Regione del Veneto

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CONTATTACI
Speaker : PRESIDENTE
Buongiorno. Fate chiamare i Consiglieri, per favore. Giustamente, ci sono sempre dei Consiglieri presenti.
Prego, accomodatevi. Ci hanno comunicato che c’è qualche problema in autostrada.
Fate chiamare i Consiglieri, per favore. Prego, accomodatevi, grazie.
Forza che iniziamo. Buongiorno. Prego, accomodatevi, iniziamo il Consiglio.
Prego, signori, buongiorno.
Il Consiglio è aperto, prendete posto.
Chiede di intervenire il Presidente della Regione, Alberto Stefani. Per favore, cerchiamo di fare silenzio.
Prego.
Speaker : Alberto STEFANI (Presidente della Giunta – Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Oggi siamo in fase di votazione, siamo all’ultima fase regionale per quanto riguarda il percorso di autonomia differenziata relativo a quattro materie. Sappiamo che siamo già venuti in Consiglio, prima della sigla della prima intesa in Consiglio dei Ministri, con una mozione. Oggi siamo qui per l’ultimo passaggio previsto dalla procedura per quanto riguarda il Consiglio regionale.
I primi di agosto, il 3, abbiamo approvato le intese in CAL e oggi ci apprestiamo a farlo in Consiglio regionale, per poi arrivare alla fase finale, che è quella del Consiglio dei Ministri e all’approvazione in Parlamento, quindi nelle Camere.
Credo sia importante richiamare l’attenzione ancora una volta di quest’Aula su un tema fondamentale, vorrei dire il tema dei temi, per questa Regione, un percorso che ci è stato chiesto da oltre 2,5 milioni di veneti, un percorso che è iniziato nel 2017, ma che in realtà trova la vocazione principale qui, in questo territorio, un territorio fortemente autonomista, fortemente vicino alle istanze regionaliste, e credo sia fondamentale anche richiamare l’attenzione di quest’Aula su quanto queste materie possano produrre effetti positivi in questo territorio.
Io sono stato il relatore di quella legge quadro che qualche anno fa, non molti anni fa, è arrivata in Parlamento e ha permesso, ai sensi dell’articolo 116, comma terzo della Costituzione, di poter iniziare un percorso di autonomia differenziata. Credo sia importante ricordare che proprio in quelle audizioni, proprio in quell’Aula, io da relatore ho vissuto oltre 300 ore di interventi ostruzionistici, fatti appositamente per bloccare questa riforma, che accusavano questo territorio, che accusavano i cittadini di questo territorio, perché secondo molti esponenti, possiamo dire tutti gli esponenti che intervenivano, della coalizione di centrosinistra, questa riforma avrebbe provocato dei vantaggi ingiustificati al Veneto, avrebbe provocato una sanità migliore in questo territorio, avrebbe provocato delle disparità in questo territorio, avrebbe provocato degli squilibri economico-finanziari a vantaggio del Veneto.
Questi sono stati i due anni che ho vissuto in Commissione affari costituzionali, in Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale, in Aula, per centinaia e centinaia di ore.
Poi, in Veneto sento dire l’esatto contrario: sento dire che questa riforma è svuotata, che questa riforma non produce risultati. Quando poi vai a Roma, ti ritrovi un muro completamente schierato, che ti dice che questa riforma spacca l’Italia, che questa riforma crea squilibri economico-finanziari, che questa riforma è una riforma ingiusta.
Io credo che al di là delle posizioni politiche, al di là della normale e consueta retorica che su questo tema troppo spesso è stata anche promossa in maniera, dal mio punto di vista, poco opportuna da parte di chi ha cercato di ostacolare e di fare ostruzionismo ingiusto, nei confronti di questa riforma, credo sia importante ribadire l’importanza che la devoluzione di alcune funzioni attinenti determinate materie può permettere a questo territorio.
Partiamo dal punto di vista della tutela della salute, una riforma che permetterà alla Regione di poter avere maggiori spazi finanziari, che permetterà, soprattutto per quanto riguarda i vincoli di spesa, con la famosa riforma dei silos, di prevedere che se ci sono dei risparmi possano essere investiti in questo territorio. Ora io mi domando: ma chi è contro questa riforma, anche chi in questi giorni ha più volte ribadito la propria contrarietà, non pensa che questi vantaggi debbano essere garantiti nei confronti dei cittadini di questo territorio? Lo stesso per quanto riguarda la programmazione tecnologica, lo stesso per quanto riguarda gli investimenti in edilizia, che potranno permettere, ovviamente con maggiori forme e condizioni di autonomia, una maggiore capacità di investimento, di potenziamento delle nostre strutture, per l’inclusione dei fondi sanitari integrativi e soprattutto per la capacità di permettere una complementarietà con il servizio sanitario per quanto riguarda i fondi sanitari integrativi che possono essere inclusi all’interno della spesa sanitaria.
Oltre a questo, c’è il tema legato alle prestazioni aggiuntive. Chi è contro questa riforma dovrebbe spiegarmi perché si sceglie di ostacolare un territorio che, grazie a queste nuove forme e condizioni di autonomia, può permettersi di spendere qualcosa in più per prestazioni aggiuntive, per garantire migliori condizioni anche al proprio personale sanitario, per prevedere una competenza specifica in materia previdenziale e complementare per i dipendenti del servizio sanitario regionale. E allora si può pensare che questa riforma sia una riforma che fa gli interessi di questo territorio. Si deve pensare che una riforma che permette di decentrare, che permette di attribuire maggiori funzioni al nostro territorio, alla nostra Regione, può garantire degli effetti positivi anche nei confronti dei nostri cittadini e al di là delle posizioni politiche.
Qualcuno mi deve spiegare come si possa rinunciare a questo, si possa pensare che avere queste maggiori forme e condizioni di autonomia, avere dei contratti integrativi migliori, avere la possibilità di integrare i fondi sanitari integrativi nella spesa sanitaria, prevedere una maggiore capacità di spesa, anzi una migliore capacità di spesa nella programmazione dell’edilizia sanitaria, della programmazione tecnologica, sia qualcosa di sbagliato. Credo che questo non lo si possa dire.
Allora, al di là delle posizioni che sono state assunte in passato, richiamo l’attenzione di quest’Aula perché fuori di qui ci sono i veneti e chi è qui in quest’Aula deve pensare di fare gli interessi dei cittadini. Se porta a casa qualcosa per il Veneto, tutti dovrebbero fare squadra in questo, tutti dovrebbero capire l’importanza strategica che una riforma come l’autonomia possa portare al nostro territorio.
Poi, permettetemi, il tema della protezione civile, l’ordinanza in deroga capace ovviamente di affrontare la sfida anche e soprattutto delle ordinanze regionali, che ovviamente permettono di essere in deroga rispetto alla normativa statale, ma non solo. Rispetto, scusate, alle ordinanze nazionali, ma non solo. C’è anche e soprattutto il tema legato alla contabilità speciale che la Protezione civile può garantire.
È importante soprattutto far sì che, grazie alla Protezione civile, grazie a questa nuova materia che verrebbe ovviamente devoluta, ci sarebbe la possibilità di garantire una contabilità speciale per la Protezione civile, acquistare nuovi mezzi, garantire anche maggiori condizioni per quanto riguarda coloro i quali fanno parte della Protezione civile e quindi tutti coloro che permettono anche la sicurezza dei nostri cittadini, una maggiore capacità di programmazione delle risorse, una migliore capacità di impegno di spesa. Questi sono risultati concreti, verificabili, che ciascuno di voi può comprendere, alla luce chiaramente di tutte le analisi che sono state effettuate, che producono degli effetti indiscutibilmente positivi per il nostro territorio. Ciascuno di noi dovrebbe fare la propria parte in questo. Poi c’è il tema della previdenza complementare e integrativa, un tema che va assolutamente valutato positivamente, un tema che riguarda in maniera specifica il nostro territorio. È un territorio che per oltre il 60% di coloro i quali conoscono la previdenza complementare integrativa fa accesso alla previdenza complementare integrativa, ha una capacità per oltre il 50% di prevedere partecipazione alla previdenza complementare e integrativa rispetto a una percentuale molto più bassa nel nostro territorio del 39%.
Il tema della previdenza complementare integrativa è un tema che la nostra Regione deve assolutamente percorrere, un tema che va valutato con chiarezza, un tema che va assolutamente valutato e analizzato secondo tutti gli aspetti, che guarda al futuro delle prossime generazioni.
Abbiamo più volte ribadito anche l’importanza strategica del tema della previdenza complementare integrativa e della possibilità di prevedere anche una formulazione specifica per una società partecipata, quella di Veneto Welfare, oggi una Direzione all’interno di Veneto Lavoro, ma che possa occuparsi in maniera specifica del tema del welfare e della previdenza. Credo che su questo ci siano tante possibilità di lavoro, ci siano ottime prospettive per questo territorio. Perché rifiutarsi di avere una funzione specifica in materia di previdenza complementare integrativa. Perché rifiutarsi di poter promuovere dei fondi integrativi in questo territorio? Perché rifiutarsi di prevedere la possibilità per una Regione come la nostra di potenziare i fondi complementari integrativi? Perché rifiutarsi di dare questa possibilità al Veneto? Queste sono le domande che io vorrei fare a chi oggi pensa di voler ostruire questa riforma in tutti i modi e non ha mai permesso di agevolarla.
E poi, il tema delle professioni. Il tema delle professioni riguarda le peculiarità di questo territorio. Ci sono alcune professioni che fanno parte delle specificità territoriali, anche di alcune province, anche di alcune realtà che ovviamente, sulla base di determinate caratteristiche morfologiche, prevedono alcune competenze specifiche, alcune professionalità specifiche.
E allora, perché non dare la possibilità di qualificare determinate professioni? Perché non dare al Veneto la possibilità di garantire un registro, di aggiornare il proprio registro delle professioni, e quindi di qualificare quei lavori e quelle professioni che oggi non sono qualificate? Perché non si può permettere al nostro territorio di avere una funzione in più?
Io credo che l’autonomia sia una scelta di responsabilità, una scelta di trasparenza che non spacca l’Italia. L’ho ribadito più volte: il nostro articolo 5 della Costituzione dice sì, che la Repubblica è una e indivisibile, ma riconosce e promuove le autonomie locali, e non usa un termine a caso. Quando dice “riconosce”, usa un verbo che identifica il fatto che le Autonomie locali vengono prima, preesistono anche alla stessa Costituzione.
Quando si dice “riconoscere” significa che c’è qualcosa che esiste già, che preesiste anche ai dettami della Carta costituzionale, e che la nostra Carta costituzionale non può far altro che analizzare, che riconoscere, e soprattutto, ricoprire di tutele. Questa è la nostra autonomia locale. Non solo, ma va nella direzione del decentramento amministrativo, adegua i princìpi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Questo non è un termine che viene definito a caso. Noi abbiamo assolutamente il compito di attuare un principio cardine della nostra Carta costituzionale, e non a caso è proposto tra i primi 12 articoli della nostra Carta costituzionale, quei princìpi fondamentali che non potrebbero nemmeno essere oggetto di revisione costituzionale, proprio per lo stesso motivo di prima: perché vengono prima, vengono prima della Costituzione stessa.
Noi allora oggi siamo qui per questo, per garantire un miglior decentramento amministrativo, per garantire un maggiore decentramento delle funzioni, per garantire la possibilità, al nostro territorio, di poter offrire ai propri cittadini dei servizi migliori, per poter garantire ai nostri cittadini qualcosa che rispetto a prima va nella direzione di tutelare le comunità locali e le realtà locali.
Alla luce di tutto questo, alla luce dei ragionamenti che abbiamo fatto, alla luce dell’importanza di materie come la tutela della salute, la Protezione civile, la previdenza complementare integrativa, le professioni e le altre materie che nel corso del tempo potremo chiedere, perché questo è l’inizio di un grande percorso, un percorso non facile, perché, ripeto, quando c’è stato da discutere a Roma, chi oggi viene qui e mi dice “ma noi avremmo voluto un’autonomia diversa”, ma allora perché a Roma, perché in Parlamento, perché quando si è trattato di votare, invece di proporre qualcosa, si è cercato di ostruire questa riforma in tutti i modi?
Questa riforma è stata oggetto di 300 ore di ostruzionismo da parte di alcune forze politiche che hanno scelto programmaticamente di farla cadere. Perché se il relatore non stava in Aula, se la maggioranza non c’era in quelle 300 ore, il provvedimento si arrestava.
Io credo allora che questo sia assolutamente fondamentale ribadire, che sia assolutamente fondamentale ribadire l’importanza strategica che il percorso di autonomia differenziata ha nei confronti del nostro territorio, ricordando anche una cosa molto chiara: che questa riforma noi possiamo attuarla sulla base di una riforma costituzionale del 2001, che è stata votata dal centrosinistra.
Quindi, noi oggi stiamo andando a votare delle intese che sono proprio quell’atto giuridico previsto da una riforma costituzionale del centrosinistra, che forse nel 2001 si era resa conto dell’importanza di dare anche attenzione ai territori, dell’importanza anche di guardare ai territori con gli occhi di chi pensa che più si avvicina il decisore politico alla propria comunità locale, migliori saranno le politiche attive di quel determinato territorio, di quel determinato decisore politico, migliore sarà la responsabilità che quel determinato decisore politico saprà assumersi davanti ai propri cittadini, perché di quelle azioni ne risponderà e di quelle azioni ha la responsabilità politica.
Questa grande riforma, questo grande percorso che è iniziato, è un percorso che va difeso, va tutelato. Se i vostri rappresentanti, i vostri colleghi a Roma, per l’interesse probabilmente di altre Regioni, fanno altro e cercano di ostacolare in tutti i modi questa riforma, qui siamo in Veneto e i veneti devono difendere il Veneto.
Se questa riforma produrrà migliori effetti per maggiori capacità di risparmio e quindi di spesa per quanto riguarda poi le materie vincolate, se questa riforma permetterà un potenziamento chiaramente anche della capacità di intervenire sul patrimonio edilizio e tecnologico, se questa riforma permetterà una maggiore contrattazione integrativa anche per il personale sanitario, se questa riforma permetterà una maggiore previdenza per il personale, anche alle dipendenze della Regione, se questa riforma potrà permettere di promuovere dei fondi sanitari, dei fondi integrativi previdenziali, se questa riforma può permettere a un Presidente di Regione di emettere delle ordinanze in deroga nel rispetto del proprio territorio, se questa riforma potrà permettere una contabilità speciale per la Protezione civile, se questa riforma potrà garantire alla Protezione civile un migliore acquisto e una maggiore capacità di spesa per la sicurezza dei propri cittadini, se questa riforma permetterà di qualificare oltre 20.000 operatori che oggi non hanno una qualifica garantita dalla nostra normazione regionale, se questa riforma potrà permettere a questo territorio di fare dei passi in avanti, di dare risposte ai cittadini, di poter spendere qualcosa in più per i cittadini, se questa riforma permetterà ancora una volta di fare dei passi in più nei confronti dei cittadini del Veneto, io credo che tutti i rappresentanti politici di questo territorio questa riforma la debbano difendere fino in fondo.
Io mi appello a tutte le forze politiche, perché io capisco che a Roma magari altre Regioni non hanno tutto l’interesse che questa riforma possa passare, anche se, se la si studia bene, si capisce benissimo in realtà che questa riforma sarà anche una possibilità per loro, perché significa, per chi lo richiederà, avere una maggiore responsabilizzazione della propria classe politica, permetterà di avere maggiore trasparenza nei confronti dei propri cittadini, permetterà anche di poter investire dei risparmi di spesa.
Tra l’altro, mi risulta che anche qualche Regione di centrosinistra stia facendo qualche richiesta di maggiori forme e condizioni di autonomia. Bene.
Se qualche Regione di centrosinistra farà qualche richiesta di autonomia e qualche funzione in più, io sarò il primo sostenitore di quella scelta, perché credo che ogni Regione, ogni territorio, ogni rappresentante politico che scelga di assumersi una responsabilità in più nei confronti dei propri cittadini vada rispettato, vada tutelato, ma soprattutto vada aiutato dalla classe politica.
Questa è una scelta di campo tra chi sceglie di non assumersi delle responsabilità e chi, invece, sceglie di assumersele.
Io credo che chi amministra abbia il dovere, davanti ai propri cittadini, di fare l’interesse del territorio e di assumersi delle responsabilità.
Grazie a tutti.
(Applausi)
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Comunico il congedo dei consiglieri Trevisi, Leso, Calligaro, Barbera e Rucco.
Passo la parola al consigliere Morosin.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Presidente, gentili colleghi, oggi per me è un giorno particolare. L’intervento che mi accingo a fare è un intervento che muove da una storia personale che racconta molto di quello che oggi vorrei dire a quest’Aula. È una storia lunga, è una storia di vita in qualche modo, è una storia che mi ha segnato perché il tema dell’autonomia, dell’autogoverno e prima ancora dell’autodeterminazione è quello che ha ispirato la mia entrata nell’agone politico, quindi forti ideali, una visione storica e giuridica attenta, una sensibilità spiccata su un tema che oggi, ripeto, con trepidazione, mi trovo a toccare. Ringrazio il Presidente Stefani per l’illustrazione che ha fatto, ma è un tema che richiederebbe molto più tempo. Cercherò di essere sintetico il più possibile. Tutto nasce, per quanto mi riguarda, nel 1998. Ero consigliere regionale, seduto al quarto posto, dove c’è la collega Besio adesso. Nell’aprile del 1998 portammo in discussione la risoluzione che portava poi il numero 42 sul diritto di autodeterminazione del popolo veneto, che è il diritto all’autogoverno previsto dallo Statuto e che è anche l’ambizione di un qualcosa di più ispirato al diritto naturale di autodeterminazione dei popoli, previsto dalla Carta dell’ONU e da tanti trattati internazionali.
Siamo partiti con richieste, con una visione importante. Ebbene, quella volta ci chiamavamo Liga Veneta, oggi io sono ancora Liga Veneta Repubblica, e quel giorno eravamo minoranza, eravamo in nove. Quando il Consiglio regionale approvò questa risoluzione della minoranza a Roma qualcuno interruppe i lavori del Parlamento e disse: “In Veneto hanno compiuto un atto di eversione istituzionale”. In realtà, una risoluzione è un mero atto di indirizzo politico, però avevamo toccato un tasto fondamentale, un tasto che richiede il rispetto della legalità internazionale su cui si fonda il diritto di autodeterminazione, del diritto positivo interno su cui si fonda lo Statuto della Regione Veneto, che all’epoca era legge dello Stato, il quale all’articolo 2 dice che l’autogoverno del popolo veneto – testualmente – “si esercita in conformità alla storia e alla tradizione del nostro popolo”. Quindi, ci eravamo mossi nell’alveo della legalità internazionale ed interna. Il Parlamento non l’ha capito allora e io credo che l’abbia capito poco anche successivamente.
Ma vado per passi, perché non mi basterebbero due giorni per illustrarvi la genesi di questo difficile percorso.
Oggi io sono convintamente a favore di quello che viene presentato al voto, di queste intese definitive che non mi gratificano, però, anche se è l’1% di quello che abbiamo chiesto, di quello che ci spetta, di quello che legittimamente abbiamo rivendicato, comunque apre una porta e dà avvio, finalmente, a qualcosa di concreto.
Che cosa è accaduto dopo quel ’98? È accaduto che un mondo politico si è svegliato, che la stessa sinistra, che aveva il controllo dell’ordinamento e quindi anche la maggiore responsabilità, nel 2001 ha approvato la famosa legge costituzionale n. 3 del 2001, citata anche dal Presidente Stefani, che ha modificato in modo rilevante la Costituzione, in particolare gli articoli 116 e 117 e altre norme. Con quella legge si è introdotto nell’ordinamento il concetto di autonomia differenziata, che era un po’ quello di cui parlavano alcuni autori. Penso a Gianfranco Miglio, che ho avuto il piacere di portare a un convegno a Padova; penso al professor Ferran Requejo dell’Università di Barcellona, Spagna o Catalogna, se vogliamo, che era l’autore, il pensatore, l’ideatore del federalismo asimmetrico, che l’autonomia differenziata in qualche modo va a scopiazzare nel 2001. E lo fa in modo non ordinato, perché è stata una scelta di modifica costituzionale di compromesso.
Però quei princìpi sono ancora vigenti, nonostante due sentenze della Corte costituzionale che mi lasciano non perplesso, mi lasciano basito. Sentenze che un eminente studioso universitario, il professor Bertolissi – io vi ho regalato all’inizio di questa legislatura il testo del professor Bertolissi sull’autonomia differenziata, mi auguro che qualcuno di voi almeno ne abbia letto le pagine più rilevanti – ha fortemente criticato dal punto di vista giuridico e dal punto di vista tecnico. Il problema è che, ripeto, dal 2001 in poi sono stati fatti tanti tentativi di modifica e di attuazione dell’autonomia differenziata, ma si è dovuti arrivare a un’iniziativa del movimento che avevo fondato io nel 2012, di Indipendenza Veneta, che ha proposto un progetto di legge (n. 342) per un referendum sull’indipendenza del Veneto: “volete voi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana?”. Ha scombussolato il quadro, ci fu una vivace attenzione da parte del Consiglio regionale di allora. Mi ricordo che quando arrivò in discussione, il Presidente Zaia, che onestamente ha accettato di essere il padre putativo, mentre a me veniva attribuito il ruolo di padre naturale, tant’è vero che un’associazione di indipendentisti e autonomisti mi ha regalato, dopo il referendum del 2017, questa spilla in vetro e oro di Murano, per ricordare qualcosa: tu sei il padre naturale dell’autonomia differenziata, e riconosciamo a Zaia il ruolo di padre putativo.
Luca Zaia, Presidente, oggi, di quest’Assemblea, con molta onestà, nell’occasione di un’intervista ebbe a confermarlo. Per dire che cosa? Che l’autonomia differenziata non è un progetto politico, non è mai stato un progetto politico di chi governava la Regione, ma è stata un atto di impulso popolare, nato per la richiesta di un referendum di autodeterminazione sull’indipendenza, che aveva come obiettivo l’indipendenza, ma era un referendum consultivo, e qua avrei bisogno di mezz’ora di tempo solo per spiegarvi tutta la questione di questo referendum, con il plebiscito del 22 ottobre 1866, perché c’era un ritorno, dal punto di vista giuridico a ragionare, se ho potuto votare per l’annessione del Veneto al Regno italico, teoricamente, secondo il diritto internazionale, avrei diritto di esercitare anche un voto di carattere e natura contraria per chiedere di poter valutare di uscire, referendum consultivo.
Il referendum consultivo non si dovrebbe temere mai, ma in Italia si ha paura del cambiamento, e lo sappiamo tutti che la difficoltà di questo cambiamento è grande.
Ripeto: tutto partì nel 1992, arrivò quella legge sul referendum per l’indipendenza nel settembre del 1993 in discussione, io non ero più Consigliere regionale, ma fui anche audito dall’Assemblea di allora. Qualcuno disse che siccome questa iniziativa è supportata da oltre 100.000 firme raccolte in un periodo abbastanza lungo, di 8-10 mesi, anzi, è stato un anno tra le quattro stagioni che si sono succedute, il Consiglio disse: non possiamo ignorare, perché nel frattempo oltre 180 Consigli comunali del Veneto approvarono un ordine del giorno che diceva al Consiglio regionale: portatelo in discussione per votare a favore o contro, ma discutetela e votatela, magari per bocciarla.
Si aggiunsero quattro dei sette Consigli provinciali, gli altri tre erano in commissariamento, e anche questo contribuì a fare pressione.
Alla fine, ricordo, l’allora segretario politico di Forza Italia chiamò il suo segretario politico a Roma, Angelino Alfano, il quale gli disse “non potete votare contro questo referendum, fate una proposta”. E dopo un mese venne fuori la proposta di legge n. 395 sul referendum per l’autonomia differenziata, quello che aveva i cinque quesiti, che poi è passato al vaglio della Corte costituzionale, che con la sentenza n. 118 ne ha tenuto in piedi uno che ci ha portato al voto del 22 ottobre 2017. A quel voto ha partecipato – diciamolo ancora a quelli che criticano con facilità – il 57% e oltre dei cittadini veneti, senza la possibilità di avere il voto dei cittadini veneti all’estero, il cui risultato è stato del 98,1% di sì, che ha portato (vado velocemente, ma non sapete quanto mi dispiace) alle pre-intese quadro (si chiamavano così) del 28 febbraio 2018, sottoscritte con il Governo Gentiloni, col Ministro Bressa. Quelle pre-intese, tra l’altro, curiosamente prevedevano – badate bene quali sono le contraddizioni che noi abbiamo vissuto in questo tormentato percorso – il riconoscimento alla Regione del Veneto… Non c’erano ancora gli altri, perché tutto nasce intorno alla posizione del nostro territorio, del nostro popolo, della nostra realtà. La riforma del 2001 non è nata per dare soddisfazione al Piemonte, alla Liguria o alle altre Regioni, che pur meritano rispetto, ma è nata perché qui – ricordo che c’è stato anche il fatto dei Serenissimi del 12 maggio 1997 – c’è una insoddisfazione che ancora oggi è presente verso uno Stato che non sentiamo, come diceva Goffredo Parise, come la nostra patria, però è il nostro Stato in questo momento.
Ebbene, il 28 febbraio – Presidente Zaia, lei era Presidente della Giunta – furono votate le pre-intese con il Governo Gentiloni, che prevedevano cinque materie, tutela ambiente ed ecosistema, tutela della sanità, istruzione, tutela del lavoro e rapporti internazionali con l’Unione europea, nessuna delle quali, guarda caso, rientra nelle materie LEP per le quali poi la Commissione Cassese è stata chiamata a pronunciarsi. Quindi, un percorso tormentato, difficile, ma è qui che nasce e si innesta un percorso che noi dobbiamo innanzitutto conoscere. Dobbiamo capire che quello che dice la Corte costituzionale, ahimè, non è oro colato. Noi abbiamo trovato, in alcuni apparati dello Stato, e chi era il Governatore, chi era il Presidente della Regione all’epoca lo ha sofferto in prima persona, che con un apriori irragionevole, insensato, immotivato, pretestuoso, si è opposto a legittime richieste fissate dalla Costituzione e confermate da un referendum, perché si può anche dire che ogni progetto politico è criticabile, ma lo dico alla sinistra, in particolare: il voto del popolo veneto, quello che porto in questo stemma, del 22 ottobre 2017, è un voto rispetto al quale non è stata data adeguata risposta, che non può essere aggirato con le furberie della politica romana, con un centralismo crescente che ormai non ha più il volto della lealtà e dell’affidabilità.
Lo diceva a metà del IV secolo avanti Cristo, Pericle, in un discorso con Alcibiade. Diceva: attenzione, che la legalità sleale, quando è tollerata, porta alla sopraffazione, e noi stiamo subendo la sopraffazione.
Oggi io sono felice di approvare, e sarò il primo, spero, a riuscire a schiacciare il bottone, vorrei magari anche oggi, per appello nominale, dire sì a questa riforma, perché è l’1%, ma abbiamo aperto la porta. Quindi, Presidente Stefani, deve essere orgoglioso di questo momento che, ripeto, per me è l’inizio di qualcosa che dopo nove anni, dopo una vita che io ho dedicato a questa materia, consentitemi, mi dà anche una certa emozione. So che non è nulla, qualcuno anche dei miei mi deriderà “ma come, parlavi di indipendenza”. Certo, sono ancora oggi convinto che l’indipendenza esercitata attraverso i percorsi democratici dell’autodeterminazione, quindi col consenso popolare, nelle urne, si è evoluta, che sia un diritto. Lo dico alla sinistra che a volte non ha capito: il valore non sono i confini degli Stati, il valore sono le persone, il valore sono le comunità, il valore è l’identità storica, il valore è l’autogoverno che noi abbiamo nello Statuto e che dovremmo rispettare.
Mi riserverò, negli interventi per dichiarazioni di voto, di disquisire brevemente sul contenuto delle intese che ho studiato, se volete interrogarmi, posso darvi anche indicazioni, perché meritano, perché fanno capire che il percorso è travagliato anche nell’ottenere l’1%, perché a Roma, se possono, ci portano via ancora lo 0,75, ci vogliono ridurre ancora.
E noi non possiamo accettare questo, come non posso tralasciare di non considerare che il correlatore, ieri, lo stimato collega di opposizione Manildo, che prima me l’ha spiegato perché ieri lo avevo colto sul serio, io non solo l’ho ascoltato, ma ho anche preso appunti, perché considero l’intervento di ogni collega, in ogni circostanza, un valore che mi arricchisce, quindi ho preso nota per non sbagliare e stamattina l’ho anche interrogato per sapere cosa voleva dire quando parlava di un regionalismo italiano che deve essere un regionalismo simmetrico.
Pensavo che avesse dimenticato la “a” ablativa, “asimmetrico”. No, ha detto proprio simmetrico. Ho chiesto: ma cosa vuol dire? È una contraddizione in termini, perché il regionalismo o è ordinario o è speciale, e adesso abbiamo l’istituto del regionalismo differenziato, che sarebbe una specializzazione limitata. Parlare di regionalismo simmetrico, ripeto, non asimmetrico, come sarebbe l’autonomia differenziata, vuol dire fare ironia sul tema. E il collega mi ha confermato che voleva ironizzare, perché per lui non c’è nulla.
Allora, la riforma del 2001 che ha fatto la sinistra la volete ancora calpestare, anche fino all’ultimo momento, anche nel momento in cui si arriva a ottenere questa miseria di autonomia differenziata, che però è un valore per noi? Bisogna avere onestà in tutto questo. Il federalismo amministrativo secondo la legge Bassanini, ma stiamo scherzando? Questa è un’altra espressione iconica che non potevo perdere, caro amico (che adesso è distratto) Giovanni Maniglio. Cosa vuol dire questa roba? Parliamo di federalismo amministrativo, ma il federalismo nasce dalla parola “foedus”, che vuol dire accordo tra soggetti portatori di sovranità. Abbiamo buttato nel cestino anche i fondamentali del diritto pubblico. Il federalismo che cos’è, se non il patto tra soggetti portatori di sovranità? Se lo decliniamo anche come federalismo amministrativo, diciamo una idiozia dal punto di vista giuridico. Se vai a fare – il collega è anche docente – l’esame di diritto pubblico e parli di federalismo amministrativo il professore ti dice “lei non sa nulla, o ha studiato sul Bignami oppure in un’università albanese, non so dove”. Insomma, un po’ di serietà in tutto questo.
Il federalismo è una cosa seria e io credo ancora nel federalismo, come credo in altre iniziative
Speaker : PRESIDENTE
Se riusciamo a fare un po’ di silenzio lasciamo concludere il Consigliere.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Grazie, Presidente, anche perché non ho molto fiato.
Non abbiamo bisogno – ripeto, lo ha detto il buon Manildo – di nuovi confini materiali ideologici, serve una riforma da costruire insieme. Questo è stato l’apogeo delle conclusioni. Una riforma da costruire insieme, ma se l’avete scritta voi nel 2001 e poi, da quando l’avete scritta, avete cercato di demolirla! La Corte costituzionale – adesso salto tutti i passaggi che dovrei fare – vi ha dato una mano nel momento in cui Calderoli vi ha messo a disposizione quella che è diventata la legge n. 86 di applicazione dell’articolo 116, terzo comma.
L’articolo 116, terzo comma, per come è congegnato costituzionalmente, è una norma auto-applicativa, non aveva bisogno di una norma ordinaria che è anche di livello, di grado inferiore rispetto a quella di livello costituzionale o con votazione rafforzata che è prevista a maggioranza assoluta dei componenti. L’ha, voluta, Calderoli, il buon Calderoli, che ho anche avuto il piacere di sentire recentemente su questo e altri punti, per offrire alla sinistra la possibilità di un dialogo per arrivare a un risultato serio in ordine alla concreta attuazione dell’articolo 116, terzo comma. Non serviva. Io l’ho detto in mille circostanze, ma non sono il solo, perché la norma dell’articolo 116, ripeto, è auto-applicativa.
Il paradosso è che la stessa Corte costituzionale, dopo la sentenza n. 192/2024 con la quale ha demolito sostanzialmente tutta la materia dell’autonomia differenziata, nella sentenza n. 10 del 2025, quella che si pronunciava sul referendum che alcune Regioni avevano promosso per abolire la legge Calderoli, dice esattamente quello che dicevo non solo io, ma anche illustri costituzionalisti. Nel caso in esame, leggo testualmente, “va escluso che la legge n. 86/2024 sia costituzionalmente necessarie ai fini dell’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”.
Ciò vuol dire che la Corte costituzionale ha detto che si potevano fare le pre-intese, come era stato con il Governo Gentiloni, senza tra l’altro distinguere tra materie LEP e non LEP, anche perché i LEP – non ho il tempo per trattare tutto l’argomento – sono un’altra finzione. I LEP non riguardano l’autonomia differenziata, vivaddio. Ancora queste cose devo sentire? Eppure l’abbiamo accettata, perché abbiamo dei Presidenti generosi, dei Presidenti disponibili, dei Presidenti dialoganti.
L’articolo 117, lettera m), dice che la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, i LEP, concernenti i diritti civili e sociali, devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale dallo Stato, non dall’autonomia differenziata.
Come possiamo confrontarci quando non vi è quella lealtà, ripeto, della legge, che è essenziale per arrivare all’approvazione?
Purtroppo il tempo mi è nemico. Vi regalerò oggi, tra l’altro, se riesco, colleghi, il mio libro sull’autodeterminazione, così qualche principio lo ricavate. Vi regalo l’entusiasmo che ho perché io andrò ad approvare questa legge. So che non porterò a casa nulla, ma sapete con che gioia porta a casa quel poco? "Sinque schei de mona", si diceva a Venezia, sono meglio che niente, così non mi metterete in prigione perché sono a favore dell’autodeterminazione e dell’autogoverno, che amo.
Viva San Marco.
Speaker : PRESIDENTE
Si merita un applauso.
Io avrei concordato con la consigliera Luisetto, che dovrei intervenire, se posso, nel senso che io ero iscritto, ma poi c’è stato un disguido, per colpa del Segretario, mi ha staccato la scheda. Non so se aveva ordini di distaccarla…
Comunque, buongiorno a tutti, un saluto al Presidente Stefani e a tutti voi. Io penso che questa sia una giornata storica e vorrei dare una lettura un po’ particolare, nel senso che non la vedo come una giornata di contrapposizione. Penso che sia innegabile che noi abbiamo un punto di partenza che sia comune da destra a sinistra, che siamo tutti federalisti e crediamo fino in fondo nell’applicazione della nostra Carta costituzionale.
