo ricordo al presidente Rocca, se mi sta ascoltando ‒ che è stata condannata in via definitiva dalla Corte dei conti, mi riferisco a Cassino, che è la parte principale di questo valore, in via definitiva proprio per il problema di non avere i requisiti organizzativi.
Capite, quindi, qual è la difficoltà. Oggi di fronte a questa difficoltà, di fronte a un esercito che è stato mandato allo sbaraglio, deduco, perché pensavate di difendere gli interessi della Regione, in realtà non è stato così, e questo bisogna saperlo. Se oggi il Presidente ci dice che la sentenza è frutto dell’inazione è diametralmente opposto a ciò che fino ad allora la Regione aveva posto in essere nel suo esercizio di difesa.
Qui non si tratta di rancore o non rancore, le cose che ho ascoltato. Qui si tratta di una postura della pubblica amministrazione nei confronti di un partner privato che fa della fabbrica del contenzioso un proprio punto di riferimento. Oggi, rispetto a questa postura, capiamo che si scioglie qualsiasi riserva, ovvero si sposa totalmente la linea di chi ha intentato ricorso nei confronti della Regione. Questo lo debbono sapere. Io non ho alcun timore dalle questioni che poneva il presidente Rocca. Caratterialmente, nella mia vita, ho sempre affrontato a viso aperto le questioni, non ho alcun timore, così come non ho alcun rancore. Posso dire: ben venga che ci sia un approfondimento della Procura regionale della Corte dei conti, a cui forniremo tutti gli strumenti necessari per entrare nel merito della questione; ben venga che ci sia un approfondimento della Procura della Repubblica, anche in sede penale, a cui daremo tutti gli strumenti necessari per valutare questa questione.
Il tema di Velletri non è un tema che si può bypassare. È il tema fondamentale. Il DCA 62 non sarebbe stato fatto se non ci fosse stata la revoca di quella struttura per carenza dei requisiti, fatta dall’allora presidente Polverini. Ripeto, anche qui, nel 2023 cambia l’aria: in maniera illegittima ‒ poi lo vedremo; io asserisco “illegittima” e me ne prendo le totali responsabilità ‒ è stato dato vita a un percorso amministrativo; nel 2024, successivamente, la “sentenza Corradino”, che è un percorso la cui finalità è di generare nuovo contenzioso. Perché, se ci fosse stato un esame scevro da qualsiasi elemento di retropensiero si sarebbe revocata la delibera a monte fatta dalla Polverini. Questo non è stato fatto. Questo è stato mantenuto. Perché è stato mantenuto? Perché si vuole dimostrare una continuità amministrativa. Perché si vuole dimostrare una continuità amministrativa? Perché, nel frattempo, in maniera illegittima su quella struttura sono stati ceduti crediti che non erano né liquidi, né certi, né esigibili per centinaia di milioni. Questo è il punto di questa vicenda. Ecco perché io non ho alcun timore rispetto ai necessari approfondimenti, ma, e questo mi permetto di dirlo, anche a nome degli altri colleghi, forniremo puntualmente tutte le questioni che vanno fornite a chi compete il controllo in ordine contabile e anche in ordine penale rispetto a questa questione.
Ripeto, questa questione non è... Capisco, è facile dire che è un adempimento, siamo arrivati all’ottemperanza, che dobbiamo fare? Bisogna capire anche come ci si è arrivati.
Concludo dicendo nuovamente che ringrazio il Presidente, perché oggi ho capito, ho capito realmente, cioè non c’era la volontà ed è stato tradotto nelle parole che lui ha detto, non c’era la volontà politica di difendere fino in fondo le ragioni della Regione. Si è mandato avanti qualche funzionario, si è mandato avanti il direttore regionale che firma la relazione finale agli adempimenti e oggi, paradossalmente, si dice che le cause erano cause di inerzia. Che difesa è stata fatta rispetto ai motivi che sono stati edotti? Ecco perché io credo che questa sia una discussione che dal mio punto di vista è molto importante. Nel prosieguo di questa lunga serata, forse nottata, entreremo nel merito anche delle successive questioni. Mi riferirò, in particolar modo, alle questioni che hanno riguardato poi la cosiddetta trattativa, chiamiamola così, perché è importante che i colleghi sappiano. Se l’80 per cento di queste cifre e costo del lavoro e non si mette la Regione nelle condizioni di verificare realmente questi contratti. C’è un problema molto serio: se una buona parte riguarda strutture non accreditate al Servizio sanitario, perché c’è la sentenza 55 della Corte costituzionale della Cartabia, è un problema molto serio.
Per cui, qui non è un punto solo di adempimento. Qui è un punto di postura politica rispetto a questo partner che, ripeto, non io, ma la Corte dei conti individua come il principale elemento di contenzioso in sanità privata di questa Regione.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere D’Amato.
La parola al presidente Sabatini, prego.
Speaker : SABATINI (FdI).
Grazie, Presidente.
Ringrazio naturalmente tutti i colleghi per il contributo che ciascuno con i propri modi, con i propri toni, con il proprio background, anche culturale e politico hanno portato a questa nostra discussione.
Ci saranno probabilmente altri interventi, ma io ho sentito l’esigenza, dopo aver ascoltato molti colleghi di maggioranza e di opposizione, in particolare, naturalmente, l’assessore Righini, l’intervento, direi prezioso, del presidente Rocca, non solo lungo, ma denso di elementi fattuali e amministrativi, dati importanti, che ci mostrano come la sanità di questa Regione sia cambiata in questi anni, come sia migliorata, in questi anni.
Nessuno ha detto di aver risolto tutti i problemi della sanità laziale, ma che vi sia un miglioramento, lo dico anche rivolgendomi alla Presidenza, in riferimento a quello che alcuni colleghi hanno detto, con una base di dati diversa, il consigliere Zuccalà, rispetto a quella che è riconosciuta tanto da AgeNaS quanto dalla Corte dei Conti.
Ho apprezzato quando è stato ricordato che siamo qui, oggi, per un motivo, non solo per le questioni che hanno portato e possono portare un elemento di ostilità tra le parti, ma soprattutto perché l’impostazione che l’assessore al bilancio, Giancarlo Righini, ha voluto dare non ora, non oggi, ma dall’inizio della legislatura, è stata quella di condividere il tema dei debiti fuori bilancio. Non era scontato, non era obbligatorio, ma è stato fatto. Questo è un tema che riconosce nella sua figura, ma anche nell’operato della Giunta e dell’intera maggioranza una disponibilità alla condivisione e soprattutto un tema di trasparenza rispetto a quelli che sono gli elementi anche di difficoltà, anche particolari, quali sono i debiti fuori bilancio, in una regione importante come il Lazio.
Abbiamo sentito parlare anche d’altro, di vergogna, di sporcizia, ho sentito mettere in discussione le capacità professionali dell’Avvocatura, come la moralità probabilmente e l’integrità dei magistrati o l’integrità personale del presidente Rocca.
Io non so se una delibera, una proposta di legge, chiedo scusa, sui debiti fuori bilancio potesse arrivare a tanto, ma di fatto ci è arrivava, ed è questo il bello, il brutto, la capacità di essere viva di una democrazia che si confronta anche su questi temi.
Ho sentito parlare della grande fuga del presidente Rocca, l’ho sentito con le mie orecchie, e questo è stato realmente straordinario, colleghi, perché qui se c’è qualcuno che è scappato, questo qualcuno è l’opposizione, perché dopo che avete chiesto e richiesto la disponibilità della Commissione Bilancio per affrontare tutti i temi giuridici, amministrativi, economici, finanziari della PL in oggetto e dopo aver ricevuto la disponibilità, come era doveroso che fosse da parte del Presidente della Commissione Bertucci e dall’Ufficio di Presidenza nella sua totalità, poi l’opposizione, quando è stata alla prova dei fatti, quando c’è stata la presenza del dottor Urbani, Direttore della sanità della nostra Regione, l’opposizione ha deciso di disertare ‒ ci arrivo, collega, non le mancherei mai di rispetto in questo modo ‒ la Commissione Bilancio, per un tatticismo che forse oggi potreste magari aver valutato come un errore di strategia, perché poi avete lasciato la povera ‒ in senso buono ‒ consigliera Droghei a tenere il vessillo dell’opposizione, e lo ha fatto anche molto bene, ci mancherebbe, non sono nessuno per giudicarla, ma ho apprezzato, collega, il suo lavoro anche un po’ complicato, perché lei invece aveva mancato la seduta precedente, quindi chi era nella seduta precedente non c’era in quella successiva.
A un certo punto anche noi siamo stati in difficoltà, perché non sapevamo se ricominciare da capo, però sappiamo che lei ha recuperato nel tempo qualche informazione, qualcuna meno, ma ha provato a fare del suo meglio.
Qui, però, da parte del presidente Rocca e della maggioranza non c’è nessuna fuga, qui c’è stata e c’è ancora tutta la disponibilità a comprendere come non la maggioranza o l’opposizione, ma come l’Ente che tutti rappresentiamo possa addivenire a una misura, che si palesa ed esprime attraverso una proposta di legge, che faccia il bene dell’Ente che noi rappresentiamo e dei cittadini che rappresentiamo.
Ho ascoltato e non vi nascondo di aver messo in discussione le mie poche, umili conoscenze di tipo giuridico quando a un certo punto, non lo so se per malizia politica, e ci può stare anche quella, per propaganda, avete cominciato a fare confusione tra le somme allocate e le somme pagate. Era stato esaurito questo argomento in fase di questione pregiudiziale, invece durante gli interventi io ho continuato a sentire questa storia. Se serve per chi ci ascolta da fuori, io penso che i pochi reduci che sono rimasti ad ascoltarci abbiano molto chiaro quella che è la differenza tra un’allocazione di risorse, uno stanziamento e un mandato di pagamento. Anche la stampa, che sta seguendo i nostri lavori, penso ce l’abbia molto chiaro. Quindi, io non so chi dobbiate convincere del fatto che questi della maggioranza vogliono pagare più del dovuto. Non convincete nessuno, perché è semplicemente una falsità rispetto a quello che è stato detto e confermato, ed è al verbale tanto della Commissione da parte del direttore Urbani, quanto più correttamente di quest’Aula da parte dell’Assessore proponente della proposta di legge, Giancarlo Righini.
Le nozioni giuridiche sono saltate completamente quando, sempre non so volendo convincere chi, avete cominciato a sostenere che quasi quasi la giustizia amministrativa abbia tre gradi di giudizio. io a un certo punto, collega Crea, mi sono messo in discussione. A un certo punto ho pensato: vuoi vedere che mi ricordo male e la giustizia amministrativa ha un terzo grado di giudizio che io non mi ricordavo? Però non è così, non è così, non è così! E questo voi in cuor vostro immagino che lo sappiate. Dovreste saperlo. Siccome non voglio ipotizzare che non lo sappiate, allora devo dedurre che è di nuovo opera di circonvenzione di persone poco capaci o banalmente, molto più banalmente, becera propaganda politico-elettorale. E allora ritorniamo al tema di oggi. Ha ragione il presidente Bertucci: questa è una proposta di legge meramente tecnica, puramente tecnica. Se diventa politica, colleghi, solo in base al nome e al cognome di uno dei creditori, allora forse dovreste voi farvi una domanda rispetto a come voi affrontate le questioni pubbliche, le questioni che hanno a che fare con l’amministrazione pubblica.
Così come ho sentito inesattezze, le definirei sciocchezze, rispetto al tema che era il 2023 l’anno d’oro, l’anno in cui si dovevano fare quelle cose, l’anno in cui gli 80 milioni dovevano essere contestati. Nel 2023 non c’erano gli 80 milioni. Nel 2023 la sentenza si limita a porre una questione puntuale sulla sorte e sulla rivalutazione monetaria. Non c’era una quantificazione. Di cosa parliamo? Ma di cosa parlate? Di cosa avete parlato?
Incredibile, consentitemi di dirlo, quando addirittura ‒ vorrei dire di aver capito male ‒ ho percepito che qualcuno fosse a conoscenza dell’esito della camera di Consiglio del 5 novembre. Anche lì, delle due l’una: o c’è superficialità, e ci può anche stare, anche se a certi livelli dovrebbe starci un po’ meno, o c’è dell’altro, e se fosse altro sarebbe molto preoccupante, e credo che tutti dovremmo uscire da qui e andare da un’altra parte. Però voglio stare, non so se questo mi rasserena di più o di meno, sul tema della superficialità.
