Regione del Veneto

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CONTATTACI
Speaker : PRESIDENTE
Buongiorno. Vi invito a prendere posto, grazie. Buongiorno.
Direi di iniziare.
Si riprende con le risposte della Giunta alle interrogazioni e interpellanze.
Ne abbiamo alcune pronte. C’è l’Assessore Gerosa, gentilmente presente per le risposte.
Cominciamo dalla IRI n. 68 della consigliera Sambo “Ordinanza regionale sul rischio calore: quali ulteriori tutele per le attività e gli ambienti di lavoro ancora non espressamente ricompresi?”.
Presentazione, quindi, di due minuti, come sapete, in 3 risponde l’Assessore; poi un’eventuale replica della consigliera Sambo.
Prego, consigliera Sambo.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Grazie.
Con ordinanza del Presidente della Giunta regionale del 16 giugno 2026, sono state adottate disposizioni urgenti per la tutela dei lavoratori esposti al calore nei settori agricolo, florovivaistico, dei cantieri edili all’aperto e delle cave. Poi, con successiva ordinanza del 1° luglio, tali tutele sono state estese anche ai cantieri stradali, alla logistica di piazzale, alle consegne urbane con ciclomotori o velocipedi, e alla produzione del vetro artistico.
La medesima ordinanza raccomanda per le restanti lavorazioni all’aperto in ambienti chiusi non climatizzati il rispetto delle linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore.
Considerato che l’ordinanza rappresenta ovviamente un passo positivo, ma che non garantisce tutele uniformi a tutte le categorie esposte a condizioni di caldo estremo, il testo attuale non richiama espressamente – non richiamava, perché ormai è già passato del tempo – attività di movimentazione merci, facchinaggio, magazzinaggio nelle aree portuali e aeroportuali che presentano analoghe criticità a disposizione, che risultano escluse le consegne effettuate a piedi, o con furgoni, inclusi i servizi postali, con particolari rischi nei centri storici, a partire ovviamente da Venezia, con le sue peculiarità e nei territori insulari, per molti luoghi di lavoro al chiuso potenzialmente critici, quali siti industriali, istituti culturali, scuole, uffici postali, resta il solo rinvio generale alle linee di indirizzo, abbiamo interrogato ancora a luglio la Giunta per sapere se intendesse adottare ulteriori integrazioni o chiarimenti applicativi dell’ordinanza già citata, e ricomprendere tutte quelle categorie che ho citato già nelle premesse.
Detto questo, è vero che l’ondata di calore c’è ancora per qualche giorno, per qualche settimana al massimo, però andiamo a discutere un’interrogazione immediata che andava discussa a luglio, nel pieno dell’emergenza.
Grazie,
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera. La parola all’assessore Gerosa. Facciamo cessare questo brusio, grazie.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
Premesso che la valutazione e la gestione dei rischi, incluso il rischio da calore e da radiazioni solari negli ambienti di lavoro, è compito e responsabilità del datore di lavoro, che deve garantire un ambiente di lavoro sano per i lavoratori. Detto questo, la Regione del Veneto interviene a tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, anche con riferimento ai rischi da calore e radiazioni solari.
Tale obiettivo viene perseguito attraverso molteplici interventi. Il primo è l’adozione delle linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori da calore e dalla radiazione solare approvate in sede di Conferenza delle Regioni e Province autonome il 19 giugno del 2025, recepite da ultimo dalla DGR del 16 giugno 2026, numero 568. In seconda istanza c’è l’approvazione del protocollo d’intesa per la gestione del rischio da calore negli ambienti di lavoro finalizzato alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori di cui alla DGR n. 376 del maggio di quest’anno, già firmato dalla Regione in fase di sottoscrizione da parte degli enti e associazioni rappresentative del Comitato regionale di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui alla DGR del dicembre 2008, la n. 4182. Poi c’è l’emanazione delle ordinanze del Presidente della Giunta regionale, la n. 58 di giugno di quest’anno e la n. 71 di luglio. Il rischio da calore e da radiazione solare negli ambienti di lavoro, pur intensificatosi negli ultimi anni, deve essere oggetto della valutazione dei rischi che ogni datore di lavoro deve effettuare ai sensi del DL 9 aprile 2008, n. 81.
È in quest’ottica che l’Amministrazione regionale ha approvato il citato protocollo d’intesa per la gestione del rischio da calore negli ambienti di lavoro, finalizzato alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, volto a promuovere e sostenere su tutto il territorio regionale la cultura della prevenzione e dei rischi connessi alle elevate temperature e alla radiazione solare attraverso un approccio strutturato che prevede la definizione dei compiti e degli ambiti di competenza di ciascun ente e associazione anche rappresentative delle associazioni datoriali che concorre alla tutela della salute e alla sicurezza dei lavoratori.
In considerazione della molteplicità dei comparti produttivi potenzialmente interessati dal rischio calore e radiazione solare, infatti, tale approccio risulta maggiormente inclusivo, poiché basato sul coinvolgimento e la condivisione di intenti e delle responsabilità, unitamente agli altri enti e alle associazioni di categoria.
In conclusione, fermo restando l’approccio programmatico a lungo termine sovraesposto, che rappresenta la modalità prioritaria di intervento per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori dal rischio calore e radiazione solare, nonché gli obblighi normativamente imposti al datore di lavoro ed eventuali ulteriori estensioni delle tutele previste dalle ordinanze del Presidente della Giunta regionale, la n. 58 e la n. 71, potranno essere poste all’attenzione del Comitato regionale di coordinamento per una valutazione condivisa in tale sede. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Consigliera, prego. Ha due minuti.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Grazie.
La risposta si chiude con un qualcosa che in teoria doveva essere fatta quest’estate, che però è stata fatta solo parzialmente, nel senso che dopo la nostra interrogazione, e anche dopo le sollecitazioni dei sindacati, è stata estesa parzialmente l’ordinanza, prevedendo ad esempio, la questione dei rider, ma non includendo altre tipologie. In particolare, mi riferisco anche al lavoro indoor, dove devono essere considerate le condizioni delle nostre strutture produttive, che sono capannoni industriali, molte volte anche datati, che quindi non permettono una climatizzazione adeguata, quindi, pur essendo indoor e non outdoor, questa ordinanza non ricomprendeva anche queste fattispecie, ma faceva riferimento, come ha detto l’Assessore, alla disciplina generale, alle indicazioni generali ai datori di lavoro.
Questo però crea un ulteriore problema, nel senso che non solo non c’è un’indicazione precisa, e capisco la finalità di dire che questo deve riguardare tutti i lavoratori, perché forse un elenco specifico escluderebbe qualcuno. Però, d’altra parte, non ci sono attualmente nemmeno mezzi, e lo sappiamo benissimo, di controllo e di verifica così puntuali, figurarsi farlo all’interno di ogni azienda, tipologie, eccetera, mentre l’indicazione tipologica di alcuni tipi di aziende quantomeno mette in guardia quelle aziende, perché si adeguino, e quindi garantiscano un luogo di lavoro climatizzato, comunque dignitoso e salubre, soprattutto, per i propri lavoratori.
Per questo credo sia necessario utilizzare il tempo che abbiamo davanti per il prossimo anno, perché sappiamo che le estati purtroppo saranno sempre più torride e i cambiamenti climatici evidentemente non si placheranno, quindi bisogna intervenire a partire, ovviamente, dalla tutela dei nostri lavoratori e delle nostre lavoratrici.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Passiamo alla IRI n. 70 del consigliere Cunegato, sul tema “Neuropsichiatria infantile dell’Alto Vicentino dal 20 agosto servizio senza medici”.
Prego, Consigliere.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
A Roma dei genitori hanno ucciso una figlia gravemente disabile e poi si sono suicidati. Avevano lasciato delle lettere, da tempo, dove si sentivano soli, manifestavano la loro solitudine. Io, purtroppo, di persone che hanno in casa persone fragili e sole ne trovo sempre di più. Noi potremmo piangere queste persone, girarci dall’altra parte, ma credo che piangerli davvero significhi lottare perché dei servizi che sono sempre più in dissoluzione vengano ricostituiti. Penso ai centri di salute mentale, penso all’accessibilità sempre più difficile alle case di riposo, in questo caso alla neuropsichiatria infantile. Questa è una lotta che facciamo da più di dieci anni.
Chi governa il Veneto, la destra, non è mai riuscita a reagire. Sono qua da pochi mesi ed è già la seconda interrogazione che presento. L’altra l’avevo fatta segnalando come un servizio che aveva sei medici era arrivato ad averne due. Poi, il 2 luglio, l’azienda ULSS 7 ha emanato una delibera che diceva che da agosto, in un servizio così importante, non ci sarebbe più stato nemmeno un medico. Questo è tragico, perché significa che i bambini segnalati dalle scuole materne ci mettono anni per avere una certificazione. Questo significa che li lasciamo senza una diagnosi precoce, che è la condizione di possibilità di una cura efficace. Questo significa che lasciamo questi ragazzi per anni senza insegnanti di sostegno.
Sono anni che facciamo questa battaglia, siamo scesi in piazza. Questa battaglia mette in difficoltà le famiglie e i bambini, ma anche, io credo, i laboratori, che ricordo essere sempre attentissimi e bravi e che soffrono il deficit del servizio. Dobbiamo reagire e dobbiamo reagire subito, perché lasciare sole queste persone fragili significa che il senso della nostra comunità è sempre più smarrito.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Do la parola all’Assessore per la risposta.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
L’azienda ULSS 7 ha riferito agli uffici regionali che nel periodo di assenza di specialisti di neuropsichiatria infantile presso il Distretto 2, fino all’arrivo di nuovo organico, che vuol dire a partire da settembre di quest’anno, la continuità delle prese in carico dei pazienti e delle loro famiglie verrà garantita dall’équipe del servizio e le visite neuropsichiatriche verranno assicurate dal personale di neuropsichiatria del Distretto 1. Quindi, una risposta di salute c’è perché vengono dirottati sull’altro Distretto, ma è ben chiaro anche alla Giunta e a questo Assessorato che la salute non è solamente assenza di malattia, ma è benessere psicofisico, sociale ed economico.
Siamo assolutamente interessati a questo.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, Consigliere, per eventuali repliche.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Da una parte è evidente, è un passo in avanti, noi avevamo denunciato anche negli altri anni che c’era una completa scopertura del Distretto 2, ad esempio, quando arrivava un medico, invece che mandarlo a Santorso, veniva mandato a Bassano.
Quindi, il fatto che ci sia una seppur momentanea collaborazione è positivo, ma è evidente che non basta, perché se anche Bassano è in crisi, e io divido degli specialisti con Santorso, comunque io sono in grado di dare risposte solo a lungo termine.
Io ho parlato con delle mamme, che alle volte vengono invitate già ad andare nel privato, e ci sono delle famiglie che non possono permetterselo, e questo è davvero drammatico. Quando si parla di nuovo organico, io non ci credo finché non lo vedo, nel senso che da anni mi si risponde con “arriverà un nuovo organico”, ma quello che sta succedendo è esattamente l’opposto. Qua non stiamo parlando infatti solo di un servizio svuotato di medici, e poi mi si risponde “arriva lo specialista”, ma lo specialista non può fare le certificazioni, io poi voglio vedere quale sarà lo specializzando che va in un posto dove non c’è un medico. Come fa uno specializzando ad andare in un posto dove non c’è un medico?
Qui abbiamo un’assenza di medici, e questo ovviamente è drammatico, ma stiamo assistendo anche ad una diminuzione degli psicologi. Su questo voglio dire che sta succedendo una cosa inspiegabile: mancano gli psicologi, e i concorsi vincono o meno dei posti messi a bando. Questo è inspiegabile, significa che anche in futuro, quando uno cambierà lavoro, o quando uno andrà da un’altra parte, noi non abbiamo una graduatoria.
La risposta, purtroppo, è una risposta che sento da anni, ed è una risposta che ha comprato tempo, ma nel frattempo il servizio si è svuotato. Spero invece che la risposta della Regione sia più vigorosa, perché un territorio di 190.000 abitanti, senza una neuropsichiatria infantile, è un territorio che lascia soli i bambini e i ragazzi con disabilità e problemi di salute mentale e le loro famiglie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Passiamo alla terza, la IRI n. 79, consigliere Montanariello “Iniziative urgenti per la garanzia della continuità assistenziale presso l’Unità operativa di radiologia dell’Ospedale di Chioggia”.
Prego.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Buongiorno, Presidente.
Con deliberazione della Giunta regionale, previo parere della competente Commissione consiliare, vengono impartite annualmente disposizioni nei confronti delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale riguardanti il personale dipendente, il personale a rapporto di lavoro autonomo e il personale specialista ambulatoriale interno.
Con la DGR n. 186 del marzo del 2026 sono state adottate misure dirette a definire l’ammontare della spesa a disposizione per il personale del servizio sanitario regionale, nonché per promuovere l’ottimizzazione della gestione dello stesso con riferimento all’anno 2026.
L’allegato A della deliberazione al paragrafo C derubricato “Piani triennali dei fabbisogni del personale”, alla luce dell’introduzione del Piano integrato di attività e organizzazione, individua il Piano trimestrale di assunzioni di personale quale strumento esclusivo del Piano triennale dei fabbisogni del personale. Tutte le assunzioni di personale devono essere inserite nel Piano trimestrale di assunzione e possono essere disposte dalle aziende, da enti e dal servizio sanitario regionale esclusivamente a seguito di autorizzazioni dell’area sanità e sociale.
In aderenza a quanto sopra descritto, l’azienda ULSS 3 Serenissima ha presentato tempo fa, nell’area sanitaria e sociale di Chioggia, il proprio bisogno di personale, incluso quello per l’ospedale di Chioggia in riferimento all’unità operativa di radiologia. L’area sanità e sociale ha autorizzato tutte le richieste di personale in tal senso formulate dall’azienda sopracitata e riferita al personale del comparto sanità. Dal 2024 a oggi è stata autorizzata l’acquisizione di 24 unità, ivi inclusi i cinque dirigenti medici nella disciplina della radiologia. Eccetera, eccetera, eccetera. Arrivo alla parte dove interroghiamo, perché il tempo è scaduto. Presidente mi scuso, ho letto la risposta, per sbaglio, invece dell’interrogazione.
Speaker : PRESIDENTE
Molto bene. Assessore Gerosa, vuole confermare la risposta?
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Posso fare l’interrogazione? Presidente, faccio l’interrogazione.
Speaker : PRESIDENTE
Dopo.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Mi faccia leggere l’interrogazione.
Speaker : PRESIDENTE
C’è il Regolamento.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Mi sono sbagliato.
Speaker : PRESIDENTE
Ho capito, però.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Presidente, ho sbagliato. Cosa devo dire? Ho sbagliato foglio. Sono un essere umano, me lo faccia leggere.
Speaker : PRESIDENTE
Le do un minuto, sintetico, e dopo riprendiamo, perché abbiamo il tema importante del fine vita da riprendere. Grazie.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. “Iniziative urgenti per la garanzia della continuità assistenziale presso l’Unità operativa di Radiologia di Chioggia.
Premesso che l’Unità operativa di Radiologia dell’ospedale di Chioggia, attraverso una fase significativa di criticità legata alla carenza del personale medico, attualmente composto da quattro unità, le imminenti dimissioni del direttore della struttura, previste per il primo mese di ottobre, rischiano di aggravare la precarietà organizzativa e gestionale del reparto, alcune forze sindacali di Venezia segnalano forti preoccupazioni in merito alla tenuta dei servizi e richiedono garanzie precise sulle strategie aziendali per evitare l’interruzione della continuità assistenziale. Rilevato che l’ospedale di Chioggia costituisce un presidio di riferimento per un territorio caratterizzato da una particolare conformazione geografica e da significative variazioni stagionali della popolazione in condizioni che rendono ancora più rilevante le disponibilità di servizi diagnostici pienamente integrati e immediatamente disponibili all’interno della struttura ospedaliera; il servizio di radiologia rappresenta una funzione strategica irrinunciabile all’interno di un presidio ospedaliero in quanto garantisce il supporto diagnostico all’attività di pronto soccorso dei reparti di degenza, delle sale operatorie, delle attività ambulatoriali e dei percorsi di urgenza ed emergenza.
Ha disponibilità di un servizio di radiologia pienamente integrato…
Speaker : PRESIDENTE
Leggiamo il dispositivo, Montanariello.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Ho chiuso, Presidente, dopo non rispondo alla replica per recuperare tempo.
Un servizio essenziale per assicurare tempestività diagnostica, continuità assistenziale, appropriatezza clinica e sicurezza delle cure.
Considerato che la direzione ULSS 3 Serenissima, pur assicurando la piena operatività delle apparecchiature, ha indicato tra le possibili soluzioni l’esternalizzazione del servizio ad alcune attività in funzione integrativa; il ricorso a collaborazioni esterne di liberi professionisti non può costituire una risposta strutturale alla carenza organica di medici sul presidio ospedaliero di eccellenza, con le caratteristiche che abbiamo appena detto, che è quello di Chioggia.
Lo Statuto del Veneto assicura il diritto alla salute, all’assistenza tramite un sistema sanitario accessibile ed equo. Per questo si interroga la Regione per sapere quali provvedimenti urgenti intenda adottare per garantire il ripristino della dotazione organica e la tempestiva nomina della nuova direzione dell’Unità operativa, scongiurando l’esternalizzazione del servizio di radiologia di Chioggia.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Assessore, prego.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente, ringrazio il consigliere Montanariello, che mi ha semplificato il compito, essendosi già risposto. Immagino che nella controreplica, alla quale rinuncia, rinunci perché è d’accordo sulla risposta, perché l’ha presentata, quindi è assolutamente d’accordo sulla risposta.
Detto questo, io ho solamente una risposta velocissima. Relativamente alla carenza di personale medico, con deliberazione n. 901 del 16 dicembre 2025, l’Azienda Zero ha indetto un concorso pubblico per titoli ed esami per 52 posti di dirigente medico nella disciplina di radiodiagnostica, tre dei quali riservati all’ULSS 3 Serenissima. Poi, con successiva deliberazione numero 200 del 31 marzo 2026, Azienda Zero, nel prendere atto dei verbali rimessi dalla relativa Commissione esaminatrice, ha approvato le graduatorie di merito. Per l’azienda ULSS 3 Serenissima i candidati idonei utilmente collocati in graduatoria sono risultati essere pari a sei medici specialisti e dieci medici specializzandi.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Prego.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Assessore, non replico perché, sbagliando, avevo letto l’altra pagina. Però, Assessore, io la ringrazio per l’impegno che lei, su molti temi, mette, anche per l’attenzione che le riconosco per l’ospedale di Chioggia. Questo lo dico pubblicamente. Però, mi permetta di dire che le condizioni geografiche e di collegamento che ha l’ospedale di Chioggia lo rendono, come ogni realtà insulare, una particolarità sulla quale le chiedo collaborazione, maggiore impegno, perché sull’ospedale di Chioggia non è una questione campanilistica, ma la deve considerare una comunità isolata. Le chiedo di continuare con questo impegno, usando tutta la sua esperienza e capacità per darci una mano a Chioggia, perché quell’ospedale va rafforzato e tenuto bene. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Ci sarebbe la risposta alla IRS n. 100 della consigliera Cendron, però non vedo l’assessore Venturini, a meno che non sia nei corridoi. La devo spostare al prossimo Consiglio. C’è la collega Venturini per caso? No. Mi dispiace, Consigliera. La spostiamo al prossimo Consiglio.
Grazie.
Riprendiamo la discussione generale, sospesa, della proposta di legge n. 1.
Si era prenotato il consigliere Dalla Pozza, nell’ordine. Però, ovviamente, non so se voglia...
Ci sono prenotazioni? Adesso la sto riaprendo. Non siete attenti.
Sulle interrogazioni abbiamo chiuso. Sulle interpellanze e interrogazioni abbiamo chiuso perché non ce ne sono altre e la collega Venturini non c’è, quindi non può rispondere alla consigliera Cendron.
Siamo rientrati nella discussione generale. Come sapete, ieri il Presidente Zaia aveva sospeso lasciando aperta la possibilità di iscrizione.
Il collega Del Bianco si è prenotato; se ci sono altri, prego, prenotatevi che andiamo a chiusura di discussione, dopo.
Prego, Del Bianco.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Io ho voluto ascoltare ieri, con grande attenzione, tutti gli interventi che si sono susseguiti in quest’Aula, su una legge tanto importante e delicata. È proprio per questo che non voglio nemmeno ripetere nel dettaglio ciò che molti colleghi hanno esposto con grande precisione.
È stato chiarito un primo punto fondamentale, per cui noi oggi non stiamo ovviamente istituendo un nuovo diritto, ma non siamo chiamati a decidere chi abbia o non abbia diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito. Il perimetro è già stato tracciato dalla Corte costituzionale.
Il nostro compito, molto più semplicemente, anche se semplice certamente non è, è stabilire una procedura certa, uguale per tutti, attraverso la quale una persona che si trova nelle condizioni individuate dalla Corte, possa vedere verificata la propria situazione ed esercitare una libertà che l’ordinamento già le riconosce.
Ieri però sono emerse giustamente delle preoccupazioni che considero a maggior ragione, vista anche l’importanza della discussione che c’è stata, più che legittime. La consigliera Besio, se non mi ricordo male, ha detto di invidiare le certezze granitiche di coloro che sanno stabilire con assoluta sicurezza che cosa sia moralmente giusto fare quando una persona si trova in quelle condizioni drammatiche.
Su questo voglio essere molto chiaro: sono d’accordo con lei. Sono d’accordo con la consigliera Besio quando dice questo, perché nemmeno io ho certezze granitiche. Nemmeno io so che cosa farei un giorno, se dovessi trovarmi in quella condizione, sono molto sincero. Il problema però è un altro: oggi a noi non viene chiesto di stabilire quale sia la scelta moralmente giusta per ciascuno; ci viene chiesto qualcosa di diverso. Ci viene chiesto se le nostre convinzioni personali, se la nostra morale religiosa o filosofica possano impedire a un’altra persona di esercitare una libertà che l’ordinamento già riconosce.
Io non credo che possiamo arrogarci questo diritto, perché credo, cari colleghi, che il tema più profondo che attraversa tutta questa discussione, sia proprio il tema della libertà. È evidente, parlando di questa materia, che la parola “libertà” venga associata a un’altra parola che suscita inquietudine e che per molti ha anche una profonda ripulsa morale, che è la parola “suicidio”.
Non lo dico casualmente, lo dico perché in queste settimane mi è capitato di incontrare molti esponenti, anche del mondo cattolico. In camera caritatis ci si accorgeva che fondamentalmente sul principio, su quello che c’è scritto nella legge, difficilmente qualcuno si trovava in disaccordo. Più problematico era, per esempio, riconoscere che la parola “suicidio” fosse effettivamente, com’è, nel titolo della legge.
Questo è comprensibile. È comprensibile, perché il suicidio è stato considerato per secoli, nella nostra cultura, un atto moralmente negativo. C’è il peso della tradizione cristiana, in questo, dobbiamo dirlo. Si tratta di una base valoriale di riferimento che appartiene naturalmente ai credenti, ma che appartiene comunque anche a tutti noi. Non possiamo fingere che non sia così, lo ha detto ieri anche il consigliere Cunegato, ma dobbiamo anche ricordare che la nostra civiltà nasce da tante antiche tradizioni e le nostre radici culturali sono sì cristiane, ma sono per esempio anche greche e latine.
Nelle attività antiche il suicidio non ha sempre avuto lo stesso significato morale che gli abbiamo attribuito nei secoli successivi. In alcune circostanze – è stato anche ricordato ieri dal consigliere Trevisi – è stato addirittura interpretato come l’affermazione estrema della libertà dell’individuo. Ieri è stato ricordato Catone, l’Uticense, che Dante mette nel Purgatorio. Potremmo ricordare Seneca, Petronio, ma visto che siamo in Consiglio regionale del Veneto mi piace ricordare un antico Veneto. È un antico padovano, Trasea Peto, filosofo e scrittore sotto Nerone, che è ricordato ancora con una statua importante a Prato della Valle.
La morte di Trasea conclude una delle più grandi opere storiche dell’antichità, gli Annales di Tacito. Condannato a morte, Trasea decide di suicidarsi prima della condanna tagliandosi le vene. Tacito racconta che Trasea, proprio mentre sta morendo si rivolge al più giovane dei presenti e dice: “Tu sei nato in tempi nei quali è necessario fortificare l’animo attraverso esempi di fermezza”. Ecco, per Tacito, per gli antichi in generale, in alcuni casi quella visione del suicidio era addirittura esemplare, era un gesto talmente forte da essere considerato un esempio.
Naturalmente, non sto dicendo che dobbiamo recuperare una civiltà nella quale il suicidio venga considerato positivo, o addirittura esemplare, sarebbe assurdo. Sto dicendo qualcosa di molto più semplice: che non possiamo pretendere che una sola concezione morale del suicidio, per quanto profondamente radicata nella nostra cultura, possa diventare un criterio giuridico obbligatorio per tutti.
La nostra stessa storia culturale ci insegna che attorno a questi temi sono sempre esistite idee diverse, concezioni diverse, concezioni morali diverse.
In uno Stato laico, il compito delle Istituzioni non può essere quello di scegliere quale di queste concezioni debba diventare obbligatoria del tutto. Il nostro compito deve essere quello di garantire la libertà delle persone, e di garantire le scelte che consentano l’autodeterminazione. Possiamo non condividerle, possiamo essere certi che noi personalmente non la compiremmo mai, possiamo considerarla incompatibile con la nostra fede, o con la nostra concezione della vita. Ma non per questo possiamo decidere al posto di chi si trova in quella condizione.
Credo che abbiamo anche il dovere di riconoscere la battaglia civile che molti hanno portato avanti in questi anni, da Piergiorgio Welby, a Dj Fabo, al già citato Stefano Gheller, persone e storie profondamente diverse tra loro, ma senza la loro determinazione, senza la loro scelta di esporsi pubblicamente, senza la loro battaglia probabilmente non avremmo avuto quel percorso giuridico e civile che ha portato alle decisioni della Corte prima, e che ha portato noi oggi a discutere questa legge in Aula.
È stata ricordata la lentezza del Parlamento, ma oggi sappiamo che le Regioni possono intervenire nell’ambito delle proprie competenze, sugli aspetti organizzativi necessari a dare attuazione alle decisioni della Corte costituzionale. Su una questione come questa, francamente, non possiamo attendere all’infinito. E una politica che continua a rinviare, davanti a questioni che riguardano concretamente la vita delle persone è una politica debole.
Io auspico e spero che noi tutti qui, in quest’Aula, vogliamo una politica forte, che sappia decidere e prendere le decisioni che servono quando servono.
Concludendo, credo che il nesso tra questa legge e il principio della libertà sia in realtà profondissimo. Questa legge non obbliga nessuno, non impone una scelta, non sottrae nulla a chi crede che la vita debba essere preservata fino al suo ultimo termine. Non impedisce a nessuno di vivere fino all’ultimo istante secondo la propria fede, la propria morale, la propria idea della dignità umana. Chiede semplicemente che anche chi ha una concezione diversa possa essere rispettato. Ed è questo, credo, il principio fondamentale che dovrebbe guidarci.
Noi, con la nostra cultura politica, possiamo rispettare ogni idea individuale della vita e della morte. C’è soltanto una idea che non possiamo accettare, quella che pretende di diventare l’idea di tutti, perché nel momento in cui la nostra convinzione personale diventa il limite imposto alla libertà di un altro, non stiamo più difendendo una morale, stiamo negando una libertà.
Credo che il compito della politica, soprattutto davanti alle scelte più intime e drammatiche dell’esistenza, debba essere esattamente l’opposto: non imporre una coscienza, non scegliere al posto delle persone, ma garantire a ciascuno il diritto di essere rispettato nelle proprie convinzioni, nella propria dignità e nella propria libertà, ed è questa, credo, la responsabilità che oggi siamo chiamati ad assumerci.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere Del Bianco.
