Regione del Veneto

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Speaker : PRESIDENTE
Buongiorno, ci siamo. In quanti siamo? Inserite le schede.
In teoria avremmo il numero legale.
Dovrei aprire. Fate l’ultima chiamata, per favore, ai Consiglieri, poi iniziamo.
C’è il numero legale.
Chiamiamo, chiamiamo.
Collega Luisetto, inserisca la scheda. No, non ci siamo, manca il numero legale.
Hai messo la scheda? Se non siete di questa opinione, sospendo il Consiglio. Le schede sono inserite, pian piano arriveranno. Grazie, apprezzo il senso di responsabilità, veramente grazie. Abbiamo il numero legale.
Buongiorno, Consiglieri, chiudiamo le porte, diamo modo agli ultimi Consiglieri di accomodarsi. Se per favore avvisate il Presidente Stefani che stiamo per iniziare, perché mi diceva che voleva intervenire subito.
Vi chiedo un attimo di attenzione. Ringrazio tutti per la presenza. Come sapete, alcuni consiglieri sono bloccati in autostrada a causa dell’incidente, sia della maggioranza che dell’opposizione, grazie di essere qui, ringrazio tutti per la puntualità.
Partiamo con il primo punto all’ordine del giorno, che è l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti. Se nessun consigliere chiede di fare osservazioni, si intende approvato il processo verbale della settima seduta pubblica di mercoledì 25 marzo 2026.
Punto n.2: Comunicazioni del sottoscritto. Non ho al momento congedi. Avete notizie di qualche collega che vi ha annunciato il congedo e vi ha detto di dirmelo? Niente.
Punto 3: "Interrogazioni e interpellanze".
Viene dato per letto l’elenco delle interrogazioni e delle interpellanze allegato all’ordine del giorno e pubblicato sul sito istituzionale.
Sa oggi, come sapete, inizia questa maratona, che in teoria si dovrebbe chiudere entro la settimana, rispetto a quello che è il provvedimento più importante della Regione. Stiamo parlando di un bilancio di quasi 18 miliardi di euro, quindi volevo ringraziare tutti coloro che hanno lavorato, le Commissioni, l’Assessore, tutti.
Darei via, annunciando il punto 4, che è il Disegno di legge relativo a "Legge di stabilità regionale 2026".
Il progetto di legge è il n. 44. Relazione della Prima Commissione consiliare. Il relatore è il consigliere Tomaello. Prego.
Speaker : Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)
Buongiorno. Grazie, buongiorno a tutti. Come sapete, la settimana scorsa abbiamo votato il DEFR, tre giorni per discutere e approvare il Documento di economia e finanza regionale, che è il presupposto, dicevamo, della manovra di bilancio, che poi oggi iniziamo a discutere per i prossimi giorni. Io farò una relazione che comprende tutti e tre i progetti di legge ovvero progetto di legge n. 44, la Stabilità regionale, che sarà il primo testo che tratteremo questa mattina, il n. 43, che invece è il collegato, e il n. 45, il vero e proprio bilancio di previsione. Naturalmente poi saranno trattati e votati in maniera separata.
Il progetto di legge n. 44 ovvero il progetto di legge di Stabilità regionale 2026, il primo che trattiamo, diciamo che contiene il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio di previsione e le norme tese a realizzare esclusivamente effetti finanziari con decorrenza dal primo anno del triennio. Il testo è molto semplice, è di solo un articolo, con due allegati. Per l’esercizio 2026 il testo autorizza il finanziamento, il rifinanziamento di 59 leggi di spesa regionali, naturalmente escluse quelle obbligatorie e continuative.
Il progetto di legge n. 43, invece, è il così chiamato collegato, che discuteremo anche questo in questi giorni. Il testo comprende dodici articoli finalizzati ad innovare l’ordinamento regionale sulla base delle indicazioni anche del DEFR 2026-2028 votato la settimana scorsa. Come dicevo, sono dodici articoli. Non vado a elencarli tutti, perché nelle Commissioni c’è stato modo di discuterli. Solo a titolo di esempio, magari quelli un po’ più importanti, anche come stanziamento economico sono l’articolo 1, con l’istituzione del fondo regionale per le politiche della montagna da un milione, per promuovere la salvaguardia e la valorizzazione e lo sviluppo economico e sociale dei territori montani; l’articolo 4 ovvero il fondo di garanzia, Basket Bond da quasi 6 milioni di euro per favorire l’accesso al mercato dei capitali per le piccole e medie imprese venete; l’articolo 6, il data center da 5 milioni, un investimento da 5 milioni della Regione al fine di sostenere lo sviluppo delle infrastrutture digitali, garantire elevati standard della sicurezza dei dati e potenziare la capacità elaborativa a supporto della pubblica amministrazione e degli enti collegati; l’articolo 7 di 12 milioni per coprire i maggiori oneri derivanti dall’applicazione del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro della cooperazione sociale al personale delle medicina il gruppo integrato e per favorire lo sviluppo delle cure primarie.
L’articolo 9, invece, 30 milioni per tutelare l’erogazione dei LEA nelle aree montane, ed equiparabile alle altre aree. Mentre, l’articolo 12, fondo di rotazione professionale, per finanziare interventi di acquisto e installazione delle nuove tecnologie, un investimento da 3 milioni.
Il progetto di legge n. 45, invece, è il bilancio di previsione 2026-2028, un bilancio dal valore di quasi di 19 miliardi di euro. Gli aggregati più significativi del progetto di bilancio per l’anno 2026 sono le risorse per la spesa obbligatoria libera, 1,51 miliardi, per assegnazioni statali e comunitarie altri 2,58 miliardi, nuovi investimenti finanziarie, ricorrendo all’indebitamento, 110 milioni, e risorse per il Fondo sanitario regionale 11,14 milioni.
Quest’ultimo fondo, ovvero, il fondo sanitario sapete che assorbe quasi poco più del 70% del bilancio regionale, in questo caso il bilancio di previsione 2026-2028. Per quanto riguarda la spesa libera obbligatoria, alcune entrate di natura tributaria: le principali sono la tassa sul bollo auto, che sono quasi 950 milioni, l’addizionale regionale sull’accisa sul gas naturale, 50 milioni, e l’Irap derivante da manovra regionale non destinata alla sanità, 154 milioni.
Alcuni interventi, come ho detto prima, verranno finanziati ricorrendo all’indebitamento, tra cui – cito solo quelli più importanti, naturalmente – 18 milioni per la sicurezza stradale e il rifinanziamento della legge 39, gli interventi di salvaguardia idrogeologica e tutela e difesa delle coste venete, e la prevenzione del rischio, 35 milioni, interventi sulla viabilità regionale, 20 milioni, e un progetto dello studentato San Francesco della Vigna a Venezia di 18 milioni. Non sono previste, naturalmente, come è già stato detto anche dal Presidente Stefani, maggiorazioni all’addizionale Irpef, lo stesso per quanto riguarda l’Irap.
I temi più rilevanti di questo bilancio di previsione 2026-2028, com’è stato detto anche nelle varie Commissioni, 38 milioni a favore delle scuole paritarie del Veneto, 9,48 milioni per garantire e coprire per la prima volta tutte le borse di studio universitarie per l’anno accademico 2025-2026 a tutti gli aventi diritto, 24 milioni a favore del sistema della formazione professionale, 4,5 milioni per le borse di studio per la medicina generale e 12 milioni per il triennio per le progettazioni di Veneto Strade.
Naturalmente, all’interno del bilancio e di questo disegno di legge trovano anche collocazione la parte di compartecipazione dei fondi europei. In particolare quella legata ai fondi, al FESR, FEMPA, al FESR e al Fondo sociale europeo Plus sono 270 milioni, il PNRR 163 milioni e il Piano complementare 24 milioni.
I PDL sono stati naturalmente trattati tutti nelle Commissioni. In Prima Commissione è arrivato il 3 marzo. Qualche giorno dopo sono state fatte le audizioni con un’ampia platea di soggetti, che sono stati auditi sia per il DEFR a stretto giro sia per naturalmente il bilancio e ringrazio anche tutti i soggetti che sono venuti anche in questo poco preavviso, in questo poco lasso di tempo.
Il CAL, ovvero il Consiglio autonomie locali, ha espresso parere favorevole all’unanimità, mentre le Commissioni consiliari tra il 12 e il 18 marzo hanno espresso parere a maggioranza. Il 19 marzo, invece, la Prima Commissione ha espresso parere favorevole licenziando il testo per quest’Aula. Un ringraziamento naturalmente a tutti gli uffici della Giunta regionale e del Consiglio regionale per il lavoro fatto in così poco tempo. Come dicevamo per il DEFR, vale anche per questa situazione, un bilancio trattato in questo periodo dell’anno è un bilancio insolito però l’obiettivo è quello di uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio e dare uno strumento alla Giunta e al Consiglio per operare e dare risposte ai cittadini veneti.
Un ringraziamento naturalmente a tutti i Presidenti delle Commissioni consiliari, che hanno fatto un lavoro veloce, insieme naturalmente a tutti i Consiglieri componenti e all’assessore Giacinti per la presenza. Buon lavoro.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, presidente Tomaello. Il correlatore, consigliere Galeano.
Per favore.
Prego, Consigliere.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti. Sono onorato oggi di poter intervenire a nome dei banchi della minoranza per la correlazione a questo primo importante provvedimento.
Speaker : PRESIDENTE
Per favore, il consigliere Galeano, sta intervenendo. Capigruppo, per favore.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Riprendo.
Speaker : PRESIDENTE
Prego.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Dicevo che sono onorato oggi di poter intervenire a nome dei Consiglieri di minoranza, che poi ovviamente dettaglieranno con i loro interventi quanto io andrò approfondire, però discutere da correlatore questo primo bilancio regionale è per me un onore, oltre che essere stato un grande onere, ma siamo qui e lo facciamo volentieri per la nostra comunità.
Oggi, di fatto, con l’analisi di questi documenti per la programmazione regionale arriviamo al vedo.
Abbiamo discusso la scorsa settimana il DEFR, abbiamo parlato delle intenzioni e delle politiche, ora siamo ai numeri e alle scelte concrete.
Richiamo, come ho fatto la settimana scorsa, una frase testuale che il presidente Stefani ha riportato nell’incipit al DEFR, dove si diceva, in sintesi, che la realizzazione della visione e l’attuazione delle politiche passa necessariamente attraverso l’allocazione delle risorse.
Noi eravamo partiti sinceramente bene, con delle aspettative positive, ravvisando una certa discontinuità in quello che era stato l’approccio dei primi giorni del presidente Stefani. Avevamo letto parole che mettevano le persone al centro, avevamo visto la sottolineatura del metodo della partecipazione come lavoro, è vero, erano registrazioni sul piano delle dichiarazioni e degli annunci, però questa discontinuità sembrava volerla tracciare. Un cambio di approccio che avevamo anche apprezzato e che ci sembrava di cogliere in alcune delle questioni che abbiamo posto da tempo con la nostra politica qui, in Consiglio regionale, e fuori.
Ci sarà poi tutta la nostra disponibilità a lavorare ogni volta che il presidente Stefani uscirà con le sue idee, laddove dia la misura concreta di voler affrontare davvero e seriamente le cifre di questa difficile contingenza.
Quando ci fu, subito dopo la fine delle Olimpiadi, l’uscita del Presidente del Consiglio Zaia, che diceva "adesso avanti subito, a spron battuto, con le estive del 2036", noi avevamo apprezzato il modo con cui il presidente Stefani aveva detto "no, calma, serve prudenza o anche il sociale a cui dover puntare e pensare".
A noi piace questa linea, è una linea che certamente non vuole fermare il progresso, ci mancherebbe, ma che affronta anche con consapevolezza le difficoltà e le criticità profonde del presente, e questo diventa fondamentale.
Ci sembrerebbero questi i terreni sui quali, anche dai banchi dell’opposizione, possiamo portare contributi concreti e costruttivi. Poi però – ripeto - siccome oggi veniamo ad analizzare il bilancio e quindi al veto sui numeri, abbiamo visto anche altri fatti, che hanno dato la misura che le cose non stanno andando esattamente in questo senso.
Sul punto della partecipazione, per carità, siamo con i tempi contingentati, quindi possiamo anche capire che la minoranza non sia stata coinvolta nel percorso. Che però alla prima seduta del DEFR vengano presentati degli emendamenti in Consiglio da parte della stessa maggioranza, per quanto poi presentati, questo certifica un dato inconfutabile, ovvero che tutti i percorsi di partecipazione non erano stati fatti, perché di solito una maggioranza arriva in Aula con il documento definitivo, avendo fatto tutto quello che poteva in termini di concertazione prima.
L’emendamento certifica che non è stato fatto tutto così o almeno, non è stato fatto in fondo.
Il punto di vista invece degli intendimenti che vogliono prendere concretamente le mosse dalla difficile situazione che il Veneto vive, da contestualizzare, ma sicuramente difficile, prendono poi concretezza con i numeri che oggi andremo a vedere nei documenti che abbiamo analizzato in Commissione molto velocemente, forse come non mai, e che adesso sottoponiamo al Consiglio.
Diciamo queste cose anche con una certa delusione, ma soprattutto perché la nostra delusione potrebbe contare fin là con una rinnovata preoccupazione, perché significa che forse la marcia diversa non è stata ingranata.
La volta scorsa io ero intervenuto in Aula, in uno degli interventi di chiusura per dire – e il mio intervento aveva creato un po’ di brusìo – che il Presidente Stefani ne usciva un po’ con le ossa rotte. Forse non era l’espressione migliore, lo confesso, però quello da cui prendeva le mosse era il fatto che poche ore prima, discutendo in una pausa con un amico, non eravamo qui a Palazzo Ferro-Fini, eravamo andati un attimo fuori, che segue da vicino molto le politiche regionali, e che non la pensa neanche esattamente come me, mi aveva detto “mi sembra che il Presidente Stefani – lui aveva detto “Stefani” – si stia sciogliendo in tanti annunci, perché poi, nei fatti, le cose si vedono ben poco”.
Le ossa rotte stavano per quel momento in cui si passa con una certa delusione, dalle aspettative di cambiamento ai fatti che raccontano invece di un certo immobilismo e di una sicura mancanza di coraggio.
In questo momento, invece, non avere coraggio, concretezza, iniziative tempestività significa essere scollegati dal quadro congiunturale. La definizione di “documento ponte” che avevamo sentito in Commissione, in riferimento al DEFR non poteva essere associabile al DEFR per definizione, perché non è un documento- ponte, lo abbiamo già detto. Se è un documento-ponte, un documento di visione, avere un documento-ponte su questo fronte vuol dire non avere la visione. Ma noi riteniamo che neanche allo strumento del bilancio, che invece, per definizione potrebbe essere definito un documento transitorio, si possa in questo caso dare la definizione di documento-ponte, perché il ponte unisce due parti: un’eredità e la prospettiva futura.
Qui invece la prospettiva futura davvero non si capisce bene qual è, o meglio, nei documenti le parole ci sono, il futuro è tracciato, ci sarebbe anche la nostra disponibilità a lavorare; ma nell’introduzione del DEFR, laddove, lo dicevo prima, il Presidente Stefani parla dell’attuazione della visione delle politiche che passano necessariamente per l’allocazione delle risorse, se queste sono le risorse, allora l’orizzonte rimane una chimera, e l’altro lato del ponte manca.
Ecco perché riteniamo che l’impianto costituito da questa manovra sia per noi insoddisfacente e incapace di indicare sin da subito l’orizzonte politico reale nel quale la nuova Amministrazione guidata dal Presidente Stefani intende muoversi. Abbiamo visto poi anche ieri già alcuni Consiglieri di minoranza che hanno presentato… Adesso non è presente la consigliera Brescacin, hanno presentato ordini del giorno per sostenere le imprese, per assecondare il grido d’allarme sul fronte energetico. Insomma, non siamo noi a farlo, è qualche componente della maggioranza. Quindi questo forse la dice tutta sul fatto che questi documenti non entrano in maniera incisiva nella realtà.
Passo ad analizzare in maniera un po’ più specifica la legge di Stabilità, venendo poi ad alcuni passaggi sul bilancio e il collegato, quindi unificando la discussione dei tre provvedimenti. In questi giorni, dove siamo stati tutti assorbiti da tantissimo lavoro, non guastava affrontare qualche documento che fosse sotto le cento pagine. Insomma, visto il carico di lavoro, andava bene che fosse così, però, scherzi a parte, nella legge di Stabilità, che consta di due articoli, uno dei quali, il secondo, è l’entrata in vigore, il problema non è intanto quello che c’è, che è un articolo di scarsa dimensione e scarsa portata.
Il problema è esattamente in quello che non c’è, perché la legge di Stabilità contiene novità eventuali sul fronte della fiscalità e quindi è bene o male che non ci sia nulla? Boh, il giudizio di bene o male dipende dalle circostanze. Lo dicono i tempi e il contesto se il provvedimento è adeguato o meno, e i tempi e il contesto li conosciamo tutti quali sono. I tempi li vediamo oggi. Arrivando qui si vede una manifestazione fuori dall’Aula. Apriamo i giornali vediamo quali sono le notizie. Appunto, ci sono gli ordini del giorno degli stessi Consiglieri di maggioranza, tanti piccoli ma importanti esempi dell’incertezza e delle difficoltà che viviamo.
La guerra di Trump, che scassa ovviamente l’ordine mondiale e distrugge i fondamenti del diritto internazionale su cui si è edificata per decenni la democrazia moderna, sta già avendo un impatto diretto sulla nostra economia e qui, per esempio, la CGIA di Mestre dice qual è l’impatto dello shock energetico, che potrebbe costare delle nostre aziende venete nel corso del solo 2026 circa 1,1 miliardi. Gli artigiani prevedono rincari per gas ed elettricità tra il 60 e il 70% già dal mese di aprile, quindi di fatto domani, e la crisi energetica pesa sulle famiglie venete, peserà sulle famiglie venete per circa 750 milioni di euro all’anno per i maggiori costi di riscaldamento e di luce; quelle spese che mettono in difficoltà larga parte, quasi il 41%, della nostra popolazione. Lo dirò poi nel dettaglio più tardi.
Quella di Trump è una nuova, ennesima guerra che aggrava il contesto internazionale, che continua quindi ad essere caratterizzato da tanta incertezza e che determina previsioni contenute di crescita del PIL mondiale e poi, a cascata, europeo e nazionale. La Commissione europea, infatti, su questo prevede per l’Eurozona, per il prossimo triennio, una crescita sostanzialmente stabile, per poco superiore all’1,5, con un tasso di inflazione superiore all’uno. Quindi capite che di recessione si può praticamente parlare.
Nel 2024 il PIL italiano si ferma allo 0,7%. Le esportazioni si contraggono in maniera definitiva, la produzione industriale continua a segnare preoccupanti elementi di debolezza, insomma, sono tutte previsioni che verosimilmente sono destinate a peggiorare.
E anche il Veneto ovviamente deve fare i conti con questi scenari internazionali e con la piena consapevolezza deve fare questi conti della propria debolezza strutturale, accumulata in anni di politiche ferme e inefficaci (lo tratterò più specificamente fra poco).
A differenza del passato, infatti, quando l’economia veneta viaggiava a velocità doppia rispetto alla media nazionale, le previsioni del PIL per la nostra Regione nel prossimo triennio ci pongono sostanzialmente in linea con gli indici medi italiani. Meglio di noi fanno Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, il Lazio e la Campania, e sulla base del quadro programmatico elaborato dal Governo lo scorso ottobre, il Veneto si assesta addirittura al di sotto del dato medio previsto per tutte le Regioni del nord.
Preoccupano poi, in particolare, le difficoltà registrate nel settore manifatturiero, e su questo abbiamo fatto degli interventi al DEFR che dicono puntualmente quali siano anche queste difficoltà, settore che è esposto in maniera importante a fattori di debolezza strutturali che ne limitano le prospettive di crescita e tenuta.
La produzione industriale, anche nel 2024, e per il secondo anno consecutivo registra un calo medio dell’1,4 e anche l’export regionale segna una diffusa contrazione su cui ovviamente questa incertezza internazionale e dell’economia dell’Eurozona incide in maniera importante, nonché, non ultime, anche le politiche protezionistiche dell’amministrazione americana.
Queste previsioni quindi confermano che da qui ai prossimi anni le difficoltà dell’economia veneta di mantenere una traiettoria di espansione, ci saranno tutte.
Sul fronte occupazionale, anche qui emergono alcune crepe, perché i dati vanno letti, dicono di alcuni emendamenti che formalmente sembrano anche positivi, ma vanno letti bene.
Nel 2024, ad esempio, in Veneto, il ritmo di crescita del numero degli occupati rallenta. A crescere, però, è principalmente la componente maschile, nel complesso, mentre quella femminile diminuisce di mezzo punto percentuale, quindi abbiamo più o meno un tasso di occupazione femminile al 62,3% contro quello di occupazione maschile attorno al 78.
È chiaro che il tasso di occupazione regionale pari al 70,2% contro il 62 della media italiana, ma serve dare una lettura un po’ più in profondità e aderente alla realtà di questo dato, perché il fattore più allarmante riguarda l’andamento della produttività del lavoro, in preoccupante calo, che si riflette inevitabilmente sulla dinamica dei salari reali. Cioè, in sostanza, se aumentano i posti ma non aumenta il PIL, bisogna chiedersi quale sia la qualità del lavoro di cui stiamo parlando.
Il declino di un territorio si osserva poi anche considerando le dinamiche demografiche. Su questo mi aveva già anticipato il nostro capogruppo Manildo, nella discussione del DEFR, lo aveva sottolineato anche la consigliera Luisetto. Il quoziente di natalità in Veneto è di 6,2 ogni 1.000 abitanti; nel 2025 le nascite segnano il minimo storico di meno 30.000 nati.
Si riduce a 1,20 anche il numero medio di figli per donna e l’Istat stima per i prossimi anni un ulteriore calo degli abitanti. Contemporaneamente, significa che c’è una popolazione che invecchia, accentuando lo squilibrio tra le generazioni e le conseguenze che possiamo immaginare: sul mercato del lavoro, della sostenibilità economica, sul fronte dell’assistenza sanitaria, sulla tenuta del sistema pensionistico, quindi le difficoltà del sistema produttivo da un lato e il declino demografico dall’altro, incidono ovviamente anche sul benessere sociale diffuso.
I dati del DEFR – quindi, non di Paolo Galeano o del Partito Democratico che fanno campagna elettorale – cosa dicono? Ripeto, vengono portati dal DEFR, documento che è stato licenziato dall’Aula la scorsa settimana: il 42% dei veneti dichiara di arrivare con difficoltà a fine mese, per effetto soprattutto delle spese legate all’abitazione: il 7,9% della popolazione dichiara di aver dovuto rinunciare alle cure sanitarie, pur avendone avuto bisogno per problemi economici; il 12,4 – dato, questo, impressionante – della popolazione in Veneto nel 2024 vive in condizioni di rischio povertà o esclusione sociale.
Questo 12,4 si sostanzia in numeri veri e propri che sono 590.000 persone.
Ci sono poi altri dati e indicatori significativi che si possono dedurre dall’analisi qualitativa del contesto sociale. Pensiamo al rapporto di monitoraggio della strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, gli indicatori del benessere equo e sostenibile (BES) che ci raccontano di un territorio fortemente compromesso. Anche qui, ripeto, non sto inventando cose, o cercando di narrarle in maniera eccessivamente tragica, prendo i dati del DEFR proprio per descrivere il contesto e i tempi all’interno dei quali si inserisce una legge di stabilità che consta di un articolo e sostanzialmente, nessuna novità fiscale.
È una situazione critica, quella del territorio, rispetto ai bisogni delle persone, come conferma il dato relativo al numero di bambini che non hanno usufruito dei servizi per l’infanzia, o a quello dell’insufficienza dei servizi a favore degli anziani non autosufficienti, ma anche le gravi carenze, per esempio, del Sistema sanitario regionale e territoriale. Indicherebbero già di per sé, questi dati, la linea prioritaria di intervento da tenere.
Allo stesso modo, e anche qui, ripeto, ci sono i dati del DEFR, il Veneto sembra aver fallito l’obiettivo della sostenibilità ambientale. Tutti gli indicatori lo confermano, quelli connessi alle politiche energetiche, al contrasto del cambiamento climatico, al consumo di suolo, alla fragilità idrogeologica, alla qualità della vita nelle città. Sostanzialmente, preoccupa in generale il trend al peggioramento di quasi tutti gli indici di Agenda 2030.
Anche osservando il set di indicatori, quelli riguardanti il tema del valore pubblico, c’è un quadro non buono, che è registrato, anche se è assimilabile su questo a quanto avviene in Italia, alle dinamiche che descrivono il nostro Paese. Ci sono medie simili, ma comunque preoccupanti, con il calo della partecipazione civica e politica, il peggioramento dell’indice di criminalità predatoria, con dati, appunto, non sufficienti rispetto neanche alla qualità della formazione e dell’istruzione, e dati pesanti rispetto al trasporto pubblico locale.
Tutti questi fattori, ovviamente, dovrebbero garantire la qualità della vita della nostra comunità e benessere diffuso e raccontano invece, se sono in declino o danno prospettive che neanche nel medio termine possono essere raggiunte… Ripeto, le freccette nel DEFR lo testimoniano chiaramente, questo dice di un contesto territoriale in difficoltà. Sempre sul contesto c’è poi un altro fronte: la questione critica sul fronte delle risorse, che ovviamente non ci sfugge, perché sappiamo benissimo che, per proporre un piano di interventi straordinari, di fronte a una situazione generale così straordinariamente complicata, serve, con responsabilità… Parola fondamentale che il presidente Stefani più volte richiama nella sua relazione. Servirebbe affrontare in primo luogo il tema delle risorse economiche in entrata.
Sappiamo che anche su questo c’è un momento molto difficile. La politica di coordinamento delle finanze pubbliche europee riduce attualmente e fortemente gli spazi di manovra per le politiche di bilancio nazionali. Infatti, il Governo su questo ha accelerato il raggiungimento dell’obiettivo del 3% del deficit rispetto al PIL, anticipando, appunto, il raggiungimento di questo al 2025, con benefici sul termine della credibilità dello Stato, del valore dei titoli, dello spread. Però anche poi sappiamo che l’austerità non è sempre… Anzi spesso è in contrasto con il benessere dell’economia reale, della vita reale dei cittadini sul territorio. Per anni lo avete detto voi in primis.
Dentro questa nuova stagione di rigore per la finanza pubblica nazionale, poi si aggiunge il contributo richiesto ai territori, che risulta sempre più pesante. Sapete che il Veneto, dati del DEFR, dal 2023 al 2029 contribuisce per 504,6 milioni alla finanza pubblica, 88 in quest’anno, 96 dall’anno prossimo e anche per il 2028 e 107 per il 2029. Ricordiamo poi che dal 2023 il concorso delle Regioni alla finanza pubblica avviene con un nuovo metodo, che è quello… Con un metodo diverso, che non è più quello del taglio ai trasferimenti da parte dello Stato, ma il riversamento allo Stato di risorse proprie.
Questo che cosa comporta, questo meccanismo? Ha una conseguenza precisa. Oltre che a rispecchiare la mancata attuazione del federalismo fiscale e limitando l’autonomia finanziaria dei territori, impone un onere aggiuntivo ai bilanci regionali, già vincolati dal pareggio di bilancio di cui all’articolo 119 della Costituzione. Ne deriva che ogni contributo aggiuntivo alla finanza pubblica da parte della nostra spesa regionale si traduce in una riduzione diretta della spesa stessa.
Su questo tema facciamo un piccolo approfondimento, due riflessioni. La prima è il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario standard, con l’incremento di 2,4 miliardi, è comunque gravemente insufficiente, e lo dicono i dati, lo riporta anche qui il DEFE e lo riporta il bilancio. Sappiamo, infatti, che gran parte di questo incremento è destinato ai rinnovi contrattuali e non al rilancio del sistema, i cui costi sono, ovviamente, come dappertutto, in crescita.
A conferma di ciò, si ricorda la tendenza alla riduzione della spesa sanitaria e l’incapacità, in questo momento, di colmare a lungo termine le carenze strutturali della stessa. Ecco perché su questo (siamo pronti a dare una forte mano) l’impegno da parte di quest’Aula deve essere trasversale per la pressione politica, per la richiesta politica che dobbiamo fare verso il livello di Governo nazionale, per avere risposte più importanti in termini di sanità perché, al di là dei dati assoluti, quello che conta è il rapporto di questi dati in relazione al PIL.
La seconda, che è l’ultima buona notizia, riguarda il Fondo integrativo statale per le Borse di studio, quello di 250 milioni di euro annui, a decorrere dal 2026, che - ripeto - è certamente una notizia positiva, che non deve però cancellare dell’agenda politica le responsabilità che noi, come Regione, dobbiamo avere sul fronte del diritto allo studio.
Certo, sono nuove risorse, che contribuiscono in maniera significativa a consentirci di erogare le Borse di studio (abbiamo segnalato questo come uno degli aspetti positivi di questa manovra) a tutti i soggetti idonei, ma non elimina la necessità di interrogarsi su quale sia il ruolo che la Regione Veneto vuole registrare e svolgere su questo tema.
Le buone notizie, come dicevo, si possono fermare a queste due, perché rispetto all’impatto dei rapporti finanziari tra Regione e Stato si registra ovviamente un incremento pesante della pressione finanziaria, rispetto al quale si è provato ad introdurre alcuni elementi di flessibilità tipo la cancellazione del Fondo anticipazione liquidazioni, che abbiamo visto alcuni Consigli fa, ma che risultano in questo momento insufficienti.
Poi non sfugge, ovviamente, che vanno nella direzione opposta a queste misure dell’attuazione del cosiddetto federalismo fiscale, anzi sono orientate assolutamente verso un consistente riaccentramento dell’intervento pubblico.
A questo proposito, cominciamo a fare un’operazione verità anche su altri fronti. Siamo convinti, ovviamente, che sarebbe auspicabile, in linea di principio, sostituire i trasferimenti statali con entrate tributarie direttamente gestibili dagli Enti territoriali. Ciò garantirebbe, ovviamente, adeguata manovrabilità e maggiore autonomia decisionale, però un po’ la sentenza, che ha di fatto fermato e bocciato la legge Calderoli, un po’ gli altri fattori conseguenti hanno di fatto rallentato moltissimo, per usare un eufemismo, questo percorso, quindi dobbiamo di fatto liberare il dibattito dalle ipocrisie che possono ruotarci attorno sul fatto di promettere veloci e soddisfacenti passi avanti su questo fronte.
Bisognerebbe invece, con onestà, ricordare che, per attuare davvero il federalismo fiscale, il Governo deve essere in grado di definire i LEP e i relativi costi e fabbisogni standard. Su questo sappiamo di quanto, per le Regioni a statuto ordinario, il cammino sia sicuramente lontano dal vedere il compimento.
Archiviamo, dunque, le aspettative e le esperienze, almeno nel breve e nel medio termine, rispetto al fatto che dal federalismo fiscale, dalla sua attuazione possa derivare la soluzione dei problemi finanziari della nostra Regione, così come appare chiaro che non potrà arrivare alcuna risposta neppure dall’autonomia differenziata per ciò che ne rimane, come ammesso dal presidente Stefani.
Ieri abbiamo letto anche le dichiarazioni del Presidente Fontana, Presidente della Lombardia. Si tratterà, se tutto va bene e chissà quando, solo della devoluzione di alcune piccole funzioni, senza alcun trasferimento aggiuntivo di risorse.
Pertanto, appare evidente (la conseguenza è logica) che gli argomenti su cui ragionare per dare una prospettiva reale a questo documento dovrebbero essere quelli di un ragionamento connesso ai tributi autonomi regionali. Su questo punto sappiamo che le entrate tributarie extra sanitarie autonome incidono in misura non significativa sul fronte delle entrate e che presentano appunto una scarsa dinamica in termini reali.
È del tutto evidente che tale incidenza non può essere ancora più ridotta per l’unica Regione, la nostra, il Veneto, a Statuto ordinario in Italia, che ha scelto di non applicare l’addizionale IRPEF, oltre (lo si precisa per dovere di cronaca) all’1,23 per cento, quota minima stabilita dallo Stato per l’addizionale sanitaria, l’addizionale IRPEF che è per eccellenza il tributo autonomo, nella piena discrezionalità dell’Ente.
Dunque, siccome la discussione sul bilancio, almeno dentro a quest’Aula, dovrebbe essere orientata alla serietà e alla responsabilità, non sarebbe forse questo il tempo di lasciar da parte la mistificazione della realtà di un federalismo fiscale a portata di mano e di un’autonomia impossibile e chiederci davvero, alle condizioni date tanto dalla congiuntura economica quanto dalla Costituzione italiana, cosa davvero possiamo fare con coraggio per rendere il Veneto una terra più giusta?
Se condividiamo la consapevolezza che abbiamo bisogno di più risorse, e ci sembra inevitabile, perché altrimenti vorrebbe dire che questa manovra di bilancio soddisferebbe le prospettive, i bisogni e le necessità della Giunta e della maggioranza di Regione, ma sappiamo ovviamente che, così com’è, non solo per le voci di corridoio, ma per le tante lamentele e le urla che arrivano dal territorio stesso. Se condividiamo, quindi, e abbiamo la diffusa e condivisa consapevolezza che abbiamo bisogno di più risorse per affrontare con determinazione tale fase storica; se, per onestà intellettuale, appunto, dobbiamo anche ammettere che lo Stato non è nelle condizioni e forse non ha neppure anche la volontà politica in questa fase, di sostenere lo sforzo che la Regione del Veneto deve mettere in campo con urgenza, dobbiamo convincerci che sia indispensabile rivedere alcune politiche pubbliche, anche quelle di natura fiscale e redistributiva.
Lo dico in particolare al presidente Stefani, che non è qui presente, ma a cui voglio ovviamente inviare, con questa nostra relazione, il più forte messaggio. Se riconosciamo come rilevanti i diritti sociali alla casa, alla salute, all’istruzione, al lavoro, tutte cose che aveva sottolineato fortemente in campagna elettorale e in tutti i discorsi che poi è avvenuto a farci in Aula, dobbiamo trovare le risorse necessarie per garantirli davvero a tutti, e non solo perché vogliamo costruire un Veneto più giusto, dove si riducono le diseguaglianze, ma anche perché siamo convinti che investire sulla coesione sociale e sulla crescita inclusiva, sulle pari opportunità sia davvero lo strumento più efficace per incidere positivamente sulla crescita economica.
Allora, se l’addizionale regionale all’IRPEF è il tributo proprio delle Regioni a statuto ordinario, per il cui gettito viene destinato… Il cui gettito viene destinato interamente a favore delle Regioni stesse, esso è per definizione lo strumento principale in tale contesto, in tali condizioni per avere queste maggiori disponibilità, soprattutto se adottato con un forte impianto progressivo. Sarà su questo poi l’intervento del nostro capogruppo, Giovanni Manildo, che entrerà più nello specifico degli emendamenti che abbiamo proposto e quindi della manovra emendativa che abbiamo proposto, a dare i dettagli di questo impianto e della ricaduta che vorremmo condividere con voi, quindi con un’impostazione che andrebbe a colpire solo il 7% della popolazione veneta, in misura assolutamente graduata. Quindi è vero, sappiamo oggi di come la classe media non possa essere definita una classe ricca, però sappiamo anche di come il rimanente 93% è estremamente in difficoltà e noi dobbiamo guardare fortemente anche a questo, a questa grande, grandissima, la maggioritaria fetta della nostra società.
Qui faccio un piccolo appunto, perché è interessante su questo tema ricordare cosa dice testualmente il DEFR a pagina 35. Dice che, mentre nel 2010 le manovre regionali ammontavano a 3,4 miliardi, nel 2025 esse sono quasi raddoppiate, arrivando a 6,4 miliardi. Dal 2010 al 2025, le Regioni a statuto ordinario hanno applicato manovre sull’addizionale IRPEF e IRAP per un totale del periodo pari a 64 miliardi, in media 4 miliardi all’anno. Il Veneto risulta una delle Regioni che ha meno tassato i propri cittadini e fin qui potrebbe essere qualcosa di buono, non avendo applicato dal 2010 alcun aumento sull’addizionale Irpef.
La Regione Veneto ha chiesto in 16 anni, dato, questo, molto interessante, in media, 102 euro a persona come manovra aggiuntiva su Irpef e Irap (di fatto l’Irap, perché l’Irpef, come dicevamo, non è stata toccata) contro una media di oltre dieci volte superiore – 1.270 euro in media ad abitante – delle altre Regioni a statuto ordinario.
Il Veneto conserva, ripeto sempre testualmente, la flessibilità fiscale residua più alta sull’Irpef, e ampi margini sull’Irap.
Sull’Irap ricordiamo che la manovra, che poi di fatto porta a incassare 154 milioni circa il nostro bilancio è già stata fatta dalla precedente Amministrazione. Noi quindi possiamo anche scegliere di continuare con lo storytelling del Veneto tax free, ma se guardiamo alla situazione odierna, allo stato delle cose non è esattamente tutto rose e fiori.
Voglio riportare un importante passaggio che proprio Confindustria ha espresso durante le audizioni fatte poche settimane fa. Cito testualmente quello che i rappresentanti di Confindustria avevano detto: “casa, sociale, mobilità non sono solo per i poveri, ma sono una grande infrastruttura per tutti, compresi l’industria e il mondo produttivo, perché l’industria e il mondo produttivo non vanno dati per scontate, anch’essi sono una scelta politica ogni giorno”. Facciamo attenzione, quindi, a far passare per virtuoso quello che invece è un quotidiano e consapevole disinvestimento in questa struttura.
In questi 15 anni, le scelte di politica fiscale di chi ha guidato la nostra Regione ci hanno portato ad essere uno dei territori con la minor spesa pro capite. Abbiamo certamente chiesto meno sul piano fiscale, ai veneti, rispetto ad altre regioni, è un dato di fatto. Altrettanto certamente, e anche qui i dati parlano chiaro, ai veneti abbiamo dato meno in termini di servizi e prestazioni universali.
È chiaro, è evidente che questo impianto politico, che nei fatti ha deciso di rinunciare alla funzione ridistributiva – per carità, la politica può decidere di esercitare o meno, questo potere, dipende dal proprio ambito valoriale – però questa funzione redistributiva non applicata ha privilegiato chi ha le possibilità economiche per procurarsi, probabilmente, ciò che gli serve autonomamente e ha penalizzato invece chi questa possibilità non ce l’ha, e questo spesso è avvenuto proprio sul fronte dei diritti sociali fondamentali. Quindi, sappiamo, è un dato – la legislatura precedente si è chiusa a novembre 2025 – che chi ha governato fino a ieri non ha avuto il coraggio e la capacità di fare una scelta scomoda ma giusta.
Oggi chi governa sarà in grado di farla e di segnare una discontinuità? Abbiamo di fronte sfide epocali, e anche qui riprendo alcune parole che qualche altro esponente durante le audizioni aveva ricordato, “in fasi straordinarie servono misure straordinarie”, letteralmente avevano detto “misure anticicliche”, a dire il vero. Questa cosa quindi è stata ripetuta. Io penso che dovremmo farne tesoro, e, per farlo davvero, non possiamo limitarci a enunciare i problemi (ecco qui ossa rotte che ritornano), ma dobbiamo dimostrare di avere in mente gli strumenti per affrontarli.
Non si tratta, quindi - voglio dirlo in maniera importante - solo di aggiungere o togliere una tassa, ma ancor prima si tratta, attraverso la leva fiscale, di raccogliere la sfida di guidare un processo collettivo, finalizzato a rendere il Veneto un territorio più giusto.
Le associazioni di categoria su questo, anche negli scorsi giorni, hanno lamentato una posizione, dicendo "ci avete chiesto il sacrificio dell’aumento dell’IRAP, però dopo non ci avete resi partecipi del progetto di investimento di quelle risorse", anche perché il progetto forse non c’era, coprire lo squilibrio della Pedemontana, ripeto lo squilibrio, parola testuale che viene riportata nel DEFR, dove si parla di squilibrio perché, di fatto, quando le entrate sono minori delle uscite, si parla di squilibrio.
Se questa era la necessità, è ovvio che non c’erano altri progetti per andare a condividere l’allocazione delle risorse, però invece noi riteniamo che debba esserci una stretta correlazione fra le condizioni economiche e sociali del nostro territorio e le scelte politiche, strategiche e allocative che siamo chiamati a fare in questa - ripeto, questa - sessione di bilancio, che, pur nell’emergenza dell’esercizio provvisorio, segna l’avvio di una nuova legislatura, dopo 15 anni e anche un cambio della Presidenza.
Noi siamo sicuri che i veneti capiranno se il patto sarà trasparente e leale. Il presidente Stefani, anche nella conferenza stampa dei suoi primi 100 giorni, pochi giorni fa, ha comunicato che neanche il 2027 sarebbe stato l’anno dell’addizionale.
La scorsa settimana, invece, abbiamo deciso di tendere la mano a questo primo, urgente atto di coraggio, e abbiamo presentato con gli emendamenti, carta canta, in maniera quindi pubblica - ripeto, assumendoci tutto il nostro coraggio - in coerenza con quanto era stato proposto durante la campagna elettorale, l’iniziativa Creiamo Futuro. Il nostro Capogruppo, Giovanni Manildo, dopo la presenterà più nei dettagli, per dare anche la pars construens di questa nostra posizione.
Creiamo Futuro dimostra chiaramente come, se lo vogliamo, ci sono gli strumenti per far cambiare passo al nostro Veneto davvero. È chiaro, non si risolve tutto, ma si inizia ad affrontare finalmente molte sfide che attendono da tanto, troppo tempo, ed è proprio perché le possibilità di svolta ci sono che riteniamo insufficiente questi primi passi dei documenti politici dell’Amministrazione guidata da Alberto Stefani.
Provo dunque a spiegare per quali ragioni le sfide che sono indicate come cruciali, quindi quella demografica e quella sociale (prime righe del DEFR nella nota del presidente Stefani) non possono essere affrontate con le armi spuntate di questi documenti e come, invece, dal nostro punto di vista potrebbero essere risolte. Lo faccio anche con l’obiettivo di anticipare i contenuti generali della corposa manovra emendativa che, tanto nel DEFR quanto oggi, come PD e forze di minoranza, abbiamo proposto. Poi ogni Consigliere la declinerà più puntualmente con l’illustrazione dei propri emendamenti. Lo faremo poi con lo spirito costruttivo che anche dai banchi della minoranza può essere speso per il bene dei veneti.