Sui termini ha spiegato il responsabile dell’Avvocatura quali sono stati gli argomenti, così come il presidente Bertucci e il presidente Crea hanno aiutato anche a rientrare sul tema delle liti temerarie e quello che comportano eventuali liti di tipo esplorativo o temerarie.
Certo, non si può accettare ‒ e dico con chiarezza che non è accettabile ‒ quello che ho sentito dire negli ultimi interventi, negli ultimissimi interventi, cioè che anche qui, tra il detto e il non detto, ma è stato detto, tutto sommato, è vero che l’Avvocatura non è cambiata, ma quasi a dire che si sa ‒ che cosa si sa ‒ che l’Avvocatura può dipendere da chi governa. Questo è un fatto grave, che noi non accettiamo, non accogliamo, rispediamo al mittente.
Tanto più che questa domanda è stata posta in sede di Commissione, dove, tra l’altro, chi qui ha criticato alcuni aspetti in Commissione ha detto testualmente, un autorevole esponente, che l’atto amministrativo ‒ la PL che è arrivata oggi; non è un’altra, è la stessa ‒ che viene costruito è perfetto, non è sbagliata una virgola. Poi scopriamo che oggi, invece, diventa imperfetto, diciamo così. In quella seduta, però, è stato detto altro. A una domanda specifica, perché le opposizioni hanno posto domande, a riprova di come fosse una Commissione vera, assolutamente vera, in cui tutti quanti i commissari hanno sentito l’esigenza, il bisogno di porre quesiti, domande e di avere risposte da parte tanto dell’Avvocatura quanto dal direttore Urbani. A un certo punto, il coordinatore dell’Avvocatura dà delle risposte e le dà nel dettaglio al presidente Luciano Crea che tra le sue cinque domande, le ricordo ancora, ne pone una in particolare e ha chiesto proprio se l’Avvocatura fosse cambiata, gli avvocati che hanno seguito fossero cambiati. In realtà, quella domanda ne conteneva delle altre, cioè se gli avvocati fossero cambiati, se la linea difensiva fosse mutata e se la strategia generale dell’ente Regione fosse cambiata. A domanda, gli avvocati hanno risposto che “non c’è stato – cito testualmente – nessun cambiamento di strategia, non c’è stato nessun cambiamento di linea difensiva”, oltre al fatto che gli avvocati sono quelli che avete individuato voi la scorsa volta.
Non mi sembra che questa accusa possa essere minimamente accolta. Quella, però, è stata una Commissione che ha evidenziato un altro fatto, colleghi, e cioè che la volontà di non partecipare alla seduta della stessa e la volontà di trasferire la questione politica che voi avete artatamente creato su questa vicenda fuori dalle sale e dalle aule di questo Consiglio sottende una volontà che ormai è chiara a tutti, e io spero che sia chiara anche agli organi di stampa che stanno seguendo questi lavori, all’interno o all’esterno, siamo in filodiffusione, si diceva una volta, siamo in streaming, cioè che voi avete provato, prima soltanto alcune forze politiche, lo devo riconoscere con onestà intellettuale, poi, a un certo punto, vi siete fatti tutti contagiare dal sacro fuoco del clamore politico.
Questa volontà di portare fuori da queste stanze nasce evidentemente da una volontà precisa, e cioè quella di spostare su una Giunta e su una maggioranza, che nulla c’entrano con i fatti in discussione in queste sentenze di primo e secondo grado, le vostre uniche responsabilità. Non è cambiato l’avvocato, non è cambiata la linea difensiva, non è cambiata la strategia, però, effettivamente, c’è un esito diverso delle sentenze amministrative.
A un certo punto ho pensato anche di non aver più conoscenza dal punto di vista sportivo delle regole del gioco, perché TAR e Consiglio di Stato, da come l’avete raccontato voi, sembravano due partite diverse, magari di due campionati diversi, essendo stagioni diverse.
Ma non funziona così, e anche in questo caso non so se lo facciate con malizia, con consapevolezza e non so quale delle due sia un po’ peggio. Ma TAR e Consiglio di Stato sono due tempi della stessa partita, e in questa partita la Regione Lazio purtroppo ha perso.
Ho sentito pochi colleghi, però, domandarsi perché abbia perso. Io penso che invece sia molto interessante dire a microfono acceso perché la Regione abbia perso. Posso dirvi, con le tecnologie attuali, di aver fatto delle semplici ricerche testuali all’interno della sentenza. Ho cercato le parole “omissioni” e ho cercato le parole “ritardi”. Su poco più di 30 pagine di sentenza ho trovato ben dieci volte le parole “omissioni”, “condotte omissive” o “ritardi”.
Molti di noi si sono protratti in delle interessanti letture, non vorrei sottrarmi a questa attività. Punto n. 14, omissis di mezza riga “non può tuttavia sottacersi che i provvedimenti con i quali si sono conclusi i procedimenti amministrativi siano stati adottati ben al di là degli stringenti termini previsti dall’accordo quadro, e peraltro anche con quelli previsti dalla normativa generale, con ritardi di durata talora addirittura ultradecennale”, e poi ancora: “sotto il profilo oggettivo, la perizia effettuata, ha anzitutto dato adeguata prova del danno determinato dalla condotta omissiva, o dal ritardo con cui l’Amministrazione ha rilasciato i provvedimenti dovuti. Sotto il profilo soggettivo, la colpa dell’Amministrazione risulta adeguatamente provata. Va posto il rilievo a orientamento costante della giurisprudenza amministrativa che ai fini dell’assolvimento dell’onere probatorio da parte del ricorrente, risulta sufficiente l’accertamento dell’illegittimità dell’atto, o del ritardo nell’emanazione dell’atto, o dell’omessa emanazione del provvedimento causalmente connessa alla produzione del danno provato dal ricorrente”. E poi ancora: “nel caso di specie, a fronte dell’assunzione di impegni, o impegnativi oneri organizzativi e imprenditoriali da parte dell’appellante, l’Amministrazione si era impegnata a compiere controlli dovuti nel termine di 10 giorni e provvedere in modo espresso sull’istanza nei successivi 20, termini, questi, sistematicamente disattesi e procrastinati anche per più di 10 anni. Nei suoi atti l’Amministrazione, mentre ha dettagliatamente specificato i provvedimenti via via assunti fino a date non lontane dall’udienza, non ha indicato adeguatamente e il più delle volte non ha indicato affatto le ragioni del ritardo, talvolta di eccezionale durata”. Bello il tema della motivazione anche negli atti amministrativi. È una storia che potrebbe interessare qualcuno. Quindi, due domande semplici. L’Amministrazione ha agito con trasparenza? Sì, no. Ma c’è stata una colpa grave, c’è stato un dolo, c’è stata una superficialità. Qualcuno si vorrà prendere una responsabilità, presidente Ciarla? Ma qualcuno di questa roba si vorrà prendere o non prendere una responsabilità? Perché oggi ci state dicendo che la giustizia amministrativa non ha più due gradi di giudizio, ma ne ha tre, forse quattro, confondendo il ruolo della Cassazione, che non è giudice di terza istanza, ma soltanto di giurisdizione, o facendo diventare ordinario un istituto straordinario del nostro ordinamento, quale la revocazione. Ma di questa roba chi è il responsabile?
Vedete, noi possiamo fare di tutto, ma di certo non ci possiamo assumere responsabilità che in nessuna parte sono in capo a chi governa questa Regione in questa XII Legislatura. Sono tutte in capo alla vostra compagine di quando eravate maggioranza e comprendo ‒ farò solo in questo caso una lieve polemica ‒ che oggi che siete alla prova della costruzione del campo largo, il campo corto, il campo stretto, il campo lungo, dovete in qualche maniera provare a metterlo insieme. È una vostra difficoltà, che state provando in maniera maldestra, in maniera inelegante, in maniera sgrammaticata a ribaltare sulle spalle e sulla responsabilità di una Avvocatura, di una Direzione, di una maggioranza, di una Giunta e di un Presidente, in maniera maldestra e inelegante ‒ voglio essere gentile ‒ andando a colpire anche aspetti personali che nulla c’entrano rispetto al vissuto di una persona, rispetto al ruolo che riveste in questo momento e rispetto alla serietà con la quale affronta un ruolo così importante, quale quello di Presidenza di una Regione.
Vado a concludere, Presidente, chiedo scusa se ho assunto, come altri colleghi, qualche minuto in più, ma c’è un ultimo aspetto. Ce ne sarebbero diversi, ma vado a chiudere. A un certo punto, io non ho più capito, nelle settimane scorse, se il problema fossero i 70 milioni, gli 80 milioni, ogni giorno c’era un motivo diverso per creare una polemica tutta nuova e quella morbosa attesa di una reazione da parte del presidente Rocca, della Giunta o di qualcuno di noi. Noi ce ne siamo ben guardati di inseguirvi su quella morbosa attività di provocazione che voi avete portato avanti sui mezzi di comunicazione digitali e meno.
La cosa curiosa è che, a un certo punto, arriviamo all’altro ieri e arriva il fascicolo d’Aula. Io scopro che del problema di Rocca, del centrodestra, della maggioranza che vorrebbe ‒ virgolettato vostro ‒ dare... Meno male che non avete detto “regalare”, sennò sarebbe diventato un problema diverso. Ho apprezzato che abbiate detto “dare” e non “regalare”. Il problema di questi 80 milioni che il centrodestra ‒ mettiamola così ‒ doveva dare o voleva dare o vorrebbe dare ad Angelucci, poi veniamo a scoprire che c’è un emendamento firmato da tutti ‒ ripeto, tutti ‒ i Capigruppo di minoranza che dice “no, scusate, non gliene date 82, date 78.932.733 e 16 centesimi”. Questo lo avete firmato voi. Questo lo avete firmato voi. A noi fa piacere questo, perché evidentemente voi stessi riconoscete i disastri della precedente Amministrazione e voi stessi con questo atto, firmato digitalmente, riconoscete che la Regione Lazio è debitrice in virtù di un titolo esecutivo, di una sentenza passata in giudicato, i cui effetti non vengono sospesi se si presenta o meno un ricorso per Cassazione o per revocazione. Sappiate tutti che PD, AVS, Italia Viva, Azione, 5 Stelle e Polo Progressista propongono di pagare ad Angelucci 78.932.733 e 16 centesimi. Finalmente un’operazione verità. Ve ne siamo grati, colleghi. Ve ne siamo grati.
Siccome questo è non dissimile da quello che vi è stato detto in Commissione dal dottor Urbani e dall’assessore Righini e in quest’Aula dall’assessore Righini non più tardi di tre o quattro ore fa, e cioè che gli 83 milioni sono l’impegno, sono l’allocazione delle risorse in maniera prudenziale, precauzionale, come fa il buon padre di famiglia, come fa chi amministra seriamente e lealmente l’Amministrazione che rappresenta, ma che poi sarebbe stato pagato solo sorte e rivalutazione monetaria secondo l’Istat, come viene detto dalla sentenza del 2023 e di fatto riconosciuto anche con la pronuncia del Consiglio di Stato del 2025.
Facciamo così, facciamo una cosa molto semplice: distinguiamo completamente sorte e rivalutazione e, come ha proposto correttamente, utilmente, il dottor Urbani in Commissione, lasciamo al Consiglio di Stato, grazie all’istanza prodotta, credo sia stata già prodotta, se non erro, bene, vengo confortato da questo, attraverso il 112, comma 5, del codice del processo amministrativo, lasciamo al Consiglio di Stato, come noi vi abbiamo proposto, la quantificazione degli interessi.
Occupiamoci solo di ciò che è certo, lasciamo a fra qualche giorno il giudice di cui noi abbiamo rispetto e di cui teniamo conto, senza fantasticare, presidente Ciarla, senza fantasticare. Lasciamo al giudice competente poter chiarire, come previsto dal 112 e da 114 del CPA, la quantificazione degli interessi. Credo che faremmo un buon servizio, onoreremmo l’Amministrazione che rappresentiamo e soprattutto non abbandoneremmo il solco tecnico perseguendo strade che più di politica rappresentano, per certi versi, una bassa propaganda che non fa bene a nessuno. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Non essendoci altri interventi, passiamo alla votazione dell’emendamento P3/5.
