Regione del Veneto

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CONTATTACI
Speaker : PRESIDENTE
Buongiorno.
Prendete posto, grazie. Iniziamo il Consiglio.
Mettete le schede. Grazie. Prego, accomodatevi.
Fate l’annuncio per i Consiglieri, per favore. Grazie.
Primo punto: “Approvazione dei verbali delle sedute precedenti”.
Se nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, si intende approvato il processo verbale della ventiquattresima, venticinquesima e ventiseiesima seduta pubblica di martedì 1° settembre, 2 e giovedì 3 settembre 2026.
“Comunicazioni”.
Hanno comunicato il congedo i consiglieri Manildo, Calzavara, Valdegamberi, Montanariello.
Punto 3 “Interrogazioni e interpellanze”.
Viene dato per letto l’elenco delle interrogazioni e delle interpellanze allegato all’ordine del giorno e pubblicato sul sito istituzionale.
Adesso fate attenzione, che poi dite che non avete capito.
Abbiamo le interrogazioni. Dobbiamo saltare la IRI n. 38, la IRI n. 48 e la IRI n. 4. Manca Montanariello e in arrivo la consigliera Luisetto, che mi ha scritto.
Per la IRI n. 72 sono presenti la consigliera Sambo e l’assessore Gerosa.
Prego, Consigliera.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Questa è un’interrogazione rispetto a una vicenda di cui abbiamo appreso sulla stampa, e che ha allarmato, ovviamente, il territorio: lo spostamento di alcuni servizi dal distretto di Chirignago Zelarino presso la nuova casa della comunità di Marghera, in particolare il CUP, il centro prelievi, ma anche il consultorio familiare.
Sappiamo che la situazione dei consultori familiari, in particolare in Veneto, ma anche nel veneziano è una situazione piuttosto preoccupante.
La legge prevede che ci dovrebbe essere un consultorio familiare ogni 20.000 abitanti, ridotto a ogni 10.000 per le aree interne, invece, la media regionale è di un consultorio ogni 45.000 abitanti. Più o meno si attestava così e si assesta adesso in Comune di Venezia.
Con lo spostamento del consultorio presso Chirignago Zelarino, ipotesi che era circolata sulla stampa, ovviamente si sarebbe arrivati addirittura a un consultorio ogni 50.000 abitanti nel Comune di Venezia. Se consideriamo la specificità e la peculiarità, il rapporto non è nemmeno uno a tre, ma addirittura uno a cinque, perché in realtà nel Comune di Venezia, proprio per la sua specificità, probabilmente dovremmo considerare la norma sulle aree interne.
Sostanzialmente, con questa interrogazione chiedevamo qual è il destino di questi servizi CUP e Centro, prelievi, in particolare il consultorio di Chirignago Zelarino. Adesso, attualmente, non sono stati spostati, quindi su questo posso dare già una risposta, ma anche capire qual è la previsione per il futuro, perché evidentemente questi sono servizi territoriali importantissimi, soprattutto in una zona anche difficilmente raggiungibile, quindi poco servita dal trasporto pubblico locale, quindi la difficoltà anche di raggiungere le altre Case della comunità o gli altri distretti è ancora più complicata, ovviamente, se parliamo in particolare di anziani.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera.
Prego, Assessore.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
Per rispondere all’interrogazione, diciamo che allo stato attuale non è in programma alcun trasferimento del Consultorio familiare, del CUP e del Centro prelievi di Chirignago Zelarino presso la Casa della comunità di Marghera (mi sembrava fosse già giunta come notizia).
Pertanto, l’azienda non ha assunto determinazioni che comportino la chiusura o la riduzione delle relative attività presso l’attuale sede. L’impegno dell’azienda è garantire una presenza territoriale qualificata, accessibile e adeguata ai bisogni della popolazione, tutelando il valore dei servizi di prossimità per le comunità locali, in particolare per le categorie più fragili, alle quali faceva riferimento, con ridotta autonomia negli spostamenti.
L’apertura della Casa della comunità di Marghera rappresenta un rilevante investimento e l’occasione per sviluppare un modello di assistenza integrata, multidisciplinare e coordinata in un unico contesto. Questa attivazione non costituisce peraltro un presupposto per il depotenziamento automatico delle altre sedi territoriali, ma è invece una grossa opportunità per ripensare l’intera rete territoriale secondo logiche di complementarità e coordinamento tra i diversi presìdi, superando le frammentazioni organizzative e garantendo al contempo sostenibilità e vicinanza del servizio ai cittadini.
Infine, si rappresenta che la Regione, nell’ambito delle attività di programmazione di competenza, sta provvedendo costantemente al monitoraggio delle esigenze del territorio, sempre in attuazione di quanto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal decreto del Ministero della salute n.77 del 2022, tenuto conto delle risorse disponibili, al fine di garantire un servizio efficiente e capillare ai cittadini, anche in funzione delle necessità emergenti. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie a lei, Assessore.
Prego, consigliera.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Siamo ovviamente soddisfatti del fatto che attualmente, come c’è scritto, non è previsto lo spostamento di queste importanti servizi.
È ovvio che è scritto all’interno della risposta "allo stato attuale", quindi ovviamente ascoltando e leggendo la risposta dell’Assessore anche rispetto ad alcune frasi come "superando le frammentazioni organizzative e garantendo al contempo la sostenibilità e la vicinanza dei servizi ai cittadini", ci auguriamo che questo studio, questa valutazione, che andrà ovviamente per migliorare, sia uno studio, una valutazione che serva appunto per migliorare e potenziare i servizi e che magari non ci ritroviamo, invece, tra qualche mese a discutere di nuovo lo spostamento o la riduzione o la sottrazione di alcuni servizi.
Approfitto trenta secondi per dire una cosa. Purtroppo, soprattutto sulla questione relativa ai consultori, vediamo, almeno per quanto riguarda il Comune di Venezia, ma anche in altre realtà della Provincia e del Veneto, non lo spostamento dell’intero servizio, ma di alcune sue funzionalità e operatività. Anche questo spezzettamento dell’attività dei consultori fa sì che, di fatto, poi, sia un servizio depotenziato e non più così funzionale e vicino alla cittadinanza.
Ovviamente vigileremo. Siamo contenti che, anche grazie alla mobilitazione dei cittadini, per ora, allo stato attuale, i servizi da Chirignago Zelarino non vengano spostati, ma vigileremo perché questo non accada nemmeno in futuro, quando la valutazione sulle frammentazioni organizzative si sarà conclusa.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Passiamo alla IRI n. 74, sempre della consigliera Sambo: “Situazione occupazionale dei lavoratori di CVN-COMAR e THETIS S.p.a. nell’ambito del processo di costituzione dell’Autorità per la laguna di Venezia: richiesta di chiarimenti e di intervento regionale a tutela delle professionalità e del patrimonio di competenze tecniche”.
Prego, Consigliera.
Si prepari la consigliera Luisetto.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Questa è una vicenda che riguarda il nostro territorio. Da tempo, ormai, in realtà anche da prima della costituzione dell’Autorità della laguna, si parla della questione relativa al personale del Consorzio Venezia Nuova, COMAR e di THETIS all’interno del nostro territorio. Con l’istituzione dell’Autorità della laguna era prevista la costituzione di una società in house. Per quella che era una prima previsione, sembrava o comunque c’era l’auspicio che tutti i lavoratori di CVN-COMAR e di THETIS potessero essere riassorbiti in questa società in house, proprio per le grandissime competenze e specificità.
Purtroppo, oltre a uno stallo ormai evidente e drammatico dell’Autorità per la laguna di Venezia, si è aggiunta anche questa problematica occupazionale. Già a luglio, nel corso del confronto tra le organizzazioni sindacali e l’azienda, è stato confermato un processo di riorganizzazione che comporta e comporterà degli esuberi. Questo, ovviamente, riguarda innanzitutto la tutela di questi lavoratori e dei posti di lavoro, ma in realtà ancor di più riguarda la tutela del nostro territorio, perché queste competenze acquisite nel corso di questi decenni sono competenze che non è che si possono ricreare in modo automatico e in modo semplice, proprio per la unicità del MOSE da una parte, ma anche, ovviamente, della Laguna di Venezia e delle sue peculiarità.
Sappiamo che già queste problematiche attuali hanno comportato, ad esempio, una situazione per quanto riguarda i laboratori che avevano un compito di analisi, di verifica anche della nostra laguna, che già è in stallo...
Speaker : PRESIDENTE
Concluda, per favore.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Scusi.
Soprattutto, anche nelle ultime settimane vediamo come la situazione si sia aggravata e c’è il pericolo di dispersione di tali competenze.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Prego, Vicepresidente Pavanetto.
Speaker : Ass.re Lucas PAVANETTO
Grazie, Presidente. Grazie, consigliera Sambo, per questa interrogazione, perché poi mette in chiaro anche quello che è l’evolversi dei lavori.
Negli ultimi anni COMAR S.c.a.r.l. e THETIS S.p.a., insieme al Consorzio Venezia Nuova, concessionario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, hanno gestito gli interventi per la salvaguardia di Venezia e della sua Laguna, dei quali il principale è il sistema MOSE.
Con decreto legislativo n. 104/2020 è stata istituita l’Autorità per la Laguna di Venezia, nuovo Magistrato delle acque, ente pubblico nazionale sottoposto alla vigilanza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che, a regime, subentrerà nella gestione del sistema MOSE.
In previsione di ciò, nei mesi scorsi tra le società interessate e le organizzazioni sindacali è stato avviato il dialogo di accompagnare il complesso processo di passaggio di competenze dal Consorzio, da COMAR e da THETIS, circa 200 dipendenti, alla nuova realtà, che però non potrà garantire una continuità occupazionale diretta a tutti questi lavoratori.
A fronte di ciò, però, il 4 agosto 2026, l’unità di crisi di Veneto Lavoro e la Direzione del Lavoro hanno incontrato il Comune di Venezia, l’Autorità per la laguna di Venezia, i rappresentanti del Consorzio Venezia Nuova e delle società COMAR e THETIS e le organizzazioni sindacali.
La Regione ha garantito a tutti i presenti il proprio impegno, con un’azione di mediazione e di supporto per la definizione di soluzioni tecniche rispetto a una vicenda complessa sulla quale non ha comunque competenza istituzionale diretta.
È emerso in tale sede che per la quasi totalità dei lavoratori oggi occupati dal Consorzio Venezia Nuova e COMAR sarà garantita una continuità occupazionale, perlopiù nella società in house che fa capo all’Autorità della Laguna o nell’ente stesso.
Per i lavoratori di THETIS, società in composizione negoziata della crisi, si prevedono invece differenti prospettive in funzione della professionalità e delle modalità attuali di impiego.
A fronte delle manifestazioni di interesse vincolanti dell’acquisizione di ramo d’azienda già pervenute e dalle posizioni che passeranno nella società in house o per le quali si prevedono soluzioni di ricollocamento, è stato stimato un potenziale esubero di circa 20-25 lavoratori.
Il tavolo si è posto l’obiettivo di azzerare questo esubero potenziale, pertanto sono stati previsti approfondimenti che coinvolgeranno tutte le parti.
Aggiungo anche, visto che è in evoluzione questo tavolo, e c’è stata la pausa ferragostana, che nel corso del secondo incontro regionale tenutosi il 9 settembre con il supporto tecnico delle Unità di crisi aziendali, si sono registrati passi avanti verso la definizione di soluzioni operative che configureranno la nuova organizzazione aziendale di sistema MOSE.
Alcuni aspetti economici, tecnici e organizzativi di queste soluzioni saranno ulteriormente approfonditi nel corso delle prossime settimane per ridurre da subito i numeri dei potenziali esuberi di una decina di unità rispetto a quelli ipotizzati nel mese di agosto.
Sono inoltre allo studio ulteriori ipotesi industriali e organizzative, che avrete già appreso anche dalla stampa, che puntano all’obiettivo zero esuberi, fissato nel primo incontro del tavolo.
Il confronto con le parti realizza anche l’obiettivo di valutare preventivamente modalità e strumenti per l’occupazione e disponibilità e attivabili a supporto delle soluzioni individuate.
Come Regione, continueremo ad assicurare alle parti l’assistenza necessaria tramite le nostre strutture tecniche. Un nuovo incontro del tavolo è previsto a inizio ottobre.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Vicepresidente.
Consigliera Sambo, vuole intervenire? Prego.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Velocemente, per ribadire.
Adesso sappiamo che c’è questo tavolo avviato, però la situazione è ancora molto critica, e per ribadire la necessità che a tutti i lavoratori di tutte le società, in particolare, ovviamente, sappiamo che quella di THETIS in questo momento è quella che è più a rischio, debba essere garantita una ricollocazione, soprattutto all’interno dei servizi della nuova Autorità della Laguna e del sistema MOSE.
Questo serve non solo per garantire i lavoratori, ma, lo ribadisco, per garantire la stessa città di Venezia, perché queste competenze non vanno sprecate.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Ci ha raggiunto la consigliera Luisetto, che è già in postazione. Ricordo che siamo sulla 38 della consigliera Luisetto.
“La Giunta regionale chiarisca le voci riguardanti il ritardo nella vaccinazione agricola e la riduzione del numero degli allevamenti soggetti a tale vaccinazione”. Prego, Consigliera.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Questa interrogazione, che è del maggio scorso, chiedeva notizie rispetto all’avvio della vaccinazione avicola sperimentale che doveva essere avviata già in primavera scorsa.
Scrivevamo che “premesso che l’influenza aviaria ad alta patogenicità rappresenta una minaccia strutturale per la sanità animale, la sicurezza delle produzioni avicole, la sanità umana e la stabilità economica delle filiere agroalimentari, con ricadute rilevanti anche sul piano territoriale e occupazionale, classificata come zoonosi per il rischio di salto di specie all’uomo, che rende essenziale il rafforzamento delle strategie di prevenzione, in particolare nell’interfaccia tra animali, ambiente e uomo. Sappiamo che in Italia l’influenza aviaria ha avuto negli ultimi anni un forte impatto economico sulla produzione nazionale di pollame e derivati, dovuta alla annuale e ciclica insorgenza di focolai della malattia.
Sappiamo altresì che nell’autunno 2025 il Ministero e l’Istituto Zooprofilattico hanno redatto il Piano strategico per la gestione dell’influenza aviaria ad alta patogenicità, nel quale si evidenzia la necessità di avviare campagne vaccinali, soprattutto dove c’è una maggiore densità avicola, quindi in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.
A inizio 2026, la Regione ha presentato un nuovo Piano di intervento vaccinale per il controllo del virus, con avvio previsto ad aprile. A maggio, risultava che l’avvio di questa sperimentazione non ci fosse ancora e che ci fosse anche stata una riduzione degli allevamenti coinvolti.
L’interrogazione è quindi per chiedere se risulti confermato il ritardo. Ormai sono passati mesi e speriamo che qualcosa si sia avviato, ma soprattutto volevamo capire il perché dell’eventuale riduzione del numero degli allevamenti da vaccinare per sperimentazione. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera.
Assessore Gerosa, prego.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
Mi permetto di sottolineare con estremo rispetto e in maniera sommessa che il Piano di vaccinazione per l’influenza aviaria, consigliera Luisetto, è stato predisposto dal Ministero della Salute e non dalla Regione Veneto, come erroneamente riportato nella sua interrogazione.
La Direzione Generale della salute animale del Ministero ha emanato il dispositivo protocollo n. 0013776 del maggio 2026, che riporta il dispositivo dirigenziale concernente l’attuazione di un progetto pilota di vaccinazione per l’influenza aviaria ad alta patogenicità sottotipo H5 in alcuni stabilimenti situati in aree a rischio del territorio nazionale, con cui si è approvato il progetto pilota, che trova applicazione in un’area ristretta del territorio nazionale e coinvolge un numero limitato di allevamenti di tacchini da carne e ovaiole per la produzione di uova da consumo, 5 in totale.
Il progetto pilota in parola è finalizzato a raccogliere dati e conoscenze, che consentano di adottare in futuro un Piano vaccinale per l’influenza aviaria ad alta patogenicità su larga scala.
Si sottolinea che i vaccini utilizzati sono stati autorizzati in tutta l’Unione europea dall’European Medicines Agency e al momento, sulla base delle disposizioni nazionali contenute nel citato progetto pilota, il Piano di vaccinazione è attuato in tre allineamenti veneti come progetto pilota. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Come esposto in relazione, era evidente che il Piano è stato predisposto dal Ministero e poi recepito a livello regionale, quindi ringrazio l’Assessore della precisazione che mi era nota ed era solo un refuso di scrittura.
Per quanto riguarda però la risposta, rimaniamo insoddisfatti, perché non è chiaro il motivo per cui da 5 si sia passati a 3 e non è chiaro ancora una volta se si sia partiti nei tempi o se ci sia stato un ritardo, poiché nell’interrogazione non c’è questa informazione, quindi non ci riteniamo soddisfatti.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera.
IRI n. 54 della consigliera Luisetto “Galleria di Malo della Superstrada Pedemontana Veneta: dopo il problema delle infiltrazioni d’acqua, qual è lo stato attuale dell’infrastruttura?”.
Prego, Consigliera.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Questo tema delle infiltrazioni nelle gallerie di Malo e Sant’Urbano è un tema già affrontato molte volte in quest’Aula, dal 2024 in poi, quando dal 31 maggio 2024 e poi il 7 e 8 ottobre 2024, durante un’ondata di maltempo, alcune piogge hanno determinato infiltrazioni d’acqua importanti nelle volte del soffitto. Già a inizio 2024 erano state osservate alcune crepe in quella di Sant’Urbano, ma le piogge, l’acqua interna è caduta anche nella galleria di Malo.
In questo quadro avevamo presentato questa interrogazione a giugno perché volevamo capire se i preoccupanti e ripetuti problemi di infiltrazioni d’acqua che chi attraversa quell’infrastruttura ha più volte osservato nel tempo siano stati definitivamente risolti. Considerato, infatti, che, a seguito dei problemi su menzionati, la Giunta ha annunciato interventi di manutenzione della galleria di Malo a carico del concessionario e che, al fine di verificare le soluzioni tecnico-progettuali, c’è stato un incarico diretto della Direzione infrastrutture e trasporti per fornire la valutazione delle condizioni di stabilità e sicurezza della galleria di Malo e della galleria di Sant’Urbano, altra galleria naturale in prossimità di questa prima, pare che tra gli interventi validati dalla società la società abbia previsto la canalizzazione delle acque di infiltrazione e l’iniezione di resine attorno alla calotta al fine di bloccare le infiltrazioni d’acqua, volevamo capire, alla luce degli interventi previsti di manutenzione e sistemazione, quale sia lo stato odierno della galleria e quali interventi siano stati posti in essere su entrambe queste infrastrutture, che hanno vissuto un periodo complicato.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Prego, assessore Zecchinato.
Speaker : Ass.re Marco ZECCHINATO
Grazie, Presidente.
In merito all’interrogazione a risposta immediata in oggetto appare necessario formulare una preliminare precisazione, atteso che nelle premesse della stessa interrogazione viene riportata un’affermazione che necessita di un chiarimento. Le crepe a cui si fa riferimento nell’interrogazione erano riferite all’altra galleria naturale denominata “Sant’Urbano”. Peraltro, non si trattava di crepe, ma di sigillature di micro fissurazioni in calotta, già oggetto di non conformità individuata nel corso dei lavori e risolta.
Per quanto riguarda la galleria di Malo, oggetto del presente provvedimento ispettivo, l’intervento proposto e realizzato ha l’obiettivo di preservare il rivestimento della galleria dal contatto con le acque di infiltrazione, consentendone il deflusso lungo nuove vie preferenziali e riducendo, quindi, la potenziale pressione idraulica tra rivestimento definitivo in calcestruzzo e telo.
Nello specifico, si informa che la soluzione progettuale validata e realizzata è risultata risolutiva. Nel dettaglio, l’intervento definitivo, progettato a seguito degli studi e delle indagini svolte, è consistito nella posa di tre canalette metalliche, nell’effettuazione nei giunti interessati di perforazioni di drenaggio con scarico diretto nella canaletta metallica appositamente installata. Ad integrazione dei drenaggi, è stato installato un sistema di monitoraggio. Durante il periodo di monitoraggio, luglio 2025-giugno 2026, è stato possibile osservare l’andamento delle grandezze monitorate in funzione di un ciclo completo di stagionalità e valutare oggettivamente la funzionalità dell’intervento risolutivo.
Nel periodo esaminato il sistema ha rilevato più episodi di ingresso di acqua correlati alle precipitazioni senza evidenziare gli effetti significativi sul rivestimento in calcestruzzo, in quanto le oscillazioni tensionali sono risultate prevalentemente governate da variazioni termiche stagionali e non si sono rilevati valori anomali.
Il fenomeno, gli interventi e il sistema di monitoraggio sono stati accuratamente eseguiti dal personale tecnico della struttura regionale, dal professionista incaricato dalla Regione, dai tecnici del concessionario, dal collaudatore statico e dai componenti della commissione di collaudo tecnico amministrativo.
Il confronto tra tecnici ha permesso, in particolare, di valutare positivamente il monitoraggio e pertanto è stato prorogato di un ulteriore anno.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, Consigliere. Grazie, Assessore.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Ringrazio l’Assessore. Sono contenta di sapere che ci sia un costante monitoraggio, ma non definirei risolutiva la soluzione progettuale, se poi ci diciamo nel paragrafo successivo della risposta che nel periodo esaminato il sistema ha rilevato più episodi di ingresso d’acqua correlati alle precipitazioni. È vero che non si sono evidenziati effetti, per fortuna, significativi sui rivestimenti in calcestruzzo, ma questo ci dice che l’acqua continua a filtrare e che nel tempo la calotta si potrebbe comunque ammalorare. Quindi, io spero che, oltre a monitorare l’andamento e che non ci siano conseguenze sul rivestimento, ci sia davvero una soluzione risolutiva, perché, allo stato, non pare tale alla scrivente.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Passiamo alla IRI n. 75 del consigliere Cunegato: “Riduzione del servizio di emergenza-urgenza notturna nell’Alto Vicentino e nell’Altopiano di Asiago”. Prego, Consigliere.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Credo che un intervento di pronto soccorso che funzioni o meno sia una questione di vita o di morte. La chiamano “Golden Hour”. Se io ho un infarto, se ho un aneurisma e l’intervento è immediato magari mi salvano la vita. Se non è immediato, posso perdere la vita o avere problemi per tutta la vita di funzionamento.
Avevo denunciato quest’estate che nella riorganizzazione del pronto soccorso si prevedeva di cambiare l’uscita delle automediche o delle ambulanze dal turno notturno, dalle 8 di sera alle 8 di mattina. Se prima c’era un’ambulanza che usciva da Santorso, voi pensate un territorio di 180.000 abitanti e un’ambulanza che usciva invece nell’altopiano d’Asiago, un territorio lungo 60 chilometri, questa riorganizzazione avrebbe portato ad avere nel turno dalle 8 di sera alle 8 di mattina, solo un’automedica, con un medico per tutto l’Alto Vicentino e tutto l’Altopiano.
Questo vuol dire che se c’era un problema a Roana e ce n’ea uno a Malo, era impossibile intervenire con un’automedica con un medico.
Questo ha innescato – qualche volta fare opposizione serve – un dibattito pubblico; i Sindaci dell’Altopiano sono intervenuti, mi hanno anche ringraziato, mi hanno detto anche loro, anche se sono di centrodestra, che fare opposizione serve. Così, attraverso un’interlocuzione, hanno garantito la presenza, fino al 20 settembre, di un’ambulanza con il medico anche a Asiago.
Questa interrogazione, come spesso accade, è già vecchia, perché quello che io chiedo adesso è: qual è la soluzione per il futuro? Non possiamo avere un territorio così ampio, visto che questo servizio a Asiago è previsto fino al 20 settembre, solo con un’ambulanza per il medico, per tutto l’Alto Vicentino e l’Altopiano, perché questa è davvero, per i nostri cittadini, una questione di vita o di morte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Assessore Gerosa, prego.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
Fino al 5 agosto ultimo scorso, data di cessazione dell’esternalizzazione di tutti i Pronto soccorso dell’ULSS 7, sia presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Santorso, che presso quello dell’Ospedale, nodo di rete, di Asiago, erano presenti cooperative di servizi che garantivano una presenza di 24 ore di un medico gettonista per la gestione dei codici bianchi e delle uscite medicalizzate.
In entrambi i presìdi tale medico utilizzava l’ambulanza attrezzata per l’Advanced Life Support per le chiamate del 118.
Presso il presidio di Santorso era ed è tuttora presente in orario diurno 8-20, un’automedica. In detta fascia oraria diurna nulla è cambiato a seguito della riorganizzazione.
In vista della scadenza del contratto con le cooperative di servizi avvenuto il 5 agosto ultimo scorso, a partire dal mese di aprile 2026, la scrivente Direzione ha scelto di svincolarsi – parla della direzione dell’azienda ULSS 7 Pedemontana – aderendo alle indicazioni nazionali e regionali, come da più parti invocato, non ultima in alcune interrogazioni di Consiglieri regionali nel merito.
Si è trattato quindi di una scelta strategica perseguita attraverso un articolato percorso di riorganizzazione, che non è stata pertanto dettata dalle logiche economicistiche, bensì da nuove esigenze e opportunità organizzative, opportunità organizzative per ottimizzare la presa in carico dei pazienti mediante i seguenti strumenti gestionali: implementazione del triage avanzato per i codici minori, potenziamento dei fast track specialistici, attivazione dell’ambulatorio per la gestione dei codici minori in collaborazione con il Dipartimento medico e ampliamento dell’area traumatologica presso la sala gessi, con orario 8.00- 20.00 nei giorni feriali, 8.00-18.00 nei prefestivi e festivi.
Dal 5 agosto, pertanto, nei Pronto Soccorso di Santorso Asiago non prestano più servizio le cooperative e le soluzioni alternative adottate stanno vicariando all’attività senza criticità.
Nell’ambito di questo riassetto si è reso necessario riorganizzare i mezzi di soccorso aziendali, introducendo una nuova automedica con stazionamento presso il distretto di Piovene Rocchette, attiva in orario notturno, dalle 20.00 alle 8.00.
Tale mezzo va ad aggiungersi quindi alle due ambulanze advanced support presenti presso il Pronto Soccorso di Santorso nella medesima fascia oraria. Si tratta dunque di un potenziamento rispetto all’assetto precedente, grazie alla disponibilità di un mezzo aggiuntivo.
La presenza del medico dedicato all’urgenza è ora svincolata dalle attività sostenute in Pronto Soccorso per i codici minori, a differenza di quanto avveniva in precedenza, e ciò dovrebbe determinare anche una riduzione dei tempi di attivazione. L’automedica prevede infatti la presenza a bordo di un medico e di un infermiere e interviene in situazioni di emergenza maggiore, secondo le disposizioni delle centrali operativa SSUEM 118 provinciale di Vicenza.
Con il nuovo assetto viene quindi garantita la presenza di tre medici in turno presso il Pronto Soccorso di Santorso dalle 20.00 alle 8.00, oltre al medico con auto medicalizzata a Piovene Rocchette.
In sintesi, la copertura del territorio per il Pronto Soccorso e la rete dell’emergenza urgenza nell’Alto Vicentino e nell’Altopiano di Asiago mantiene le medesime garanzie precedenti, con il valore aggiunto della nuova automedica Piovene Rocchette, che costituisce un effettivo potenziamento del servizio e non sicuramente una riduzione, come interpretata dall’interrogazione. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Prego, consigliere.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie.
Ricostruiamo per capire meglio come è andata. Non è andata proprio così, nel senso che la Meloni fa una legge che prevede gli appalti genuini per i Pronto Soccorso, cioè dice "o tu internalizzi tutto il servizio oppure devi appaltarlo completamente". Noi eravamo molto preoccupati da questa prospettiva, perché paventavamo il rischio di una privatizzazione totale dei Pronto Soccorso. Questo è avvenuto in alcuni ospedali del padovano, come a Piove di Sacco e a Monselice.
So che a Santorso non è accaduto, ma per un motivo molto semplice, non c’erano i soldi, perché l’appalto fatto dalla cooperativa per esternalizzare tutto il servizio costava troppo. Quello che è avvenuto è una riorganizzazione, che dovremo nel tempo valutare, non sappiamo ancora come funzioni, però preoccupa molto i medici, perché si è deciso di fatto di utilizzare i medici interni, che faranno ore in più in Pronto Soccorso, quindi vedremo come va.
Tuttavia, ripeto qual è la sfida che abbiamo adesso, nel senso che lei ha risposto a un’interrogazione che avevo scritto il 20 luglio. Adesso noi abbiamo un’autoambulanza con il medico notturno a Piovene e ne abbiamo una ad Asiago, ma questa ad Asiago la abbiamo fino al 20 settembre.
Rilancio la sfida e chiedo all’Assessore, ma anche al Presidente Stefani di intervenire. Anche dopo il 20 settembre, anche se non ci saranno più i turisti, noi non possiamo avere in tutta la notte una sola autoambulanza per tutto l’Alto Vicentino e per tutto l’Altopiano. Questo credo sia condiviso da tutti i Sindaci, di destra, di sinistra e di centro. Chiedo davvero che ci sia un intervento.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Punto n. 5. Viene dato per letto l’elenco delle interrogazioni a risposta scritta iscritte all’ordine del giorno ai sensi dell’articolo 111, comma 4, del Regolamento.
Punto n. 6. Iniziamo con il disegno di legge relativo a “Misure compensative e temporanee in applicazione dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 12 settembre 2023, n. 121 “Misure urgenti di pianificazione della qualità dell’aria e limitazioni della circolazione stradale” convertito, con modificazioni, dalla legge 6 novembre 2023, n. 155”. Progetto di legge n. 109.
La relazione della Seconda Commissione consiliare c’è.
Passo la parola al relatore, consigliere Baldan Matteo. Prego.
Speaker : Matteo BALDAN (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Grazie, colleghi e colleghe commissari, Presidente della Seconda Commissione, assessore Venturini e tutti i componenti della Giunta.
La Regione del Veneto, nel quadro delle attività di gestione della qualità dell’aria, in attuazione delle azioni del Piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera (PRTRA), recentemente aggiornato con deliberazione della Giunta regionale del 15 aprile 2025, n. 377, nonché dalle misure condivise con le Regioni del bacino padano, attraverso un nuovo accordo di programma per l’adozione coordinata e congiunta di misure di risanamento per il miglioramento della qualità dell’aria, approvato dalla Giunta regionale con deliberazione del 6 giugno 2017, n. 836, ha previsto numerose misure di intervento nei vari settori maggiormente responsabili di emissioni inquinanti.
L’obiettivo è di rafforzare ulteriormente le diverse azioni già in essere, anche a seguito della sentenza di condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea del 10 novembre 2020, causa di riferimento C644/2018. L’Amministrazione regionale, con deliberazione del 2 marzo 2021, n. 238, ha attivato, in accordo con le Regioni del bacino padano, un pacchetto di misure straordinarie per il miglioramento della qualità dell’aria riguardanti i settori individuati come i più critici per le emissioni inquinanti in atmosfera, ovverosia il settore dei trasporti, del riscaldamento domestico mediante l’uso di biomassa, della agro-zootecnia, delle attività produttive prevedendo l’utilizzo di apposite risorse statali messe a disposizione per l’adozione di misure di contrasto all’inquinamento atmosferico, in particolare di quelle previste dal programma di finanziamento istituito con il decreto del Direttore della Direzione generale per il clima, l’energia e l’aria del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 18 dicembre 2020, n. 412.
Con riguardo all’ambito dei trasporti e della mobilità, la richiamata deliberazione della Giunta regionale n. 238/2021 ha introdotto precise misure di potenziamento della limitazione della circolazione dei veicoli in funzione della loro classificazione euro, riferita ai livelli di emissioni inquinanti. Più precisamente, la misura prevedeva, ai fini della riduzione del PM10, il rafforzamento della limitazione veicolare rispetto a quella definita dal summenzionato accordo di bacino padano nei Comuni con popolazione superiore ai 30.000 abitanti e nei Comuni ricadenti nelle zone agglomerato (la specifica poi si trova nella relazione).
In sostanza, tale rafforzamento introduceva un riferimento alle previsioni di qualità dell’aria riportate nel bollettino PM10 emesso dall’Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale del Veneto (ARPAV).
