Regione del Veneto

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Speaker : PRESIDENTE
Prego, accomodatevi. Grazie. Per favore inserite le schede di presenza.
Buongiorno. Abbiamo il numero legale. Iniziamo il Consiglio.
Vi chiedo un attimo di silenzio, per favore.
Scusate, non so se chi sta parlando mi sente, ma iniziamo il Consiglio con la commemorazione della Consigliera che non c’è più, se siete interessati.
Voglio ricordare la figura di Amelia Casadei, che è stata una figura significativa della vita politica e istituzionale del Veneto, protagonista di un percorso che ha unito impegno sociale, formazione culturale e attività parlamentare e regionale. Nata e cresciuta nel territorio padovano, ha vissuto a lungo a Ponte San Nicolò, in un contesto ancora rurale, negli anni Cinquanta, partecipando direttamente alle trasformazioni economiche e sociali che avrebbero caratterizzato il modello veneto di sviluppo.
Fin da giovane è stata attiva nell’Azione Cattolica e nel Movimento Lavoratori, maturando una particolare attenzione ai temi sociali del lavoro e della partecipazione civile. In questo ambito, ha sviluppato una visione della politica come servizio alla persona e alla comunità, radicata nei valori del cattolicesimo sociale e del confronto democratico. Il suo primo incarico istituzionale al risale ai primi anni Sessanta, quando viene eletta nel Consiglio comunale di Ponte San Nicolò nelle file della Democrazia Cristiana, un’esperienza che segnerà profondamente il suo percorso insegnandole il valore concreto dell’amministrazione pubblica e della responsabilità verso i cittadini.
Nel 1976 viene eletta alla Camera dei deputati nella VII Legislatura, 1976-1979, in una fase storica segnata da forti tensioni sociali e politiche. In Parlamento fa parte della Commissione lavoro e previdenza sociale, occupandosi in particolare di formazione professionale ‒ stiamo facendo una commemorazione, se qualcuno non l’ha capito ‒ e politiche del lavoro. Partecipa inoltre come grande elettore all’elezione del Presidente della Repubblica Sandro Pertini nel 1978.
Negli anni Ottanta è la prima donna a ricoprire la carica di Segretaria nazionale dell’azione cattolica, a testimonianza del ruolo di primo di primo piano raggiunto nell’associazionismo cattolico italiano. Dal 1985 al 1990 è Consigliere regionale del Veneto per la Democrazia Cristiana nella IV Legislatura, ricoprendo anche l’incarico di Consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. Fino agli ultimi anni ha continuato a seguire con attenzione alla vita pubblica, offrendo riflessioni lucide sui cambiamenti della società e della politica.
Chiederei un minuto di raccoglimento e di silenzio.
Grazie mille.
Iniziamo ora la parte formale del Consiglio, dopo questa commemorazione, ricordo, della Consigliera, nonché dall’onorevole.
Iniziamo con il punto n. 1 “Approvazione dei verbali delle sedute precedenti”.
Se nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, si intende approvato il processo verbale della sesta seduta pubblica di martedì 24 febbraio.
Punto n. 2. Non abbiamo congedi.
C’è qualcuno che deve comunicare qualche congedo, qualcosa?
Punto n. 3 “Interrogazioni e interpellanze”.
Viene dato per letto l’elenco delle interrogazioni e delle interpellanze allegato all’ordine del giorno e pubblicato sul sito istituzionale.
Punto n. 4 “Risposte della Giunta regionale alle interrogazioni e alle interpellanze”.
Iniziamo con il primo punto, c’è un’interrogazione con risposta immediata.
L’Assessore competente è Marco Zecchinato.
L’interrogazione è presentata dal consigliere Jonathan Montanariello, che non c’è. Il Segretario mi dice che non possiamo trattarla. Andiamo oltre.
Se siete d’accordo, farei così, visto che c’è la consigliera Sambo. Consigliera Sambo, la vuole trattare? Bene. Avete notizie? Il consigliere Montanariello viene oggi?
Accantoniamo. Prego.
La seconda è l’interrogazione n. 5 e l’interpellanza n. 1 che verranno trattate congiuntamente, ai sensi dell’articolo 122, comma 1 del Regolamento.
L’Assessore competente è sempre l’assessore Marco Zecchinato. L’interrogazione è presentata dal consigliere Giovanni Manildo, oggetto: “La Giunta regionale chiarisca se è previsto l’impiego degli agenti federali dell’United States Immigration o Customs Enforcement – scusate, non vi interessa proprio? – o di altre agenzie federali a protezione della delegazione statunitense nel corso dei Giochi olimpici Milano-Cortina 2026. Interpellanza n.1, quindi quella che viene accorpata, sempre Assessore Zecchinato, presentata dal consigliere Ostanel, che non vedo, sta arrivando, che ripete “Agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) a supporto della sicurezza delle Olimpiadi invernali: la Giunta chiarisca”, quindi gli interpellanti hanno diritto di parola.
Vedo il consigliere Montanariello, che recuperiamo dopo, quindi passerei la parola al consigliere Manildo.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Qui il tempo è qualificante l’interpellanza, siamo in una sorta di Almanacco del giorno dopo, una sorta di commento a posteriori, una telecronaca di una partita già avvenuta, che fa ovviamente perdere l’interesse per questa interrogazione, che era stata posta in un momento particolarmente importante per l’opinione pubblica, in un momento in cui c’erano degli scontri in America, che avevano avuto una vasta eco in tutto il mondo, e ci apprestavamo a una vetrina importante non soltanto per il nostro Veneto, ma per l’Italia.
Lo spirito dell’interrogazione era conoscere se la Presidenza della Regione, l’Esecutivo della Giunta regionale fosse attento a questo problema, a questo tema e potesse comunicare, quindi diciamo che la poca tempestività nella risposta fa decadere l’interesse alla stessa.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, assessore Zecchinato. La consigliera Ostanel non c’è, ma la risposta è uguale per tutti e due.
Speaker : Ass.re Marco ZECCHINATO
Si riferisce che la materia dell’ordine pubblico e della sicurezza rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato, ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione. Pertanto, ogni decisione valutazione concernente i profili di sicurezza connessi allo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, ivi compresi eventuali accordi o forme di collaborazione con autorità straniere, è rimessa alle competenti autorità statali.
Con specifico riferimento al quesito posto, si precisa che la Giunta regionale non è a conoscenza di accordi o protocolli che prevedano l’impiego di agenti federali dell’ICE o di altre agenzie federali statunitensi a protezione della delegazione degli Stati Uniti in occasione dei Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026.
Al riguardo, si richiama quanto dichiarato dal Ministro dell’Interno Piantedosi in occasione della seduta pubblica n. 388 del Senato della Repubblica del 4 febbraio 2026, nella quale ha precisato: “L’ICE non svolge e non potrà mai svolgere attività operative di Polizia sul nostro territorio nazionale. La sicurezza e l’ordine pubblico, infatti, sono assicurati esclusivamente dalle nostre Forze di Polizia. Tale principio non viene contraddetto dalle pur proficue collaborazioni investigative che usualmente vengono attivate a livello internazionale in circostanze del genere”. Peraltro, si rappresenta che durante i Giochi Olimpici nel territorio regionale la presenza degli agenti dell’ICE non è stata percepita dal pubblico partecipante.
Alla luce di quanto sopra, la Giunta regionale non risulta coinvolta né competente rispetto ad eventuali determinazioni in materia che restano esclusiva pertinenza delle autorità statali.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Consigliere Manildo, vuole replicare?
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Ringrazio per la risposta.
Ovviamente non è una risposta che mi soddisfa. Ho già detto della tempestività. Probabilmente sarebbe stata più efficiente la risposta ottenuta in tempi preventivi, però anche la risposta postuma dove ci si trincera dietro a norme, a competenze.
Io ho fatto l’esperienza del Sindaco e chi ha fatto l’esperienza da Sindaco sa che, pur non avendo competenze dirette in termini di sicurezza, a un Sindaco non verrebbe mai in mente di trincerarsi dietro il dettato normativo su una mancata collaborazione o incidenza del Sindaco rispetto alla sicurezza della propria città. Mi dispiace che ci si trinceri dietro il dato normativo. Comunque, le cose, per fortuna, sono andate bene, ma sono andate bene senza alcuna partecipazione attiva di un organo importante come la Giunta, l’Esecutivo e la Presidenza della Regione Veneto che, su un tema così importante, avrebbe dovuto essere assolutamente protagonista.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Torniamo alla prima interrogazione a risposta immediata. È arrivato il consigliere Montanariello.
Ricordo che l’Assessore di riferimento – salutiamo anche il Presidente che ci ha raggiunto – è l’assessore Marco Zecchinato.
Il consigliere Montanariello è il presentatore. L’oggetto sono gli uffici postali: da anni ormai in Veneto si registrano carenze di organico e di servizi per i cittadini. Il nuovo Presidente della Regione vuole intervenire in maniera incisiva per porre fine a questa insostenibile situazione?
Prego, Assessore. No, consigliere Montanariello. Prego.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Fra cinque anni magari farò l’Assessore. Lo prendo di buon auspicio. Negli ultimi anni in Veneto il servizio postale ha attraversato una fase critica, caratterizzata da chiusure temporanee, riduzioni di orario e sospensioni prolungate delle attività di numerosi uffici postali, spesso motivate da lavori strutturali o da processi di riorganizzazione interna.
Questa situazione ha generato un disagio crescente per i cittadini, imprese e Amministrazioni locali, in particolare nelle aree periferiche, nei Comuni montani con popolazione anziana, dove l’ufficio postale rappresenta ancora un presidio essenziale di prossimità e un punto di riferimento per servizi fondamentali.
La frequenza di queste interruzioni e il loro impatto sulla comunità del servizio hanno portato il sottoscritto e i colleghi Consiglieri del Gruppo del PD Veneto a sollevare ripetutamente in questi anni la questione durante la scorsa legislatura, attraverso interrogazioni rivolte alla Giunta, sia durante una Conferenza Stampa che abbiamo fatto qua in Consiglio regionale con gli stakeholder, intenti a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle Istituzioni sulla necessità di un intervento urgente e deciso.
Considerato che, nonostante questi ripetuti richiami la situazione sembra non migliorare. È notizia di questi giorni, infatti - a quando è stata fatta l’interrogazione: 17 dicembre, mi allego a quello che diceva il Capogruppo su quanto importante sia avere una risposta tempestiva quando si fanno gli atti di sindacato ispettivo - degli uffici postali di Dolo per lavori, di Campagna Lupia per una fuga di gas che stiamo causando disagi per i cittadini che difficilmente riescono a raggiungere gli uffici di Mira o Cazzago, con ricadute significative per tutta la riviera del Brenta e di richiesta di intervento da parte dei Sindaci dei Comuni coinvolti, dei sindacati e delle associazioni. Tenuto conto che la cronica carenza di personale, il ricorso eccessivo al precariato portano a carichi di lavoro ormai insostenibile e, di conseguenza, ad un aumento dei rischi anche per la salute e la sicurezza dei lavoratori, come più volte dichiarato dalla CGIL SLC Veneto che ha indetto per l’8 dicembre scorso uno sciopero, un sit-in avanti il centro operativo di Tessera per denunciare la gestione in…
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie. Su questo interroghiamo l’Assessore su come intende muoversi.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie,
Assessore Zecchinato.
Speaker : Ass.re Marco ZECCHINATO
Grazie, Presidente. La disciplina del servizio postale, a livello comunitario, è dettata dalla direttiva europea 9767 e così come modificata dalle direttive 39/2022 e 6 /2008 relativa al pieno completamento del mercato interno dei servizi postali comunitari.
Tale disciplina in materia è stata recepita in Italia dal Decreto Legislativo 261/99, con il quale vengono individuati i criteri generali che regolano il servizio postale. I rapporti fra Stato e Poste Italiane per la fornitura del servizio postale universale sono regolamentati attraverso il contratto di programma, che viene siglato tra Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane Spa per una durata pluriennale. Il contratto 2020-2024 tra Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane, registrato alla Corte dei conti nel 2020, disciplina modalità di erogazione del servizio, nonché obblighi alla società affidataria e servizi resi ai cittadini, alle imprese, alle pubbliche amministrazioni, trasferimenti statali e disciplina concernente l’emissione di carte, valori postali e rapporti internazionali.
Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2 del citato contratto, con riferimento alla rete degli uffici postali, al fine di contenere l’onere del servizio universale, la società può ridefinire la propria articolazione di base del servizio secondo parametri economici, valutandoli con le autorità locali e territoriali e anche tenendo conto dei relativi oneri eccetera, così la società fornisce un’adeguata informazione degli interventi previsti all’Ente locale interessato o al Ministero che lo promuove, prima dell’attuazione degli interventi previsti, con un confronto tra organi rappresentativi degli Enti territoriali e della società stessa.
È necessario, quindi, considerare che le Regioni non hanno competenze specifiche nell’attuazione delle misure previste dal contratto di programma, che individua quali interlocutori Poste Italiane Spa e il Ministero dello sviluppo economico. Si evidenzia che i casi di disservizio segnalati relativamente alle difficoltà che colpirebbero la popolazione per effetto della razionalizzazione degli uffici postali in Veneto sono, comunque, all’attenzione della Giunta regionale del Veneto, la quale condivide le preoccupazioni espresse dai Consiglieri regionali. Allo scopo di monitorare tale situazione sul territorio, il sottoscritto Assessore ha chiesto a Poste Italiane Spa di essere notiziato in merito alle riorganizzazioni e di essere messo al corrente di eventuali azioni dell’azienda.
La società Poste Italiane Spa ha presentato, con nota protocollo n. 55516 del 3 febbraio 2026, come la riorganizzazione degli uffici postali portata avanti si ponga in linea con l’obiettivo di garantire un asset come quello della presenza territoriale dell’azienda, con particolare attenzione ai comuni meno densamente popolati, alle aree montane e ai territori…
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Prego, Consigliere.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie, Assessore. A dire la verità, Assessore, mi sarei aspettato un passo in avanti, qualcosa di più da lei, perché anche l’ultima volta, nella scorsa legislatura, abbiamo ripresentato questa interrogazione e credo, Assessore, che questo atteggiamento pilatesco… Sì, Assessore, l’ho letta, mi è arrivata. Credo che questo atteggiamento pilatesco che voi adottate vi serva a poco, perché lei ha usato delle parole che secondo me dovrebbe avere il coraggio di dire da noi in quest’Aula, ma avanti a tutti quei cittadini e quei comitati che quotidianamente protestano tipo che il servizio delle Poste è in linea, che ci sono dei parametri economici da guardare.
Tra l’altro, la volta scorsa avevate anche scritto che il Ministero in una conferenza organizza… Assessore, noi non dobbiamo prenderci in giro, perché oggi gli uffici postali, piaccia o non piaccia, in alcune comunità sono l’unico presidio dello Stato che rimane, dove la gente ha i suoi conti correnti, dove ci sono attività finanziarie e dove molto spesso, Assessore… Assessore, mi dispiace che non mi ascolti anche se io l’ho ascoltata, ma probabilmente lei sa già tutto e non ha bisogno di ascoltarmi. Quindi la invidio anche per questo suo approccio, però guardi che ormai gli uffici postali sono diventati in alcune zone l’unico presidio che resta, che fungono da banca, che fungono da soggetto che rilascia i documenti.
La verità, Assessore, è che, siccome le Poste pensano molto spesso, essendo quotate in borsa, quindi anche in modo legittimo, a un sistema di business e di risparmio, questa cosa non si cala bene nel nostro territorio. Chiudo usando gli ultimi dici secondi per dirvi che non potete scamparvela dicendo che non è competenza vostra, perché, Assessore, il buon funzionamento di una Regione passa anche attraverso l’Amministrazione che voi volete dargli. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Passiamo al punto successivo.
L’assessore competente è l’assessore Venturini, la presentatrice la consigliera Ostanel. Oggetto: “Rischi per la sicurezza dell’acqua potabile nel territorio padovano e veneto alla luce delle evidenze di contaminazione da PFAS”.
Facciamo un altro punto?
Scusate, facciamo il punto successivo.
Assessore Venturini sempre competente, presentata dal consigliere Montanariello, oggetto “Impianto agrivoltaico a Torre di Fine-Eraclea: la Regione ha intenzione di approfondire garantendo che la transizione energetica non si compia a discapito dei territori e dei valori di tutela dell’ambiente e del paesaggio?”.
Prego, consigliere Montanariello.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente Zaia.
Premesso che è incardinata presso la Regione Veneto la procedura finalizzata al rilascio del Provvedimento di autorizzazione unica regionale (PAUR), riguardante le proposte di realizzazione di un impianto agri fotovoltaico avanzato, denominato Torre di Mosto, abbinato a un sistema di accumulo elettrochimico da 66.240 kVA, opere connesse infrastrutturali con localizzazione nel territorio dei Comuni di Eraclea, Torre di Mosto, San Donà di Piave, Noventa di Piave, Ponte di Piave, Salgareda in provincia di Treviso.
Rilevato che, rispetto alla realizzazione dell’impianto in discorso che interessa una superficie agricola particolarmente stessa del territorio del Comune di Eraclea (circa 165 ettari di terreno agricolo), si registrano le prime voci critiche rispetto all’impatto che il progetto, se realizzato, avrebbe sul territorio.
In tal senso, il Comitato No agrivoltaico Torre di Fine-Eraclea ha pubblicamente manifestato contrarietà alla realizzazione dell’impianto, rilevando tra le criticità del progetto sia rispetto alle previsioni di Piano di assetto del territorio, con riferimento agli impianti sulla rete ecologica locale individuati in tale atto di pianificazione, sia avuto riguardo alle ricadute negative sugli elementi paesaggistici e di identità rurale.
Considerato che le preoccupazioni espresse dal Comitato meritano particolare attenzione, tenuto peraltro conto che la ratio espressa dalla legge regionale n.17 del 2022 è quella di preservare il suolo agricolo quale risorsa limitata e non rinnovabile attraverso un contemporaneo interesse di realizzazione degli impianti fornita dalla legge regionale, impianto con moduli fotovoltaici posizionati a terra.
Arrivo direttamente negli ultimi secondi all’oggetto dell’interrogo: interroghiamo la Giunta se, stanti gli elementi e le motivazioni di criticità espresse dall’impianto di Torre di Fine, non ritenga necessario attivare uno specifico approfondimento dell’effettiva sostenibilità ambientale dell’intervento.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Prego, Assessore.
Speaker : Ass.ra Elisa VENTURINI
Buongiorno a tutti.
La società Alfi Renewables Srl ha presentato agli uffici regionali competenti istanza per il rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale, ai sensi dell’articolo 27-bis del decreto legislativo n.152/2006, della legge regionale n.12/2024 e del Regolamento regionale n. 2/2025, acquisita al protocollo regionale in data 24/11/2025. Con protocollo 637945, perfezionato in data 01/12/2025, riguardante il progetto per la realizzazione di un impianto agrivoltaico avanzato denominato Torre di Mosto, da 205.101 chilowatt, abbinato a un sistema di accumulo elettrochimico da 66.240 chilowatt, opere connesse alle infrastrutture indispensabili.
L’impianto agrivoltaico sarà localizzato nei Comuni di Eraclea e Torre di Mosto, mentre l’elettrodotto di connessione interesserà i Comuni di San Donà di Piave, Noventa di Piave, Ponte di Piave e Salgareda.
L’intervento in oggetto risulta riconducibile a tipologie progettuali di cui alla lettera d ter), appunto “Impianti fotovoltaici e agrivoltaici di potenza pari o superiore a 200 megawatt in zone classificate agricole che consentano l’effettiva compatibilità e integrazione con le attività agricole”. Il proponente ha presentato volontariamente l’istanza per il rilascio del PAUR ai sensi dell’articolo 27 bis del decreto legislativo 152/2006. Tale procedura ricomprende il provvedimento di valutazione di impatto ambientale e tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, concerti, e nullaosta, ai sensi comunque denominati, necessari alla realizzazione dell’esercizio del medesimo progetto.
Ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo 152/2006 la valutazione di impatto ambientale comprende anche le procedure di valutazione di incidenza e la valutazione dell’autorità competente si estende alla finalità di conservazione propri di tale valutazione. Alla data odierna, la pratica è in fase di verifica documentale.
Con nota protocollo 660844 del 5.12.2025 ai sensi articolo 27 bis, comma 2 del decreto legislativo 150/2006 è stato richiesto agli enti e alle amministrazioni potenzialmente interessate di comunicare eventuali richieste di integrazioni ritenute necessarie ai fini del rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale.
A seguito delle richieste di integrazioni pervenute da parte di diversi enti e di strutture regionali, con nota protocollo n. 13262 del 13.1.2026 è stato richiesto al proponente di integrare la documentazione presentata con l’istanza.
In data 13.2.2026, il proponente ha presentato le integrazioni richieste le quali, una volta effettuate le verifiche sulla relativa completezza, saranno pubblicate sul sito web della UO Valutazioni di impatto ambientale.
Una volta conclusa la fase di verifica formale il proponente dovrà provvedere alla presentazione al pubblico dei contenuti del progetto dello studio di impatto ambientale secondo le modalità e le tempistiche indicate dal Regolamento regionale 2/2025.
Effettuata la presentazione al pubblico, gli uffici della UO Valutazione di Impatto Ambientale pubblicheranno sul sito web l’avviso al pubblico di cui all’articolo 24, comma 2, decreto legislativo 150/2006, e da questa data, per la durata di 30 giorni il pubblico interessato potrà presentare osservazioni sul progetto.
Al termine della fase della consultazione e valutazione dello studio di impatto ambientale e delle eventuali informazioni supplementari fornite dal proponente agli esiti delle consultazioni verrà effettuata dal Comitato tecnico regionale VIA di cui all’articolo 10 della legge regionale 12/2024. Nel corso dell’istruttoria svolta dal Comitato tecnico regionale VIA saranno valutati i potenziali impatti ambientali del progetto dovuti alle fasi di costruzione, esercizio e dismissione dell’opera e le misure previste per evitare, prevenire, ridurre e compensare gli eventuali impatti individuati, nonché per garantire la tutela ambientale, paesaggistica e naturalistica dell’area in questione.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Montanariello, prego.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie. Grazie, Assessore. Sia chiaro, Assessore, qui nessuno vuole fare la guerra alle fonti di origine FER. È evidente che rappresentano, anche loro, un orizzonte che in qualche modo anche la Regione dovrà rincorrere. Però, credo che vadano messe in campo ‒ colgo l’occasione, anche qui, della presenza del Presidente Stefani ‒ tutte quelle precauzioni, Assessore, se vogliamo chiamarle così in modo forse improprio, per distinguere anche dove questi impianti, a mio avviso, magari non quello nello specifico, impianti preziosissimi se vogliamo andare verso una decarbonizzazione, cosa che io ritengo si debba fare, ma con delle regole d’ingaggio. Ad esempio, qui parliamo di una zona di altissimo pregio naturalistico, siamo di fronte a delle oasi di primo livello, siamo vicino a una zona costiera, siamo in una zona di alta tutela ambientale e paesaggistica, dove c’è un patrimonio storico-artistico importantissimo, dove, Assessore, ci sono tradizioni agroalimentari locali e insediamenti di biodiversità che è evidente che rendono quel sito molto più delicato di altri, dove si potrebbe avere meno remora da essere poi tacciati di ideologia e non di pragmatismo quando si debba intervenire su un territorio estremamente variegato nelle sue parti come il nostro.
È vero che noi abbiamo degli strumenti che molto spesso sono dati da una legislazione superiore alla nostra, ma è anche vero che in questi anni abbiamo un po’ peccato facendo una legge mentre stava uscendo quella nazionale e dopo non recependo quella nazionale, perché al Presidente della Commissione mancavano i numeri perché era passato con Fratelli d’Italia. Però, Assessore, le chiedo, e chiudo, ringrazio il Presidente Zaia della pazienza…
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
…di tenere i riflettori alti su questi temi perché ci sono impianti e impianti, e quell’impianto, a nostro avviso, è un pugno in un occhio a ciò che di più bello ci può essere in quell’area.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Se la consigliera Ostanel è pronta, le darei la parola. Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Questa è un’interrogazione che abbiamo presentato a dicembre con il collega Cunegato e sappiamo ormai che, nonostante noi scrivessimo su questa interrogazione delle ipotesi, le ipotesi le abbiamo già confermate. Ne abbiamo già discusso in quest’Aula poche settimane fa. Parliamo del rischio PFAS nella provincia di Vicenza ma anche nella provincia di Padova e chiediamo una domanda chiara alla Giunta: se la Regione, sulla base dei dati ufficiali di monitoraggio e delle evidenze scientifiche disponibili, ritenga di poter escludere che la presenza di PFAS nelle captazioni che alimentano gli acquedotti del territorio padovano, ma anche quello regionale, e in particolare del territorio di Vicenza, costituisca un rischio attuale o potenziale per la sicurezza dell’acqua potabile, anche con riferimento alle misure di monitoraggio di approfondimento analitico e di tutela della salute pubblica che, eventualmente, si rendano necessarie.