Consigliera Grasselli, è richiesta la verifica del numero legale.
(Segue l’appello dei Consiglieri)
Verifica del numero legale: sono presenti 30 Consiglieri, di cui uno assente per motivi istituzionali, Consiglieri presenti 31.
L’Aula è in numero legale.
Mettiamo in votazione l’emendamento P3/5, primo firmatario consigliere Zuccalà.
Voti favorevoli? Contrari? Astenuti?
L’emendamento è respinto.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Lo volevo illustrare, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
La dichiarazione si fa prima della votazione. Comunque, c’è il secondo emendamento.
Emendamento P3/6, primo firmatario consigliere Zuccalà.
Prego, Consigliere.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Grazie. Mi dispiace perché la cifra era diversa, però va bene lo stesso.
Grazie, Presidente. Mi ero anche prenotato prima del numero legale per l’illustrazione, ma non fa niente, tanto è una questione di concetto. A me stupisce lo stupore del collega Sabatini nel dire che noi abbiamo fatto degli emendamenti con delle cifre. Perché? Perché il concetto che le sentenze vanno rispettate lo abbiamo condiviso tutti. Poi vanno impugnate. Però, lo abbiamo condiviso tutti. E questa serie di emendamenti con delle cifre diverse ‒ sicuramente ci avrete fatto caso ‒ va a dare semplicemente dei concetti e dei punti di vista diversi rispetto a quello che si può fare come liquidazione all’interno di un giudizio pendente. Quello di prima erano i 3 milioni e rotti che aveva identificato l’Amministrazione regionale, quindi per cercare di dare valore a quello che era il lavoro fatto dagli uffici e dai rappresentanti tecnici, poi fatto valere dalla Regione in sede di giudizio, questo la stessa identica cosa, nel senso che riconosce esclusivamente la parte di sorte sempre della sentenza del 2026 di ottemperanza, che non condivido, e infatti abbiamo sollecitato il ricorso, e non condividete neanche voi, infatti l’avete firmato il ricorso, dice di pagare solo la parte di sorte e non la parte di interessi. Ce ne saranno ulteriori che dicono di inserire la parte di sorte...
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia, chi vuole parlare può tranquillamente accomodarsi al di fuori dell’Aula. Grazie.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Grazie, Presidente.
Ce ne sono altri che cercano di riconoscere la parte di sorte, più la parte di interessi, più la parte di valutazione. Quindi, annuncio pure che non li illustrerò perché lo sto facendo uno per tutti. Però è il concetto che cerchiamo di dire. Prima di andare a inserire la somma che voi avete scritto all’interno della proposta di legge, anzi di delibera, visto che anche il collega Sabatini l’ha detto, probabilmente ci sono degli step precedenti rispetto agli 82 milioni di euro che rendono giustizia a un percorso che state facendo voi, semplicemente perché l’avete detto anche voi. Avete impugnato la delibera, avete detto “questa somma non ci sta bene, quindi ricorriamo in tutti i gradi di giudizio possibili e immaginabili”, che lungi dall’essere strumentali.
Capisco perfettamente il dubbio che a voi può venire nell’ambito della strategia amministrativa. Prima il collega Sabatini ha letto l’ultimo dispositivo, quello del 2026. Io vi leggo il dispositivo precedente, ma di pochi mesi, che dice: “Le carenze gestionali e di programmazione del settore sanitario”, evidentemente ci sono state delle carenze, questo non lo sappiamo e non saremo noi a giudicarlo “denunciate dagli appellanti non sono catalogabili come atto o fatto illecito, pur potendo essere criticabili da un punto di vista politico e amministrativo. L’affidamento sulla programmazione della pubblica amministrazione è una scelta imprenditoriale, come ogni altra, non esente da rischi, soprattutto se trascura di tener conto della mutevolezza degli indirizzi politici, nazionali e locali nella materia sanitaria, così come in ogni altro settore. Se danno si è prodotto, questo è dipeso da una scelta imprenditoriale libera, come già sottolineato dal tribunale, scelta, peraltro, contraddittoria se operata da soggetti imprenditoriali che oggi denunciano le carenze della programmazione della pubblica amministrazione, delle quali potevano e dovevano avvedersi prima di investire sul futuro sovradimensionamento delle rispettive imprese”.
Questo per dirvi semplicemente che non ha esclusivamente ragione la Corte d’appello di Roma o esclusivamente ragione il Consiglio di Stato. Questo semplicemente per dimostrare che nelle cause si vince e si perde, e fortunatamente esistono strumenti per contestare quello che si ritiene ingiusto o meno. E voi lo state facendo. Ripeto: vi siete trovati in una situazione in cui probabilmente un dubbio ve l’abbiamo fatto venire. Quello che vi stiamo dicendo non è di non fare assolutamente nulla, ma essere estremamente cautelativi rispetto al procedimento amministrativo che avete deciso di portare avanti.
Concludo, perché vedo il collega Bertucci, e lo ringrazio di avermi confortato rispetto al numero delle proposte di legge. Mi scuso, avevo detto cinque, contandole così, a memoria, ne ha dette sette, non ci sono andato lontano, quindi, bene o male, il numero era quello. Siamo sempre disponibili a valutarne altre in Commissione, qualora vogliate concederci la possibilità di parlare nel merito dei provvedimenti e non con becera propaganda politica, come ci viene detto.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Passiamo alla votazione dell’emendamento P3/6.
Ha chiesto di parlare il consigliere Sabatini. Prego.
Speaker : SABATINI (FdI).
Grazie, Presidente.
Per sottoscrivere l’emendamento P3/7.
Speaker : PRESIDENTE.
Quello successivo.
Speaker : SABATINI (FdI).
Esattamente.
Speaker : PRESIDENTE.
È quello successivo. Non stiamo sull’emendamento P3/6.
Prego, presidente Crea.
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Grazie. Anch’io intervengo per sottoscrivere l’emendamento P3/7.
Speaker : PRESIDENTE.
Perfetto. È l’emendamento successivo, quello che stiamo sottoscrivendo.
Presidente Neri, prego.
Speaker : NERI (Misto).
Grazie, Presidente. Anche io sottoscrivo l’emendamento P3/7. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Un attimo, con calma. Hanno chiesto la parola. Se io non gli do la parola, non so per quale motivo intervengono. Non ci sono altri interventi.
Mettiamo in votazione l’emendamento P3/6, primo firmatario consigliere Zuccalà.
Voti favorevoli? Contrari? Astenuti?
L’emendamento è respinto.
Passiamo all’emendamento P3/7, primo firmatario Mario Ciarla.
Prego, consigliere Tripodi.
Speaker : TRIPODI (FI).
Come Gruppo Forza Italia sottoscrivo l’emendamento in discussione.
Speaker : PRESIDENTE.
Perfetto.
Prego, presidente Ciarla, se può intervenire al microfono. Grazie. Diamo la parola al presidente Ciarla. Prego.
Speaker : CIARLA (Pd).
Grazie, Presidente.
Solo per chiederle cinque minuti di sospensione, per riunirci con le altre forze di opposizione.
Speaker : PRESIDENTE.
Se non ci sono obiezioni, l’Aula è sospesa per cinque minuti. Passiamo alla votazione dell’emendamento P3/7, se non ci sono dichiarazioni.
Parere della Giunta sull’emendamento P3/7.
Speaker : RIGHINI, Assessore.
Favorevole.
Speaker : PRESIDENTE.
Per dichiarazione di voto, il presidente Leodori.
Speaker : LEODORI (Pd).
Grazie, Presidente. Mi dispiace che non ci sia il consigliere Sabatini, perché avrebbe capito che adesso l’atto è diventato in perfetto. È diventato imperfetto, avvocato. È la prima volta, infatti, che in un’Aula, assessore Righini, viene emendato un debito fuori bilancio, che per propria caratteristica ha la certezza della quantificazione. È proprio quello che non doveva succedere, secondo me. Guardate, lo dico con molta sincerità e anche con rammarico. È esattamente quello che non dovevate fare, perché il debito fuori bilancio o è certo o non è. O è certo o non è. Quindi, se è a 77 milioni non era a 83. O è 77 o è 83. Ripeto, non c’è il collega Sabatini che tanto ha ribadito il fatto che l’atto era perfetto, adesso l’atto ha un vulnus amministrativo e politico, purtroppo. Lo dico con rammarico, perché c’è qualcuno qua che ha sbagliato. Ora lo dovrà individuare la Giunta. Io non lo so chi, ma c’è qualcuno che nella quantificazione del debito ha fatto un errore.
Io credo che rimangano, peraltro, tutte valide le perplessità sulla gestione del percorso, soprattutto ‒ lo ribadisco ‒ rispetto all’assenza di comunicazione. Questo è l’aspetto che a me più preme e che più ho sottolineato prima. Oggi aggiungo anche rispetto alla quantificazione del debito fuori bilancio. Io non ricordo a memoria una cosa del genere. E qui c’è il direttore Marafini, che magari ha più esperienza di me e una memoria più puntuale da questo punto di vista. In Consiglio regionale non vanno tirati in ballo i direttori, i dirigenti e l’apparato amministrativo, però anticipo che come partito di opposizione chiederemo se c’è un precedente in questo senso, dove un debito fuori bilancio viene emendato. Perché io credo che non esista precedente amministrativo che porti ad una riduzione, anche consistente, di un riconoscimento di un debito fuori bilancio.
Vi chiederei, quindi, di approfondire la procedura prima di votare quello che noi, peraltro, abbiamo detto già in Commissione: il debito era di 77 e rotti, 77 e qualcosa, ma va riproposto l’intero prospetto, permanendo e ferme restando tutte le perplessità sul percorso quantomeno ‒ lo sottolineo ‒ di comunicazione rispetto a questo debito, Presidente.
Il fatto di aver accettato una riduzione vuol dire che si riconosce che in precedenza c’era stata una quantificazione errata di un debito che, per esigibilità, deve essere certo. Quindi l’Aula o sbagliava prima, quindi l’atto anche in Commissione è arrivato con un’istruttoria sbagliata, diciamo così, quindi mi correggo se per tre sedute ho detto che l’atto era scritto bene, perché evidentemente era stata data una comunicazione errata.
Proporrei di fermarci tutti un attimo e capire come meglio correggere, al di là dell’approvazione dell’emendamento, che è un emendamento che pone un tema, che è quello che le opposizioni hanno sempre detto, che il debito era di 77 milioni e qualcosa. Quindi, l’emendamento pone quel tema.
Prima di procedere all’approvazione dell’atto, chiederei quantomeno la Commissione Bilancio per capire come uscire da un pasticcio niente male. Voi potete dire di no, però io credo, Assessore, sarebbe un errore non approfondire questo percorso e questa procedura.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie. Ci sono degli iscritti a parlare. Metto anche lei. Ci sono altri iscritti.
Consigliere D’Amato, prego. Per dichiarazione di voto.
Speaker : D’AMATO (Insieme Lazio-Azione).
Qui dobbiamo, a mio avviso, distinguere la parte della discussione politica, della dialettica, ognuno rimane delle proprie opinioni e le argomenterà, chi meglio chi peggio, anche in seguito. Qui, però, siamo sotto un aspetto che è una certezza amministrativa. Qui mi rivolgo all’assessore Righini.
Nel momento in cui alla domanda del presidente, il parere della Giunta, la Giunta dichiara un parere favorevole, questo si traduce nel fatto che ciò che finora stavamo compiendo non corrisponde a quello che ci si dice di compiere da adesso in poi. Delle due l’una: o l’atto che è stato portato all’attenzione prima delle competenti Commissioni e dell’Aula era un atto che conteneva delle inesattezze e oppure è adesso che si sta compiendo una inesattezza. Per cui, io mi ritrovo perfettamente, ripeto, al di là della dialettica, dello scontro, io ho detto delle cose e le ribadisco, le ripeto, perché sono profondamente convinto, ma adesso qua si sta parlando di un’altra questione, della certezza amministrativa, di un atto che viene sottoposto all’attenzione dell’Aula. Un debito fuori bilancio per sua caratteristica deve avere degli elementi di certezza. Il numero deve essere un numero certo, non è che può essere un numero che si può variare in virtù di un emendamento presentato, perché altrimenti significa che quello che ci è stato presentato non era corrispondente alla certezza. Ecco perché io penso, e mi associo alle considerazioni che svolgeva poc’anzi il collega Leodori, che forse merita, questo fatto, un approfondimento. Qualche anno l’ho trascorso in quest’Aula, forse credo di essere uno dei più anziani Consiglieri assieme a Simeoni, e mai mi era capitato. Forse ho qualche anno in più dell’assessore Righini. Mai mi era capitata una situazione per cui un debito fuori bilancio venisse... Ancora non l’abbiamo fatto, perché al voto non si è proceduto, ma c’è un parere favorevole della Giunta.