Per fare ancora un passaggio, si prevede il divieto strutturale della circolazione dei veicoli privati fino a Euro 4 diesel compresi nei giorni feriali dalle 8.30 alle 18.30 nei periodi di allerta verde, secondo il bollettino, cioè nel periodo 1° ottobre-30 aprile di ciascuna annualità, in assenza di condizioni emergenziali; l’estensione del divieto alle auto private Euro 5 diesel dei periodi di allerta arancio, secondo il bollettino; l’ulteriore estensione ai veicoli commerciali leggeri nei periodi di allerta rossa, secondo il bollettino, per quanto solo fino alle 12.30, come specificato con deliberazione della Giunta regionale 9 agosto 2021, n. 1089.
Poi, con la legge 6 novembre 2023, n. 155, in conversione in legge, con modificazioni del decreto-legge del 12 settembre 2023, n. 121, recante “Misure urgenti in materia di pianificazione della qualità dell’aria e limitazioni della circolazione stradale”, il legislatore statale ha introdotto per le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, con l’articolo 1, comma 1, l’obbligo di aggiornare entro un anno i rispettivi Piani di qualità dell’aria e con l’articolo 1, comma 2, di inserire l’obbligo già assunto con l’accordo di bacino padano del 2017, consistente nella limitazione strutturale alla circolazione delle autovetture e dei veicoli commerciali di categoria N1, N2, N3, ad alimentazione diesel di classe ambientale euro 5, con decorrenza dal 1° ottobre 2025, in via prioritaria, nelle aree urbane dei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti, presso i quali operi un adeguato servizio di trasporto pubblico locale e che ricadono in zone nelle quali risultano superati uno o più dei valori limite del materiale particolato PM 10 o del biossido di azoto NO2.
Con la deliberazione n. 377 della Giunta regionale del 15 aprile 2023 è stato approvato l’aggiornamento del PRTA, che ha assorbito, confermandole, tutte le misure già definite nella citata deliberazione della Giunta regionale n. 238 del 2021. Successivamente all’approvazione del PRTA, il 20 luglio 2025 è entrato in vigore il decreto-legge 21 maggio 2025 n. 73 “Misure urgenti per garantire la continuità della realizzazione di infrastrutture strategiche nella gestione di contratti pubblici, il corretto funzionamento del sistema dei trasporti ferroviari e su strada”, l’ordinata gestione del demanio portuale marittimo, nonché l’attuazione di indifferibili adempimenti connessi al Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla partecipazione all’Unione europea delle misure individuate e delle relative azioni di Piano entro il 1° ottobre 2026, in materia di infrastrutture e trasporti, convertito poi con la legge del 2025.
Scorrendo poi fra tutti gli adempimenti e i decreti che si sono susseguiti è stato stabilito di porre all’esame della Giunta regionale l’eventuale provvedimento recante le misure compensative alternative alla limitazione strutturale alla circolazione degli autoveicoli euro 5 diesel, come abbiamo discusso in Commissione.
Concludendo, la presente proposta si compone di tre articoli. Con l’articolo 1, comma 1, si propone di definire univocamente il campo di applicazione della limitazione strutturale delle autovetture di categoria M e dei veicoli commerciali di categoria N1, N2, N3, di classe ambientale euro 5, ed alimentazione diesel, con applicazione nei Comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti a decorrere dal 1° ottobre 2026.
Con il comma 2 dell’articolo 1, considerato il forte impatto sociale ed economico generato sulla cittadinanza e sulle imprese della limitazione alla circolazione dei veicoli euro 5 diesel e al fine di contemperare l’esigenza di tutela della salute pubblica con la sostenibilità socioeconomica dei cittadini e delle imprese, riproponendo gli elementi introdotti dal decreto legge 73/2025, convertito in legge n.105/2025.
Si propone contestualmente di rinviare l’applicazione della limitazione della circolazione dal 1° ottobre 2027, in subordine all’adozione di misure compensative idonee a raggiungere i livelli di riduzione delle emissioni inquinanti, coerenti con i vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.
Nel corso dell’esame in discussione nella Seconda Commissione consiliare, è anche stato accolto un emendamento presentato dall’Assessore competente, con il quale si introduce la previsione di un parere della Commissione consiliare competente sul provvedimento, con cui la Giunta regionale adotterà le misure compensative.
Il comma 3 dell’articolo 1 dispone che il provvedimento di approvazione delle misure compensative venga adottato sulla base della proposta formulata dal Comitato Tecnico, istituito ai sensi dell’articolo 3, commi 6 e 7, della normativa generale del PRTRA e delle valutazioni tecniche rese dall’ARPAV, che attesti l’idoneità delle misure compensative.
Secondo quanto disposto dal comma 4 dell’articolo 1, infine, le disposizioni della presente legge e le misure compensative definite in sua attuazione avrebbero natura temporanea, in ragione del rinvio a quanto previsto dal decreto-legge n.73/2025, che, convertite dalla legge 105/2025, cessano di avere efficacia a decorrere dal 30 settembre 2027.
Chiudono l’articolato l’articolo 2, recante la clausola di neutralità finanziaria, e l’articolo 3, che dispone invece l’entrata in vigore della legge il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.
La proposta legislativa all’esame dell’Assemblea è stata deliberata dalla Giunta regionale in data 31 luglio 2026 e trasmessa, sempre il 31 luglio, al Consiglio regionale, dove ha assunto il n. 109 tra i progetti di legge, come sappiamo, della XII Legislatura.
È stato poi ovviamente assegnato alla Seconda Commissione e la scorsa settimana la Commissione si è riunita, dando parere favorevole. Ne è nata poi una discussione, che ha ovviamente rilevato alcuni aspetti più o meno rilevanti, che trattano delle misure compensative che noi andremo a vedere una volta che saranno proposte dalla Giunta.
Come è stato sottolineato in Commissione anche dai tecnici, quindi i commissari ovviamente hanno preso atto e hanno fatto le hanno fatto le loro dovute valutazioni, è giusto ricordare che la possibilità che la normativa nazionale offre di rinviare o anche sospendere in via definitiva il blocco dell’Euro 5 diesel si basa sulla contestuale necessità che le Regioni introducano misure compensative che dimostrino un effettivo equivalente, almeno equivalente in termini di risparmio emissivo, pari a quello che avrebbe realizzato la sospensione dell’utilizzo di questo tipo di veicoli. Questo, indubbiamente, è uno degli aspetti più rilevanti di ciò che abbiamo discusso, fatte le dovute valutazioni.
Abbiamo parlato anche di misure compensative. È giusto sottolineare, come anche rilevato dall’Assessore e dai tecnici, che ci sono misure di accompagnamento verso questo percorso, pur sempre facoltative, ma che possono aiutare l’applicazione. Nella fattispecie, lo smart-working, il lavaggio sistematico delle strade e il potenziamento del “bike to work” e, inoltre, le misure “ponte” o di accompagnamento già programmate, quindi la trasformazione dei diesel Euro 5 in dual fuel, il nuovo bando per il rinnovo dei veicoli, l’implementazione del Move-in, l’estensione anche della finestra per i veicoli aziendali. Facendo un passaggio sul Move-in, visto che è stato giustamente sottolineato e invocato in Seconda Commissione, dobbiamo anche ricordare e sottolineare che è un meccanismo di deroga, quindi non può diventare necessariamente un meccanismo di carattere ordinario. Non è una riduzione emissiva, che, quindi, ha senso come strumento di prospettiva e prospettico.
Inoltre, raccogliendo le informazioni sia dall’Assessore che dai tecnici presenti in Aula, è giusto anche sottolineare ‒ non vorrei aprire un dibattito, ma è altrettanto giusto dirlo ‒ che questa non è una scelta sicuramente ideologica, ma basata sul contesto della nostra Regione, tanto è vero che ci sono Regioni del bacino padano, della Pianura Padana che sono già avanti in questo percorso e Regioni che, invece, sono un po’ più rallentate, ma che comunque hanno riconosciuto il fatto di adottare questo provvedimento.
Inoltre, con questo PDL andiamo a valorizzare il ruolo dei Sindaci, ma soprattutto la responsabilità locale, perché, oltre a riconoscere il fatto che i Sindaci sono di fatto i satelliti anche della politica regionale sul territorio, sono coloro che meglio conoscono il territorio e meglio comprendono esigenze di cittadini, tessuto produttivo, tessuto economico e tutte quelle componenti che, di fatto, possono aumentare le emissioni rispetto alle loro diverse esigenze.
Infine, vorrei concludere che sullo sfondo c’è anche un obbligo nazionale, di fatto, che è frutto di un percorso che negli anni, come ho sottolineato nella relazione, che poi tra l’altro è a disposizione in buona parte anche di tutti i commissari, le misure di accompagnamento che arriveranno rafforzeranno ovviamente il percorso, ma è anche giusto sottolineare che saranno valutate, saranno poi accolte o non accolte nel tempo, anche per vedere poi il loro punto di caduta reale rispetto a quello che si pone come obiettivo questo progetto di legge. È un progetto di legge che noi, da un certo punto di vista, interpretiamo come necessario, ma che deve tener conto e tiene conto della tutela della salute dei cittadini, delle attività produttive, ma anche, come già detto, della responsabilità che gli enti locali devono avere nel rispetto di alcune limitazioni.
C’è stata poi un’altra cosa che noi teniamo in particolar modo altrettanto a sottolineare. È un aspetto tecnico, ma del quale bisogna tener conto nell’approccio a questa legge, ovverossia le misure obbligatorie non sono ovviamente campate in aria, ma sono frutto di uno studio e quindi sono state quantificate proprio da ARPAV, con ARPAV, e compensano il blocco degli Euro 5 diesel, che di fatto sappiamo, per motivi anche economici, per tutta una serie di motivi, possono essere un grossissimo limite per moltissime famiglie, per moltissimi cittadini, ma anche per moltissime aziende.
Vi ringrazio dell’attenzione, ringrazio ancora il lavoro dei colleghi in Seconda Commissione, la Presidente, l’Assessore e i Consiglieri qui presenti.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Al correlatore, consigliere Dalla Pozza.
Prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Gentili colleghe, egregi colleghi, gentile Assessore, in apertura di questa correlazione, innanzitutto non posso che ribadire ciò che abbiamo già detto in Commissione e anticipato sulla stampa, ovvero, che non vi è una contrarietà preconcetta al provvedimento posto oggi al voto del Consiglio regionale e che rinvia anche in Veneto il blocco della circolazione dei veicoli euro 5 diesel.
Non può esservi contrarietà, ma vi deve essere invece una necessaria valutazione di buonsenso, considerando anche le decisioni assunte dalle altre Regioni del bacino padano con l’eccezione della Lombardia, che tuttavia ha deciso di puntare su un’importante deroga attraverso il ricorso al sistema del cosiddetto Move-In. Prendiamo atto che questa misura che viene proposta è necessaria alla luce della situazione economica contingente, e della cogenza dei tempi che abbiamo, e prendiamo anche atto che sono state proposte delle misure compensative che accompagnano questo rinvio.
Non è certo intenzione nostra scaricare le inefficienze della politica con costi immediati ed estremamente elevati su famiglie, artigiani e piccole imprese che non hanno ancora potuto sostituire o adeguare i propri mezzi di trasporto. Riteniamo che un blocco imposto, soprattutto in mancanza di reali alternative, rischi di apparire più punitivo che efficace, facendo perdere nel cittadino il senso dell’agire a tutela della sua salute.
Tuttavia, Assessore, la nostra apertura di credito non è priva di riserve. Siamo costretti ad agire oggi in emergenza, mancano pochissimi giorni all’avvio dei blocchi, perché fino ad oggi si è fatto veramente troppo poco in materia di inquinamento atmosferico.
Quella che viene portata oggi in discussione è una scelta obbligata, derivante da una norma nazionale che riteniamo sbagliata. Lo diciamo con chiarezza: il rinvio di una misura che era stata individuata proprio dal Governo, dalle Regioni del bacino padano, condivisa anche dal Veneto, quindi da un uno Stato, nella sua interezza, che è sotto procedura di infrazione europea, avrebbe meritato uno sforzo maggiore, invece ci troviamo, per la seconda volta consecutiva, con il rinvio di un provvedimento, già rimandato una volta non più tardi di un anno fa, e per l’ennesima volta senza risorse.
Il blocco della circolazione dei diesel Euro 5 nelle Regioni del Nord Italia, ridefinito successivamente prima per i Comuni sopra i 30.000 abitanti e poi per i soli Comuni con più di 100.000 abitanti (abbiamo Padova, Vicenza, Verona e Venezia per quanto riguarda il Veneto) era una delle misure che erano state originariamente previste nell’ambito dell’Accordo di Bacino Padano, sottoscritto dalle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna con il Ministero dell’ambiente.
Nel 2025, nell’approssimarsi della scadenza per l’applicazione di questa disposizione, il Governo, con un emendamento a firma del Ministro Salvini, ha spostato di un anno, dal 1 ottobre 2025 al 1 ottobre 2026, l’entrata in vigore del blocco strutturale per oltre 1 milione di veicoli diesel Euro 5 nelle quattro Regioni del Bacino Padano, consentendo peraltro alle Regioni di sostituirlo con misure compensative di risultato equivalente e rendendolo applicabile solo ai Comuni con più di 100.000 abitanti.
Una scelta politica, quella che viene fatta, che non scarica su famiglie e piccole imprese il costo del cambio auto e sulla quale possiamo anche concordare, in un ragionamento che cerchiamo di non trasformare in ideologico o manicheo, ma che tuttavia non è accompagnato da misure strutturali aggiuntive a livello nazionale e ed alcuna risorsa in più.
Questo a ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, che spesso queste misure hanno finalità elettorali anziché di tutela della salute pubblica o di valutazione comparativa delle fonti emissive del particolato.
A dimostrare che non c’è alcuna strategia, se non quella di accusare, come ha fatto peraltro il Ministro, l’Europa ad imporre misure che gravano sui cittadini, mancano risorse per il TPL, sono oltre 800 milioni di euro quelli che vengono richiesti per compensare le mancanze di questi anni, e sono state tagliate (è la cosa più grave) proprio le risorse che servivano alle Regioni del Bacino Padano per finanziare le iniziative in materia di contrasto dell’inquinamento atmosferico, sono proprio le misure che la Regione mette tra le misure compensative che oggi vengono proposte.
Il rischio è che tutto questo avvenga a danno della salute dei cittadini e con un danno nei confronti degli enti locali, che sono chiamati a inventarsi misure per compensare le mancanze di risorse da parte nazionale, cercando anche di non scontentare eccessivamente i propri concittadini.
Oggi, Assessore, ci troviamo nuovamente al punto di partenza, con un nuovo rinvio. È la prova provata che la norma del 2025 ha solo avuto l’obiettivo di spostare avanti di un anno la risoluzione del problema. Ora affrontare quel problema viene nuovamente spostato avanti nel tempo, senza soluzioni nuove. Purtroppo, l’Italia non è un Paese qualunque per quanto riguarda la qualità dell’aria. È un Paese già condannato due volte dalla Corte di giustizia europea per inadempimento proprio sui temi della qualità dell’aria, sia per il sistematico superamento dei valori di PM10 sia per il superamento dei valori sul biossido di azoto. Considerando il complesso delle procedure di infrazione aperte a carico del nostro Paese, rischia un’esposizione finanziaria ‒ sanzioni, sostanzialmente ‒ stimata in circa 800 milioni di euro, senza contare i costi sanitari. 800 milioni di euro è la stessa cifra di cui parlavamo prima per quanto riguarda le risorse aggiuntive che vengono richieste per il TPL, 800 milioni di euro che potrebbero essere reinvestiti in prevenzione sul trasporto pubblico.
Abbiamo le procedure d’infrazione, tre. A queste si aggiunge a febbraio di quest’anno anche una messa in mora da parte della Commissione europea per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo per l’inquinamento atmosferico da diversi inquinanti. Non avendo risposto ai solleciti della Commissione, l’Italia ha ricevuto la relativa notifica di infrazione. Il problema è che non stiamo parlando solo di adempimenti burocratici al grido di “ce lo chiede l’Europa”, come ha fatto il Ministro, ma stiamo parlando di salute pubblica, di malattie, di morte, di sanzioni, di costi scaricati sul servizio sanitario nazionale. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, nel 2023 l’esposizione al PM2,5, che è il più pericoloso, ha provocato 182.000 morti premature nell’Unione europea; di queste, oltre 43.000 in Italia, il dato assoluto più alto d’Europa, concentrate in larghissima parte ‒ indovinate dove? ‒ in Pianura Padana.
In questo modo stiamo procedendo in direzione contraria rispetto a quella che, invece, responsabilmente, dovrebbe essere affrontata da una Regione e da un territorio sotto procedura di infrazione.
Ovviamente, non ne faccio una colpa a lei, Assessore, che è da poco in carica, né faccio una colpa solo alla Regione del Veneto, considerato che si tratta di un accordo sottoscritto da tutte le Regioni del bacino padano.
Il particolato e il biossido di azoto causano patologie respiratorie croniche, malattie cardiovascolari, tumori al polmone, effetti negativi sullo sviluppo neurologico infantile, oltre alla possibilità di legarsi per il particolato ultrafine al DNA.
Nell’European City Air Quality Viewer, pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente nell’edizione del luglio 2025, su oltre 760 città europee analizzate, tre città venete si collocavano tra le dieci peggiori d’Europa per qualità dell’aria. Spiace dirlo, ma Vicenza, la mia città, era al secondo posto, Padova al terzo, Verona al settimo e Venezia al tredicesimo.
Nell’edizione più recente, che è quella del 1° luglio 2026, abbiamo un miglioramento, in quanto Padova e nona peggiore su 761 città. Vicenza è undicesima, Verona è quindicesima, Venezia è ventitreesima, Treviso è ventiseiesima. Le cito perché poi, alla fine, non c’entrano i colori politici di chi le amministra, ma sono dati oggettivi. Tutte, comunque, sono collocate nell’ultima fascia, quella a rischio più alto, e non è colpa dei Comuni se si trovano in questa situazione.
Gli enti locali non possono essere gli attori principali di una strategia nazionale, né hanno le risorse economiche per poterla sostenere. Sappiamo che il 2025 è stato un anno particolarmente favorevole per quanto riguarda le condizioni meteo climatiche, vedremo come è stato poi il 2026. Il 2025 è stato caratterizzato da numerose giornate di pioggia che hanno consentito la dispersione degli inquinanti, e questo ha giovato sicuramente al miglioramento degli indici che citavo prima, con molte città che non hanno superato i limiti imposti dalla normativa europea, che tra l’altro sono ben lontani da quelli richiesti dall’Organizzazione mondiale della sanità per la tutela della salute delle persone.
Dal 2030, però, abbiamo un problema, perché i valori, in particolare per quanto riguarda il PM5, il PM10 e biossidi di azoto, vengono, nel caso del PM2,5 più che dimezzati rispetto a quelli attuali, nel caso del PM10 e del biossido di azoto, invece, vengono dimezzati.
Le nostre città venete faranno molta fatica a raggiungere quegli obiettivi con città come Verona che dovranno migliorare di oltre il 30% i propri limiti per mantenersi all’interno di quelli che sono i tetti previsti dalla normativa europea nelle aree urbane.
Bisogna che chiariamo anche un equivoco che spesso si fa. Quando si parla di questi temi, spesso viene fatto dalle forze politiche per motivi d’interesse elettorale, anteposti alla questione della salute, che dovrebbe essere tutelata. Non si capisce qual è il tema in discussione, il contrasto all’inquinamento atmosferico non ha nulla a che fare con le cosiddette politiche del Green Deal, ma non è una battaglia ideologica sul clima, non è una battaglia sulla transizione ecologica sulle auto elettriche e non nasce dalle politiche di Bruxelles degli ultimi anni, la direttiva quadro sulla qualità dell’aria del 2008, recepimento in Italia del 2010, le prime procedure di infrazione sono datate 2014.
Parliamo di salute pubblica, di norme sanitarie ambientali che esistono da 15 anni e non di target di decarbonizzazione al 2050. Trascinare questo tema, com’è stato fatto anche recentemente a livello nazionale, interno dello scontro ideologico sul clima è scorretto nel merito, e confonde i cittadini.
Qui il problema non è cambiare un’auto. Qui il problema è capire se un bambino veneto possa respirare un’aria che non gli faccia venire l’asma. Chiedete ai pediatri l’aumento negli ultimi anni di bronchioliti e di patologie respiratorie pediatriche: è in costante aumento ed è, a detta dei pediatri, determinato proprio dagli alti livelli di inquinamento dell’aria.
Certo, poi alla fine è un cane che si morde la coda, perché quando pensiamo che la maggior parte del particolato deriva dal riscaldamento, noi dovremmo cercare un modo diverso di produrre l’energia, visto che poi il riscaldamento viene prodotto da fonti fossili e da biomasse, quelle su cui si interviene, tra l’altro, con le misure compensative, e riusciremmo a cogliere contemporaneamente due obiettivi: quello di ridurre le emissioni climalteranti e quello di ridurre anche il particolato in atmosfera.
Se qualcuno per caso, dopo l’estate terrificante che abbiamo vissuto, pensasse ancora che non è il caso di intervenire con i danni che ci sono stati all’agricoltura, alle infrastrutture, alle persone, ai beni pubblici, ai beni privati, penso che dovrebbe trovare altri ambiti per occupare il proprio tempo.
In ogni caso, altro avremmo dovuto fare in questi anni, anziché trovarci oggi a questo punto, sul quale, peraltro - ripeto – concordiamo, perché va gestita un’emergenza, ma noi avevamo bisogno di altro.
Abbiamo bisogno - questo lo sa, Assessore, perché l’ho detto più volte anche in Commissione - di un Piano regionale unico e vincolante, sul modello della Lombardia, e non di misure lasciate alla discrezionalità e alle risorse di ciascun Comune.
Non occorre che ricordi che i TTZ non riescono ancora a far agire all’unisono tutti i Comuni che vi partecipano e che, spesso, per pura convenienza, evitano di assumere le ordinanze che vengono richieste. Continuiamo a scaricare sui Sindaci un compito ingrato, che è quello di adottare ordinanze locali di limitazione del traffico, di gestire le allerte, di provare a spiegare ai cittadini perché non possono usare la loro auto, un compito che, secondo me, con maggior coraggio dovrebbe essere la Regione ad agire, garantendo uniformità su tutto il territorio regionale e garantendo anche certezza agli automobilisti, a coloro che usano il proprio mezzo per spostarsi o per lavorare, e alle imprese, invece di avere un’arlecchinata di ordinanze diverse da Comune a Comune e piene zeppe di deroghe.
Mi auguro che l’avvio della road map per recepire la nuova direttiva europea in materia di tutela dell’aria consenta di modificare questa impostazione, che, secondo me, deresponsabilizza la Regione e carica invece gli Enti locali di oneri insostenibili.
In secondo luogo, abbiamo bisogno di risorse e di interventi sul trasporto pubblico locale e sulla mobilità sostenibile, se non ci sono risorse aggiuntive da parte della Regione.
Quelle che ci sono (manca il suo collega Ruzza, ma lo abbiamo già detto in altre occasioni,) provengono in massima parte dalla ripartizione del Fondo nazionale trasporti e servono a garantire solo la continuità dei servizi esistenti e non a dare maggiori servizi. Servono, quindi, più risorse per garantire ai cittadini di poter avere una reale alternativa di mobilità, in una Regione che ha tassi di motorizzazione tra i più alti d’Italia.
In terzo luogo, serve un confronto strutturato con le associazioni di categoria, quelle dell’industria, dell’artigianato, dell’agricoltura, per ridurre le emissioni di origine produttiva, che, insieme al riscaldamento domestico, superano decisamente la quota di emissioni derivante dal traffico veicolare.
Serve giungere ad accordi volontari di riduzione delle emissioni industriali, sul modello di quanto già sperimentato per la lotta alla combustione incontrollata dei residui agricoli. Vanno utilizzati in modo mirato incentivi per i biocarburanti avanzati e va sostenuta con crediti e contributi dedicati l’adozione delle migliori tecnologie disponibili per le piccole e medie imprese, che spesso non hanno le risorse per farlo da sole.
Mentre discutiamo di rinvio del blocco degli Euro 5 diesel e parliamo di misure equivalenti, la legge di bilancio dello Stato per il 2026, invece, ha massacrato il fondo per le strategie di intervento per il miglioramento della qualità dell’aria nell’area della Pianura Padana, per un valore complessivo di circa 240 milioni di euro in meno nel triennio 2026-2028, con il ripristino delle risorse rinviate al triennio successivo 2029-2031, ma sappiamo già come andrà probabilmente a finire.
Lei lo sa, Assessore, che questo taglio compromette la capacità delle Regioni di attuare i Piani di qualità dell’aria ‒ io non la invidio in questo momento proprio per questo motivo ‒ e rischia di non far rispettare gli obblighi europei, con il rischio concreto di aggravare ulteriormente le procedure di infrazione in corso. Questo è il punto politico. Mentre si chiede alle Regioni di adottare misure compensative equivalenti al blocco strutturale, lo Stato taglia i fondi con cui quelle misure compensative dovrebbero essere finanziate. È una contraddizione evidente ed è il motivo per cui questo rinvio non ci convince pienamente.
Non solo non ci sono risorse aggiuntive per le compensazioni, ma non ci sono nemmeno quelle per attuare le misure stabilite dal Governo nel Piano d’azione per il miglioramento della qualità dell’aria 2025-2027. Ecco il motivo per cui questa apertura di credito sul provvedimento ci dà qualche dubbio. Le misure compensative rischiano di rimanere sulla carta.
Concludo, Presidente. Non voteremo contro il rinvio del blocco degli Euro 5, perché siamo consapevoli dell’impatto economico e sociale che un blocco immediato, senza alternative concrete, avrebbe su famiglie e piccole imprese venete. Le misure compensative messe in campo ci sono comunque, anche se solo in via teorica, data l’estrema difficoltà che ci sarà nel mettere in campo i controlli. Questa, però, Assessore, non può essere la soluzione. Ci aspettiamo molto di più nel campo del miglioramento della qualità dell’aria, ci aspettiamo un Piano regionale unico e vincolante, ci aspettiamo che non venga scaricato sui Comuni l’onere politico delle scelte più impopolari, ci aspettiamo risorse, soprattutto quelle proprie, non solo quelle trasferite dallo Stato, su trasporto pubblico e mobilità sostenibile, ci aspettiamo un confronto con le associazioni di categoria.
Il nostro voto di oggi ‒ e chiudo, Presidente ‒ è un voto di responsabilità e di buonsenso, privo di ideologia e con molta concretezza. La valutazione politica, però, resta negativa. Se oggi siamo qui è solo perché prima avremmo potuto e dovuto fare molto di più.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Finita la relazione del correlatore, inizia la discussione generale. Ricordo che avete venti minuti come primo relatore e poi dieci minuti a seguire tutti gli altri.
Iniziamo con il consigliere Baldan Flavio. Prego.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente. Assessore, signori Consiglieri, qualche giorno fa, in un intervento diverso, ho ricordato che uno degli sport, se non a livello operativo preferito in questo Paese, è il calcio alla lattina. Mi pare che qui l’esempio sia evidente. Siamo di fronte a una decisione presa in fretta e in furia. Ringrazio il Consigliere omonimo, che ha enunciato tutte le questioni europee che conosciamo bene, ovviamente. Il problema è che qui la decisione occorre prenderla in fretta e in furia dopo che era stata annunciata questa situazione ormai da tempo.
Le decisioni prese in fretta e in furia, di solito, coincidono con i rinvii. È un classico che abbiamo già visto. Si prende del tempo per cercare poi di risolvere il problema che abbiamo davanti.
Siccome qui stiamo cercando di essere positivi e ragionare per il bene dei cittadini in questa Regione, cerchiamo di sfruttare questa situazione per proporre poi qualcosa che in qualche modo possa, nel lungo periodo, nel medio periodo, risolvere la situazione post ottobre 2027, e in qualche modo poi possa migliorare, di fondo, ovviamente, il problema principale, ovvero la qualità dell’aria nella zona padana e anche nella nostra Regione.
Non vi nascondo che, ovviamente, è scontato che di fronte a queste situazioni il primo parametro che si va a prendere in visione è il parametro finanziario. Non ci devono essere ricadute finanziarie, in particolare per i cittadini, anche perché non mi pare che stiamo vivendo un bel periodo. L’obiettivo primario è assolutamente questo. Dopodiché, però, usciti da questo ambito, ci si pone anche il problema se si può organizzare qualcosa che da questa necessità crei qualcosa di strutturale, di cui i cittadini possono beneficiare e dal lato finanziario delle loro tasche personali (cittadini, piccole imprese artigiane e tutto quello che ci va dietro), e perché se ne possa beneficiare anche sulla qualità dell’aria e anche, scusatemi, sulla organizzazione amministrativa, perché, come sappiamo bene, qui c’è ogni Comune che fa cose a titolo personale, perché la legge è quella che è, dando anche un’uniformità di applicazione sui territori.
Siccome si cerca sempre di trovare la miglior soluzione. credo che la deroga ci può stare, è ben accetta, lo abbiamo detto. Cerco però di capire in cosa consiste questa deroga, perché guardando il PDL in questione, in attesa che la Giunta ci illustri le decisioni, perché è tutto in capo a lei, o quantomeno confermi in modo più preciso gli intendimenti che si sono presi fino adesso, che si sono ventilati, cerchiamo di capire meglio di cosa stiamo parlando.
Vi pongo alcune perplessità in merito. Magari sono perplessità che saranno risolte, migliorate, o rese più chiare, ma su questo provvedimento di legge, la normalità dei pensieri qualche dubbio lo fa venire. Si tenga presente, poi, una cosa fondamentale: io non credo che qui stiamo parlando da extraterrestri. Come credo abbiamo capito tutti, il problema della qualità dell’aria si pone con cadenza fissa, quando iniziamo a usare i riscaldamenti non solo privati, degli uffici, delle imprese, eccetera, e da lì nasce il problema della circolazione del traffico.
Quindi mi aspetterei che da questo lato ci fosse qualche risposta in più, perché credo che intervenire lì valga molto di più dal lato della compensazione delle 150.000 auto di cui diesel euro 5 di cui stiamo parlando.
Tra l’altro - permettetemi la battuta - visto che adesso il diesel è particolarmente costoso ed è salito di prezzo, visto che l’ultimo bando regionale sulle auto elettriche, che potremmo anche allargarlo alle hybrid e alle mild-hybrid, ha avuto parecchio successo, qualche pensierino evidentemente potremmo anche farlo.
Vengo alle questioni che, secondo me, sono da chiarire. 1) Abbiamo letto che si occupa l’ARPAV di indicare e si occuperà di verificare le emissioni, dopodiché c’è questa Commissione regionale e avremmo piacere di capire come si esplicherà il suo lavoro, chi c’è all’interno di questa Commissione, se ci sono dei tecnici, persone che abbiano qualche competenza in merito a questa questione che - abbiate pazienza - è ampiamente tecnica, immagino.
Qui leggo che sarà sottoposto alla Commissione, non la Seconda Commissione, mi scusi, un Comitato, non alla Commissione regionale, ma al Comitato. Quali ipotesi e quale sistema userà ARPAV per verificare le emissioni e se ci darà comunicazione pubblica su questo, perché vorremmo anche capire qualcosa di questi dati, se riusciamo ad averli in tempo reale o più o meno e capire se ARPAV possa fornirci, con cadenza anche stabilità, informazioni da questo punto di vista.
Dopodiché, qui si scrive che la riduzione del periodo di riscaldamento è indicata in 18 giorni, quando le date vanno dal 15 ottobre al 1° aprile e dal 1 novembre al 12 aprile. Mi pare che lo scarto sia un po’ diverso dai 18 giorni che vengono indicati.
Altra considerazione. Quando sul discorso del bando del bike to work da 2,5 milioni e i bandi dual fuel ed eventualmente il rinnovo veicoli, se ci sarà di nuovo occasione, questi sono Fondi che sembrano nella disponibilità di Regione Veneto, non sono Fondi ulteriori, sembra siano già nella disponibilità di Regione Veneto, verifichiamo che siano effettivamente presenti, perché anche questo è un passaggio su cui occorrerebbe chiarire alcuni punti di vista.
Il nuovo bando prevedrà (non mi pare sia in questo momento all’ordine delle idee) l’acquisto, come ho suggerito prima, di altri veicoli o privilegerà, eventualmente, suggerimenti di altro tipo. Quali interventi sono indicati per il trasporto pubblico? Mi pare non sia stato indicato nulla. Nulla neanche nell’ambito del Move-in sul discorso dei parcheggi scambiatori. Inoltre, come saranno ‒ come dicevo prima ‒ valutati gli effetti economici e organizzativi della riduzione del riscaldamento per uffici pubblici, commercio e servizi, che incidono particolarmente.