La domanda è molto specifica, e parto da qui, perché il rapporto di monitoraggio ARPAV che abbiamo a disposizione dice, testuali parole, che il territorio padovano, ma, in generale, il territorio regionale è sotto la minaccia di un rischio imminente di contaminazione da PFAS. Avendolo scritto in un rapporto ISPRA, noi dobbiamo capire con una risposta formale se abbiamo fatto tutte le rilevazioni necessarie per escludere che ci siano dei rischi per la salute. Lo abbiamo già discusso in quest’Aula, abbiamo discusso poche settimane fa una mozione, avevamo preso l’impegno da voi, Giunta e Assessori competenti, di convocare una Commissione specifica audendo tutti i soggetti competenti, proprio perché avevamo rimandato in Commissione una mozione che le minoranze avevano sottoscritto tutte insieme. Quindi, non solo vorrei oggi una risposta formale all’interrogazione, ma vorrei anche capire se la promessa fatta in quest’Aula rispetto alla Commissione verrà mantenuta.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Assessore Venturini, prego.
Speaker : Ass.ra Elisa VENTURINI
A seguito dell’accertamento della contaminazione da PFAS derivante dallo stabilimento industriale ex Miteni, la Regione del Veneto ha investito ingenti risorse nell’attività di monitoraggio e controllo delle acque sotterranee di tutto il territorio regionale, anche mediante il finanziamento per la realizzazione di nuovi piezometri Fin dai primi rilievi l’attività di monitoraggio è svolta con grande impegno e professionalità da ARPAV, che pubblica regolarmente i dati relativi agli esiti dei propri campionamenti sul sito web istituzionale, compresi quelli relativi agli inquinanti chimici, nella matrice biota riportati nel rapporto EEB.
Con riferimento al rinvenimento di acido perfluorobutanoico nelle acque di falda del Medio e Alto Vicentino si evidenzia che i competenti gestori del servizio idrico integrato, Viacqua e AcegasApsAmga, in coordinamento con ARPAV, si sono da subito attivati per estendere il monitoraggio alle acque grezze dei punti di captazione per l’approvvigionamento idropotabile degli acquedotti e anche in alcuni pozzi domestici privati, come descritto nella specifica relazione trasmessa alla Regione dall’ente di governo dell’Ambito territoriale ottimale, competente.
Nella medesima nota di cui sopra, il gestore AcegasApsAmga comunicava di aver disposto a livello cautelativo, in via autonoma, avendone competenza diretta, la chiusura di alcuni pozzi acquedottistici, potendo garantire comunque la distribuzione all’utenza di acqua sicura da altre fonti. Va tuttavia precisato che, relativamente all’acqua erogata ai cittadini delle acque interessate dagli acquedotti pubblici, non risultano superamenti di valori di riferimento normativi dei parametri PFAS previsti dal Decreto Legislativo 18/2023, così come confermato anche dalle ULSS competenti.
In Veneto, per espressa volontà della Regione, i valori sanitari di cui sopra individuati dagli organi centrali a tutela della salute pubblica sono rispettati dall’entrata in vigore del medesimo decreto, nonostante la norma nazionale ne preveda l’obbligo a partire dal 12 gennaio 2026.
Si fa presente, altresì, che i controlli esterni posti in capo alle ULSS sono distribuiti nel corso dell’anno in modo da garantire che i valori ottenuti siano rappresentativi della qualità dell’acqua fornita, utilizzata nel corso dell’anno.
Parallelamente la Regione del Veneto, anche su richiesta della Provincia di Vicenza, con nota della Direzione Ambiente transizione ecologica ha attivato un tavolo interistituzionale tra tutti gli Enti competenti, che vede il coinvolgimento, oltre che degli uffici regionali interessati, della Provincia di Vicenza, di ARPAV, del Consiglio di Bacino Bacchiglione, dell’ULSS 7 Pedemontana, dell’ULSS 8 Berica e richiamati i gestori del servizio idrico integrato con lo scopo di seguire l’evolversi della situazione legata all’entità della diffusione delle acque superficiali e sotterranee di contaminanti in questione.
Infine, si fa presente che l’ARPAV è stata incaricata dalla Provincia di Vicenza nello svolgimento delle necessarie indagini atte ad individuare le fonti di contaminazione a partire dai centri di pericoli esistenti nella zona a monte dei pozzi acquedottistici interessati dal rinvenimento di PFBA.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Prego, consigliera Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Non sono per nulla soddisfatta di questa risposta, non chiarisce per nulla se e come ci siano dei rischi potenziali per la salute dei cittadini veneti nella Provincia di Padova e nella Provincia di Vicenza.
Non risponde rispetto al fatto che noi in questa Aula abbiamo chiesto formalmente - e ottenuto fino a prova contraria - di avere un approfondimento in una Commissione dedicata.
Non risponde al fatto che ad agosto dell’anno scorso ARPAV scrive in una nota che abbiamo pubblica che vi è un rischio imminente per la salute per quanto riguarda la contaminazione da PFAS in questa Regione.
Noi vediamo, in questa interrogazione, una risposta che, tra l’altro, cita un tavolo interistituzionale con una nota di protocollo del 2025, fatto l’anno scorso.
Noi abbiamo il rapporto ARPAV che viene pubblicato ad agosto.
Abbiamo le mozioni e discussioni di questa Aula che vengono fatte pochi mesi fa e noi abbiamo in questa risposta dei dati che riguardano un anno fa. Allora, vogliamo capire che la situazione, dopo quello che è accaduto con la Pedemontana veneta, dove c’è stato e c’è un processo in corso, come sapete, con sversamento in aree non impermeabilizzate da parte di un costruttore, che io spero, spero, il processo in corso determini alcune responsabilità.
Dopo quel fatto qualcosa è cambiato. Dopo quel fatto qualcosa è cambiato potenzialmente nelle falde che riguardano e che servono gli acquedotti delle nostre città.
Noi dobbiamo usare il principio di massima precauzione, lo abbiamo detto più volte in quest’Aula. Lo stiamo davvero utilizzando? Questa risposta sinceramente non porta l’urgenza di dire “facciamo qualcosa di diverso” perché cita, e lo dico di nuovo, azioni fatte l’anno scorso, prima che ARPAV ci ammonisse dicendo che c’è un rischio potenziale.
Davvero allora vogliamo sapere – lo chiederemo anche a questo punto, dopo l’interrogazione – se è vero, se la promessa di convocare una Commissione dedicata verrà mantenuta.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Per il prossimo punto l’Assessore competente è l’assessore Ruzza, che si prepara. Presentatore il consigliere Baldan: “Bambino di undici anni appiedato dal bus di linea tra San Vito di Cadore e Vodo, in quanto sprovvisto del nuovo biglietto olimpico a tariffa maggiorata. Cosa farà la Regione per impedire che succeda ancora?”
Prego, consigliere Baldan.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Buongiorno. Grazie, Presidente. Buongiorno, Consiglieri.
Devo dire che questa situazione ci ha colpito tutti. All’interno delle pur positive Olimpiadi e paraolimpiadi è stato un episodio che poi ha fatto il paio con un’altra situazione molto critica.
Sono situazioni spiacevoli che, le confesso, in qualche modo non hanno portato un bel biglietto da visita da parte della nostra Regione. Forse qualcosa è sfuggito dal lato organizzativo. Non credo che sia il solito mantra di imputare alla singola persona, come accade spesso in questo Paese, responsabilità personale di essere stato troppo solerte nell’applicare i regolamenti e le cose.
Credo che sia stato oggetto di una disfunzione, da quel punto di vista, di una mala organizzazione dal lato organizzativo dei trasporti olimpici. Una situazione di questo tipo poi riparata, e ve ne do atto, con la presenza del bambino all’interno della presentazione ufficiale delle Olimpiadi, non è stata una cosa positiva, così come non è stata una cosa positiva la questione della persona deceduta sul cantiere, e più di tutto ci ha lasciato come sempre esterrefatti che le risposte che vengono date a queste situazioni vengano espresse in burocratese: “noi non sappiamo, è colpa di qualcun altro, il cantiere non era nostro, è colpa di chi ha controllato il biglietto…” Io credo che questa situazione abbia rappresentato per noi un danno di immagine all’interno delle Olimpiadi. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Prego, assessore Ruzza.
Speaker : Ass.re Diego RUZZA
Buongiorno a tutti.
Sulla base dello scenario predisposto dalla Fondazione Milano-Cortina 2026, la Provincia di Belluno ha provveduto ad organizzare un’offerta dei servizi finalizzata a soddisfare la domanda aggiuntiva di trasporto generata sul territorio per lo svolgimento delle manifestazioni sportive, individuando altresì le relative modalità contrattuali. Il potenziamento del servizio è stato organizzato avvalendosi della società Dolomiti Bus, già affidataria del servizio di trasporto pubblico in esercizio nel territorio.
Con delibera n. 2 del 16 gennaio, l’Assemblea dell’ente di governo del bacino bellunese, ovvero la Provincia di Belluno, ha approvato il progetto speciali per il trasporto pubblico nel cluster di Cortina. Con la medesima delibera, in particolare, l’assemblea dell’ente di governo ha definito e istituito i nuovi titoli di viaggio, le relative modalità di vendita di tali titoli, oltre alla tipologia di titoli utilizzabili sulla linea n. 30, e dei titoli di nuova istituzione di cui sopra.
Tale delibera è stata successivamente modificata con atto del competente Presidente della Provincia di Belluno n. 2 del 31 gennaio per integrare il sistema tariffario applicabile alla linea 30, consentendo l’accesso a tutte le corse della medesima linea ai residenti in provincia di Belluno anche con biglietti a tariffa chilometrica ordinaria, come da tariffario vigente, previamente acquistati a terra e obliterati a bordo. Tale provvedimento ha avuto immediata attuazione da parte della società Dolomiti Bus e delle aziende sub-affidatarie.
Pur non avendo noi una competenza diretta, in qualità di Assessore ai trasporti ed essendo anch’io rimasto colpito come lei e come tutti, penso, da questa situazione, già in data 30 gennaio ho immediatamente scritto, e ho qui sia la domanda sia la risposta, a Dolomiti Bus per avere chiarimenti dettagliati e per avere anche informazioni su come intendessero che questo non accadesse più. Qui ho la mia lettera inviata il 30 gennaio 2026 e la risposta da parte della Presidente di Dolomiti Bus, che è stata protocollata in data 5 febbraio, tutta documentazione, Consigliere, che, se vuole, è agli atti e che le posso assolutamente proporre.
Perciò condivido che è stato un episodio e per fortuna limitato esclusivamente a quell’evento, che per fortuna si è risolto andando a buon fine. Quindi abbiamo sollecitato Dolomiti Bus affinché, oltre al buonsenso, si mettessero in pratica, in accordo anche con la Provincia di Belluno, tutte quelle situazioni affinché una situazione di questo genere non si dovesse più ripetere. Infatti poi, fino alla fine dei giochi olimpici e paraolimpici, non si è più ripetuto. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, assessore Ruzza. Consigliere Baldan Flavio.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie. Una breve replica. Ringrazio l’Assessore e ovviamente ringrazio Dolomiti Bus. Il punto era proprio questo, il fatto che non ci fosse una mancanza di presa di responsabilità non tanto della Regione, ovviamente, perché aveva affidato il servizio, quanto di Dolomiti Bus, perché in prima battuta sembrava che fosse il troppo solerte autista che aveva applicato questa cosa. È stato un episodio che comunque è stato molto grave, perché si trattava di un bambino in una situazione di dinamiche anche dal lato ambientale molto difficoltose, mi fa piacere che non sia successo, oltre a questo episodio, che Dolomiti Bus se ne sia fatto carico da questo punto di vista, le Olimpiadi sono finite e quindi tutto è andato a buon fine. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Baldan.
Passiamo al prossimo punto, l’assessore Gerosa è l’Assessore competente, la presentatrice è la consigliera Ostanel: “Mega impianto di galline ovaiole a Lozzo Atestino e rischi per la salute: cosa intende fare la Regione del Veneto?”.
Consigliera Ostanel, prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Questo è un caso, che è stato anche ripreso dalla cronaca nazionale, rispetto a un fatto che nel territorio della bassa padovana (tra l’altro non è una novità) impianti intensivi di galline ovaiole che sia per quanto riguarda l’impatto odorigeno, sia per quanto riguarda la tutela della salute animale sono stati ripresi dalla stampa nazionale per far vedere quello che accade lì dentro, quanto impattano anche sugli abitanti e sui cittadini rispetto alle emissioni odorigene.
Ricordo che questa Regione, pur avendo avuto una proposta interessante da parte della collega Guarda sul limitare le emissioni odorigene, in particolare in un territorio come il Veneto, che ha città e campagna che stanno insieme, non è mai arrivata a definire invece una norma.
Noi vogliamo chiedere con questa interrogazione, anche alla luce dei fatti nazionali che sono stati riportati non solo dal caso Report, ma anche da tantissime altre testate nazionali, cosa intenda fare la Regione per mettere un freno, per tutelare non solo la salute degli animali che stanno all’interno degli impianti intensivi dell’allevamento di galline ovaiole, quanto per quanto riguarda i residenti che sono impattati da quegli impianti.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, Assessore.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente. Grazie, consigliera Ostanel. Buongiorno a tutte e a tutti.
Per quanto concerne le azioni adottate da parte del Servizio veterinario competente per verificare lo stato igienico-sanitario, le condizioni di benessere animale e le misure di biosicurezza nell’allevamento di galline ovaiole di Lozzo Atestino, si rappresenta che con nota protocollo n.0022167 del 12/02/2026 il Servizio veterinario dell’azienda ULSS 6 Euganea ha trasmesso all’Unità operativa Sanità animale e farmaci veterinari della Direzione Prevenzione e sicurezza alimentare veterinaria un riepilogo dei controlli eseguiti dal 2019 fino alla fine del 2025.
Da tale relazione si evince che negli ultimi sette anni lo stabilimento è stato oggetto di plurimi controlli veterinari nell’ambito di quanto previsto dai seguenti Piani nazionali o dai Piani regionali di controllo, quindi il Piano nazionale residui, il Piano nazionale alimentazione animale, il Piano nazionale benessere animale, il Piano nazionale di controllo delle salmonellosi in allevamento, il Piano nazionale di sorveglianza per l’influenza aviaria, il monitoraggio dei virus influenzali aviari sulla base delle varie disposizioni regionali, i controlli ufficiali in materia di biosicurezza in allevamenti avicoli e i controlli ufficiali in materia di farmacovigilanza. I verbali di controlli ufficiali relativi alle checklist sono agli atti delle autorità competenti. Laddove sia presente anche un sistema informativo nazionale per la registrazione dei controlli, gli esiti dei medesimi sono stati informatizzati e sono a disposizione per la consultazione da parte delle autorità competenti nazionali e regionali.
Da ultimo, a seguito della trasmissione Rai a cui accennava la consigliera Ostanel, la puntata di “Report” del 1° febbraio 2026, è stato organizzato un sopralluogo congiunto tra il Servizio veterinario dell’Euganea e il Nucleo antisofisticazione e sanità (NAS) dei Carabinieri di Padova presso l’allevamento in questione, che ha avuto luogo il 3 febbraio 2026. Il verbale redatto dal NAS e sottoscritto dal Servizio veterinario dell’Euganea è agli atti delle autorità competenti.
Relativamente alle verifiche di competenza da parte di ARPAV, si rappresenta che, in base alle valutazioni di cui alla loro nota protocollo n. 18790 del 4 marzo 2026, nel 2025 presso il sito in oggetto è stato eseguito il controllo ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006 inerente all’autorizzazione integrata ambientale, i cui esiti sono stati trasmessi alla Provincia di Padova in qualità di autorità competente in materia e al Comune di Lozzo Atestino. Dalle verifiche documentali e tecniche effettuate dal gruppo ispettivo di ARPAL nonché dalle dichiarazioni del gestore è merso che la ditta opera nel rispetto dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale) vigente e della normativa ambientale.
Infine, si rappresenta che la Giunta regionale, per il tramite delle proprie strutture e degli enti preposti ai controlli, provvederà a monitorare la situazione del territorio e a prestare attenzione all’evoluzione delle condizioni di benessere animale e delle misure di biosicurezza nell’allevamento di galline ovaiole di Lozzo Atestino, attivandosi prontamente, per quanto di competenza, qualora i controlli eseguiti non pongano…
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Consigliera Ostanel, prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Da questa interrogazione evinco due cose. Una che, per fortuna, in maniera anche solerte c’è stato un sopralluogo. Lo sapevamo, perché noi abbiamo presentato l’interrogazione proprio il giorno che questo sopralluogo avveniva. Ovviamente, dopo quello che è accaduto, è il minimo sindacale. Dal punto di vista, invece, della risposta rilevo due questioni. La prima. Per quanto riguarda gli impianti come questo, tra l’altro molto impattanti per grandezza e per storia, noi dobbiamo, credo, come Regione prima di tutto monitorare anche per quanto riguarda gli ampliamenti. Nel caso in oggetto è stato più volte chiesto, anche dalla popolazione locale, che gli ampliamenti che venivano concessi a quell’azienda fossero anche legati al monitoraggio di cosa avviene all’interno dell’azienda, perché quando parliamo di tutela della salute pubblica, e non voglio riprendere il tema Covid, non voglio riprendere la viaria, non voglio riprendere, Assessore, lei li conosce bene, gli effetti che alcuni impianti di allevamento possono avere sulla salute umana, ma quando noi pensiamo di dare deroghe rispetto agli ampliamenti, io credo dobbiamo, in questa Regione, in particolare, quando parliamo di allevamenti intensivi, valutare bene gli impatti che questi hanno sulla salute umana.
In questo caso, alle volte, anzi molte volte, non è stato fatto. In secondo luogo, mi chiedo, i controlli certo avvengono quando il fatto è avvenuto. C’era stata la stampa nazionale, il controllo è stato fatto e, come si evince da questa risposta, non sono stati rilevati atti contrari rispetto alla norma europea, ma i controlli, lo sappiamo bene, non pigliano e non prendono sempre il momento utile per verificare cosa avviene, soprattutto quando ci sono delle violazioni, come è stato rilevato dal caso della stampa nazionale.
Noi dobbiamo immaginare che ci sia un monitoraggio continuo, non solo quando il fatto avviene, e per farlo serve una norma. Quindi, ribadisco quello che dicevo in introduzione. Fino a che in questa Regione non approveremo una norma sulle emissioni odorigene e sulla tutela degli animali in gabbia noi questo lavoro non lo riusciremo a fare.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Abbiamo finito questa sessione di interrogazioni.
Adesso passiamo al punto n. 5, che riguarda il Documento di economia e finanza regionale, comunemente definito DEFR, 2026-2028 e Nota di aggiornamento della XII legislatura. Adozione di un unico documento di programmazione. Articolo 36 e paragrafi 4, 1 e 6 dell’allegato 4/1 del decreto legislativo del 23 giugno 2011, n. 118, e articolo 7 e sezione III della legge regionale n. 35/2001.
Questa roba l’avrei saltata volentieri. Proposta di deliberazione amministrativa n. 6.
Abbiamo la relazione della Prima Commissione consiliare. Dopo daremo la parola al presidente Tomaello, che è il relatore, e al correlatore, il consigliere Manildo.
Poi, ovviamente, vi prenotate per gli interventi.
Prego, presidente Tomaello.
Mi sono dimenticato di dire una cosa a beneficio di tutti. Sono trenta ore massimo di discussione, ovviamente se conteggiamo i tempi destinati e dedicati ad ogni Gruppo.
Speaker : Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente. Gentili Consiglieri, ci troviamo oggi ad approvare il DEFR, Documento di economia e finanza regionale, che è il principale strumento della programmazione regionale. Quella programmazione che deve ispirare tutte le Amministrazioni pubbliche, tra cui la nostra Regione, negli anni a venire.
Il DEFR e le linee strategiche sono, infatti, diciamo, le fondamenta, si può dire, su cui poggia il bilancio di previsione triennale che poi la settimana prossima andremo a discutere.
Il DEFR 2026-2028, che stiamo… che iniziamo ad esaminare nella giornata di oggi, è stato, diciamo, si può dire, redatto in due momenti: il primo nella scorsa legislatura a giugno, ma che poi non ha proseguito il proprio iter a causa del termine dell’undicesima legislatura e poi quello di oggi, redatto con l’inizio della dodicesima legislatura, in sintonia con il programma di governo 2025-2030, illustrato dal Presidente Stefani nella seduta del 22 dicembre 2025.
Come è stato detto all’inizio, dal Presidente Zaia, naturalmente, oltre al DEFR andremo ad esaminare anche la nota di aggiornamento al DEFR che costituisce documento unico.
Questo documento si struttura principalmente in due parti: la prima parte è formata da tre capitoli. Descrive il quadro di riferimento Veneto, nazionale e internazionale, riguardo a diversi aspetti.
Nel primo capitolo troviamo un focus sui principali dati macroeconomici relativi alle imprese, all’export, al turismo, al mercato del lavoro e alla popolazione.
Il Capitolo 2, invece, quadro di riferimento della finanza pubblica e regionale, con le previsioni sul prodotto interno lordo e sui principali indicatori macro economici.
Mentre al capitolo 3 c’è un quadro sintetico sulla programmazione europea, sui fondi europei 2021 - 2027.
Nella seconda parte, invece, si entra nel dettaglio della programmazione regionale vera e propria.
Il Capitolo 4 contiene il programma di Governo con cui il Presidente Stefani si è presentato nel mese di dicembre (Programma 2025-2030) con cui intende affrontare l’Amministrazione della Regione del Veneto e la strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, che pone come obiettivo uno sviluppo sostenibile del Veneto al 2030, in chiave sociale, economica e ambientale.
Il capitolo 5, invece, è quello, secondo me, più importante, ovvero le 19 missioni regionali dove vengono descritte le linee di azioni che la Regione metterà in atto nel prossimo triennio.
Per ogni missione sono riportati i riferimenti ai nove capitoli del programma di governo 2025 - 2030, gli indirizzi strategici per il triennio successivo, un elenco di obiettivi operativi prioritari e la descrizione dei programmi con i relativi risultati attesi.
A chiusura di questo documento, ci sono poi al capitolo 6 gli indirizzi per le società controllate e partecipate dalla Regione Veneto e gli enti strumentali. Tutti questi capitoli, questo documento, come dicevo in apertura, costituisce il presupposto alla manovra di bilancio, ovvero i progetti di legge 43, 44 e 45 che andremo ad esaminare la settimana prossima.
L’iter è stato abbastanza rapido, visto anche il periodo insolito con cui si discute di questi documenti. L’11 febbraio il testo, dopo essere stato licenziato dalla Giunta regionale, è stato assegnato alla Prima Commissione consiliare; fra il 3 e l’11 marzo, tutte le varie Commissioni, per quanto di loro competenza, hanno espresso parere favorevole a maggioranza. Il 9 marzo il Consiglio delle Autonomie locali ha espresso un parere favorevole all’unanimità. Nella seduta del 12 marzo la Prima Commissione ha espresso parere favorevole a maggioranza, licenziando il testo per l’Aula.
In conclusione, possiamo dire che ci troviamo oggi a discutere un DEFR realizzato, come dicevo, in tempi rapidi, visto il periodo insolito, con un buon background di dati e di esperienze positivi degli anni trascorsi, ma anche con un approccio innovativo voluto dal Presidente Stefani, che segue il programma elettorale che ha presentato qua a dicembre.
È un documento che mira a promuovere il territorio, valorizzando le diverse aree interne e a puntare sulle infrastrutture come motore di sviluppo; un documento che vuole il Veneto cuore dello sviluppo tecnologico e di nuove economie per rispondere alle sfide dell’oggi e del domani, ma soprattutto un documento con una particolare attenzione al sociale, alla salute, alle famiglie e agli anziani, per non lasciare indietro nessuno.