Consigliere Borgia, prego. Per sbaglio si è tolta la prenotazione, ma gli diamo la parola.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Buongiorno a tutti i colleghi. Vi assicuro che intervenire su un tema così delicato, così difficile, che smuove le coscienze di ognuno di noi, non è sicuramente semplice, ma siamo rappresentanti delle Istituzioni e quindi abbiamo il dovere non solo di rappresentare i cittadini, ma di prendere decisioni che poi incidono sulla vita dei cittadini.
Il mio intervento più strutturato sarà nella dichiarazione di voto, dove farò un’analisi a 360 gradi. Ho provato in questi giorni a pensare quali potessero essere le parole migliori da utilizzare per farvi capire la nostra posizione, la nostra posizione valoriale prima che politica. Non c’è stato niente di meglio che trovare e leggervi le parole di un amante della vita. “Carissimi, se state leggendo questo scritto, allora non sono più nel mondo dei vivi, perlomeno, non nel mondo dei vivi, per come lo conosciamo.
Scrivo questa lettera perché se c’è una cosa che mi ha sempre angosciato, sono i funerali. Non che ci fosse qualcosa di male, nei funerali: dare l’ultimo saluto ai propri cari è una tra le cose più umane e più etiche in assoluto. Tuttavia, ogni volta che pensavo a come sarebbe stato il mio funerale, ci sono state due cose che non sopportavo: il non poter esserci e dire le ultime cose, e il fatto di non poter consolare chi mi è caro, oltre al fatto di non poter parteciparvi, ma questo è un altro discorso.
Perciò ho deciso di scrivere le mie ultime parole, e ringrazio chiunque le stia leggendo. Non voglio lasciarvi altro che quello che ho vissuto, e visto che si tratta dell’ultima volta che ho la possibilità di dire la mia, dirò solo l’essenziale, senza cose superflue e altro.
Voglio che sappiate innanzitutto che ho vissuto la mia vita felicemente, senza eccezioni, e l’ho vissuta da semplice uomo, con i momenti di gioia e i momenti difficili, con la voglia di fare bene, riuscendoci, a volte, e a volte fallendo miseramente.
Fin da bambino, come ben sapete, la progeria ha segnato profondamente la mia vita, sebbene non fosse che una parte piccolissima di quello che sono. Non posso negare che ha influenzato molto la mia vita quotidiana, e non ultime le mie scelte. Non so il perché e il come me ne andrò da questo mondo. Sicuramente in molti diranno che ho perso la mia battaglia contro la malattia.
Non ascoltate, non c’è mai stata nessuna battaglia da combattere, c’è solo stata una vita da abbracciare per com’era, con le sue difficoltà, ma pur sempre splendida, pur sempre fantastica, né premio, né condanna, semplicemente un dono che mi è stato dato da Dio.
Ho cercato di vivere più pienamente possibile. Tuttavia, ho fatto i miei sbagli, come ogni persona, come ogni peccatore. Sognavo di diventare una persona di cui si parlasse nei libri di scuola, una persona che fosse degna di essere ricordata ai posteri, una persona che, come i grandi del passato, quando la si nomina, lo si fa con reverenza.
Non nego che sebbene la mia intenzione era di essere un grande della storia per aver fatto del bene, una parte di questo desiderio, era anche dovuto ad egoismo, l’egoismo di chi semplicemente vuole sentirsi di più degli altri. Ho lottato con ogni mia forza questo malsano desiderio, sapendo bene che Dio non ama chi fa le cose per sé, ma nonostante ciò, non sembra ci sono riuscito.
Mi rendo conto ora, mentre scrivo questa lettera, immaginando come sarà il mio ultimo momento nella terra, che è il più stupido desiderio che si possa avere.
La gloria personale, la grandezza, la fama altro non sono che una cosa passeggera. L’amore che si crea nella vita, invece, è eterno, poiché Dio solo è eterno e l’amore ci vuole da Dio. Se c’è una cosa di cui non mi sono mai pentito è quello di avere amato tante persone nella mia vita e tanto e purtroppo poco. Chi mi conosce sa bene che sono un tipo a cui piace dare consigli, ma questa è la mia ultima occasione. Perciò, ve ne prego, amici miei, amate chi vi sta intorno, non dimenticatevi che i vostri compagni di viaggio non sono mai il mezzo, ma la fine. Il mondo è buono se sappiamo dove guardare. In molte cose, come vi ho già detto, sbagliavo. Per buona parte della mia vita ho pensato che non ci fossero eventi totalmente positivi o totalmente negativi, che dipendesse da noi vederne i lati belli o i lati oscuri. Certo, è una buona filosofia di vita, ma non è tutto. Un evento può essere negativo ed esserlo totalmente. Quello che spetta a noi non è nel trovarci qualcosa di positivo, quanto piuttosto di agire sulla retta via, sopportando e per amore degli altri trasformare un evento negativo in uno positivo. Non si tratta di trovare i dati positivi, quanto piuttosto di crearli, ed è questa, a mio parere, la facoltà più importante che ci è stata data da Dio, la facoltà che più di tutti ci rende umani.
Voglio farvi sapere che voglio bene a tutti voi e che è stato un piacere compiere la strada della mia vita al vostro fianco. Non vi dirò di non essere tristi, ma non siatelo troppo. Come ad ogni morte, ci sarà qualcuno tra i miei cari che piangerà per me, qualcuno che rimarrà incredulo, qualcuno che invece, magari, senza sapere perché, avrà voglia di andare fuori con gli amici, stare insieme, ridere e scherzare, come se nulla fosse successo. Voglio esservi accanto in questo e farvi sapere che è normale. Per chi piangerà, sappiate che è normale essere tristi. Per chi vorrà fare festa, sappiate che è normale fare festa. Piangete e festeggiate, fatelo anche in onore mio. Se vorrete ricordarmi, invece, non sprecate troppo tempo in rituali vari. Pregate, certo, ma prendete anche dei bicchieri, brindate alla mia e alla vostra salute e siate allegri. Ho sempre amato stare in compagnia e perciò è così che vorrei essere ricordato. Probabilmente, però, ci vorrà del tempo. Se voglio veramente consolare e partire da questo mondo in modo da non farvi stare male, non posso semplicemente dirvi che il tempo curerà ogni ferita, anche perché non è vero. Perciò vi voglio parlare schiettamente del passo che io ho già compiuto e che tutti devono prima o poi compiere: la morte. Anche a solo dirne il nome, a volte, la pelle rabbrividisce. Eppure è una cosa naturale, la cosa più naturale al mondo. Se vogliamo usare un paradosso, la morte è la cosa più naturale della vita. Eppure ci ha fatto paura. È normale, non c’è niente di male. Anche Gesù ha avuto paura. È la paura dell’ignoto, perché non possiamo dire di averne avuto esperienza in passato.
Pensiamo però alla morte in modo positivo. Se lei non ci fosse, probabilmente non concluderemmo niente nella nostra vita, perché tanto c’è sempre un domani. La morte, invece, fa sapere che non c’è sempre un domani.
Se vogliamo fare qualcosa, il momento giusto è ora. Per un cristiano, però, la morte è anche altro: da quando Gesù è morto sulla croce, come sacrificio per tutti i nostri peccati, la morte è l’unico modo per vivere realmente, è l’unico modo per tornare finalmente alla casa del Padre, è l’unico modo per vedere finalmente il suo volto. e da cristiano ho affrontato la morte. Non volevo morire, non ero pronto per morire, ma ero preparato. Se in vita sono stato degno, se avrò portato la mia croce, così come mi era stato chiesto di fare, ora sono dal Creatore, ora sono dal Dio mio, dal Dio dei miei padri, nella sua casa indistruttibile.
Non stancatevi mai, fratelli miei, di servire Dio e di comportarvi secondo i suoi comandamenti, poiché nulla ha senso senza di lui, perché ogni nostra azione verrà aggiudicata e decretata, chi continuerà a vivere in eterno e che invece dovrà morire. Non sono certo stato il più buono dei cristiani. Sono stato, anzi, certamente un peccatore, ma ormai conta poco. Quello che conta è che ho provato a fare del mio meglio e lo rifarei.
Ora vi lascio, come vi ho detto, non amo i funerali quando diventano troppo lunghi, e io breve non sono stato. Sappiate che non potrei mai immaginare la mia vita senza di voi, e se mi fosse stata data la possibilità di scegliere, avrei scelto ancora di crescere al vostro fianco.
Sono contento che domani il sole spunterà ancora”.
Non ho voluto leggere tutta la lunghissima lettera di Sammy Basso, ma uno stralcio della sua lettera, che è stata emozionante, per farvi capire il nostro punto di vista.
Ieri, mentre tutti, anche io, ci struggevamo su quale posizione definitiva, cosa fare, seppur consapevoli che noi siamo sempre stati a favore della vita e di questo che è un elemento sacro, non sacro in senso religioso, ma sacro in modo etico, mentre mi confrontavo con una persona dicevo: il mondo forse non la pensa come noi, lui mi ha detto “Claudio, quando il mondo l’ha pensata come noi?”. E allora ho capito che era giusto continuare a difendere quelle persone, quella parte di mondo che la pensa in maniera diversa, quella che noi rappresentiamo, che rappresentiamo nei valori, che rappresentiamo nelle idee. Questo mio, come avete visto, non vuole essere un intervento di contrapposizione, perché qui di contrapposizione ci deve essere ben poco. Al centro c’è la sofferenza dei malati.
Io alla sofferenza dei malati decido e ho sempre deciso di rispondere con l’amore, con la vicinanza, con la vita, con la solidarietà.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Borgia. Vi prego di rimanere nei tempi.
Consigliera Martini, prego.
Speaker : Morena MARTINI (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente. Buongiorno a tutti.
Apro il mio intervento in questa discussione generale con una parola che nella nostra lingua antica continua a rivestire un significato profondo: compatire. “Compatire” non significa solo provare pietà dal basso verso l’alto, significa letteralmente patire insieme. Significa fare spazio al dolore dell’altro, significa non voltarsi dall’altra parte di fronte al mistero spaventoso della sofferenza, camminare accanto a chi si trova ad attraversare sicuramente la notte più buia, la notte più profonda della sua vita.
Intervengo in quest’Aula a viso aperto. Sono una donna di fede, credo in una chiesa cattolica e apostolica, e proprio perché la mia fede mi insegna che il valore supremo è l’amore per il prossimo e la custodia della dignità umana, rifiuto categoricamente la logica della contrapposizione ideologica e dello scontro di appartenenza su un tema come questo. La sofferenza non ha tessere di partito. La disperazione di un ammalato, di un’ammalata e delle sue carni non appartiene né alla destra né alla sinistra. Il nostro compito come legislatori di questa Regione non è giudicare le coscienze, ma servire le persone con un forte e alto senso di responsabilità e con un profondo rigore istituzionale.
Richiamo la norma con semplicità e con chiarezza, è già stata ripetuta tante volte, spogliandola da ogni sovrastruttura ideologica.
La Corte costituzionale, con sentenza n. 242 del 2019, ha stabilito dei confini, ha stabilito i paletti rigorosi entro cui questo percorso è già ammesso nel nostro ordinamento. Non stiamo discutendo se inventare un diritto o addirittura, come ho sentito, scavalcare lo Stato. La cornice costituzionale esiste già. Che cosa facciamo oggi con questa legge regionale? Oggi tutti noi ci prendiamo la responsabilità di dare certezze, di dare tempi, di dare garanzie, garanzie procedurali a ciò che la Consulta ha già tracciato. Regolamentiamo un percorso per fare in modo che nessuno, ripeto, nessuno, sia lasciato solo nell’incertezza, che medici e operatori sanitari lavorino in un quadro di assoluta chiarezza giuridica; soprattutto, che la rete delle cure palliative sia valorizzata, potenziata, messa al centro come prima fondamentale risposta del nostro Servizio sanitario.
Le nostre proposte vanno esattamente in questa direzione, non sono paletti burocratici, sono strumenti di tutela, servono a garantire l’omogeneità di trattamento su tutto il nostro territorio regionale, il rispetto rigoroso dei criteri fissati dal giudice e delle leggi, e la massima protezione della fragilità umana.
Colleghi, si può essere fedeli ai propri valori spirituali, e io mi sento di esserlo, ed essere contemporaneamente custodi rigorosi delle Istituzioni e delle leggi della Repubblica.
Si può votare a favore di questo percorso di regolamentazione, guidati non da una resa, ma da una profonda empatia spirituale, dal dovere istituzionale di governare i processi con umanità e con rigore. È con questo spirito di profondo rispetto per la vita, di profondo rispetto per chi soffre, e di profondo rispetto per la legge che affronto questo dibattito, pronta a fare la mia parte, per il bene dei miei cittadini, per il bene del mio Veneto.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Maltauro, prego.
Speaker : Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
Ho ascoltato con attenzione, ovviamente, tutti gli interventi che mi hanno preceduto. Credo sia palpabile, colleghi, la difficoltà con cui ciascuno argomenta le proprie posizioni. È la stessa difficoltà che ciascuno di noi in questi giorni, in queste ore, ha trovato nel recarsi qui. La stessa difficoltà, credo, colleghi con cui la politica negli ultimi anni ha affrontato questo tipo di discussione, talvolta in modo tiepido, con delle difficoltà nell’approvare provvedimenti di questo tipo, e io credo che questo non sia frutto di una scarsa maturità politica, ma di una difficoltà naturale per le persone attaccate alla vita, nell’affrontare temi che riguardano la terminazione della stessa.
L’altra sera ero in una emittente televisiva locale e un collega che ha frequentato quest’Aula, riconosciuto per alcune tipiche colorite espressioni, diceva “io voterei contrario fino in fondo a questo provvedimento perché ho paura di sbaciare la porta”. È un’espressione che io non conoscevo, “sbaciare”. Significa aprire una fessura dentro la quale si può insinuare una degenerazione negativa che nel tempo può portare una prima intenzione ad avere un profilo completamente diverso da ciò che si pensava.
Io credo che abbia ragione. Il timore profondo che una partenza oggi possa provocare nel corso del tempo, dei decenni, un arrivo a una situazione come i Paesi Bassi o il Belgio, è un timore che non solo mi impaurisce, ma personalmente mi infastidisce. Chi non ha paura qui di quello che verrà dopo questo provvedimento, di quello che potrà degenerare nel corso del tempo all’interno delle Assemblee elettive, non solo veneta ma nazionale? È una paura, credo, umana, cristiana o non cristiana. Non è il frutto di un ragionamento retrogrado, poco lucido, ma di un’inclinazione naturale dell’uomo ad aver paura a ragionare sul porre fine alla vita. È una cosa naturale, è un’inclinazione tipica dell’uomo, cristiano o non cristiano.
Se volete, colleghi, è ancor più difficile per un cristiano. La prima volta che ho letto il titolo di questo testo, personalmente, ho sentito un forte senso di spaesamento, la pelle d’oca alta così: “suicidio assistito”. Per un cattolico, che crede cristianamente nel valore della vita, già solo affrontare terminologicamente un provvedimento di questo tipo crea un senso di difficoltà enorme. Però, devo dirvi che la fortuna preziosa di far parte oggi di un partito che ci ha concesso, mi ha concesso la libertà di coscienza mi ha spinto a esprimere delle valutazioni ulteriori, portandomi il peso potente di queste premesse dolorose, assumere il coraggio di fare qualche riflessione in più, di spendere qualche pensiero aggiuntivo.
Ringrazio per questo stimolo, che mi ha portato in queste ore a cambiare più volte, anche sulle scale di questo Consiglio regionale, la posizione e arrivare oggi ad esprimerla, spero, con la vostra profonda comprensione della difficoltà.
Io sono un cattolico, come molti in quest’Aula, convinto. Il sabato sera vado a messa con la mia ragazza, a Pasqua ero al santuario francescano di La Verna, ma quando mi siedo qui, come tutti noi, sono prima di tutto un rappresentante dei veneti, di tutti i veneti, non solo di chi come me è un cattolico. Nello stesso momento in cui siedo in questi banchi non conta solo la mia posizione e la mia convinzione personale, ma devo necessariamente fare i conti con quello che si muove al di fuori di quest’Aula, al di fuori di queste mura, con quanto la società sente, percepisce, chiede: fare i conti con una posizione e una valutazione che oggi, su questo provvedimento, non avrà solamente una ricaduta sulla mia vita, sulla vita di mio fratello, di mia mamma, ma sulla vita di tutti i veneti che oggi noi qui rappresentiamo, una ricaduta collettiva che rispecchia le inquietudini, le pressioni, le aspettative, le richieste, le esigenze, le sofferenze di tutti i veneti, cattolici e non.
Di fronte ad una società che oggi al 75% valuta necessaria una regolamentazione del suicidio medicalmente assistito, non dell’eutanasia, non del fine vita, ma del suicidio medicalmente assistito; di fronte a una Corte costituzionale che è il più alto organo a garanzia dell’ordinamento repubblicano costituzionale, che dà delle indicazioni precise; di fronte a un fenomeno che già c’è, che già esiste anche nel nostro territorio, e lo citava molto bene ieri il nostro Presidente, come facciamo a chiudere un occhio? A far finta di nulla? A rifiutare di regolamentare?
Credo che oggi approvare una legge che regolamenta un fenomeno che esiste non sia una scelta radicale, non sia una scelta della sinistra, o della destra, ma sia un atto di responsabilità politica, nel solco convinto del principio di laicità. È chiaro che per un cristiano diventa difficile ragionare in termini di laicità, ma è un problema che si sono posti anche prima di noi, in quest’Aula e fuori. Il dibattito sul divorzio vedeva Andreotti contrario, sul crinale contrario, ma convinto della necessità di ricercare una soluzione pragmatica e costituzionale al tema sentito dalla gente.
Nello stesso dibattito un veneto, Bisaglia, si chiedeva fino a che punto una norma morale può diventare una norma dello Stato, o deve diventare una norma dello Stato. Il principio di laicità è stato affrontato, discusso, valutato ben prima di noi, e Sturzo, una volta per tutte, ce l’ha insegnato: la religione è universale, la politica è parziale.
Il cristiano che sceglie un impegno in politica sceglie per forza di cose anche il dato della laicità. È con l’assunzione di questo dato che oggi affronto questa discussione, consapevole che qualcuno di noi si può interrogare “allora, uno che ragiona così, non è un cattolico vero?”. Ma chi decide se uno è un cattolico vero o no? È più cattolico chi dona 500 euro in prima fila in giacca e cravatta a messa, o l’ultimo della fila? È più cattolico chi separa la propria fede in seno all’Assemblea elettiva pubblica, che rappresenta tutti, o chi fa il contrario?
Io non credo che sia questo lo spazio per interrogarci sull’intensità della gradazione della fede di ciascuno, ma questo è lo spazio per fare il bene della cosa pubblica, di tutti, e dare risposte alle persone che le cercano, giovani e anziani, cattolici e non. Sulla scia di questi ragionamenti, un paio di giorni fa chiamavo l’amico e collega Pasqualon e gli dicevo: “Eric, noi siamo cattolici, siamo popolari, ma siamo anche giovani. La nostra generazione, che qui assieme a diversi colleghi, Matteo e il nostro Presidente in primis, rappresentiamo, che messaggio si aspetta da noi? Un no aprioristico sulla base di una propria convinzione morale e personale o un’apertura coraggiosa, moderna, seria, responsabile rispetto a un’esigenza sentita dai più?”. Io credo che i nostri coetanei, che ci hanno mandato qui, chi ha votato la prima volta, chi è tornato a votare, chi ha votato UDC, Forza, Italia e Lega e magari non voleva neanche votarla, chiedono una parola di coraggio, accantonando anche una posizione singolare, personale, intima, ma ragionando da legislatori pubblici.
Di fronte a questo, credo anche che non sia la paura del tragitto che si pone dopo di noi che deve obbligarci a evitare di partire, perché significherebbe anche, Eric, avere poca fiducia sulla nostra generazione. Avere timore di quello che può avvenire dopo significa non aver fiducia e ottimismo rispetto alle nostre capacità come classe dirigente del presente e del futuro. Non è quello che può venir dopo che oggi ci deve porre nell’ottica di evitare di legiferare qualcosa che esiste.
Credo che questa sia un’ottima partenza, una regolamentazione di impostazione di cui aveva necessità il territorio che pone un tragitto che inizia bene, perché, se è vero, colleghi, che son convinto che la visione politica debba essere laica, non sarò mai convinto in una laicità laicista, come qualcuno, anche in quest’Aula, vorrebbe; una laicità che non tiene conto che quando si parla di vita o di terminazione della stessa è una cosa seria, sacra, misurata, che non richiede esasperazione, propaganda, piazza o tamburi.
La regolamentazione che noi oggi andiamo ad approvare è una regolamentazione misurata, moderata, che fa suo e restringe il tragitto posto dalla Corte costituzionale, che rinforza le cure palliative, che prevede, questo grazie anche al contributo di Forza Italia, l’obiezione di coscienza, che pone in un perimetro serio e misurato un tema che è già difficile da affrontare, e che non può essere affrontato con gli strumenti della propaganda e del populismo di sinistra.
È una partenza, ma dobbiamo dirci una cosa sincera: chi deve partire veramente, non siamo noi. Chi deve iniziare a suonare la sveglia e ad offrire una risposta collettiva è il Parlamento nazionale, è il legislatore repubblicano. Da questo punto di vista, lo diceva bene ieri il consigliere Montanariello, ci prendiamo dentro tutti: prima ancora di valutare una legge regionale, sarebbe importante ribadire con forza che noi siamo per una legge nazionale che ci possa anche condurre, ispirare, stimolare, darci dei tragitti, dei trattati, evitare la geografia a macchia di leopardo e a livello nazionale, e su questo vi devo dire la verità, colleghi, sono altrettanto orgoglioso non solo per la libertà di coscienza che invalsa al mio partito, ma anche per l’impegno che Forza Italia, insieme al Parlamento nazionale, sta portando avanti su questo fronte, anche stimolando la coalizione.
Non è una contraddizione che sia l’unica forza iscritta al Partito popolare che porta avanti questa battaglia, perché una concezione popolare moderna non è stare sugli steccati morali e ideologici, ma è comprendere fino in fondo la temperatura del popolo tutto, e far proprie in chiave moderna le aspirazioni e le aspettative della società. Quello è Partito popolare.
Io esprimo gratitudine e forza rispetto ai nostri parlamentari e alla nostra segreteria nazionale, che sta portando avanti questo impegno con caparbietà, contro anche talvolta parte dell’opinione pubblica.
Cari colleghi, se per un cristiano far politica è impossibile, e allo stesso tempo doveroso, è un paradosso, sì, ma è sul crinale di questo paradosso che si misura la capacità di una comunità di avanzare e di trovare sentimento di modernità.
Oggi io, allora, da cattolico, da Consigliere regionale, da giovane veneto, rispettando fino in fondo, fino all’ultimo centimetro il voto di tutti, in primis dei colleghi del mio Gruppo, cerco di fare la mia parte e di portare il mio contributo votando a favore di questo provvedimento.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Consigliera Bevilacqua.
Speaker : Alessia BEVILACQUA (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente, gentili colleghi Consiglieri, ritengo che davanti a una materia così complessa, il mio primo dovere e il dovere di Consigliere sia quello dell’approfondimento serio, privo di preconcetti, affrontato con equilibrio e mantenendo l’attenzione sul contenuto della deliberazione che ci attende, e con la consapevolezza della delicatezza del tema. Ho seguito tutti gli interventi e di questo vi ringrazio, per le vostre riflessioni, i vostri pareri, che rispetto.
Per questo ho voluto ripercorrere le tappe che ci hanno portato qui per ribadire il perimetro tracciato dalla Corte costituzionale. La Corte costituzionale, infatti, con la sentenza n. 242 del 2019 ha già tracciato la via, ha riconosciuto la possibilità di accedere al suicidio medicalmente assistito in condizioni rigorosamente definite. È un passaggio che si inserisce nel percorso iniziato con la legge n. 219 del 2017, che ha sancito in modo pieno il principio della libertà, di autodeterminazione nelle scelte terapeutiche.
Nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona, anche quando si tratta di trattamenti necessari alla sopravvivenza. Quella legge vietava l’ostinazione irragionevole nelle cure, promuoveva l’accesso alla terapia del dolore e alle cure palliative, nel rispetto della dignità della persona. Pensiamo all’introduzione delle DAT, attraverso le quali un cittadino può esprimere anticipatamente le proprie volontà nel caso in cui perda la capacità di autodeterminarsi.
La sentenza n. 242 è stata un momento sicuramente decisivo. Ha riconosciuto la legittimità del ricorso al suicidio medicalmente assistito in situazioni, come detto, particolari, ben circoscritte, che definirei anche estreme.
Dal 2019 ad oggi abbiamo sentito che è più di una ventina di persone ne hanno fatto richiesta, tre sono state autorizzate, alcune invece non approvate.
Questo significa che oggi non stiamo introducendo un nuovo diritto, quel diritto esiste già ed è praticato e si attiene strettamente a quanto la Corte ha stabilito. A noi spetta una competenza diversa, organizzativa, amministrativa. Dobbiamo dare attuazione a quel quadro, offrendo ai cittadini risposte chiare, ordinate, trasparenti, umane, tutelando al contempo il valore fondamentale delle cure palliative e la libertà di coscienza, anche del personale sanitario.
Con gli emendamenti introdurremo sensibilità e attenzioni, che vanno nella direzione di tutelare maggiormente il paziente senza modificare l’impianto della sentenza.
In alcune Regioni la legge di iniziativa popolare è stata bloccata da questioni pregiudiziali di costituzionalità. Siamo di fronte, è stato detto, è stato ribadito, all’assenza di una legge statale e la Corte costituzionale, intervenuta, ha lasciato conseguentemente il compito alle Regioni di mettere in atto interventi regolatori.
Le aziende sanitarie si arrangiano come possono nell’applicare le indicazioni della Corte. Il quadro, quindi, è frammentato e disomogeneo. Oggi affrontiamo un atto deliberativo procedurale amministrativo affinché l’accesso nelle nostre aziende possa essere attuato con procedure uniformi.
Si disciplinano modalità per esercitare quanto stabilito dalla Corte, affinché, come detto, possa essere applicato in modo chiaro, sicuro, uniforme in tutto il territorio regionale. Non si ampia, né si restringe un diritto, non si decide chi può accedervi, si limita a organizzare il percorso, le modalità, la presa in carico, le commissioni, le valutazioni.
Sono convinta che grazie agli emendamenti che sono stati proposti, il Veneto sa dimostrare una propria capacità di disciplinare da sentenze in maniera attenta, rispettosa, capace di accogliere molte sensibilità, definendo linee di attenzione forse ancora maggiori.
Avviandomi alla conclusione, credo che il voto di oggi superi davvero i confini della nostra Regione: possiamo dimostrare che è possibile legiferare su temi complessi con moderazione, equilibrio e rispettando le varie sensibilità.
Serve sempre ribadire che la vita va difesa, alimentata, custodita, curata, protetta, amata sempre, è un dono prezioso.
Permettetemi solo di ricordare come si è giunti alla sentenza 242 del 2019 della Corte. La vicenda, la testimonianza di Fabiano Antonini, conosciuto come dj Fabo: Mi sono imbattuta in un video di testimonianza di dj Fabo, e devo dire che non ho potuto rimanere indifferente davanti ad una testimonianza così drammatica e dignitosa. Non voglio ripetere alcune parole, non è questo quello che siamo chiamati a decidere oggi, ma è un’immagine, è un sentire che mi impone davvero di non girare la testa dall’altra parte nell’affrontare oggi la disciplina in questo progetto di legge.
È compito sicuramente delle Istruzioni, lo stiamo dicendo tutti, di noi cittadini, anche, nel volontariato, nella solidarietà, aiutare, accogliere, sollevare, curare, accompagnare per la vita, lavorare per la vita, mettere in campo tutti gli strumenti di cura possibile.
Abbiamo sentito il nostro Presidente Stefani, ho apprezzato la volontà di potenziare le cure palliative, ma mi sento anche davvero di rispettare e accogliere le situazioni di particolare sofferenza insopportabile, scelte, pensieri diversi dal mio credo e da quella che può essere, che è anche la mia fede.