Partiamo dalla prima questione, quella cruciale per la nostra regione, per il rafforzamento di una comunità coesa, quella dello sviluppo economico. Il sostegno al sistema produttivo, l’investimento in ricerca e sviluppo, quindi l’accompagnamento nel ricambio intergenerazionale, il rafforzamento delle competenze organizzative e manageriali, il supporto alle nuove imprese, anche nell’ambito, appunto, dell’innovazione sociale, sono tutti obiettivi che possono essere perseguiti soltanto a fronte di un corposo piano di investimenti pubblici.
Il PNRR in questi anni è stato un boost incredibile, un enorme volano per la nostra economia e per lo sviluppo. Chiaro che oggi bisogna capire, quando questo boost sarà finito, che cosa succederà, perché ci saranno effetti anche sul sistema produttivo, oltre che sul fronte dell’amministrazione pubblica. Non è più tempo, quindi, di stare fermi o di limitarsi alle buone intenzioni. Non ce lo possiamo permettere, se vogliamo cambiare davvero le cose. Oggi serve agire direttamente attraverso le leve del Governo regionale e indirettamente attraverso gli strumenti a disposizione, per esempio, di Veneto Sviluppo. Quindi serve che un intervento pubblico straordinario si concretizzi davvero e venga individuato con chiarezza il settore strategico sul quale intervenire anche con Veneto sviluppo.
La sburocratizzazione è sicuramente un punto importante, utile, ma di per sé non può essere sufficiente, come insufficiente è, guardando il documento, l’impegno regionale in politiche di ricerca e innovazione. Serve infatti oggi un chiaro patto per lo sviluppo. È quello che chiedevano prima le associazioni di categoria, quando dicevano ci avete chiesto l’IRAP, ma questo patto dove va? Non è stato concordato. Questo patto deve guidare la Regione, non può mancare un investimento concreto di risorse pubbliche.
Per esempio, abbiamo visto la proposizione di Venexus, la piattaforma, però lo sappiamo per definizione. Chi conosce i bilanci pubblici sa come sono fatti. Se per definizione, quelle di Venexus non sono risorse prevedibili, va benissimo che arrivino, ci mancherebbe, ma sappiamo che con esse non si può fare programmazione, perché, appunto, le spese che fanno programmazione in bilancio sono quelle prevedibili, le entrate certe e sicure. Non possiamo quindi dismettere la nostra capacità e volontà di programmazione devolvendola direttamente ed esclusivamente alla generosità di investitori privati, altrimenti rinunceremmo in premessa ad esercitare questo nostro ruolo fondamentale.
Poi, sul fronte del fatto che… Come richiamavo fra le parti di criticità del documento, il Veneto è una grande regione manifatturiera, fortemente orientata all’export, un sistema reso unico dall’integrazione delle micro e piccole imprese, a partire da quelle artigiane, sistema al quale è stato già chiesto un importante sforzo significativo, con l’incremento delle aliquote Irap, per un introito di circa 150 milioni (154 per la precisione) nel bilancio regionale.
Questo sforzo deve avere un senso, se crediamo che possa contribuire al rafforzamento di questo sistema complesso. Qui, per esempio, le proposte che poi dettaglieremo, potrebbero essere due, le cito velocemente: la prima è un ripensamento complessivo dell’iniziativa di Veneto Sviluppo, la nuova governance deve finalmente divenire pienamente operativa e devono essere consegnati obiettivi e target precisi. Sostanzialmente, il percorso che dobbiamo fare è quello di passare da un modello basato sul saper fare tradizionale, ad uno basato sulla conoscenza e sull’alto valore aggiunto.
Il secondo fronte, invece, riguarda la scarsa attrattività per i laureati delle nostre imprese e del nostro sistema, del nostro tessuto imprenditoriale. Abbiamo quindi lanciato in campagna elettorale la proposta del salario di ingresso; siamo disposti qui a rivederlo insieme, a condividere i tratti di questa misura per renderlo compatibile con le esigenze proposte dal nostro contesto economico e sociale, e in accordo con la maggioranza, per arrivare alla soluzione migliore. Anche su questo abbiamo delle proposte da fare, con ordini del giorno che condivideremo volentieri anche con la maggioranza.
Quindi, migliaia di veneti oggi sono costretti a fare le valigie per cercare stipendi e condizioni di lavoro dignitose all’estero: non assistenza o beneficenza, quindi, ma un investimento strategico che metterebbe i nostri giovani talenti non solo al centro dei bei discorsi, ma anche del futuro di questa Regione.
Infine, terzo elemento, sempre sul tema dello sviluppo economico, serve un grande investimento sul lavoro, perché non c’è solo la quantità, ma anche la qualità. Bisogna che non ci si preoccupi solo di lavorare, ma anche di garantire con il lavoro stesso una vita dignitosa. Ecco perché non si può prescindere dalla condivisione sulla centralità del lavoro nelle catene del valore da un impegno rinnovato sul fronte della salute e della sicurezza.
I dati sugli infortuni e sulle morti del lavoro non ci devono mai lasciare indifferenti, a prescindere dai trend, e ovviamente non possono essere neanche considerati meri elementi collaterali alla discussione pubblica sul futuro.
Su questo quindi dobbiamo avanzare un maggiore impegno. Visto il tema dello sviluppo economico, voglio fare un cenno a un altro tema, quello dell’essenziale motore per lo sviluppo sostenibile che è invece la coesione sociale.
Certamente, infatti, una comunità coesa, con alti livelli di fiducia rende l’economia del territorio più resiliente agli shock esterni, e favorisce scambi e collaborazioni. Per questo siamo convinti che l’elemento più forte per rafforzare la competitività del Veneto sia quello di evitare di puntare a una crescita puramente quantitativa e, al contrario, puntare fortemente su un sistema territoriale sostenibile, fortemente orientato allo sviluppo sociale.
Dobbiamo evitare sostanzialmente una crescita diseguale (i dati che riportavo prima lo dicevano) verso il basso, come i dati confermano, che ha limitato le pari opportunità e lo sviluppo delle risorse umane. Ecco perché riteniamo che la coesione sociale sia lo strumento più potente anche contro il calo demografico, quindi dobbiamo puntare a una crescita economica che fornisca le risorse indispensabili per il welfare e le infrastrutture sociali.
Tema urgente, affrontato come uno dei primi e più corposi capitoli all’interno della nostra proposta di Creiamo futuro, è quello della casa. Su questo non possiamo non registrare la decennale assenza della Regione, di una politica forte e di visione. Oggettivamente, il problema, che ha connotati anche nazionali, è stato ingigantito in Veneto proprio da questo atteggiamento, un patrimonio di alloggi pubblici assolutamente inadeguato e anche piani social housing, su cui di fatto ci sono stati vari annunci anche in questi mesi, però susseguente confusione e un continuo cambio di versione, che di fatto non ci hanno fatto ancora capire quali siano le reali prospettive.
Tutti questi annunci rischiano comunque di essere insufficienti e non dicono nulla (questo è un dato obiettivo) rispetto ai bisogni dei più fragili.
Il social housing, come sappiamo, è quella dimensione per quella parte di popolazione spesso definita grigia, anche se forse tanto bello non è, che è troppo ricca per la casa popolare, ma troppo povera per il libero mercato, un fronte certamente critico, che andrebbe affrontato quindi con una pluralità di strumenti all’interno di un programma pluriennale.
I 50 milioni sono un inizio, ma non bastano, e servirebbe davvero semmai un piano strategico, che assommi alla nuova disponibilità abitativa anche strumenti diversi (canoni calmierati, progetti di vendita struttura, piani per completare la disponibilità dell’abitazione con investimenti in spazi e servizi comuni, come sale di co-working per i giovani e servizi assistenziali per i meno giovani). Le idee possono essere tante su questo.
Ecco perché vogliamo e chiediamo di coinvolgere questo Consiglio regionale per la messa a terra di questi nuovi progetti, che abbiamo visto anche con la mid-term review qualche settimana fa qui, in Consiglio, e anche un impegno politico forte per garantire risorse costanti e finanziamenti per queste iniziative.
Nulla, però, come dicevo - lo sottolineo in maniera esplicita -, viene specificamente dedicato alle famiglie con redditi molto bassi o, in particolare, condizioni di fragilità sociale. Su questo, spesso si scarica sulle Amministrazioni comunali, ma sappiamo quali siano le difficoltà che hanno i Comuni stessi, che non riescono a far fronte da soli a queste emergenze.
Il patrimonio delle ATER del Veneto ha beneficiato, in questi anni, dei fondi del PNRR e del bonus del superbonus edilizio, ma siamo ancora lontani dall’obiettivo. Sappiamo chiaramente che non esiste la bacchetta magica, ma la programmazione e la visione e il garantire investimenti costanti diventa fondamentale.
Dopo la casa, cioè il dove si abita, diventa fondamentale anche, per dare competitività a un territorio, parlare del come ci si muove. Quindi la mobilità sicuramente è un tema importante. Anche su questo, uno, se sul sistema infrastrutturale regionale possiamo certamente dire che c’è bisogno di un piano di interventi e di prospettiva, la superstrada Pedemontana su questo non aiuta e drena e drenerà per anni un’imponente mole di risorse che tolgono prospettive. Quello invece che serve oggi è un piano strategico lungimirante, coerente e complessivo, che ripensi al sistema di mobilità territoriale.
In campagna elettorale si era ritirato fuori il percorso dell’SFMR e tutto quanto. Dal confronto in Commissione abbiamo capito che non è più l’acronimo che deve essere utilizzato per tutti i motivi che l’ex assessora De Berti ci aveva spiegato, però su questo possiamo assolutamente convergere sul fatto che c’è una necessità condivisa di investire per il potenziamento del sistema ferroviario regionale, per programmare un’integrazione concreta tra le ferrovie e le infrastrutture già esistenti e quelle di nuova realizzazione.
Quello che serve di fatto è la chiara messa a terra di un progetto integrato, che consenta a lavoratori, studenti e imprese di muoversi, perché non si può, e questi dati lo dimostrano in maniera chiara, predicare, da un lato, la sostenibilità e poi rincorrere la competitività territoriale, se non si ha il coraggio di fare un potente investimento sulla mobilità. Ecco, quindi, che chiediamo una programmazione su questo di lungo periodo e proponiamo una programmazione di lungo periodo, a differenza di quanto fatto con la Pedemontana, che sia anche sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale.
Poi, ed è l’ultima sfida, poi mi avvio verso… La penultima sfida. Poi mi avvio verso la conclusione. La sfida più grande, cioè la capacità di costruire un territorio che protegge dalle fragilità. Su questo il presidente Stefani si è impegnato in maniera forte ed esplicita in campagna elettorale, con continui annunci anche qui in Consiglio. Sembrava che ci fosse un radicale cambio di paradigma, però noi chiediamo invece che si agisca con reale convinzione.
Qui, per esempio, c’è tutto il tema degli ATS. Scusate…
C’è tutto il tema degli ATS e della loro entrata in funzione. Abbiamo visto la registrazione di una proroga, ci aspettiamo però un cambio di passo sincero, un impegno ben più proficuo sia sul piano del merito che delle risorse economiche a disposizione, così come sul fronte della famiglia e delle infrastrutture sociali, indispensabili, appunto, per realizzare questo presidio sociale. Non si può annunciare preoccupazione per il calo demografico e non mettere in campo soluzioni incisive. Su questo, anche con il Fondo Creiamo Futuro, con la nostra proposta di Creiamo Futuro c’è la previsione di intervenire per l’abbattimento delle rette dell’asilo e dei nidi per dare una concreta risposta alle famiglie, e sull’altro fronte di occuparsi, e anche qui avevamo proposto un fondo cospicuo di svariati milioni, se non ricordo male, per 57 milioni, per circa 3.000 impegnative di residenzialità nelle strutture per anziani, in maniera tale da poter accogliere una buona parte degli anziani non autosufficienti, circa 12.000, che sono in attesa di una collocazione, con tutte le conseguenze che questo ha sulle famiglie che vivono quella situazione.
Questi sono campi davvero fondamentali per noi, a cui si aggiunge poi la preoccupazione per la sanità: funzione pubblica nata per definizione, sostanzialmente per azzerare le differenze e contrastare le diseguaglianze, e garantire a tutti ovunque il diritto a essere curati in modo adeguato.
Qui, invece, sembra registrarsi la nuova frontiera dell’iniquità. Qui, di fatto, il Veneto non è stato capace, il nostro Sistema sanitario regionale non è stato capace, in questi anni, di resistere ai cambiamenti in atto.
Abbiamo visto la crisi del personale sanitario, l’impoverimento della dimensione territoriale, la predominanza delle logistiche del risparmio piuttosto che dell’investimento. Insomma, tutta una serie di elementi che ha reso oggi la sanità veneta un sistema oggettivamente in crisi e percorso da pesantissime diseguaglianze territoriali.
La relazione sociosanitaria regionale che abbiamo visto in Commissione all’inizio di questo mandato ne ha tratteggiato con evidenza alcune peculiarità. Abbiamo fatto tutti la campagna elettorale, su questi temi, concordemente, era di fatto un impegno reciproco nel mettere questi settori al centro, però oggi questa prima iniziativa della politica del Presidente Stefani disattende nei numeri questo impegno.
Da ultimo, proprio collegandomi al tema della salute pubblica, sottolineiamo il tema della sostenibilità ambientale per la preoccupazione delle proposte che di fatto sono scarse, su questo fronte. Ci sono parole ancora troppo timide sul consumo di suolo, qualche emendamento che abbiamo fatto approvare al DEFR ha rafforzato questo tema, non ritroviamo la necessaria convinzione sulle politiche energetiche politiche. Insomma, abbiamo indicatori su ambiente e qualità che danno una fotografia devastante.
Per concludere sulla legge di stabilità, e poi passo velocemente ad alcuni riferimenti sul collegato, siamo a un punto di svolta e abbiamo bisogno di garantire alla nostra Regione quel cambiamento necessario per governare i grandi cambiamenti e vincere le sfide della competitività e della giustizia sociale.
Ci siamo candidati tutti alle elezioni, in pochi mesi fa con questi intendimenti e con questi medesimi intendimenti abbiamo avanzato proposte emendative a questo primo bilancio, che giudichiamo quindi insufficiente e inadeguato.
Lo abbiamo fatto indicando linee di intervento prioritarie, con soldi veri, concreti, per uno sviluppo equo, la sostenibilità e la protezione sociale, la sanità pubblica. Abbiamo quindi in mente una traiettoria di un certo tipo e siamo convinti che le risposte debbano arrivare da ora.
Su questo mi collego al Collegato (scusate il bisticcio), perché questo sarebbe lo strumento più adatto per fronteggiare quel contesto in cui necessitiamo di velocità e di efficacia dell’azione di Governo. Il progetto di legge collegato infatti è in generale lo strumento legislativo fondamentale, perché ci consente di introdurre quelle modifiche normative, che prevedono impegni di spesa in maniera rapida ed efficace.
Ogni articolo, infatti, rappresenta a tutti gli effetti una nuova legge regionale, con una nuova linea di spesa direttamente nel bilancio. Capite che è un meccanismo fondamentale per collegare il bilancio regionale all’attualità, e infatti questo strumento, il Collegato, lascia al legislatore ampi margini di manovra, perché, a differenza del progetto di legge di bilancio, dove si può finanziare solo ciò che c’è già, nel Collegato si possono fare scelte strategiche di intervento.
Tra tutti gli interventi normativi, è lo spazio nel quale possiamo misurare la capacità di lettura dei cambiamenti in corso e la relativa capacità di individuare scelte di intervento efficaci. Ecco perché questo sarebbe lo strumento che, leggendolo, darebbe il senso della misura del grado di resilienza e della capacità di reazione dell’attività amministrativa della Regione di fronte ai fabbisogni emergenti, ai cambiamenti in atto.
Questa funzione del Collegato è oggi ancora più decisiva, da un lato perché siamo in esercizio provvisorio e quindi abbiamo la necessità di recuperare mesi di ritardo e di avviare velocemente l’operatività dell’azione amministrativa, dall’altro i rischi e le incertezze, che abbiamo già tratteggiato, sono tanti, poi già i tempi della politica sono di solito lunghi, figuriamoci in questo momento di emergenza qual è il disastro che si rischia di fare, quindi abbiamo bisogno di agire in fretta, ma soprattutto di agire anche bene.
Analizzando il Collegato, proviamo a vedere quali sono le misure che mettete in campo e come intendete affrontarle. Primo elemento, le risorse (questo è un dato di fatto) proprie dell’Ente regionale mobilitate in questo collegato sono davvero molto esigue. Tolta infatti la quota di finanziamenti che si recupera a valere sul Fondo sanitario regionale e a parte il ricorso a mutui di entità modesta, le risorse regionali fresche, impegnate in questo collegato, non arrivano neppure a 5 milioni di euro per l’anno in corso. Sono ancora meno in questo momento per gli anni successivi. È un elemento che preoccupa perché, di fatto, tutte le criticità che abbiamo annunciato fino a prima ci diciamo che le stiamo affrontando a mani nude. Questo dà anche la misura della potenziale scarsa efficacia delle misure stesse.
In generale, quindi, questo provvedimento, riassumendolo, contiene una serie di misure che possono essere così raggruppate: le toppe alle emergenze ereditate, alcuni interventi di dettaglio, alcuni interventi di diretta conseguenza delle scelte assunte dall’Amministrazione precedente, alcuni invece importanti e condivisibili che sposiamo e vogliamo rafforzare. Per quanto riguarda le toppe, siamo all’articolo 7, quello sulle medicine di gruppo integrate, l’articolo 8 sul personale sanitario da reclutare, fra virgolette, dall’estero e l’articolo 10 sugli ATS. Sappiamo che queste sono risposte che si aspettano da tempo sul fronte sanitario e sociale. Ad oggi c’erano state risposte nulle. Quelle che arrivano oggi sono parziali.
Sulle medicine di gruppo integrate è un problema che oggi finalmente riceve una risposta. Sappiamo che parliamo di 634 medici, 77 medicine di gruppo integrate, circa 320 collaboratori di studio, insomma una realtà importantissima che finalmente oggi vede una risposta. La domanda che viene, visto che è stata destinata per dare questa risposta una quota, non risorse aggiuntive, ma una quota del finanziamento statale del Fondo sanitario regionale, non si è capito perché a questa azione non si fosse di fatto arrivati prima.
La seconda questione, invece, è quella della carenza del personale medico, tema che ha una portata nazionale non solo regionale, ma anche qui assume contorni drammatici e particolari nella nostra regione. Anche la Regione e anche il Governo non sono stati a guardare e sappiamo che è un tema spinoso. Ci sono stati anche scontri in sede giurisdizionale, confronti in sede giurisdizionale, per dirimere alcune vicende che sono emerse. Ripeto, è un tema delicato, ma si capisce che, viste anche le misure messe in campo, la necessità di introdurre su questo argomento previsioni normative sembra più per la necessità della Regione di proteggersi da ulteriori ricorsi che per la volontà davvero di trovare un punto di equilibrio efficiente del problema, tanto che qui le risorse impegnate sono solo 200.000 e solo per quest’anno.
Infine gli ATS. Su questo chi mi seguirà poi, soprattutto la consigliera Luisetto, approfondirà in maniera chiara. Le criticità sono tante e la proroga non è ovviamente una risposta sufficiente.
Anche in questo caso è evidente di come le misure, stanziando solo 200.000 euro rispetto a quanto era già stanziato, non hanno fine finanziario, ma soprattutto ordinamentale. Qui di fondo c’è una grande questione politica che riguarda direttamente l’inadeguatezza di come è stato fronteggiato questo tema fino ad oggi, portando poi inevitabilmente di fatto a dover prorogare i termini.
Serve quindi un cambiamento di passo in maniera convinta, sul piano politico, organizzativo ed economico, oltre alla misura che vediamo nel collegato. Seconda categoria è quella, come dicevo, degli interventi di dettaglio su questioni fondamentali: c’è quello degli impianti a fune, non serve commentarlo; c’è quello importante delle grandi derivazioni idroelettriche che abbiamo affrontato nello scorso Consiglio, e che avevo descritto dicendo che abbiamo vissuto, penso, un momento di politica alta, dove maggioranza e minoranza si sono trovate a fare sintesi, ritirando un emendamento e mettendo insieme la disponibilità sul piatto a lavorare per un ordine del giorno che su questo faccia sintesi.
È una sfida troppo strategica per non fare un grande lavoro insieme, con responsabilità. C’era poi l’articolo 9, quello sui LEA di montagna, sul quali soprassiederei perché poi gli emendamenti e le dichiarazioni degli scorsi giorni ci hanno detto di come l’operazione dei 30 milioni raccontata era grottesco maquillage politico a cui il consigliere Del Bianco e la consigliera Luisetto con il lavoro poi fatto tutti insieme, ha finalmente posto fine, facendo chiarezza e rigarantendo le risorse che rischiavano di essere ridotte in maniera quasi dimezzata per il mondo della montagna, che rappresenta quasi il 30% del territorio regionale in termini di superficie.
Terza categoria è quella degli impegni che l’Amministrazione si era già assunta, e che quindi sono in continuità. Sono impegni anche condivisibili: sono l’articolo 6 sul data center e l’articolo 11 sul World Health Foundation, impegni che riguardano geograficamente il territorio padovano, ma che poi possono avere ricadute positive per tutta la regione.
Il primo, sul data center, è un intervento che interessa, utile, indubbiamente, che sosteniamo, idem per quanto riguarda il forum mondiale sulla sanità. Non c’è nulla di nuovo, per carità, ma è un’azione positiva. Quella che si chiede però magari è un’operazione trasparenza per elencare fino in fondo tutti i costi effettivi, in maniera da poter avere un quadro chiaro di che cosa è stato fatto e di che cosa si pensa di fare. La quarta e ultima categoria degli interventi in questo collegato riguarda invece gli interventi positivi che condividiamo e che vogliamo supportare. L’articolo 1, sulla montagna: è vero, prevede 1 milione, quindi è un segnale di fatto. Pensate che nel nostro fondo Creiamo futuro, che abbiamo proposto, proponiamo di mettere 15 milioni su questo fondo, quindi anche qui troviamo una proposta tangibile di fronte a quello che invece nel Collegato e nel vostro impianto di bilancio è in questo momento solo un segnale positivo, però aggiungere le risorse statali al mondo della montagna per contrastare le dinamiche di spopolamento diventa importante.
Importante è poi anche l’articolo 4 sul basket bond, tanto che anche qui con il nostro fondo Creiamo futuro proponiamo sostanzialmente di raddoppiare le risorse che sono messe a disposizione, perché è una leva importante. La direzione è quella giusta e può consentire alle piccole e medie imprese di ridurre la dipendenza dal credito bancario tradizionale, mettendo in moto nuovi meccanismi.
C’è poi l’articolo 12 sull’edilizia sociale. Anche questo è condivisibile, è una misura sicuramente da potenziare, ma su cui qualche soldino viene già messo, perché è ovvio che, oltre a necessitare di interventi di manutenzione, oggi la frontiera è anche quella connessa all’innovazione tecnologica in generale e a quella della telemedicina.
Le criticità sono tante sul fronte degli immobili che rispondono a questi bisogni, però cominciare è bene e la nostra disponibilità a lavorarci insieme c’è, quindi i segnali positivi ci sono, ma i segnali non sono sufficienti, come ho già detto nella discussione sul DEFR, dei segnali si può accontentare chi agisce in un quadro che subisce. Ripeto, da Sindaco con frustrazione (penso che tanti di voi abbiano vissuto con me questa sensazione) abbiamo vissuto dei momenti in cui dicevamo che avremmo voluto vivere in un contesto normativo diverso, in cui poter dare effettivamente le risposte ai nostri territori.
Quando sei Sindaco, ti accontenti anche dei segnali, perché oltre a quelli non puoi fare. Se però sei l’operatore, l’attore che quel contesto lo può anche solo in parte cambiare, capiamo come dei segnali non ci si possa accontentare, perché bisogna invece intervenire, cambiare e determinare soprattutto ora, in un contesto come questo.
Penso che il presidente Stefani e la sua maggioranza debbano davvero leggere in maniera lucida e distante dalle dinamiche partite partitiche quello che stiamo vivendo in queste settimane, in cui si trovano delle minoranze che fanno per prime la proposta impopolare di poter intervenire anche sul fronte della tassazione, per rimettere in moto tutta una serie di leve importanti.
Io penso, noi pensiamo che sia un’occasione unica per tutti, se andiamo avanti insieme su questo trovate una sponda importante. Questo testimonia come al centro della nostra azione ci sia il bene del Veneto e non il nostro consenso fine a se stesso. Qui, in Regione siamo sempre bravi spesso a sbandierare tanti primati anche laddove non ci sono, io penso che sarebbe bello invece dire che uno dei primati del Veneto è quello di trovare un Consiglio regionale che da parte di minoranza e da parte di maggioranza si mette insieme al di là delle dinamiche partitiche, che supera le dinamiche partitiche, per lavorare insieme per trovare queste risposte. Noi la mano la stiamo tendendo in maniera importante. Questa strada l’abbiamo cominciata e la disponibilità concreta è scritta e pubblica negli emendamenti e nelle parole che abbiamo detto a tutti.
Su questo, e chiudo, vi riporto un piccolo episodio che ho vissuto il giorno dopo l’elezione a consigliere regionale. Sono andato al lavoro la mattina seguente e ho trovato un collega, la prima persona con cui ho parlato quel giorno, che mi ha detto, ascolta adesso, Paolo, cossa pensi tu de ndar far in Regione? Giovanni lo sa bene questo aneddoto, perché è cosa che spesso richiamo… No, non era Giovanni. Cossa pensi tu de ndar far in Regione? Andemo solo a sbarufar o fasemo anca qualcossa de bon? Perché ghe’vemo bisogno.
Ecco, presidente Stefani, io penso che non solo noi qui dentro, non solo il mio collega Marco, ma ancor prima tutti i veneti sarebbero contenti di vederci insieme su questa strada e di poter raccontare questo primato del Consiglio regionale, perché ce n’è davvero bisogno. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Galeano.
Con la relazione del consigliere Galeano, in qualità di correlatore, inizia la discussione generale. Vi ricordo che il tempo predefinito dal Regolamento è 30 ore e vi ricordo anche che al momento ci son 21 emendamenti sulla Stabilità.
Prego.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Chiedo perché è una domanda diffusa. Avendo noi tre provvedimenti in una discussione sola, sono cumulativi i tre tempi?
Speaker : PRESIDENTE
Certo.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Quindi, come li calcoliamo sul monitor? Cumulativi o per ogni provvedimento.
Speaker : PRESIDENTE
Cumulativi.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Perché andiamo meglio per regolarci. Grazie, presidente Zaia.
Speaker : PRESIDENTE
Sì, ma sono sempre 30 ore… Ah, però penso che siate tutti d’accordo che 30 ore ci bastano, non ce ne servono 90… Va beh, sappiamo che ne abbiamo 90, ma restiamo sulle 30… Certo… Il Presidente fa da garante. Sta tranquillo. Trust me, fidate… Sì, però non sono di Thiene.
Allora, chi si iscrive? Consigliera Cendron.
Speaker : Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Grazie, Presidente. Buongiorno, colleghi. Ringrazio davvero il relatore e il correlatore, Paolo Galeano, per questa dettagliata, ricca e appassionata riflessione sulla manovra che andiamo a esaminare. Io mi soffermo solo su qualche aspetto, per sottolineare qualche aspetto.
Ha detto anche il consigliere Galeano chiaramente di come non possiamo essere autoreferenziali in quest’Aula, e quello che emerge dalla stampa anche in questi giorni è proprio il fatto che le associazioni di categoria ce lo stanno dicendo chiaramente.
Il Veneto tiene, ma fa fatica a crescere. Le imprese, gli artigiani, i commercianti, ci segnalano costi energetici altissimi, difficoltà nel trovare personale qualificato, una burocrazia infinita, e poi l’incertezza degli investimenti di questo periodo complesso da un punto di vista geopolitico.
Questo bilancio sembra che ci garantisca l’ordinario, ma non costruisce futuro, che è anche un po’ l’obiettivo che ci siamo dati. Noi in particolare ci siamo dati due temi come Civiche Venete da approfondire: sappiamo che questo è un bilancio di transizione e non abbiamo troppe aspettative. Però due temi come quello della transizione energetica e della sicurezza idrogeologica sono due nodi fondamentali che abbiamo individuato.
I Comuni, soprattutto quelli più piccoli, rischiano di rimanere soli, temi come le comunità energetiche, l’efficientamento degli edifici pubblici, gli interventi sul territorio ci servono competenze a supporto, e risorse. Senza di queste rischiamo che le opportunità restino solo sulla carta.
Anche sulla sicurezza idrogeologica, non dobbiamo inseguire l’emergenza, ma dobbiamo pensare a prevenire, perché ogni ritardo che abbiamo, ogni tentennamento costa caro alle nostre imprese e ai cittadini.
A questo si aggiunge uno dei temi chiave che anche il Presidente Stefani si è proposto di affrontare, quello della burocrazia: troppi passaggi, troppe autorizzazioni, troppe sovrapposizioni di competenze. Chi vuole fare impresa, o anche semplicemente realizzare opere pubbliche in zone più delicate rischia di bloccarsi ancora prima di iniziare.
Io mi auguro davvero che la Regione faccia un cambio di passo nell’essere a supporto, diventare una struttura di supporto ai Comuni, non solo erogatori di fondi a bando.
La semplificazione è la prima delle infrastrutture che mancano, quindi ribadisco che l’impegno deve essere concreto su questo tema.
Infine, ribadisco il valore della sussidiarietà, del fatto che i territori sanno fare, i Comuni sanno operare, le imprese sanno fare, ma devono avere strumenti, fiducia e anche autonomia operativa. Solo così, in particolare queste politiche, ma tutte le politiche che sono state enunciate come da affrontare, come temi chiave del sociale e della sanità (il tema della casa, il tema dei giovani), solo così le politiche energetiche e soprattutto quella della sicurezza del territorio, della sicurezza idrogeologica e dello sviluppo economico diventano realtà.
Ribadisco che questa è la prima, vera forma di autonomia che è fattibile da subito. Non occorre attendere altri passaggi.
Credo che il Veneto non possa accontentarsi solamente di reggere, ma debba tornare a correre, e la Regione debba mettere il territorio in condizione di farlo. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera.
Consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Buongiorno a tutte e a tutti, buongiorno, Presidente, non sappiamo se diventerà Ministro, lo vedremo nei prossimi minuti.
Io chiedo scusa, perché la settimana scorsa ho sbagliato la mia analisi, nel senso che dicevo che nel 2023 l’Italia cresce dell’1% e il Veneto cresce dello 0,5%, dicevo che nel 2024 l’Italia cresce dello 0,7 e il Veneto dello 0,5, e con una delle metafore Cunegatiane che Rocco chiama iperboliche, ho detto che siamo passati da essere la locomotiva del Veneto ad essere un’Ape cross. Io ho insegnato ad Asiago, fra muschi e licheni, ed era pieno di api. Questa metafora rimandava, per modo di dire, a un’economia che da veloce diventa lenta.
Mi sbagliavo, perché in questi giorni ho avuto modo di leggere il documento Veneto Nord est della CGIA di Mestre, che è davvero inquietante, perché ci dice una cosa che non credevo, cioè dal 2007 ad oggi il Veneto è stato fermo, cioè dal 2007 ad oggi il PIL del Veneto è aumentato dell’1,8%. Vuol dire altro che Ape cross, siamo diventati una stazione. Siamo immobili, fermi. Vuol dire che abbiamo buttato via vent’anni.
Se ci pensate, un grande economista che si chiama Giorgio Ruffolo parlava della tirannia degli interessi composti. Siccome il mondo cresce più del 3% all’anno, questo significa che per gli interessi composti il mondo in vent’anni raddoppia il PIL. Pensate cosa vuol dire. Finché il mondo raddoppia il PIL, il Veneto è stato fermo e ce ne accorgiamo quando andiamo all’estero. Ogni volta che andiamo all’estero vediamo che la vita costa di più, che tutto quanto ci pare più caro. Per forza! Mentre gli altri corrono, noi siamo rimasti immobili. Questo è davvero un dato inquietante.
Volevo fare una battuta anche all’amico Morosin, che aveva proposto l’annessione del Friuli. L’altro giorno scherzavamo su e simpaticamente abbiamo detto ma quale sarà la capitale, Venezia, Trieste. Qualcuno simpaticamente aveva chiesto, aveva detto Aquileia. Perché voglio citare il Friuli? Perché in questi vent’anni, mentre il Veneto è stato fermo, cioè il PIL del Veneto è cresciuto dell’1,8%, il PIL del Friuli è addirittura andato indietro, meno 3,8%. Cosa significa questo? Beh, significa forse che l’autonomia non è la panacea di tutti i mali, se noi siamo stati fermi e una Regione con l’autonomia ha addirittura un PIL inferiore a vent’anni fa.
Chiaro, perché siamo stati fermi ce lo spiega sempre questo documento, che ci dice una cosa su cui bisognerebbe riflettere. Cioè ci dice che, mentre noi abbiamo una economia export oriented, ovviamente vocata alle esportazioni, la provincia di Vicenza in primis, lo sa Maltauro, però il 60% del PIL del nord-est è ancora dipendente dai consumi interni. Quindi è evidente che, se noi abbiamo vissuto vent’anni di deflazione salariale, noi non possiamo pensare che il PIL cresca. La deflazione salariale quando il 60% del PIL è determinato dai consumi è la condizione di possibilità del declino.
Allora, guardate, ci stiamo arrendendo all’impoverimento. Vi faccio solo un esempio. Governo Meloni, contratti degli insegnanti: 21% dell’inflazione aumento dei contratti del 5,6%. Cosa vuol dire questo? Arrendersi all’impoverimento. Ecco perché voi avete bocciato il DEFR che parlava di salario minimo. Quindi, bocciare il salario minimo, come ha fatto la Meloni a livello romano, come ha tentato di fare la Meloni facendo ricorso al TAR in Puglia e in Toscana e perdendo, e come state facendo voi, non vuol dire solo impedire alle persone di far rifiorire la loro vita.
L’articolo 36 della Costituzione voluto da Lelio Basso dice infatti che ogni cittadino ha diritto a una retribuzione che renda la vita libera e dignitosa, e siamo a salari orari al di sotto del 9%.
Ma vuol dire anche, come ci spiega benissimo questo documento, che senza salari adeguati, senza una domanda aggregata che funzioni, il Paese declina, il Paese diventa una stazione. Ed è quello che succede in Veneto da vent’anni.
C’è un’altra indicazione interessante che viene da questo documento. Da cosa è data la crescita del PIL? Ovviamente, è data dal bilancio tra importazioni ed esportazioni, dalla bilancia commerciale, è dato dai consumi interni e dai salari, è data, la terza voce, dagli investimenti pubblici.
Che cosa dice questa cosa? È una cosa su cui bisognerebbe tornare a riflettere, invece siamo rimasti in qualche modo inerti, di fronte a quello che è successo pochi anni fa. Ci dice che dal 2019 al 2024, invece, l’Italia cresce più degli altri Paesi solo in quel pezzetto. Che cosa è successo in quegli anni? Siamo usciti dal Patto di stabilità. In quegli anni abbiamo ricominciato a fare investimenti pubblici, abbiamo fatto il PNRR. Poi a qualcuno il 110% potrà non piacere, c’è una parte che non è piaciuto neanche a me, cioè, l’idea che non ci fossero vincoli, l’idea che molte persone ricche hanno ristrutturato dieci case, e invece quei soldi dovevano essere diffusi anche e soprattutto a chi aveva meno possibilità, a chi aveva degli appartamenti, i grandi appartamenti.
Però il dato è chiaro: tu cresci quasi del 9% e l’anno dopo del 5, nel momento in cui tu ritrovi nello Stato l’attore di investimenti pubblici. Che cosa abbiamo fatto dopo? Non abbiamo imparato niente.
Qualcuno da trent’anni ci dice che noi non dobbiamo fare deficit, perché se facciamo deficit aumenta il debito pubblico, e questo abbiamo visto che è falso. Durante i grandi tagli di Monti, il debito pubblico sul PIL è aumentato del 17%. È molto semplice, se io taglio, taglio, taglio, diminuisce il PIL e aumenta il rapporto debito/PIL, ma se faccio questo, peggioro le casse dello Stato e mi impoveriscono da solo, quindi questa è una grande trappola.
Al contrario, è successo in quegli anni che, facendo più spese e più deficit, aumentando il PIL, è diminuito il rapporto tra debito e PIL. Allora, io dico, un’Italia, un Veneto e un’Europa, dopo che abbiamo visto che questo modello dell’austerità è un suicidio, cosa facciamo nel 2024? Ritorniamo dentro il Patto di stabilità, cioè ritorniamo a vivere in una cornice economica in cui noi stessi ci mettiamo delle trappole, in cui finiamo poi per cadere.
Questo è il contesto, mi sembrava necessario sottolinearlo per dire come dobbiamo avere coraggio. L’ho detto anche l’altro giorno, questa è una riforma, è un bilancio, è un DEFR che non ha coraggio, che non osa. Di fronte a una situazione economica di questo tipo, a un’economia ferma da vent’anni, di fronte a una sanità che è sempre più privatizzata, come abbiamo detto l’altra volta (ormai 6 miliardi nel privato e 10 nel pubblico), di fronte a una sanità che ormai fa spendere ai veneti 4,11 miliardi di out of pocket, per cui i veneti pagano più di tutti e si impoveriscono, ci vuole coraggio, perché con questi piccoli spostamenti di milioncini, di fatto si va verso il disastro.
Voi siete intervenuti sulle borse di studio e io dico bene, ma tardi, perché di fatto sta riaccadendo quello che era già successo negli anni passati, quando Elena Donazzan diceva "non mettiamo i soldi nelle Borse di studio, aspettiamo che arrivino i soldi del fondo statale, quando facciamo la modifica al bilancio ad aprile diamo i soldi delle Borse di studio", quindi gli studenti, che cominciavano l’Università a settembre, si trovavano per mesi senza soldi.
È vero che questa volta abbiamo messo a bilancio i soldi per le Borse di studio, ma con un bilancio fatto ad aprile, quindi dalla prossima volta bisognerà che i soldi per le Borse di studio vengano messi subito.
Galeano ha parlato giustamente degli investimenti per le medicine di gruppo, 12 milioni. Anche qui bene, ma tardi, noi abbiamo già fatto interrogazioni e abbiamo già fatto mozioni, perché bisogna spiegare cosa è successo.
Le medicine di gruppo, che sono volute dal Decreto Balducci, prevedono semplicemente aggregazioni di medici con personale amministrativo e infermieristico e sono una cosa di altissimo valore. Noi ne abbiamo il 22-23%, quando il decreto Balducci metteva come obiettivo il 75%. Cos’è successo: che quando, giustamente, lo Stato ha modificato i contratti di infermiere e degli OSS siccome la Regione rimborsa queste quote ai medici, la Regione ha smesso di rimborsare la differenza; è per quello noi siamo intervenuti e abbiamo fatto interrogazioni e mozioni, perché non rimborsare la differenza significava mettere in difficoltà proprio l’aggregazione di medici, queste aggregazioni virtuose e per cui, di fatto, significava anziché incentivare un fenomeno virtuoso, significava rischiare di metterlo in difficoltà.
Quindi anche qua ci siamo arrivati. È una buona cosa. Ma è tardi.
Dopodiché c’è un altro tema che abbiamo detto dovrebbe essere centrale, c’è pochissimo su questo, sul DEFR, c’è pochissimo sul bilancio; l’abbiamo spiegato l’altra volta: noi fra 11 anni avremo una Regione dove mancheranno 400.000 lavoratori. Ecco qua bisognerà ragionare. Bisognerà ragionare in una maniera profonda. Bisognerà fare una riflessione seria perché se noi la facciamo sarà a rischio il tessuto economico perché mancheranno ingegneri, elettricisti, mulettisti, ma sarà a rischio la sanità perché, come è noto, mancheranno infermieri, mancheranno operatori sociosanitari. Secondo una proiezione fatta dall’Ordine degli infermieri abbiamo detto che aumentano gli anziani, aumenta il bisogno sanitario, fra 10 anni noi avremo, se ci va bene, il 21% di infermieri in meno. Se ci va male il 26%...
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Cunegato, mi scusi, può abbassare un po’ il tono, leggermente, perché ci sta un po’… Leggermente. Grazie. Sta urlando. No, no, sta urlando. Siccome lo stanno rilevando in molti. Ecco, magari si allontani un po’. Grazie.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Lei pur essendo di Fratelli d’Italia è contro il vigore italico. Va bene. Cercherò di essere un po’ più democristiano, sussurrerò. Non c’è più la destra di una volta!
Allora, va bene, mi allontano. Quindi stavo dicendo che… Allora stavo dicendo, grazie Presidente vicario, fra poco, forse Presidente, se il Presidente diventerà Ministro, chissà. Allora stavo diceo che…
Speaker : PRESIDENTE
Dai, dai, avanti, avanti, Consigliere.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Stavo dicendo… Mi scusi…
Speaker : PRESIDENTE
Eravamo interessati al suo vigore. Andiamo avanti.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Stavo dicendo – mi continuate a interrompere – allora, stavo dicendo che c’è un tema fondamentale; se noi non troviamo dei lavoratori anche nella sanità, c’è qualcuno che già sta facendo delle sperimentazioni, come Volpe che sta cominciando ad andare anche in Brasile. Ecco, io credo che qua questo è un tema fondamentale che dobbiamo mettere al centro; quindi anche qua bene, prima era bene, ma tardi, adesso è bene ma poco; nel senso che se io metto 200.000 euro per costruire un progetto di attrattività delle figure sanitarie è una buona cosa, perché è un passo in avanti, ma io credo sia davvero una cifra insufficiente perché io devo trovare delle modalità per avvicinare, conoscere attrarre delle figure professionali, ma credo che non basti, cioè credo che sia necessario poi investire, ad esempio, in corsi di italiano, ecco quello di cui parla spesso il sindacato; quando arriva una persona straniera che magari dal punto di vista professionale è bravissima ma va a lavorare nella casa di riposo, dove gli anziani spesso neanche l’italiano parlano, perché parlano solo il dialetto, è importante in un lavoro di cura che ci sia anche una formazione linguistica.