Io ho ascoltato con attenzione il consigliere Morosin. La Carta lo dice chiaramente: i Padri costituenti hanno scritto una Carta, fra l’altro nelle stesse ore in cui la Germania faceva la sua, con le macerie fumanti, la nostra Carta, dal 1° gennaio 1948. Pensata che lo stesso Einaudi diceva “ad ognuno dovremo dare l’autonomia che gli spetta”.
Io partirei da qui: che ad ognuno dovremmo dare l’autonomia che gli spetta. Non è scritto che questo è un atto sovversivo. Noi ci siamo arrivati, e questo è il motivo del mio intervento, se siamo qui oggi, è perché siamo qui a rappresentare, lo diceva anche il consigliere Morosin, un percorso che non è un percorso poco tortuoso. Questa Regione ha tentato tre volte di fare un referendum, la legge referendaria approvata assieme alla legge referendaria, peraltro, per l’indipendenza del Veneto del giugno 2014, è stata una legge che poi è andata al vaglio della Corte costituzionale, perché il Governo di allora – allora il Primo Ministro era Renzi – impugnò questa legge, impugnò una legge che era talmente sovversiva che prevedeva di chiedere ai veneti “vuoi che alla Regione Veneto siano attribuite nuove forme e condizioni particolari di autonomia?”, nulla di più.
La Corte costituzionale dopo un anno, ci ha dato ragione. Quindi, se noi siamo qui è perché la Corte costituzionale, nel luglio 2015, dice: cari Veneti, fate questo referendum.
Di dibattito ce n’è stato tanto, io faccio una lunga storia breve. Dibattito ce n’è stato tanto, il referendum si va a concretizzare quel 22 ottobre 2017, data non scelta a caso. Quel 22 ottobre 2017 porta 2.348.000 veneti a votare per il “sì”.
Qui dentro, questa mattina, virtualmente ci sono 2.348.000 veneti, che non sono leghisti, che non sono di Forza Italia, di Fratelli d’Italia, del Pd, sono veneti, hanno una trasversalità che è unica, non esiste un partito degli oltre 60% in Veneto.
Lo dico perché noi penso, perdonatemi, lo dico anche in punta di piedi, visto che il Presidente Stefani porta, giustamente, il frutto del suo lavoro, della trattativa, di questa pre-intesa, per fare in modo che sia un risultato di tutti. Penso che sarebbe poco edificante pensare che si esca con un’intesa, una pre-intesa come questa, che per l’amor di Dio non basta, ma aiuta, potremmo metterci tutto quello che volete.
Mi sento la responsabilità, l’ho firmata a ottobre questa pre-intesa, però, è l’inizio di un percorso, è l’inizio del rispetto di quello che prevedevano i Padri Costituenti.
La nostra Costituzione è autenticamente federalista. C’è scritto che è federalista. Lo scrivono assieme ai tedeschi, come vi dicevo prima, che hanno scelto da subito di adottare i Länder, hanno scelto da subito di essere dei federalisti sinceri. Probabilmente i nostri Padri Costituenti e chi governò questo Paese nei primi anni decise che magari il federalismo andava applicato con rigore e con lentezza, perché era un Paese dilaniato, un Paese che comunque non era ancora, definiamolo fino in fondo, compatto come doveva essere, come lo è oggi. C’erano mille campanili, mille lingue, la scolarizzazione non era ad altissimi livelli, anzi, penso che l’80% dei cittadini fossero analfabeti o giù di lì.
Voi capite che comunque qualcuno avrà detto: “Intanto iniziamo a gestirla da Roma questa roba e poi vedremo”. Il problema è che poi è diventato centralismo vigliacco, è diventato un centralismo che ha fatto danni e che ha anche deresponsabilizzato i territori.
I padri del federalismo dicono che ci vuole più Stato dove ci vuole più Stato e meno Stato dove ci vuole meno Stato. Noi siamo qui per dire questo, non per dire che vogliamo spaccare l’Italia in due.
Abbiamo fatto quel referendum, allora c’era il Governo Gentiloni, e con il compianto sottosegretario Bressa io ho portato avanti le prime trattative nelle prime ore. La famosa pre-intesa che si firmò allora nacque da una mia idea. Dissi al Sottosegretario “Diamo un segnale: quattro materie”.
Se voi andate a vedere, c’è una pre-intesa già sottoscritta con il Governo. La firmò proprio il sottosegretario Bressa. Da lì abbiamo iniziato queste trattative, abbiamo portato avanti tutto.
Mi vado anche a zittire perché non voglio rubare tempo ai Consiglieri. Pensare che qualcuno dica ancora che questa è la secessione dei ricchi, guardate, questo è un Paese unito, nessuno mette in dubbio l’unità nazionale. Io lo dico spesso: nord e sud sono come i gemelli siamesi, la vita è la morte di uno e la vita è la morte dell’altro. Finiamola con il dire che questa è la secessione dei ricchi, è un atto di egoismo, significa minare l’unità nazionale.
C’è un Paese che noi vediamo come una grande nazione che è la Germania. La Germania è riuscita a far due robe, intanto essere una grande nazione e poi è iperfederalista. Noi siamo al riscaldamento a bordo campo e loro stanno già toccando i mondiali del federalismo. Noi stiamo ancora forse in serie C o in una cosa del genere. Stiamo iniziando, ed è una grande nazione. Ma la Germania, proprio perché è una grande nazione, proprio perché dal 1948 parte con la sua Costituzione, è la Germania che è riuscita, grazie ad un’ossatura federalista, e spiccatamente autonomista, vi ricordo che addirittura lì il federalismo c’è anche nei partiti, la CDU e la CSU, si sono federati anche in partiti, nonostante questo, la Germania con Khol riesce a mettere insieme le due Germanie. Quindi, direi che il federalismo unisce il Paese, non lo disgrega, tanto è vero che si dice che il federalismo è un movimento centripeto, il centralismo è un movimento centrifugo.
E noi siamo qui oggi non per fare carognate, per pensare che questa è l’asinata della situazione e da qui partiamo con movimenti secessionisti o quant’altro. Guardate a sinistra: il movimento federalista nasce a sinistra, con Silvio Trentin, ma non solo, potremmo parlare di Spinelli e di molti altri ancora. La verità è che poi si diffonde al popolo, è innegabile, e un popolo identitario come il Veneto, dove ancora oggi 8 persone su 10 parlano, e come direbbe l’imperatore Adriano pesano in Veneto – lui pensava in greco – è ovvio che le radici attecchiscono molto più velocemente.
Il tema quindi è che non è che può funzionare, come ho scritto – perdonatemi la citazione del mio libro – che Lino Toffolo dice, a un certo punto, le mogli degli imprenditori, per distinguersi dicono “compriamo le pellicce”, e tutte con le pellicce, poi le mogli degli operai si sentono a disagio, si fanno comprare le pellicce dai loro mariti, e a quel punto le mogli degli imprenditori diventano animaliste. Non è che funziona così.
Funziona che se voi… Va riconosciuto questo movimento che parte da lì: dobbiamo preservare questo Sacro Graal dell’idea, che è un’idea vincente, che nasce contro ogni forma di dittatura e di valorizzazione dei territori, e va anche nel senso della responsabilità.
Qual è il senso? Sì le nuove competenze, sì dobbiamo iniziare, certo che iniziamo, magari iniziamo con la prima ridotta, ma pian piano la macchina si mette in moto, come la schiacciasassi.
Però l’idea è quella di pensare alla responsabilità. Il federalismo non fa bene solo al Veneto che lo vuole, ma farebbe bene a tutta l’Italia, perché federalismo, lo diceva Napolitano, che è un è stato un grande Presidente e che comunque viene dalle fila della vostra militanza politica, il quale, quando gli chiesero, quando io iniziai, nel 2014, questo percorso, “cosa pensa della roba che sta facendo Zaia, dell’autonomia?” Lui, da uomo di sinistra, ma convinto del federalismo, dice “l’autonomia è una vera assunzione di responsabilità”.
Se questo Paese vuole diventare responsabile deve dotarsi di una architettura istituzionale che sia diversa da quella che oggi, altrimenti va a finire male. I conti a un certo punto non torneranno più e finirà che questo Paese deve portare i libri in tribunale.
Potete dire che queste sono baggianate. Possiamo discutere delle competenze, però l’autonomia, e ho chiuso, se non la facciamo per scelta la dovremo fare per necessità.
Grazie.
Ringrazio nuovamente la consigliera Luisetto, che è felicissima di avermi ceduto la parola.
Prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. L’ho ascoltata volentieri, come ho ascoltato il consigliere Morosin, come ho ascoltato il Presidente Stefani.
Sul fatto che siamo tutti federalisti io credo che possiamo concordare, nel senso che nel nostro Statuto, nello Statuto del Partito Democratico, il federalismo è una parte importante. Solo che se partiamo da una base coerente, e lo diceva ieri benissimo il capogruppo Manildo nella sua relazione, le nostre conclusioni sono un po’ diverse.
Tra l’altro, se questa riforma facesse tutto quello che il Presidente Stefani stamattina ci ha chiesto di vedere nel futuro di questa legge, davvero dovremmo tutti sostenerla e difenderla. Poi, va bene che noi guardiamo nel futuro perché io ricordo che un anno fa abbiamo approvato la giornata che celebra l’autonomia, pur non avendo ancora l’autonomia, però dalla preveggenza ai dati di realtà credo che in mezzo ci stiano alcuni elementi di merito sul tema soprattutto dell’autonomia in materia di sanità, sui quali io vorrei questa mattina intervenire.
Ci viene chiesto di prendere atto senza poter incidere di un percorso che riguarda principalmente una delle materie più delicate della vita delle persone, la sanità. Allora, una cosa io credo che la dobbiamo fare, chiamare le cose con il loro nome.
Per dieci anni ai veneti è stato spiegato che l’autonomia avrebbe rappresentato una svolta: più capacità di decidere, più risorse, meno vincoli, una sanità finalmente libera di rispondere meglio e più efficacemente ai bisogni del territorio. Leggendo queste pre-intese, però, questa svolta semplicemente non c’è. Lo dico perché noi siamo stati chiamati con solerzia, il 19 agosto in Commissione Sanità, una Commissione nella quale io avrei voluto discutere di questo tema con l’assessore Gerosa, che non si è presentato, e che non vedo nemmeno oggi.
Se è vero che il cuore di questa manovra sull’autonomia differenziata è la sanità, un po’ mi rende perplessa la sua assenza sia in fase di Commissione che oggi.
All’Assessore avrei voluto dire... Sapete, non è soltanto una questione di forma, perché le questioni che abbiamo posto in Commissione sono questioni che richiedevano una risposta direttamente dalla politica.
I tecnici hanno fatto quello che hanno potuto e ad un certo punto, in qualche modo hanno dovuto prendere un po’ di distanza da quella che doveva essere una risposta politica – io stessa gliel’ho ribadito – nel merito.
Sulle tariffe sanitarie, grande rivoluzione, la Regione può già disporre oggi di importanti margini di intervento e può anche fissare a determinate condizioni tariffe superiori ai massimi nazionali, mettendo le risorse necessarie nel proprio bilancio. Qui non si capisce davvero quale sia il rinnovamento.
Secondo punto, gli investimenti sanitari. Allora, è dal 2016 che ci viene spiegato che Azienda Zero efficientava il sistema centralizzando la spesa. Oggi ci viene detto che alla Regione viene data maggiore possibilità a valle, con le risorse destinate in materia di edilizia, di programmarle in maniera migliore. Già oggi la Regione le programma, per cui bisogna che ci capiamo: o Azienda Zero funziona e la programmazione messa in piedi in questi anni funziona, allora c’è qualcosa che non torna, perché se funziona non c’è nient’altro da dover fare per efficientare, oppure non funziona il sistema e abbiamo bisogno che una pre-intesa ci dica che la gestione delle risorse negli investimenti in sanità deve essere migliore. Delle due, secondo me, l’una.
La verità è che questa pre-intesa non incide su quanto arriva, ma incide a valle, sulla possibilità di gestione, quindi non va a toccare i veri temi, i veri problemi in materia di investimento in sanità, che sono i tempi di disponibilità delle risorse, i ritardi con cui lo Stato paga la Regione e la complessità delle procedure burocratiche. Una maggiore libertà a valle dovrebbe già essere, a mio e a nostro avviso, attuata.
Il personale sanitario, terzo elemento. Guardate, io non torno sui contenuti chiave di cui ha parlato il Capogruppo ieri, perché li ha ben chiariti. Vado su alcune questioni specifiche, perché poi, se è vero che fuori da qui ci sono i veneti che ci guardano, dobbiamo anche fare un’operazione di onestà intellettuale e di verità su quello che andiamo a votare e a discutere oggi. Sul personale sanitario, la possibilità di destinare maggiori risorse alle assunzioni e alle prestazioni aggiuntive è già prevista dalla normativa nazionale a decorrere dal 2026 e, soprattutto, rimane dentro i limiti di spesa del personale, perché quello che davvero non cambia è il tetto di spesa del personale fissato dal Governo Berlusconi in poi, quello che ci permetterebbe di pagare di più e meglio il personale, quello non viene toccato. Quindi, quell’asticella, che è il vero problema del sistema, oggi non la stiamo toccando.
Quindi, diciamolo con una ragionevole chiarezza, non c’è nessuno sblocco degli organici. Mentre nei nostri ospedali e nei servizi territoriali abbiamo bisogno di medici, infermieri, operatori, psicologi, questa autonomia non mette sul tavolo nuove risorse per il personale e per il nuovo sistema organizzativo che la sanità dovrebbe darsi, e di personale che stia bene nel pubblico, non solo risorse di per se stesse, ma risorse per organizzare una gestione del personale, che garantisca che ci teniamo il personale qua, e che non va a finire nel privato convenzionato, o nel privato.
Se quindi questo è il senso dell’autonomia, vorrei dire “grazie, ma no grazie”, se questa è davvero la sostanza di cui stiamo parlando. L’intesa è costruita su un principio di invarianza finanziaria. Tradotto: dallo Stato non arriveranno risorse aggiuntive per esercitare queste competenze. Ci permette soltanto, anche qua, grazie mille, di usare eventuali risparmi inesistenti che derivino dal Fondo sanitario nazionale.
Avrei chiesto all’assessore Gerosa, se fosse stato in Commissione, come facciamo a risparmiare dei soldi da un Fondo sanitario nazionale che aumenta dell’1,4%, quando la spesa sanitaria regionale è aumentata di più del 13%. È già oggi un Fondo sanitario nazionale totalmente insufficiente. Quindi, l’unica vera novità è questa: ci viene permesso di usare come vogliamo risparmi che non esistono, anche perché se ci fossero, dovremmo dirci che non stiamo lavorando bene, cioè che la Regione sta sprecando risorse. Invece, non ci sono, perché già oggi il Fondo sanitario è sovrabbondantemente non adeguato a coprire il bisogno di sanità e di salute dei veneti.
Se la Regione vorrà spendere di più, dovrà farlo dunque con risorse proprie, o con questi risparmi inesistenti. Persino i 300 milioni richiamati in relazione ai fondi sanitari integrativi non possono essere, proprio per questa ragione dell’invarianza finanziaria, 300 milioni nuovi. Non sono 300 milioni in più che arrivano, sono risorse private, che i cittadini già spendono, e che si pensa di convogliare attraverso i fondi.
Dopo anni di annunci sull’autonomia che avrebbe portato nuove risorse al Veneto, arriviamo a un’autonomia a costo zero, nella quale per trovare soldi si guarda anche alla spesa sanitaria privata dei veneti. Quindi, ci stiamo chiedendo: dov’è la rivoluzione annunciata, ma soprattutto che cosa cambia domani mattina per una persona che aspetta per mesi una visita, per chi non trova un medico di famiglia, per un anziano non autosufficiente e la sua famiglia, per un infermiere che lavora in un reparto sotto organico?
Io non ho capito che cosa cambia. Se me lo spiegate, io posso anche rivalutare il mio ragionamento, ma non l’ho capito in Commissione, e sicuramente non l’ha capito l’Assessore, perché non è pervenuto.
C’è invece un punto sul quale il cambiamento potrebbe esserci, e sul quale dovremmo essere molto preoccupati: i fondi sanitari integrativi regionali. Lo diceva ieri il capogruppo Manildo: il testo dell’intesa attribuisce genericamente alla Regione la possibilità di istituirli e gestirli senza circoscrivere chiaramente nel testo vincolante la loro attività alle sole prestazioni extra LEA, solo quelle aggiuntive ai LEA. Qui emerge una contraddizione evidente.
Da una parte, ci viene detto che i fondi dovrebbero essere integrativi, dall’altra, la relazione sulla sussidiarietà dice che i fondi privati finanziano “attività spesso LEA”. Cosa vuol dire, tradotto? Non è un dettaglio tecnico. In Commissione è stato confermato con esempi concreti. Ho fatto la domanda e i tecnici mi hanno giustamente risposto. Parliamo anche di screening, parliamo anche di non autosufficienza, quindi pensiamo ai fondi all’interno di prestazioni dei livelli essenziali di assistenza, non soltanto prestazioni aggiuntive. Se una visita o un esame compresi nei livelli essenziali non vengono garantiti dal servizio pubblico in tempi adeguati e il fondo permette a chi è iscritto di ottenere questa prestazione più rapidamente, stiamo costruendo un sistema a due velocità.
Le ha disegnate bene ieri, dicevo, il Capogruppo. Il sistema ha due velocità: una sanità in cui chi può contare sul fondo va e chi non può aspetta.
Regionalizzare questo meccanismo significa aggiungere una differenza economica e lavorativa a quella territoriale. Questa non è autonomia per rafforzare il sistema sanitario pubblico, è il rischio di trasformare progressivamente un diritto universale in una prestazione differenziata. Stiamo tornando alle mutue. È paradossale che proprio questo sia il punto più concreto di una pre-intesa che, per il resto, presenta come conquiste competenze che la Regione già possiede o ampliamenti molto limitati.
Chiudo dicendo che ai veneti dobbiamo dire con grande chiarezza qual è il beneficio concreto che i cittadini riceveranno. Quasi dieci anni fa ero sindaca e sono stata tra coloro che hanno votato al referendum delle autonomie, anche per rispetto della mia comunità, che lo sentiva come un bisogno e perché sono partita dalle premesse per le quali anche lo Statuto del Partito Democratico e la comunità politica alla quale appartengo ha sempre creduto nel federalismo, non solo dal 2001, ma anche dopo.
Ho votato quel referendum, ma di quel referendum, che aveva un quesito generale, che chiedeva a tutti noi se volevamo bene a nostra madre, sostanzialmente, questo era il tenore...
Ho detto che sono stata a votare quel referendum, e l’ho fatto. Di quel referendum, a mio avviso, rispetto ai contenuti di cui questa mattina ho cercato di parlare puntualmente, non di quadro generale, ho parlato di contenuti specifici in materia di sanità, io di quel referendum oggi non trovo traccia.
Le risposte a cui io vorrei assistere quando parliamo di autonomia sono quanti medici in più, quanto diminuiranno le liste d’attesa, quanto sarà rafforzata la medicina territoriale, quali investimenti aggiuntivi arriveranno negli ospedali, come verrà garantita la stessa qualità delle cure, indipendentemente dal reddito delle persone.
Questa, secondo me, è l’unica autonomia che ci serve in sanità, quella che ci permette di rispondere a queste domande. Nelle pre-intese io non ne trovo traccia.
Troviamo, invece, competenze già esistenti, qualche margine amministrativo in più, nessuna nuova risorsa statale, e un punto, quello dei fondi sanitari, che, se non governato, rischia di spingere nella direzione opposta a quella di cui abbiamo bisogno.
Per questo, non è possibile una presa d’atto come quella che ci viene chiesta, silenziosa. Dopo dieci anni di promesse, stiamo spacciando ai veneti una rivoluzione che, invece, è una procedura. La vera autonomia che serve alla sanità è la capacità di dare risposte alle persone, e questa, a nostro avviso, continua a mancare.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliera Cendron, prego.
Speaker : Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Grazie, Presidente. Colleghi Consiglieri, Assessore, chiarisco subito una cosa anch’io.
Come moltissime delle nostre Reti Civiche del Veneto, io sono da sempre favorevole all’autonomia. Riconosciamo il valore costituzionale del decentramento, della sussidiarietà e della vicinanza delle decisioni ai cittadini.
Anch’io nel 2017, insieme a oltre 2,2 milioni di veneti, ho votato sì al referendum consultivo sull’autonomia. Credevo allora, e lo credo tuttora, che una gestione del territorio più vicina alle esigenze della nostra comunità fosse la strada maestra per un’Amministrazione più moderna e più efficiente. Ma, giustamente, quello che dobbiamo chiederci oggi, la vera domanda è se siamo favorevoli all’autonomia, a quale autonomia e quale autonomia stiamo approvando oggi.
Soprattutto, è questa l’autonomia che abbiamo promesso ai veneti
Sono passati nove anni, l’abbiamo detto, da quel referendum del 22 ottobre 2017 e dopo proclami trionfalistici, conferenze stampa quotidiane, estenuanti trattative con i Governi di ogni colore politico, oggi ci troviamo a votare due schemi d’intesa definitivi che riguardano queste quattro materie: le Protezione civile, le professioni, la provenienza complementare, la tutela della salute limitatamente al coordinamento della finanza pubblica.
Non nego che anche a me vien da dire “meglio questo che niente, meglio piuttosto che niente”, ma consentitemi di dirlo con un mezzo sorriso tra l’ironico e l’amaro, che è la classica montagna che partorisce il topolino. Ci invitate a festeggiare un passo storico, ma la realtà dei documenti è un po’ una delusione.
Entrando proprio nel merito delle carte che la Giunta ci chiede di approvare, che cosa c’è scritto concretamente? Io premetto anche che mi sarebbe piaciuto fare un maggior lavoro di approfondimento, che avrebbe permesso a tutti noi di essere più consapevoli e preparati, ma è stata un po’ una corsa, anche per gli uffici che magari non hanno avuto modo di analizzare tutti i risvolti pratici di queste intese. Si trova ripetuto in maniera quasi ossessiva, all’inizio e alla fine dei testi degli articoli 4, 5, 9 e 13 questa clausola.
All’attuazione della presente intesa e all’esercizio delle relative funzioni attribuite si provvede nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, e comunque senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica. Ecco qual è l’inganno contabile: zero euro, zero risorse umane aggiuntive, zero autonomia finanziaria trattenuta sul territorio.
Ci vengono trasferite delle competenze normative e amministrative, ma a saldi invariati. Ci dicono “arrangiatevi con quello che avete già”. Ma come si fa a fare la vera autonomia a costo zero? Analizzando anche quelle che sono le singole applicazioni pratiche, contenute negli atti, per capire se questo cambia la vita quotidiana dei nostri cittadini, abbiamo la protezione civile, ci viene detto che il Presidente della Regione potrà emanare ordinanze in deroga per gli eventi calamitosi regionali e assumere il ruolo di commissario delegato. Bene, ma poi andiamo a leggere i dettagli: l’emanazione delle ordinanze in deroga richiede la previa autorizzazione statale del Consiglio dei Ministri, e in caso di estrema urgenza, il Presidente può emanarla, ma se entro otto giorni il Consiglio dei Ministri non l’approva, l’ordinanza cessa di produrre ogni effetto. Questa non è autonomia decisionale, è una delega condizionata sotto la costante tutela di Roma.
Sulle assunzioni urgenti di personale, poi, di protezione civile, la deroga ai vincoli assunzionali è concessa solo nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente. Nessun euro in più per pagare i soccorritori o per dotare i Comuni dei mezzi necessari.
Infine, la grande conquista, cioè la facoltà di immatricolare direttamente le targhe dei veicoli della Protezione civile regionale. Adesso, con tutto il rispetto per i volontari di Protezione civile, che sono straordinari e fanno un lavoro incredibile nei nostri Comuni, abbiamo atteso nove anni per poter immatricolare i pick-up con la targa regionale. Non è questa la svolta epocale che mi aspetto in Veneto.
Passiamo poi alle professioni. La Regione potrà istituire elenchi regionali per professioni di rilievo regionale, legate a specificità territoriali, come per esempio le guide alpine, le figure dell’artigianato locale o del turismo. Anche qui, si tratta di micro ingegneria burocratica, dal respiro ridottissimo, che rischia di creare però ulteriore burocrazia, senza incidere sul mercato del lavoro o sul riconoscimento reale dei professionisti.
Previdenza complementare, articolo 10 dell’intesa.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Montanariello, non è facile parlare con uno che ti parla dietro la schiena. È un quarto d’ora che è in difficoltà. Basta.
Si scusi con lei, collega, non con me.
Speaker : Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Dicevo, previdenza complementare. Si riconosce alla Regione la rappresentanza negoziale per stipulare accordi di adesione ai fondi pensione regionali per i dipendenti regionali sanitari. Ma la disciplina generale dei fondi e la vigilanza rimangono rigide competenze statali e unionali. Una mera funzione gestionale è già ampiamente praticabile.
Per la tutela della salute e il coordinamento della finanza pubblica non abbiamo nessun trasferimento sulla gestione della rete ospedaliera o sul superamento dei tetti di spesa sulla sanità pubblica. Si tratta, ancora, di piccoli riassestamenti di coordinamento contabile all’interno dei vincoli già adottati dal Ministero dell’economia e delle finanze.
Colleghi, se guardiamo con lucidità a queste quattro materie, ci rendiamo conto che ci hanno consegnato delle scatole confezionate, coi fiocchi, i nastri istituzionali, ma vuote all’interno, senza personale, senza un euro di partecipazione al gettito fiscale e senza la leva reale di sviluppo. La domanda nasce spontanea: come siamo arrivati a questo punto, soprattutto, da chi ci saremmo dovuti attendere un risultato diverso. Questa maggioranza governa la Regione da oltre trent’anni, in Veneto, di potere ininterrotto. Negli ultimi anni avete goduto della straordinaria e irripetibile condizione politica di avere la medesima maggioranza di centrodestra al governo della Regione e al Governo della nazione. Avete tutte le leve del potere: il Ministero per gli affari regionali, la Presidenza del Consiglio, la maggioranza assoluta in Camera e Senato.
Ci avete promesso la madre di tutte le battaglie: i nove decimi delle tasse trattenute in Veneto, la gestione autonoma della scuola, dell’ambiente, delle infrastrutture, della sanità. E invece oggi qual è il bilancio finale? La verità è che c’è una situazione politica e anche di contraddizioni interne alla vostra alleanza di Governo, che vi hanno tenuto fermi. Avete dovuto subire i veti incrociati delle forze politiche più centralista della vostra stessa maggioranza a Roma, spaventate anche dall’autonomia reale.
La montagna di promesse ha partorito queste briciole, negoziate in fretta prima delle scadenze dettate dalle politiche, semmai ci si metterà d’accordo sulla legge elettorale.
Per poterle dire portiamo a casa l’autonomia. Poi, quello che mi chiedo anche è che autonomia differenziata ci potrà mai essere se sono tutti provvedimenti fotocopia anche con le altre Regioni che stanno facendo questo percorso: Lombardia, Emilia- Romagna, Liguria, Piemonte. Il Piemonte, anzi, a un certo punto è comparso nei documenti del Veneto.
I cittadini veneti, però, non sono sprovveduti, sanno riconoscere la differenza tra una riforma strutturale che ammoderna le Istituzioni e una manovra che assomiglia più a una propaganda.
La legge statale n. 86 del 2024, zavorrata poi dalle correzioni della sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale, giustamente ha ricordato come l’autonomia debba riguardare specifiche e ben giustificate funzioni, non interi settori al buio. Ha dimostrato che questo impianto è farraginoso e incapace di dare vere risposte.
Siamo poi a fine legislatura, a Roma, ed emergono tutte le contraddizioni di chi ha usato la bandiera dell’autonomia come specchietto per allodole, senza mai avere la forza politica, o la capacità negoziale piena con Roma.
Io voglio dire per prima che in primis da cittadina, da veneta, sono un po’ delusa. Mi viene da dire “se non ora, quando?” Come consigliera delle Civiche Venete, che crede nel valore delle Istituzioni e dell’autonomia vera, voglio intendere questo provvedimento come un punto di partenza minimo, non certo un punto di arrivo. È stato ribadito anche questo. Si tratta di piccole e di piccolissime modifiche procedurali, come la gestione delle emergenze di Protezione civile o gli elenchi professionali o l’uso del Fondo nazionale integrativo. Vogliamo sperare che possano servire a fare da test.
Dobbiamo affrontare quelli che sono i veri nodi che interessano la vita dei cittadini e delle nostre imprese, come la sanità pubblica. Abbiamo bisogno di autonomia vera per sbloccare i tetti di spesa sul personale sanitario, per assumere medici e infermieri, per abbattere le liste d’attesa che angustiano le famiglie venete, non solo di formalismi di finanza pubblica. Abbiamo bisogno di scuola di formazione, serve un’autonomia che valorizzi i nostri giovani, gli ITS, l’allineamento tra scuola e tessuto produttivo locale, ambiente e territorio. Serve una gestione autonoma della tutela idrogeologica del nostro fragilissimo territorio, investendo risorse vere sulle opere infrastrutturali di prevenzione.
Possiamo fare molto, possiamo fare di più e possiamo farlo molto meglio. Serve una Regione che non si accontenti delle briciole concesse da Roma solo perché al Governo ci sono gli alleati di partito, serve un Veneto che punti all’eccellenza con il coraggio delle responsabilità e della trasparenza finanziaria.
Per queste ragioni, Presidente, il mio voto su questa proposta di deliberazione amministrativa sarà un voto di astensione. Non votiamo no perché c’è condivisione nei principi, ma non possiamo votare sì, perché questo testo non rappresenta l’autonomia per cui i veneti hanno votato, rappresenta un compromesso al ribasso.
Ci asterremo per ricordarvi che non dobbiamo accontentarci delle briciole senza risorse e invece dobbiamo volere un Veneto davvero autonomo, forte, efficiente e solidale.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Baldan Flavio, prego.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente. Oggi non la disturberò, ma parto da lei perché...
Speaker : PRESIDENTE
Ho sempre avuto un ottimo rapporto con il suo partito.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie. I miei discepoli.
Ovviamente ringrazio tutti per gli interventi, il suo e quello del Presidente Stefani, quello accalorato e puntuale del consigliere Morosin, ci mancherebbe, di chi più conosce la storicità, ovviamente, di questa materia dal lato delle sue competenze e della sua dedizione.
Volevo iniziare l’intervento in un certo modo, poi lo continuerò, ma mi ha colpito una delle sue frasi finali: “Se continuiamo così, c’è il rischio che portiamo i libri in tribunale”. Ed è vero. Qualche Consigliere mi può dare atto, e so che lo pensa anche lui. Questo è un rischio che c’è, perché, di fatto, e ha ragione il consigliere Morosin, non dobbiamo parlare di federalismo amministrativo, dobbiamo parlare di federalismo fiscale. Questo è il cuore del federalismo. Dopodiché, io non sono in grado di dire, e ho fatto un esempio anche sulla previdenza complementare, che, ovviamente, ci sono differenziazioni e storicità fra Paesi e Paesi e anche fra Regioni e Regioni.
La nostra Regione è molto differente dal Trentino Alto Adige e anche questo bisogna considerarlo. Vengo, però, a un punto che mi sta particolarmente a cuore.
Ci sono momenti all’interno di un’Assemblea parlamentare, nazionale e regionale, come questa, perché questo è un Parlamento regionale, in cui ci sono dei capitoli, delle situazioni così importanti rispetto a quello poi che è il continuo dell’iter, della legislatura nel corso del tempo, che devono essere affrontati in un modo diverso, perché rispondono a caratteristiche un po’ più ampie sotto il profilo di quello che ci aspetta alla cittadinanza e anche, ovviamente, del consenso dal lato mediatico.
L’abbiamo dimostrato ieri, quando abbiamo deliberato e legiferato sul fine vita. Sono, tra l’altro, situazioni in cui il Consiglio nel suo complesso, maggioranza e opposizione, è chiamato interamente, proprio per la specificità, proprio per l’importanza degli argomenti che si vanno ad affrontare, ad agire complessivamente per dare il miglior risultato possibile.
L’abbiamo fatto ieri sulla legge sul fine vita, lo abbiamo fatto a primavera di quest’anno quando, doverosamente e necessariamente, la Regione Veneto doveva uscire dall’esercizio provvisorio di bilancio per avere la possibilità di gestire al meglio le sue risorse.
Anche in virtù di quel referendum che è stato fatto nel 2017, votando convintamente a favore dell’autonomia, mi sarei aspettato che altrettanta attenzione fosse stata data al capitolo dell’autonomia, in particolare dell’autonomia richiesta dai veneti. Invece, siccome io credo che per chi occupa un ruolo istituzionale, forma e sostanza siano due facce della stessa medaglia, mi ritrovo che dal lato della forma noi finiamo i lavori in questo Consiglio regionale all’inizio di agosto, concordiamo un calendario di ripresa il 7 settembre, e improvvisamente questo calendario viene completamente stravolto da tutta una serie di Commissioni, con Consiglieri che probabilmente non erano neanche più qui, che così come accade per le Istituzioni nazionali e per l’Istituzione del Parlamento europeo beneficiano delle ferie agostane, con nemmeno la possibilità di formarsi un pensiero ben più concreto su un capitolo estremamente importante, estremamente sentito dai veneti.
Francamente, oggettivamente, dopo i tempi ristretti e lo sforzo fatto in sede di bilancio provvisorio, credo che questa sia una cosa, dal mio punto di vista, da sottolineare.
Ma vengo alla parte della sostanza della riforma dell’autonomia differenziata. Ho voluto spogliarmi della parte ideologica, della parte politica. Per esplicitare il mio pensiero mi sono basato su quella che è stata la relazione di Banca d’Italia in merito all’autonomia differenziata.
Banca d’Italia probabilmente – anzi, è, senza “probabilmente” – l’Authority più importante di questo Paese, per i cultori del diritto amministrativo è un’autorità indipendente Ha un centro studi che collabora con il nostro Paese e alla quale si presta molta attenzione per quelle che sono le dinamiche macro e micro economiche del nostro Paese.