Oggi credo quindi che qui rispettiamo un diritto, un principio introdotto dalla Corte costituzionale. Un diritto riconosciuto dalla Corte non può essere reso incerto da un vuoto procedurale, quindi preannuncio anch’io il mio voto favorevole.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Dalla Pozza.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Mi consenta di ringraziare i colleghi che finora sono intervenuti, il mio Capogruppo, Giovanni Manildo, il direttore del gruppo, Giberto Maschietto, e tutto l’Ufficio legislativo per il supporto che c’è stato in questi mesi per approfondire un tema così importante. Avrei voluto e mi sarebbe piaciuto che il dibattito su questo tema fosse un modo per esaltare l’efficienza del sistema sociale e sanitario della nostra Regione in modo tale da dimostrare che la scelta di porre fine alla propria vita come una scelta difficile, ponderata e circoscritta entro stretti limiti che ha dettato la Corte costituzionale attraverso le proprie sentenze è davvero l’extrema ratio a cui il singolo ricorre perché convinto che la propria vita abbia definitivamente concluso il proprio ciclo, perché tormentato da dolori fisici e d’animo divenuti insopportabili e perché convinto che il dolore e l’ineluttabilità del percorso della malattia porti alla perdita della propria dignità di essere umano.
Per questo ringrazio anche l’Associazione Coscioni, l’Associazione Liberi Subito per aver portato il dibattito su questo tema attraverso la proposta di legge che è in discussione oggi; una discussione che purtroppo è diventata, anziché sul quomodo, sulla modalità con cui ciò deve avvenire, è diventata una discussione sull’an, sul se la cosa possa essere fatta, se il suicidio medicalmente assistito sia possibile.
La fattispecie oggi non è quella in discussione e lo dimostra anche il ricorso limitato nei numeri alla richiesta di poter porre fine alla propria vita nelle modalità oggi consentite.
Per me uno Stato maturo e un legislatore attento alla valenza del proprio ruolo non avrebbe trasformato questo tema in un’occasione di divisiva propaganda politica, come è avvenuto in taluni momenti, ma si sarebbe occupato di legiferare, come la Corte costituzionale, peraltro, ha più volte chiesto al legislatore, con una disciplina comune ed omogenea per tutto il territorio e per tutta la popolazione.
Colpevolmente, invece, il legislatore ha deciso di lasciare la questione irrisolta. Si è voluto, tra l’altro, invertire, passatemi il termine, l’onere della prova, colpevolizzando chi è già in una situazione di sofferenza.
Oggi spetta al malato dimostrare di voler porre fine alla propria vita; non spetta, invece, allo Stato il compito di dimostrare di aver fatto tutto quello che era possibile fare per evitare questa scelta. A me dispiace, ma la proposta di legge sulle cure palliative preannunciata dal Presidente Stefani l’avrei proposta prima di questa discussione, anzi, non ci sarebbe stato nemmeno il bisogno di doverla presentare se avessimo un sistema in cui effettivamente funziona tutto bene, in cui effettivamente lo Stato sociale consente a un cittadino di non sentirsi abbandonato, che mette a disposizione tutte le cartucce che può, per consentire a una persona di non assumere quella scelta.
A me dispiace questo, perché oggi questo si sarebbe dovuto dire. È per questo che ringrazio anche Anna Maria Bigon per essere stata la ideatrice, prima firmataria della proposta di legge sulle cure palliative che è stata presentata, alcune settimane fa, proprio per dimostrare che è questo l’interesse prevalente che abbiamo, non quello di consentire alle persone di porre fine alla propria vita.
Potremmo discutere del tema della qualità della vita, della dignità di ciascuno come essere umano. Abbiamo rischiato e rischiamo invece di aggravare, con un ulteriore peso, quello della burocrazia, un percorso di sofferenza.
I casi anche recenti di cronaca, quello che è avvenuto qualche giorno fa a Roma, dimostrano che di burocrazia, di solitudine, di impedimenti, si muore, e si muore non con il suicidio medicalmente assistito, ma si muore dandosi la morte volontariamente.
Io credo che per chiunque abbia un figlio, ma anche per chi non ce l’ha, non ci sia niente che atterrisce più dell’idea di poter pensare di ammazzare il proprio figlio per porre fine a una situazione di sofferenza perché lo Stato non mette nelle condizioni una famiglia di essere sostenuta quando la solitudine diventa troppa. Questo fa, secondo me, uno stato maturo e uno Stato laico, non uno Stato ateo, uno Stato laico che rispetta la persona nella sua dignità dal momento della nascita fino al momento della morte.
Io credo che uno Stato maturo e laico non corre il rischio di avere venti leggi diverse, una per ciascuna Regione, creando i presupposti perché ci sia in futuro una sorta di nomadismo del malato per scegliere la Regione che gli crea meno problemi per morire. Questo era il compito che doveva avere il legislatore nazionale, evitare questo, perché fino ad oggi, fino a qualche anno fa, si doveva andare in un altro Stato per poter fare quello che oggi, con difficoltà, si può fare in Italia. Domani mattina, con la prossima pronuncia della Corte costituzionale, perché io non ho dubbi che questa legge verrà impugnata nuovamente dal Governo e quindi avremo un’altra pronuncia della Corte costituzionale, la quale ribadirà i principi e magari metterà ulteriori paletti, ma andando avanti così ci troveremmo una arlecchinata, passatemi il termine, di provvedimenti legislativi in tutta Italia, uno diverso dall’altro, a seconda della sensibilità delle Assemblee legislative che vanno a legiferare in materia.
Qui spero – guardo anche i colleghi di maggioranza – che il richiamo al legislatore nazionale arrivi unanimemente. Invece di impugnare le leggi che le Regioni fanno, lo Stato decida, attraverso il Parlamento, di legiferare in materia una volta per tutte, non costringendoci a intervenire ogni volta a seconda del momento.
Vado verso la conclusione. Ho sentito parlare di cultura dello scarto. Mi ha fatto male, mi ha fatto fastidio da figlio di disabile dalla nascita, uno che negli anni 30 sarebbe stato considerato, anzi, era considerato uno scarto. Sentirmi dire che favorisco la cultura dello scarto è una cosa che mi infastidisce notevolmente, però mi ha dato anche l’occasione, quella parola, di ripensare al momento in cui è morto il mio papà, sedato, grazie all’efficienza delle cure palliative di questa Regione, senza sofferenze. Forse Forse non eravamo pronti noi come famiglie, anche su questo bisognerà fare forse un percorso per preparare anche coloro che accompagnano la persona a cui vengono somministrate le cure palliative.
Mio papà era profondamente cattolico, ma anche rispettoso della libertà. A lui ho dedicato il tempo con cui ho approfondito questo argomento, e l’ho dedicato anche a coloro che invece ho visto morire, inebetiti dalla morfina e dagli oppiacei, chiedendo di morire e non avendone la possibilità perché non dipendenti da trattamenti vitali.
Questo è un altro tema sul quale sarà opportuno che prima o poi parliamo. Questo fa, secondo me, uno Stato maturo e laico: dare regole chiare e consentire che l’autodeterminazione del singolo non lo porti oltre che alla sofferenza, alla disperazione.
È per questo che su questa proposta di legge voterò convintamente a favore.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Consigliere Corazzari.
Speaker : Cristiano CORAZZARI (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
In quest’Aula abbiamo affrontato molti argomenti, anche complessi, ma forse mai come in questa occasione il voto che siamo chiamati ad esprimere riguarda una materia così delicata, che deve essere affrontata da un’Assemblea legislativa, tenendo conto di valori, di convinzioni morali, etica, di sensibilità e appartenenze a confessioni religiose.
Il rapporto tra la tutela della vita, la dignità della persona, la sofferenza e la libertà di autodeterminazione nelle fasi più drammatiche di una malattia è un problema enorme, un problema che forse nessuno di noi, senza averlo vissuto direttamente, può fino in fondo concepire.
Desidero innanzitutto affermare con chiarezza la mia convinta e ferma adesione al principio della tutela della vita. La vita umana conserva sempre il proprio valore, anche nella malattia, nella disabilità, nella dipendenza, nella fragilità. La dignità di una persona non può mai essere misurata sulla base della sua autonomia, della sua efficienza, della sua capacità di essere utile agli altri, funzionale ad una società, o produttivo: questo è un principio che deve essere un cardine.
Proprio per questo, la prima responsabilità delle Istituzioni deve essere quella di non lasciare mai solo chi soffre. Dobbiamo, quindi, garantire cure palliative, la terapia del dolore, l’assistenza domiciliare, il sostegno psicologico, servizi adeguati alle persone che soffrono, che abbiano disabilità, e aiuti concreti alle famiglie. So che in questa direzione la Regione del Veneto è una Regione che ha fatto tanto, sta facendo tanto e si propone di fare tanto.
Però, una scelta può dirsi veramente libera soltanto quando la persona dispone di alternative effettive e non è spinta dalla solitudine, dalla paura di essere un peso o dall’insufficienza dell’assistenza, particolarmente quella psicologica.
Tuttavia, oggi c’è, nella migliore delle ipotesi, un grande equivoco, una mistificazione, un messaggio lontano dalla realtà, ovvero che con questo voto si introduce un diritto al fine vita. È stato ribadito da tutti gli interventi, in particolar modo dal Presidente Zaia e del Presidente Stefani. Questo voto non introduce un fine vita. La questione che abbiamo davanti è ben diversa. Con la sentenza n. 242 del 2019 e successive, la Corte costituzionale ha individuato una circoscritta area di non punibilità dell’aiuto al suicidio in presenza di condizioni estremamente rigorose: una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitali, la piena capacità di assumere decisioni libere e consapevoli.
La Corte ha inoltre stabilito che tali condizioni debbono essere verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo il parere di un Comitato etico competente. Questi principi fanno già parte del nostro ordinamento giuridico e noi non li possiamo ignorare e non possono essere ignorati da questa Assemblea.
Il principio concreto è che, in assenza di una disciplina organizzativa chiara, l’esercizio di quanto riconosciuto dalla Corte rischia di dipendere dal territorio di residenza, dall’azienda sanitaria competente, dalla capacità del singolo di ottenere un’assistenza legale o di rivolgersi nuovamente a un giudice.
Non condivido in nulla i principi che sono stati determinati dalla Corte costituzionale, ma mi assumo la responsabilità di garantire il pieno adempimento di quanto la Corte costituzionale, con una sentenza già attuativa, dispone.
La libertà, una libertà costituzionalmente riconosciuta non può trasformarsi in un percorso incerto, diseguale, o affidato alla discrezionalità delle singole strutture. È per queste ragioni che esprimerò un voto favorevole alla proposta di legge.
Il mio voto favorevole non nasce dall’idea che la morte possa diventare una prestazione sanitaria ordinaria, né dalla volontà di indebolire il dovere pubblico di proteggere la vita; ma al contrario, nasce dalla convinzione che in casi eccezionali e rigorosamente limitati dalla Corte costituzionale, sia necessario prevedere una procedura trasparente, uniforme e garantita, capace di tutelare tanto le persone che ne facciano richiesta, quanto i professionisti sanitari coinvolti, di cui troppe volte ci dimentichiamo.
Regolamentare non significa incentivare, significa evitare l’arbitrio, assicurare controlli rigorosi, verificare l’autenticità e la persistenza della volontà, escludere pressioni esterne e garantire che siano state realmente offerte tutte le alternative terapeutiche, assistenziali e palliative. In questo, ottimo e importante il lavoro fatto con gli emendamenti che sono stati preparati a questa legge, in particolar modo dalla Giunta.
Ritengo tuttavia doveroso evidenziare un ultimo aspetto: una legge regionale non rappresenta una soluzione ideale a questa tematica. È una materia che coinvolge il diritto alla vita, all’autodeterminazione, quindi non è accettabile che diritti e procedure così delicati possano variare da una Regione all’altra.
È necessaria una legge statale, che definisca in modo uniforme i requisiti, le garanzie, i controlli, i tempi e il ruolo dei Comitati etici, la posizione dei medici e il rapporto imprescindibile con le cure palliative.
Questa è una grave carenza di cui tutte le forze politiche sono attualmente responsabili. L’inerzia del legislatore nazionale, però, non può tradursi anche in un alibi, in un’inerzia delle Istituzioni regionali, rispetto alle responsabilità organizzative che già ricadono sul Servizio sanitario regionale.
Quindi ribadisco che voterò favorevolmente, non a cuor leggero, perché anche io sono un cattolico, seppure non assiduo praticante, considero questa legge… Siamo tutti di tradizione cattolica, poi c’è qualcuno che lo rivendica maggiormente e qualcun altro con più umiltà… A messa vado una volta al mese.
Speaker : PRESIDENTE
Evitiamo di sbrodolare, come si dice. L’argomento è serio. Chiuda.
Speaker : Cristiano CORAZZARI (Lega-Liga Veneta)
Oggi ci sono state grandi affermazioni di appartenenza alla fredda cattolica. Le sento molto convinte e molto ribadite. Faccio anche io la mia, un po’ più sommessa, considerando questa legge non come un punto d’arrivo e tantomeno come una scelta ideologica, ma come un atto di responsabilità e una risposta limitata e necessarie ad una situazione già determinata dalla giurisprudenza costituzionale. Lo farò continuando a sostenere che il compito fondamentale della Regione resta quello di curare, assistere e accompagnare ogni persona che soffre, ogni persona fragile affinché nessuno mai possa scegliere la morte perché si sia sentito abbandonato. E lo farò chiedendo con altrettanta fermezza al Parlamento di assumersi finalmente la responsabilità di una disciplina nazionale organica, equilibrata ed uguale per tutti.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
C’è qualcun altro? Consigliere Rucco, prego.
Speaker : Francesco RUCCO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente. Grazie ai colleghi per l’importante dibattito che si è tenuto tra ieri ed oggi. Credo che su una materia come questa è la prima cosa da fare sia riconoscere con onestà quanto sia difficile parlarne, ciascuno di noi ha dimostrato sensibilità, non perché manchino convinzioni, valori o principi, ma perché qui i principi incontrano la vita concreta delle persone, incontrano il dolore, la malattia, la paura, la libertà, la dignità. Quando accade, le risposte diventano inevitabilmente meno semplici. Io stesso non ho la presunzione di avere una risposta capace di sciogliere ogni dubbio.
Ho conosciuto da vicino la vicenda di Stefano Gheller, vicentino. Gheller è diventato uno dei volti simbolo del dibattito sul fine vita in Veneto e la sua storia ha costretto tanti di noi a confrontarsi non con un principio astratto, ma con una persona, con la sua sofferenza e con una domanda concreta di libertà. Ed è forse proprio da qui che dobbiamo partire, dal riconoscere che dietro ogni posizione esiste una domanda umana alla quale non possiamo rispondere con sufficienza.
Quando una persona arriva a chiedere di porre fine alla propria vita, sarebbe troppo facile limitarsi a dire che sbaglia, così come sarebbe troppo facile ritenere che l’unica risposta rispettosa della sua libertà sia necessariamente quella di assecondarne la richiesta.
Tra queste due semplificazioni esiste tutto lo spazio della responsabilità politica, ed è uno spazio difficile. Tutti noi vorremmo una soluzione capace di essere giusta per ogni persona e per ogni circostanza, ma possiamo essere certi che una legge riesca davvero ad esserlo? Possiamo essere certi che una norma pensata con l’intenzione anche nobile di dare risposte a situazioni estreme, drammatiche, non possa produrre nel tempo, conseguenze ulteriori, modificare progressivamente i propri confini, e contribuire a cambiare il modo nel quale una società guarda la fragilità?
È questo uno degli interrogativi che più mi accompagna in questa discussione. Una legge non vive soltanto nel momento nel quale viene approvata, vive nelle interpretazioni che ne verranno date, nella prassi che produrrà, nella cultura che contribuirà a formare. È proprio per questa ragione che non riesco a condividere l’impostazione complessiva che si è costruita attorno a questa proposta di legge: non perché non comprenda le ragioni di chi la sostiene, le comprendo molto bene; e non perché ritenga che si possa voltare lo sguardo dall’altra parte, davanti a una realtà che esiste già. Non possiamo farlo. Ma proprio perché la questione esiste, abbiamo il dovere di domandarci non soltanto come risponde alla richiesta di oggi, ma anche quale porta rischiamo di aprire per il domani.
Le esperienze di altri Paesi ci suggeriscono almeno prudenza. Quando determinate pratiche entrano stabilmente nell’ordinamento e nel sistema sanitario, i loro confini possono cambiare nel tempo, la giurisprudenza l’ha fatto più volte. Significa che il legislatore non può permettersi di guardare soltanto all’intenzione iniziale di una norma, ma deve interrogarsi anche sulle possibili conseguenze, ed è per questa ragione che nel giudizio complessivo sul progetto di legge, la mia posizione rimane contraria, in questo momento.
Ma sarebbe altrettanto semplice, secondo me, e altrettanto sbagliato, far discendere da questa contrarietà un rifiuto automatico di qualsiasi tentativo di intervenire sul testo. Ho apprezzato infatti la scelta del Presidente Stefani di non voltarsi dall’altra parte rispetto a una materia così delicata, e di assumersi la responsabilità istituzionale di provare a intervenire concretamente sul testo attraverso una serie di proposte modificative che tra poco voteremo.
Posso non condividere il punto di arrivo complessivo, e contemporaneamente riconoscere la serietà del tentativo. Anzi, penso che proprio chi mantiene forti riserve sul provvedimento abbia il dovere di interrogarsi su quelle modifiche che possono introdurre maggiori garanzie, delimitare meglio le procedure, rafforzare le tutele e ridurre i rischi, perché la politica non è soltanto scegliere tra il sì e il no, a volte anche trovarsi davanti a qualcosa che non si condivide e chiedersi se sia comunque possibile renderlo meno problematico, più rispettoso della persona. Qui, permettetemi, entra inevitabilmente anche la mia fede cristiana. Non la richiamo per imporre a quest’Aula un argomento confessionale, la richiamo perché fa parte del modo in cui personalmente guardo a questa materia e con cui svolgo la mia attività politica.
La fede mi impedisce di considerare la vita come un bene disponibile tra gli altri. La considero un dono prezioso da custodire anche nel momento della fragilità e della sofferenza, ma la stessa fede mi impedisce anche di trasformare questa convinzione in un giudizio sulla persona che, schiacciata dal dolore, arriva a desiderare la morte. Possiamo avere un giudizio morale sulla scelta, senza arrogarci il diritto di giudicare chi quella scelta compie. Anzi, proprio davanti a quella persona il primo dovere dovrebbe essere quello della vicinanza e dell’ascolto, e forse questo è uno dei motivi in cui questa materia continua a produrre dentro molti di noi una tensione che non considero una debolezza.
Se avessimo certezze assolute, sarebbe tutto molto più semplice, ma non le abbiamo. Abbiamo princìpi nei quali crediamo e abbiamo persone concrete davanti a noi. Abbiamo il dovere di tutelare la vita e contemporaneamente il dovere di non banalizzare mai la sofferenza.
Abbiamo la necessità di fissare dei limiti e contemporaneamente quella di non abbandonare chi ci chiede una risposta.
Giovanni Paolo II affrontò il problema del legislatore che pur essendo contrario a una normativa ritenuta ingiusta non sia nelle condizioni di impedirne completamente l’approvazione. In quel caso, scriveva, “può essere legittimo sostenere proposte dirette a limitare i danni e diminuire gli effetti negativi senza che ciò costituisca adesione all’impianto complessivo della legge”. È un principio che sento vicino in questa discussione, perché essere contrario alla legge nel suo complesso non significa necessariamente rinunciare al dovere di migliorarla, qualora sia possibile; non significa rinunciare alla propria coscienza, può significare il contrario, esercitarla fino in fondo.
Per questo considererò con attenzione le modifiche che verranno proposte dal Presidente Stefani.
È anche per questo che non credo che la discussione possa terminare qui. Qualunque sia l’esito del voto oggi, dobbiamo fare di più, dobbiamo fare di più sulle cure palliative, dobbiamo fare di più sulla terapia del dolore e dobbiamo fare di più sull’assistenza domiciliare, dobbiamo fare di più per sostenere le famiglie e i caregiver, dove è stata anche radicata una proposta di legge che tutti ben conoscete, che spero trovi anche un’accelerazione nei prossimi mesi. Se vogliamo parlare davvero di libertà, dobbiamo parlare anche di libertà sostanziale.
Una persona è davvero libera solo quando ha davanti a sé alternative reali, quando può essere curata, può essere assistita, quando il dolore può essere alleviato, quando la sua famiglia non viene lasciata sola, quando la dipendenza dagli altri non diventa la ragione per sentirsi meno degna.
È soltanto allora che possiamo dire di aver fatto fino in fondo la nostra parte. Quindi, Presidente, colleghi, forse il punto più onesto da cui partire è proprio questo: nessuno di noi possiede una formula capace di cancellare la tragedia che esiste dietro queste storie. Nessuna legge restituirà la salute a chi l’ha perduta. Nessun voto eliminerà la sofferenza di una persona o di quella famiglia.
Possiamo però decidere quale atteggiamento assumere davanti a quella fragilità. Possiamo scegliere la semplificazione, oppure la prudenza, possiamo chiuderci nelle nostre certezze, oppure riconoscere anche chi arriva a una conclusione diversa dalla nostra, può farlo mosso da ragioni profonde e sincere.
Questa seconda strada è quella che scelgo. Per questo il mio giudizio complessivo sulla proposta di legge rimane contrario, ma proprio perché quella contrarietà nasce dalla coscienza e dalla prudenza. La stessa coscienza mi impone di non respingere per principio ogni tentativo serio di migliorare il testo, di limitarne i rischi e aumentare le garanzie per le persone più fragili.
Non vedo in questo una contraddizione, lo diciamo fin da subito. Vedo semmai le difficoltà, e insieme la responsabilità della politica quando è chiamata a decidere su ciò che vi è di più umano: la vita, la sofferenza, la libertà, e il dovere, qualunque sia la nostra posizione, di non lasciare mai sola la persona che abbiamo davanti.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Vicepresidente.
Consigliere Barbisan, prego.
Speaker : Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Ho ascoltato il dibattito, e credo che il dibattito in Aula si sia un po’ semplificato sulla base di quello che è stato il dibattito mediatico.
Pochi colleghi hanno parlato della legge, ma siamo surrettiziamente chiamati, con il nostro voto, a dare un giudizio di valore o di disvalore alla sentenza della Corte costituzionale, che non è oggetto della votazione odierna.
Molti del fronte del sì e del fronte del no hanno opposto la libertà alla vita, pochissimi tra di noi, e non lo farò neanch’io, si sono cimentati sul discutere la norma nel suo valore, nella sua tecnica legislativa, nel suo merito.
È una norma che io voterei se non fosse che in quest’Aula, che è prettamente politica il dibattito che chi ci ascolta ci ascolta in quanto favorevoli o no non tanto a questa legge, ma ormai è diventato l’essere favorevoli o no alla sentenza della Corte costituzionale, e questo per un errore, secondo me, da parte dei favorevoli quanto dei contrari di opporre il tema della vita alla libertà e non di concentrarsi su ciò che la norma prevede.
La vita, massimo bene giuridico, fondamento della nostra Costituzione, fondamento dell’ordinamento anche penale, e la libertà. Quale libertà? La libertà è più difficile da congegnare, da decifrare. Un collega diceva della libertà sotto la legge. È un motto che mi ha fatto ascoltare il suo intervento con grande interesse, anche se poi non ne ho condiviso l’epilogo finale.
Ho sentito che la libertà che viene proposta in quest’Aula è la cosiddetta libertà negativa, la libertà che tu puoi esercitare in assoluto fino a quando questa libertà non sbatte con la libertà degli altri. Questa sarebbe l’argomentazione, secondo me, molto semplice, molto facile da opporre ai media. Fino a quando il livello di approfondimento su che cos’è veramente la libertà resta a livelli, ahimè, molto sterili, questo buca, ma è una falsità.
Io credo che sia una spiegazione semplice di un concetto molto difficile. Non è vero che ciò che fanno gli altri non ha riflessi su di noi. Non è vero che se il mio vicino di casa si suicida, questo non mi indaga, non parla alla mia coscienza, alla mia, a quella dei miei figli e a coloro che entrano in relazione con me. Non è vero che io posso dire che questa norma non tocca la libertà di nessuno, perché tutto quello che fanno gli altri ci riguarda, ci indaga, ci interroga.
Nasciamo connaturatamente in società, non è neanche vero che la società ce la siamo dati attraverso il contratto sociale, che è una finzione giuridica assurda, che fonderebbe il nostro stare insieme, ma non possiamo fondare il nostro stare insieme su una finzione giuridica. La società nasce perché la società è connaturata in noi. Noi nasciamo attaccati al corpo di un’altra persona che è nostra madre. Quindi, la società è qualcosa che ci riguarda, e ciò che fanno gli altri riguarda tutti noi.
È una differenza antropologica che ci vede persone o cittadini: persone titolari di diritti naturali – titolari di diritti naturali – o cittadini a cui lo Stato concede dei diritti, ed è una questione molto diversa. Le persone sono in relazione tra di loro; i cittadini sono individui, monadi con una sfera di arbitrio assoluto della propria libertà fino a quando questa non sbatte con quella degli altri. Ma è una spiegazione della libertà che a me non convince per niente e credo che sia fondativa di un grande inganno rispetto al quale la società odierna sta andando incontro.
Ho ascoltato anche quello che riguarda il tragitto giurisprudenziale, o legislativo che può avere questa norma. Io credo che non si possa derubricare con un’alzata di spalle quello che è successo in altri Paesi. Sono Paesi vicini a noi, sono Paesi del blocco occidentale, fondati come noi su tre cose particolari, uniche, che fondano l’Occidente: la democrazia ateniese, il Cristianesimo e la Rivoluzione francese, non sono qualcosa di alieno rispetto a noi. Non parliamo di Stati che non abbiano le nostre stesse tradizioni, eppure, sono andati verso lidi nei quali oggi noi tutti saremmo inorriditi.
Io credo che fra 30 anni, e spero che nessuno sia qua in Consiglio regionale, di noi, fra 30 anni, ma chi ci sarà ne dovrà dibattere, temo e credo che si troverà, ahimè, argomentazioni per far rivalere queste possibilità anche nell’ordinamento italiano, perché le logiche di oggi informeranno le coscienze di domani, e saranno capaci di trovare argomenti utili ad aprire anche ad altre possibilità che oggi ci sembrano impossibili.
La libertà alla quale sono stato educato io non è quella di fare quello che vuoi fino a quando non incontri quella degli altri. La libertà, secondo quello che mi è stato insegnato, è poter fare ciò che si deve, ed è profondamente diversa rispetto al tipo di libertà di cui ho sentito parlare in quest’Aula. Ho sentito parlare, scusatemi, a sproposito di laicità e di quanto sarebbe difficile per un cristiano parlare di laicità.
La laicità l’ha inventata la chiesa con la lettera di Papa Gelasio I all’Imperatore Anastasio d’Oriente, nella quale divide la regalità dei vescovi rispetto a quella dei principi. Nessuno può insegnare la laicità alla chiesa e sarebbe bene che i cristiani, prima di parlare, iniziassero a studiare.
Ho sentito parlare di laicità come se qualcuno non potesse portare... Ho sentito parlare di laicità, ma non vedo cittadini vaticani e nessuno che ha preso i voti tra di noi, almeno io non ricordo il giorno della mia ordinazione o non so se qualcuno invece ci nasconda qualcosa.
Ho sentito ho sentito parlare di laicità dicendo che uno non può proporre la sua visione del mondo, ma allora – lo diceva il consigliere Montanariello – non possiamo pensare che se il Papa parla di pace debba essere consentito poter propagandare anche la guerra.
Io credo fortemente che questa legge la voterei oggi, la voterei se non fosse che a causa del dibattito mediatico riflesso dal fronte del sì e dal fronte del no sarei confuso con coloro che ritengono che la sentenza della Corte costituzionale sia una buona sentenza. E non voglio che neanche loro si confondano assolutamente con me.