Ritornando a quello che dicevo prima, cerchiamo di fare in modo che questo obbligo che ci siamo dati, di questo rinvio, dal punto di vista procedurale, con una nuova scadenza, non rimanga solo lettera morta nel dire “non mettiamo le mani nelle tasche dei cittadini”, che va bene, ma cerchiamo di sfruttarlo in modo da cominciare ad avere una visione per adempiere a tutti quegli obblighi, a tutte quelle indicazioni che sono state ricordate anche a livello europeo e cerchiamo di farlo nel miglior modo possibile, con la maggiore trasparenza possibile.
Credo che fare le cose, interventi di questa natura, per quanto limitati, senza metterci lo straccio di un euro di risorsa sia particolarmente complicato. Vedremo se la Regione Veneto, al di là di questi 2,5 milioni, è in grado di trovare qualche altra risorsa.
Dopodiché, ripeto, c’è il problema dei riscaldamenti dal lato degli edifici: su questo vorremmo sentire qualcosa di più interessante rispetto al discorso della circolazione.
Un’ultima considerazione riguarda il fatto di come i provvedimenti della Giunta consentiranno un’adozione uniforme sui territori comunali, considerato ‒ come ho detto prima ‒ che ogni Comune va da una parte e dall’altra, quindi si creano situazioni alquanto difficili e a volte anche inaspettate, per quanto si stia parlando di allerta arancione o rossa.
Nella sostanza, in attesa di capire meglio quale sarà il provvedimento della Giunta regionale e correttamente, come è stato consigliato, di sentire il relativo parere in Consiglio regionale sui punti, sulle strategie che verranno messe a punto per questo rinvio temporale.
La posizione è quella di in qualche modo capire prima di cosa stiamo parlando. Non è una posizione, ovviamente, ideologica. Ho già chiarito che si fa tutto il possibile per i cittadini di questa Regione. Il primo compito che abbiamo è quello di risolvere i loro problemi, ma cerchiamo di farlo in modo che ci sia qualcosa di duraturo, che migliori sia la questione finanziaria e correttamente va bene, sia che misuri anche la qualità e il modo di vivere da questo punto di vista, così come sono le indicazioni che ci sono arrivate in ambito nazionale ed europeo, non da ora, purtroppo, ma da un po’ di tempo.
Come al solito, siamo in ritardo e quando si arriva all’ultimo momento a legiferare e a dover trovare una soluzione il rischio è di fare le cose in modo affrettato e anche non ottimizzato, trovando soluzioni che sono messe lì a volte solo per una questione comunicativa e non sono effettivamente quelle di cui i cittadini avrebbero bisogno. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Conte, prego.
Speaker : Rosanna CONTE (Lega-Liga Veneta)
Cari colleghi, qui si gioca il gioco del cancelletto. L’Europa di Bruxelles vorrebbe imporci il nostro destino: tornare al Medioevo. Ci vogliono chiusi in casa, al freddo, con il gas spento perché arriva dalla Russia. Ci vogliono a piedi, con l’auto elettrica, ma made in Pechino. Questa non è politica ambientale e nemmeno una politica europea. Questo è un esproprio proletario in giacca e cravatta. È un processo di inquisizione green che mette al rogo il lavoro, il sacrificio e il buonsenso di milioni di veneti.
Il progetto di legge che oggi votiamo non è per questo un provvedimento legislativo, è una trincea, è un altro segnale di resistenza, una boccata d’ossigeno contro il cappio al collo dell’Unione europea che vuole stringere attorno alla nostra economia, perché bloccare i diesel Euro 5 significa fermare i furgoni degli artigiani, significa azzoppare le auto delle famiglie, significa far pagare ancora di più agli operai, lavoratori che già oggi, grazie alle follie europee, pagano il diesel più di 2 euro al litro. Intanto la BCE ha dovuto alzare i tassi di interesse. I mutui costano di più, la benzina costa di più. Quando torneremo a comprare il gas russo, sarà sempre troppo tardi. Ci trattano come sudditi da rieducare, Bruxelles emana diktat da stanze dorate; lì sì che firmano sentenze di morte per le nostre imprese, con il pretesto del progresso.
Ci chiedono di rottamare auto in nome di una transizione che è un salto nel vuoto senza paracadute. Vogliono costringerci a comprare l’elettrico cinese, e così facendo, ci vendono come schiavi al mercato di Pechino. Questa non è ecologia, è suicidio: un suicidio di Stato, un fine vita industriale.
Il Veneto non può piegarsi a tutto questo. La nostra gente si sveglia all’alba, produce, lavora e fatica, non merita di essere finalizzata da eurocrati con il portafoglio pieno e la testa tra le nuvole.
Io lo so bene: per cinque anni ho avuto l’onore e il piacere di rappresentare la nostra comunità a Bruxelles, e ho visto bene la considerazione che l’Europa ha di noi, noi che abbiamo creato il benessere. Il rinvio del blocco al 2027 non è un capriccio, è legittima difesa. È un atto di sopravvivenza. Noi non spegneremo i nostri motori, noi non spegneremo la nostra libertà. Avanti quindi, con questo provvedimento, con tutti quelli che verranno avanti.
L’Europa potrà multarci, ma non ci avrà mai come vorrà. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Cunegato, prego.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
“Ogni anno in Italia muoiono 30.000 persone per alcol; ogni anno muoiono 20.000 persone per fumo; ogni anno muoiono 1.000 persone di eroina, ricordate…” Tanti ricordano questa canzone per l’elogio di Pitura Freska della marijuana, perché loro fanno parte della cultura reggae; ma pochi ricordano che questa canzone si intitola “Marghera”.
Il grande poeta Oliver Skardy, amico anche del Presidente, che si autodefiniva “Bideo, bueo”, scrive dei versi che sono chiari: “fuma e ciminiere, e intanto le inquina, per sopportar quest’aria mangio tanta minestrina”. Quindi, questa canzone è anche un manifesto contro una terra sempre più inquinata.
Noi dovremmo partire da alcuni dati certi, e mi dispiace che non ci sia l’assessore Gino Gerosa. Sono dati ancora del 2023, e che dicono che in Italia l’inquinamento ha creato 43.000 morti premature, sicuramente ha ucciso 43.000 persone in un anno. Al secondo posto c’è solo la Polonia con 25.000, la Germania con 61.000, la Francia 14.000, cioè noi abbiamo visto 43.000 persone morire e in Francia solo 14.000.
Il Veneto, ovviamente, è una delle peggiori regioni, perché la Pianura Padana è il posto più inquinato d’Europa, per cui in Veneto in un anno sono morte 5.833 persone. Ogni anno, in Italia muoiono 30.000 persone di alcol, 43.000 persone per inquinamento.
In Veneto sono morte 161 persone ogni 100.000 per l’inquinamento in un anno, in Lombardia 142, quindi peggio della Lombardia.
Qual è il nostro universo di priorità, quando noi costruiamo una narrazione pubblica nella quale parliamo sempre degli omicidi? In ogni televisione locale si parla di omicidi, l’anno scorso noi abbiamo avuto il numero di omicidi più basso della storia d’Italia, 286 omicidi, e 5.833 persone morte per inquinamento, quindi è evidente che se noi abbiamo un tasso di mortalità dello 0,5 ogni 100.000 per omicidi e di 161 per inquinamento, abbiamo circa 350 volte in più la possibilità di morire di inquinamento di quanto non ne abbiamo di morire di omicidio.
In questo senso mi dispiace che Gino Gerosa non ci sia, perché quando lui parla ripetutamente usando la formula "in universum salus" intende proprio questo, cioè che la salute è il prodotto di una relazione dell’uomo con il suo ambiente.
A ricordarci questo, perché noi non ci arriviamo mai da soli, è per l’appunto l’Unione europea. C’è infatti una sentenza dell’Unione europea del 2020 in cui la Corte di giustizia dice all’Italia "continua a morire la gente, dovete fare qualcosa", che per cui si arriva poi a una legge regionale del 2021, ma vorrei ricordare che la decisione di stoppare gli Euro 5 alla nostra consigliera Conte viene da una legge del Governo Meloni, è la legge del Governo Meloni del 2023 che prevede che Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto dal 1 ottobre 2025 fermino gli Euro 5 diesel, che devono fermarsi dal 1 ottobre 2025 fino ad aprile.
Voi cosa fate? Avevate tempo, perché governate da sempre, potevate costruire un progetto diverso, potevate se, come noi, foste in grado di assumere questa come una priorità. Questa è una priorità. L’abbiamo sentito dalla consigliera Conte. È o no una priorità? Se è una priorità, tu arrivi nel 2025 che hai già un piano diverso. Invece, che cosa avete fatto? Avete fatto una deroga al 2026. Nel 2026 che cosa avete fatto, visto che questa è una priorità? Avete fatto un’altra deroga. Mi dispiace, ma le misure dispensative non sono oggetto di quello che votiamo oggi. Le misure dispensative dovevate farle prima. Se voi avete un disegno, fate la delibera delle misure dispensative prima di una legge. Di cosa discutiamo? Di quattro slide che avete mandato in Commissione? Qua non c’è un disegno, questo è il punto.
Dopodiché, so già che il collega Rigo si è prenotato dopo di me e continuerà a fare il giochetto “mi prenoto, mi dis-prenoto”...
Speaker : PRESIDENTE
Per favore, Consigliere.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Questo deve essere chiaro: noi non vogliamo che la transizione energetica la paghino i poveri. Questo è un punto essenziale. È chiaro? Non è giusto che chi ha l’Euro 5 diesel paghi per tutto. La transizione energetica la deve fare lo Stato. È chiaro? Però deve farla. Questa è la differenza tra la nostra posizione e la vostra. Voi dite, dopo che il Governo Meloni ha chiesto di stoppare l’Euro 5: l’Europa ci condanna. No. Non è giusto ‒ lo ribadisco ‒ che paghi il povero.
Io posso essere d’accordo con questo, anzi sono d’accordo. La questione della transizione energetica deve essere connessa alla transizione sociale. Non è giusto che chi ha meno risorse paghi. È giusto che lo Stato dia dei finanziamenti e gestisca questa transizione. Il punto, però, ed è per questo che non votiamo a favore di questo provvedimento, è quello che manca: manca completamente un disegno per farla questa transizione energetica. Mi dispiace perché manca a livello veneto così come manca a livello nazionale.
Per rispondere alla collega Conte, che parla di tornare al Medioevo, criticando, quindi, una legge della Meloni, vorrei dirvi che ci sono due modelli nel mondo. Nel mondo ci sono due modelli che possiamo scegliere: c’è il modello Trump, che è il modello poi degli Internazionali di destra, che dice quello che abbiamo sentito poc’anzi, il problema è il Green Deal, il problema è tutto questo, ed è un modello vecchio. Lo diceva vent’anni fa Jeremy Rifkin: la seconda rivoluzione industriale è generata dalla prima, è generata dalla macchina a vapore, e c’è la stampa. La seconda è generata dal motore a scoppio, con il petrolio, e c’è il computer. La terza, invece, è generata dall’elettrificazione e dall’energia rinnovabile. Quindi, chi non guarda l’energia rinnovabile è vecchio, è inabissato nel passato, perde le sfide del mondo.
Inseguire Trump significa non essere sovranisti, perché significa fare gli interessi di Trump. Trump le può fare queste guerre. Voi andate là con il cappellino con su scritto "Make America Great Again" e questo ci infligge i dazi del 15%. Vediamo il collasso della manifattura nel bellunese. Lui ci infligge il 5% del riarmo e voi, genuflessi, dite sì al 5% del riarmo. Avete aumentato di 15 miliardi le spese nelle armi nel 2022, quando ci sono le case di riposo che crollano, e lasciamo stare.
Poi, che cosa fate? Restate dentro il paradigma del petrolio. Ma lui lo dà il petrolio, gli altri no.
Quando noi stiamo per dire che non la pagano i poveri, dobbiamo dire che per colpa di queste politiche i poveri oggi pagano il diesel 2,4 euro. E no, collega Conte, per colpa dell’Europa, per quanto io sia critico con l’Europa, perché l’Europa ha rinunciato al Green Deal, questo è il punto.
Lo pagano 2,4 euro perché Trump ha fatto una guerra assurda in Iran. Questo è il motivo. Se vuole aiutare i poveri, deve uscire dal paradigma del petrolio, che è il sovranismo con il potere degli altri. Lui è arrivato ad avere più petrolio di tutti al mondo e noi, invece, lo paghiamo agli altri. Adesso questo sta impoverendo tutti, sta impoverendo le famiglie e sta impoverendo tutte le imprese.
Noi potevamo scegliere questo modello, e lo abbiamo scelto, e questa è una catastrofe. Vi ricordo che quando comincia la guerra in Iran, quel signore che si chiama Sanchez, che non ha votato il riarmo del 5%, ha detto: “Noi paghiamo 14 euro al chilowattora di energia e voi 100 per il petrolio. Bravi”.
L’altro modello è quello cinese, è quello danese. La Danimarca è arrivata quasi al 100% di energie rinnovabili. Perché è questo che manca nel ragionamento. La transizione energetica è anche una transizione economica. L’energia pulita è vantaggiosa, questo è il punto. Però, per arrivarci non bisogna dire brutti e cattivi ai cinesi, espropri proletari al contrario… Mi fa ridere che la destra, che è sempre stata dalla parte del capitale, parli di espropri proletari. Bisogna avere il coraggio di dire che noi siamo in declino perché non abbiamo fatto politiche industriali, per quello compriamo auto cinesi, non perché c’è il Green Deal. Compriamo le auto cinesi perché la Cina nel 2001, cioè, 21 anni fa, ha fatto il primo piano quinquennale, 2025, sulle politiche green.
L’anno scorso, la Cina, dopo 25 anni che investe, lavora e fa politiche industriali, ha venduto il 75% delle auto al mondo elettriche, e l’80% dei dispositivi rinnovabili. Allora, è colpa del Green Deal, o è colpa dell’assenza di politiche industriali, se noi adesso nel capitalismo globale perdiamo la sfida? E la perdiamo due volte: la perdiamo perché loro vendono ai dispositivi le auto, e noi paghiamo l’energia più cara di tutti.
Nell’ultimo quadrimestre, per la prima volta, in Cina… In Cina si produce il 30% della manifattura del mondo, pari a Europa e a Stati Uniti. Per la prima volta, nell’ultimo quadrimestre, il consumo di petrolio è diminuito del 9%. Perché? Perché è ovvio che il 30% delle emissioni e delle auto, se tu cominci ad avere nelle grandi città il 60-70% di auto elettriche, è evidente che tutto questo non solo ti permette di fare una transizione ecologica, ma ti consente di fare anche una transizione economica e di essere più competitivo nel mondo.
Tornando a noi. Lo ribadisco: io non credo che chi ha un euro 5 diesel, in assenza di uno Stato che abbia finanziato per queste persone un rinnovo del parco auto, debba andare a piedi. Non è giusto.
Io però credo che colpevolmente questa Regione, questa destra, lo abbiamo sentito dagli interventi, insensibile a questo tema, alla lotta all’inquinamento, alla necessità di una transizione ecologica, anche alla necessità di cambiare un paradigma rispetto all’approvvigionamento dell’energia, questa destra, e lo dimostra il fatto che noi votiamo questa deroga senza una delibera che già ci presenti le misure compensative, che questa destra non abbia nessuna intenzione di ricordarsi che se muoiono 5.800 persone per inquinamento bisogna fare qualcosa, di ricordarsi che se non facciamo la transizione energetica, non solo avremo sempre più persone che muoiono, ma perderemo anche la sfida economica mondiale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Rigo, prego.
Speaker : Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Buongiorno, colleghi. Siamo qui oggi a rimediare, con il solito buonsenso veneto, ai disastri provocati da un’ideologia cieca e sorda.
L’Europa che vorrebbe farci tornare ai cavalli e alle carrozze. Il Veneto non ci sta.
Siamo qui oggi per colpa di Ursula von der Leyen e delle follie green della sinistra europea, burocrati che non hanno mai visto una fabbrica, non sanno cosa vuol dire guidare un furgone per andare a lavorare, non sanno cosa vuol dire campare con 1.500 euro al mese, ora vorrebbero farci girare in monopattino.
Ci hanno imposto una transizione che non è ecologica: è un suicidio economico.
Una transizione che, in nome dell’ambientalismo, pretende di fermare i motori diesel euro 5, auto pagate con i soldi degli operai, degli artigiani, delle famiglie. Per questo ringrazio il Presidente, la Giunta, l’Assessore, perché questa non è solo una legge, questo è un atto di giustizia sociale verso quei 300.000 veneti che molto probabilmente un’auto nuova non se la possono permettere.
L’Europa cosa dice a queste persone? Cambiate la macchina. Compratevi l’auto elettrica da 50.000 euro, altrimenti andate a piedi. Vergogna. E Cunegato cosa viene a dirci qua oggi? Loro che sono i responsabili in Europa di questo disastro vengono qui a spiegarci le soluzioni, cantandoci Pitura Freska. Doppia vergogna. Questa non è tutela dell’ambiente, ma è una guerra dichiarata agli operai, alla classe media, a chi si spacca la schiena dalla mattina alla sera.
Queste follie mettono alla fame i cittadini e stanno facendo chiudere le nostre imprese.
State distruggendo il nostro tessuto economico, quello veneto e quello europeo, basta guardare cosa sta succedendo in Germania, non è molto distante da noi. La Volkswagen, nel cuore industriale della Germania, sta chiudendo le fabbriche, sta licenziando i dipendenti e perché tutto questo? Per i diktat imposti dalle ideologie di Bruxelles.
L’obbligo folle del tutto elettrico che ha aperto le porte all’invasione cinese. Se crolla la Volkswagen se tremano i colossi, immaginatevi cosa succede a tutto l’ambito della componentistica che noi in Veneto, fortunatamente, abbiamo sempre portato avanti e sostenuto. Lo dico da veronese, che è una Provincia che da sempre commercia ed esporta con la Germania. Chi dobbiamo ringraziare ora?
Noi ci opponiamo con forza a questa deriva fanatica, che ha solo lo scopo di mettere in difficoltà i nostri cittadini e le nostre famiglie. Non si sequestrano le auto dei cittadini, caro Cunegato. Non possiamo permettere che i blocchi dei diesel Euro 5 costringano un idraulico, un lavoratore, un muratore, un pendolare a indebitarsi o a perdere il lavoro perché non sa come andare a lavorare.
Io ho sentito diversi interventi dei colleghi della sinistra. Sono curioso di vedere anche come voterà la sinistra. Sarei molto preoccupato se ci fosse un voto contrario su questo provvedimento o un voto di astensione su questo provvedimento. Avete l’opportunità di redimervi. I vostri rappresentanti in Europa sono i responsabili di questo disastro. Potete rimediare votando a favore di questo provvedimento. Potete scegliere, Cunegato, se stare dalla parte dei lavoratori, degli operai, degli artigiani, delle imprese, oppure stare dalla parte degli ambientalisti, magari ricconi, da salotto.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliera Bevilacqua, prego.
Speaker : Alessia BEVILACQUA (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Chiedo scusa, c’è prima la collega Ostanel.
Diamo la parola alla consigliera Ostanel, per favore. Grazie. Poi ripristiniamo la consigliera Bevilacqua.
Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Mi chiedo davvero, ma l’ho chiesto ormai tre volte in quest’Aula, quante maggioranze ci siano qui dentro. Basta sentire gli interventi dei colleghi Conte e Rigo e paragonarli con quello che l’assessore Venturini portava in Commissione per capire che le posizioni in quest’Aula anche sull’Euro 5 sono diversissime. Poi mi dovrete spiegare cosa significa se voterete uguale, ma avete delle opinioni completamente diverse su un blocco come quello dell’Euro 5. In Commissione ci è stato spiegato che è una misura temporanea, che è importante andare a lavorare sulla resilienza ambientale, che si sta verificando che l’anno prossimo si cerchi di non fare la stessa cosa. Ci è stata data una narrazione.
Qui in Aula, oggi, sentiamo dire l’esatto contrario, sentiamo dire che saremmo noi i cattivi, ma tanto abbiamo capito qual è la strategia della destra in generale e anche del nuovo generale Vannacci, a cui forse vari di voi si stanno oggi approcciando. Sarà quella di dire che il nuovo capro espiatorio non solo è l’Europa, ma sono anche le sinistre che sono contrarie ai poveri, alla povertà, come se dei poveri vi foste occupati voi negli anni.
Io non ho sentito mai un intervento serio in quest’Aula da parte della maggioranza che cercava davvero, ad esempio, in questi anni, di dare degli incentivi seri sulla rottamazione degli Euro 5.
Rispondo alla collega Conte. L’esproprio proletario sulle auto forse dovrebbe essere fatto oggi mettendo dei soldi proprio per quella rottamazione. Lei è andata a vedere quanti soldi oggi noi mettiamo per dare gambe a un provvedimento come questo? Zero. Lei sa quanto ha messo la Regione Lombardia, omonima, nel senso che la governate voi, per lo stesso provvedimento? Ha fatto scelte diverse, ma sapete quanti soldi ha messo? 100 milioni di euro.
Sapete quanto ha messo, ad esempio, il Piemonte su questo provvedimento? Ha messo solo 14 milioni di euro, cosa che noi non vedremo mai perché qua soldi non ce ne sono mai, per gli incentivi al biocarburante HVO, su TPL e anche su un incentivo per quelle auto private di cui lei ha parlato, collega, i cui proprietari sono costretti oggi ad andare a lavorare con quelle auto.
Io non accetto, da persona che viene tra l’altro da una famiglia umile, di pensare che oggi qui il problema siamo noi. A sinistra si sono sempre occupati di equità sociale e invece voi avete seguito linee diverse.
Rispondo al collega Rigo, che è uscito dall’Aula. Quando lei mi dice che la Cina sta venendo in questa Regione ed espropria i nostri territori, le rispondo che quando vedremo in quest’Aula una proposta Rigo contro i poli logistici che oggi vengono proprio acquistati da quei fondi cinesi allora io le dirò che oggi è stato coerente. Ma finché non vedrò una proposta del collega Rigo su questa partita io non accetto lezioni in quest’Aula da chi oggi sta facendo qui davvero una brutta figura.
Mi dovete dire cosa avete fatto voi per la transizione ecologica, che non deve essere pagata dai poveri. Quali proposte avete fatto da quando fate politica? Perché è qui che si misura la coerenza di una persona che entra in Aula e dice come la pensa.
Poi, vado avanti, perché tantissime altre Regioni hanno fatto cose diverse, hanno messo dei soldi oggi su questo provvedimento e noi qui entriamo con un provvedimento a invarianza finanziaria. Se io e il collega Cunegato oggi avessimo visto in quest’Aula un provvedimento che metteva soldi... Non oggi, magari un anno fa, perché avete avuto un anno di tempo per lavorare su questa proposta.
Avete avuto, tra l’altro, gli anni precedenti, perché ovviamente non è vero che queste necessità di sbloccare delle deroghe arrivano seduta stante, e un giorno ci vengono comunicate. Siete anche voi seduti in Europa, e sapete benissimo che l’Europa ha dato delle linee guida, che il Governo Meloni nel 2023 ha approvato il fatto che ci fossero dei blocchi proprio nelle Regioni dove le morti sono – i dati li ha detti prima il collega – tantissime. Ripeto: sono 5.000 l’anno solo in Veneto, solo per mortalità legata in particolare al PM 10. Noi quindi ci dobbiamo occupare di questo.
Se voi oggi foste venuti qui con una proposta seria, che riguarda una serie di misure compensative, con i soldi per metterli a terra; se aveste detto già chiaramente che quelle ipotesi compensative erano in atto da almeno un anno, perché vi ricordo che quando noi immaginiamo di fare un percorso di introduzione di misure compensative, lo facciamo proprio perché immaginiamo, si dovrebbe fare così, che quelle misure compensative fanno sì che non ci sia un inquinamento maggiore. Ma quando vedremo gli effetti? Cioè, le auto in deroga inizieranno a circolare da subito. Quando vedremo gli effetti sull’aria di quelle misure compensative che non hanno soldi per essere messe a terra? Quando le vedremo? Non le vedremo seduta stante, le vedremo quando l’inquinamento atmosferico sarà peggiorato, e quando respireremo tutti, più ricchi e più poveri, quell’aria.
Ricordo ancora alla collega Conte, il cui intervento è stato davvero per me inaccettabile, che i poveri sono quelli che muoiono di più, esattamente per inquinamento atmosferico. Non so se ha visto delle bellissime mappe che riguardano alcune città italiane, dove chi vive nei quartieri più poveri, è una mappa della metro, dove c’è, invece di prendere la metro, il tasso di mortalità. Chi vive nei quartieri più periferici, muore almeno 3-4 anni prima di chi vive al centro, e guardi che la colpa non è dell’Europa. Evidentemente, la colpa è che non si è investito esattamente in quelle misure che riguardano il trasporto, che non dovrebbe essere solo su auto privata.
Noi qui oggi approviamo una deroga, senza avere chiarezza delle misure che entreranno in compensazione. In Commissione, dove abbiamo chiesto all’assessore Venturini di avere per tempo almeno delle informazioni, lei ha accettato, è venuta in Commissione e ci ha dato delle informazioni che non sono state esaustive, perché non condividiamo l’impianto, ma la disponibilità c’è stata, il punto vero è che politicamente, e credo non sia colpa della collega Venturini, ma sia una visione politica noi avremmo dovuto entrare qui in Aula oggi, vedere eventualmente una deroga e vedere le misure compensative già approvate con dei fondi dedicati e allora avremmo potuto fare un ragionamento su cosa significa oggi far pagare la transizione ecologica alle persone più povere. Faccio un esempio: il fondo rottamazione per quanto riguarda l’euro 5, perché noi qui oggi non abbiamo almeno 14–20 milioni di euro, come hanno fatto Regioni non a Statuto speciale, governate dal centrodestra, per aiutare esattamente le persone che sono oggetto dell’intervento della collega Conte a rottamare quell’auto e a partecipare anche loro a cambiarla quell’auto, perché oggi qui non c’è, perché lei non lo ha chiesto, perché non è entrata qui a fare opposizione interna e cercare di portare a casa quello che lei voleva, perché? Perché è più facile sbandierare un intervento di quel tipo populista, entrare in quest’Aula e dire che è colpa nostra. Lo avete sempre fatto. Il capro espiatorio deve essere da questa parte e, invece, io oggi vi chiedo sul punto: vi chiedo cosa state facendo per lavorare su un intervento serio che non faccia pagare la transizione energetica ai più poveri.
Quando mi spiegherete questo, allora potremmo iniziare a dibattere perché io sto qui da sei anni e su questo tema ho sentito interventi ideologici dai vostri banchi. Ho visto pochissimi investimenti dal lato della Giunta e oggi noi ci troviamo ad avere una delle aree più inquinate d’Europa, per ragioni ambientali, territoriali, ma anche per lo scarso investimento che voi avete fatto.
Quindi le lezioni, diciamo, le rimando dall’altra parte.
Ancora, perché c’è un altro punto, io credo, importante. Ci sono in questo provvedimento delle misure compensative obbligatorie, poi vado a chiudere, e alcune facoltative. Ne abbiamo parlato in Commissione.
Io ritengo che quelle facoltative non possano essere facoltative, dovrebbero essere incentivate e rese obbligatorie. Per farlo, qui sì serve la politica, Bike to Work e Smart-working. Abbiamo sentito anche il Presidente Stefani dire: Risolveremo tutto con l’incentivazione dello Smart-working.
È stato convocato un tavolo con le parti sociali e quelle datoriali che faciliti l’accesso allo Smart-working in questa Regione e che dia degli incentivi veri per il trasporto pubblico e per il bike to work? Questa è la risposta che io voglio sentire dalla maggioranza. Non ho bisogno di stare qui a sentire i comizi di chi sta decidendo di posizionarsi politicamente da un’altra parte, perché qui stiamo votando. Voteremo una delibera i cui contenuti oggi non condividiamo.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliera Brescacin, prego. Io guardo l’ordine.
La parola alla consigliera Bevilacqua. Prego.
Speaker : Alessia BEVILACQUA (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente e colleghi consiglieri.
Prendo anch’io la parola oggi per esprimere il pieno e convinto sostegno a questo progetto di legge, un provvedimento che non rappresenta una semplice scelta amministrativa, ma sicuramente un atto di responsabilità politica e sociale nei confronti dei veneti.
Per inquadrare correttamente la necessità di questo testo è doveroso muovere da una premessa di carattere sovranazionale. Come a tutti è noto, ed è stato anche detto, l’Europa ha deciso negli anni di sanzionare il nostro Paese per il superamento dei limiti di particolato atmosferico. Non entro nel merito del paradosso, che a chiunque, però, è evidente. L’Europa che favorisce il settore automobilistico cinese è la stessa che, poi, per sostenere la ripresa economica dopo il caos energetico, permette alla Germania di riaprire le miniere di carbone. Qui le forze non inquinano? La severità con cui si pone Bruxelles verso i cittadini dovrebbe anche manifestarsi con coerenza verso alcuni Paesi. L’Europa deve essere guida, non contraddizione: non può chiedere risorse ai territori, anzi rigore ai territori, mentre consente ad altri deroghe che portano, però, squilibri ambientali e competitivi.
Tornando al provvedimento, il Governo italiano non ha solo il dovere giuridico di conformarsi ai parametri europei per evitare sanzioni economiche, ma ha soprattutto la necessità di coordinare interventi che traducano gli obiettivi comunitari in norme nazionali che siano applicabili, legando la transizione ecologica alla realtà dei nostri territori. È proprio qui, in questo delicato passaggio tra la norma astratta e la realtà quotidiana, che si inserisce il ruolo della Regione Veneto. Per un territorio come il nostro, cuore pulsante dell’economia nazionale, caratterizzato da una densità produttiva straordinaria, inserito nel contesto geografico e geomorfologico peculiare del bacino padano, il tema centrale non è e non sarà mai se sostenere la rivoluzione green. La transizione ecologica, la rivoluzione green è una sfida che abbiamo già accettato e che stiamo portando avanti attraverso massicci investimenti nell’efficientamento energetico, nella riconversione industriale.
La vera questione è come fare questa transizione. La sostenibilità ambientale non può essere divisa dalla sostenibilità economica e sociale. Chiediamo fermamente un principio di realtà e di equilibrio da parte delle istituzioni europee. Le scadenze e i vincoli non possono essere calati dall’alto come dogmi, ignorando i costi sociali e l’impatto reale sulle famiglie, sui lavoratori e sul nostro tessuto di micro e piccole imprese. Convertire i motori, adeguare le flotte aziendali e modificare radicalmente le abitudini di mobilità richiede tempo, risorse, programmazione.
La transizione deve essere un percorso guidato, non sicuramente un trauma imposto. Per queste ragioni reputo estremamente positivo e saggio il rinvio del blocco della circolazione per i veicoli diesel Euro 5 previsto da questo provvedimento, in linea con le facoltà concesse dalla più recente normativa nazionale.
Il blocco Euro 5 è uno strumento imperfetto perché colpisce categorie di cittadini che spesso non hanno alternative immediate. La transizione energetica è un obiettivo necessario, ma i blocchi Euro 5 sono una risposta tecnica che non tiene conto della vita reale delle persone. Le limitazioni agli Euro 5 rischiano di trasformare una sfida ambientale in un problema sociale.
Questo rinvio non è un passo indietro sulla tutela della salute pubblica, né un cedimento rispetto agli impegni ambientali. Al contrario, è una misura compensativa temporanea di assoluto buonsenso. Permette di evitare il blocco paralizzante di migliaia di mezzi commerciali e autovetture, concedendo il tempo necessario ai cittadini e alle imprese per pianificare il rinnovo dei veicoli, senza che questo si traduca in un impoverimento forzato.
Proteggere l’aria che respiriamo è un dovere. Proteggere la dignità delle nostre famiglie, che magari sono anche in difficoltà, lo è altrettanto. Quindi, in conclusione, il progetto di legge n. 109 dimostra che il Veneto sa governare i processi complessi con pragmatismo e senza demagogia.
Coniughiamo il rispetto delle regole europee con la tutela della salute, ma anche con la salvaguardia delle nostre famiglie.
Invito pertanto l’intero Consiglio a votare favorevolmente a questo provvedimento, dando un segnale di compattezza e vicinanza ai cittadini veneti.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Collega Brescacin, prego.
Speaker : Sonia BRESCACIN (Misto)
Grazie, Presidente. Intervengo per esprimere il mio convinto sostegno al progetto di legge in esame; un provvedimento che rappresenta un atto di responsabilità politica ed amministrativa verso i nostri cittadini e le nostre imprese e che coniuga la necessaria e doverosa tutela ambientale con la sostenibilità economica e sociale del nostro territorio.