Io dico: attenzione, fateci capire bene dove stiamo andando, perché delle due l’una: o era sbagliata prima, o c’è qualcosa che non torna. Ecco perché, collega Valeriani, io mi associo alla richiesta fatta dal consigliere Leodori, di una eventuale, anche breve sospensione per approfondire questo tema da un punto di vista meramente tecnico-amministrativo.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Diamo la parola al consigliere Marotta. Prego.
Speaker : MAROTTA (Verdi e Sinistra Europea).
Presidente, in questa giornata ho potuto esprimere alcune opinioni, proprio all’inizio di questa seduta. Ci troviamo in un momento abbastanza paradossale, perché, in fin dei conti, la rimodulazione della cifra accertata nella vostra proposta di legge è un tema su cui vi stiamo sollecitando dalle sedute che abbiamo avuto in IV Commissione, in Commissione Bilancio. Quella che state compiendo è un’ammissione di errore manifesto rispetto al percorso che ci porta fin qui, ed è l’ennesimo errore, sulla strada della votazione di questo atto.
Abbiamo sentito elementi contraddittori nella Commissione Bilancio, elementi che hanno destato stupore anche e soprattutto dai banchi della maggioranza. Era quello il momento in cui vi sareste dovuti fermare e vedere cosa aveva descritto, cosa aveva accertato e come stavate portando a conclusione questa faccenda. Adesso, grazie alla battaglia che stiamo facendo con le opposizioni tutte, siamo arrivati a un punto decisivo.
Guardate: le parole, che adesso non ritrovo fra gli appunti, del Capo dell’Avvocatura, che diceva “io ho sconsigliato di pagare quegli interessi già iscritti nella proposta di legge”: erano lampanti, dovevate essere voi a mettere nero su bianco questa proposta, non le opposizioni, non usarla strumentalmente, come avete provato a fare nella discussione che ha preceduto questo punto, chiarimenti che abbiamo chiesto in più di un’occasione.
Io penso che abbia ragione il presidente Leodori quando dice che c’è bisogno di fermarsi e di ritirare l’atto. Guardi, Presidente, io non ho avuto modo di entrare molto nel merito della questione che abbiamo discusso oggi, ma sono intervenuto in apertura di seduta perché abbiamo presentato una questione pregiudiziale ai sensi dell’articolo 29 del Regolamento proprio su questo punto, perché avevamo rilevato che la proposta di legge prevede il riconoscimento di 82.148.000 euro, ivi comprensivi di 4,5 milioni di interessi non dovuti. Lo abbiamo detto all’inizio di questa seduta. Siamo dovuti arrivare a questo punto per avere questa vostra palese ammissione. Quindi, abbiamo ragione su tutta la linea. È su tutta la linea che vi stiamo dicendo: fermatevi, fate le cose con ordine.
Guardate, l’ho detto e lo ribadisco: le questioni pregiudiziali le abbiamo sollevate prima della discussione di questa proposta di legge, ma la cosa che mi fa sinceramente l’impressione, Presidente, è l’atteggiamento molle di tutta la maggioranza, perché voi avete assistito, come noi, alle sedute di Commissione Bilancio in cui si stava costruendo un caso politico che vi è scoppiato fra le mani. Oggi abbiamo ascoltato le parole del Presidente e dell’Assessore alla sanità. Siete stati voi a condurci fin qui, perché era chiaro già dalle primissime sedute della Commissione Bilancio che, perlomeno, per come stavate portando a conclusione questa vicenda, che sappiamo tutti essere un atto dovuto per il riconoscimento di una sentenza, benissimo, eppure quella sequela di errori vi porta adesso ad ammettere in modo palese, davanti a tutta l’Aula, davanti alla stampa, che avete generosamente gonfiato questa proposta di legge.
È un bene che la Giunta abbia espresso parere favorevole, è un male che ci siamo arrivati solo grazie alla battaglia delle opposizioni che hanno ottenuto i ricorsi per revocazione in Cassazione. Adesso stiamo ottenendo il risparmio di economie del nostro bilancio regionale.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, consigliere Marotta.
Diamo la parola al presidente Zuccalà. Prego.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Grazie, Presidente. Tanto tuonò che piovve. Dopo cinque ore ‒ io sono “de coccio”, come diceva l’assessore Righini ‒ date parere favorevole esattamente a quello che continuiamo a dire da cinque ore. È un’ammissione di colpa senza precedenti all’interno dell’Aula, in tutte le Commissioni precedenti. Ve lo dicevamo da una vita. Adesso arriva il parere favorevole dopo aver sostenuto che dicevamo sciocchezze per tutta la seduta, perché la somma era quella, ve l’abbiamo spiegato venti volte in Commissione, è a verbale, e adesso sottoscrivete l’emendamento delle opposizioni che dicono esattamente quello che vi abbiamo detto dalla prima seduta di Commissione: la cifra in questa proposta di legge o delibera, che dir si voglia, è sbagliata, è sbagliata! Adesso voi state dicendo che c’è un parere favorevole a un emendamento delle opposizioni che riporta all’interno di questa proposta la cifra giusta, a livello di sentenza del 2026, ma totalmente sbagliata, per quanto ci riguarda, nelle sue motivazioni. Questo è sempre ‒ lo ripeterò fino alla fine ‒ alla base della richiesta delle opposizioni di procedere in giudizio in ogni grado possibile e con ogni strumento giudiziario che abbiamo a disposizione. Sebbene quella sentenza riporti la cifra a cui voi adesso avete dato parere favorevole e quella precedente, scritta su questo documento, era sbagliata, adesso ci troviamo in una situazione in cui il tema è molto più ampio. Sebbene la somma sia sbagliata, ed è uscito fuori con questo emendamento... L’avete detto voi: la cifra di prima era sbagliata, questa è giusta, quella di questo emendamento, sottoscritto da tutte le opposizioni.
Adesso il tema è un altro: è veramente giusto procedere alla votazione con questi termini e con questa modalità o forse qualcos’altro, come detto dalle opposizioni fino ad ora, va ragionato meglio? Magari non è questo l’unico errore. Magari bisogna aspettare qualcos’altro o magari bisogna procedere in maniera diversa.
Io sono estremamente felice di essere stato di coccio fino ad ora e di aver ribadito che questa era la somma sbagliata, tant’è vero che, grazie, assessore Righini, ci ha dato il parere favorevole. Adesso la riflessione dovrebbe essere un po’ più profonda, probabilmente, mettendo da parte tutte le questioni politiche. Non le abbiamo citate. Stiamo parlando esclusivamente dell’atto.
Forse è il momento di sedersi a mente fredda, ragionare rispetto a quello che è un atto prodotto, che in quest’Aula è arrivato sbagliato, e riflettere se ci sono possibili altre implicazioni rispetto a quello che potrebbe essere votato.
Grazie, Presidente. Ovviamente, il nostro voto sarà favorevole.
Speaker : PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare il consigliere Bertucci. Ne ha facoltà.
Speaker : BERTUCCI (FdI).
Grazie, Presidente.
È surreale. È surreale perché, in realtà, l’opposizione presenta un emendamento. La maggioranza, a seguito delle Commissioni Bilancio, dove nessuno dell’opposizione ‒ né della maggioranza, per onestà intellettuale, ma neanche dell’opposizione ‒ ha detto che gli interessi erano sbagliati. C’è stato l’avvocato...
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia. Scusate. Abbiamo dato la parola a tutti. Fate finire di intervenire il presidente Bertucci. Grazie.
Speaker : BERTUCCI (FdI).
L’avvocato, il coordinatore...
Ha fatto una domanda. Serviva la domanda per avere la risposta. Il coordinatore, non l’avvocato che ha seguito i due procedimenti, il coordinatore, che è cambiato, ha detto in maniera dubitativa “Io valuterei e cercherei di capire quale in realtà deve essere la cifra”. L’atto che arriva qua, il debito fuori bilancio, originariamente, che è composto dalla sorte, dalla rivalutazione e poi dagli interessi, che non vengono determinati subito, ma vengano determinati successivamente anche alla sentenza del Consiglio di Stato, perché nella sentenza del TAR si dà ragione alla Regione, nel secondo grado di giudizio del Consiglio di Stato si dà torto alla Regione, ma non vengono indicate le cifre. Serve il giudizio di ottemperanza per avere i numeri. Nel giudizio di ottemperanza, in realtà, non è così lineare da dove partono gli interessi, ma è sicuramente certa la sorte e la rivalutazione.
Ricordo di aver fatto nell’intervento precedente una puntualizzazione, perché ho cercato di essere più tecnico, di fare un intervento più tecnico, perché siamo su un debito fuori bilancio, non siamo su una proposta di legge di programmazione. Finché non paghi la sorte e la rivalutazione, gli interessi continuano a correre, a prescindere dalla loro quantificazione. Questa mi sembra una cosa talmente banale, talmente ovvia, che noi non possiamo non tenerne conto.
Intanto si autorizza a pagare la sorte e la rivalutazione in maniera tale che si mette un punto, poi si aspetterà, in base agli articoli ormai famosi, 112 e 114, del codice di procedura amministrativa, quella che sarà la indicazione, ma mi pare del tutto evidente che in maniera cautelativa, per essere ancora più chiari, perché in realtà era già stato detto che il debito fuori bilancio aveva una cifra più ampia come massima autorizzazione.
Ora, in questo caso, si accoglie, in realtà, la idea di cristallizzare le due cifre, quindi la sorte e la rivalutazione. Non mi sembra che ci sia nulla di scandaloso, mi sembra che in realtà si vada nella direzione che mette in tutela ovviamente questa proposta di legge e quindi il voto di Fratelli d’Italia è favorevole.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie.
Diamo la parola al presidente Crea.
Speaker : CREA (Lc Rocca).
Io volevo soltanto intervenire sollecitato anche dalla riflessione del collega Leodori, quando ha detto che oggi la proposta di legge è un atto imperfetto, dal punto di vista amministrativo, quasi non ha parlato di illegittimità, però un atto imperfetto potrebbe anche produrre quell’effetto.
Io ritengo che questa maggioranza non si sia assolutamente discostata dal presupposto iniziale che autorizza la proposta di legge, cioè il titolo esecutivo.
Quello che oggi quest’Aula sta facendo su proposta dell’opposizione e con la firma anche di tutta la maggioranza, è in ossequio a quel titolo esecutivo. È chiaro ed è evidente a tutti che c’era una voce un po’ vaga, che non era stata determinata esattamente dal Consiglio di Stato nel giudizio di ottemperanza.
Bene ha fatto la Regione a proporre, in sede di ricorso per revocatoria, in sede di inibitoria, anche l’istanza 112114. Questo che cosa comporta?
Che noi oggi, così come diceva il collega Bertucci, diamo avvio al pagamento della sorte della rivalutazione e attendiamo il 5 novembre, non fra tre mesi, fra quattro mesi, fra cinque mesi, sperando che il Consiglio di Stato si pronunci anche su questo argomento, che ci dirà e ci specificherà come il giudizio di ottemperanza in relazione alla voce degli interessi va interpretata e va applicata. Lo dico tranquillamente: noi ci ritroveremo a fare una variazione per andare a dare copertura anche all’importo degli interessi, eventuali interessi.
Gli interessi sono dovuti. È il quantum che dovrà essere stabilito con riferimento al periodo di decorrenza, perché il tema tecnico è solo questo: cioè, periodo di decorrenza.