Voglio ringraziare naturalmente l’assessore Giacinti e tutti gli altri Assessori che sono stati presenti durante la discussione nelle Commissioni, le strutture tecniche del Consiglio regionale e della Giunta regionale per il lavoro anche veloce e in tempi rapidi che è stato eseguito, naturalmente i Presidenti di Commissione, che hanno lavorato anche loro in maniera veloce e hanno dato il parere nei tempi che ci eravamo dati, e tutti i Consiglieri componenti le Commissioni.
Buon lavoro.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Tomaello.
Prego, correlatore, consigliere Manildo.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie.
Siamo in un momento importante del dibattito in Consiglio regionale. C’è anche una certa emozione che condividevo con i Consiglieri dell’Intergruppo. Come diceva il presidente Tomaello è un momento particolare. Usciamo e la fretta e la velocità è per uscire dall’esercizio provvisorio e questo ha portato a una corresponsabilità da parte di tutti per cercare di fare le cose in modo approfondito, ma in tempi contenuti per poter dare il nostro apporto e poter dare uno slancio alla nostra Regione.
Il documento, il DEFR, Documento di economia e finanza regionale e la sua nota di aggiornamento in un documento unico, è il documento più importante. È l’architrave della programmazione, della lungimiranza, di quello che vogliamo sia il Veneto del futuro, Notiamo che questo documento è molto particolare, perché è su due binari: uno dell’eredità, l’altro della prospettiva. L’eredità, su che base di partenza, da che base di partenza partiamo. I dati che sono stati ricordati in modo schematico dal presidente Tomaello del quadro di riferimento, che concernono la prima parte del DEFR, non sono dati assolutamente incoraggianti, non soltanto per lo scenario internazionale che conosciamo tutti, per la difficoltà geopolitica, la caduta di certezze che pensavamo di avere, il tema del costo dell’energia, il tema dei nuovi equilibri, che sembrano, anzi si stanno affermando in modo drammatico; ma anche per il contesto Veneto.
La nostra regione, Veneto Felix, usando l’appellativo che è di un’altra regione, non è propriamente così. I dati sulla produzione mostrano che abbiamo un calo dell’1,4% della produzione in Veneto per due anni consecutivi. I dati sulla povertà, pensare che il 12,4%, 590.000 veneti, sono sulla soglia della povertà, sono dei dati che giustamente, come dice il DEFR, ci devono far pensare. Manca come criterio, come ottica il fatto, secondo noi, l’eredità più pesante che questa Amministrazione deve affrontare, che è stato definito l’esodo biblico dei giovani. La parola esodo biblico è di un giornalista, Francesco Iori. Dal 2011 ad oggi 56.000 giovani se ne sono andati dal Veneto, nel 2024 se ne sono andati 7.344.
Parto da questo, da questo angolo di visuale dei giovani, perché noi riteniamo (lo condivido con tutti i colleghi dell’Intergruppo) che la politica sia assunzione di responsabilità e dovere etico (uso etico in senso collettivo, morale, non soltanto nostro, ma etico di tutti) di creare futuro, creare prospettiva.
Pensare che possa esserci un futuro migliore rispetto al presente che si vede e che si vive è la necessità, è l’imperativo morale che ogni persona che si occupa di politica dovrebbe avere. Cito anche il Presidente Zaia, che diceva che i pessimisti non fanno fortuna. Io penso che in politica sia necessario essere ottimisti, sia necessario non per essere spensierati e non capire la profondità e le difficoltà dei momenti, ma perché c’è la necessità di trarre soluzioni.
In questo equilibrio tra eredità e prospettiva, abbiamo visto poco coraggio in questo Documento di finanza regionale, abbiamo visto poco coraggio nell’affrontare determinati temi e nel cercare di dare risposta, perché la Regione deve dare risposta. Ci sono dei macro temi, e come Intergruppo, come opposizione abbiamo presentato circa 600 emendamenti non per il gusto di fare emendamenti, ma per la necessità di far capire che alcune cose devono essere fatte in modo più profondo, in modo più concreto, in modo più lungimirante.
Vogliamo comunque dare il nostro apporto. Riteniamo che l’opposizione in Consiglio regionale debba qualificarsi nell’essere un architrave dialettico importante, per arrivare a una soluzione migliore, per dare risposte concrete ai nostri cittadini.
Parto quindi, senza ovviamente ambizione di esaustività, perché ci sono tutti i colleghi che, nel corso della discussione, nel corso degli emendamenti daranno la caratterizzazione importante che come Gruppo vogliamo contribuire a dare a questo DEFR, ma proprio perché crediamo che nella programmazione la lungimiranza sia fondamentale partiamo da un dato: i giovani che se ne sono andati ci hanno indicato più volte perché se ne sono andati e se ne sono andati perché il Veneto, rispetto ad altre Regioni (se vedete, il dibattito di oggi sui giornali cade a puntino, un dibattito in cui intervengono autorevoli persone del mondo produttivo, dell’Università, delle associazioni di categoria, della società civile, della politica, paragonando il Veneto non soltanto ad altri Paesi europei, ma anche ad altre Regioni italiane) è un ecosistema che deve crescere.
I ragazzi sono la cartina tornasole di un ecosistema che deve essere migliorato e le direttive sono casa, mobilità, possibilità di creare un futuro economico, quindi sviluppo economico e primo impiego.
La timidezza che abbiamo visto è sulle parole del DEFR, che spesso vengono usate: flessibilità fiscale. In questo riteniamo che l’eredità debba essere abbandonata, che i tempi siano cambiati e che sia necessario avere più coraggio.
Io ritengo che non sia stato particolarmente virtuoso dal punto di vista di un amministratore pubblico raccontare di avere un Veneto tax free, quando c’erano comunque delle tasse occulte, penso alla Pedemontana, o alla necessità della mancata competitività in alcuni ambiti, o a temi dell’out of pocket se si parla di sanità. Ritengo che qui ci debba essere il coraggio di tutto il Consiglio regionale di capire che la flessibilità fiscale è un sistema di creazione di politiche di sviluppo e creazione di uguaglianza.
Riprendo le parole del presidente Tomaello, che diceva che dobbiamo parlare, visto che era nel programma del Presidente Stefani di un Veneto di tutti, di un Veneto che sta attento a tutti. Nel prologo del Presidente Stefani si parla di un Veneto attento alle persone.
Noi in questo DEFR dobbiamo pensare a un patto fiscale diverso con i cittadini, dobbiamo pensare a un patto fiscale che possa incamerare delle entrate che possono essere utilizzate per creare sviluppo. Da qui avremmo voluto vedere, però siamo qui per contribuire al fatto che ci sia, una forte politica sul tema dell’abitare, partendo dalla riqualificazione degli edifici ERP, partendo dal fatto che molti giovani e giovani coppie, persone in stato di povertà – ricordo i 590.000 veneti che sono sotto la soglia di povertà – hanno bisogno di un alloggio e a questo bisogna dare risposte come sistema Veneto. Dobbiamo dare risposte a quella zona definita grigia, dove il patrimonio delle ATER può essere fondamentale per poter costruire un social housing diverso, un social housing, magari anche indirizzato verso determinate categorie, penso alle persone che potrebbero trovare occupazione nel mondo del sociale, nel mondo della sanità. Nel corso della campagna elettorale e nel corso delle audizioni abbiamo sentito con forza un grido su questo tema.
Sulle politiche dell’abitare quindi bisogna mettere qualcosa di più dei 50 milioni che sono stati messi. Quanto al tema della mobilità, la mobilità non è soltanto infrastrutture, non è soltanto asfalto, ma è anche capacità di poter avere un trasporto pubblico locale più efficiente e qui si vede, altre Regioni in Italia, che hanno investito nel trasporto pubblico locale, riuscendo a farlo diventare un modo più efficiente di mobilità e di movimento all’interno di una Regione, facendole diventare più attrattive. Penso a Regioni come l’Emilia Romagna che con uno stanziamento di circa 18.000.000 di euro sono riusciti a dare la gratuità a determinate categorie di persone, studenti e lavoratori.
La creazione di sviluppo, poi, passa attraverso un patto. In campagna elettorale tutti noi ci siamo riempiti la bocca: dobbiamo arrivare a un Veneto che sdogana la partecipazione come modalità di governo della nostra Regione. Ecco, io ritengo che la partecipazione sia necessaria. Il coinvolgimento con gli altri attori, con gli altri portatori di interesse sia fondamentale per poter cercare di dare una linea, una visione al nostro Veneto e un tema proprio ci occupa in questi giorni il cosiddetto: contratto di ingresso, borse d’ingresso. Possiamo chiamarlo come vogliamo, ma il fatto che ci sia la necessaria cooperazione, quindi non soltanto risorse da parte della Regione, ma la Regione che incomincia a dare il buon esempio, incomincia a dire: dobbiamo avere delle politiche sull’impiego, sulla politica di ritenzione e attrazione del capitale umano dei giovani, è assolutamente necessario che venga fatto. Tutte queste risorse sono assolutamente possibili da trovare. È importante cercare di uscire dalla facile narrativa del: Non mettiamo le mani nelle tasche dei veneti, perché le mettiamo lo stesso, le mettiamo in modo occulto e in modo indiretto, cerchiamo di parlare e fare un patto fiscale diverso con i nostri conterranei.
Ecco, in questo devo dire che ci ha molto colpito il fatto che questo DEFR sia stato troppo ponte, l’Assessore diceva: è un bilancio ponte. Benissimo, il bilancio ponte e a noi piacciono i ponti - piacciono più i ponti che i muri - però è il DEFR, per sua natura, è un documento di visione, di programmazione, deve essere un ponte verso qualcosa, non un tender, non un qualcosa che ci porta, deve essere qualcosa che ha una sua pregnanza. Avremmo voluto, quindi, che questo DEFR fosse, e vogliamo che lo diventi grazie ai nostri emendamenti, più coraggioso sul fatto di dire che il Veneto ha bisogno di una politica che guarda con forza determinate carenze.
Abbiamo visto ‒ concludo ‒ il tema dei giovani come chiave di lettura fondamentale. Ce l’hanno detto gli auditi nelle Commissioni quando venivano a parlare di necessità, categorie economiche che ci parlavano di necessità di politiche su abitare, casa, costo della vita e mobilità e dicevano che non erano neppure più temi sociali ma temi economici, che servono per garantire una maggiore concorrenzialità al nostro sistema economico. Su questo dobbiamo battere un colpo con forza.
Spendo due parole sul tema della sanità. Mi dispiace che non ci sia l’Assessore alla sanità. Mi piace moltissimo l’indagine linguistica dell’Assessore alla sanità, che in una Commissione diceva: non siamo nel tempo di Kronos ma siamo nel tempo di Kairos. Mi è rimasta molto impressa questa cosa, mi piace molto. Sono parole sue, non mie. Kronos è il tempo cronologico, Kairos è il tempo cruciale, è il tempo delle scelte. Ed è molto vero proprio sul tema della sanità. Ebbene, sulla sanità, che è la voce di bilancio più importante della Regione, ci saremmo aspettati qualche pagina in più sul DEFR. È vero che “Mi illumino d’immenso” è un’opera d’arte, è stupenda, e che la “Divina Commedia” a tratti ogni tanto è lunga, però qualche parola in più, qualche idea in più sul fatto del riconoscimento dell’articolo 32 della Costituzione come base è assolutamente inderogabile, sul fatto della territorialità e della medicina di prossimità, come delle necessità di attività che devono essere implementate e devono essere assicurate. Il tema della reingegnerizzazione e il tema tecnologico, che vengono spesso ripetuti, sicuramente sono temi molto importanti, ma qualche parola in più anche sul rapporto con i privati, sulla necessità che i privati non si scelgano le prestazioni in base soltanto alla redditività economica, ma si valorizzi con forza il fatto che la sanità è presa in cura delle persone più che prestazioni da erogare, su questo ce lo saremmo aspettati e abbiamo posto molti emendamenti su questo tema.
Finisco. Ho preso molto tempo, ma ci tenevo a indicare delle linee guida. In sintesi, riteniamo che il Documento di economia e finanza regionale sia fondamentale, è un ponte, è un momento che divide due epoche importanti della nostra Regione, avremmo voluto ci fosse più coraggio e siamo qui, come opposizione che ritiene di svolgere questo servizio con senso di responsabilità, siamo qui per aiutare a dare questo coraggio.
Ritengo che le riforme, le cose serie, i temi seri vadano affrontati al di là della logica da stadio e ne abbiamo un insegnamento dall’ultima campagna referendaria, dove il tema trattato male fa diventare inutile qualsiasi dibattito serio sui temi. Una campagna elettorale referendaria tristissima ha svilito dei temi importanti che dovrebbero essere affrontati con tutt’altro piglio.
Finisco con l’auspicio che la discussione e l’auspicata centralità del Consiglio regionale, più volte detta dal presidente Stefani, sia effettiva e che la collaborazione e la potenzialità di supporto che è stata richiesta ed è stata anche è offerta da parte dell’opposizione venga effettivamente praticata e si possa insieme dare una prospettiva forte e migliore al nostro Veneto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Manildo.
Adesso, prima di passare la parola al primo Consigliere iscritto, che è il consigliere Cunegato, vi ricordo ‒ potrebbe essere anche l’ultimo ‒ che abbiamo due fasi, quella della discussione, poi ci sarà un’interruzione e si riunirà la Commissione per valutare l’ammissibilità degli emendamenti a fine discussione. Dopodiché inizieremo la seconda fase, che sarà quella della votazione e degli interventi sugli emendamenti.
Consigliere Cunegato, prego.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Credo che l’analisi dei numeri del DEFR ci dica che stiamo andando incontro al precipizio. Se si fanno solo politiche di piccolo cabotaggio, se, come pare, si sposta solo un milioncino qui e un milioncino là, se a livello di scelte romane e a livello di scelte veneziane non si ha il coraggio di osare un cambiamento reale, noi ci stiamo dirigendo sull’orlo del precipizio e i numeri, per chi li sa leggere, sono eloquenti.
Partiamo dai numeri sull’economia. 2023, il Paese Italia cresce dell’1% del PIL, il Veneto dello 0,5. 2024, il Paese Italia cresce dello 0,7% e il Veneto dello 0,5. Eravamo la locomotiva d’Italia. Stiamo diventando l’Ape cross. Guardate che, se uno va a vedere, anche la configurazione dell’economia veneta dovrebbe farci riflettere. Prima è stato ricordato che stiamo assistendo a una continua diminuzione della produzione industriale e della manifattura, quindi noi cresciamo meno degli altri, abbiamo un’economia in cui c’è una manifattura più debole, e guardate che noi di Sinistra siamo per la manifattura, perché solo nella manifattura si produce un lavoro solido, solo nella manifattura c’è alto valore aggiunto e si possono creare dei salari che riescano a concedere alle persone di far fruttificare le loro vite.
Invece assistiamo alla diminuzione della manifattura e all’aumento del turismo. Meloni dice che il turismo è il nostro oro nero, anche l’ex Presidente Zaia esaltava la crescita turistica, ma vi ricordo che il 40% dei lavoratori del turismo sono lavoratori poveri, quindi se assisto a un cambiamento del tessuto economico per cui diminuisce la manifattura e dall’altra parte aumenta il turismo, io non devo essere contento, devo rimettere in campo politiche industriali serie.
Ricordo che il nostro Paese, quando faceva politiche industriali, dal 1953 al 1983, cresceva più di tutti, e poi decresceva più di tutti. Se non facciamo questa cosa, andiamo incontro al disastro, anche perché i numeri vanno letti bene e c’è un paradosso, abbiamo una crescita del PIL inferiore all’Italia e abbiamo una crescita dell’inflazione superiore all’Italia, e guardate che i numeri sono veramente eloquenti.
C’è scritto in questo DEFR (nessuno lo ha sottolineato) che il 41% dei veneti fatica ad arrivare a fine mese, è scritto in questo DEFR. Cosa facciamo? Spostiamo un milioncino qui e un milioncino ora.
Secondo tema, la demografia. Se uno guarda i dati demografici, non può fare un DEFR di questo tipo. La demografia ci dice che nel 2002 noi avevamo un tasso di anzianità dei 135, che vuol dire che avevamo 135 over 65 ogni 100 under 15, pensate che nel 1971 euro a 46, adesso è 211, cioè nel 1971 avevamo il doppio dei giovani rispetto agli anziani, adesso abbiamo il doppio degli anziani rispetto ai giovani. Nel 2040, cioè fra pochissimi anni, arriveremo a 311, e le conseguenze sono veramente drammatiche, il sistema non regge.
Prima conseguenza: l’impossibilità di sorreggere un sistema sanitario senza un investimento che sia reale a livello nazionale, e voi governate a Roma. È molto semplice, se ho sempre più anziani, ho sempre più bisogni sanitari e ho sempre più malati cronici. Abbiamo visto i dati: 11.000 veneti che non hanno un posto in case di riposo, e senza più risorse come fai ad avere le impegnative? Quindi, aumento dei bisogni sanitari; e d’altra parte, lo scrivete voi nel DEFR. Questa è colpa di una scelta scellerata di chi governa a Roma: nel 2020 si spende il 7,2% del PIL in sanità pubblica, oggi il 6,3 nel 2028, il 5,9, con un combinato disposto tragico: aumento dei bisogni, aumento dei malati cronici e diminuzione degli investimenti.
Ergo, e ci tornerò, privatizzazione del sistema. Non ne scappiamo, se non cambiamo radicalmente la prospettiva.
C’è un altro dato che nessuno ha discusso che riguarda l’Agenda 2030, che voi citate, al GOL n. 15, “Vita sulla terra”. Siamo i peggiori in Italia e siamo quelli che sono peggiorati di più, in Italia. E visto che il nostro Gerosa, esperto di latino, ci cita la Carta di Padova, In Universum Salus, e dice giustamente che la salute non è assenza di malattia, ma è il prodotto di tutta una serie di condizioni, se io distruggo l’ambiente, distruggo la salute. Guardate che il parametro ci mette in fondo, ci dice che siamo quelli che hanno consumato più suolo negli ultimi quindici anni.
Se cioè in Europa c’è il 4% del territorio cementificato, e in Italia il 7, noi siamo quasi arrivati al 12. Anche qua, vorrei una prospettiva che abbia il coraggio di dire che la legge 14/2017 fatta contro il consumo di suolo ha fallito. Ser cioè io faccio una legge contro il consumo di suolo, e contemporaneamente sono sempre primo nel consumo di suolo, quella legge non va. Io vorrei che ci fosse scritto qualcosa rispetto a questa prospettiva.
Prima abbiamo parlato dell’acqua, così come, ritornando alla demografia, manca completamente un passaggio. Prima Manildo ha sottolineato il fatto che i giovani vanno via, ed è giusto. Ma qual è la conseguenza demografica del calo delle nascite? Siamo passati da 50.000 nati a 20.000 nati. Vi ricordo che in Italia nel 1960 nascono 1 milione di italiani perché noi facciamo 1,2 figli. Quindi, la generazione dei nostri figli è il 40% in meno della nostra. Se cioè io faccio due figli, e la generazione dei miei figli è uguale alla mia; se ne faccio 1,2 vuol dire che sono il 40% in meno. Se dura da quarant’anni, passo da 1 milione di nati a 500.000 nati, a 379.000 nati: ci stiamo estinguendo.
Lo dico anche all’assessore Bitonci: le proiezioni ci dicono che nel 2037, tra undici anni, mancheranno 400.000 lavoratori in Veneto e non c’è una parola sul DEFR. Cosa facciamo su questa roba qua? Che vuol dire il crollo del tessuto economico, ma che vuol dire il crollo della sanità pubblica, perché se mancheranno ingegneri, mulettisti, chimici, chiudiamo le fabbriche; ma se mancheranno - come sta succedendo – OSS e infermieri, chiudiamo gli ospedali e da qua a 10 anni, ce lo dice, come dire, l’ordine infermieri mancherà… avremo il 21% di infermieri in meno. Ecco, tutto questo non viene affrontato.
Arriviamo adesso alla sanità, giusto per fare il quadro completo, visto che è l’80% del bilancio.
Ecco, io vorrei ricordare che nella relazione sociosanitaria del 2025, che abbiamo insieme analizzato, emergono dei dati che dovrebbero preoccuparci tutti, che dovrebbero dirvi: Meloni, tu che sei la nostra Premier devi aumentare il fondo sanitario, perché sennò andiamo incontro al disastro, perché? Perché gli ultimi dati ci dicono 12,2 miliardi di spesa pubblica, di questi 2 miliardi vanno alla sanità in convenzione; 4,11 miliardi di out of pocket, 4,11 miliardi spesi dai veneti. Ergo: 10 nel pubblico, 6 nel privato. Il nostro sistema non è più pubblico e noi spendiamo più di tutti. È chiaro? Spendiamo 847 euro pro capite contro la media 730 euro pro capite.
Quali sono le conseguenze: che prima abbiamo detto che il 41% dei veneti non arriva a fine mese, ma la privatizzazione della sanità è in impoverimento. Guardi che il Partito Comunista italiano volle il sistema sanitario pubblico perché tutti ricordano Tina Anselmi. Pochi ricordano che già nel 1962 Giovanni Berlinguer propose un disegno di legge sulla sanità pubblica, la riproporre nel ‘65, la ripropone nel ‘72.
Il Partito Comunista Italiano voleva la sanità pubblica perché sapeva che era la condizione di possibilità per realizzare il diritto alla salute, ma sapeva che la sanità pubblica è difesa del reddito. La privatizzazione della sanità, che trasforma un diritto in merce, impoverisce i veneti. È chiaro? E poi lascia sempre più persone senza, evidentemente, una cura.
Concludo riprendendo in parte quanto ha detto Manildo. Qua o si osa un cambiamento radicale o si costruisce un nuovo patto sociale, oppure il nostro patto esplode. È chiaro, mettete insieme i numeri di cui ho appena parlato.
Allora prima Manildo ha usato una frase, prima dico un’altra cosa che dovrebbe farci ragionare: l’anno scorso 79 italiani miliardari hanno accumulato 55 miliardi di euro. Settantanove italiani. Secondo il rapporto CREA per avere una sanità che sia di nuovo pubblica dovremmo trovare 50 miliardi di euro. Allora, dico anche a voi: c’è o non c’è qualcosa che non va in una società dove settantanove persone accumulano in un anno 55 miliardi di euro e non riusciamo a trovare 50 miliardi per la sanità pubblica di sessanta milioni di italiani? Guardate che il patto costituzionale che fu voluto dalla Democrazia Cristiana, insieme al Partito Socialista e al Partito Comunista, sta esplodendo di fronte a questi numeri. E allora bisogna avere coraggio.
Berlusconi e Zaia dicevano: non metteremo le mani nelle tasche degli italiani (non nelle mani dei veneti). Attenzione, questa frase va decostruita e risemantizzata, perché non voleva dire “non metteremo le mani nelle tasche dei veneti” ma voleva dire “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani e dei veneti ricchi, per metterle nelle mani degli italiani e dei veneti poveri”, perché quei 4,11 miliardi di sanità privata è una tassa occulta. È chiaro? Quella è una tassa occulta, che pagano tutti, per non chiedere a chi ha di più di dare di più. Allora, se non ricominciamo a chiedere a chi ha di più di dare di più… E vi ricordo che un’IRPEF molto più progressiva non era in Unione Sovietica, ma l’ha fatta la Democrazia Cristiana, di destra, tra l’altro, nel 1072, dove c’era un’IRPEF progressiva che andava addirittura da dieci a trentadue scaglioni. Ma noi siamo l’unica grande Regione che non ha un’addizionale IRPEF. È chiaro? L’unica grande Regione.