Credo che laicamente non riesco a non riconoscere che la locuzione “diritto al suicidio assistito” non sia che un ossimoro, una contraddizione in termini e una manifesta illogicità.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Lanzarin, in qualità di Presidente e relatore della Commissione, prego.
Speaker : Manuela LANZARIN (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Intervengo a chiusura...
Speaker : PRESIDENTE
La discussione generale è chiusa. Interviene il relatore e poi passiamo alla fase successiva.
Speaker : Manuela LANZARIN (Lega-Liga Veneta)
Intervengo a chiusura di questo lungo dibattito che c’è stato in questo giorno e mezzo; un dibattito lungo, profondo, mi sento di dire anche rispettoso, a parte alcuni scivoloni che abbiamo sentito e che sicuramente rimando ai mittenti. Mi riferisco a chi ha parlato di cultura dello scarto, cultura della morte, insomma cose di questo tipo che credo non possono appartenere al dibattito profondo che invece abbiamo sentito in quest’Aula.
Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti e che hanno arricchito questo dibattito. Un dibattito che, com’era prevedibile e com’era stato anche un po’ preannunciato, è stato importante, complicato, un dibattito che ci pone ognuno di fronte alla propria coscienza, ognuno con il proprio credo, le proprie convinzioni, ma anche, io penso, con una convinzione: oggi (l’ho ripetuto anche in fase iniziale di relazione) non stiamo facendo, come Regione Veneto, come Consiglio del Veneto, una legge sul suicidio medicalmente assistito, sul fine vita, ma stiamo adempiendo a un compito che è stato declinato da una sentenza della Corte costituzionale, la sentenza del 2019 che ha ben definito chi può accedere al suicidio medicalmente assistito e in che condizioni.
Il compito di quest’Aula oggi è quello di darci una procedura, dei termini di procedura affinché in tutta la Regione ci sia una regolamentazione rispetto a chi, in base alle quattro caratteristiche sancite dalla Corte costituzionale, può fare regolare richiesta di suicidio medicalmente assistito. Quindi, non stiamo confondendo i piani rispetto ad altre questioni, come l’eutanasia, oppure a paragoni con altri Paesi. Oggi questo è quello che abbiamo di fronte. Ci siamo detti in quest’Aula che è il legislatore nazionale che deve legiferare in questa materia ed è il legislatore nazionale che può modificare, può restringere, può aprire eventualmente quei criteri. Quindi, rispetto a quello che ho sentito qui dentro, credo che ognuno di noi, che appartiene a una forza politica, abbia il compito di sollecitare il legislatore nazionale affinché abbia il coraggio di legiferare e di non voltarsi dall’altra parte. Parlo di tutti noi, ognuno per la componente politica a cui apparteniamo, di maggioranza o di minoranza. Noi oggi rappresentiamo i partiti che siedono nel Parlamento nazionale e abbiamo il dovere di chiedere a quei partiti che appunto siedono nel Parlamento nazionale di avere il coraggio di legiferare e non di voltarsi dall’altra parte, perché invece in questo momento si stanno voltando dall’altra parte e stanno lasciando le Regioni, e ce lo siamo detti, a legiferare per darsi una procedura interna che sia uniforme e coerente in tutto il territorio. Lo hanno fatto alcune Regioni, oggi forse lo faremo anche noi, ma perché c’è un vuoto che deve essere colmato. Quindi, credo che sia anche dovere nostro sollecitare affinché questo avvenga.
Abbiamo sentito in questi giorni, a volte, una contrapposizione – ma non lo è – tra vita, morte, tra cure palliative e fine vita. Non può essere una contrapposizione. Noi abbiamo il dovere, come politici, come legislatori, come amministratori, di alzare sempre più l’asticella della cura, dell’assistenza, del sostegno, della presa in carico delle persone in qualsiasi fase della vita, nella fase in cui stanno bene e nella fase in cui stanno male, e anche verso la parte terminale della vita. Il Veneto su questo ha sempre fatto la sua parte e continuerà a fare la sua parte. È stato citato da molti di voi, abbiamo un sistema di cure palliative che funziona bene. Possiamo fare di più? Dobbiamo fare di più? Sì.
Pensate che alle 31 persone che hanno chiesto il suicidio medicalmente assistito, previsto con la sentenza della Corte costituzionale, e alle 3 che hanno avuto parere positivo (2 sappiamo sono quelle che sono arrivate alla parte finale), non sia stato proposto o queste persone non siano state accompagnate con un percorso di cure palliative o terapia del dolore? È ipocrita pensare che non sia stato così e, soprattutto, permettetemi, è offensivo rispetto al nostro sistema sanitario e ai nostri sanitari, che è la prima cosa che offrono quando siamo in fase terminale della vita.
Possiamo fare di più, dobbiamo fare di più, dobbiamo alzare l’asticella? Certo. Lo sottolineo, lo facciamo, è nostro dovere farlo, però non stiamo a dire che il percorso non è stato offerto, che queste persone non sono state accompagnate con la terapia del dolore nei momenti finali. Queste persone avevano maturato in loro la volontà probabilmente di intraprendere questa strada e noi credo personalmente, abbiamo il dovere di rispettare questa scelta, abbiamo il dovere di lasciare libere queste persone in queste condizioni di rispettare questa strada.
Oggi ci confrontiamo su questo, non ci confrontiamo sulle divisioni valoriali, sui cattolici buoni e sui cattolici cattivi. Possiamo dirci tutto quello che vogliamo, ma ci confrontiamo solo sul mettere al centro la persona. Ho sentito spessissimo usare l’espressione “mettere al centro la persona”, ma la persona la mettiamo al centro quando la rispettiamo, quando ha dignità e quando è libera di scegliere, all’interno – continuo a ripeterlo – di determinate caratteristiche, di una cornice ben definita, che oggi non dà alibi per scivoloni di nessun tipo. Questo è quello che noi dobbiamo fare.
Chiudo, ricordando che sono state citate diverse testimonianze e diversi esempi in quest’Aula. Il consigliere Borgia ha citato il testamento di Sammy Basso, che anch’io ho ascoltato durante il suo funerale. Sammy Basso era una persona che ci ha insegnato molto, una persona che amava profondamente la vita e lo ha dimostrato fino alla fine, quindi è sicuramente un esempio da questo punto di vista. Vorrei però ricordare (non l’ho fatto durante la relazione iniziale, lo ricordo ora) Stefano Gheller, che ho avuto il privilegio di conoscere e di frequentare, che non solo era consapevole del suo stato di salute e di quello che poteva essere il peggioramento del suo stato di salute, ma era uno che amava profondamente la vita. E mi permetto di fare anche un esempio rispetto a quello che era il suo amore profondo per la vita. Credo di aver avuto il privilegio di accompagnarlo in uno dei suoi desideri, ossia fare un bagno al mare. Abbiamo attrezzato ulteriormente (era già attrezzata) la spiaggia di Nemo a Jesolo, di fronte all’ospedale, già spiaggia attrezzata per disabili. L’ho accompagnato in questa giornata al mare. Questo a testimonianza, credo, di cosa voleva dire essere attaccati e amare la vita e di cosa vuol dire, anche in questo caso, non lasciare solo nessuno. Poi la sua scelta è stata una scelta personale e io credo che questa scelta personale, che poi non ha avuto questo epilogo, dobbiamo rispettarla.
(Applausi)
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Grazie anche per il lavoro.
discussione generale è chiusa. Il relatore ha fatto la replica.
Adesso sospenderei il Consiglio. Vi prego di rimanere fermi. Vorrei capire dalla Presidente della Commissione di quanto tempo ha bisogno per valutare tutti gli emendamenti. Bene, mezz’ora, quindi vuol dire che alle 14 può riprendere il Consiglio. Grazie.
La Commissione si tiene nella Sala del Leone. Riprendiamo alle 14, puntuali. Grazie mille. Invito i Consiglieri a prendere posto. Iniziamo con la manovra emendativa e la votazione dei singoli articoli.
Accomodatevi. Apriamo il Consiglio.
Iniziamo dall’articolo 1.
Manca la consigliera Ostanel. Chiedo a qualcuno di chiamarla. Eccola qui.
Consigliera Ostanel, c’è un suo emendamento per iniziare, l’emendamento numero 3.
Prego, Consigliera.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Questo emendamento è ritirato.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie a lei.
Emendamento numero 29 della Giunta.
Collegatevi. Se avete problemi a collegarvi, alzate la mano.
Il parere è favorevole. La Presidente Lanzarin ha una scheda. Scusate, io ho problemi con il voto. Emendamento n. 29 della Giunta. Parere favorevole.
È aperta la votazione.
Chiedo alla Presidente della Commissione di dirlo a voce alta ogni volta, grazie.
Io non riesco a votare.
Chi ha ancora difficoltà nel voto? Presidente Stefani? Vicepresidente Micalizzi. Assistete qui, per favore.
Dovete andare sul vostro profilo, uscire e rientrare.
Comunico a chi è appena entrato che la votazione è ancora aperta.
Siamo all’emendamento n. 29 della Giunta con parere favorevole. Quindi, se volete votare, siete in tempo.
Chi deve ancora votare? Fermi un attimo. Cercate di non parlare, così ci capiamo.
Alzi la mano chi non è riuscito a votare.
È chiusa la votazione.
È approvato emendamento.
Se facciamo silenzio, facciamo veloce, altrimenti no.
Emendamento n. 4, Manildo. Grazie.
Emendamento n. 30 della Giunta.
Emendamento n. 30 col parere favorevole.
È chiusa la votazione.
Approvato… Mettiamo a verbale, ormai l‘ho chiusa.
Mettiamo a verbale i due voti, Besio e Dalla Pozza favorevoli. Grazie.
Emendamento n. 31 della Giunta. Parere favorevole.
È aperta la votazione. Concentratevi sul voto, non guardate in giro.
Sto per chiudere. Dalla Pozza ha ancora problemi. Barbera ha problemi.
È chiusa la votazione.
È approvato.
Emendamento 2, Ostanel. Parere favorevole.
È aperta la votazione… Prego, consigliere Lovat, scusi. La confusione la fate voi, se nessuno parla non c’è caos.
Prego, consigliere Lovat.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Tengo a precisare, vista la manifestazione chiaramente contraria che ho espresso in fase di discussione generale del perché su alcuni emendamenti vedrete il mio voto favorevole. Il motivo è che anch’io sto imparando come funziona. Vedete, da quando sono arrivato in quest’Aula, già dalla prima seduta ho avuto un grande insegnamento dal collega Pressi che ha fatto un intervento di altissimo livello. Gliel’ho detto subito. Io sono uno che cerca di imparare da tutti. Per esempio, ho una grande stima del collega Montanariello, come gestisce i tempi d’Aula, come riesce sempre a essere perentorio rimanendo sempre perfettamente educato e rispettoso delle Istituzioni.
Tra ieri e oggi ho avuto un insegnamento notevole dalla collega Rosanna Conte. Ho avuto un insegnamento importante dalla collega e avvocato Rosanna Conte e dal collega avvocato vicepresidente Rucco, che in fase emendativa, giustamente, anche se non si ha un parere favorevole, si può contribuire a migliorare il testo. Effettivamente, vedendo alcuni emendamenti, dopo l’ispirazione che mi ha dato ieri la collega Conte me ne sono studiati alcuni, vedo che il testo cambia radicalmente di contenuto se passano alcuni emendamenti e non è più effettivamente la stessa cosa.
Di conseguenza, io chiaramente mi prodigherò per farli passare perché, qualora si arrivasse a un testo radicalmente differente, io lo stesso non voterò perché rispondo ai miei elettori, però effettivamente il contenuto sarebbe molto diverso. Allora, effettivamente, anche la mia conclusione di ieri potrebbe essere in parte rivista, perché a quel punto lì non so più cosa si vota effettivamente. Mi domando, a quel punto, se chi promuove la legge si può accontentare di tali cambiamenti, che mutano sostanzialmente la proposta, cioè, mutatis mutandis, per analogia è un po’ come con l’autonomia. Quando si critica la maggioranza che ha ottenuto molto meno delle speranze, qui addirittura si va, se passeranno tutti gli emendamenti che io sosterrò, a un contenuto che è più stretto ancora del perimetro della sentenza della Corte costituzionale. Per cui, oltre a non votare per il suicidio assistito, come è stato detto, anche il dispositivo attuativo diventerà solo una bandierina per dire “Abbiamo fatto la storia”. Qui la storia si rischia di farla sul serio, perché io ieri stavo per indire il test Bonaccini, cioè quanti bonaccioni votano al sostegno dell’altra parte. Qui si corre il rischio che, per la prima volta nella storia, sia la destra che mette nel sacco la sinistra.
Io voterò a favore di questi emendamenti.
Speaker : PRESIDENTE
Molto bene, grazie.
Poi passiamo la parola al consigliere Montanariello, ma prima votiamo l’emendamento.
Emendamento numero 2, Ostanel.
È aperta la votazione. Il parere è favorevole.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Prego, consigliere Montanariello. Ha facoltà. Un attimo solo che arriva la parola. Se la chiede, per favore.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Presidente, intervengo per fatto personale. Durante l’intervento del consigliere Lovat, che ringrazio, quando ha detto “riesce a essere perentorio Montanariello con grande educazione”, si è palesemente sentito dai banchi della Giunta l’assessore Venturini che ha detto “beh, insomma”, evidenziando come se non fosse così. Io chiedo che lo ripeta a microfono e magari usciamo dall’agone politico e ci confrontiamo in altre sedi dove vediamo se è un’offesa e se può avere un valore diverso da quello politico.
Chiedo di ripeterlo al microfono.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere, grazie. Andiamo avanti.
Emendamento numero 6, Ostanel. Non fate confusione. Lo abbiamo votato. Votiamo l’articolo.
Buoni tutti. Stavo facendo un errore.
Votiamo l’articolo 1.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 2.
Emendamento 6, Ostanel. Parere favorevole.
È aperta la votazione. C’è un parere favorevole.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. 7, Manildo. Parere favorevole.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Mettiamo a verbale il voto favorevole del consigliere Marcon.
Subemendamento n. 39. Parere contrario.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione. Bocciato.
Subemendamento n. 40 Ostanel. Prego, Consigliera.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Intervengo brevemente su questo emendamento perché credo sia importante. Anche per rispondere al collega Lovat, la capacità emendativa di un’Aula in questa sede, oggi, è esattamente quella di fare una legge buona, costituzionale, e nel rispetto delle leggi che sono già state approvate dalle altre Regioni, ed è quello che stiamo facendo.
Il tentativo di questo emendamento era quello di dire che la commissione permanente medica potesse essere integrata in relazione alle condizioni cliniche della persona interessata da uno o più medici specialisti nella patologia da cui la stessa è affetta.
Lo facevamo, e lo facciamo pensando anche alle leggi che sono state approvate da altre Regioni, perché crediamo che la componente della commissione è bene che abbia la caratteristica permanente, è bene che abbia alcuni specialisti; la possibilità di essere integrata con altri medici specialisti in base alla patologia della persona pensiamo sia una cosa molto importante.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Votazione. Siamo al subemendamento n. 40. Parere negativo.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione. Bocciato.
Subemendamento n. 41. Parere.
Prego, Consigliera.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Anche qui intervengo brevemente.
Abbiamo preso a riferimento la legge Sardegna rispetto al fatto che la commissione medica permanente potrebbe motivare le proprie determinazioni dando conto degli elementi istruttori e dei pareri acquisiti ai sensi del comma 2 ter, rilevanti ai fini della valutazione collegiale. Cosa significa? Per tutti i componenti della commissione nel momento in cui dessero un parere difforme da quello della maggioranza della commissione, servirebbe una motivazione, indipendentemente da chi è quel medico, dalla tipologia di quel medico.
Crediamo che così il carattere collegiale della commissione sarebbe garantito in maniera più precisa, e chiediamo quindi, con questo emendamento, di seguire quello che ha fatto già la Regione Sardegna e che ha avuto prova di costituzionalità.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Siamo al subemendamento 41. Parere contrario.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Subemendamento 42, a firma Manildo. Parere contrario.
Prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Con questo emendamento si chiede che ci sia la possibilità da parte del richiedente l’assistenza sanitaria sul suicidio medicalmente assistito, qualora ci sia un esito negativo al procedimento, ci possa essere la possibilità di richiederlo non soltanto con il peggioramento del quadro clinico, ma anche sulla base di elementi nuovi e la produzione di ulteriore documentazione. È vero che è un procedimento amministrativo e ci sono norme generali, tipo il soccorso istruttorio, però il soccorso istruttorio avviene prima dell’emanazione del provvedimento. Qui, invece, c’è già una pronuncia da parte della Commissione e si chiede un riesame sulla base di elementi nuovi. Penso che sia una norma di buonsenso. Vi chiedo l’accoglimento.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
È aperta la votazione. Parere negativo.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento numero 32. Siamo sempre sull’articolo 2.
È aperta la votazione. Non vedo iscritti.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Ma che problema c’è laggiù? Che problema abbiamo?
Mettete a verbale il voto favorevole del consigliere Marcon. Grazie.
L’emendamento n. 8, Ostanel, è precluso.
Emendamento 33 della Giunta. Parere favorevole.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. 9, consigliere Manildo. È precluso.
Emendamento numero 10, consigliera Ostanel. Lo dà per letto?
È aperta la votazione con parere contrario.
È aperta la votazione, ragazzi.
È chiusa la votazione. È respinto.
Subemendamento n. 43, a firma Manildo. Parere favorevole, mi sembra.
È aperta la votazione? C’è qualcuno che vuole intervenire? Cambia la votazione.
Emendamento n. 34 della Giunta.
È aperta la votazione. Non vedo nessuno iscritto.
Chiusa. È approvato.
L’emendamento n. 11 a firma Manildo è precluso.
Emendamento n. 12, Manildo.
È aperta la votazione. Cambia.
Chiusa la votazione. È approvato.
Subemendamento n. 44, Manildo. È aperta la votazione… Scusami.
Prego, consigliera Luisetto.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Questo emendamento ha lo scopo sostanzialmente anche di tutelare il personale sanitario, e prevede che i dati identificativi del personale sanitario coinvolto siano trattati nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, e non siano resi accessibili a soggetti terzi, non autorizzati, fatta salva la tracciabilità necessaria ai fini della responsabilità professionale.
È un emendamento a tutela del personale sanitario.
Speaker : PRESIDENTE
Parere favorevole.
È aperta la votazione. Signori, è aperta la votazione.
È chiusa la votazione. È approvato.
Emendamento n. 35, Giunta.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione. Il Consiglio approva.
Emendamento n. 5, Ostanel.
Lo dà per letto.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Votazione dell’articolo 2.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 3.
Emendamento 14, Manildo.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. 15, Manildo.
È aperta la votazione.
Approvato.
L’emendamento n. 16 è precluso.
Emendamento n. 17, Ostanel. Parere favorevole.
Prego, Consigliera.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Questo è un emendamento già approvato da altre leggi regionali, dove noi chiediamo che l’azienda ULSS territorialmente competente invii immediatamente al Comitato etico per la pratica clinica la relazione sulle verifiche effettuate dalla Commissione. È un emendamento che riteniamo davvero importante come Intergruppo per garantire, in assenza della possibilità di definire una procedura chiara, la possibilità di avere, invece, dei passaggi formali descritti in questa norma in maniera tempestiva e chiara, con le caratteristiche dell’immediatezza, come richiesto dalla sentenza della Corte costituzionale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. 18, Manildo. Chi interviene? Nessuno? Avanti.
È aperta la votazione… Non state attenti, però. Stiamo votando l’emendamento n. 18. C’è parere favorevole.
Votazione chiusa. È approvato.
Emendamento n. 36, Giunta.
Chiusa la votazione. Approvato.
Emendamento n. 19, Ostanel. Parere contrario della Giunta.
Prego.
È aperta la votazione.
Chiusa. Respinto.
Emendamento n. 20, Manildo. Ritirato.
Subemendamento n. 45, Manildo. Ritiriamo anche il sub?
Votiamo il sub.
È aperta la votazione. Parere contrario.
Chiusa la votazione. Respinto.
Emendamento n. 37, Giunta.
Prego, Presidente Stefani.
Speaker : Alberto STEFANI (Presidente della Giunta – Lega-Liga Veneta)
È una riformulazione, alla luce della giurisprudenza costituzionale: è stralciata la locuzione “garantendo l’assistenza sanitaria necessaria, atteso che deve ritenersi, anche alla luce della giurisprudenza costituzionale in materia, già inclusa nell’espressione ‘nel rispetto dei diritti riconosciuti dall’ordinamento giuridico’”.
Speaker : PRESIDENTE
È aperta la votazione. Parere favorevole. È chiusa la votazione. È approvato.
State attenti e seguite che stiamo concludendo l’articolo 3.
Emendamento 21, Ostanel. Avanti.
È chiusa la votazione. È approvato.
L’emendamento n. 22 di Manildo è precluso.
Emendamento n. 23, Ostanel. Prego, Consigliera.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Intervengo brevemente.
Questo è un emendamento che chiede che l’intero procedimento della verifica delle condizioni di accesso deve avvenire senza ingiustificati ritardi e, in ogni caso, secondo una tempistica compatibile con le condizioni cliniche e le esigenze della persona ammalata che ne faccia richiesta, anche questo in linea con le altre giurisprudenze regionali rispetto alla sentenza della Corte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Valdegamberi, prego.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Al di là del fatto che mi sembra più che una legge, una serie di provvedimenti amministrativi, quindi non sono neanche di competenza di questo Consiglio, andiamo a deliberare per legge procedure, metodi, cose che sono di competenza dell’ambito amministrativo e non di ambito legislativo, ovunque, in questo mondo, in qualunque conferenza legislativa, in qualunque contesto legislativo.
Al di là di questo, io sono ancora più del parere, visto e considerato che se queste cose sono state discusse nelle taverne ristrette, tra poche persone, venendo meno agli obblighi di trasparenza e di partecipazione che sono previsti nei regolamenti sia del Consiglio, sia anche dello Statuto e delle leggi, mi trovo cose che sono precipitate qui, nessuno le ha mai discusse, nessuno le ha mai viste, non so chi le abbia viste prima, debbiamo in fretta e furia metterci ad esaminarle, senza nemmeno il tempo di approfondire l’analisi di ciò che si sta votando.
Il fatto di aver tolto anche il riferimento alla sentenza, rafforza ancor di più l’idea della pregiudiziale che avevo posto ieri. Noi cioè non siamo alla stessa legge di iniziativa popolare che è stata presentato, siamo a qualcosa di nuovo, di diverso, perché è totalmente ribaltata. Non c’è un articolo che non sia modificato, non c’è qualcosa… Quindi, nella sostanza, siamo a un’altra cosa, stiamo trattando un’altra cosa.
A maggior ragione che trattiamo una legge dove abbiamo tolto perfino il riferimento alla sentenza prima vuol dire che dobbiamo passare per le Commissioni. La pregiudiziale, e lo dico, e il rinvio in Commissione ha ancora più senso di quanto avevo detto ieri, perché parliamo di un qualcosa di totalmente diverso, che aveva bisogno dell’analisi, del confronto e della dialettica normale nella formazione di un progetto di legge, di una legge all’interno delle Commissioni, che è stata omessa completamente.
È stato espropriato il diritto di partecipazione e anche di confronto dialettico tipico di un’Assemblea legislativa che passa prima attraverso l’analisi in Commissione.
Faccio presente questo perché voglio rafforzare il pensiero che già ieri avevo espresso, che oggi stiamo confermando ancora di più. Noi abbiamo portato in Aula una legge bypassando le Commissioni. Al di là dell’aspetto dell’interpretazione, dei sei mesi o non sei mesi, c’è un aspetto sostanziale di fatto che noi stiamo approvando una legge e buona parte dei Consiglieri che sono qui oggi non hanno mai visto gli emendamenti se non all’ultimo minuto e non hanno avuto nemmeno il tempo tecnico per approfondirli e confrontarsi.
Lo dico perché questo rimanga agli atti, perché credo che questo sia un motivo già di per sé sufficiente per dichiarare questa legge nella procedura illegittima.
Sappiamo tutti che stiamo approvando un provvedimento che, oltre che essere un manifesto, un manifesto giuridico, oltre ad altre considerazioni che farò magari negli interventi successivi, non ha nemmeno i requisiti tecnici della trasparenza e della partecipazione richiesti dallo Statuto e dalla legge per la formazione di un progetto di legge.
Voglio che questo sia chiaro e certamente verrà rilevato dalla registrazione, perché è un elemento invalidante di questa legge.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, consigliera Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Intervengo per fatto personale, perché il collega Valdegamberi ha detto che gli emendamenti sono stati elaborati in taverne segrete visti solo da poche persone. Questi emendamenti sono stati depositati più di un mese fa, prima della pausa estiva. Sono degli emendamenti che potevano essere letti liste e si basano su giurisprudenza della Corte costituzionale e sulle leggi già esistenti e già approvate da altre Regioni che si possono scaricare comodamente da internet. Quindi, lei le può leggere, vedere e farsi un’opinione.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, consigliere Manildo.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie. Farei volentieri a meno di replicare al consigliere Valdegamberi, ma è la terza volta che cita la taverna, la cantina. Gli piace la cantina buia, la canzone di Battisti e le acciughe.
Come ha detto la consigliera Ostanel, il lavoro di emendamento alla legge è stato fatto in tempi assolutamente rispettosi dei tempi d’Aula, nel rispetto del Regolamento.
Essendo una legge di iniziativa popolare, impedisce alla Commissione di emendare il testo, ma essendo l’Aula sovrana, gli emendamenti si presentano soltanto per la discussione d’Aula. Un Consigliere di lunga esperienza come lei, dovrebbe insegnarlo a me, che sono un neofita.
Il tema quindi c’è soltanto… Siccome la questione è molto seria, stiamo legiferando su un tema importante, il dibattito d’Aula è stato molto alto. Quanto alla mancanza di trasparenza, o alla mancanza di possibilità dei Consiglieri di arrivare qui assolutamente preparati è una cosa non vera, ed è giusto respingerla totalmente al mittente.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Emendamento n. 23.
È aperta la votazione. Ha un parere favorevole.
È chiusa la votazione. Approvato.
Emendamento n. 13. Favorevole.
È aperta la votazione… Prego. Sta intervenendo, ascoltate.
Prego, Valdegamberi.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Se, come ha detto Manildo, è così convinto di quello che dice, non si andrebbe addirittura a cambiare il titolo della legge. Noi stiamo approvando una legge che non ha nemmeno il titolo del progetto di legge, non c’è neanche il riferimento alla sentenza, quindi è una legge ex novo, che tratta la materia, ma non fa minimamente riferimento all’iniziativa popolare, non c’è più, è un’altra cosa.
Questa è una legge nuova, e se è una legge nuova, segue le procedure delle nuove leggi, passa in Commissione, deve essere rimandata in Commissione. Diversamente, non si andava a cambiare il titolo della legge.
Abbiamo cambiato il titolo, la sentenza non ha più il riferimento, l’ha detto la Corte e non è lei, la Corte.
Oggi abbiamo un riferimento… C’era un riferimento ad una sentenza che oggi non c’è più. Il motivo… C’era un progetto di legge che oggi è totalmente cambiato, e che non ha più nulla a che vedere con l’iniziativa popolare. E se è cambiato, avvalora la tesi che doveva seguire l’iter normale per tutte le leggi: doveva andare in Commissione, essere discusso, sentire le varie parti, i vari confronti, le audizioni e doveva arrivare in Aula secondo l’iter classico normale di una legge, non secondo l’iter accelerato, in maniera nemmeno legittima, tra l’altro, dal percorso previsto per il disegno di legge d’iniziativa popolare.
Quindi, a maggior ragione dico questo: se uno va a cambiare anche il titolo… Quando cambia l’oggetto e non fa più riferimento alla legge, è chiaro che l’intento è un altro, non è certo quello di approvare una legge di iniziativa popolare, ma è quello di creare una legge, giusto o sbagliato, di creare uno strumento nuovo, che deve necessariamente seguire le procedure di una legge ordinaria, approvata sempre da questo Consiglio.