Non c’è dubbio che gli interessi sono dovuti, o X, o Y, o Z, da questo punto di vista la Regione, purtroppo, e voglio dire che il rammarico rispetto a questa sentenza di soccombenza ce l’abbiamo tutti, perché essendo rappresentanti della Regione credo che non faccia piacere a nessuno vedere la Regione soccombere in un giudizio. Però, come ho detto più volte e come intendo ribadire anche in questa sede, purtroppo quando c’è un contenzioso c’è un’alea di soccombenza che va comunque considerata. Quando parte un contenzioso non bisogna solo ed esclusivamente limitarsi al primo grado, ma bisogna arrivare fino in fondo. Oggi ci troviamo di fronte a un titolo esecutivo che rimane tale fino a quando non interviene un’eventuale sospensione dell’esecutività, che ad oggi non c’è. Quindi, bene questo emendamento, lo condividiamo, non c’è cambiamento di posizione rispetto a quello che ci siamo detti. Ci siamo confrontati apertamente nella Commissione Bilancio e nella Commissione Trasparenza, abbiamo capito ‒ credo che questa sia la responsabilità da parte di tutti, da condividere insieme ‒ che c’era un vulnus che andava in qualche modo approfondito, ma addirittura arrivare a dire che il discorso interesse comporti una modifica dell’importo o comporti affermare che l’atto è imperfetto, secondo me stiamo eccedendo nelle valutazioni.
Non c’è nessuna polemica, non voglio fare polemica con nessuno, ma mi pare che il punto di arrivo sia un punto abbastanza equilibrato, un punto che purtroppo riconosce quello che una sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto in sede di contenzioso. Avremmo voluto tutti non arrivare a questo punto, ma quella sentenza, perché è questo il presupposto, è un titolo esecutivo ed è giusto riconoscerlo. Poi le altre questioni, le altre considerazioni che sono state fatte, ognuno ha detto la sua, però mi sembra che sia un punto assolutamente di equilibrio, che come Lista Civica siamo disponibili a sostenere convintamente.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Diamo la parola al consigliere Nobili, prego.
Speaker : NOBILI (IV-C-RE).
Grazie, Presidente. Intanto, dopo alcune ore di discussione e tante chiacchiere ascoltate, verrebbe da citare De Gregori quando dice che ha sentito un forte rumore di niente, riferendomi a tante delle cose che si sono dette.
Due premesse, Presidente. La prima: io sono personalmente a disagio in tutta questa discussione, e lo sanno i colleghi, perché quando si discute e la discussione politica è tutta basata su carte bollate, sentenze dei tribunali, esposti, esposti che il presidente Rocca ha annunciato, addirittura l’esposto in Corte dei conti e forse in Procura, a cui si è risposto con un contro-esposto. Quando si prende questa piega sono sempre a disagio. Mi piacerebbe rimanere al merito delle questioni e alle vicende politiche.
Peraltro, la seconda cosa che voglio mettere in premessa è che è successa una cosa particolarmente sgradevole prima. Non l’ho fatta notare al momento, ma la faccio notare adesso e vorrei, presidente Aurigemma, che se lei ha modo la stigmatizzasse. Quando il collega Sabatini prima ironizzava sulle dimensioni e la forma del campo (campo largo, campo stretto, campo giusto, campo corto, campo come lo voleva definire), dai banchi del suo Gruppo consiliare un collega ha ironizzato dicendo “campo rom”. È una cosa molto sgradevole, Presidente, non solo perché è un insulto verso le forze di opposizione che stanno qui compiendo un dibattito politico, ma soprattutto perché si considera l’espressione “campo rom” una forma insultante. Questo denuncia una forma mentis davvero preoccupante, perché considerare quell’espressione una forma di insulto... Visto che il presidente Rocca, da presidente della Croce Rossa Internazionale e da presidente della Croce Rossa Italiana, sicuramente ha a lungo svolto attività anche dentro quelle realtà, mi piacerebbe che anche lui stigmatizzasse chi, nella sua maggioranza, nella sua forza politica, usa la parola “campo rom” come un insulto.
Chiusa questa parentesi, su cui mi piacerebbe poi sentirvi, e posto che, ripeto, sono a disagio, perché mi piacerebbe parlare di tante cose, mi piacerebbe sapere il parere del presidente Rocca rispetto a quello che oggi è emerso da tanti Presidenti di regione, a partire dal presidente De Pascale, visto che c’è stato un lavoro faticosamente unitario in Conferenza delle Regioni rispetto all’atteggiamento da tenere verso il Governo. Il fatto che oggi i Presidenti di Regione, i Presidenti di molte Regioni contestino tante scelte al Governo, a partire dal voucher per rivolgersi alla sanità privata, al voucher sconto per rivolgersi alla sanità privata per gli anziani, che evidentemente non trovano soddisfazione alle prestazioni di cui hanno bisogno nella sanità pubblica, che è una proposta abbastanza surreale rispetto ad altre, rispetto a una revisione dei LEA, a cui non corrisponde un aumento del Fondo sanitario nazionale conseguente, sarebbe interessante conoscere la vostra opinione e l’opinione del presidente Rocca su questo.
Tornando al merito della questione, il presidente Sabatini prima ci ha informato che, da una ricerca fatta con l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale, ha trovato che dentro le pronunce del Consiglio di Stato più volte vengono fuori le parole “omissioni” e “ritardi”. Forse ha usato semplicemente “trova” su word. non so quale strumento abbia utilizzato, però ha rilevato tante – è un boomer come me, quindi ha utilizzato solo strumenti più tradizionali ‒ omissioni e ritardi dentro il pronunciamento del Consiglio di Stato. Qui mi viene da domandare al presidente Sabatini: ma quante Regioni Lazio esistono? Perché la stessa Regione Lazio, la maggioranza che guida la Regione Lazio, che per sua bocca ci dice che ci son stati tante omissioni e ritardi è la stessa Regione Lazio che, a firma del direttore Urbani, scrive, a pagina 24 della sua relazione, che non sono emerse le circostanze che comprovano l’insussistenza di qualsivoglia responsabilità da ritardo in capo all’amministrazione.
Anche qui intendiamoci, troviamoci, ci sono ritardi, ci sono omissioni o non ci sono ritardi, non ci sono omissioni? Io penso che il lavoro che ha svolto l’opposizione in queste settimane sia stato un lavoro utile e penso che questo lo riconosciate voi con la firma che state apponendo all’emendamento che abbiamo predisposto, perché altrimenti non si spiegherebbe la firma che mettete, o forse una pezza in corso d’opera su un buco abbastanza grande, visto che 83 milioni di euro sono un buco abbastanza grande.
Potrei parlare e potrei enumerare, come abbiamo provato a fare in Commissione Bilancio, in Commissione Trasparenza, i ritardi e le omissioni che abbiamo rilevato noi, invece, nel lavoro che è stato fatto prima, tra il 2023 e il 2026, nella procedura che ha portato prima della sentenza di ottemperanza al tentativo di quantificazione del danno. Lì ci sono tante cose che lasciano molti dubbi. C’è la vicenda del CTU che non si capisce se c’è stata, se non c’è stata, perché ci si è basati semplicemente su una perizia di parte Fiori, proposta dalla struttura San Raffaele, piuttosto che altre questioni, la proposta a 3 milioni, che evidentemente era una proposta, vista la quantificazione finale, assolutamente troppo bassa. Detto questo, io non torno su questo, perché, come ho detto all’inizio, non m’appassiona, torno su due temi che noi abbiamo posto. Li abbiamo posti nelle due Commissioni Bilancio e li abbiamo posti in Commissione Trasparenza e mi sembra che i fatti di oggi si incarichino di dimostrare che avevamo ragione.
Questa discussione non si poteva fare senza che il presidente Rocca prendesse parola. Io ci tenevo non perché il presidente Rocca fosse amico degli Angelucci, non perché il presidente Rocca fosse legittimamente al lavoro con gli Angelucci negli anni scorsi e neanche perché fa il Presidente della Regione, ma perché fa l’Assessore alla sanità e quindi io ritenevo opportuno, decisivo e determinante che l’Assessore alla sanità facesse sentire la sua voce rispetto a una vicenda che così pesantemente interviene, anche, come è ovvio che sia, per una fase in cui non era Presidente della Regione, sui conti della nostra sanità.
Ci è voluta, e la ringrazio, la collega Bonafoni, perché io lo conosco il presidente Rocca, mi dispiaceva vederlo in quel silenzio che non gli appartiene, lo vedevo che soffriva, era un leone in gabbia.
Per fortuna, grazie alla collega Bonafoni, le catene si sono rotte e ci ha finalmente offerto un contributo che, avete visto, dopo le parole del presidente Rocca, la discussione finalmente è entrata nel merito e ci permette forse di arrivare ad una possibile soluzione di questa vicenda.
Due. Avevamo ragione su tante cose che diciamo, ma in particolare su una, e cioè, che i debiti fuori bilancio hanno bisogno di tre caratteristiche: certezza, liquidabilità, esigibilità. Nel momento in cui voi sottoscrivete, firmate un emendamento in cui si dice quello che vi abbiamo detto dalla prima riunione, e lo abbiamo detto semplicemente sulla scorta di quello che l’Avvocatura della Regione Lazio ci è venuto a dire in Commissione Bilancio, cioè che era sconsigliabile effettuare debiti fuori bilancio che fossero ultronei rispetto ai 77 milioni, che è la cifra che il giudizio di ottemperanza ha stabilito.
Quindi, possiamo dire, a questo punto, e lo dico in risposta al collega Bertucci che sa, conosce la mia amicizia, la mia stima e la lealtà dei rapporti, però quando cita quell’emendamento, e lo cita per dire “siete d’accordo anche voi a dare 77 milioni?”, no, noi siamo d’accordo a rispettare una sentenza, però siamo anche d’accordo, e lo dimostriamo con quell’emendamento, a dirvi che avevate sbagliato.
Sottoscrivendo quell’emendamento, infatti, voi state dicendo: abbiamo sbagliato a scrivere 83 milioni, andava scritto 77 milioni. Quindi, per il momento, l’esito del lavoro che l’opposizione ha portato avanti anche con sensibilità differenti, come è ovvio che sia, ha prodotto alcune cose utili per la Regione, ha prodotto due ricorsi, uno per Cassazione, e una richiesta di revocatoria, e vedremo il 5 novembre quale sarà il pronunciamento. Per questo chiedevamo semplicemente di attendere il 5 novembre per vedere esattamente a che morte dobbiamo andare incontro. Poi ha prodotto il risultato che invece di gravare, al momento, almeno, per 83 milioni sul bilancio della Regione e sulle tasche dei cittadini del Lazio, questa vicenda grava per 77 milioni.
Io penso che una maggioranza responsabile e seria dovrebbe dire grazie. Dovrebbe dire grazie, perché ci avete messo nella condizione, entro i termini previsti per presentare due ricorsi, che saranno uno strumento in più, magari vano, ma saranno uno strumento in più per provare a frenare questa slavina che ci casca addosso, due perché avete contribuito a far risparmiare, almeno per il momento, e speriamo non solo per il momento, 6 milioni di euro alla sanità del Lazio.
Quindi, sulla scorta di questo e sulla scorta delle considerazioni che faceva prima il presidente Leodori, che condivido integralmente, vi dico: prendiamoci due minuti, riflettiamo bene e procediamo con un atto che forse migliora un provvedimento e lo mette in condizione di essere sotto almeno un profilo di quantificazione del danno meno attaccabile e meno contestabile.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, presidente Nobili.
Diamo la parola all’assessore Righini per la replica.
Speaker : RIGHINI, Assessore.
Grazie, Presidente. Voglio ringraziare tutti i Gruppi consiliari, perché il dato politico che emerge in questo momento è quello di una unità di intenti e di riconoscimento del debito fuori bilancio, che porta praticamente la firma di tutti i Gruppi consiliari all’unanimità. Questo ovviamente è il motivo, tra i tanti, che ci ha spinto a esprimere il parere favorevole sull’emendamento, che è diventato un emendamento congiunto, bipartisan tra maggioranza e opposizione nel riconoscimento di questo debito fuori bilancio.