Noi una proposta l’abbiamo fatta, ma dobbiamo avere il coraggio ‒ e qui concludo ‒ di dire che, se non cambiamo questa prospettiva, la conseguenza sarà, senza politiche industriali, un declino, anche alla luce di quello che sta succedendo con il vostro amico Trump, che prevede, in seguito alla guerra in Iran, un aumento di spesa per le famiglie di 1.200 euro e, per la CGIA di Mestre, un aumento di spesa per le fabbriche di 10 miliardi di euro. Ci stiamo deindustrializzando. Quindi, senza politiche industriali e senza il coraggio di trovare risorse per garantire di nuovo la sanità pubblica io temo ‒ e questo non c’è dentro questo DEFR ‒, senza il coraggio di trovare delle soluzioni per trovare del personale nei prossimi anni, e questo non c’è in questo DEFR, che siamo destinati al declino economico ma anche civile, perché una società dove sempre più persone non si curano è una società che ha perso sé stessa.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliera Ostanel, prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente, anche per la declinazione femminile. Inizio questo discorso, e spero che poi rientri il presidente Stefani, su un tema a me caro da cinque anni, questo è il sesto. Lo dico anche a lei, presidente Zaia. Continuare a dire che siamo una Regione tax-free, utilizzando il suo slogan oggi riprodotto anche dal presidente Stefani, io penso sia un grande errore. L’ho detto in quest’Aula anche con lei per cinque anni, oggi lo ridico in maniera chiara e provo a spiegare perché.
Gli anni scorsi utilizzavo i dati delle tasse nascoste relativi, ad esempio, a quanto una donna veneta paga in più per la retta del proprio asilo nido, rispetto alle altre regioni. Oggi però ho un dato ancora più importante ed è scritto all’interno di questo Documento di economia e finanza: quanto i veneti, indipendentemente dal loro reddito, pagano per il buco della Pedemontana. 100 milioni di euro nei due anni precedenti, 117 milioni di euro a bilancio nei prossimi tre anni: 227 milioni di euro.
Io potrei chiudere qui il mio discorso e guardo anche l’Assessore al bilancio. Cosa facciamo per recuperare quello che noi stiamo sborsando per un contratto capestro di un’autostrada, la Pedemontana, che non sta dando oggi i risultati che la Giunta credeva in termini di traffico? Anche immaginare che noi dobbiamo sperare che il traffico aumenti in una infrastruttura per non avere il nostro bilancio alla canna del gas, a me sembra una di quelle contraddizioni nel 2025-2026 che io non vorrei nemmeno dover pronunciare in quest’Aula. Cosa facciamo per riuscire a mettere un freno e a recuperare un buco che sta ipotecando il nostro bilancio ormai da due anni, da quando la superstrada Pedemontana veneta è stata inaugurata e che continuerà, scritto nero su bianco in questo documento, nei prossimi tre, con 117 milioni di euro?
Potrei fermarmi qui e lo dico perché, con un accesso agli atti, abbiamo verificato anche le previsioni del traffico che la Giunta dà. Sovrastimare del 20% l’aumento del traffico nella Pedemontana non combacia con i dati che noi abbiamo raccolto, perché ad oggi ci sono 20.000 veicoli l’anno, ce ne dovrebbero essere 27.000 solo per raggiungere un minimo aumento; e noi non abbiamo un aumento che ci porti a far entrare i soldi che ci permettono poi di pagare il canone, un canone che aumenta, ma lo sa bene l’Assessore, di 8 milioni di euro l’anno, mentre i capitali degli investitori vengono remunerati all’8%.
Voglio chiedere a qualsiasi di noi che sta magari investendo un euro dei propri risparmi se i propri risparmi remunerano dell’8% annuo. La risposta è no, allora noi arricchiamo qualcuno, facciamo pagare i veneti e i veneti pagano il buco della Pedemontana indipendentemente dal loro reddito e indipendentemente se quell’autostrada la usano o no, se hanno la patente o se non ce l’hanno.
Io vorrei davvero cercare di creare qui, in quest’Aula, un cambio di paradigma, perché io speravo che questa nuova Giunta introducesse l’addizionale IRPEF, invece a mezzo stampa il Presidente Stefani ha dichiarato che non verrà introdotta nemmeno per l’anno prossimo. Ma cosa facciamo? Ma perché non abbiamo il coraggio di farlo? Di chi abbiamo paura? Io ve lo chiedo in maniera chiara: di chi abbiamo paura? Perché senza quei soldi noi non riusciamo ad investire in questa Regione, e vi faccio capire, con i dati alla mano, che un’addizionale IRPEF sui redditi sopra i 50.000 euro l’anno significa che una persona che ha un reddito di 55.000 euro paga 9 euro al mese, neanche l’abbonamento per la Serie A di una delle piattaforme che tutti noi o voi usiamo.
Ci sembra normale avere paura di chiedere 9 euro al mese a chi ha 55.000 euro di reddito l’anno, per investire 210 milioni di euro, proprio quando la Pedemontana Veneta ce ne toglie 117 nei prossimi tre anni? Guardate che gestire il Bilancio di una Regione è come gestire la propria famiglia, quindi vi chiedo davvero: la state gestendo bene? Io penso di no, e dovete prendervi le vostre responsabilità come Giunta, perché non introdurre l’addizionale IRPEF e dire che non la introdurrete nemmeno l’anno prossimo è un errore grave. I dati di questo DEFR, come ha detto bene il collega Cunegato, lo dimostrano chiaro.
Ne cito alcuni: l’occupazione femminile in calo in questa Regione, i giovani, quelli che non lavorano e non studiano, in aumento, anche rispetto alla media nazionale, il PIL che cresce meno dell’Emilia-Romagna, citiamo sempre il PIL del Veneto che cresce, che corre, che innova, eppure cresce meno della vicina Emilia-Romagna. Questi dati non sono un caso, questi dati non sono colpa della nostra manifattura, delle nostre aziende, dei nostri lavoratori, ma perché la Giunta regionale sono vent’anni che non investe. Quante volte ve lo dirò? Continuerò a dirvelo in quest’Aula ogni volta che potrò prendere la parola, fino a che non vedrò qualcuno di voi introdurre l’addizionale IRPEF e avere il coraggio magari di perdere due voti, magari di perdere un minimo di consenso, ma di fare quello che è giusto per la nostra Regione, per il Veneto.
Potrei chiudere qui, ma andrò avanti. Chiedo quindi un Consiglio straordinario, l’ho chiesto a mezzo stampa, ho chiesto al Presidente Stefani di farlo lui. Ma a questo punto, se non lo avremo, sulla Pedemontana lo dovremo chiedere noi, un Consiglio straordinario.
I conti che prima ho citato, di questa tassa nascosta, sono dei conti che sono talmente visibili – sono usciti a mezzo stampa, li avete visti tutti – sono talmente incredibili, che io voglio davvero capire quale strategia ha la Giunta, conti alla mano, per rientrare, per non dover utilizzare questi 117 milioni nei prossimi tre anni. Ce li ritroveremo: a dicembre ne avremo ancora, ancora per l’anno dopo, ancora per l’anno dopo… Io non ho intenzione di stare qui dentro, altri cinque anni, a vedere ogni anno mettere 50 milioni circa sulla Pedemontana Veneta. Sono meno nelle prossime annualità, io penso che il vostro dato sia sovrastimato, basta vedere i dati di traffico.
Non a caso avete investito un’altra società per una consulenza per fare un nuovo studio: giusto, dando, tra l’altro, talmente pochi euro che spero che quello studio venga fatto bene. C’è un problema chiaro, c’è un problema enorme come una casa e chiediamo, se non lo farà il Presidente Stefani, di fare un Consiglio straordinario su questo.
Perché dobbiamo investire? Ho citato la disoccupazione giovanile, ho citato la disoccupazione femminile. Io penso che ci siano tante emergenze, in questa Regione, ma ne voglio citare solo due: solo due a cui io penso che almeno per un anno dovremmo dare la priorità. Il primo è l’emigrazione giovanile. Come sempre faccio, speravo ci fosse il Presidente, ma poi gliele lascio, ho fatto dei cartelli, perché bisogna far vedere le cose, far vedere i dati. Questa è l’emigrazione giovanile: guardate il Veneto come è preso rispetto alle diverse province: quelle in rosso sono quelle che perdono popolazione, ne perdono tantissima e perdono dei dati, rispetto alla popolazione, che sono ancora meglio visibili qui.
Quelli rossi sono gli espatriati, quelli che vanno via, quelli blu sono quelli che ritornano, divisi per tipologia: se sono laureati, se sono licenza superiore, se sono licenza media inferiore. Queste persone, i nostri giovani, stanno andando via e non ritornano.
Io non ho più voglia, anche qui, di sentire un dibattito che chiede solo ai giovani di non andare via. Io penso che questa Regione dovrebbe avere il coraggio, investendo i soldi di cui parlavo prima, di farli tornare, perché quando abbiamo dei dati così, e questo io spero davvero che sia chiaro, e anche qui, sulla stampa il dibattito sull’emigrazione giovanile in questi giorni è stato forte, sono intervenuti docenti universitari, mondo imprenditoriale, persone che lavorano dentro le Fondazioni che fanno l’analisi dei dati, che ci fanno capire che quando il Veneto perde i giovani è per questo che poi i dati, anche rispetto alla sua crescita, vanno indietro.
Quindi, o noi riportiamo dentro le persone che sono emigrate, si sono formate e noi oggi le riportiamo qui o veramente io vi invito a fare questo ragionamento. La nostra economia, la nostra crescita non riprenderà perché non può riprendere sulle spalle degli anziani e dei pensionati.
Siamo la seconda Regione per emigrazione, dopo la Lombardia; la seconda in Italia, nel nord Italia. Allora noi dobbiamo fare un ragionamento serio sull’emigrazione dei nostri giovani. Facciamoli tornare e diamogli la visione che questa Regione si sta occupando di loro.
In questo DEFR si parla di loro solo legandoli a delle missioni, le solite, lo sport e le politiche giovanili. Lo dico sempre, veramente è cinque anni che lo dico. Mi viene risposto in Commissione di solito: Beh, ma le politiche giovanili sono trasversali a tutti gli Assessorati. No. Basta. Io non voglio più sentire questa risposta. C’è bisogno di una competenza dedicata sui giovani.
Abbiamo una Consigliera delegata e in Commissione ho chiesto: Come facciamo lavorare la nostra Consigliera delegata senza soldi. Non c’è niente. Lo vedremo settimana prossima: c’è zero a bilancio dedicato specificatamente ai giovani, politiche dedicate. E non mi basta che mi diciate: Beh, c’è un po’ qui, c’è un po’ lì, un po’ sulla cultura. No. Non funziona. Altrimenti i dati non sarebbero così.
Allora vi chiedo di poter valutare settimana prossima un emendamento - e tanti che faremo sulle politiche giovanili - perché o noi decidiamo di dare gambe ad una legge quadro sui giovani che, tra l’altro, tutta la minoranza ha firmato e spero ce ne saranno altre anche dall’altra parte, oppure noi i giovani qui non li riporteremo, non gli daremo un futuro, non cercheremo di dire loro che la Regione si occupa di loro.
Ormai, voglio dire, si sono abituati a vedere che per loro non c’è niente, ma vogliamo o no cambiare questo trend? Anche perché se citassi le dichiarazioni del Presidente, anche in questa Aula, rispetto alla tutela dei giovani, all’attenzione ai giovani, sono delle citazioni talmente lunghe che poi cozzano, cozzano con la realtà delle cose, perché non c’è nulla in termini numerici e nemmeno nulla di scritto nero su bianco sul Documento di programmazione di questa Regione.
Allora qualcuno si fa delle domande, ma le dichiarazioni virgolettate che ho nei miei appunti del Presidente che dice che dobbiamo lavorare per il rientro dei nostri giovani, per non farli andare via, per dargli l’accesso alla casa, il benessere psicologico, sono vere? Questa è la domanda che ci facciamo, perché se non lo vediamo nei documenti il dubbio che non sia vero ci viene.
Chiudo sulla casa, perché è l’altro tema di oggi, penso, se dobbiamo davvero immaginare due grandi emergenze che riguardano la popolazione giovanile, giovani e casa, e i dati ce lo dimostrano. Abbiamo patrimonio ATER sfitto. Questa Regione è al 20,7%. Il 20% del patrimonio ERP è sfitto, non è in graduatoria. La Regione Emilia-Romagna ‒ cito ancora lei ‒ è al 7%. Perché? Qual è il motivo? Perché non abbiamo i soldi per investire sulle politiche abitative. Le altre Regioni hanno investito 120 milioni di euro. La Regione Emilia-Romagna ne ha investiti così negli anni passati, riformando la legge sulla casa, mettendo dei soldi, investendo sulla rigenerazione del patrimonio ERP sfitto anche nelle aree interne, rigenerando quegli alloggi anche per fare social housing. Ma senza soldi questa cosa non si fa. I 50 milioni di euro sono un inizio, ma ne servono di più, ne servono tanti di più. Sapete perché? Perché, se noi per anni abbiamo abdicato a mettere a posto le case pubbliche, e lo sa bene l’assessore Corazzari, ero diventata la sua stalker, era seduto qui, ad ogni Consiglio per i cinque anni scorsi, se noi non investiamo per tempo, il patrimonio che si degrada costa sempre di più. Se l’anno uno una casa può costare 20.000 euro per rimetterla a posto, se non lo si fa in tempo all’anno cinque costa 80.000 euro, e quindi bisogna spendere di più. Se noi non investiamo ora, ora significa quest’anno, noi non ce la facciamo a rimettere a posto il patrimonio pubblico sfitto. Allora, i 50 milioni di euro sono una partenza, ma non bastano.
Noi dobbiamo investire davvero sulla casa. In questo documento di programmazione io vedo un tentativo, è scritto qualcosa di diverso rispetto agli anni scorsi. Ora serve dare gambe. La settimana prossima ci saranno degli emendamenti anche su questo in termini economici, ma intervengo oggi per dire che la programmazione è quella che ci porta a dire dove quei soldi vanno messi. Per me la prima priorità, infatti ci sono degli emendamenti in questo senso, è la rigenerazione del patrimonio ERP sfitto. Altrimenti, sa cosa succede? Ne abbiamo varie volte parlato anche con l’assessore Roma. Se noi investiamo tanto nel social housing e poco nell’ERP, noi mettiamo categorie le une contro le altre. Invece, noi dobbiamo pensare, come nella teoria dei vasi comunicanti, che questi due vasi, l’ERP e l’ERS, vadano insieme, perché quando, invece, noi facciamo abbassare uno e sale l’altro significa che stiamo togliendo casa pubblica per dare casa alle fasce medie. Questi due vasi comunicanti devono andare insieme, devono salire nella stessa maniera. Quindi fino a che io non rigenero patrimonio ERP, se faccio ERS, tolgo ERP. E questa cosa qui non va bene dal punto di vista della programmazione.
Siccome non ho visto nella parte, nella missione legata alla casa, un chiaro segnale rispetto alla prima priorità, che è l’ERP, l’ho indicata. Spero che la Giunta seguirà, perché davvero la domanda, e chiudo, è questa. Noi abbiamo sentito dichiarazioni importanti a mezzo stampa, tante delle quali riprendevano degli impegni che con il collega Cunegato e tutte le minoranze abbiamo sempre posto anche all’interno della campagna elettorale e nei lavori degli anni precedenti. Oggi però arriviamo un po’ al vedo. È come quella partita di poker dove hai delle belle carte, ma poi, a un certo punto, le butti giù e vedi che cosa hai. Stai bluffando o no?
Allora la domanda è questa: si sta bluffando o no? Abbiamo delle dichiarazioni e abbiamo poi carte conseguenti? Ecco, io penso che le carte e conseguenti siano l’unico modo per andare a vedere cosa cambierà di questa Regione nei prossimi anni e credo, e chiudo, che fino a che non ci sarà il coraggio in questa Giunta di inserire un’addizionale IRPEF regionale progressiva per i redditi più alti, visto l’errore Pedemontana, noi non ce la faremo. Allora, qui sì, chiedo davvero di pensare a quest’Aula e a questa regione come la propria famiglia.
Vogliamo davvero immaginare di dare le gambe a tutte le cose che avete, anche belle magari, annunciato alla stampa? Dare le gambe significa trovare i soldi. Per farlo serve fare delle scelte e queste scelte vanno fatte adesso. Chiedo quindi se c’è il coraggio davvero di metterla in atto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Chiede la parola in via straordinaria il consigliere Manildo. Prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Chiederei se fosse possibile una sospensione con i Capigruppo per l’ordine dei lavori e un po’ l’ordine d’Aula per vedere come regolamentare la discussione, l’ammissibilità di provvedimenti, di presentazione dei provvedimenti in seduta oltre a degli emendamenti.
Speaker : PRESIDENTE
Okay, però non oltre il quarto d’ora. Grazie.
Riprendiamo, grazie, accomodatevi.
Riusciamo a ripartire, se la tecnologia ci supporta. Consiglieri, grazie, dovremmo riprendere da Flavio Baldan, che è qui presente. Stiamo mettendo a posto i meccanismi, però il tempo lo teniamo comunque a video. Quanto vi risulta?
Si prepari Flavio Baldan e a seguire Paolo Galeano.
Diamo la parola al consigliere Baldan. Prego, Flavio.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie a lei. Un saluto anche al Presidente Stefani. È un’occasione importante che ci sia, perché il messaggio che proporrò è soprattutto rivolto alla sua Presidenza.
Prima, enunciando il DEFR, il consigliere Tomaello ha detto che è composto di due parti: il quadro di riferimento che delinea lo scenario macroeconomico a livello nazionale e poi a livello regionale; la seconda parte è la programmazione regionale, in funzione di quei dati macroeconomici che dopo commenteremo, perché lo scenario credo sia ampiamente cambiato.
Manca una terza parte, lo sottolineava prima la consigliera Ostanel: secondo me manca una terza parte, quella riservata ai conti della superstrada Pedemontana veneta e al suo impatto di bilancio nell’attuale bilancio di quest’anno e negli anni a seguire.
Prima di arrivare alle considerazioni su Superstrada Pedemontana Veneta, che in qualche modo merita un capitolo a parte, ma merita un capitolo a parte, al di là dei numeri, perché finalmente, sia fatta non a livello di post, come abbiamo sempre fatto, o come io ho fatto, ma adesso, essendo presente in questa Istituzione, sia fatta finalmente un’operazione di trasparenza e di verità su come sono andate le cose.
Mi associo quindi a quello che ha chiesto la consigliera Ostanel, di creare una Commissione straordinaria per capire perché ci vengono delineati i numeri di Superstrada Pedemontana Veneta, che non sono quelli che ci ha narrato l’Amministrazione precedente, men che meno l’Assessore che se ne occupava. Vi dico perché è importante questo: perché anche nei numeri di bilancio attuali, e appare evidente anche dalle notizie di stampa che il problema di Superstrada Pedemontana Veneta sono i famosi flussi di traffico, flussi di traffico che, ormai appare innegabile, per quanto siano oggetto di trasformazioni, di analisi o di studi di altro tipo, non sono in grado di andare ad impattare sugli oneri finanziari che pesano su quella struttura lì. Allora questo dato qui lo avete già in mano che questi numeri non tornano perché nel 2017 - ed è lì il punto cardine di superstrada pedemontana veneta - a un certo punto Regione Veneto non ha le risorse per andare avanti; servono 2 miliardi, più o meno mal contati, per chiudere l’opera e voi dite, giustamente: Dove li prendiamo questi 2 miliardi? Regione Veneto non li ha. Li chiediamo al mercato. Voi cercate di chiederli al mercato italiano e il prospetto che voi presentate a CONSOB, non serve che vi dica quali sono le motivazioni per cui CONSOB boccia dei prospetti; il prospetto che viene bocciato. Quindi, dovete fare un’operazione diversa. Regione Veneto crea questa società veicolo, va in Irlanda e colloca lì due Bond; due Bond obbligazionari, uno un senior al 4% credo per 1,2 miliardi – 1,3 miliardi da questo punto di vista, certo, e un subordinato che, grossomodo, copre attorno i 750.000.000 di euro, da questo punto di vista. Io, guardi, che ho letto… Se lei prende… No no, no, no, guardi, io ho letto l’intero prospetto che è stato emesso su Superstrade, sono 600 pagine, lo trova anche su internet, ed è specificato tutto quanto.
Allora qual è il problema: che il senior quota il 4% con una scadenza lunghissima, che copre l’intera durata del debito degli spazi con superstrada, del riscontro del canone di Superstrada Pedemontana veneta; il subordinato ha una scadenza inferiore.
Addirittura la stranezza, perché queste emissioni qui raggiungono delle cose un po’ strane, perché addirittura Regione Veneto, contrariamente a quello che accade nell’ambito finanziario, garantisce pure il subordinato. Il titolo subordinato è un’obbligazione, sostanzialmente, che - lo dice il nome - è subordinata da questo punto di vista e paga dei tassi superiori, proprio perché ha un rischio maggiore e sostanzialmente viene garantito da Regione Veneto.
Allora, siccome si vorrebbe capire dai numeri che sono emersi, mi pare che una parte di questo subordinato sia andato in ammortamento, ma cerchiamo di capirlo. Chi sono i bondholders che detengono tutto questo debito? Perché questo debito poi è stato collocato a livello internazionale. Vorremmo capire qualche numero da questo punto di vista. Perché se questi oneri finanziari impattano su quelli che sono i flussi, è chiaro che non riusciremo mai ad andare in parità. Tra l’altro, nel prospetto informativo collocato in Irlanda i flussi erano indicati sostanzialmente in 25.000-26.000 passaggi e all’interno del prospetto ‒ se voi lo andate a vedere, è scritto a più riprese ‒ la società che gestiva l’emissione raccomandava alle società che investivano in questi due bond di dotarsi di uno studio legale che comprendesse bene i rischi di questo investimento. Perché, dove stavano i rischi? I rischi stavano sostanzialmente in quel prospetto di flussi che, poi, si è rivelato totalmente sballato. Noi li abbiamo visti tutti i numeri di Superstrada Pedemontana Veneta, abbiamo visto che i passaggi sono un po’ cresciuti, ma quella fascia 20.000-21.000 sarà molto difficile da superare da questo punto di vista. Mediamente i flussi autostradali di anno in anno, anche l’autostrada A4, che è la più frequentata, crescono mediamente attorno al 2%. Quindi, si vorrebbe capire in questa operazione di verità e trasparenza come si fa a recuperare quello sfasamento di oneri finanziari.
Perché? Perché, se non sgraviamo o troviamo una soluzione ai conti di Superstrada Pedemontana Veneta, è chiaro che le criticità del bilancio emergono. Lo sappiamo bene: sui 19 miliardi di euro di bilancio regionale l’80% è sanità, è il Fondo nazionale di sanità, e lo spazio che rimane fuori dal Fondo nazionale di sanità è molto basso, stiamo parlando di qualche miliardo, e i conti di Superstrada Pedemontana Veneta, così come ci sono stati detti, incidono particolarmente da questo punto di vista. Allora qui va trovata una soluzione. Ovviamente abbiamo letto a mezzo stampa quelli che sono i vostri suggerimenti. Si ragiona anche su questi, ammesso che siano fattibili. Eventualmente noi pensiamo ci possano essere anche altre soluzioni. Altrimenti, qual è il punto? Che quelle risorse vengono a mancare al bilancio regionale. Sono già mancate negli anni precedenti in parte e verranno a mancare anche negli anni a seguire.
Di fronte a questo, ecco il motivo della nostra proposta. Quando non si hanno risorse, quando i trasferimenti nazionali diminuiscono perché dallo Stato nazionale non arrivano quei trasferimenti richiesti, lo sappiamo bene che l’autonomia, non essendoci stata, non ha portato quel federalismo fiscale che il Veneto si aspettava in sede IRPEF, lo Stato ci dice, guardate, per i mancati trasferimenti che voi non avete da parte nostra o non arrivano voi avete un’unica possibilità, che è quella di ricorrere alla tassazione, alla tassazione attraverso l’IRAP sulle aziende e attraverso l’IRPEF per quel che riguarda i cittadini.
Il fatto è che, da quello che si legge dal DEFR, noi abbiamo, proprio per la narrazione tax free, uno spazio al 100% dal lato IRPEF, mentre sul lato IRAP abbiamo uno spazio al 60%, proprio perché in questi anni, con il modello veneto di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini, non si è usata la leva fiscale. Però, per chi ha un po’ di dinamicità o conoscenza con i bilanci, non è che si possano inventare grandi cose. O si agisce dal lato del debito o si agisce dal lato del taglio delle spese o si aumenta la pressione fiscale. Questi sono i tre punti con cui si possono accumulare risorse diverse.