Ho cercato allora di capire qual era il suo pensiero in merito a questo progetto, facendo prima una premessa. Io non capisco, se l’autonomia è una cosa seria, è stato ribadito, è in Costituzione fin dalla sua nascita, ma ahimè, chi studia un po’ di diritto sa che c’è differenza tra Costituzione formale e Costituzione materiale. Per quanto sia in Costituzione, non capisco come, chi ha predisposto questo progetto di intese, di legge, in ispecie il ministro Calderoli, che non conosco personalmente, ma che so animato da pensieri estremamente positivi, perché quelle poche volte che l’ho sentito, secondo il suo modello di autonomia, qualsiasi cosa tu fai, va bene il nord, va bene il sud, va bene il centro, va bene l’est, va bene l’ovest, va tutto bene a saldi invariati e di spesa. Misteri dei misteri.
Dicevo: sono state presentate, e questa io ritengo che proprio, anche per il Veneto, sia una situazione da rimarcare, in Commissione affari costituzionali, quattro intese diverse, quattro intese di quattro Regioni, una più diversa dall’altra, sulle quattro materie, esattamente uguali.
Io non capisco e a questo punto mi faccio la domanda su cosa consista la specificità del Veneto, e che i nostri veneti ci chiedono, se le quattro materie sono esattamente uguali.
Seconda considerazione: la Corte costituzionale, nel suo distinguo fra materie e funzioni, che ovviamente abbiamo capito, non sono esattamente la stessa cosa, tutt’altro, aveva chiesto che ci fosse un piano preciso, un’organizzazione con cui le quattro funzioni di queste quattro materie vengono esplicitate.
Nulla di tutto questo è stato previsto, quindi mi domando di che autonomia stiamo parlando, in questo momento, anche per rispetto nei confronti dei veneti, se è un’autonomia più che differenziata, standardizzata, o se stiamo parlando di qualcosa di diverso.
Allora, ritorno a quello che è il tema, alla relazione di Banca d’Italia. Sottolinea Banca d’Italia – e questo è un passaggio che voglio richiamare – che diversamente, proprio perché è a saldi di bilancio invariati e non riguarda il federalismo fiscale, tra l’altro, la riforma fiscale era nel PNRR e poteva abbracciare anche il discorso dei residui fiscali, ma non c’è traccia di quello… Sottolinea Banca d’Italia che il disegno di legge ha una forte valenza politica.
Ovviamente io ho fatto alcune considerazioni in merito e l’idea che mi sono fatto è che su questo, soprattutto per i tempi con cui si sta gestendo questo passaggio, Banca d’Italia abbia perfettamente ragione. Io non capisco, stiamo votando un passaggio fondamentale dei veneti, lo stiamo discutendo e votando in fretta e in furia solo perché noi siamo di fronte a un Parlamento che, nella migliore delle ipotesi, non ha più nulla da dire. L’unica sua competenza su cui si sta concentrando è quella di una legge elettorale, come se questo Paese fosse privo di una legge elettorale. È rigorosamente assurdo.
Per non parlare del Governo nazionale, che domani festeggia il record di longevità. Il Financial Times ha scritto “di stabilità”, però io non vorrei che si confondesse tra stabilità e immobilità. Di fatto siamo di fronte ad un Governo che non ha un euro in cassa, l’abbiamo visto drammaticamente su quelli che sono gli scenari internazionali energetici, e, soprattutto, non ha in quattro anni fatto uno straccio di riforma in questo Paese. La riforma più recente di questo Paese risale mediamente a 35-40 anni fa. Una delle riforme cardine doveva essere la riforma fiscale del Viceministro Leo, ma non ce n’è traccia, e questo avrebbe inciso in modo significativo su quello che riguarda poi anche il federalismo fiscale e la questione delle risorse.
Dice Banca d’Italia: abbiamo valutato attentamente il rapporto tra costi e benefici. È vero, infatti, che le Regioni hanno maggiore conoscenza della particolarità e delle caratteristiche sociali dei loro territori.
Ci sono, però, alcune controindicazioni. Un assetto istituzionale estremamente differenziato potrebbe risultare poco trasparente per i cittadini, accrescendo i costi di coordinamento e indebolendo la contabilità dei diversi livelli di governo, quel principio per cui i diversi decisori politici possono essere chiamati a rendere conto delle scelte che prendono.
Questo potrebbe avere effetti negativi anche su imprese e lavoratori, specie quelli che si spostano tra un’area e l’altra del Paese. Il tutto renderebbe meno accessibili i vari mercati compromettendo principi di concorrenza e nel complesso danneggerebbe quel poco di produttività che ancora rimane a questo Paese.
Sono problemi che sono stati evidenziati, e li abbiamo visti tutti, durante la pandemia. Il disegno di legge, e qui viene, secondo me, il passaggio più eclatante, del Ministro Calderoli non pone alcuna condizione per l’accesso all’autonomia differenziata. Consiglia solamente, invece, di prevedere almeno un’istruttoria per ciascuna materia. Tutto deve avvenire con un vincolo di bilancio molto rigido, perché questo processo non dovrà comportare, come stabilito, nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Ritornando al pensiero iniziale dei libri in tribunale, siccome dopo entreremo nel merito delle quattro materie, mi domando come sia possibile, al di là del razionamento di spesa, del coordinamento di tutto quello che facciamo, organizzare queste quattro materie senza una risorsa supplementare.
Mi pongo anche il problema, visto che la legge di bilancio è annuale, il Parlamento la fa annualmente, soprattutto alla luce degli scenari attuali internazionali, dove lo spettro delle tempesta perfetta tra geopolitica, guerra, situazioni di tassi d’inflazione, aleggia perfettamente sopra le nostre teste.
Non riesco a capire quali risorse ovviamente potremmo avere a disposizione, sia direttamente che eventualmente ci fosse una riconsiderazione dei residui fiscali.
Ne consegue che, eventualmente, per dar corpo, per dare oggettività a quello che serve per mettere in pratica queste quattro funzioni, le quattro materie, oltre al razionamento della spesa, a stretti parametri e al recupero della spesa inefficiente, servirà probabilmente anche da parte della Regione un eventuale recupero di risorse che non può avvenire se non attraverso un innalzamento della pressione fiscale.
Io non vedo altre alternative. È da considerare, e vado a chiudere, che inoltre le Regioni hanno al momento sicuramente minori obblighi di rispetto dei vincoli di bilancio previsti dalla Costituzione e dai trattati. Quindi, già le Regioni in questo momento godono di qualche vincolo dal lato economico preponderante. Quello delle economie e delle economie di scala è un concetto che ricorre spesso quando si parla di federalismo e di autonomia regionale.
Il principio delle economie di scala consiste nel realizzare tanti prodotti uguali in un solo processo produttivo o di fornire servizi su più ampia scala dal punto di vista più economico.
Per questo Banca d’Italia esprime perplessità sull’effettiva convenienza di questo disegno di legge sull’autonomia differenziata, che sono tra l’altro gli stessi dubbi espressi dalla Commissione europea nelle sue raccomandazioni al nostro Paese.
Nel complesso, la riforma prevista dalla nuova legge quadro rischia di compromettere la capacità delle amministrazioni pubbliche di gestire la spesa pubblica. Non mi sembra un commento di appoggio, dal mio punto di vista, questo schema di autonomia differenziata. Non poteva esserlo, perché di fatto, come ho ribadito prima, non tocca il cuore di quell’autonomia che chiedono i veneti, cioè, il federalismo fiscale.
Questo è il cuore che i veneti chiedevano, e su cui si sono espressi, dichiarandolo a chiare lettere, attraverso il referendum.
Per non sbagliarmi, io mi son portato anche il rapporto statistico del 2026 della regione Veneto. Il Veneto si racconta, il Veneto si confronta. Da qui emergono alcune considerazioni importanti: il PIL pro capite del Veneto a prezzi correnti è risultato pari a 42.439, 942 euro in più rispetto al 2024, ovvero, l’11 per cento in più, più alta della media nazionale.
Sembrerebbe…
Speaker : PRESIDENTE
Concluda, Consigliere.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Certo. Sembrerebbe positivo, ma la propensione al risparmio delle famiglie venete passa dal 9,1 del 2024 all’8,3 del 2025, proprio rispetto a una media nazionale del 9,6.
Gran parte, e chiudo, mi scusi, Presidente…
Speaker : PRESIDENTE
Ha avuto 20 minuti.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Certo, chiudo velocissimamente.
Quell’incremento pro capite del Veneto è stato usato per sostenere spese sanitarie.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Cunegato, prego.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Volevo dire che ieri è successa una cosa straordinaria, in quest’Aula, nel senso etimologico del termine, cioè, al di là dell’ordinario: ero d’accordo con Luca Zaia sul fine vita.
Oggi questa storia si ripete, ed è incredibile: sono d’accordo con Luca Zaia quando dice che questa è una giornata storica. Infatti, oggi è una giornata storica che segna la fine di una storia che segna la fine di un’epoca, un’epoca durata 30 anni, nella quale una classe dirigente, la destra del Veneto piuttosto immobile, ha continuato a ripetere come una tiritera assordante che un giorno arriverà l’autonomia. Autonomia dipinta come l’albero della cuccagna: quando arriverà l’autonomia, avremo un sacco di soldi, di risorse, avremo un sacco di servizi per tutti i veneti.
Oggi questa storia di immobilismo che cercava una giustificazione finisce definitivamente. E finisce anche male, credo: per l’ennesima volta, infatti, prima di Pontida si trova un modo per raccontare qualcosa.
Mi ricordo l’anno scorso, quando saliva sul palco Calderoli, e disse: quest’anno avremo l’autonomia. Ricordo che l’anno scorso, 36 anni dopo la nascita della Lega, nel 1989, lo slogan di Pontida era “autonomia subito”. Per questo noi siamo tornati nelle Commissioni in agosto: perché bisognava arrivare il 20 settembre a Pontida e dire che Salvini è bravo e che grazie a Salvini e a Stefani avremo l’autonomia.
Non sono invece d’accordo con Zaia quando oggi dice una cosa che non è vera. Zaia dice: noi non siamo secessionisti. Io vorrei ripercorrere questa storia, visto che oggi siamo alla fine di questa storia. Io ricordo che la Lega fino al 1996 era autonomista, ma nel 1996 diventa indipendentista.
Ricordo quello che il più grande storico del Novecento, Eric Hobsbawm, ha chiamato “L’invenzione della tradizione, come fu costruita in maniera tragicomica un’identità collettiva”.
Lo si fece attraverso la figura di Alberto da Giussano, campione dei Comuni contro l’invasore, il Barbarossa. Quindi, Alberto da Giussano rappresentava il nord contro tutti i nemici di ogni epoca, prima i meridionali, Roma ladrona, poi gli islamici, gli immigrati sempre, anche oggi; poi, addirittura i riti celtici, vi ricorderete il grande ministro Castelli, che adesso ha fondato un nuovo partito, che si sposò con riti celtici; e poi ricorderete anche l’ampolla del sacro Po, tutto shakerato insieme.
Insieme all’invenzione, addirittura, e qua è veramente fantastico, di un’entità geostorica. Morosin che ha studiato lo sa, la Padania non esiste. Nei libri di storia si trova il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia, il Regno di Sardegna, ma la Padania che per anni avete voluto rendere indipendente, non esiste. Ebbene, tutto questo non è stato solo folklore, non è stata solo una narrazione che andava bene per portare le persone con i caschi e le corna a Pontida. Ha prodotto anche qualcosa di istituzionale. Ecco, voi non vi soffermate, ma voi avete fatto la legge n. 16/2014. Avete chiesto un referendum sull’indipendenza.
Allora, Morosin, che mi sta simpatico e che crede nella Corte solo quando gli fa comodo –ieri andava bene la Corte, oggi no – mi dirà come può essere costituzionale un referendum che chiede l’indipendenza, visto che, come sa benissimo, l’articolo 5, che riconosce le autonomie, dichiara l’Italia una e indivisibile. Morosin ha una esegesi e una ermeneutica della Costituzione piuttosto bizzarra e soggettiva.
Arriviamo poi al referendum citato prima del 22 ottobre 2017. Ecco, voi dite che sono andati a votare in tantissimi (io no, e lo rivendico). Sono andati a votare tutti perché voi gli avete raccontato balle, voi gli avete raccontato che se quel referendum fosse passato i veneti avrebbero avuto il 90% delle tasse. Voi avete raccontato ai veneti l’albero della cuccagna, l’autonomia come albero della cuccagna, e avete detto che se avessero votato quel referendum le 23 competenze sarebbero rimaste nella nostra regione.
Io, lo dico con orgoglio, non votai quel referendum. Lo dico con orgoglio, feci parte di un comitato per l’astensione, perché quel referendum non era altro che marketing politico. E a nove anni di distanza e con il voto che facciamo oggi significa che la storia ci ha dato ragione. Dopo quel referendum, lo vorrei ricordare, non è che la Lega va in vacanza, la Lega sta al Governo praticamente sempre. A parte la piccola parentesi del Conte 2, la Lega governa nel Conte 1, la Lega governa nel Governo Draghi, la Lega governa da quattro anni con la Meloni, il Governo più longevo della galassia.
Ricordo anche che la Lega prima aveva governato nel Berlusconi 1, 2, 3, 4. Ebbene, dopo il referendum del 2017, quello che ci avrebbe dato il 90% delle tasse e 23 competenze, la Lega governa sette anni e mezzo su nove. Si arriva alla famosa legge Calderoli. Prima Stefani si vantava anche di esserne stato il relatore.
La legge n. 86 del 2024 è la legge di Calderoli, cioè di quello che potremmo chiamare il re Mida dell’anticostituzionalità. Tutto ciò che il re Mida tocca diventa oro, tutto ciò che Calderoli tocca diventa incostituzionale, a partire da quella legge elettorale che lui stesso, se vi ricordate, autodefinì il Porcellum.
Quando Stefani dice che è colpa dell’ostruzionismo della sinistra, si dimentica di dire che la legge Calderoli è stata smontata pezzo su pezzo dalla Corte costituzionale, non dalla sinistra.
La Corte costituzionale, che piace qualche volte e non piace, invece, altre volte, ha preso quella legge e l’ha smontata, perché bisogna saperle fare le leggi. Le leggi bisogna farle inserendole dentro quella cornice di senso che è data dalla Costituzione, che è la legge delle leggi, che è il vertice delle nostre leggi.
È stata smontata pezzo su pezzo dalla Corte costituzionale, perché non c’è solo l’articolo 5, c’è anche l’articolo 3 della Costituzione, c’è anche l’articolo 2. Quindi, una legge deve tenere insieme elementi di autonomia con il dovere inderogabile alla solidarietà.
Quando io sento, come si diceva prima, che la sinistra è tradizionalmente autonomista e federalista, parliamone. Di che tipo di autonomismo e federalismo parliamo? Perché c’è una autonomia culturale, ieri qualcuno ne parlava, qualcuno che citava Pasolini, ma potremmo citare Gramsci, potremmo citare anche il grande Pavese. C’è l’idea delle radici come valore, l’idea della difesa delle identità, delle lingue locali, delle culture contadine spazzate via dal capitalismo, da quello che Pasolini definiva il genocidio culturale.
Voi avete fatto qualcosa per difenderle queste tradizioni? Voi che governate da trent’anni avete difeso il dialetto?
Ebbene, proprio Alessandro Mocellin, che voi avete invitato, ci ha ricordato che i giovani, dopo una statistica, non parlano più il dialetto. Voi avete fallito, se davvero credevate in una autonomia culturale, nella difesa di una lingua. Poi, però, c’è anche un’altra autonomia, c’è una autonomia democratica. Io ricordo un grande filosofo, Castoriadis, che ha scritto un libro su questo: “autos-nomos” vuol dire essere legislatori di se stessi. A me va benissimo dare potere ai Comuni. Va benissimo il neo municipalismo, va benissimo pensare a un’idea che avvicina la democrazia ai territori, ma quello che è successo negli ultimi anni è esattamente il contrario: sempre meno risorse ai Comuni, sempre meno risorse ai servizi di prossimità, al contrario, nella sanità l’unica cosa gestita dalla Regione, facciamo ULSS sempre più grandi, dove i Sindaci non contano, dove si centralizzano decisioni amministrative e sanitarie nella ULSS zero.
Ecco quindi che la Lega diventa l’esempio evidente di un motto che potremmo definire autonomistico: il potere degli altri. Cioè, la Lega è autonomista se deve chiedere potere a Roma, ma è centralista se deve togliere potere ai territori. Esattamente quello che è successo, ragazzi miei, perché questa non è un’impostazione autonomista, è un centralismo veneziano.
Qual è l’idea di autonomia che io rifiuto e che tutte le sinistre rifiutano? L’autonomia neoliberista. Cosa significa questo? Significa che per lungo tempo, l’unico messaggio che girava era questo: dobbiamo tenerci gli schei. Se il neoliberismo è un pensiero che immagina una competizione continua tra individui e inventa il mito della meritocrazia, cioè, dice che siccome gli individui sono in competizione, chi è ricco se lo merita, chi è povero è colpevole, senza ricordare i punti di partenza, senza ricordare che viviamo in un Paese dove c’è un’immobilità sociale assoluta, talmente forte che l’economista Franzini ha affermato che in Italia c’è una ereditarietà dei redditi, cioè, i figli guadagnano come i padri, quindi c’è un mondo immobile.
Voi avete spostato questa idea di una competitività assoluta, dagli individui ai territori, cioè, l’idea è che i territori siano in competizione e che sia giusto togliere risorse ai territori più poveri perché queste vadano verso i territori più ricchi.
La sentenza della Corte costituzionale che cosa dice? La sentenza n.192/2024 dice proprio che la legge Calderoli non sta in piedi, e non sta in piedi perché non si possono chiedere 23 competenze. Se chiedessimo 23 competenze, lo Stato non esisterebbe più, esisterebbe solo, di fatto, la giustizia, la sicurezza interna e esterna, le pensioni e il debito pubblico che nessuno vuole.
Quindi, la Corte costituzionale dice che la legge Calderoli, di fatto mina l’equilibrio istituzionale, e da lì in poi dà delle indicazioni chiare. Per questo io volevo presentare questa risoluzione, e l’ho presentata, frutto di un documento fatto e firmato da tutto il centrosinistra, che dice chiaramente che quello che noi andremo a votare oggi è incostituzionale. Quello che noi andremo a votare è evidentemente incostituzionale. Bisogna leggerle le sentenze delle Corti. Non so se facciate tutto questo per ignoranza o se lo facciate per indifferenza.
La Corte dice una cosa chiara: non si possono chiedere intere competenze. La Corte dice un’altra cosa chiara: siccome questa è autonomia differenziata, e di questo parlava anche il consigliere Manildo, io non posso chiedere in tutte le Regioni le stesse competenze. Devo chiedere poche e circostanziate funzioni e devo giustificarle. Devo dire perché esiste una peculiarità in Veneto che rende la gestione di quella funzione più efficiente che se fosse, invece, gestita dallo Stato.
Ebbene, è già stato detto, ma lo ribadisco, queste quattro pre-intese di quattro Regioni diverse sono incostituzionali perché, primo, non rispettano l’idea della Corte, che diceva che non si possono chiedere delle competenze, ma solo circostanziate funzioni. Vengono chieste quattro competenze. È incostituzionale. Quindi, non so se sia ignoranza o indifferenza, ma non si rispetta la sentenza.
Altra cosa, dove sta la peculiarità, se io faccio un copia-incolla di quattro pre-intese uguali in Liguria, in Piemonte, in Lombardia e in Veneto? Ci si prende gioco della Corte e ci si prende gioco anche di noi, perché, come è stato detto, a questo copia-incolla fatto male, si unisce il pressappochismo, perché nella pre-intesa della Lombardia ci si dimentica di correggere e si parla di Veneto, nella pre-intesa del Veneto ci si dimentica addirittura di correggere e si parla di Piemonte. È un copia-incolla peraltro fatto malissimo.
Arriviamo alla conclusione del ragionamento. Perché la storia di oggi è la fine della storia? Perché la storia di oggi è la fine di un’epoca? Perché quell’epoca fatta dal padre putativo, dal padre naturale, come diceva prima il simpatico Morosin, nel quale si diceva che resteranno qua tutti i soldi è una montagna che ha prodotto un piccolo sorcio. Voi avete chiesto 100 e questa cosa qua è 0,0001.
Come dicevo l’altra volta, voi avete promesso fuochi d’artificio e sono solo miniciccioli. È stato detto già molto bene, ma queste pre-intese hanno una cosa in comune: soldi zero. Ecco perché, appunto, voi che avete raccontato l’autonomia come l’arrivo di risorse e di servizi, oggi invece esultate, ma anche con moderazione, vedo… È in qualche modo un’esultanza composta che segnala una gioia evidentemente soppressa. Del resto lo stesso Morosin parresiasta, ossia che pratica l’arte di dire la verità, disse prima “è una miseria”. Ecco, siamo d’accordo con lei, Morosin, questa è una miseria ed è una messa in scena. Nelle professioni, possiamo fare le professioni, abbiamo l’autonomia di formare le persone nelle professioni, ma, articolo 9, a invarianza finanziaria. Quindi, per fare i corsi farete una colletta.
È stato benissimo spiegato dalla consigliera Luisetto, ma se uno legge bene quella competenza relativa alla salute non può che avvertire lo stesso senso di presa in giro, innanzitutto perché, come sappiamo, la salute è già gestita in maniera autonoma dalle Regioni. Come sappiamo, esiste un Fondo sanitario nazionale che viene suddiviso in base alla popolazione delle Regioni e per il 40% viene suddiviso in base all’età media delle popolazioni, e continuerà ad essere così, ma continuerà ad essere così, per colpa del Governo Meloni, e sempre peggio. Si spendeva il 7,2%, oggi il 6,3%, si spenderà il 5,92%. Quindi, nei prossimi anni il nostro sistema sanitario, già sottofinanziato, come ha più volte ricordato il grande assessore Gerosa, lo sarà ancora di più.
Quindi, voi mi dovete dire come una norma che prevede, questa volta all’articolo 6, invarianza finanziaria, e che prevede in un altro articolo senza oneri per lo Stato, possa migliorare il nostro servizio.
Infine – voglio anch’io ricordare questa cosa – la settimana scorsa un sindacato di infermieri ci ha detto (poi ho approfondito) che è andato a incontrare il direttore della sanità di Treviso per chiedere di assumere degli infermieri, perché c’è un bisogno enorme di infermieri, che stanno andando via, ma il direttore generale ha risposto che non possono farlo perché stanno arrivando al tetto di spesa del personale sanitario. Questo tetto di spesa del personale sanitario voluto dal Governo Berlusconi, legge n. 191/2009, oggi in Veneto è 3.505.000.000. Bene, questa non è politica, ma è logica. Capite benissimo che se mi scrivete “c’è autonomia nella assunzione di personale”, ma c’è un tetto di spesa che non puoi superare, tutto questo non è altro che fuffa.
Oggi facciamo la storia ed è la storia della fine di una storia. È la storia della fine di un’epoca, un’epoca durata trent’anni nella quale la destra del Veneto ha sempre detto e l’ha fatto anche Stefani all’inizio di questo mandato. Quando abbiamo chiesto l’addizionale IRPEF, Stefani ha detto: “no, perché arriverà l’autonomia”. Sono trenta anni in cui si dice così per giustificare un immobilismo che ha determinato un declino con la privatizzazione della sanità e con un PIL che oggi cresce addirittura meno della nemica crescita del PIL.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Grazie mille.
Consigliere Montanariello, prego.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
L’altro giorno ho provato a spiegare l’autonomia a chi non ha il privilegio di sedere in quest’Aula, poter leggere alcuni documenti e valutare alcune discussioni. Ho raccontato un po’ e ho detto: “L’autonomia è come Robin Hood, un eroe immaginario che quando si va in difficoltà e bisogna recuperare delle risorse per darle a qualche contesto in cui non ci sono, interviene”. Robin Hood è un eroe leggendario che in realtà non esiste, perché è vero. L’autonomia, così come Robin Hood, non esiste anche se nella testa della gente uno è un grande eroe e l’altro è un grande provvedimento. Uno prende ai ricchi per dare ai poveri, mentre la variante veneta del Robin Hood, l’autonomia, prende a chi spende male per far spendere quelle risorse meglio e dare dei servizi.
Perché dico questo? Io non entro nel merito di tutte le discussioni fatte finora, pur ricordando che oggi molti dicono che l’autonomia non è secessione. Più volte è stato ricordato che il famoso referendum che abbiamo fatto aveva quattro quesiti, di cui tre cassati dalla Corte e uno diceva proprio “Vuoi che il Veneto diventi Repubblica autonoma indipendente?”, ed è stato cassato, perché, per fortuna, noi siamo tanto contro il centralismo, ma c’è ancora qualcuno che dice che l’Italia è unita, è unica e al netto dei servizi o no, non ci sono altre Repubbliche, a parte San Marino e lo Stato Vaticano, se non ricordo male.
Però, quello che mi spaventa è che prima di sedere in questo Consiglio regionale, anche per me, pur essendo uno del Pd, l’autonomia genera una certa attrazione: autonomia, ci teniamo gli schei, gli schei mei, io spendo meglio dell’altro (espressione dialettale). Per uno che vive in una regione come il Veneto, lavora, popolo di lavoratori, ingenera un certo fascino.
Però, quando sono venuto in quest’Aula e ho cominciato a mettere i miei primi passi, Presidente Zaia, io ho avuto paura dell’autonomia, perché in ogni pezzo legislativo dove noi abbiamo l’autonomia, siamo i primi d’Italia, ma se giriamo la classifica al contrario siamo gli ultimi, nel nostro operato.
Ve ne cito alcune: il trasporto pubblico locale. Sul trasporto pubblico locale abbiamo la competenza, abbiamo la legge n. 25 del 1998, poi modificata: non ci vieta nessuno di mettere risorse in più sul trasporto pubblico locale. Abbiamo l’autonomia, ma siamo l’ultima Regione d’Italia nel mettere soldi sul trasporto pubblico locale. Eppure, abbiamo l’autonomia. Eppure, le Regioni che mettono 400, 300, 500, 200 milioni non hanno l’autonomia. Anche qui, dico a tutti gli operatori del trasporto, che è la grande bufala, perché quando chiediamo soldi in più, c’è sempre il professore del web che dice: dateci l’autonomia. La Lombardia ha l’autonomia? No, mette 400 milioni. La Basilicata ha l’autonomia? No, ma mette più… L’Umbria ha l’autonomia? Ha fatto gli abbonamenti a 7 euro al mese a studente, a specializzando, a dipendente, a universitario. Ha l’autonomia l’Umbria? No. Il Lazio ha l’autonomia? No. Siamo gli ultimi. Vuol dire che anche noi che abbiamo l’autonomia, siamo gli ultimi rispetto a quelli che hanno pari potere legislativo nostro.
Strade. Avevamo creato una società che doveva gestire le strade del Veneto, ci siamo rincorsi, abbiamo restituito ad ANAS, ci ha dato i provinciali, abbiamo dato… Ferrovie. Abbiamo fatto una società che doveva gestire le tratte ferroviarie venete, perché le tratte che aveva il Veneto, la famosa Sistemi Territoriali, infatti, avevamo due soggetti nel Veneto, avevamo Sistemi Territoriali e Ferrovie. Perché adesso quello che aveva Sistemi Territoriali lo abbiamo dato e con la gara l’ha preso le Ferrovie, noi lo abbiamo messo in gara e quella società non fa più quel servizio? Perché la società non ha neanche partecipato, l’abbiamo anche chiusa, poi, sotto quel ramo, abbiamo passato a Infrastrutture Venete le conche e altro perché in Aula c’era un susseguirsi di interrogazioni e atti ispettivi, con la stessa assessore De Berti che, riconosco, prendeva atto che non funzionava quel servizio.
Vorrei ricordare che quella società gestiva un servizio per conto della Regione, era una società della Regione, con cda nominato dalla Regione, ente strumentale della Regione.
Dopo abbiamo visto, e sono sul web gli articoli, “per fortuna adesso arriva Trenitalia, RFI sistema tutto e avremo i servizi”, perché quando c’eravamo noi non eravamo in grado di farli funzionare, ora che hanno vinto Trenitalia e RFI, finalmente arrivano i servizi. Penso che più statalista delle Ferrovie e delle Poste in Italia, esiste solo ANAS, quindi mettiamo il tappeto rosso autonomisti al contrario.
Sui medici di medicina generale, 0,17 ogni 100.000 abitanti, non c’era mica il divieto di integrare le borse e anche lì siamo ultimi in Italia: dati del Ministero, ultimi in Italia, perché il PNRR ne ha messe 360, quasi, su 700 degli ultimi sette anni, se no saremmo alla metà della metà del penultimo.
Borse di studio: si potevano mettere, ma anche lì non serve l’autonomia per metterle e ogni volta “assistiamo a”. Io comincio ad essere spaventato dell’autonomia.
Allora mi chiedo, Presidente, siccome in Veneto la cosa più sensazionale è il pragmatismo veneto, un popolo concreto, io mi chiedo: ma un popolo concreto, noi, la prima domanda che dovrebbe fare è “scusate, ci sono soldi con questa autonomia? Perché senza schei non si fa niente”. Avendo una legge che non ha schei, siccome siamo un popolo di lavoratori e non facciamo alchimie, dovremmo chiederci a cosa serve un provvedimento senza che ci diano soldi per fare le cose in più. Cioè, la prima cosa che dovrebbe porre un veneto al Ministro è una domanda da bar: scusi, Ministro, ma con questa autonomia mi arrivano più schei? Ti mando manco schei? No. E allora, a cosa serve?
Primo elemento, per sintetizzarla. Secondo: non serve trasferire competenze, serve garantire diritti all’interno delle competenze che abbiamo, e dove le abbiamo siamo già ultimi.
Io faccio delle domande e mi rispondo da solo, perché tanto non c’è chi ha avuto il piacere di essere nella Bicamerale, per potermi rispondere, magari con qualche elemento in più in confronto alla mia ignoranza non pregiudiziale, ma pratica su questo tema. Trasporto pubblico locale: con l’autonomia arrivano soldi in più? No. Ci fate la Romea al posto del Ponte sullo Stretto con l’autonomia? No. Ci ridarete i servizi ospedalieri tolti nei territori? No.
Darete a tutti i cittadini che hanno la lista d’attesa la visita che aspettano? No. Aumenterete gli stipendi dei cittadini veneti? No. Le nostre imprese avranno meno tasse? No. Arriveremo ad avere più soldi o a trasferirne di meno? No. Vedendo che dove abbiamo l’autonomia, e sono dati empirici, non dati dell’Osservatorio degli ideologici che si oppongono all’autonomia, ma tutti i dati ci dicono che finora dove abbiamo avuto l’autonomia di poter gestire tutto, sono dati ancora attuali, quindi sui siti dei Ministeri che non ci siamo noi ci siete voi, siamo gli ultimi d’Italia.
Noi non siamo contro l’autonomia, siamo contro qualcuno che vuole gestire cose in più, non sapendo gestire neanche quelle che ha, visto che l’unica opera autonomistica del Veneto mi pare sia stata la Pedemontana e forse era meglio non avere neanche quel poco di autonomia quella volta, per ovvi motivi di bilancio, parlo, non di praticità di chi la percorre.
Noi siamo contro le prese in giro. È un provvedimento che dice che a un territorio darà qualcosa in più senza dare risorse in più, senza dare una riduzione dei trasferimenti che vanno, non vorrei offendere la presa in giro, perché comunque teatralmente ha una nobiltà anche in alcuni testi, ma credo che questa forma di autonomia che predicate sia una presa in giro e credo, collega Morosin, lei che è il padre, sotto alcuni aspetti, come si definiva prima, dell’autonomia, dovrebbe essere il primo a sedersi da questa parte e a dire: “Cari colleghi, volevamo partorire una montagna”, ma invece del topolino qui mi sembra di vedere che c’è il deserto dei Tartari. Ragazzi, chiediamo l’autonomia con un bilancio che ha meno di 50 milioni a libera destinazione e gliene deve dare di più di quelli che ha alla Pedemontana, che è l’unica opera autonomistica che abbiamo fatto.
Se questa è l’autonomia, vi chiedo di riflettere e fare un’introspezione nei nostri contenuti politici, se qualcosa è cambiato dalla parte vostra o dalla nostra, che siamo gli unici coerenti e continueremo a dire sempre la stessa cosa.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie mille.
Consigliere Rocco, prego.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Grazie, Presidente. Anch’io ho riflettuto un pochino prima di venire qui oggi sul taglio dell’intervento da dare, nel senso che noi votiamo un provvedimento e così di istinto la prima sensazione dovrebbe essere quella di entrare nel merito del provvedimento, quindi concentrarci sulle funzioni. Però, chiaramente, questo è un dibattito profondamente significativo per il senso che ha la parola “autonomia” per noi veneti e quindi ho cercato di alzare un pochino lo sguardo e provare, anche sollecitato dagli interventi che mi hanno preceduto, a inserire alcuni elementi di riflessione di carattere generale.
Mi sarebbe piaciuto non buttarla in politica, però ho sentito dei richiami al fatto che ci sono partiti che hanno evocato la secessione dei ricchi. Io non penso assolutamente che l’autonomia sia la secessione dei ricchi, anzi. L’autonomia è un principio profondamente liberale, è un principio sentito dai cittadini del Veneto. C’è, però, anche da dire che il tema delle diverse prese di posizione dei partiti non riguarda soltanto il centrosinistra, non riguarda soltanto i partiti che in Parlamento si sono opposti alla autonomia, ma io cito per esempio il Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Filippo Mancuso, che è leghista, iscritto alla Lega, che dice: “Questa riforma è un pasticciaccio difficile da decifrare, non in linea con ii bisogni reali del sud”. Questo non perché io pensi quello che pensa Mancuso, ma è per dire che anche la Lega, anche Forza Italia, nel momento in cui cercano di avere un radicamento in tutte le Regioni d’Italia, si trovano con delle forme di rapporto tra il centro e la periferia che cambiano in base alla latitudine.
Riccamboni, Diamanti e Patrizia Messina ci hanno sempre raccontato cos’è il sentimento dei veneti nei confronti dell’autonomia e ci hanno detto una cosa molto interessante, che in questa Regione il sentimento nei confronti della linea di frattura centro-periferia è paradossalmente un sentimento più forte, quindi c’è più divisione ed è più sentita la linea di frattura tra centro e periferia che, per esempio, tra le classi sociali.
Il voto che noi abbiamo visto in tanti anni in Veneto conferma questo tipo di traiettoria.
Speaker : PRESIDENTE
Per favore, il collega Rocco fa difficoltà.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
No, Presidente, ma grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Allora, allora la prossima volta non richiamo più nessuno quando parla lei.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Esatto. Non mi scompongo neanche con Marcato, che anzi mi ispira.