Ecco anche sulle case di riposo, come dire, Stefani ha più volte parlato di cifre 69.000.000, io quello che ho trovato qua per gli anziani sono 15.000.000, quindi magari poi anche Tomaello mi spiegherete cosa sono quei 60.000.000, ecco 15 milioni. Quindi che cosa voglio dire: qua, anche qua, queste sono cifre, davvero, quando io prima parlavo di piccolo cabotaggio, qual è la sfida che abbiamo davanti; qual è il problema che abbiamo davanti? È evidente: oggi abbiamo 381.000 over 80, fra vent’anni sono 681.000, li raddoppiamo e non c’è nessuna progettualità.
Ecco, io Stefani l’ho portato anche a Schio, perché lì, vi faccio questo esempio, territorio di 190.000 abitanti, Alto Vicentino, 1.378 posti in case di riposo e noi abbiamo detto: ma se noi non progettiamo altri posti in case di riposo fra poco avremo una bomba sociale che ci esplode in mano. È chiaro questo. Non occorre una laurea in matematica a Cambridge.
Allora noi avevamo progettato 40 posti nuovi, un centro Alzheimer, però perché quel progetto fosse sostenibile economicamente servivano le 40 impegnative, c’è stata un’interlocuzione però queste 40 impegnative non ci sono. Chiaro? Quindi, dopo un anno e mezzo, quel progetto è lì nel cassetto e siccome anche lì siamo arrivati in Veneto a 11.000 persone in attesa, lì a 450, se non c’è una progettualità e se non ci sono risorse questo progetto ci esploderà in mano.
Quindi, ancora una volta siamo di fronte ad interventi che non modificano strutturalmente i nostri servizi e che quindi rischiano di essere inefficaci. Ecco perché io credo che sia un peccato che voi abbiate già deciso di rifiutare il nostro progetto emendativo.
Io avrei anche optato per qualcosa di più incisivo. Credo davvero… Quando l’altra volta dicevo che non metteremo le mani nelle tasche dei veneti, che vuol dire non metteremo le mani nelle tasche dei veneti ricchi, perché il Veneto comune paga di più i servizi, quindi questa è una tassa occulta, e lo abbiamo detto, sono numeri, i veneti pagano 847 euro pro capite, gli italiani 730, pensate quanto incide sugli anziani. Il pro capite vuol dire infatti ovviamente che magari chi ha 10, 20, 30 anni non paga niente, però chi ne ha 70-80, magari paga migliaia di euro.
Io quindi avrei anche sposato una proposta ancora più coraggiosa. Io vi dico solo che in Emilia-Romagna, con quella tassazione, se noi avessimo quella tassazione, avremmo 550 milioni in più, e allora qualcosa si può fare.
Noi abbiamo fatto una proposta un po’ più moderata, progressiva, e voi avete rifiutato anche questa. Noi cioè abbiamo detto: in un contesto in cui siamo di fronte a una disuguaglianza sempre più inaccettabile, la diseguaglianza non è solo inaccettabile dal punto di vista morale e sociale. La diseguaglianza è inutile dal punto di vista economico, lo dicono tutti gli studi dell’OCSE: un grande economista che si chiama Branco Milanovic, ci diceva “se io metto i miliardi nelle mani di una persona sola c’è un limite al numero di abiti Armani e di champagne Dom Pérignon che può comprarsi”: cosa vuol dire? Che più distribuisco le risorse, più aumento la domanda aggregata.
Se io invece vivo in un mondo dove si concentrano in sempre meno mani risorse inutili, questo crea una contrazione dell’economia, che è quello che esattamente sta succedendo.
Noi allora abbiamo fatto una proposta che non era la proposta emiliana, non stiamo parlando di soviet, stiamo parlando di Emilia-Romagna. Abbiamo fatto una proposta con una tassazione leggermente progressiva sopra i 50.000 euro. C’è una proposta in cui si chiedeva di chiedere a chi guadagna 55.000 euro 9 euro al mese.
Nove euro al mese non vuol più dire una pizza, vuol dire poco più che una coazione, oggi. Quindi, questa persona, di fatto, non se ne sarebbe manco accorta, però voi, rifiutando questa proposta, rifiutate 25 milioni per il social housing, allora noi parliamo del problema della casa, che è un problema centrale, e io dico che se il Centrosinistra vuole vincere le elezioni l’anno prossimo, deve fare solo cinque proposte: salari, sanità pubblica, casa, un Piano casa, via dal riarmo, così troviamo le risorse, e bisognerà lavorare veramente per la transizione energetica.
Ricordo che l’altro giorno Sanchez ha detto che la Spagna, che è arrivata al 60% di rinnovabili, pagava 14 euro a kWh l’energia. Noi, che invece questa cosa non l’abbiamo voluta fare fino in fondo, paghiamo 100 euro a kWh, penalizzando le famiglie e le imprese.
Voi avete rinunciato a un progetto serio sul social housing, voi avete rinunciato a questa proposta, al trasporto pubblico gratuito agli studenti, voi avete rinunciato a questo, quando nel nostro territorio si pagano 450 euro a figlio e ho conosciuto mamme con tre figli, 1.350 euro per avere spesso un trasporto pubblico scadente.
Voi avete rinunciato a 3.000 impegnative, e guardate che questo è un dramma. Come ho detto prima, se non affrontiamo la questione degli anziani con coraggio, e non chiediamo il sangue, 9 euro a chi guadagna 55.000 euro al mese, non chiediamo il sangue, ma avremmo 3.000 impegnative in più, il progetto di Schio si può fare, si comincia a progettare il futuro, non si assiste inerti al declino e al disastro, e voi avete detto di no.
Avete detto di no a 10 milioni sulla salute mentale, in una regione dove solo il 24% dei Centri di salute mentale è aperto quanto dovrebbe, in una regione in cui sta esplodendo il tema della salute mentale.
Io vi ricordo che il primario di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Bambin Gesù di Roma ci ha detto che gli accessi ai Pronto Soccorso per acuzie dei minori, quindi per autolesionismo grave o per tentato suicidio, sono aumentati del 500% dal 2013 ad oggi, non c’è una malattia che è aumentata così, siamo di fronte a una Caporetto della salute mentale. Secondo l’UNICEF, tra i 14 e i 19 anni il 19% ha problemi di salute mentale.
Chi fa politica dovrebbe essere radicale, cioè andare alla radice, e dovrebbe cominciare ad interrogarsi su una società che produce questo, cioè se una società produce un mondo in cui l’Organizzazione mondiale della sanità ci dice che nel 2030 la depressione sarà la malattia maggiormente invalidante, forse chi fa politica dovrebbe dire che questa società non funziona, questa società andrebbe ripensata, è una società in cui si sta erodendo completamente tutto il tessuto comunitario, però anche la cura. Noi siamo fra i peggiori in Italia in spese di salute mentale. E allora voi rinunciate anche qua a un finanziamento in salute mentale. Voi rinunciate a 10 milioni per i disabili e l’altro giorno ve l’ho detto, mi avete bocciato l’emendamento. No, non è possibile che i bambini, i ragazzini con disabilità che consumano un paio di scarpe al mese non abbiano più l’aiuto del pubblico negli ausili e negli accessori. Ecco, potevamo dare risposte a loro.
Avete rinunciato a 8,5 milioni nella cultura nella regione che… Ce l’hanno detto tutti quanti in audizione, siamo una delle Regioni che spende meno di tutti in cultura. 8,5 milioni, vorrà dire qualcosa. L’anno scorso abbiamo speso 600.000 euro nel bando dello spettacolo, per dare aiuto a chi fa teatro, a chi fa musica, a chi fa danza. Potevate trovare risorse, perché guardate che avere un trasporto pubblico gratuito attira giovani nelle altre regioni e noi siamo in negativo rispetto al bilancio dell’università. Sono più i veneti che vanno a studiare fuori dal Veneto che i non veneti che vengono a studiare qua. Noi siamo una regione che ha perso 54.000 giovani in pochi anni e andate a vedervi i dati dell’AIRE: 630.000 iscritti all’AIRE. Abbiamo più emigrati che immigrati. Stiamo ritornando a essere un popolo di emigrati.
Allora io me lo ricordo quello che scriveva Emilio Franzina. Il Veneto alla fine dell’Ottocento era definito la Lucania del nord. C’era la pellagra, che è la malattia delle “tre D”. Io ricordo che era la malattia delle “tre D”, demenza, diarrea e dermatite. Te impienavi de pustule, te capivi più gnente e el resto… Non lo dico sennò… Non lo dico. Quindi per anni noi siamo stati la regione con più emigrati. Poi c’è stato il boom economico, ci sono stati decenni di crescita e adesso stiamo tornando ad essere una regione di emigranti. Stiamo tornando ad essere una regione di emigranti.
Ecco perché, se noi vogliamo attirare, dobbiamo dare i servizi che danno gli altri, perché l’Emilia-Romagna lo dà ii trasporto pubblico gratuito o quasi gratuito ai giovani. Lo dà anche il Trentino e noi non lo diamo. Potevate farlo e non lo avete fatto. Per attrarre anche lavoratori ad alto valore aggiunto anche la cultura non è qualcosa di trascurabile, qualcosa che può non avere un valore nell’attrazione.
Ecco, concludo, visto che siamo solo all’inizio del bilancio, però effettivamente qual è il senso? noi siamo di fronte a uno spartiacque, abbiamo problemi demografici, di tenuta del sistema sanitario, abbiamo problemi economici. Siccome ho detto all’inizio: siamo fermi da vent’anni e c’è bisogno di coraggio, c’è bisogno di decisioni radicali che devono avvenire non solo da Venezia ma anche da Roma, perché se - lo dicevo l’altra volta - l’Istituto CREA ci dice che noi per avere un sistema sanitario che è in media come il resto d’Europa non come la Francia e la Germania che sono al 9 - 10% del PIL, dovremmo avere 50 miliardi in più l’anno.
Allora io dico, il Governo di destra firma per il riarmo che a regime vuol dire 70 miliardi, ecco un Paese che trova 70 miliardi per le armi e che non trova il 50 miliardi per la sanità ha perso se stesso, secondo me, già l’anno scorso abbiamo aumentato la spesa di 13 miliardi su questo e quindi c’è bisogno veramente di scelte coraggiose a livello nazionale, ma c’è bisogno di scelte coraggiose, anche a livello regionale.
Voi, rifiutando il nostro emendamento, quindi, rifiutando risorse per la disabilità, per gli anziani, per la cultura, per l’abitare, rifiutando di dare, per la prima volta, ai giovani veneti - che tra l’altro sono sempre meno - un trasporto pubblico gratuito dimostrate di non avere quel coraggio di cui oggi per affrontare una crisi sempre più evidente, abbiamo davvero bisogno.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Grazie, Consigliere.
Prima di passare la parola al consigliere Morosin, volevo notiziare l’aula della presentazione di un emendamento, l’A0022, pochi minuti fa, presentatore correlatore Galeano, questo ve lo dico perché c’è anche la possibilità di fare un subemendamento nei prossimi minuti, quindi diamo il tempo necessario, 15 minuti, per fare un subemendamento, qualora ve ne fosse la necessità da parte di altri colleghi dell’Aula.
Posso riprendere i lavori d’Aula, quindi, dato atto di questo e do la parola al consigliere Morosin.
Prego.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Grazie, Presidente. Saluto i colleghi. Ringrazio quelli che mi hanno preceduto, i cui interventi ho ascoltato con grande attenzione e rispetto, così come ho fatto memoria degli interventi che si sono sviluppati e argomentati nei giorni scorsi in ordine al DEFR.
Io credo che sia opportuno, anche perché Cunegato mi ha citato e quando qualcuno mi cita non sa che io replico sempre prontamente, perché ritengo che la fedeltà ai dati e ai riferimenti sia una cosa preziosa per tutti, anche perché io ascolto gli altri e desidererei essere ascoltato.
Ripeto gli interventi di stamane: quello lunghissimo, importante, del collega Galeano, del PD, ma anche gli altri, e soprattutto l’ultimo, di Cunegato, mettendoli in un’attenta considerazione su quello che è accaduto anche nel dibattito dei giorni scorsi, ci fanno capire una cosa.
Io credo che questo Consiglio, di cui ho massima stima e rispetto, abbia la consapevolezza che rischiamo non dico di litigare, ma di confrontarci in modo animato, sulle briciole di conti di cui noi non abbiamo il controllo, non perché siamo insipienti o incapaci, ma perché c’è un’autorità statale, c’è una realtà istituzionale italiana che fa i conti prima di noi o, come diceva il buon Gianfranco Miglio, decide senza di noi. Decide senza che noi possiamo esercitare quegli spazi di autonomia che, come dicevo la volta scorsa, sono stati definitivamente recintati e chiusi con la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale.
Siccome io ci tengo alla mia dignità di consigliere regionale e di cittadino veneto che applica e cerca di rispettare le leggi, io credo che noi dovremmo con onestà – lo dico ai colleghi che hanno detto cose importantissime, soprattutto quelli di opposizione, che giustamente vogliono far sentire la loro voce – che con emendamenti hanno anche ottenuto dei cambiamenti, ragioniamo sempre delle briciole.
Quando qualcuno cita, anche a livello italiano, la questione del PNRR, che in fondo è l’assunzione di un debito che abbiamo fatto, che è stato fatto, anche nostro malgrado, io non ho votato nulla, i cittadini non sono stati chiamati a votare nulla, è stata una scelta politica, una scelta di debito che dovremmo rimborsare. Vorrei ricordare che a fronte di quei 209 miliardi di PNRR che avrebbero rivoluzionato l’economia, l’assetto quantomeno istituzionale, imprenditoriale e sociale di questo Paese, il Veneto, il nostro Veneto, del 2001 al 2015, come residuo fiscale, cito il libro dei professori Giovanardi e Stevanato “Autonomia e differenziazione” ha dato gratis, vuol dire senza ritorno, 253,6 miliardi di residuo fiscale: gratis.
Sapete cos’è il residuo fiscale? Dirlo in quest’Aula è un’offesa sicuramente, come interrogativo, ma lo diciamo per chi ci ascolta da casa, è il di più che paghiamo per ragioni di solidarietà, scelti dalla politica e non da noi che paghiamo, al Governo centrale per esigenze che ha il Governo centrale, dopo aver pagato tutte le spese per i servizi che lo Stato eroga.
I cittadini non lo sanno, è come andare al ristorante, il conto è 100 euro di una consumazione e ti chiedono 125, per cui dici "scusa, ma se il menu dice 100, perché mi chiedi 125?", perché bisogna pagare il conto degli altri che non sono in grado di far fronte. Questo per la gente che ci ascolta....
Io ricordo sempre quando ero studente all’Università di Padova e sentivo parlare di locuzioni come la fiscalizzazione degli oneri sociali, questa cosa mi faceva impazzire, mi chiedevo cosa volesse dire fiscalizzazione degli oneri sociali (non avevo ancora fatto né Diritto tributario, né Economia politica), vuol dire che le tasse degli altri le paghiamo noi, questo è il senso, e il residuo fiscale è un qualcosa che cade sulle nostre spalle e sul quale decidono gli altri.
Allora, se voi tenete presente che il Veneto... è bene ribadirlo, perché l’anima che avete messo voi, l’impegno, la serietà, gli approfondimenti li sento come una fatica vacua e inutile, perché alla fine ci troviamo a dividere le briciole, a dividere il nulla. Sapete che il residuo fiscale, come ho detto l’altra volta, CGIA di Mestre, ma voglio citare anche i 21 e mezzo, quasi 22 miliardi annui che avevamo, l’anno scorso erano oltre 13 miliardi, sono 35 milioni di euro al giorno, 1,5 milioni di euro all’ora!
Lo Stato si è preso in Veneto senza alcun titolo, se non quello della solidarietà, però in realtà non li spende neanche per aiutare chi ha bisogno, si è preso in due ore 3 milioni di euro dal Veneto, e noi discutiamo dei finanziamenti per 30.000, per 50.000... guardate il bilancio che andremo a vedere dopo, una serie di miserie di 30 o 50.000 euro, a fronte di 3 milioni che in due ore sono già andati via.
Cunegato, che mi hai citato, io ho fatto una proposta (lo dico ai consiglieri di maggioranza e opposizione, mi sento un po’ terzo, sarà anche ho fatto nella mia esperienza legale una bella esperienza di mediatore, la mediazione è l’arte moderna della conciliazione dei diritti. Mi sento un po’ di mediare su questa realtà che viviamo paradossalmente. È una realtà paradossale questa, che ci impegniamo seriamente tutti sul nulla. Sul nulla! Non per colpa nostra, ma bisogna pur fare qualcosa, ideare qualche iniziativa, viva Dio.
Io ormai ho fatto il consigliere trent’anni fa, vengo a farlo adesso e forse è la mia ultima esperienza. Anzi, penso che non vorrò andare oltre, non mi interessa andare oltre, però vi metto la mia anima, la mia esperienza, la mia passione. Facciamo qualcosa per migliorare la sorte. Allora, dopo che la sentenza n. 192/2024 ci ha legato le mani, non ne andiamo fuori, tranquilli, avevo proposto convintamente, ma a tutti, alla maggioranza e all’opposizione, per i prossimi dibattiti di trovarci una soluzione intelligente, penso io, ma ho il conforto di autorevoli giuristi, che è quella di dire, siccome a Roma non vogliono darci l’autonomia, è pacifico… Non la Paola Roma: a Roma non vogliono darci l’autonomia. Allora… Sì, perché l’altra volta c’è stata anche un’interruzione inopportuna sul mio dire, ma non importa. L’ho accolta con facezia e con simpatia lo stesso.
Dicevo, a Roma non capisco, bisogna che troviamo una soluzione alternativa. La soluzione alternativa qual è? È quella di ipotizzare legalmente, nel perimetro della Costituzione, articolo 132, la fusione tra il Veneto e il Friuli. Quella non ce la possono bloccare, non ce la possono bloccare. È vero che alla fine deve essere un passaggio di riforma costituzionale, però la riforma è aggiungere tra Regioni speciali il Veneto, poi andremo a dibattere. Se i veneti e i friulani lo vogliono o comunque la maggioranza di queste due popolazioni messe insieme, noi siamo 5 milioni, loro sono 1,2 milioni, potremmo cambiare una visione politica, anche entro questa legislatura regionale.
Quindi, Cunegato, quando mi citi non per demolire, immagino che non hai studiato abbastanza in questo caso e hai citato un dato senza averlo verificato, che il Veneto non avrebbe nessun interesse a unirsi al Friuli Venezia Giulia, ti dico che in realtà… Ti ho girato su WhatsApp sia CGIA di Mestre, che hai citato impropriamente, sia Friuli Oggi, che riportava un articolo con i commenti dove si dice che effettivamente… Ti richiamo solo la tabella, perché non voglio annoiare l’Aula nel dare informazioni distorte. Se è vero che in passato il Friuli, ti prendo quello del CGIA di Mestre a pagina 6, ha avuto una variazione di reddito dal 2019 al 2025 dell’1,85, il Veneto ce l’aveva del 5,06. Nel 2025 il Friuli è più 0,28, il Veneto più 0,66, ma la proiezione - ed è questo che mi interessa, Cunegato, tu sei, una persona intelligente - che nel 2026 loro, con la loro autonomia, soprattutto normativa, oltre che di risorse, perché dobbiamo pensare che le risorse sono importanti, ma vengono a pari con possibilità di autogovernare nelle norme il cambiamento, viva Dio e noi abbiamo le mani legate. Loro hanno uno 0,73 e noi 0,64. Era in previsione anche di questo che noi dobbiamo offrire al Friuli, nel momento in cui proponiamo la fusione, una posizione molto solida, molto robusta, quindi ci devono essere due soggetti che vincono in un accordo, perché deve essere un vantaggio sia per il Friuli che per noi e dobbiamo tutti, dovremmo, vi chiedo umilmente: pensateci. È una cosa straordinaria. Il Veneto diventa protagonista di un’idea di cambiamento su basi nuove, senza andare col cappello in mano a Roma a chiedere: Per piacere, dateci altre briciole.
Mettiamo sul tavolo una proposta istituzionale che poi ha un collegato - tu sei una persona colta, insegni, uno che fa l’insegnante - ha un collegato con la nostra storia anche, il Veneto e Istria era una Regione importantissima, in mezzo c’era il Friuli, chiamiamola Venezia, come volete, ma mettiamo sul tavolo una proposta che può giovare, anzi deve giovare a chi governa questa Regione questi cinque anni, a chi andrà al Governo a Roma, non importa se l’attuale maggioranza o anche una maggioranza diversa, perché i territori non possono litigare sulle briciole. I territori hanno bisogno di risposte serie in conformità alla Costituzione, perché la Costituzione, quando Galeano - sai la stima che ho, te lo dico sempre, quindi, forse anche eccessivamente io lo ripeto -quando leggiamo l’articolo 5: L’Italia è una e indivisibile. Dimentichiamo la parte seconda dell’articolo 5 dove dice che: La Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali. Riconosce vuol dire quello che c’è già.
Poi la cosa più bella è: conforma, c’è un verbo che mi fa impazzire, conforma i principi e i metodi della sua legislazione, della sua legislazione, alle necessità dell’autonomia e del decentramento.
Voi capite, cioè noi mettiamole sul tavolo, conoscendole, calando progetti, compreso quello della fusione tra queste due Regioni, andremo a mettere in prospettiva, non lo vedrò certamente io, ma chi verrà dopo di me nel prossimo Consiglio, una soluzione che gioverà al Veneto.
La risposta a quello che avete detto, adesso che sei stato eletto Consigliere regionale, fai qualcosa di buono per la gente. La gente anche a me e a tutti noi hanno detto questo, son sicuro, in un modo o nell’altro. Diamo delle risposte da persone pragmatiche. I medici veneti sono pragmatici, anche questa crisi la stanno soffrendo in modo terribile, però si danno da fare.
Io ci credo a un cambiamento. Siccome non possiamo fare la rivoluzione in modo violento, e io sono contrarissimo, l’ultimo mio libro si chiama “Democrazia” e cercherò di metterlo a disposizione prima possibile, credo che al di fuori delle regole della democrazia, del confronto, della visione, dell’incontro che si può fare nella dialettica, anche su soluzioni diverse, non abbiamo alternative.
Anche questo bilancio: ripeto, io non interverrò alla fine, perché mi sento avvilito, umiliato come cittadino che paga le tasse e come Consigliere regionale, di discutere di pochissimo. L’ho fate in modo molto alto, molto serio, che io rispetto, ripeto, però non cambieremo nulla. Dobbiamo dirlo ai veneti, (inc.) anch’io lo dico, però non posso fermarmi e non posso chiudere la mia posizione di legislatore regionale di questo Parlamento, io vorrei proprio chiamarlo come talvolta sfugge anche a qualcun altro, ma io vorrei che diventasse un merito, a questo Parlamento Veneto, il ruolo di responsabilità che ha.
Questo Veneto sta soffrendo: 590.000, io dicevo 600.000 persone che sono a un livello di povertà come possiamo riempirlo, e scusami, Eric, ancora con queste miserie?
Guardiamoci in faccia l’un l’altro, diciamoci la verità, facciamo qualcosa di nuovo, facciamo qualcosa che dia uno scossone a Roma. Quella volta che in questo Consiglio vi feci approvare, ero seduto dove ci sono Eric o Soranzo, ero seduto là, illustrai la risoluzione sul diritto di autodeterminazione del Veneto a Roma, e fermarono i lavori del Parlamento, fu uno scossone, dicendo: cosa state facendo? Bisogna che questo territorio, che la nostra gente si convinca che abbiamo un ruolo di responsabilità. L’etica della responsabilità politica è anche questo.
Vi chiedo scusa per la passione, però, ripeto, Cunegato adesso dovrà studiare, voi l’avete capito, questo è il tema, il leitmotiv di questa legislatura. Non mollerò di un punto e vi voglio tutti presenti: andremo in Friuli.
Vi faccio una proposta provocatoria, poi ho finito. Vorrei che fossimo tutti auditi in Friuli e che noi portassimo i Consiglieri a fare una riunione congiunta, con i Consiglieri del Friuli Venezia Giulia, con il Presidente Stefani e il Presidente Fedriga, perché così facciamo politica, diamo a Roma dei segnali di novità, intelligenti, a costo zero per non avere ancora queste miserie di bilancio.
Chiedo scusa all’assessore Giacinti, posso dire me lo sono dimenticato la volta scorsa, in verità, oltre alla Roma, anche Giacinti ha fatto incontri di tutti i tipi con un’abnegazione, una competenza, una disponibilità di cui io veramente gli sono infinitamente grato, quindi con i numeri possiamo confrontarci anche in quel Friuli, perché pensate cosa possono essere un Veneto e un Friuli unito, quasi 6,5 milioni di persone sul piano della trattativa anche istituzionale, in ogni passaggio di importanza come quello che stiamo vivendo, che avrà ricadute decisive per la storia del nostro popolo e per la storia del nostro territorio.
Io finisco sempre dicendo viva San Marco.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere.
La parola ora alla consigliera Chiara Luisetto.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Consigliere Morosin, non so da dove partire dopo cotanta presentazione, nel senso che non so se partire dal fatto che ci si lamenta che a Roma qualcuno decida per noi, però poi quel minimo di flessibilità che potremmo avere con le addizionali è un totem, quindi delle due l’una, o se pensare che l’annessione del Friuli sia una risposta più che una resa, cosa che mi sembrerebbe più coerente con quello che ci sta dicendo.
Parto dal fatto che la stabilità oggi dovrebbe darci il quadro di riferimento finanziario della nostra Regione, ma se le scelte, nelle more dell’esercizio provvisorio, sono limitate, non può esserlo la discussione che oggi facciamo, una discussione che dovrebbe provare ad andare al di là del consenso, dell’obiettivo di non perderne, una patina dentro la quale rischiamo di essere immersi.
Speaker : PRESIDENTE
Scusate, però non i capannelli, perché altrimenti interrompiamo il lavoro dei consiglieri che stanno parlando. Grazie.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie.
È una discussione essenziale, dicevo, quella che dovremmo fare oggi, perché rinunciare ad affrontare la complessità significa non fare un buon servizio alla comunità dei veneti.
Se si accolgono gli ampi auspici che ci sono stati di fare insieme, di ragionare di riforme da costruire con condivisione, oltre gli steccati, non si può ignorare l’esiguità dei numeri di fronte agli annunci e soprattutto di fronte ai bisogni, quelle che il consigliere Morosin ha chiamato le miserie del bilancio. A breve, parlerò del Collegato, dove, per la maggior parte, sono contenuti articoli perfettamente inseribili nell’ordinarietà, per i quali non serviva la straordinarietà dello strumento, ma che vengono inseriti qui come alibi, con minime coperture economiche, per non affrontare le vere questioni che stanno alla base, criticità sul… Dalle gravi criticità sul reclutamento dei medici, del personale medico alla situazione degli ambiti e vedremo anche un bilancio di previsione timido, a cui non corrispondono le dichiarazioni sentite in campagna elettorale né quelle del presidente Stefani della scorsa settimana, che preannunciavano grandi speranze, rapidamente infrante in questo documento.
Allora, la narrazione della Regione tax free non regge più. Non è bastato in questi anni tenere i conti in ordine, cosa che va riconosciuta all’assessore, all’allora assessore Calzavara a cui abbiamo sempre detto bene, ma è il minimo sindacale fare i compiti per casa; al punto che alla fine della legislatura era diventato cristallino il bisogno di andare oltre, perché se spendo quasi 1.000 euro l’anno di media per curarmi, se non trovo un servizio adeguato, quando parliamo di autonomia per la disabilità, se le patologie Alzheimer, la salute mentale, la situazione delle case di riposo della non autosufficienza, la fragilità che può attraversare le nostre vite non trova risposta, allora non me ne faccio niente della Regione tax free, che suona uno slogan sempre più vuoto, sempre più insensato e stridente davanti ai bisogni a cui questa Regione da tempo non risponde più.
Qui fuori stamattina c’è un presidio di lavoratrici e lavoratori che chiedono risposte. Peraltro chiedono anche di essere ricevuti e ascoltati dal Presidente, ma lo diceva il correlatore questa mattina: armi spuntate, sacrifici chiesti alle imprese, ad esempio, con un aumento dell’IRAP per coprire buchi e non per rilanciare uno sviluppo necessario. Quando il totem dell’aumento delle tasse cade con l’IRAP, ci si aspetterebbe un atto di onestà intellettuale e un’operazione verità davanti ai veneti. Cari veneti, così il sistema non tiene più, così vi dovete arrangiare. Le scelte fatte negli anni hanno contribuito a portarci qui e ora che avete scelto di votare di nuovo la stessa maggioranza vi diciamo, con chiarezza attesa da troppo tempo, che le cose non vanno bene, non stanno così, che non vi siete immaginati di non farcela. È proprio così.
In questa operazione verità noi crediamo ci stia anche una serie riflessione sulla leva fiscale in termini fortemente progressivi e redistributivi: chiedere a pochi per dare i servizi che oggi mancano a tutti. Una discussione che sarebbe tempo di fare, soprattutto davanti a quello che questo collegato e questo bilancio ci raccontano, e veniamo al bilancio. Siamo davanti alla concretizzazione di una preoccupazione che avevamo già espresso con il Documento di economia e finanza la scorsa settimana.
Le criticità che avevamo evidenziato con puntualità trovano oggi conferma nei dati di bilancio. Il provvedimento di programmazione aveva fatto un elenco di difficoltà, di problemi, di sfide che dobbiamo affrontare, ma senza soluzioni concrete da proporre ed è qui che inevitabilmente emerge il limite di questa manovra, perché la capacità di riconoscere i problemi, anche se è necessaria, non è sufficiente. Quello che manca in maniera evidente è la volontà di costruire e condividere davvero risposte e il bilancio ce lo conferma.
Le soluzioni previste sono deboli, parziali, insufficienti.
Parto dalla sanità. Portate pazienza.
Continuiamo a sentire che è una priorità. L’Assessore in Commissione ha avuto modo di spiegarci che è qui per rivoluzionarla, ma quando entriamo nei numeri vediamo che i pochi interventi previsti utilizzano esclusivamente risorse del Fondo sanitario nazionale. Tolte da una parte per raggiungerle da un’altra, senza un investimento aggiuntivo serio da parte della Regione. Nessuna reale risposta al problema della carenza di personale, se non quanto visto nel collegato - poi ci tornerò - 200.000 euro per integrare personale straniero (la famosa pipa di tabacco) e con soldi del Fondo nazionale, dicevo.
Nessun impegno aggiuntivo sulle liste d’attesa, che continuano ad essere insostenibili, dalle visite di controllo agli interventi: si aspetta o si rinuncia. Nessun investimento vero sul sociosanitario.
La DGR 465 per le case di riposo sta scadendo. Per certi versi. direi io, per fortuna, perché se in quella lunga discussione fatta all’epoca avevo ritenuto, avevamo ritenuto che questo strumento per il sostegno alla non autosufficienza era riuscito nell’impresa incredibile di scontentare tutti e irrigidire il sistema, oggi ci aspetteremo dell’altro. Ma cosa sostituisce questo provvedimento? Ad oggi niente.
Per carità di patria non rinomino ancora la riforma delle IPAB. Nessun impegno sull’aumento delle impegnative per abbassare i costi insostenibili che le famiglie devono affrontare e nessuna presa in cura - visto che questo è il termine che piace di più - innovativa di ciò che c’è prima. Cosa c’è prima: c’è quella solitudine che continua a soffocare chi si prende cura di una persona cara a casa, senza supporti.
La riattivazione del contributo da 400 euro mensili, con fondi europei, per chi è a casa o in strutture è un po’ di ossigeno, ma continua ad essere una misura tampone, una pezza che si mette su un sistema che non tiene più, che chiede risorse, innovazione, progettazione e chi, invece, sta girando su se stesso, cercando di sopravvivere e questo vale anche per la disabilità. Parliamo di progetto di vita e poi sui territori ci sono comunità alloggio, gruppi appartamento con persone in attesa e posti vuoti, perché anche le impegnative per la residenzialità delle persone con disabilità sono ferme.
La scorsa settimana una responsabile di un servizio per la disabilità in Alto Vicentino mi ha detto: per chi lavora in questo ambito da qualche decennio e ha visto negli anni un fiorire di progettualità, ora trovarsi di fronte alla contrazione dei servizi ha un rapporto sempre più difficile e distaccato con le ULSS, con tutta la buona volontà dei referenti presi da mille cose, e ad un approccio culturale più chiuso, per il quale, anche se progetti un viaggio o un’esperienza culturale, rivolta alla fragilità è quasi un lusso, e non parte di una presa in carico, è molto dura.
E poi la salute mentale, dove continuiamo a chiedere da anni, e lo rifaremo anche in questa manovra di bilancio – guardo anche la consigliera Bigon – uno stanziamento dignitoso del Fondo sanitario regionale, una percentuale di almeno il 5% per un ambito che chiede di intercettare i bisogni precocemente, e che vive tra centri di salute mentali aperti poche ore, pochi giorni, posti in neuropsichiatria infantile insufficienti e una mancata piena attuazione del budget di salute, che ha così poche risorse da rischiare di essere un’occasione persa.
Insomma, una psichiatria di comunità di basagliana memoria non realizzata, dove costruire anche un protocollo tra ATS e ULSS per gestire i percorsi integrati orientati all’inclusione, sembra ormai essere un’impresa.
Lasciatemi dire un’ultima cosa sul fronte sociosanitario, che però è un esempio, secondo me: i centri sollievo per il decadimento cognitivo. Questi centri sono stati nel 2021, finanziati con 1.800.000 euro. C’erano circa 1.400 persone in carico. Nel 2023 raddoppiano gli utenti e la Regione quanto investe? 1,6 milioni. Raddoppiano gli utenti, diminuiamo le risorse.
Nel 2025 triplicano gli utenti, con liste d’attesa. Abbiamo sollevato il problema più volte, torniamo a 1,8 milioni: o si continuano a sbagliare i conti, o non si capisce che il progetto Sollievo ha bisogno di più risorse perché fa quella cosa essenziale di intercettare le persone malate nella prima fase della patologia, contribuendo a rallentarla e dando fiato ai caregiver.
Davanti a questo bilancio di previsione, e due cose che dirò sul collegato, ci aspettavamo più coraggio, lo abbiamo già detto nel Documento di economia e finanza, ma qui ci si scontra con i numeri. È vero che è un bilancio ponte, ma anche i ponti o collegano, come è stato detto stamattina dal correlatore, oppure portano dove? Su niente. A questo punto spetta a chi governa fare la propria parte.
Governare significa decidere e significa tradurre le scelte in azioni e impegni coerenti. È esattamente questo, a nostro giudizio, che oggi manca a questo documento. Una puntualizzazione sul collegato: dentro il quadro che vi ho descritto si inserisce il tema degli articoli 7, 8 e 10, che rappresentano in sostanza un tentativo di intervenire su alcune emergenze già note da tempo.
Si tratta di interventi che arrivano in ritardo e che assumono il carattere di correzioni a problemi lasciati aperti troppo a lungo.
Il primo riguarda le medicine di gruppo integrate, la necessità di riconoscere i maggiori costi derivati dal CCNL della cooperazione. Parliamo di una questione presente sul tavolo da molti mesi, sollevata anche in fase elettorale, 634 medici con collaboratori e infermieri in una situazione di difficoltà e incertezze, senza risposte.
È inevitabile chiedersi, se bastava destinare una quota del Fondo sanitario regionale, perché non si sia fatto prima.
Il secondo tema riguarda la carenza del personale medico, una questione nazionale che in Veneto ha assunto dimensioni preoccupanti. Si interviene dopo una serie di delibere regionali che sono state oggetto di contestazione, di ricorso al TAR da parte dell’Ordine e di sospensione.
È difficile pensare che 200.000 euro per un anno risolvano il problema, sembra una copertura normativa per proteggersi da contestazioni di vario genere e non affrontare in modo strutturale la carenza del personale, che richiederebbe un maggiore equilibrio tra aspetti economici, qualità del lavoro e di vita del personale pubblico, sicurezza e rapidità delle risposte e garanzia della qualità delle cure che i pazienti si attendono.
Infine, gli ATS. Anche qui, si arriva con una proroga che evidenzia la difficoltà della gestione di una fase complessa, ma la proroga da sola non può essere una soluzione, è un pezzetto, ma non può essere la risposta. Senza un cambio di passo sul piano politico, organizzativo ed economico, il rischio è quello di rinviare, come ci siamo detti, il problema, continuando a scaricare sui Comuni responsabilità e costi, senza un adeguato supporto.
Per come è scritto questo articolo, le risorse aggiuntive sembrano destinate al Commissario, in caso non si riesca a far partire l’ambito tra un anno. Quello che chiediamo noi, invece, è di dare risorse strutturali vere, raddoppiare quei 2 milioni di euro residui dalla mancata partenza e farlo sostenendo gli Ambiti, che dovrebbero riorganizzare e innovare il sistema dei servizi.
Il filo che credo - e chiudo - tenga insieme tutti questi elementi è chiaro, si interviene rincorrendo le emergenze, si mettono pezze senza affrontare le cause, e questo schema non rientra in una logica di previsione, di proiezione al futuro, ma è rivolto all’indietro. Questo può essere sostenibile in alcuni ambiti, ma in ambito sociale e sociosanitario non può essere sostenibile, perché guardare all’indietro, senza il coraggio di progettare oltre quelle miserie di cui parlava il consigliere Morosin, significa lasciare più sole le persone. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Luisetto.
Rocco, lei si è cancellato, ho visto, o vuole intervenire? Ah, ok, avevo visto… Ok, prego, prego.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Speravo che tornasse Cunegato, perché sono stato citato da Cunegato per aver coniato una nuova figura retorica, che è la “cunegata”, ovvero questa figura retorica che mette insieme una similitudine, un’iperbole, fa una crasi, però in salsa un po’ nostalgica e scledense. Quindi, mi dispiace che Cunegato non ci sia, però prenderò i diritti d’autore su questa sua retorica, che a me affascina molto.
Noi ci apprestiamo a una discussione successiva al DEFR, quindi una discussione articolata, dove nel DEFR a io ho potuto apprezzare un’apertura rispetto a proposte che venivano avanzate in maniera bipartisan anche da questa parte dell’emiciclo, però è chiaro che c’è un elefante nella stanza. Vorrei citare il consigliere Morosin, che sostanzialmente ci sta dicendo, siccome noi avanziamo dei soldi da Roma, manteniamo tutto così com’è. Penso che però questo non sia un atteggiamento responsabile, perché, se è pur vero che sicuramente il Veneto contribuisce in termini assoluti più di quanto riceve, è anche vero che noi siamo Consiglieri regionali. Noi dobbiamo rispondere a chi ci ha eletto e noi dobbiamo cercare di agire su quelle che sono le leve delle nostre possibilità di incidere.
Parto proprio dal rifiuto di ragionare sul tema dell’addizionale regionale IRPEF, perché l’addizionale regionale IRPEF nasce proprio come imposta federalista. Nasce nel 1997. Se non sbaglio il Ministro era Visco. Il ragionamento fu, in una stagione che poi portò alla riforma del Titolo V, proprio per dare forza e voce anche sulla nascita e sull’affacciarsi alla politica nazionale di movimenti come la Lega, che oggi è fortemente rappresentata in questa Regione, dare spazi di manovra alle regioni proprio per il principio che io pago dei contributi, pago fiscalmente laddove sono più vicino alla possibilità di decidere.
Noi non è che abbiamo soltanto l’Emilia-Romagna che mette l’addizionale regionale IRPEF. Abbiamo anche la Lombardia, che di certo non è una regione rossa, certo, con una progressività diversa, ma che comunque le consente di avere gettiti che si avvicinano al mezzo milione miliardo di euro. Allora, il ragionamento, secondo me, dovrebbe essere quello del dire noi abbiamo un piccolo spazio. È un piccolo spazio federale, ma è lo spazio che ci consente di fare tutto quello che esula o che va oltre, non che esula, che va oltre ciò che già è previsto dalla riforma del Titolo V e in generale dal Titolo V della Costituzione. Cioè noi abbiamo delle materie, su quelle materie lo Stato ci corrisponde delle risorse e su quelle noi oggi diamo dei servizi, ma c’è tutto uno spazio che riguarda la possibilità che abbiamo noi di incidere. Allora andare a lavorare sull’addizionale regionale IRPEF, con un gettito che, ovviamente, sarebbe stato progressivo in termini di contribuzione per i redditi medi (55.000 euro è un reddito medio, non è di sicuro, insomma, una persona ricca, noi sappiamo che la classe media oggi è quella più in difficoltà) però avrebbe portato anche ad una forma di redistribuzione nei confronti di chi: soprattutto le generazioni più giovani che sono il vero tallone d’Achille che noi viviamo oggi in questa Regione.
Secondo me, il limite che noi abbiamo visto nella discussione che abbiamo affrontato è quello dell’urgenza. Cioè noi abbiamo un DEFR che ha delle premesse che ci dicono che abbiamo degli indicatori negativi, ma io non sto sentendo un dibattito che prende in considerazione la portata di questi elementi negativi. Io credo che i Consiglieri regionali siano come i componenti di un CdA, Consiglio di Amministrazione di un’azienda, sappiamo che la politica deve fare altre cose, abbiamo discusso l’altro giorno con Davide Lovat sul ruolo che hanno le democrazie, quindi l’importanza di non ridurre tutto a una dimensione di efficienza, di efficacia, la democrazia dei costi, la democrazia, non per forza efficienza ed efficacia su tutto, però noi oggi rispondiamo della capacità che abbiamo di costruire e creare benessere per la nostra Regione e se io inizio a un Consiglio di Amministrazione della mia azienda e nella mia azienda si dice: Guarda che tu hai i manager più bravi, quelli che creano valore aggiunto, quelli su cui tu puoi fare degli investimenti in termini di talento che se ne vanno dalla tua azienda e vanno nelle aziende vicine: io - caspita - mi fermo e inizio a pensare che qualcosa ho sbagliato.
Allora abbiamo delle politiche di lungo corso, che non sono facili chiaramente da invertire, ma ho delle misure che potrei fare subito, ne sono state citate alcune, nel progetto, come dire, creare futuro, che permetterebbero di andare a ridurre dei costi.