Quello che abbiamo proposto noi è il lato che in questo momento ci sembra più progressivo, meno impattante dal lato dei cittadini, perché anche fare nuovo debito regionale significa in qualche modo lasciare uno zaino pesante sulle generazioni future, che, come abbiamo sentito, per quel che riguarda la nostra regione sono già state particolarmente colpite, visto che abbiamo assistito a una fuga di giovani. Non sto parlando di giovani generico. Sto parlando della crema prodotta tendenzialmente dalle nostre tre principali università e che in qualche modo ci deve far riflettere.
Vengo però su un altro punto del discorso e anche dei discorsi macroeconomici, perché, come è stato anche detto prima, è vero, la crescita del nostro Paese è marginale. Ci tiene in vita, anche se in modo non apprezzato, il fatto che abbiamo avuto il PNRR che sta andando a conclusione, ma quella è stata la parte che ha consentito a questo Paese dal lato bilancistico di avere una crescita, ma è una crescita molto marginale (si parla dello 0,6-0,7, e adesso andrà anche rivisto) e il Veneto è in una situazione più o meno simile, forse qualche decimale in meno.
Da questo punto di vista, il punto è che lo scenario, che già era negativo, si è ulteriormente complicato e dove si è andato a complicare? Si sta complicando soprattutto dal lato energetico, perché i prezzi del petrolio li stiamo vedendo tutti, le situazioni del gas le stiamo vedendo tutti e su questo il Veneto mi pare che sia in grave ritardo. L’utilizzo di fonti rinnovabili che abbiamo è particolarmente basso e, tra l’altro, bisognerà anche capire se avremo lo spazio per trovare qualche risorsa per agire a livello nostro, da questo punto di vista, sulle bollette, sull’alleggerire soprattutto la parte produttiva, perché un artigiano paga due volte il carico dal lato energetico, sia come persona normale che come attività, quindi cominciano a essere dei costi insostenibili.
Tutto questo per dire cosa? È ovvio, lo comprendiamo benissimo, lo sapevamo e l’avevo anche anticipato, che una Regione che va in esercizio provvisorio di Bilancio più di tanto non può fare. Si sta cercando in qualche modo di chiudere questo anno, perché più di questo non era possibile fare. Contano però soprattutto quelle che sono le aspettative future, e le aspettative future devono segnare un cambio di passo, devono segnare una visione un po’ più ampia, che consenta a tutte quelle negatività, a quelle situazioni che vanno dalla sanità ai giovani, dalle case al mondo produttivo (stiamo mettendo qualche toppa con il discorso dei basket bond, ma copre solo aziende con fatturato oltre i 2 milioni).
Occorre che ci diamo una visione, se continuiamo nella narrazione del fatto che non vogliamo agire fiscalmente, nemmeno per l’anno prossimo, e andare a colmare quelle che sono le indicazioni statali, perché, lo ripeto, lo Stato ci ha detto: se volete risorse le dovete prendere da IRAP e IRPEF.
Se continuiamo con questa narrazione, da questo punto di vista, evidentemente la coperta, o la situazione che è abbastanza in bilancio più o meno di consolidamento, niente di particolare, potrebbe essere ancora meno impattante l’anno successivo.
Io allora chiedo, da questo punto di vista, che Consiglio, Presidente, eccetera, in qualche modo discutendo prenda altamente in considerazione la proposta o la possibilità di agire sulla leva fiscale in questa Regione. Tra l’altro, per la proposta che abbiamo fatto, colpirebbe una parte molto marginale e in modo progressivo, una parte marginale di Veneto, proprio per cominciare a raccogliere una serie di risorse che, augurandoci siano spese nel miglior modo possibile, in qualche modo consentano di darci una visione diversa.
È ovvio, ripeto e chiudo, che i conti di Superstrada Pedemontana Veneta vanno chiariti una volta per tutti, e vanno chiariti soprattutto all’interno di questa discussione di bilancio, sull’approvazione di questo bilancio, un’operazione di chiarezza, trasparenza e di proiezione, volendo, su quelli che sono i suggerimenti per risolvere questa questione, e siamo qui ad ascoltarvi, ben venga. Va fatta una volta per tutti, altrimenti la sensazione è che questo sia sempre un bilancio che zoppica enormemente, da quel punto di vista, con risorse che hanno già impattato e che potrebbero impattare ulteriormente negativamente sulle disponibilità di bilancio di questa Regione.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
La parola al consigliere Galeano. Prego.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Con tutta la responsabilità del mondo, ma era giusto sottolineare se stavamo tenendo noi il numero legale in Aula, oppure no. Posso partire?
Cominciamo con i numeri.
Speaker : PRESIDENTE
Risulta presente il numero legale. Io vedo, naturalmente, quelli con le tessere. Prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Mi dispiace di intervenire su questo tema, ma non è una questione di numero legale o di validità dell’Assemblea; è una questione di dibattito e di consapevolezza dell’importanza che dovremmo ascoltare reciprocamente le ragioni della maggioranza e dell’opposizione.
È successo già nelle audizioni che il numero legale delle Commissioni è stato tenuto dai Consiglieri di minoranza che sono rimasti fino alla fine soltanto per educazione nei confronti dei portatori di interesse. Si ha l’impressione che le cose accadano al di fuori dell’Aula, della Sala Consiliare. Se c’è qualche necessità della maggioranza di accordarsi, di valutare una strategia comune facciamo una sospensione. Siamo tutti contenti di fare una sospensione, ma ritengo, anche per rispetto delle persone che devono intervenire, che ci sia l’Assessore, che ci sia il Presidente, che ci siano i Capigruppo in modo che possa essere effettivamente più proficuo.
Mi sembra il minimo di un’educazione istituzionale cercare di garantire la presenza.
Speaker : PRESIDENTE
C’è una richiesta formale o no? C’è una richiesta? Quello non fa numero legale.
Ci sono gli Assessori, ci sono quattro Assessori. No, ci sono quattro Assessori.
C’è qualche Consigliere che si oppone alla verifica o ha qualcosa da dire?
Diamo la parola anche a esponenti della maggioranza.
Prego, Morosin.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Se non sbaglio, da quello che vedo anche con i miei occhi, ictu oculi fa testo, la maggioranza c’è, andiamo a sindacare se c’è il Capogruppo o meno. La maggioranza c’è; la maggioranza intesa come numero legale volevo dire. O sindachiamo? Andiamo a sindacare anche se personalmente uno è in bagno o in un’altra sede? Scusatemi. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Morosin. Signori, è chiaro che è il bilancio, è il DEFR. La settimana prossima ci sarà il bilancio. Sono gli atti più importanti di una qualsiasi Amministrazione, quindi, da questo punto di vista, ci sta che qualcuno si allontani anche temporaneamente per parlarsi, perché se si parlano tutti quanti qua dentro non ci sentiamo, c’è bisogno poi di richiamare all’ordine per far parlare anche l’oratore del momento. Quindi, se si spostano nelle stanze attigue questo può succedere in qualsiasi consesso.
Detto questo, volete fare la verifica? Secondo me c’è il numero. Va bene, proseguiamo allora.
Consigliere Galeano, lei conferma il suo intervento? Prego, Consigliere.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Riprendo, allora. Mi limiterò ad alcuni punti perché, avendo ovviamente il tempo contingentato, essendo tante persone nel Gruppo, vorrò tenere del tempo per l’esposizione durante la discussione sugli emendamenti, però ci tenevo a sottolineare alcuni aspetti importanti. Uno è stato più volte richiamato nelle note che possiamo leggere, nella presentazione del Presidente Stefani, come in quella che abbiamo sentito in Commissione di come oggi stiamo affrontando il documento principale della programmazione della Regione. Le politiche del 2026 apriranno la strada per tutto il mandato, è il principale documento, è il documento della vision e anch’io voglio stigmatizzare, come ha già fatto il nostro Capogruppo, il fatto che presentarlo come un documento-ponte è un ossimoro nel momento in cui diventa importante o ammissibile avere un documento forte, se è uno strumento di bilancio, ma un documento-ponte nella visione vuol dire che la visione non c’è.
Noi ci eravamo un po’ illusi quando il Presidente Stefani aveva fatto l’illustrazione delle sue linee programmatiche in Aula, ma troviamo qui una tiepidezza che, di fatto, conferma una sola cosa, ovvero le distanze delle parole e delle dichiarazioni che vengono fatte rispetto a quello che viene messo nero su bianco in termini di impegni reali e di programmi reali all’interno di questo documento.
Volevo toccare tre punti. Il primo sottolinea, appunto, questa distanza fra le parole e gli intenti, che è un minimo comun denominatore a cui forse possiamo arrivare. Nel documento sono ripetute per decine di volte le parole “green”, “decarbonizzazione” e “sostenibilità”, ma poi troviamo degli indicatori che su questo sono impietosi, implacabili nel descrivere come queste politiche, nell’eredità che leggiamo dal DEFR, non abbiano trovato minimamente un riscontro. C’è un fallimento del Veneto Sostenibile, delle politiche ambientali. Quindi, su questo volevamo capire se potevamo partire dalla discussione di questo DEFR, ritenendo sostanziale quell’impegno e se sarà il Presidente Stefani a fare da garante, visto che poi, all’interno della sua maggioranza, in questi anni abbiamo visto varie posizioni di fatto negazioniste, nonostante ci sia il cartello di là sul muro che ci ricorda quel 12 novembre 2019, l’Aqua Granda che cosa aveva fatto all’interno di quest’Aula, giusto per ricordarne una.
Questo è un minimo comun denominatore che risulterà utile e essenziale per la lettura, poi, di tutte le missioni e dei correlati emendamenti. Poi c’è un punto sul metodo, perché bisogna, secondo me, un po’ capirsi se allora determiniamo che c’è effettivamente la continuità, di cui tante volte si è parlato, con il quindicennio precedente o se invece andiamo in discontinuità. Se diciamo che andiamo in continuità e vediamo, appunto, indicatori implacabili sulle politiche della ricerca, sui giovani che se ne vanno, sulla povertà, sull’aumento dell’indice della sicurezza, della mancata sicurezza sui territori, sul trasporto pubblico locale e la mobilità, il consumo di suolo, insomma, se la continuità vuole essere con questo modello, siamo in difficoltà.
Però, per chi ha ascoltato le audizioni e anche qui risottolineo quanto diceva prima il nostro Capogruppo, la richiesta sostanzialmente trasversale è stata quella della necessità di un cambio di passo, di un cambio di marcia davvero molto forti. Allora, sì, questo lo dovremo chiarire, cercheremo di capirlo. Bene poi, per carità, che vengano sottolineate la partecipazione, l’ascolto e la sburocratizzazione come altri pilastri di questo metodo. Sulla partecipazione e l’ascolto, però, appunto, ripeto una cosa che sottolineava adesso Giovanni Manildo, dicendo che anche qui parole e fatti dovranno trovare coincidenza. Come si diceva, durante le audizioni da quello che ho capito, mi sembra di capire che per la prima volta gran parte degli Assessori non ha audito quello che è stato portato dai tanti stakeholders, a differenza di quanto veniva fatto in passato dall’assessore Lanzarin, dall’assessore Marcato, dall’assessore Calzavara, che rimanevano in Aula, invece, per tutta la durata degli interventi. Allora su questo partecipazione e ascolto, ma sostanza o forma? Vorremmo capirlo.
Sulla sburocratizzazione, poi, come ultimo paletto di metodo, benissimo, ci mancherebbe. Partiamo anche qui allora da un’ammissione di colpa perché, se dopo 30 anni di governo io ho bisogno di dire che c’è la necessità di sburocratizzare, probabilmente sto anche dicendo che nel periodo precedente in cui ho governato qualcosina tanto giusto o tutto giusto non è esattamente andata. Allora qui, proprio per tornare alla lettera di quello che è riportato nel DEFR e della presentazione proprio del presidente Stefani, si dice: la realizzazione della visione passa per lo stanziamento di risorse, per l’allocazione delle risorse.
Noi non siamo certo quelli che viaggiano con le fette di prosciutto sugli occhi, cogliamo i segnali, e nella presentazione in Commissione vedere che le Borse di studio vengono da subito finanziate in toto dall’inizio del Bilancio ci va bene, poi all’interno dell’analisi sul Bilancio la prossima settimana noi capiremo bene, andremo a fondo di qual è il finanziamento, visto che lo Stato ha aumentato lo stanziamento su questo con 250 milioni, quindi vorremmo capire quali saranno le risorse della Regione a ciò stanziate, però - ripeto - i segnali sono importanti e si può accontentare dei segnali, in questo momento storico così critico, chi quei segnali non può che farli in un contesto che subisce.
Se, quindi, sono Sindaco e vivo con frustrazione un momento in cui il quadro normativo non lo decido io, cerco di fare il meglio e dei segnali mi accontento, ma se sono invece uno degli attori, in questo caso il principale, come Presidente della Regione Veneto e Giunta, che quel contesto lo può anche solo in parte determinare, non mi posso accontentare dei segnali, ho bisogno di un atto di coraggio importante, urgente, adesso, ora, di scelte contingenti e immediate.
Vengo quindi ad alcuni dei destinatari, ad alcune delle sfide che vengono menzionate sempre dall’incipit del presidente Stefani, che parla di una società a misura d’uomo, non solo con intenti ma nei fatti, di giovani, di comunità, di responsabilità.
Intanto fa specie vedere che il Veneto diventa comunità anche quando gestisce in maniera comune le sue infrastrutture stradali. Capiamo benissimo che ogni elemento che tocca le risorse, che sono il presupposto per l’erogazione delle politiche, diventa un fattore importante e quindi anche la holding stradale e la gestione della Pedemontana al suo interno, per lenire gli squilibri che essa porta con sé, diventano fondamentali, però anche qui viene detto fra le righe qualcosa che riporta sostanzialmente un’ammissione di colpa evidente di quanto è stato fatto nel quindicennio precedente.
Sui giovani i dati sono già stati riportati, 54.000 sono andati via in 15 anni, 7.344 neolaureati nel 2024, e le parole si commentano da sole. Eppure non è un contesto in cui i giovani sono indifferenti, l’abbiamo visto pochi giorni fa con il voto al Referendum, sono tornati in maniera forte, perché quando c’era qualcosa di importante in ballo hanno deciso di esprimersi, chi con il sì, fortemente con il no, ma hanno deciso di non essere indifferenti o disattenti al contesto.
Ecco perché io penso che i messaggi che diamo debbano essere ancora più attenti, non tradire le aspettative importanti che hanno, soprattutto da un Presidente che ha 33 anni e che vedono come coetaneo. Se vedono che manca il coraggio, la forza di intervenire e di decidere con scelte forti e coraggiose in questo momento di crisi importante, penso che non diamo un gran messaggio, e il grande astensionismo che ci fu lo scorso novembre alle regionali ne era un testimone. Che cosa potranno volere questi giovani, che non dobbiamo cercare di disattendere? Probabilmente, un contesto giusto, sereno, stabile, sicuro, competitivo, speranzoso, tutti elementi che dobbiamo cominciare a costruire, un contesto positivo, che faccia crescere opportunità e speranza, e questo lo dobbiamo declinare nelle politiche fiscali, perché se hanno difeso una Costituzione è anche una Costituzione che ci dice che la progressività e la redistribuzione sono valori proprio per la giustizia sociale del contesto in cui i giovani devono vivere.
Lo vogliono dal punto di vista della salubrità ambientale, e abbiamo visto come siano implacabili gli indicatori sulla salubrità dell’aria, dell’acqua; lo abbiamo visto sulla sanità, accessibile a tutti. Ce lo chiedono anche le categorie, fanno gli incontri di associazioni di categoria e mettono al primo posto la preoccupazione della sanità. Capiamo che la sicurezza e la serenità diventano fattori fondamentali per svolgere la propria vita in maniera positiva.
Competitività, quindi lavoro sicuro, ben retribuito, sostenibilità e prospettiva, opportunità per tutti. Insomma, volevo dire, Presidente – mi dispiace che adesso non sia in Aula, ma spero che poi i messaggi passino ugualmente – che noi, se c’è da prendere coraggio, ci siamo. È un momento particolare: che siano le minoranze a fare delle proposte coraggiose, a volte anche impopolari, la dice tutta su chi cerca di mettere il bene del Veneto al centro, a prescindere dal proprio tornaconto immediato, magari, in termini di consenso.
Noi, ripeto, ci siamo e la strada la vogliamo percorrere. Speriamo di trovarvi velocemente, perché le audizioni ce l’hanno detto: in una fase straordinaria ci vogliono misure straordinarie, forti e coraggiose, e non fra due anni, come si diceva nella Conferenza dei Cento giorni, neanche nel 2027 si pensa di intervenire fiscalmente per ridare un po’ di giustizia e un po’ di birra, fra virgolette, a questo Veneto, invece noi dobbiamo farlo ora.
Altrimenti, si affoga definitivamente. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Se siete d’accordo, per l’organizzazione dei lavori, darei la parola alla consigliera Luisetto. Dopo, non credo che faremo in tempo, visto che alle 13 c’è anche la convocazione della Commissione Quinta, ad andare oltre le 13, quindi riprenderemo i lavori con Montanariello, subito dopo la Luisetto. Si tratta di capire, visto che c’è anche una Commissione di mezzo, se è il caso di riprendere alle 14,30, anziché alle 14, se siete d’accordo… Va bene, allora teniamo le ore 14, come da programma, fino a sera.
La parola alla consigliera Luisetto. Prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Disabilità, non autosufficienza, minori, salute mentale, dipendenze: sono le cinque materie che tengono in piedi l’ossatura sociosanitaria di questo sistema regionale e sono le cinque materie che oggi vivono una programmazione scaduta o non ce l’hanno. Non abbiamo un Piano sociosanitario regionale in vigore. È scaduto nel 2023 e non abbiamo un piano sociale.
A questo punto ci si aspetterebbe che tutta la programmazione in materia sociosanitaria e sanitaria fosse concentrata nel documento, nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza regionale. Quindi qua ci si aspetta di trovare le risposte programmatiche di sistema, di visione. Quel coraggio di cui parlava il consigliere Galeano poco fa.
Il problema è che quello che a noi sembra ed è il motivo per cui abbiamo presentato una manovra emendativa importante anche su questi punti è che non si sia partiti dai dati di realtà e che la programmazione non sia una programmazione né coraggiosa, né lungimirante, né tantomeno adesa a quello che è lo stato del cambiamento dei bisogni che viviamo.
Due dati, secondo me, devono essere ripresi, sono contenuti nella prima parte della relazione: il 12,4% dei veneti è a rischio povertà; un dato peggiorato rispetto al 2019, ma soprattutto se la speranza di vita in questa Regione aumenta oltre gli 84 anni, la speranza di vita in buona salute alla nascita si attesta ai 58 vuol dire che noi abbiamo la concreta possibilità di vivere una buona parte della nostra esistenza gravati da alcune fragilità; è questo un sistema che non lo vede, non lo prende in carico, anzi, come ha detto l’Assessore alla sanità in Commissione, non lo prende in cura. Non so cosa cambi se poi nella programmazione questo non c’è, ma usiamo i termini che gli piacciono; non lo prende in cura. È un sistema che sta perdendo per strada un pezzo importante della sua comunità di cittadini.
Di fronte a questo, dicevo, ci aspetteremo un’analisi dei dati chiara, ma anche delle azioni politiche orientate su questa analisi dei dati e i dati economici, i dati sociali non sono disgiunti dalle politiche che vogliamo costruire perché se sappiamo che è una popolazione più fragile, più sola e più esposta alla povertà sanitaria, sappiamo anche che la situazione economica è più fragile, che l’occupazione femminile si attesta ancora al 63% che abbiamo un carovita tale per cui ormai anche solo far benzina per andare a lavorare sta diventando un lusso e da questa congiuntura non si può prescindere; non si può mistificare la realtà; non ci si può raccontare ancora una volta che va tutto bene e in questo contesto noi abbiamo uno strumento importantissimo, che è quello degli obiettivi e della strategia regionale di sviluppo sostenibile.
Questi obiettivi, che sono contenuti nel documento, ci indicano come siamo messi e come siamo messi in termini di parità di genere, di diseguaglianze sociali, di salubrità dell’ambiente in cui viviamo. E qui ci accorgiamo, per esempio, che sarà impossibile ‒ ce lo dicono gli obiettivi ‒ ridurre entro il 2030 le disuguaglianze in termini di reddito netto rispetto ai Paesi europei migliori e che sarà impossibile migliorare la condizione occupazionale delle madri lavoratrici in tempi ragionevoli e in maniera sensibilmente incidente.
In questo quadro, allora, il coraggio non dovrebbe mancare e, al netto che sia un documento-ponte, si dovrebbe leggere e vedere. Dunque, dove si dovrebbe vedere il coraggio? Per quanto riguarda in particolar modo le Missioni 12 e 13, si dovrebbe vedere nell’avvicinarsi alla gratuità dei nidi, come strumento per costruire coesione sociale, nel garantire alle persone che hanno bisogno di una casa di riposo di non doversi indebitare e di avere un’adeguata cura, nell’avere una spinta sulla domiciliarità, oggi ridotta a qualche ora di supporto mensile, quando va bene, nell’avere ATS, che saremo costretti a ritardare perché sono stati persi due anni, in grado di organizzare l’innovazione sociale dei prossimi anni e nell’avere servizi alla persona non orientati a una logica di progetti a spot, proprio in questo documento strutturati. Ed è perciò che noi crediamo sia necessaria una manovra emendativa.
Dovremmo, poi, vedere il coraggio nell’investimento potente in posti letto in centri di salute mentale e in tempi adeguati di presa in carico per chi vive la fragilità mentale. Ci aspetteremmo di trovare un sociale al centro non soltanto delle parole, pure importanti, che sono state dette in questi mesi, ma anche al centro di una programmazione, che dedica un’intera pagina a spiegarci come funziona il Registro unico degli enti di terzo settore ma non racconta quali obiettivi si pone la Regione nei confronti di questo terzo settore che tiene in piedi servizi sociosanitari essenziali, la cui crisi più volte paventata e oggi ancora non scongiurata porterebbe al collasso del sistema di cura di questa Regione.
Ci si aspetterebbe, infine, di leggere risposte vere in materia di lavoro dignitoso del personale sanitario e di rapporto pubblico-privato che non costringa i veneti a continuare a pagarsi di tasca propria il diritto alla salute, di liste d’attesa che negli ultimi mesi della passata legislatura sembravano risolte e, invece, sono ancora ben presenti, soprattutto per chi deve fare una visita di controllo e aspetta anni, ma può stare tranquillo di non rovinare l’eccellenza veneta perché non fa numero nelle statistiche. Di risposte chiare in quattro facciate, quelle dedicate alla Missione Sanità, non se ne trovano, come non si trova una reale spinta a un sociosanitario territoriale, diffuso, prossimo, che è l’unico vero antidoto alla solitudine e alla povertà sanitaria; una solitudine e una povertà che va affrontata prima nei programmi e poi, settimana prossima, con le risorse.
Allora, abbiamo cercato con questa manovra emendativa di fare come Pollicino, di costruire emendamenti che, come tanti sassi, possano costruire e indicare una strada diversa, una strada più chiara e coraggiosa. Sassi e non molliche di pane che spariscono. Crediamo che siano dei pezzi per costruire protezione sociale e sanitaria e orientare il nostro agire all’inclusione e alla coesione sociale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. A questo punto, se il consigliere Montanariello è d’accordo, direi di fare da questo momento la pausa, consentendo i lavori successivi della Commissione e riprendendo alle ore 14.00. Grazie.
Riprendiamo i lavori. Inserite la tessera, per favore, per chi l’ha tolta, in attesa che torni il Presidente Zaia.
Assessore Ruzza, c’è qualche suo collega qui in giro che possiamo recuperare per la Giunta, visto che garantiamo la presenza di una buona parte della Giunta ai Consiglieri che devono intervenire?
Montanariello, riprendiamo da lei? Perfetto. Si prenoti, grazie. Siccome nel togliere e rimettere la scheda Montanariello ha perso la prenotazione, ripartirei da lui. Sicuro? Eravamo tutti in attesa del suo intervento, Consigliere. Va bene, aspettiamo.
Richiamo all’ordine il collega Vicepresidente, che è irrequieto. Riprendiamo la discussione. Cedo la parola al consigliere Rocco. Prego.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Montanariello mi cede la parola come a scuola, quando uno manda avanti un altro per avere cinque minuti in più per fare l’intervento. Allora, io parto da un elemento di cronaca. Mi autodenuncio. Io penso che sia sbagliato quando la politica parte da elementi di cronaca per trarre conclusioni di natura universale, però penso che sia un episodio emblematico di un problema che noi stiamo cercando di affrontare e che, secondo me, è il cuore dei bisogni che ha il Veneto in questo momento.