Il sentimento autonomista è profondamente radicato in questa Regione...
Speaker : PRESIDENTE
Che Marcato la ispiri...
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Adesso mi sono perso. Aveva ragione lei a richiamare...
I veneti sono autonomisti, lo sono e forse per troppo tempo noi abbiamo raccontato che fossero anche indipendentisti, ecco. Su questo non sono d’accordo con il collega Morosin. Io penso che i veneti siano autonomisti, perché in questa Regione c’è sempre stato un sentimento profondamente radicato di senso di abbandono nei confronti dello Stato.
Ma questo senso di abbandono poi si è tradotto nella capacità che noi abbiamo avuto di auto organizzarci. Noi siamo stati i primi a cogliere gli ammonimenti che arrivavano dalla Rerum Novarum, noi siamo stati i primi a istituire le casse rurali, noi siamo stati i primi – pensiamo a Toniolo – a ispirarci al principio del cooperativismo bianco. Ma questo nasceva da un’assenza dello Stato, e questa assenza, però, per noi non era il rifiuto dello Stato, ma era capacità di autorganizzarci laddove lo Stato faceva altre scelte, laddove lo Stato preferiva investire economicamente a livello di infrastrutture, magari in Piemonte.
E noi, siccome i servizi non arrivavano, ci organizzavamo in maniera diversa. Altre Regioni hanno scelto magari la strada della rivendicazione, altre Regioni hanno scelto di investire sul fatto che la classe dirigente di quelle Regioni si formasse ai massimi livelli per andare a diventare ceto burocratico dello Stato. Noi invece abbiamo investito per fare in modo che i nostri laureati, i nostri artigiani diventassero più bravi, si auto organizzassero e cercassero in qualche modo di restituire qualcosa alla comunità.
Questo mi porta a riflettere su alcune peculiarità che ha la nostra Regione.
La nostra Regione, per esempio, su tutto il tema dell’infanzia si è organizzata in maniera diversa dalle altre Regioni. Noi ogni anno lasciamo allo Stato 500 milioni di euro. Perché? Perché il 65% dei bambini nella fascia 0-6 va o in nidi accreditati, o in scuole dell’infanzia no profit. Quindi noi, grazie alla capacità che negli anni Sessanta abbiamo avuto, di prevedere che le donne potessero lavorare, e per poter lavorare dovessero dare la possibilità ai propri figli di frequentare delle scuole, noi siamo stati i primi a pensare alle scuole dell’infanzia. Questo ha prodotto una distorsione, perché oggi noi ogni anno lasciamo circa (dati del 2023 dell’economista Alessandro Rosina) 100 milioni di euro per i nidi e 372 milioni di euro, quindi quasi 500 milioni di euro, con una doppia beffa: da una parte ci auto organizziamo, quindi è il privato accreditato che paga gli stipendi degli insegnanti, quindi lo Stato risparmia sugli stipendi di insegnanti; dall’altra parte abbiamo anche le rette che il pubblico prova a coprire in qualche modo con dei trasferimenti, ma in maniera assolutamente lacunosa.
Siccome la riforma del Titolo Quinto… Noi non stiamo facendo niente di costituzionale, è giusto dirlo, noi abbiamo due articoli, il 116 e il 117, il primo che dice che esiste l’autonomia differenziata e che le Regioni possono chiedere maggiori forme di autonomia; e il 117, che dice quali sono le materie su cui possono chiedere maggiore autonomia: venti materie concorrenti e tre materie di competenza esclusiva su cui si possono chiedere maggiori spazi.
Allora, rispetto a questo, io faccio un’unica forma di contestazione del tipo di provvedimento che ci stiamo trovando ad affrontare ed è l’aver scelto la strada di chiedere tutte le materie. Io penso che il fatto di aver chiesto tutte le materie – ed è un privilegio potersi confrontare con il Presidente della Regione di allora, che oggi è il nostro Presidente del Consiglio regionale – sia stato storicamente un errore, e non un errore di impostazione e di aspirazione, ma un errore, diciamo così, strategico e procedurale.
Dico questo se è vero che noi abbiamo delle specificità, e cito quella che per me è la prima specificità, cioè quella che è lampante e palese, appunto il tema dell’istruzione primaria, per la quale ogni anno lasciamo allo Stato 500 milioni di euro, perché siamo stati più bravi negli anni ‘60 e questo ha cristallizzato una spesa storica che fa in modo che noi siamo sfortunati rispetto alle altre Regioni nei trasferimenti. Ecco, se è vero questo, io sarei partito da quello. Io non avrei chiesto 20 materie, anche perché è vero che nel 2021 la riforma del Titolo V ha previsto che ci potessero essere delle materie concorrenti, ma è anche vero che forse… Siamo uno Stato giovane rispetto alla Germania. Abbiamo citato la Germania, ma la Germania ha una storia più solida, più importante della nostra. Noi siamo una nazione giovane, come nazione siamo più giovani e quindi ci sta anche che nel nostro processo di costruzione dello Stato si possano fare dei giant fail, si possano fare degli errori. Per esempio, secondo me, prevedere 20 materie concorrenti è un errore. Penso, per esempio, che il commercio con l’estero, le grandi reti di trasporto e navigazione, la produzione e le reti di trasporto dell’energia siano temi che è profondamente sbagliato se ne possano occupare le Autonomie locali.
Penso che sui servizi sulla prossimità, sulla sussidiarietà, che riguarda la capacità delle Autonomie locali di dare servizi tangibili alle comunità, lì abbia senso l’autonomia. Sulle grandi partite che noi oggi ci troviamo ad affrontare esiste una dimensione che è almeno statale. Pensiamo ai temi dell’intelligenza artificiale, pensiamo al fatto che oggi c’è un fronte che si è aperto con degli imperi che guardano all’Europa come al territorio di conquista. Ecco, rispetto a tutto questo, forse esistono delle competenze che non ha senso che siano neanche statali e ancora meno, dal mio punto di vista, ha senso che possano essere regionali. Pensiamo a cosa sarebbe successo se fosse stato il Presidente della Regione Puglia a dover decidere sul TAP: se fosse stato Emiliano che per motivi elettorali e di consenso avesse dovuto scegliere su un’infrastruttura strategica come il TAP, noi oggi avremmo un problema di rifornimento dell’energia. Quindi, esistono delle materie su cui è giusto che siano delle competenze sovraterritoriali a decidere; esistono però, e le abbiamo citate prima, alcune materie su cui è giusto chiedere maggiore autonomia.
Alla luce di questo, aver chiesto tutte le materie, oggi ha portato a un principio di trattativa che effettivamente risponde a quel desiderio, a quel sentimento manifestato dai 2 milioni e più di veneti, tra cui ci sono anch’io, di avere maggiori forme di autonomia? Io penso che ci sia stato un percorso che ha portato oggi ad avere un’autonomia fortemente limitata. Il tipo di pre-intese che noi facciamo sono delle pre-intese che non ci permetteranno, dal mio punto di vista, di trattare maggiori spazi di autonomia, proprio perché aver chiesto venti materie ha portato ad un tale irrigidimento che noi oggi ci apprestiamo a trattare delle materie che sono fortemente limitate.
Siccome però è giusto, al di là del procedimento e del percorso, affrontare le materie una per una, anzi, le funzioni una per una, cerchiamo di leggere quali sono queste funzioni. Sul tema della protezione civile è giusto prevedere che sia direttamente il Presidente di Regione e il commissario straordinario, io ritengo che sia giusto. La storia ci ha dimostrato che dove questo avviene c’è una capacità di intervento maggiore. Mi chiedo come sia possibile, però, sposare questo tipo di posizione con delle posizioni politiche che, per esempio, di fronte a quello che è successo in Emilia-Romagna hanno portato il Governo a scegliere un commissario straordinario che fosse diverso dal Presidente di Regione.
Secondo me è stata uno una sgrammaticatura istituzionale che nel principio della riforma della Protezione civile vede consolidare una giurisprudenza. Sul tema delle professioni, ho delle forti perplessità. Perché? Perché gli albi professionali nascono storicamente in senso corporativo, io sono un liberale e ritengo che gli Ordini professionali nascano tendenzialmente per tutelare le corporazioni.
Dove gli Ordini professionali evolvono nel loro senso? Nella tutela dei cittadini. Cioè noi oggi abbiamo un Ordine dei Medici con la sua Commissione, un Ordine degli ingegneri, un Ordine degli architetti, perché riteniamo che questo non vada tanto a tutelare il professionista, ma vada a tutelare il cittadino e la società nel momento in cui scegliamo che le persone che poi fanno questo tipo di professioni abbiano dei percorsi regolamentati e sorvegliati.
Non riesco sinceramente a capire come l’istituzione di elenchi speciali possa effettivamente rispondere a un desiderio di maggior tutela dei cittadini, per cui, sugli elenchi delle professioni ho delle forti perplessità.
Quanto al tema della previdenza, è una competenza interessante, molto importante, quindi, assolutamente a favore.
Quanto al tema della sanità, la sensazione, così mi è venuto leggendo le carte, confrontandomi con esperti della materia, è quella che paradossalmente questo tipo di autonomia sarebbe più seria, cioè, questo tipo di provvedimenti porterebbero maggiori benefici alle Regioni che oggi vanno peggio.
Sono convinto, per come sono scritti gli accordi sull’autonomia, che porterebbero maggiori benefici a chi oggi ha una spesa storica poco giustificata. Sul tema del prezziario è un vantaggio, chiaramente, poter rivedere il prezziario, perché oggi abbiamo delle prestazioni che le ULSS nel privato accreditato tendono a non fare, allungando le liste d’attesa, perché abbiamo dei prezziari fermi al 2012, quindi, bene poterlo rivedere, sostanzialmente è una prassi già accettata in Conferenza Stato- Regioni.
Sul tema dell’edilizia e sul fatto di poter rimettere per la cura e per i LEA delle risorse che riusciamo a recepire dal maggior risparmio, mi chiedo se sia stato fatto uno studio sul fatto che esiste però una dimensione incomprimibile, cioè, esiste comunque, in termini di risparmio della spesa, una dimensione oltre la quale io posso cercare di migliorare, posso limare le spese, ma arrivo a un breakeven per cui ho fatto il massimo, ma se vado sotto quel massimo, non do più un servizio, o faccio qualcosa che manca.
Per tutti questi motivi, da persona profondamente convinta che l’autonomia sia un valore aggiunto per il Veneto, io mi asterrò, perché ritengo che il percorso che è stato fatto sia un percorso che rischia di fermare il processo e che potrebbe portare il Veneto a veder riconosciute alcune storture che garantirebbero invece ai veneti, nel caso in cui fossero approntate, di avere maggiori risposte.
Quello che mi piacerebbe, e su questo forse sarebbe importante fare un accordo bipartisan, e so che il Presidente Stefani si è impegnato anche con la Presidente Stefani si è impegnato anche con la FISM, a me piacerebbe che potessimo tornare a parlare di autonomia, che potessimo rimettere in campo una trattativa con lo Stato sul tema della educazione primaria.
Penso che proprio per il tema delle scuole paritarie, proprio per il tema dei 500 milioni che noi lasciamo ogni anno allo Stato per la fascia 0-6, proprio perché siamo stati più bravi di loro, penso che da quello dovremmo partire. Mi piacerebbe, quindi, vorrei capire quali possano essere i percorsi, ma mi farò promotore attivo con i rappresentanti parlamentari del mio partito, con quelli di Azione, perché ci sia una condivisione del fatto che il Veneto su questo ha una storicità, e che il Veneto possa, sul tema della delle scuole primarie, delle scuole paritarie e dell’infanzia primaria, ripartire e riavere almeno un pezzo di quei 500 milioni di euro che ogni anno regala allo Stato.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
chiedo un attimo di attenzione, Consiglieri. Potete prendere posto.
Per organizzare i lavori, noi abbiamo due alternative, ascoltatemi bene: o abbiano la certezza di chiudere entro le 14, con un patto tra gentiluomini nell’organizzazione, oppure mi metto nelle condizioni di convocare subito una Capigruppo per proporre di prorogare l’orario oltre 14. Queste sono le due alternative, ve lo dico in maniera molto trasparente. Quindi, c’è solo da capire questo. A me sembra che l’opzione di chiudere entro le 14 con un patto tra gentiluomini…
Spegnete l’aria, per favore, se la Consigliera si prende qualcosa… Spegnete, c’è tanta aria.
Non dico che questa è una Capigruppo, ma cerchiamo di capirci. Riusciamo a programmare e arrivare al voto entro le 14, oppure faccio la Capigruppo per prorogare e poi mi direte di sì o di no? Scusate l’irritualità, ma lo faccio per evitare di uscire dall’Aula e altro.
Dicevo che abbiamo due alternative: chiudere il provvedimento entro le 14 – e non è un obbligo, il Consiglio è sempre sovrano – oppure, se non riusciamo a trovare un accordo sui tempi, convoco una Capigruppo e cerchiamo di capire se ci sarà una proroga del Consiglio secondo le proposte che verranno fatte dai Capigruppo.
Siccome vedo tanti interventi… La programmazione non prevede di votare un provvedimento entro le 14, prevede di discutere. Allora, sto chiedendo l’attenzione soprattutto da parte delle opposizioni per capire se c’è questa disponibilità o meno di chiudere per le ore 14 con il voto.
Consigliere Manildo, prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Allora, per quanto di competenza dell’opposizione, per la discussione i tempi sono consoni per terminare nell’orario. Dipende dalla condotta della maggioranza, se intende interloquire, e, in base a quello che verrà detto, se la minoranza vorrà replicare, vedremo, però i nostri tempi sono consoni per terminare entro le 14.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Se tutti sono d’accordo, ovviamente si va a maggioranza, però francamente se questa è la madre delle battaglie, è il più importante provvedimento del mondo, e non c’è nessun Capogruppo di maggioranza che dice niente, mi sembra che questo sia già politicamente significativo. Insomma, o non ci credete neanche voi a questa roba, però se ci credete mi sembra veramente assurdo che non ci sia un dibattito, uno scambio, e che non ci sia neanche la possibilità di fare…
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Cunegato, scusi, forse non ho il dono della chiarezza.
Io ho detto un’altra cosa, come per la secessione, ma non mi capisci. Ho detto che noi abbiamo un Consiglio programmato fino alle 14. Pensate di chiudere e votare oppure vi dico già che mi metto nelle condizioni di convocare una Conferenza dei Capigruppo per chiedere di prorogare l’orario delle 14.
Non ho detto se vogliamo andare a casa alle 14.
Allora Capigruppo.
Pensavo fosse superato Pensavo fosse superato dalla Capigruppo.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Chiedo cortesemente se vi potete sedere tutti.
Innanzitutto, si dovrebbe convocare subito la Capigruppo, perché così almeno di questo parliamo lì. Ma, per rispondere alla richiesta che lei ha fatto, visto che il provvedimento dell’autonomia è fondamentale ed è importante, noi, per quanto riguarda il mio Gruppo, siamo disponibili a concludere i lavori e approvare l’autonomia in tempi celeri entro la giornata di oggi. Questo non perché avessimo qualcosa da fare, perché tutto viene dopo rispetto alla volontà dei veneti, ma soprattutto perché riteniamo che sia fondamentale approvare l’autonomia, perché è la battaglia che abbiamo sempre portato avanti insieme.
Speaker : PRESIDENTE
Capigruppo, prego. Prendete posto, si va avanti a oltranza.
Prendete posto e cercate di far silenzio.
La Conferenza dei Capigruppo ha deciso di prorogare il Consiglio oltre alle ore 14 ad oltranza, fino alla conclusione del punto all’ordine del giorno con la sua votazione. Non c’è neanche pausa pranzo.
Prego, consigliere Szumski.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Consiglieri, colleghi, cittadini veneti, ringrazio per gli interventi coloro che mi hanno preceduto, in particolare il consigliere Morosin, che ha inquadrato storicamente l’argomento, e il Presidente Stefani, che ci ha dato una situazione dell’evoluzione parlamentare, il punto di vista.
Devo dire che potrei liquidare facilmente l’argomento, per me che sono indipendentista, secessionista, quello che volete, lo dico a costo di essere messo in galera. Penso che il rapporto che c’è tra questo territorio nostro, con la sua identità, con sua storia, e lo Stato centrale sia un rapporto negativo. Un rapporto in cui lo Stato è una dittatura burocratica che impone e non tiene conto delle peculiarità.
Abbiamo sentito in questi anni tantissime proposte, tantissimi confronti, ipotesi, anche provvedimenti attuativi, ma alla fine il discorso per il Veneto non è cambiato assolutamente in meglio.
Speaker : PRESIDENTE
Per favore, parlo a Bozza e Maltauro, il consigliere sta parlando e voi siete dietro di lui.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
… entusiasmo nel 1994 a cambiare la storia del suo Paese, del suo Comune, e si è trovato a lavorare in una situazione che era a dir poco disastrosa, tra limiti incredibili di leggi e impossibilità sia di cambiare il rapporto con lo Stato sia di dare le risposte per cui i cittadini mi avevano indicato sulla base di un programma.
Rammento che allora feci parte del movimento dei Sindaci del 1995-96, anzi, il povero Bepi Covre, sindaco di Oderzo, scrisse in un libro che i primi 10 punti che vennero portati alla discussione allora li aveva scritti Riccardo Szumski e la madre delle battaglie era la questione dei trasferimenti, delle iniquità che i nostri territori avevano (parlavo di tutti i nostri territori, in senso di Comuni, rispetto alle medie che venivano date in rapporto ad altre realtà. Piaccia o no, il problema rimane sempre quello: rimane la capacità di dare risposte, di dare servizi ai cittadini con risorse ridotte rispetto ad altri territori. Non è la questione di dire che vogliamo più soldi perché noi siamo egoisti, che vogliamo più risorse, perché noi effettivamente abbiamo dato servizi, e lo ha ricordato anche prima il consigliere Rocco: quella delle scuole dell’infanzia è una soluzione tipicamente veneta, portata avanti. Ma aggiungo di più, venendo dal settore: la mia prima assunzione nel Servizio sanitario nazionale l’ha fatta il Consiglio di Amministrazione dell’ospedale di Conegliano, non l’ha fatta un’ULSS. Gli ospedali e le associazioni per la sanità sono frutto dei territori, venivano da soluzioni che nel Veneto erano radicatissime, tant’è vero che abbiamo avuto poi il problema di avere tantissime realtà ospedaliere, o disservizi, che abbiamo dovuto chiudere per la vicinanza, ma esprimevano una capacità dei territori di autonomamente realizzare e ottimizzare le proprie risorse.
Cosa è cambiato da allora? Io ho avuto percorso che si è chiuso nell’amministrazione locale nel 2022. Li ho visti tutti: ho visto le associazioni dei Comuni, lo dico, fare le lotte per avere quest’anno, ancora le stesse lamentele di vent’anni fa. Vengono privilegiati gli altri territori che hanno diseguaglianze, per cui le risorse arrivano in maniera ridotta al Veneto. È cambiata qualcosa?
È una fregatura sempre. La stessa riforma costituzionale che ha permesso la sanità con l’autonomia ci ha dato la capacità di gestire, ma le risorse le trasferisce lo Stato in merito ad alcuni parametri che non tengono per niente conto delle tipicità e della capacità. Sottolineo, al di là di tutto quello che posso pensare – che la nostra sanità sta perdendo competitività – la capacità di attrarre da altri territori la gente che viene a curarsi in Veneto. Vuol dire che la qualità di quello che riusciamo a produrre, nonostante tutto, è ancora buona.
Ma è chiaro che su quello, con una sanità che viene finanziata dallo Stato in base a questi parametri, quello che possiamo fare di innovazione, di capacità non ha le risorse, questo è il problema. Il problema su cui si discute del residuo fiscale del Veneto, dei 35 milioni che iscrive al giorno, che partono, e vanno dalle tasse dei cittadini io l’ho vissuto. Nel 2017 abbiamo fatto, insieme a Indipendenza Veneta, in cui militavo allora, un video, che su YouTube si trova, disponendo dei dati del mio Comune, su quali erano le risorse che pagavamo in tasse e cosa ci arrivava alla fine. Eravamo bravi a inventarci le modalità, a ottenere i finanziamenti, a ridurre il debito?
Io ho chiuso avendo ridotto a un quinto il debito dovuto ai mutui, quindi, riuscendo a fare le cose, però per capacità proprie. Ricordo la riforma Napolitano-Vigneri, che prevedeva a suo tempo, alla fine del secolo scorso, di dare delle risorse per pareggiare il disavanzo che avevano i Comuni del nord rispetto ai trasferimenti ad altri. È stata cassata dalle successive riforme che dovevano dare più autonomia e siamo arrivati ai provvedimenti, mi tocca dirlo, a Giorgetti, che dal 2025 al 2029 portano via 2 miliardi di spesa corrente ai Comuni che li hanno per darli allo Stato.
Questo è lo stato delle cose. Per questo noi, che siamo un movimento territoriale e non siamo in Parlamento, che non abbiamo fatto sicuramente ostruzionismo, chiediamo, e questa è la madre delle battaglie, una diversa ripartizione per esigenze che non è egoismo, ma è dovuto rispetto a quello che paghiamo.
Se pensiamo che bastava pensare di finanziare la sanità anche con una compartecipazione sull’IVA, non con le addizionali. Alle addizionali si può arrivare, perché sono previste, ma con una compartecipazione… Rammento solo che lo Stato è un nemico. Mi dispiace. Pensiamo a cos’era l’ICI, l’imposta comunale sugli immobili che gestivamo noi, nel rapporto con i nostri cittadini, decidevamo l’aliquota, ci guardavano in faccia, rapinata, pregandoci anche di dire che era l’imposta municipale. Se la tiene lo Stato, e poi ti dà… Tanto è vero che io sono uno dei promotori, lo dico a voce alta, del ricorso, insieme ad altri Comuni, che abbiamo vinto al Consiglio di Stato perché ci avevano fregato anche sui conti. Quindi, lo Stato ti frega. Lo dico apertamente, perché l’ho sperimentato sulla mia pelle. Non a caso, per poter andare fuori dal vincolo del Patto di stabilità per le scuole, sono andato a denunciarlo al Presidente del Consiglio: folcloristico un accidente, perché con tutti i Sindaci in Prefettura a Treviso, l’anno dopo hanno stabilito che si potevano spendere le risorse per quello.
È per questo che dico che è mancato, lo devo dire al Presidente Zaia, questo coraggio di affrontare in maniera, tra virgolette, di disobbedienza e di mobilitazione dei cittadini sul campo, la battaglia per l’autonomia, in cui credo ancora.
Il movimento che siamo noi vuole essere territoriale per questo motivo. Vogliamo rappresentare queste istanze. C’è il modo. Qui, il suggerimento che ha posto prima il collega Rocco di fare la battaglia su quelle risorse: cominciamo a portare a casa, Noi dobbiamo voler avere, ma non per egoismo, per quello che abbiamo fatto, le risorse in più, perché l’autonomia è questa, è la compartecipazione rispetto a quello che è prodotto da parte del nostro territorio, ed è quello che ci chiedono, perché poi allora si possono fare i finanziamenti e gli investimenti sulle competenze che già ci sono, ma sulle competenze che ci sono si possono fare le scelte. Ovviamente, poi, non entro nel merito di scelte fatte dal punto di vista amministrativo, che hanno delle ripercussioni sulle possibilità di intervento e di spesa che può avere la Regione.
Queste devono essere parametrate, e non c’è niente da fare. In una Regione come questa, che ha fatto solidarietà, che ha fatto sanità, che ha fatto sviluppo, che è importante, senza passare ad altro anche per l’intera nazione, credo che si debbano poter avere risorse in più. Questa è la battaglia.
Purtroppo, andando poi nel punto delle intese, dei documenti che abbiamo, avete già parlato abbastanza. Potrei chiudere con una sola cosa che ho detto già in Commissione: piuttosto che niente è meglio piuttosto. Diciamola alla veneta. Questa è la sintesi, perché qui, sul piano delle cose, dovremmo inventarci all’interno di questi provvedimenti delle nostre capacità per fare ancora economie sulle economie che già facciamo. Esiste un provvedimento che sulle economie di spesa che riesce a fare la Regione le deve trasferire allo Stato. Ma, scusate, dovrebbe essere il contrario. Se parliamo di giustizia o ingiustizia, dovrebbe essere il contrario. Su questo va fatta un’azione importantissima.
Le nostra indicazione sarà “piuttosto che niente, meglio piuttosto”, però, lo ribadisco, il Presidente Stefani lo ha già detto in questa occasione, dobbiamo creare quella costituente o quella cosa che vogliamo chiamare per l’autogoverno, che è previsto dal nostro Statuto e che è una strategia, una politica, per non farci fregare ulteriormente, perché all’interno dei provvedimenti, delle azioni, delle governance del territorio le risorse rimangano in questa nostra Regione, a disposizione non solo della Regione Veneto, ma, quello che è importante, dei veneti.
Per questo annuncio già da adesso che voteremo senza entusiasmo, ma proprio per dare un segnale in questa indicazione, per dire che dobbiamo cambiare marcia, che dobbiamo inventarci perché i veneti sono capaci di inventarsi anche delle soluzioni per passare da troppe chiacchiere, perché, ahimè, non siamo diventati Trento e Bolzano, come è stato detto, ma vogliamo rimanere Venezia, però dobbiamo inventarci una strada nostra che ponga anche in difficoltà il sistema centrale di fronte a delle scelte coraggiose, pur all’interno di quelle che sono le situazioni, le gestioni che possono essere già in capo alla Regione o che la Regione può voler portare a casa immediatamente. Questa è la mia indicazione al Presidente, questo è il messaggio che lancio anche ai cittadini. Su questo dobbiamo chiaramente avere un consenso che non è solamente di facciata, ma discuterlo e farlo capire ai veneti tutti.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Del Bianco, prego.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Intanto parto dal notare una differenza sostanziale della discussione, nel senso che si è partiti ieri e si è parlato ovviamente di una giornata storica per la Regione, e lo era e si vedeva la partecipazione. Lo si è detto questa mattina, lo ha detto mi pare il Presidente Zaia, l’ha ripetuto poi il Presidente Stefani, però non possiamo non notare che su quella che è stata definita la partita del secolo da una certa parte politica, questa mattina il Presidente Stefani ha parlato a dei banchi di maggioranza che erano vuoti. C’era un partito, che è il secondo partito dell’area della maggioranza, che aveva un solo Consigliere. Abbiamo assistito tutta la mattina a una discussione con un’Aula vuota, in cui c’erano soltanto i rappresentanti dell’opposizione. C’erano in maggioranza i rappresentanti dell’opposizione.
Possiamo tranquillamente dirci...
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Borgia, interviene dopo per fatto personale. Prego.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Ci si aspettava che se la giornata era storica i Consiglieri di maggioranza che storicamente hanno sostenuto questa battaglia almeno facessero lo storico sforzo di esserci. Questo non è stato. È un dato che è evidente e puntuale. Non ci credete più nemmeno voi. C’è un partito, forse, insieme a un altro assente, che ieri ha dato un altro segnale di votare in maniera forte e contraria rispetto a quelle che sono state, diciamo così, le indicazioni dell’Aula e della sua parte politica, c’è un partito, che è Fratelli d’Italia e c’è un altro partito, che è Futuro Nazionale, che hanno deciso oggi sostanzialmente di dare un segnale politico. Questo è un dato politico che non possiamo non vedere.
Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale in quest’Aula non può non riconoscerlo, perché che il Presidente della Regione venga a parlare nel primo intervento della mattina con il secondo partito della maggioranza inesistente, Potete dire quel che volete, che potevano esserci tutti gli imprevisti del mondo, ma sembra un po’ strano.
Quindi, su questa questione, c’è poco da fare. C’è un problema che registriamo politicamente in maggioranza.
Dopodiché, vedrete voi se e come risolverlo. Certo è che non ci si può lamentare con l’opposizione perché non si sa più se si hanno i numeri, se non si hanno, a che ora finire, a che ora non finire. Mi pare che per una partita così importante come quella dell’autonomia, o meglio, che voi ritenete così importante come quella dell’autonomia, forse l’atteggiamento d’Aula doveva essere diverso, però non potete stupirvi del fatto che noi lo facciamo notare, perché era un dato macroscopico.
Detto questo, io torno sul tema in questione, guardandolo però da un’altra prospettiva. Colgo qui la fortuna di avere il Presidente del Consiglio che per 15 anni e mezzo è stato alla guida della Regione.
Siamo ancora più contenti che siano stati 15 anni e mezzo, anche perché ha detto una frase importante, secondo me, a inizio della seduta. Ha detto, il presidente Zaia, “ad ognuno dobbiamo dare l’autonomia che gli spetta” e lo ha ripetuto citando Einaudi. È fondamentale, sono perfettamente d’accordo con lui.
La cosa che però tengo a sottolineare è che è un po’ strano che se quello che dice è vero, non ha dato attuazione a una legge che prevedeva autonomia per un territorio. Ricordiamolo: la Regione del Veneto ha uno Statuto. Lo Statuto ha un articolo, l’articolo 15, che dice che determinate materie, quindi governo del territorio e tutela del paesaggio, risorse idriche ed energetiche, mai così attuali come in questo periodo, viabilità e trasporti, caccia e pesca, foreste, politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, attività economiche, agricoltura e turismo devono essere trasferite alla Provincia di Belluno. Lo dice lo Statuto del Veneto, lo dice una legge regionale approvata nel 2014, la legge 25/2014.
Allora, io mi domando, presidente Zaia: se ad ognuno dobbiamo dare l’autonomia che gli spetta, perché non avete mai trasferito le deleghe dell’autonomia previste dalla legge regionale alla Provincia di Belluno? Perché altrimenti parliamo di autonomia che però, come ha detto Cunegato, autonomia non è e diventa centralismo: non si può essere in queste condizioni, non si può essere a rivendicare autonomia per sé e a non attuare le politiche dell’autonomia che già la legge regionale prevede.
Qui sfido chiunque a dire che su questo non c’è un problema, perché abbiamo fatto una verifica, abbiamo voluto valutare quante deleghe della legge 25 sono state effettivamente trasferite alla Provincia di Belluno.
Risultato: una, la caccia. Di tutto il resto non è stato trasferito un bel niente. È questa l’idea di autonomia che avete? Al di là del nulla che abbiamo visto e che abbiamo dimostrato con gli interventi che mi hanno preceduto, di questa autonomia differenziata, la pratica reale dell’autonomia della Regione del Veneto qual è? È questa? Se è questa, è preoccupante.
Lo dico, allora: abbiamo davanti una sfida importante e clamorosa. Dicevo prima di acqua e di energia: ci sarà a breve, evidentemente, una seduta del Consiglio provinciale di Belluno che vi chiederà con forza il trasferimento delle deleghe di acqua e di energia, in vista della grande partita delle concessioni idroelettriche del 2029, che è per tutti centrale in questo territorio. La Regione vorrà darla o non vorrà darla? Mi piacerebbe che il Presidente Stefani qui rispondesse a questa domanda.
Perché altrimenti ho l’impressione che se non fosse così, qui si parla di autonomia per far finta di credere in un concetto che poi nella sostanza non si applica. E io, francamente, finché non attuerete nei fatti la legge 25 che questo Consiglio ha votato, non potrò mai più credere a una parola sull’autonomia regionale, perché il rischio forte è che questa autonomia regionale sia un tentativo forte di centralismo di Venezia. Nulla di più e nulla di diverso.
Mi smentirete soltanto se attuerete questa legge.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Perdoni, consigliere Galeano, per fatto personale ha chiesto la parola il collega Borgia.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Immagino dobbiate inventarvele tutte, assolutamente tutte. Ho appena visto il comunicato che avete fatto “maggioranza spaccata”.
Se voi la mettete su questo piano, vi assicuro che è un piano che non premia il lavoro e soprattutto il rispetto istituzionale che si ha all’interno di un’Aula, perché se tutti dovessimo vedere a che ora arriva il Consigliere che è dall’altra parte, vi assicuro che non finiamo più. Quando ha cominciato ad intervenire il Presidente Stefani, intervenuto alle 10.20, io sono arrivato in Aula, i miei colleghi sono arrivati alle 10.35, alcuni erano in ritardo, hanno avuto dei problemi, e sono arrivati…
Se dobbiamo dire qualcosa lo diciamo. Se dobbiamo votare in maniera difforme rispetto agli alleati o rispetto alla maggioranza, lo abbiamo fatto, perché come ho detto dal primo giorno, noi siamo leali, non fedeli.
Oggi, invece, purtroppo, nonostante il reportage fotografico di qualche suo collega in Aula, non è come avete raccontato voi. Non abbiamo avuto la stessa accortezza che oggi voi avete rilevato a noi, ieri, quando, nel pieno della discussione storica di cui voi avete detto sul fine vita, non c’era l’opposizione… Non c’era l’opposizione, non c’era neanche lei, collega, per cui, visto che pone il quesito sugli altri… Qui i testi ci aiutano sempre: a scagliare la prima pietra siamo molto bravi tutti quanti. Noi non ci siamo mai abbassati a questo livello. Purtroppo, qual è il vostro problema? Il vostro problema è che i governatori del Pd, del centrosinistra e ovviamente del Meridione, dicono che questa è una legge che spacca l’Italia.
Voi invece dite una cosa diversa, dite che ci vuole più autonomia: vi dovete mettere d’accordo, e saremo proprio qui a capire come voterete, ma forse, secondo me, neanche votate, prendete, vi alzate e ve ne andate, è questo il coraggio.
Saremo qui a vedere perché ci vuole coraggio nelle scelte, se si vota sì, o se si vota no. Siamo qui apposta a vedere che cosa farete.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Prego. Per favore, non facciamo i fenomeni adesso, non è il caso.
Consigliere Dalla Pozza… Quindi, Dalla Pozza interviene al posto di Galeano dopo?
Prego, consigliera Galeano.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie.
Io ho fatto con alcune foto, questa mattina, perché penso che l’immagine di questa mattina dell’Aula… Non le ho pubblicate da nessuna parte, Consigliere…
Speaker : PRESIDENTE
Scusate, chiudiamo questa vicenda, vi siete capiti, parliamo dell’autonomia. Grazie.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
A dire che per quelle che possono essere le conseguenze che arrivano o meno dalle foto e tutto quanto, io penso che ci sia il contorno di oggi che dica qual è la situazione reale.