Quindi, sottolineo nuovamente che non è che le giustificazioni di Manildo mi convincano, neanche quelle della Ostanel: avete presentato qualcosa che cambia completamente la legge, non è più quella, è un’altra cosa, meglio, magari, sicuramente migliore, ma è un’altra cosa. E se è un’altra cosa, dovevate mandarla in Commissione e seguire l’iter ordinario. Lo ribadisco per la seconda volta.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Valdegamberi, perdoni: ce l’ha detto quattro volte. Basta.
Prego, Manildo.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Rispondo soltanto perché rimanga verbalizzata anche una posizione contraria a nome di tutti i Consiglieri che hanno partecipato all’opera emendativa, sulla base di quello che diceva la Corte costituzionale. Non abbiamo fatto, si direbbe studiando i libri giuridici “de albo nigrum”, non è che abbiamo fatto diventare una cosa diversa da quella che è.
Abbiamo fatto un ottimo lavoro di confronto per riuscire ad avere un testo conforme al dettato costituzionale, che vada a disciplinare il medesimo oggetto della meritoria azione dell’Associazione Coscioni, che ha proposto questa legge di iniziativa popolare. Quindi, a nome di tutti, e salvaguardando l’ottimo lavoro, ritengo che abbiamo fatto molto bene a procedere con questo testo di legge.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Valdegamberi, non ha più la parola.
Consigliere Borgia, prego.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Presidente, mi perdoni: mi permetto di segnalare una cosa all’Aula, lo farei anche per il collega Carlo Cunegato, e lo farei per tutti quanti.
Questa è un’Assemblea legislativa, un’Assemblea democratica. Visto che tutti ogni volta parliamo di temi fondamentali, come per esempio la democrazia, non credo che sia cortese, educato e soprattutto corretto nei confronti di un Consigliere che può non pensarla come noi, e talvolta, quando anche lui si comporta e ha dei comportamenti scorretti, sono il primo a ricordarglieli e a dirglieli, ma quando interviene, sarebbe gradito che non ci fossero brusii. Qualcuno addirittura lo ha mandato a quel paese mentre stava parlando, e l’ho visto benissimo. Per cui, credo che ci voglia rispetto, perché qua parliamo sempre di democrazia. Qualcuno borbotta, ma qui c’è qualcuno che sta esponendo la propria idea. Non siamo d’accordo? Benissimo, ma non si può arrivare a questo, e questo deve valere per tutti, a me per primo.
Certo, l’ho appena detto, Roberto. L’ho appena detto, vale per tutti. Visto che probabilmente Stefano Valdegamberi è portatore sano di preferenze e quindi quando c’è bisogno lo si chiama sempre in causa, quando c’è bisogno di portare voti e risultati, noi non lo facciamo, altri lo fanno, però, allo stesso modo, visto che si dà spazio nelle liste, si dà spazio anche quando ha qualcosa da dire. A volte non siamo d’accordo, nella maggior parte dei casi non siamo d’accordo, però in tutti i casi e per tutti quanti ci deve essere rispetto istituzionale, anche per Stefano Valdegamberi.
Speaker : PRESIDENTE
La chiuderei qui. Consigliere Borgia...
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
No, Consigliere Borgia. Lei deve riprendere me. Non deve dire a Valdegamberi che è quattro volte che dice la stessa cosa. Lei deve riprendere, Presidente, e mi perdoni, i Consiglieri che hanno atteggiamenti scorretti nei confronti di chi sta esprimendo un’opinione. Io non ho detto che sono d’accordo, ma devo difendere la possibilità di tutti quanti di esporsi e di esprimere la propria opinione.
Se il consigliere Marcato ha qualcosa da dire, come è giusto che sia, prende la parola e interviene. Mi dispiace che sia io, l’ultimo arrivato, a doverlo far presente.
Lo farei per chiunque, l’ho detto prima, anche per Cunegato con cui sappiamo che ci sono posizioni completamente diverse.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Borgia, noi apprezziamo il suo intervento, anche la reprimenda, però, probabilmente, si era distratto quando io richiamavo i Consiglieri. Non ho capito il senso di questo intervento, perché i richiami sono stati fatti. Se li vada a guardare. Io sto parlando dei richiami rispetto al brusio di Valdegamberi, probabilmente stava facendo qualcos’altro.
Vada a guardarsi il video. Chi vuole parlare deve iscriversi.
Siamo all’emendamento 13, Manildo. È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Adesso votiamo l’articolo 3.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Devo sospendere la seduta per dieci minuti perché c’è un nuovo emendamento presentato ovviamente dalla Giunta, a firma del Presidente.
Do dieci minuti per eventuali sub. Presidente Lanzarin, prego. Ce l’avete a terminale. Leggetelo. State fermi qui e leggetelo. Alle ore 15.18 riprendo il Consiglio con la votazione dell’emendamento. Chiudete le porte e prendete posto.
Avete avuto modo di visionare l’emendamento? Non avete novità? Subemendamenti zero. Bene.
Parere sull’emendamento a firma Stefani, il primo dell’articolo 4. Bene. Il numero non c’è.
Prego, Consigliere.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente. Solo una piccola considerazione, perché quando vedo la parola “gratuitamente” mi si rizzano le antenne da ex imprenditore.
Quando si è detto, per esempio, che le decisioni di altri non impattano su di me se io non sono d’accordo, faccio notare che tutte le spese inerenti al servizio pubblico sono finanziate anche dalle mie tasse e, per quanto poco, impatta anche su di me in quanto concittadino. Per cui, nel momento in cui io mi oppongo radicalmente al principio, lo faccio anche su questo, perché con i miei soldi finanzio qualcosa a cui sono eticamente e radicalmente contrario. Ci tenevo a ricordare che parola “gratis” sui servizi di Stato è sempre un concetto e non la realtà.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
È aperta la votazione.
Riuscite a votare senza parlare? Ci mettiamo molto meno. È giusto, collega Borgia?
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Questo emendamento approvato preclude l’emendamento n. 25, Ostanel.
Emendamento n. 38 della Giunta. Parere?
È chiusa la votazione. Approvato.
Preclude l’emendamento n. 26, Manildo.
Votiamo l’emendamento nn. 24, Ostanel.
È aperta la votazione. Siamo sull’emendamento n. 24 Ostanel, collega Borgia, all’articolo 4.
È approvato.
Votazione dell’articolo 4.
È aperta la votazione.
Chiusa la votazione. Approvato.
Mettiamo a verbale Maltauro favorevole. Grazie.
Articolo 5.
Emendamento n. 28, Manildo.
È aperta la votazione.
Chiusa la votazione. Approvato.
Sempre sull’articolo 5, emendamento n. 27, Ostanel.
Chiusa la votazione. Approvato.
Adesso votiamo l’articolo 5.
Chiusa la votazione. Approvato.
Adesso c’è l’emendamento 1 Manildo, che cambia il titolo. È favorevole.
Consigliere Valdegamberi, prego.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Lupus in fabula, caro Manildo…
Speaker : PRESIDENTE
Per favore. Valdegamberi cerca solo interlocutori, stiamo in silenzio. Prego.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Vedo che ha capito, Presidente.
Questo ribadisce per l’ennesima volta la bontà della tesi che abbiamo rigettato ieri.
Se ieri parlavamo di una cosa, oggi parliamo di un’altra, a maggior ragione ogni procedimento legislativo ha dei tempi previsti dallo Statuto.
Chiedo formalmente ai tecnici che sono qui presenti in Aula, e al dottor Valente di esprimere un formale parere suo, sulla questione, sulla legittimità di questo modo di procedere, oppure a Giachetti: chiedo che qualcuno ci dica, ci spieghi se è normale che si approvi un disegno di legge cambiando persino il titolo, senza passare dalla Commissione, quindi assumendosi anche la responsabilità di un’impugnativa, domani, per illegittimità del provvedimento stesso.
Io chiedo formalmente che venga spiegato, anche interrompendo il Consiglio, che venga chiarito dal punto vista tecnico-giuridico, in modo tale che rimanga agli atti, la loro opinione, perché io, da legislatore, ritengo di approvare qualcosa di diverso, che cambia persino il titolo. Cioè, il riferimento alla sentenza non c’è più, il che dà anche un valore peggiorativo, perché significa, come dall’inizio ho detto, e come anche in molti degli interventi fatti in Aula si è detto, qui non si parla di un diritto al suicidio assistito, ma parliamo di modalità. È vero, ma questa è una legge nuova, che non fa nemmeno riferimento alla sentenza e rischia di diventare di per sé costitutiva di un diritto, perché si vuole omettere il riferimento alla sentenza che da dava dei paletti ben precisi, dicendo che non riconosceva il diritto in sé. Di fatto viene riconosciuto, ma in sé non riconosceva, e questo è stato ribadito dalla Corte, ma di fatto è stato riconosciuto in quest’Aula, togliendo il riferimento a quella sentenza.
Attenti che è una cosa molto sottile. Io ricordo che c’è stata una sentenza anche nell’ambito del Canada, sentenza Carter, del 2015. A questa sentenza è seguita una legge, in quel caso lì, una legge che nel 2000... l’anno dopo, mi pare 2016, la quale ha stabilito, ha ripreso i principi della sentenza e ha normato la materia. Noi stiamo normando una materia tralasciando un riferimento anche a questa sentenza. Io chiedo che venga ripristinato il titolo originario anche per rendere più credibile l’azione legislativa che stiamo facendo, altrimenti stiamo facendo una nuova legge, diversa, omettendo tutte le procedure formali che sono previste dallo Statuto, dalle leggi e dai Regolamenti.
Speaker : PRESIDENTE
C’è una richiesta da parte del Consigliere. Risponde per la parte giuridica, ovviamente, il segretario Valente. Prego.
Speaker : Roberto VALENTE (Segretario Generale)
Prima di essere Segretario generale... intanto sono 38 anni che stanno qua, di cui 14 anni sono stato all’Ufficio legislativo. Quando si cambia all’interno di un’Aula il contenuto degli articoli, conseguentemente, si deve cambiare anche il titolo. Questo è per una questione di tecnica legislativa. Va bene? È una questione di tecnica legislativa, altrimenti c’è una discrasia tra i contenuti degli articoli e il titolo. E di questo è sovrana l’Aula perché, come le è stato detto prima, gli emendamenti non solo sono stati presentati nei termini, ma son stati aggiunti anche quelli di competenza della Giunta e quindi l’Aula era sovrana a fare l’operazione emendativa, perché il provvedimento è in Aula e l’Aula ha la capacità emendativa.
Mi spiace di doverglielo... E quindi se emenda articoli conseguentemente, per una questione di tecnica e logica legislativa, il titolo va cambiato.
Quale domanda? No, no, perché... no, mi scusi. Le abbiamo già risposto ampiamente. Un provvedimento di iniziativa popolare non può essere emendato in Commissione. Va bene? Gli emendamenti vengono depositati direttamente in Aula. Chiaro? E l’Aula a questo punto diventa lei sovrana di come... cioè di iniziativa il popolo può presentare la legge, ma poi il legislatore è il Consiglio regionale e quindi i Consiglieri possono emendare, ma solo in Aula e non in Commissione. Questa è una prerogativa dei progetti di legge, di iniziativa popolare.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Segretario.
Speaker : Roberto VALENTE
Scusi un attimo, Presidente. Questo non è solo presente nello Statuto, ma in una delle prime leggi che questo Consiglio regionale nel 1973 ha fatto ed è ancora vigente. Mi pare che sia la legge n. 1 del 1973.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Segretario.
Fermo lì, a meno che non sia per dichiarazione di voto. Un attimo solo. Ti faccio recuperare i due minuti che non hai utilizzato prima. Due minuti.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Delle due, l’una: o è come dice Valente oppure dobbiamo licenziare cinque docenti universitari che la pensano in modo diverso.
La cosa che io ho contestato è il fatto che questi dovevano essere discussi in Commissione con tutto l’iter che veniva ammesso delle audizioni in Commissione e non certamente messi qui direttamente in Aula. Doveva uscire approvata dalla Commissione nel termine non di sei mesi, ma nel termine di qualunque altra legge che attualmente sta aspettando da tempi molto lunghi, anche nel passato, che non hanno priorità, si vede, rispetto al fine vita che ha la priorità su tutto.
Il fatto che noi abbiamo voluto omettere il confronto in Commissione su questi temi, anche se si poteva anche non deliberare in Commissione, ma non c’è stato nessun confronto, vuol dire che di fatto si va a invalidare un provvedimento che di per sé poi ne esce totalmente diverso da quello per cui sono state raccolte le firme e presentato.
Ritengo, quindi, che non c’è nessun bisogno. Abbiamo discusso per un giorno dicendo che queste norme sono approvate in attuazione della sentenza della Corte costituzionale. Tutti l’hanno detto e ora vogliamo togliere il riferimento alla sentenza della Corte costituzionale. Cosa c’è di compatibile nel titolo?
Speaker : PRESIDENTE
Concluda.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Cosa c’è di incompatibile se stiamo rinnegando tutti gli interventi fatti finora, dottor Valente? Tutti gli interventi hanno detto: facciamo questo solo perché sono strettamente... Zaia stesso ha detto “queste sono le condizioni restrittive poste dalla sentenza e noi dobbiamo dare attuazione a queste e niente più”.
Lei mi dice...
che siccome...
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Consigliere basta, grazie. Voglio ricordarle che qui non siamo chiamati a fare un dibattito con l’Ufficio legislativo e col dottor Valente, uno. Due, qualora restassero dei dubbi, esiste sempre l’istituto giuridico del ricorso. Punto.
Prego, consigliere Rigo. Ha rinunciato? Bene.
No, è solo per questa.
Apriamo la dichiarazione di voto. Prego. Scusatemi, l’emendamento Manildo. Scusatemi. Scusatemi.
È aperta la votazione.
Mi ha distratto Valente. Scusate. Avete votato? Valdegamberi, a posto?
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Passiamo alla dichiarazione di voto. Prego.
Prego, consigliere Valdegamberi.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Non ripeto ciò che ho già detto, perché vi ometto quindi le considerazioni sulla procedura che ho già ben espresso più volte e non vale la pena ripetere.
Dico solo una cosa. Come ho iniziato a parlare ieri, che avevo cinque minuti, purtroppo son stati pochi per completare il discorso, voglio proseguire nelle dichiarazioni di voto con il ragionamento.
La sentenza... Noi quello che stiamo facendo è una procedura, bene o male, che ha avuto già dei precedenti, come dicevo ieri, e ho preso come riferimento quello canadese. Anche lì c’è stata una sentenza all’inizio, come dicevo prima la sentenza Carter e poi c’è stata una decisione del 2015 della Corte suprema canadese, la quale ribadiva che non esiste un diritto all’eutanasia come da noi viene ribadito, non c’era il diritto all’eutanasia. Questa sentenza è stata poi recepita da una norma sempre di legge, in quel caso, del Parlamento canadese e nel 2019 c’è stata la sentenza della Corte costituzionale italiana, la quale segue quasi pedissequamente, sono molto simili - io le ho lette bene tutte e due - la sentenza che ha fatto scuola canadese di qualche anno prima, di pochi anni prima del resto. E poi da una sentenza sono seguite anche altre sentenze, questo sia in campo nostro, che in campo canadese, come altre leggi. Cioè, dall’inizio, quando si diceva “non esiste un diritto all’eutanasia” diventa la volta che questo confine progressivamente si allarga. Perché solo questi casi? Già una sentenza della Corte costituzionale italiana va a eliminare uno dei presupposti, quello della prima sentenza, cioè il fatto che la vita non sia soggetta a dipendere da delle macchine, che sia autonoma.. Cioè, una parte quella prima sentenza è stata già cambiata, abbiamo già aperto un po’ le maglie. Successivamente, con quello che è successo in Canada, con una serie di altre leggi, si è arrivati fino alle ultime decisioni, più recenti, che prevedono come fattispecie per ottenere il diritto al suicidio assistito da parte dello Stato, anche il fatto di essere un disabile, di avere un disagio, di avere problemi psichici, eccetera: andiamo alla politica hitleriana, quando questo veniva fatto con la forza, lo facciamo con la democrazia.
Attenti bene che il confine, una volta che abbiamo stabilito un principio, perché qualcuno anche nel dibattito qui, involontariamente, ha detto che c’è il diritto all’autodeterminazione, che quello al suicidio assistito è un diritto. La parola è riemersa involontariamente, anche se il Presidente ha voluto precisare che non stiamo parlando di questo, molti qui dentro hanno di fatto avvalorato questa tesi. Significa che poi c’è sempre un confine, e una fattispecie borderline è un confine, per cui un’altra sentenza lo aprirà ancor di più, e via dicendo, finché si estenderà e si arriverà a fare quello che hanno fatto in Canada.
Io dico che questi sono il grave rischio e il pericolo che porta questa legge: che una volta stabilito che di fatto, anche se non viene dichiarato nella discussione, ma di fatto non dovrebbe essere così, esiste il diritto da parte di un cittadino di essere assistito nel suicidio in certe situazioni e condizioni da parte dello Stato, col passare del tempo, quelle condizioni si allargano sempre di più, o meglio, diventa sempre una nuova fattispecie che viene contemplata, fino ad andare, sulla base di altri principi costituzionali, perché se io ho questa malattia e non un’altra, non posso avere lo stesso diritto, perché se io ho questo disagio psichico e psicologico, anche qui, chi lo quantifica, chi dice qual è il disagio? Chi mi dà il peso, la misura? Se magari ho un altro disagio, perché questo sì, questo no. In base ai principi ai principi costituzionali di uguaglianza, un principio che viene dichiarato poi qualcuno lo esercita e viene esercitato in maniera sempre più ampia. È questo il grave rischio che oggi, con questa legge che andiamo a approvare.
Poi, seconda cosa. Io immagino che le norme nostre siano applicate in modo diverso Regione per Regione, perché noi abbiamo fatto una norma che non mi pare concordata né con lo Stato né con le altre Regioni, perché ogni Regione farà delle procedure diverse in attesa magari di una norma nazionale che faccia una procedura unica. Quindi ritengo che quello che stiamo facendo sia stato quantomeno di competenza dello Stato e non delle Regioni per non creare che dal Nord al Sud abbiamo differenti modi di accedere all’applicazione di una sentenza, la cui applicazione della sentenza è stata tolta anche dall’oggetto, non c’è neanche l’applicazione della sentenza, è qualcosa di nuovo. Quindi si è voluto perfino rimuovere l’oggetto che doveva stare dentro in questo, cioè l’applicazione della sentenza della Corte costituzionale. Capite bene che diventa ancora tutto più labile.
Io ritengo che non abbiamo la competenza di decidere noi questo, poteva essere deciso come atto amministrativo in attesa di una decisione legislativa da parte dello Stato, anche perché andremo a stabilire delle procedure che nel Veneto sono io modo, in Lombardia di un altro, in Sicilia in un altro ancora e nel Lazio un altro ancora, in Toscana un altro ancora. Cosa facciamo? Facciamo l’emigrazione all’interno dell’Italia alla ricerca di qual è la normativa più favorevole?
Sono molti i dubbi che io sollevo sulla legittimità di questo provvedimento. Capisco che c’è bisogno di avere il bollino del primato ed essere i primi anche in queste cose, ma dobbiamo capire anche le conseguenze che poi possono derivare da questi provvedimenti, sia dal punto di vista pratico, ma anche dal punto di vista giuridico e di pensiero, perché il fatto di riconoscere, estrapolando da una sentenza, queste procedure è una indiretta ammissione della sostanza, cioè qui non è più questione di forma, è questione di sostanza, perché noi di fatto stiamo riconoscendo il diritto di un cittadino di essere assistito dallo Stato per togliersi la vita.
Per questo motivo io annuncio il mio voto contrario.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Baldan Flavio.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente.
Signor Presidente, signori Consiglieri, io colgo l’occasione e volevo ringraziare indistintamente tutti coloro che hanno contribuito a questo dibattito, ognuno con la propria rispettabile e legittima posizione. Il sale della democrazia è proprio questo e non lo dobbiamo dimenticare in questo momento storico dove, ovviamente, si affacciano delle situazioni alquanto pericolose.
Ringrazio in particolare la Presidente della Quinta Commissione, Manuela Lanzarin, la quale, nel ribadire che in quest’Aula oggi non è in discussione una valutazione della legge di fine vita... sulla legge del fine vita, già delineata dalla sentenza della Corte costituzionale, ma di un modello che la disciplini a livello di sanità veneta nel modo migliore possibile. E ha sottolineato... e ringrazio con la forza con cui ha sottolineato come la mancanza di una legge statale tipica di una Repubblica parlamentare renda tutto più complicato.
Aggiungo ovviamente che faccio mio, per quel che riguarda il MoVimento 5 Stelle, anche il suo endorsement, di in qualche modo responsabilizzare le forze politiche e parlamentari, in particolare la mia, perché si adoperi da questo punto di vista a legiferare nei modi corretti, che servono giornalmente e che richiede la cittadinanza. Non è più tempo, come avviene spesso nel Parlamento italiano, del calcio della lattina, dove Governo per Governo, Parlamento per Parlamento rimandano continuamente le decisioni di cui la cittadinanza e la popolazione italiana hanno bisogno.
Nell’annunciare il voto favorevole, ovviamente nel nostro Intergruppo e del Movimento 5 Stelle al progetto di legge in votazione, mi corre anche l’obbligo, però, di ricordare alcuni passaggi. Alcuni emendamenti ovviamente non sono stati quelli che noi, o che io, che il Movimento 5 stelle avrebbe auspicato, in particolare per quel che riguarda la partecipazione dei Pro Vita all’interno della procedura decisionale, che non è tipica del Movimento 5 Stelle, ma di altre forze politiche, e il fatto che questa legge non preveda dei tempi certi.
Però, ovviamente, ci rendiamo conto che era necessario avere questa legge che disciplini il fine vita, soprattutto perché il Veneto, e tra l’altro lasciatemi dire che sarebbe una novità, perché rispetto alle altre Regioni sarebbe l’unica Regione di centrodestra a dotarsi di questa legge. Era necessario perché il Veneto fungesse anche, come ho già dichiarato, da spina, da motore, da incentivo verso il Parlamento nazionale per approvare una legge nazionale che deve disciplinare, così dovrebbe essere, a livello “totalitario”, a livello di tutte le Regioni.
Questo era il compito che avevamo. Se la votazione sarà positiva, come mi auguro, che era la conseguenza alla quale noi volevamo arrivare, è difficile fare leggi che accontentino tutti, soprattutto quando ci sono forze politiche che la pensano in modo molto antitetico. Però, siamo riusciti, dopo uno sforzo considerevole, dopo un dibattito di livello elevato, ad arrivare a una conclusione finale.
Io spero vivamente, nell’annunciare e nel ribadire il voto favorevole mio e del Movimento 5 Stelle, che si arrivi a una votazione finale positiva.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Manildo, prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Il dibattito di questi giorni, il percorso che abbiamo fatto è sicuramente un percorso di assoluto rilievo per il Veneto, per le persone che richiedono un riconoscimento, una tutela di un loro diritto.
Questo è stato possibile grazie all’iniziativa popolare dell’Associazione Coscioni, e ringrazio anch’io il dottor Silvestri. Lo sottolineo perché la partecipazione popolare è un elemento fondamentale di questa legge, che ha reso possibile un dialogo, al di là dei partiti, lo auspicavamo all’inizio, e un approfondimento veramente importante su come rendere effettivo un diritto riconosciuto dalla Corte costituzionale.
La Corte costituzionale, al di là del rinvio che non si poteva fare perché sarebbe stato incostituzionale cristallizzare un rinvio a una sola sentenza, pervade tutto il testo della legge, i requisiti, le cose, il grande approfondimento tecnico per la stesura degli emendamenti tempestivamente depositati da parte del Partito Democratico, che ringrazio, di AVS, dell’intergruppo, di tutte le persone che si sono confrontate con l’Associazione Coscioni, con la Giunta, con la maggioranza hanno cercato di trovare un testo che rispondesse a quel riconoscimento di libertà, a quel riconoscimento, riprendo le parole di Chiara Luisetto, di Giuliano Amato, quella pietas, quella compassione rispetto a certe situazioni che sono difficilmente comprensibili.
Penso quindi che il lavoro sia stato un lavoro molto importante. Mi sento utile ed è bello, quando finisci una seduta di un Consiglio regionale, dicendo “oggi sono stato utile”. Questo sentimento lo condivido veramente con tutte le persone che hanno lavorato in modo molto profondo su questo testo.
Ringrazio, e lo nomino, Gilberto Maschietto, perché ha fatto veramente un lavoro incessante di approfondimento, di collegamento, di valutazione sui testi. Devo dire che se abbiamo un testo così buono, e se i nostri emendamenti sono stati di grande qualità, è anche grazie al suo lavoro.
Ovviamente, il nostro voto sarà positivo. È soltanto il primo tempo. Mi si chiede: ma questa legge a cosa serve? Questa legge serve perché la Regione Veneto, tramite la propria assistenza sanitaria regionale, possa rendere effettivo e certo un diritto già riconosciuto; ma serve anche perché la Regione Veneto e le altre Regioni facciano pressione affinché il legislatore nazionale veramente su questo provveda. Lo abbiamo detto in modo bipartisan, e ritengo che questo atto, questo fatto molto importante, che il Veneto approvi questa legge deve essere anche di stimolo, perché finalmente anche l’Italia si doti di una legge su questo tema.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Rocco, prego.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Grazie, Presidente.
Annuncio anch’io il mio voto favorevole a questo provvedimento. Penso che sia un momento storico significativo per questa Regione.
Mi auguro e spero che ci possa essere un voto coraggioso, che non solo è un voto coraggioso, ma è anche un voto pragmatico e di buonsenso.
Dal 2019 in questo Paese è riconosciuto il diritto alla libera scelta. Volevo aprire anche una parentesi e soffermarmi su questo, perché se questo è possibile, è stato grazie anche a un modo alternativo di fare politica. Ciascuno di noi sceglie di impegnarsi nelle Istituzioni. Noi riteniamo che cercare di rappresentare i cittadini nelle Istituzioni sia il modo più alto per servire. Credo che ciascuno di noi lo pensi profondamente. Ma se noi siamo arrivati alla sentenza del 2019 e poi a discutere questa legge è anche perché c’è chi invece sceglie di fare politica in maniera diversa, di fare politica con il proprio corpo come ci hanno insegnato i grandi maestri del Partito Radicale. È un partito che magari non avrei votato, ma di cui riconosco la capacità di fare delle battaglie di disobbedienza civile rischiando anche in prima persona. È un modo di fare politica diverso da chi sceglie di farlo nelle Istituzioni, ma è un modo di fare politica che apre il cuore e che ci fa riconoscere la grandezza di chi mette il proprio coraggio al servizio della collettività.
Il secondo modo attraverso cui questa legge è arrivata è la scelta di cittadini di raccogliere le firme. Ciascuno di noi può avere una opinione diversa sulle modalità di democrazia diretta, sul tema dei referendum, ma non si può non riconoscere quanto siano degli strumenti che attivano, che suscitano le emozioni, che suscitano la mobilitazione da parte dei cittadini e quindi va riconosciuto e vanno ringraziati i promotori della legge di iniziativa popolare, le 9.000 e più persone che hanno firmato, tutti i Consiglieri comunali, tutte le persone che hanno autenticato le firme. È un modo di fare politica che ci richiama anche alle responsabilità che poi noi, come legislatori, siamo chiamati a doverci assumere in quest’Aula.
Per sette anni il Parlamento ha avuto l’opportunità di legiferare, per sette anni con ipocrisia e immobilismo ha messo la testa sotto la sabbia e quindi la palla è stata lanciata alle Regioni e penso sia stato molto importante richiamare come noi non stiamo facendo nascere un diritto, noi ci stiamo impegnando per non essere ipocriti rispetto a un diritto che già esiste e che viene esercitato a macchia di leopardo.