Guardate, non vorrei deludere le aspettative di alcuni Consiglieri che richiamano i criteri di certezza, liquidabilità ed esigibilità del debito. Quello vale per i decreti ingiuntivi per ottenere un’esecuzione forzata. Qui l’esecuzione forzata si è già manifestata. Quindi, è il giudice che ha già stabilito l’esistenza dei tre requisiti, e lo fa stabilendo nell’importo previsto dalla sorte e previsto dalla rivalutazione monetaria. La quantificazione degli interessi non è un tema che appartiene alla certezza, liquidabilità ed esigibilità. Quella è già stata stabilita dal giudice. Quindi, lì si tratterà solamente di stabilire la decorrenza.
Ovviamente è un tema che rimane incerto. Il parere favorevole è servito solamente a consentire al Consiglio regionale di avere un voto unanime su questo emendamento e sul riconoscimento del debito. Voglio ringraziare in particolare il presidente Sabatini, che nella sua illustrazione ci ha fatto comprendere anche molti dei passaggi che sono stati oggetto di approfondimento all’interno dell’Aula. È una buona notizia che si sia giunti ad un voto unanime sulla quantificazione del danno.
L’aspetto legato alla quantificazione degli interessi lo otterremo tra qualche giorno, speriamo, perché non è detto che il Consiglio di Stato si pronunci in tempi così rapidi. L’auspicio, ovviamente, è che possa arrivare quanto prima la quantificazione. All’esito di quello, credo che la quantificazione stabilita anche dalla Direzione Salute rispetto alla decorrenza degli interessi dalla sentenza di condanna del dicembre 2023 o quella che abbiamo, invece, inserito in questo emendamento e a cui diamo copertura rispetto alla decorrenza dalla data del giudizio di ottemperanza, credo sia del tutto irrilevante rispetto al fatto che si è raggiunta la possibilità all’interno del Consiglio di avere un voto unanime.
Era l’obiettivo che si era data l’Amministrazione. Questo è il motivo per cui abbiamo inteso esprimere parere favorevole.
Voglio ringraziare nuovamente tutti i Gruppi consiliari per aver individuato una soluzione unanime a un tema che, ovviamente, ha impegnato l’Amministrazione, che ci ha costretto, in ragione dell’esecutività di questa sentenza, a dover dare copertura a un debito che sfiora gli 80 milioni di euro. La differenza non è 6, lo voglio dire al collega Nobili, ma di poco meno di 3 milioni di euro, quindi non è 6 la differenza che si scosta. Comunque, abbiamo voluto prediligere l’aspetto di un importo che raccogliesse il maggior consenso possibile. In questo caso, abbiamo ottenuto l’unanimità. Grazie a tutti i Gruppi consiliari.
Speaker : PRESIDENTE.
Finiti gli interventi, poniamo in votazione l’emendamento P3/7, con il parere favorevole della Giunta.
Voti favorevoli? Contrari? Astenuti?
L’emendamento è approvato.
Con l’approvazione dell’emendamento P3/7 sono preclusi gli emendamenti da P3/9 a P3/13 e da P3/24 a P3/31 e decadono gli emendamenti da P3/34 a P3/72. Diamo un po’ di tempo agli uffici.
Siamo all’articolo 1.
Votiamo l’articolo 1, così come emendato.
Voti favorevoli? Contrari? Astenuti?
L’articolo 1 è approvato.
Passiamo all’articolo 2.
Ha chiesto di parlare il consigliere Ciarla. Ne ha facoltà.
Speaker : CIARLA (Pd).
Se è possibile sospendere cinque minuti la seduta.
Speaker : PRESIDENTE.
Se non ci sono pareri contrari, sospendiamo cinque minuti la seduta. Riprendiamo i lavori d’Aula.
Invito i Consiglieri a prendere posto e le persone non autorizzate ad uscire dall’Aula.
Passiamo all’articolo 2.
Se non ci sono interventi, lo mettiamo in votazione.
Voti favorevoli? Voti contrari? Astenuti?
L’articolo 2 è approvato.
Adesso c’è l’articolo 3.
Se non ci sono interventi… No, consigliere D’Amato, prego.
Speaker : D’AMATO (Insieme Lazio-Azione).
Grazie, Presidente, di avermi dato la parola.
Io penso che il lavoro fatto finora in queste ore abbia prodotto un risultato utile e importante, peraltro, da un punto di vista amministrativo, perché è un risultato che l’opposizione ha richiesto sia nei passaggi in Commissione Bilancio, sia anche in Commissione Trasparenza col presidente Valeriani.
Questo atto e anche la genesi con cui si è arrivati, aveva degli elementi e mantiene per certi aspetti elementi di opacità che non sono stati chiariti. Io non so cos’abbia da ridere il presidente Rocca su questa questione, e mi fa piacere…
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia, fate terminare l’intervento del presidente Rocca.
Speaker : D’AMATO (Insieme Lazio-Azione).
Io ho appena iniziato, nei tempi del Regolamento, quando si inizia, certo che c’è una fine.
Dicevo: si mantengono degli elementi di opacità, e qualcuno, l’assessore Righini, il presidente Rocca, chi vorrà, dovrà spiegare all’opposizione come mai è arrivato in Aula un atto che conteneva dei numeri diversi. Parlo da un punto di vista meramente amministrativo.
Questo è un tema serio, su cui dovrete fare le vostre valutazioni, perché come forze di opposizione noi vi chiederemo di verificare esattamente ciò che è avvenuto e di individuare anche le responsabilità, il perché è arrivato in Aula un atto che nella sua cifra complessiva oggi viene modificato.
alla gestione di tutta la questione, io ho ascoltato con attenzione quello che ha detto il Capogruppo di Fratelli d’Italia e voglio dire al Capogruppo di Fratelli d’Italia che la genesi di quest’atto, del DCA n. 92, è interamente a capo di una allora Giunta di centrodestra, che le modifiche legislative che hanno consentito a questo gruppo privato di agire in deroga alle norme nazionali sull’accreditamento è tutto in capo al centrodestra e che quelle norme sono state dichiarate illegittime e incostituzionali da una sentenza della Corte costituzionale, la sentenza n. 55 del 2012, perché chi lavora con il Servizio sanitario nazionale deve rispettare i requisiti organizzativi e strutturali, cosa che qui non è avvenuta, e non è avvenuta per stessa ammissione della controparte. Così come non è avvenuta una regolare trasparenza circa gli oneri derivanti dal personale. Così come sono state prese in considerazione strutture che nulla avevano a che fare con quello che era stato inserito nel DCA n. 62. Così come, presidente Rocca, qualcuno ‒ non so chi, forse qualcuno ha più memoria di me, non so se nel bene o nel male, in quest’Aula ‒ dovrà dire come mai è stato messo un tempo, che lei ha richiamato leggendo la sentenza del Consiglio di Stato, così stringente, addirittura di 15 giorni. Un processo che doveva essere completato in 15 giorni, cioè nell’agosto 2011. Come mai l’attivazione del lungo iter di contenzioso amministrativo avviene nel 2012, con la Giunta di centrodestra.
Permangono degli elementi di forte criticità su questo. Anche le motivazioni che sono state addotte in Aula dal presidente Rocca contraddicono tutta la linea di difesa che è stata assunta, perché se si sposa l’idea che vi siano stati ritardi o omissioni, questo lo può dire la controparte, questo lo può dire una sentenza con cui si intende appellare perché la si ritiene ingiusta nei confronti di un danno che pagano i cittadini del Lazio, ma non lo può dire lo stesso ente che fino ad allora si è difeso adottando motivazioni diametralmente opposte a quello che lei oggi ci ha raccontato, e motivandolo questo. Motivandolo con strutture che non erano accreditate, non avevano completato il percorso di accreditamento; motivandolo con strutture che sono state sottoposte per ben due giudizi a danno erariale della Corte dei conti, e mi riferisco a Cassino; motivandolo con strutture che non hanno rispettato i requisiti di personale.
Bisogna fare una distinzione tra l’aver corretto un atto amministrativo, e questo lo si è fatto con l’emendamento votato, dalle difficoltà che sono state riscontrate in quest’Aula e che sono oggetto e saranno oggetto di attenzione anche nel prosieguo.
Credo che questa discussione andrà avanti anche dopo il passaggio di quest’Aula. Oggi è importante che vengano definite le responsabilità di chi ha portato in Aula un atto che non era un atto completo o comunque è stato un atto modificato dall’Aula e domani anche le responsabilità della postura che avuto la Regione Lazio nella difesa che oggi viene di fatto smentita dal presidente Rocca in quest’Aula.
Credo ci sia molto da discutere in questa seduta, molto da discutere a conclusione di questa seduta e molto da discutere anche nei passaggi che verranno fatti nei giorni successivi, anche a partire da ciò che verrà deciso il 5 novembre.
Desidero, quindi, intervenire per dichiarare il mio voto contrario su questo articolo e poi per intervenire anche nel passaggio e nell’articolo successivo.
Speaker : PRESIDENTE.
Ci sono altre dichiarazioni?
Ha chiesto di parlare il consigliere Valeriani. Ne ha facoltà.
Speaker : VALERIANI (Pd).
Grazie.
Io ho visto nei banchi della maggioranza una certa euforia che ho fatto fatica a comprendere e continuo a non comprendere. Se capisco bene, è come se molti di voi si fossero illusi che la vicenda era chiusa. e quindi l’opposizione ha fatto le spalle larghe, ha alzato i toni solo per fare paura, ma poi alla fine ci siamo afflosciati. Guardate che è esattamente il contrario, e provo a fare un piccolo ragionamento. Invito soprattutto l’assessore Righini, che come me conosce l’Aula, insieme a qualche altro collega, da tanti anni, che forse potrebbe, senza neanche dirlo al microfono, però capire il filo del mio ragionamento.
Allora, dopo aver chiesto in due Commissioni Bilancio e in due Commissioni Trasparenza soprattutto delucidazioni sul piano politico, sul perché nasceva questo contenzioso, come era stato generato, com’era stato gestito, che cosa era accaduto tra la precedente Amministrazione e l’attuale, le cose che diceva il presidente Leodori della mancata informativa a tutti i gruppi consiliari di questo masso, di questa slavina che si stava abbattendo sui conti regionali, sulla sanità del Lazio, già abbastanza messa male per le storie che conosciamo e che vengono da lontano, che con fatica prova a tirar fuori la testa dopo anni di commissariamento e con un Governo che continua a non darci i soldi...
Questa è una discussione, presidente Rocca, che, quando vorrà, rifaremo in quest’Aula, perché lei, come le ho detto prima, forse difetta un po’ di coraggio, dovrebbe cominciare a difendere di più gli interessi della nostra Regione, da primo cittadino del Lazio e non da primo cittadino della sua maggioranza consiliare, perché noi continuiamo ad avere una situazione molto complicata e molto difficile.
Quindi, quando io, nel corso del mio intervento, un paio di ore fa, dicevo che per me la questione è tutta politica e di rimbalzo tecnica non mi aspettavo che arrivassimo anche al vulnus dell’imperfezione dell’atto tecnico. Sì, perché qui è stato ricordato molto bene dal presidente Nobili, dal collega Nobili, anche dal collega Zuccalà, che una delle caratteristiche dei debiti fuori bilancio, assessore Righini... Lei ci ha abituato ad appiccicare alle variazioni di bilancio, ai debiti fuori bilancio altre cose. È successo in tante situazioni, ma non abbiamo mai, in questa legislatura, ma a mia memoria non è mai successo, modificato l’entità di un debito proveniente da una sentenza passata in giudicato. Mai.
Quello che voi avete fatto, pensando di chiudere la discussione, è, in realtà, un’ammissione di colpa, perché non solo non abbiamo combattuto, come io mi sarei atteso, mi sarei aspettato, e avremmo insieme potuto fare questa battaglia, cioè rivendicare le ragioni di una Regione che si è vista chiedere 21 milioni di euro di risarcimento e alla fine si ritrova a doverne pagare quasi 82, almeno fino a qualche minuto fa, quando abbiamo corretto anche l’entità del danno.
Ma noi, presidente Aurigemma, in quest’Aula una cosa del genere non l’abbiamo mai vista. Quindi, non c’è solo l’imperfezione dell’atto, c’è anche qualcuno che probabilmente ha sbagliato, qualcuno che ha messo nelle condizioni quest’Aula di discutere di una cosa che non doveva essere di quell’entità. Non so se vi è chiaro: noi stavamo dando l’autorizzazione all’accantonamento di 82 milioni di euro per un debito che il Consiglio di Stato non ha quantificato in quell’entità, che la nostra Avvocatura regionale ha contestato durante la Commissione bilancio, cosa che ha cambiato completamente l’ordine di discussione tra di noi. Questo emendamento che è stato approvato adesso, che noi abbiamo messo lì, quasi come esca, è figlio di quella discussione della Commissione Bilancio.