Ieri qui eravamo assediati da televisioni, giornalisti, persone da tutte le parti. Oggi è evidente qual è la situazione che stiamo vivendo, c’è un vuoto totale da parte non tanto dell’Aula, che prima o poi si è presentata, seppur a ranghi ridotti, questo è un fatto inconfutabile, lo vediamo anche adesso, guardate sia da parte della Giunta che da parte di molti altri banchi, maggioranza in primis. Però, è un fatto che ci sia la società veneta che sta giudicando la portata storica di questo momento. C’è un’attenzione inesistente, oggi, su quello che sta avvenendo. Ripeto: è un dato di fatto, basta vederlo col contorno, alzare gli occhi e rendersi conto di quello che sta avvenendo oggi.
Anche io mi sarei aspettato che di fronte alle corse che il Presidente Stefani, qui, secondo me in maniera molto maldestra, e mi dispiace che non sia qui, aveva annunciato sui giornali che il 25 agosto avremmo dovuto trovarci qui, in Consiglio, a fare le corse per votare l’autonomia, forse è un passaggio magari di verifica procedurale, sarebbe stato opportuno, prima di quella dichiarazione, abbiamo fatto le corse, ma c’è poca gente che assiste alla discussione e non c’è quel seguito, quel fermento e quell’entusiasmo che si aspettava, un contesto che veniva annunciato da proclamare a Palazzo Ducale.
Se questo è il trionfalismo, il contesto che vediamo oggi, noi ci rendiamo conto che invece forse non serve che noi la raccontiamo. Il Veneto fuori ha già capito oggi di che cosa stiamo parlando.
Lo dico con un po’ di rammarico, perché io ieri, e l’ho condiviso anche con alcuni colleghi di minoranza, ma soprattutto di maggioranza, sono stato contentissimo dei due giorni di discussione che ci sono stati, perché sono stati di una levatura, secondo me, eccezionale, un grande approfondimento che ha permesso anche a ciascuno di noi di conoscerci personalmente in maniera più intima, e questo sarà un presupposto importante per il lavoro che potremmo fare nei prossimi mesi e nei prossimi anni su tanti provvedimenti importanti.
Questo lo riconosco e sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto in questi due giorni. Ecco perché mi dispiace quando poi vedo post del Presidente Stefani, che invece contraddicono, “noi vogliamo fare sul serio”, parlava del Longevity Village, un’invenzione di un po’ di giorni fa, probabilmente come la badante di quartiere, c’è bisogno alcune volte di riempire un po’ di contenuti una inerzia generale. Diceva, su questo Longevity Village “noi vogliamo fare un passo avanti e parlare sul serio di futuro e del destino di tanti veneti, consapevoli che i problemi non hanno soluzioni semplici e che l’impegno e la programmazione servono più degli slogan”.
Io penso che sia evidente, invece, oggi come noi stiamo parlando di slogan, e questo lo dice la realtà. Lo dice, ripeto, il fatto che lo stesso Presidente Stefani aveva accelerato in maniera maldestra su quel 25 agosto, sul fatto che oggi rischiavamo di andare al 7 settembre con la conclusione, prima data che avevamo già concordato per concludere il Consiglio, quando abbiamo fatto tutto questo cancan agostano, mettendo in difficoltà gli uffici – i Consiglieri si adattano, si devono adattare, punto e basta – ma soprattutto le strutture nel lavorare come opportunamente bisogna.
Allora, venire anche qui a dire che 2,5 milioni di veneti ci hanno chiesto di scrivere la storia e che oggi siamo qui a farla penso che questi siano esattamente puri slogan. Oggi, fra i tanti interventi di poi concordo il tenore e la portata, la consigliera Luisetto, ieri quello del capogruppo Maniglio, quello del consigliere Cunegato, di cui sottoscrivo ogni parola, si è detto che il referendum del 2017 si basò su balle raccontate. Io mi limito agli equivoci, però è evidente che ci sono delle situazioni su cui venne fondato quell’equivoco somministrato ai veneti. Anche io, e lo dico per sincerità, senza dovermi vantare di niente, in quel referendum non andai a votare perché io non volevo farmi prendere in giro rispetto a una domanda che era il vuoto cosmico. Questo non vuol dire poi sottrarsi ad un confronto vero per la costruzione di una prospettiva per lo Stato e per la Regione. Però, vuol dire, secondo me, non farsi prendere in giro. Farsi prendere in giro su cosa? Oggi il Presidente Stefani parlava dell’autonomia differenziata. Lo diceva anche il consigliere Morosin prima, sono quattro intese identiche, spiaccicate, che non fondano nessuna sulla specificità che è richiesta dalla Costituzione e dalla Corte costituzionale. Quindi, il differenziato qui è inesistente proprio a suffragare quanto stiamo dicendo sul fatto che stiamo raccontando tutt’altra storia rispetto a quella che è stata propagandata.
Poi, io penso che quei 2,5 milioni di veneti che andarono a votare nel 2017 tutto si aspettavano probabilmente tranne che poter vantare di avere le targhe della Protezione civile che finivano con la V, a testimonial del Veneto, perché quella era la grande conquista. Anche le ordinanze in deroga, bello tutto quanto, ma finché i cordoni della borsa sono quelli romani, noi capiamo che anche quella è probabilmente una bandiera da sbandierare più che effettivamente una grande conquista per il nostro Veneto.
Sulla questione delle professioni, sempre rimanendo in termini di slogan, qui l’ha fatta soprattutto l’assessore Bitonci, di cui io ho davvero apprezzato in questi mesi la compostezza e la serietà nel confronto in Commissione, ma quella di venire a dire che ci sono 4.000 posti di lavoro che aspettano i veneti a seguito di questa riforma dell’autonomia sulle professioni, io penso che sia davvero esagerato, per non dire totalmente infondato. Basta pensare che le tantissime norme sul lavoro rinviano, per non cadere, insomma, in fallacia alle norme UNI ISO e a tutte quelle norme sovranazionali che sono le regole comuni ormai oggi in Europa e spesso nel mondo, anche su cui fondare professioni, lavoro e quant’altro.
La questione delle professioni davvero, secondo me, viene lavorata come materia perché è una delle uniche su cui c’è un po’ di spazio, poter raccontare qualcosa a seguito della sentenza della Corte che ha falciato ogni radice di questa fase dell’autonomia differenziata. Ma, ripeto, sugli slogan stiamo fondando un po’ tutto.
Sulla questione della sanità io penso che l’intervento della consigliera Luisetto sia da riascoltare da parte di tutti per capire di che cosa stiamo parlando. Qui, e la cosa è ancora più grave, non solo per le questioni infondate che vengono raccontate, ma ancor più per i rischi che ci sono sulla crescita delle diseguaglianze, su questa questione.
Allora, e comincio ad avviarmi alla conclusione per questioni di tempo, se questa cosa è ferma da anni è perché nello Stato e anche nelle sue diramazioni sappiamo che questa impostazione non sta in piedi e che altro che solo efficienza è insostenibile per la struttura dello Stato e le casse dello Stato.
Se noi anche prendiamo la Germania come modello e il federalismo, sappiamo che lì parliamo di cose diverse, di una differenza fra le Camere, fra i rami del Parlamento, cosa che qui è stata bocciata a seguito di un voto su un referendum costituzionale e che spesso è presupposto, invece, di quelli che sono sistemi federali veri e propri, due Camere diverse. Noi questa cosa qui in Italia l’abbiamo bocciata, con numeri consistenti e per le ragioni che ricordiamo tutti quanti.
Parlare anche del federalismo tedesco quando, a livello centrale, in Germania, si decidono politicamente davvero le linee fondamentali dello Stato e poi spesso quello che è un federalismo lì è il federalismo attuativo, anche io penso che dobbiamo cominciare a raccontarla giusta.
La questione potrebbe far sorridere, ma è assolutamente seria soprattutto se parliamo però, come non mi ricordo chi lo sottolineava prima, forse il consigliere Cunegato, sul presente e sulle prospettive, perché noi abbiamo delle risposte dal Presidente Stefani e dall’Assessore Giacinti che ci dicono che l’autonomia sarà la panacea di tutti i mali sulla base della quale noi colmeremo tutte quelle mancanze in termini di bilancio secondo le quali oggi non possiamo fare delle politiche.
Arriverà l’autonomia, non applichiamo l’addizionale. Arriverà il federalismo fiscale, non facciamo l’addizionale. Il problema è esattamente il presente e l’immediato futuro come noi lo gestiamo. Il bilancio e le audizioni al bilancio ci hanno detto di quale sia la gravità del contesto in maniera assolutamente trasversale e della necessità di cambiare passo. Questo cambio di passo noi non possiamo più raccontarlo da domani, noi maggioranza, non possiamo più raccontarlo da domani, nel momento in cui la gente, e il voto di oggi lo testimonia, si renderà chiaramente conto, in maniera chiara, di quello che è il vuoto di questi provvedimenti.
Mettiamoci d’accordo: fare le riforme del nostro ordinamento è una cosa importante. O facciamo tutti un passo indietro, ci mettiamo davvero, seriamente a discutere… Io so che anche a livello del Partito Democratico c’è stata inevitabilmente una grande confusione, a livello nazionale: tante campane, è innegabile, penso che sarebbe falso non ammetterlo. Però, dall’altra parte, se vogliamo essere seri e dare una prospettiva, le riforme di questa portata vanno fatte insieme. È l’unico modo per dare un futuro e una prospettiva al nostro Stato.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Dalla Pozza, prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Confesso che avevo avuto una tentazione: quella di tirare avanti la discussione. Mi sarebbe piaciuto arrivare ad approvare questo provvedimento il 15 settembre, non a caso, ma perché al 15 settembre siamo d’accordo, potremmo arrivarci…
Speaker : PRESIDENTE
Consiglieri, state buoni. Prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Sarebbe stato interessante riuscire ad arrivare, il 15 settembre, ad approvare il provvedimento nel trentennale della Dichiarazione dell’indipendenza della Padania…
Speaker : PRESIDENTE
Per favore!
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Presidente, io sono contento di sentire…
Speaker : PRESIDENTE
Dalla Pozza è felice, se voi rispondete. Prego, Dalla Pozza.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Vede che lei mi interpreta bene? Ormai mi conosce.
Sono contento, perché quando sento i “magari”, guardo chi poco fa è venuto a fare le pulci sul fatto che abbiamo fatto le foto ad un’Aula vuota, e vi guardo, colleghi di Fratelli d’Italia, perché un anno dopo quella dichiarazione di indipendenza della Padania, c’era anche qualcuno che diceva che con il Tricolore, voi che girate con le borse e le borsette col Tricolore…
Guardi, non lo deve venire a dire a me…
Speaker : PRESIDENTE
Evitate interlocuzioni. Consigliera Dalla Pozza, prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Non stavo parlando con il consigliere Borgia, stavo parlando al Gruppo di Fratelli d’Italia, e le ripeto, e qui sì, lo dico al consigliere Borgia: non deve venire a parlare a me di Tricolore, che sono fratello di un insignito di onorificenza dallo Stato italiano perché sul Tricolore credo di aver fatto un giuramento, quello di svolgere il ruolo di amministratore pubblico e tutte le volte che entro qui, me lo ricordo molto bene, faccio parte degli amministratori dello Stato italiano. Ma con quel Tricolore, un anno dopo, qualcuno voleva pulire parti del proprio corpo. Vede, Consigliere…
Speaker : PRESIDENTE
Per favore, Consiglieri.
Consigliere Borgia, poi è iscritto, può parlare anche del Tricolore della sinistra agli albori.
Prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Sì, ma non vorrei che diventasse un dialogo tra me e il Consigliere, su cui probabilmente andremmo anche ad essere d’accordo su alcuni temi.
Quello che in realtà va detto è questo: perché abbiamo rilevato il fatto che oggi questa discussione, che doveva essere una discussione alta, simile a quella che abbiamo avuto ieri, è una discussione, invece, lesa anche dal fatto che non ci sia una presenza così forte? Io lo so, ci sono anche impegni a livello politico, ciascuno di noi fa parte di comunità politiche che si ritrovano anche per alcuni appuntamenti, che non sono necessariamente quelli istituzionali.
Io ho avuto il mio ultimo impegno con la Regione Veneto il 12 agosto, per la costituzione del tavolo sulla immigrazione e sulla cooperazione internazionale. Poi sono rientrato abbastanza precipitosamente, da qualche giorno di ferie, per essere presente in Commissione. Il 20 agosto ero regolarmente presente in Commissione: tutta questa fretta, tutta questa corsa per l’approvazione di questo provvedimento è legata a un’altra data, ed è quella del 20 settembre.
Bisogna dire allora che se il calendario delle riforme italiane è legato agli appuntamenti politici, e anche oggi alcune assenze sono legate ad appuntamenti politici, vuol dire che stiamo trattando di un tema tale che, lo si tratti o non lo si tratti, lo si tratti con la presenza, o con la dovuta attenzione, è più o meno importante.
Ho citato proprio quell’atto compiuto il 15 settembre del 1996, perché allora c’era una comunità politica che dimostrava in maniera totalmente diversa da come la penso io, di crederci. Addirittura, si parlava di secessione, poi si è parlato di devoluzione, poi si è parlato di federalismo.
Oggi arriviamo alla richiesta dell’autonomia differenziata. L’altro problema è che ci viene detto, e lo ha detto anche il Presidente Stefani nel corso del suo intervento, che ci sarebbe un ostruzionismo, fatto dal centrosinistra, o si è citato più volte il fatto delle richieste che venissero per caso da qualche Regione del sud, amministrate dal centrosinistra, di cui la maggioranza sarebbe ben felice di sostenere la petizione, la richiesta.
Ebbene, vi avviso che Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria non sono governate dal centrosinistra. E a me non risulta, al momento attuale, che i Consigli regionali di queste Regioni siano stati convocati per approvare intese sull’autonomia differenziata, a differenza delle quattro Regioni del nord in cui questi provvedimenti sono stati invece calendarizzati.
Anche qui, quando diciamo che non ci credete, lo diciamo perché sappiamo che anche i vostri governatori delle Regioni del centrosud, in cui siete maggioranza, anche i Consiglieri regionali, anche i partiti politici che sono in quelle Regioni, su questo tema non ci credono. Non ci credono, perché altrimenti avremmo una pioggia di provvedimenti simili a quelli che abbiamo in discussione oggi.
Alla fine, questo è un dibattito sul nulla, perché dal punto di vista amministrativo cambia poco, dal punto di vista delle risorse non cambia assolutamente nulla, addirittura, siamo arrivati al paradosso che secondo alcuni studi specifici in materia sul trasporto pubblico locale, si rischia di avere minori risorse con l’autonomia differenziata, che non con il fondo nazionale trasporti, soprattutto a detrimento di quelle Regioni e di quelle aree, in particolare delle aree interne di quelle Regioni che hanno minor forza finanziaria rispetto ad altre forze. È qui che stanno poi le nostre critiche quando noi diciamo che provvedimenti di questo genere creano una diseguaglianza e un disassamento tra la velocità con cui vanno alcune Regioni e altre.
Non abbiamo ancora la percezione esatta in che cosa la perequazione si sostanzierà e consentirà di non perdere l’unitarietà dello Stato italiano.
Peraltro, lo dicevo come battuta dopo l’intervento del Presidente del Consiglio Zaia, del Federalismo mi piacerebbe che discutessimo, ha fatto bene a ricordare Bressa (lo ricordiamo volentieri anche noi) che c’è una cultura all’interno del Centrosinistra che crede profondamente, invece, nei valori del Federalismo a livello italiano.
La riforma del Titolo V della Costituzione rimane comunque una cosa che ha operato il Centrosinistra con i suoi Governi, credendo in quel provvedimento.
Alla fine - lo dico ai colleghi che prima si chiedevano come voteremo, ma poi sarà il Capogruppo nostro a dire quale sarà - il nostro voto è abbastanza ininfluente, come votiamo è ininfluente tanto quanto rischia di esserlo anche il vostro.
L’invito che vi faccio alla fine di questo scarno dibattito è quello di dimostrare di crederci di più. A quel Referendum votai anch’io e rimane per me comunque alta l’attenzione rispetto a questi temi, perché ritengo che il Veneto lo meriti, però non può essere ridotto tutto ad appuntamenti elettorali, a scadenze politiche, ma dovrebbe essere un momento per discuterne in maniera alta.
Secondo me, con questo iter cronologico e temporale che è stato impostato, è stata persa un’occasione per questo Consiglio e per il Veneto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere.
Consigliere Manildo, prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Il quadro complessivo è evidente: ritorniamo, come tutti dicono, dopo quasi trent’anni di battaglie al Referendum del 2017 ricordato, alla richiesta delle 23 materie e alle promesse di trattenere sul territorio una parte molto più ampia del gettito fiscale, e arrivano poche funzioni, molte delle quali, come avevamo già detto ieri, esercitabili.
Ribadiamo che nei fatti questa è un’autonomia svuotata, dispiace che nel profilo del Gruppo dei consiglieri della Lega si scriva che nel dibattito di oggi le argomentazioni del Partito Democratico sono ridicole, non mi piace che Siri si dia questa accezione, magari cambiate la parola, dite che non sono afferenti, ma ridicole... penso che nessuno sorrida di un’avventura che dura da trent’anni, trent’anni che si fanno delle promesse e non vengono mantenute.
Per anni quella dell’autonomia è stata una battaglia esibita come una bandiera identitaria nella comunicazione eccezionale (su questo devo fare i complimenti a chi l’ha fatta), però è sempre stato rinviato l’obiettivo e - lo ripeto - ogni volta che si parla di autonomia si entra nel gioco dei ruoli, un nemico è qualcosa di altri. Prima il presidente Zaia giustamente mi guardava parlando del Federalismo, ma non ha bisogno di convincermi, io sono intimamente federalista, gli insegnamenti di Silvio Trentin, Altiero Spinelli e, se andiamo in tempi più recenti, dello stesso Massimo Cacciari fanno parte della mia idea di politica e ritengo che si debba lavorare tutti insieme per farlo in modo concreto e in modo vero.
Mi dispiace perché sembra proprio il Monopoli, torna dal via. Ho qui un documento del 18 dicembre 2007, Achille Variati diceva "oggi l’Assemblea legislativa potrà scrivere una pagina di quelle che forse potranno essere ricordate", si parlava di proposte di autonomia su materie anche molto più efficienti di quelle che sono raggiunte oggi e da lì a poco il presidente Zaia sarebbe diventato Ministro del primo Governo Berlusconi e di quelle intese non si è fatto nulla, eternamente rinviate, una bandiera esibita in modo molto efficiente dal punto di vista delle elezioni, elezioni dopo le elezioni questa bandiera veniva propagandata e sempre il colpevole è un altro.
Questo mi dispiace molto, perché dobbiamo compiere un esame di responsabilità politica e capire che significato hanno le parole. A me piace tantissimo (l’ho sempre detto) l’autonomia principio di potere, e responsabilità, io sono un libero professionista, e l’avvocato fa del rapporto fiduciario e del potere che gli viene dato il suo modo di essere, quindi cerca di concretizzare le cose, e mi dispiace che in questi 30 anni questa autonomia, quindi questa capacità di avere il potere e la responsabilità di far accadere delle cose sia sempre stata eternamente rinviata.
Ora gli schemi predisposti per Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, come abbiamo detto tutti, sono assolutamente identici, il fatto che siano identici cambia quel tema di autonomia differenziata, che - ripeto - ha nelle sue fondamenta il fatto che ci sia un’istruttoria peculiare sulle esigenze delle singole regioni che legittimino una richiesta di funzioni differenti.
Io sono molto felice che vengano enucleate delle funzioni, queste funzioni non sono di per sé negative, ma entriamo a parlare di qualcos’altro, non parliamo più di autonomia differenziata. Uso di nuovo questa provocazione di dire parliamo di un regionalismo simmetrico, cerchiamo di fare, da veneti, veramente un passo avanti tutti insieme e cerchiamo di fare una riforma federalista, ma non una regione contro l’altra.
Quello che mi dispiace è che non è colpa soltanto di Roma, di chi ci dice "secessione dei ricchi contro i poveri" se questa autonomia non è mai stata raggiunta, è anche il fatto che, più che autonomia, è stata una battaglia quasi di isolazionismo, e non è una parola mia, sono articoli che ho letto da persone assolutamente più competenti di me, che hanno detto che la mancanza della classe dirigente veneta è stata quella di non contare adeguatamente a livello nazionale.
Ecco, io penso che sia importante arrivare a proporre una strada diversa, ovviamente il centralismo non piace a nessuno, rendiamoci conto che sono passati 30 anni e il mondo è cambiato, quando abbiamo iniziato si diceva già che il fascicolo virtuale sanitario poteva essere una cosa importante, adesso con la tecnologia perché non parliamo di un fascicolo europeo, perché non pensiamo in modo diverso? Tante battaglie stanno diventando anacronistiche, passate da questa grandissima rivoluzione del nostro tempo, che è la tecnologia, l’intelligenza artificiale di cui ci riempiamo la bocca, ma dobbiamo adeguare anche le nostre battaglie istituzionali al mondo che sta cambiando.
Ribadiamo, quindi, che la nostra proposta è quella di un regionalismo - ripeto - simmetrico, di cui avete dato prova con quattro pre-intese ugualissime (è più che identiche ugualissime), cooperativo e responsabile, simmetrico perché le funzioni amministrative di interesse generale devono essere attribuite a tutte le Regioni secondo regole comuni, cooperativo perché Stato, Regioni ed Enti locali devono lavorare insieme sulle questioni che superano i confini amministrativi, responsabile perché a ogni competenza devono corrispondere risorse certe, personale adeguato, obiettivi verificabili, una chiara responsabilità politica per i risultati.
Non mi dilungo, perché era già il testo della mia correlazione. Purtroppo non c’erano molte persone e ringrazio il presidente Zaia che mi ha chiamato capo dell’opposizione (sono ancora emozionato). Non lo ripeto, ma nella dichiarazione di voto dico che dobbiamo cercare di fare un salto di qualità. Queste pre-intese sono assolutamente svuotate, queste pre-intese parlano di qualcosa d’altro rispetto a quello che il nome dice, non è autonomia differenziata, rispondono più a un eterno racconto, come ha detto chi mi ha preceduto, una bandiera da esibire, una storia da raccontare più che una riforma veramente da apportare.
Penso che il tema sia molto serio. Non c’è una contraddizione tra quello che dice il Partito Democratico a livello nazionale e quello che diciamo noi, nel senso che noi riteniamo (lo abbiamo sempre detto dall’inizio) che sia importante fare una riforma rilevante, questa riforma ha dei profili di incostituzionalità, ma non mi interessa sollevarli, perché ancora una volta entreremmo nel gioco dei ruoli invece che la maggioranza difendere e dire perché questa è una bella riforma, perché sono soddisfatti, sempre raccontare che c’è qualcun altro che non gli ha fatto fare quello che avrebbero avuto in mente di fare da 30 anni.
Io non sono dell’idea "piuttosto che niente, è meglio piuttosto", quindi ritengo che la nostra posizione sarà quella di non partecipare al voto anche per le modalità con le quali sono state gestite queste pre-intese, un documento assolutamente inemendabile, un documento consacrato in un testo che non poteva essere modificato di una virgola, perché faceva parte di una liturgia, di un rapporto con il Ministero, un rapporto con il Governo, che non poteva sopportare delle modifiche, quindi, sostanzialmente, siamo arrivati a un depauperamento di quella che è la funzione propria del Consiglio.
Per questo motivo, ribadendo la nostra disponibilità a parlare in modo serio di Federalismo, di decentramento, di ritornare ai principi che ricordava il presidente Zaia, che sono dei nostri Padri Costituenti, poi rafforzati con la riforma del 2001, il Partito Democratico sarà assolutamente al fianco di una riforma che metta al centro un Federalismo o regionalismo che non metta però le Regioni l’una contro l’altra.
È importante farlo insieme, gestire questa battaglia in questo modo renderà possibile riuscire a raggiungerla, altrimenti sarà sempre questa eterna chimera, questa bandiera rinviata di volta in volta, pronta, come è stato detto da qualcuno che mi ha anticipato, per il prossimo raduno, per il 20 settembre o per quello che sarà il prossimo anno.
Mi dispiace che una cosa così seria sia sempre stata trattata come una bandiera più che una riforma da ottenere.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Soranzo, prego.
Speaker : Enoch SORANZO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente, buongiorno consiglieri e colleghi. Intervengo oggi sull’approvazione di questa PDA davvero con grande orgoglio.
Parto, solo come battuta, e col massimo rispetto di quest’Aula e dei colleghi, dalla precisazione che il presidente Zaia ha fatto poc’anzi, e che il collega Manildo ha ringraziato, di dire “sono il capo dell’opposizione”. Collega Manildo, credo che il presidente Zaia volesse rimarcare, e l’ha fatto più volte, per come è configurata questa Assemblea, per il mandato e per chi è stato dato il mandato nelle ultime elezioni di questa guida regionale.
Lo dico con l’orgoglio di chi rappresenta i cittadini veneti, con il senso di responsabilità istituzionale proprio del ruolo che ricopro, come Presidente della Sesta Commissione consiliare, e come rappresentante del Gruppo di Fratelli d’Italia.
Per anni abbiamo ascoltato narrazioni interessate, ricostruzioni distorte, continui tentativi di gettare ombre sulla nostra posizione di Fratelli d’Italia, sull’autonomia differenziata. Molti, sia fuori che dentro questo palazzo, ricordo e penso che lo ricordino molti colleghi che erano qui presenti, che io recitavo qui dentro, in quest’Aula, che sentivamo il punto di domanda sulla schiena ogni volta che parlavamo di autonomia differenziata, sulle reali intenzioni di Fratelli d’Italia.
Dicevo: molti, sia fuori che dentro questo palazzo, dubitavano della determinazione e della convinzione di Fratelli d’Italia sul percorso dell’autonomia differenziata. Sostenevano che avremmo frenato, che avremmo trovato scuse, che le nostre radici nazionali fossero un ostacolo al buon governo dei territori.
Oggi quest’Aula, spero, credo, Presidente Stefani, cancellerà ogni dubbio e ristabilirà la verità storica e politica. Rispondiamo con la forza inoppugnabile dei fatti. Lo facciamo perché siamo persone e una forza politica di parola, anche quando in sofferenza, ma siamo di parola.
Non vendiamo fumo, non inseguiamo le polemiche, lavoriamo sui testi normativi, costruiamo i percorsi necessari e cerchiamo di portare a casa i migliori risultati per i nostri cittadini, per le persone che attendono risposte e che hanno fiducia in noi.
Preferiamo, come sempre, fare i fatti, alle parole. Cerchiamo sempre di preferire i fatti alle parole, almeno ci proviamo. Lo diciamo davvero a testa alta, perché questo, lo diciamo con forza, è il Governo che sta consegnando, e spero consegnerà al Paese e al nostro territorio veneto il risultato più concreto e tangibile mai raggiunto sul tema dell’autonomia differenziata.
Dopo decenni di promesse mancate, di tavoli tecnici, di annunci finiti in un cassetto sotto esecutivi di ogni colore, non lo dico io, l’ha detto poc’anzi Manildo, ha detto decenni, trent’anni, addirittura, dopo tanti esecutivi che hanno provato, invece, a fare la storia, e ad avviare la conclusione delle prime intese definitive, è l’Esecutivo guidato dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Lasciatemi però dire grazie e complimenti al presidente Zaia. Io, che sono stato anche Presidente dell’UPI, e che ho vissuto con lui anche la sigla di alcuni accordi, conosco bene la determinazione, quanta energia, e anche, talvolta, quanta sofferenza il presidente Zaia, nel non vedere il raggiungimento dell’obiettivo, ha vissuto. Credo di poterlo dire perché l’hanno sentito tutti i veneti. L’hanno sentito tutti i nostri concittadini. Non è un caso infatti il percorso che ha accompagnato l’arrivo a questo punto.
Ma a Giorgia Meloni credo che anche il presidente Zaia riconosca, come lo riconosce il Presidente Stefani, di essere stata una Primo Ministro, una donna, una rappresentante di una forza politica non solo di parola, ma assolutamente concreta. È con Giorgia Meloni che a Palazzo Chigi la legge 86/2024, con tutti i suoi stop and go, con tutti i suoi difetti, con tutte le sue correzioni necessarie che oggi troviamo in questi primi schemi definitivi d’intesa, se possiamo oggi approvare per sottoporre alla firma e al voto del Parlamento.
La dimostrazione più tangibile di questa determinazione è il ritmo serrato impresso anche a questa procedura, sia a Roma, che qui a Venezia. Credo che tutti sono convinti che ci sarebbero state mille occasioni per rallentare a Roma, o anche qui a Venezia, questa procedura. Talvolta, della tecnica si può far diventare forma e sostanza, nei provvedimenti, allungarli, stopparli, discuterne lungamente e magari non vederli mai arrivare, anche in questo Parlamento, Consiglio regionale, nelle Commissioni regionali.
Ma quando ci sono determinazione e realtà, tutto ciò non esiste. Il 30 luglio 2006, data di trasmissione dei testi definitivi, dopo i pareri parlamentari della Conferenza Unificata, la macchina non si è per niente fermata: un solo istante, il 3 agosto, il parere favorevole all’unanimità del Consiglio Autonomie Locali, del CAL, che ringraziamo; il 5 agosto l’adozione di schemi definitivi da parte della Giunta regionale, grazie, Presidente Stefani. Oggi siamo in Consiglio, qui, a votare e a licenziare, speriamo, formalmente, gli schemi d’intesa per l’approvazione definitiva poi in Parlamento.
Questa velocità, come dicevo, non è casuale: è la prova provata della nostra dedizione, capogruppo Borgia, della nostra puntualità, della ferma volontà, nonostante tutto, anche oggi, di trasformare un dettato costituzionale in strumenti operativi immediati al servizio del nostro Veneto. Per Fratelli d’Italia, per noi, per noi tutti anche di quest’Aula, immagino, spero, mi auguro, spero nel più profondo del cuore che sia così, gli impegni assunti non sono formule di rito, ma sono un motivo di assoluto impegno costante. Manteniamo con assoluta lealtà il programma siglato con gli alleati di centrodestra. Soprattutto, onoriamo il vincolo sacro che ci lega ai cittadini.
I cittadini son i nostri unici azionisti di maggioranza. A loro dobbiamo conto, e per loro lavoriamo ogni giorno con spirito di servizio. Noi non insegniamo niente, ai nostri cittadini, non siamo coloro che pensano di poter indottrinare e insegnare ai nostri cittadini. Noi siamo al servizio dei nostri cittadini, ascoltiamo i nostri cittadini, abbiamo ascoltato quella direzione, chiara, netta, democratica, tracciata dal referendum del 22 ottobre 2017, quando il 98,1% degli elettori, è vero, pari a 2.317.923 voti, lo diciamo perché piace dirlo, ricordarlo, hanno detto sì all’autonomia.
Quel mandato popolare non è mai andato disperso, almeno per noi, ma pensiamo di essere in tanti. Oggi trova compimento nel solco del tracciato dall’articolo 116 della Costituzione e della sentenza della Consulta n. 192 del 2024.
Con l’adozione di questi due schemi d’intesa definitivi, portiamo a casa precise funzioni, Manildo, non materie. Lei è un avvocato, ma ha utilizzato il termine “materie”, invece giuridicamente sono “funzioni”, ma probabilmente sarà stato…
Speaker : PRESIDENTE
Andiamo avanti.
Speaker : Enoch SORANZO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Forse ho capito male io. Funzioni operative strategiche.
Ama, chi vuole narrare una situazione diversa, invece, confondere, per dire che qualcosa è cambiato nella direzione o nel percorso. Non è stato mai cambiato, perché il referendum del 2017 parlava chiaro su quale percorso doveva portare e perseguire l’autonomia differenziata.
Sulla protezione civile qualcuno dice che il potere di finanza regionale, in deroga tempestivo per le emergenze, non sia cosa importante, che il Consiglio d’urgenza, l’assunzione di personale qualificato e l’organizzazione contrattuale del comparto non sia importante, che la cooperazione operativa e tante altre cose, come con i mezzi, non sia importante. Afferma la facoltà di valorizzare e disciplinare specifici profili e percorsi professionali ad alto radicamento territoriale, tutelando e valorizzando le competenze tecniche della nostra economia veneta non sia importante. Afferma che la previdenza complementare sì, è una buonissima opportunità, ma in fondo il ruolo guida del Veneto nella produzione di Fondi pensione territoriali oppure intervenire per valorizzare, dal punto di vista previdenziale, dipendenti locali di sanità, dare garanzie maggiori nella collaborazione, garanzie solide al futuro di questi dipendenti sia cosa irrilevante o poco importante.
Nella sanità si è concentrata molta dell’attenzione dell’opposizione, ma posso dirvi, colleghi, senza offesa, che la collega già Assessore Lanzarin, ma anche la Presidente Brescacin possono testimoniare che quando si dice che, al di là di poter intervenire nella sanità nella gestione autonoma delle risorse per l’edilizia, il coordinamento ospedaliero e l’ammodernamento tecnologico, ma soprattutto di poter intervenire con fondi regionali direttamente spendibili per assunzioni o prestazioni aggiuntive, oppure la facoltà di trattenere e investire nei servizi ai cittadini le economie generate, se qualcuno ha vissuto i percorsi degli ultimi anni dove, anche nell’ultima legislatura, le battaglie che il Veneto ha fatto, addirittura con un Governo alleato, per avere l’autorizzazione a procedere e a utilizzare risorse che aveva a disposizione, come poteva fare immediatamente, invece ha dovuto combattere con le altre Regioni in Conferenza Stato Regioni e ha dovuto combattere e convincere il Governo ad essere autorizzato a farlo.
In qualche caso non ha avuto neanche l’autorizzazione, l’ha fatto questo Consiglio regionale con grande carattere, con grande forza e senso di responsabilità e di appartenenza al Veneto, e qualcuno si è permesso anche di provare a mettere in discussione, ma ha avuto il coraggio non di Fratelli d’Italia, ma dell’Aula di quel giorno, di quel voto, di quel provvedimento, di quella maggioranza del Veneto che ha prestato ai veneti un acconto dei dettati politici del Partito.
Il Partito che ci ha guidato, Fratelli d’Italia, ci ha sempre dato come stella polare quella di servire i nostri cittadini e su questo abbiamo lavorato.
Allora, colleghi, questo sicuramente è il primo passaggio, che apre la strada a un percorso ancora rivolto alle altre funzioni di nostra competenza per completare questo ampio percorso, non è finita qui, per noi non è finita qui, abbiamo iniziato qualche anno fa come Fratelli d’Italia, siamo arrivati fin qua e vogliamo continuare, perché l’impegno che abbiamo con i cittadini è quello di completare le funzioni e il percorso attivato.