Su questi due temi, ambiente ed economia, desidero sviluppare il mio intervento, non prima però di ricordare perché siamo qui oggi.
Per comprendere appieno la portata di questo testo è necessario ripercorrere la cronistoria dei passaggi normativi e dei vincoli che ci hanno condotto fin qui.
L’area padana, per conformazione geomorfologica e condizioni meteo climatiche, costituisce una macroregione critica per l’accumulo degli inquinanti atmosferici. Su questo scenario si è innestata l’azione della giustizia europea. Novembre 2020: la Corte di giustizia dell’Unione Europea emana una formale sentenza di condanna contro la Repubblica italiana; la magistratura comunitaria accerta il superamento sistematico e continuativo dei valori limite delle polveri sottili PM 10 in diverse zone, inclusa la pianura veneta.
Le sentenze della Corte di giustizia non sono semplici richiami formali, esse espongono il nostro Paese a onerose sanzioni pecuniarie, soprattutto impongono alle Regioni del bacino padano l’obbligo giuridico di attuare piani di risanamento dell’atmosfera drastici e tempestivi.
Signori colleghi, dobbiamo essere chiari e intellettualmente onesti: la transizione ecologica è un obiettivo strategico imprescindibile, è una trasformazione necessaria, virtuosa e meritevole del massimo supporto.
Non è in discussione il fine, ma il metodo. Una transizione ecologica efficace non si compie per decreto, non può tradursi in una sequenza di divieti e sanzioni calate dall’alto. Parliamo di una riconversione strutturale che richiede tempi lunghi, legati ai cicli di ammortamento economico e alla considerazione delle tecnologie industriali.
Accelerazioni forzate senza adeguate reti di protezione rischiano di generare tensioni sociali e fenomeni di deindustrializzazione. La decarbonizzazione richiede flussi massicci di capitale e investimenti infrastrutturali di lungo periodo.
Imporre la transizione senza concedere il tempo biologico ed economico per assimilarla, significa condannare il sistema produttivo al collasso.
In questo scenario complesso, la Regione del Veneto non parte certo oggi, né ha mai scelto la via dell’inerzia. Negli ultimi anni questa Amministrazione ha attuato uno sforzo finanziario straordinario. Abbiamo messo a disposizione importanti risorse proprie, intercettando e potenziando i fondi del PNRR e della programmazione europea FESR.
I fatti e i bilanci regionali parlano chiaro: abbiamo stanziato decine di milioni di euro in bandi pluriennali per la rottamazione delle auto private e dei veicoli commerciali più inquinanti, favorendo il ricambio tecnologico. Abbiamo investito pesantemente nel rinnovo green delle flotte del trasporto pubblico locale, nell’efficientamento dei sistemi di riscaldamento civile e nella piantumazione di nuove aree boschive urbane.
La nostra Regione ha fatto negli anni, e continua a fare la propria parte, con investimenti concreti e misurabili. In questo quadro di stringente cogenza normativa, la Regione Veneto ha aggiornato il proprio Piano regionale di tutela di risanamento dell’atmosfera e tra le misure strutturali individuate per l’abbattimento degli ossidi di azoto e delle polveri sottili, era stato programmato il blocco progressivo della circolazione dei veicoli più inquinanti.
Tuttavia, il legislatore non può ignorare l’impatto reale di queste scadenze. Comprendiamo e condividiamo pienamente la necessità stringente di tutelare l’ambiente e la salute dei nostri concittadini. Questo impegno, però, non può e non deve compromettere il diritto alla mobilità di migliaia di famiglie, né può mettere a rischio la continuità lavorativa di centinaia di artigiani e piccoli imprenditori.
Parliamo di categorie che utilizzano il proprio mezzo come strumento primario di reddito e che non possono essere penalizzate da automatismi normativi rigidi.
L’applicazione immediata e indiscriminata di tale divieto avrebbe imposto un sacrificio economico insostenibile per la sostituzione repentina del parco veicolare. Per questo motivo la sinergia tra le Regioni del bacino padano e il Governo nazionale ha portato all’adozione del decreto legge 121 del 2023. Questo decreto ha fornito la cornice giuridica per rimodulare le tempistiche dei blocchi traffico, subordinandole a una condizione tecnica imprescindibile: l’attuazione di misure compensative.
Il progetto di legge 109 recepisce e declina sul nostro territorio questa facoltà di deroga, differendo l’obbligo di limitazione strutturale dei veicoli euro 5 al 1° ottobre 2027.
Questo rinvio non è un passo indietro sulla salute pubblica, non è un atto di negazionismo ambientale, è, al contrario, un’operazione di bilanciamento ecologico ed economico.
Il provvedimento prevede l’adozione di un pacchetto di interventi alternativi e complementari di risanamento. Queste misure compensative garantiranno una riduzione equivalente, se non superiore, delle emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto.
Parliamo di investimenti mirati sull’efficientamento energetico degli edifici e sul potenziamento del trasporto pubblico locale, sulla mobilità e sugli incentivi alla rottamazione.
Parliamo di limitazione dinamiche basate sui reali livelli di accumulo degli inquinanti e non su blocchi lineari e indiscriminati.
La transizione ecologica si governa con il pragmatismo, non con l’ideologia. La condanna dell’Europa ci impone rigore e noi stiamo rispondendo con il massimo rigore tecnico, ma la tutela dell’ambiente deve camminare di pari passo con l’equità sociale. Questo a Bruxelles qualcuno lo dovrebbe capire.
Con il PDL 109 dimostriamo che la Regione Veneto sa proteggere i propri cittadini due volte: difendendo la qualità dell’aria che respiriamo e contemporaneamente salvaguardando il tessuto sociale, artigianale e produttivo che rende viva la nostra comunità. Per queste ragioni esprimo il mio convinto voto favorevole. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Corazzari. Poi, Galeano.
Speaker : Cristiano CORAZZARI (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Questo è un dibattito che mi appassiona molto. Io ho avuto la fortuna di crescere in un’officina, quindi tutto ciò che è legato all’automotive, due e quattro ruote, ha sempre trovato la mia attenzione, perché conosco questo mondo. Vorrei esprimere sin da subito una soddisfazione per questo provvedimento. Credo che sulla transizione ambientale sia anche arrivato il momento di riportare al centro una parola che viene troppo spesso dimenticata: buonsenso.
Il blocco del diesel Euro 5, che dovrebbe entrare in vigore il 1° ottobre, non è una questione astratta, bensì ci sono stime ben precise che dicono che avrebbe effetti, solo nella nostra regione, su almeno 150.000 veicoli. Rendiamoci conto di cosa significa un numero così grande. Dietro questo numero ci sono lavoratori, famiglie, pensionati, artigiani, commercianti, piccoli imprenditori che girano con i furgoncini, soprattutto quelle persone che non hanno avuto la possibilità ‒ o non vogliono ‒ di addivenire all’utilizzo, per esempio, di un veicolo elettrico. Sappiamo che molte persone provano un piacere sottile a girare sulla loro Tesla, pensando anche di fare un favore all’ambiente mentre lo fanno, quando in realtà la realizzazione di uno di questi veicoli ha impatti ambientali particolarmente pesanti, molto più pesanti e gravosi rispetto a quelli della realizzazione di un veicolo termico. Si stima un 40% in più nell’atto di produzione di un veicolo elettrico, di emissioni, rispetto a un veicolo tradizionale.
Ci sono persone che utilizzano l’automobile per andare a lavoro, per accompagnare i figli, per varie attività lavorative o familiari. Stiamo parlando di automobili Euro 5, un’automobile che non fa parte del parco delle auto d’epoca degli anni Ottanta o Novanta. Tra l’altro, anche su questo dovremmo fare un ragionamento, perché erano, sì, auto con emissioni più alte, ma auto assolutamente più leggere, con consumi minori e con un tipo di emissioni diverse. Le polveri che escono da un vecchio diesel sono completamente diverse dalle micro-polveri che escono da un diesel moderno, che si vanno ad annidare direttamente sugli alveoli polmonari. Su questo ci fu tutta una storia legata al motore diesel.
C’è un grandissimo paradosso. Si tratta di auto Euro 5, che sono mezzi perfettamente efficienti e perfettamente sostenibili. Il primo grande paradosso è una concezione fuorviante e sbagliata della transizione ecologica, cioè considerare improvvisamente vecchio ciò che fino a ieri abbiamo incoraggiato tutti i cittadini ad acquistare. Prima abbiamo incentivato il diesel, perché consumava meno e produceva meno CO2 rispetto alla benzina, più del 50% del parco circolante italiano fino a pochi anni fa era costituito da auto diesel. Avevamo la Panda diesel, anche le piccole macchine diesel. Non era più un’auto dedicata a chi doveva percorrere un lungo chilometraggio nel corso della propria attività. Poi, improvvisamente, abbiamo detto ai cittadini che il diesel non andava più bene, che era diventato un problema. Oggi diciamo addirittura a chi possiede un’auto diesel Euro 5 che deve cambiarla, che non può più girare. Ma chi paga tutto questo? Sempre il cittadino, guarda caso.
Ebbene, questo provvedimento che ci accingiamo a votare vuole riportare il buonsenso e cambiare un po’ di metodo. Nessuno nega il problema della qualità dell’aria nell’area della Pianura Padana e del bacino padano, quello che noi chiamavamo Padania, è un problema vecchissimo. Anzi, vi ricordate? Ci fu addirittura qualcuno che in una trasmissione di Portobello degli anni Ottanta o Settanta proponeva di spianare il Turchino per migliorare la qualità dell’aria della Pianura Padana. Quindi, pensate quanto antico è questo problema e quanto è connaturato alla realtà in cui viviamo da un punto di vista morfologico, ambientale, al fatto che è uno dei territori più popolati in Europa, dei territori anche, vivaddio, più ricchi e più produttivi, e quindi con una maggiore densità di attività. Proprio perché parliamo della salute, noi dobbiamo pretendere e porre in essere delle politiche che siano efficaci, ma anche misurabili e non dei semplici divieti.
La Regione ha stimato che, attraverso le misure compensative, che sono alternative a questo blocco, è possibile ottenere risultati ambientali equivalenti o persino superiori a quello che si otterrebbe con il blocco. Pensiamo alla forza che possono avere le infrastrutture vertici da un punto di vista del miglioramento della qualità dell’aria e dal punto di vista della contemperazione delle problematiche climatiche oggi tanto attuali.
Questo è un punto fondamentale. Se io posso ottenere lo stesso risultato ambientale senza impedire a 150.000 veicoli di circolare, a tutti i proprietari e ai cittadini di poter usufruire dei loro veicoli, perché devono scegliere la soluzione che provoca il maggior danno economico e sociale? Non avrebbe nessun senso. Di qui il buonsenso del provvedimento.
L’inquinamento della Pianura Padana è un fenomeno complesso, lo dicevamo, non dipende solo dal traffico, anzi si stima che il traffico incida solamente per il 7% dell’inquinamento atmosferico nelle nostre città, nelle aree urbane, ma si deve anche a tutta un’altra serie di situazioni, prima di tutto quella morfologica, ambientale, quella climatica e anche a quella delle attività produttive. Non esiste una bacchetta magica per risolvere questo problema, però esiste la possibilità di creare degli altri gravi problemi, ed è qui che dobbiamo arrivare alla questione più generale, quella delle politiche europee del cosiddetto Green Deal.
Il caso dell’euro 5 è solo un esempio di un problema molto più vasto: l’automotive europeo non è un settore qualsiasi. La stessa Commissione europea riconosce che questa industria garantisce direttamente e indirettamente circa 13 milioni di posti di lavoro e genera circa 1.000 miliardi di euro di prodotto. Parliamo quindi di uno dei settori industriali più importanti d’Europa che ha fatto la storia dell’Italia e dell’Europa, che ha fatto la nostra storia. Ricordiamoci da dove siamo venuti e di ciò che dobbiamo preservare. Eppure, proprio questo settore è stato sottoposto, negli ultimi anni, a una trasformazione rapidissima, attraverso obiettivi, obblighi, scadenze decisi a Bruxelles, senza tenere in nessun conto i tempi dell’industria, le tecnologie disponibili e soprattutto la capacità economica dei cittadini.
I risultati per l’Italia devono farci riflettere: nel 2025, la produzione italiana di autovetture è scesa di circa 238.000 unità, quasi il 20% in meno rispetto al 2024. Noi siamo un Paese che sta andando verso la deindustrializzazione. Complessivamente, la produzione dell’industria automotive italiana è diminuita del 10,3% in un solo anno: sono numeri che dovrebbero preoccupare chiunque abbia a cuore il futuro industriale del nostro Paese e della nostra regione, perché la nostra Regione lavora per tutto il mondo dell’automotive, in particolar modo con le nostre esportazioni verso la Germania.
E se oggi Volkswagen dice che licenzierà nei prossimi anni 100.000 dipendenti, operai, la ricaduta negativa arriva anche nel nostro Veneto, ricordiamocelo sempre e comunque. Dietro a queste percentuali ci sono stabilimenti, imprese dell’indotto e molti posti di lavoro.
Per il Veneto questo è un tema ancora più importante, dicevo: la nostra è una regione manifatturiera, fatta di migliaia di piccole e medie imprese inserite nelle filiere europee. Quando perde competitività, l’industria automobilistica europea, non perde soltanto qualche grande stabilimento – prima citavamo la Volkswagen – ma perdono commesse anche le nostre imprese che producono la componentistica, la meccanica, l’elettronica, gli stampi di lavorazione e tutti i servizi. Poi esiste un altro paradosso: abbiamo deciso di accelerare fortemente verso l’auto elettrica senza esserci prima assicurati di possedere in Europa una filiera industriale necessaria per produrla in condizioni competitive.
In questo modo non riduciamo in nessun modo la dipendenza dai carburanti fossili, perché sappiamo bene che l’energia non viene prodotta da rinnovabili, ma sempre più viene prodotta da fonti fossili; nel contempo aumentiamo la dipendenza dall’energia elettrica, dall’industria delle batterie, dalle materie prime critiche della tecnologia prodotte che non vengono prodotte in Europa, bensì al di fuori dell’Europa: la Cina di cui si parlava prima.
Questa non è autonomia strategica. Questa è una politica autolesionistica e suicida.
Non possiamo accettare una transizione nella quale l’Europa stabilisce le regole ambientali più severe al mondo e le nostre imprese ne sostengono i costi che poi importiamo da altri continenti, prodotti che non siamo più competitivi a produrre.
Significa… Ho finito io?
Speaker : PRESIDENTE
Sì, ha concluso.
Speaker : Cristiano CORAZZARI (Lega – Liga Veneta)
Va bene. Allora, il discorso ripercorreva tutta la portata ideologica di queste politiche dirigiste e socialmente regressive e chiudo dicendo che, insieme alla compatibilità ambientale, non bisogna mai dimenticare la compatibilità economica e sociale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Allora, adesso interviene il consigliere Galeano poi ricordo che sospendiamo, abbiamo una Capigruppo, c’è l’Ufficio di Presidenza e si riprende alle ore 14.00.
Prego.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie. Presidente, se vuole, viste le concomitanze Conferenza Movimento Federalista Europeo, Prima Commissione che, se si riesce, anticipiamo, io posso anche intervenire dopo pranzo e se vuole sospendiamo subito, perché sforo le 12.30.
Speaker : PRESIDENTE
Perché c’è l’Intergruppo anche.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Perché c’è anche l’intergruppo che fa la Conferenza stampa.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Facciamo subito la Capigruppo in Sala del Leone.
Grazie.
Consiglieri, allora, buongiorno a tutti. Stiamo per riprendere i lavori, però erano previsti per le 14.00, ma essendo andati lunghi i lavori della Commissione rispetto al tema che ha riguardato il tema dei caregiver anche, aggiorniamo l’inizio della seduta alle 14.30 puntuali.
Stanno mangiando. Secondo me, sono le due e un quarto; possiamo fare magari aspettare qualche minuto e partiamo.
Rimanete magari qui e, se riusciamo, col numero legale; perché ci vuole il numero legale, comunque.
Allora facciamo così alle 14.20 iniziamo. Cinque minuti e lanciate l’appello. Riprendiamo i lavori. Chiederei anche di avvisare i colleghi della ripartenza dei lavori in Aula.
Giusto per comunicazione: abbiamo in collegamento la collega Mosco - eccola qui - salutiamo. Ciao.
Speaker : Eleonora MOSCO (Stefani Presidente)
Buongiorno.
Speaker : PRESIDENTE
Naturalmente partecipa ai lavori a distanza per le note ragioni che sapete tutti; bellissime note ragioni che sapete tutti.
Quindi, la ringrazio anche della sua partecipazione. Le daremo la parola quando chiederà poi di poter parlare.
Speaker : Eleonora MOSCO (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Prego. A te. Allora riprendiamo dal consigliere Galeano, mi pare, che avesse la parola prima di Borgia; Borgia è anche assente. Quindi passerà a dopo.
Prego.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Allora, dopo aver sentito i vari interventi di questa mattina, ho dovuto, prima di intervenire, rimettermi un po’ al centro delle cose che stiamo trattando perché mi sembra che siamo andati un po’ fuori da quello che era il vero argomento, perché se la mettiamo così dal punto di vista ideologico, come qualcuno ha fatto, ha buttato la palla in tribuna, addossando tutte le colpe da una parte dall’altra, io penso che non andiamo tanto distante.
Ecco perché io volevo tornare, penso alla equilibrata correlazione, all’equilibrata analisi che nella correlazione il consigliere Dalla Pozza aveva fatto sul tema, esprimendo, penso, anche un atteggiamento da parte nostra che voleva essere responsabile nel valutare bene quelle che potevano essere le ricadute immediate del provvedimento che oggi discutiamo, senza però dimenticare - ed era la parte che poi, insomma, tra virgolette - denunciava, senza però dimenticare la necessità anche di avviare davvero una prospettiva, che le cose le cambi e che ci dica che non possiamo sempre andare avanti solamente a deroghe. Io penso che se torniamo a mettere al centro un atteggiamento consapevole e obiettivo, probabilmente, qualche passo da qui in avanti lo faremo, altrimenti se rimaniamo su alcune posizioni che ho sentito oggi con l’intervento della consigliera Conte, dopo anche del consigliere Rigo, sì, una cosa è leggere dietro quegli interventi la necessità di un posizionamento politico per nuovi lidi da esplorare; altre cose è pensare davvero che si possa credere a tutto quello che è stato detto.
Io spero, insomma, faccio fatica a pensare che sia così.
Ripeto, allora ce la mettiamo tutta per provare a tornare indietro e in maniera obiettiva fare una valutazione del provvedimento, perché altrimenti non si va tanto distante. E su questo torno al fatto che durante la discussione con la Giunta e, in particolar modo, con l’assessore Venturini, durante la Commissione, si era fatto un discorso che, appunto, valutando le misure di compensazione, cercava di andare un po’ oltre e di tenere in considerazione il percorso che è necessario fare per muoversi da queste deroghe costanti e provare a delineare una prospettiva seria che ci faccia fare qualche passo per riemergere dalle paludi di questo inquinamento, che comunque caratterizza il nostro contesto, soprattutto nella pianura.
Con quell’atteggiamento, ripeto, qualche passo lo facciamo. Se invece però dopo le voci della maggioranza sono così variegate, noi dobbiamo anche capire con chi si paga: la voce della maggioranza è quella della consigliera Conte, è quella dell’assessore Venturini, è quella del consigliere Rigo? Insomma, bisogna un po’ capirci, ripeto, per capire un po’ qual è il destino. Perché quello che fa poi specie è capire: ma davvero possiamo pensare oggi di affrontare questa discussione mettendola così su toni trionfalistici, come se oggi l’obiettivo che si porta a casa è un traguardo enorme, irrinunciabile, quello di: okay non si bloccano gli Euro 5, abbiamo fatto la storia, abbiamo raggiunto un traguardo eccezionale, non intacchiamo le persone che sono in difficoltà?
Guardate che secondo me sbagliamo un po’ il focus della discussione. Ripeto: la correlazione del consigliere Dalla Pozza. penso che fosse stata molto equilibrata in questo. Ha detto: responsabilmente siamo i primi a non voler far ricadere la necessità di affrontare il tema dell’inquinamento e, più in generale, più in grande, della transizione ecologica, non facendola appunto ricadere sulle tasche delle persone, che magari hanno più difficoltà a mettere mano al portafoglio per cambiare la macchina o che si vedono limitati negli spostamenti e non hanno mezzi alternativi. Ripeto, siamo i primi a essere consapevoli che è una misura di buonsenso quella di valutare oggi, in base alle ricadute concrete in questo provvedimento, la possibilità che la deroga vada in porto. Però, appunto il quadro non può esaurirsi solamente a questo aspetto. Bisogna da qui intraprendere tutto il percorso di lavoro per dare una prospettiva.
Allora, quando io sento, e forse era l’intervento della consigliera Bevilacqua, che diceva che... sì, sì, ma la menziono in tono buono. L’ho vista sussultare. Che diceva che questi percorsi hanno bisogno di tempo, date, programmazione. Sì, certo, dopodiché ripeto vengano addossate colpe a noi che non siamo al Governo, state trionfando in questi giorni per il Governo più lungo della storia. Il Governo più lungo della storia porta sì la possibilità di celebrare questo risultato, ma porta con sé anche importanti responsabilità, non solo per quello che si fa nel territorio italiano, ma anche per le interlocuzioni che si intraprendono al di fuori del territorio, quindi a livello europeo, a livello internazionale. E quindi, se si chiede che ci siano tempo, programmazione, investimenti e lungimiranza: quando cominciamo a farle queste cose? Perché sembra sempre troppo tardi e una partita da rinviare, quando, per esempio, nel bilancio di questi investimenti ne vediamo pochissimi. Se torniamo alle risorse di cui parlava la consigliera Brescacin, quante sono risorse proprie della Regione? Quasi tutti sono finanziamenti europei quelli di cui si parlava prima, ma alla Regione di proprio che cosa mette? Prima ricordava bene la consigliera Ostanel dei milioni sono stati messi in Lombardia, dei milioni, meno ma comunque importanti, messi in Piemonte. E noi, a che livello siamo? Noi siamo al punto che la scorsa seduta abbiamo votato un progetto di legge per la valorizzazione della Pianura Padana, istituendo la giornata dove abbiamo messo 300.000 euro e oggi siamo a un progetto di legge che invece di euro ne mette zero, quando affronta esattamente delle tematiche che con quella Pianura Padana hanno esattamente a che fare e che purtroppo la connotano in maniera molto importante.
Allora, ripeto, noi dobbiamo tornare al fatto che oggi la discussione deve essere obiettiva, sapere che il blocco degli Euro 5 può essere valutato come il non blocco, il rinvio, la deroga al blocco dell’Euro 5 può essere valutata come una misura di buon senso, ma ripeto, necessariamente bisogna anche discutere e pretendere che questa maggioranza, dopo anni e anni di Governo, comunque metta in campo delle prospettive. Ed è qui che denunciamo. Perché trionfare per aver rinviato il blocco degli Euro 5 è una cosa che è una misura assolutamente relativa se pensiamo e torniamo al dato dei morti: 43.000 persone nella Pianura Padana, distribuiamoli poi in varie misure fra Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia e quant’altro, sono comunque migliaia e migliaia di persone. Sappiamo che l’inquinamento non ha confini e se a me dicessero domani che se andassi al lavoro in bicicletta da qua fino a Cortina d’Ampezzo ogni giorno risparmierei la vita o un tumore a qualche bambino che appunto non si ammala per causa dell’inquinamento dell’aria, lo farei tutti i giorni.
Ecco perché io penso che dobbiamo mettere sul piatto tutta la situazione, non solo quindi l’attenzione a chi si vede la possibilità concessa appunto di continuare a girare in condizioni di PM 10 critiche con la sua auto, perché non ha alternative differenti, ma anche con fare mettere sull’altro piatto della bilancia che cosa sta comportando questa situazione di inquinamento all’interno del nostro contesto della pianura.
Ripeto: attenzione alla propaganda che noi facciamo oggi con alcune dichiarazioni. Non può essere venduto questo provvedimento come un grande risultato. Anzi. E ripeto, se responsabilmente ci atteniamo all’atteggiamento che sottolineava il consigliere Dalla Pozza quindi con l’obiettività del peso di questa misura, ma la necessità anche di avere poi una pars construens. Allora, ripeto, noi ci stiamo, però su questo bisogna che tutta l’Aula, insomma, tutta la maggioranza faccia il suo sforzo, altrimenti facciamo una grande difficoltà e, ripeto ,qui penso che il nostro atteggiamento responsabile sia anche quello di evidenziare come anche nella discussione al bilancio, poi, al bilancio di previsione e poi in sede di assestamento abbiamo sempre cercato di mettere in campo proposte concrete su tanti ambiti e alcuni dei quali riguardavano proprio la transizione energetica e la transizione ecologica.
L’avevamo fatto con attenzione al mondo dell’impresa. Lo abbiamo fatto con attenzione al mondo dell’ambiente, al mondo delle infrastrutture. L’abbiamo fatto tenendo conto di tutta una serie di ambiti e sfaccettature che verso questa transizione ci accompagnerebbero con più facilità e proprio con quel percorso di investimenti, lungimiranza e programmazione che dagli stessi banchi della maggioranza questa mattina è stato richiesto, senza però considerare, appunto, che si è al Governo da tanto tempo.
Allora, ripeto, rimettiamo al centro quello di cui stiamo parlando. Torniamo al focus del provvedimento di oggi, sapendo che non può essere affrontata la discussione con toni trionfalistici, perché è solo un pezzo del percorso che dobbiamo costruire.
La deroga al blocco è un elemento di cui si può discutere. Le misure di compensazione i dati e i tecnici ci dicono che sono sufficientemente equivalenti e su questo aggiungerei anche che, visto il cambiamento climatico e lo stabile cambiamento della media delle temperature in alcune parti dell’anno, probabilmente, quelle misure di compensazione potranno diventare stabili a prescindere dal blocco o meno degli euro 5, perché le misure sul riscaldamento, il cui avvio può essere ritardato e tutta una serie di altre misure, appunto che sono state illustrate possono diventare anche strutturali. Se appunto le condizioni del cambiamento climatico si confermano, le tendenze si confermano per i prossimi anni, però è urgente, dobbiamo anche intraprendere quel percorso di costruzione di una proposta che da questa condizione ci tiri fuori.
Noi, penso, che abbiamo dimostrato con i fatti di esserci, con i numeri, con proposte, con emendamenti e scelte coraggiose. Se qualcuno vorrà farlo con noi, noi questo percorso lo faremmo volentieri. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. La parola a Borgia.
Prego, Consigliere.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Buongiorno a tutti colleghi. Innanzitutto ci tenevo a ringraziare il Presidente Stefani per aver portato questa che, secondo noi, è una proposta di buonsenso e rispondendo al collega Galeano dico che oggi sicuramente non si sta facendo la storia, ma questa, riteniamo, e la politica ne ha bisogno, soprattutto noi che abbiamo fatto gli amministratori locali lo sappiamo, che a volte servano soprattutto iniziative di buonsenso per cercare non solo di sostenere, ma anche e soprattutto andare incontro a famiglie, a cittadini, a lavoratori che, in base a delle scelte che talvolta vengono prese a migliaia di chilometri di distanza dal Veneto e da Roma, poi cadono sulla testa e soprattutto sulla schiena di persone, di lavoratori.
Rispetto a quanto detto da tutti i colleghi, mi tocca, come al solito, rispondere al collega Cunegato. Sono anche in imbarazzo. Io ho la maturità Classica e dover riprendere un professore mi sembra un qualcosa fuori dal coro. Soprattutto, non è la prima volta che succede. Lei, collega Cunegato, è un fabbricatore di fake news. Nell’ultimo periodo, ogniqualvolta lei fa e soprattutto racconta la storia di come vanno le cose, si dimentica sempre dei passaggi fondamentali. Noi, invece, ai cittadini veneti dobbiamo dire la verità, dobbiamo dire come stanno le cose. Per onor di cronaca e per onor di storia, di come sono andate le cose, è bene ricordare innanzitutto che non è una scelta scellerata del Governo Meloni. Dobbiamo partire da distante, dobbiamo partire da lontano, dobbiamo partire dal 2017, Governo Gentiloni, quindi ben prima del Governo Meloni. Viene sottoscritto l’accordo del bacino padano tra Ministero e Regioni, Veneto compreso, e noi amministratori locali, io che ho fatto l’Assessore all’ambiente conosco bene quell’accordo. Quell’accordo imponeva ‒ perché “suggeriva” non è il termine più corretto ‒ a determinate città sopra un certo numero di abitanti di prendere delle decisioni e mettere in campo delle azioni.
Una su tutte, così ci ricordiamo: le domeniche ecologiche, che io da Assessore all’ambiente a Montebelluna ho fatto, mi sono preso la responsabilità di fare, ma che sapevo e noi sappiamo che lo facciamo per cercare di dare una cultura ambientalista, per cercare di andare incontro ai temi dell’ecologia, ma che poco incidono realmente sul tema della qualità dell’aria. Su questo dobbiamo essere chiari. Chiudere un centro quando nell’anello circostante continuano a girare le macchine... Io mi sono assunto quella responsabilità e le critiche me le sono prese tutte da parte dei cittadini, che ancora si ricordano.
In quel percorso era già prevista, è bene ricordarlo, l’estensione progressiva della limitazione anche agli euro 5 entro il 2025. Quindi, in quell’accordo, nel 2017, Governo Gentiloni “Bacino padano, Ministero e Regioni” era già compreso.
Nel frattempo, è bene anche questo ricordare, se lo appunti, consigliere Cunegato, l’Italia viene condannata, a livello europeo, per il mancato rispetto dei limiti della qualità dell’aria. Quindi, il tema non nasce da una scelta politica, ed è bene, questo, ricordarlo, improvvisata dal Governo Meloni, ma nasce da un percorso già avviato, e da obblighi europei ben precisi.
Quando parlavo delle decisioni prese a distanza di chilometri, a migliaia di chilometri, parlavo proprio delle scelte talvolta europeiste che, per quanto ci riguarda, sono incomprensibili.
Nel 2023, cosa fa il Governo Meloni con il DL 121? Rende più stringente l’obbligo per Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, di adeguare i propri piani e prevedere le limitazioni agli euro 5. Perché? Perché ovviamente c’è stata una sentenza e l’Italia è stata condannata a livello europeo, quindi il Governo Meloni deve intervenire.
Però, dire, come ha detto il collega, “fabbricatori di fake news”, Cunegato “è colpa del Governo Meloni” è fuorviante, e non è corretto nei confronti dei cittadini veneti. Il blocco euro 5 non nasce nel 2003, ma, come vi ho detto, era già previsto dal percorso avviato nel 2017.
Inoltre, ed è questa la notizia che qualcuno avrebbe dovuto riportare, nel 2025 è proprio il Governo Meloni a correggere la norma in senso meno restrittivo: rinvia l’entrata in vigore, alza la soglia dei Comuni coinvolti da 30.000 a 100.000 abitanti e soprattutto, vi segnalo solo questo, consente alle Regioni di sostituire il blocco con misure compensative equivalenti, ed è proprio grazie a questa modifica che oggi il Veneto, e ovviamente grazie all’impegno del presidente Stefani e della Giunta, può evitare il blocco generalizzato degli euro 5.
Quando si racconta qualcosa, bisogna dire la verità, bisogna dire com’è andata, perché fare lo scaricabarile non dà onore a chi racconta quello che sta succedendo, perché i cittadini ci ascoltano, e pretendono da noi serietà, anche e soprattutto nei confronti di come sono andate le cose.
Il Governo Meloni ha cercato di intervenire in scelte che sono state calate dall’alto. Noi sappiamo benissimo che purtroppo talvolta la coperta è sicuramente corta e si fa con quello che si ha.
Dare oggi la possibilità di prendere un anno di tempo, quindi far digerire, far capire e andare incontro ai cittadini veneti rispetto ad una scelta che comunque sia incide sulle tasche dei cittadini, incide sulle risorse familiare, di tutte le persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese, perché cambiare oggi un’auto è un costo gravoso nei confronti delle famiglie, e questa Regione che, ricordo, governa compattamente ormai da molto tempo, anche nella scorsa legislatura ha messo in campo delle risorse e dei bandi per andare incontro ai cittadini, proprio rispetto a scelte come questa.
Noi oggi allora ci assumiamo una responsabilità, quella di essere al fianco dei cittadini veneti, delle famiglie venete, dei lavoratori. Su questo credo che non ci possa essere nessun tipo di distinguo.