Abbiamo letto che qualche giorno fa al Centro Gallucci c’era la necessità di sostituire il dottor Gerosa, che giustamente ha lasciato i suoi incarichi per venire in Giunta. Per questa sostituzione, il CRITE aveva concesso la possibilità di fare un bando graduatoria. Si presentano dei giovani laureati in cardiochirurgia. Si presenta tra questi anche un giovane di 31 anni, che oggi sta esercitando in Gran Bretagna, laureato e specializzato a Padova: sceglie di andare in Gran Bretagna. Si apre un concorso nel Centro Gallucci e chiunque si sia laureato in cardiochirurgia a Padova sogna di lavorare al Centro Gallucci, tanto che dice: pur di tornare io rinuncio all’emolumento a cui avrei diritto in Gran Bretagna, che è circa il doppio di quello che sarebbe stato coperto dalla possibilità di diventare dirigente medico a Padova. Però al Centro Gallucci si decide di non assumere tramite graduatoria, ma di dare un incarico provvisorio a un professionista in pensione tramite una consulenza. Io penso che sia sbagliato arrivare a ragionamenti di natura generale partendo da dati di cronaca, però è evidente che, siccome abbiamo parlato tanto di Chronos e Kairos, qui siamo a Chronos, ma quel Chronos che mangia i suoi figli, come nella mitologia greca e Zeus si salva tramite Rea. E qui potremmo dire per generalizzare che sono sempre le donne a salvare il mondo.
Ma da dove nasce il problema che vedo? Noi sicuramente facciamo fatica a intervenire e a invertire un trend di giovani che vanno via dal Veneto. Però se anche quando facciamo concorsi pubblici, quindi la leva chiaramente di produrre politiche industriali è un po’ difficile tramite un DEFR, ma bisogna provarci... Se è difficile chiaramente tramite un bilancio, almeno cercare di far passare il principio per cui se faccio un concorso ci sono i vincitori di un concorso, valorizzo un giovane talento che vuole tornare in Veneto, che crede nella sua Regione, piuttosto che dare un incarico provvisorio a una persona in pensione sarebbe già un segnale nei confronti dei tanti veneti che se ne vanno e che vorrebbero tornare la nostra Regione.
E in questo documento leggiamo dei numeri che sono... questo documento che stiamo affrontando dei numeri che sono preoccupanti: 7.400 neo laureati nel 2024 scelgono di lasciare il Veneto per andare a cercare fortuna altrove. Questo, attenzione, è un dato che fa capire che c’è qualcosa che non funziona, perché invece sulla formazione universitaria noi abbiamo circa 31 veneti su 100 che vanno fuori dalla nostra Regione. Può non essere un dato negativo, significa che i nostri giovani scelgono anche università estere, scelgono sicuramente università di qualità, perché noi abbiamo università di qualità, quindi se vanno in altre Regioni è perché scelgono e cercano una formazione di maggiore eccellenza. Abbiamo 36, più o meno, studenti su 100 in Veneto che vengono da altre Regioni. Vuol dire che siamo attrattivi, cioè abbiamo un saldo positivo di 5, ma se poi vediamo l’occupazione, non abbiamo questa parità di saldo: cioè mentre abbiamo un saldo positivo sulla formazione, poi, quando si tratta di lavorare, di decidere di vivere, di fare una famiglia, i nostri giovani, che hanno studiato, che sono formati, che hanno le caratteristiche per provare a creare valore aggiunto, scelgono un’altra Regione.
Allora probabilmente noi abbiamo affrontato una fase storica in cui il pensiero era quello che, soprattutto in questa Regione, meno la politica interveniva più si liberavano le possibilità della società veneta di fare la differenza, cioè la società chiedeva a chi governava di non intervenire: tu lasciami fare, meno lacciuoli mi metti, meno burocrazia mi metti più io sono in grado di creare valore aggiunto.
Il tema dell’addizionale regionale IRPEF risponde probabilmente a questa logica: meno io metto le mani nelle tasche dei cittadini, più i cittadini sono in grado di dare risposte in maniera autonoma. Probabilmente questo ha funzionato in una fase del nostro Veneto, ma oggi evidentemente non è più così, perché se noi oggi siamo la Regione in cui si spendono 1.919 euro in media per le rette per persone in casa di riposo, siamo una Regione che spende di più “out of pocket”, di più per la sanità privata e in cui il trasporto pubblico pesa di più sulle famiglie che hanno figli (circa 320 euro in media a famiglia con figli in età dell’obbligo). Evidentemente tutto quello che noi non abbiamo toccato per fare programmazione arriva come costo occulto.
Noi abbiamo presentato vari emendamenti, quindi è inutile entrare negli emendamenti, ma ci tenevo a sottolineare una delle proposte che è questa delle borse di impiego, perché è stata molto dibattuta, perché chiaramente ha suscitato un dibattito molto ampio. Credo che il senso di queste borse di impiego sia quello di provare a integrare un pezzo di salario di ingresso... noi oggi vediamo che un neolaureato in Veneto, in Italia, non in Veneto, scusate, quando lavora e ha un primo impiego, a distanza di un anno dall’assunzione, ha un salario di circa 1.447 euro netti, contro i 2.200 dei nostri competitor europei.
Allora la proposta del salario di ingresso è provare a dire da una parte io integro attraverso la compartecipazione l’attore istituzionale, ma chiaramente anche di altre categorie questo salario, ma soprattutto faccio una scelta. Come diceva, giustamente, Cunegato prima a cui farei una tessera onoraria di Azione, anche se poi magari su altre cose... Mi sono ritrovato in tutto poi, però, mi chiedo com’è possibile che in questo Paese noi perdiamo l’Ilva, cioè, va bene difendere la manifattura, poi però, se non ci piace l’industria pesante, l’abbandoniamo in nome di cose ideologiche. Però, come diceva, giustamente, Cunegato esistono settori e settori; ci sono settori che producono alto valore aggiunto e settori che, sostanzialmente, danno l’idea che si possa vivere di rendita, il turismo è un bellissimo settore, ma non ha la capacità di moltiplicazione che ha la tecnologia, che è la ricerca e lo sviluppo, che ha la manifattura avanzata.
Allora la scelta che noi potremmo fare, attraverso delle borse di impiego, è non solo provare ad alzare i salari, ma anche dare un segnale che noi cerchiamo di investire e di fare programmazione che forse in questi anni è mancata, se i nostri competitor - come l’Emilia Romagna - hanno fatto la Motor Valley, il Distretto del farmaco, per cercare di dire che abbiamo un’idea di sviluppo di questa Regione e che noi andiamo a premiare chi investe su ciò che crea valore aggiunto (ricerca e sviluppo, marketing, finanza) e provare a dare una risposta anche a tutte le persone che noi laureiamo e che hanno grandi capacità, che questa è una Regione che pensa allo sviluppo e sono convinto che la risposta della società, vedendo anche quello che abbiamo sentito in queste audizioni, stanno dando una risposta positiva.
Allora, siccome la sensazione che aleggia nei corridoi è che anche questa maggioranza si sia resa conto che senza un’addizionale regionale i soldi per volare alto, i soldi per dare risposte, i soldi per andare oltre l’ordinaria amministrazione di quanto previsto dalle competenze attribuite a questa Regione sarà qualcosa di sostanzialmente inevitabile, forse è meglio confrontarsi a viso aperto, ragionare sugli scaglioni e sulla redistribuzione e capire dove investire le risorse per mettere le risorse e possibilmente non in ciò che fa debito, anche se sarebbe la risposta più immediata, ma in ciò che a sua volta può generare sviluppo. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
La parola al consigliere Montanariello.
Prego.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Presidente, vorrei partire da alcune considerazioni senza entrare troppo nel merito, visto che lo faremo dopo, magari con gli emendamenti che abbiamo presentato.
Arriviamo a un bilancio che doveva essere fatto l’anno scorso. Arriviamo a un bilancio che siamo in dodicesimi, arriviamo a un bilancio che non vede, all’interno del suo documento, del DEFR, Documento di economia e finanza, neanche gli obiettivi strategici che ci sono sempre stati in tutti gli altri documenti di economia e finanza. Chiesto in Commissione perché, gli uffici ci rispondono perché, siccome non c’era tempo, non li abbiamo neanche individuati quali sono gli obiettivi strategici. Lo faremo nel corso dell’anno.
Quindi, per dire cosa? Che vi siete presi tempo per arrivare tardi e per arrivare male, perché è un documento di programmazione che non ti dice neanche quali sono gli obiettivi strategici, vuol dire che, nonostante vi prendete del tempo e arrivate in dodicesimi, arrivate tardi e arrivate male. Questo è un dato. È un dato, a meno che non ci spiegate che quelli prima di voi, che facevano diversamente, che eravate sempre voi sotto altre spoglie, hanno sbagliato per 15 anni. Quindi arrivate tardi e male.
Arrivate su un documento che è del tutto opposto a quelle che sono le dichiarazioni che fate quotidianamente. Se noi vediamo, quotidianamente ci sono promesse, attese. Faremo, diremo, però nulla di tutto ciò che dite è declinato all’interno di questo programma. Però io devo dire all’assessore Giacinti che da una parte vi invidio anche un po’, ma lo dico con molta sincerità. Vi invidio anche un po’, perché voi in questo bilancio siete avulsi da tutto il mondo. È come se ci fosse il Veneto e tutto il resto del mondo che viaggia per fatti suoi e voi ragionate in un’idea di isola felice, senza rendervi conto di quello che sta accadendo fuori. Fate un bilancio come se tutto ciò che ci riguarda, ciò che sta accadendo in Veneto… Scrivete una cosa bella perché è figo scrivere una roba bella, però, dopo, tutte le leggi che fate, i numeri che mettete, non corrisponde in nulla a ‘sto bilancio.
Il Veneto sta vivendo una recessione certificata ormai da 24 mesi. È certificata e cresciamo, mentre eravamo abituati a crescere di più del PIL italiano, uguale o leggermente di più e non si capisce quanto cresceremo più avanti. Il Veneto ha sempre avuto il doppio a volte del PIL italiano. Quindi siamo su una recessione consolidata da 24 mesi. Oltre il 52% degli approvvigionamenti energetici viene da fuori. Abbiamo una guerra in corso nel mondo, diffusa, che porta all’aumento dell’energia e voi non fate cenno a questo. C’è il problema energetico, che dovrebbe riguardare soprattutto il Veneto, basta pensare ai consorzi di bonifica, che hanno in alcuni casi il 35% delle loro entrate utilizzati perché sono energivori, ma voi questa cosa neanche la citate, perché quello che avviene in Italia o sulle strade o nelle pompe di benzina o nelle aziende a voi, Giacinti, non vi tocca. Questo mi genera una certa invidia perché sicuramente vivete con meno preoccupazioni di chi prova a interpretare i fenomeni che ci sono.
C’è una forbice consolidata nel documento, nella parte dei grafici delle aziende in Veneto, tra quelle che ce l’hanno fatta, hanno vinto le sfide del futuro e sono riuscite ad arrivare a standard eccellenti e una gran parte di aziende, nel Veneto fatto dalle imprese, che arranca ad arrivare a fine mese. Questo prima delle crisi energetiche e delle guerre del mondo. C’è un problema demografico che non affrontate. Siamo a meno 30.000 come saldo demografico, però anche su questo pare che basta dire che i giovani fa figo, dovremo farli tornare, bisogna mettere al mondo figli e avete risolto il problema. Quindi anche su questo devo dire…
C’è una contrazione del lavoro femminile, è un dato anche quello. Gli stranieri sono il 10% della popolazione, di cui il 76% di questo 10% è nato qui in Italia. Il Governo, assessore Giacinti, che sicuramente conoscerete meglio di noi, continua a scaricare sugli enti locali. Abbiamo visto i tagli tra Province e Comuni. Con Calzavara, quando era Assessore abbiamo fatto anche qualche manovra. La stessa Pedemontana è un tentativo irresponsabile di tentare di scaricare un indebitamento pubblico, che voi, la vostra maggioranza ha fatto, sui conti dei cittadini e, se non vi va bene, di passare la patata bollente allo Stato. Parlate di federalismo e l’unica manovra di federalismo fiscale che potreste fare, che è l’IRPEF, non la fate. Quindi parlate di federalismo per mettere azioni in campo che cozzano con l’idea di federalismo, perché l’unica manovra federalista che potreste fare, che è l’IRPEF, non la fate.
È una Regione che arretra sulla tutela del suolo. Lo dice il Documento di economia e finanza. Quindi non serve fare no con la testa, colleghi. Nel Documento di economia e finanza c’è la pagina 74 in poi che vi dà i grafici e dice che la Regione Veneto arretra nella tutela del suolo e nell’occupazione femminile, aumenta l’indice di criminalità predatoria, cala la soddisfazione dei cittadini veneti e scende la qualità della vita. Lo dite voi nel vostro Documento, nella parte grafica.
Finita la parte grafica, che non potete omettere perché sono dati oggettivi, scrivete una serie di cose da isola felice, che, se vi foste fermati… Dopo la pagina 74, è credibile, ma, siccome le avete scritte, non potete scrivere tutte queste cose nei grafici e dopo scrivere una serie di cose che non c’entrano niente con tutto ‘sto problema.
Dopo cosa succede? Che, tra l’altro, facciamo un documento dove ci scordiamo che, all’interno, gran parte di quella che è l’operatività della Regione Veneto è delegata ai nostri enti strumentali e alle nostre società e all’interno non parliamo di quello che è il destino degli enti strumentali e delle nostre società. Tanto per dire: a Veneto Innovazione il 14 scade il Direttore. Lo confermate o continuate a farvi guerra, perché questo lo deve firmare i provvedimenti e ci sono i Revisori dei conti che sono allarmati? Lo scrivete, assessore Giacinti? La riguarda Veneto Sviluppo, Veneto Innovazione sono temi che la riguardano? Ci piacerebbe che l’avesse scritto, visto che lì deleghiamo un po’ di cassaforte e un po’ di operatività.
Allora, Assessore, io dico: è Veneto performante o è Veneto fortemente ingiusto? È Veneto eccellente o è Veneto che arretra? Perché se io vedo questo bilancio, Assessore, devo dire che se mi fermo alle vostre conferenza stampa e alle vostre promesse, è tutto bello. Se entro nel merito scrivete una serie di cose, che fossi in voi, mi toglierei quel sorrisino dalla faccia, come per dire: siamo bravi, abbiamo vinto. Avere vinto non vuol dire far bene. Lo ha dimostrato questo referendum: anche chi vince dopo prende le porte in faccia.
Detto ciò, noi, Assessore, stiamo vivendo un momento drammatico, privo di precedenti. Quando voi fate i comunicati stampa tipo... arriviamo alle infrastrutture. Quanto bello è vedere il comunicato stampa di Zecchinato che dice che sono bravi e mettono 150 milioni per le manutenzioni a Veneto Strade. Però Zecchinato ci dovrebbe dire che intanto sono i 27 milioni per tre che erano sempre stati messi, e il resto sono un debito che noi facciamo. Adesso dovete dirmi se nel Veneto, che voi dite che è eccellente, è normale pagare con le risorse a libera destinazione il disavanzo, come piace a voi, perché debito è una parola brutta, disavanzo della Pedemontana e dopo fate il mutuo per fare l’ordinaria manutenzione della rete stradale, che non è il mutuo, come abbiamo fatto l’anno scorso, per la strada di San Donà, per avere almeno un’opera che resta. No, è il mutuo per l’ordinaria manutenzione delle strade. Voi indebitate il futuro del Veneto per fare quello che dovreste fare già di vostro, perché fate tutto tranne che fa della Regione federalista nelle politiche fiscali.
Adesso chiudo dicendo, dopo ci sarà modo di parlare negli emendamenti. Siccome quando vai fuori la gente dice: o, che figo, fai il Consigliere in Veneto. Ma secondo lei questo è un Veneto eccellente per tutte quelle persone che aspettano più di due anni per avere una visita medica e non hanno i soldi per andare al privato? Questo è un Veneto eccellente per tutte quelle aziende che non possono affrontare l’innovazione tecnologica che sono costretta a dover fare perché il mercato va in quella direzione e voi non fate nulla se non mettere qualche spicciolo comunitario su dei bandi, scordandovi che c’è un caro energia e che c’è un sistema infrastrutturale che le penalizza? È un Veneto eccellente per i giovani che non hanno la borsa di studio? È un Veneto eccellente per chi vive nelle città e percepisce meno sicurezza? È un Veneto eccellente per chi deve fare la strada della Romea due ore e mezza al giorno e continuate a non prendere posizioni nei vostri rapporti con ANAS? È un Veneto eccellente per tutti quei pescatori fermi da due anni e fate il bilancio senza mettere un euro sulla pesca? Non avete messo un euro sulla pesca! E sapete dire con la pletora di Assessori al Balbi: avete ragione. Uno ha il cugino pescatore, uno lo zio, uno il papà, uno l’amico. Tutti piangete nel bilancio. Dovete dirlo ai pescatori: non avete messo un euro per la pesca, dove c’è una filiera che cuba in Veneto, punti percentuali, circa 800 aziende di indotto.
Se questo è il vostro bilancio, credetemi, non è che rimpiango quelli prima, ma pensavo, vedendo la ventata di novità che doveva arrivare, che ci fosse stato qualcosa di diverso. Invece, questo documento è la continuità di quello che c’era prima con una spruzzatina di Stefani parfum, tanto per far vedere che è cambiato qualcosa, ma nel modo peggiore, perché vi siete presi del tempo per fare un documento che non prevede neanche i vostri obiettivi strategici perché non avete avuto neanche il tempo di inserirli e lo dicono gli uffici ed è a verbale della Commissione.
Quindi, caro Presidente Stefani, magari glielo direte, penso che quell’entusiasmo che c’era da parte nostra oggi viene a mancare, perché, se avete ereditato una situazione che non brillava, state facendo di tutto per peggiorarla con l’aggravante che fate anche i proclami che hanno una delle due: o non sapete neanche voi la situazione del Veneto e quindi fate in buona fede i proclami, oppure sapete qual è la situazione del Veneto e provate con la macchina della propaganda a superare quelle difficoltà che i cittadini vi metteranno tutte in conto, perché anche dopo questo bilancio per le visite mediche continueranno a volerci più di due anni. E siccome fuori c’è gente che non prende migliaia di euro al mese, come noi, se non se le può pagare quelle visite mediche, fa a meno di curarsi come gran parte dei cittadini veneti, e lo scrivete voi nel Documento di economia e finanza. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Altri iscritti? Chiudiamo la discussione? Consigliere Szumsky, prego.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
L’analisi del documento dimostra un coacervo di intenzioni generali, con qualche velleità, ma con poca sostanza alla fine, se andiamo a vedere i termini e che dimostra francamente la difficoltà di reperimento delle risorse, la situazione difficile di questo, su cui pesa, dobbiamo dirlo evidentemente, anche le scelte precedentemente fatte con la Pedemontana, quindi che bisogna onorare in cui i risultati di previsione per il momento non sono quelli previsti, ottimisticamente previsti, e nemmeno ci sono quelli di ritorno economico, perché quando si fanno queste grandi opere poi ci viene detto che ci sarà una ricaduta. Ora, ben lungi da vedere, perché il momento economico, non dipendendo ovviamente tutto da scelte regionali, è molto oscuro, come è stato detto ampiamente e documentato. Questo porta, alla fine, che non abbiamo molto da capire. Le risorse bisognerebbe trovarle, l’indicazione che è stata posta è quella di mettere mano al portafoglio dei cittadini, ma io dico sempre che, al di là delle propagande e delle grandi discussioni, bisognerebbe avere il coraggio, la voglia di mettere mano al disavanzo che abbiamo come veneti, che è quello del residuo fiscale, perché è indubitabile che su questo bisogna cambiare il registro rispetto ai trasferimenti che lo Stato mette in campo.
Sappiamo qual è il costo, ad esempio, nella sanità, l’aumento dei costi che è attorno tra il 12 e il 14% non ci può essere trasferito un aumento che non va nemmeno a cogliere il punto di percentuale. Questo impedisce qualsiasi intervento nel settore.
Questioni importanti, secondo me, che devono essere anche più affrontate sono quelle legate alla tutela del territorio, il consumo, come è stato citato, è un elemento fondamentale a cui si sta aggiungendo un consumo che non è solo significativo, ma è per il fotovoltaico, per il biogas per questa componente che è legata all’energia ma che sta assumendo dimensioni come è stato affrontato anche in una interrogazione stamattina, estremamente importanti e che vengono anche contestate dai cittadini.
Su questo noi chiediamo anche che ci sia una diversa impostazione quando si decidono le opere, bisogna avere il coraggio di confrontarsi.
Compartecipazione dei territori: non si può pensare di calare perché c’è qualche indicazione strategica che arriva da lontano. Bisognerà cambiare anche il metodo di approccio e diciamolo pure che sulla sanità vediamo, abbiamo visto alcune operazioni di marketing cioè 30.000.00 per la montagna - ci è stato detto chiaramente - erano 30.000.000 già previsti nel bilancio, ma non risorse in più. Allora, fare questa operazione di marketing, di cosmesi non ha molto senso. Abbiamo una sanità che sta scivolando verso una perdita di qualità, soprattutto in quella che è la situazione del rapporto con i cittadini. Si spera nelle case di comunità, che, ahimè, sono in ritardo, ma su cui dovremmo mettere pesantemente all’interno operatori e modalità diverse, come ho già detto, di rapportarsi con i cittadini, dare le risposte e essere presenti, perché abbiamo ampie fasce di popolazione che non si potranno curare per questioni economiche, ma non si potranno nemmeno curare perché non trovano nemmeno le risposte degli operatori per farlo. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Vicepresidente Micalizzi, prego.
Speaker : Andrea MICALIZZI (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Intervengo brevemente, che così lascio anche il tempo, poi, per illustrare anche alcuni emendamenti, per dare un po’ quello che è il mio giudizio sulla manovra. Questa è una manovra importante, è stato detto prima dai miei colleghi che mi hanno anticipato, perché arriva in una situazione, in una congiuntura economica e sociale particolare, ma arriva anche, diciamolo, all’inizio di un nuovo mandato, di un nuovo ciclo che la Regione Veneto apre con la nuova amministrazione del presidente Stefani.
In questo, che è il primo DEFR, ci saremmo aspettati di vedere delle indicazioni che avessero il tenore di indicazioni di mandato. Allora, nelle stagioni precedenti abbiamo visto, seppur nelle difficoltà, comunque un Veneto che ha realizzato il passante di Mestre, un’opera funzionale a tutto il sistema, non solo per quella zona. Negli anni passati ci siamo scontrati su questo tema, ma è stata realizzata la Pedemontana. Qual è l’obiettivo che il Veneto si pone da qui in avanti, in questo contesto socio-economico?
Noi immaginavamo in questo DEFR, anche con la spinta di un nuovo inizio, di vedere un disegno, un’idea che questa nuova amministrazione aveva sul Veneto. Guardate che possiamo dirla, raccontarla come vogliamo, però questo elemento stride. Non si può al primo giorno di scuola, al primo DEFR, al primo appuntamento programmatico non dare una propria visione. Questa è oggi, secondo me, una delle cose che pesa che pesa di più. Oggi il dibattito lo ha fatto emergere in diverse sfumature, che condivido.
Guardate che la questione dei tempi non può essere una scusante. C’è stata una campagna elettorale dove ci siamo confrontati sulle idee, dove le idee sono emerse da una parte e dall’altra, ma non sono state poi riportate in questo documento. Trovarsi all’ultimo momento non è un caso, come dire, nato da fattori esterni, non è che è scoppiata la guerra in Iran, e allora ci troviamo a fare il bilancio in ritardo. È una precisa scelta di chi ha dettato i tempi dell’inizio di questa nuova legislatura. È ancora una volta è in mano vostra.
Ma l’urgenza di uscire dall’esercizio provvisorio non può essere la giustificazione del non dare alcune prospettive. Noi usciamo dall’esercizio provvisorio, abbiamo l’urgenza di uscire dall’esercizio provvisorio per fare che cosa? Ecco, questo è, come dire, l’elemento che più di tutti stride. Servono scelte. Il tempo non è una scusa e quindi, da questo punto, è questa l’immagine e l’idea di un documento che risulta debole proprio all’inizio di questo mandato.