Questa è l’autonomia per cui Fratelli d’Italia si è spesa e continuerà a battersi, fondata sulla sussidiarietà, sul merito, sulla responsabilità, capace di valorizzare le eccellenze virtuose, mantenendo la solidità dell’unità nazionale.
Vedete, quando diciamo questo non facciamo altro che ribadire il concetto che l’autonomia differenziata che il Presidente Zaia ha sempre portato in tutte le sedi nazionali, che l’autonomia differenziata non è del Veneto, non era del Presidente Zaia, ma serve al Paese.
Serve al Paese, tanto che quando si dice o si fa finta che non lo sia e si afferma che spacca l’Italia significa - credo - per chi non è onesto intellettualmente, la guarda sotto un profilo di pregiudizio o con un senso di dubbio o di grande paura fa finta che questa affermazione significhi solo una cosa: non lavorare per il futuro, ma per qualcos’altro, perché l’autonomia differenziata è il modello che può garantirci sicuramente il futuro.
Al collega Morosin dico che a volte ci dicono che si può fare anche se non ci sono schei, non sempre servono i soldi, molto spesso i soldi ci sono già, ma si deve avere strumenti e capacità di spenderli bene. Non sempre servono i soldi, il Veneto è molto capace, sa spendere bene e potrebbe crescere anche in assenza di un maggiore trasferimento o lascito del gettito fiscale.
Colleghi, finisco il mio intervento che ormai sta giungendo al termine volendo dire con assoluta chiarezza che Fratelli d’Italia c’era, c’è, è qui, continuerà ad esserci con coerenza, con serietà, con concretezza, voteremo convintamente, Presidente, di questa PdA, la voteremo perché siamo convinti che consegneremo ai veneti ciò che hanno atteso e meritato da tanti anni, e noi vogliamo essere orgogliosi di poter dire di aver mantenuto o iniziato a mantenere anche questo punto, fortemente dubitato da tutti (anche da qualche collega) e di aver consegnato un impegno che ci siamo impegnati a sottoscrivere di fronte a tutti. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Lovat, prego.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri.
Parlando di autonomia differenziata, credo che oggi possiamo avere la serenità per dire due cose contemporaneamente: il provvedimento approvato dal Parlamento va sostenuto, ma non possiamo accontentarcene.
Dopo decenni nei quali la parola autonomia è stata invocata, promessa e troppo spesso rinviata, finalmente esiste una cornice legislativa che consente di cominciare a trasferire competenze e responsabilità dal centro ai territori. È un risultato che va difeso, ma sarebbe un grave errore politico presentarlo come il traguardo della nostra battaglia di autodeterminazione.
I veneti non hanno chiesto semplicemente qualche competenza amministrativa in più, hanno chiesto di poter governare meglio la propria terra e per molti di noi il riferimento è sempre stato chiaro: almeno l’autonomia come Trento e Bolzano. Per questo, considero questa riforma un punto di partenza, non un punto d’arrivo. Se dovesse diventare il punto conclusivo di un percorso annunciato per decenni come la grande rivoluzione dell’autonomia, allora, come ha detto già qualcun altro, avremmo assistito alla classica montagna che partorisce un topolino, si pensa a un banchetto e ci si deve accontentare di sorbire un brodino.
Non sono disposto a chiamare autonomia una semplice redistribuzione di qualche funzione amministrativa. L’autonomia vera significa responsabilità, capacità di decidere e possibilità di rispondere direttamente ai cittadini delle decisioni assunte, ma significa anche avere le risorse necessarie per esercitare le competenze e avvicinare il potere a chi ne subisce direttamente gli effetti.
Per questo, considero l’autonomia non una concessione fatta dallo Stato al Veneto, ma un principio di buona democrazia. Più una società è complessa, più è necessario che le decisioni siano prese vicino ai cittadini e con la rapidità necessaria.
Oggi abbiamo economie globali, tecnologie che cambiano in pochi mesi, intelligenza artificiale, trasformazioni industriali rapidissime e una competizione internazionale sempre più forte, pensare di affrontare questa complessità con un apparato decisionale costruito secondo una logica centralistica ottocentesca significa condannarsi all’inefficienza. La complessità richiede responsabilità distribuita, decisioni rapide e Istituzioni vicine.
Per questo, guardo al modello svizzero come al mio ideale di riferimento e, in termini diversi, al federalismo tedesco come a un’esperienza di grande interesse perché entrambi dimostrano che uno Stato può essere forte senza essere centralista. La forza di uno Stato moderno non sta nella quantità di potere che riesce ad accumulare al centro, ma, secondo me, nella capacità di distribuire poteri, responsabilità e risorse senza perdere coesione.
Questo, allora, deve essere il nostro orizzonte, una vera riforma costituzionale in senso almeno federalista. C’è una ragione ulteriore, oggi ancora più importante: viviamo nell’epoca della globalizzazione, dell’intelligenza artificiale, della concentrazione tecnologica e della crescente standardizzazione. Mentre il mondo diventa più globale e la tecnica più potente, dobbiamo difendere una democrazia che rimanga centrata sull’uomo.
Il rischio da evitare e contro cui combattere è una tecnocrazia nella quale decisioni sempre più importanti vengano assunte da strutture grandi, lontane dai cittadini e difficili perfino da identificare secondo logiche che possono finire per essere funzionali agli interessi del capitale finanziario apolide, più che a quelli della comunità.
Il capitale può spostarsi, i dati possono spostarsi, le multinazionali possono spostarsi, le comunità, invece, restano. Restano le persone, i territori, le città, le identità e le responsabilità politiche. Per questo considero l’autonomia anche una forma di difesa della democrazia. Più il mondo diventa grande, impersonale e standardizzato, più abbiamo bisogno di istituzioni vicine all’uomo concreto. Io non voglio un Veneto amministrato come una periferia di un sistema burocratico, voglio un Veneto capace di decidere, innovare e competere una delle terre più avanzate e produttive e vivibili d’Europa nella quale i giovani abbiano convenienza a restare e nella quale sia bello vivere, lavorare e investire.
Non possiamo continuare indefinitamente con un modello nel quale il Veneto produce e versa, mentre deve continuamente chiedere a Roma ciò che potrebbe decidere molto meglio qui. Uno Stato centrale che assorbe risorse senza restituire ai cittadini i servizi proporzionati allo sforzo fiscale richiesto non è semplicemente inefficiente, alimenta la sfiducia nelle Istituzioni.
L’autonomia deve servire anche a spezzare questo meccanismo, ma vorrei guardare ancora più lontano, potendo. Io auspico un’Europa dei popoli, non l’Europa burocratica e tecnocratica che pretende di uniformare tutto, un’Europa nella quale la pluralità dell’identità sia una ricchezza e nella quale anche i popoli privi di uno Stato possano vedere riconosciuto almeno il massimo livello possibile di autogoverno e, dove ne ricorrano le condizioni e vi sia la volontà dei cittadini, anche il diritto all’indipendenza.
Per un Veneto questa non è una riflessione astratta, basta conoscere la nostra storia. Per secoli la Repubblica di Venezia ha rappresentato una realtà politica indipendente, con proprie Istituzioni, proprie leggi e una propria identità. Quella storia è finita nel 1797, ma conoscerla non significa vivere nel passato, significa sapere che una comunità può essere protagonista della propria storia.
Vorrei che il Veneto avesse nuovamente questa ambizione, non quella nostalgica di ricostruire ciò che non esiste più, ma quella moderna e concreta di essere una comunità capace di decidere, produrre, innovare e assumersi responsabilità.
Per questo considero l’autonomia un mezzo e non un fine. Il fine è una comunità più libera, più responsabile, più democratica e più capace di governare il proprio futuro.
Allora torno al punto di partenza, per concludere. Io sostengo questa riforma perché finalmente apre una porta, ma proprio per questo dico con chiarezza che quella porta non deve essere richiusa dopo aver fatto passare qualche competenza e basta. Deve essere l’ingresso di un percorso verso un vero federalismo.
Il mio voto favorevole, dunque, non è un punto d’arrivo, è un impegno. Infatti, i veneti non hanno chiesto qualche briciola di autonomia, ma hanno chiesto di poter essere responsabili del proprio destino. Se questa legge sarà il primo passo verso quel Veneto, avrà avuto un senso. Se, invece, sarà il punto d’arrivo, avremo soltanto dato un nuovo nome a un vecchio centralismo.
Il Veneto non ha bisogno di promesse, ha bisogno di potere, responsabilità e vera libertà. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Ostanel, prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Quello che ho sempre contestato della vostra riforma dell’autonomia è di prenderla come una bandiera per cui farne un metro di consenso politico. Ed è esattamente quello che io contesto oggi nella modalità con cui questo documento arriva all’approvazione di quest’Aula. Si deve fare in fretta, si deve fare per Pontida, si deve fare per avere qualcosa in mano, lo abbiamo capito, è ovvio che non avremo mai le prove scritte di quello che io sto dicendo, ma chi fa un po’ di politica da un po’ di anni ormai capisce come vanno le cose, capisce come vanno le tempistiche e io credo che questo sia esattamente quello che ci porta oggi a dire che non solo una riforma dell’architettura dello Stato - lo diceva prima il Presidente del Consiglio, Zaia - è una cosa importante, ma proprio per questo non dovrebbe essere la bandiera di nessuno.
E chi ha avuto l’opportunità di stare in quest’Aula anche la legislatura precedente può mettere in fila gli atti che negli anni, in sei anni ormai, si sono susseguiti e io ho provato a farlo, perché credo sia importante che qui dentro ci diciamo esattamente le cose come stanno, qui dentro e tutte le persone che ci stanno ascoltando fuori.
Nel gennaio 2023 il Consiglio regionale, questo, ha approvato una risoluzione, la n. 73, presentata dalla maggioranza, cioè da voi, con la quale chiedevate al Governo di approvare il disegno di legge sull’autonomia differenziata. La risoluzione, ricordiamolo, era stata presentata immediatamente dopo la caduta del Governo Draghi e all’insediamento del nuovo Governo Meloni, a riprova del fatto di quello che diceva prima il collega Soranzo: non ci si fidava che Fratelli d’Italia avrebbe voluto fare l’autonomia, e poi ci ritornerò.
Nel maggio 2023. Il Presidente del Consiglio, Ciambetti, ricordiamolo, all’epoca aveva portato in Senato un documento dove voleva... dove chiedeva di avere un ruolo più significativo nella riforma dell’autonomia delle Assemblee legislative. Ricordo infatti un dibattito importante in quest’Aula, che abbiamo avuto successivamente, dove dicevamo: dobbiamo rendere questo Consiglio partecipe in una riforma importante come quella dell’autonomia. E, come sapete, la mia posizione, la nostra posizione era quella di dare potere alle autonomie territoriali e infatti io ricordo di essere venuta qui, era presente il Presidente Zaia, c’erano i Ministri seduti lì di fronte, alcuni, quelli che avevano la delega a fare le pre-intese e mi ero messa qui ad ascoltare quello che sarebbe stato.
Ricordo che poi, con la legge del 26 giugno 2024, il Parlamento aveva approvato la legge quadro sull’autonomia differenziata “Calderoli”, che, la sentenza della Corte costituzionale, ma prima il collega Cunegato ha già detto tutto, nel 2024 è intervenuta in maniera così forte su quel documento praticamente lasciando nulla, il nulla. Dobbiamo dirlo.
Ricordo però che poi avete voluto andare avanti, noi qui dicevamo: ormai non c’è più niente di quel documento, quello che è successo con il referendum... Io per fortuna ero in Canada, quindi non devo dichiarare cosa ha votato. Scherzo, non avrei votato favorevolmente perché dietro a quel referendum vi era una menzogna: quella di dire che sarebbero rimaste qui le risorse. Sapevamo che era incostituzionale. Chi effettivamente poi conosce l’architettura dello Stato sa che arrivare fino a lì oggi non è permesso dal nostro Ordinamento, però si è voluto continuare. E quindi io ricordo il fatto che il 4 febbraio 2025 si è tornati in Aula qui con il Presidente Zaia, che parlava di 9 materie. Io ricordo benissimo il mio discorso in quest’Aula, laddove anche un po’ provando a portare un po’ le contraddizioni che quelle materie ponevano, mi riferivo all’assessore all’epoca Marcato e dicevo: “Assessore Marcato, ma lei si rende conto che se avrà la delega al commercio estero, quando ci sarà una crisi durante la guerra Cina-USA, abbiamo Trump, abbiamo il Ministro cinese e poi abbiamo Roberto Marcato a fare le negoziazioni?”, perché se l’autonomia è questa e succede qualcosa all’interno della nostra Regione, beh, andrà lui con Trump a fare questi negoziati.
Bene. Ma torno su questo punto, perché non è vero che Fratelli d’Italia non ha messo i bastoni tra le ruote a questa riforma. Diciamolo chiaro, perché dobbiamo dire la verità. Ricordo Tajani, citato in quest’Aula da me, perché avevamo i virgolettati, che diceva: “Non possiamo mica dare i rapporti con l’UE penso a Forza Italia perché i rapporti con l’UE sono una materia che deve rimanere allo Stato”. O Piantedosi, che aveva detto proprio quel giorno, pochi giorni prima del 15 ottobre 2024: “Mica possiamo dare alcune deleghe che riguardano la sicurezza nazionale”. Insomma, i Ministri del Governo Meloni in maniera diversa si erano opposti ad alcune di queste deleghe, e così è stato, così è. Oggi da 9 arriviamo a 4, quindi 23, 9, 4: le materie che si chiedevano all’inizio, le materie che vi erano nei documenti del 15 ottobre 2024, le materie che oggi vediamo nella PDA che stiamo votando. Sarebbero dei numeri da far giocare al lotto ai veneti che hanno votato il referendum di qualche anno fa.
Ma andiamo di nuovo e ancora nel concreto, perché io penso che appunto, essendo una riforma dello Stato, dovremmo essere molto seri. Prima il Presidente Stefani diceva qual è la nostra idea di autonomia. Noi qui l’abbiamo portata più volte e mi verrebbe da dire che nei documenti che oggi votiamo ci sarebbe dovuto essere quello che già si può fare e che non è mai stato fatto: la riforma della Provincia... scusate, la riforma rispetto all’autonomia vera della Provincia di Belluno. Non dovrei parlarne io, ne ha parlato tantissime volte il collega ha letto in quella Provincia. Nel nostro Statuto noi abbiamo un’autonomia territoriale che dovrebbe esistere ed avere tutti i poteri che gli vengono devoluti, visto che è la parola che vi piace utilizzare, e noi ancora non abbiamo visto niente. Ma altre autonomie territoriali si potrebbero creare. Penso al Polesine. Il Ministro Barca, tanto tempo fa ormai, aveva fatto un lavoro interessantissimo rispetto alle aree interne di questo Paese, a cui noi dovremmo dare delle autonomie territoriali. O penso anche il lavoro che era stato provato a fare sulla fusione dei Comuni, una fusione dei Comuni che non sia solo a freddo ma che sia un lavoro fatto bene a cui diamo fondi e risorse. Cioè se voi immaginate la nostra proposta di autonomia non è quella di pensare che dallo Stato date alcune funzioni, tra l’altro funzionine, chiamiamole così, alla Regione per fare un nuovo Stato importante come se voi qui immaginaste che ci sia davvero un Parlamento dei veneti. Questo è un Consiglio regionale, non un Parlamento dei veneti.
Un altro conto è immaginare che da Venezia si devolve potere ai territori. Io su questo vi seguirò veramente in maniera forte, perché questa è l’autonomia che abbiamo sempre immaginato di creare, cioè quella che non vi è un nuovo centralismo di Venezia, ma che vi è un’autonomia territoriale che con fondi, risorse e poteri, riesce a essere vicina agli abitanti e ai cittadini.
Di tutto questo non c’è nulla nei documenti, non solo che abbiamo votato oggi, ma che abbiamo votato, noi no, in tutti i passaggi che vi ho raccontato finora. E qui oggi, cosa vediamo? Vediamo delle materie piccole4, anzi, delle duncole, ma soprattutto, mi verrebbe da dire, ne vediamo una per me pericolosa e ci entro in maniera forte: la previdenza per la sanità integrativa. Io su questo ho dei dubbi seri. Ho fatto un accesso agli atti, vi confesso, non ho avuto il tempo di studiare i materiali e quindi non li porterò qui. Malissimo, malissimo, mi riprenda, Presidente, ma sa, in questi giorni abbiamo avuto altro da fare.
Ma siccome un giorno quei dati arriveranno, vi dico cosa ho visto io nei Paesi dove questo c’è come il Canada e ve lo dico da persona che è stata operata al cuore un po’ di anni fa ormai in un sistema sanitario pubblico: in Canada la possibilità di avere una cura come quella che ho ricevuto in Italia, che mi ha salvato la vita da bambina, che è stata gratuita al 100%, in Canada sarebbe stata legata al lavoro dei miei genitori, al lavoro dei miei genitori. Se mio padre era un dirigente, allora avrei avuto una grande assicurazione sanitaria, se mia madre e mio padre erano operai o magari erano disoccupati, quella assicurazione sanitaria io non l’avrei avuta. E io sto bene che stiamo parlando di integrativa, ma io so bene anche che qui c’è un rischio di china scivolosa e quindi io, ad esempio, immagino che se pensiamo che i risparmi che poi investiamo in sanità arrivino dal fatto, come è stato detto in quei 300 milioni che non esistono, che ci sono dei veneti che avranno più sanità integrativa, quindi così si risparmierà e un po’ di soldi li riusciremo a mettere nel Sistema sanitario pubblico regionale, guardate che questo schema - e chiudo - è pericolosissimo, perché togliamo diritto alla sanità e lo mettiamo dentro un sistema di capacità di lavoro legandolo a questo, invece quei 300 milioni che voi avevate promesso - e chiudo davvero - non ci sono.
Questo dovremo dirlo alle persone che fuori di qui stanno immaginando che oggi abbiamo fatto la storia. La storia non la state facendo con questa riforma!
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Rucco, prego.
Speaker : Francesco RUCCO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie. Sarò breve in realtà, ma era giusto lasciare a verbale alcune considerazioni su un passaggio altrettanto importante quanto quello della giornata di ieri, perché ricordiamo che c’è la parte sanitaria, ma c’è anche da parte imprenditoriale dei servizi in una Regione che da tanto a questo Paese e che è giusto che abbia indietro altrettanto.
Mi scuso per il ritardo nel mio arrivo intanto, non ero in barca, non ero in vacanza, ho avuto un problema a casa, avevo avvisato del ritardo anche Luca e giustamente, quando si stabiliscono tra l’altro delle regole, dovremmo parlarci come consesso per farle rispettare, se stabiliamo che ci sono dei giorni di Consiglio e degli orari da rispettare, rispettiamoli, perché per altre persone che hanno impegni familiari o impegni professionali far combaciare tutto chiaramente diventa difficile.
Ci tenevo ad esserci, perché questo è stato un passaggio storico. Io ricordo ancora ciò che è stato prima del 2017, quindi i passaggi sull’indipendenza del Veneto, sull’autonomia costituzionale, la missione del Referendum del 2017, la Provincia di Vicenza in particolare è la Provincia con la più alta partecipazione al voto e voto favorevole (mi pare 96-97%, Ostanel, giusto per far capire quanto i veneti volessero in quel momento questa autonomia), poi nel corso del tempo una serie di Governi che si sono succeduti che non hanno iniziato le attività dovute, fino finalmente ad un Governo, il Governo Meloni, che ha mantenuto l’impegno preso con la propria maggioranza, con la propria coalizione e ha avviato la cosiddetta autonomia differenziata, dove il nostro Presidente Stefani ha svolto anche un ruolo importante di relatore finché è stato deputato.
Oggi, ci troviamo finalmente a svolgere un passo avanti importante, un segnale importante, nonostante le avversità di chi in campagna elettorale nel 2020 metteva il simbolo dell’autonomia differenziata, che oggi probabilmente si asterrà o voterà contro, perché oggi improvvisamente scopre che l’autonomia non serve più.
Noi riteniamo che invece l’autonomia serva ancora anche su quattro materie che probabilmente sono meno impattanti rispetto ad altre che verranno avanti nei lavori parlamentari, una su tutte (l’ho detto anche in Commissione e lo ribadisco qua, in Aula, visto che c’è l’assessore Venturini) la Protezione civile, la Protezione civile a cui va il nostro ringraziamento come Fratelli d’Italia, come amministratori, perché per chi ha gestito (Luca Zaia lo sa, perché era il capofila) la pandemia del Veneto la nostra Protezione civile è stata esemplare, come lo è stata anche in tantissime emergenze vissute dal punto di vista del metodo (il clima, mi viene in mente Vaia, ma potrei dirne molte altre, l’alluvione del 2010).
Oggi siamo molto più avanti e la Protezione civile veneta è riconosciuta ormai in maniera unanime come la migliore d’Italia, quindi avremo la possibilità, tramite i prossimi bilanci, di sostenerla e di portarla avanti. È chiaro che l’autonomia è un tema sul quale ci sarà dibattimento alle prossime elezioni politiche, sarà un tema di dibattito fondamentale sul quale Fratelli d’Italia terrà coerentemente, secondo quelli che sono i desiderata dei veneti, una posizione chiara, lineare, di sostegno all’autonomia del Veneto, perché l’abbiamo sempre fatto.
Chiediamo che venga fatto da tutte le forze di questo consesso, cercando di convincere quelle forze politiche nazionali che stanno remando contro.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Barbisan, prego.
Speaker : Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Ho sentito il correlatore parlare di isolamento del Veneto rispetto al quadro nazionale, io credo che invece oggi il Veneto, dopo una lunga battaglia che ha visto sempre la Lega dalla stessa parte, non sia per nulla isolato, anzi sia riuscito a fare da collante con molte realtà di questo Stato, per portare il tema del Federalismo, dell’autonomia, del decentramento all’interno e al centro dell’azione politica amministrativa di molti Governi, di molte maggioranze di cui la Lega ha fatto parte e a imporre questo tema anche a maggioranze di cui il nostro Partito non ha fatto parte.
Siamo partiti tanti anni fa e oggi, se ci guardano rispetto a cosa facciamo, se un tempo eravamo alla periferia dell’impero, oggi ci sentiamo al centro di un procedimento politico e amministrativo che da ragione dell’impegno in politica di molte persone che siedono su questi banchi insieme a me, del perché dell’impegno in politica per molti di noi da dieci anni, da vent’anni, da trent’anni, alcuni, come me, iscritti fin da ragazzini a un Partito che ha sempre teso, fin dal 15 settembre 1996 e anche prima e anche molto prima, a cercare di portare le Istituzioni più prossime a quello che era il desiderio dei popoli, applicando veramente uno dei principi sommi dell’architettura costituzionale europea, il principio di sussidiarietà, per far fare agli Enti più prossimi, che possano farlo, che abbiano l’attrezzatura tecnico-burocratica, la rappresentanza per svolgere determinate funzioni che possano farlo, gli Enti più prossimi ai cittadini e non entità superiori concepite molto lontano.
Sono stato felice del richiamo a quel 15 settembre 1996, quando qui vicino, molto vicino a noi, esattamente trent’anni fa, una persona visionaria, una persona a cui noi dobbiamo tutto, fece la dichiarazione d’indipendenza della Padania, dando la possibilità a molte ansie delle persone del Nord Italia di trovare un alveo istituzionale nel quale sfogarle e proporre qualcosa di diverso per questo Stato.
La Lega ci ha provato sempre, ci ha provato con la devolution nel 2006, con il Federalismo fiscale nel 2009, nel 2006 il Referendum fu fallito, la Sinistra anche quella volta era contro, ma la Sinistra rispose nel 2001 alle tensioni che all’epoca la Lega voleva e desiderava proporre a tutto lo Stato con la riforma del Titolo V della Costituzione, del quale noi non siamo stati partecipi, ma del quale ci sentiamo veramente i promotori, i promotori politici, quindi nel 1996, nel 2001, nel 2006, nel 2009 con il Federalismo fiscale, la legge delega e poi cadde il Governo.
Il 22 ottobre 2017 il referendum, nonostante l’impugnativa del Governo di centrosinistra dell’epoca, nonostante comitati vicini al Partito Democratico cercavano di fare altri ricorsi, carte bollate per non far votare i veneti, le pre-intese, che furono un’idea intelligentissima del Presidente Zaia per coinvolgere anche un Governo di sinistra su un tema rispetto al quale la sinistra è sempre stata molto refrattaria, la legge quadro sull’autonomia fatta dal Ministro Calderoli e le intese di oggi. È la nostra storia, è il motivo per cui noi siamo impegnati in politica. Questo per noi oggi è il tema dei temi, su cui abbiamo unito, dopo trent’anni e più di battaglia politica, un intero Stato che non può più far finta che la tensione tra centro e periferia possa non essere presa in considerazione.
Abbiamo vinto noi, perché abbiamo costretto tutti a parlarne, nord e sud, destra e sinistra, quando all’inizio ci prendevano in giro. La sinistra, come ho detto, impugnò la legge referendaria. Oggi, probabilmente, non lo farebbe più. Questo è un passo culturale in avanti che, mi permetto di dire, vi abbiamo fatto fare e che vi fa presentare al popolo del Veneto con una maggiore credibilità.
Le Regioni che non fecero un referendum, perché lo fece il Veneto e la Lombardia, oggi chiedono maggiori forme di autonomia al Governo, non solo coloro che fecero il referendum, non solo coloro che lo fecero sotto la spinta della Lega quel referendum. Oggi chiedono maggiori forme e condizioni di autonomia. Vuol dire che sul piano culturale, politico, economico e sociale abbiamo vinto noi, anche se siamo partiti con la ritrosia di tutti.
Dispiace, l’ho già sentito da parte di qualche collega, che alcuni governatori del Partito Democratico del sud Italia siano costretti nuovamente alle carte bollate pur di veder finire e sperano di veder finire questo procedimento che ormai, come si può dire, è iniziato, ha fatto una crepa sul muro del centralismo ed è destinato a continuare, ed è destinato a continuare fino a quando noi avremo voglia di impegnarci in politica. Però, anche questo testimonia che queste persone sono costrette a inseguire, sono costrette ad andare dietro, sono costrette a cercare di fermare qualcosa che si è mosso all’interno del nostro Stato, per le nostre Regioni, per il Veneto e anche per molte altre.
Lo facciamo nell’alveo costituzionale, una rivoluzione gentile ma ferma, che proseguirà nelle Istituzioni e nelle coscienze fino a quando, come ho detto prima, avremo voglia, noi, di impegnarci. Fino a che ci sarà la Lega, non potrà, questo tema, essere eluso, evaso oppure, peggio ancora, ridicolizzato.
Crediamo di essere ancora all’inizio, certamente, lo abbiamo sentito da parte di più colleghi. Siamo all’inizio: è tutto? No, sicuramente non è tutto. È tanto? Probabilmente non è tanto, ma è il massimo che abbiamo potuto portare a casa secondo le condizioni politiche ed economiche di questo Stato. Crediamo di essere ancora all’inizio, ma non ci facciamo illusioni, lo sappiamo: la burocrazia romana, le rendite di posizione, chi rappresenta questi interessi sarà ancora più interessato a bloccare questo provvedimento e questo procedimento, perché vede che qualcosa si muove. Lo facciamo con emozione, grati alla nostra storia e agli uomini che hanno guidato il nostro partito nei decenni. L’ho citato prima: Umberto Bossi, Roberto Maroni, oggi Matteo Salvini, il nostro Presidente di Regione, Alberto Stefani, che si è impegnato, anche da parlamentare, come relatore della legge sull’autonomia, come Presidente della Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale.
Permettetemi una menzione particolare per colui che oggi è il nostro Presidente del Consiglio regionale, che ha dato anima, corpo, gambe, un cuore a un procedimento amministrativo, volendo veramente quel referendum che ha dato un’anima, un cuore, un corpo a un’idea. Quel giorno si è formato un popolo: questo popolo del 2017 vuole ancora continuare a procedere. Non si fa scoraggiare dalla lunghezza dei tempi; non si fa scoraggiare dall’opposizione preconcetta; non si fa scoraggiare dalla burocrazia romana.
Grazie a Luca Zaia per la tenacia, la caparbietà, la solidità delle argomentazioni con cui ha sostenuto la necessità dell’autonomia, per aver voluto fermamente quel referendum che ha dato corpo a un principio. È stato formato un popolo di cui tanti di noi fanno parte, di cui tanti nostri elettori fanno parte, e di cui molti vostri elettori fanno parte, un popolo pronto a camminare ancora, insieme, verso ulteriori e nuove forme e condizioni di autonomia per il Veneto. Grazie.
(Applausi)
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Una piccola postilla nel ringraziare il Consigliere: ricordo che a quel referendum, lo dico ai veneti, su base volontaria fu introdotto anche il quorum, cosa straordinaria, quella volta.
Detto questo, se diamo per conclusa, innanzitutto, la discussione generale, e se non ci sono dichiarazioni di voto, passerei al voto.
Consigliere Cunegato, prego.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Io vorrei mettere insieme due riflessioni. Quando il Presidente Stefani arriva per la prima volta in quest’Aula, dice che vorrà ridare valore al Consiglio regionale. Oggi stavamo quasi per smettere di discutere la madre di tutte le battaglie, senza neanche un intervento della Lega e senza neanche un intervento di Forza Italia. Quindi, la madre di tutte le battaglie arriva in Consiglio regionale, e a parte un intervento del Capogruppo deciso alla fine, si voleva addirittura andare avanti senza nemmeno una presa di posizione, una discussione, così svilendo, invece che valorizzando, questo Consiglio.
Come mi ha suggerito la consigliera Ostanel, sembra quasi che la destra veneta sia come il protagonista del Deserto dei tartari di Dino Buzzati: tutta una vita in attesa, e questa attesa però gli fa perdere il senso della realtà e gli fa perdere il senso delle cose.
Se era così importante questa discussione, e io credo che sia importante, perché non si poteva fare lunedì prossimo? La Lombardia voterà il 10; il Piemonte non ha ancora deciso la data, e sarà sicuramente non prima di fine settembre. Perché l’obiettivo non è fare le cose, ma raccontare le cose, è sempre il marketing. Bisogna arrivare a Pontida dicendo “ce l’ho io l’autonomia più lunga”, è sempre e solo questo l’obiettivo.
Poi ho sentito Soranzo dire “noi siamo sempre stati autonomisti”, ho sentito dalla Lega “noi siamo sempre stati autonomisti, siamo tutti più autonomisti degli altri”. Vorrei ricordare che questa è la differenza con la buona politica: avere un’idea e cercare di convincere le persone e cominciare a dire quello che le persone dicono.
Io vorrei ricordare che Fratelli d’Italia viene dal Movimento sociale italiano e nel 1970 il Movimento sociale italiano vota contro l’istituzione delle Regioni. Ci sarà il loro capo esaltato dalla Meloni e qualche volta anche qui dal Capogruppo Borgia, cioè Almirante, dire che di fatto le regioni sono solo carrozzoni clientelari di corruzione e potere. Voglio ricordare anche che il 14 giugno 2014, e forse Soranzo non se ne era accorto, c’è una proposta di legge di riforma costituzionale firmata da Cirielli e Giorgia Meloni, dal Presidente del Consiglio che sostiene la Lega, che voleva riformare la Costituzione abolendo le Regioni. Accipicchia! Ricordo anche che non è vero che la Lega è sempre stata autonomista, e lo abbiamo detto prima, ma è stata a lungo indipendentista. Oggi lo dimentica, ogni tanto ci ritorna con Barbisan a ricordare con onore quei momenti, ma ricordo che il vostro Segretario, il vostro Segretario, e lo ricordo anche a Borgia che giustamente ricorda le sue origini meridionali, Salvini è stato condannato per odio razziale, per aver cantato in pubblico: “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”. Condannato per odio razziale contro i meridionali. Bene. Allora io ho sentito Riccardo Barbisan dire: “abbiamo vinto, abbiamo vinto”. Sì, hai vinto a tomba Gigi. Cioè io ho sentito Enoch Soranzo, che in qualche modo si avvicina a quanto disse prima Morosin... no, questa è una miseria, ma è una bella miseria. Paradosso di questa autonomia misera. Soranzo diceva: ma anche se non abbiamo i schei... Beh, io vorrei che voi lo diceste a quei miei amici, quei cinquantenni che magari adesso hanno due genitori non autosufficienti a casa e che non hanno più i soldi per pagare una retta della casa di riposo che arriva al 2.200, 2.300 euro al mese. E mancano 5.000 impegnative in Veneto. Le impegnative hanno bisogno di schei, non di autonomia di pensiero.
Ditelo a quei genitori che nel mio territorio hanno un figlio disabile e non c’è più la neuropsichiatria infantile e aspettano anni per avere una certificazione, ditelo a quei genitori a cui diamo solo magari due settimane del centro estivo per il figlio disabile perché non ci sono i soldi per pagarlo per tutte le settimane. Servono i soldi, servono le risorse. Lasciatemi dire, e questo è il punto: che finché voi continuate a parlare dell’autonomia come unica soluzione dei problemi, c’è una soluzione dei problemi: la soluzione ai problemi dipende dalle scelte politiche del Governo centrale. E allora l’80% di questo bilancio è sulla sanità pubblica e la soluzione, l’ha detto bene Ostanel, non è favorire le assicurazioni private. Le assicurazioni private, in un Paese dove oggi un quarto alle assicurazioni private, uccidono il principio dell’universalità iscritto nella Costituzione, perché se un quarto ha l’assicurazione privata vuol dire che tre quarti non ce l’hanno. Non solo, cambiano l’immaginario. Io ho parlato con i medici di base: chi ha l’assicurazione privata va dal medico di base e non chiede neanche l’impegnativa, va direttamente nel privato. E questo non è un sistema che ci piace.
Non solo. Come ha detto Cavicchi le assicurazioni private, che adesso voi favorite, svuotano il pubblico perché quando uno va e si fa un’assicurazione privata, c’è un’esenzione nel pubblico che costa 10 miliardi a livello nazionale, che potevano andare alla sanità pubblica. Questi sgravi li paghiamo noi non garantendo un sistema a tutti.
Allora è già stato detto: invece di continuare a parlare dei bagiggi e delle noccioline, di questa finta autonomia, bisogna fare scelte politiche nazionali. Sono appena usciti i dati del Censis: siamo arrivati al quindicesimo posto in spesa pubblica in sanità in Europa, dunque di schei neanche a far piangere. Lo sa anche l’assessore Roma, che ha fatto un incontro con le case di riposo.