Quando un organo tecnico della Regione, non un consulente esterno, assessore Righini, perché molto spesso ci dimentichiamo che le nostre strutture sono sempre un pezzo dell’architettura istituzionale della Regione, quando l’Avvocatura regionale in Commissione dice: io ho sconsigliato di pagare quegli interessi, perché ci sono delle sentenze della Corte costituzionale che mettono in discussione la linearità di questi pagamenti, e da quando cominciano a decorrere gli interessi, io penso che non aver colto quelle parole, assessore Righini, immediatamente, in Commissione, ritirare lì quell’atto, riportarlo in Giunta, prendere seriamente in considerazione quello che vi aveva già detto l’Avvocatura, non averlo fatto ed aver voluto ostinatamente venire qui in Aula, e averlo corretto qui, è una figura di dimensioni brutte, di dimensioni cubitali, non è una bella pagina, soprattutto per lei, Assessore al bilancio, ma anche per il presidente Rocca.
Poi, tutto il merito dell’opportunità sulla gestione, su quello che si doveva dire, sulla prudenza eccessiva, Presidente, prima non so se mi ha ascoltato, io ho colto, quando lei è intervenuto prima, una specie di ammissione, in senso sincero, glielo dico, quando lei ha detto: forse avrei dovuto dirlo, nel 2023, quello che stava accadendo.
Io penso che se l’avesse detto non l’avremmo attaccata, avremmo dato una mano per gestire questo contenzioso, almeno sul piano politico. Invece, continuiamo ad avere omissioni per anni, arriviamo fino a luglio 2026 e da luglio 2026 noi discutiamo di quello che sta per accadere dentro la Regione. Quindi, la maggioranza a mio parere non fa bene a essere soddisfatta. Guardate, non fa proprio bene. Avete compiuto un errore colossale, perché non solo non avete nessun argomento per difendere il vostro comportamento rispetto a questo contenzioso, ma avete ammesso con il vostro voto, su nostra sollecitazione, che stavate compiendo un errore colossale e che quest’Aula stava votando un atto che avrebbe prodotto forse anche delle conseguenze in termini erariali.
Io vi voglio semplicemente dire che, se adesso qualcuno si è illuso che la discussione finisce fra cinque minuti e che noi siamo soddisfatti così, ha fatto male i conti. Abbiamo ancora molte cose da approfondire, da richiedere. Comunque, preannuncio, anche come Presidente della Commissione Trasparenza, che alla fine di questa seduta di Consiglio, che comunque alla fine si concluderà con un voto che formalmente chiuderà questa vicenda del pagamento del contenzioso del Gruppo San Raffaele, un approfondimento come Commissione Trasparenza, perché penso che questo sia dovuto. Se vado indietro con la memoria e ricordo a tutti noi, soprattutto a qualcuno di voi, come era gestita la Commissione Trasparenza nell’altra legislatura, che tipo di inquisizione è stata, ciononostante io non ho mai alzato i toni, e quando il presidente Rocca mi ha comunicato di non poter essere in Commissione non ho fatto polemica, mi sono soltanto dispiaciuto, Presidente, perché sarebbe bastato che mi dicesse quale giorno che le faceva comodo. Invece né nella prima né nella seconda c’è stato un feedback. Ma io non ho fatto polemica su nulla, perché so quali sono gli impegni e gli incarichi che deve assolvere un Presidente di Regione tutti i giorni. Però, credo che essersi sottratto al confronto per tutte queste settimane sia stato, anche questo, un errore, Presidente. Dopo essere stato troppo prudente nel 2023 e messo la polvere sotto il tappeto, almeno sul piano politico ‒ non che non ve ne siete occupati: mi guardo bene dall’insinuare questo ‒ ha commesso anche questo errore. Secondo me questa discussione la dovevamo fare venti giorni fa, non l’abbiamo fatta, e io penso ‒ guardi che le voglio dire, Presidente ‒ che, se lei avesse ascoltato durante le Commissioni le argomentazioni che abbiamo sollevato anche sull’entità del rimborso, lei ci avrebbe dato ragione e oggi saremmo arrivati in Aula non con la votazione di questo emendamento burla, ma avrebbe costretto la sua Giunta a riformulare l’atto e a riportarlo in Commissione.
Per queste ragioni penso che la maggioranza, che con la testimonianza del suo capogruppo, del gruppo più importante, di Fratelli d’Italia, Daniele Sabatini, che ha fatto la sua ricostruzione un po’ demodé, un po’ fantasiosa di come siamo arrivati a questo contenzioso, abbia fatto male i conti.
Come vedete, un po’ di mestiere non ci manca, un po’ di abilità dell’Aula ancora ce l’abbiamo, quindi vi abbiamo portato proprio dove avevamo deciso di portarvi. Ci siete cascati e adesso cercate di capire come portare a casa il resto del lavoro.
Speaker : PRESIDENTE.
Siamo in dichiarazione di voto, c’è il Presidente Zuccalà.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Grazie, Presidente. Aspetto un attimo.
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia, presidente Ciarla, sta intervenendo il presidente Zuccalà, che giustamente chiede un po’ di silenzio. Gentilmente, chi deve parlare, può uscire dall’Aula. Diamo la parola al presidente Zuccalà.
Speaker : ZUCCALÀ (M5s).
Grazie, Presidente. Perché voteremo contrari a questo articolo e voteremo contrari fino alla fine di questo provvedimento? Perché sostanzialmente è nato male, l’abbiamo detto fin dal primo momento, la somma l’abbiamo fortunatamente corretta rispetto a un atto che, secondo me, ancora oggi, non ha motivo di esistere in questa fase. Successivamente lo vedremo. Perché? Perché io continuo a confidare, imperterrito, nella bontà del lavoro che ha fatto la Regione, anche durante la vostra Amministrazione nella difesa della Regione Lazio rispetto alla posizione che si ha con la controparte. Quindi, per questo motivo non possiamo accettare il riconoscimento già oggi di una somma da pagare nel momento in cui c’è una possibilità di sospensione o comunque di modifica di quello che è l’ultimo grado di giudizio, che è la parte di esigibilità di una delle caratteristiche rispetto al debito fuori bilancio. Ora, rimangono comunque ancora, ad oggi, nonostante abbiamo chiarito la parte del quantum inserita all’interno della proposta di legge, rimangono ad oggi degli altri interrogativi, che sono quelli delle motivazioni politiche. Oggi, o meglio, nelle scorse settimane ci avete confermato che l’azione giusta da porre in essere rispetto all’ultima sentenza, del 2026 o del 2023 che si voglia, era un ricorso, un ricorso straordinario per valere le proprie ragioni.
La domanda, che rimane tutt’oggi senza risposta, ma non può avere una risposta, semplicemente perché l’avete fatto in forma che personalmente reputo tardiva, è che questo ricorso non è solo una questione del quantum rispetto alla sentenza di ottemperanza del 2026, ma è anche sulla base della motivazione che esista veramente un danno rispetto alla sentenza del 2023.
Io quella sinceramente l’avrei impugnata allo stesso modo di quella del 2026, perché secondo me il danno non esiste rispetto a quello che abbiamo potuto vedere. Ora, a torto o a ragione, ovviamente, come è stato detto, e come abbiamo visto nei diversi gradi di giudizio che si sono succeduti rispetto a questa vicenda, si può avere ragione e si può avere torto. Secondo me, un pubblico amministratore, un rappresentante dei cittadini che gestisce fondi pubblici, a maggior ragione rispetto a un tema di sanità, a maggior ragione rispetto al fatto che va a valere sul fondo dei LEA, deve fare di tutto, primo, per utilizzare ogni singolo centesimo che è presente in quei capitoli di bilancio. Fare risparmi di gestione sulla sanità non è mai una vittoria, perché noi non stiamo parlando delle liste d’attesa che ormai sono azzerate, dei servizi ai cittadini che sono eccezionali, della salute della nostra cittadinanza, che non ha niente di cui temere, dei pronto soccorsi vuoti e delle possibilità di andare dal proprio medico in qualsiasi posto della nostra regione perché non ci sono assenze di medici di base, perché le nostre strutture sono eccezionali, perché abbiamo i macchinari a disposizione in ogni momento, in ogni dove e in ogni angolo della nostra regione.
Noi non stiamo parlando di questo quadro della sanità regionale, che, per carità, non è assolutamente colpa vostra, lungi da me volergli volervi attribuire delle colpe rispetto alla situazione sanitaria attuale. Però non è questo lo scenario in cui ci troviamo oggi, non è assolutamente questo. Quindi, risparmiare anche un solo euro all’interno delle spese LEA, o all’interno dei capitoli della sanità che la Regione si può permettere non è una vittoria, è una sconfitta: una sconfitta della programmazione, una sconfitta della gestione, una sconfitta della capacità di interpretare quelle che sono le necessità dei nostri concittadini. Quindi, poter prelevare 80 milioni di euro da quel fondo, secondo me continua a essere una grandissima sconfitta, così, a occhi chiusi. Poi, che sia un fondo dedicato, poco conta.
Noi, quindi, non possiamo che essere contrari rispetto a questo provvedimento, semplicemente perché se i giudizi che sono stati promossi, il primo in ordine cronologico chiaramente sarà quello del 5 novembre, poi, come diceva giustamente l’Assessore, si vedrà quando verrà pubblicata la sentenza, perché sicuramente non sarà il giorno dopo, immagino, possiamo immaginare, si vedrà, ma io non solo non mi fermerei a questi due giudizi, arriverei anche alla Corte europea per difendere i fondi della sanità che devono essere spesi per i nostri cittadini. Poi vediamo se in sede di Corte europea aveva ragione tutto il filone che dava ragione alla Regione Lazio o aveva ragione il filone che dà ragione alla San Raffaele. Lo vedremo in Corte europea. Pertanto, per questi motivi noi voteremo contrari all’articolo e, a seguire, a tutte le altre votazioni che ci saranno.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE.
Grazie, presidente Zuccalà.
Passiamo alla votazione.
È stata avanzata la richiesta di verifica del numero legale.
Il consigliere segretario Grasselli proceda all’appello dei Consiglieri per la verifica del numero legale.
(Segue l’appello dei Consiglieri)
Comunico l’esito della verifica:
Presenti 26
Assenti per motivi istituzionali 1
Presenti ai fini del numero legale 27
L’Aula è in numero legale.
Mettiamo in votazione l’articolo 3.
Voti favorevoli? Contrari? Astenuti?
L’articolo 3 è approvato.
Passiamo all’approvazione del titolo.
Voti favorevoli? Contrari? Astenuti?
Il titolo è approvato.
Prima di sospendere i lavori per la fascicolazione degli ordini del giorno, il presidente Rocca ha chiesto di intervenire. Prego, Presidente, per la chiusura della prima fase.
Speaker : ROCCA, Presidente della Giunta regionale.
Grazie, Presidente. Semplicemente alcune considerazioni veloci. Ovviamente, mi richiamo a quanto già detto dall’assessore Righini. Credo questa sera di fatto questa opposizione ha certificato una cosa, che le sentenze non valgono per tutti e che quindi la legge non è uguale per tutti. Come avevo detto già nel mio discorso precedente, il vostro Assessore alla sanità poi lo aveva dimostrato.
Però mi fatemi cogliere l’occasione per chiarire due cose. Quando io sono intervenuto, ovviamente, mi sono riferito a quei passaggi della sentenza del Consiglio di Stato che facevano riferimento espresso a quello che poi ha articolato con maggiore precisione il presidente Sabatini nel corso del suo intervento, ma fino all’ultimo abbiamo difeso strenuamente la posizione dell’Amministrazione, che era quella che avevamo ereditato sotto il profilo giudiziale.