È ovvio che l’ecologia, l’ambiente, sono temi centrali e assolutamente delicati. Però, per quanto ci riguarda, noi dobbiamo pensare prima di tutto al bene dei nostri cittadini, e a quello che poi i cittadini subiscono.
Queste scelte, sicuramente, perché non ci possiamo esimere, vanno fatte, le subiamo, ma dobbiamo creare un percorso, quel percorso che possa permettere ai cittadini, in questo caso ai veneti, di arrivare preparati, e soprattutto di mettere a disposizione tutto quello che è necessario per evitare che ci siano casi in generale, ma che mettano in difficoltà, poi, la vita quotidiana delle persone.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Collega Szumski, a lei la parola.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Ci pare che questa misura che viene proposta e che sarà adottata oggi, sia il minimo sindacale per tutelare i cittadini da misure che alla fine, quasi in maniera ricattatoria, ricadono su quelli che meno possono. Obbligare la gente oggigiorno, soprattutto, a non poter usare, o a dover cambiare un’autovettura, come è stato abbondantemente detto, è una misura penalizzante verso i più deboli, quelli che meno hanno.
Chiaramente, questo non vuol dire che il problema dell’inquinamento non ci sia. Direi però che le soluzioni dovrebbero essere un attimino più complesse e chiaramente hanno bisogno di sostegno economico. Ahimè, il sostegno economico in questi tempi è difficile, anche perché ci sono scelte che vengono fatte a livello centrale di privilegiare la linea degli armamenti e quindi semmai questo chiaramente impedisce di sviluppare risorse importanti in questo settore. Anche per scelte fatte a livello regionale. Se pensiamo solo all’aumento che ci sarà nel canone della Pedemontana, mi pare, rispetto alle previsioni, sono 8 milioni: quelli potrebbero essere stati destinati ad iniziative aggiuntive e importanti, che però devono poter colpire o aiutare, meglio aiutare, perché “colpire” è un termine estremamente negativo, aiutare tutto il sistema perché chiaramente l’inquinamento arriva da produzioni industriali e da quant’altro. Lo abbiamo sentito prima negli interventi e non vado a ripetere che fino a quello veicolare ha una parte parcellare rispetto all’inquinamento complessivo.
È chiaro che ci vogliono... alcune cose sono state fatte, direi che potrebbe essere fatto qualcosa di più. Noi abbiamo presentato un po’ di ordini del giorno per colpire tutte le fonti emissive e non soltanto l’automobile, misurare prima o dopo se le misure funzionano, considerare quanto realmente circola un veicolo: perché un mezzo che copre 5.000 chilometri annui non inquina come uno che ne fa 30.000; proteggere ovviamente chi non si può permettere. Ahimè, questo, come avevo detto prima, è estremamente oggi importante e diffuso, cambiare l’auto e non ha alternative. E vietare soltanto dove esiste davvero un’alternativa concreta, definendo finalmente cosa significhi “adeguato trasporto pubblico locale”.
Poi dobbiamo dire che vengono anche privilegiati e permessi abbastanza allegramente, a mio modo di vedere, impianti che inquinano, anche di dimensioni importanti, come biomasse o l’agro-zootecnica. Anche su questo quindi bisognerà in maniera modulare e cercare di capire e quanto possa essere fatto. Chiaro che ci vogliono risorse. Ribadisco per l’ennesima volta che il residuo fiscale del Veneto è quello che è, e quindi il rapporto di quello che riceviamo per mettere in campo, dalla sanità a tutto il resto, è, secondo noi, insufficiente e da questo punto di vista rimarrà sempre un problema sul campo. Chiaramente va poi contestualizzato su quelle che sono le normative a monte e allora, da questo punto di vista, il giudizio dell’Unione europea è che la questione è burocratica, è vincolante, dovrebbe essere più aiutata in maniera pragmatica, individuando effettivamente delle politiche complessive che non siano dogmatiche solamente.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Morosin, prego, a lei.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Grazie, Presidente.
Gentili colleghi, il mio sarà un intervento telegrafico, visti gli ottimi interventi che mi hanno preceduto, del relatore, del correlatore e di tutti i colleghi che su questa materia hanno maggiore competenza di me, però il tema non ci può lasciare indifferenti.
Anticipo subito che non vi può non essere condivisione a questo progetto di legge, per tutte le ragioni che sono state illustrate. Non è un tema sul quale fare polemica guardando al passato, ma è un tema sul quale, secondo me, il Consiglio regionale può confrontarsi adeguatamente per pensare a una politica ambientale intelligente, che tenga conto di tutte le esigenze dei soggetti coinvolti, delle necessità del territorio. La fretta in questi casi, come abbiamo visto, genera figli ciechi e le conseguenze le paghiamo tutti. Non è che accelerando in ambito ambientale l’Europa ci ha dimostrato di avere una grande saggezza di legislatore.
Riprendo quello che ha detto la collega Conte stamattina, che ha fatto anche una bella esperienza a livello di Parlamento europeo. Abbiamo un’Europa che non sente, non è in sintonia con quelle che sono le esigenze dei territori, quelle che sono le sensibilità dei cittadini in materia ambientale.
Ciò detto, la questione dell’inquinamento delle auto, dell’Euro 5 è una questione sicuramente marginale. Sono altri e più gravi i fattori di rischio e di incidenza sulla qualità della vita, dell’ambiente, dell’aria nel nostro territorio. Questo provvedimento è opportuno, condiviso, necessario, saggio. Quindi, è inutile andare a fare le pulci su quelli che sono stati i percorsi normativi nel tempo. Io ho visto sempre una grande attenzione, almeno da parte del Consiglio regionale, su questo tema. Leggendo e anche valutando tutti quelli che sono stati gli atti istruttori che hanno portato in Aula questo provvedimento, credo ci siano serie argomentazioni, che io condivido.
Quindi, non solo mi esprimo favorevolmente, ma mi compiaccio con tutti per l’alto livello con il quale è stato toccato il tema. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie a lei.
A questo punto, la parola al consigliere Bozza.
Speaker : Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
Ringrazio tutti i colleghi che sono intervenuti, ringrazio l’assessore Venturini e il Presidente Stefani per aver portato in Consiglio oggi questa decisione, questa scelta. È un provvedimento sicuramente di buonsenso, come ho sentito dire da molti altri colleghi che sono intervenuti, perché uno stop già al prossimo ottobre avrebbe messo ovviamente in grossa difficoltà molti concittadini, molte famiglie e molti lavoratori. La Giunta ha deciso di scegliere la strada del coraggio, del pragmatismo, perché ha messo sul tavolo una serie di iniziative alternative che potranno compensare, in termini ambientali, la proroga alla circolazione delle auto e dei veicoli: penso ad esempio al posticipo dell’accensione dei riscaldamenti, come appunto è stato enunciato, nei luoghi pubblici e agli incentivi alla mobilità sostenibile.
E questo credo che sia un percorso verso una riduzione delle emissioni equivalenti a quelle che sono ovviamente le attese dalle limitazioni al traffico, quindi un percorso concreto, non un percorso aleatorio, un percorso che credo abbia anche di fatto l’approccio politico giusto, che non è quello di punire, non è quello di vietare, ma è quello di favorire delle buone pratiche. E allora, in un momento come questo, dove noi dobbiamo cercare anche di far sì che il tema della transazione ecologica, che è un tema indubbiamente, colleghi, serio, deve essere al centro anche dell’agenda di tutte le Istituzioni, compresa la nostra. Tuttavia, occorre non trasformare chiaramente questo dibattito e anche questa discussione, oltre che nelle proposte, in una bandiera ideologica, perché sarebbe l’approccio più sbagliato, sarebbe l’approccio che ritorna indietro anche rispetto a quello che è oggi il progressivo passo in avanti e che sta facendo l’Unione europea e si rischia che così facendo al green non si riesca ad arrivare in maniera pragmatica, senza creare svantaggi e iniquità per nessuno, ma si arrivi per la corsia veloce delle ideologie. Noi questo dobbiamo evitarlo. Dobbiamo evitarlo, perché la stessa Commissione europea, lo scorso aprile, ad esempio per quanto riguarda, come sapete, il Regolamento sulla riduzione delle emissioni della CO2 per le auto ha concesso più flessibilità e più tempo, portando anziché a un anno a tre anni il raggiungimento del target.
Allora questo è un segnale di cambiamento, è un segnale dove forse anche si è scelto di andare verso un green che sia l’esatta coniugazione tra la sostenibilità ambientale e il realismo, superando quindi la logica massimalista e ideologica, e cercando di andare verso un riformismo liberale e pragmatico.
Questo non vuol dire non avere l’attenzione nei confronti dell’ambiente, non vuol dire non avere quel senso di responsabilità che oggi ci vede sicuramente tutti preoccupati quando si parla di inquinamento e quando si parla di salute. Ma non bisogna neanche, però, lasciarsi trasportare dalla paura o dall’eccessivo populismo entusiastico di alcune parti politiche, magari fortemente ideologiche, che ci portano ovviamente a immotivate e inutili, a mio modo di vedere, prese di posizione, quando il percorso tracciato può essere quello altrettanto garantista, ma sicuramente più realista e più pragmatico.
Questo è quello che oggi sceglie la Regione Veneto, che non è l’unica Regione in Italia, perché sapete che Piemonte ed Emilia-Romagna sono andate nella stessa direzione, l’Emilia-Romagna, con gli stessi problemi della pianura che abbiamo noi a livello regionale veneto. Quindi, io credo che questa sia una convergenza anche di vedute, che va verso questa scelta di coniugare, ripeto, la sostenibilità ambientale con il realismo dei nostri concittadini veneti, che su questo i sacrifici sanno farli, ma quando vengono chiesti in maniera immotivata, è anche giusto dare loro l’opportunità e la possibilità di continuare a lavorare, di continuare a spostarsi con le dovute attenzioni, perché credo che quello oggi tracciato dalla Giunta sia anche un percorso concreto e reale di alternative a quelli che sono semplicemente gli stop o i divieti dati dal blocco delle auto.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie a lei.
Dalla Pozza, lei parla in discussione generale? Prego.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Purtroppo ero stato facile profeta nella correlazione, nel pensare che avremmo deviato dalla discussione su un tema concreto, quello del rinvio del blocco degli euro 5 diesel, ad altro, e cioè a parlare dei massimi sistemi, di green, di auto elettriche, eccetera.
Io volevo dare un paio di informazioni, che credo sia corretto dare ai Consiglieri che sono intervenuti. Una la do alla consigliera Conte, perché non è l’Europa che farà rimanere chiusi in casa, al freddo, i cittadini del Veneto, ma è il provvedimento che lei sta votando, perché tra le misure compensative c’è un rinvio dell’accensione degli impianti di riscaldamento e della stagione termica al 1° novembre. Quindi, non è l’Europa. Lo stiamo scegliendo. Lo stiamo scegliendo come misura compensativa, peraltro, Assessore, sulla quale sono assolutamente d’accordo. Stiamo andando anche in stagioni termiche che vedono un aumento delle temperature medie, purtroppo, perché questo, sì, è un effetto del cambiamento climatico. Dall’altra parte forse qualche cittadino sarà anche grato del fatto che rimandiamo l’accensione degli impianti di riscaldamento, perché magari qualcosina ne beneficerà anche in bolletta.
Le dirò di più. Non è solo l’Europa che ferma gli Euro 5, ma pure una Regione amministrata dal centrodestra, cioè la Lombardia. La Lombardia ha scelto, all’interno delle misure per contrastare l’inquinamento atmosferico, di bloccare gli Euro 5 diesel. È una scelta libera che ha fatto una Regione di centrodestra.
Al consigliere Rigo volevo dare una notizia: la sinistra brutta e cattiva in Emilia-Romagna, invece, ha votato per il rinvio del blocco degli Euro 5. Vuol dire che, a parità di considerazioni, le Regioni con guide politiche diverse hanno deciso ciascuna secondo l’andamento delle proprie politiche sul contrasto all’inquinamento atmosferico.
Io non l’ho interrotta, però, mentre parlava.
Vi faccio una proposta. Visto che tutto è misurabile e le misure compensative che propone l’assessore Venturini vanno a riequilibrare il blocco degli Euro 5, vi propongo questo: perché non anche gli Euro 4 e gli Euro 3? D’altra parte, basta semplicemente mettere in campo delle misure compensative con le quali riequilibrare la misura. A questo punto, se blocchiamo coloro che girano con l’Euro 5, mi domando perché non bloccare anche quelli che girano con l’Euro 4. Se rinviamo un blocco per l’uno possiamo farlo anche per l’altro, tanto alla fine si tratta solo di misure compensative.
Al collega Borgia dico una cosa, abbiamo fatto gli amministratori entrambi: perché si bloccano le auto? Perché sono l’unica cosa facile da bloccare. Nelle misure compensative noi andremo a dire, ad esempio, che in caso di allerta non potremmo usare le stufe a 5 stelle, a biomassa come misura compensativa, ma sappiamo tutti, sappiamo tutti - lo dicevamo durante lo scorso Consiglio regionale, quando parlavamo del tema casa - che la proprietà privata è sostanzialmente inviolabile. La Polizia locale non va nelle case dei cittadini a controllare che la stufa non sia accesa durante l’allerta. Capita lo sfortunato che magari ha il fumo che gli esce dal camino, magari capita, però queste misure qui sono misure che sono complicate, così come sarà complicato - e lo dico all’Assessore - l’estensione dell’orario del blocco. Io glielo scrivo, ma appena comunicheremo che il blocco inizia alle 8.00 di mattina, partirà sicuramente il lamento da parte dei Comuni per quanto riguarda il trasporto degli studenti, perché è evidente che l’orario 8.30 - 18.30 oggi consente a una parte della popolazione veneta (lavoratori compresi, non solo studenti) di muoversi all’interno del territorio regionale e questa è una misura tra l’altro che non consente deroga, non consente deroga.
Quindi, su queste cose qui io veramente ho sperato e l’ho detto nella correlazione che l’approccio non fosse di natura ideologica, ma fosse di natura pratica, perché noi abbiamo bisogno di metterci seduti a discutere di quelle che sono le misure non che servono a cambiare l’auto - e lo dico di nuovo al consigliere Rigo - perché la componentistica automobilistica è un comparto che anche nella provincia di Vicenza dà lavoro a tantissime persone e quando va in crisi l’industria delle auto è un problema anche per noi da risolvere. Però, detto questo, il tema non è un tema di transizione ecologica. Questo è un tema solo ed esclusivamente di salute pubblica, perché, consigliera Conte, i nostri lavoratori, che lei dice, si alzano la mattina e vanno a lavorare, hanno un rischio fra qualche anno di non alzarsi più la mattina perché colpiti da patologie e non è una questione del perché non hanno cambiato la macchina, è perché il particolato fine e ultrafine colpisce. Quando si parla di PM 10 si dice che è un inquinamento ubiquitario e cioè lo si trova, non si ferma nei confini amministrativi del Comune, ma si sparge su tutto il territorio e lo ritroviamo con le stesse concentrazioni fino a 400 metri di altezza: quindi il cittadino di Vicenza respira la stessa aria malata del cittadino di Cornedo Vicentino. Guardo la collega Bevilacqua che conosce la conformazione orografica del territorio e capirà che, anche se Cornedo ha un’incidenza minore delle emissioni da traffico rispetto a Vicenza, il cittadino di Cornedo si inala anche le emissioni prodotte a Vicenza.
Quindi il problema non è un problema di transizione energetica, è un problema di salute pubblica e su questo avremmo dovuto, secondo me, ragionare oggi in maniera un po’ più scevra da ideologie.
Il 19 febbraio 2010 partecipai a Milano a una riunione convocata da Letizia Moratti e Sergio Chiamparino: due Sindaci di due grandi città, amministrate con colori diversi, e che lanciarono... 2010 mi fa venire anche in mente quanti anni o e son passati, lanciarono il primo blocco del traffico in Pianura Padana, che venne fatto poi a fine febbraio 2010. Segno che di questo problema se ne parla da tempo. Non è un problema irrisolvibile.
Chiudo con una considerazione. Prima la consigliera Bevilacqua ha parlato delle contraddizioni dell’Europa che, da una parte vieta ma non è l’Europa che vieta la circolazione dei mezzi, è una scelta che noi facciamo come misura facile e pronto cassa rispetto all’apertura, alla riapertura delle miniere, all’utilizzo anzi delle centrali a carbone quando la Germania sceglie di non proseguire con il nucleare. Qualche anno fa, non stiamo parlando di centinaia di anni fa, ma di qualche decina di anni fa, eravamo anni Ottanta, Novanta, la Ruhr, regione tedesca con un numero di abitanti pari a quello del Veneto, era la regione europea più inquinata, simile alla Pianura Padana, e non è servito spianare il colle del Turchino, consigliere Corazzari, nella Ruhr. La Germania ha investito miliardi di euro fino al punto che oggi nella Ruhr il problema dell’inquinamento atmosferico non c’è e nella Ruhr continuano a esserci le acciaierie, le miniere e una vita produttiva piena. Quindi, è solo questione di allocare bene le risorse e di studiare bene i provvedimenti.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. A questo punto, non vedo altri interventi, quindi lascerei la parola all’assessore Venturini… Prima di passare la parola all’Assessore, dichiaro chiusa la discussione generale, naturalmente.
Dopodiché, ci saranno le dichiarazioni di voto, le votazioni, eccetera. Prima, però, Assessore, a lei la parola.
Speaker : Ass.ra Elisa VENTURINI
Grazie, Presidente.
Noi viviamo in una dimensione planetaria, dove abbiamo dei decisori che sopra le nostre teste prendono delle decisioni e condizionano la nostra economia, nel clima, in generale. E poi viviamo anche in un’Europa, con un’Unione europea con 27 Paesi che cercano, che provano a condividere delle politiche, delle linee di intervento, delle politiche ambientali, economiche, che si pongono degli obiettivi, che prevedono anche sanzioni, tra l’altro, se non vengono rispettati.
Poi la nostra Regione si trova anche nel contesto italiano: abbiamo anche uno Stato che agisce, che prende degli impegni, che chiede, che fa accordi. La Regione del Veneto è una Regione del Bacino padano, che ha quindi caratteristiche uguali ad altre Regioni, con peculiarità che richiedono un intervento diverso rispetto alle altre Regioni italiane, per l’orografia, per la posizione geografica.
Tutto questo fa sì che ci sia un contesto complesso e frastagliato, dove la Regione del Veneto cerca di fare la propria parte, quindi voi capite anche il grado di impegno, e cerca di farlo, naturalmente, per perseguire gli obiettivi, cercando anche di rispettare gli impegni, perché si vuole tutelare la salute dei cittadini, e si cerca di farlo con pragmatismo, con realismo, tenendo conto della realtà.
Non è che, come è stato detto, manca un disegno. Consigliera Ostanel, c’è un disegno, e c’è anche una proposta seria. La proposta che viene fatta è quella di un rinvio, un rinvio che ci deve essere a determinate condizioni, condizioni che sono state individuate.
È stato detto dal consigliere Baldan che si sta procedendo in fretta e in furia. In realtà, non sono questi i termini, Consigliere. Noi stiamo procedendo spediti perché quello che noi vogliamo fare è in un lasso di tempo, sì, ristretto, ma cercare di fare più passaggi, non per nostra incapacità, ma perché abbiamo una precisa volontà, che è quella di perseguire un tragitto, un percorso condiviso.
La scelta del rinvio è stata condivisa dalla Giunta, è stata condivisa da una Commissione consiliare, sono stati sentiti più volte e in più sedi gli enti locali. Faccio riferimento al CAL, al Consiglio delle autonomie locali, che peraltro si è espresso all’unanimità per il rinvio. Faccio riferimento al CIS, dove sono presenti enti locali, parte politica e parte tecnica. Sono stati sentiti ANCI, UPI, che peraltro sono presenti anche nel Comitato tecnico, che vanno a definire, poi, le misure compensative, e ora arriviamo anche in Consiglio.
Non è facile, ma stiamo procedendo senza indugi perché vogliamo garantire la partecipazione e la condivisione. La scelta del rinvio, Consiglieri, è stata una scelta ponderata. Come ha sottolineato il Presidente Stefani, nasce da una chiara necessità, quella di permettere ai cittadini di spostarsi per necessità, perché devono andare a lavoro, perché devono accompagnare i figli a scuola, e non possiamo penalizzare quei cittadini che non sono in grado di acquistare un mezzo nuovo.
A fronte di quella scelta del rinvio, il Comitato tecnico di piano, costituito da Regione, ANCI, UPI e ARPAV, ha individuato le misure compensative, che ‒ badate bene ‒ garantiscono la riduzione delle emissioni inquinanti, quindi quel famoso risparmio di 60 tonnellate di ossidi di azoto e di 2 tonnellate di PM10. È come se noi avessimo attivato il blocco.
Il risultato quantificato scientificamente da ARPAV noi lo perseguiamo con modalità diverse rispetto al blocco dei veicoli diesel Euro 5. Non c’è grandissima creatività nell’individuare quelle che possono essere le misure compensative, perché quelli sono gli ambiti di intervento, quelle sono le modalità con le quali si può procedere. È chiaro che si può adattare, si può declinare nella maniera più adeguata, cercando di andare maggiormente incontro al cittadino, sapendo che abbiamo degli obiettivi da perseguire.
Quindi, che cosa si è proposto? La modifica della stagione termica, l’allungamento di un’ora, che, consigliere Dalla Pozza, può essere anche la sera, quindi non necessariamente si va ad incidere al mattino sull’orario.
Quindi l’allungamento di un’ora del blocco dei veicoli inquinanti e poi il divieto di uso degli impianti termici che sono alimentati a biomassa legnosa, piuttosto che combustibile fossile, per il periodo di allerta che possono essere 15 giorni durante il periodo invernale quando, appunto, ci sono però le allerte; quindi in determinate condizioni e vale per gli edifici pubblici, per esercizi commerciali e servizi. Le misure obbligatorie, queste tre, che vanno quindi a compensare, sono sufficienti per il rinvio. Quindi, chiediamo questo sforzo ben preciso per raggiungere l’obiettivo e sono risorse che voi dite sono prive di - scusatemi - sono misure che voi dite sono prive di risorse da mettere a terra, ma in questo caso non ci sono risorse per cui è necessario, cioè non sono misure per cui è necessario stanziare delle risorse. È chiaro, è chiaro che c’è un disagio, che ci può essere un disagio, quello sì. Però, se noi facciamo una comparazione a fronte delle migliaia di euro che un cittadino deve sborsare per acquistare un veicolo, facciamo la compensazione e valutiamo il disagio che può comportare l’applicazione delle tre misure. Poi, a queste misure obbligatorie necessarie ci sono quelle di accompagnamento che abbiamo detto: lo smart-working, piuttosto che il bike to work, piuttosto che il lavaggio delle strade, per quelle però sono anche questo oggetto di valutazione, è necessario più tempo, sono necessarie risorse, è necessario un coordinamento sul territorio perché ci sono delle realtà che magari già - vedi il bike to work - lo applicano da tempo, quindi ci vuole un’azione, anche qui, di condivisione corale e, come voi sapete bene, quando noi chiediamo e vogliamo la partecipazione questa richiede tempo. Anche su questo ci stiamo lavorando e ci lavoriamo, perché - e anche qui - non è che è da un anno che siamo insediati, di fatto è da gennaio di quest’anno che siamo operativi e vi posso garantire che anche su questo argomento, tra i tanti nell’ambito ambientale, non abbiamo dormito neanche su questo e ci siamo attivati; è che i tempi per le progettazioni, per l’approvazione ministeriale, per predisporre i bandi, per le varie misure che noi possiamo applicare per la qualità dell’aria queste richiedono tempo e non poco e non qualche mese. Però ci stiamo lavorando anche su quelle e sarà anche questo motivo di condivisione.
Un’altra questione, poi che è stata sollevata, è che le misure compensative approvate vengono approvate prima del rinvio, voi dite, era necessario fare questo, cioè prima tu vai ad approvare le misure compensative e poi andiamo ad approvare il rinvio. Ma questo non è possibile perché trattandosi di misure temporanee che vanno ad incidere per un lasso di tempo limitato, non sono variante di Piano, non passano per il Consiglio, di conseguenza, noi arriviamo in Consiglio per il rinvio avendo di fatto già trattato le misure compensative con le modalità che abbiamo individuato: in Commissione ne abbiamo parlato, al Consiglio delle Autonomie locali, al CAL, ne abbiamo parlato, al CIS ne abbiamo parlato, seppur in maniera informale, ma l’abbiamo fatto. Quindi non arriviamo in quest’Aula a digiuno, anzi, nelle varie sedi le misure compensative sono state trattate.
Poi se ne andiamo a vedere l’Emilia-Romagna che è sempre presa come faro, come Regione benchmark dalla sinistra, vi vorrei dire che l’Emilia-Romagna ha effettuato lo stesso nostro iter, ha portato la legge in Consiglio per il rinvio, in Giunta va ad approvare le misure compensative, ma a differenza nostra non ha previsto alcun parere da parte della Commissione consiliare, cosa che noi abbiamo previsto proprio per andare incontro a un’esigenza di partecipazione, ad una vostra richiesta, che abbiamo ritenuto, che ho ritenuto opportuno fare proprio per quel principio di partecipazione.
E allora oggi, attraverso quindi questa proposta, noi vogliamo procedere con responsabilità, cercando di rispondere alle esigenze dei cittadini e agli impegni che ci siamo assunti. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Quindi è intervenuta la Giunta, adesso passiamo all’articolato, quindi preparatevi anche per le relative votazioni, accendete i tablet, mettetevi on line.
Va bene. Partiamo. Adesso facciamo anche un test con la Consigliera a distanza, perché ovviamente è la prima volta che lo facciamo.
Votazione dell’articolo 1.
È aperta la votazione.
Votare grazie. Dichiari a verbale. No, non funziona. È chiusa la votazione… Grazie.
È chiusa la votazione.
Con 28 favorevoli, 2 contrari, 11 astenuti… Facciamo così, però ascoltate, Consiglieri, altrimenti… Ha votato la Consigliera?
Lo dica a verbale, grazie, col cognome.
Speaker : Laura BESIO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Besio favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Leso, prego…
Speaker : Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)
No, ci sono io, forse, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Barbisan?
Speaker : Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)
Vi chiedo di registrare il mio voto favorevole all’articolo 1. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Leso?
Speaker : Anna LESO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Leso favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Passiamo all’articolo 2. Votazione. Procediamo… Un attimo, fermi. State tranquilli, siate collegati. Do la parola, se serve, altrimenti procediamo con la votazione, come al solito.
Votazione. Apriamo per l’articolo 2 la votazione. Prego, votate.
È chiusa la votazione.
Con 32 voti favorevoli, 2 contrari, 11 astenuti, l’articolo 2 è approvato.
Articolo 3. Votiamo. Apriamo la votazione sull’articolo 3. Votiamo. È chiusa la votazione.
Favorevoli 32, contrari 2, astenuti 11.
È approvato anche l’articolo 3.
Passiamo agli ordini del giorno.
Ordine del giorno n. 1, a firma Ostanel. Vuole presentarlo? Prego, la parola a lei.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Con questo ordine del giorno, su cui so di avere già parere negativo, ed è ovviamente il motivo per cui da un’idea di astensione siamo passati a un voto contrario, a livello di proposte chiedevamo, come avevamo detto in Commissione, quindi uscendo da un approccio ideologico che ci è stato imputato, quando sapete benissimo che non è il caso del lavoro che abbiamo fatto in Commissione, di fare alcune cose che erano fondative, fondanti per dare gambe anche alle proposte di compensazione.
Il punto vero è il fatto che noi qui oggi non abbiamo fondi legati a questo provvedimento. Abbiamo già spiegato che altre Regioni, compresa l’Emilia-Romagna, che prima citava l’Assessore, hanno messo a proprio bilancio, ma qua i soldi non ci sono mai finché non scegliete di fare scelte diverse rispetto alla programmazione di bilancio, per riuscire a fare in modo che esattamente quelle fasce deboli di cui oggi dite di occuparvi riescano, eventualmente, a cambiare l’auto, a poter avere un carburante diverso, come i biocarburanti, che sono stati incentivati dal Piemonte, cioè fare un lavoro di incentivazione serio sulle fasce più deboli della società.
Tra questo ragionamento, avevamo detto, proviamo almeno a fare in modo che le misure compensative non vincolanti vengano messe a terra subito, con anche una dotazione economica. Per fare il “bike to work”, su cui oggi avete messo risorse che erano già previste dal bando precedente, perché avevate scelto di fare questo lavoro, per farlo a livello serio, sensato, per incentivarlo davvero e non fare in modo che sia solo una visione legata al singolo che si può permettere di andare in bici, serve investire molto di più di quello che avete messo. Per produrre l’accesso allo smart-working bisogna, come proponevamo, promuovere da subito un tavolo di confronto con le parti sociali, per fare in modo che i lavoratori nel settore pubblico e privato possano accedere allo smart-working. Sappiamo bene che lo si può fare nel momento in cui le organizzazioni datoriali questa cosa la accettano.
Chi meglio di una Regione, e non solo l’assessore Venturini, perché non è di sua diretta competenza, chi ha la delega al lavoro assieme a lei, assieme agli altri soggetti della Giunta, perché non riescono a fare un lavoro serio su questo punto, perché sappiamo che, in base alla normativa nazionale – e ne avevamo discusso anche in Commissione - noi oggi dovremmo avere in questa Regione dei mobility manager nelle aziende che hanno più di tot mila lavoratori; ma sappiamo che questa cosa non c’è. Non c’è in tutte. Allora noi, voi anzi che state governando come state promuovendo il fatto che si faccia davvero un lavoro sull’accesso al lavoro da parte dei lavoratori, in particolare le aziende più grandi.
Quindi al punto 2 dicevamo: Partiamo subito per fare questa cosa. Invece ci è stato, ovviamente, detto di no e di, come dicevo all’inizio, introdurre delle misure compensative finanziate - faccio l’esempio dei Comuni a cui si dice: facoltativamente dovete pulire le strade - sappiamo bene che i comuni non hanno le lacrime per piangere rispetto ai loro bilanci, sappiamo che nessuno pulirà quelle strade. Quindi siamo d’accordo se ci diciamo la verità che nessuno dei Comuni del Veneto pulirà le strade se la Regione del Veneto o lo Stato non mette dei soldi per aiutarli a pulire quelle strade. Io lo so che è una misura compensativa, ma io ragiono in una logica diversa, perché immagino che noi oggi non solo dobbiamo togliere e dare rispetto all’inquinamento ambientale, noi dovremmo garantire alle fasce deboli della popolazione di accedere davvero alle stesse opportunità delle persone che, invece, già ci accedono e quindi io sono d’accordo con diversi mantra che avete messo in maniera ideologica, li avete messi contro di noi, ma noi l’abbiamo sempre detto che le fasce più deboli della popolazione devono essere incentivate, ma non è che una volta che io incentivo, allora posso permettermi, dall’altra parte, di derogare, perché noi dobbiamo diminuire l’inquinamento in questa Regione, non tenerlo pari e siccome i dati nel 2025 ci facevano vedere che l’aria stava leggermente migliorando e l’Assessore lo sa io credo, politicamente, che l’obiettivo doveva essere quello di andare su quella strada e migliorare ancora, non di limitarci a compensare, tra l’altro, con tutto il rispetto che ho per i tecnici ARPAV, non è detto che sia pari o che sia addirittura in più, perché dipende anche da quello che accadrà al di fuori di quello che noi possiamo controllare, perché sappiamo bene che la Pianura Padana è un ecosistema complicato. Allora io non posso, oggi, soprattutto se non c’è un monitoraggio costante, sapere - adesso chiudo - che le misure compensative saranno perfettamente giuste da compensare l’inquinamento.
Allora, non avendo avuto nemmeno l’impegno a un ordine del giorno minimo so - e chiudo davvero, mi scusi - che la volontà politica di questa Giunta non è quello di andare nella direzione che noi proponiamo.
Speaker : PRESIDENTE
Dalla Pozza, dichiarazione di voto sull’ordine del giorno.
Prego, tre minuti.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Per preannunciare il voto favorevole del Gruppo consiliare del Partito Democratico all’ordine del giorno proposto dalla consigliera Ostanel.
Solo un paio di precisazioni rispetto a questo. È evidente che c’è una necessità di iniziare un percorso (ce lo siamo già detti in Commissione) che è la cosiddetta road map per la nuova Direttiva Aria, che bisognerà poi portare in adeguamento nella normativa italiana e che prevede, tra l’altro, limiti più stringenti.