Concordo con chi ha detto prima che i dati che voi stessi mettete nel DEFR mostrano e indicano dove solo le urgenze. Noi vediamo un Veneto che dal punto di vista economico - è già stato detto - non è più la locomotiva che tira il Paese, che con gli indicatori sta molto sopra alle performance nazionali, ma si avvicina sempre di più a quelle che sono le performance italiane. Questo è un dato preoccupante.
Io ho ascoltato, durante le audizioni delle Commissioni le imprese di questa Regione, che sono venuti qui a raccontarci il loro punto di vista e le loro aspettative su questo documento. Questo ci hanno detto.
Allora la domanda è: quale è l’obiettivo sui vari settori che questa Amministrazione si pone e con quali strumenti noi vogliamo andare ad agganciare questi obiettivi? Allora io ne pongo un’altra anche dal punto di vista infrastrutturale. Ho presentato degli emendamenti anche su questo e poi magari li approfondiremo dopo. Ma noi abbiamo un problema grande come una casa dal punto di vista infrastrutturale, prima si diceva fatto il Passante, fatta la Pedemontana, su Veneto centrale, il cuore del Veneto, quello che sta intorno a Treviso, Vicenza, Venezia e Padova nel centro, per posizione, per servizi e per capacità di impresa, oggi ha bisogno di una mano dal Consiglio regionale e senza, come dire, il superamento di una carenza infrastrutturale persone e imprese, in questo quadrante non si muovono se non si muove quel pezzo di Veneto è un problema per tutto il Veneto.
Allora, io mi sarei aspettato che in questo DEFR uno degli obiettivi nuovi da dover porre fosse proprio quello di andare a prendersi cura, come dire, di questa parte di Veneto, che oggi fatica, sta in coda come diceva prima il consigliere Montanariello ma non si muovono le persone, non si muovono le imprese, non si muove neanche l’economia. Noi abbiamo uno dei pochi indicatori che sta su è il PIL, ma i servizi stanno tutti giù. Cosa significa questo? Significa che la ricchezza che noi produciamo e che diventa sempre meno, non siamo in grado di redistribuirla per questo abbiamo posto anche un tema di riorganizzazione fiscale, perché non possiamo continuare a descrivere, in una situazione economica come questa, un Veneto dove chi ne ha e chi ha i soldi continua a farcela, ma chi invece ha problemi si trova, come dire, da solo.
Quindi su questo io credo che noi abbiamo, come dire, vediamo e leggiamo le più grosse carenze di questo documento.
Altro tema che anche in Commissione le imprese e le associazioni di categoria ci hanno posto: usciamo da stagioni dove prima lo Stato ha sostenuto i territori, penso al bando periferie, penso ai piani PINQuA e, quindi, come dire, si è mosso anche una serie di progettualità che i territori hanno sfruttato. Poi, è arrivato il PNRR e anche questo, come dire, è stato uno strumento importante che ha alimentato non solo interventi e servizi, ma anche un’economia, ma noi oggi siamo in una fase in cui il PNRR sta andando ad esaurirsi la spinta del PNRR e la domanda che cittadini e imprese ci fanno è: come state immaginando di alimentare la spinta che serve per affrontare questa fase.
Noi nel DEFR non la vediamo. Allora una volta ci ha pensato lo Stato, una volta ci ha pensato l’Europa io voglio capire se noi qui abbiamo un’idea di come noi pensiamo, anche coi nostri strumenti di bilancio a come sostenere le imprese che vogliono continuare e ai cittadini che vogliono continuare a mantenere lo standard a cui in questo Veneto sono stati abituati, anche per invertire una tendenza. I dati che faceva prima vedere la consigliera Ostanel ci parlano chiaro. Anche i giovani cominciano a cercare altri luoghi dove costruire la propria vita, ma guardate che non lo fanno solo i giovani. Anche le imprese si domandano, in un territorio che non funziona nei collegamenti e nei servizi, se conviene stare qui.
Allora, quello che noi stiamo dicendo è quello di non guardare a questi dati, alla situazione con la presunzione di chi dice noi tanto da qui non ci schioda nessuno, il dato elettorale è sempre cristallizzato. Poi nella realtà la situazione va peggiorando. Quindi, nella nostra proposta di emendamenti ne abbiamo, come avete visto, preparati diversi. Non sono il modo per occupare l’Aula. Sono il contributo che noi vogliamo dare anche in modo costruttivo, come prima diceva il Capogruppo Manildo; il nostro contributo a una situazione che io credo che tutto questo Consiglio dovrebbe prendere in mano. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, consigliere Trevisi.
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Grazie a tutte e a tutti. Io ruberò solo pochi minuti. Intanto grazie per averci riportato al 25 marzo. Questa mattina i primi lavori sono partiti e mi mettevo nei panni degli studenti che stavano qui a visitare il palazzo e che poi hanno fatto simpaticamente una foto con lei, presidente Zaia. Se avessero assistito in televisione a quello che stava succedendo dentro, avrebbero detto forse abbiamo sbagliato, siamo tornati indietro nel tempo, perché ci siamo ritrovati, e questo riguarda un po’ la programmazione dei lavori, a parlare di due temi di qualche mese fa, dei poliziotti dell’ICE e del povero ragazzino lasciato dall’autista. Questo probabilmente fa riflettere un po’ su quanto sia importante andare più sull’attualità, piuttosto che dare dei punti da affrontare quando ormai tutto è già passato.
Al di là di questo, mi sento di parlare su tre aspetti leggendo il DEFR. Uno è quello sulla sicurezza, dove, devo dire la verità, ho visto anche un anticipo di quelle che sono le ipotesi per una scuola della Polizia locale regionale, di quello che può essere il sostegno alle Polizie locali, perché poi questo è quello che in qualche modo può fare la Regione. Viene ben citato l’articolo 117 della Costituzione, però su questo dobbiamo fare tanto per far capire a tutti quanto anche la Polizia locale possa essere importante per la sicurezza. Però, al di là di questo che poi è l’aspetto di cui poi praticamente mi occupo di più e di cui ci capisco di più, sono andato un po’ più in analitico su quello che sarà il bilancio e su quelle che sono le prospettive.
Io, quando ero ragazzino, scelsi di fare il liceo classico, perché non amavo molto la matematica, però quello che mi pare di aver capito, molto semplicemente, è che se non si pensa davvero a un’addizionale IRPEF si possono fare tutti i calcoli che vogliamo, si possono fare tutte le considerazioni che vogliamo, ma non si riesce ad arrivare davvero a dare qualcosa di serio su due punti in particolare. Uno è stato già detto e lo ripeto, ma non per essere ripetitivo, ma perché sia ben chiaro a tutti: i giovani. Quando io facevo campagna elettorale molti mi dicevano: no, ma noi votiamo il Presidente Stefani perché è giovane. Questo credo che sia stata una cosa importante e lui tanti voti li aveva presi forse dalla fascia giovanile. Io credo che a questo punto la sua Giunta debba dare davvero una risposta a quei giovani che forse sono andati anche al di là di ideologie politiche, ma che l’hanno votato semplicemente perché è giovane e quindi probabilmente questi giovani meritano una risposta maggiore.
Così come merita una risposta maggiore, ma in questo non voglio davvero rubare tempo, soprattutto alla collega Sambo, che poi è la Vicepresidente della Commissione, su quello che bisogna fare di più, ragionando anche con un’addizionale IRPEF maggiore, su quello che è la cultura e la prevenzione. Oggi è successo in Lombardia, ma poteva succedere qua, che un ragazzino di 13 anni ha accoltellato una professoressa a scuola, ha portato un coltello e l’ha colpita più volte al collo e al petto. Ora questo ci fa pensare sì alla sicurezza, ma non solo alla sicurezza, perché se un ragazzino di 13 anni, per un ennesimo episodio che viene, porta in classe un coltello e colpisce una professoressa, allora questo ci fa capire quanto si debba fare di più sulla cultura e sulla prevenzione, organizzando delle vere e proprie task force di persone che possono andare nelle scuole a parlare di legalità, a parlare di rispetto delle regole e a prevenire ancor più e ancor prima di reprimere. Questo credo che sia importante e se non c’è uno sforzo davvero da parte di tutti il rischio è ritornare tra un po’ a parlare di un episodio simile a quello che è successo a Bergamo e che potrebbe succedere in qualunque altra Provincia italiana.
Io credo che su questo davvero ci debba essere uno sforzo di tutti e di tutte, perché su questo credo che sia importante. Se parlo alla cultura parlo di questa esperienza molto bella che ho fatto durante le Commissioni nelle audizioni alle quali ho assistito. Audizioni interessanti, importanti, per uno come me che si butta per la prima volta nella politica, che però molto spesso si sono dimostrate un muro del pianto. Io, quando ho sentito tutti i vari rappresentanti della cultura, non era altro che un leggere quello che era previsto nel DEFR, ma dire che concretamente però non si era fatto e non c’era in previsione neanche nulla che potesse davvero dare un’inversione di rotta. Quindi credo che anche su questo probabilmente bisogna mettersi a tavolino e fare un ragionamento molto diverso. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Altri prenotati? Consigliere Dalla Pozza, prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
È un bilancio triste, un po’ triste, com’è la discussione di oggi. Essendo il primo Documento di economia e finanza regionale della nuova legislatura tutto mi sarei aspettato fuorché di sentire un silenzio tombale da parte della maggioranza del Consiglio regionale durante la discussione. Mi auguro che ci sia tempo poi nella presentazione del bilancio vero e proprio e del collegato di sentire anche l’idea che ha la maggioranza di questo bilancio.
È un bilancio che è simile a una pietanza che nella nostra Regione spesso è sulle tavole, cioè è un minestrone in cui c’è tutto e il contrario di tutto, va bene un po’ tutto: va bene la Pedemontana, va bene la ciclabilità, va bene il trasporto pubblico, ma poi veniamo corretti dalla consigliera De Berti che ci dice che i livelli di servizio erogati in Veneto sul trasporto pubblico sono di eccellenza. Sì, ma questo non toglie il fatto che il Veneto rimane una delle Regioni in Italia che contribuisce meno con proprie risorse a quelli che sono i fondi del Fondo nazionale trasporti: ciò non consente alle aziende del trasporto pubblico locale di spiccare il volo e di avere livelli qualitativamente ancora più elevati. Certo, se vengono paragonati ai livelli dei servizi erogati in altre realtà italiane, possiamo dire che stiamo bene. É come la raccontiamo sulla sanità: certo, curarsi negli ospedali veneti... andate a curarvi da qualche altra parte. Sì, va bene. Ma oggi qualunque cittadino veneto sperimenta sulla propria pelle che cosa voglia dire non avere il medico di medicina generale, che cosa vuol dire attendere per una visita, che cosa vuol dire attendere per servizi che sono essenziali.
È un bilancio che non spicca il volo. È un Documento di economia e finanza che non dice praticamente niente. Avete compresso la discussione e credo, assessore Giacinti, che possiate prendere atto che le forze di minoranza del Consiglio regionale hanno svolto un ruolo anche di garanzia in certi momenti, anche non facendo mancare il numero legale anche presidiando le audizioni e coprendo, scusate, qualche brutta figura della maggioranza che non era presente in Aula, mentre capisco oggi, in momenti in cui ci si può astrarre dalla discussione, perché c’è anche da fare una parte di ragionamento su quella che è la manovra emendativa presentata dalle opposizioni, questa giustificazione non c’è stata durante le audizioni in Commissione; così come bisogna anche ricordare che le audizioni in Commissione non hanno dato un quadro positivo della situazione regionale. Avete avuto anche le agenzie regionali che hanno cercato di difendere…
Speaker : PRESIDENTE
Scusi, Consigliere.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Io attendo. Non ho problemi.
Speaker : PRESIDENTE
La cortesia di un secondo per l’ordine dei lavori.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Non ho nessun tipo di difficoltà.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Scusi, per un problema tecnico.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Sì, comprendo. Faccio parte di questo Consiglio e comprendo anche…
Speaker : PRESIDENTE
Nell’interesse di tutti. Garantisco.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Certo. Infatti non sto protestando, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Ne avrebbe tutte le ragioni.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Protesto per cose più importanti che non…
Speaker : PRESIDENTE
Giusto.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Quelle procedurali.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, Consigliere.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Il Vicepresidente Rucco lo sa.
Dicevo, anche le audizioni hanno restituito un’immagine di una Regione che langue, una Regione che nonostante la narrazione che c’è stata negli ultimi 15 anni e nonostante il voto perché poi viva la democrazia il voto ha stabilito che fosse giusto che questa maggioranza proseguisse tra una legislatura… tra quella precedente e quella attuale, ma nonostante questo i problemi rimangono.
Non troviamo, però, nessuno slancio dentro questo Documento di economia e finanza che ci faccia dire qual è la direzione che è stata impressa al mandato legislativo che vi ha affidato l’elettorato.
Lo sappiamo perché poi viviamo nel mondo, ce lo state raccontando, Assessori presenti, che avete una difficoltà che è determinata dalla mancanza di risorse; ce lo dite. Ce lo dite riservatamente a tutti. Ce la raccontate. Possiamo tirar fuori anche, scoprire qualche altarino. Avete una difficoltà. È ovvio che questo Documento di economia e finanza regionale non vi dà respiro sufficiente per fare tutto ciò che vorreste fare.
Io capisco che voi vi guardiate dicendo: ma non sono mica stato io a dirlo…
Speaker : PRESIDENTE
Per favore,
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Va bene. È solo per far emergere le cose che nel chiacchiericcio che sta fuori da quest’Aula sappiamo tutti. Ciascuno di voi negherà di essere stato lui a parlare con noi per dirci che c’è una difficoltà data da quella manovra che non viene fatta sull’aumento delle addizionali IRPEF, però questa è la realtà. Probabilmente tante delle cose che avreste voluto mettere all’interno di questo Documento di economia e finanza non le avete potuto mettere perché avreste rischiato di raccontare cose che non siete in grado poi di mantenere, mancando le risorse.
Non potete scrivere, guardo l’assessore Zecchinato, che conosco come persona seria, che uno degli obiettivi è quello del contenimento del consumo di suolo nella regione e continuiamo ad essere al secondo posto tra le regioni che consumano suolo in Italia. Questo imporrebbe, all’interno del Documento di economia e finanza regionale, non delle declaratorie assolutamente vaghe e che condividiamo, ci mancherebbe che non le condividessimo, ma dire che questo è l’impegno che ci siamo presi. L’impegno che ci prendiamo è quello di escludere… Di non escludere dal conteggio del consumo di suolo le nuove infrastrutture. Discutiamone, servono, non servono. Facciamo un ragionamento. No, è un Documento di economia e finanza che capisco essere ponte tra un momento e un altro, ma è estremamente piatto.
Guardate, siamo stati in difficoltà. Siamo stati in difficoltà tra di noi a capire che cosa avremmo potuto dire durante la discussione generale e affidiamo quella che quelle che sono le nostre considerazioni a una manovra emendativa che comunque è una manovra emendativa importante, che dà l’idea del Veneto che invece immaginiamo noi e che forse in parte potrà essere immaginare anche voi, se aveste le risorse per poterlo realizzare. Ecco, il giudizio non può che essere quindi un giudizio… Non vorrei quasi neanche dire negativo, ma quantomeno sospeso rispetto al prossimo aggiornamento del Documento di economia e finanza che vedremo entro la fine dell’anno.
Ecco, aspettiamo quel momento. Aspettiamo i prossimi sei mesi perché ci dimostriate se effettivamente siamo di una nuova Legislatura. Se abbiamo iniziato una nuova legislatura con un piglio diverso o se semplicemente siamo in una linea di continuità, che è quella che ha portato il Veneto oggi a perdere così tanta competitività rispetto alle altre regioni.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Sambo.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Grazie.
In realtà il mio collega ha anticipato un termine che è quello di un DEFR e di un bilancio triste, in qualche modo, e anche ad una discussione triste che noi facciamo. Ma io cerco... ovviamente abbiamo cercato, rispetto a questo bilancio e questo DEFR triste, senza visione, di proporre, diciamo, una grande riforma emendativa, quindi sostanzialmente riscrivere quasi quello che è l’impianto che è stato messo in piedi, perché è evidente che mancano dei punti fondamentali.
Io parto, e veniva citato, lo abbiamo sentito anche in sede di audizioni, dal tema della cultura. Tema della cultura, dove solo per citare un dato: nella spesa pro capite in cultura il Veneto è terzultimo in tutta Italia, con una spesa di 9,43 euro pro capite, di fronte invece ad altre Regioni, non a Statuto speciale, tanto per chiarirci, insomma, per cui Piemonte 32 euro, Abruzzo 23, Campania 22, Toscana 22, eccetera. Quindi, insomma, tanto per fare un esempio di quello che questa Regione investe in cultura e lo abbiamo sentito benissimo in Commissione. Colabianchi ha citato il caso emblematico della Fenice, dove c’è stato un ridimensionamento in questi ultimi 10-15 anni, insomma, di Governo Zaia, ma continua evidentemente, insomma, anche adesso, con il nuovo corso il ridimensionamento delle risorse, di quello che in realtà, ad esempio, a Cagliari erano 8 milioni di euro, da noi sono 600.000 euro per una delle istituzioni culturali più prestigiose, non solo della Regione, ma direi, anzi, lo dico consapevolmente, di tutto il Paese e in realtà anche internazionale.
Quindi questo insomma è solo un dato per dire di quanto, ma lo abbiamo sentito da tutti quanti quelli che sono intervenuti appunto, tutte le realtà che sono intervenute in Commissione Sesta, di quale sia la drammaticità della situazione della cultura e dell’investimento di cultura all’interno del nostro territorio, che è drammatica.
Per poi passare al dato invece del... ha già detto ovviamente tanto anche sulla questione sanitaria, però mi preme insomma far emergere - dalla collega Luisetto - alcuni dati essenziali, insomma anche legati alla sanità. Ma l’abbiamo detto spesso. È evidente che in una Regione dove la spesa media pro capite in spesa privata, cioè che il cittadino sborsa per andare dal privato perché il pubblico ovviamente non dà queste risposte, è di circa, se non mi sbaglio, 850 euro. È un dramma e allora continuiamo a dire, appunto, ai veneti: non tassiamo, non tassiamo, ma in realtà stiamo tassando tantissimo senza investire nella sanità in primis, ma in tutta un’altra serie di servizi e adesso li cito: la questione dei trasporti. Pensiamo a quanto le famiglie, ecco, mi piacerebbe molto parlare anche in questo DEFR, in questo bilancio, dove famiglie, donne, giovani e bambini praticamente sono scomparsi, di quanto le famiglie spendono; pensiamo a quanto spendono nel trasporto, spendono tantissimo anche e soprattutto per i figli che vanno a studiare eccetera e di quanto spendono, ad esempio, nei servizi per l’infanzia. Sappiamo che abbiamo dei dati drammatici delle rette che sono molto superiori rispetto ad altre Regioni d’Italia e sappiamo che il dato sia della carenza delle strutture per l’infanzia in Veneto ha due dati drammatici: uno la carenza generale dei posti, ma l’altro: la carenza quasi assoluta, direi, dei posti pubblici, perché abbiamo un numero di posti dati e garantiti dal pubblico che è veramente bassissimo, circa - dagli ultimi dati, almeno quelli dell’anno scorso, speriamo che dopo il PNRR questo dato magari, nei prossimi anni, possa essere migliorato dopo qualche intervento, grazie all’Europa in questo senso, ma era di 14 posti ogni 100. Allora, se la Regione dà come posti pubblici per gli asili nido 14 posti ogni 100 bambini il dato - ripeto dati fino all’anno scorso – il dato è drammatico. Non penso che possa essere migliorato, ma tutto quello che è migliorato grazie, appunto, ai fondi europei ben venga.
L’altro dato essenziale è poi quello legato al lavoro.
Noi sappiamo viviamo in un territorio, lo ripeto, sempre Venezia in particolare, ma faccio l’esempio di Venezia come Provincia, perché noi abbiamo in tutto il resto d’Italia i capoluoghi di Provincia e le Province capoluogo che sono le più ricche. Noi, invece, abbiamo questa anomalia nazionale dove questa Provincia è la più povera e questo trascina poi tutto il resto, insomma, in qualche modo anche del territorio come, intendo, lavoratori poveri. La questione del precariato, poi, veniva anche giustamente detto, incide fondamentalmente e in particolare sulla questione femminile.
Sappiamo qual è il dato di part-time, di lavoro precario e di part-time involontario, soprattutto in Veneto che è allarmante, non lo diciamo noi; lo dicono i dati.
Dato ancora più allarmante, che è emerso anche in queste settimane, riguarda quello della questione relativa alla sicurezza sul lavoro; una cosa che vi abbiamo sempre detto.
La questione della precarietà, poi, si lega strettamente anche alla questione, ovviamente, della sicurezza sul lavoro, perché più abbiamo un lavoro precario più abbiamo meno certezze e sicurezze e anche la situazione dal punto di vista della sicurezza diventa più difficile. È per questo noi sulla questione della precarietà abbiamo fatto una proposta. C’è nel DEFR, ma c’è anche come disegno di legge, che è quella del salario minimo, che è, appunto, il minimo che ci deve essere, ma quantomeno negli appalti della Regione.
L’altro dato drammatico è quello della sicurezza. L’ultimo rapporto della Fondazione Corazzin per conto della CISL Veneto parla di 71.000 incidenti, di cui appunto 60.000 in occasione di lavoro eccetera, eccetera e 111, mi pare, vittime solo nel 2025; dati che ci vedono veramente fanalino di coda anche in questo caso. Ci sono tanti dati che abbiamo citato che vedono il Veneto fanalino di coda, che invece dovrebbe essere, almeno dal racconto della maggioranza, una delle regioni migliori, ma invece ci vedono fanalino di coda, purtroppo, in tante questioni. Citavo prima la cultura. Adesso cito quella della sicurezza del lavoro, dove servono necessariamente più risorse.
Chiudo qui con un tema secondo me fondamentale, la questione relativa ai giovani. Allora, il presidente Stefani ha parlato nella sua campagna elettorale. Tra virgolette, ha detto… Almeno ha detto a parole di occuparsi dei giovani perché anche lui effettivamente è molto giovane e che quindi il suo mandato sarebbe stato caratterizzato anche da queste politiche. Ecco, di queste politiche noi abbiamo nel DEFR un terzo di paginetta, tanto per essere chiari, per essere un po’ concreti.
Anche in Commissione abbiamo chiesto se per caso c’era altro, perché ci stupiva un po’ l’assenza, la poca presenza dei giovani di fronte invece alle grandi dichiarazioni di campagna elettorale. Ci hanno detto sì, ci sarà negli altri capitoli. In realtà siamo andati a spulciare le altre pagine e sui giovani veramente c’è poco o niente. Anzi, direi proprio niente di fatto, perché se ne parla solo per quanto riguarda, senza neanche parlare poi specificatamente di alcune azioni concrete, il superare il disagio e il disorientamento dei ragazzi. Ma questo è il massimo che viene detto all’interno di tutto.
Poi si dice, come risultati attesi, promuovere in ambito di ATS… Quindi questo fa capire che sui giovani l’unica cosa che si pensa sono gli ATS. Già questo ci fa comprendere qual è l’idea di politiche giovanili di questa Regione, ma comunque coerenti e in linea con le finalità e le priorità della programmazione nazionale e della programmazione regionale. Peccato che la programmazione regionale non esiste. Al momento non c’è alcuna programmazione regionale in merito proprio ai giovani.
Allora, non finiremo mai di dirlo. Se non c’è un investimento sulle donne, sui giovani e sui bambini, questo Paese e questa Regione in questo caso non hanno futuro. In questo DEFR mi pare evidente che di futuro proprio non ci sia.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Del Bianco.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Io intervengo velocemente perché poi interverrò in maniera più approfondita nella fase emendativa, solo per dire e ricordare che è abbastanza surreale discutere, come ha detto il consigliere Dalla Pozza, un documento di programmazione così importante senza sentire nemmeno una voce che si alza dai banchi della maggioranza. Io spero e credo che poi ci sarà il tempo di avere un confronto. Altrimenti è davvero una situazione irreale. In quello che dovrebbe essere il documento di programmazione principe fra tutti noi non abbiamo…
Speaker : PRESIDENTE
Scusi, Consigliere. Se possiamo alzare il volume, per favore, perché non si sente dicono. Proviamo. Grazie.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Dicevo che è un peccato che in un documento di programmazione e nel principale documento di programmazione non abbiamo ancora mai sentito una voce che si è levata dai Gruppi di maggioranza. Se questa è un’Assise in cui ci si confronta sui progetti, sulle cose, sulle visioni, qui in questo momento non lo si sta facendo. Capisco l’esigenza di comprimere i tempi, però evidentemente qui mi sembra anche una volontà di non esprimersi su alcune questioni, piuttosto accese anche, che sono state sollevate.