Le categorie sono venute qui dentro durante l’audizione a dirci che oggi non dobbiamo più considerare, in maniera così netta, la spesa corrente e io sono uno che vorrebbe limitare la spesa corrente, perché penso che vada limitato ciò che fa debito.
Se oggi noi pensiamo di poter dare risorse infinite ai pensionati, chiaramente andiamo a fare qualcosa che limita e, quindi, non è sostenibile la possibilità alle prossime generazioni di assicurare la loro crescita futura, quindi è giusto cercare di mettere un limite a ciò che è spesa corrente, ciò che spesa per lo sviluppo, ma al tempo stesso cosa ci hanno detto le categorie: Che aiutare le giovani coppie, aiutare le famiglie che hanno una persona anziana in casa e non trovano risposta per quanto riguarda le impegnative nelle RSA, aiutare le famiglie, è oggi spesa per lo sviluppo.
Abbiamo sentito per esempio dei paragoni con la Spagna. La Spagna cresce per una serie di motivazioni, del 3,2%, è l’unica nazione europea in cui si cresce di più: perché? Perché ha un mix energetico nucleare rinnovabili, quindi loro sono stati lungimiranti; perché hanno un atteggiamento serio e solido nei confronti dell’immigrazione, quindi loro hanno un’immigrazione che proviene soprattutto dai Paesi dell’America Latina, dove ci sono persone che hanno la stessa religione, parlano la stessa lingua, e questo è un elemento che noi non possiamo sottovalutare; hanno costi ed efficienza per quanto riguarda la giustizia, in Italia, per avere un [...] con l’Agenzia delle entrate ci vogliono dieci anni, un’azienda che investe non sa se avrà dei problemi con l’Agenzia delle entrate, quanto dovrà pagare, come dovrà pagare, perché ogni anno cambiamo le normative fiscali; ragioniamo solo con la politica dei bonus, e allora in questa Regione capisco che è un tema nazionale, però non possiamo non sottolineare il fallimento dell’Industria 5.0 e quanto oggi le categorie economiche siano in difficoltà e si sentano tradite dal patto che era stato fatto per quanto riguarda il finanziamento dell’industria 5.0. Noi cioè avevamo una misura Industria 4.0 che ha permesso a questa Regione di battere la Germania per quanto riguarda l’export. Abbiamo avuto un Ministro, mi piace citare persone che non sono presenti in Aula, Urso, che aveva promesso dei fondi. Aveva fatto una prima formulazione della manovra che non ha funzionato. Bisogna dire che per Industria 5.0 ci voleva un algoritmo per capire come investire; è arrivata la semplificazione, per cui le industrie, le imprese, hanno finanziato dei progetti di semplificazione per accedere a Industria 5.0 e quelle più brave, quelle che hanno tenuto duro, quelle che chiedevano di mettere fondi per ricerca e sviluppo associate alla transizione energetica hanno fatto investimenti, e oggi gli si dice: voi avete fatto investimenti per niente.
In una regione come la nostra, piccola media impresa, piccola e media impresa che esporta, che ha problemi terribili in termini di costi energetici, ma con delle Confindustrie che organizzano ogni anno settimane della sostenibilità, dove dicono che agiscono fattori di competitività, noi secondo me, come Regione, qualcosa sul definanziamento e sul fallimento dell’Industria 5.0 dovremmo provare a dirla e tendere una mano a queste imprese che fanno fatica.
Arrivando alle misure che voi avete inserito, mi pare di capire che ci sia un cambio di marcia su due talloni d’Achille, quindi, c’è un segno di discontinuità rispetto alle borse di studio, anche se condivido le preoccupazioni da parte dei colleghi dell’opposizione che dicono: bene che si mettano le risorse, però anche in questo caso cerchiamo di definire l’urgenza, perché alla fine i fondi per la copertura delle Borse di studio sono sempre arrivati, quindi le graduatorie alla fine trovavano una risposta in termini di fondi, ma se non c’è la tempestività, è lì che si lede il diritto, perché se io sono uno studente beneficiario e non ho a settembre la certezza di avere la copertura, farò altre scelte, andrò in altre regioni, quindi è vero che le graduatorie poi scorrono, però sto ledendo un diritto e sto allontanando un talento.
Benissimo, quindi, questi 18 milioni di euro, ma è molto importante che poi venga data anche una temporalità all’intervento.
L’altro elemento su cui si è intervenuto, quindi i due talloni d’Achille che evidentemente da parte del Presidente della Giunta regionale sono emersi con forza anche durante la campagna elettorale, è quello del finanziamento delle Scuole dei medici di medicina generale. Bene quindi intervenire su questa mancanza e forse questo sottolinea il fatto che qualcosina negli anni scorsi è stato sbagliato, però vediamo che manca assolutamente tutto quello che riguarda lo sviluppo.
Legato a questo, so che sono in presentazione anche delle proposte di ordine del giorno per quanto riguarda il finanziamento delle cosiddette Borse d’ingresso, sulle quali si è fatto un gran dibattito. Il tema del finanziamento delle Borse in ingresso significa cercare di colmare quel gap di 500-600 euro, non possiamo farlo per tutti, ma soprattutto su quelle professioni, su quei talenti che creano alto valore aggiunto. Penso che sia necessario provare a ragionare su un Veneto che ha degli indicatori che oggi sono negativi, bisogna dirselo, perché quando dicevamo che c’era qualche problema sulla sanità, 10 anni fa, non significava che la sanità fosse una sanità negativa in Veneto, ci rendiamo conto, giriamo l’Italia, sappiamo che comunque abbiamo ancora un livello di cure superiore a quello delle altre Regioni, ma se io dico che iniziamo a intravedere dei problemi e quindi bisogna trovare delle risorse straordinarie, un piano per tenere i medici all’interno delle strutture, cercare di capire cosa non ha funzionato della riforma del 2016, non stavamo dicendo che nulla funzionasse, stavamo dicendo di stare attenti, perché in un’azienda quando vedo un trend negativo, anche se magari chiude in utile, anche se le cose non vanno male, cerco di capire cosa può succedere fra 5 o 10 anni.
Questo era il tipo di atteggiamento che ci saremmo aspettati. Per chiudere, quando si è presentata la Finanziaria in Parlamento, qualcuno l’ha definita bella senza anima, utilizzando Cocciante, bella, con tante cose, tanti capitoli, ma senza anima. Io, invece, vedo un’anima sociale, cioè si riconosce la sensibilità rispetto allo psicologo di base, come dicevamo prima, al sociosanitario che sta faticando, ma allora forse questa è una manovra con un’anima, ma ancora un pochino timida. Non so se è bella, ma sicuramente timida.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Consigliere Szumski.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie e buongiorno, Presidente, carissimi colleghi nonché Assessori presenti. La discussione… Insomma, non possiamo che ripercorrere quello già detto precedentemente. Alla fine delle considerazioni che partono sia dal DEFR che dall’attribuzione delle istanze che andiamo ad esaminare, accanto ad alcune indicazioni e tentativi di sensibilità, come è stato ricordato, nel sociale e anche nella sanità, il nostro giudizio non è completamente positivo. Credo che di più si debba fare, come nella tutela dei territori. Bene i discorsi sull’idroelettrico, bene in questo senso alcuni interventi iniziali che riguardano la casa, ma rimane il problema della tutela del territorio e dell’ambiente.
Però alla fine mi pare che ritorni echeggiando sempre il problema di quello che ci vuole per fare e quello che abbiamo. È un elemento su cui non si può fare a meno di cogliere le difficoltà, le esigenze e su cui bisogna portare delle innovazioni, qualcosa per cercare di uscire. Il consigliere Morosin ha fatto una proposta che io ritengo provocatoria, nel senso dobbiamo trovare tutte le opportunità che considerino, rispetto a quello che è il versato, diciamolo pure, il residuo fiscale, che è ancora consistente nonostante i tempi che stiamo affrontando non siano i più rosei, anche in chiave di sviluppo futuro per l’economia e per i territori, dobbiamo trovare delle soluzioni.
Allora, io mi riallaccio a quello che ho detto l’altro giorno. Mi pongo il problema di metterci tutti insieme a ragionare in maniera provocatoria su quello che è possibile fare. Io l’ho chiamata costituente per l’autogoverno e lo ribadisco. Dobbiamo prendere quelle che sono le considerazioni in essere, dalla holding autostradale all’idroelettrico, piuttosto che altre opportunità presenti nelle leggi attualmente vigenti e nelle deleghe che ci pone il Governo centrale, per trovare delle vie alternative da sfruttare, cioè delle soluzioni che permettano di ottimizzare il risultato che si può portare a casa per le finanze regionali.
Questo è un elemento, secondo me, che è fattibile da subito per cogliere quelli che sono le aperture e le necessità, in qualche modo inventandoci, come elemento originale di pensiero da parte di questo Consiglio, da parte di questa Amministrazione, insomma da parte del Veneto, aprendo a questa soluzione e anche a tutte le opportunità senza particolari veti che vengono dal mondo economico, sociale e produttivo e complessivo della società veneta; perché stiamo ad aspettare - lo ribadisco - quello che abbiamo visto che nell’autonomia differenziata solo briciole arriveranno e comunque l’anima centralista che ha questo Stato porta quelle che sono delle concessioni minime, perché noi siamo anche disponibili a valutare quella che è la componente dell’addizionale IRPEF, senza dire però che c’è un piccolo vizio: noi eravamo per le compartecipazioni, dovremmo essere per la compartecipazione, perché la vera riforma fiscale è quella: compartecipare di gettito delle tasse già esistenti, perché addizionale è aggiungere ulteriormente tassazione.
Allora ci possono essere delle contingenze, per cui questo è opportuno, uno scaglionamento adeguato per non colpire, ovviamente, quelli che già sono in difficoltà, però è e rimane un’addizionale. Questo non è federalismo. Hai potestà di aggiungere qualcosa in tassazione, ma non partecipi in maniera autonoma quello che già è di pesante tassazione. Su questo dovrà essere fatta una battaglia che possa permettere di cambiare in modo una via veneta, ulteriormente ai soliti ragionamenti in chiave istituzionale di più ampio respiro, che non vedano una contrapposizione con altri territori, ma vedano un’operazione per tutti i territori di questa Nazione.
Questo è l’elemento, secondo me, su cui bisogna cercare di trovare un punto di convergenza tra tutte le proposte che possono essere messe in campo, perché dobbiamo, veramente, trovare una strada nostra, perché sennò io credo con i chiari di luna che ci vengono avanti, almeno per quest’anno e il prossimo, saremo qui a piangere ulteriormente. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Szumski.
Se non ci sono altri iscritti, ma ce n’è uno, consigliere Manildo.
Prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Io continuo la discussione sul tracciato che ha fissato il correlatore, il consigliere Galeano. Nel bilancio, nella stabilità, collegato, rivediamo un po’ le stesse critiche che abbiamo svolto per il DEFR, quindi il fatto che ci sia questo spazio in cui non si è voluto avere il coraggio di un’iniziativa politica che è prendersi atto dei grandi temi, dei grandi problemi e non dice però che strada fare per risolverli.
Viviamo tutti grandi temi: si possono sintetizzare con costo della vita che sale, salari che non sono in grado di risolvere questo costo della vita, lo ha lo ha ricordato nel suo intervento il consigliere Galeano: 590.000 veneti sulla soglia della povertà, shock energetico, costo dell’energia molto alto, dipendenza della nostra energia da Paesi esteri, difficoltà nella mobilità, difficoltà nel riuscire a garantire assistenza ai nostri anziani e prospettive per i nostri giovani.
Io ho fatto una sintesi di quelli che sono i temi che ha ricordato il consigliere Galeano, che sono stati ripresi da tutto il nostro Gruppo e dalla consigliera Luisetto per quanto riguarda sanità e sociale.
Si arriva al momento delle scelte. Il momento delle scelte è un momento difficile. Penso che noi amministratori possiamo essere… Facciamo un paragone con una lettura del Vangelo, i talenti: ci sono stati dati dei talenti. Noi possiamo scegliere se questi talenti metterli sottoterra, oppure farli fruttare. Sul tema della relazione del patto fiscale con i veneti, penso che dobbiamo avere il coraggio di esibire quelle che sono delle necessità, indicare delle strade e capire quelle che sono le risorse concrete per poter far fronte a delle necessità di azione.
Noi non possiamo permetterci di dire che in un tempo tremendo in ogni parte del mondo succedono cose che sono sopra la nostra testa, altrimenti non dovremmo fare politica. Fare politica vuol dire incidere sul nostro territorio, avendo anche il coraggio di fare delle scelte che a prima vista possono sembrare impopolari.
Il tema di un patto fiscale, lo abbiamo proposto come emendamento al DEFR, è stato bocciato, lo abbiamo proposto come emendamento alla stabilità, emendamento al collegato per la creazione di quel fondo che ricordava il correlatore Paolo Galeano, che abbiamo chiamato Fondo Creare Futuro.
Ritorniamo sempre sulle parole che riecheggiano negli interventi di maggioranza e opposizione: futuro e coraggio, capacità di incidere. Io penso che questo bilancio si sia nascosto dietro la ristrettezza delle risorse e che siano diventate quasi un alibi per una esigua azione politica e che non possiamo permetterci in un momento difficile. Quindi, abbiamo e riproporremo degli emendamenti tesi ad un’assunzione di responsabilità. Anche questa è una parola che è riecheggiata nell’intervento dei miei colleghi, la politica è assunzione di responsabilità e quindi abbiamo indicato delle strade. Questo fondo Creiamo futuro dovrà incidere in modo molto forte su un piano straordinario di messa a norma del patrimonio immobiliare ERP, di proprietà degli Enti pubblici, investimenti in social housing rivolto ai giovani e alle giovani coppie, sostegni alla genitorialità tramite una progressiva riduzione del carico sulle famiglie delle rette per gli asili nido, erogazione a titolo gratuito, esenzioni, agevolazioni al TPL per gli studenti, erogazione in via sperimentale di un contributo integrativo al reddito da lavoro dipendente per neo laureati o neo assunti. Abbiamo detto che questo deve essere un mezzo per trattenere e attrarre dei giovani, e di questo ringrazio la consigliera Martini, perché presenteremo insieme un ordine del giorno che va nell’ottica di questa creazione di un patto per creazione di sviluppo.
I necessari contributi agli ATS per l’organizzazione amministrativa, aumento del numero delle impegnative di residenzialità per anziani non autosufficienti, contrasto allo spopolamento dei territori montani attraverso interventi strutturali nei servizi (abbiamo ricordato anche il tema della metro montagna, del collegamento puntuale dei vari centri che sono necessari), politiche regionali per la sicurezza, da attuare tramite l’istituzione e il rafforzamento di una Scuola di formazione per la Polizia locale, attuazione di accordi di programma in materia di sicurezza urbana, sottoscrizione di patti per la sicurezza urbana, aumento della prevenzione e misure per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, perché è fondamentale la declinazione della sicurezza anche in questi ambiti, investimenti in cultura.
Abbiamo ricordato nel DEFR che questo bilancio piange tantissimo il fatto che ci sono poche risorse per la cultura, soprattutto per il finanziamento della legge n.17. Molto spesso abbiamo la convinzione che la cultura sia un dopolavoro, non un’attività di produzione di ricchezza, sembra quasi che sia un hobby. Invece, la cultura crea sviluppo economico, oltre a creare è fondamentale crescita della consapevolezza e di legami seri all’interno della nostra socialità e comunità.
Finisco dicendo che è necessario anche un rafforzamento e un sostegno economico per la disabilità, il Dopo di noi, sono necessarie delle risorse, tutti noi conosciamo e abbiamo relazioni con persone, con genitori che vivono il dramma di pensare a chi potrà accudire e pensare ai loro figli, alle persone disabili dopo di loro, e penso che su questo sia necessario trovare delle risorse.
Ecco, la ricognizione di queste urgenze, a cui possiamo aggiungere quella sulla pesca, la necessità di una transizione energetica per riuscire in modo proattivo a contrastare, non soltanto dal punto di vista ambientale ma anche dal punto di vista economico, il costo dell’energia impongono degli stanziamenti diversi. In bilancio per le comunità energetiche ci sono soltanto 250.000 euro, che sono assolutamente un’inezia. È assolutamente necessario, quindi, partendo da queste esigenze, e da qui concludo, capire e arrivare alle conclusioni.
Questo, purtroppo, è stato un bilancio che è mancato di iniziativa, è mancato di coraggio. Noi continuiamo a sollecitarlo. Se ci sarà questo coraggio, usciremo dall’ottica della contrapposizione politica, della strumentalizzazione che è facile sventolare tax free, è facile essere demagogici su questo tema. Noi invece, come opposizione, ci assumeremo fortissimamente un ruolo per collaborare a un’azione coraggiosa. Ecco, di questo in questo momento c’è bisogno e riteniamo che ci sia ancora lo spazio per poterlo fare.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Manildo. Consigliera Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Prima di tutto rilevo che nella discussione di bilancio manca il Presidente in questo momento. Grazie agli Assessori che sono presenti. Lo dico e lo ribadisco perché penso che in una discussione come questa, dove i Consiglieri iniziano, è il primo bilancio, e sperano di poter con i loro interventi, al di là di quello che poi scriviamo negli emendamenti, nei pochi emendamenti che ci vengono approvati, quali possono essere delle idee, appunto, da prendere in carico in questa Regione per cambiarla, chi è alla guida dovrebbe evidentemente ascoltare, e non è così.
Lo dico anche perché, quando si parla di assunzione di responsabilità, io non sono completamente d’accordo con chi mi ha preceduto, perché è la maggioranza che deve prendersi le sue responsabilità. La minoranza incide in quella responsabilità con senso del dovere, con capacità, con idee, ma la responsabilità della guida di questa Regione è vostra.
Quindi parto da qui, perché nessuno lo ha citato fino ad ora. In questo documento di bilancio noi abbiamo 117 milioni di euro che usciranno nei prossimi tre anni per il buco della Pedemontana. Stiamo parlando di legge di Stabilità e oggi, ovviamente, entro dentro, poi reinterverrò anche nei provvedimenti successivi. Entro dentro il focus di quella che è la legge di Stabilità, perché altrimenti parliamo di tutto e niente. 117.000.000 di euro anche perché, parentesi, non sarebbe corretto non parlarne, visto che negli anni successivi, con l’Assessore al Bilancio presente, che oggi è qui di fronte a me, più volte siamo intervenuti su questa questione e questa questione non è stata risolta e, quindi, oggi io la riporto a chi oggi gestisce questa Regione e che ne ha la responsabilità. 117.000.000 di euro che noi in questo bilancio togliamo per la possibilità di dare, invece, servizi ai veneti. 50.000.000 di euro che abbiamo tolto negli anni precedenti.
Allora io parto da qui ed è da qui che voglio una risposta, spero anche in replica, da chi potrà e vorrà domani, perché allora - e lo chiedo al Presidente, non lo dico all’Assessore al bilancio perché penso che questa sia una materia che è in capo al Presidente - di trovare una soluzione rispetto a un buco che noi ci porteremo avanti nelle prossime annualità e che impone alla Giunta di fare delle scelte difficili ed immagino dentro la Giunta, come spesso dicevo negli anni scorsi, a dover prendere questa coperta corta e a doverla spostare un po’ di qua e di là a seconda delle priorità e so che lo state facendo immaginando di dare il meglio. Il punto è che la questione della coperta corta non la riuscirete a risolvere fino a che non risolviamo il problema alla radice. Allora cosa farà questa Giunta, il Presidente Stefani, per riuscire a mettere un freno ad un’emorragia che sta continuando, da anni, a togliere gambe al bilancio di questa Regione, perché prima o poi il nodo viene al pettine e finora ho sentito dire: “La daremo a Roma”. Non succede. “Ma no, ma non so, stiamo provando a vedere se facciamo una holding, utilizzando i ricavi di CAV. È sbagliato, perché quei ricavi dovrebbero essere utilizzati per fare delle manutenzioni ad opere esistenti e non per coprire un buco di un’infrastruttura fatta male.
Allora la domanda la ripongo: ci sarà un Consiglio convocato dalla Giunta dove anche la minoranza potrà intervenire su un tema come questo, importantissimo, dove spero anche che gli altri Consiglieri portino la loro idea, la loro prospettiva per trovare tutti insieme una soluzione all’interno di un Consiglio straordinario dedicato ad approfondire il buco e il tema della Pedemontana dove spero che verranno fuori delle idee, delle proposte per gestirla? Perché, guardate, che se non risolviamo questa, tutto quello che noi faremo nel bilancio di dicembre, nel bilancio dell’anno prossimo sarà semplicemente spostare un’allocazione di risorse qui e lì ma non riusciremo ad intervenire sui grandi problemi di questa Regione.
Parto dai problemi, ovviamente, ci sono tante anche cose che funzionano, ma è ovvio che se sono qui è per cercare di risolvere quelle che non funzionano.
Allora la domanda la ripongo: Il Presidente Stefani, nella sua replica, spero quando sarà in Aula, ci dirà se ha intenzione di convocare un Consiglio o dovremmo chiederlo attraverso la procedura di richiesta di Consiglio straordinario da parte dei Consiglieri che vorranno seguire questa proposta e che farò e che faremo, spero in tanti. Perché, guardate, o si parte da qui o non ci arriviamo a fare quello che tutti noi vogliamo fare nel bene della nostra Regione e lo dico a maggior ragione perché avete deciso di non inserire l’addizionale IRPEF. Parliamo di stabilità e quindi mi prendo qualche minuto. Io spero davvero - e qui sì guardo l’Assessore al bilancio - che a dicembre ci sia il coraggio di fare una cosa che la Giunta precedente non aveva fatto: perdere, forse, qualche pezzettino di consenso qui e lì per fare la cosa giusta. La politica non lo fa quasi mai, è una cosa che fa fatica a fare, ma io penso che, invece, un bravo politico prima di guardare a quanti voti può racimolare di qui o di là dovrebbe guardare al bene della cosa pubblica, per cui è stato eletto dai propri cittadini, dai propri voti, dal proprio consenso. Allora, invece di chiedersi: perdo un voto qui e li, perdo il voto dei giovani, perdo il voto degli anzian; se io ho un’infrastruttura che mi drena 50.000.000 di euro l’anno e credetemi, da accesso agli atti, li ho provati a guardare bene, e da urbanista li so a guardare abbastanza bene, il traffico non sta aumentando come le vostre previsioni dicevano, non siamo a 27.000 veicoli l’anno, ma siamo a poco meno di 20.000 e, quindi, andando avanti così il buco rimane più o meno di 50.000.000. Io penso che le stime fatte per le prossime annualità siano più positive di quello che saranno. Spero di sbagliarmi; quindi, a maggior ragione nel momento in cui stiamo qui, se non farete la scelta, per qualcuno impopolare, secondo me no, perché i veneti sono pronti ad avere un’addizionale IRPEF sopra i 50.000 euro di reddito dove, ripetiamolo, una persona che prende 55.000 euro l’anno paga 9 euro al mese. Tutti noi pagheremmo 9 euro al mese e penso che ce lo possiamo permettere. Quindi chi è fuori da noi e guadagna come noi penso se lo possa permettere. Chi, invece, non guadagna come noi non viene toccato.
Questa scelta di responsabilità o l’una o l’altra: o mettiamo a posto la Pedemontana o inseriamo l’addizionale IRPEF con coraggio, perché altrimenti stare qui a dover capire se l’emendamento Ostanel, se l’emendamento dei Consiglieri… ah no non li possono proporre, se l’emendamento di Manildo passa o non passa, guardate che non è il modo con cui noi daremmo le gambe alle sfide di questa Regione.
Il mio intervento potrebbe anche chiudersi qui, perché è questo il cuore politico del ragionamento. Però voglio andare su due o tre punti anche di contenuto, perché la domanda che poi ci si pone è: okay, ma se riuscissimo a risolvere il buco della Pedemontana, se riuscissimo ad avere questa addizionale Irpef, quanti soldi avremmo in più? Avremmo 125 milioni di euro l’anno, avremmo i 50 milioni di euro l’anno risparmiati dal buco della Pedemontana, avremmo una buona dotazione, oltre 200 milioni l’anno da mettere a terra. Penso che l’assessore Giacinti sarebbe molto felice di poterli disporre, credo di sì. Per fare cosa?
Io credo che guardando i dati che il DEFR della settimana scorsa ci ha messo di fronte, ci sono poche emergenze ma urgenti. Se cioè noi non mettiamo a posto quelle, le altre in qualche modo non verranno. E allora io penso che quando qualcuno governa la Regione abbia bisogno di mettere in fila le priorità, perché sa che anche se i soldi li ha, non può fare tutto, ma da qualche parte deve partire.
Da dove dovremmo partire? Ci sono dei dati veramente preoccupanti rispetto all’occupazione giovanile e rispetto ai giovani. Ieri ero a vedere con degli studenti il film “Città di Pianura”, non so se lo avete visto, quello di Francesco Sossai, a me è piaciuto tantissimo, mi ha ricordato un sacco Motta di Livenza, la mia città. Dopo quel film, in un dibattito che è stato fatto da alcuni studenti col regista, c’è stata un’immagine che su di me ha molto impattato. È stato detto: di solito il Veneto viene rappresentato anche nelle cartoline, con la foto dello “stravedamento”, Venezia e le Dolomiti. Noi però con quell’immagine facciamo vedere solo una parte del Veneto, quella bella, che cresce, che sta bene. Tutto quello che c’è in mezzo, le città di pianura, non si vedono, ed è vero, perché i nostri Comuni più piccoli, dove stanno i ragazzi, che sono quelli che probabilmente fanno più fatica, dove stanno le famiglie più in difficoltà, oggi sono esattamente quei territori che stanno in mezzo. Sono i territori della pianura che stanno facendo fatica a stare in piedi.
Quindi, anche in questo bilancio io vorrei che noi vedessimo, come dicevo quando parliamo del DEFR non solo Venezia e le Dolomiti, quello che in questa Regione corre, fa figo, è eccellente. Ma io vorrei che vedessimo tutte quelle fragilità che si stanno non solo rendendo ancora più forti, ma che si stanno specializzando, ci sono alcune popolazioni più fragili di altre, e la popolazione giovanile di cui tanto parla la Giunta è una di queste popolazioni.
Solo da un anno all’altro è aumentato del 5% per cento il dato dei giovani e dei giovanissimi che non studiano e non lavorano, i NEET: 5% in più, solo in Veneto, da un anno all’altro; i veneti inattivi giovani più 11%. I nostri ragazzi non hanno un futuro qui. Questo è il dato che noi oggi dovremmo prendere in carico, come primo.
Non starò a ritirare fuori le mappe che ho qui sotto, perché le ho già ritirate fuori la settimana scorsa, ma guardate che emigrano i giovani, indipendentemente dal loro titolo di studio. Quindi, anche il dibattito rispetto al fatto che i giovani neolaureati se ne vanno, è vero, c’è. E noi quelli li dobbiamo riportare indietro, io penso, perché ormai sono andati. Se noi guardiamo ai nostri paesi, delle nostre città, i giovani veneti sono andati via e dobbiamo riportarli dentro.
Il problema è che stanno emigrando anche quelli che hanno la licenza superiore e la licenza media. Vuol dire che qui noi non gli stiamo neanche più dando quello che una volta c’era, una manifattura che stava in piedi, lo ha ben detto il collega Cunegato, sia oggi, sia la settimana scorsa, perché non è vero che noi di manifattura non ci occupiamo solo perché ci chiamiamo Alleanza Verdi-Sinistra Reti Civiche, anzi.
Anche ieri, di fronte a me, dopo il film, uno dei giovani, di nuovo li ricito, ha detto: “prof, ma perché lei, o altri della sua età non decidete di lasciare il posto per noi?”, che è stata una frase bella tosta. Un’altra persona, sempre un ragazzo giovane, ha detto: “io ho finito l’università, so già che andrò negli Stati Uniti d’America”, io ho risposto “non mi pare un gran momento, questo, per andare negli Stati Uniti d’America”. Mi ha detto: “no, andrò probabilmente quando ci saranno le prossime elezioni, e spero che qualcosa cambierà”. C’è già l’idea di andarsene, quindi, e quello studente ieri era di fronte a me, che faceva lezione all’Università.
Ha già progettato di andare via nel 2028-2029, e io non avrei più voglia di vedere costantemente questa questione essere la prima che ci viene posta dai nostri giovani.
I soldi che noi riusciamo a riprendere, se dovessimo fare delle scelte fatte bene per il prossimo bilancio, ormai, e in questo il pannicello si può un attimo spostare, e spero davvero, come abbiamo votato la settimana scorsa nel DEFR, cioè di arrivare ad una legge sulle politiche giovanili, vi ricordo che è già depositata una proposta di legge a mia prima firma, con la firma di tutte le minoranze, in questo Consiglio, spero sarà quella dove altri testi base verranno poi presi per arrivare ad un documento unico.
Ecco, quella deve essere la priorità, i giovani e il loro futuro, quindi, se parliamo di loro, il tema della casa, e poi vado a chiudere perché tanto poi reinterverrò.
Il tema della casa. Lo ridico, l’ho detto la settimana scorsa, ma davvero, finché non entrerà a tutti in testa in maniera chiara, penso che dovremo tutti spendere parola, abbiamo un’emergenza abitativa in particolare nei contesti - è vero - delle città capoluogo, dove ci sono le sedi delle università e dove noi effettivamente abbiamo un turismo che preme.
Cosa dobbiamo fare? Guardate che se non mettiamo le poche risorse che abbiamo, prima di fare progetti di sperimentazione, sulla ristrutturazione dell’ERP, quelle fasce deboli, giovani, meno giovani, perché non ci sono solo loro, come diceva bene prima il collega, anche le persone più anziane oggi iniziano ad avere una difficoltà nello stare bene economicamente, con delle pensioni che ormai con l’inflazione sono erose totalmente, o noi iniziamo davvero a rendere l’ERP riusabile (20% di case vuote), parallelamente a una riforma della legge sulla casa che è stata annunciata e che spero si farà presto, che deve andare nella direzione di rendere quella legge più attuale e non meno attuale, o non riusciremo a fare dei progetti di coabitazione sensati.
Tutto quello che uscirà, come è possibile, dai fondi in aggiunta che questo bilancio oggi, domani e dopodomani vorrà mettere, penso che dovrebbero andare come priorità all’abitare pubblico e ai fondi per l’accompagnamento all’abitare di quei progetti che riguardano categorie, fragili che hanno bisogno di soluzioni abitative – sì - innovative, ma sempre con l’accompagnamento dei Comuni e della Regione nel fare quei progetti, perché deve esserci sempre la guida pubblica.
Noi abbiamo delle priorità chiare, le abbiamo proposte, come dicevano i colleghi, anche il correlatore Galeano, abbiamo fatto una conferenza stampa con delle proposte chiare che abbiamo condiviso, dove c’erano all’interno punti chiari rispetto ai giovani, all’accesso alla casa, al credito per le imprese, al rientro dei giovani che oggi stanno fuori, a non far partire quelli che sono qui, proposte emendative che abbiamo proposto come Intergruppo con degli emendamenti firmati da tutte le opposizioni.
Penso che noi dovremmo partire da qui a immaginarci un futuro per questa Regione che parta dalle persone che a me piace citare di più in quest’Aula ormai da anni, che sono le persone più giovani di questa regione. O noi guardiamo a loro, o noi immaginiamo di fare questo lavoro qui in Aula pensando a loro, oppure tutto quello che noi oggi riusciremo a spostare con piccoli emendamenti o con piccole correzioni, credetemi, lascerà comunque il tempo che trova.
Allora o noi qui creiamo, sì, un patto di responsabilità, però ci tengo a ricitare che la responsabilità sta in capo a chi governa e non a chi è all’opposizione, e con le nostre idee magari migliorare la vostra responsabilità, allora, sì, io ci sto e in questa fase penso che questa responsabilità dovrebbe andare in particolare ai ragazzi più giovani che stanno fuori di qui e che, ripeto, avendo visto, indipendentemente da cosa ognuno di noi ha votato, quanto sono andati a votare anche per questa tornata referendaria, io davvero voglio iniziare a fidarmi di loro, forse di più di quanto le generazioni nostre stanno facendo, perché è vero che hanno trainato il voto. Ad alcuni di voi non piacerà l’esito, a me è piaciuto tantissimo che l’esito sia stato per il no, ma non importa. Sono stati loro a trainare, indipendentemente da cosa sono andati a votare.
Ecco, è a loro che io oggi vorrei dire che dedichiamo questa manovra di bilancio. Vediamo se la responsabilità di chi ci governa sarà la stessa.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Consigliere Trevisi.
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Io sarò brevissimo. So che stiamo quasi in pausa pranzo, ma vuol dire come aperitivo ci mangeremo qualche idea. A settembre scorso, forse era uno dei miei ultimi appuntamenti alla scuola di Polizia, mi chiamarono alcuni colleghi del Dipartimento della pubblica sicurezza e mi dissero che sarebbero venuti su a parlarci del Piano “Marco Valerio”. Il Piano “Marco Valerio” è un piano della Polizia di Stato che aiuta le famiglie di poliziotti con figli disabili o malattie croniche. Quindi venivano su per cercare di coinvolgere gli allievi nel donare qualche cosa e nell’abbonarsi a Polizia Moderna, una rivesta che ha un nome simile a Donna Moderna, ma è la rivista ufficiale della Polizia di Stato.
Venendo su mi dissero: non è che per caso alla scuola ai qualche poliziotto o qualche collega, qualche testimonial che può parlare di una situazione di disabilità che vive in casa? Io allora mi sono ricordato che nella mia scuola c’era Andrea, c’era Andrea Peruffo, che io conoscevo e sapevo che aveva un bambino di nove anni con una grave disabilità. Lo conoscevo, lo salutavo tutti i giorni, però quel giorno io l’ho fatto venire a scuola e davanti a duecento allievi ha raccontato la sua giornata tipo, la sua giornata tipo che partiva dall’accompagnare il bambino a scuola, poi andarlo a prendere tra lui e la moglie, poi andarlo a portare dal logopedista, poi andarlo a portare in piscina, dove stava facendo degli esercizi particolari perché man mano che cresceva si dovevano allungare i legamenti insieme a lui, perché sennò non sarebbe stato più in grado di alzarsi dalla sedia a rotelle. Poi lo aveva portato da un altro fisioterapista, poi da un altro medico ancora e poi da un altro medico ancora, fino ad arrivare alle otto e mezza, nove di sera, quando il bambino si addormentava e loro due, marito e moglie, si addormentavano sul divano cinque minuti dopo il bambino e lui mi disse: Direttore, per me il vero lavoro inizia quando io esco dall’ufficio, non quando sto in ufficio. Il vero lavoro inizia quando io esco dall’ufficio. Allora io che poco prima mi ero sentito con mia moglie, che era una poliziotta, è tuttora una poliziotta come me, alla fine ho ricordato la telefonata con mia moglie e allora abbiamo detto che poi io sarei dovuto ad andare accompagnare mio figlio a calcio, poi mia figlia ad atletica, poi la babysitter avrebbe ripreso una, avrebbe ripreso l’altro e poi saremmo andati a casa tutte e due insieme e quello che mi sembrava una montagna insormontabile da superare, io, mia moglie e grazie pure alla nostra babysitter, in fondo era nulla rispetto a quel mio collega e a quella moglie sua. Era nulla. Io mi sono sentito piccolo, piccolo e mi sono fatto pure un po’ schifo, perché pensavo che quei sacrifici che io facevo ogni giorno fossero davvero una cosa insormontabile, invece erano nulla rispetto a quello che faceva quella persona, perché poi noi a fine serata, quando mio figlio e mia figlia si addormentavano, ci mettevamo a guardare un film su Netflix e sapete perché cito Netflix? Perché l’ha citato la consigliera Ostanel perché l’abbonamento a Netflix adesso sta a circa 9 euro al mese. Quindi, mentre lui si addormentava stremato con la moglie perché non ce la faceva più a seguire suo figlio, noi ci mettevamo a guardare un film su Netflix perché avevamo ancora energie per farlo.
Allora io non tocco altri temi. Non tocco neanche temi a me cari, come quello della sicurezza e come altri. Io ho raccontato solo questa storia per dire che probabilmente una riflessione davvero la si potrebbe fare, perché se persone con più di 55.000 euro andrebbero a pagare soltanto 9 euro al mese se anche questo bastasse soltanto a dare tutti i soldi possibili e immaginabili a queste famiglie che vivono queste sofferenze all’interno delle loro abitazioni già qui avremmo fatto una grande cosa, perché quando noi parliamo del nostro piano e parliamo di creare il futuro, in realtà, in questo modo non staremo creando il futuro, staremo creando il presente di queste persone che quotidianamente vivono situazioni che forse per noi non sono abbastanza importanti da non farci fare una riflessione e io l’ho detto in premessa: io quella persona la conoscevo, ma non l’avevo mai ascoltata e soltanto dopo cinque anni di lavoro, insieme, grazie a una sua testimonianza davanti ai miei allievi, io sono riuscito a capire quella persona che cosa viveva quotidianamente e allora io credo che se davvero avessimo il coraggio, prima ancora di annetterci al Friuli Venezia Giulia e perché no all’Istria o chissà altro, ma se avessimo il coraggio all’interno della nostra Regione di fare una cosa del genere io credo che anche il Leone di San Marco sulla nostra bandiera sarebbe ancora più orgoglioso di starci. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Montanariello.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie. Grazie, Presidente. Io vorrei partire da un ragionamento e una riflessione molto politica e vorrei partire da un ragionamento molto semplice ricordando che se c’è una cosa che dà fastidio alle persone che ci ascoltano da casa e non, se c’è una cosa che fa arrabbiare i veneti pragmatici come siamo bravi a descriverli quando vogliamo dare degli elementi di forza alle nostre caratteristiche, è quella che stiamo facendo oggi. È quella di discutere fuori dalla realtà. È quella di discutere di cose fondamentali che riguardano la vita dei veneti, in un sistema come se stessimo facendo i compiti per casa. Noi oggi stiamo discutendo del bilancio della Regione Veneto con un approccio da studente che fa i compiti per casa. Stiamo discutendo oggi dei problemi reali della gente fuori dalla realtà.
C’era adesso gente fuori che manifestava. La mattina i giornali li leggiamo tutti. La mattina i telegiornali li leggiamo tutti e noi stiamo discutendo come se fossimo in una bolla e quello che accade a un metro da qua non ci riguarda.
Noi stiamo discutendo in un’isola felice, dove tutto ciò che sta fuori da quella porta sembra quasi, come che non ci riguardasse. Noi stiamo discutendo oggi dei problemi del Veneto, lontani dalla realtà, senza tener conto di quello che accade un metro da qui.
Cari Assessori, cari colleghi, non so se vi siete accorti, ma lo avete scritto voi nel bilancio, gli indicatori ci dicono che siamo già in recessione. Gli indicatori del bilancio che avete scritto ci dicono che siamo già in recessione.
Guardate che non è solo un dato statistico, quello degli indicatori, perché subito dopo quello che c’è scritto sugli indicatori si trasformano in elementi di carattere economico che travolgono i veneti e le famiglie dei veneti.
Quindi, non è solamente un indicatore sulla pagina, è il preannuncio di quello che arriverà se le cose non cambiano.
Presidente Stefani, mi dispiace che non c’è, ma non so se si sia accorto il Presidente Stefani, che addirittura Confindustria, che in modo fermo e deciso, in una nota ufficiale, ha detto chiaramente che le scelte che sta facendo questo Governo a livello nazionale - lo ha detto Confindustria - governo che non potete chiamarvi fuori col gioco delle due carte e dei due tavoli. Il Governo dove ci sono i vostri ministri, i vostri sottosegretari, i vostri parlamentari, professor Gerosa, i vostri rappresentanti politici, sta facendo delle scelte che stanno mettendo le imprese in una situazione di estrema difficoltà: le imprese del Paese, quindi anche le imprese venete.
Siete arrivati persino a dire a Confindustria che le scelte del vostro Governo, di quelli che voi qui rappresentate stanno mettendo a rischio l’impresa italiana. L’ha detto oggi Confindustria, tant’è che propone anche di recarsi a Roma, non ho letto bene la nota, con quale formula, e quando parliamo di imprese italiane, parliamo anche dell’impresa veneta. Finché non ci danno una forma di governo diversa, visto che l’unica cosa che sappiamo raccontare per non affrontare i problemi del Veneto, come se i veneti che sono a casa sono scemi, e dicono che ci pagano 10.000 euro al mese per venire qua a parlare di sogni e di andare sulla Luna. Invece, quando si viene qua si parla delle cose reali, delle visite mediche che la gente non ha avuto oggi, dei pensionati che non arrivano a fine mese, della gente che viene separata dai figli, perché dormono negli spazi messi a disposizione dall’associazionismo: perché non finanziate le ATER, perché l’assessore Paola Roma ci ha spiegato che si devono finanziare compatibilmente con il bilancio, come se si potesse fare una bancarotta.
Assessore Gerosa, adesso sì, perché è qui, davanti a me: ma lei, assessore Gerosa, pensa che un sistema sanitario regionale che sta andando giorno dopo giorno verso il collasso, e ce lo dicono le liste d’attesa, perché non è il galleggiamento che ci salva.. Tra l’altro, su questo, Assessore, visto il suo ottimismo, io le lancio la sfida che ho lanciato la scorsa legislatura: decida lei il giorno, la data, l’ora e l’ospedale, presentiamoci con il cappellino e un paio di occhiali, perché sicuramente lei, che è molto più noto di me, la riconoscono, a me un po’ di meno, ma rechiamoci a intervistare i cittadini a cui danno non solo la visita a due anni, ma a cui dicono “ti chiameremo”, quindi, non danno loro neanche un orizzonte di quando saranno chiamati.
Ci facciamo questo giro, dopo ci facciamo un giro dei consultori, dopo ci facciamo un giro di tutti quelli che sono all’interno delle liste delle case di riposo, dopo veniamo qua con tutte quelle interviste, e vediamo, Assessore, se io vivo sulla luna, o probabilmente lei vede una realtà lontana da quella che i cittadini veneti che non hanno la possibilità di curarsi… Guardate: quando io vengo in quest’Aula – è emblematico – sembra quasi che il cittadino veneto non si voglia curare perché non ha voglia di curarsi, non perché non gli diamo le visite mediche.