È necessario che facciamo una riflessione su come ci approcceremo a questa Direttiva Aria. Io credo che abbiate necessità globalmente, come Amministrazione regionale, come Giunta, di predisporre una serie di misure, lei, Assessore, a fare da perno e da regia, il collega Ruzza per quanto riguarda la parte relativa ai trasporti, il collega Bond per quanto riguarda la parte relativa all’agricoltura, perché - ricordo - il particolato secondario è circa l’11-12% del totale delle emissioni, non siamo molto lontani dal totale delle emissioni prodotte dal trasporto privato in Regione Veneto, 11-12% a livello italiano, ma in Veneto è più elevato, perché l’incidenza è maggiore.
La zootecnia, gli allevamenti con la produzione di ammoniaca producono particolato secondario in quantità sicuramente elevata.
Le misure quindi ci sono, il coinvolgimento (l’avevo detto in Commissione, l’ha ripreso la consigliera Ostanel) delle imprese private per quanto riguarda l’attivazione dei mobility manager e quindi anche la possibilità di far lavorare in smartworking, un privato che ha maggiori disponibilità tecnologiche sicuramente del pubblico.
Sarà difficile che i Comuni più piccoli mettano in smart, dove hanno due o tre dipendenti, i loro dipendenti, potranno farlo forse i Comuni più grandi, ma ricordo che nei Comuni più grandi l’incidenza maggiore del personale ce l’hanno i servizi scolastici e la Polizia locale che in smartworking non possono sicuramente stare.
Un’ultima battuta e dopo, però, in dichiarazione di voto finale riprenderò: il mio benchmark per quanto riguarda la lotta all’inquinamento atmosferico non è l’Emilia-Romagna, lo è per la mobilità sostenibile, può esserlo per il biglietto unico, ma il mio benchmark per quanto riguarda la lotta all’inquinamento atmosferico è la Lombardia, una Regione di Centrodestra, alla quale vi invito nuovamente a guardare per le misure che vengono poste in essere
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Mi pare che non ci siano altri interventi per dichiarazione di voto su questo ordine del giorno, quindi... no, fermi. Parere della Giunta su questo? Assessore? Ah, okay, parere negativo lo dico io a verbale e procediamo alla votazione.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
30 contrari, 13 favorevoli e 2 astenuti.
Il consiglio non approva.
Procediamo con l’ordine del giorno n. 2. Szumski, prego, se vuole presentarlo, altrimenti... vuole la parola? La parola a Szumski. Grazie.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Ho sentito i pareri della Giunta che sono negativi. Ritiriamo quelli negativi e discutiamo solamente quello su cui c’è il parere, con la modifica che vorrei sentire, insomma.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Quindi questo è ritirato.
Il prossimo ordine del giorno, sempre Szumski. Ritirato anche questo, immagino.
Li ritira tutti? Quindi ritira i nn. 2, 3, 4, 5 e 6. Il n. 6 lo tiene? Okay. Prego, Assessore.
Ass.ra Elisa VENTURINI
Allora il parere può essere favorevole con una riformulazione, che potrebbe esserne nell’impegno della Giunta. Per quanto riguarda al punto 1 sono soppresse le parole “in particolare” fino alla fine della fase, quindi: “in particolare per i veicoli Euro 5 diesel”, quindi togliamo questa parte. Invece il punto 2 viene mantenuto. Al 3, invece, sostituiamo la parte iniziale “riservare particolare” con: “a valutare la possibilità di prestare maggiore attenzione”.
Va bene. Allora a questo punto, così modificato, passiamo alla votazione dell’ordine del giorno n. 6.
È aperta la votazione. non riesce a votare? Provate a guardare. La votazione rimane aperta.
Perfetto ,ha votato anche Borgia.
Quindi chiudiamo la votazione.
32 favorevoli, zero contrari, 13 astenuti.
L’ordine del giorno è approvato.
Chiedo se ci sono iscritti per dichiarazioni di voto finali.
Dalla Pozza, onnipresente. Prego Dalla Pozza. Gioca in casa qua.
Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Porti pazienza, di solito sto zitto, una volta che posso parlare!
Nell’ottica di quella che è stata la discussione odierna che avrei sperato fosse, come ho detto prima, maggiormente centrata sul tema, il voto non sarà contrario al provvedimento, non sarà nemmeno favorevole, Assessore. Ci asterremo sul provvedimento per un motivo semplice: cioè che riteniamo che manchino le risorse, non le idee.
Lei prima ha specificato che le misure compensative non hanno necessità di risorse ed è vero che non hanno necessità di risorse. Ma il complesso delle misure da porre in essere rispetto al tema del contrasto all’inquinamento atmosferico, invece, necessita di risorse e noi siamo estremamente preoccupati e vorremmo anche che lo fosse lei e lo fosse la Giunta quando sappiamo che il fondo nazionale che serve a contrastare l’inquinamento atmosferico è stato ridotto del 70 - 75%. Oggi quello che rimane sono briciole. Tanto che lei si spinge a dire che, giustamente, il bike to work è una misura che andrà a finanziata (e d’altra parte è in re ipsa, perché altrimenti il bike to work non funzionerebbe) ma lo farà con le uniche risorse che verranno date al Veneto. Stiamo parlando, probabilmente, di qualche milione di euro che arriverà dalla ripartizione - se siamo fortunati - che arriverà dallo Stato. M a noi abbiamo bisogno di altro. Abbiamo bisogno per poter… Abbiamo approvato ordine del giorno, ne abbiamo parlato; quando parliamo di rottamazione di veicoli, quando diciamo che dobbiamo andare incontro alle famiglie, agli artigiani, agli imprenditori, abbiamo bisogno di dargli i soldi, non possiamo dargli idee, perché l’idea di cambiare la macchina probabilmente ce l’hanno già, ma se non vengono sostenuti con incentivi, se non riusciamo a interloquire con il mondo produttivo, ad esempio, con la piccola impresa, con il mondo dell’agricoltura, facendo capire che una parte delle emissioni deriva da là e che nessuno vuole fermare i processi produttivi, ma possiamo efficientarli, facendo anche costare meno quel processo produttivo, e bisogna farlo attraverso un driver e il driver sono le risorse che può mettere la Regione.
Quando diciamo che bisogna lasciare l’auto privata e ricorrere a forme di mobilità sostenibile e alternativa, non stiamo parlando, come diceva la consigliera Conte o il consigliere Arrigo (non ricordo chi dei due ha parlato dei monopattini), di dare i monopattini, però vogliamo dare a una famiglia la possibilità (è nel programma elettorale del presidente Stefani) di mettere sull’autobus a un costo ridotto i propri figli, senza avere la necessità di portarli fin sulla soglia della scuola, perché non ci sono alternative, perché non c’è il mezzo pubblico, perché il mezzo pubblico costa troppo rispetto al bilancio familiare.
È un problema che, tra l’altro, dobbiamo porci nel momento in cui abbiamo...
Consiglieri, non i capannelli, perché altrimenti... siete anche attaccati al consigliere che sta parlando e non si sente neanche.
Speaker : Antonio Marco DALLA POZZA (Partito Democratico)
Mi taccio entro pochi minuti.
Nel momento in cui dobbiamo cercare di dare un’alternativa e dobbiamo cercare di darla attraverso le misure compensative che vengono declinate in queste slide che ci sono state consegnate, dietro ci sono per forza di cose le risorse.
Le risorse servono anche per lo smartworking delle Pubbliche Amministrazioni, perché servono computer, servono connessioni, serve la possibilità per le Amministrazioni di accedere a questo.
Serve la rottamazione di impianti di riscaldamento obsoleti. Abbiamo investito tanto in passato sulla biomassa, oggi ce ne pentiamo, abbiamo parlato di particolato, non abbiamo parlato di altre cose come il benzopirene, che nella zona della Valbelluna rappresenta un problema, e quello, sì, è un cancerogeno primario, a differenza del particolato.
Sulla questione del lavaggio strade non è solo una questione di risorse, lo sappiamo, il lavaggio, strade si può fare nella misura in cui le temperature consentono di fare e comporta anche questo poi una serie di disagi, perché non è solo lavare le strade, è anche spostare le auto che occupano le strade che devono essere lavate, perché le polveri si depositano nelle scoline e non a centro strada, dove passano già le auto.
Il “bike to work” è sicuramente un’ottima idea.
Chiudo sulla questione del Move-In, su cui ho l’impressione che forse bisogna crederci un po’ di più. Anche l’ordine del giorno di Resistere Veneto mi pare ne abbia fatto riferimento. Forse tra le misure anche di sostegno economico potrebbe esserci quella di sostenere l’acquisto del Move-In, dell’apparecchio per quanto riguarda i cittadini che intendono dotarsene.
Ho fatto una proposta provocatoria in Commissione e la ribadisco. Sosteniamo le misure alternative all’acquisto delle auto, cerchiamo di fare in modo che... e anche qui un ordine del giorno di Resistere Veneto, forse il primo che avete ritirato, lo prevedeva, quello di andare effettivamente a cogliere quelle che sono le necessità delle fasce economiche più disagiate o di chi ha particolari esigenze di mobilità, che non può soddisfare in nessun altro modo se non con il veicolo privato. Però cerchiamo di uscire dalla logica per cui tutto ruota sempre ed esclusivamente intorno all’auto e cerchiamo di dare anche alternative di movimento. Cerchiamo di fare in modo... e guardate che non si tratta semplicemente di mettere sulla bicicletta, sul monopattino o sul mezzo pubblico, ma anche lo smart-working è un’alternativa di movimento rispetto all’utilizzo dell’auto.
Assessore, l’ho detto in apertura della correlazione: noi diamo un’apertura di credito, gliela diamo perché riteniamo che comunque a un nuovo Assessore, nella prima stagione invernale in cui si pone a affrontare il tema, non debba essere pregiudizialmente dato torto. Vorremmo vedere da ora in poi una effettiva discussione su questo tema. Avrà capito che è un tema che comunque ci interessa e ci appassiona. Mi piacerebbe che fosse anche un luogo in cui con i colleghi non si parla più di contrapposizione ideologica, ma si parla di come un modello di sviluppo diverso della Regione possa essere compatibile anche con un miglioramento degli indici qualitativi della dell’aria che respiriamo tutti quanti, non la respiro solo io, la respirano anche i colleghi che hanno parlato oggi di transizione ecologica, di ambientalismo ideologico, eccetera e ci rivediamo nei prossimi mesi per fare il punto della situazione di come sono andate le misure, se effettivamente sono misure che hanno colto nel segno e allora l’apertura di credito sarà stata un’apertura di credito sulla quale abbiamo scommesso positivamente, se ce ne sono altre, ma l’importante è che facciamo qualcosa.
Siamo preoccupati per quello che avviene nella nostra Regione. Siamo sinceramente disposti a dare il nostro contributo mettendoci anche la testa e le proposte. La invitiamo a cogliere anche la nostra disponibilità e per questo il voto non sarà contrario, accompagnandola in questo percorso che sappiamo essere difficile e non vorrei essere, comunque, nei suoi panni. È una Regione che ha delle criticità notevoli dal punto di vista ambientale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Consigliere Bozza tutto in ordine? Vedo che sta monitorando la sala.
Prego, Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Il capogruppo Borgia dice che sono un fabbricatore di fake news.
Gli suggerirei la lettura di un grande filosofo, che però era antifascista e, quindi, forse non ha letto, che si chiamava Guido Calogero, il quale diceva che la democrazia sta nelle orecchie, ma il problema di Borgia è che non ascolta mai i miei interventi ne ascolta solo delle parti, sennò si sarebbe accorto che io ero proprio partito dicendo che è la sentenza della Corte Europea che ci impone prima una delibera, che è quella che ha fatto la Regione Veneto nel 2021, poi la legge della Meloni. Quando si dice che è colpa dell’Europa brutta e cattiva; è venuto da altro. Allora, intanto io non sono un europeista ingenuo, cioè io sono critico con molti aspetti dell’Europa, critico con l’Europa del riarmo, critico con l’Europa dell’austerità, ma la Corte di giustizia è fatta dai giudici, uno nominato da ogni Governo. Quella Corte di giustizia non è che punisce Borgia e i suoi amici; quella Corte di giustizia emana una sentenza, dove condanna l’Italia per una violazione: cioè mancato rispetto dei valori limite delle polveri sottili. Cioè in Italia si è violato il diritto dell’UE sulla qualità dell’aria. Per questo c’è una sentenza, non perché son brutti e cattivi, perché Ci sono delle regole che ci siamo dati e l’Italia le ha violate, ma non è solo su questo.
Quando noi per anni non abbiamo messo il ruolo professori precari, abbiamo violato il diritto del lavoro europeo e c’è una sentenza. Quindi non è che siano forze oscure o forze del male, se tu non rispetti delle regole sulla qualità dell’aria, arriva la sentenza, di fronte alla sentenza cosa devi fare? Devi cercare di reagire e dimostrare che fai qualcosa. Ecco che c’è una delibera del 2021, ecco che c’è la legge del Governo Meloni.
Io ne ho sentite tante, ma sentire dalla Destra che noi siamo contro i lavoratori è davvero un paradosso, perché voi avete votato contro la nostra legge sul salario minimo, in Veneto non riusciamo neanche a portarla in Consiglio sul salario minimo, voi avete votato contro il congedo paritario, voi avete votato contro la nostra proposta in bilancio che chiedeva di passare un po’ di più chi ha di più, proprio per avere risorse, anche per fare la transizione energetica, quindi è davvero paradossale, perché voi che siete sempre stati contro i lavoratori, che siete sempre stati contro una fiscalità e, quando si discute sul fisco, non si fa un discorso che sia freddamente tecnico, ma un discorso eminentemente politico, una tassazione che faccia in modo di redistribuire la ricchezza, adesso usate questo escamotage narrativo.
Io lo ripeto, noi siamo contro l’idea che debbano pagare i più deboli, e tuttavia siamo anche contro molti degli interventi che abbiamo sentito oggi (non ho sentito gli altri del Centrodestra prendere le distanze), e in molti di questi interventi non si è fatto alcun riferimento al problema dell’inquinamento, ed è un problema se ci sono 5.000 morti all’anno o non è un problema? Questo è il punto, e, come ha detto anche prima la consigliera Ostanel, quando l’assessora Venturini dice che noi abbiamo fatto la nostra parte, non è vero, perché nel momento in cui la Lombardia dice "fermiamo gli Euro 5, ma con il Move-in", diciamo che queste persone che sono più povere calcoliamo quanto strada fanno, gli consentiamo di andare al lavoro, ma cominciamo a mettere un limite, perché dobbiamo metterlo, invece no.
Il Piemonte mette 100 milioni e noi 0, 0! 100 milioni perché si dice che c’è un problema di equità, ma se c’è un problema di equità e crediamo che non dobbiamo far morire a 5.820 persone all’anno, dobbiamo dare dei soldi perché chi è più povero possa cambiare la caldaia, perché chi è più povero possa rottamare l’auto, perché chi è più povero possa fare tutta una serie di iniziative che rendono il nostro clima migliore e la nostra aria più respirabile.
Ecco, lo stesso fa l’Emilia-Romagna, che mette 10 milioni, ma che aveva già messo nel 2021 40 milioni. Ecco, è questo che noi critichiamo, critichiamo come al solito l’inerzia, critichiamo la mancanza di visione, e lo facciamo ancora una volta con senso di responsabilità, perché abbiamo detto: vediamo se riusciamo anche a far qualcosa in più con un ordine del giorno, vediamo se è possibile cominciare a ragionare. Non abbiamo chiesto la luna, abbiamo chiesto di convocare un tavolo di confronto con le parti sociali per cercare di promuovere lo smart-working anche nelle aziende. Convocare un tavolo di confronto. E ci avete detto di no. Abbiamo detto: proviamo a valutare, tra le misure compensative, anche che ci sia nel privato una riflessione quando c’è un bollettino d’allerta sugli impianti di riscaldamento, e avete detto di no.
Ecco, lo ripeto fino alla nausea, perché so che voi cercherete di dire: noi non siamo contro il fatto che chi ha una macchina e non può cambiarla continui a usarla. Siamo contro a una regione che dimostra ancora una volta di non avere nessuna sensibilità per questo tema, che invece è centrale, una regione che, anche di fronte a questo tema così importante, come finora è stato per la gran parte dei temi, sia i temi del sociale e del sanitario, dice: facciamo un provvedimento, ma ci mettiamo zero soldi. Senza soldi non si affronta la questione dell’inquinamento e dell’ambiente, che per noi, invece, è assolutamente centrale e dovrebbe esserlo per tutti.
Speaker : PRESIDENTE
La dichiarazione di voto?
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Contrario.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. È la dichiarazione di voto, ricordo, quindi esprimete il vostro voto, grazie.
Prego, consigliere Rigo.
Speaker : Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Insomma, era abbastanza evidente, ma a sentire le dichiarazioni del rappresentante di Verdi e Sinistra, vien da pensare che si candidi ai campionati mondiali di arrampicata sugli specchi: mille distinguo, mille scuse e poi cosa fa la sinistra ecologista? Vota contro un provvedimento che abbiamo detto tutti in quest’Aula che va soprattutto a tutelare e a favorire le fasce più deboli, i lavoratori, gli operai, gli artigiani, gli agricoltori, tutte quelle persone che la mattina si svegliano per andare a lavorare o per portare i figli a scuola. Io mi ricordo la scorsa legislatura almeno c’era un esponente della sinistra, Masolo, ve lo ricordate, almeno era un ecologista coerente, usava solo la bicicletta, non usava - quasi sempre - e ne dava da intendere quello almeno. Almeno aveva una parvenza di coerenza, non usava la macchina, la barca, solo la bicicletta. Adesso siamo passati da un ecologista che non condividevo niente di quello che diceva o poco, però almeno era coerente, agli ecologisti da salotto che gli altri devono andare via in monopattino, invece loro bellamente se ne vanno dove vogliono, con i mezzi che vogliono. Vedete, la Lega e questa maggioranza è per la transizione… posso finire?
Speaker : PRESIDENTE
Prego, prego, vada avanti. Dopo vediamo. Valutiamo dopo.
Prego, prego, vada Rigo. Prego.
Speaker : Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
La Lega e questa maggioranza sono per una transizione ecologica, ma i presupposti per una transizione ecologica sono che ci sia una sostenibilità economica, soprattutto che vada a tutelare quelle fasce più deboli. Purtroppo, in Europa, per tanti anni, sono state fatte politiche ideologiche che hanno portato a questi risultati e hanno portato a mettere in difficoltà soprattutto le fasce più deboli della nostra popolazione e soprattutto i motori della nostra economia che sono le nostre imprese e le nostre aziende.
Quindi, noi coerentemente voteremo a favore di questo provvedimento.
Prendiamo atto che qualcuno, invece, ideologicamente, continua ad essere contro le fasce più deboli. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Rigo.
Baldan Flavio, prego.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Presidente, grazie. Allora solo una breve replica. Alcune precisazioni su quello che ha detto l’Assessore perché non è un’accusa o contrarietà a quello che ha detto, ma è giusto precisarle.
Come ha spiegato anche il collega Cumegato io eviterei di dire che sono decisioni europee che piombano così da tutte le parti, senza che noi sappiamo cosa fare, noi facciamo parte dell’Unione Europea. I trattati dell’Unione Europea sono in Costituzione, il Veneto fa parte dell’Italia e l’Italia è il Paese dell’Unione, fondatore dell’Unione Europea. Quindi le decisioni sono chiamate, abbiamo i nostri europarlamentari anche a tutela nostra e quindi sappiamo, come ha precisato tra l’altro il collega Bozza, viene da lontano questa cosa, quindi, a maggior ragione dovremmo conoscerla.
Seconda considerazione. Mi scuso per i termini usati, ho usato il termine in fretta e furia alla veneta, ogni tanto è anche giusto un intercalare di casa, lei ha usato spediti, io non vedo grossa differenza tra le due terminologie, comunque è esattamente la stessa cosa.
Il punto di partenza è stato quello del rinvio, tra l’altro è un rinvio motivato da un altro "rinvio" fra virgolette o modifica mascherata del Governo, quando è passato dai Comuni da 30.000 ai Comuni a 100.000, quindi il modello del rinvio delle modifiche è una cosa tipica di questo Paese.
Mi permetta invece alcune considerazioni per quanto riguarda i provvedimenti che sono oggetto di questo progetto di legge. Lei prima dice che non ha un costo, è tutto a costo neutro, c’è solo un piccolo disagio, ma, mi permetta, siccome io vengo da una cultura di un certo tipo dove nessun pasto è gratis, il disagio è un costo, e glielo dico perché sarà molto importante a livello di ARPAV e a livello del Comitato scientifico avere i dati aggiornati per capire se le misure intraprese funzionino e funzionino rispetto allo scenario che c’è in quel momento, perché dire anche un’ora in più la spostiamo la mattina, la mettiamo alla sera o viceversa, in condizioni climatiche di un certo tipo fa tutta la differenza del mondo, quindi poi dovremo verificare questo aspetto.
Mi aspetto che da questo punto di vista, proprio in funzione di queste misure, abbiamo comunque una comunicazione di dati, per capire se queste misure funzionino.
Dopodiché - e chiudo - se al di là di questa situazione congiunturale che va a chiudersi nell’ottobre del 2027, noi vogliamo avere un’aspettativa, una visione completa del problema, come è stato ripetuto più volte, credo che, per quanto sia prevalente e comunque importante, e lo è sicuramente anche per la situazione attuale, che non è una situazione particolarmente felice, non possiamo sempre ridurre il tutto all’ambito finanziario, all’ambito economico, perché è vero, è una parte, ma le assicuro che, al di là delle ideologie del collega che ha specificato quello che va... del collega precedente, del Consigliere precedente, che. insomma, va in bicicletta, in pattini, quello che è, la parte della salute ha un costo importante, perché le malattie, lo sappiamo, la parte salutare e molto importante e le dico che dal lato finanziario ha un costo anche quella. Una parte è innegabile e credo che non serva specificare cosa, una parte di queste situazioni di malattie di un certo tipo derivano da un uso, da un inquinamento eccessivo e da un uso distorto anche dei mezzi di trasporto. Mezzi di trasporto inteso in senso lato.
Tra l’altro, io le ripeto: proprio con una visione più ampia, mi sarei augurato che una parte fondamentale delle decisioni prese, insomma, di quello che si è scelto di andare a ottemperare per risolvere questa questione riguardasse proprio i mezzi di trasporto, che, secondo me, potrebbero invece, fatti in un certo modo e ampliati e con un uso corretto dal lato anche combustibile, elettrico, e quello che è, potrebbero dare una mano importante.
E poi se mi chiede dal lato invece di quello che sono, la parte preponderante, come ho sempre detto, perché tutto il problema nasce poi quando si accendono i riscaldamenti, sia privati sia pubblici, le rinnovo che il problema non riguarda solo gli enti comunali, gli edifici pubblici degli enti comunali, ma riguarda anche il commercio e i servizi. Ci sono ovviamente fornitori di servizi, società di varia natura e anche questi, ovviamente, hanno un problema con quello che è il riscaldamento e poi ad implementare tutto quanto.
Nell’attesa di verificare il tutto. siccome, ripeto, non c’è nessuna ideologia e anzi mi auguro come sempre sia un punto di partenza per poi cercare di vedere un po’ più in là del momentum, quindi conta forse di più quello che si vedrà dopo il 1° ottobre o fine ottobre 2027 rispetto a questo, il mio voto sarà di astensione però, ovviamente, con la richiesta di avere più possibile... visto che lei poi l’ha anche citato prima, sono state audite, insomma, un tot di persone, comitati, il CAL eccetera, eccetera, sia così celere da fornirci i dati, se mensilmente o più o meno con un’indicazione che riterrà opportuna le misure intraprese stiano funzionando effettivamente. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
La parola a Borgia, prego.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Evidentemente non sono l’unico ad avere dei problemi di ascolto e di, come dire, comprensione del testo, perché, vede collega Cunegato, nel mio intervento non ho mai citato gli organi decisionali, anzi, meglio gli organi di giustizia dell’Unione Europea. Non ho messo in dubbio o non ho mai contestato gli organi di giustizia dell’Unione Europea, però quello che dico è che chi emana le direttive europee? Il Consiglio europeo e il Parlamento europeo. Chi fa quelle scelte? Lle fanno i gruppi politici, gruppi politici di maggioranza, ricordo che Fratelli d’Italia è all’opposizione all’Unione Europea e su determinati temi sappiamo benissimo che c’è distanza. Questo tema, che è un tema di ambiente e ecologia, trova distanza.
Quindi il tema non è degli organi di giustizia, ma il tema è delle direttive europee che vengono emanate dal Parlamento europeo ed è di questo che stiamo discutendo. Perché, vedete, se il Governo ha delle infrazioni da parte degli organi di giustizia è perché c’è una direttiva e su questo dobbiamo essere chiari. E bene ha detto il collega Rigo che lei, come dire, si stava arrampicando sugli specchi; prova ne è che quando non sa cosa dire, non sapete in generale cosa dite, tirate fuori l’antifascismo. Anche in questo caso lei è riuscito, su un tema del genere, a parlare di antifascismo e soprattutto quando non sapete come uscirne, parlate di patrimoniale, cioè nuove tasse per i cittadini. Cioè la vostra unica soluzione è sempre quella: tasse per i cittadini, patrimoniale.
Poi aggiungo anche che lei non deve spiegare a noi cosa si deve o non si deve fare per i lavoratori. Lei non deve cercare giustificazioni perché, rispetto a chi è dalla parte o meno dei lavoratori, perché oggi i laboratori purtroppo - e lei lo sa benissimo - votano Fratelli d’Italia, votano in larga parte del centrodestra e, se qualcuno ha oggi perso quegli elettori, si dovrebbe fare un’analisi di coscienza approfondita.
Poi ho sentito anche dire in quest’Aula che non c’è programmazione, cioè che la Regione del Veneto su questi temi non ha programmazione. Allora non solo le Amministrazioni locali del territorio che amministriamo e che rappresentiamo, ma anche Regione del Veneto è da anni che lavora su questi temi. Ricordo che il bando delle auto c’è dal 2020, è uscito nel 2020, nel 2021, nel 2022, nel 2023, nel 2024, nel 2025 e uscirà probabilmente anche quest’anno. Bando per le caldaie, per la sostituzione delle caldaie: nel 2022, nel 2023, nel 2024, nel 2025. Fotovoltaico: 2019, 2020, 2021, 2022, 2023, 2024, 2025.
Questo per cercare di andare proprio incontro ai cittadini, per aiutarli, per sostenere questo che è un tema centrale come quello dell’ecologia, per dare l’opportunità ai cittadini di avvalersi non solo di risorse, ma anche di programmazione rispetto alle azioni che dovremmo intraprendere che qualcuno nelle direttive europee ha obbligato i cittadini a fare determinate scelte. Se non ci fossero le Istituzioni regionali, in questo caso, e comunali, i cittadini sarebbero lasciati soli.
Poi parlate di ecologia, parlate di ambiente. Mi rendo conto che sia un tema a voi molto vicino, ma credo che sia un tema che avvicina tutti quanti. Però è bene anche ricordare che quando si parla di biogas, di biomassa, di impianti che vanno verso questa direzione, nella maggior parte dei casi i partiti della sinistra ecologista sono sempre contrari e le poche Amministrazioni rappresentate in Veneto da appunto questi partiti sono assolutamente contrarie. Perché come funziona? Qualcuno lo ha detto prima: bisogna intraprendere determinate scelte e azioni, però lo si fa nel Comune a fianco.
Anche su questi temi, anche sui bandi non c’è stata solo la Regione, anche alcune Amministrazioni. Ho fatto prima un esempio, quando facevo l’Assessore all’ambiente nell’ultimo mandato, mi sono occupato di domeniche ecologiche e mi sono occupato anche di bandi per le caldaie, quindi, oltre alla Regione, anche le Amministrazioni locali di centrodestra. Questo perché? Per cercare di dare sostegno, per fare programmazione. Quindi in questo campo la Regione del Veneto è intervenuta, interviene e continuerà ad intervenire, e di questo noi dobbiamo discutere.
Oggi, potete essere contrari, ma questa finalmente è una scelta di buonsenso, di coerenza, di vicinanza a imprese, lavoratori, famiglie. Potete raccontarla e girarla come volete, ma il risultato è questo: le famiglie venete non solo accoglieranno con favore questa scelta, ma si metteranno nelle condizioni di farsi trovare pronte, grazie ai sostegni continui della Regione del Veneto, quando ci sarà la necessità di cambiare, perché questo fa un’Istituzione regionale.
Pertanto, il voto di Fratelli d’Italia sarà assolutamente a favore.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
La parola Szumski.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie.
Preannunciando il voto favorevole di Resistere Veneto, nella fattispecie alla fine il conto verrebbero a pagarlo gli ultimi, se non fosse approvato questo rinvio al prossimo anno di questa misura, che avrebbe chiaramente penalizzato chi meno ha.
Ribadisco anche che, rispetto agli ordini del giorno che non hanno avuto il parere favorevole perché ci è stato detto sono cose che sono già messe in atto dalla Regione, andremo anche a verificare l’effettivo risultato e la misura di questi nel tempo, perché ovviamente diamo credito, ma vorremmo poi vedere che siano efficaci e ci sia la misurazione di queste iniziative. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Non vedo altri interventi o dichiarazioni di voto, quindi a questo punto andiamo al voto.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Con 32 favorevoli, 2 contrari, 11 astenuti, il provvedimento è approvato.
Passiamo ora al punto n. 7: Proposta di legge di iniziativa dei Consiglieri Enoch Soranzo, Claudio Borgia, Matteo Baldan, Claudia Barbera, Fabio Benetti, Laura Besio, Silvia Calligaro, Anna Leso e Francesco Rucco relativa a: “Iniziative per il ricordo delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale".
Questo è il progetto di legge n. 35, relazione della Sesta Commissione, relatore il consigliere Soranzo, correlatore Cunegato.
Quindi darei la parola in questo momento al consigliere Soranzo, come relatore.
Grazie, .Prego, Consigliere.
Speaker : Enoch SORANZO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente. Gentili colleghi, di nuovo buon pomeriggio ormai.
Il presente progetto di legge intende onorare la solennità civile del Giorno del Ricordo, istituita con la legge del 30 marzo 2004, n. 92, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti…
Speaker : PRESIDENTE
Scusi, consigliere Soranzo. Scusate, stiamo parlando di un tema delicato e importante, quindi vi chiederei un po’ di silenzio. Chi vuole parlare può uscire dall’Aula. Grazie.
Prego, Consigliere. Mi scusi.
Speaker : Enoch SORANZO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente. Al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo delle loro terre di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, in analogia a quanto e con quanto già previsto dalla Regione del Veneto per il Giorno della Memoria, si propone e proponiamo di strutturare un percorso istituzionale e didattico che coinvolga le giovani generazioni, istituendo un premio dedicato alla figura di Norma Cossetto, studentessa dell’Università di Padova, vittima delle violenze dell’autunno del ’43, in Istria e simbolo del martirio di quelle terre.
Le vicende richiamate dal progetto di legge si collocano in un arco cronologico che assume carattere particolarmente drammatico (ASSENZA AUDIO) dall’armistizio dell’8 settembre ’43, con il venir meno delle strutture statali italiane, di ampie parti dell’Adriatico orientale e con la prima ondata di violenza verificatosi nell’autunno dello stesso anno in Istria.
Una seconda e più estesa fase che ebbe luogo nella primavera del ’45 con l’avanzata delle Forze jugoslave nella Venezia Giulia e a Fiume nei territori dalmata.
In quelle circostanze si verificarono arresti, deportazioni, uccisioni e scomparse che coinvolsero civili, militari, funzionari pubblici, rappresentanti delle Istituzioni e persone individuate a diverso titolo come oppositori del nuovo potere jugoslavo.
Con il termine foibe vengono comunemente richiamate non soltanto le uccisioni mediante partecipazione delle cavità carsiche, ma, in senso più ampio, anche delle persone soppresse con altre modalità o decedute durante la deportazione o nei campi di prigionia jugoslavi.
Il numero complessivo delle vittime non è mai stato determinato in modo definitivo.
Le stime più ricorrenti nella storiografia si collocano nell’ordine di alcune migliaia, generalmente tra i 4.000 e le 5.000 persone, mentre le altre ricostruzioni propongono cifre superiore sulla base di criteri di computo più ampi.
La diversità delle valutazioni deriva anche dalla dispersione della documentazione, dalle differenti categorie di vittime considerate e dalle difficoltà di ricostruire con precisione la sorte di numerose persone arrestate e poi scomparse... o scomparse.