Abbiamo sentito molti richiami, a volte dicotomici, tra la libertà di scelta e la tutela della vita. Ecco questi dibattiti comunque credo che abbiano lavorato perché si facesse una legge migliore. Sono sensibilità fondamentali, ma penso che debba emergere chiaramente che nessuno deve essere lasciato indietro in questa Regione e questa Regione non vuole lasciare indietro nessuno, nessuno deve essere messo nelle condizioni di scegliere il fine vita perché non gli sono state date le cure palliative e questo io non credo che avvenga, che non ci sia stato un supporto morale, che non venga dato un supporto psicologico. Nessuno deve sentirsi un peso, nessuno deve pensare che la propria vita valga di meno. E credo che non sia così.
Credo che noi, anche con questa legge, ribadiamo con forza che il nostro personale sociosanitario lavora per la vita, lavora per far sentire ogni persona al massimo della propria dignità. Però dobbiamo anche riconoscerci che arriva un limite: il limite della scienza. La scienza non riesce a curare tutti, la scienza non riesce a risolvere tutti i problemi. Noi speriamo perché abbiamo un atteggiamento positivo nei confronti della scienza, crediamo nella scienza, crediamo nel potere della scienza di fare progressi, ma arriva un momento nel quale si ferma anche questo potere. E allora, di fronte al progresso della medicina, che ci auguriamo che sia sempre più importante, di fronte alla possibilità di cercare di lenire le sofferenze, di fronte alla crescita anche di altre culture, di altre filosofie, di altre discipline come la bioetica, come il supporto psicologico, quando noi assicuriamo tutto questo e dall’altra parte c’è una persona che soffre in maniera irreversibile, che ha un percorso nella sua malattia irreversibile, che sappiamo che non può guarire, sappiamo che ha un decorso che porterà a sofferenze atroci. Ecco, nel momento in cui questa persona ha ricevuto tutta l’assistenza possibile, ha ricevuto tutte le possibilità di informazione possibile, di fronte a tutto quello che noi dobbiamo garantire, se quella persona sceglie di interrompere la propria esistenza a quel punto dobbiamo fermarci.
Abbiamo sentito tante volte richiamare alla parola laicità. Bene, il laico era colui che nella cultura greca si contrapponeva a colui che entrava nel naos. Il naos era il tempio. Soltanto i sacerdoti, soltanto i religiosi potevano entrare nel naos. Prona o no. Cosa ci dice questa parola? Ciò che è prima del naos, dove stava la divinità. E lì entravano soltanto i religiosi. Questo naos è la coscienza che ciascuno di noi ha; ciascuno di noi è animato da una scintilla divina, una scintilla che ispira il suo modo di voler stare su questa Terra. Laico è colui che si ferma prima. Laico era al popolo, colui che non poteva entrare nel naos. Noi lì ci fermiamo, noi facciamo tutto quello che possiamo fare per la sacralità della vita, arriva un confine, il confine della scienza, il confine di quello che oggi riusciamo ad offrire alle persone che soffrono e lì dentro c’è una sacralità che va rispettata. Questo, secondo me, significa rispettare la libertà di scelta.
Non è cultura dello scarto, ma è proprio cultura del rispetto della dignità di ogni persona.
Io mi auguro e spero che la votazione possa restituirci una bella pagina di politica, perché se questo Consiglio regionale approvasse questa legge, supererebbe anche degli schieramenti ideologici. Non c’è niente di male dietro alla parola ideologia. Le ideologie sono delle cose che hanno animato sensazioni, sentimenti, hanno fatto progredire anche la società nel suo modo di evolversi e nel suo modo di stare insieme. Ma se noi oggi approvassimo questa legge, ridaremo centralità all’Aula legislativa. Faremo una cosa che ridà senso anche al fatto di poterci confrontare.
Gli emendamenti che sono stati fatti dimostrano che c’è stata una volontà bipartisan di lavorare e di accogliere le osservazioni, di accogliere anche le inquietudini e le paure che arrivano da pezzi di società, ma poi sono state ricondotte attraverso una capacità di mediazione di altissimo livello, per fare in modo che questa sia una legge che non innova un diritto, ma che riconosce il fatto che non dipenda da quale ULSS un cittadino veneto si trovi a soffrire, ma che un diritto che è costituzionalmente riconosciuto, trovi dei modi e dei tempi certi.
Io mi auguro che questa bella pagina che può nascere dal Veneto sia uno stimolo anche per il Parlamento nazionale e per ridare centralità agli organismi elettivi, perché se c’è chi ha rischiato con la propria vita, ha fatto politica con il proprio corpo, ha raccolto le firme sotto la pioggia, e autenticato, perché ritiene che ci sia un modo di fare politica che non per forza passa attraverso le Istituzioni, noi che invece nelle Istituzioni crediamo, dobbiamo ridare centralità alle Assemblee di cui facciamo parte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Lovat, prego.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Prendo la parola al termine di una giornata in cui ho imparato molto, e di questo sono felice, serve a fare esperienza. Credevo di dover fare un intervento contro una legge sul fine vita, invece, fin da ieri è stato chiarito in maniera inoppugnabile, esplicita, tutti a casa hanno sentito, che assolutamente non è di quello che si è dibattuto in questi giorni.
Non solo: anche la legge di iniziativa popolare sulla regolamentazione delle procedure conseguenti a una futura eventuale legge nazionale sul fine vita è stata talmente depotenziata dagli emendamenti, che ci troviamo davanti a un testo completamente diverso.
Io ho visto addirittura che c’è la possibilità per le associazioni pro-vita di far parte della procedura prevista. Io mi domando se era nelle intenzioni dei proponenti. Effettivamente, come ho detto ieri, dal punto di vista tecnico non ho più niente da dire, si sta parlando d’altro. Su questo argomento quindi dico che noi voteremo contro. Perché? Perché la narrazione che sta venendo fatta continua invece a essere quella del “sì, suicidio assistito”, “no, suicidio assistito”.
Per dare un segnale fuori, passerà la legge, va bene, si vuol piantare la bandierina, lo abbiamo capito; però, la mentalità la contesto radicalmente, perché è una mentalità tale che contrappone quello che io ho esposto nel mio intervento di ieri alla risposta brillante del collega, lo sa che lo stimo molto, Cunegato.
Noi abbiamo due impostazioni che sono radicalmente opposte, proprio sul concetto di legge. Lui ha l’approccio che è quello gius positivista e io ho quello gius naturalista. Una legge ingiusta per me non è nemmeno una legge, perché legge deriva dal diritto e il diritto, ius, deriva da iustum, giustizia, giusto e il giusto affonda per me nel vero, nel buono, nel bello. Vero, buono e bello che derivano dall’essere: “Ens et bonum convertuntur” (l’essere e il bene convergono”. Questa è l’impostazione classica, il non essere non è bene, è male. Di conseguenza, tutto ciò che va verso l’essere è bene, quindi è vero, quindi è giusto, tutto ciò che va verso il non essere è, al contrario, è un’impostazione che esclude tutto ciò che va a negare l’essere, è inconciliabile come impostazione e lo sappiamo, non lo scopriamo qui.
No, no, non è vero, perché anche sulla democrazia dobbiamo capirci, ma non lo facciamo quel dibattito lì perché ho sei minuti, per carità.
Viceversa, soprattutto nell’ultimo secolo, ma in realtà già da sei secoli... Io poco fa ho citato Tommaso d’Aquino, "in iusta lex non est lex sed corrupta legis". Ma già dalla fine del Trecento, quindi poco dopo Dante, da Guglielmo da Occam si parte col nominalismo e poi tutto quello che sappiamo che prende il nome di rivoluzione. Rivoluzione - vado molto in breve, mi vergogno davanti a chi da casa è un po’ competente - la rivoluzione che col 1968 culmina con l’esaltazione del volontarismo: vietato vietare, volere è potere, il desiderio diventa paradigma. L’ho detto ieri, non mi ripeto perché non c’è tempo.
Su questo, ovviamente, mi devo fermare. Io ringrazio l’intervento fatto... il collega Barbisan per l’intervento fatto prima, perché mi permette di dire omissis chi vuole se lo ascolta, io vado solo a dire questo. Negli anni Sessanta, quando era in maturazione il 1968, due laici, un laico cattolico, Augusto Del Noce, e un laico marxista, Pier Paolo Pasolini, citando correttamente il termine laico, preconizzavano il destino della nostra società: quello che finissero le ideologie, si fondessero le classi in un’omologazione sottoposta a un sistema capitalista di controllo e si verificasse la fusione della politica in un unico partito radicale di massa.
Ci siamo in mezzo. Non solo. E qui lo aggiungo io. Con i nuovi studi sulla biopolitica, che è il controllo dello Stato, del capitale anche sul corpo, l’applicazione dei princìpi di zoologia, alla politica, il dominio sul corpo, la biopolitica che vuole che ogni cosa sia parametrata: la fecondazione, la nascita, l’alimentazione, la sessualità, la morte… Lo Stato che fa le leggi sul corpo, un potere talmente totalitario che noi dobbiamo chiedere permesso per poter rispettare protocolli e parametri stabiliti secondo una logica giuspositivista.
È questo alla fine che io contesto come cristiano giusnaturalista, non è una questione di fede, è una questione di filosofia. La fede io non l’ho mai citata in tutti gli interventi. Ho sentito tanti fare citazioni, a volte anche imprecise, ma per carità, le Scritture, i contenuti della fede… Abbiate pazienza: qui stiamo parlando di un fatto di civiltà.
Il rischio che noi corriamo è di fare una società basata tutta su protocolli e parametri, esattamente quanto accaduto in altre società totalitarie. Per brevità devo farvi solo un esempio: tutti voi conoscete nomi altisonanti di quando la degenerazione era andata oltre ogni limite, Auschwitz, Mauthausen, Dachau, Bergen-Belsen. Io non vado lì, non sono così volgare, ci mancherebbe, non c’entra niente. Però faccio un altro nome: Kaufbeuren. A Kaufbeuren, che era inizialmente una clinica psichiatrica, del 1939 al 1941 praticarono l’eutanasia attiva, che non è il caso del suicidio assistito, è l’eutanasia attiva, secondo parametri e protocolli ad una serie di categorie che si andava estendendo sempre di più, dai malati psichici, agli anziani dementi, progressivamente a vari tipi di persone disabili.
Nel processo di Norimberga, in mezzo tutti i delinquenti nazisti, fu processata, chiamata a testimoniare, anche un’infermiera di Kaufbeuren, che rese piena testimonianza di tutto quello che lei aveva fatto. Aveva fatto iniezioni letali a più di 200 persone: le ha descritte minuziosamente, secondo parametri, secondo protocolli a norma di legge.
Finita la deposizione, lei non trovò di meglio che chiedere “mi succederà qualche cosa, adesso?” Aveva ucciso più di 200 persone: “mi succederà qualche cosa, adesso?” Capite che la paura che è stata evidenziata prima, del piano inclinato, non può non essere tenuta in considerazione.
Finisco, perché il tempo purtroppo è stretto e non posso dilungarmi. Vorrei parlare veramente di tante cose, ma due ore non mi basterebbero. L’ho detto: avrei voluto lasciare completamente da parte l’aspetto religioso, ma lo avete talmente tirato in ballo tutti, non so perché, non voglio neanche avanzare ipotesi, che mi tocca per dovere, perché io ho una responsabilità, entrare in questo merito. Avendo io l’auctoritas docendi, ho una responsabilità grave di dare informazioni corrette. Ho sentito tante volte: io sono cattolico, ma pianto i sassi. Il Codice di diritto canonico ha precise indicazioni su chi anche solo collabora a legislazioni favorevoli a dare la morte. Io ve lo leggo affinché non sia scambiato il mio intervento per qualcosa di generico. È doveroso che io lo faccia, commetterei per noi cattolici... mi rivolgo solo ai cattolici. Chiedo rispettosamente di poterlo fare, lo hanno detto e quindi... commetterei peccato se non lo facessi. “Qualunque sia i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile. Così anche un’azione o un’omissione che di per sé o intenzionalmente provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore costituisce un omicidio gravemente contrario alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivo suo creatore. L’errore di giudizio nel quale si può cadere in buona fede non muta la natura di quest’atto omicida, sempre da condannare ed escludere”, e qui finisco. È il suicidio assistito: senza l’assistenza la persona non muore, anche se poi si auto somministra il farmaco. È assistito. C’è un atto che contribuisce a dare la morte, che se io mi astengo la persona vive. Ai cattolici dico: pensateci bene perché noi non possiamo dire sono cattolico ma. Questi sono i protestanti.
Chiudo. Grazie. Scusate se ho fatto questa piccola parentesi, ma era un mio preciso dovere. Grazie e buon lavoro.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie a lei, Consigliere.
Gli applausi magari mettiamoli in sala. Altri iscritti?
Consigliere Barbisan.
Speaker : Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Brevemente per allora a sottolineare che comunque è stata una bella sessione d’Aula questa, nella quale abbiamo potuto anche, ognuno di noi liberamente, esprimerci su una tematica così importante, che tocca così in profondo le corde di ognuno di noi e anche, diciamo così, conoscerci meglio.
Il nostro Gruppo voterà secondo la coscienza di ognuno, questo è il dettato che ci siamo dati fin dall’inizio. Ringraziamo tutti.
Comunque, lo sforzo posto in essere dalla Giunta per ricomprendere all’interno del testo degli elementi che hanno rassicurato molti e indotto alcuni a chiarire le proprie posizioni e poter esprimere un voto ancora più cosciente, limpido e trasparente davanti alla propria coscienza.
Noi quindi accogliamo, qualunque sia, il voto di quest’Aula con la serenità di aver affrontato un dibattito aperto, civile, a tratti aspro, ma che mi è sembrato quasi mai irrispettoso, e anche il clima nel quale si stanno svolgendo le dichiarazioni di voto mi sembra che rifletta il modo in cui è stato affrontato questo tema, rispetto alla importanza che esso ha.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Pasqualon, prego.
Speaker : Eric PASQUALON (Unione di Centro (UdC) – Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Quello che ci apprestiamo a votare oggi sicuramente non è un provvedimento semplice, sono già stato citato più volte, anche in difficoltà personale, nell’esprimere il mio voto, però credo di partire da quello che mi dice la coscienza, intanto, per poi arrivare a quello che è e che sarà il mio voto finale di questo provvedimento.
Intanto, ringrazio il dottor Diego Silvestri, che è qui, e l’Associazione Luca Coscioni, che ho incontrato anche personalmente, ho avuto modo di confrontarmi con lui, ma anche con tante associazioni provita, in un percorso che mi ha permesso di approfondire questo tema, di conoscere, anche di ascoltare sensibilità diverse tra i cittadini, all’interno del mio partito, nelle associazioni e nel mondo civile. Ringrazio per questa opportunità, perché, di fatto, se oggi parliamo di fine vita all’interno di quest’Aula, lo dobbiamo a chi ha raccolto le firme e ha portato in Aula questo provvedimento, comunque un’occasione per tutti per approfondire e fare chiarezza su questi temi.
Parto quindi, prima, da un parere personale, da un parere che riguarda la mia coscienza rispetto a questo percorso che ho fatto, di approfondimento, partendo sempre, ovviamente dai valori del mio partito, i valori dell’UDC, che da sempre hanno messo la persona al centro.
La nostra cultura politica ha sempre avuto come riferimento la tutela della vita, la dignità della persona, della famiglia, della cura e della solidarietà. È proprio partendo da questi valori che abbiamo guardato a questo provvedimento sicuramente con attenzione, con prudenza e anche con molti interrogativi, come tutti noi ci siamo posti all’interno di quest’Aula, sapendo ed essendo consapevoli che non esiste una risposta semplice rispetto a questo tema.
Però, dicevo, partendo dalla centralità del valore della vita umana, che è un requisito fondamentale per le nostre politiche: la vita ha un valore che le Istituzioni hanno il dovere di riconoscere, di tutelare, ma qui siamo di fronte, secondo il mio punto di vista, a qualcosa, come diceva anche il Presidente Stefani nel suo intervento di apertura il giorno scorso, qui siamo di fronte a qualcosa che c’è già. Non ci stiamo inventando nulla, siamo di fronte non a una nuova legge sul fine vita, ma siamo di fronte a qualcosa che è già successo per alcune persone, il suicidio medicalmente assistito, e su qualcosa su cui non possiamo chiudere sicuramente gli occhi o girarci dall’altra parte.
Siamo di fronte alla domanda non se questa realtà esiste o meno, ma se vogliamo lasciarla dentro un quadro di procedure non uniformi oppure se vogliamo che il servizio sanitario regionale abbia regole precise, garanzie e responsabilità definite. Io credo personalmente che questa sia la strada giusta perché regolamentare non significa banalizzare, significa assumersi comunque una responsabilità che riguarda ognuno di noi.
Abbiamo lavorato come maggioranza insieme alla minoranza, proprio per arrivare a questo provvedimento, attraverso anche degli emendamenti su cui sottolineiamo e affermiamo che la vita e la dignità e la sofferenza di ogni persona hanno un valore tale da richiedere attenzione e responsabilità e garanzie all’interno di un quadro, lo abbiamo detto un po’ tutti, normativo, Corte costituzionale, ormai l’abbiamo sentito tante volte in quest’Aula, che detta, ovviamente, il perimetro preciso: il proposito di suicidio doveva essersi autonomamente e liberamente formato, la persona deve essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, deve essere affetta da una patologia irreversibile, deve essere fonte di sofferenze fisiche e psicologiche e deve essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
L’ho richiamato e l’abbiamo ripetuto più volte, ma è anche giusto per chi ci ascolta ripeterlo, perché poi, esternamente, la concezione del fine vita è anche, a volte, distorta rispetto a quello che è in realtà la sentenza e a quello che sarà, se verrà votata, questa legge.
E quindi all’interno di questo quadro generale noi siamo chiamati a legiferare. Compito quindi della politica, davanti a una materia così delicata, è costruire un sistema di garanzie, dove però, prima di tutto, e qui come UDC ci siamo impegnati anche a livello nazionale, la cura è al centro. Prima della scelta deve esserci la cura, quindi, bene la proposta della legge sulle cure palliative, noi come UDC abbiamo anche proposto questo a livello nazionale, come legge, e credo che questo sia il punto di partenza.
Una società realmente attenta alla dignità della persona non può limitarsi a dire “questa è la tua scelta”, ma deve poter dire prima “ti prendiamo in carico, ti curiamo, cerchiamo di alleviare la tua sofferenza, ti informiamo di tutte le possibilità che hai davanti”. Credo che questa legge abbia all’interno anche questo aspetto.
Importante poi, negli emendamenti, è anche la Commissione multidisciplinare, prevista nel testo, con nove professionalità chiamate a concorrere alla valutazione: medico palliativista, medico neurologo, bioeticista, medico psichiatra, o medico legale, medico internista, uno psicologo, un farmacologo ospedaliero, un infermiere. Servono quindi competenze diverse per arrivare a una valutazione che sia una valutazione complessiva, rafforzando il ruolo del palliativista all’interno di questa legge nel procedimento, dove entra a pieno titolo questa valutazione.
Anche il Comitato etico per la pratica clinica mantiene un ruolo nel procedimento e nell’esprimere il proprio parere, tiene conto degli indirizzi del Comitato regionale per la bioetica. È altrettanto importante, quindi, questo aspetto, dove la volontà del paziente rimane centrale fino all’ultimo momento.
Su questo quindi abbiamo lavorato, noi come UDC, abbiamo condiviso gli emendamenti, li abbiamo votati tutti come maggioranza, come parte della maggioranza insieme alla minoranza, perché queste visioni sicuramente non sono delle visioni di preconcetto, ma sono dei contenuti che vanno analizzati.
Ovviamente, qui siamo anche tenuti ad esprimere un voto politico. Io per questo volevo fare questo intervento, anche in sincerità. Qui siamo nella casa dei veneti, quindi possiamo essere sinceri: io come diciamo Eric Pasqualon, per la mia coscienza, avrei votato a favore di questa legge, abbiamo contribuito con gli emendamenti a realizzarla, però credo che debba rispondere anche a un partito che a livello nazionale non la pensa così, quindi credo che il confronto che ho avuto anche con la struttura del mio partito, mi possa anche far riflettere sul fatto che ovviamente devo esprimere anche un voto politico, essendo anche l’unico rappresentante di questa forza, all’interno di questa legislatura.
Quindi, il mio partito mi avrebbe indicato di votare contrariamente a questa legge, io avrei votato a favore, quindi credo che il mio voto di sintesi possa essere quello di astenermi rispetto a un percorso che abbiamo comunque costruito assieme, che condivido, che però a livello nazionale non è condiviso e credo che potrò anche farmi portavoce rispetto a quella che potrà essere una legge nazionale che possa prendere anche spunto da questa legge per poter essere una legge uniforme per tutte le Regioni, dare dignità a tutte le persone che chiedono risposte rispetto a questo tema. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie a lei, Consigliere.
Consigliere Morosin, prego.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Grazie, Presidente.
Gentili colleghi, io mi sono già espresso ieri in modo più ampio sulle ragioni relative al contenuto di questo provvedimento legislativo, quindi oggi, in dichiarazione di voto, mi limiterò a qualche telegrafico rilievo.
Il primo. Intanto mi complimento con il lavoro di tutti, con il comitato promotore, sicuramente, ma soprattutto, consentitemi, con il Presidente della Giunta regionale che, in prima persona, assieme a tutti noi e ai Capigruppo e comunque a tutti coloro che hanno a cuore questo provvedimento, si è adoperato per un proficuo e positivo dialogo con l’opposizione e quindi anche col collega Manildo e con tutti i colleghi dell’Intergruppo dell’opposizione. È un risultato a cui siamo pervenuti, di cui io sono veramente convinto che tutti meritano un encomio, perché non è stato facile gestire questa tematica.
Ho sentito adesso dal collega Pasqualon, col quale convivo la vicinanza di banco, anche la sofferenza intima che, con onestà, lui ha messo davanti a tutti noi per esprimere che è una fatica interiore, una fatica intima, come è una fatica, un dramma, una disperazione, la scelta che fa chi è costretto, perché è una costrizione di fatto, a scegliere di fronte a una malattia irreversibile, a un danno insopportabile, a una situazione che fa dipendere la vita non dalle proprie scelte ma dai mezzi esterni.
Siamo stati bravi tutti, anche se qualche sbandamento c’è. Chi ha parlato di pagliacciata credo che non abbia fatto bella figura. Non è nemmeno una legge manifesto, come si è detto oggi, tutt’altro. Non è nemmeno condivisibile da parte di chi vi sta parlando oggi il fatto che si poteva fare un atto amministrativo. No, qui stiamo disciplinando, stiamo decidendo, stiamo votando quello che è l’esercizio di un diritto che la Corte costituzionale ha riconosciuto in una forma, se volete anomala, perché dichiarando l’illegittimità dell’articolo 580 del Codice penale sulla assistenza all’omicidio, ha dichiarato la non colpevolezza di chi si adopera in questo senso. Siamo in una realtà giuridica e istituzionale sicuramente peculiare, difficile e anche in qualche modo che costituisce una novità dal punto di vista legislativo, però, quello che è rimasto nella disponibilità legislativa di questo Parlamento veneto, di questo organo, di questa Assemblea è la parte organizzativa, che non è una parte che non incide nei valori che una persona vuol difendere, nei diritti che sente di poter esercitare.
Sarebbe veramente grave, dopo che la Corte costituzionale si è pronunciata nel modo in cui tutti sappiamo, dopo che ha sollecitato per tre volte il Parlamento italiano, dopo che noi abbiamo vissuto anche nel nostro territorio, come ricordato bene ieri dal Presidente Stefani, già tre casi di fine vita che si sono concretizzati, che noi non avessimo il coraggio, quel coraggio che non ha il Parlamento italiano, di fare una residua finale attività di disciplina di questo momento drammatico della vita di poche persone, ma guai a considerarlo irrilevante perché sono poche. È un atto di ipocrisia che mi ha in certi momenti anche toccato sentire che dovremmo, avremmo dovuto non interessarci di questi casi perché tanto riguarda pochi. No, son proprio quei pochi che dimostrano il livello della nostra civiltà, il livello del nostro obbligo e responsabilità istituzionale. Non sono diritti negoziabili, come è stato già detto bene, quelli che riguardano anche poche persone, pochissime, anzi, è da questo dettaglio che si coglie il livello di civiltà e di responsabilità di una Istituzione.
Non voglio neanche discutere, e mi è dispiaciuto, io rispetto tutti, speculare sul titolo della legge che stiamo discutendo, che secondo me è stato solo migliorativo. C’è un vecchio brocardo latino che dice che rubrica legis non est lex e quindi non serve dire. È il testo che abbiamo votato, il testo fa ampiamente, in tutto il suo perimetro, riferimento ai rigidi limiti che ci ha indicato la Corte costituzionale.
Poi consentitemi anche di fare un altro rilievo. Se il Parlamento, come noi tutti abbiamo auspicato con diversa sensibilità, dovesse intervenire rimarrebbe un titolo improprio quello che fa riferimento a una sentenza che ha per prima assegnato in qualche modo lo spazio nel quale può essere esercitato questo momento organizzativo del fine vita.
Una parola sola mi rimane per dire quello che per me è importante, ed è quella Carta dei diritti fondamentale dell’Unione europea, che quindi coinvolge anche ordinamento al di là dell’Italia. All’articolo 1, quella riapprovata nel 2000, approvata e poi confermata dal Trattato di Lisbona, sei parole “La dignità umana è inviolabile”, prima della libertà, addirittura è messa, la dignità, perché non c’è neanche libertà senza dignità. La dignità umana è inviolabile, essa deve essere rispettata e tutelata: noi stiamo facendo questo.
Grazie a tutti per essersi impegnati in questo passaggio, grazie anche a chi, dicendo delle cose che non ho condiviso, mi ha veramente aiutato a crescere, perché questo dibattito è stato alto, è stato ricco, è stato importante, e ognuno di noi sa che lo era e si è adoperato in questo senso.
Quindi, veramente vi ringrazio tutti, e mi auguro che il voto sia conseguente. Non è facile da dare, ma credo sia un dovere che con la consapevolezza di quello che tutti abbiamo detto, i veneti apprezzeranno la fatica che ci siamo presi e la responsabilità che ci siamo assunti.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Bozza, prego.
Speaker : Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente, gentili colleghe, cari colleghi, tengo innanzitutto a ringraziare davvero tutte e tutti per questi due giorni di confronto profondo. Lo dico col cuore: grazie, perché credo che sia un arricchimento personale di tutti noi.
San Giuseppe patrono della buona morte, ci ricorda che la vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta e non somministrata. Sono convinto che questo principio etico riguardi tutti, non solo i cristiani o i credenti.
Dobbiamo essere grati alla medicina che, attraverso il progresso, le cure palliative, aiuta il malato a vivere nell’ultimo tratto di strada nella maniera più umana possibile, ma non dobbiamo confondere questo aiuto con derive inaccettabili che portano alla fine della propria vita.
Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte, o aiutare qualsiasi forma di suicidio. Dunque, va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai lasciati soli.
Cari colleghi, si è sentito parlare di scarto e di abbandono, circostanze che portano il malato a un pensiero estremo, perché stremato psicologicamente, oltre che dal dolore fisico. È qui la vera sfida: prendersi cura del malato e toglierlo dallo stato confusionale, dalla disperazione psichica, dalla depressione, dal non sentirsi più vivo. Questa è la sfida, una scelta definita e decisa per dare attenzione a chi soffre, indipendentemente che abbia o non abbia i requisiti previsti dalla Corte costituzionale.
Le Regioni, come la Regione Veneto, devono riaffermare il principio della cura in ogni contesto di malattia. Cosa diversa chiaramente è l’accanimento terapeutico: pratica disumana. In questo ambito ritengo che sia moralmente lecito rinunciare all’applicazione dei mezzi terapeutici o di sospenderli quando il loro impiego non corrisponde più a un criterio etico monistico. Evitare l’accadimento terapeutico è una scelta, questa sì, che definisce il limite della condizione umana mortale nel momento in cui si prende atto di non poter più contrastare la fine. Nella fattispecie non si vuole procurare la morte, si accetta di non poterla impedire. È questa la differenza, colleghi, apparentemente sottile ma sostanziale con il suicidio medicalmente assistito, che invece attiva la morte. Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, infatti, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia.