Solo ieri mi hanno mandato altre quattro segnalazioni Quindi, Assessore, noi abbiamo un sistema sanitario, che dobbiamo chiamare per nome e cognome, eccellente, certo. Certo: se stai male in Veneto, sicuramente sei più fortunato che se stai male da altre parti d’Italia, ma se ti ricoverano e ti portano in ospedale. Se devi aspettare che scoprono cos’hai, ora che ti danno la visita e scoprono cos’hai fai in tempo a morire! Quando ti danno 18 mesi per la mammografia, se non hai nulla hai aspettato; se hai qualcosa e magari te ne accorgi perché ti portano con la febbre in pronto soccorso, magari sei già in metastasi.
Assessore, anche io ho usufruito dell’eccellente sanità regionale a Padova, ma la visita me lo sono pagata con i miei schei dal privato, e dopo mi sono ricoverato. Sennò, avevo due anni d’attesa. Però tanti non hanno la fortuna di fare i Consiglieri regionali. Però, assessore Gerosa, di fronte a un sistema sanitario regionale che sta collassando, lei pensa veramente che 30 medici dal Sudamerica risolvano il problema di fronte a una carenza strutturale di personale? E non venite a raccontarci quello che succede nelle altre Regioni, noi dobbiamo pensare alla nostra, dobbiamo provare perlomeno a dare risposte. E se la risposta di fronte a un sistema regionale che vede una carenza strutturale di medici sono i 30 medici, Assessore, io voglio essere fiducioso, però, quando ci troveremo fra sei mesi e ci dirà ancora che quei medici mancano, mi dispiace dire, Assessore… Tra l’altro, ho molta stima di lei, però a me dispiace che lei faccia l’Assessore, perché mi permetta, ma con tutte le vite che può salvare in reparto, venire qua a dirci che 30 medici risolvono il problema, forse sarebbero stati 31, lei è troppo bravo per stare qua a fare l’Assessore, lei deve salvare le vite umane, quindi, pensi quanta stima ho di lei.
Assessore Paola Roma, lei crede davvero che 3 milioni alla telemedicina che mettete con questo bilancio servano a risolvere il problema dei 12.000 anziani in attesa per avere un posto all’interno di una casa di riposo? Mamma mia! Dov’è la Lanzarin? Lanzarin, abbiamo combattuto per anni, per le liste d’attesa nelle case di riposo: potevi dirlo che avremmo fatto una colletta e mettevano 3 milioni! Risolvevamo il problema. Dov’è la Lanzarin? Manuela, con 3 milioni ti smarcavi, ahimè! 12.000 persone che attendono in casa di riposo. E la consigliera Lanzarin per dieci anni non ci ha pensato. Non ci ho pensato prima neanch’io, se no, a costo di proporre un mutuo, li avremmo trovati, però oggi scopriamo, e sono felice, che con 3 milioni 12.000 persone che aspettano il posto in casa di riposo, tra l’altro nell’unica Regione d’Italia che non ha la riforma delle IPAB, a parte della Sicilia che è a Statuto speciale, noi riusciamo a risolvere il problema.
Hai capito, Giovanni Manildo, a cosa è servito combattere tutti questi anni! Dopo scopriamo cose eccezionali, perché davvero voi pensate che 18 milioni in più a Veneto Strade risolvano i problemi delle infrastrutture del Veneto? Perché avete raccontato di 140 milioni, ma sono 27 milioni all’anno per tre anni del finanziamento ordinario, più un po’ di mutuo, un po’ di debito, e anche oggi noi scopriamo che, mentre sono sei anni che combatto per un pezzettino di strada che si chiama Arzarone ed è passata da 20 a 40 milioni, oggi scopro che l’Arzarone non dobbiamo più farlo, perché se quella strada costa 40 milioni, è una truffa, perché con 18 risolviamo il problema di tutte le strade del Veneto, con 18 milioni in più a Veneto Strade, vuol dire che è troppo caro l’Arzarone, quindi facciamo l’Arzarone, metto sulla viabilità del Veneto quei soldi.
Davvero voi pensate che la nuova holding autostradale, se mai si farà, serva a nascondere la polvere della Pedemontana sotto il tappeto? Pensate che la nuova holding finanziaria, se mai si farà, riesca a nascondere la polvere della Pedemontana sotto il tappeto, che avrà un impatto violentissimo per i prossimi 30 anni sul nostro bilancio? Sinceramente vedo tanto ottimismo, vedo tanto ottimismo della volontà, però vedo che, se andiamo a leggere i numeri (dopo magari entriamo più nel merito) con 3 milioni risolviamo il problema degli anziani in coda, con 30 medici la carenza dell’organico che c’è, con 18 milioni in più risolviamo il problema infrastrutturale, quindi devo dire che ve la siete cavata bene.
Peccato che siete dello stesso Partito, potevate dirlo a quelli dirlo a quelli di prima. Calzavara, potevate chiedere miti consigli prima con gli altri bilanci, con 50 milioni avreste risolto tutti i problemi del Veneto, Marcato, bastava dare una pacca sulla spalla alle imprese, senza impiegare una vita a fare i bandi.
Veramente, devo dire, c’è un nuovo corso, c’è un nuovo corso in questa regione, quelli di prima almeno piangevano dicendo "non ho schei", questi di adesso non li mettono, dicono che li hanno messi, Avete fatto un salto di qualità nella comunicazione. Almeno quelli di prima… Almeno, assessore Gerosa, a me entusiasmava vedere l’assessore della sanità che diceva, certo, abbiamo tutti ‘sti problemi, non è facile affrontarli. Ma vedere oggi che con 30 medici e 3 milioni c’è l’ottimismo… Se questo è il nuovo corso, io difficilmente rimpiango le cose vecchie, ma almeno un po’ più di onestà di dire “Houston, c’è un problema” c’era.
Oggi io vedo un Presidente che fa un annuncio a settimana, tant’è che io stamattina sono partito da casa alle cinque e mezza, perché a proposito dei 18 milioni per le infrastrutture di tutto il Veneto, go a Romea, quindi parto alle cinque e mezza così arrivo, e ho detto alla mia compagna: oggi sarà un bel bilancio. Stanotte che non riuscivo a dormire, mi son guardato tutti gli annunci di Stefani. Dico, mannaggia, Giunta nuova, Presidente nuovo, annunci nuovi, Consiglieri nuovi per una gran parte, amore, gavemo fato ben aver altri 24 anni de mutuo, semo su un posto che adesso se lavora per risolver tutto. Invece andrò a casa con una ricca delusione, un ricco amaro in bocca.
Voi provate a pensare… Ora torno serio perché a volte è anche giusto buttarla un po’ in modo allegro per stemperare la tensione dovuta a tante ore in Aula che si può creare, ma voi pensate se vado a casa io con l’amaro in bocca, pagato da consigliere regionale, come va a casa quello che mi ha chiamato ieri, assessore Gerosa, e che mi ha detto che è da due anni che no ghe dan visita. Allora ne ha chieste altre due e adesso mi dice che è andato all’AGOS, se gli danno, con la pensione che ha, 2.000 euro, così magari prova ad andare al privato, perché se era per lui aspettava, siccome è per la moglie non vuole aspettare. Pensate come va a casa quello che, assessore Paola Roma, dorme in macchina, dopo che lei ci ha detto che non volete neanche programmare di finanziare gli ATER con le risorse nostre.
Allora, io dico, questa è la prima manovra di bilancio dell’Amministrazione regionale. Ci saremmo aspettati un cambio di passo. Ci saremmo aspettati uno scatto in avanti in termini di riforme, assessore Giacinti, di rilancio, di cambiamento, provare a interpretare quello di cui c’è bisogno in una regione che, ribadisco, è in recessione. Gli indicatori scritti nel DEFR hanno scritto che il Veneto è in recessione. Confindustria dice che il vostro Governo mette a rischio l’impresa nazionale, quindi anche quella veneta, e noi siamo in una bolla dove facciamo un bilancio dove non abbiamo citato da nessuna parte neanche il problema del caro energia, del caro gasolio, dei servizi pubblici esclusi dal Fondo nazionale trasporti per la ripartizione dell’aumento per il caro gasolio hanno citato gli autoferrotramvieri, ma non il trasporto pubblico locale; cioè io, guardate, vi invidio. Io veramente vi invidio. Io vorrei essere leggero e spensierato nel poter dire che con queste cose che oggi stiamo facendo va tutto bene. Avete presente un po’ quando il comico, quello là, che ha fatto il film: Non ci non ci resta che piangere, Troisi, in una trasmissione televisiva fu molto discusso perché disse il nome di un importante politico e disse: Io vorrei averlo come papà quello là. Dice: perché? Perché, insomma, hanno fatto stragi di Stato, tentati Golpe, aerei che buttano giù, e questo al Governo non si è mai accorto di niente. Io, se veniva a mio papà a casa e mi portava un amico, trovavo un cappello e un bicchiere sporco. Che fortunato era avere un papà così che non si accorge di niente. Io oggi nutro metaforicamente quel senso di invidia perché, probabilmente, tutto questo ottimismo fa bene alla nostra gioia e alla nostra empatia, ma non fa molto bene ai veneti.
Assessore, questo referendum ha detto una cosa chiara. Al netto che poi ci dovete spiegare nelle affermazioni gioiose che siccome in Veneto abbiamo vinto, purtroppo per voi e per Morosina siamo ancora Italia, quindi ha vinto il no, non ha vinto il sì; ma questo referendum ha detto chiaramente, da parte dei cittadini italiani, che c’è voglia di riforme e di riforme serie, non quel tipo di riforme, ma che non vale mica per la riforma sulla giustizia, vale anche per le riforme che si aspettano la piccola impresa, la micro impresa, il mondo del lavoro, la filiera sanitaria diretta e indiretta.
Noi ci saremmo aspettati che in un momento del genere, una nuova Giunta che arriva dopo 15 anni, un nuovo corso, un Presidente con un’esperienza di primo livello, vista la sua giovane età, parlamentare, Sindaco, brillante, avesse fatto quel famoso colpo di reni, perlomeno per non isolare via l’idea che tutto ciò che avviene un metro avanti la porta non vi riguarda.
Io oggi ero collegato con una diretta che avveniva fuori dall’Aula e vedevo gente manifestare per un motivo e qua che si diceva il contrario. Adesso io non è che non voglia credervi. Per carità. Io ho massima fiducia di voi. Però tra quello che manifesta, che è rimasto a casa e non ha l’ammortizzatore sociale e voi che ci dite che il sistema sanitario funziona. Permettetemi, ma mi sento di credere un po’ più a uno che mi porta un’esperienza di vita reale, visto che non siete in grado di tenere alcune logiche.
Ma entro in alcuni temi. Io chiederei, quando si interviene, un po’ più di onestà intellettuale, e lo dico assumendomi la responsabilità della parola che dico, ai colleghi. Un collega di maggioranza che approva questo bilancio non può venirmi a dire “le miserie del bilancio”; dovrebbe dire le “miserie del mio bilancio che voto, che approva e che ho approvato”. Basta, smettetela con questa idea di lotta e di Governo, come se quelli a casa fossero tutti trote da prendere con l’esca all’amo! Non potete permettervi il lusso di dire che è un bilancio di miserie, perché un bilancio di miseria lo bocciate. Ma se uno di maggioranza mi dice “un bilancio di miseria”, amico, te lo devono votare, il bilancio di miserie, perché io voto no. Ma l’ha portata il tuo Assessore, lo hanno votato gli altri Commissione, ve lo voterete oggi. Avete fatto anche gli applausi, l’altra volta, dopo le programmazioni.
È il vostro bilancio di miserie. Guardate, l’espressione “le miserie del bilancio” non la uso io, l’ha usato il consigliere Morosin, di maggioranza.
Io mi permetto di aggiungere, visto che ho massimo rispetto di tutti i colleghi, che se si parla di miserie del bilancio, vorrei chiarire che non è il nostro bilancio, è il vostro, che ve lo votate, “miseria di bilancio”. Ma voi pensate, assessore Giacinti, se uno di maggioranza dice “miserie del bilancio”, io all’opposizione cosa devo dire? Vado a attaccarmi sul soffitto? Guardi che è emblematico: se cioè un Capogruppo di maggioranza dice “le miserie del bilancio”, a me che sono stato votato con i miei umili 7.300 voti per fare il misero consigliere di minoranza, spiegate cosa dovrei dire? Ma no, Morosin, è un bel bilancio, se tu che non lo capisci, leggi bene. Guarda che 3 milioni come pani e pesci, visto che siamo a Pasqua, l’assessore Paola Roma li moltiplicherà.
Guardate che i 200.000 euro che si mettono agli ATS li moltiplicheranno. Siamo sotto Pasqua, Morosin, un po’ di buona volontà. I 30 medici si moltiplicheranno sotto Pasqua.
Torno serio, assessore Giacinti: provo dispiacere anche per lei, perché immagino il grande lavoro che lei ha fatto, e su questo sono molto serio. Lei è una persona puntuale, attenta, preparata, eredita una situazione non facile, il bilancio è una scelta collegiale che fate, quindi non indico lei come… Però, ripeto, Assessore, lei mi deve dire come (inc.) che un Capogruppo di maggioranza dica “le miserie del bilancio”. quindi parto dalle miserie del bilancio per argomentare le miserie del vostro bilancio, perché ci siete voi e ci siamo noi, non siamo tutti la stessa cosa, questo bilancio lo portate voi e noi voteremo contro, quindi sono le miserie del vostro bilancio.
Apro e chiudo, perché non vorrei cascare nella trappola di parlare dell’astratto universo quando ci sono problemi contingenti dei veneti fuori, ma, ogni volta che parliamo qui, viene fuori questa roba dell’autonomia, che va bene, però posso dire? Fateci un piacere, risolvete tra voi la vicenda dell’autonomia, cioè voi la volete e a Roma governate, risolvetevi tra voi questo fardello di chi la vuole e chi non ve la dà, che siete sempre voi.
Quando avete deciso, venite in quest’Aula e ci dite "abbiamo sciolto il nodo con il nostro Governo di Roma e ce la danno o non ce la danno", ma cosa c’entra a venire a parlare oggi con la gente che non arriva a fine mese di passare con il Friuli? Allora viva, siamo in area, riprendiamoci l’Istria, ma cosa stiamo dicendo?
Vi immaginate nella vita reale, con uno stipendio come il nostro, ad andare nel bar di uno che non può pagare la retta universitaria al figlio, a dire "ho io la soluzione, tutti con il Friuli, facciamo una Commissione congiunta". Ragazzi, ma vi rendete conto? Andare oggi nel bar, dove c’è la gente di vita reale, e non dire neanche più "ragazzi, il bilancio è stretto, ci stiamo impegnando", no, siete arrivati al punto di parlare di altro, per non parlare dei problemi reali! Siete arrivati al punto dell’omissione della realtà, siete arrivati al punto, come si faceva nella Prima Repubblica, di buttare il pallone in tribuna per non discutere dei problemi.
Adesso voglio ripetere questa roba perché ci tengo. Domani mattina, quando vado a fare colazione, trovo il pescatore Giovanni, che è fermo da due anni con la sua barca, trovo quello che è stato licenziato senza ammortizzatori sociali, trovo quello che mi dice che la visita medica non la ha, però gli dirò "ha detto l’Assessore Gerosa che ti sbagli, perché è tutto a posto", rispondi al telefono che non è il centralino spam, con 30 medici risolviamo tutto e a questo che mi dice che voleva venire a legarsi con la barca oggi, ma gli abbiamo detto di venire domani, visto che non metterete 1 euro sulla pesca, "guarda che Morosin ha trovato una soluzione a tutto: una Commissione congiunta con il Friuli. Andiamo tutti con il Friuli e avremo risolto i problemi". Se questo è un uomo civile, mi manda a quel paese, se è un uomo incivile me dà na testata, nonostante mi sia assolutamente contro la violenza. Dopo ghe digo… Vado nell’ospedale più piccolo che trovo e ghe digo tutto a posto, Gerosa ga trovà 30 medici del Sud America, abbiamo risolto il problema. A Pasqua trenta de voi altri può andar in ferie, ste tranquilli che la festività va ben.
Ragazzi, vi pare che in una seduta come questa, anziché proporre uno slancio in avanti e avere il coraggio di partire nella vostra prima azione a carattere economico-politico, ma più politica che economica, dall’idea che dicevamo prima, che è quella di pensare alle riforme che si attendono, alle riprogrammazioni, di partire su un corso nuovo che ha bisogno il Veneto, da scelte nuove, voi ripartite parlando di una grande unione con Veneto e Friuli.
Io sinceramente la trovo… Con massimo rispetto per chi lo fa, perché lo faccio spesso anch’io senza accorgermi, ma oggi mi sono accorto, purtroppo non riguardava me, che a volte noi diciamo cose fuori luogo, cioè non sappiamo come riempire lo spazio. Vogliamo parlare di autonomia e diciamo cose fuori luogo. Meno male che sono stato zitto, perché a questo punto, visto che sono di origine pugliese, avrei detto perché il Friuli sì e la Puglia no, visto che molti indicatori della Puglia ormai hanno superato il Veneto. Voglio dire… Voglio dire, l’altro giorno un Consigliere mi ha detto che vuole andare col Trentino. Perché il Friuli sì e il Trentino no?
Comunque torno sul tema giovani. Il tema dei giovani è sublime. Il tema dei giovani io credo che meriti un capitolo a sé della nostra narrazione, perché ogni volta che c’è da dire qualcosa di sensato: giovani. Per fortuna diciamo giovani, che comunque è una roba bella. Tema dei giovani, voi vi dovete dire il tema dei giovani come pensate di affrontarlo in modo serio, a parte dargli una pacca sulla spalla, a parte e fare le leggi, l’idea per farli rientrare. Ma farli rientrare cosa, che sono più quelli che vanno via in una regione che ha un saldo di nascite di meno 30.000?
Adesso… Adesso io prenderei… Non per essere polemico, ma io prenderei la più intelligente e istruita generazione della storia, come quella dei nostri giovani, e gli darei in mano questo bilancio. Gli direi, mi trovi in questo bilancio un motivo per non rientrare? Questo lo guarda e dise, varda, me fa pagare il bus e invece in un’altra Regione me lo dan gratis, consumà più suolo voi dei tre quarti delle Regioni e dopo, alla fine, sai, avete anche lo standard dei consultori che è il doppio di quello previsto. Sto meglio dove sto, vado via.
Trasporto pubblico locale. Anche su questo, su questo io credo che ci sia una grande menzogna che oggi io voglio dire al microfono perché deve restare, perché poche cose faccio di buono in vita mia, ma questa voglio che resti una traccia, quando dite: Ma da noi il trasporto pubblico - Assessore Ruzza dice - funziona. Ma vi siete chiesti perché da noi il trasporto pubblico funziona?
Faccio un passo indietro. Siamo l’unica Regione d’Italia che non mette soldi propri sul trasporto. Lo dice il Ministero. Se non vi comoda chiamate il Ministro Salvini e chiedetegli di cambiare il dato. Siamo l’unica Regione d’Italia, noi e la Campania, però la Campania sta facendo la campagna per far andare i giovani gratuiti. Siamo l’unica Regione d’Italia che non mette soldi sul trasporto pubblico locale. Mi spiegate questa logica che continuate a dire che abbiamo il trasporto migliore di tutti se siamo gli unici che non mettiamo soldi? Perché due sono le cose: O tutti gli altri sono pirla, che mettono soldi e hanno il trasporto che va meno noi; oppure noi abbiamo trovato il velo d’oro che capiamo come non mettere soldi e farlo funzionare meglio.
Cioè io non penso che in tutta Italia son tutti scemi che mettono i soldi e hanno un problema col trasporto e noi, invece, non li mettiamo e diciamo che è eccellente.
Assessore Ruzza, glielo spiego io perché il trasporto da noi è eccellente: perché siccome abbiamo la fortuna di essere una Regione turistica, anziché fare il trasporto pubblico locale, che è quello che dovremmo fare, visto che lo pagano i cittadini, noi facciamo il trasporto per i turisti.
Allora, anziché avere i battelli che di notte vanno alla Giudecca o al Lido, di notte tagliamo i battelli, l’Amministrazione Brugnaro su questo si è dilettata anche in modo molto allegro con la forbice a tagliare le corse e portiamo la gente di giorno che se ci affacciamo ci sono i battelli strapieni di gente che viaggia a 9,50 a ora di biglietto.
Quello non è trasporto. Quello è portare i turisti a spasso, ma il 65% di quell’ora a moto di quel chilometro lo paghiamo con i soldi nostri. Sa perché il trasporto funziona da noi, Assessore? Perché di sera, dopo una certa ora, se lei deve andare nel Miranese, in Riviera, non ha più nulla, però di giorno abbiamo quattro vettori che vanno all’aeroporto a 10 euro a biglietto.
Se il modello di far funzionare il trasporto è usare le tasse dei cittadini per pagare al 60 - 65% il costo che hanno e in più non restituire in termini di servizi ai cittadini quello che pagano e in cambio mettere il mezzo di trasporto a disposizione dei turisti perché ci pagano 10 euro a ora invece di 1,50 euro quello non è il trasporto che funziona, quello è il trasporto che non c’è.
Avete usato l’alchimia per prendere soldi con il trasporto, le aziende di trasporto giustamente dicono non mi dà niente la… Ma quello non è il trasporto che funziona. Cioè lei mi può spiegare come può dirmi che in Veneto funziona il trasporto, che è la sesta città del Veneto, una stazione che si chiama ancora la “Vaca mora” del 1890 e che noi che vogliamo l’autonomia, Giovanni, questo è un must, noi che vogliamo l’autonomia abbiamo creato una società che si chiamava Sistemi Territoriali per gestire le Ferrovie del Veneto, perché, giustamente, noi altri che vogliamo l’autonomia, le tratte venete (inc.) una società veneta e l’abbiamo chiusa perché non funzionava. L’abbiamo chiusa perché non funzionava e c’è stato il grande annuncio: Adesso arriva RFI e funziona tutto. Avete acclamato una società di Stato, forse che insieme a Poste Italiane rappresentano il brand della statalità e avete detto: No, ma adesso arriva RFI, funziona tutto.
Bene. Bene. Volevamo l’autonomia e l’abbiamo avuta sui treni, sulle tratte della Vaca Mora e l’abbiamo chiusa perché non funzionava. Avevamo un’altra forma di autonomia, quella di poter mettere le borse ai medici di medicina generale. Ultima Regione d’Italia. Dati del Ministero della salute 0,17 ogni 100.000, sì, no che fate no. Se andate sul sito del Ministero della salute vedete che noi siamo quelli che hanno messo meno borse di tutto, per fortuna con il PNRR ne abbiamo recuperate 306 - 360 e, quindi, l’ultima Regione d’Italia. Dati dei vostri Ministeri.
Vogliamo un terzo sempre di autonomia? Veneto Strade, perché le strade venete le devono gestire i veneti. Abbiamo rincorso ANAS dieci anni per dargliele indietro e dopo ci hanno dato quelle che costano di più da asfaltare, perché (inc.) regionali (inc.) e provinciali.
Se questo è il vostro modello di autonomia io incomincio ad essere un po’ impaurito, perché io vi ho detto tre esempi di dove la Regione Veneto ha fallito sull’autonomia. Avete chiuso le aziende-. Avete fallito. Avete fallito. Avete fallito. Avete chiuso le aziende, dove avevate capacità autonoma di scegliere. Per favore nei prossimi interventi datemi tre esempi virtuosi dove l’autonomia l’avete fatta splendere in termini di servizi ai cittadini. Datemeli. Io dico la mia, qualcuno mi dirà la sua. Però dovete darmeli.
Imprese. Guardate che quando noi diciamo il Veneto delle imprese, le piccole e medie imprese, vi ripeto oggi intervengo su una bella giornata perché non saremo più noi i matti detrattori, quelli che parlano male… no. Noi diciamo la verità, ripeto, se oggi persino Confindustria dice cose più dure di noi, evidentemente non siamo 17 matti qua che la notte fanno sogni strani e la mattina vengono nervosi; no. Ma io dico, in Veneto noi abbiamo una parte di impresa talmente eccellente, talmente eccellente, CGIA o Confindustria, uno dei due, mi pare, Confindustria… Noi in Veneto abbiamo una parte d’impresa eccellente che è riuscita ad affermarsi sul mercato internazionale riuscendo a bucare il soffitto di cristallo, è riuscita a essere leader. Benissimo. Ma lo sapete che abbiamo un’altra parte d’impresa che soffre? Abbiamo un’altra parte d’impresa che se soffriva prima, adesso, con il caro energia, con il caro gasolio soffrirà ancora di più? Sapete che abbiamo una parte di impresa che smette di essere competitiva perché non ci sono più quei sistemi di incentivo per potergli permettere di stare sul mercato?
Adesso la ridico per la gioia di Marcato: secondo voi un’impresa che oggi ha il contributo per comprare il merlo, è quella che non ha il contributo per comprare il merlo, hanno la stessa competitività? No, perché una deve avere quattro operai in più, deve comprare l’impalcatura, deve mettere i sistemi di sicurezza, grazie a Dio, attrezzare caschetto e tutto. L’altro che invece si può permettere di comprare il merlo, gli cambia la vita nella gestione quotidiana di un lavoro che sia stagionale o no.
Secondo voi, avendo chiuso tutti i rubinetti, a quella parte di impresa che soffre, state dando una mano oggi, o no? C’è una parte di impresa, in Veneto, che arranca, che si affanna. C’è una parte di piccola media impresa che quando va male, grazie allo spirito degli imprenditori veneti che vedono i loro dipendenti come una famiglia, si vendono la casa per pagare gli stipendi ai dipendenti che non riescono più a pagarla. E allora noi vogliamo dire che il Veneto è eccellente?
Io chiudo dicendo così: il Veneto è eccellente, sì, ma non per tutti, è eccellente per chi guadagna come noi, o di più, perché ci possiamo permettere anche i servizi che non ci danno. Ma per tutta una serie di persone che non hanno la fortuna che abbiamo noi, il Veneto non è eccellente, perché non si curano, non mandano i figli all’asilo, vanno a lavorare facendo tre ore i pendolari, cambiando sette mezzi, devono rinunciare a lavorare perché non ci sono posti nelle case di riposo e non c’è assistenza domiciliare, quindi il Veneto non è eccellente per tutti.
Chiudo davvero dicendo che il ritornello che poi verrà fuori, “ma voi siete quelli che parlate male del Veneto, voi…”, no. Noi, e io, per quanto mi riguarda, insieme ai miei colleghi, abbiamo l’orgoglio e il privilegio di rappresentare anche quella parte di Veneto che non sta bene, abbiamo l’orgoglio e il privilegio di rappresentarlo tutto, il Veneto, ma non sottraendoci alla responsabilità di rappresentare quella parte di Veneto che quasi quasi nel dibattito politico non viene più citata, perché quasi quasi oggi, se tu dici che non hai soldi per mandare tuo figlio a scuola sei uno sfigato, vai a lavorare. C’era uno seduto lì l’altra volta che diceva: dormono in macchina. E chi si passa trent’anni di mutuo, come ho fatto io? Andate a parlare con i veneti, se tutti quanti possono farsi trent’anni di mutuo. Quindi noi non parliamo male del Veneto, noi diciamo che il Veneto è una Regione eccellente e virtuosa, però ha tanti pezzi di Veneto che non vanno.
E siccome in quest’Aula noi siamo stati eletti per rappresentare anche quella parte di Veneto che è più in affanno, che è più in salita, che magari perde il lavoro e non ha un reddito, dopo trent’anni che ha lavorato, che ha fatto l’artigiano e che non ha mai chiesto un ammortizzatore sociale, noi abbiamo il dovere di rappresentare neanche quelli. Nascondere la polvere sotto il tappeto è dare la narrazione di una Regione dove va tutto bene non è un atto di responsabilità politica, perché noi dobbiamo enfatizzare quello che va bene, dobbiamo dire bravi e dobbiamo aiutarli. Ma non possiamo venire in quest’Aula a dire che risolviamo i problemi dei veneti senza schei alla cassa, senza schei alle infrastrutture, senza schei alla sanità, senza schei al sociale…
Dimenticavo: 200.000 euro per 24 ATS… 24 ATS per 200.000 euro. Guardate, ragazzi, che sfioriamo l’inverosimile. Tra l’altro, riforma che, vorrei ricordare, visto che siamo bravi, siete stati l’ultima Regione d’Italia a fare con vent’anni di ritardo, perché dobbiamo dirlo. Siete bravi ad aver fatto una riforma con vent’anni di ritardo senza schei.
Noi amiamo la nostra regione. Noi amiamo tutti i cittadini della nostra Regione, e a costo di sembrare guastatori, non ci sottrarremo dal rappresentare in Veneto chi è eccellente e chi è meno eccellente, anche se scomodo, perché la politica ha il compito di dare un orizzonte, e in questo momento più che mai un orizzonte semantico di prospettiva, di dove si vuole andare, andava dato. Invece state facendo un bilancio da gruppo dirigente che vive in una bolla, dove va tutto bene. Tutto bene, non c’è neanche la guerra, non c’è neanche il caro energia. E su questo, devo dire, grande delusione, grande. Non voglio parlar male di quelli prima, non ne ho neanche motivo; ma è evidente che quando c’è un cambio, qualcosa di diverso avviene, in peggio o in meglio, altre scelte.
Invece avete fatto una campagna all’idea della discontinuità, e invece continuate a portare avanti le scelte di prima, con neppure schei, e con una serie di proclami di innovazione che non sarete in grado di fare.
Guardate, cari colleghi, mettiamoci la testa su queste cose, proviamo ad aiutare i nostri imprenditori, i nostri giovani e tutti quelli che ho citato, perché dopo ci tornano indietro. Il risultato referendario ci fa capire che per quattro anni ti ascoltano nei proclami, dopo, quando sono stufi di ascoltarti nei proclami, ti torna tutto indietro. Negli ultimi 15 anni avete avuto Zaia, che con la sua capacità comunicativa vi ha salvati, adesso credo che quella capacità comunicativa vi stia venendo a mancare e la narrazione cominci ad essere diversa, quindi amici e amiche, colleghe e colleghi, mettiamoci tutti un po’ di buona volontà, facendo tutti un passo indietro, io per primo, ma smettiamola di dire che con questo bilancio risolviamo tutto.
Troviamo i soldi, prima della Pedemontana io voglio scuole, visite mediche, che la Pedemontana aspetti oppure la paghi chi ha firmato il contratto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Montanariello.
Vi propongo di sospendere i lavori per riprenderli alle 14.45, quindi ci rivediamo alle 14.45 in Aula.
Una comunicazione: la CGIL, che era qui fuori con un presidio, ha chiesto un incontro con i Capigruppo. Chi è arrivato, se inserisce la scheda per piacere. Inserite la schiera per chi è arrivato. Allora, riprendiamo i lavori. La seduta era stata sospesa. Quindi chiedo se ci sono altri interventi.
A me risultano 34 presenti. Ora 34. Allora ci sono 34 - 35 presenti. togliamo le tessere tutti quanti e reinseriamole. Togliamo le tessere tutti quanti.
Okay. Inseriamo le tessere.
Ha chiesto la parola Baldan Flavio.
Articolo 84. Legalità delle sedute. I lavori del Consiglio si svolgono con qualsiasi numero di Consiglieri presenti. Il Presidente verifica, di propria iniziativa o su richiesta, l’esistenza del numero legale, quando il Consiglio stia per procedere a votazioni che non riguardano il processo verbale o questioni procedurali. Consigliere Montanariello.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Presidente, vi invito a leggere bene perché non abbiamo chiesto la verifica del numero legale durante la seduta, il numero legale serve per iniziare la seduta perché noi la stavamo iniziando ed è il motivo per cui il Presidente Zaia la mattina, quando non ha il numero legale, non inizia. E siccome era all’inizio della seduta, avete provato a rispondermi e avete fatto brutta figura anche a rispondermi perché non abbiamo chiesto il numero legale durante la seduta, abbiamo chiesto prima dell’inizio perché era sospesa e quindi, se non c’è il numero legale, non può iniziare, ed è il motivo per cui il Presidente del Consiglio, Luca Zaia, chiede ogni volta di venire in Aula.
Presidente, dispiega di staff e struttura.
Speaker : PRESIDENTE
Allora forza! Allora il numero legale è presente.
Ha chiesto Flavio Baldan di intervenire.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Posso? C’è un po’ di confusione.
Allora alcune considerazioni anche da parte mia sulla legge di stabilità approvata dal Consiglio regionale. Ora sono state dette tante cose, ovviamente ho ascoltato gli interventi precedenti anche dei colleghi che sono qui nel banco della minoranza, sono tutte cose corrette o in gran parte insomma condivisibili. Il punto fondamentale è questo, io mi ripeto un po’, ma credo che sia importante: questa legge di stabilità, che il DEFR soprattutto che l’ha preceduta, sia, quasi, diciamo, un’operazione d’obbligo, fra virgolette, per quello che ne cecità, ovvero per andare, per uscire dal bilancio provvisorio e proiettarci nello schema di bilancio per fine anno, credo che sia ormai assodato, e quindi era questo lo scopo principale. Che non si potesse fare molto all’interno di quei numeri, tranne passare qualche posta da qualche parte, soprattutto di fondi europei, da una parte all’altra, mi pare anche questo che sia assodato.
È stato scelto di conservare l’impianto sostanzialmente dell’anno passato, né agendo dal lato delle risorse né cercando di agire dal lato dei tagli di spesa, che sono stati quasi tutti confermati e confermate rispetto al passato.
Il punto fondamentale è sempre quello: che si rischia di avere in mano in questo momento, per quanto necessario, un documento che io... e mi riferisco soprattutto anche a qualche commento che è arrivato, a qualche commento... mi rivolgo soprattutto alle categorie produttive perché ovviamente sono un asse importante di questa Regione. Il rischio è che abbiamo dato poco ascolto al lato produttivo e a tutti quegli stakeholder che in questa sala consiliare si sono alternati nel corso delle settimane passate. Da questo punto di vista è un peccato, è una situazione che secondo me è molto difficile e in qualche modo avremmo dovuto avere la capacità di, in qualche modo, assecondare da qualche punto di vista. Stiamo facendo degli sforzi dal lato diciamo di inventarci, fra virgolette inventarci, ma dell’applicare qualche struttura di finanziamento, che è ottimale da questo punto di vista ed era necessaria, però dal lato produttivo - e le avete sentite anche voi - le rivendicazioni di molti degli attori che sono venuti qui sono state importanti. È chiaro che molti di loro, molti di loro o quasi tutti hanno chiesto risorse supplementari, risorse che ovviamente, come abbiamo specificato in questo momento e per decisione, per scelta di questa maggioranza, nel bilancio attuale in questa legge di stabilità non ci sono, perché sono esattamente quelle che c’erano l’anno passato.
E allora di fronte a questo, il punto è che in qualche modo bisogna anche considerare, però, come ho sempre sostenuto, come ho detto anche qualche giorno fa, che quello che conta di più sono le proiezioni, la visione, capire in anticipo, possibilmente, quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane, nei prossimi mesi.
Le avvisaglie ci sono tutte, non possiamo svincolarci pensando che qui siamo nella Regione Veneto e il mondo che ci circonda gira da una parte e noi giriamo da un’altra, perché anche stamattina, l’hanno appena comunicato, l’inflazione è pronosticata al 2,5%. Vuol dire che anche questo costo graverà sui nostri cittadini, sul potere d’acquisto. Di questo dovremmo tener conto, perché poi, da questa situazione qui, dall’emergenza del discorso relativo alle questioni energetiche, deriveranno tutta una serie di conseguenze sulle quali noi, anche come ambito regionale, saremo chiamati a dire qualcosa.
Credo, da questo punto di vista, che mai come... Questa non è una situazione normale, non è lo shock del 2009 dei subprime, non è neanche la questione della pandemia, che, pur violenta, è stata anche veloce e poi ha avuto delle ricadute economiche importanti. Quello che stiamo subendo adesso è uno scenario di guerra e di situazioni economiche internazionali molto, molto pesante, di cui io credo non sappiamo ancora bene quali possono essere le conseguenze. Qualunque saranno le conseguenze, le conseguenze non saranno positive. Lo possiamo ben immaginare da questo punto di vista.
Mi auguro, senza dover ripetere quanto detto precedentemente, mi auguro veramente che, e l’ho detto al Presidente Stefani già in prima battuta nel primo giorno di insediamento, di scuola. Gli ho detto: “Metta il più possibile farina del suo sacco all’interno di questo Consiglio”. Io mi auguro che usi questa situazione per dare un’accelerata, un imprinting diverso all’azione regionale, all’azione di questo Consiglio. Noi saremo, sicuramente, e l’abbiamo fatto anche proponendoci e dal lato fiscale e non è mai semplice, lo sapete meglio di me, alzare le tasse non solo ai veneti, ma in generale a tutti i cittadini, quando si usa la leva fiscale è sempre una leva che non è mai… che quasi mai viene accolta con piacere. Però la situazione attuale esige che noi dobbiamo prendere delle decisioni importanti, delle decisioni che devono essere di tipo espansivo, delle decisioni che devono consentire di ridistribuire proprio in questo momento storico, distribuire reddito, servizi, soprattutto verso quelle persone che sono più in difficoltà da questo punto di vista e, guardate, mi riferisco non solo ai cittadini ma veramente anche al tessuto imprenditoriale e soprattutto dei nostri artigiani e soprattutto dalle nostre piccole imprese.
Tra l’altro oggi entra in vigore anche la polizza catastrofale. Mi rammarico che non è previsto nulla all’interno del bilancio che è stato emanato soprattutto per quel che riguarda attività come i bar e le piccole imprese. Io ritengo che sarebbe stato doveroso accompagnarle almeno in questo primo passo importante. Quindi, come vedete, la situazione è tutt’altro che rosea. Occorre - e lo ribadisco - una proiezione sicuramente più coraggiosa. Ma, guardate, essere coraggiosi, da questo punto di vista, non vuol dire che in qualche modo dobbiamo scontentare qualcuno perché andiamo a toccare situazioni che in precedenza non abbiamo mai fatto. Noi abbiamo deciso di non usare la leva fiscale, questa Regione ha deciso sin dagli anni 2000 di non usare la leva fiscale, se non in questa ultima parte aumentando l’IRAP per le aziende, cosa che, in qualche modo, anche se in modo marginale, diciamo, perché da questo punto di vista non è stata una tassazione così marcata. Abbiamo deciso di non usare la leva fiscale perché le risorse che aveva questa Regione erano probabilmente ancora sufficienti e consentivano, per chi l’ha amministrata, di fare determinate cose. È chiaro che adesso questo non accade più, abbiamo ripetuto... ma adesso ritornare anche sul discorso Superstrada Pedemontana Veneta sarebbe in qualche modo retorico, credo che sia comprensibilissimo il dato, ma non è solo la Superstrada Pedemontana Veneta, basta dare a un’occhiata, insomma, anche a qualcosa dal lato dell’indebitamento e qualcosa su questa Regione si comprende.
È chiaro che però adesso anche questo scenario è mutato, non è più la situazione che consentiva al Veneto di avere risorse. Tra l’altro applicheremo anche un’addizionale che non risentirebbe neanche dell’aspetto inflattivo, diversamente da come avviene per la tassazione dello Stato, dove attraverso l’IRPEF, in qualche modo, recupera PIL nominale per l’effetto inflattivo e quindi va al di là di quella che è la tassazione pura. L’addizionale è solo una piccola parte, però consentirebbe di redistribuire e di trovare le risorse per improntare almeno qualche ragionamento che deve essere anche di ampio respiro certamente, ma a capitoli ben precisi: perché è inutile fare modelli di bilancio o di finanziaria o di DEF, quello che volete, sul modello fatto anche a livello governativo, dove con 23 miliardi di manovra di bilancio c’erano 150, 160 articoli, una miriade di rivoli che non servono a niente. Io credo che noi, invece, dobbiamo individuare pochi capitoli precisi. Io spero soprattutto e mi auguro, tenendo in considerazione in particolare il lato produttivo. Pochi capitoli e su quelli cominciare un ragionamento di lungo periodo, ma incidere decisamente recuperando le risorse e andandole ad iniettare.
Diversamente rischiamo di rimanere in balia degli eventi e rimanere in balia degli eventi in questo contesto è la cosa peggiore. Mi auguro che il fatto di uscire dall’esercizio provvisorio, questa legge di bilancio consenta adesso di cambiare marcia decisamente anche in questa Regione. Se ci sarà bisogno ovviamente, e mi pare che sia stato evidenziato, lo abbiamo evidenziato, anche l’Assessore al bilancio ha detto insomma che il 38% degli emendamenti ve l’abbiamo approvato. La collaborazione e lo spirito di collaborazione ci sono.
Poi io parto da un presupposto importante, e chiudo: proprio perché lo scenario è difficile, proprio perché il contesto è difficile, oggi abbiamo ascoltato la crisi morde e soprattutto quella energetica, io credo che di fronte a queste situazioni, quando un’idea non dico è buona, perché tassare non è mai una buona idea, ma quando un’idea è utile alla maggioranza di questi cittadini, da qualunque parte provenga, credo che sia una buona idea che va sfruttata, perché se noi abbiamo a cuore, e siamo qui per questo, e abbiamo detto fin dall’inizio che siamo qui per tutelare i 5 milioni di cittadini circa di questa Regione, noi dobbiamo essere in grado a volte di superare le nostre ideologie o i nostri pensieri e trovare quello che è più opportuno per la maggior parte dei nostri cittadini.
E siccome la maggior parte dei nostri cittadini, e lo abbiamo sentito in campagna elettorale l’abbiamo sentito dentro in quest’Aula, lo abbiamo sentito anche attraverso colloqui di altro tipo, ci chiede un cambio di passo, io credo che sia necessario che il Presidente e tutti noi, la sua Giunta, dai prossimi mesi utilizzi questa uscita dall’esercizio provvisorio, questo tour de force che abbiamo fatto per approvarlo velocemente, per concretizzare questo cambio di passo, che secondo me va dato il prima possibile.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Baldan.
Consigliere Del Bianco.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Io partirò da un concetto che mi sembra abbastanza evidente: cioè che siamo di fronte a un bilancio che la maggioranza di centrodestra del Veneto ha portato avanti e completato in maniera per me del tutto ideologica nel senso negativo del termine. E dico ideologica, perché parte da un presupposto, che è un presupposto che vede il fatto di non toccare per nulla l’aliquota dell’IRPEF. È una ideologia. Lo dico perché qui dentro in tanti, quasi tutti, mi viene da dire, abbiamo ricoperto incarichi amministrativi. Molti sono stati sindaci, altri sono stati Assessori. Tutti sanno come ragionano e come si muovono gli enti locali in questo territorio, in tutti i territori, per la verità.