Alle violenze, ai profondi mutamenti politici e territoriali seguì l’esito di una parte larghissima della popolazione italiana dell’Istria, da Fiume e della Dalmazia. Il fenomeno si rilevò in più fasi, protraendosi attraverso il Trattato di Pace di Parigi del 1947, data successivamente prescelta per la celebrazione del Giorno del Ricordo, e il Memorandum d’intesa di Londra del 1954, relativo al territorio libero di Trieste sino alla seconda metà degli anni Cinquanta.
Secondo le stime maggiormente ricorrenti, l’esodo coinvolse complessivamente circa 250.000-300.000 persone, in larghissima maggioranza italiane. L’esodo comportò lo sradicamento di intere comunità e la perdita per molte famiglie delle case, dei beni, delle attività economiche, dei luoghi nei quali si erano sviluppate per generazioni della loro vita e la loro identità culturale. Una parte significativa degli esuli trovò accoglienza nelle diverse regioni italiane, compreso il Veneto, mentre altri si trasferirono in Europa e nei Paesi extra europei, mantenendo vive, attraverso le proprie associazioni, la memoria e le tradizioni delle comunità di provenienza.
Tra le vittime della prima ondata di violenza figura Norma Cossetto, a cui è dedicato il concorso previsto dall’articolo 3 di questa legge al comma 2, nata il 17 maggio 1920 a Santa Domenica di Visinada, in Istria. Era iscritta alla facoltà di Lettere e di Filosofia dell’Università di Padova. Nell’estate del 1943 stava raccogliendo materiale per una tesi di laurea dedicata alla geografia e alle caratteristiche del territorio istriano. Arrestata alla fine del settembre del 1943, fu trattenuta e successivamente uccisa. Il suo corpo venne recuperato dalla foiba di Villa Surani, nei pressi di Antignana. Nel 1949 l’Università di Padova le conferì alla memoria la laurea ad honorem e nel 2005 le fu attribuita la medaglia d’oro al merito civile dal Presidente della Repubblica.
Nel quadro dei progetti di legge, la sua figura è assunta quale simbolo delle vittime civili delle violenze del confine orientale e della necessità di trasmettere la conoscenza alle giovani generazioni. La scelta di intitolarle il concorso regionale attribuisce alla memoria della sua vicenda un significato educativo volto ad affermare il valore della dignità della persona, il rifiuto della violenza e dell’odio politico e nazionale, l’importanza di una conoscenza storica fondata sullo studio, sulla documentazione, sul confronto consapevole con il passato.
È in tale cornice storica, nella permanente esigenza di conservare e trasmettere la memoria, che si inquadra l’intervento normativo in esame, il quale associa alla dimissione commemorativa un più ampio impegno educativo, culturale e documentario.
All’articolo 1, quindi, sono definite le finalità dell’intervento normativo. La Regione Veneto, in coerenza con i principi costituzionali e con lo Statuto della Regione Veneto, promuove la conservazione e la diffusione della memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, sostenendo iniziative rivolte in particolare alle giovani generazioni e valorizzando il patrimonio storico, culturale, identitario delle comunità istriano fiumano dalmate.
L’articolo 2 disciplina la partecipazione istituzionale della Regione alle celebrazioni del Giorno del ricordo, prevedendo la presenza del Presidente della Giunta regionale o un suo delegato e del Presidente del Consiglio regionale a iniziative commemorative promosse dalle associazioni degli esuli operanti nel territorio veneto.
All’articolo 3 sono individuate le iniziative di competenza del Consiglio regionale, prevedendo la convocazione di una seduta solenne o di una seduta speciale della Commissione consiliare competente in occasione del Giorno del ricordo, l’istituzione del concorso Norma Cossetto rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del Veneto la possibilità di promuovere ulteriori iniziative di conoscenza dei luoghi della memoria.
All’articolo 4 sono disciplinati le iniziative di competenza della Giunta regionale, che definisce annualmente il programma di interventi per la celebrazione del Giorno del ricordo. Tra questi sono previsti accordi di collaborazione con Enti e associazioni, iniziative formative, viaggi di studio per studenti, il sostegno a progetti culturali di ricerca, la raccolta e digitalizzazione di documentazione storica e la premiazione di tesi di laurea su temi oggetto della legge.
All’articolo 5 è prevista la presentazione annuale al Consiglio regionale di una relazione sulle iniziative attuate dalla Giunta ai sensi dell’articolo 4.
All’articolo 6 è introdotta una norma finanziaria che quantifica in 100.000 euro per l’esercizio 2026 gli oneri derivanti dall’attuazione della legge.
La proposta di legge oggi all’attenzione di quest’Aula ha avuto i pareri favorevoli (li cito in sequenza) del CAL, della Sesta Commissione consiliare, della Prima dal 17 febbraio al 22 luglio.
Ho depositato (lo dico in anticipo) alcuni emendamenti, insieme ad alcuni del correlatore, che vanno a intervenire per migliorare ancora di più il testo di legge, sono pervenuti in queste ultime ore, sono frutto delle osservazioni sia della parte tecnica del Consiglio regionale, sia della parte tecnica della Giunta regionale, in base alle esperienze anche della legge sul Giorno della Memoria, e alcuni contributi che sono arrivati anche da quella realtà definita "dei rimasti", coloro che non sono esodati, sono rimasti silenziosamente residenti in quelle terre e tuttora ci sono testimonianze ed eredi di quei cittadini italiani. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Il correlatore adesso. Dopodiché discussione.
Prego.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Il problema di questa legge non è quello che c’è, ma tutto quello che non c’è perché qua non si sta facendo memoria, ma si sta facendo politica della memoria.
In questo senso in questa legge si parla delle vittime italiane, ma non si parla di tutta quella concausa che ha innescato la violenza e non si parla assolutamente delle vittime che noi abbiamo creato lì.
Io credo che non sia un caso che sia Fratelli d’Italia a portare questa mozione e che Fratelli d’Italia cerchi di portare questa mozione un po’ ovunque, in tutte… Qui è un progetto di legge, ma le mozioni su questo tema in tutti i Consigli comunali, perché l’obiettivo è proprio quello di riscrivere la storia. L’obiettivo è quello di un revisionismo storico. Cioè se il nostro patto costituzionale è un patto tra antifascisti di cultura diversa, democristiani, socialisti, liberali, comunisti, socialisti e questo patto costruisce un orizzonte di società che si basa su una lettura della storia molto chiara, da una parte c’è chi ha sbagliato, da una parte c’è chi, di fatto, ha rappresentato il male del Paese, chi ha costruito una dittatura, chi ha abolito i partiti, chi ha creato, di fatto, per tutti i dissidenti o il confino o la pena di morte, chi ha collaborato con i nazisti e ci ha fatto entrare in guerra e ci ha fatto collaborare con la Shoah. Cioè la pagina più brutta, come dire, la caduta nell’abisso della storia, cioè il tentativo deliberato di far fuori gli ebrei, i dissidenti politici, tutte le differenze, i sinti, gli omosessuali. Ecco, il patto costituzionale nasceva col dire che questa era la parte sbagliata della storia e che, invece, c’era una parte giusta della storia. Cioè coloro i quali ci avevano liberato dal fascismo, dalla sua dittatura e dai nazisti. Ben inteso questo non significa che dalla nostra parte non si condanni ogni violenza, anche queste, e non sia giusto ricordare queste vittime, nessuno giustifica questa violenza, nessuno giustifica questa violenza gratuita, ma quando si parla del confine orientale non si può parlarne così. Bisogna ricordare la complessità del confine orientale.
Io vi ricordo che prima del 1918, in quel pezzo di terra, in quel lembo di terra vivevano italiani, croati, sloveni, tedeschi, addirittura greci e bulgari. C’era in qualche modo una commistione fertile, tant’è vero che a me piace ricordare che l’emblema, il simbolo di quel territorio, non è D’Annunzio, che viene da Pescara, ma un signore che si fece chiamare appositamente Italo Svevo perché voleva ricordare che Trieste, che stava nell’impero austroungarico, era un esempio virtuoso di una contaminazione fertile di culture, era un crogiuolo di popoli. Ecco, io suggerisco, sempre la lettura di un grande letterato, Joseph Roth, che racconta benissimo nella “Marcia di Radetzky” e “Nella Cripta dei Cappuccini” cosa avveniva prima del 1918 in quei territori. Poi, però quei territori diventano parte dell’Italia dopo la Prima guerra mondiale e comincia a nascere il fascismo. Ecco, le violenze cominciano prima del 2022, perché già nel 1920 le squadracce fasciste a Trieste danno fuoco al Narodni Dom, cioè la casa della cultura slovena, cioè noi italiani, con i fascisti, andiamo lì in quella terra, che era un crogiuolo di popoli, che era un luogo di fertili incontri di cultura e diciamo che quel posto lì non è più un posto dove ci possono stare culture diverse e diamo fuoco alla casa della cultura slovena. Dopodiché arriva il fascismo e poi il fascismo si mette in atto una violenza veramente incredibile, perché ancora prima, dopo l’incendio del Narodni Dom, Benito Mussolini si reca a Pola, dove dirà: “Di fronte a una razza come quella slava, inferiore e barbara, si sacrificano 5.000 uomini”, cioè la razza slava per Mussolini, che non era ancora salito al potere, era inferiore e barbara: comincia quello che verrà definito dagli storici il razzismo anti-slavo, il fascismo anti-slavo. E questo fascismo anti-slavo... quando appunto Benito Mussolini sale al Governo mette in atto una violenza che è una violenza simbolica, ma che viene chiamata dagli storici come un’assimilazione culturale e una italianizzazione forzata. Quindi noi andiamo là dove ci sono i croati, dove ci sono gli sloveni e obblighiamo i croati e gli sloveni a parlare italiano a scuola, a parlare italiano nei tribunali.
A me piace perché il dibattito qua dentro è un dibattito interessante e fertile quando sento l’avvocato Morosin che difende la sua cultura e dice: “Io difendo la di cultura italiana”, ma anche la cultura, il dialetto è la mia lingua. Ecco, immaginiamo che cosa sarebbe successo se in quel momento lì fossero arrivati gli sloveni a avessero detto: “Morosin, deve parlare lo sloveno in tribunale e i figli di morosi devono parlare lo sloveno a scuola”. Questa è una violenza, uno stupro delle identità culturale di ognuno di noi.
Ecco, io ricordo che i fascisti non fecero solo questo, ma cambiarono la toponomastica, cioè Morosin doveva cambiare cognome e diventava Morosovic, immagino, se avessimo ribaltato la situazione.
Noi abbiamo obbligato a cambiare i cognomi gli sloveni, i cognomi di tutti i croati, questo l’hanno fatto anche con noi veneti, visto che voi siete venetisti, perché io vengo da Valli del Pasubio e mia nonna abitava in una contrada che si chiamava Sorla, a Savena e i fascisti l’hanno trasformata in Zorla, ma non esiste la Z, c’è stata un’italianizzazione forzata nei nostri territori e, ovviamente, è stata molto peggiore e violenta in quei territori dove addirittura (penso sempre a voi venetisti, a voi attaccati alle tradizioni) hanno proibito e vietato tutte le associazioni sportive e culturali che erano le associazioni che rivendicavano l’identità croata e l’identità slovena.
Tutto questo non viene raccontato nella legge, cioè non viene raccontato che per noi gli slavi erano inferiori, non viene raccontato che quel popolo per vent’anni è stato oggetto di razzismo, cioè noi abbiamo occupato il territorio, dicendo "voi siete inferiori, razza inferiore e barbara", come dice Benito Mussolini, e questa legge non dice che li abbiamo obbligati a parlare italiano nelle scuole, nei tribunali, a cambiare i nomi delle loro famiglie e delle loro città.
Poi arriva la guerra, voi sapete che noi entriamo in guerra il 10 giugno del 1940 ed entriamo in guerra a fianco dei nazisti. Entriamo in guerra a fianco dei nazisti, collaboriamo alla deportazione degli ebrei, e vi ricordo che noi siamo stati, con queste leggi che vengono definite proto razziste, razzismo con gli slavi, poi razzismo con gli africani, poi legge n.38, leggi razziali con gli ebrei e collaborazione nella deportazione degli ebrei con i nazisti.
Non solo, ma nel 1941 insieme ai nazisti occupiamo la Jugoslavia, questa occupazione è cruenta, brutale e barbara. Il generale Mario Roatta, criminale di guerra, emanerà una circolare, la circolare n.3C, che mette in atto tutte quelle strategie violente e brutali che i nazisti metteranno poi in atto nell’occupazione dell’Italia e dell’Italia del nord. Prevedono rastrellamenti, di bruciare i villaggi, l’uccisione immediata di tutti i partigiani, prevedono stragi efferate, deportazioni, campi di concentramento, addirittura la decimazione.
Vi ricordo che in un paesino vicino a Fiume c’è nel ‘42 l’eccidio di Podium. In questo Paese vengono uccisi due italiani e noi uccidiamo 91 slavi. Tutti gli altri (donne, bambini, anziani) li deportiamo nei campi di concentramento. Nessuno ricorda che noi abbiamo fatto i campi di concentramento nei territori che abbiamo occupato. Per dire, nella Provincia di Lubiana finiscono nei campi di concentramento 36.000 persone su 360.000 abitanti. Finiranno nei campi di concentramento 100.000 persone e ne moriranno 5.000. Non erano campi di concentramento, scusate, non erano campi di sterminio, ma semplicemente le persone morivano di fame. È una lettera molto bella di un Carabiniere a un gerarca fascista dove gli dice: Ma qua stiamo facendo morire di fame le persone e il gerarca fascista gli risponde: Questo è un campo di concentramento, non è un campo di dimagrimento.
Ecco, dopo queste violenze e queste migliaia di morti, fucilazione immediata, campi di concentramento, dopo vent’anni di razzismo arriva l’8 settembre. Come sapete, il 25 luglio Benito Mussolini viene fatto cadere dai suoi nel Gran Consiglio e l’8 settembre c’è l’armistizio.
Dopo l’armistizio, pagina, anche questa piuttosto vergognosa della storia, visto che, come è noto, Vittorio Emanuele III e Badoglio fuggono al sud e i soldati non sanno cosa fare e 700.000 vengono poi imprigionati e finiscono nei campi di concentramento tedeschi.
Dopo l’8 settembre, in quei territori, c’è la prima fase delle foibe. C’è una vendetta. È una vendetta che non può essere compresa se non si racconta la storia. È una vendetta condannabile, ma vengono uccise 500 persone in questa prima fase. Sono per lo più persone vicine al fascismo.
Ecco, in questo senso il caso di Norma Cossetto è un caso esecrabile, condannabile da tutti i punti di vista e tuttavia, come dire, è un caso isolato, nel senso che la maggior parte dei morti in questa fase sono uomini e sono uomini vicini al fascismo.
Ovviamente tutto questo viene criticato, ma non può essere capito se prima noi non raccontiamo vent’anni di occupazione, se poi non raccontiamo, come dire, scusate vent’anni di italianizzazione e di razzismo e poi due anni di occupazione feroce. Giusto per capirci, perché i numeri non sono tutto, ma sono importanti, alla fine della guerra, i fascisti e i nazisti fanno in Jugoslavia 1,2 milioni di morti, lo ripeto, 1,2 milioni di morti. Ecco, questi 500 morti sono la prima parte delle foibe, ma per capirsi immediatamente dopo arrivano i nazisti che occupano il territorio e, pochi giorni dopo, in un rastrellamento, uccidono 2.500 persone, cioè uccidono donne, uccidono bambini, uccidono di tutto.
Ecco, poi la guerra va avanti e c’è un altro particolare che questa legge non racconta, ci sono altri morti che non racconta. Questa legge non ricorda 1,2 milioni di morti che abbiamo fatto noi con i tedeschi, non ricorda i campi di concentramento. Beh, non ricorda che dopo l’8 settembre ci sono stati 30.000 italiani che sono andati a combattere tra le fila dei partigiani jugoslavi, cioè 30.000 italiani sono andati a combattere contro i nazisti. Questa legge noi li ricorda. Questa legge non ricorda che 10.000 italiani, che dovremmo forse ricordare, che hanno combattuto contro il nazismo lì, sono morti. Questa legge non lo ricorda. Non ricorda neanche che, dolore su dolore, sedimentazione di dolore su dolore, noi abbiamo anche un campo di concentramento in Italia, nella Risiera di San Sabba, che è un campo di smistamento degli ebrei verso i campi di concentramento, ma dove anche lì muoiono 5.000 partigiani, molti dei quali sono croati e molti dei quali sono sloveni.
Bene, finisce la guerra, come è noto, e anche lì come in tutta Europa ci sono delle vendette, ci sono delle vendette che ci sono anche in Italia. Insomma, sapete che più o meno in Piemonte, i morti fatti dai partigiani sono circa gli stessi che ci saranno lì. E, lo ripeto, tutto questo non è e non può essere giustificato, ma bisogna raccontare tutta la storia.
1.000 persone collaborazioniste dei nazisti vengono subito fucilate, altri vengono messi nei campi di concentramento. Ecco se i campi di concentramento italiani mettevano dentro donne, bambini e vecchi, questi campi di concentramento, per la maggior parte sono soldati, uomini che hanno combattuto al fianco dei nazisti, perché voi sapete che lì poi c’è stata anche la Decima Mas che ha combattuto, la Decima Mas, che ha scorrazzato, uccidendo migliaia di partigiani, incendiando paesi italiani è andata a combattere anche lì. E alla fine, come giustamente è stato citato prima i numeri, parlano in tutto di 4.000 morti adesso e 500 prima, 4.500 Questa legge - lo ripeto - ricorda le vittime italiane, ma non ricorda in alcun modo le vittime che abbiamo fatto noi. Questa legge non ricorda che il circolo della violenza lo abbiamo innescato noi, ed è grave, è come se queste vittime cadessero da sola. Questa legge non ricorda i crimini di guerra degli italiani e non ricorda i 10.000 caduti della Resistenza.
Anche qua il nostro Paese è un Paese monco, perché mentre in Germania c’è stato il Processo di Norimberga, mentre c’è stato il Processo di Tokio, noi non abbiamo avuto una Norimberga, pensate che di 1.200 criminali di guerra italiani nessuno è stato consegnato. Io ricordo che Rodolfo Graziani, il peggiore criminale di guerra italiano, reo di aver fatto 300.000 vittime tra etiopi in Libia e partigiani, ha usato l’iprite, cioè gas che erano stati vietati dalla Conferenza di Ginevra e che avevano inorridito anche Hitler, che li aveva visti usare e li aveva subìti nella Prima guerra mondiale, Rodolfo Graziani, 300.000 morti civili, non solo non è stato condannato, ma nel 1952 si è iscritto al Movimento Sociale Italiano che lo ha fatto diventare Presidente onorario, un Partito che ha fatto diventare Presidente onorario uno dei più cruenti, brutali, disumani criminali di guerra.
Ve ne racconto un’altra, che è significativa. La Jugoslavia chiede all’Italia di consegnare 700 criminali di guerra, ma in Italia fa un’altra Commissione. Il motivo è noto: gli Stati Uniti non vogliono che ci sia un cambio della classe dirigente, tant’è vero che uno dei più grandi storici italiani, Pavone, ha parlato della "continuità dei fascisti nello Stato", tanto che nel 1962 62 questori su 64 erano di carriera fascista.
Per questo, queste persone, criminali di guerra, non vengono condannate. Tuttavia, c’è un personaggio, Vincenzo Serrentino, che era un gerarca in Istria e ha fatto decine e decine di morti, e la Commissione jugoslava ne chiede la consegna. La Commissione italiana non lo dichiara criminale di guerra, nemmeno la Commissione italiana, nata di fatto per proteggere i gerarchi che in qualche senso diventeranno anche figure fondamentali della Repubblica in quella che Moro chiamerà "una democrazia debole", questo signore, che era rimasto lì, era stato catturato e giustiziato in Jugoslavia nel 1947.
Pensate che nel 2007 noi gli abbiamo dato la medaglia come vittima delle foibe. Cioè abbiamo dato la medaglia a un criminale di guerra.
Quindi concludo dicendo che questa legge parla di alcune vittime ma non di altre, ma questa non è la prima volta che succede questo in questo Consiglio regionale. Io sono andato a rivedermi le carte e una mozione qui, nel 2018, ha cercato di far sì che in tutte le scuole del Veneto venisse visto un film proprio su Norma Cossetto che si intitola “Rosso Istria”. Ecco, in quel film lì, di fatto, i fascisti sono tutti buoni, sorridenti, intelligenti, i partigiani sono tutti stupidi, brutali, delle bestie assassine, addirittura, un caso fu la Donazzan che promosse questa cosa, bisogna portare… addirittura i nazisti vengono invocati come pacificatori. Ripeto, i fascisti son bravi, buoni e vi ricordo che abbiamo fatto 1.200.000 morti. I partigiani sono tutti brutti e cattivi, cioè quelli che stava dalla parte giusta della storia e alla fine, invece, i nazisti sono i pacificatori.
Quindi io non credo si possa votare una legge così perché l’obiettivo di questa legge è chiaro, non è ricordare delle vittime, ma è riscrivere la storia.
L’obiettivo di questa legge, che ci consegna in qualche modo un pezzetto di una storia e che annichilisce una complessità che viene dimenticata, non è una legge del ricordo, ma è una legge della dimenticanza; non è una legge della memoria, ma è una legge dell’oblio, il cui obiettivo è cambiare le gerarchie valoriali del nostro Paese. È dimenticarsi che chi è stato a favore del fascismo, chi ha creato una dittatura, chi a collaborato con la Shoah stava dalla parte sbagliata della storia e chi, invece, chi ha combattuto per liberarci dal nazismo e del fascismo stava dalla parte giusta.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Allora adesso è chiusa la correlazione.
Apriamo la discussione generale.
Il primo iscritto è Morosin.
Per l’ordine dei lavori, siccome è una discussione che richiederà diversi interventi, ci sono anche diversi emendamenti ne approfitto per dirvi che tre emendamenti sono stati presentati da Cunegato ancora l’8 settembre scorso e oggi ce ne sono altri, esattamente 6, del relatore Soranzo, depositati il 15 settembre, quindi do il tempo per eventuali subemendamenti. Tenete conto magari 20 minuti di tempo per chi volesse intervenire. Apriamo quindi la discussione. Per l’ordine dei lavori, siccome sarà una discussione, immagino, partecipata e abbiamo il limite delle 18.00, dove arriviamo alle 18.00, dopodiché il Consiglio verosimilmente verrà interrotto e ripreso il 29 settembre dal punto in cui abbiamo interrotto. Lo so, però i tempi sono questi, 18.00- 18.30. Vediamo dove arriviamo, esatto, poi sta a voi anche, Consiglieri, contingentare i tempi e cercare di arrivare a conclusione. 18.00 con possibilità di arrivare a 18.30. Grazie.
Morosin, prego.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Grazie, Presidente.
Cercherò di essere anche breve, perché il tema è così delicato, difficile e insidioso che parlare con l’energia e la forza ex cattedra che ha usato il collega Cunegato mi sarà molto difficile. Io voglio limitarmi a qualche rilievo, perché non si può essere indifferenti a una questione che ha segnato in modo doloroso e profondo, da vicino, la storia di qualche generazione dietro di noi. Addirittura io ho avuto modo di incontrare persone che hanno sofferto quello che è stato il dramma delle foibe e della repressione nei confronti del popolo istriano e dalmata e quindi mi approccerò con una voce molto molto soft, con un atteggiamento quasi di timore, nel rispetto di quelle migliaia di vittime di cui comunque, da una parte e dall’altra, la storia ci ha dato notizia e delle modalità drammatiche e disumane con cui sono state condotte alla morte anche persone che non c’entravano nulla con quelle che erano le rivendicazioni politiche o nazionaliste dell’una o dell’altra parte.
A me è piaciuto sempre rifarmi a due figure autorevoli del mondo della letteratura e anche del territorio, proprio del mondo friulano, in particolare lo scrittore Claudio Magris e il friulano Pier Paolo Pasolini. Quest’ultimo ha anche avuto un fratello che è morto a Porzus e ha raccontato una vicenda che lo ha toccato direttamente. Diceva proprio Pasolini, che forse è stato quello che... anzi, chiedo scusa, inizierei con Claudio Magris, che ci ha esortato tutti testualmente ad affrontare il tema con cautela.
Questa legge potrà essere anche parziale, ma possiamo sempre migliorarla, questa legge probabilmente va a coprire quelle mancanze che abbiamo subito in passato da una certa vulgata che veniva da un’area ben precisa, c’era timore perfino di fare accenno a queste gravi vicende storiche, ed è per questo che Claudio Magris, uno scrittore da voi tutti conosciuto, che io ammiro anche se a volte prende posizioni lontane dal mio pensiero e dalle mie riflessioni, dice testualmente "la verità può essere soffocata in tanti modi, tacendola, alterandola, isolandola della vita e dalla storia in cui si inserisce".
Prendendo spunto da questa saggia considerazione, credo che dobbiamo essere onesti con noi stessi e considerare che c’è stata troppa reticenza da parte di un’area politica in Italia, quasi un’intimidazione a toccare questo tema, quindi non posso che essere d’accordo con chi ha avuto questa iniziativa legislativa, che va a coprire una lacuna grave.
I nostri ragazzi a scuola, io stesso a scuola non ho avuto modo di conoscere abbastanza di questa vicenda, come poi ho potuto approfondire leggendo dei libri, vedendo dei documentari, cercando di capire con umiltà, con pazienza, e ancora oggi mi trovo in imbarazzo - ripeto - perché il tema è così complesso e non è neanche recente.
Io l’ho affrontato, come potete capire, partendo da una considerazione che è legata anche alla mia cultura storica, alla mia visione, alla mia passione anche in qualche modo: quei territori che sono l’Istria e la Dalmazia sono territori che dal IX al XVIII secolo sono stati parte della Repubblica Serenissima di Venezia, quindi già quando si parla di italianità di quell’area diciamo una cosa che è vera in parte, perché all’epoca erano solo veneti, si parlava veneto, c’era quella convivenza (mi vengono i brividi) che abbiamo oggi ancora Venezia testimoniata dai luoghi (a Venezia abbiamo il Fontego dei tedeschi, abbiamo gli ebrei), avevamo tutte le nazionalità del contesto Adriatico e mediterraneo che convivevano perché c’era l’autorevolezza di uno Stato che sapeva farle convivere.
In queste terre, l’Istria e la Dalmazia, c’era questa convivenza, e, quando c’era la Repubblica Serenissima che dominava per terra e per mare, in queste terre non vi era conflitto, c’era la parte più costiera, che era dominata dalla Serenissima, e c’era quella più interna, lasciata agli slavi, ma non c’è mai stato un conflitto tra queste aree, c’era la convivenza, i vantaggi, c’era il rispetto reciproco, tant’è vero che - non serve che ve lo dica, ma sarebbe da leggervi e vi rimando per ovvie ragioni - quando cadde la Serenissima nell’agosto del 1697, Perasto, il famoso, la lettera di Perasto, che a leggerla vi vengono i brividi; piangono di fronte alla bandiera che devono purtroppo deporre sotto l’altare della chiesa di Perasto, ricordando che per 377 anni per loro è stato un simbolo di pace, un simbolo di benessere, un simbolo di cultura, un simbolo di economia, un simbolo di crescita, un simbolo di condivisione. Quindi, diciamo all’amico Cunegato, che ha avuto, così, il piacere di citarmi secondo una parziale visione, io dico se andiamo più indietro nel tempo e dovremmo andare più indietro nel tempo capiamo che quelle terre, quei luoghi, quelle persone erano venete, non erano italiane e si consideravano tali. Ci sono parecchi documenti e documentari e atti che lo confermano.
Quindi, è un tema che risale nel tempo e che va conosciuto con prudenza, senza partigianerie, perché faremo del male nuovamente a quelli che sono mancati e a quelli che hanno subito queste gravi ingiustizie.
Poi, per tornare, faccio un salto storico, perché è un tema che mi dà dolore anche a toccare, c’è quasi il pudore di entrare in questo argomento, perché quando vedi cosa è successo nelle foibe, perché è successo che ci sono due nazionalismi che non c’entrano nulla col territorio che si contrappongono, che vengono strumentalizzati dall’1 e dall’altra parte, le parole non hanno più un valore se non vengono ricondotte con onestà alla verità storica.
Ecco la verità storica fosse così facile stabilirla, distinguendola dalla propaganda, distinguendola dalla speculazione staremo tutti meglio. Vi è chiaramente, come dice Magris, che ha criticato sia la reticenza della sinistra per molti anni e Magris è un uomo di sinistra, lo sappiamo tutti, non è un uomo di destra, sia l’uso strumentale da parte di altri soggetti che, evidentemente, avevano l’interesse a dare una lettura della storia come conveniva Ad usum Delphini si potrebbe dire, a piacimento di quelli che erano gli interessi. Ma siccome Cunegato non pensavo neanche di intervenire oggi, il tema, ripeto, mi turba parecchio, Cunegato mi ha citato e gli ricordo che quella che lui chiama Fiume, che oggi viene chiamata Rijeka, nel 1943, quando ci fu l’occupazione di Fiume, un giornale, un quotidiano comunista, “La voce del popolo”, che non è il quotidiano della diocesi di Treviso – io e Marcato siamo nella stessa diocesi, pur essendo di province diverse, c’è questo quotidiano che si chiama “La voce” o “La vita del popolo” – ma è un quotidiano comunista, praticamente scatenò letteralmente una campagna di denuncia contro – chi è che ha negato? – gli autonomisti che vennero equiparati ai fascisti.
Ma gli autonomisti erano quelli di cultura, di matrice veneto-Serenissima. Vengono equiparati ai fascisti dai quali avevano preso le distanze, non volevano saperne, cioè, sono stati contaminati, tra virgolette, da una ideologia e da un nazionalismo che non gli apparteneva, perché erano abituati alla convivenza, alla condivisione, ad una cultura diversa, quindi vengono equiparati ai fascisti, e loro non capivano perché, avevano subìto le colpe, sia da una parte che dall’altra. Dice: fu particolarmente violenta la caccia ai superstiti del partito autonomista fiumano, l’attuale Lega, nonché del fondatore del movimento autonomista liburnico. Se chiedi ai ragazzi di scuola dove insegni, Cunegato, che cos’è la Liburnia, non sanno neanche cos’è. È un popolo, è un territorio, c’erano anche delle navi romane, mi pare, se non erro, che si chiamavano liburniche, perché erano fatte da questo popolo, concentrato tra l’Istria e la Dalmazia.
Tra questi sono stati uccisi personaggi famosi e stimati: Mario Blasich, Giuseppe Sincich, Nevio Skull, Giovanni Baucer, Mario De Hajnal e Giovanni Rubinich. Di questi non sanno nulla i nostri ragazzi a scuola. Questi erano, se volete, venetisti, istriani, serenissimi, chiamateli come volete, che vivevano in quelle terre, che si sono trovati in una situazione incredibile: si sono sentiti estranei in casa loro, equiparati ai fascisti, di cui non avevano nessuna simpatia e nessuna collusione, e ammazzati come gli altri, infoibati come gli altri.
Migliaia di casi si potrebbero citare, ognuno la può leggere, e potremmo continuare a leggerla come vogliamo, questa storia, che però è molto più complessa. Mi bastava dire queste poche cose per invitare tutti ad essere prudenti. Questa legge sarà parziale, ma è una legge opportuna, è una legge importante, perché apre quantomeno un dibattito, consente a quest’Aula di entrare da una porta piccola in un tema che - ripeto - fino a 15 anni fa, fino a che non è caduto il comunismo, non si poteva trattare, non si poteva discutere, era negato, erano negate le foibe e ancora oggi bisognerebbe investire, perché ci sono delle foibe ancora sconosciute, ci sono delle persone non recuperate, ci sono state delle violenze che hanno segnato la vita di persone, di esuli.
Vi racconto un aneddoto che c’entra solo indirettamente. Ero ragazzino, avrò avuto 19 o massimo 20 anni, ricordo che un’estate siamo andati in Istria con gli amici a fare un giretto, era un’Istria completamente diversa da oggi, io avevo 19-20 anni - ripeto - e una signora che ne avrà avuti 80, quindi che aveva vissuto sicuramente tutte... vedo che origlia mentre scherzavamo e parlavamo veneto, ovviamente, non parlavamo italiano, Marcato, noi parliamo veneto, è la lingua del mondo per noi ovunque, questa signora ci guardava e origliava, si nascondeva quasi, allora uno di noi ha scherzato "signora, le interessa tanto quello che stiamo a dire?" e questa, guardandosi indietro due volte (era il 1974-1975, c’era ancora la Jugoslavia unita) si avvicina e in veneto dice "sì, me piase ascoltarve, perché una volta mi potevo parlare in casa veneto come che parla voi altri e sta cosa me da tanto piaser", "sinora, venga qua con noaltri, nemo a ber qualcosa e me conta de sta storia" e la chiudo qua perché è una cosa intima.