In questo percorso la persona malata riveste il ruolo principale. È anzitutto la persona che ha il titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare in trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta in cui vivono, rendendo doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante. Questo oggi è possibile sia in Veneto che in Italia.
Mi soffermo su una questione di metodo. Oggi siamo in Aula a discutere, a esprimerci sulla proposta di legge regionale che definisce la parte procedurale del suicidio medicalmente assistito. Non sono certamente insensibile al grido di aiuto di chi chiede di poter accedere al suicidio medicalmente assistito. Ne comprendo il dolore anche se non posso provarlo. Ne comprendo la disperazione e sono conscio che serve coprire l’attuale vuoto normativo per chi, dopo un percorso che abbia offerto tutta l’assistenza possibile e immaginabile, arrivi all’estrema ratio di voler porre fine alla propria vita. Serve certamente una legge che disciplini la materia nel solco di quanto già la Corte costituzionale ha tracciato, ma non può essere lasciata alle Regioni. Deve essere lo Stato a provvedere a una legge nazionale per via parlamentare. Solo dopo e solo in quel momento le Regioni potranno disciplinare eventuali procedure in linea con la normativa nazionale.
Pongo dunque una questione di metodo, che tuttavia non è marginale, è anche di sostanza per una questione di metodo, ribadisco, che non si sarebbe dovuti arrivare oggi qui in Aula a discutere e a votare questa legge. Come dicevo prima, il tema deve essere normato da una legge nazionale così da evitare la difformità tra le Regioni e evitare tristi emigrazioni della morte da una Regione all’altra.
Capite bene che non è una questione di lana caprina, e che mai come su questo argomento la forma sia sostanza. Sul piano regionale la via maestra sarebbe stata probabilmente procedere con un atto amministrativo, non con una legge, poiché si tratta di disciplinare in modo uniforme una procedura di natura tecnica e amministrativa, in attesa di una legge nazionale più compiuta e più completa.
Tuttavia, dal momento che è stato deciso di procedere con legge, ne abbiamo preso atto. Non abbiamo girato la testa dall’altra parte e abbiamo cercato, con pragmatismo e realismo, di intervenire per migliorare e modificare, se non addirittura stravolgere, il testo originario, troppo ideologico, che era quello della petizione popolare.
In tal senso rivendichiamo di aver contribuito con decisione dentro la maggioranza, e assieme al Presidente Stefani e agli emendamenti di Giunta, sulla presenza del palliativista, con parere rinforzato e vincolante dentro la commissione, sull’obiezione di coscienza per i medici, o meglio, per l’adesione cosiddetta volontaria.
Abbiamo condiviso la presenza del Comitato bioetico, così come il ruolo delle associazioni provita, punti per noi dirimenti e in linea anche con quello che Forza Italia sta portando avanti sul piano nazionale nella proposta di legge parlamentare. Pertanto, nel votare questi emendamenti, ci siamo espressi a favore.
Arrivo al voto finale della legge, quindi sul principio che si vuole stabilire: abbiamo deciso di lasciare libertà di coscienza. Questa è la linea di Forza Italia, coerente con la storia del partito sui temi etici, quelli delicati, quelli che riguardano la coscienza degli individui. Personalmente, ho deciso di astenermi, come il collega Patron.
Per le ragioni che voglio ricordare, la legge deve essere nazionale. In attesa di un quadro nazionale, le Regioni dovrebbero aspettare il quadro nazionale; la legge regionale a nostro modo di vedere, a mio modo di vedere non è un atto idoneo per disciplinare in maniera uniforme una procedura che deve essere organizzativa, di gestione con un atto amministrativo, altrimenti disconosciamo i ruoli del potere legislativo da quello esecutivo, come disconosciamo l’autonomia gestionale ed organizzativa del nostro Sistema sanitario. Quindi, non è un no, Presidente, perché comunque abbiamo contribuito fortemente a inserire gli emendamenti migliorativi che ricordavo prima, quindi la presenza del palliativista nelle commissioni e la garanzia dell’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari. Per questo motivo il mio voto e anche quello del collega Patron, non sarà contrario, come nella scorsa legislatura, perché riconosciamo il netto miglioramento di questa procedura, voluta anche da Forza Italia e dal centrodestra, con in testa il Presidente Stefani.
Tuttavia, nel rispetto del voto di ognuno e di tutti voi, ci asteniamo e non votiamo favorevolmente, perché è lo strumento della legge a essere sbagliato anche nei tempi da ché riguarda una mera procedura amministrativa gestionale.
Presentare la legge ha purtroppo contribuito sul piano mediatico a politicizzare il dibattito, che invece tocca un tema etico, complesso e profondo che andrebbe trattato con i guanti, senza esasperazioni e cortocircuiti mediatici.
Ne consegue il rischio e il timore che, se la legge sarà approvata, il Veneto darà un messaggio di un via libera al suicidio assistito, e questo è sbagliato. Lo sappiamo, Presidente Stefani, che non è così, lo ha ribadito nel suo intervento, ma c’è chi lo sostiene e chi sostiene ciò non dice la verità e appunto strumentalizza una questione delicatissima. Sappiamo infatti che ciò che la legge dispone non è nulla di molto diverso da ciò che oggi in Veneto già accade, ma la legge di oggi rende la procedura senz’altro più uniforme e chiara, e questo lo riconosciamo e ne prendiamo atto. Tuttavia, in molti cittadini, condizionati anche da una certa propaganda ideologica su questo argomento così sensibile, se dovesse passare questa legge, potrebbe crearsi un’aspettativa che non intendo e non intendiamo legittimare perché viziata all’origine.
Per tutte queste ragioni, il mio voto, il nostro voto con il collega Patron sarà di astensione, pur nel rispetto della libertà di coscienza che abbiamo dato e del nostro collega Jacopo Maltauro, che ha portato le sue motivazioni, ma riteniamo che quando si è legislatori e quando si è amministratori, al di là della propria coscienza, al di là del proprio credo, bisogna sempre pensare a quelle che sono le aspettative che si creano fuori da questo palazzo e noi abbiamo deciso di assumere una posizione di astensione in tal senso. Grazie e buon voto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Ci sono altri iscritti? Signori, non vedo altri iscritti... Consigliere Borgia, prego.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Quello che più mi è dispiaciuto, tra le tante cose che ho sentito proprio all’inizio della discussione di ieri, è stata la parola che ho visto anche riportata sul giornale: “ostruzionismo”, che Fratelli d’Italia avrebbe fatto ostruzionismo.
Vedete: presentare una pregiudiziale non è voler fare ostruzionismo e rispondo direttamente anche a qualcuno. Noi, visto che si è detto, e qualche collega ha detto: finalmente arriva il dibattito, si discute di questo tema in Commissione... scusate, in Consiglio. Io penso che... ed era questo l’obiettivo della pregiudiziale che abbiamo presentato, non per incagliare, come dire il progetto di legge nelle Commissioni, ma proprio per dare dignità a questo progetto di legge, per discutere, per permettere ai nuovi Consiglieri regionali, che non c’erano nella passata legislatura, di avere la possibilità di ascoltare le audizioni, di parlare con chi è a favore, con chi è contrario, con visioni differenti e permettere a tutti quanti di farlo, perché molti di noi hanno avuto l’occasione, chi ha ruoli di responsabilità di Gruppo, di parlare con le varie associazioni, con i malati, con chi sta soffrendo, ma non credo che tutti l’abbiano potuto fare.
Allora questa era una straordinaria occasione di democrazia, come dice sempre l’opposizione quando ritiene che ci sia da parte della maggioranza ostilità: questa era l’occasione per discutere, per discutere nelle Commissioni. Abbiamo avuto sei mesi di tempo per poterlo fare.
Certo, io ho avuto modo anche informalmente di parlare con la Presidente che mi ha detto giustamente - e qui non è lei responsabile - che c’erano altre priorità: c’era lo psicologo di base, c’era il caregiver. Anche se però proprio ieri qualcuno ha detto che questa era la priorità e appunto è questo che io non riesco a capire.
Però vedete, ho cercato comunque... e quindi questa è la la risposta a chi dice che noi facevamo e abbiamo fatto ostruzionismo. Però vedete, io ho approcciato a questo tema con rispetto e non l’ho fatto solo io, l’hanno fatto tutti i Consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, perché vi assicuro che in questi mesi ne abbiamo discusso, ne abbiamo parlato: libertà di coscienza o meno, qui non c’è nessuna imposizione, nessuno di noi ha avuto un’imposizione, ne abbiamo discusso, ne abbiamo parlato liberamente e abbiamo deciso insieme ed ognuno convinto di votare, ovviamente, in modo contrario. Perché, vedete, la nostra posizione è sempre stata una posizione chiara, una posizione di coscienza, una posizione di coerenza, anche se in questo vi assicuro la coerenza c’entra poco perché è stata una scelta valoriale. Una scelta valoriale che, vedete, vorrei che fosse chiara a tutti quanti perché noi pensiamo che curare, quando è possibile curare, alleviare sempre la sofferenza, accompagnare e sostenere la famiglia, garantire assistenza, fare tutto ciò che è possibile affinché la solitudine, l’abbandono, la paura di dipendere dagli altri, o la sensazione di essere diventati un peso non entrino anche indirettamente nella formazione di una scelta irreversibile. Questo è il nostro pensiero.
L’ho voluto scrivere perché rimanga. Se questo non bastasse, 1° gennaio di quest’anno, il nostro Primo Ministro, Giorgia Meloni, la persona che ci rappresenta, che rappresentata noi politicamente e rappresenta tutti gli italiani, Consigliere, ha assunto una posizione chiara, che dice che “compito dello Stato non deve essere quello di favorire percorsi verso il suicidio, ma quello di ridurre al minimo la solitudine e le difficoltà di chi vive gravi patologie, e delle loro famiglie”. Credo che in queste parole vi sia il nucleo della nostra posizione politica: non abbandonare. Questa è la nostra visione.
Tutti in questi giorni sono intervenuti dicendo come prima parola, e di questo sono anche contento, che questo non è il fine vita. Certo, lo sappiamo tutti, perché c’è una sentenza della Corte costituzionale, dobbiamo essere molto chiari fuori da qui, e dire ai cittadini veneti che questa è una legge procedurale. Significa che qui oggi noi stiamo esclusivamente a discutere di procedura.
E allora, forse, ed è anche questo, il tema, poteva esserci una delibera di Giunta. Il Presidente Stefani ha spiegato per quale motivo, come immagino abbia fatto anche in precedenza il presidente Zaia, quando la legge è stata bocciata, perché questa è la seconda volta, e si è scelto di non fare una delibera. Ma la delibera, se si fosse fatta, avrebbe tenuto tutto quello che oggi inseriamo dentro la legge, e lo sapete benissimo, voi che siete cultori della giurisprudenza.
Sapete quello che però un po’ mi fa preoccupare? Mi dispiace avere così pochi minuti, ci sarebbe molto da dire. Qualcuno è intervenuto dicendo – non faccio nomi – che bisogna ricordarsi anche di chi è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. La mia preoccupazione, la nostra preoccupazione, quando si concede un diritto è proprio l’apertura al diritto, al diritto tout-court, ed è quello che è successo proprio in Svizzera, nei Paesi Bassi. Qualcuno ha citato come esempio la Svizzera e i Paesi Bassi. Li hanno citati. Bene. Citiamoli i Paesi Bassi, perché oggi si vota questo, ma noi non saremo mai d’accordo ad aprire a quello che ha fatto uno Stato membro dell’Unione europea.
Nei Paesi Bassi, dove l’eutanasia è disciplinata da molti anni, nel 2025 sono state registrate 10.341 procedure, pari a circa il 6% di tutti i decessi, il 6%. Nello stesso anno 499 casi hanno riguardato persone con forme di demenza e 174 persone la cui sofferenza derivava prevalentemente da patologie psichiatriche. Sfido chiunque abbia avuto a che fare con un caso di patologia psichiatrica a sapere quanto questa cosa colpisca chi anche parla di argomenti come questi, parla di scarto e abbandono, perché questo è lo scarto, l’abbandono.
Io non dico che noi diventeremo così, ma io dico che qualcuno si alzerà un giorno e potrà dire: “Perché non aumentiamo questi diritti?”. Questa è la nostra paura, ve lo dico, ma credo che sia la paura di tutti. Devo anche dire una cosa. Vorrei dire veramente tantissime cose, però parlo con qualcuno. Questa legge, diciamocelo chiaramente, lo dico a voi che l’avete presentata, a chi anche l’ha depositata, a chi l’ha sostenuta, è stata presa a picconate, è stata stravolta. Sembra prodotta da un teologo, sembra prodotta dal dottore in diritto canonico. È per questo che alcuni di questi emendamenti noi li abbiamo sostenuti, perché siamo contenti di questo, di aver sostenuto alcuni emendamenti difficili, ma li abbiamo sostenuti perché crediamo nelle cure palliative, crediamo nella possibilità di dire a chi vuole interrompere la propria vita che ci sono delle associazioni e c’è oltre alle cure palliative qualcuno che ti può accompagnare, ti può aiutare, ti può far capire.
Oltre a questo, c’è il Comitato bioetico e il cosiddetto obiettore di coscienza. Questi li abbiamo votati e li abbiamo votati convintamente, ma ho sentito anche qualche collega dire che questa legge dà dei termini. Dove sono i termini? La Costituzione, la sentenza della Corte... no, qualche Consigliere, l’ha detto, e ai cittadini veneti bisogna spiegarlo che non è così. Non ci sono dei termini. Mi fa piacere che i colleghi dell’opposizione, su determinati temi, siano arrivati a sostenere le nostre tesi perché avete votato anche voi gli emendamenti, alcuni, e la legge in totalità, e questa non è la legge che avevate pensato voi. Ma qual è il punto? Che forse - e vado alla conclusione, Presidente, la ringrazio - che forse a tutti i costi, perché qualcuno ha parlato di fare la storia, bisogna a tutti i costi fare questa legge, a tutti i costi, quando in Veneto, è già stato detto, questa procedura già c’è. E rispondo, e chiudo veramente: ci sono stati tre casi, ha detto il già assessore Lanzarin e senza queste procedure, le ULSS hanno risposto negli stessi giorni: nei 106 giorni, 119 giorni e il terzo, purtroppo sappiamo tutti non è potuto andare a conclusione perché era quello che voleva, 126 giorni. Non aspettano 30 anni, 10 anni, 5 anni. Le nostre ULSS, le nostre ULSS, le nostre ULSS, hanno già interpretato la sentenza.
Pertanto Fratelli d’Italia, come ha fatto la scorsa volta, ha una posizione chiara e spero di averla espressa chiaramente, non in contrapposizione con nessuno, ma a favore della vita e per la solidarietà e per questo voteremo contrariamente.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliera Ostanel, prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Chi mi è stato vicino in questi anni sa quanto questo momento per me sia importante, perché non sarà una giornata storica, come ha detto il collega Borgia, ma io penso che per tutti noi, indipendentemente da come la pensiamo e da come in quest’Aula ci posizioneremo, forse ci ha dato il senso della parola politica o di fare politica. Perché io penso che in questi giorni, in questi mesi, anche in maniera molto alta, chiunque indipendentemente dalla propria posizione politica l’ha fatta. In questi giorni ho pensato tanto a Stefano Gheller, a tutto quello che ci ha insegnato, a tutta la forza che ha messo nel portare avanti questa battaglia. Il traguardo di oggi, se arriverà con il voto, io lo voglio dedicare a Stefano, perché sono convinta, lui diceva così: “Vi guarderò quando ci sarà il voto”. Lui ovviamente da persona credente immagina che oggi stia guardando quest’Aula. Prima di arrivare a fare questa dichiarazione di voto, ho riletto alcuni messaggi WhatsApp che in quei giorni, quando stavamo preparando il voto ancora due o tre anni fa, ci stavamo scambiando con Stefano. E ricordo una cosa, e lo ricordo anche ai colleghi in particolare che sono intervenuti prima di me, a gennaio 2024, quando Stefano sta stava già male, era già in ospedale, poco tempo dopo sarebbe morto prima di poter eseguire uno dei suoi desideri, diceva quando io gli scrivevo: “Martedì sarò in Aula, spero di riuscire a portare nei miei interventi anche tutte le cose che mi ha insegnato”, lui diceva: “Sicuramente lo farai tu come lo faranno anche le persone che voteranno contrarie”. Nel senso che Stefano aveva una grande qualità: quella di portare con grande determinazione le proprie posizioni, ma di essere sempre rispettoso delle posizioni degli altri. Ed era per questo, penso, che tante persone, indipendentemente dalla posizione politica che avevano o che hanno in quest’Aula, lo hanno ascoltato.
Dopo quel giorno, quando la legge non è passata per un sol voto, sono stati mesi complicati. Tra l’altro, io pensavo avessimo perso una grande occasione, ma negli anni successivi abbiamo lavorato chiedendo che si potesse invece portare avanti quel diritto, portare avanti quella proposta di iniziativa popolare - perché lo ricordo a tutte le persone che non hanno guardato bene il nostro Statuto e lo ha detto bene il Segretario generale - abbiamo una norma bellissima, che si chiama legge di iniziativa popolare, che porta in quest’Aula la democrazia anche quando evidentemente la politica si mette di traverso. Io sono sempre stata convinta che tutto quello che hanno chiesto i cittadini in questi anni, indipendentemente da cosa quei cittadini votano o ai partiti a cui sono iscritti, perché la maggioranza, per fortuna del Paese è a favore della libera coscienza sul proprio fine vita, di tutti i partiti trasversalmente, oggi siamo qui per dare loro una risposta.
La vorrei chiamare legge di servizio perché io penso che questa sia una legge di servizio. E vorrei ringraziare prima di tutto il Comitato Liberi Subito, perché da quando il 30 giugno 2023 abbiamo accompagnato le firme qui in quest’Aula, abbiamo fatto un grande percorso, abbiamo fatto un percorso appunto di democrazia. Vorrei ringraziare Diego Silvestri, primo proponente, i legali che hanno ovviamente sempre dato una mano a supporto non solo a noi, ma a tutte quelle persone che anche nelle altre Regioni hanno voluto legiferare. Ringrazio chi si è esposto anche in prima linea, lo dicevano prima i colleghi, anche con forme politiche di attivazione dal basso basso che hanno portato la politica in questo Paese a iniziare a parlare di questo tema. Vorrei anche ringraziare tutte quelle persone, cito alcuni nomi, Cristina, Luca, Piergiorgio, Martina, Gloria, alcune di queste ci sono ancora, alcune di queste, purtroppo, sono dovute andare all’estero, alcune di queste non sono riuscita a esprimere la loro libera scelta, perché hanno reso pubblica la loro storia.
Vorrei dire anche, però, che Cristina Gheller, che a me di nuovo ha insegnato molto, mi ha detto una cosa importante in questi giorni, che lei in realtà fa fatica a esporsi, a essere nella scena pubblica. Non avrebbe voluto farlo. Nel documentario dice: “Tante volte sono arrabbiata con Stefano Gheller, mio fratello, che mi ha lasciato questa eredità”. Infatti è per quello che spesso mi piace dire che sono due fratelli che si tengono per mano. Magari lei non vuole fare questo passo, ma lo sta facendo.
La ringrazio perché lei rappresenta la storia di tutte quelle persone che sono in silenzio, che non si sono ancora esposte, che non hanno fatto di quella vita una battaglia pubblica, perché non vogliono, hanno paura, non hanno la possibilità, stanno troppo male, soffrono troppo e noi oggi stiamo votando una legge di servizio in particolare per loro, per quelle persone che non si sono potute esprimere perché non riescono ad esprimersi.
Dobbiamo pensare anche oggi alle persone più vulnerabili. Voglio dire altri due ringraziamenti. Vedevo oggi sui giornali che siete stati chiamati i due Papi, come i due Presidenti.
Vorrei prima di tutto ringraziare il Presidente Stefani per aver accettato l’invito a venire a casa di Cristina Gheller, perché, secondo me, è stato un passaggio importante: guardare negli occhi Cristina, parlarle, poter stare in casa sua, la casa dove Stefano ha vissuto, non era scontato che il Presidente Stefani venisse e io lo voglio ringraziare pubblicamente in quest’Aula, ma voglio anche ringraziare il Presidente Zaia, e faccio una battuta.
Io ho letto tutti i suoi libri per riuscire a fare opposizione negli anni precedenti qui in quest’Aula e spesso glieli citavo. Si ricorda? Glieli citavo con il libro in mano per poter riuscire a contrastare la sua politica. Ho letto nei suoi libri la sua posizione sul fine vita e davvero ben prima che questo tema fosse di moda anche nelle parti politiche a cui lei appartiene. Quindi, la ringrazio.
Vorrei ringraziare anche tutti i Consiglieri con cui abbiamo avuto la possibilità di interloquire in questi giorni, perché questa legge, se verrà approvata, modificata, e poi ci tornerò, è merito di tutte le persone che hanno voluto fare un passaggio di coscienza, anche indipendentemente da cosa la propria forza politica magari ha detto di votare e hanno voluto approfondire, perché il tempo per approfondire c’era, c’è stato, lo abbiamo avuto, abbiamo avuto gli emendamenti, abbiamo la possibilità, come Consiglieri, di fare sempre questo approfondimento, e credo che ci sia stato.
La legge, e faccio un passaggio, per noi non è depotenziata e ci vado dritta. Parlo al collega Borgia, ma a tutti quelli che hanno espresso contrarietà rispetto alle modifiche che abbiamo fatto: penso a quelle quattro persone che non hanno ricevuto risposta prima di poter vedere realizzato il loro desiderio. Sono morte, decedute prima che la commissione medica esistesse.
Noi oggi abbiamo una commissione medica permanente, formata da alcuni specialisti, che si riunisce e si crea indipendentemente dalla persona che chiede. C’è, è permanente, è territorialmente competente, vuol dire essere più veloci; abbiamo inoltre messo in norma e in dispositivo immediatamente, tempestivamente, con celerità, e abbiamo messo anche compatibilmente con la condizione del paziente. Sapete cosa vuol dire? Che quelle persone, con questa legge, oggi avranno la risposta, perché sarebbero troppo gravi, e la commissione medica che esce ed esiste, perché è fatta e formata, risponderà. Quindi, il diritto sancito dalla Corte costituzionale a loro finalmente verrà dato.
Quindi, noi oggi abbiamo fatto un grande lavoro, se verrà approvata quella norma. Noi, come Alleanza Verdi Sinistra non abbiamo votato gli emendamenti che non ci vedevano favorevoli. Questa è la prova del fatto che quando una forza politica lavora, ma poi ritiene che ci siano delle cose, in una norma, che non vanno bene, semplicemente non le vota.
Penso ad esempio al fatto che avevamo proposto che non ci fosse il parere rafforzato del palliativista. Noi invece avevamo detto: diamo la pari dignità a tutte le componenti mediche dentro quella commissione. Penso anche alle associazioni provita: verificheremo in ogni modo che quello che avete proposto non sia un impatto negativo in questa legge, ma anche il fatto che il Comitato di bioetica, il parere lo dà, ma non è vincolante per la commissione. Quindi, la legge esiste, la legge c’è e cambierà la vita delle persone che ne faranno richiesta, in questa Regione.
Chiudo. Io penso davvero che oggi abbiamo approvato una legge che dà il principio chiaro di fronte a noi, quello di poter essere liberi di scegliere, ma allo stesso tempo non toglie niente a nessuno. Di nuovo lo dico: citare anche in quest’Aula delle persone che hanno avuto un’esistenza difficilissima, penso a Sammy Basso, citato dal collega Borgia, non toglie la possibilità alle persone come lui, che avevano deciso di vivere la loro vita, perché evidentemente non pensavano di aver bisogno di questo diritto, sono liberissime di continuare a vivere nella modalità che hanno sempre voluto utilizzare, Per carità, una legge di questo tipo non impone nulla a nessun altro, stiamo solo garantendo a chi le cure palliative non sono sufficienti la possibilità di essere libero di scegliere secondo sentenza di Corte costituzionale.
Chiudo davvero perché faccio un appello a tutti noi. Oggi questo è un voto importante, non sarà la battaglia storica, ma è un voto importante, solenne. Chiedo, quindi, al Presidente Zaia, in base all’articolo 86 e 87 di questo Consiglio, anche a supporto di quello che mi è stato richiesto dal collega Morosin, il collega Cunegato, il collega Manildo, di poter fare un voto per appello nominale, perché io credo che quest’Aula abbia la possibilità in maniera solenne di determinare un voto che eventualmente, spero, ovviamente, sarà positivo, il mio, il nostro Alleanza Verdi e Sinistra, Reti civiche lo sarà...
Speaker : PRESIDENTE
È un diritto da Regolamento. Concluda.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Penso che la solennità di quest’Aula oggi imponga un voto di questo tipo.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Prego, consigliere Pressi.
Speaker : Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Quando a luglio il Consiglio ha cominciato a occuparsi della materia con l’iscrizione all’ordine del giorno del punto e poi successivamente l’assegnazione del termine per depositare gli emendamenti, ci trovavamo, come Consiglieri regionali, davanti sostanzialmente, se non a una pagina bianca a un testo che aveva bisogno di interventi talvolta anche radicali per poter essere ricondotto nell’alveo della costituzionalità in virtù delle due sentenze che hanno interessato le leggi regionali della Sardegna e della Toscana.
Davanti a questa pagina bianca, ovviamente, si possono fare due cose, si può rimanere inerti oppure si può scegliere. Credo che il compito che ci è assegnato è quello di scegliere. Noi siamo qui perché abbiamo scelto di rivestire questo ruolo ed è un ruolo che ogni giorno impegna tutti noi a compiere delle scelte.
È importante scegliere perché il fatto di non farlo comporta comunque delle conseguenze. L’esempio più chiaro è quello del Parlamento che avendo scelto di non scegliere comunque ha subito la conseguenza di vedere l’intervento della Corte costituzionale che ha creato, se non il diritto, quantomeno l’aspettativa di diritto al fine vita. Proprio in virtù di questi aspetti, io credo che il timore che noi dobbiamo avere non è quello di scegliere, ma è il timore ancora più grande di vedere una situazione che è stata creata dalla giurisprudenza costituzionale venire gestita all’infuori di qualsiasi cornice di tipo normativo.
Io non credo che ci stiamo assumendo la responsabilità di fare una cattiva legge, anzi, credo che siamo qui per scegliere e scegliamo dopo aver studiato, approfondito, ascoltato, confrontato. Questo è il nostro compito. Ho paura invece di una cornice normativa che non c’è e che consegna l’attuazione dell’aspettativa di diritto al fine vita a normative di carattere amministrativo o a normative che si ricavano da prassi differenti da ULSS a ULSS o da situazioni ancora più particolari.
Allora, se il dovere è quello di scegliere, io credo che la legge che risulta dopo la manovra emendativa, promossa dalla Giunta e dall’opposizione, è una legge radicalmente diversa nei suoi profili sostanziali rispetto a quella che avevamo ereditato dalla scorsa legislatura e che nasce dalla raccolta delle firme meritoria da parte di chi l’ha promossa.
E dico radicalmente per due motivi. Uno è un dato di fatto: non c’è nessun articolo di quella legge che non sia stato o per ragioni tecniche o per scelta politica modificato. Si dice il vero quando si dice che i due testi sono diversi. Non occorre ricapitolare analiticamente quali sono le differenze tra i due testi.
Per quanto mi riguarda, per la mia sensibilità credo che sia importante sottolineare che è stato inserito un approccio diverso senza che questo comporti un giudizio di valore, lo definisco semplicemente diverso, e che è ispirato dall’idea secondo la quale chi accederà in Veneto al fine vita lo farà dopo un’analisi rigorosa, ancor più rigorosa di quella che sarebbe prescritta dalla giurisprudenza costituzionale a prima lettura del possesso dei suoi requisiti. E questo è molto importante ai fini della scelta.