Noi vediamo un bilancio che per il motivo che vi ho detto non muove nessuna posta significativa in più in spesa corrente rispetto all’anno precedente. Non c’è nessun punto vero, è stato spiegato anche negli interventi che mi hanno preceduto, che mette e aggiunge davvero delle risorse su un vero argomento. Di fatto, ormai, si va avanti quasi in automatico, è quasi un bilancio tecnico, che ogni anno riprende le stesse poste. Il punto è che, però, nel frattempo, il mondo e i servizi stanno cambiando radicalmente.
Se questo bilancio – faccio un esempio e torno al discorso che stavo facendo prima, dato che tutti e in tanti qui dentro siamo stati sindaci e Assessori – non aggiunge fondi, per esempio, per la non autosufficienza, che cosa succede? Succede che in tutte le case di riposo del Veneto si alzano le tariffe.
Se questo bilancio non trasferisce ulteriori finanziamenti sul fondo dei trasporti e si limita a prendere quello del fondo nazionale, che cosa succede? Succede che le nostre società di trasporto e che nelle nostre province si alzano le tariffe, perché, nel frattempo, sono aumentati i costi energetici o si alzano le tariffe o peggio ancora si tagliano le corse.
Se non si mette un euro in più, al contrario di quello che ormai avviene in tutte le altre Regioni d’Italia, sugli asili nido pubblici, che cosa succede? Succede che i Comuni alzano le tariffe degli asili nido. Quindi, la cosa che è da chiedersi davvero è questa: siete davvero sicuri che per i veneti questo vostro bilancio a continua invarianza economica, senza toccare l’addizionale IRPEF, sia davvero indolore in termini di costi per ognuno? Perché la verità è che non toccando le aliquote state scaricando sugli altri i maggiori costi di questi anni e dei prossimi. Questa è la verità vera che dobbiamo dirci qua dentro. Noi avevamo fatto una proposta che poteva mettere una scelta chiara, che era quella di non toccare tutti indiscriminatamente come state facendo voi, non aiutando gli enti territoriali, ma di andare a lavorare soltanto su una parte della cittadinanza, su una parte dei lavoratori, che è il 7% del totale del Veneto, che guadagna più di 50.000 euro all’anno.
Voi avete deciso di toccare tutti, perché i servizi che aumenteranno graveranno su tutti i cittadini, indipendentemente dal loro reddito, perché? Perché non avete voluto toccare i redditi dei più ricchi del Veneto. Questa è la verità che dobbiamo dirci in questa Aula. Altrimenti ci raccontiamo una storia che non esiste, perché questo è un bilancio che, di fatto, non pone nessun elemento di priorità rispetto alle crisi che stiamo vivendo e non andando a lavorare su questo, di fatto, è un bilancio che non sposta nessun equilibrio in un momento che però è di crisi generale e in un momento di crisi generale si dovrebbe cercare di dare un’impostazione alla guida del Governo, ma questo non lo si fa e non lo si fa perché ideologicamente si è scelto di non toccare le imposte come se fosse una cosa che riguarda tutti.
In realtà riguarda tutti non toccarle perché le aumentate a tutti, sui servizi. Del resto io mi ricordo, sono stato amministratore, qualche anno fa, ancora prima del Covid, tantissimi Sindaci, anche i Sindaci della Lega, avevano chiesto alla Regione di andare a toccare l’addizionale IRPEF perché ci si rendeva conto già allora che erano sistemi sostenibili e noi stiamo continuando a portare avanti un sistema che è sempre più sostenibile e toccando sempre di più le tasche dei cittadini. Perché noi oggi questo facciamo. Lo facciamo in maniera indiretta e in maniera più furba, cioè scaricando sugli altri Enti territoriali, i Comuni in primis e questo io credo francamente non sia giusto, perché con 210.000.000 si poteva andare a lavorare su questo genere di servizio. Vi abbiamo anche dimostrato come; potevate fare anche scelte diverse. Si poteva lavorare su un solo settore. Si poteva però fare delle scelte, così le scelte non le fate e la scelta non fatta si scaricherà soprattutto sui Comuni e, quindi, alla fine, su tutti i cittadini.
L’altra cosa che però ci tengo a dire è che spesso, qui dentro, e anche soprattutto in occasione di questo bilancio, non si coglie bene qual è il confine tra la propaganda e la realtà.
La propaganda e la realtà, e non solo perché tra le leggi finanziate a bilancio c’è una legge che finanzia per 308.000 euro le attività editoriali e di informazione della Giunta che, per carità, è curioso, ma ci sta; ma dico che c’è una differenza e una difficoltà tra cogliere la propaganda e la realtà perché delle volte sembra che l’unico sforzo che sia stato fatto in queste due settimane dalla maggioranza o da parte di essa sia stato proprio quello di lavorare sull’aspetto propagandistico e non su quello dei fatti.
Il Presidente della Giunta, Alberto Stefani, ci aveva promesso, a inizio mandato, che sarebbe stato qui a discutere del bilancio, l’abbiamo abbiamo visto pochissimo, però l’abbiamo visto molto sui giornali in questi giorni a parlare di cose che non riguardano il bilancio, addirittura di tutta una serie di proposte di legge che va a venire il dubbio che fossero fatte apposta proprio per oscurare la discussione sul bilancio, perché questa è la realtà ed è una cosa che è anche abbastanza spiacevole, se mi permettete.
Il tema della propaganda poi emerge purtroppo anche laddove secondo me non dovrebbe per nulla emergere. E mi riferisco, siccome la discussione è congiunta, agli atti amministrativi che stiamo andando a votare. Io torno sull’articolo 9 del collegato e qui sfido chiunque, Assessore al bilancio, in primis, a dirmi che questo non è un atto di propaganda. E chiedo se è anche possibile che in un atto legislativo ci sia una cosa che è quantificato in “almeno” ed è scritta in legge, salvo poi che al comma successivo si cita perfettamente la posta, quindi quell’“almeno” è già un senso di propaganda politica dentro la legge, perché è un dato di fatto.
Allora io qui dico che questo articolo di collegato è stato propagandato a tutti gli effetti dalla Giunta il 26 e 27 febbraio ed è stato venduto, titolo e cito testualmente, “come una svolta storica”, una svolta storica che aggiungeva 30 milioni. Addirittura l’assessore Bond e mi dispiace che non l’abbiamo mai visto praticamente in questa seduta di bilancio, anche se vedo che c’è, perché ogni tanto entra, diceva che grazie a questa svolta storica si potrà pagare finalmente il secondo elicottero per la sanità di montagna e una serie di altri servizi. Bene. A me piacerebbe che qualcuno ci spiegasse come funziona questa svolta storica, perché l’assessore Gerosa ce lo ha riconosciuto e ce l’ha spiegato in sede di DEFR, però ci piacerebbe davvero capire come è possibile che in collegato si scrive una legge che dice che in virtù del fabbisogno montano si fa una legge che pone delle risorse, basandosi sull’articolo 15 della legge regionale statutaria 17 aprile 2012, nonché all’articolo 4 della legge regionale del 28 dicembre 2018, il Piano socio-sanitario regionale. Che cosa dicono questi? Dicono che nei territori marginali sono riconosciute specifiche risorse. La cosa che è incredibile è che, essendo in legge e essendoci atti tranquillamente vedibili per ognuno di noi, questi atti possiamo andarli a vedere, e allora vediamo che questa stessa legge, che è citata nel collegato, che è quella di fatto a cui fa riferimento, appunto, questo articolo, si presenta all’allegato D della delibera di Giunta regionale n. 79 del 25 febbraio 2026, il finanziamento che fa esattamente riferimento all’ex legge statutaria 17 aprile 2012 che dice una cosa molto chiara: che per le ULSS di montagna a cui fa riferimento l’esatto articolo del collegato, sono stabiliti 50.000.000 all’ULSS 1 Dolomiti e 4.000.000 all’ULSS 7 Pedemontana. Ma questa norma incredibilmente va avanti perché si dice: In coerenza con quanto scritto all’articolo 1, al comma 1 - quindi di questo articolo - si definiscono i LEA (che è esattamente quello di cui parla la legge che vi ho detto) e si dice: Al comma 3 incredibilmente, il riconoscimento dei maggiori oneri riconducibili alla necessità di garantire prossimità dei servizi nelle aree disagiate dell’area montana e a minore densità abitativa è quantificato - e lo si scrive in legge - è quantificato in almeno, in almeno 30.000.000. Ora sfido il legislativo a spiegarmi che cosa significa una legge con scritto almeno 30.000.000, salvo poi al comma 4 dire che agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede con euro 30.000.000, quindi gli almeno non son più almeno, ma son 30.000.000 secchi. Non sono 29; ma allora dovete scrivere che si provvede in 30.000.000, non in almeno 30.000.000. Se inserite a bilancio una voce, quella voce resta a bilancio, non stiamo parlando di una carta straccia, se mi permettete, perché a me dispiace che qualcuno faccia la conta e dica che questi soldi sono almeno 30.000.000 e poi al comma 4 si scrive 30.000.000 secchi. Non solo eravate riusciti addirittura a venderli come soldi in più, cioè, di fatto, il dato è veramente evidente. Voi avete scritto in legge una misura che non ha altro fine se non la propaganda elettorale.
Non c’è nessun altro motivo per cui scrivere un articolo di questo genere e francamente adesso è arrivato l’Assessore, me lo spiegherà. Perché davvero uno si chiede come mai e da cosa è nata la necessità di fare un articolo in collegato di bilancio, in cui si quantifica in almeno 30.000.000 una misura che fino a tutti gli anni precedenti cubava almeno 50.000.000 se non la propaganda. Perché questa è. Ripeto, venduta il 27 febbraio come una svolta storica per la montagna.
Allora, siccome dobbiamo parlarci molto chiaro e il bilancio è bloccato e non toccando l’IRPEF di certo non potete mettere 30 milioni in più sulla montagna, questo lo sanno tutti qui dentro, ci dovete spiegare il motivo di questo articolo. Perché altrimenti, se questo articolo, come è evidente, non ha un motivo tecnico se non un motivo politico di fare articoli sui giornali, è evidente che questo bilancio è molto più portato alla propaganda che alla realtà.
Speaker : PRESIDENTE
Intanto ringraziamo il consigliere Del Bianco.
Chiede la parola e ne ha facoltà da Regolamento il rappresentante della Giunta, l’assessore Bond. Prego.
Speaker : Ass.re Dario BOND
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Un attimo solo che arriva l’audio. Fermo. Fermo tutto. Fermi. Giù le mani dal banco. Eccolo. A posto. Prego, Assessore.
Speaker : Ass.re Dario BOND
Do una spiegazione al consigliere Del Bianco. Francamente consiglio, visto che è all’inizio della sua attività di Consigliere regionale e si sta impegnando, di cercare di, in qualche maniera, parlare e collaborare perché fare l’agente della ricerca di emendamenti che magari non tornano alla fine nuoce a tutti e mi spiego. No, mi spiego. Quell’emendamento nasce per dare un segnale alla montagna. Quell’emendamento... poi vorrei che anche l’assessore Gerosa intervenisse su questa cosa. Quell’emendamento nasce per dire... No, perché sa, insomma, è materia di sanità, quindi bisogna che ognuno in qualche maniera dica quello che pensa, anche perché potrebbe portare acqua al mulino. Quell’emendamento nasce per dire: non Provincia di Belluno, ma tutta la montagna, laddove ci sono degli splafonamenti sui bilanci delle ULSS coinvolte nella montagna si dà garanzia di copertura. No, è così, ma è così. Ma attenzione, attenzione, è così, è così. Perché lo dimostriamo anche con il bilancio, che comunque abbiamo portato delle risorse in più.
E aggiungo che lo dimostreremo anche nel riparto poi in Commissione che porteremo molte risorse in più. Dove è stato il problema? Il problema è che probabilmente quello strumento che è stato messo in quello strumento di bilancio non è il posto giusto, doveva essere messo in un’altra parte del bilancio. Però l’intenzione di dare garanzia di copertura agli splafonamenti dell’ULSS di Belluno, a quelli della Provincia di Vicenza, Bassano, alla montagna veronese e una parte trevigiana, era quello di dire che siamo andati a calcolarsi gli splafonamenti del 2025, abbiamo fatto una sommatoria ed è uscito quel tipo di ragionamento lì. No. Ma guardate che là l’errore, se c’è un errore, è solamente nel posizionamento della cifra che non andava messa lì, ma non è colpa dell’assessore Bond, è probabilmente colpa di un fraintendimento del bilancio, del sistema al bilancio. Non abbiamo messo, probabilmente, la cifra giusta al posto giusto, ma ve lo dimostreremo che la copertura di quella cifra e di quell’azione sulla montagna ci sarà. io non vi chiedo fidatevi. Non vi chiedo fidatevi. Vi dico solo e chiedo all’Assessore al Bilancio Giacinti, e all’assessore Gerosa di dire le cifre esatte di come sono le poste riguardanti la montagna, perché quando mi si dice che - su un articolo di giornale che ho visto domenica – ho sistemato io le cose - e sono stati messi 50.000.000 di euro. Balle. La situazione dell’ULSS di Belluno è la situazione normale che nessuno tocca. L’intendimento era quello di mettere aggiuntivi altri 30.000.000, ma non per Belluno, per tutta la montagna.
Allora la preghiera che ti faccio è quella che di fronte a una situazione che non torna, ci si mette attorno al tavolo, se si ama il territorio, perché se si vuol fare i protagonisti è un’altra questione, ci si mette attorno a un tavolo e si prova a trovare la sistemazione delle cose.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore. Allora, il Presidente dice che è sufficiente. Sufficiente. Basta. Consigliere Del Bianco esaustiva la spiegazione.
Facciamo un minuto per fatto personale. Facciamo una roba veloce.
Le chiedo semplicemente di chiudere la discussione. Non possiamo stare qui tutto il giorno con questa roba. Dai. Per carità, se la mettiamo così utilizzate il vostro tempo, ma mi sembra che l’impostazione che abbiamo dato ai lavori è quella della collaborazione.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Certo, Presidente, però non si può, francamente, assistere a un intervento di questo genere.
Allora perché io intanto ho cercato anche sul telefono il significato del termine tecnico in termini legislativi di splafonamento, ma confesso che non l’ho trovato. Perché splafonamento qui non c’è.Qui, Qui si dice che nella procedura di definizione annuale del fabbisogno finanziario necessario all’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, la Giunta regionale garantisce l’equità nell’offerta dei servizi nelle aree montane rispetto al restante territorio regionale, in conformità a quanto previsto dall’articolo 15 della legge regionale statutaria 17 aprile 2012.
Mentre io leggevo questa cosa qua, questo significa che le risorse che vengono messe a bilancio - ed è spiegato anche nella relazione del correlato - vengono prese esattamente dai finanziamenti previsti da queste leggi, quindi sono milioni che sono già a bilancio. Io non ho portato 50 milioni in più, certo che no. Ho semplicemente fatto un emendamento al DEFR in cui abbiamo chiesto che venissero rispettate le risorse messe l’anno scorso, perché il problema qui è che di sicuro nessuno sta giungendo... Assessore, se lei mi dice dove ha aggiunto i soldi veramente le sarei grato. Ma qui di soldi aggiunti non c’è un euro.
Ma del resto la ricostruzione che faceva lei è veramente fantasiosa, veramente fantasiosa, perché qui un euro in più non c’è. Ma del resto mentre parlava io guardavo altri Consiglieri, anche di maggioranza, con una certa esperienza in materia e tutti stavano sotto i baffi sorridendo a quanto diceva, perché sappiamo tutti qui cosa c’è scritto: c’è scritto che si fa un’operazione di marketing legislativo con una legge, perché si prendono i soldi che c’erano prima e, anziché darli a fine anno, si fa finta di assegnarli subito. Il rischio però qual è? Che se prima erano 50 milioni, adesso si iscrive “almeno 30” e poi si dà la dotazione finanziaria di 30, quindi il sospetto che viene è che alla fine ci sia addirittura il rischio che, grazie a questa legge, i soldi diventino meno 24, perché questo è il tema vero. Qui nessuno vuol fare il protagonista, però, se mi permette, qui facciamo il nostro lavoro. E il nostro lavoro... e io sono fiero di fare questo lavoro perché l’opposizione fa proprio questo lavoro: va a vedere cosa c’è scritto nei provvedimenti, non fa altro, non regge il moccolo della maggioranza, se mi perdonate. L’opposizione va a valutare quali sono i provvedimenti posti in essere, tanto più se questi provvedimenti poi vengono annunciati nei giornali a quattro colonne. Perché, ribadisco, si è parlato di risorse in più.
Allora io vi dico, e chiudo, Presidente, che se c’è un fraintendimento di base, togliamo questo articolo dal collegato perché non serve a niente alla montagna, perché non serve assolutamente a nulla l’articolo al collegato sui LEA sulla montagna, perché non aggiungere una risorsa, non aggiungere una risorsa. E la normativa che garantisce i LEA e le perequazioni territoriali, come tutti sanno qui dentro, c’è già e non cambierà di un euro con questo articolo. Di questo dobbiamo essere coscienti tutti. Sfido chiunque a dirmi che non è così. Per cui io chiedo il ritiro di questo articolo di collegato.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere, anche per la brevità.
Consigliera Luisetto, prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Ancora più telegrafica. Se il posto non è giusto e la cifra non è giusta, non si può biasimare l’opposizione quando dice che qua c’è qualcosa che non torna. L’opposizione dice, ed è quello che abbiamo cercato di dire in questi giorni è che siccome da qui non solo non si capisce che ci sono soldi in più, ma è chiaramente evidenziato che sono meno delle risorse che vengono date ora, per la tutela non solo dei territori da cui proveniamo, ma in generale di come sono scritte le norme, uno dice: faccio un fondo straordinario.
Il collegato è il posto giusto dove mettere soldi in più, ma qui non sono soldi in più.
L’obiettivo nostro non era di scavalcare in protagonismo la Giunta, era riportare alla verità le informazioni che sono uscite sulla stampa, perché è inaccettabile che si dica che ci sono risorse in più per territori fragili e sensibili e poi quello che c’è scritto è l’esatto contrario, perché se ne tolgono.
Se l’obiettivo della maggioranza è di dare risorse in più, scrivetelo con chiarezza, fate un articolo evidente, chiaro, semplice, in cui si istituisce un fondo straordinario, oppure si danno risorse in più nelle modalità in cui lo ritenete, perché quello che c’è scritto qua è che le risorse vengono tolte, non aggiunte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Dalla Pozza, prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Intervengo solo perché credo che si debba rispetto. Visto che prima il Presidente parlava di collaborazione e rispetto anche istituzionale, sarebbe stato interessante avere oggi, durante il dibattito, il Presidente Stefani qui. L’abbiamo visto più volte in questo palazzo, ma non l’abbiamo mai visto in Aula.
È un ritratto abbastanza plastico di quello che è questo bilancio: manca il Presidente, ma c’è un altro Presidente. È effettivamente un bilancio che si porta dietro l’eredità della precedente legislatura. È un bilancio asfittico, è un bilancio striminzito, è un bilancio per il quale si fa anche fatica a trovare il modo per intervenire. Il massimo che ci è stato concesso, non me ne voglia il collega, che non vedo in Aula, Morosin, non me ne voglia, ma il massimo che avete offerto nella discussione di questo bilancio è stato proporci, per bocca di un esponente autorevole della maggioranza, la fusione con il Friuli, cosa che peraltro alcuni Comuni del Veneto, dell’area orientale, non solo chiedono ma intendono intraprendere come idea, visto che dal Veneto non ricevono più le risposte che vengono richieste. È un bilancio compresso, Assessore, noi abbiamo aderito a una richiesta che era quella con senso di responsabilità di fare in modo che la Regione uscisse dall’esercizio provvisorio di bilancio. Ci ha messo in grande difficoltà, lo diciamo, perché nel lavoro di Aula, visto che si è parlato di collaborazione, è difficile intervenire con tempi così compressi e su materie così complesse in tempi così brevi.
Quando sono entrato per la prima volta in questo palazzo un funzionario apicale di questo palazzo mi ha detto: Ricordatevi - giusto per citare quello che è il senso di responsabilità che ha animato anche la nostra presenza in Aula - ricordatevi che siete in 51 a rappresentare 5.000.000 di persone ed è un bilancio da 19 miliardi di euro, di cui 12 entrano a pieno titolo nella parte sanitaria che fa i conti con la vita delle persone.
Ecco, allora quello che ci saremmo aspettati e glielo diciamo come pro memoria per il prossimo bilancio che immaginiamo avrà tempi diversi e spazi diversi di discussione. Quello che le lasciamo come promemoria, Assessore, lo avremmo detto al Presidente, ma lo diciamo a lei che ha la delega importante al bilancio e che ci aspettiamo di avere, entro la fine dell’anno, la visione reale che ha questa nuova legislatura per i prossimi cinque anni di Governo del Veneto, che non sia più una manovra che è costretta a intervenire con tagli sul FESR per finanziare voci e togliendo, peraltro, agli Enti locali anche risorse di una situazione che è già difficile per quello che fa lo Stato.
Siamo in una situazione straordinaria, Assessore, in cui la crisi energetica che abbiamo davanti e di cui non sappiamo ancora nulla e che dall’8 di aprile mostrerà la sua faccia reale nel momento in cui finirà quella che è la manovra sulle accise del Governo e che rischia di mettere in crisi pesantissima i settori produttivi, oltre che le famiglie. Samo in una situazione di emergenza che merita risposte all’altezza: questo bilancio, diciamolo francamente, non lo fa. Siamo stati, mi passi il termine, buoni nel dibattito, perché non abbiamo forse fatto emergere con la dovuta veemenza quelle che sono le pecche di questo bilancio. Però è un bilancio che si porta dietro delle zavorre pesantissime come quelle della Pedemontana, sulle quali non ci sono arrivate rassicurazioni. È un bilancio nel quale, nella manovra emendativa che abbiamo fatto sul DEFR, ci sono state date risposte evasive e negli emendamenti avete scritto che mancano le risorse, ma non ve lo diciamo noi, ve l’hanno detto le categorie, ve l’hanno detto le agenzie regionali, ve l’hanno detto i sindacati, ve l’hanno detto le associazioni. È stata penosa, devo dire, la fase delle audizioni in Commissione, con il lamento pressoché costante da parte di chiunque sul fatto che questo bilancio non dà risposte, sul fatto che tutti sono in difficoltà.
Qualcuno prima, forse il collega Del Bianco, diceva che è solo propaganda elettorale e io aggiungo: magari fosse propaganda elettorale. Ma evidentemente la fusione col Friuli è già in...
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Morosin, è stato citato più volte oggi. Non si preoccupi, Consigliere.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Ne ho approfittato per scherzare. Magari fosse stata propaganda elettorale, perché sotto campagna elettorale alcune proposte sono state fatte: ad esempio quella sulla riduzione del costo degli abbonamenti al trasporto pubblico locale, che riteniamo una manovra dovuta alle famiglie venete e non è una manovra sulla quale siamo i primi a farla in Italia. Altre Regioni la stanno facendo. Diceva bene prima il consigliere Montanariello che il fatto che il trasporto pubblico locale in Veneto funzioni, nasconde un problema: che funziona, ma funziona quasi ed esclusivamente come trasporto scolastico, a parte le linee ferroviarie, il TPL su gomma è trasporto scolastico, Non sappiamo più portare i pendolari al lavoro, non sappiamo più portare i lavoratori sul luogo di lavoro e dopodiché entriamo in procedura di infrazione per i livelli di inquinamento, sui quali, però, non mettiamo un euro per azioni positive per far sì che gli enti locali in particolare possano intervenire...
Assessore, può essere non d’accordo, ma io glielo posso garantire. Se lei mi trova dove i Comuni possono pescare per fare azioni positive che non siano quelle del cambio dei veicoli inquinanti...
Ecco, scusi. Forse ho interpretato male. Lo prenda come un invito, perché sa che sul tema del trasporto sono particolarmente sensibile.
Così come – ne abbiamo parlato con l’assessore Zecchinato – sul fatto di riattivare linee di trasporto, renderle più performanti abbiamo necessità di questo. Abbiamo una Regione che deve migliorare la sua competitività nell’ambito italiano, deve ricominciare ad attrarre investimenti.
Bene i data center regionali, ma non è questo soltanto il modo per tornare ad essere competitivi sul territorio. Noi, come ha chiesto il Presidente del Consiglio Zaia, con spirito collaborativo ci siamo. Ci siamo anche con alcune idee, le abbiamo proposte con un emendamento, l’ho detto durante la discussione sul DEFR e lo ribadisco. È lo stesso emendamento che voi, Assessori, quando ci incontrate separatamente, ci chiedete di proporre, perché voi lo sapete che non ci sono altri modi in questo momento di recuperare le risorse. Non ce ne sono altri, se non quello di chiedere ai veneti ulteriormente di sacrificarsi.
Noi attendiamo, assessore Gerosa, l’attivazione di sistemi che consentano ai veneti di accedere in modo migliore al servizio sanitario nazionale, ma li attendiamo con risorse a fianco, non soltanto con parole e con proclami, perché altrimenti non ne usciamo. Le declaratorie fatte a inizio legislatura, non si preoccupi, staremo ogni volta a verificarle fintanto che non vedremo interventi che siano puntuali e concreti. Questa è una legislatura nella quale non vi consentiamo chiacchiere nelle quali vi sproneremo anche con i numeri che abbiamo, perché oggi rappresentiamo un terzo del Consiglio regionale, vi sproneremo con i fatti, con le proposte a fare ciò che avete promesso, ciò che deve essere fatto per i veneti. Questa è una Regione che ha perso, negli anni, l’appeal che aveva. Avete una responsabilità che vi è stata data dagli elettori ma ce l’avete ancora più forte nei confronti delle giovani generazioni. Quando se ne vanno 8.000 under 35 in un anno dalla Regione, non è solo un problema delle famiglie, è un problema di tutti. Stiamo impoverendo il tessuto sociale e stiamo distruggendo l’anagrafe della nostra Regione per i prossimi vent’anni, perché quei ragazzi, una volta usciti dalla Regione, qui non tornano più. Qui non tornano più. Non tornano più non perché non si trovino bene, perché nessuno se ne va dalla propria terra volontariamente, a parte chi magari aspira a cose più grandi, ma se ne vanno da qui perché qui le prospettive appaiono schiacciate. Quello che era un tempo la Regione che dava opportunità oggi è la Regione che toglie opportunità e toglie opportunità perché è strozzata da un bilancio che è asfittico e dalla mancata possibilità di crescita. Avete una responsabilità e dovete portarvela avanti.
A me dispiace, ripeto, che durante tutto questo dibattito, sul documento più importante, sul documento più importante di inizio legislatura, il Presidente non si sia mai seduto qui in mezzo a noi. È una cosa che rimarchiamo. Abbiamo preso con grande disponibilità le parole iniziali del Presidente Stefani quando aprì questa legislatura dicendo che il primo progetto di legge che avrebbe voluto vedere approvato era quello sui caregiver proposto dalle minoranze, ma dall’altra parte non possiamo nemmeno accontentarci, pur con tutte le aperture possibili, semplicemente di una disponibilità a parole.
Voi, Assessori, siete tutti qui e apprezziamo il fatto che siete stati qui oggi e siete stati presenti in Commissione anche in modo aperto. Però abbiamo bisogno di sapere se questo è anche il pensiero del vostro Presidente. Se siete voi qui come singoli, a rispondere delle vostre scelte o se siete qui collegialmente e non può che essere il Presidente a rappresentare questa collegialità.
Noi ci siamo. A inizio seduta abbiamo messo la tessera per far iniziare la seduta garantendo il numero legale, ci siamo perché siamo rappresentanti, siamo 17 rappresentanti di quei 5 milioni di persone che abitano nella nostra Regione, siamo qui perché siamo 17 rappresentanti che sanno che 19 miliardi sono una cifra elevatissima.
Vi invitiamo e invitiamo anche i colleghi di maggioranza a far sì che questa collaborazione sia una collaborazione reale, nella quale noi partecipiamo a un percorso, nella differenza ovviamente di vedute politiche che deve caratterizzare la diversità dei nostri schieramenti, ma pretendiamo che ci siano risposte ai temi che poniamo.
Prima non c’è stato un battibecco tra l’Assessore Bond e il collega Del Bianco, è stata una discussione su temi reali, su temi concreti, che merita anche qui risposte concrete, non abbiamo fatto una chiacchierata, il collega è sceso su punti specifici e credo che in ciascuno dei nostri interventi abbiate ritrovato la specificità e la puntualità delle cose che abbiamo segnalato.
Avete una possibilità, quella di votare gli emendamenti che abbiamo presentato o quantomeno di discutere nel merito di quegli emendamenti, di darci un’eventuale alternativa alla manovra emendativa che vi abbiamo proposto, altrimenti questo bilancio rimarrà un bilancetto non di inizio legislatura, ma di fine legislatura, e qui, assessore Giacinti, qualcuno deve anche assumersi la responsabilità di aver portato il Veneto in esercizio provvisorio di bilancio, perché altrimenti non ce la raccontiamo totalmente giusta. Non siamo andati in esercizio provvisorio di bilancio perché è successo qualcosa improvvisamente, è stata una scelta politica anche questa.... è realtà.
Speaker : PRESIDENTE
Perdoni se mi permetto, ma, siccome i veneti ci guardano e ci giudicano, ci spieghi come si poteva approvare un bilancio entro il 31 dicembre, ce lo spieghi dal punto di vista di cronoprogramma.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Deve spiegarmelo lei.
Speaker : PRESIDENTE
Se i tecnici dicono di no, ce lo spieghi lei che sa tutto! È mezz’ora che ci fa questa lezione, ci dica come si poteva fare il bilancio entro il 31 dicembre.
Si è messo lei in questa discussione, adesso ce lo dica.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Se vuole battibeccare, ci mettiamo tranquillamente a battibeccare. Capisco, Presidente, che lei si sia sentito punto...
Speaker : PRESIDENTE
Ci dica come si faceva.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Io non sono tenuto a dirle assolutamente...
Speaker : PRESIDENTE
Perché non lo sa! È questo il problema.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Me lo dica lei!
Speaker : PRESIDENTE
Lo io senza nessun problema. Lo spiego qui davanti a tutti. Glielo spiego subito.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Va bene. Io ho diritto...
Speaker : PRESIDENTE
Guardi che è lei che si è ingeniprato in questo discorso.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Ho diritto di finire il mio intervento?
Speaker : PRESIDENTE
Sì, ma non di dire bugie.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Io non dico bugie.
Speaker : PRESIDENTE
Dica come si fa a approvare il bilancio.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Presidente, non le consento, non le consento. Lei può alzare... può prendere la parola quando vuole perché glielo consente il Regolamento, ma non le consento, non le consento di dire che l’opposizione dice bugie.
Speaker : PRESIDENTE
No, ho detto lei, non l’opposizione. È diverso.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
È antipatico l’interrompere...
Speaker : PRESIDENTE
Ho detto che abbiamo deliberatamente non approvato il bilancino. Ed è grave quello che dice un Consigliere.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Termino, perché non poter terminare gli interventi perché il Presidente si sente punto nell’onore è una cosa fastidiosa.
Speaker : PRESIDENTE
Termini. Io la inviterei a continuare e a spiegarci come si poteva approvare il bilancio entro il 31 dicembre. Ce lo dica. Ce lo dica. Ce lo dica. Sì, ce lo dica. Ah beh, ma ha appena detto ai veneti che noi non abbiamo deliberatamente non approvato il bilancio...
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Non intendo proseguire il dibattito...
Speaker : PRESIDENTE
Perché non sa come rispondere. È questo il problema.
Le bugie hanno le gambe corte. Assessore... questo è un altro discorso, però in tutta sincerità, io non ce l’ho con lei, ma lei non si può permettere di dire che questa Amministrazione non ha approvato il bilancio deliberatamente. Non si poteva tecnicamente. Se vuole glielo spiego. Volete che ve lo spiego? Volete che chiamiamo...? Sì, ho capito, ma il problema di votare prima è un altro problema ancora.
Bene. Allora, se mi permettete, visto e considerato che il Regolamento mi dà questa opportunità e per rasserenare di nuovo tutti. Il bilancio, solitamente... questa, se posso, dopodiché potete contestare e sto qua fino a domani mattina a rispondere... ha interrotto da solo... Consigliere Montanariello si è seduto il Consigliere, gli ho detto di finire. Vuole intervenire?
Dicevo: il bilancio, che noi abbiamo approvato tutti gli anni per primi in Italia, bene, si portava solitamente... c’è anche l’ex assessore Calzavara che può confermarlo, ma ci sono i dirigenti se volete, proprio per uscire da questa polemica che qualcuno vuole ancora trascinare. Si portava solitamente ad agosto e da lì iniziava tutta una galoppata veloce per riuscire ad approvarlo... vi dico, giunta ad agosto, primi di agosto, non fine agosto, per riuscire ad approvarlo con il fiato sul collo a fine dicembre. Questa è una storia del bilancio. Punto.
Voi dite: “Potevate convocare le urne a settembre e così qualcun altro...”. Ma se convocavamo le elezioni a settembre, che era la prima data utile... No, ve lo spiego, perché l’abbiamo valutato. Il provvedimento approvato in agosto non era più valido. Quindi, la Giunta doveva costituirsi, approvare il suo bilancio e non sarebbe mai arrivata al 31 dicembre. Questa è la verità. Non dite che non è stato approvato il bilancio perché c’era una strategia, perché questa è a danno dei veneti e non lo trovo corretto.
Prego, Consigliere, finisca, se vuole finire.
Assessore Giacinti, prego.
Speaker : Ass.re Filippo GIACINTI
Buongiorno a tutti.
Non voglio entrare in nessun tipo di polemica. Rilevo semplicemente che tutte le Regioni che sono andate al voto nell’autunno poi non hanno approvato il bilancio entro il 31 dicembre, ma sono andate in esercizio provvisorio. Tutte hanno fissato le elezioni nella data in cui ha votato anche il Veneto. Sto parlando della Puglia e sto parlando della Campania.
Per quello che riguarda la questione del famoso articolo del collegato sulla montagna, Consigliere, io cerco di dare dei riferimenti normativi e di spiegarmi. Probabilmente non ci riuscirò, ma ci provo. Anche se questa è una fase in cui si dovrebbe discutere della stabilità, mentre il collegato lo discutiamo domani.
Benissimo. Allora rispondo in questa sede.
Sulla base del DGR n. 23 del 14 gennaio del 2025 e del DGR n. 79 del 25 febbraio 2026, che fanno da consuntivo, sono stati erogati, per la specificità della montagna, anno 2025, ex legge regionale statutaria n. 1, eccetera, eccetera, i seguenti importi che vado a leggere per elencare specificamente: Dolomiti, 17 milioni, Pedemontana, 4 milioni, Berica 800.000 euro; Scaligera 3.000.000. Il totale solo 24.800.000 euro, quindi un complessivo che è inferiore dei 30.000.000 minimi del collega… Posso finire per favore? Se posso finire, poi potete… Non ho finito però se volete mi fermo e vi faccio parlare.
Allora questi 24.800.000 sono già di per sé inferiori ai 30.000.000 minimo del collegato. 30.000.000 del collegato che vanno a individuare il minimo per la specificità della montagna, introducono una sorta di salvaguardia; una sorta di salvaguardia per il sistema, cioè significa stabilire con una norma che la quota non possa scendere sotto una determinata soglia anche in caso di future variazioni perché il Consigliere parlava dei 50.000.000 perché oltre a queste risorse per la specificità della montagna, ci sono ulteriori risorse che sono per le Dolomiti: 33.000.000 di euro. Ecco che 33.000.000 più i 17 fanno i 50 di cui parlava il Consigliere e questi sono per la specificità della dispersione che riguardano: le Dolomiti per 33.000.000, la Serenissima per 30.000.000 e la Polesana per 20.000. 000.
Queste risorse rimangono all’interno del bilancio, nel perimetro che ammontano a 85.000.000 complessivi, rimangono all’interno del bilancio. Non vengono espunte come per quella norma della specificità montana, ma come specificità della dispersione rimangono dentro il perimetro del bilancio sanitario.
Ecco, questo per chiarire che le risorse ci sono tutte e quelle per la specificità della montagna non solo aumentano di qualche milione rispetto al consuntivo dello scorso anno, ma attraverso questa norma si impedisce, per il futuro, di andare sotto a quella soglia.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Prego, Consigliera. Per l’ordine dei lavori la consigliera Ostanel.
Quindi aspettiamo gli altri si preparino per gli interventi.
Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Sull’ordine dei lavori volevo dire e stigmatizzare quello che è accaduto al collega Dalla Pozza, perché nell’ambito delle funzioni del Presidente del Consiglio chi è seduto dove lei è seduto in questo momento ha il compito, in base al nostro Regolamento, di garantire il funzionamento dell’Aula super partes (esiste per questo un Presidente del Consiglio), quindi intervenire su un intervento, dialogare, dibattere anche su un punto politico importante non è il compito di un Presidente del Consiglio.
Il Presidente Zaia in questo momento non è presente, glielo avrei detto volentieri in visu, ma il compito che ricopre quando siede lì, e dovrebbe metterselo via, non è più il Presidente di questa Regione, non è quello di dibattere politicamente contro o a favore di qualsiasi persona che sia seduta in quest’Aula. Lo stigmatizzo in maniera forte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera.
Procediamo con la discussione.
Sambo Monica, prego.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
La consigliera Ostanel ha anticipato quello che volevo ovviamente stigmatizzare anche io per il gruppo del Partito Democratico, cioè che non è accettabile che il Presidente del Consiglio interrompa un consigliere non per riprenderlo rispetto ad offese (immagino che il Regolamento su questo sia chiaro, io sono nuova ma ho esperienza in Consiglio comunale), ma per controbattere rispetto a un’affermazione, anche perché sappiamo bene (basta fare una semplice ricerca) che altri Consigli regionali hanno approvato entro l’anno il bilancio di previsione 2026-2028.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliera, non voglio entrare nel merito delle questioni, però ci atteniamo alla sua segnalazione.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Io posso, come ha fatto oggi il Presidente... cioè non si capisce se questa sia democrazia, cioè il Presidente può interrompere e dire qualunque cosa, noi invece non possiamo replicare a una cosa che per di più è stata chiesta dallo stesso Presidente.
Dovete dirci voi come hanno fatto altre Regioni, che andavano al voto l’anno scorso, ad approvare entro l’anno il bilancio. Io non sono tecnicamente in grado, forse saranno più bravi loro rispetto a voi, non lo so, ma comunque tecnicamente lo hanno approvato. Basta fare una semplice ricerca e sono più di una delle Regioni andate al voto l’anno scorso. Mi spiegherete voi come hanno fatto, ma l’hanno fatto, quindi tecnicamente si poteva fare.
Superato questo, , non volevo intervenire, sarei intervenuta dopo, ma il dato è importante per far comprendere la questione politica generale.
Si è andati avanti con le elezioni, quindi quello non ha permesso, ovviamente, arrivando così tardi alle elezioni, perché c’era evidentemente un problema in maggioranza di Centrodestra, dei destini anche personali delle singole persone. Per questo siamo andati a votare così tardi e per questo poi siamo arrivati solo adesso ad approvare un bilancio di previsione con mesi di affanno anche per le strutture, per le realtà sanitarie, per i cittadini, insomma che attendevano queste risorse.
Purtroppo però, anche avendo dovuto attendere, avendo atteso appunto questo tempo, non ci troviamo un bilancio rivoluzionario, anzi, è un bilancio che di fatto conferma invece quelle che erano state le precedenti previsioni. È un bilancio, qualcuno ha parlato di ideologico, ad esempio, perché è evidente che su alcune poste non viene investito un euro di risorse regionali, in alcuni casi - e farò degli esempi - addirittura diminuiscono, ma se sul trasporto non mettiamo soldi nostri, sulla sanità non mettiamo soldi nostri e utilizziamo solo il Fondo nazionale sanitario, evidentemente non stiamo dando le risposte. Anche perché è evidente che le risorse non bastano. Basta solo vedere che, sulla questione sanitaria, i cittadini spendono, in media pro capite, 847 euro l’anno di tasca propria per andare dal privato. Chi se lo può permettere, perché in realtà la vera tragedia è che la maggior parte delle persone non se lo può permettere.
Altra questione è relativa al trasporto, che incide ovviamente non solo dal lato dei lavoratori e degli studenti. Adesso dirò l’importanza della poca rilevanza che voi date alle famiglie, ma anche, ovviamente, dal punto di vista poi degli effetti ambientali, perché più auto circolano meno servizi ci sono, perché la questione del trasporto pubblico non è solo - giustamente veniva ricordato dal consigliere Del Bianco - l’aumento delle tariffe che c’è in molti territori, ma è soprattutto il taglio di alcuni servizi che poi di fatto impediscono l’utilizzo dei mezzi, perché le corse sono troppo distanziate oppure addirittura cancellati in alcuni territori.
Viviamo in una realtà dove capiamo, sappiamo benissimo qual è la situazione e l’abbiamo portata, la porteremo anche con gli emendamenti dei consultori. Abbiamo una media di un consultorio ogni 47.000 abitanti, un dato che è addirittura peggiore rispetto alla media già tragica nazionale, di uno ogni 32.000, quando in realtà dovrebbero essere uno ogni 20.000. In alcune zone peculiari e particolari addirittura uno ogni 10.000.
Allora evidentemente queste risorse non si stanno mettendo e siamo in una situazione drammatica.
La situazione della non autosufficienza, ma anche la situazione delle case di riposo. Abbiamo rette insostenibili, ma non solo per chi non ha l’impegnativa, ma anche per chi ha l’impegnativa ormai le rette sono diventati insostenibili e le persone, lo sappiamo benissimo, addirittura devono vendere la casa oppure sperperare la propria pensione e addirittura magari gli stipendi dei figli. Allora è un dato drammatico questo e in questo bilancio non vediamo risposte da questo punto di vista.