Oggi è ovvio che il re è nudo, c’è una sentenza tombale, mi spiace che sia andato via il consigliere Zuccalà, perché altrimenti avrei ricordato anche a lui che non esiste, com’è stato detto anche dal presidente Sabatini, un terzo grado di giudizio, quindi perché non è stato fatto ricorso? Qui stiamo andando ad esperire un mezzo straordinario, con scarsissime possibilità di successo, questo è quello che ha detto, anche perché la revocatoria, ripeto, o è per dolo, o è per errore di fatto non è che c’è che c’è uno spazio che va oltre.
Che l’assessore D’Amato sta lì, con quelle carte, a dire la cosa di Cassino, Velletri, le cose che ha questa foga, con le sue cartuccelle, nel ricordare qualcosa su cui il Consiglio di Stato è stato tombale. Su questo uno si deve rassegnare, piaccia o non piaccia. Non piace a nessuno che per colpe che vengono da lontano, e che iniziano, come è stato ricordato, nel 2011, e che però si sono protratte per oltre 10 anni, come dice il Consiglio di Stato.
Oggi questa è la fotografia. Anche lì, l’atteggiamento sugli interessi: noi pensavamo che a questo punto si è fatta tutta questa grande bolla anche sulla questione degli interessi all’interno anche delle Commissioni, di cui ho letto i verbali, quindi per senso di maturità, per economia di tempo, perché questo Consiglio ha poi necessità anche di dover lavorare su altro, si è detto: va bene, poi semmai torneremo con un’ulteriore variazione che riguarda gli interessi, che al momento sono indeterminati, perché su quello è stato chiesto una chiarificazione al Consiglio di Stato. Noi prudenzialmente li avevamo accantonati e non pagati, era stato detto con chiarezza, e questa era l’intenzione.
Quindi, ancora una volta, questo tentativo maldestro a me dispiace, perché l’unica cosa che emerge è un atteggiamento livoroso, che comprendo per ragioni personali, da parte dell’assessore D’Amato…
Speaker : PRESIDENTE.
Per cortesia, consigliere D’Amato, sono quattro ore che stiamo parlando, abbiamo ascoltato tutti, date la possibilità… Anzi, sei ore.
Per cortesia, presidente Rocca, può continuare.
Consigliere D’Amato, mi ascolti.
Tanto abbiamo possibilità di poter intervenire, mi ascolti, D’Amato. Qui c’è la parola per tutti. C’è la possibilità di intervenire anche successivamente, tanto dobbiamo fascicolare gli ordini del giorno.
Prego, presidente Rocca.
Speaker : ROCCA, Presidente della Giunta.
Dicevo, c’era soltanto un tentativo di riportare armonia, questo si sperava, ma invece in realtà il dato politico prevale, ancora una volta, su quelle che sono le esigenze legate a una sentenza esecutiva del Consiglio di Stato. Tutto qua. Emerge con chiarezza che non si vuole dare esecuzione. I risultati di questi atteggiamenti che il consigliere D’Amato ha perseguito pervicacemente in questi anni poi chiedono il conto. Questo in fondo ho detto. A me dispiace che una parte dell’opposizione continui ancora a tutelare chi ha tenuto questo tipo di atteggiamento che poi ha portato a questo tipo di danni, anziché avere quell’atteggiamento responsabile, così come abbiamo dimostrato noi, che per noi tutti i gruppi sono uguali. Tutti i gruppi sono uguali. Non c’è un gruppo che non merita di essere pagato anche a fronte di una sentenza del Consiglio di Stato. Questo è il dato di fatto che emerge con grande tristezza. Quindi, si è cercato di sviare le responsabilità, che invece io ho voluto risottolineare, mio malgrado.
Consigliere Valeriani, la mia non era una mancata socializzazione quando si è detto quello, ma ho voluto evitare polemiche, perché quando è stata depositata avrei potuto fare una conferenza stampa dicendo quello che oggi poi ho detto. Volevo evitare questo far volare gli stracci continuo perché ‒ lo ripeto ‒ lì ci sono responsabilità individuali e comunque di struttura che hanno portato a questo collasso, che oggi pagano tutti i cittadini. Questa è l’unica cosa su cui mi sento di dare ragione al consigliere Zuccalà. Ma è un collasso che ha dei genitori e che, quindi, non posso non ricordare nel momento in cui è la sentenza del Consiglio di Stato che ce lo ricorda, non Francesco Rocca. Io non ho questioni personali. Altri, invece, hanno questioni personali con quel gruppo e, quindi, ogni volta cercano di trascinare tutti verso il basso, e questo poi è il prezzo che dobbiamo pagare.
Io credo e spero che comunque vi sia un atteggiamento di resipiscenza da parte dell’opposizione su questo numero di ordini del giorno che mi sembra che sia stato depositato, proprio perché comunque c’è la necessità di far lavorare il Consiglio sulle questioni serie. Gli ordini del giorno ‒ lo sapete benissimo ‒ è soltanto un modo per cercare di far perdere tempo, di fare opposizione strumentale, di cercare soltanto di far saltare il banco, ma che in realtà, davanti a una esecutività della sentenza, è ineluttabile. Io fatico a comprendere perché c’è questa ostinazione davanti a un provvedimento che è cristallino. Abbiamo cercato di venirvi incontro. Non vi fidate, non vi fidate dei dirigenti regionali che magari, nonostante tutto, potevano pagare anche gli interessi non dovuti. Va bene, davanti a una tale mancanza di rispetto, a noi dispiace, però abbiamo detto “va bene”. Facciamo in modo che comunque sia cristallizzato quello che doveva essere cristallizzato e che dalle vostre prime ricostruzioni fatte all’interno delle Commissioni sembrava il tema su cui si doveva discutere. Oggi mi accorgo che, invece, il tema è squisitamente politico, come ha cristallizzato in maniera perfetta la consigliera Bonafoni, ed emerge anche da quelle reazioni scomposte e livorose del consigliere D’Amato e che, invece, è una questione politica e personale.
Su questo, ripeto, mi sfilo, è ovvio che andremo avanti con quelli che sono gli strumenti che il Consiglio, tra l’altro su un Regolamento consiliare... Più volte avevo detto di adottare il Regolamento Leodori, che sapevo essere stato depositato, perché comunque così alla pari è identico, l’avevo detto anche alla mia maggioranza: prendiamo il Regolamento Leodori che aveva depositato nel 2021-2022 e lo facciamo nostro, punto, perché comunque è una modalità di lavoro che onestamente non fa onore a questo Consiglio regionale. Si possono discutere gli ordini del giorno, ma dopo l’approvazione della legge, esattamente come avviene nei rami del Parlamento. Io credo che questa poteva essere la soluzione, che aveva visto anche voi portarla e promuoverla. Oggi siamo costretti a questa pantomima. Mi dicono che sono arrivati oltre 3.000 ordini del giorno. Ce ne faremo una ragione. È ovvio, è una lezione appresa, triste rispetto a una capacità della maggioranza e dell’opposizione, invece, di costruire insieme dei percorsi.
Noi ci abbiamo provato. Quell’unanimità pensavamo e speravamo che potesse riportare serenità e trasparenza dentro l’Aula davanti a un caos generato sul nulla. Questo è il tema vero.
Quanto alle altre considerazioni che ho dovuto ascoltare, ripeto, su questo, se vorrete, si discuterà in futuro su quella che è la programmazione sanitaria, su quelle che sono le risorse che avremo a disposizione a Finanziaria approvata. Farlo prima oggi è soltanto speculazione politica. Mi avete fatto ricordare una cosa: quanto si lavora bene tra Presidenti delle Regioni che siano di un’espressione politica o l’altra, quanto lavoriamo bene nelle nostre Commissioni, che sia la Commissione Salute o che siano altre Commissioni all’interno della Conferenza delle Regioni, proprio perché non si parla alla pancia, si affrontano argomenti seri, e ciascuno di noi sente nel profondo… Oggi abbiamo una discussione in cui il presidente Marsilio dell’Abruzzo ha fatto una proposta in cui 11 presidenti di Regioni (tra cui Fico, Giani e altri) hanno aderito e portano. Io, insieme a De Pascale, a Fontana e al Veneto porto un’altra lettura, come vedete, assolutamente trasversali, ma che non vuol dire non avere, o abdicare alle proprie idee. Vuol dire che stiamo governando la complessità, vuol dire che noi dobbiamo affrontare dei temi che sono profondamente tecnici. Invece, banalizzarli, come ho sentito fare, ripeto, onestamente mi sfugge. Mi sfugge quando lo fa il consigliere D’Amato; però, in realtà, che su questo l’intera opposizione che, ripeto, ha subìto, suo malgrado, a mio modesto parere e speranza, l’incapacità di chi negli anni ha guidato la sanità e ce l’ha consegnata in questa situazione catastrofica, e di chi invece ne fa una questione squisitamente personale, demagogica.
Io mi auguro che davvero ci possa essere una riflessione, da parte vostra. Ve lo chiedo per favore, perché ritengo che ci sia necessità di discussioni mature, che non siano figlie del livore, che non siano figlie del risentimento, che non siano figlie di atteggiamenti personalistici che, come ha ricordato anche il presidente Leodori, non dobbiamo avere.
Io credo che bene aveva fatto la Giunta nella PDL a mettere l’intera sorte, prudenzialmente, con gli interessi. Abbiamo convenuto che forse si poteva trovare una mediazione su questo, per riportare calma e far lavorare il Consiglio regionale su questioni serie che so che devono arrivare tra le Commissioni in Aula. Così non è stato.
Mi auguro che nei prossimi minuti, nelle prossime ore ci possa essere un atteggiamento più costruttivo. Mi affido alle vostre buone intenzioni, da parte da parte della maggioranza, che ho l’onore di presiedere, e come Presidente della Giunta, mi sembra che la dimostrazione di buona volontà c’è stata, che c’è stata tutta, ma che a questa è seguita soltanto un’azione strumentale che mi auguro vogliate abbandonare per strada.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE.
Per consentire agli uffici di poter fascicolare e protocollare gli ordini del giorno che sono pervenuti io sospenderei, visto che era la parte finale… Prego, presidente Ciarla. Ci mancherebbe, era dare una mano agli uffici.
Speaker : CIARLA (Pd).
Abbiamo pensato la stessa cosa.
Io ho ascoltato l’intervento del presidente Rocca. Secondo me ci siamo trovati tutti dentro una vicenda molto complicata, molto complicata, sia per la maggioranza che per l’opposizione. Da tanti anni ormai frequento l’Aula della Pisana, anche l’assessore Righini, ed è la prima volta che capita ‒ se non sbaglio, Giancarlo, può darsi che la mia memoria sia fallace ‒ che noi emendiamo un debito fuori bilancio.
Speaker : PRESIDENTE.
Non è fallace, perché è la prima volta che si presentano ordini del giorno anche su un debito fuori bilancio.
Speaker : CIARLA (Pd).
Infatti siamo dentro una situazione straordinaria. Adesso siamo ancora nella parte di votazione. Dopodiché, noi abbiamo dato una nostra interpretazione del perché si è arrivati a questo punto. Il presidente Rocca, in modo molto circoscritto, anche nell’intervento iniziale, ha dato, giustamente, quella che è una valutazione dell’azione di Governo del centrodestra in questi anni della Regione Lazio e un giudizio su quelli che sono stati gli anni precedenti e anche le ragioni per cui secondo lui si è arrivati a questo punto. È evidente che su questo abbiamo idee diverse. Ora io penso questo: siccome mi pare che abbiamo pure un problema tecnico, che è quello della fascicolazione degli ordini del giorno, forse potrebbe essere utile ‒ potremmo deciderlo in una Capigruppo ‒ capire come continuiamo e come proviamo a uscire da questa impasse, che è dovuta a una vicenda che in Consiglio regionale in tanti anni che ho avuto l’onore e l’onere di farne parte non è mai accaduta, ma non è mai accaduta perché ci troviamo di fronte a un debito fuori bilancio che ha una genesi molto particolare...
Certo, e anche un’entità, peraltro.
Speaker : PRESIDENTE.
Il Consiglio è sospeso. È convocata la Capigruppo. Al termine della Capigruppo aggiorniamo il Consiglio. Grazie. A seguito della Capigruppo, il Consiglio riprende alle ore 22,30
Riprendiamo i lavori dell’Aula. Comunico che il Consiglio è aggiornato a martedì, alle ore 14,00.
La seduta è sospesa alle ore 22,23