Bisogna investire nella sanità e sono scelte politiche. Questo Governo, tra quello che ha fatto gli altri anni e quello che farà nel prossimo, aumenterà la spesa in difesa armi di 30 miliardi e queste sono scelte politiche. Bisogna aumentare il fondo di sanità pubblica, che deve arrivare al 7,5% del PIL. Questo significa risolvere i problemi dei veneti che sono lasciati soli, non i bagiggi dell’autonomia che diventa miseria e che è senza schei. Bisogna, e lo abbiamo già detto prima perché le soluzioni ci sono, uscire dal modello neoliberista dell’austerità, eliminare il tetto di spesa sul personale sanitario pubblico, che permette paradossalmente di spendere per assumere persone in partita IVA, per le cooperative, le esternalizzazioni in convenzione, ma quando ha assunto un tot nel pubblico, ti devi fermare, come è successo la settimana scorsa a Treviso. Ma lo capiamo o no che queste leggi sono fatte apposta per privatizzare? La privatizzazione non è un effetto collaterale, è l’obiettivo di una politica che vuole far sì che i grandi detentori di capitale investano in un business ad alto valore aggiunto e non delocalizzabile, togliendo diritti ai veneti per dare privilegi ai pochi detentori di capitale.
Noi oggi voteremo no e voteremo perché non vogliamo che ci siano ambiguità. Voteremo no a questa autonomia, che è incostituzionale, lo abbiamo già detto prima. Queste pre-intese sono incostituzionali. Voteremo no a questa autonomia perché voteremo no a un provvedimento che non dà nessuna risorsa e diremo, invece, sì alla fine di un racconto trentennale che oggi si rivela per quello che è, una grande bufala, perché avete vinto solo dei bagigi. Diremo invece sì a un’altra cosa, che l’anno prossimo alle elezioni noi ci presenteremo con il dire che a livello nazionale bisogna investire molto di più in sanità pubblica perché tutte le Regioni hanno bisogno di più sanità pubblica. Bisogna magari dire no al riarmo, perché questo sia possibile, ma solo con un investimento a livello nazionale del Fondo sanitario, che poi viene ripartito alle Regioni, togliendo il tetto di spesa al personale sanitario, risolveremo davvero i problemi degli italiani e dei veneti, non con questa finta autonomia.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Manildo, prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Oggi non assistiamo allo storico traguardo dell’autonomia del Veneto. Assistiamo, come è stato detto, al sipario che viene calato in modo liberatorio su trenta anni di propaganda politica. Per tre decenni è stata raccontata ai cittadini veneti la stessa storia fatta di indipendenza prima, di trattenimento dei nove decimi delle tasse, di devoluzione integrale di 23 materie. Oggi ci mettete di fronte un pacchetto ridotto al minimo sindacale, come è stato ricordato, un pugno di competenze amministrative. Perfino sulla sanità, ambito cruciale, i margini di manovra restano totalmente sotto tutela, condizionati da vincolo di bilancio statale e da LEA nazionali, senza alcuna autonomia fiscale o di gettito.
Analizzando i contenuti reali dei quattro ambiti presi in esame (Protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità) emerge un quadro chiarissimo. Lo abbiamo detto nel corso della discussione. La gran parte delle funzioni è già esercitabile dalla Regione o prevede ampliamenti estremamente circoscritti e condizionati dal controllo statale.
In sanità, che è l’ambito più critico, non arrivano nuove risorse finanziarie, è stato ricordato e la previsione sui fondi sanitari integrativi, come è stato ricordato da me e dalla consigliera Luisetto, rischia di creare una inaccettabile sanità a due velocità, discriminando i cittadini sulla base del ceto e del territorio, altro nodo di pesante fragilità ricordato.
L’articolo 116 della nostra Costituzione parla di autonomia differenziata, cioè ritagliata sulle specificità, sulle peculiarità e sulle esigenze di ciascun territorio. Voi ci chiedete di votare un testo fotocopia, un modulo quasi prestampato, identico in ogni riga a quello presentato da Piemonte, Liguria e Lombardia.
Accettare questo testo significa negare la natura stessa della differenziazione, certificare che il Veneto non ha alcuna originalità da far valere e ammettere che le istanze della nostra regione sono del tutto annullate dalle segreterie romane con cui sono stati fatti questi testi.
Il Veneto ha dato il meglio di sé e, lo ripeto, quando la sua classe dirigente ha saputo contribuire a guidare, cambiare l’intero Paese. Dopo trenta anni passati a chiedere cosa lo Stato debba concedere al Veneto, è giunto il momento che il Veneto si faccia promotore di una vera riforma dello Stato per tutta l’Italia. Servono regole comuni per tutte le Regioni sul modello del federalismo amministrativo, superando la logica dello scontro o della trattativa privata.
L’articolo 116 della Costituzione deve rimanere riservato a effettive e dimostrabili peculiarità territoriali, mentre per le funzioni generali occorre trasferire competenze e risorse secondo il principio di sussidiarietà.
Non è possibile per noi, Partito Democratico, sorvolare a un vulnus che ritengo grave e che mortifica la dignità di questo consesso e di questa Assemblea. Voi ci chiedete di votare un testo inemendabile. Sapete benissimo che questo Consiglio è stato messo di fronte a un vero e proprio ricatto procedurale: prendere questo pacchetto o far saltare tutto.
Sapete benissimo che se questo Consiglio modificasse anche solo una virgola per tutelare davvero i veneti l’intesa farebbe un passo indietro. L’iter negoziale dovrebbe ripartire da capo con il Governo. Quindi, ci state chiedendo di abdicare al nostro ruolo di legislatori per fare i semplici notai di un accordo blindato e scritto altrove uguale per tutte le Regioni.
Noi, come Partito Democratico, non accettiamo di fare i passacarte di un provvedimento che, per giunta, è inefficace e serve ancora una volta come bandiera propagandistica.
Per queste ragioni, per rispetto delle Istituzioni e dei cittadini veneti, il gruppo del Partito Democratico non parteciperà al voto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Szumski, prego.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente. Per ribadire quello che ho detto prima, che noi siamo a favore, con tutti i limiti che ci sono, con tutte le perplessità, con il fatto che non è la nostra visione di quella che è la riforma dell’autonomia che, al di là delle competenze e delle funzioni, deve passare attraverso la devoluzione delle risorse necessarie, ma ab origine.
Io rammento che in tutto questo percorso le richieste di avere un’autonomia dal punto di vista fiscale, di gettito che rimane alle realtà regionali, il Veneto per noi, è stata introdotta nel 1997 dal Governo Prodi. Addizionale. È questo che dobbiamo... noi abbiamo solo addizionali, mentre noi vogliamo che sul reddito, che sulla produzione fiscale ci siano risorse che vengono autonomamente esercitate dal Veneto, ma non per devoluzione centrale dello Stato, ma per attribuzione immediata, in modo che non ci sia proprio la rincorsa all’elemosina, alla ripartizione. Su questo i veneti si prenderanno la responsabilità di governare.
Quindi per noi questo è sicuramente un pertugio, però, come ho detto prima, piuttosto che niente meglio piuttosto e quindi il nostro voto è favorevole e in questo indirizzo.
È chiaro che, se guardiamo alla sostanza, non possiamo essere entusiasti, diciamocelo francamente, però l’indirizzo e quello che sentiamo e che sente l’elettorato di Resistere Veneto, il confronto che abbiamo coi territori, la necessità... che è vero che l’80% del bilancio regionale è sanità ed è quello di cui hanno bisogno. I cittadini si aspettano, su questo noi ci aspettiamo che da domani si passi a analizzare quello che ho detto prima in Aula, cioè una costituente, un organismo che capisca con l’apporto di tutti, di chi vuole, di passare all’autogoverno, cercando di trattenere nel meandro di quelle che sono le attribuzioni, i controlli, la burocrazia e utilizzare le risorse che possiamo utilizzare dal sistema energetico delle multiutility, dalle autostrade, da qualsiasi questione si possa mettere la nostra impronta veneta nel gestire queste funzioni e queste competenze. Per cui questo è il senso del nostro voto favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Brescacin, prego.
Speaker : Sonia BRESCACIN (Misto)
Grazie, Presidente e colleghi Consiglieri.
Oggi siamo chiamati a discutere di autonomia differenziata. Credo che dovremmo farlo con una consapevolezza precisa. Non stiamo discutendo semplicemente di un trasferimento di competenze amministrative. Stiamo discutendo di quale idea di Stato vogliamo costruire per i prossimi decenni. Stiamo discutendo del rapporto tra lo Stato e i suoi territori. Stiamo discutendo di quanto la politica debba essere vicina ai cittadini nell’assunzione delle decisioni che riguardano concretamente la loro vita. Soprattutto, però, stiamo discutendo di una parola che per il Veneto ha un significato particolare: responsabilità. Perché autonomia e responsabilità sono due concetti che non possono essere separati.
Se chiediamo di poter decidere di più, dobbiamo essere disposti anche a rispondere di più. Se chiediamo più competenze, dobbiamo accettare più responsabilità. Se chiediamo maggiore autonomia, dobbiamo accettare che i cittadini possano giudicarci direttamente sui risultati. Ed è proprio questa, a mio avviso, la vera natura dell’autonomia differenziata, non una concessione, non un privilegio, non una sottrazione, al contrario, una vera e concreta responsabilizzazione dei territori.
L’autonomia non nasce oggi per il Veneto e questa non è una questione nata negli ultimi anni. L’impronta autonomista e molto profonda, le sue radici affondano nella storia della nostra terra e anche nell’eredità lasciata dalla Serenissima Repubblica di Venezia, caratterizzata da buon governo, efficienza amministrativa e un’organizzazione amministrativa che riconosceva le autonomie delle comunità locali. Da quella tradizione è maturata una sensibilità particolare verso l’autogoverno, una sensibilità che porta molti veneti a ritenere che una decisione presa da chi conosce direttamente un territorio possa essere più efficace di una decisione presa a centinaia di chilometri di distanza.
Non è un sentimento contro lo Stato, è la richiesta di uno Stato che sappia valorizzare le proprie articolazioni territoriali e, se guardiamo al Veneto di oggi, comprendiamo quanto questa sensibilità sia ancora presente. Il mitico Nord-est, dove convivono realtà profondamente differenti: due Regioni a Statuto speciale (Friuli Venezia-Giulia e Trentino-Alto Adige), due Province autonome (Trento e Bolzano) e il Veneto, Regione a Statuto ordinario.
Non possiamo ignorare che negli ultimi anni circa 30 Comuni veneti abbiano manifestato la volontà di essere aggregati alle Province e alle Regioni autonome speciali. Questo fenomeno ci dice qualcosa di importante. Ci dice che molti cittadini hanno percepito nell’autonomia non una minaccia, ma un’opportunità: l’opportunità di avere maggiori strumenti, di avere decisioni più vicina, di costruire politiche più aderenti alle caratteristiche del proprio territorio. Questo è il punto dal quale dobbiamo partire.
Poi arriviamo al 2017. Il 22 ottobre 2017 il Veneto è stato chiamato a esprimersi attraverso un referendum consultivo sull’autonomia. Fu una giornata politica importante. Il popolo veneto ha espresso in maniera netta la volontà di proseguire sulla strada di una maggiore autonomia. Era l’inizio di un percorso istituzionale. Da quel momento sono passati anni, sono cambiati i Governi, sono cambiate le maggioranze, sono cambiate le condizioni politiche; ci sono state trattative, ci sono state accelerazioni e ci sono stati rallentamenti.
Sono state elaborate le pre-intese, ma quella domanda di autonomia è rimasta, ed è rimasta perché non era una domanda contingente, era una domanda politica ed istituzionale profonda.
Io credo che oggi siamo arrivati a un passaggio nel quale questa domanda non possa più essere semplicemente rinviata, e credo sia giusto ricordare anche chi, all’interno delle Istituzioni venete, ha seguito questo percorso quando ancora non aveva la centralità che ha oggi.
Io stessa, come in primis il presidente Zaia, e molti dei colleghi qui presenti, siamo stati parte di questo percorso già dal 2015. È un elemento che considero importante perché dimostra come questa non sia una battaglia nata ieri, ma un percorso che viene da lontano.
C’è però un equivoco che dobbiamo superare: dire “autonomia” non significa dire meno Stato, non significa indebolire la Repubblica, non significa mettere in discussione l’unità nazionale.
Al contrario, possiamo immaginare uno Stato forte, proprio perché capace di responsabilizzare i territori, uno Stato forte nel garantire i diritti fondamentali, nel garantire l’unità del Paese, nel garantire i livelli essenziali delle prestazioni.
Ma uno Stato non deve necessariamente decidere tutto, perché ci sono decisioni che possono essere assunte meglio vicino ai cittadini. Guardiamo a quello che è successo dopo il terremoto del Friuli del 1976. Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione civile, comprese una cosa fondamentale. Disse che in Friuli-Venezia Giulia la ricostruzione funzionò perché si delegarono Regione e Comuni.
Quattro anni dopo, nel 1980, in Irpinia la risposta fu molto più complessa. La lezione di Zamberletti rimane attuale. Quando chi deve decidere è vicino a chi deve essere aiutato, spesso si decide prima e meglio. Questa è autonomia, e non è in teoria, ma nella realtà. Il problema infatti non è quanti soldi abbiamo, e qui veniamo a un altro tema delicato, quello delle risorse.
Sono convinta che dobbiamo evitare di ridurre l’autonomia a una discussione su chi prende cosa. Il punto non è semplicemente quanti soldi arrivano ad un territorio, il punto è cosa quel territorio riesce a fare con quelle risorse. Avere più risorse infatti non significa automaticamente avere servizi migliori, o automaticamente avere maggiore efficienza, e avere meno risorse non significa automaticamente amministrare peggio.
La vera differenza sta nella capacità amministrativa, nella programmazione e nell’organizzazione, sta nella responsabilità. Il Veneto, sotto questo profilo, può portare la propria esperienza.
La sanità ne è il caso più evidente. Ci viene spesso raccontato il fenomeno della mobilità sanitaria, come fosse una sorta di competizione economica tra Regioni, come se il cittadino che dal sud viene a curarsi al nord rappresentasse automaticamente un vantaggio per il nord.
Ma io credo che dovremmo guardare la questione da un’altra prospettiva. Quando un cittadino deve percorrere centinaia di chilometri per curarsi, non ha vinto il Veneto, ha perso il cittadino. Ma non dobbiamo utilizzare questo dato per contrapporre territori, dobbiamo utilizzarlo per porci una domanda: perché alcuni sistemi riescono a organizzare meglio le risorse disponibili e altri fanno più fatica? È qui che l’autonomia diventa interessante, perché responsabilizzare significa anche poter dire: questa è la competenza che mi è stata affidata, queste sono le risorse, questi sono i risultati, e a quel punto i cittadini possono giudicare.
Il Veneto ha già dimostrato di saper amministrare. Il punto che ritengo decisivo è questo: il Veneto non chiede autonomia perché ritiene di essere migliore degli altri, la chiede perché ritiene di poter dimostrare di essere responsabile.
La nostra Regione ha sviluppato negli anni capacità amministrative significative, e questo è particolarmente importante oggi, perché il mondo sta cambiando molto rapidamente: pensiamo infatti al futuro dei nostri giovani.
Quando un giovane decide di andare all’estero, non sceglie necessariamente i Paesi più centralizzati, spesso scegli i sistemi nei quali esistono grandi autonomie territoriali, forti sistemi economici, Università collegate alla ricerca, imprese capaci di innovare.
Germania, Regno Unito, Stati Uniti sono realtà molto diverse tra loro, ma hanno una caratteristica comune: sanno creare territori capaci di attrarre competenze e opportunità.
Il futuro del Veneto passa dalla nostra capacità di interpretare questi cambiamenti. Non possiamo pensare che basti amministrare bene l’esistente. Dobbiamo creare le condizioni per il futuro: tecnologia, innovazione, ricerca, Università, imprese, infrastrutture, formazione, e soprattutto capacità decisionale.
È proprio qui che torna il tema del “venetismo”, una parola che dobbiamo avere il coraggio di interpretare nel modo giusto. Il “venetismo” non deve essere noi contro loro, non deve significare chiusura, egoismo. Il vero “venetismo” è a mio avviso, appartenenza e responsabilità, è conoscere la propria storia, è essere orgogliosi della propria identità, ma è anche sapere che l’identità non può essere soltanto memoria, deve diventare progetto.
Alla fine, l’autonomia può essere letta davvero proprio così, come un patto di fiducia tra lo Stato e i territori. Lo Stato dice: ti affido maggiori competenze; il territorio risponde: accetto la responsabilità. Poi il passaggio più importante, il giudizio dei cittadini. Se un’amministrazione funziona, viene premiata, se non funziona, viene cambiata: questo è il principio democratico e io sono convinta che il Veneto sia pronto.
È pronto perché ha una storia, ha una società civile forte, ha un tessuto produttivo che ha dimostrato di saper competere nel mondo, ha una capacità amministrativa che in molti settori ha saputo distinguersi, ha dimostrato di saper affrontare emergenze difficilissime. La vera sfida, in fondo, non è costruire un Veneto contro l’Italia, ma costruire un Veneto più forte dentro un’Italia più forte.
Speaker : PRESIDENTE
Andiamo a conclusione, consigliera, grazie.
Speaker : Sonia BRESCACIN (Misto)
Non un Veneto che si chiude, ma un Veneto che compete, non un Veneto che pretende, ma un Veneto che si assume la responsabilità. Chiudo.
Vorrei concludere tornando alla parola dal quale sono partita, responsabilità. Se riusciremo a trasformare questa autonomia in maggiore efficienza, capacità amministrativa, innovazione, migliori servizi, non avremo semplicemente realizzato una richiesta del Veneto, ma avremo contribuito a costruire un’Italia più moderna, più responsabile, più vicina ai cittadini. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Pasqualon, a lei la parola.
Speaker : Eric PASQUALON (Unione di Centro (UdC) – Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Il mio pensiero per esprimere il voto chiaramente favorevole per l’autonomia differenziata, che credo non sia uno slogan, credo non sia una battaglia semplicemente identitaria e non sia nemmeno una contrapposizione tra territori, è un atto istituzionale previsto dalla nostra Costituzione, frutto di un percorso lungo, un percorso che ha visto impegnate molte Istituzioni, in primis il nostro Presidente Alberto Stefani, il dottor Luca Zaia e tutti coloro che anche negli anni precedenti hanno svolto un lavoro fondamentale per far sì che oggi arrivassimo a questo risultato.
L’autonomia, come diceva anche la collega Brescacin, prima di tutto per me significa responsabilità, responsabilità di decidere, di amministrare, di utilizzare bene le risorse, di rispondere ai cittadini dei risultati, ed è questo il nostro primo pensiero, quello dei risultati. La gente ci giudicherà su questo la gente si aspetta questo, quando andiamo tra i cittadini nelle nostre comunità, la gente ci chiede dell’autonomia, ci chiede autonomia, che significa anche spiegare come si è trasformata nel tempo e cosa potremo dare attraverso questo risultato.
Credo che prima di tutto autonomia significhi anche unità nazionale. Lo dico da consigliere dell’UDC, un Partito che ha più percentuali nel Sud Italia, dove a volte l’autonomia viene vista come qualcosa di legato semplicemente alle Regioni del Nord o alle Regioni del Centrodestra.
Autonomia e unità nazionale non sono in contraddizione, anzi io credo che una buona autonomia possa rafforzare l’unità nazionale, perché unità non significa uniformità. L’Italia è un Paese composto da territori diversi, con caratteristiche economiche diverse (sociali, produttive, geografiche e demografiche), pensare che ogni problema debba essere affrontato necessariamente nello stesso modo da Roma significa spesso ignorare proprio quelle differenze che una buona Amministrazione dovrebbe invece conoscere.
Bene, quindi, i temi sulle intese che abbiamo raggiunto, che oggi votiamo, quelle della Protezione civile in primis, dove il Veneto è una Regione che negli ultimi anni ha conosciuto direttamente la forza del mondo del volontariato e della nostra Protezione civile. Penso a alluvioni, dissesti idrogeologici, fenomeni atmosferici intensi, Covid, quando accade un’emergenza (lo dico anche da ex Sindaco) la prima esigenza dei cittadini è una sola: che le Istituzioni siano in grado di intervenire immediatamente e rapidamente, quindi una maggiore capacità organizzativa regionale può diventare uno strumento concreto per rendere più tempestiva ed efficace la risposta nelle emergenze.
Questo significa proteggere persone, famiglie, imprese, i nostri territori.
Bene anche, ovviamente, l’intesa sulle professioni, sulla previdenza complementare integrativa e sulla tutela della salute e il coordinamento della finanza pubblica. È un ambito che tocca direttamente la vita delle persone e la qualità dei servizi che ogni giorno vengono erogati nel territorio, dagli ospedali alla medicina territoriale, dalla gestione delle liste d’attesa alla disponibilità del personale sanitario, fino alla presa in carico delle persone più fragili.
La maggiore autonomia organizzativa prevista dall’intesa può rappresentare per il Veneto un’opportunità importante per rendere il sistema più efficace e maggiormente rispondente alle esigenze del nostro territorio, ma deve essere utilizzata con una finalità precisa: migliorare i servizi e avvicinarli ai cittadini. Non dobbiamo avere paura di dirlo, il Veneto ha una grande responsabilità sulla sanità e, proprio perché abbiamo questa responsabilità, dobbiamo avere anche gli strumenti per esercitarla nel modo più efficace.
Credo quindi che oggi dobbiamo avere il coraggio di guardare all’autonomia senza pregiudizi, chi è favorevole all’autonomia non deve avere paura di parlare di solidarietà e chi difende l’unità nazionale non dovrebbe avere paura di parlare di autonomia, sono due principi che possono convivere, anzi possono rafforzarsi reciprocamente. L’Italia ha bisogno di Istituzioni più vicine ai cittadini, di responsabilità meglio definite e di un sistema nel quale ciascun livello di governo possa esercitare le proprie competenze con maggiore chiarezza ed efficacia.
Allo stesso tempo, questo percorso deve rafforzare la coesione nazionale e garantire che l’autonomia si sviluppi nel pieno rispetto dei principi di solidarietà e di unità della Repubblica. È questa è la nostra idea di autonomia: più responsabilità senza privilegi, più efficienza senza rinunciare alla solidarietà, maggiore capacità di decidere senza mettere in discussione l’unità del Paese.
È con questa convinzione che esprimo il mio voto favorevole perché considero questo provvedimento un passo importante, un inizio verso un sistema istituzionale nel quale la responsabilità sia più vicina ai cittadini e perché ritengo che il Veneto abbia le competenze e la capacità amministrativa e la maturità necessaria per assumersi nuove responsabilità.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Morosin, prego.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Grazie, Presidente.
Gentili colleghi, che avete ancora la pazienza di ascoltarmi, farò questo intervento con un taglio di natura giuridica, perché sono molto preoccupato per le ragioni che vi andrò a illustrare. Anticipo intanto che, assieme ad altri Consiglieri, poi chiederò formalmente – ma sarà fatto successivo - anche il voto per appello personale. Questo è un tema importante.
La questione di natura giuridica parte dai dettagli, come sempre, e io mi sono studiato i testi attentamente che sono stati messi a disposizione. Nel primo passaggio, nel primo periodo dello schema di intesa definitivo relativo alle tre materie (protezione, professioni e previdenza) si comincia così: “Visti l’articolo 5 della Costituzione, il quale dispone la Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali informando - e poi apro le virgolette - i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. Non è scritto così nella Costituzione. Non è usato il verbo “informando”, è usato il verbo “adeguare” perché informarsi vuol dire ispirarsi a, adeguare vuol dire rispettare questo principio. E già questo incipit non mi piace perché questo è scritto dagli apparati dello Stato, ma noi che siamo attenti, un giurista non può farsi sfuggire questi dettagli. Io non voglio che il percorso di autonomia differenziata, che ha come fondamento quell’articolo 5 che è già disapplicato, parta con il verbo sbagliato, perché “informarsi” vuol dire mi ispiro, “adeguarsi” vuol dire dare attuazione e, tra l’altro, adegua i principi e i metodi della sua legislazione lo Stato, non noi adeguarsi alla legislazione dello Stato.
Guardate che è come un passo sbagliato. Un atleta che inizia la gara col piede sbagliato va fuori strada. E vi dimostrerò, dal punto di vista giuridico, quante altre gravi situazioni ci sono davanti a noi. Alcune potrebbero essere anche utili per la sinistra per fare speculazioni, altre invece che dovrebbero indurre la sinistra - e guardo il capo dell’Intergruppo Manildo, di cui ho la massima stima – a unirci tutti, perché il pericolo verrà dopo che sarà approvata questa legge, che arriverà come PdL, ovviamente, presentata dal Governo in Parlamento, che dovrà approvare in 116.
E ve lo do in dettaglio, i dettagli sull’intesa. Io sono fortunatamente attento e auspico che, come in altro passaggio delle premesse di questa intesa, si richiami il Trattato dell’Unione europea, nonché il protocollo sull’applicazione dei princìpi di sussidiarietà e proporzionalità nel delineare la sussidiarietà quale principio fondamentale dello spazio costituzionale europeo. Si parla di spazio costituzionale europeo perché non c’è ancora una Carta costituzionale europea, ma almeno in prospettiva, nell’auspicio - qui sì, uso la parola “auspicio” - dovremmo sperare che, almeno in ambito europeo, vi sia il rispetto delle norme fondamentali, perché quello che vi verrò a dire è estremamente rilevante e grave.
Poi c’è anche la Convenzione europea relativa alla Carta delle autonomie locali, che è un paradigma sul quale dovremmo confrontare il percorso che dovremmo attuare, sia per queste quattro materie sia per le altre.
E poi c’è fortunatamente un ultimo passaggio, sempre nei considerato, del monitoraggio sull’applicazione della stessa Carta.
Ma quali sono i punti? Vado brevemente perché il tempo mi è come al solito nemico. Nel testo vi segnalo, sono due cose. Va benissimo quello che riguarda le professioni come testo. Quello della Protezione civile ha un dettaglio all’articolo 2.5 che nel testo degli accordi preliminari, nel testo iniziale, quello che io ho esaminato, che c’era a disposizione a febbraio, quello che è datato 3 febbraio 2025, si diceva che l’apertura di contabilità speciali avviene presso la Tesoreria regionale. Nel testo che abbiamo definitivo, l’apertura di contabilità speciali avviene presso la Tesoreria dello Stato. Io ripeto, come dicevo, la slealtà che diventa metodo non mi piace. Qui non è il Governo, attenzione, sono i burocrati ministeriali che abbiamo visto all’opera, di cui potreste chiedere ai nostri responsabili, alla Commissione trattante, allo stesso Presidente Zaia, che di volta in volta ci hanno cambiato le carte sul tavolo. Vado veloce.
Quello delle professioni, che ho detto che mi sta bene, in realtà mi inquieta di più, perché nessuno di voi credo abbia esaminato con attenzione – perdonatemi - la sentenza n.10 del 2025 della Corte Costituzionale, che ho citato stamattina, la quale era quella che doveva decidere se fosse ammissibile o meno il Referendum per l’abrogazione della legge Calderoli. Ha detto di no, con tutte le precisazioni che sapete, ma in questa sentenza, così come nella precedente, si scrive che, richiamando la precedente sentenza, la n.192, "questa Corte ha rilevato inoltre che vi sono - si autocita - delle materie cui pure si riferisce l’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, alle quali afferiscono funzioni – attenzione - il cui trasferimento è in linea di massima difficilmente giustificabile secondo i principi di sussidiarietà" e lo indica (questo è blasfemo), dice che tra queste materie non trasferibili ve ne sono due non LEP, il commercio con l’estero e le professioni.
Mi auguro che voi l’abbiate letto, io mi pongo un problema come giurista ed ho vergogna a porlo, perché credo nei princìpi fondamentali, nella lealtà, nella richiamata collaborazione leale tra Istituzioni. Quando la Corte costituzionale, che è organo di chiusura politica in senso istituzionale, come detto, dell’ordinamento, non è più il giudice delle leggi ordinarie, ma è il giudice della Costituzione, come vergognosamente scritto nella sentenza n.192/2024, allora vuol dire che stiamo deragliando, perché questa non solo scrive queste cose, ed è inaccettabile, non è pensabile, è giudice delle leggi ordinarie, non delle leggi costituzionali. Il testo della legge costituzionale costituisce il paradigma per valutare la conformità delle norme ordinarie all’ordinamento.
Qui siamo ai capisaldi dell’ordinamento, quindi dico all’opposizione, alle intelligenze, ed è nobile il mio richiamo all’opposizione, uniamoci, perché il pericolo è dietro la porta, non per colpa vostra, non per colpa nostra, non per colpa del Presidente Stefani, che è chiamato, ma perché abbiamo un interlocutore sleale, che annuncia, tra l’altro, nella sentenza n.192, richiamata dalla n.10 del 2025, anche altre cose che sono incredibili (avrei bisogno di due ore di tempo). Vi dice ancora che praticamente "quanto detto non preclude a priori anche in questa materia la possibilità di trasferimento di alcune funzioni", ma questo deve trovare una più stringente giustificazione, dicendo che loro si riservano di valutare se saranno rispettati non i principi costituzionali, ma i principi che hanno delineato loro arbitrariamente.
Questa è una sentenza, la n.192, inconsulta, come scrive il professor Bertolissi nel suo testo (andate a leggerlo) è quella che non guarda alla realtà di fatto, è quella che ci mette in difficoltà, è quella che impedisce allo Stato italiano di diventare una realtà moderna, è quella che impedisce alla democrazia di avere completa attuazione, quindi io sono inorridito da una sentenza che annuncia già che alcune norme scritte nella Costituzione non le piacciono e le dichiara incostituzionali.
Praticamente, il paradigma è diventata la stessa Corte, loro sono i princìpi fondamentali, non più il testo della Costituzione! Guardate che quello che vi sto dicendo (lo dico all’opposizione) è di una gravità assoluta, un peccato mortale. Io credo in queste cose che dico, urlo non perché non ho pensiero, ma metto i polmoni dopo il cervello, il cervello che mi dice "dillo con tutta la forza che hai de ci credi!" e io ci credo, è un libro intero, piaccia o no, e vi segnalo un capitolo perché - ripeto- mi piacerebbe illustrarvelo, ma avrei bisogno di un giorno, "La comica dei LEP", dedica un capitolo il professor Bertolissi a questa materia, anche quella bisognerebbe illustrarla, mi piacerebbe, facciamo un convegno, vi ho regalato il libro all’inizio della legislatura.
Guardate che ci stiamo imbarcando in una situazione rispetto alla quale abbiamo il dovere morale e istituzionale, la responsabilità verso i veneti che hanno votato il 22 ottobre 2017 di prendere avvertenza quantomeno di questi rischi.
Vi lascio al resto...
Speaker : PRESIDENTE
È stato chiarissimo.
Valdegamberi, prego.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Bene, oggi c’è un primo passo, un piccolo passo molto modesto, ma è un primo risultato di un percorso che è molto lungo nel tempo e trae inizio nel 2014, o meglio ancora prima, nel 2012.
Nel 2014 ci fu un primo atto concreto, che fu un sasso buttato nello stagno che creò una serie di reazioni a catena che sono arrivate a produrre questa norma, questo accordo, questa delega di funzioni di cui oggi trattiamo in questo Consiglio. Tutto iniziò con la legge n. 16 del 2014 di cui, è qui presente, anche Morosin è testimone della storia che ha preceduto questa legge. È una storia molto travagliata. Io sono convinto che se nella vita non si lanciano forti provocazioni, non si fanno azioni che siano anche antisistema, per far valere i propri diritti, diritti che sono non dico naturali, ma sono diritti di avere un equo trattamento all’interno dello stesso Stato e la possibilità di determinare decisioni che magari vengono gestite su materie che vengono gestite a livelli superiori in modo meno inefficiente secondo un principio anche di buona sussidiarietà, se noi non abbiamo il coraggio di prendere posizioni forti, non si raggiunge nessun risultato.
Allora, ci fu un’opera dirompente. Mi ricordo il timore che aveva anche lo stesso Luca Zaia nel portare in Aula questa legge, che mi disse: “Qui ci commissariano tutti, stiamo attenti perché stiamo facendo un atto sovversivo”. Fu il referendum nel quale si volevano consultare i veneti sull’indipendenza della Regione Veneto. L’ho portato io, non l’ho scritto io, l’ha scritto Indipendenza Veneta di allora, però l’ho portato perché ritenevo che solo un atto forte avrebbe potuto aiutare a superare un’ingiustizia storica di cui soffre la nostra Regione nei confronti dello Stato italiano.
Noi siamo la Regione che, nel riparto delle risorse, riceve pro capite, proporzionalmente, meno di altre Regioni, pur contribuendo in maniera ben superiore ad altre Regioni, sempre pro capite, al bilancio dello Stato. Quindi, un Paese in cui vi sia una solidarietà, un Paese unitario come viene definito, dove tutti i cittadini vengono considerati allo stesso modo, non possiamo pagare di più e ricevere di meno. La differenza che noi riceviamo la chiamiamo, rispetto a quello che paghiamo, residuo fiscale. È stata quantificata in diversi miliardi di euro, che ogni anno i contribuenti veneti danno allo Stato italiano e ricevono proporzionalmente meno rispetto ad altri concittadini che contribuiscono meno e ricevono addirittura di più.
Quindi, se c’è da essere in uno Stato equo, chi paga di più riceverà almeno al pari degli altri, non riceverà di meno. Dopo una lunga elaborazione, che conosciamo tutti, è stata espressa stamattina, siamo arrivati ad oggi. È un primo risultato molto modesto, modestissimo, ma è un primo risultato che, tuttavia, non va a mettere in discussione il riequilibrio della finanza dello Stato. La questione preliminare che abbiamo posto allora con questa azione molto forte, rivoluzionaria, poi c’è stato il ricorso della Corte costituzionale, da parte dello Stato e questa questione non è passata, mentre è passato un quesito che è nato come contrapposizione. Allora io c’ero e qualcuno diceva: “Facciamo un disegno di legge per consultare il popolo veneto sull’indipendenza e anche uno sull’autonomia, dove ci sono una serie di quesiti, così almeno dimostriamo la buona volontà e non ci commissariano, non andiamo a farci commissariare”.
Tra i vari quesiti uno è stato ammesso, che è stato quello che siamo andati tutti a votare, che i veneti, mi pare 2,3 milioni di veneti, hanno votato con la convinzione che tutto cambiasse, che tutto migliorasse, eccetera.