Chiudo su una questione particolare: lo avevamo già detto nel DEFR, ma lo ripetiamo perché non vediamo, appunto, risorse, speciali o comunque specifiche, meglio, scusate, all’interno del bilancio che riguarda i giovani e le famiglie. Non c’è un vero progetto sui giovani, a parte e siamo contenti anche che ovviamente l’azione congiunta abbia avuto efficacia e, quindi, sulle borse di studio. È certamente un dato positivo e lo riconosciamo, ma deve diventare strutturale, ma non vediamo invece un vero investimento sui giovani in particolare, lo ricordava prima anche il collega Dalla Pozza, che purtroppo migliaia di giovani se ne vanno da questa Regione e non tornano e difficilmente, anzi normalmente non tornano.
L’altra questione è la questione delle famiglie. Noi stiamo senza, appunto, prevedere ulteriori risorse regionali e, quindi, appunto, l’idea di non inserire l’IRPEF, come giustamente ricordava il collega prima, è solo ideologica ed è ideologica solo qua, perché io faccio un esempio, ma mi sono confrontata, succede anche negli altri Comuni. Nel Comune di Venezia per 10 anni ci stiamo battendo perché la soglia di esenzione si è alzata, perché adesso anche chi ha 10.000 euro di reddito annuo paga in Comune di Venezia l’IRPEF da 10 anni. Noi per anni ci siamo battuti per provare ad alzarla perché persone sotto la soglia di povertà non pagassero l’IRPEF, con Centrodestra che ci ha sempre bocciato questa proposta.
Di fronte, invece, qui dove si chiede di inserire l’IRPEF per chi ha redditi con più di 50.000 euro ci viene detto che non si tassano i veneti. Allora dovete decidervi anche voi, perché mi diceva che la stessa cosa accade a Chioggia, piuttosto che in altri Comuni di centrodestra. Allora dovete mettervi d’accordo anche voi, si può tassare nei Comuni e non si tassano i veneti e si tassano invece sempre i più poveri e non si tassano i più ricchi. Perché questa è l’idea e la prospettiva del centrodestra, ovviamente.
Chiudo dicendo: c’è un dato fondamentale, mi sentirete ripeterlo ad ogni Consiglio, la questione relativa alle famiglie. Questo Veneto e il centrodestra in generale, anche a livello nazionale, non investe sulle famiglie. Abbiamo citato la questione dei trasporti, la questione della scuola, ma la questione anche dei servizi fondamentali, come quelli degli asili nido e delle scuole dell’infanzia. Non ci sono risorse in più, anzi da bilancio noi abbiamo addirittura, con l’ultimo bilancio, risorse in meno rispetto a quelle che venivano investite prima, perché si prendono quelli nazionali e si tolgono quelli regionali. La cifra è la stessa per cui, di fatto, risulta la stessa, però si sono sottratte, invece che aggiungerne, perché faccio solo un esempio: il voucher degli asili nido non copre attualmente, non copre tutti perché arriva a 22.000 euro, ma non copre nemmeno chi fa domanda e sarebbe idoneo per ricevere i soldi. o, invece che aggiungere soldi, almeno nell’ultimo bando e nell’ultimo stanziamento sono state previste le stesse risorse. Anche su questo ovviamente interverremo, perché per noi è inutile parlare tanto di famiglia, denatalità e di necessità di fare più figli quando le condizioni per le famiglie, in particolare per le donne, non ci sono nemmeno a bilancio.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliera Luisetto.
Siccome il consigliere Maltauro è un gentiluomo, le lascerà la parola...
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, sarò telegrafica, perché nel merito sono già intervenuta prima, ma non posso esimermi dal rilevare quello che è successo prima in Aula.
Speaker : PRESIDENTE
Aveva già parlato a nome del Gruppo la sua collega, comunque prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Abbiamo la fortuna di essere in discussione generale, quindi prendo questi due minuti di discussione generale per dire che non è accettabile, non è rispetto istituzionale, non è neanche buona creanza che un Presidente del Consiglio si permetta di interrompere un consigliere che sta parlando e magari sta dicendo cose che non piacciono, ma le sta dicendo nel rispetto del suo ruolo, con termini non offensivi, correttamente e anche eccependo una questione politica.
Non sempre quello che dice la minoranza piace, ma il ruolo della minoranza, a volte, e anche mettere di fronte, come uno specchio, a cose che non piacciono. Possono essere ribattute, si può entrare nel merito, possiamo dirci che non siete d’accordo, che non è questa la linea, che non è questa la condivisione, ma non è accettabile che il consigliere Della Pozza sia stato interrotto nel modo in cui è stato interrotto prima! Non è rispetto istituzionale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Passo la parola al consigliere Maltauro.
Speaker : Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE
)
Grazie, Presidente.
Visto che siamo in vena di rilevazioni e di stigmatizzazioni, credo, Presidente Rucco, non sia difficile rilevare come i colleghi della minoranza in questi ultimi interventi abbiano dato estro a un’intensa pars destruens, che per un’Amministrazione che ha sulle spalle poco più di 90 giorni per me è di difficile comprensione, ma forse stabilisce il diverso approccio tra chi fa politica per e chi è più attento, più vocato, più curioso nel far politica contro.
Se ci fosse talvolta, Presidente, anche metà dell’energia nell’avanzare qualche proposta, forse la discussione sarebbe più ricca. Oggi ho solo visto quello che non vedete, non registrate, non vi va, non funziona, non c’è, ricca è la visione di un Veneto che però non è questo, perché dobbiamo darci un presupposto fondamentale per affrontare la discussione.
Che si possa e si debba migliorare lo abbiamo detto subito e ciascuno di noi ha fatto una campagna elettorale non solo raccontando quello che già c’è, ma anche tentando di tratteggiare quello che vogliamo fare, la nostra visione di futuro, di miglioramento.
Però dirci oggi che al di fuori del Veneto si stende un campo fiorito, un cuscino comodo su cui adagiarci e che qui è tutto un disastro, questa è una frottola immane. Oggi il Veneto ha un PIL che supera l’Emilia-Romagna, ha un PIL pro capite superiore ai 42.000 euro (820 euro in più rispetto all’ultimo anno, 2.000 euro in più rispetto alla media nazionale, l’11% in più rispetto ad alcune delle Regioni amministrate dal centrosinistra a noi vicine); oggi in Veneto l’occupazione è al 70%, in Italia è al 60%.
Abbiamo sviolinato con una certa energia tutti i primati in cui noi non siamo davanti, senza però accorgerci che c’è anche qualche primato per la nostra Regione: dall’occupazione, al turismo, alla produzione, all’industria, al manifatturiero. Però forse la discussione sarebbe stata oltre le 30 ore, se noi citassimo la fotografia e l’affresco in cui la nostra Regione oggi si trova.
Ora, un esercizio di onestà, un presupposto fondamentale, imprescindibile per avanzare una discussione seria credo che sia doveroso nei confronti dei veneti. Com’è altrettanto doveroso, cari colleghi della minoranza, dirci che non va tutto bene, che qualcosina si può migliorare. È il nostro approccio. Noi siamo qua e abbiamo chiesto la fiducia dei nostri elettori non solo per registrare passivamente quello che già c’è, ma per avanzare qualche proposta, nell’ottica di un miglioramento.
E per noi, per me, il miglioramento passa anzitutto da un approccio, e noi credo che l’abbiamo testimoniato, nelle ultime ore. Il miglioramento non è solo una statuizione della maggioranza, l’imposizione di chi governa, è la comprensione di una discussione che fa sintesi anche nel contributo delle minoranze.
Io credo che noi abbiamo fatto una cosa molto significativa che oggi voi con un certo esercizio dialettico in parte sconfessate, ma che è agli atti: il 40% degli emendamenti presentati sul Documento di economia e finanza regionale, questa maggioranza lo ha accolto, convinta, curiosa del contributo anche di chi non la pensa come noi.
La prima legge regionale che il Presidente Alberto Stefani ha dichiarato come meritevole di incoraggiamento, di supporto, di approvazione, non è a firma della maggioranza, è a firma della collega intervenuta poco fa, Luisetto, della minoranza. La prima delibera su un tema tanto caro a voi quanto a noi, penso al Piano casa, dimostrazione che il confronto come metodo per il miglioramento per noi è un valore.
La parte costruens dalle vostre parti, credo che aleggia con maggiore difficoltà, un miglioramento che passa dal contributo delle opposizioni che con grande piacere e con grande comprensione e con grande rispetto e considerazione abbiamo tentato di esprimere, ma che possa anche dalle scelte politiche.
Un’altra cosa che non trovo veritiera è che questo bilancio, seppur in pochi mesi assemblato con una certa difficoltà, un certo impegno, una certa energia, non faccia delle scelte, perché dire che qui noi non facciamo scelte politiche è una falsità: quasi 70.000.000 sugli anziani, sulle famiglie che hanno anziani a carico. Lo abbiamo detto per mesi in campagna elettorale, uno dei primi provvedimenti finanziari è inserire in questo bilancio una cifra importante, significativa su questo tema. Abbiamo sbloccato l’avanzo anche sul tema della sanità, passando da una possibilità, da una capacità di spesa di 60.000.000 a 160.000.000, aggiungendo milioni di euro a un tema che a noi sta a cuore. 4.500.000 per la formazione della medicina territoriale. L’abbiamo raddoppiata. È una scelta politica. Togliere qualche risorsa dai duemila capitoli e inserirla in alcuni temi su cui ci siamo spesi e su cui più di un milione di veneti ci hanno dato la fiducia.
Ora, sono scelte precise, che non coinvolgono solo alcuni dei temi che voi avete sviscerato, ma altre che non ho sentito propriamente nelle corde, se non da qualche collega dei gruppi più appartenenti al centro, ed è il tema della capacità e della possibilità del nostro tessuto produttivo di essere competitivo.
Guardate, amici, nelle ultime settimane - qui c’è il nostro Assessore allo sviluppo economico - la Regione Veneto, più dell’Emilia Romagna, più del Lazio, più della Lombardia, ha investito 17.000.000 di euro a sostegno delle start up, 14.000.000 di euro sul Fondo di competitività, 3.000.000 di euro con il 60% della possibilità a fondo perduto a sostegno delle start-up che vanno consolidate.
Per noi importante sì, quanto abbiamo detto e decifrato rispetto agli anziani, sanità, il sociale, ma non ci dimentichiamo che il nostro tessuto è un tessuto che richiede competitività in questo contesto.
Abbiamo su questo inserito delle scelte molto precise in bilancio, dal welfare, al sostegno dell’impresa, all’internazionalizzazione in un contesto così difficile fino a passare ai giovani e su questo è stato anche merito del contributo di chi gioca dall’altra parte, ma è inevitabile, è importante dire che quei soldi che sono stati spesi per regolarizzare le borse di studio e coprirli integralmente per i prossimi mesi sono soldi che vanno anche oltre della copertura normativa di quello che le norme andrebbero a indicare come è necessario. Uno sforzo preciso.
Abbiamo detto in campagna elettorale che i giovani erano e sono una novità. Questo bilancio previsionale, nei tre anni che tratteggia davanti a sé, lo certifica e stanzia.
Dire quindi che il Veneto è una terra di pochi primati, è una terra in cui si sta male e che in Toscana vanno in giro fischiettando con grande gioia credo che sia un primo esercizio di poca verità.
Dire che il confronto, che questa maggioranza ha dimostrato non solo nel Documento di economia e finanza, ma in tutto il processo in cui il bilancio si è snodato, seppur con la difficoltà che questi mesi potevano comportare, visto il periodo e vista la nuova Amministrazione, credo che sia una falsità, il confronto c’è stato, ampio, significativo, nuovo, come dire che le scelte che non erano previste in realtà ci sono, parlano chiaro, sono precise e rispondono alla visione di quelle centinaia di migliaia di veneti che hanno confermato ancora una volta, oltre al 60%, la bontà del buon Governo del Centrodestra, dopo 15 anni che eravamo in corsa.
Evidentemente, qualcosina, magari misurata, magari per voi poco attenta, di buono l’abbiamo impostata.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, Bigon.
Speaker : Anna Maria BIGON (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Rispondo in parte anche al collega Maltauro, dicendo che noi non è che non abbiamo fatto proposte, ha detto lei stesso che è stato accolto il 40% dei degli emendamenti proposti nel DEFR, e adesso ne abbiamo altrettanti per il bilancio, quindi crediamo che le proposte le facciamo, le faremo e siamo qua per collaborare.
Non è neanche tutto un disastro, noi diciamo una cosa molto semplice: che il bilancio può reggere nei numeri, ma nella vita reale dei cittadini del Veneto no, questo non regge, perché il lavoro è fragile, è vero, abbiamo una popolazione che è sopra la media nazionale, ma è un lavoro povero, c’è una natalità in calo e un invecchiamento sempre più alto, una pressione sulle imprese, che chiedono più sostegno e meno burocrazia.
C’è un dato che dovrebbe preoccupare tutti, l’invecchiamento, che sta andando avanti rapidamente e nascono sempre meno bambini. La denatalità e l’invecchiamento della popolazione non sono due fenomeni separati, sono la vera emergenza che c’è in Veneto, quella che nei prossimi anni metterà in crisi il lavoro, il sociale, la sanità
Non diciamo che non è stato fatto nulla, diciamo che le scelte coraggiose mancano in questo bilancio, perché altrimenti vorremmo i dati degli investimenti maggiori sull’invecchiamento, che non abbiamo visto (vedremo se verranno accolti i nostri emendamenti) e sulla natalità, che non abbiamo visto. Se non interveniamo ora, difficilmente potremmo migliorare la situazione: peggiorerà. Parliamo di occupazione? Bene: è vero, il Veneto ha una buona occupazione, ma la precarietà è sopra la media, i salari sono bassi e abbiamo una media di 1.400 euro per otto ore di lavoro al giorno in Veneto. La fuga dei giovani qualificati: i contratti sono poveri, le difficoltà a trovare personale qualificato, perché c’è anche il problema dell’impresa. Questo si lega direttamente al tema demografico: se i giovani se ne vanno, o restano in condizioni precarie, non costruiscono qui il loro futuro, lo abbiamo visto, e i numeri li sappiamo tutti. Non mettono qui famiglia e non contribuiscono, ovviamente, alla tenuta del sistema.
Non basta dire che l’occupazione cresce, non basta, non è sufficiente, purtroppo. dobbiamo chiederci che lavoro è, se precario, sottopagato, o senza prospettive. Se non è ovviamente a sufficienza come sopravvivenza, e se è in fase di sviluppo. Le proposte le facciamo, perché anche qua delle proposte noi le abbiamo fatte, le facciamo ancora. Servono degli incentivi per i contratti stabili, e investimenti seri sugli ITS, la formazione tecnica, le politiche per trattenere i giovani.
Le abbiamo fatte le proposte, le facciamo, e attrarre talenti: questo dobbiamo fare.
La natalità, ditemi quanti soldi sono stati investiti in più rispetto agli altri bilanci sulla natalità. Il calo demografico è un rischio economico e sociale enorme e il Veneto è tra le regioni più colpite.
Il problema è anche il costo della vita. Guardate, i servizi per l’infanzia sono insufficienti, sappiamo che i numeri non contengono e non danno risposte a tutti, ma non solo. Se avessimo creduto che la natalità fosse veramente un tema importante da affrontare, avremmo quantomeno investito molto di più sugli asili nido. Per renderli gratuiti abbiamo fatto una legge nel 2020, ma è ancora inapplicata. E anche qua le proposte le abbiamo fatte. Dall’asilo nido gratuito fortemente calmierati, al sostegno concreto alle giovani coppie, alle politiche di conciliazione lavoro e famiglia.
Invecchiamento: ditemi quali somme sono state investite in più rispetto agli altri bilanci sull’invecchiamento. Parliamo di case di riposo, parliamo di invecchiamento attivo? Parliamo allora anche di un dato reale. Nel momento in cui c’è una maggiore popolazione che invecchia, abbiamo una maggiore richiesta e domanda di sanità, più bisogno di assistenza, più pressione sulle famiglie e sui Comuni. Se non rafforziamo ora il sistema rischiamo di scaricare tutto sempre di più sulle famiglie, in particolare sulle donne. Una società che invecchia senza servizi adeguati è una società più fragile è più diseguale serve una vera rete per la non autosufficienza e le proposte le abbiamo fatte e le abbiamo anche durante il bilancio.
Sostegno ai caregiver, integrazione sanità e sociale, rafforzamento dell’assistenza domiciliare.
Parliamo di reddito e potere d’acquisto. Inflazione, salari bassi, impoverimento reale, abbiamo la classe media in difficoltà, i lavoratori poveri sempre di più e aumentano le disuguaglianze territoriali e anche questo include direttamente sulla natalità, perché ci incide sulla natalità, senza sicurezza economica le persone rinunciano a costruire una famiglia.
Il problema oggi non è trovare un lavoro, ma arrivare a fine mese lavorando.
Poi, altre proposte che abbiamo fatto e che ritroveremo anche nei prossimi giorni durante l’esame del bilancio: le liste d’attesa per quanto riguarda la sanità, la carenza del personale, la fuga verso il privato e con l’invecchiamento della popolazione questa pressione è destinata ad aumentare.
Se per curarsi bisogna aspettare mesi o pagare il diritto alla salute diventa un privilegio.
Guardate che il sistema nostro sanitario regge ancora ma perché lo paghiamo, lo paghiamo in buona parte, quei 800 euro di cui parliamo e abbiamo fatto più interventi oggi in questa discussione per molte famiglie sono ancora pochi o quantomeno accessibili. Pertanto sempre di più in Veneto stanno diventando insostenibili. Quindi il Veneto è andato bene finché ha avuto una possibilità economica anche di tenere questa possibilità di pagare, cosa che purtroppo sta andando in peggioramento. Per non parlare della salute mentale, lo abbiamo già detto e lo ripetiamo. È una delle nostre battaglie e non possiamo pensare che il Veneto sia sotto la media nazionale. È vero che son stati spostati dei soldi, ma sono stati spostati dei soldi da altri capitoli. Allora noi, da una parte magari mettiamo i 4.500.000 per la parificazione delle borse di specialità, della medicina territoriale ed è una battaglia che noi facciamo da tempo ed è giusto che sia così, ma li prendiamo da altri capitoli dove magari c’è una necessità anche lì. Avremmo dovuto investire maggiori risorse in questo bilancio. Questo avrebbe dovuto fare il Veneto. Questo avrebbe dovuto fare la maggioranza. Trovare risorse aggiuntive da investire.
Allora sì le medicine integrate potevano dare categoria A a tutti i cittadini e non solo al 23% dei cittadini. Allora in questo caso avremmo potuto dire: Bene. Apriamo dei reparti di emergenza per i ragazzi che hanno problemi psichiatrici, magari ai primi esordi.
Allora, li avremmo potuto avere delle possibilità, in realtà non l’avremo, perché non ci sono risorse aggiuntive; è questo il nostro problema e saremo qua, l’anno prossimo a dire le stesse, identiche cose. Questo è il vento che arretra. Per il sociale, 200.000 euro per gli ATS, scusatemi, ma sappiamo perfettamente, credo che ce la raccontiamo se diciamo che sono tanti, non sono nemmeno sufficienti ad attivare le sedi degli ATS, perché guardate che abbiamo paesi che non hanno entrate, come magari le hanno i paesi turistici, e siamo sempre all’interno del Veneto.
L’ATS è uno strumento ottimo nel momento in cui parifichiamo i servizi in tutti i Comuni e in tutti i territori, da quelli privilegiati a quelli meno, ma nel momento in cui non mettiamo le risorse per fare in modo che questo avvenga, avremo sempre paesi che non potranno raggiungere la persona che ha difficoltà ad essere presa in carico, quindi il sociale sarà sempre più a carico dei Comuni e i Comuni non ce la fanno più.
Abbiamo Comuni dove ci sono 4 milioni di euro di entrata per parcheggio, perché magari sono in una zona turistica, e abbiamo Comuni che, se mettiamo i soldi per parcheggiare, non vengono nemmeno i cittadini a fare la spesa, quindi dobbiamo cercare di intervenire e sostenere quei Comuni che non hanno le disponibilità economiche di tanti altri.
La Regione Veneto mi deve dire dove ha messo questi soldi, perché non ci sono. Se abbiamo due emergenze, natalità e invecchiamento, soldi in più in questi due settori non li abbiamo e quelli che abbiamo messo li abbiamo presi da altri, quindi credo che non sia un disastro, ma questo bilancio manchi di coraggio. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Szumski, prego.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Prendo la parola solo per una puntualizzazione. Siccome facciamo parte dell’opposizione, siamo 17 consiglieri, non siamo un unicum, abbiamo due provenienze diverse, ci tengo a sottolinearlo semplicemente per cronaca. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Ci sono altri interventi? Dalla Pozza, prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Solo un paio di risposte dovute, una al consigliere Maltauro, in italiano si chiamerebbe contraddizione in termini il suo intervento, consigliere, nel momento in cui dice che amiamo solo la pars destruens e non la pars construens… Riteniamo, visto che avete unificato nel DEFR, in un unico provvedimento la parte emendativa con la parte di discussione, non abbiamo mai slegato la questione.
Noi quindi riteniamo che la nostra pars construens sia questa più quelli che troverete… La scansione della discussione prevede prima la discussione generale e poi la parte emendativa, quindi non possiamo anteporre l’una all’altra, perché questo dice il Regolamento di funzionamento del Consiglio regionale.
Detto che nella contraddizione in termini ci stanno anche i suoi voti, il suo voto, su almeno un emendamento proposto dalle minoranze, segno che evidentemente la pars construens, quando ha basi solide può essere anche appoggiata dalla maggioranza.
Visto che ci sono i due Vicepresidenti, ma manca il Presidente del Consiglio, ovviamente spiace il battibecco avuto con il Presidente del Consiglio regionale Zaia, spiace perché non è un reato quello di aver scelto di posticipare la discussione di questo bilancio alla legislatura successiva.
Lo ricordiamo tutti, vale per il Veneto, così come valeva a suo tempo per la Campania o per la Puglia: i destini dei Presidenti di Puglia, Veneto e Campania erano legati all’eventuale approvazione della legge sul terzo mandato.
Non è un reato avere atteso, ma ciò non avrebbe impedito di concludere anticipatamente, come altre Regioni, la legislatura, e di andare al voto regolarmente. È una scelta, ma io non ne facevo un problema nei confronti dell’allora Presidente Zaia. Sono scelte politiche che hanno portato all’esercizio provvisorio di bilancio. Punto. È una semplice oggettività. Magari gliela riferirete, ovviamente mi dispiace il battibecco, ma capisco anche che il Presidente del Consiglio sia in una fase politica in cui magari la suscettibilità sia maggiore, dato che il suo nome è sui giornali in questi giorni e, quindi, evidentemente un po’ di nervosismo forse ci sta nell’essere… e va bene, ma insomma… si potrebbe concludere dicendo che tuti me voe ma nisun me toe , quindi capisco anche il nervosismo che c’è in questo momento.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Maltauro, per fatto personale. Lo specifichi.
Speaker : Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Solo per dire che lungi da me criticare la vostra manovra emendativa, peraltro cospicua, vuol dire che avete tante osservazioni. Io dicevo in discussione generale credo che rientri nel mio diritto di critica politica ho valutato gli interventi molto intensi sulla parte di ciò che non funziona e un po’ meno attenti a indicare anche qualche proposta.
Mi consenta poi, collega, una battuta, visto che ha citato le tre Regioni al voto, avrei voluto vederla commentare la manovra di bilancio pugliese o campana della sua maggioranza politica, forse sarebbe stata anche un po’ diversa e più gustosa.
Speaker : PRESIDENTE
Del Bianco.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Si vuol far finta di non capire anche quello che diceva adesso sulla data del voto il consigliere Dalla Pozza. Attenzione, perché la Regione Toscana ha approvato tranquillamente, come ha detto la consigliera Sambo, il bilancio entro il 31 di dicembre e l’ha approvato venendo da una situazione che era identica a quella del Veneto, perché cinque anni prima - e sono andato anche a ricontrollare perché a un certo punto uno pensa di essere anche matto - cinque anni prima, Toscana e Veneto, avevano votato nella stessa data 20 - 21 settembre 2020. La Toscana, però, al contrario della Regione del Veneto, ha scelto di andare a votare prima, in ottobre, di modo che si potesse essere nei tempi per votare il bilancio entro il 31/12.
Il Veneto, invece, ha scelto di andare a votare a novembre, a novembre inoltrato e così facendo non ha potuto votare il bilancio entro il 31/12 e arriviamo tra l’altro cinque mesi dopo.
Quindi questa cosa non è trascurabile, perché questa sì è una scelta politica, perché se proprio proprio vogliamo dobbiamo andare a vedere perché il Veneto, al contrario della Toscana, non è andato a votare a ottobre, perché si è aspettato fino all’ultimo una possibile proroga in extremis, in qualche modo, quel benedetto terzo mandato. Non è neanche elegante (mi permetto di dire )che il Presidente del Consiglio interrompa un consigliere che parla e, quando sa che sarebbero arrivate le repliche di tutti gli altri, esca dall’Aula.
Questo non è bellissimo, perché non è francamente bellissimo che ci si rimproveri tanto di iniziare e poi alla fine si assista a meno della metà da Presidente del Consiglio della discussione, e quando si entra nel merito della discussione, si fugge. Anche questo è evidentemente uno dei tanti mezzi comunicativi.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Montanariello.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Presidente, è giusto che resti agli atti. Credo che intanto vada ringraziato il consigliere Dalla Pozza per il suo senso di responsabilità nel non aver voluto instaurare una situazione che avrebbe declinato attenzione legittima, visto che non si è mai visto il Presidente del Consiglio che interrompe qualcuno, intanto perché il Presidente del Consiglio è garante di tutti e ricordo che il Presidente del Consiglio deve essere forse più garante della minoranza che della maggioranza di cui fa parte. 2) Presidente, c’è anche un altro tema. Il Presidente del Consiglio è soggetto consigliere, che ha diritto di voto a tempo, quindi può prendere la parola e intervenire. Credo che il consigliere Dalla Pozza abbia dato un grande esempio di senso di responsabilità, perché credo che tanti di noi in quest’Aula di maggioranza o minoranza, avrebbero tenuto il punto fermo e non si sarebbero fatti interrompere,
3) Presidente, sul tema io direi che questo dibattito alla maggioranza non conviene, perché, invece delle teorie e delle tesi, c’è un fatto realmente accaduto nella Regione Veneto.
Nel 2020 votiamo il 20 settembre, io c’ero, siamo arrivati qua, abbiamo licenziato il bilancio prima di Natale, fatti di storia recente realmente accaduta, nel 2020 votiamo il 20 settembre, siccome le elezioni si potevano convocare a settembre non sono state convocate, perché la verità è che è che due mesi in più facevano comodo a tutti. Questa è la verità.
Cinque anni prima, quando andavano convocate anche se ce li Covid, siccome c’era il mandato, non ho potuto fare... anche ad agosto oggi, ci togliamo il pensiero, quindi non dobbiamo andare a inventare alchimie.
Settembre 2020, il 20 settembre si vota, prima di Natale abbiamo approvato il bilancio, nonostante una ricca e profonda discussione.
Presidente, a me va bene tutto, va bene essere tacciato per litigioso, va bene essere tacciato per matto e per sconsiderato, tutto quello che volete, è giusto che nell’agone politico, finché c’è il rispetto reciproco, umano e personale tra noi ci sia il confronto.
Colgo l’occasione per dire bravissimo – gli riconosco di essere un giovane brillante – al consigliere Maltauro, che credo meriti attenzione e rispetto sotto l’aspetto politico, soprattutto da parte mia, lo guardo con stima. Però, Consigliere, limitatevi a insegnarci come si fa la maggioranza, perché se ci volete anche spiegare come dobbiamo fare opposizione, dopo vi confondete, e va a finire che vi portate gli emendamenti da soli, come l’ultima volta.
Concentratevi a fare la maggioranza e noi ci concentriamo a fare la minoranza. Se volete fare maggioranza e minoranza, come l’ultima volta, vi scordate quale casacca mettere e vi fato gli emendamenti da soli. Facciamo ognuno il suo: io non vi spiego come fare maggioranza, perché sono della mozione Morosin, quando dice “questo umile maledetto – politicamente parlando – bilancio”, quindi non potrei farla perché sono della mozione Morosin, condivido le sue affermazioni sul bilancio.
Però, Consigliere, se vuole, la minoranza la sappiamo fare anche meglio, ma non conviene a nessuno. Se però se c’è da farla, la minoranza, le posso garantire che ho fatto 16 anni di minoranza. Mi creda, forse è la cosa che mi riesce meglio della maggioranza, quindi non vi conviene andare su quel terreno. Rimaniamo ognuno sul suo.
Speaker : PRESIDENTE
Ci sono altri interventi? No.
Non vedo l’assessore Giacinti, se voleva fare eventuali repliche.
Diamo la sua assenza come non volontà di farlo.
Io chiudo la discussione e sospendo la seduta.
È convocato l’Ufficio di Presidenza della Prima Commissione per l’esame degli emendamenti in Sala Legni.
Ripresa seduta, ne parlavamo prima, massimo per le 17,30, altrimenti andiamo lunghi. Se volete prendere posto, grazie. La discussione generale è chiusa.
Passerei all’analisi e alla votazione degli emendamenti.
Allora partirei dall’emendamento… scusate, se chiudete. Prego, accomodatevi.
Partiamo dagli emendamenti che prevedono gli articoli aggiuntivi e l’emendamento n. 19 presentato dal consigliere Manildo, è a pagina 2, per orientarsi.
Prego, Consigliere.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Questo emendamento concretizza la discussione di oggi e la discussione che abbiamo fatto nei giorni scorsi sulla necessità di indicare una strada diversa di assunzione di responsabilità e di creazione di un Veneto più giusto che finisce… questa condotta di aumentare tasse…
Speaker : PRESIDENTE
Scusate per favore, c’è il consigliere Manildo che sta parlando.
Consigliere Rigo, per favore.
Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie. Sì, sto parlando, sì, non è bellissimo, so che non è un argomento…
Per favore. Abbiamo 21 emendamenti. Se non c’è brusio, sicuramente, riusciamo anche a capire meglio.
Prego, Consigliere. Scusi.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Dicevo, parlavamo di assunzione di responsabilità per rendere il nostro Veneto una comunità vera che riesce a distribuire, in modo corretto, le risorse, cercando di evitare che aumentino le disuguaglianze o aumentino, peggio, le ingiustizie; ingiustizie a cui come classe politica dobbiamo cercare di far fronte.
È un momento difficile, lo abbiamo detto. Ci sono tante emergenze, l’abbiamo sentito anche oggi, nel colloquio che con i Capigruppo abbiamo fatto con il sindacato della CGIL. Ci ha ricordato la situazione di tutti gli anziani in lista d’attesa per le RSA, della necessità di politiche sull’abitare, di necessità di politiche sul trasporto pubblico, necessità di politiche che tengano conto dello shock energetico, del costo dell’energia e della conseguente povertà energetica.
Per questo dobbiamo cercare di rendere il nostro territorio, il nostro terreno un ecosistema più attrattivo e più giusto e diciamo , sostanzialmente, con questo emendamento diciamo: prendiamoci come classe politica questa assunzione di responsabilità, questa lungimiranza facciamo un patto di scopo con i cittadini, diciamo insieme a voi riusciremo ad avere queste risorse che cercheremo di impiegare per creare il futuro. Ecco il tema di questo emendamento è: in questo momento questo bilancio che abbiamo definito ponte tra eredità dello scorso mandato e prospettiva di un nuovo ciclo che si apre, l’invito a tutti di considerare la flessibilità fiscale, la possibilità del nostro Veneto di agire in modo diverso anche sull’addizionale IRAP di introdurre dei meccanismi di ridistribuzione della ricchezza che vadano a toccare in modo equo, giusto e progressivo i veneti.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Manildo.
Consigliere Galeano, prego.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Io volevo riprendere per qualche piccola chiosa, visto che qui ci sta, di fatto, la risposta alle critiche che abbiamo sentito in qualche intervento, sul fatto che non abbiamo avanzato proposte. Qui ci sono 210.000.000 di euro di proposte, quindi una pars construens concreta, forte, pubblica e chiara.
Sono soldi veri, se lo vogliamo, l’ho già detto in correlazione come possono essere soldi importanti che con un po’ di coraggio portiamo a casa.
Qualcuno oggi il consigliere Morosin ha derubricato un po’ a briciole. Ecco, io penso che, certo, se le vediamo nel complessivo, sono una parte piccola del nostro bilancio, però ci sono persone che campano con quelle briciole. Abbiamo declinato in maniera puntuale in quella quindicina di proposte concrete per affrontare subito in maniera emergente e con emergenza alcune urgenze del nostro Veneto. Ripeto, sono briciole che possono cambiare le sorti a un po’ di persone, e l’abbiamo visto sulla salute mentale. Lo possiamo fare sulla disabilità, sulle impegnative per gli anziani nelle strutture. Lo possiamo fare per il dissesto idrogeologico e, quindi, la sicurezza del nostro territorio. Davvero tanti, tanti, tanti fronti. Ecco perché per quanto possono essere misure piccoline in senso quantitativo, possono avere, invece, un grande valore. Certo, dobbiamo sicuramente guardare in prospettiva quali possono essere le soluzioni strutturali per rendere migliore il contesto socioeconomico del nostro Veneto, in cui navigare con il nostro Veneto, però io penso che la bravura, visto che la contingenza e l’urgenza a oggi, cioè le famiglie sono con l’acqua alla gola oggi, la bravura di questa Assemblea dovrebbe essere quella di tenere insieme, di contemperare proprio l’urgenza con la prospettiva, con un criterio, però, importante perché accogliere questa proposta vorrebbe dire riaffermare un principio, che è quello della giustizia grazie a una politica redistributiva, perché io questo lo voglio ricordare ripetendo alcuni nomi che - alcuni nomi - alcuni numeri che ho elencato questa mattina. È una manovra che toccherebbe meno del 7% della popolazione veneta, dai 50.000 euro di reddito in su all’anno, con - in questa prima fascia - circa 9 euro al mese, quell’abbonamento a Netflix di cui parlava il consigliere Trevisi, circa 9 euro al mese a persona e capite, quindi, con un’incidenza piccola, visto che - lo riaffermo - non è certo oggi definibile ricco il ceto medio, però di fatto c’è un 93% della popolazione che sta peggio, che fatica. Quindi, se noi riaffermiamo, oltre che portare a casa qualche briciola, riaffermiamo anche fortemente un principio di redistribuzione, quindi di giustizia all’interno delle nostre comunità io penso che possiamo fare solo che bene alla nostra comunità, anche in termini di fiducia, perché la coesione sociale e la fiducia all’interno della comunità abbiamo visto essere quella infrastruttura, quel motore fondamentale che è la base, proprio anche poi per far ripartire, per rendere il nostro territorio competitivo, attrattivo sostenibile sotto i punti di vista ambientale, sociale ed economico.
Ecco perché io penso che, nonostante siano briciole per qualcuno, una risposta concreta può arrivare e sarebbe un segnale forte di quanto cogliamo.
Siamo connessi con le difficoltà dell’attuale contingenza, quindi cerchiamo di attivare le leve possibili per dare le necessarie risposte. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Allora, se non ci sono altri interventi metterei al voto l’emendamento numero… Ah no, scusate, Consigliere Cunegato.
Consigliere Szumski.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Allora, per quanto riguarda questa proposta, noi, quando si tratta di parlare di tasse in aumento, abbiamo sempre qualche massima prudenza. Non ne siamo, come abbiamo già detto, ideologicamente contrari, però in questa fase, tenendo conto anche che, comunque, non potrebbe essere applicata che al bilancio 2027 quindi c’è una possibilità di ridiscuterla più avanti io credo che si debba portare avanti, nel frattempo, con forza, la necessità di ottenere più risorse, come abbiamo ripetutamente detto, ma non ci stancheremo mai di dirlo, dallo Stato centrale, per le esigenze complessive che ha la nostra società, per il residuo fiscale che abbiamo, per le scelte di spese militari folli che ci sono a monte. Quindi in questa fase riteniamo di non approvare, quindi esprimo voto contrario su questo emendamento, augurandomi che ci sia una possibilità di intervento e che veda anche un’analisi seria per quello che è il debito, chiamiamolo così, o l’investimento, a seconda di chi li vede, ma per noi è un debito pesante, legato alla Pedemontana, per poter rimodularlo e per permettere di recuperare risorse anche in quel senso.
In questo c’è tempo per fare anche un’operazione approfondita su questo ambito, su questo settore, e poi, eventualmente, per il bilancio 2027, ovviamente, potranno essere fatte altre valutazioni, anche alla luce, ahimè, dell’evoluzione del momento economico, nella situazione di turbolenza, chiamiamola così, mondiale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie Presidente.
Ci avete sempre detto che siamo solo capaci di criticare, invece qui c’è la prova provata del tentativo di costruire una proposta politica dettagliata.
La tassazione non è una questione tecnica, ma è una questione eminentemente politica, e il modo in cui io decido di tassare le persone rivela il modo in cui io intendo la società.
Abbiamo detto più volte oggi che davvero siamo sull’orlo del precipizio e che c’è bisogno di coraggio. Noi abbiamo fatto questa proposta che diceva di tassare chi guadagna più di 50.000 euro, di poco, per chi guadagna 55.000 euro, 9 euro al mese, quindi nulla, e voi vi siete presi la responsabilità di bocciarla. Prendendovi questa responsabilità, avete bocciato 25 milioni per il co-housing, quando avete sempre detto che c’è un’emergenza casa; prendendovi questa responsabilità avete bocciato 18 milioni per il trasporto pubblico locale gratuito per gli studenti.
Questa è una questione decisiva e centrale, che rende la nostra Regione meno attrattiva delle altre. Vi siete presi la responsabilità di bocciare 10 milioni per la salute mentale in una regione dove solo il 24% dei centri di salute mentale è aperto quanto dovrebbe; vi siete presi la responsabilità di bocciare 10 milioni per la disabilità in una regione dove è in crisi la neuropsichiatria infantile, è in crisi l’integrazione scolastica, dove abbiamo detto “oramai le persone con disabilità sono costrette a comparsi le scarpe e sono costrette a comprarsi anche tutti gli ausili della carrozzina”. Vi siete presi la responsabilità di bocciare un emendamento che dava 8,5 milioni alla cultura Regione che spende meno di tutti in cultura, in una Regione dove davvero questo sarebbe importante per essere anche più attrattivi.
La cultura, come dire, è una droga che dà indipendenza, come mi piace ricordare, quindi crea una crescita, come dire, personale, umana per tutti, ma oggi come oggi, quando le persone fuggono sempre di più è anche un fattore di attrattività.
Noi siamo stati propositivi, abbiamo cercato di cambiare la marcia. Voi non avete avuto il coraggio di seguirci con un bilancio che rimane, in qualche modo, incapace di una visione diversa e che di fatto ci condanna a una crescita anemica e un declino dei servizi.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Altri interventi?
Bene. Passiamo al voto.
Metto al voto l’emendamento n. 19, del consigliere, Manildo. Il parere è contrario.
È chiusa la votazione. Scusate, ma chi è che parla? È chiusa la votazione. Quindi, scusate un attimo, attenzione, l’emendamento è respinto e decade anche l’emendamento n. 20 del consigliere Manildo, che tratterà se vuole il 21, se non lo dà per letto.
Siamo a pagina 6. Quindi il 20 a pagina 4 decade e si passa al 21 a pagina 6.
Lo da per letto, Consigliere?
Prego, consigliere Manildo.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie. Grazie, Presidente. Brevissimamente. Questo emendamento è importante. Richiediamo delle agevolazioni IRAP per le IPAB, nell’ottica di omogeneizzazione della disciplina sulle IPAB, che è avvenuta anche in altre Regioni che hanno esentato le IPAB dal pagamento dell’IRAP.
Questa è una misura fondamentale e importante ed è un primo passo che ci dovrà stimolare tutti dopo una rincorsa durata 25 anni per arrivare alla riforma delle IPAB, finalmente riuscire con questo Consiglio regionale a fare una riforma delle IPAB.
Partire da questo riconoscimento che è importante dare alle IPAB natura pubblicistica dare alle IPAB delle agevolazioni fiscali in tema di pagamento della tassa Irap serve poi per riuscire ad avere una conseguente disciplina in tema di contratti di lavoro, disciplina di fiscalità che possono far sì che questi istituti molto importanti riescano a fornire un servizio adeguato sul territorio di assistenza dei nostri anziani e dei nostri disabili.
Per questo penso che sia un emendamento da votare insieme.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Luisetto.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Intervengo anch’io a sostegno di questo emendamento, soprattutto facendo riferimento alla situazione attuale delle IPAB, che sappiamo hanno un regime fiscale molto diverso dalle realtà, invece, che hanno un regime privato. Perché? Perché sia la malattia, le maternità, tutto quello che riguarda il personale, il tema IVA hanno un peso diverso nelle realtà pubbliche di assistenza. È per questo che agevolarle, togliendo questa tassazione, riducendo questa tassazione, rappresenterebbe un segnale di attenzione importante.
Sappiamo bene quante sono le strutture in Veneto, quanti sono i posti in attesa, ma anche la difficoltà della sostenibilità di queste realtà, che sono per gli anziani, per la maggior parte, ma che riguardano anche realtà per minori.
Quindi, l’auspicio è che questo primo emendamento porti alla luce una situazione di fragilità, nota ma forse non abbastanza considerata, e che sia il primo passo per cambiare veramente le cose, dando loro una sostenibilità economica che è ormai vitale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Luisetto.
Se non ci sono altri interventi, metto al voto l’emendamento n. 21, pagina 6. Parere contrario.
Votazione chiusa.
Respinto.
Emendamento n. 7, consigliera Ostanel, pagina 8. Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Parliamo di giovani, e in questo emendamento c’è una proposta concreta per azzerare davvero l’Irap a tutte le imprese giovanili o femminili che si insediano in questo territorio, nel Veneto, quindi anche di quelle imprese che decidono dall’estero di riportare la loro sede qui.
Quindi davvero vi chiederei di fare attenzione, perché, tra l’altro, è un emendamento che non chiede di togliere fondi al bilancio, ma con una manovra Irap prova a trovare le risorse per coprire quello che serve, cioè 355.000 euro, che non è tanto.