Vedete, c’è un errore riparabile. L’errore riparabile è quello di una persona che chiede di accedere al fine vita e magari, per una istruttoria carente, perché non ha rappresentato correttamente la sua situazione, si vede rigettata la sua istanza. La legge fa salva la possibilità di chiedere di nuovo una valutazione, quindi non mi fa paura il fatto che le maglie per alcuni possano essere strette perché c’è modo di rimediare. Non c’è mai invece modo di rimediare a maglie troppo larghe che ammettono il diritto al fine vita di chi magari non ne aveva completamente il possesso dei requisiti stabiliti dalla Corte. E quindi i molteplici livelli di controllo che sono stati inseriti, dal mio punto di vista, migliorano radicalmente il testo. Ho detto verifica rigorosa che però non è arbitrio dell’autorità nei confronti del singolo. La verifica è rigorosa nel rispetto dell’aspettativa di diritto del singolo.
Avviandomi alla conclusione. Io non avrei votato il testo di legge di iniziativa popolare, voto convintamente favorevole a questo testo per le ragioni che ho evidenziato, perché introduce, sia sul piano procedurale che sul piano etico, delle differenze che dal mio punto di vista sono sostanziali.
Ringrazio tutti quelli che ovviamente si sono adoperati per migliorarlo e tutti voi per l’attenzione. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Prego. Il consigliere Borgia chiede per fatto personale. Prego, Consigliere.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Visto che la Consigliera mi ha citato. Vede, Consigliera, io non le ho...
Speaker : PRESIDENTE
Dica il nome.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Mi scusi, ha ragione. Non ho detto che questa non è una giornata storica, perché le parole sono importanti, io ho detto che alcuni colleghi, un collega in particolare, ha ripetuto più volte che si fa la storia, invece il tema fondamentale, ed è quello che ho provato a spiegarle, è che oggi con questa legge, che è una legge procedurale, non si fa la storia intesa come lo dice il collega Cunegato, perché ad oggi in Veneto, se c’è qualcuno che richiede, grazie alla sentenza della Corte costituzionale... sono d’accordo con tutti quando si dice che è il Parlamento, che ricordo dal 2009 deve intervenire, quindi dal caso Englaro che è stato il caso più eclatante. Dal 2009 ad oggi. E so che proprio in questi mesi si sta lavorando e quindi il tema è questo: riteniamo che 20 Regioni non possano legiferare in 20 modi diversi, ma debba essere il Parlamento e tutte le forze politiche a prendersi la responsabilità.
Poi la preoccupazione - ed è questa la visione differente - la preoccupazione è quella delle 31 persone che hanno chiesto di accedere al suicidio medicalmente assistito e solo tre persone hanno avuto da una Commissione... e quindi le Commissioni esistono. Io sono preoccupato di quelle 28 persone, delle 28 persone che invece non avevano i requisiti. Lì dobbiamo scavare, lì dobbiamo capire e io sto parlando proprio di questo quando parlo di potenziamento, di solidarietà, di percorso psicologico.
Spero di aver risposto a quanto lei mi ha detto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Borgia. Ci sono altri interventi?
Prego, collega Leso… Scusate, fino a prova contraria, il Presidente lo faccio io. Ho chiesto se ci sono altri interventi, state buoni. Non ci sono altri interventi?
C’è una richiesta di votazione per appello nominale. Il Regolamento prevede che ovviamente ogni Consigliere che verrà chiamato… Sentite, non vi interessa sapere come si voterà? Non si pigerà il pulsante. Ogni Consigliere verrà chiamato.
L’ordine di chiamata sarà in base a un’estrazione che io farò, e il Consigliere dovrà dire “favorevole”, “contrario” o “astenuto”, una di queste tre parole: “favorevole”, “contrario” o “astenuto” al microfono. Che problema c’è, signori?
Non è che si mette ai voti. C’è una richiesta di quattro Consiglieri, da Regolamento, non è che possiamo metterla ai voti.
Consigliere Valdegamberi, se fosse stato attento, la richiesta è della consigliera Ostanel, che ha citato i nomi dei Consiglieri. Prego. Ovviamente, c’è anche l’opzione di non partecipare al voto, questo è poco ma sicuro.
Se c’è scritto nel Regolamento, cosa volete che ci faccia?
Estraggo il numero, fate silenzio, per favore. Ho estratto il numero 27, Maltauro. Iniziamo a chiarire una cosa: si sta in silenzio, non si fanno commenti o altro, così facciamo veloci.
Consigliere Maltauro.
Speaker : Jacopo MALTAURO (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Procedo all’appello nominale.
Jacopo MALTAURO Ha votato Favorevole.
MANILDO Giovanni Favorevole.
MARCATO Roberto Favorevole.
MARCON Stefano Favorevole
MARTINI Morena Favorevole
MICALIZZI Andrea Favorevole
MONTANARIELLO Jonatan Favorevole
MOROSIN Alessio Favorevole
MOSCO Eleonora Favorevole
OSTANEL Elena Favorevole
PASQUALON Eric Astenuto.
PATRON Mirko Astenuto
PRESSI Matteo Favorevole
RIGO Filippo Contrario
ROCCO Nicolò Maria Favorevole
RUCCO Francesco Contrario
SAMBO Monica Favorevole.
SORANZO Enoch Contrario
STEFANI Alberto Favorevole
SZUMSKI Riccardo Contrario
TOMAELLO Andrea Astenuto
TREVISI Giampaolo Favorevole
VALDEGAMBERI Stefano Contrario
VIANELLO Roberta Favorevole
ZAIA Luca Favorevole
BALDAN Flavio Favorevole
BALDAN Matteo Contrario
BARBERA Claudia Contrario
BARBISAN Riccardo Contrario
BEDIN Georgia Favorevole
BENETTI Fabio Contrario
BESIO Laura Contrario
BEVILACQUA Alessia Favorevole
BIGON Annamaria Favorevole
BORGIA Claudio Contrario
BOZZA Alberto Astenuto
BRESCACIN Sonia Favorevole
CALLIGARO Silvia Contraria
CALZAVARA Francesco Favorevole
CENDRON Rossella Favorevole
CONTE Rosanna Astenuto
CORAZZARI Cristiano Favorevole
CUNEGATO Carlo Favorevole
DALLA POZZA Antonio Marco Favorevole
DE BERTI Elisa Favorevole
DEL BIANCO Alessandro Favorevole
GALEANO Paolo Favorevole
LANZARIN Manuela Favorevole
LESO Anna Contraria
LOVAT Davide Contrario
LUISETTO Chiara Favorevole.
Bene, appello nominale, concluso. Nessun assente.
Speaker : PRESIDENTE
Non c’è nessun assente nella chiamata. Adesso facciamo la conta dei voti e vi do contezza dei numeri. Evitate esortazioni annessi e connessi. Anche lei, dottore. Non deve urlare, non deve fare niente. Lei è ospite, non può neanche parlare. Grazie.
Prego, signori, un attimo di attenzione.
Favorevoli 32, contrari 14, astenuti 5. Il provvedimento è approvato. Grazie.
Signori, continua il Consiglio, restate al vostro posto. L’intesa era che si continua fino alle ore 18.30. Prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Chiedo se possiamo fare una velocissima Capigruppo, perché dobbiamo presentare una pregiudiziale.
Speaker : PRESIDENTE
Scusi?
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Presentare una pregiudiziale sul punto all’ordine del giorno. Il consigliere Cunegato presenterà una pregiudiziale.
Speaker : PRESIDENTE
Riuniamo la Capigruppo in Sala del Leone. Rimanete qui. Colleghi, apriamo il settimo punto. Accomodatevi.
Signori, vi volete accomodare?
Per favore, fate chiamare i Consiglieri. Prego, Consiglieri, accomodatevi.
Potete fare un annuncio per i Consiglieri, per favore? Procediamo con il punto n. 7 “Autonomia differenziata. Adozione di due schemi di intesa definitivi tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione del Veneto relativi all’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie ‘Protezione civile’, ‘professioni’, ‘previdenza complementare e integrativa’ e nella materia ‘tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica’”.
La proposta di deliberazione amministrativa è la n. 14.
La relazione è della Prima Commissione, quindi concederei la parola al consigliere Tomaello, poi al correlatore, consigliere Manildo. Prego.
Speaker : Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente, gentili colleghi.
Innanzitutto, parto da alcuni ringraziamenti, naturalmente, alla Giunta per aver approvato tempestivamente e per prima tra le Regioni richiedenti questa delibera, ai Presidenti di Commissione e a tutti i Consiglieri regionali per il veloce lavoro che è stato svolto su questa delibera, al personale tecnico, perché ha fatto un lavoro, durante il mese di agosto, che solitamente è un periodo per alcuni anche di ferie, quindi li ringraziamo anche per il supporto dato, al Presidente Stefani, che ci ha spinto ad approvare quanto prima questa delibera, e che ha fatto in modo che arrivasse in Aula oggi, e poi naturalmente un ringraziamento a Luca Zaia, che come Presidente di Regione ha iniziato questo percorso che oggi ci troviamo ad affrontare e ad approvare nel 2014, con l’avvio di quel referendum celebrato poi nel 2017.
A quel referendum, ricordo, andarono a votare 2 milioni 300.000 veneti, il 57,2%, un dato assolutamente importante viste anche le percentuali di votanti al giorno d’oggi: il 98,1% votò a favore, un risultato straordinario che ha rappresentato in modo inequivocabile la volontà dei veneti, e ha indicato una volta per tutte la strada da seguire per il futuro.
Da quel momento è iniziato un lungo negoziato con i vari Governi che si sono succeduti, cinque Governi in poco più di otto anni, dal primo impegno firmato con l’allora Governo Gentiloni, in quel periodo in scadenza, passando per il Governo Conte 1, Conte 2, Draghi, in mezzo c’è stata anche una pandemia, e adesso con il Governo Meloni. Un punto di svolta è arrivato sicuramente con la così chiamata legge Calderoli del 2024, che per la prima volta ha definito il percorso che l’autonomia doveva fare, ma soprattutto ha fatto una distinzione fondamentale tra le materie soggette a LEP, ovvero i livelli essenziali delle prestazioni, e le materie non LEP.
Sulla bontà di questa legge è intervenuta anche la Corte costituzionale, che ha confermato la possibilità di procedere verso l’autonomia dando alcune indicazioni. Si è stabilito, assieme alle altre Regioni richiedenti l’autonomia, Lombardia, Liguria e Piemonte, di partire da un primo nucleo comune di materie: la protezione civile, le professioni, la previdenza complementare integrativa e la tutela della salute, il coordinamento della finanza pubblica.
A novembre 2025 è stato sottoscritto un altro accordo con il Governo. A febbraio 2026 quest’Aula ha rinnovato il pieno mandato al Presidente Stefani per proseguire il percorso negoziale. Nell’aprile 2026, i pareri positivi della Conferenza unificata e poi le votazioni alla Camera e al Senato e, da ultimo, il parere al CAL favorevole, di qualche mese fa.
Come dicevo, sono quattro le materie oggetto del provvedimento. La prima, la protezione civile. Parliamo della possibilità di emanare ordinanze in deroga alla normativa statale, il che vuol dire intervenire più velocemente per superare le emergenze e anche la possibilità di aprire contabilità speciali e quindi procedere anche molto più velocemente ai pagamenti.
Seconda materia, la previdenza complementare integrativa. L’obiettivo è promuovere e diffondere tra i cittadini veneti e le categorie venete questa materia, affinché ci possa essere un’adesione maggiore rispetto a quella attuale.
La terza materia è quella delle professioni, con la possibilità di creare nuove figure professionali innovative, strettamente collegate al territorio veneto, anche alla luce di nuove professioni, ma soprattutto di nuove realtà venete, con l’obiettivo, naturalmente, di alzare la qualità e anche la tutela del lavoro.
La quarta materia, forse quella più importante, quella che inciderà anche direttamente sul cittadino, è la tutela della salute, con una maggiore autonomia di gestione delle risorse finanziarie da impiegare. Con questa riforma, le economie generate dalle politiche di efficientamento potranno essere reinvestite in altri ambiti sanitari e sociosanitari. Avremmo una maggiore autonomia anche nella programmazione degli interventi del patrimonio edilizio e di quello tecnologico e sanitario.
I prossimi passaggi. Naturalmente l’approvazione di questa delibera in questo Consiglio regionale; la delibera poi sarà trasmessa al Governo, che avrà 45 giorni di tempo per deliberare in Consiglio dei Ministri e poi trasmettere gli schemi d’intesa alle Camere che dovranno approvarlo.
Oggi stiamo compiendo, penso, un passo ulteriore rispetto a quello iniziato anni fa che, come dicevo prima, è iniziato con il referendum del 2017, dove 2.300.000 veneti hanno votato e hanno detto chiaramente quale deve essere la strada da proseguire.
Votare questa delibera io penso che significhi scegliere un Veneto più efficiente, significa anche puntare un Veneto con più qualità e più servizi, ma significa soprattutto rispettare quella volontà dei veneti che nel 2017 hanno indicato per il 98%, con un voto positivo, in quel referendum. L’autonomia non è un capriccio di parte, non è neanche un sogno di partito, non è neanche una semplice delibera amministrativa come quella di oggi, ma l’autonomia è la possibilità per il Veneto di assumersi fino in fondo la propria responsabilità e le responsabilità delle proprie scelte. È la possibilità di gestire nel modo migliore le risorse per il proprio territorio, è la possibilità di dare delle risposte più rapide ai cittadini e soprattutto più vicine possibili al decisore.
Il Veneto, come sempre, non chiede aiuti, non chiede sussidi, chiede semplicemente di fare bene il proprio lavoro, chiede di poter decidere, di poter amministrare le proprie risorse nel migliore dei modi. Il Veneto chiede l’autonomia, lo chiede da tanti anni. Oggi, con questo passaggio, penso che sia importante approvare questa delibera, continuare su questo percorso anche alla luce di quello che ci ha detto il referendum nel 2017. Visto che è entrato anche il Presidente Zaia, rinnovo i ringraziamenti che ho fatto in apertura, lo dico non solo da rappresentante politico, ma lo dico anche da cittadino veneto, per aver intrapreso quel percorso che mi sento di dire è stato un percorso coraggioso, contro tante persone, contro tante Istituzioni, ma un percorso coraggioso che oggi, secondo me, vede i primi frutti.
In bocca al lupo e buon lavoro.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie al relatore, consigliere Tomaello.
Prego, consigliere Manildo, in qualità di correlatore.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Colleghe e colleghi, mi fa molto piacere essere il correlatore di questa legge, non tanto per delle valutazioni dal punto di vista giuridico-tecnico che sono assolutamente ininfluenti, considerato che nelle Commissioni ci è stato presentato un testo che non poteva essere emendato. Mi dispiace, io non sottolineo mai la mancanza di persone, ma mi dispiace che la mamma di tutte le battaglie non sia qui patrocinata anche dal Presidente Stefani e si continui a discutere con la sordina. Capisco che le intese che oggi siamo chiamati a esaminare dovrebbero rappresentare il punto di arrivo di una battaglia politica durata quasi 30 anni, raccontata anche in modo quasi epico, tutti contro, noi veneti contro tutti. Una battaglia definita la madre di tutte le battaglie, accompagnata da un referendum nel 2017, annunci, campagne elettorali e promesse assolutamente impegnative.
Lo sforzo, come correlatore, è valutarle con serietà e mi piacerebbe che fosse reciproca la serietà, lasciando da parte la propaganda e parlando di ciò che esse contengono realmente. Nel dibattito sul fine vita spesso si è parlato di quello che è e non di quello che sembra del vero o non è verosimile, si è fatto lo sforzo di dire: non diamo troppa forza alla comunicazione, cerchiamo di andare alla sostanza.
Mi piacerebbe che anche sull’autonomia si andasse alla sostanza. A una prima lettura e leggendo i giornali potrebbe sembrare un risultato significativo, ma l’esame puntuale restituisce un quadro assolutamente diverso: una parte consistente delle funzioni è già esercitabile dalle Regioni - e uso volutamente il plurale perché poi mi servirà per altre considerazioni - sulla base della legislazione vigente.
Un secondo gruppo amplia delle funzioni che sono già esercitabili dalle Regioni sulla base della legislazione vigente. Soltanto un nucleo ristretto attribuisce poteri realmente nuovi: in materia di protezione civile, per esempio, la Regione, e può già dichiarare lo stato di emergenza regionale, adottare ordinanze in deroga alla propria normativa. L’elemento nuovo è la possibilità di derogare, entro determinati limiti e previa autorizzazione del Consiglio dei Ministri, anche alla normativa statale. Si tratta di un ampliamento circoscritto, che comunque resta sottoposto al controllo del Governo.
In materia di professioni la Regione può già disciplinare gli aspetti territorialmente rilevanti delle professioni riconosciute dallo Stato. La novità consiste nella possibilità di individuare alcune figure professionali di rilievo regionale ed istituire elenchi abilitanti, validi però soltanto nel territorio veneto. È una competenza nuova ma fragile, dovremmo vedere concretamente cosa va a toccare. Un titolo professionale valido soltanto entro i confini regionali rischia di frammentare il mercato del lavoro, di non creare vere potenzialità e di porre problemi rispetto alla libertà di circolazione dei lavoratori e alla necessaria uniformità nazionale ed europea sulle qualifiche.
Ho sentito prima molti autonomisti che invocavano una legislazione comune sul fine vita. Ecco, mi piacerebbe che la stessa onestà intellettuale venga portata anche su questi temi.
Per quanto riguarda la previdenza complementare, non nasce un sistema previdenziale veneto. La Regione già oggi può promuovere forme pensionistiche su base territoriale. L’intesa le attribuisce qualche ulteriore margine organizzativo e negoziale, ma all’interno di una cornice che resta saldamente nazionale ed europea.
Le maggiori criticità emergono, però, dalla sanità, e sul punto poi la consigliera Luisetto sarà molto più precisa di me. La Regione può già modulare le tariffe sanitarie a determinate condizioni, fissare importi superiori ai massimi nazionali, assumendone il costo sul proprio bilancio. Può già programmare gli investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie, può già utilizzare determinate risorse per il personale, restando però entro i tetti di spesa stabiliti dalla normativa nazionale.
L’intesa amplia alcuni margini di gestione, ma non elimina i vincoli finanziari e non trasferisce nuove risorse. Anche la gestione più autonoma degli investimenti sanitari viene presentata come una risposta ai ritardi e alla complessità delle procedure, ma i tempi di erogazione delle risorse, i passaggi ministeriali e la macchinosità degli accordi danno problemi di funzionamento amministrativo e finanziario. Sono problemi che riguardano tutte le regioni.
Particolarmente delicata è la previsione relativa ai fondi sanitari integrativi regionali, dove si dice che da questa prerogativa nascerebbe una nuova disponibilità di risorse, quei famosi 300 milioni di cui si è parlato. La possibilità per le Regioni di istituire tali fondi è già contemplata dalla legislazione vigente. Il testo dell’intesa non chiarisce adeguatamente, e neppure lo fa l’istruttoria, se i fondi debbano finanziare soltanto prestazioni aggiuntive rispetto ai livelli essenziali di assistenza, oppure possono intervenire anche su prestazioni comprese nei LEA. Questa ambiguità deve essere risolta e, francamente, è quella che mi preoccupa di più, perché, se un fondo regionale dovesse finanziare un accesso più rapido a prestazioni che il servizio pubblico è già tenuto a garantire, avremo la potenzialità di una sanità a due velocità: una per chi può disporre di una copertura integrativa e un’altra per chi deve attendere i tempi del sistema pubblico. Non sarebbe più una vera integrazione, sarebbe una forma di sostituzione progressiva del Servizio sanitario nazionale.
C’è un punto importante e, deve essere detto con assoluta chiarezza, non era obbligatorio, ma è nel testo delle pre-intese. Questa è un’autonomia a costo zero, la famosa clausola di invarianza. Le intese non portano nuove risorse statali al Veneto, le eventuali tariffe più elevate resteranno a carico del bilancio regionale, le assunzioni continueranno a essere subordinate ai limiti di spesa, le economie riallocabili proverranno da risorse già assegnate, i fondi sanitari, come abbiamo detto prima, mobiliteranno risorse private. Non possiamo, quindi, presentare ai cittadini come nuove risorse ciò che consiste soltanto nella possibilità di utilizzare diversamente risorse già disponibili. Siamo nell’ambito di una delega di gestione.
Il quadro complessivo è evidente. Dopo quasi trent’anni di battaglie, dopo il referendum del 2017, dopo la richiesta contemporanea di 23 materie e dopo le promesse di trattenere sul territorio i nove decimi, o una parte molto più ampia del gettito fiscale, arriviamo a poche funzioni, molte delle quali già esercitabili.
Questa, nei fatti, è chiaramente un’autonomia svuotata, non perché le funzioni di queste intese siano inutili, ma perché il risultato è incomparabile con le aspettative, con la narrativa più volte raccontata in questa eterna telenovela dell’autonomia del Veneto.
Scherzando, ogni tanto si diceva che era la fiaba “al lupo, al lupo”. È stata raccontata come un obiettivo eternamente rinviato e la cosa bellissima, in questo eterno sabato del villaggio, in cui l’attesa era ancora più bella della domenica – viviamo questa attesa di questa bellissima terra promessa dell’autonomia – è che la colpa è sempre di un colpevole esterno. Prima Roma, poi il Governo di turno, la burocrazia, sicuramente il Partito Democratico, come nemico per definizione, la Corte costituzionale o le altre Regioni.
Oggi, però, queste intese arrivano con un Governo che è politicamente amico delle forze che hanno governato e che governano il Veneto. Non è quindi più possibile attribuire la colpa agli avversari. È arrivato il momento, quindi, di compiere un esame di responsabilità politica: o continuiamo a trattare l’autonomia come mero strumento comunicativo o incominciamo insieme a costruire qualcosa di diverso. E questo qualcosa di diverso parte dalla domanda di quanto tempo e quante risorse siano state impiegate per costruire cosa? Un nuovo modello, invece, proprio sulla base di questa strada, potrebbe anche essere, con l’aiuto di tutti, possibile costruirlo. Gli schemi predisposti per Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria sono assolutamente identici. Anche nel testo del Veneto c’era qualche refuso in cui si parlava della rinuncia della Regione Piemonte quasi fosse un copia e incolla, ma se le funzioni sono le stesse, se le motivazioni sono simili e non c’è una istruttoria particolare...
Speaker : PRESIDENTE
Dottor Giachetti, scusi, c’è il capo dell’opposizione che sta parlando. Non è proprio che... prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie per capo dell’opposizione.
Speaker : PRESIDENTE
Ho rimarcato che non c’entri niente... ho rimarcato che non c’entri niente con la maggioranza per quel che mi riguarda.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
È arrivato quindi il momento di capire cosa stiamo facendo. Non è neanche più giusto chiamarla autonomia. Noi, con la parte costruttiva, vorremmo provare a dire: proviamo a ripartire da un regionalismo italiano, un regionalismo previsto dalla nostra Costituzione e dalla riforma del Titolo Quinto, dall’idea che la stessa Costituzione iniziale aveva, quindi non di uno Stato centrale, ma di uno Stato che vedeva le Regioni come enti che andavano a concorrere alla politica per il benessere dei cittadini e il governo di determinate funzioni.
Dobbiamo proporre una strada diversa, non il ritorno al centralismo, perché le inefficienze e le sovrapposizioni nel rapporto tra Stato e Regioni sono reali e assolute, ma non dobbiamo alimentare una guerra tra territori nella quale ogni Regione tenta di ottenere condizioni particolari e considera un vantaggio dell’altra come una propria perdita. Su questo ognuno ha responsabilità, perché anche la raccontata secessione dei ricchi contro i poveri è una cosa sbagliata. Anche armare le Regioni l’una contro l’altra è assolutamente sbagliato.
La nostra proposta è quella che da autonomia differenziata si arrivi a un regionalismo asimmetrico e lo avete dimostrato voi con delle intese assolutamente identiche. Non si può parlare di autonomia differenziata quando non c’è peculiarità per le singole Regioni, e questo era anche il punto nodale della questione di costituzionalità che il collega Cunegato avrebbe voluto proporre e sono assolutamente convinto che questa cosa ci possa essere ed è necessario proprio per la pars construens che venga tenuto presente e si chiamino le cose con il loro nome. Non stiamo parlando di autonomia differenziata.
L’articolo 116 deve rimanere riservato ai casi nei quali esiste veramente una peculiarità territoriale effettiva e dimostrabile. Per tutto il resto serve - e questo lo ribadiamo con forza e ne siamo convinti come Partito Democratico e come opposizione - una riforma nazionale del rapporto tra Stato e Regioni sul modello del federalismo amministrativo della legge “Bassanini”, a partire dalle funzioni, individuare il livello istituzionale più adatto a esercitarle e trasferirle secondo il principio di sussidiarietà.
Il Veneto deve uscire dall’isolamento che quale questa lunga battaglia lo ha progressivamente condotto. Siamo arrivati a essere dipinti come un Veneto egoista che non voleva prendere parte, non voleva cooperare con le altre Regioni, che dimenticava da solidarietà. Nulla di più falso, ma purtroppo è stato interpretato in questo modo.
Più che autonomia siamo arrivati a un isolamento.
Il risultato più grave non è soltanto aver ottenuto molto meno di quanto era stato promesso in questi 30 anni, ma avere trasformato una legittima richiesta di autonomia di diverso rapporto Stato-Regioni in una forma di chiusura politica. Il Veneto, nella nostra storia, ha dato il meglio di sé quando i suoi rappresentanti hanno saputo essere classe dirigente anche a livello nazionale, quando hanno contribuito a cambiare l’Italia e cambiando l’Italia hanno fatto crescere anche il Veneto. Ci sono innumerevoli esempi di questo.
Non abbiamo bisogno di nuovi confini materiali e simbolici, abbiamo bisogno di capacità di governo, di innovazione istituzionale, responsabilità e alleanze. Per questo non ci limitiamo a dire che questa autonomia è insufficiente, svuotata e the show must go on, è una continua operazione di comunicazione che continua con il nemico sempre responsabile, sempre fuori di noi. Dobbiamo provare a cambiare prospettiva. Dopo 30 anni trascorsi a domandarsi che cosa lo Stato debba concedere al Veneto è arrivato il momento di domandarci quale riforma dello Stato e delle Regioni il Veneto possa proporre all’Italia. Questa è la sfida che abbiamo davanti, non le tesi, ma battaglia dal raccontare quasi con toni epici, ma una riforma da costruire tutti insieme.
Su questo, come Partito Democratico, siamo assolutamente proattivi. L’esame delle pre-intese ci ha lasciato assolutamente attoniti, ho visto che anche nel lavoro di Commissione non traspariva questo entusiasmo, questa passione, questo convincimento che con questa riforma si stia creando la storia. Proprio da questo mi piacerebbe che ci fosse una presa di coscienza bipartisan, che è necessaria una riforma del rapporto tra Stato e Regioni, è necessario pensare a un diverso riparto di funzioni, ma, lasciata, persa la sbornia di autonomia differenziata, che siete voi stessi a smentire con delle schede assolutamente identiche, si possa incominciare a parlare di una terza via, un regionalismo simmetrico, dove le Regioni non sono l’una contro l’altra, dove non si possa additare di egoismo una Regione che di egoismo ha ben poco.
Penso che in questo modo il Veneto veramente possa tornare a essere leader e locomotiva anche a livello politico, cosa che, purtroppo, a livello nazionale negli ultimi anni non è stato.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Noi abbiamo incardinato il provvedimento, come da prassi.
Ringrazio il relatore e il correlatore. Più di qualche collega mi ha chiesto di incardinare il provvedimento e poi riprendere domani mattina con la discussione generale. Se siete d’accordo, rimanderei a domani mattina alle ore 10, in modo tale che siamo più freschi. Ci sarà la discussione che avrà uno standing elevatissimo, visto l’argomento cruciale.
Quindi, se siete d’accordo, se non c’è nulla da eccepire… Visto e considerato che l’accordo era continuare fino alle 18.30, io sono disponibile, altrimenti ci riaggiorniamo a domani mattina.
Capigruppo, cosa dite? Borgia? Manildo?
Ci vediamo alle 10 domani mattina. Grazie. Buona serata.