Dopo questa elaborazione storica, che c’è stata in tanti anni, siamo arrivati ad oggi.
L’aspetto fondamentale, quello finanziario, comunque rimane inalterato. Il problema c’è, il problema esiste perché noi non prendiamo una risorsa in più, non prendiamo un euro in più, non riceviamo niente in più. Il problema storico della diseguaglianza nazionale rimane. Abbiamo, comunque, un aspetto che una competenza in più noi siamo convinti di poterla gestire meglio e quindi proponiamo di fare economia di risorse da reinvestire nel sistema veneto.
Speaker : PRESIDENTE
Concluda, grazie, Consigliere.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Il tempo è breve, capisco. Concludo dicendo che il mio voto sarà comunque favorevole. Però, rimane la delusione che noi stiamo parlando di un millesimo di quella che era l’aspettativa iniziale che tutti ci eravamo posti.
Mi auguro che nel tempo che verrà lo Stato riconoscerà almeno qualcosa in più sulle altre materie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Flavio Baldan, prego. Poi, Rocco.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente, Consiglieri, Presidente Stefani. Io mi accingo, e lo dico con il massimo rispetto a votare no a questa proposta di autonomia differenziata, perché, secondo le mie convinzioni e del Movimento non rappresenta quella svolta, autonomista e federalista di cui il Paese ha bisogno.
Condivido pienamente il fatto che il Veneto possa complessivamente diventare una Regione importante. Ovviamente, lo sappiamo bene, nessuno mette le frasi fatte e ce l’ha detto la Corte costituzionale, nessuno vuole mettere in discussione l’unitarietà del Paese. Non sarebbe neanche logico, perché noi non viviamo più in uno scenario nazionale, ma quantomeno in uno scenario europeo e mondiale, quindi il sistema Paese diventa necessario perché non si può pensare che ci siano Regioni che possono avere posizioni di forza in un contesto e in uno scenario che sta diventando sempre più globale.
E quindi faccio mio il fatto e le rinnovo il pensiero di stamattina, quando ho detto che mi sarei aspettato un coinvolgimento maggiore anche nei tempi e nei metodi di ragionamento di questo Consiglio, perché ritengo che il discorso dell’autonomia sia una di quelle situazioni che abbiamo affrontato e meritasse un approfondimento molto più ampio.
Io le posso dire questo dal mio punto di vista: che difficilmente io vedo - e per questo le chiedevo prima, sarebbe stato questo lo sforzo - perché anche la resilienza di una Regione importante come il Veneto viene messa a dura prova dallo scenario e dagli scenari che vediamo. Sarebbe stato necessario ed è necessario che il Veneto e anche qualche altra Regione certamente di quelle che hanno scritto questa intese, tra l’altro in modo uguale, ma uguali sappiamo bene che non lo sono. Ahimè, anche per il Veneto le differenze con la Lombardia sono notevoli. Sarebbe stato utile che ci si fosse adoperati per ammodernare questo Paese.
Questo Paese ha un difetto storico: non riesce a fare riforme, non riesce ad ammodernarsi, non riesce ad uscire dal dilemma di mettere ogni volta che sta facendo un passo verso qualcosa di innovativo di uscire dal dilemma della contrapposizione dell’uno contro l’altro, del Nord contro il Sud e viceversa. E da questo punto di vista rimane una situazione che di fatto rende il nostro Paese un Paese poco ammodernato rispetto anche a quelle che sarebbero le necessità.
Però mi piace... siccome rimane la matrice veneta, rimane credo in tutti noi la matrice veneta, anche in chi voterà no a questa proposta, perché il rispetto rimane.
Ci adopereremo... ovviamente io mi auguro... sentitamente sono scettico, glielo dico. Per esperienza, soprattutto su alcune materie, su quella previdenziale, sulla quale ho visto che il Governo nazionale ha messo gli occhi addosso, rimango molto scettico che riusciremo a migliorare qualcosa o a rendere qualcosa di diverso rispetto alla situazione attuale, eppure non è da adesso che il secondo pilastro è un aspetto importante, lo avrebbe dovuto essere in considerazione già dal passato e già con forza, già precedentemente. Eppure ce se ne accorge solo adesso e non cambierà molto da questo lato.
Tra l’altro, come ho già detto, la Regione Veneto ha comunque compiuto... è riuscita, e va dato atto, a compiere dei passi importanti perché siamo l’unica Regione a Statuto ordinario che ha un fondo di fatto praticamente negoziale e credo sia un problema anche con i fondi sanitari. Io ho seguito Veneto Welfare, ho ascoltato... i fondi sanitari, messi come sono fatti in questo Paese, sono sicuramente una copertura dal punto di vista sanitario, perché in qualche modo riescono con somme molto contenute a in qualche modo supportare i sottoscrittori sul discorso sanitario, però messi come sono, e io mi auguro che si possa modificare, sono sostanzialmente visti come un ulteriore, un passaggio di qualcosa che c’è già dal punto di vista o che dovrebbe già esserci dal punto di vista pubblico e che invece, per determinate categorie, non si riesce a coprire.
Le prestazioni che danno di per sé non sono aggiuntive.
Adesso vedremo con questa autonomia cosa si consentirà di fare, ma temo che più di tanto non si riuscirà a incrementare questo aspetto, perché di fatto occorrerebbe ovviamente un intervento ben diverso anche dal lato sanitario, ovviamente, e capire se la nostra sanità rimane ancora una sanità prevalentemente pubblica può ha deciso diventare una sanità diversa sul modello di altri Paesi. Però, guardi, chiudo con un pensiero di auspicio per i veneti, perché, volendo, anche a livello centrale, se ci sono i giusti argomenti, le giuste considerazioni, è possibile, credo, anche per il Veneto fare qualcosa.
Io non so se le dice qualcosa la legge n. 145 del 20 dicembre 2018. È quella che ha istituito il Fondo di indennizzo dei risparmiatori. L’ha istituito il Governo giallo-verde dell’epoca, ci ha messo un miliardo e mezzo attraverso un procedimento che era assolutamente complicato con Banca Centrale Europea e ha consentito a quasi 100.000 risparmiatori veneti di recuperare parte delle perdite delle banche.
Io credo che se noi riusciamo a far sistema, dal mio punto di vista, prendendo spunto da questa situazione, credo che possiamo tenere secondo me – il mio no è proprio un rafforzativo a fare questo – qualcosa di più importante e diverso rispetto a questa autonomia differenziata.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Rocco, prego.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Grazie, Presidente.
Io annuncio il voto di astensione, che è un voto che tiene in considerazione due fattori diversi. Da una parte, chiaramente, il fatto di essere favorevole al principio profondamente liberale dell’autonomia, del federalismo, delle capacità delle comunità di autodeterminarsi, dall’altra, alcune perplessità rispetto al percorso; perplessità che nascono dalla scelta di aver voluto portare a casa 23 materie che, dal mio punto di vista, è stata nemica del fatto che noi oggi possiamo effettivamente avere degli spazi maggiori. Penso che sarebbe stato più forte per questa Regione provare a ragionare sulle materie che effettivamente possono fare la differenza per le nostre comunità.
Vedendo questo provvedimento, per esempio, c’è assolutamente massima condivisione per quanto riguarda la Protezione civile. C’è un rafforzamento di alcuni meccanismi per quanto riguarda la sanità, che, di fatto, sono già previsti nel rapporto della Conferenza Stato-Regioni, ma che va bene scrivere. Ho delle perplessità, invece, sul tema degli albi, perché da liberale penso che le corporazioni vadano stoccate, che non debbano essere dei centri di rafforzamento dei principi di burocrazia e per questo mi sarebbe piaciuto che le materie fossero trattate in Consiglio regionale. Doveva essere il Consiglio regionale, proprio perché parliamo di autonomia differenziata, a dire su quali materie noi possiamo fare la differenza. Però, caro Presidente, le rivolgo un appello proprio perché so che anche lei condivide la necessità che questa Regione, su alcune materie, cerchi di rafforzare la propria capacità di trattativa con lo Stato centrale. C’è una materia su cui condividiamo l’impianto ideale, che è quella dell’infanzia, quella dell’educazione, soprattutto nella fascia 0-6. Su questo noi lasciamo ogni anno allo Stato centrale 500 milioni di euro. Questo per la grande capacità che hanno le nostre scuole materne private di dare una risposta ai cittadini, che deriva da una tradizione del cattolicesimo, della sussidiarietà, che ha permesso a questa Regione di arrivare prima degli altri a dare risposta alle comunità.
Ecco, io ritengo che su questo sia folle che noi lasciamo 500 milioni di euro e siccome abbiamo visto che è trasversale che molto spesso noi sul territorio abbiamo un atteggiamento come forze politiche e poi, siccome l’Italia è lunga in altri territori ne abbiamo un’altra, se riteniamo che questa sia una materia su cui impegnarci assieme, io posso garantire, posso anche impegnarmi per fare in modo che, per quello che riguarda il mio Gruppo politico, quindi Azione, ci possa essere un incontro con i parlamentari di Azione, i dieci parlamentari di Azione, perché l’impegno che ci prendiamo in questa regione, che è quello di chiedere che le risorse rimangano in questa Regione, sia un impegno che viene mantenuto anche a Roma.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Do la parola al collega Bozza.
Speaker : Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente. Grazie, colleghi.
Oggi sicuramente è un passo importante, un piccolo passo, un grande passo, vedetela un po’ come volete, ma sicuramente è una svolta storica.
Sull’autonomia del Veneto sta vincendo...
Speaker : PRESIDENTE
Evitiamo il brusio, grazie. Sta parlando il Capogruppo.
Speaker : Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
Sull’autonomia del Veneto, dicevo, sta vincendo una linea che è quella del pragmatismo, che è quella del buonsenso, che è quella del metodo di un passo alla volta senza pretendere di arrivarci con il tutto subito e con la pretesa di avere autonomie che il nostro sistema chiaramente non permette di raggiungere, il nostro sistema costituzionale e anche il nostro sistema Paese per come oggi è gestito, ma soprattutto per come oggi è preordinato.
Credo che, per quanto riguarda il percorso che ci ha fatti arrivare fino a qui, il nostro partito l’ha sempre visto in maniera ponderata, con senso di responsabilità e pratico, cercando di accompagnare in tutti i passaggi parlamentari, dando anche non solo il proprio contributo in termini di idee, in termini di approcci, ma anche in termini fattivi con i passaggi nelle dovute Commissioni e anche nei passaggi parlamentari.
Ma la cosa che ci ha sempre contraddistinto e che ci sta a cuore è che poi i fatti alla fine, tutto sommato, ci hanno anche dato ragione, cioè è più semplice avere un passaggio responsabile e anche conscio nell’ambito di chi poi oggi non solo dovrà gestire queste funzioni, ma chi oggi ce le deve dare e che avrebbe probabilmente preferito qualcuno una accelerazione, creando un presupposto non di opportunità, ma un presupposto di non comprensione piena dell’opportunità, della grande possibilità che una Regione come la nostra può avere in un sistema di deleghe e di funzioni che ci darà la possibilità, fin da subito, non solo di avere più soldi direttamente, ma di poter gestire meglio i soldi e quindi creare di fatto un risparmio che ci consenta di spenderli meglio, in maniera più efficace e in maniera sicuramente più efficiente.
Oggi è un giorno sicuramente importante quello delle intese, è importante perché le funzioni che abbiamo appunto sentito prima, enunciate da chi mi ha preceduto, dai colleghi e anche dal relatore sulla Protezione civile, sulle professioni, sulla previdenza complementare e integrativa e sulla tutela della salute nell’ambito del coordinamento della finanza pubblica. Vorrei soffermarmi anche su quello che, ad esempio, possiamo dire sull’ambito della Protezione civile, che è certamente un risultato importante, un risultato storico, perché pensate solo oggi in Protezione civile, con le ordinanze in deroga, come si possono accelerare le procedure e i tempi in emergenze, ma anche imposte emergenze, e questo fa la differenza. Fa la differenza perché ci dà la possibilità di tagliare i tempi della burocrazia, di tagliare i tempi per l’affidamento dei lavori nelle urgenze, nelle emergenze e nella rapidità di gestire cantieri e non solo, di poter oggi anche considerare con la contabilità speciale una spesa più veloce, più fluida, più efficiente, dando dei tempi di risposta fortemente ridotti rispetto all’ordinario.
E questo vuol dire dare risposte ai cittadini, dare la risposta ai veneti, dare la risposta anche ai nostri Comuni stessi. Avere la possibilità di reclutare personale in deroga alle procedure ordinarie e alla normativa statale nell’emergenza e nella post emergenze anche questo fa la differenza nell’aspetto gestionale.
Tutto questo, ovviamente produce dei vantaggi, produce dei vantaggi anche in termini economici, perché il risparmio di tempo e l’efficientamento dell’azione vuol dire dare la possibilità di avere una capacità di spesa più influente e anche sicuramente più capillare.
Se partiamo poi, guardiamo quella che è, ad esempio, l’opportunità che ci viene data nelle materie delle professioni, in una Regione come la nostra, che interviene in maniera da dare la possibilità di trasformare le nostre specificità inopportunità penso anche per i più giovani stessi: dalla manifattura, il turismo, dalla montagna alla laguna, tutte le produzioni che oggi costituiscono non solo un patrimonio in termini lavorativi, ma anche in termini culturali e soprattutto in termini economici.
Oggi abbiamo la possibilità, con queste nuove opportunità professionali per i nostri cittadini, per le nostre imprese, di avere una Regione sicuramente più efficiente, più capace di rispondere alle esigenze immediate e, soprattutto, di poter progredire nei tempi e anche nelle necessità contingenti.
Siccome il tempo per noi è denaro, anche questo aspetto economico dell’autonomia tramite le nostre funzioni, che verranno portate in seno al nostro Ente, credo che sia un aspetto di grande sottolineatura e che non va sicuramente declassato o ridicolizzato. Noi siamo convinti che questo sia un passo importante, un passo certamente che qualcuno poteva pensare e sperare di avere in maniera più completa e in maniera anche più complessa, ma credo che oggi si apra un varco con un’intesa che ci permette di iniziare un percorso, ma soprattutto un percorso culturale oltre che operativo e pragmatico. L’importante è che questo venga considerato un percorso culturale non solo per i cittadini veneti e per la nostra Regione, ma spero anche per l’intero Paese e per l’Italia e sia da esempio anche per tantissime altre ragioni.
Il nostro voto, Presidente, sarà favorevole, sarà favorevole in maniera convinta e ci avrà sempre al suo fianco con quella responsabilità e con quel pragmatismo che ci ha sempre visti convinti nel portare avanti l’autonomia, l’autonomia differenziata, l’autonomia concreta e pragmatica e non certamente l’autonomia del tutto e subito, che non faceva parte di una pretesa realizzabile nei tempi e nei modi. Chiudo quindi dicendo che non solo il nostro voto sarà favorevole, ma continueremo convintamente in questo percorso.
Ringrazio anche il collega Patron, che oggi è qui nel giorno del suo compleanno e quindi porta a casa...
Speaker : PRESIDENTE
In questo caso ci sta. Patron è anche uno dei più longevi. Vada avanti a concludere.
Speaker : Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie. Volevo chiudere facendoli appunto gli auguri e consegnandoli noi oggi speriamo anche il documento delle intese, così se lo può festeggiare.
E chiudo anche dicendo al collega Cunegato che personalmente i bagiggi mi piacciono e quindi se questo è un assaggio di autonomia, personalmente mi piace. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliera Cendron, prego.
Speaker : Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Presidente, colleghi, avevo già annunciato il mio voto, che sarà un voto di astensione, perché possiamo fare di più e possiamo farlo meglio. È un inizio. Ripeto, non accontentiamoci delle briciole, perlopiù senza risorse. Se vogliamo un Veneto davvero autonomo, forte, efficiente e solidale, dobbiamo scalare la marcia, serve più coraggio e forza per migliorare la vita dei cittadini veneti e delle nostre imprese. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Se non ci sono altri iscritti e non ne vedo... fermi un attimo.
Prego.
Speaker : Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Per chiedere la votazione palese di questo provvedimento insieme a i consiglieri Barbisan...
Speaker : PRESIDENTE
Immagino che si riferisca alla votazione della PDA. Ho capito. C’è un piccolo equivoco. Ho un’informazione. Volete fare un attimo di attenzione? Scusate. Rigo mi scuserà, ma prima c’è una novità, nel senso che agli atti c’è una mozione... no, scusatemi, un ordine del giorno da votare. La discussione generale è chiusa e quindi si tratta di votarlo se le dichiarazioni di voto sono chiuse.
C’è un ordine del giorno. Collegatevi che c’è all’ordine del giorno da votare. L’avete visto, vi è stato consegnato, è un mandato che si dà al Presidente Stefani. Non si possono fare interventi. Scusate, vi siete iscritti per dichiarazione di voto, non si può votare e poi aprire... scusate, l’ho appena detto, continuano le dichiarazioni di voto, però voglio dire ai consiglieri Borgia e Pressi che avevo chiesto se ci fosse qualcuno e nessuno ha parlato, quindi probabilmente siete arrivati in ritardo.
Questo è un dato di fatto, il cartellone era vuoto, non importa, sospendiamo la votazione della mozione e diamo la parola al consigliere Borgia. Prego, dichiarazione di voto.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Scusate, sarò rapido.
Viste le tante dichiarazioni che sono state fatte da questa mattina fino adesso, devo fare il punto della situazione rispetto alla cronistoria di come siamo arrivati a questa autonomia, perché qualcuno ha detto delle inesattezze, soprattutto ha parlato della posizione politica di Fratelli d’Italia.
Su questo devo rispondere subito a Carlo Cunegato, perché quando si quando si interviene...
Speaker : PRESIDENTE
Per favore, fate silenzio, per cortesia.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Quando si interviene e si dice " perché Giorgia Meloni insieme a Edmondo Cirielli ha presentato una proposta di legge contro le Regioni", bisogna essere molto preparati, bisogna dire la verità soprattutto.
Intanto eravamo nel 2014, erano modifiche al Titolo V della Parte seconda della Costituzione in materia di soppressione delle Regioni e delle Province e di costituzione di 36 nuove Regioni.... devi informarti, Carlo Cunegato, assolutamente, anzi te lo leggo: nel 2014, Giorgia Meloni firmò una proposta di legge costituzionale che prevedeva di sostituire le 20 Regioni esistenti con 36 nuove Regioni e di abolire le Province. Qual è il tema? Il tema è che si tratta di periodi storici differenti, perché stiamo parlando del 2014, c’è qualcuno che ha tirato in ballo discorsi, argomenti, frasi di trenta anni fa, quindi intanto chiudiamo questa parte con Cunegato, Cunegato ha detto una fake news, perché non è vero quanto ha detto.
Mi pare di capire che Meloni fosse per più autonomia addirittura, e questa è sempre stata la posizione di Fratelli d’Italia e vi dico perché.
È utile ricordare che il Referendum del 22 ottobre 2017 nasce con delle situazioni differenti rispetto a quello che avete raccontato fino adesso. Intanto, il primo PdL n.342 del 2013 è stato presentato (adesso non è qui presente) da Stefano Valdegamberi, successivamente sostenuto anche dagli alleati della Lega e chiedeva un Referendum sull’indipendenza del Veneto: vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana? Se dovessi rispondere io da Capogruppo di Fratelli d’Italia, così rispondo anche al collega, direi "no, assolutamente no", perché noi di Fratelli d’Italia abbiamo sempre sostenuto e crediamo a un Veneto sì autonomo, ma assolutamente dentro l’unità nazionale e nel rispetto della Costituzione.
Pertanto, da parte nostra abbiamo sempre avuto una posizione di contrarietà all’indipendenza del Veneto, ma sì per avere più autonomia, e lo abbiamo dimostrato con i fatti, ma ci arriveremo.
A questa richiesta di indipendenza, a questa impostazione si affiancò una strada diversa, promossa dal Gruppo consiliare del Popolo della Libertà, il PdL n. 392, che puntava non alla separazione dall’Italia, ma all’acquisizione di maggiori forme di autonomia all’interno dell’ordinamento costituzionale. Chi erano il Capogruppo e il Vice Capogruppo del Popolo delle Libertà? Dario Bond, Assessore di Fratelli d’Italia, e Piergiorgio Cortellazzo, allora proveniente da Alleanza Nazionale, adesso in Forza Italia.
La proposta e il percorso di autonomia che poi è stato intrapreso nasce dalla volontà subito del Popolo della Libertà che, se ricordate, era la fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, poi sostenuto anche, ovviamente, dagli alleati, quindi siamo arrivati - dobbiamo ricordarlo – grazie anche al volere del Presidente Zaia e di tutta la maggioranza, alla richiesta di un Referendum, Referendum che ha visto il popolo veneto andare alle urne e votare con convinzione.
Mi chiede, sempre il collega, come faccio io a stare con chi definiva in quel modo il Tricolore. Purtroppo, sono passati trent’anni, ma lei sa che noi abbiamo sempre avuto posizioni differenti. Sul tema del Tricolore non serve che io le dica quanto noi siamo affezionati, come siamo affezionati, ovviamente, al Leone di San Marco, perché rappresentiamo i veneti, rappresentiamo tutti gli italiani. Però le dovrei fare la stessa domanda, perché anche voi avete governato con la Lega in alcuni Governi. Dovrei fare la stessa identica domanda, ma sa qual è la risposta? La risposta è che alla fine quello che conta è avere sì le idee, i valori a volte differenti, ma poi unirsi per cercare di dare risposte ai veneti e agli italiani.
Il buon governo del Veneto è la nostra migliore risposta: governiamo insieme da 30 anni, mi pare anche bene, visto che il Presidente Stefani è stato eletto con più del 65%.
Detto questo, alla fine della fiera, dopo trent’anni di battaglie, dopo tantissimi Governi che si sono succeduti, a volte anche misti, noi abbiamo capito una cosa: l’autonomia si chiede in Veneto, ma si fa a Roma. E devo ringraziare i parlamentari veneti, e fino a poco tempo fa il Presidente Stefani era un parlamentare veneto, che sono riusciti a battagliare e a far capire anche chi aveva posizioni differenti nei vari partiti, nei nostri partiti, perché anche gli amici della Lega hanno parlamentari che vengono da altre Regioni d’Italia, ma ci siamo compattati. Alla fine…
Speaker : PRESIDENTE
Per favore! Ancora tre minuti, Consigliere.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Alla fine c’è voluta una romana della Garbatella per portare l’autonomia al Veneto, perché di questo stiamo parlando. Stiamo parlando della vittoria straordinaria di Giorgia Meloni, che aveva parlato in campagna elettorale di autonomia, e mi ricordo anche che quando ci fu l’accordo col Presidente Zaia, dieci anni fa, volle un impegno scritto sul tema dell’autonomia.
Oggi rispondiamo a quell’accordo scritto con i fatti. Certo, tutti avremmo voluto sicuramente più funzioni, più materie. Ma vedete, qual è il tema? Il tema è che per me, secondo me, questo è l’inizio di un percorso. Oggi abbiamo portato a casa e porteremo a casa quattro funzioni materie, ma sarà un percorso che se continueremo a governare Regione e nazione, riusciremo a portare altri risultati come questi.
Io non capisco come si faccia a non votare, perché più autonomia significa dare risposte concrete ai territori, riuscire a migliorare la vita dei cittadini, e noi ci crediamo e ci crediamo fino in fondo. Prima avete citato due Ministri che non sono di Fratelli d’Italia. Un’altra fake news: la fake news per cui Fratelli d’Italia è contro l’autonomia.
Se dopo quattro anni e mezzo di Governo siamo riusciti tutti insieme ad arrivare dove altri non sono arrivati, e lo ha fatto Giorgia Meloni, questa, per quanto ci riguarda, è una vittoria straordinaria, anche per Fratelli d’Italia del Veneto, e ringrazio il nostro senatore, Speranzon. Abbiamo fatto capire, anche a chi, all’interno del nostro partito, aveva delle posizioni un po’ fredde sul tema dell’autonomia, che se oggi siamo qui, e questa è una giornata storica, ci siamo perché, e questo è bene sottolinearlo, è perché il centrodestra unito ha creduto in questo progetto, ha creduto nell’autonomia, e in sinergia Regione e Governo della nazione siamo riusciti a portare questo risultato.
Mi dispiace, l’ho detto prima, per il Pd, perché in questa partita è messo, purtroppo, all’angolo, lo devo dire, collega Manildo. Decaro dice che questo è lo “Spacca Italia”, e qui oggi dite che ci vogliono più funzioni, più materie. Ma mettetevi d’accordo, almeno tra di voi.
Mentre voi vi mettete d’accordo, noi portiamo a casa l’autonomia per i veneti
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Borgia.
Consigliere Pressi.
Speaker : Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Visto che il dibattito è andato lungo, mi basteranno veramente pochissimi minuti. Volevo sottolineare un aspetto: dal mio punto di vista non è corretto dire che non c’è nulla di concreto per i cittadini veneti, è un’affermazione che non risponde alla realtà. Solo per citare alcuni esempi: prima si citava la contabilità speciale. Se noi prendiamo i dati sulla gestione dei fondi di protezione civile in contabilità ordinaria, o in contabilità speciale, i tempi di gestione e di accredito, impegno, spesa e liquidazione di questi fondi sono due terzi più contenuti.
Quindi, l’ampliamento del regime di contabilità speciale, quando si tratta di interventi di protezione civile, come è previsto qui, significa che ci mettiamo due terzi del tempo in meno a riparare le infrastrutture che si sono danneggiate, a dare risposte ai cittadini, a far arrivare i risarcimenti.
La gestione autonoma degli interventi di edilizia ospedaliera e per l’acquisto di tecnologia, se permettete, se guardiamo ai tempi di autorizzazione da parte del Ministero per effettuare questi investimenti e il fatto che queste attività non ci saranno più, queste forme di controllo e autorizzazione, dal mio punto di vista non è vero che non cambia nulla. Se poi guardiamo anche alla possibilità di assumere personale e di ampliare gli straordinari che su base volontaria i nostri medici vorranno fare per abbattere le liste d’attesa o per evitare che si creino... la norma dice: “Per le specialità, per i reparti in cui abbiamo carenza di personale, vengono rimossi i vincoli di finanza pubblica che impediscono alla Regione Veneto, anche con i suoi soldi, di assumere o di pagare straordinari”. Perché oggi il problema è che anche se noi volessimo assumere questo personale non possiamo perché c’è un divieto. Domani, se vogliamo gestire i nostri soldi per mettere più medici in ospedale, nelle specialità in cui abbiamo le liste d’attesa, lo possiamo fare.
Ci sono poi tantissimi altri aspetti. Sull’ordinamento delle professioni. Noi abbiamo decine di professionalità, soprattutto nel settore turistico, che è una delle voci più importanti della nostra economia, che oggi non sono regolamentate perché non abbiamo la potestà per poterlo fare. Potrei farvi tantissimi esempi: dal termalismo al turismo di montagna, alle città murate e tantissimi altri aspetti.
Credo che non sia corretto dire che nella riforma non c’è nulla che impatta sulla vita dei cittadini. Credo che non sia corretto giudicare la riforma sulla base di questo inizio, che è solo l’inizio: è come giudicare come sta giocando una squadra dopo 10 minuti che la partita è cominciata.
Poi c’è stato un passaggio che io ho trovato molto interessante da parte del Gruppo Szumski - Resistere Veneto, che sosterrà con il suo voto questo documento - e personalmente ringrazio anche per questo – che è il richiamo ad un aspetto strategico per il futuro della nostra Regione. Si faceva riferimento al progetto di autogoverno e autogestione strategica delle risorse della nostra Regione. C’è tutta la partita dell’idroelettrico, che è fondamentale. C’è il grande progetto della holding autostradale, che è fondamentale. Questo vuol dire risorse che entrano nel bilancio regionale senza bisogno di tassare i cittadini e che poi potremmo impiegare anche grazie alla rimozione dei vincoli che stiamo ottenendo attraverso l’autonomia.
C’è poi un ultimo aspetto che mi sta a cuore. Io vorrei che entro quest’anno, se fosse possibile, è un mio auspicio personale, approvassimo la legge regionale che c’è qui. Ne abbiamo tre proposte diverse di Alessio Morosin, del Gruppo Szumski - Resistere Veneto e di Riccardo Barbisan sulla lingua. Quando parliamo di queste cose ci prendono quasi in giro e invece non si capisce la portata valoriale e culturale di questa operazione. Perché in Veneto c’è un’istanza autonomista? L’istanza autonomista è preceduta dal fatto che c’è la coscienza di un’identità collettiva. Se un popolo non ha la coscienza di essere un popolo, non ha nemmeno bisogno di chiedere la propria autonomia. L’identità collettiva si costruisce attraverso tante cose: c’è la storia, la memoria condivisa, ci sono i valori condivisi, ci sono le tradizioni ereditate e c’è la lingua. Se noi vogliamo che in questa Regione continui a esistere un’istanza di autonomia politico-istituzionale bisogna alimentare la nostra identità. L’identità di questo popolo è il carburante per la battaglia autonomista. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Passiamo alla votazione della mozione. Prego. Sì, scusatemi un ordine del giorno, è agli atti e non si può discutere perché è stato presentato dopo. Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Sull’ordine dei lavori perché a me risultava che fosse stato presentato pochi minuti prima della chiusura della discussione e quindi volevo solo una verifica, perché avrei qualcosa da dire sull’ordine del giorno.
Speaker : PRESIDENTE
Ho chiesto anch’io Segretario mi ha detto dopo.
Apro la votazione.
È aperta la votazione.
Prego. Siamo in votazione, fallo dopo.
Alzi la mano chi ha problemi con la votazione. Guardate che lì ci sono due persone in grandi difficoltà. Consigliere Benedetti, siete a posto lì? Altri che hanno problemi con la votazione? A posto, Consiglieri? Hanno votato tutti? Imparate a dire no. Per me è chiusa. Prego.
Ovviamente, è approvato l’ordine del giorno.
Sull’ordine dei lavori, prego, Consigliera.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Sull’ordine dei lavori, giusto per lasciare agli atti. Avere un ordine del giorno che non possiamo discutere su una PDA che ovviamente dà la delega al Presidente, voglio dire, è una PDA, ad andare avanti su un’autonomia che noi non condividiamo, non firmata da tutti i Capigruppo, visto che non c’è la firma di Fratelli d’Italia, mi sembra che sia esattamente, e qui chiudo, la conferma del fatto che serve avere un documento per andare da qualche parte a continuare a dire che questa autonomia è qualcosa che questo Consiglio ha portato a casa. Davvero io credo che bastava votare la PDA, poi la voteremo nella modalità che il Consiglio riterrà, perché credo davvero che avere addirittura un ordine del giorno che rafforza l’idea che qui si stia facendo qualcosa di importante credo che sia anche inelegante rispetto a chi fuori di qui sta aspettando magari l’autonomia che voi avevate promesso.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Rigo, prego.
Speaker : Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Per chiedere la votazione nominale del provvedimento assieme ai colleghi Barbisan, Bedin, Conte, Morosin. Sono sufficienti? Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Procediamo all’estrazione del numero del Consigliere. Chi vuol farlo?
Sull’ordine dei lavori, prego.
Siamo in fase praticamente di voto. State buoni un attimo e sentiamo cosa ha da dire sull’ordine dei lavori e la chiudiamo lì.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Volevo chiedere al Segretario generale se da Regolamento bisogna motivare la richiesta o basta farla. Sto chiedendo.
Speaker : PRESIDENTE
L’ha chiesto al Segretario generale.
Speaker : Jonatan MONTANARIELLO (Partito Democratico)
Lei pensi alle sue giornate che io penso alle mie. Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
L’ha chiesto al Segretario generale, non a voi, la domanda.
Speaker : Roberto VALENTE (Segretario generale)
Non ci vuole nessuna motivazione, bastano tre Consiglieri.
Speaker : PRESIDENTE
Numero 41 è il consigliere Rocco.
Adesso la chiama la fa Anna Maria Bigon procede all’appello nominale; si risponde con “favorevole”, “contrario”, “astenuto” (o “me ne vado, scompaio”).
Prego, cercate di non far confusione.
Speaker : Anna Maria BIGON (Partito Democratico)
ROCCO Nicolò Maria Astenuto
RUCCO Francesco Favorevole
SAMBO Monica Non partecipa al voto
SORANZO Enoch Favorevole
STEFANI Alberto Favorevole
SZUMSKI Riccardo Favorevole
TOMAELLO Andrea Favorevole
TREVISI Giampaolo Assente
VALDEGAMBERI Stefano Favorevole
VIANELLO Roberta Favorevole
ZAIA Luca Favorevole
BALDAN Flavio Contrario
BALDAN Matteo Favorevole
BARBERA Claudia Assente
BARBISAN Riccardo Favorevole
BEDIN Giorgia Favorevole
BENETTI Fabio Favorevole
BESIO Laura Favorevole
BEVILACQUA Alessia Favorevole
BIGON Anna Maria Non partecipa al voto
BORGIA Claudio Favorevole
BOZZA Alberto Favorevole
BRESCACIN Sonia Favorevole
CALLIGARO Silvia Assente
CALZAVARA Francesco Favorevole
CENDRON Rossella Astenuta
CONTE Rosanna Favorevole
CORAZZARI Cristiano Favorevole
CUNEGATO Carlo Contrario
DALLA POZZA Antonio Marco Non partecipa al voto
DE BERTI Elisa Favorevole
DEL BIANCO Alessandro Non partecipo al voto
GALEANO Paolo Non partecipo al voto
LANZARIN Manuela Favorevole
LESO Anna
LOVAT Davide Favorevole
LUISETTO Chiara Non partecipo al voto
MALTAURO Jacopo Favorevole
MANILDO Giovanni Non partecipo al voto
MARCATO Roberto Favorevole
MARCON Stefano Favorevole
MARTINI Morena Favorevole
MICALIZZI Andrea Non partecipo al voto
MONTANARIELLO Jonatan (Viva l’Italia, viva il Veneto) Non partecipo al voto
MOROSIN Alessio Favorevole
MOSCO Eleonora Favorevole
OSTANEL Elena Contraria
PASQUALON Eric Favorevole
PATRON Mirko Favorevole
PRESSI Matteo Favorevole
RIGO Filippo Favorevole
Speaker : PRESIDENTE
Gli assenti sono tutti in congedo, quindi non facciamo la seconda chiama.
I risultati adesso arrivano. risultato della votazione della proposta di deliberazione amministrativa n. 14 sull’autonomia è il seguente: favorevoli 33, contrari 3, astenuti 2, non partecipano al voto 9.
Il provvedimento è approvato.