Cosa propongo di fare? Propongo di alzare di poco l’Irap ad alcune categorie molto precise: l’industria del tabacco, che credo che in questa Regione possa permettersi di avere dallo 0,50 allo 0,92, e altri codici: faccio l’esempio delle slot-machine, perché mi sembra un altro dei settori che potrebbe avere la possibilità, oggi, anche di avere una tassazione maggiore. Alcune piccole, sono veramente pochi codici Ateco ci permettono di avere una raccolta, tra virgolette, di fondi per quest’anno di 335.000 euro per togliere l’Irap alle aziende, tutte, femminili giovanili che rimettono la sede qui.
Io davvero vi chiedo di fare un ragionamento su questo emendamento al di là dell’appartenenza politica, perché votandolo ci permetterebbe di dare un segnale concreto fuori di qui, oggi, a delle imprese che oggi hanno un’Irap alta e che domani potrebbero averla a zero.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Ostanel. Non vedo altri interventi.
Metto al voto l’emendamento n. 7, pagina 8 con il parere contrario. Prego.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Respinto.
Emendamento n. 22, ultimo degli articoli aggiuntivi, è del correlatore, a pagina 9. Consigliera Galeano, se lo dà per letto lo mettiamo al voto. Parere contrario. Emendamento n. 22, pagina 9 tra gli articoli aggiuntivi.
È aperta la votazione. Parere contrario della Commissione.
La votazione è chiusa.
Respinto.
Gli articoli aggiuntivi li abbiamo conclusi, sono stati respinti gli emendamenti. Iniziamo dall’articolo 1.
Emendamento n. 3, pagina 11, consigliera Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Questo emendamento che propone di inserire 3.000.000 di euro per l’edilizia scolastica in conto capitale, quindi dare delle risorse straordinarie a uno degli ambiti in questa Regione che ha bisogno di risorse straordinarie. Lo dicevamo anche durante il DEFR. I Comuni, le Province oggi non riescono più a stare dietro alla ristrutturazione di tante delle nostre strutture scolastiche. La Regione ha necessità, dovrebbe investire di più e, come è capitato negli anni scorsi, abbiamo sempre immaginato di proporre un emendamento, appunto, alla stabilità, proprio per dire che servono delle risorse diverse in conto capitale, per permettere di fare nuovi interventi di ampliamento, completamento e sistemazione degli edifici scolastici per le scuole materne, elementari e medie. Senza un investimento di questo tipo io non credo che i Comuni e, ovviamente, i nostri alunni e i loro genitori riusciranno ad avere un patrimonio scolastico degno di questo nome.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Se non ci sono altri interventi siamo all’articolo 1, emendamento n. 3. Parere contrario.
Chiusa la votazione. Respinto.
Emendamento n. 4, Assessore Cunegato, pagina 12. Prego.
Ah, scusa, consigliere Cunegato.
Lo so che ha fiducia in me, Presidente.
Un lapsus freudiano. Un lapsus freudiano, Presidente.
Allora questi più che sogni sono suoi desideri e si avvereranno.
Parliamo sempre di scuola. Grazie, consigliere Soranzo; è il mio shopping assistant.
Allora, parliamo di scuola. Noi stiamo, veramente, in questi giorni, stiamo discutendo molto del disagio giovanile, anche rispetto a degli episodi di cronaca davvero drammatici.
Io sono un uomo di scuola, non ho mai smesso di andare a scuola non perché sia stato bocciato eternamente ma perché insegnavo, fino a qualche mese fa, quando per venire qua sono stato prepensionato. Avevo anche chiesto di continuare, ma non mi hanno.
Allora, io volevo dire che davvero il nostro Paese non investe nella scuola, non investe per niente negli stipendi dei docenti. Siamo i meno pagati d’Europa. A me ha sempre colpito una cosa: che i docenti italiani prendono metà dei docenti tedeschi, e uno dice "va bene, i tedeschi sono ricchi", ma prendiamo il 50% in meno degli spagnoli, e la Spagna non è un Paese più ricco di noi.
A me piace ricordare che i due Paesi dove la scuola funziona meglio, per quanto il test OCSE e PISA siano criticabili, sono la Finlandia e la Corea del Sud, che sono due sistemi pedagogici agli antipodi, perché la Finlandia ha un sistema cooperativo, fricchettone, diremmo noi, mentre la Corea del Sud ha un sistema ipercompetitivo. Cosa hanno in comune questi due Paesi? Strapagano gli insegnanti.
Perché questo è importante? Perché è evidente che, se io pago molto gli insegnanti, i più bravi della società faranno gli insegnanti, se io invece li pago poco, chi fa l’insegnante? Cunegato. A parte gli scherzi, se io pago poco gli insegnanti, per la legge della domanda e dell’offerta... quindi pagare poco gli insegnanti significa credere poco nella scuola, ma noi abbiamo anche un problema di edilizia scolastica, come diceva prima la consigliera Ostanel.
In Veneto, 4.400 edifici sono stati costruiti prima del 1974. Ci sono stati interventi davvero importanti con il PNRR, che è stato un fattore importante di modernizzazione degli edifici scolastici, ma vi assicuro che per chi frequenta la scuola ci sono ancora molti edifici vetusti e in parte anche non proprio sicurissimi.
Chiediamo quindi di investire nell’edilizia scolastica, perché se vogliamo avere belle persone, se vogliamo che l’educazione sia bella, dobbiamo fare in modo che i luoghi siano belli.
Dispiace dire anche questa volta che neanche questa cosa vi va bene.
Grazie, consigliere.
Metterei in votazione l’emendamento n.4 del consigliere Cunegato con il parere contrario.
É aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
È respinto.
Emendamento n.10, pag. 14.
Consigliera Ostanel, lo diamo per letto? Grazie, consigliera.
É aperta la votazione. Parere contrario. Siamo a pag.14.
È chiusa la votazione.
È respinto.
Emendamento n. 8, pagina 15. Diamo per letto anche questo? Prego, consigliera Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Questo non lo diamo per letto perché parla di casa, quindi, ovviamente, devo intervenire in quest’Aula.
Il tema è che se noi, come ho più volte detto, non mettiamo risorse sufficienti a rigenerare il patrimonio ERP sfitto, noi non riusciremo davvero a intervenire sulla emergenza abitativa. Con i fondi che la Regione metterà, ha messo e che quindi andranno spesi quest’anno, cioè con i 25 milioni che andranno a ristrutturare le case ERP pubbliche, noi non riusciremo ovviamente a coprire il patrimonio tutto. Ne abbiamo il 20%, in questa regione, che è oggi in attesa di ristrutturazione.
Dal contropiano che come minoranza abbiamo proposto in questa manovra di bilancio, noi abbiamo stimato che quei 25 milioni di euro dovrebbero essere aumentati di gran lunga, provando anche solo a ragionare sul 2026 aggiungendone 4 milioni, ci permetterebbe di raggiungere una cifra minima per arrivare fino al prossimo bilancio che approveremo a dicembre.
Quindi, facendo proprio dei conti della serva, noi proponiamo oggi di aggiungere 4 milioni di euro che per un bilancio come il nostro non sono tanti, anzi, sono pochi, e per permettere di aggiungere a quei 25 milioni una dotazione economica giusta, che ci permetta intanto di iniziare a fare quelle ristrutturazioni entro il 2026. Perché ribadisco questo “entro il 2026”? L’ho spiegato già la settimana scorsa, ma tengo a ribadirlo: se noi lasciamo degenerare il patrimonio ERP l’anno prossimo, nel 2027, ci costerà il 20% in più, nel 2028 ancora il 20% in più, quindi, se noi non rigeneriamo ora, noi spenderemo il doppio, il triplo negli anni a venire. Farlo ora significa anche risparmiare denaro pubblico e investirlo bene per il diritto alla casa.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera. Non vedo altri iscritti.
Mettiamo al voto con il parere contrario, l’emendamento n. 8. Siamo a pagina 15. È aperta la votazione. Parere contrario.
Chiusa la votazione.
Respinto.
Emendamento n. 2, consigliere Cunegato, pagina 17. Lo diamo per letto? Prego, Consigliere.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Anche qua ritorniamo ai temi di cui abbiamo già cominciato a parlare spesso. Visto che il Presidente Zaia è trevisano, ricorderà il grande Zanzotto, il quale diceva “in questo progresso scorsoio non so se sono ingoiato o se ingoio”. Alludeva di fatto a un progresso che è un regresso, ovvero citando Pasolini potremmo dire che il progresso come crescita culturale, politica, di società diventa di fatto sviluppo. Solo crescita dell’economia.
Oggi la consigliera Ostanel citava le città di pianura; un film bellissimo che vi invito a vedere: è la storia di due cinquantenni, mettete Ruzza e un amico, che hanno un unico obiettivo, cioè fare in modo che l’ultimo bicchiere non finisca mai, quindi nella ricerca in questo road movie dell’ultimo picchiare attraversano tutto il Veneto, come ha detto oggi Ostanel finendo proprio nella Venezia, ma anche nelle città di pianura, nelle periferie e ad un certo punto questi arrivano nella villa di un grande Conte. Questo Conte, ovviamente, gli offre da bere e il Conte che ha una villa del 600 è preoccupato perché lì deve passare una strada. E lui a un certo punto dice: Ormai il Veneto è diventato un’unica infrastruttura. Non c’è più un luogo dove andare.
Ne abbiamo parlato l’altra volta, la cementificazione ormai ha raggiunto dei limiti invalicabili. Siamo arrivati quasi al 12%, abbiamo detto, credo che l’assessore Zecchinato ne sia consapevole, che la legge 14/2017 va riformata, perché una legge contro il consumo di suolo che ci porta sempre in vetta alle classifiche del consumo di suolo è evidente non funziona; se io dico: faccio una legge per diminuire il consumo di suolo e sono sempre primo nella classifica ISPRA è evidente che il consumo di suolo non lo riesce a limitare, quindi non funziona.
Io dico anche che dovremmo uscire da una visione di territorio e di Veneto che continua a essere strade, autostrade e capannoni.
Quindi bisogna cambiare la legge, ma bisogna anche cambiare in qualche modo l’idea di futuro e di territorio che abbiamo in mente. Ecco perché ci sembrava interessante un emendamento che stimoli, come dire, soprattutto a livello locale, la nascita di parchi, la nascita di riserve naturali, la nascita di tutti gli strumenti che ci riconciliano con la natura, ma che insieme riescono a tutelare il territorio e preservarlo da una cementificazione che oramai è diventata stigmatizzabile da tutti.
Concludo sempre con Zanzotto perché in questa intervista dove parla del progresso scorsoio, dice: ormai è diventata una colata di cemento il Veneto e questo ha creato quasi una mutazione antropologica. Siamo passati dal Veneto del Veronese, del Tintoretto, di paesaggi bellissimi al cemento ed è come se i 20 fossero diventati grigi come il grigio cemento, ringhiosi come il grigio cemento.
Ultima citazione, l’ultimissima, lo stesso diceva il grande Rigoni Stern, che fu un ambientalista ante litteram e si candidò da indipendente nel Partito Comunista, perché fu uno dei primi a scorgere nell’Altipiano, in quella natura che lui amava molto un turismo selvaggio, una distruzione della natura che voleva preservare.
Avete l’occasione di investire sui parchi e, tanto per cambiare, non lo fate, ma non importa.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie anche per le citazioni. Mi viene in mente la citazione, se mi permettete, per rilassarmi un po’, di un vecchio contadino che diceva che "la cultura è come una marmellata, meno se ne ha più si spalma". Dopo te la spiego.
Mettiamo al voto l’emendamento n.2 con il parere negativo.
É aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
L’emendamento è respinto.
Non l’avete ancora capita?
Consigliere Cunegato, ritenti, sarà più fortunato.
Emendamento n.18.
Consigliera Bigon, lo diamo per letto o vuole intervenire? Grazie, consigliera Bigon.
Mettiamolo al voto. Il parere è contrario.
É aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
È respinto.
Emendamento n.1, consigliera Cendron, siamo a pag.22, lo diamo per letto o vuole intervenire? Prego.
Speaker : Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Parliamo di messa in sicurezza idrogeologica, quindi in un’ottica di prevenzione invece che intervenire nella post emergenza.
Chiaramente si tratta di dare sostegno ai Comuni per il problema dell’adattamento climatico, perché sappiamo che siamo soggetti nel territorio a fenomeni sempre più intensi (bombe d’acqua, esondazioni, smottamenti di terreno).
L’intenzione era proprio quella di parificare il cosiddetto Programma triennale, dando pari dignità al 2027 e al 2028, aggiungendo 2 milioni di euro, e così avendo nel triennale 3 milioni di euro, ricordo, in favore dei Comuni, a sostegno dei Comuni per interventi di salvaguardia e messa in sicurezza idrogeologica.
Mi è sembrato singolare il fatto che si sostengano per un anno questi tipi di intervento, ma credo sia importante dare continuità e dare l’opportunità ai Comuni di agire in maniera autonoma, di programmare i propri interventi, e anche questo credo sia un fattore di autonomia e sussidiarietà dei Comuni: poter mettere a disposizione risorse in ottica preventiva.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera. Non vedo altri interventi.
Metterei al voto l’emendamento n. 1 della Consigliera Cendron, pagina 22. Parere contrario.
L’emendamento è respinto.
Vi devo chiedere la cortesia e la pazienza di rivotare, o meglio, di votare, dicono che non l’abbiamo votato, l’emendamento n. 5 del consigliere Cunegato, che già aveva detto “mi spiace sia stato bocciato”. Bocciateglielo, così non lo deludete.
Apro la votazione per il 5. Mi perdonerà il consigliere Cunegato, ma ci è sfuggita la votazione.
Le citazioni ci hanno ubriacato.
Grazie.
Emendamento respinto.
Ma come 14? Guarda che lo abbiamo votato, l’ha dato per letto… No, ferma: il 14 è stato votato, l’ha dato per letto… Come 18?
Facciamo il 14, consigliera Bigon, prego.
Siamo al 14, consigliera Bigon. Abbiamo fatto un salto in avanti con Cendron, adesso torniamo indietro e abbiamo sistemato tutto. Siamo a pagina 21… Già fatto, il tuo, basta una volta. L’abbiamo appena votato, il tuo, quello di pagina 20… Sì, il 5 di pagina 20.
No, io ho detto il 5. Non ci siamo intesi.
Intanto farei parlare la consigliera Bigon, dopo se vuol fare l’intervento a latere, glielo facciamo fare… L’intervento, il voto lo abbiamo già fatto.
Speaker : Anna Maria BIGON (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
È un intervento relativo a un emendamento che ritengo, che riteniamo molto importante perché sarebbe la restituzione e l’aggiunta di somme a favore di un fondo di rotazione per il ripristino e la bonifica di siti inquinati.
Noi abbiamo un problema in Veneto, molto importante, che tra l’altro sta prendendo sempre più piede, di siti inquinanti. Quindi, aggiungere delle somme in questo capitolo lo riteniamo importante, perché dobbiamo assolutamente intervenire. L’unico caso, l’ultimo caso è quello di Cologna Veneta, nel veronese, dove abbiamo veramente anche scoperto dei siti nuovi dove non sono PFAS, ma anche altre sostanze inquinanti, e dovremmo intervenire immediatamente, per cui io credo che aggiungere somme sia fondamentale.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Bigon. Consigliere Cunegato… anzi, c’è il consigliere Del Bianco, prima.
Collega Cunegato, prego. Prego, Consigliere.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Intervengo qua, visto che l’emendamento è praticamente uguale.
Anch’io sottolineo questa esigenza, non solo perché in Veneto abbiamo avuto il più grande scandalo di inquinamento delle acque negli ultimi 30 anni in Europa con il caso PFAS, e come sapete la Miteni è ancora da bonificare. Quindi, cominciare a fare un ragionamento per bonificare quel territorio è fondamentale, ma poi anche perché ne abbiamo già discusso e io spero, come d’accordo, che al più presto venga istituita questa Commissione che mette insieme sanità e ambiente, perché ci sono anche 28 siti, adesso, nel vicentino, dove ci sono 3 milioni di metri cubi di materiale contaminato da PFAS che vengono dal tunnel della Pedemontana.
Credo veramente che sia importante investire su questo, perché la tutela dell’acqua è la precondizione per garantire la tutela della salute dei veneti.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Del Bianco, c’è ancora la richiesta? Prego.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Intendo intervenire su questo argomento, perché la settimana scorsa, quando ho presentato un emendamento su un tema molto simile per questioni di tempo non sono potuto intervenire. È fondamentale quanto proposto dalla collega Bigon, perché ci troviamo in situazioni sempre più diversificate e il controllo sugli inquinanti, o anche su situazioni di potenziale pericolo è oggi fondamentale.
Ribadisco in questo senso la necessità che la Regione del Veneto prenda una seria misura anche di richiesta di quanto sta avvenendo in questo momento in Trentino, perché c’è una situazione molto sentita dalle comunità locali, che poi sono comunità ampie, perché c’è una situazione sulla Valle del Vanoi che in termini di discariche e di presenza di potenziali inquinanti porta non poche preoccupazioni.
Questa è quindi l’occasione per mettere delle risorse sulla questione dei controlli, dei monitoraggi ed è anche l’occasione per me per ribadire che il tema dei controlli su quella discarica è assolutamente doveroso e penso che la Regione del Veneto in questo senso debba e possa muoversi di conseguenza.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Del Bianco.
Per recuperare il filo del discorso, siamo al voto dell’emendamento n.14 della consigliera Bigon, pag. 21.
É aperta la votazione con parere contrario.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
L’emendamento è respinto.
Emendamento n.17, consigliera Bigon, pag.24.
Prego, consigliera.
Speaker : Anna Maria BIGON (Partito Democratico)
Velocemente. È relativo alla riqualificazione ambientale del territorio e al miglioramento dei servizi ecosistemici, ma questo perché occorre dare risorse ai Comuni affinché possano intervenire per migliorare e riqualificare i loro territori, che magari sono inquinati o che hanno bisogno appunto di una riqualificazione. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Altri interventi?
É aperta la votazione con parere contrario.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
L’emendamento è respinto.
Sempre consigliera Bigon, emendamento n.16. Prego.
Speaker : Anna Maria BIGON (Partito Democratico)
È l’intervento di 2 milioni di euro in aggiunta per l’acquisto, l’installazione e l’allacciamento di colonnine elettriche.
Se vogliamo favorire questo tipo di mezzo, dobbiamo assolutamente mettere nelle condizioni di avere gli strumenti per accedervi. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera.
Altri interventi non ne vedo.
Metto in votazione l’emendamento n.16 di pag.25 con parere contrario.
É aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
L’emendamento è respinto.
Adesso passiamo all’emendamento n.11 della consigliera Ostanel. Lo dà per letto?
Prego. Pagina 26.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Questo è sempre sul tema casa, però cerca di inserire 500.000 euro su tutte quelle azioni che noi nella nostra legge già abbiamo che riguardano lo sviluppo di programmi di edilizia sociale finalizzati a favorire l’inclusione abitativa delle persone anziane o misure atte a favorirne l’accoglienza in micro residenze, gruppi appartamento, condomini solidali o altre forme di coabitazione, privilegiando soluzioni che favoriscono l’intergenerazionalità e la multidimensionalità.
Lo dico perché, a parte il fatto che stiamo tutti invecchiando (battuta) prima o poi anche noi dovremmo capire che questo Paese non solo non sta capendo che sta invecchiando in maniera esorbitante, ma non sta preparando progetti per l’abitare per le persone che invecchiano, ma che invecchieranno sempre di più in forma attiva e, quindi, non ci saranno più solo le residenze RSA ma serviranno delle cose intermedie su cui bisogna iniziare a investire.
Per me è una delle grandi emergenze di questo Paese. La Regione del Veneto potrebbe davvero investire tanto su questo, preparare tutti noi a una vecchiaia, diciamo, almeno fino, non so, a una certa età attiva, anche in condivisione, in coabitazioni, in gruppi appartamento ce ne sono tanti nelle città anche venete già attive, però di solito lo fanno o il terzo settore o i Comuni in forma, diciamo, volontaria perché investano. Probabilmente la Regione del Veneto dovrebbe mettere più soldi.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Emendamento n. 11. Parere contrario.
Aperta la votazione.
Adesso la Consigliera ne ha bel po’. C’è il 12 adesso. Intanto questo è respinto.
Adesso passiamo all’emendamento n. 12, pagina 28, consigliera Ostanel. Lo da per letto.
Grazie.
È aperta la votazione. Emendamento n. 12. Pagina 28. Parere contrario.
Emendamento respinto.
Emendamento n. 9, sempre consigliera Ostanel.
Prego, Consigliere.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Questo è, invece, per ridurre le rette degli asili nido; anche qui un investimento piccolo, in realtà per il 2026 servirebbe molto di più, ma ormai siamo ad aprile e quindi abbiamo messo una dotazione che fosse anche corretta.
Noi siamo una Regione, l’ho detto più volte, che paga più di altre Regioni rispetto alla retta dell’asilo nido, siamo a una media di 351 euro a famiglia, a donna. Quindi noi abbiamo veramente 50 euro in più al mese che ogni famiglia, ogni donna paga per l’asilo nido e sappiamo questo quanto incide sui part time involontari che infatti stanno crescendo, come avete scritto nel vostro maxiemendamento che ormai mi ricordo molto bene di settimana scorsa, dove dicevate la cifra del 12%, perché, è vero, è in aumento rispetto ad altre Regioni italiane.
Quindi, se vogliamo davvero intervenire su questo, bisognerebbe abbassare progressivamente le rette degli asili nido. Quindi proponiamo 3.000.000 di euro per quest’anno per l’abbattimento delle rette.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera. Non ci sono altri iscritti.
Apro la votazione sull’emendamento n. 9, pagina 30. Parere negativo.
Aperta la votazione.
Emendamento respinto.
Passiamo all’emendamento n. 13, sempre consigliera Ostanel, pagina 32.
Lo diamo per letto, grazie Consigliera.
Aperta la votazione. Parere contrario.
Grazie. Emendamento respinto.
Consigliere Cunegato, emendamento n. 6. Lo diamo per letto?
Prego, pagina 34.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Allora, parliamo adesso di rinnovabili, tema oggi decisivo. Rispetto alle rinnovabili, visto che il Presidente Zaia ama le citazioni, volevo citare un filosofo dell’Alto Vicentino, rispetto alle linee rinnovabili semo indrìo come la coa del mascio.
Guardate che se uno va a vedere i dati scopre che in Spagna siamo al 60% di produzione di rinnovabili rispetto all’energia utilizzata, in Italia siamo al 36%, mentre in Veneto siamo al 26%.
Quindi siamo semo indrìo come la coa del mascio e, effettivamente, questo è un dato falsato perché questo dato è tenuto in alto grazie all’idroelettrico di Belluno ma se uno va a vedere le Province più produttive (Vicenza, Padova, Verona) siamo solo al 15%.
Voi capite come questa sia una questione centrale dal punto di vista della transizione ecologica, perché bisogna abbattere le emissioni, ma oggi più che mai è centrale anche dal punto di vista economico, visto che abbiamo oggi parlato dell’instabilità geopolitica delle guerre in Iran che, secondo i calcoli previsti, incideranno per 1200 euro a famiglia nei consumi e secondo la CGIA di Mestre incideranno per 10 miliardi sulla competitività delle nostre aziende.
Come già detto, Sanchez riesce a vendere l’energia a 14 euro/chilowatt, e noi, invece, che siamo “indrio come a coa del mascio”, la paghiamo 100 euro al chilowatt.
Ecco perché il Veneto deve fare uno sforzo veramente importante, ne abbiamo bisogno dal punto di vista ecologico e ne abbiamo bisogno dal punto di vista economico per rilanciarci, visto che indietro sulle rinnovabili. Ecco perché Marcato sarà stupito, quasi non se lo aspettava, Marcato, ma io ho ripreso un bando che lui ha fatto nel 2019, che dava dei finanziamenti a sostegno delle cosiddette batterie, dette in maniera più tecnica, sistemi di accumulo, quindi quei sistemi di accumulo legati al fotovoltaico.
Noi vorremmo metterci 7 milioni di euro perché pensiamo davvero che oggi sia importante stimolare ogni tipo di crescita nelle rinnovabili e nella transizione energetica. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Cunegato. Il parere è contrario.
Apro la votazione.
Emendamento respinto.
Consigliera Bigon, emendamento 15. Grazie, Consigliera.
La consigliera Bigon lo dà per letto.
Votazione sul 15. Parere contrario. Concentratevi sulla votazione.
Emendamento respinto.
Adesso, fate attenzione un attimo. Abbiamo finito gli emendamenti all’articolo 1. Dobbiamo votare l’articolo.
Apro la votazione. Ovviamente, parere favorevole.
Chiusa.
L’articolo è passato.
Approvato.
Fate attenzione un attimo, per favore. C’è l’articolo 2 da votare. Non ha emendamenti.
Se non ci sono interventi lo metto al voto.
Apro la votazione per l’articolo 2. Ovviamente, parere favorevole perché è l’approvazione.
L’articolo è approvato, ma il consigliere Montanariello avrà modo di votare e fare il voto finale.
Per favore, un attimo di attenzione, adesso siamo al voto finale del PdL e quindi della stabilità.
Se non ci sono dichiarazioni di voto, lo metto al voto finale. Prego, consigliere Rocco.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Io annuncio il voto contrario perché, come è emerso dalla discussione di questa mattina, purtroppo ci troviamo a lavorare in ristrettezze.
Secondo me, sarebbe servito uno sforzo maggiore di coraggio, è chiaro che noi lavoriamo con delle poste vincolate, è stato anche molto interessante il dibattito con il consigliere Morosin, con i consiglieri di altri Gruppi come Resistere Veneto, però noi comunque pensiamo che il coraggio sarebbe stato necessario proprio perché in particolare l’IRPEF è una tassa federalista, quindi capisco le soluzioni di pensare alla macroregione, capisco lavorare sull’autonomia e tutto quello che vogliamo, però i Latini dicevano age quod agis, cioè fa ciò che ti è dato di fare ogni giorno.
Quello su cui possiamo intervenire è la rimodulazione dell’IRPEF. Abbiamo sentito quante cose si potrebbero fare con, tutto sommato, un ritocco, che poi non sarebbe neanche così impattante, che andrebbe in maniera progressiva a toccare dei redditi tutto sommato di classe media, ma non i più bassi. La Lombardia addirittura, se non sbaglio, parte dai redditi sopra i 28.000 euro, quindi una Regione che di certo non è a guida rossa, eppure queste risorse, come stiamo vedendo in queste ore, sarebbero state necessarie per andare a dare delle risposte molto concrete agli anziani, alle imprese, a chi ha famiglia, a chi ha figli che sono in età scolare e quindi necessitano di un trasporto pubblico di qualità.
Abbiamo visto che tutto ciò che non è investimento poi torna, cioè ciò che non è investimento in politiche per la natalità diventa denatalità, tutto ciò che non è investimento in politiche per l’impresa significa giovani (7.400 solo nel 2024) che prendono e se ne vanno, tutto ciò che non è investimento in sanità pubblica significa spesa out of pocket, quindi ciò che non è investito nelle nostre ULSS, nei nostri territori, nei nostri ospedali poi diventa una richiesta di attivazione presso il privato.
Sarebbe servito un po’ di coraggio in più, lo dico io che vengo da una cultura che di certo non è una cultura statalista o iper socialista, ma sarebbe servito, questo sforzo, proprio per provare a dire ai veneti che ci rendiamo conto che tutto ciò che è stato fatto in una fase di crescita della nostra Regione ha permesso a tante persone della mia generazione di andare a studiare all’estero, di andare a studiare nelle università migliori, di cercare un’occupazione più che soddisfacente, ma quella storia è una storia che oggi non riesce a tener conto di ciò che sta succedendo nel mondo, di quanto le dimensioni territoriali sono fondamentali per dare risposte di sussidiarietà, ma non tengano conto del fatto che siamo nel tempo degli imperi e serve una politica energetica almeno comunitaria, servono investimenti in intelligenza artificiale e noi da soli, con il nostro recinto, per quanto glorioso, per quanto pieno di storie e di tradizione non ce la facciamo a dare da soli delle risposte. Quindi servono politiche. Serve capacità di avere visione. Serve capacità di mettere risorse e anche di chiedere alla società di contribuire per fermare l’emorragia di talenti, l’emorragia di medici che stiamo vivendo di personale sociosanitario. Per questo motivo voterò contrariamente perché mi sembra che questo documento non tenga conto dell’urgenza, non tenga conto dell’emergenza che noi stiamo affrontando.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Rocco.
Consigliere Baldan Flavio.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente. Annuncio anch’io il voto contrario, se non altro perché ritenevo, al di là del pensiero che ognuno ha dal lato della proposta, della tassazione che, mi rendo conto non è mai una proposta leggera e, per quanto possa essere grande o piccola, non può essere mai derubricata a qualcosa di così banale, da questo punto di vista; tassare non è mai una bella cosa…
Speaker : PRESIDENTE
Consiglieri, scusate, c’è il Consigliere che sta intervenendo.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie. Non è mai bella cosa, però ci sono dei momenti in cui, come ho detto prima, la situazione è un po’ complicata, molto complicata, occorre essere ampiamente espansivi.
Dispiace che non si sia trovato quantomeno la possibilità, quantomeno di discuterne nell’intero arco consiliare. Io credo che sarà una misura che, comunque, in un modo o nell’altro, nel prossimo bilancio ritornerà sicuramente perché questo bilancio ed è confermato e lo ripeto, lo ribadisco perché a me è stato il passaggio che più ha colpito all’interno di questo Consiglio, ovvero tutte le categorie, tutti gli stakeholder che son venuti a parlare qui, son quelli che in qualche modo ci hanno dato un indirizzo per dire anche al Consiglio abbiamo bisogno di questo e dobbiamo intervenire su questi aspetti.
Ecco, io ritengo che vadano presi in sincera considerazione quindi credo che questa proposta sarà una proposta che ritornerà, poi ci ragioneremo sopra a livello di minoranza e maggioranza. Forse era il caso di fare uno sforzo in più, in questo momento e, come si dice, di ragionarci sopra un po’ di più.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Baldan.
Consigliera Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Il voto di Alleanza Verdi Sinistra Reti Civiche sarà ovviamente contrario. Lo abbiamo spiegato anche attraverso i nostri emendamenti: la cosa principale, visto che parliamo di legge di stabilità, e vorrei rimanere nel PDL che stiamo votando, è il fatto che noi, grazie al non aver votato gli emendamenti di questo progetto di legge che avevamo proposto con tutte le minoranze, non diamo le gambe per correre agli investimenti di questa Regione.
Non avete voluto votare una addizionale Irpef dei redditi sopra i 50.000 euro l’anno, ricordiamo, 9 euro al mese per chi ha un reddito di 55.000 euro all’anno. Non avete voluto prendere in carico il grido di allarme che stiamo facendo da mesi rispetto alla necessità di convocare un Consiglio da parte del Presidente Stefani, e spero davvero che nei giorni successivi, domani o dopodomani, quando sarà in Aula, avremo una risposta rispetto alla sua voglia, necessità e responsabilità di convocare un Consiglio che spieghi cosa vuole fare questa Giunta rispetto a Pedemontana veneta: 117 milioni che stanno in questo bilancio e che incidono sulla stabilità di questa regione. Una legge di stabilità ha l’obiettivo di dare le gambe per correre con degli investimenti, e noi gli investimenti non li possiamo fare perché abbiamo un bilancio strozzato da una scelta errata che è stata fatta e che non si riesce a trovare il modo di mettere a posto.
Noi abbiamo bisogno invece di partecipare a capire come davvero rendere questo bilancio finalmente libero da questo fardello. Se noi questo non lo riusciamo a fare, vi chiedo, e vi abbiamo chiesto, la responsabilità di pensare invece all’addizionale e non l’avete voluto fare nemmeno questa volta.
Vedremo cosa succederà a dicembre, quando io penso che sarete costretti a farla, se non vorrete vedere di nuovo un bilancio di approvazione pluriennale che non ha le gambe per correre.
Questo è il motivo principale per cui alla legge di stabilità noi voteremo fermamente contro. Lo abbiamo spiegato con degli emendamenti che dicevano dove avremmo voluto mettere quei soldi. Faccio anche qui due esempi: avremmo voluto lavorare per l’abbattimento delle rette degli asili nido, come abbiamo spiegato. Abbiamo ben spiegato, anche citando, facendo tante citazioni, marmellata o no, rispetto a dei film o alla letteratura che sta raccontando questo Veneto, da tempo, in una maniera diversa, come è stata raccontata da tanto tempo, invece, in questa Regione, come se tutto corresse bene. Noi vediamo le cose che corrono, ovviamente, ma in questa rappresentazione che sta tra le Dolomiti e Piazza San Marco e lo stravedamento noi vediamo e non solo stravediamo quello che effettivamente fa fatica in questa Regione. Dargli le gambe significa investire in particolare su quelli che oggi stanno facendo più fatica a fare le cose, pagare un asilo nido, perché costa tanto, riuscire ad avere effettivamente una scuola accessibile, ristrutturata, con delle palestre che stanno in piedi e in particolare i ragazzi, e qui chiudo davvero, a cui non solo noi non stiamo dando gambe per correre qui, stiamo dando l’opportunità di correre fuori. È questo il grande problema che noi abbiamo in questa Regione. Anche l’emendamento che veramente con una manovra piccola ci portava ad avere 335.000 euro da investire per abbattere l’IRAP di tutte le imprese giovanili e femminili, anche di chi rientra, che non avete voluto votare, tassando le slot-machine, e credo che si possa avere il coraggio di farlo, credo che sia stato un grande errore.
Per questo motivo, appunto, votiamo contrari. Speriamo che almeno nel bilancio di dicembre alcune sollecitazioni che vi stiamo dando, intervenendo molto anche in questa legge di stabilità, vengano accolte e ascoltate.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Mi spiace, consigliere Cunegato, ma non posso darle la parola. Uno per Gruppo nelle dichiarazioni di voto. Tanto è vero che la consigliera Ostanel ha detto “votiamo” e non “voto”.
Prego, consigliere Manildo. Collega Cunegato, disimpegni il microfono, per favore.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Anticipo la dichiarazione di voto. Il Partito Democratico voterà contrario alla legge di stabilità.
Gli interventi che mi hanno preceduto, il tenore della discussione, hanno toccato i temi. Mi dispiace continuare a evidenziare questi aspetti, però ci saremmo aspettati la parola che abbiamo usato tutti con fermezza, più coraggio, più visione. L’eredità, lo ha detto bene la consigliera Ostanel, è un’eredità pesante per i conti, se pensiamo che la Pedemontana ha un’incidenza di 62 milioni di euro, una tassa occulta, che è stata parzialmente pagata con l’immissione dell’IRAP nella scorsa legislatura. Questo ha drenato determinate risorse per venire incontro a necessità di spesa corrente. Ora il tema è molto chiaro. Ci dobbiamo tutti interrogare com’è che interpretiamo la nostra visione politica, il nostro mandato. Non esiste un momento opportuno o un momento non opportuno per fare una scelta di crescita, una scelta di sviluppo.
ripensare a una fiscalità più equa è una necessità. Ci è richiesto non soltanto da noi, ma è richiesto da la maggior parte degli auditi, e questo dimostra che il tessuto sociale del Veneto è molto più avanti, probabilmente, anche della nostra della nostra classe politica. Si capisce che se si riesce a fare un patto tra politica e Amministrazione e cittadini, queste risorse diventano delle risposte concrete a delle esigenze.
Noi, con l’emendamento che voleva introdurre un’addizionale IRPEF per i redditi più elevati, come ricordava la consigliera Ostanel, con un impatto di 9 euro al mese per lo scaglione sopra i 55.000, volevamo dare una risposta concreta con un gettito presunto di 210.000.000 di euro. È una risposta concreta, uno, di abbattimento dell’IRAP per le IPAB, come abbiamo avuto modo di dire, in vista di una necessaria e spero molto veloce riforma delle IPAB. Abbattimento dell’IRAP per le imprese costituite da giovani che rientrano nel territorio veneto. Quindi, cercare di creare un ecosistema che facesse il nostro territorio più attrattivo.
È triste vedere, osservare che Regioni vicine alla nostra, come l’Emilia Romagna, che, per esempio, o la Toscana o la Lombardia che negli ultimi 10 anni hanno tenuto una politica fiscale differente, sono Regioni più attrattive per i giovani.
Ricordo un dato che a me lascia sempre senza parole dal 2011 ad oggi 56.000 giovani se ne sono andati e non se ne sono andati con il mito dell’Erasmo, sul mito della bella esperienza all’estero se ne sono andati perché trovavano occasioni, salari più alti, trovavano risposte sulla politica dell’abitare, sulla casa trovavano risposte sulla mobilità.
Ora è necessario invertire questa rotta e questa stabilità ha il fiato corto. Non ha voluto dare una direzione precisa, non ha voluto dare delle risposte positive che potevano venire da questa introduzione di questa riforma fiscale, questa ridistribuzione delle risorse. Si poteva, come abbiamo dimostrato, dare fiato politiche abitative molto importanti e impattanti sul social housing e co-housing, la possibilità di riammodernare, di riattare, ristrutturare degli immobili delle ATER che sono sfitti e cercare di dare delle risposte a un territorio che grida, come è stato detto da qualche Consigliere prima di me, i propri bisogni.
Sono bisogni che non sono soltanto sociali, perché la legittima aspirazione all’abitare, alla mobilità, alla possibilità di avere uno stipendio che possa dare la possibilità di rispondere a un costo della vita molto più forte sono richieste che ci sono arrivate anche dalle categorie economiche.
Questa grande vicinanza, questa osmosi tra richieste delle parti sociali e delle categorie economiche dimostra che la sfida che abbiamo, come persone che si stanno occupando della propria regione, è creare un ecosistema molto più forte, capace di trattenere il proprio capitale umano e capace di attrarre investimenti.
Questo si fa avendo il coraggio di trovare delle risorse, magari anche delle scelte che possono appannare per un momento il proprio consenso, perché richiedono lungimiranza.
Ma la politica, e ritorno sulla parola, è creare futuro, lo hanno detto tutti, pensando a dare delle risposte a delle domande strutturali che il nostro territorio dà. Ci dispiace che questa legge di stabilità non abbia iniziato questo dialogo fondamentale per una necessaria riforma fiscale, e per questo voteremo contrario.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Szumski.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Per esprimere anche il nostro voto contrario per la mancata acquisizione di alcuni emendamenti, anche rispetto all’iniziativa base che avevamo condiviso nello spirito di collaborazione con altri Gruppi dell’opposizione, con una differenza: che noi, sull’addizionale Irpef, come ho detto, riteniamo che si stia facendo una battaglia in prospettiva, perché non ci sarebbe stata ricaduta sul bilancio del 2026, quindi facciamo discussioni generali. C’è tutto il tempo per affrontarla con la dovuta calma, valutando anche tutte quelle altre iniziative che noi continuiamo a chiedere per avere maggiori risorse statali, come vogliamo da sempre, e anche per quelle che sono le economie che si possono ottenere anche, e sottolineo, si può fare, rivedendo le condizioni della Pedemontana.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Cendron, prego.
Speaker : Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Presidente, anch’io preannuncio il voto contrario delle Civiche Venete, perché proprio questo bilancio, pur essendo in parte un bilancio ponte che permette di uscire dalla gestione in dodicesimi, ci garantisce l’ordinaria, ma non fa quello scatto che ci aspettavamo e che, appunto, ci permette di costruire futuro. Ce l’hanno detto, come hanno ben detto anche i colleghi, tutti gli attori sociali, gli attori economici, sociali, culturali di tutto il territorio e dobbiamo davvero fare un’azione profonda di ascolto verso le esigenze che ci hanno espresso in maniera molto chiara.
L’abbiamo detto anche stamattina che il Veneto non può accontentarsi di reggere, ma deve tornare a correre, deve tornare a dare risposte e la Regione deve mettere il territorio nelle condizioni di farlo.
Quindi, ci auguriamo che questo, che è un passaggio ponte, possa essere ridiscusso nelle sue premesse a settembre, quando andremo ad affrontare il nuovo bilancio.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera. Altri iscritti?
Io direi che se non si iscrive nessun altro passerei alla votazione.
Votiamo la stabilità, il voto finale sul PdL 44. Adesso con calma cerchiamo di attrezzarci.
Apro la votazione.
Non è chiusa. Che problema c’è? Prego, mettiamo a verbale che il consigliere Morosin ha votato a favore.
Bene. La votazione è chiusa.
Il provvedimento è approvato. Grazie.
Adesso chiederei ai Capigruppo, sospendiamo un attimo, facciamo una Capigruppo al volo.
Ai Consiglieri chiedo di restar qui cinque minuti che poi vediamo le determinazioni.
Sapete che d’intesa si dovrà andare avanti fino almeno alle sette e mezzo, però facciamo la Capigruppo e vediamo di capire. Prendete posto. Accomodatevi, per favore.
È una comunicazione di trenta secondi, ma fate attenzione, così ci capiamo.
Abbiamo appena chiuso la Conferenza dei Capigruppo. Il nuovo programma è questo. Il Consiglio in questo momento si chiude.
Domani mattina siamo convocati alle 10.30. Ascoltato che poi me lo richiedete dieci volte. Domani mattina la convocazione del Consiglio è alle 10.30.
Contestualmente si riunirà anche la Commissione per gli emendamenti. Dopodiché, procediamo alla trattazione.
Alle 10.30, consigliera De Berti. Ma che problema c’è? Sì, lo facciamo in via prudenziale, perché la Commissione durerà poco.
Dopodiché, passiamo direttamente in Aula con il collegato, però, il collegato – lo abbiamo considerato di comune accordo - non avrà la discussione generale. Entriamo subito nel merito. Consideriamo gli interventi, consigliere Galeano, si ricorderà, che stamattina che in più occasioni è stato detto questo. Si andrà ad oltranza nella giornata di domani fino alle 22-23, quello che servirà, non oltre mezzanotte e poi riconvocazione, se non si chiude, giovedì mattina.
Attenzione, ultima cosa. Poi dite che non lo sapevate. Finito il bilancio, quindi approvato il collegato e approvata la legge di bilancio, avremmo un punto accessorio che la Conferenza ha aggiunto nell’ordine del giorno, che è l’approvazione del disegno di legge riguardante l’innalzamento dell’età degli over 65 per la nomina a direttore regionale della sanità.
Tutto qua.
Grazie. Ci vediamo domani mattina alle 10.30.