Dico, sarò molto breve perché evidentemente ci sarà tutta una fase emendativa, che, come è stata preannunciata dai miei colleghi, è piuttosto densa ed è piuttosto densa perché questo documento è estremamente povero. In tutto questo documento, per esempio, non c’è nessunissimo riferimento alle aree di marginalità della regione. Non c’è nessuna azienda strutturata che riguarda, per esempio, la montagna, che, ricordo, copre il 30% del territorio del Veneto. Addirittura è stata data una delega in Giunta che però non è coperta da nessuna garanzia economica. Si sono fatte alcune operazioni di marketing, come qualcuno prima ha ricordato, ma non si mette un euro su quelle che sono delle esigenze territoriali di lavorare sulle marginalità.
Non sono mai citate nemmeno le autonomie territoriali. Ci sono solo dei brevi riferimenti come delle citazioni, senza dare sostanza a nessuno di questi procedimenti. Sui trasporti le aree interne sono completamente ignorate, completamente. Si citano tratte da sistemare. Nessuna di queste riguarda i territori marginali. Non c’è proprio nessun riferimento nemmeno alla Strategia nazionale aree interne. Allora, ditemi quale programmazione si può avere in un territorio, in una Regione, in una Giunta regionale che evidentemente non tiene conto di tutto il Veneto, ma soltanto di alcune progettualità care evidentemente ai rappresentanti della Giunta.
Io credo allora che questa cosa vada denunciata e credo anche che la fase emendativa che proporremo sarà molto forte, per questo motivo. Arrivo a dire di più: su due grandi questioni che sono al centro degli interessi geopolitici attuali troviamo molto poco. Troviamo molto poco sull’acqua, che è una partita rilevantissima, non c’è nessuna reale progettualità che vede il risparmio idrico, e sappiamo quanto la Regione Veneto è dispersiva in questo senso; non c’è nessun piano di lavoro su quello che dovrebbe essere il rinnovo delle concessioni irrigue. Attenzione che qui stiamo parlando di una partita enorme, in cui oggi abbiamo i Consorzi di bonifica che fanno da controllori e controllati allo stesso tempo, e non c’è nessuna questione vera che affronta dentro il Documento di programmazione questo processo.
La Regione del Veneto è una delle pochissime Regioni che non ha casualmente un bilancio idrico. Ci sarà evidentemente un motivo. In questo senso allora chiederemo di intervenire pesantemente nella fase emendativa, perché in questo momento tutti gli indicatori che abbiamo ci dicono che stiamo consumando più acqua di quella che abbiamo potenzialmente disponibile, e non facciamo nessuna progettualità per andare al contenimento dello spreco.
Soprattutto, c’è molto poco in quella che verosimilmente sul piano economico, sarà la più grande partita della legislatura: mi riferisco alla questione del rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche. Ci sono solo alcuni accenni qui e là, con pochissima visione politica, e soprattutto non emerge nessuna idea su come ci stiamo preparando alla partita del 2029. È una partita enorme: ricordo solo che in termini economici questa partita vale di utili, e solo di utili, qualcosa come 300 milioni di euro annui. Parliamo di più di una manovra Irpef.
Nel documento di programmazione che riguarda fino al 2028, di fatto non abbiamo nessuna indicazione politica su questa questione. A me sembrano tre questioni piuttosto evidenti, piuttosto grandi, che dicono della povertà del documento. Ma, ripeto, al di là della povertà del documento, sarebbe interessante avere almeno un confronto su questo documento, confronto che oggi, almeno questo pomeriggio, fino adesso non c’è ancora stato.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Altri iscritti? C’è ancora qualche secondo per iscriversi. Io sospenderei la seduta. Ci riaggiorniamo nel giro di tre quarti d’ora, un’oretta.
Il collega Cunegato ha chiesto un’ora.
Grazie. Ovviamente è ancora aperta la discussione generale. I Capigruppo si sono incontrati, maggioranza e opposizione debbono approfondire alcuni aspetti. Dalla regia ci dicono che avremmo ancora quindici minuti di affinamento del testo. Però, se mi ascoltate, vi farei una proposta. Seriamente, scusate, Consiglieri. Noi abbiamo una convocazione prestabilita alle ore 9.30 di domani mattina, ma è verosimile che alle ore 9.30 di domani mattina dovremmo iniziare e poi sospendere perché, come sapete, c’è la Giornata del Ricordo, con il signor Pamich, il professor De Rossi eccetera, per un’ora, dalle ore 10 alle ore 11. Farei questa proposta, anzi, più che una proposta, bisogna fare così, sennò non ne veniamo fuori: farei la convocazione del Consiglio alle ore 14.30, diamo modo a tutti di valutare la fase emendativa e alla Commissione di lavorare, altrimenti domani mattina veniamo qui ‒ ve lo dico in tutta sincerità ‒ e stiamo tutti al palo ad attendere che ci sia il lavoro in Commissione. La Commissione lavora con tranquillità, dopodiché alle ore 14.30 puntuali si inizia. Prevediamo di fare una tiratina, quindi anche con un po’ di buio, in modo tale che allertiamo anche i servizi per la ristorazione (bar e tutte le robe che servono), una tiratina fino almeno a mezzanotte, o una roba del genere. Dopodiché, venerdì andiamo alla parte finale, alle dichiarazioni di voto e alla votazione del provvedimento. Quindi, venerdì si va a casa in maniera tranquilla. Così si riesce a gestire tutto. Altrimenti, finisce che si arriva a sabato. Ve lo dico subito. Quindi, suggerirei di fare cose. Vedo che avete accettato.
Non siamo ancora in Assemblea. È una comunicazione. Dopo te la dico in maniera formale e dopo intervieni sull’ordine dei lavori. Scusate un attimo, vediamo di recuperare i tempi. Intanto, mi sento di ringraziare tutti i Consiglieri per l’attesa, che spero sia proficua per il lavoro successivo che dovremo fare.
Non ci sono più interventi, quindi dichiaro chiusa la discussione. Vi informo in via formale che è giunto un maxiemendamento da parte della Giunta, il n. 604, che troverete agli atti.
Il mio intendimento è quello di fare in modo che fino alle 9.30 di domani mattina ci sia lo spazio per i subemendamenti. So che il Presidente Tomaello intende convocare e iniziare il lavoro domani mattina alle 9.30 per l’analisi degli emendamenti, per valutare tutta la fase emendativa in Commissione. Il Consiglio ho intenzione di convocarlo alle 14.30 di domani. con la possibilità di andare in notturna, non dico fino alle 4.00 o 5.00 del mattino, ma che si arrivi a un’ora che ci permetta di giustificare una convocazione pomeridiana, che è quella delle 14.30.
Io sono contrario al fatto di considerare una liturgia questa delle notturne, penso che sia fondamentale, faccio questa proposta semplicemente perché abbiamo perso sostanzialmente più di mezza giornata o quasi una giornata, quindi dobbiamo recuperarla domani, so che c’è buona volontà da parte di tutti e quindi farei così.
Per ora non ho altro da aggiungere, c’era qualcuno che voleva intervenire sull’ordine dei lavori, immagino il consigliere Manildo. Prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Ogni commento sulla giornata di oggi lo faremo magari domani dal punto di vista politico, però volevo capire il tema del termine per i subemendamenti, 9.30 è congruo da un certo punto di vista, però se si potesse differire anche rispetto al lavoro che dobbiamo fare al punto emendamenti, potenzialmente vorrei capire se possa essere procrastinato alle 11,00 o 11.30 o anche dopo.
Speaker : PRESIDENTE
Scusate un attimo. Non può essere anche dopo, perché abbiamo la Commissione che deve lavorare. Scusate, fermi tutti.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Se il Segretario ci dice dal punto di vista procedurale...
Speaker : PRESIDENTE
Direi che si può accogliere l’istanza da parte del consigliere Manildo: le 9.30 possono tranquillamente diventare le 11-11.30, però in Commissione bisogna trattare tutto, in modo tale che alle 14.30… Perché no? Cosa volete fare? Se qualcuno dice “no”, deve spiegare perché. Non si dice “no”, si fanno proposte.
Che proposta dovete fare? Prego.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Correlatore, relatore e Giunta possono comunque presentare emendamenti senza termini, se non sbaglio, perché è anche la procedura che si seguirà adesso. Quindi, anche mettere un termine per i subemendamenti è una cosa che vale fin là, perché potenzialmente tutto poi può essere emendato fino a quando non finiamo. Mi sembra un termine che ci possiamo… È una regola ma vale fin là: ordinatorio…
Speaker : PRESIDENTE
Però noi un termine per i subemendamenti lo dobbiamo dare, perché la Commissione deve poi analizzare tutto. Un termine lo dobbiamo dare, comunque.
C’è una proposta da parte del consigliere Manildo. Riformuliamola.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
La Prima Commissione, come da interlocuzioni può cominciare a fare il suo lavoro la mattina. Siccome c’è il tema… Noi non abbiamo visto il maxiemendamento, quindi non abbiamo visto su che temi, su che parti del DEFR andrà a incidere, quindi abbiamo bisogno che non ci sia il termine ultimo di presentazione dei subemendamenti, che ci sia un momento successivo. Quindi, per me è fondamentale che possa iniziare il lavoro della Prima Commissione, ma come è stato detto bene anche dal consigliere Galeano, che sia aperto il termine per i subemendamenti anche fino alle 11.30.12.
L’altro tema è che, ovviamente, io ho sentito il Presidente parlare sul fatto che la convocazione del Consiglio è differita alle due e mezza, va bene, sicuramente devono essere rispettati tutti i tempi che ci siamo dati per la discussione del DEFR e, quindi, anche il fatto della potenziale fine del venerdì alle sei, ovviamente, stando questi mutamenti va a cambiare un’intesa che era stata verbalmente raggiunta in Conferenza dei Capigruppo perché è fondamentale che venga garantito il contraddittorio di tutti. Oggi c’è stato un ordine dei lavori piuttosto farraginoso che poi, dal punto di vista politico, faremo le nostre valutazioni, ma è importante mettere tutti i Consiglieri nelle condizioni di poter lavorare bene.
Speaker : PRESIDENTE
Sì, abbiamo visto che c’è una richiesta di intervento.
Consigliera Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Sull’ordine dei lavori in maniera chiara. Io trovo assolutamente inaccettabile la gestione dell’Aula di quest’oggi. Siamo stati due, tre, quattro ore senza fare nulla; ostaggio delle divisioni interne alla maggioranza. Prima dovevate preparare, presentare degli ordini del giorno. Oggi emendate con un maxiemendamento; io non ho mai visto fare in cinque anni di scorsa legislatura un maxi emendamento al DEFR.
Io trovo assolutamente incredibile che un documento che dovrebbe programmare il lavoro di questa Regione nei prossimi tre anni venga emendato in quattro e quattro otto, anzi in quattro ore, dalla stessa maggioranza; maggioranza su maggioranza che emenda un Documento di economia e finanza che è quello che dovrebbe indicare la via delle politiche di questa Regione. Io mi chiedo davvero dove siamo arrivati. Non l’avevo mai visto in cinque anni precedenti. Oggi è quello che vedo. Osservo e vedo che c’è un documento della Giunta presentato, presentato in pompa magna dal Presidente Stefani che oggi viene emendato, ancora non so da chi, ancora non so come, perché non ho in mano un maxiemendamento. Lo vedrò…
C’entra, e c’entra anche abbastanza.
No, non faccio nessun comunicato stampa lo cercherà se vuole. Lo dico per rispetto di queste Istituzioni so che magari il collega Barbisan si sente toccato, ma qui c’è un’Aula che non ha mai lavorato in questa maniera negli scorsi cinque anni. Oggi l’Aula lavora in maniera diversa.
Penso che nell’ordine dei lavori sia legittimo dire che abbiamo passato quattro ore fermi ad aspettare che voi usciste da non so dove, con una proposta di auto emendamento al vostro Documento di economia e finanza. È assolutamente inaccettabile, politicamente per me scandaloso. Lo stigmatizzo in un intervento sull’ordine dei lavori, perché tenere qui i Consiglieri che hanno fatto…
Speaker : PRESIDENTE
Scusi, consigliere Barbisan, c’è il tempo segnato e la Consigliera può fare questo intervento, non se te lo fanno fare. No, non ritengo nulla, è il Regolamento che prevede questo.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Sull’ordine dei lavori. Stare quattro ore fermi penso sia molto inerente. Quindi, non solo stigmatizzo questo dal punto di vista dell’ordine dei lavori, ma dal punto di vista procedurale avere adesso un DEFR totalmente modificato porta anche gli emendamenti che noi abbiamo fatto, potenzialmente, ma ancora non lo so, a vedere un impatto. Faccio un esempio sull’ordine dei lavori. Se io ho presentato un emendamento sugli affitti brevi e la Giunta voleva approvarlo, ma nel maxiemendamento c’è qualcuno che ha presentato, da parte della maggioranza, un emendamento che dice “regolamentiamo finalmente gli affitti brevi”, vale quello del collega di maggioranza o vale quello della consigliera Ostanel?
Io davvero trovo, anche dal punto di vista procedurale, poco rispettoso del lavoro dei Consiglieri, tutti, di maggioranza e di opposizione, che hanno presentato degli emendamenti vedere che poi c’è qualcuno che, anche magari prendendo quelle idee, presenta un maxiemendamento. È assolutamente inaccettabile dal punto di vista procedurale e politico e dell’ordine dei lavori. Non l’ho mai visto in cinque anni. Penso che la gestione dell’Aula e, quindi, anche della Giunta sia assolutamente inaccettabile. Lo stigmatizzo con forza. Non l’ho mai visto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Si è iscritto, sempre sull’ordine dei lavori, il consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Anche secondo me è una mancanza di rispetto nei nostri confronti che siamo stati qui tutto il giorno. Devo dire che dimostra anche uno sfaldamento della maggioranza. Siccome il Presidente Stefani dice o dichiara sui giornali che non si fanno emendamenti, voi portate gli ordini del giorno. Siccome non si possono fare gli ordini del giorno, trasformate gli ordini del giorno in un maxiemendamento, che, come si diceva prima, dimostra anche un problema di personalità. Io che emendo me stesso da problema politico diventa psichiatrico.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Cunegato, l’ordine dei lavori esula dagli aspetti clinici. Vada avanti. Qual è l’ordine dei lavori?
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
L’ordine dei lavori è che abbiamo buttato via una giornata. Siccome c’era un tema…
Speaker : PRESIDENTE
Ha delle proposte da fare?
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Sì, ho un sacco di cose da fare.
Speaker : PRESIDENTE
Ha delle proposte da fare sull’ordine dei lavori?
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
La proposta da fare è che questa cosa non deve succedere più, perché se noi facciamo un lavoro e rispettiamo i tempi, mentre loro non lo fanno, mettono in discussione anche il nostro lavoro. Quindi, questo non deve succedere più nei prossimi anni.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Prego, consigliere Montanariello.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Presidente, dico l’ordine dei lavori per essere rispettoso di quest’Aula, perché per me stare quattro ore ad aspettare che voi vi mettiate d’accordo non è lavori, per me lavori è produrre.
Detto ciò, Presidente, prendiamo atto e credo che tutto il Consiglio regionale, i giornalisti e i veneti debbano prendere atto, che oggi, con un solo colpo, è stato sfiduciato il presidente Stefani ed è stato sfiduciato l’Assessore Giacinti dal suo Partito, perché prima Stefani dice che non si fanno emendamenti, una parte della sua maggioranza porta agli ordini del giorno e la parte del partito di Giacinti chiede a Giacinti, che ha difeso nelle Commissioni il documento, di cambiarsi da solo il documento, con una proposta della Giunta.
Assessore Giacinti, dicevano fuori consiglieri di maggioranza che sono qui da vent’anni che non hanno mai visto una cosa del genere. Lei, Giacinti, è stato sfiduciato dal suo Partito, perché le chiede di cambiare un documento che lei ha portato.
Il Presidente Stefani è stato sfiduciato, perché ha dichiarato sul giornale che non si fanno emendamenti (di Stefani ce n’è uno, non c’è omonimia) - ho chiuso, Presidente, ha ragione - e dopo che Stefani lo dichiara portano....
Scusatemi un attimo, ci spiegate adesso sull’ordine dei lavori perché io, Jonatan Montanariello, sono stato fino alle 3.00 di notte a farmi gli emendamenti e domani devo venire qui tre ore prima, senza fare il Consiglio, per leggere i vostri, che non avete portato in tempo utile, capire come si colleghino ai miei e come cambiare con i subemendamenti? Perché cambierà, Presidente, il testo, cambierà anche il senso dei nostri emendamenti con degli innesti di pezzi sopra o sotto, e non è questione di lana caprina.
Sfiduciatevi da soli, senza mettere di mezzo il nostro lavoro. Assessore Giacinti, mi dispiace, ma il suo Partito...
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere, avrete modo poi di fare la discussione durante gli emendamenti. Ad onor del vero, consigliere Montanariello, questo non è un caso che accade una volta ogni morte di Papa, perché in tutte le discussioni di Bilancio abbiamo avuto difficoltà nel trattare emendamenti, e subemendamenti, e ha detto anche lei prima che più volte si va anche in Commissione, quindi cerchiamo di riportare...
Io vi ho lasciato lo spazio per dire la vostra, avete ragione nel senso che avete atteso e questo è stato apprezzato da tutti. Adesso cerchiamo di procedere, consigliere Montanariello, ringrazio quelli che sono intervenuti, vi ricordo che comunque il Consiglio sarebbe stato convocato per domani mattina alle 9.30, quindi non abbiamo stravolto le giornate del Consiglio, ma domani mattina comunque c’è tutto lo spazio, come richiesto dal vostro Capogruppo, e di affrontare i subemendamenti e di affrontare la fase emendativa in Commissione.
Alle 14.30 si inizia. Dobbiamo porre un limite formale ai subemendamenti. C’è una richiesta delle 11, e accettiamo la richiesta delle 11 e si vada avanti.
Ci sono altri interventi? È accaduto di tutto e accade di tutto in tutti i Consigli regionali. Però direi, adesso, ripartiamo con la volontà di approvare questo provvedimento. Abbiamo capito le sue ragioni e le ragioni di tutti.
Adesso andiamo avanti. Ci sono altri interventi rispetto a questo? Consigliere Borgia, prego.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Rispondendo ai colleghi in merito ai lavori, intanto, prima di dare dei giudizi, collega Ostanel, io attenderei il maxiemendamento, quindi andrei a vedere… Certo, e poi quando, nel momento in cui avrà modo di vedere, se ci sono delle modifiche sostanziali che riguardano i vostri emendamenti, allora potrete giudicare.
Domani ci sarà tutto il tempo per discutere nel merito anche e soprattutto di questo. Dopodiché, il partito Fratelli d’Italia non ha sfiduciato, collega Montanariello, il suo Assessore lo sa benissimo. Sa benissimo anche che ci possono essere anche delle modifiche, degli accorgimenti rispetto alla programmazione. Questo ci è concesso, tra l’altro, è concesso da Regolamento, e non è la prima volta. Le do questa grande notizia: non è la prima volta. Se lei intende che il mandato elettorale è iniziato e finito da quando lei era Consigliere regionale, si dovrà invece ricredere, perché anche in altre occasioni è successo, e questo non va a inficiare il prezioso lavoro della Giunta. Abbiamo sempre detto, ed è per questo che saremo qui domani a discutere, ad entrare nel merito, e probabilmente ad approvare, immagino, determinati emendamenti, a prescindere da chi li ha presentati, perché siete stati voi che ci avete sempre suggerito che questo Consiglio deve tornare centrale. Ed è per questo che noi ci battiamo quotidianamente, per cercare di dare il nostro contributo, non in un’ottica di contrapposizione, ma in un’ottica di sinergia.
Pertanto, non solo confermiamo la bontà del nostro Assessore che, devo dire, è sempre disponibile ad accogliere tutte le richieste di questa maggioranza, e non solo, anche dell’opposizione per cui se qui, come dire, c’è qualcuno che non è responsabile di questa, per quanto vi riguarda questo orario che avete dovuto attendere, non è certo l’assessore Giacinti, se c’è un responsabile penso che vi dobbiate rivolgere ai Capigruppo. Io mi prendo la quota di responsabilità, la responsabilità maggiore.
Dopodiché domani, in tutta serenità, interverremo sui temi politici e sui temi, come dire, anche, spero, no, perché avremo modo di vedere tutti questi emendamenti. Grazie mille.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Borgia.
Consigliere Sambo.
Vi ricordo che, in via teorica, il dibattito sarebbe concluso.
Sarebbe da togliere il tempo. Cerchiamo di chiuderlo velocemente.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Sarò veloce.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Assolutamente. Innanzitutto il maxiemendamento non ci è ancora arrivato, quindi, da questo punto di vista…
Però non c’è. Intanto non ci è ancora arrivato. Primo.
Secondo: non si capisce perché, se questa era la volontà e siamo tutti d’accordo che il Consiglio deve riavere la centralità, in sede di Commissione nessuno ha detto niente. Tutti hanno detto che andava benissimo e che l’avete votato tutti quanti. Si arriva in Consiglio, non avete presentato neanche un emendamento, probabilmente sfidati dal fatto che noi ne abbiamo presentati e abbiamo detto che questa, evidentemente, è una questione…
Appunto, appunto perché non li avete… perché non li avete presentati prima. È questo il nodo.
Speaker : PRESIDENTE
Li potevano anche presentare dopo.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Inficiandoci non il vostro lavoro, ma sicuramente quello della minoranza che lavora da settimane di ascolto, di confronto, eccetera, per arrivare… Capisco che siete nervosi però eh…
Certo. Insomma, se non lasciate neanche concludere, evidentemente siamo un po’ nervosi.
Ma è evidente questo, nel senso che potevate tranquillamente farlo prima.
Siamo d’accordissimo sul fatto che il Consiglio debba riavere la centralità, ma per riavere la centralità si fa nei tempi stabiliti e nei modi corretti nei confronti di tutto il Consiglio e non solo di una parte. Evidentemente ci sono molte tensioni in maggioranza, e lo vediamo; ma il problema dopo riguarda poi lo svolgimento del Consiglio e non abbiamo problemi a rimanere qua fino a mezzanotte, a star qua giorni in più, stiamo qua anche sabato ben volentieri, è il mio compleanno, lo festeggiamo tutti insieme, porto le paste; non è un problema, veniamo sabato, veniamo anche domenica, non è un problema di quanto stiamo qua, ma di come viene utilizzato il tempo nostro e, di conseguenza, dei veneti. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera Sambo.
No, consigliere Montanariello, ha già avuto fin troppo tempo.
Da domani abbiamo un sacco di tempo per fare interventi e sentire anche le ulteriori sue considerazioni. Grazie.
Grazie, l’ho già sentito che ho ragione. No, grazie, mi basta sentirlo, non serve verbalizzarlo.
Basta. Per favore, consigliere Montanariello. Però, un Consigliere che richiama le regole, richiama il Presidente alle regole e non rispetta le regole non è un Consigliere che può richiamare alle regole.
Basta.
Signori, dopo approfondita e lunga discussione, noi ci ritroviamo domani alle ore 14.30. Su richiesta del consigliere Manildo, il termine della fase subemendativa è fissato alle ore 11 di domani mattina. Il presidente Tomaello cecherà di gestire questa fase anche rispetto alla Commissione. Dalle ore 14.30 andremo ad oltranza ad affrontare punto per punto gli emendamenti.
Mi dice l’Ufficio Legislativo che il maxiemendamento è stato caricato, quindi ce l’avete già agli atti.
Per chi fosse interessato, spero molti, domani mattina abbiamo alcuni ospiti, tra gli altri il signor Pamich e il professor De Rossi, presso la sala stampa, dalle ore 10 alle ore 11. Se qualcuno vuole partecipare, vi attendiamo.
Grazie e buona serata.