Io sono legato a questo ricordo, a cosa è stata la sofferenza di chi ha vissuto quella repressione, una repressione comunista, non c’è dubbio, è inutile fare disquisizioni, questi l’hanno subita sulla pelle, non si poteva parlare italiano, non si poteva parlare neanche veneto, non si poteva esprimere nessuna opzione che non fosse quella della condivisione del verbo comunista, che è stato quello che ha portato l’infoibazione.
Che poi ci siano state reciprocamente tra i due nazionalismi violenze non c’è dubbio, non c’è dubbio che ci siano state da una parte e dall’altra, le guerre non hanno regole, non le hanno mai avute e anche oggi dovremmo capire, guardando agli scenari di guerra che ci sono nel mondo, che non c’è il buonsenso, la responsabilità e il rispetto, la guerra è l’uso della forza senza alcun altro criterio di riduzione.
Quindi - ripeto - anche se sarà una legge incompleta, è una legge opportuna, una legge che aiuta ad aprire al dialogo, una legge che io mi auguro se finanziata consentirà ai nostri ragazzi di conoscere meglio, tenendo conto, come diceva appunto Claudio Magris che la verità può essere soffocata in tanti modi: tacendola, alterandola, isolandola. Mi auguro che almeno questo Consiglio non commetta questi tre errori. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Morosin.
Consigliere Lovat.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi Consiglieri.
Credo che questa proposta di legge meriti, innanzitutto, di essere presa in considerazione per ciò che ha di più importante, il dovere di ricordare le vittime delle foibe, dell’esodo e delle persecuzioni che colpirono le popolazioni dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia alla fine della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi.
Una tragedia che per troppo tempo è stata rimossa, taciuta o relegata ai margini della memoria pubblica del nostro Paese e dunque ben venga una giornata dedicata al ricordo, con le attività connesse. Ma proprio perché parliamo di memoria vorrei che avessimo l’onestà di pretendere dalla memoria tutta la verità della storia, non soltanto quella parte che meglio si adatta a una lettura politica precostituita, perché il rischio, anche quando si parte da una finalità condivisibile, è quello di sostituire una rimozione con un’altra forma di semplificazione e io credo che il Veneto abbia, su questa vicenda, qualcosa di particolare da dire: Istria e Dalmazia non sono semplicemente territori che in un breve e determinato periodo di circa 25 anni del 900 furono compresi nei confini dell’effimero Regno d’Italia, durato, a sua volta, appena 82 anni; un’autentica inezia rispetto ai tempi della storia. La loro storia è enormemente più antica. È una storia nella quale si sono sovrapposte e incontrate civiltà, popoli, lingue e ordinamenti diversi. C’è la presenza romana, testimoniata dall’Arena di Pola come simbolo, che inserì quei territori nel grande spazio politico e culturale dell’Impero Romano.
Poi c’è per secoli, precisamente per 795 anni, dal 1002, quando il doge Pietro II Orseolo scacciò i pirati Narentani ed estese il dominio di Venezia sulle terre d’Istria dal 1002 al 1797 ci fu la presenza della Repubblica di Venezia che a partire dal cosiddetto Medioevo, costruì nell’Adriatico orientale una delle più importanti realtà politiche commerciali e culturali della propria storia.
Per il Veneto questa non è una nota marginale, è parte della nostra storia, e non possiamo accettare che quando si parla di Istria e Dalmazia, la storia inizi improvvisamente nel 1919, cioè, dalla breve annessione al Regno d’Italia, come se tutto ciò che venne prima fosse irrilevante.
Il Regno d’Italia appartenne a quella storia per poco più di vent’anni. La storia adriatica di Venezia appartiene, invece, ad una durata plurisecolare. Questo non significa naturalmente avanzare oggi rivendicazioni territoriali. Non significa negare la storia delle popolazioni croate e slovene, non significa cancellare la presenza italiana, né quella slava.
Significa invece riconoscere che quei territori sono stati per secoli luoghi di incontro, di contaminazione e anche di conflitto tra mondi diversi. E proprio per questo la loro storia non può essere utilizzata per costruire una narrazione nazionalista semplificata.
Se vogliamo davvero comprendere ciò che accadde con le foibe, con l’esodo, dobbiamo avere il coraggio di guardare anche alle responsabilità e alle tensioni che precedettero quella tragedia.
Il fascismo perseguì una politica di italianizzazione forzata delle popolazioni slovene e croate, colpendo lingue, identità e istituzioni culturali, come ha ben ricordato il collega Cunegato. Questo non giustifica in alcun modo le foibe, non giustifica le uccisioni, non giustifica le persecuzioni, non giustifica l’esodo forzato di centinaia di migliaia di persone, ma spiegarvi il contesto non significa giustificare i crimini, anzi, è esattamente il contrario.
Se vogliamo comprendere come sia stato possibile arrivare a una tale esplosione di violenza, dobbiamo riconoscere anche come l’oppressione nazionale e culturale abbia alimentato nel tempo rancori e contrapposizioni che, con il crollo del regime fascista, e poi nel contesto della guerra civile e dell’avanzata jugoslava, esplosero con una ferocia terribile.
La storia non funziona secondo il principio per cui una violenza rende automaticamente giustificata quella successiva. Una vittima rimane una vittima, indipendentemente dalla nazionalità. E un crimine rimane un crimine, indipendentemente da chi lo commette.
Questa dovrebbe essere la nostra regola, secondo me. Ed è proprio qui che credo ci sia una lezione profondamente attuale. La Repubblica italiana, nata dalla tragedia della guerra e del fascismo, ha scelto di fondare il proprio ordinamento sul riconoscimento e sulla tutela delle Autonomie locali, delle minoranze linguistiche e delle identità territoriali.
Non è un caso, la Costituzione nasce anche dalla consapevolezza che lo Stato non ha il diritto di cancellare l’identità delle comunità che governa, e questa è una lezione che da indipendentista e da veneto considero fondamentale, perché io non credo nello Stato che pretende di uniformare tutto, non credo nella cancellazione delle identità locali in nome di una identità nazionale imposta dall’alto, ma non credo nemmeno che la risposta a questo errore debba essere la sostituzione di un nazionalismo con un altro.
Credo invece nel diritto dei popoli e delle comunità a conservare la propria identità, la propria lingua, la propria cultura e le proprie Istituzioni, è questa, a mio avviso, la vera lezione che dovremmo trarre dalla tragedia del confine orientale.
Per questo, penso che voterò a favore dell’iniziativa e della volontà di potenziare la Giornata del Ricordo, ho la stessa posizione del collega Morosin su questa valutazione. Solo vorrei che fosse una Giornata del ricordo e della conoscenza, non una giornata della memoria selettiva, vorrei che nelle nostre scuole si studiassero le foibe e l’esodo degli italiani, ma vorrei anche che si studiasse la storia precedente dell’Istria e della Dalmazia, la presenza romana, quella veneziana, la formazione delle comunità slave, la storia dell’impero austro-ungarico in quella zona, l’irredentismo, la Prima guerra mondiale, il fascismo, l’italianizzazione forzata, la guerra, il comunismo jugoslavo e infine l’esodo, cioè tutto, perché soltanto conoscendo tutto possiamo davvero onorare le vittime.
Vorrei soprattutto che il Veneto non rinunciasse alla propria memoria. Quando ricordiamo l’Istria e la Dalmazia, ricordiamo anche una parte della storia veneta, non per rivendicare territori, come ho detto prima, non per riaprire dei confini, non per contrapporre italiani e croati, bensì perché la nostra identità storica non può essere ridotta ai confini amministrativi degli ultimi 100 anni.
La Repubblica Serenissima ha lasciato nell’Adriatico orientale una traccia politica, culturale, linguistica e civile che appartiene alla storia del Veneto tanto quanto appartengono alla nostra storia le città della terraferma. Riconoscerlo non significa sottrarre nulla a nessuno, significa soltanto non dimenticare noi stessi mentre ricordiamo gli altri. Ecco allora la mia posizione.
Questa iniziativa merita di essere sostenuta se serve a rompere il silenzio, a restituire dignità alle vittime e a trasmettere alle nuove generazioni la conoscenza di una tragedia per troppo tempo rimossa. Ma proprio per questo non potrei accettare che il Giorno del Ricordo diventasse uno strumento per una lettura parziale della storia o, peggio ancora, per una nuova forma di nazionalismo. La storia non va usata come una clava contro i nemici ideologici.
La memoria non deve servire a costruire nuovi rancori, deve servire a impedire che gli errori del passato vengano ripetuti. Questo vale anche per la Giornata della memoria, per quanto mi riguarda e la lezione più importante che possiamo trarre dalla storia dell’Adriatico orientale è forse proprio questa. Quando lo Stato pretende di cancellare l’identità, quando una comunità viene privata della propria lingua e della propria cultura, quando l’appartenenza nazionale diventa uno strumento di sopraffazione, si preparano le condizioni per il conflitto.
La risposta non è cancellare l’identità, ma è rispettarle tutte.
Questa è la ragione per cui da veneto, da indipendentista, da cittadino europeo della Repubblica italiana considero doveroso ricordare le vittime delle foibe e dell’esodo, ma proprio perché voglio ricordarle davvero, voglio conoscere e far conoscere tutta la storia di quelle terre, una storia italica, slovena, croata, romana, veneziana, mitteleuropea; una storia complessa, dolorosa e straordinariamente ricca. È una storia che il Veneto ha il diritto e direi il dovere di ricordare anche come propria perché ricordare non significa scegliere una parte della storia, significa avere il coraggio di conoscerla tutta. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Consigliere Trevisi.
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Io anticipo quello che a questo punto poi rinuncerò a dire quando si parlerà del mio emendamento. Io inizio chiedendo scusa a Norma. Io non la conoscevo. Io ho compiuto sabato scorso 57 anni e io, se non fosse stato poi per questa proposta di legge, per questa discussione che c’è stata in sede di Commissione e anche adesso, io non conoscevo Norma e allora devo chiedere scusa a Norma.
Non sapevo che era una ragazza di 23 anni che è stata violentata, uccisa e buttata nelle foibe e io chiedo scusa a lei e a tutte le persone come lei. Però, così come chiedo scusa a Norma, mi sento di chiedere scusa anche a Gabriella. Gabriella da altri aguzzini, in altri territori, più o meno nello stesso periodo, al termine della seduta venne presa a calci, rimase esamine sul pavimento e le provocarono un’emorragia all’apparato genitale che la portò quasi a morire.
Chiedo scusa a Maria, Angelina e Francesca, che per far finire le torture che stavano subendo, si buttarono tutte e tre dalla finestra. E chiedo pure scusa alla figlia di Giuseppe, che fu stuprata a soltanto 14 anni.
Più volte loro, queste donne e queste ragazze, durante l’interrogatorio furono spogliate sia per essere battute, malmenate, sia per essere sottoposte a osceni provvedimenti. Queste torture spesso venivano fatte di notte, pensando in qualche modo che potessero essere viste meno.
Chiedo scusa a Gilda: durante l’interrogatorio subìto, Gilda, nella sede della brigata nera viene sottoposta a percosse e sevizie, con una pinza, in varie parti del corpo, particolarmente alle dita delle mani, inoltre, fatta sedere su una sedia, con le mani legate dietro la schiena, venne punzecchiata alle costole mentre le si stringono i capezzoli della mammella e si tenta di strapparle la peluria delle parti genitali.
Chiedo scusa a Maria. Maria, invece, è stata violentata e stuprata. Chiedo scusa a Giulia, anche lei, in maniera brutale, toccata e violentata nelle parti intime. Chiedo scusa a Teresa, perché a un certo punto, sottoposta ad un interrogatorio, le afferrarono con rabbia la mammella sinistra e la strizzarono talmente tanto che cadde a terra svenuta.
Chiedo scusa anche a un’altra ragazza, a Roberta. A lei, invece, furono legati mani e piedi con delle catene, spogliata delle sue vesti: nuda cominciarono a bastonarla con un pezzo di gomma per tutto il corpo. Le furono rotti vari denti incisivi superiori, le strapparono i capelli e con gomma le iniettavano acqua nelle orecchie, nel naso e nella bocca. Poi la legarono, dapprima con delle cinghie, mani e piedi, la appesero per i polsi e facendole tirare con forza le cinghie attaccate alle caviglie le slogarono le congiunture, le strapparono i peli della vulva mettendoglieli in bocca, e per ultimo conficcarono nella vulva una sigaretta accesa.
Mentre oggi e l’altro giorno, quando avremmo dovuto discutere di questa proposta di legge, rileggevo questi nomi, l’altro giorno era il giorno in cui parlavamo tutti di Lorena, di questa donna chiusa nel bagagliaio della macchina per diverso tempo, e poi, a un certo punto, gettata dal cavalcavia. Quando li rileggevo oggi, per prepararmi a fare questo mio breve intervento, ho invece letto di questa ragazza poco più che maggiorenne, che è stata tenuta dentro una cantina nella provincia di Napoli, ed è stata torturata e violentata per più di quattro ore.
Quando penso a questi nomi, penso alle volte in cui davanti a me ragazze che ho conosciuto quando stavo all’Ufficio immigrazione mi raccontavano che durante i viaggi che facevano sui barconi per partire dall’Africa e cercare di arrivare in Italia, anche durante quei viaggi quelle ragazze venivano torturate e violentate, perché era l’unico modo per far passare il tempo, torturate e violentate.
Tenevo a fare questa premessa, intanto perché continuo a essere seduto accanto a un soldato di un presunto generale che va a dire in giro che non si devono fare determinate lezioni, e io credo che l’intero Consiglio regionale debba invece esprimersi a favore di Gino Cecchettin, della sua fondazione e di tutte le persone, donne e uomini, che vanno nelle scuole a parlare di cosa vuol dire il rispetto che si deve avere per il ruolo femminile e per le donne, cosa vuol dire avere le emozioni, cosa vuol dire avere la libertà di essere donna.
Detto questo, però, ritorno in questo discorso circolare che cerco di fare a Norma Cossetto, perché il mio intervento è sicuramente meno storico e meno preciso di quello fatto dai consiglieri precedenti, però, siccome credo che si debba davvero fare un passo avanti e lo si debba fare perché parto dalle mie scuse iniziali, dal fatto che io, per quello che ho studiato a scuola (ho fatto il liceo classico e mi sono laureato) non conoscevo Norma Cossetto, credo che davvero si sia arrivati al 2026 e forse un passo avanti dobbiamo farlo tutti, senza pregiudizi, senza stare lì a vedere se poi la legge davvero ricorda tutte le vittime.
Questo perché altrimenti nessuna legge probabilmente andrà mai bene, perché probabilmente ci fermeremo sempre a capire se vengano ricordati davvero tutti oppure no, se c’è una parte o se dietro un articolo o un comma c’è davvero qualcosa di politico o non c’è.
Se questa legge –(questo mi sembra il fine) è rivolta agli studenti, verso gli studenti dobbiamo fare un passo avanti, però, siccome credo che lo si debba fare da entrambe le parti, quello che chiedevo nel mio emendamento è che questo premio che viene indirizzato agli studenti delle scuole secondarie sia intitolato non solo a Norma Cossetto, ma a tutte le vittime delle foibe oppure, visto che ho fatto questa carrellata di nomi terribili e che potrei farla per tutto il tempo a disposizione e per tutti gli altri Consigli che vengono, di tutte le donne che ogni giorno vengono uccise, molestate, violentate, a tutte le donne vittime delle foibe, perché alla fine la mia paura è che anche un solo studente delle scuole a cui arriverà notizia di questo concorso probabilmente vada a fare quello che io ho fatto e cioè andranno a scrollare, andranno in rete a vedere chi è Norma Cossetto ed è oggettivo senza davvero pregiudizi politici, senza nessuna volontà di fare il divisivo, è oggettivo che Norma Cossetto, che ha già ricevuto riconoscimenti, che ha ricevuto la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica è in qualche modo una figura divisiva che ha già destato delle polemiche, alcuni perché non riconoscono la storia così com’è, com’è stata raccontata, alcuni semplicemente per il fatto di essere figlia di un gerarca fascista o di non aver lei stessa detto di essere una antifascista.
Però io voglio andare al di là di questo e voglio davvero far sì che tutti gli studenti del 2026/2027, di qui a venire possano partecipare a questo concorso, che gli darà la possibilità di conoscere questa storia così come - e sono convinto che sia importante quello che diceva il consigliere Lovat - anche la storia precedente, però se non partiamo da questo presupposto, cioè se non partiamo dal presupposto di cercare di fare il più possibile perché queste leggi siano il meno divisive possibile, allora vuol dire che non ci stiamo rivolgendo ai giovani, ma stiamo mettendo una bandierina su quelli che sono i nostri ideali e su quelle che sono le nostre lotte politiche.
Io credo che su questo ci si possa davvero fare un ragionamento, pensando ai nostri giovani di qualunque colore sia, perché - è stato detto prima e lo ripeto - le guerre non sono guerre e sono tutte sbagliate, le vittime sono vittime e io non faccio parte di coloro che quando qualcuno muore dicono uno in meno non ci mancherà, ma dico che le vittime sono vittime, non hanno colori e soffrono tutti quanti allo stesso modo i familiari di quelle vittime. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Trevisi.
Consigliera Martini.
Speaker : Morena MARTINI (Stefani Presidente)
Ringrazio, Presidente, ringrazio gli interventi di chi mi ha preceduta.
Con alcuni interventi sono assolutamente d’accordo nella forma, nel modo e anche nell’esposizione, con qualche altro un po’ meno. Ma io parto dalla lettura di questa proposta a firma Soranzo ed altri, per richiamare il fatto che per tantissimo tempo, in tutte le scuole di ogni ordine e grado, non si parlava di foibe, così come non si parlava di tanti altri crimini che erano non graditi ad una certa parte politica. Quella parte politica che in qualche modo influenzava anche la scrittura dei libri che adottavamo a scuola.
Io sono a scuola da quasi quarant’anni e, quindi, ho visto i diversi passaggi. Ho ascoltato anche le tante critiche di tanti colleghi di destra, che non accettavano, che non trovavano libri di testo che potessero in qualche modo raccontare la storia: la storia in tutte le sue sfumature.
Se io in quest’Aula ho il piacere, ma soprattutto il dovere di dichiararmi antifascista, nulla mi impedisce, però, di poter leggere in un libro di storia quello che hanno fatto i fascisti, ma anche quello che hanno fatto i comunisti, perché no?
Andiamo alle vittime. Io ho conosciuto la storia di Norma Cossetto già da adulta, avevo forse cinquant’anni, e una delle idee… Durante il mio mandato elettorale, ho intitolato quattro strade a quattro donne; avevo altre donne a cui intitolare strade, ma hanno preferito mandarmi a casa, la democrazia è così. Una di queste era Norma Cossetto, ma ho ben guardato e ben scelto insieme alla Giunta e al Consiglio i nomi delle persone, donne, a cui dedicare questi spazi del mio paese, perché una scritta non viene dimenticata, e perché il fatto di poterle vedere, e tutte quante con la propria biografia ben segnata, può far sì che fra trent’anni, quarant’anni, cinquant’anni, quando io sicuramente non ci sarò più, chi passerà in quella via dirà “guarda, questa è la via Tina Anselmi, che è stata questo, questo e questo”, “questa è via Norma Cossetto, che è stata questo, questo e questo”, perché la memoria di quello che è avvenuto deve far sì che non si ricreino le stesse situazioni.
E allora, proprio perché non si debbono ricreare le stesse situazioni, io mi rivolgo con uno spirito veramente costruttivo all’intervento del collega Cunegato, dicendogli che nessuna forma di violenza può giustificare un’altra violenza. Io non posso giustificare chi ha fatto e ferito Norma Cossetto, non posso giustificare chi ha fatto quello che ha fatto e ferito le donne che ha menzionato il collega Trevisi.
Immaginando Norma, che aveva l’unica colpa di essere da una parte considerata non giusta dai suoi rapitori, giovane studentessa, poco più che ventenne, che nel suo territorio veniva rapita, violentata, sodomizzata, stuprata.
Collego a poche miglia di distanza nei nostri territori di Marcesina ed Enego, un’ostetrica che aveva l’unica colpa di essere la sorella di un maresciallo, 23 anni, portata via anche lei per 17 giorni, stuprata, violentata, sodomizzata, torturata.
Quello che chiedo al collega è questo: le urla di Norma non sono state le stesse urla delle vittime di quelli di Destra, dei rapitori della parte di Destra, non sono state le stesse urla delle vittime rapite da chi militava a Sinistra? Le donne che hanno implorato di smetterla a questi aguzzini non sono state le stesse, non hanno usato le stesse parole in una circostanza e anche nelle altre? Le grida che si sono trasformate in lamenti per poi tacere completamente non sono le stesse grida di una parte di donne violentate piuttosto che di un’altra?
Se noi continuiamo, qui come fuori da quest’Aula, a ricordare la storia solo per i torti che ha subìto quella che riteniamo essere la nostra parte politica e non facciamo un passo avanti, dicendo che qualsiasi forma di violenza è da condannare, non andremo da nessuna parte, e non è un discorso di revisionare la storia, la storia c’è stata e tutti noi la condanniamo., io condanno tanto una parte quanto l’altra. E non parteggio né per una parte, né per l’altra.
Io ammetto e sono convinta che quello che c’è stato da parte dei nostri partigiani per liberare l’Italia nazifascista sia stata una cosa buona e utile e, se siamo qui a parlarne, è merito loro, ma non possiamo nascondere le atrocità che anche loro hanno commesso nelle nostre montagne, e lo sappiamo tutti, saremmo degli ipocriti a non dirlo.
Cosa diremmo se noi avessimo qua le madri di queste vittime? Non useremmo le stesse parole per esprimere loro la nostra vicinanza o useremmo parole diverse, perché sono madri di ragazze di Destra o di Sinistra? Io userei le stesse identiche parole, che sono parole di pietas, di condanna per gli aguzzini, indipendentemente dalla casacca che quegli aguzzini indossavano in quel momento.
Ben venga la legge, e io lascerei, sono convinta di lasciare il nome di Norma Cossetto, perché è diventata un simbolo degli infoibati, lei non è Norma, non è la donna violentata, è il simbolo di tutti quelli che hanno subìto violenza, così come tanti altri nomi sono diventati simbolo di altre violenze commesse da altre forze politiche. Dobbiamo essere maturi, penso che quest’Aula sia matura per capire che è arrivato il momento di ricordare, con sdegno, qualsiasi tipo di vendetta.
Quando il consigliere Cunegato ha parlato di vendetta, di odio e di rancore che è sfociato ho sentito quasi - ma magari è stata solo una sensazione mia - una sorta quasi di giustificazione per gli (inc.), spero che questo non sia così. Nessuna vendetta può giustificare quello che hanno subito.
Cunegato…
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Cunegato, lasci finire. No, no. Consigliere Cunegato, consigliere Cunegato, lasci finire.
Prego.
Speaker : Morena MARTINI (Stefani Presidente)
Allora se il collega mi lasciava finire ho ripetuto che è una sensazione che ho avuto io e che spero non sia così e sono convinta che, naturalmente, non è così, ma come ha ripetuto molte volte che condanna ogni tipo di violenza, si è soffermato molte volte a descriverla. Ma, detto questo, io ringrazio i colleghi che hanno lavorato e tutti quelli che hanno lavorato in Commissione per questa legge. Ripeto, credo che sia un punto di partenza; un punto di partenza che possa svoltare, che possa dare un respiro nuovo a quella che è una lettura della storia che deve essere fatta a 360° dichiarandomi all’inizio del mio intervento, ma lo dichiaro anche adesso alla fine, che sono fortemente antifascista.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Martini.
Consigliere Baldan.
Speaker : Matteo BALDAN (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie. Grazie, Presidente. Allora, ammento che per me personalmente, ma anche per la comunità politica che rappresento e che rappresentiamo parlare di foibe, confine orientale, chiamatelo come volete, è sempre un argomento che mi tocca da vicino; mi tocca da vicino perché credo - e non posso dirlo, ovviamente, perché io quegli anni, quando li ho vissuti, non credo di appartenere, di fatto, a nessuna di quelle fazioni politiche - che poi politiche probabilmente nemmeno erano - di quegli anni, ma sono personalmente attaccato a queste vicende perché le foibe sono uno degli argomenti della storia più moderna della nostra storia che io non ho avuto la possibilità di imparare o di studiare a scuola… Ne sono venuto a conoscenza al di fuori della scuola, frequentando conferenze, incontri, ascoltando testimonianze al punto che quando io ascoltavo le testimonianze degli esuli, le prime volte, la domanda che spesso mi ponevo era: davvero è successo anche questo in quegli anni, e noi sappiamo poco o nulla? Davvero per tanti anni c’è stato, per diversi motivi, politici, di convenienza, geopolitici e internazionali, l’accettazione di buona parte dello Stato, di chi ha governato, l’accettazione di mettere questa cosa da parte?
Questa domanda, in un certo qual senso, me la sto ponendo anche oggi. Io non mi riferirò direttamente a nessuno degli interventi che ho sentito prima di me, perché non voglio cadere nella bagarre del “eh no, questo è fatto personale o quant’altro”. Però mi sento di dover dare perlomeno una visione diversa di quello che ho sentito dire, tanto le registrazioni si sentono, e chi vuole va a vedersi gli interventi che mi hanno preceduto e capisce tranquillamente a chi e a cosa mi riferisco.
Parto anche da un altro presupposto: qualche anno fa, l’allora Capogruppo di Fratelli d’Italia, il senatore, oggi, Raffaele Speranzon, presentava una mozione dove chiedeva al Consiglio regionale del Veneto, e poi ovviamente alla Giunta, di stoppare tutti quei finanziamenti a tutte quelle associazioni che si macchiavano di negazionismo o giustificazionismo del dramma delle foibe.
Io mi ricordo, perché io in quest’Aula non c’ero direttamente, fisicamente, ero dipendente del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia. Qui abbiamo anche il consigliere Enoch Soranzo, e io mi ricordo la bagarre che scaturì da quella risoluzione – scusate, se non erro era una risoluzione – perché anche in quel caso non ci fu il coraggio di una parte politica, che sedeva allora in quest’Aula, di dire: sì, fermamente ci sono associazioni, o comitati, o altro tipo di organizzazioni che effettivamente giustificano o negano in parte il dramma delle foibe.
Non ci fu il coraggio completo, perché ancora oggi (non è difficile cercarlo in quello che accade tutti i giorni) ogniqualvolta c’è il Giorno del ricordo, ogniqualvolta c’è un’occasione in cui ricordare questo dramma, gli invasati titini moderni che escono in piazza con le bandiere titine e fanno il gesto del pugno sulla fronte esistono ancora, e a condannare quei gesti spesso c’è soltanto una parte politica.
Ho sempre indistintamente e personalmente, come tutto il Partito che rappresento, condannato sempre la violenza a tutti gli affetti, e guardate che non è una cosa troppo difficile da fare, qui non si tratta di difendere o accusare qualcuno, qui si tratta di vedere la storia nella sua completezza, nello scenario più completo di quello che è successo, e, se è vero che effettivamente alcune cose vengono raccontate in un certo modo, è altrettanto vero che ancora oggi si fa fatica a parlare di quelle mamme che arrivarono in treno ad Ancona e poi a Bologna, che si videro versare il latte che era stato preparato per i loro bambini sulle rotaie, per non dargli il latte da Partiti e sigle sindacali di Sinistra, e questa non è un’invenzione, questo è un dato testimoniato, è un fatto realmente accaduto.
Quelli che allora versavano il latte sui binari, oggi sono quelli che vanno davanti ai monumenti per le vittime delle foibe, vandalizzandoli o scrivendo ingiurie sui nomi delle vittime delle foibe, scrivendo ingiurie sul nome di Norma Cossetto.
Norma Cossetto non è purtroppo l’unica vittima del dramma delle foibe, e anche se da una parte e dall’altra vogliamo il distinguo delle parti, ne è il simbolo, e questo non lo dico io, lo dice il Presidente Carlo Azeglio Ciampi, quando le conferisce nel scusate e quando conferisce la medaglia d’oro al merito; e non sono parole mie queste, Norma Cossetto, simbolo emblematico e drammatico delle sofferenze e dei patimenti inflitti agli italiani della Venezia Giulia Istria. Questo non l’ha detto un esponente del mio partito, non l’ha detto il Senatore Menia, promotore della Giornata del Ricordo, ma l’ha detto il Presidente Mattarella.
Quindi chi oggi tenta di aggrapparsi alla figura quasi fosse qualcosa di esclusivo di Norma Cossetto perché qualcuno qui vorrebbe parlare di Norma Cossetto come se fosse una strumentalizzazione al contrario, evidentemente non rispetta nemmeno le parole del Presidente della Repubblica ed è questa la cosa più grave che sta accadendo in quest’Aula, perché qui noi non stiamo giustificando nulla, ma è evidente che c’è qualcuno in quest’Aula che tenta di riavviare, per l’ennesima volta, la giustificazione rispetto a quello che è successo, c’è chi tenta di dire: Non va bene Norma Cossetto, perché Norma Cossetto è solo una delle vittime. Ma se abbiamo appena detto che lo Stato l’ha riconosciuta come il simbolo emblematico delle vittime delle foibe, della sofferenza che ha subito lei sul suo corpo, ma della sofferenza che hanno subito tutti coloro che hanno vissuto non solo il dramma delle foibe, ma anche l’esodo; dramma nel dramma. Ed è questa la cosa che io, onestamente, ritengo inaccettabile.
Allora chi sarebbe poi il male. Ho sentito qualcuno parlare di bene e di male. Chi sarebbe il male: sarebbe chi vuole continuare a lavorare su quella memoria o il male sono i partigiani titini? No, lo chiedo. Lo sto chiedendo e attendo anche risposta dopo, perché qualcuno parla di male; il male c’è stato da entrambi le parti, però io voglio sapere quando chi parla di male a cosa si riferisce a questo punto. E ancora, ho sentito personalmente interventi incoscienti, spericolati, antiumani in quest’Aula, al punto di arrivare vicino vicino a difendere quello che è successo, a giustificare quello che è successo.
Attenzione: io non sono uno di quelli che lo fanno a difesa soltanto di una memoria, ma lo faccio a difesa di tutte le memorie, perché io non ho problemi a fare i conti, ma non devo essere io a fare i conti, ma visto che si usa spesso questo termine, non ho nessun problema a fare i conti con la storia.
E ancora, se vogliamo parlare di questo termine della memoria condivisa. Qui oggi c’è chi con il suo intervento mette un sasso, un masso nel percorso della memoria condivisa, perché crede che sia necessario farlo solo da una parte, o magari qualche morto conta meno di qualcun altro, e questo non va bene. A tal punto che la retorica della strumentalizzazione colpisce, qualche mese fa… Mi dispiace non sia presente oggi, però tanto è ad onor di cronaca, quindi non c’è nessun attacco personale, basta fare una semplice ricerca in internet, ma sono sicuro che ne potremmo parlare, eventualmente, se la discussione proseguirà la prossima volta.
La retorica della strumentalizzazione colpisce anche il consigliere Montanariello, che lo scorso febbraio, mentre una scuola elementare o media di Chioggia cantava una canzone del ricordo, soltanto perché non era una delle solite canzoni che parlano di ricordo, parla di quella canzone come inno e canzone fascista. Quindi, secondo il consigliere Montanariello, ricordare la tragedia delle foibe ti etichetta automaticamente come fascista; perché quando si attacca una canzone che non può essere un inno fascista, perché è stata scritta 15-20 anni fa, quindi non può esserlo, non è figlia di quel momento della nostra storia nazionale, ma è figlia evidentemente del ricercare sempre l’argomento per attaccare qualcosa o qualcuno, tanto è vero che il Ministero dell’istruzione, in quel caso, si pronunciò, non io, Matteo Baldan, Consigliere regionale. Il Ministero dell’istruzione si pronunciò dicendo che era tutto regolare, che non c’era nessun inno, alcuna nessuna canzone fascista cantata dai bambini di questa scuola, in una città oltretutto in cui risiedono molti parenti di infoibati, molte famiglie di esuli, in una zona, come in tutta la Provincia di Venezia, come in tutto il Veneto più di altre parti, come in tutta la costiera adriatica, che ha subito anche il dramma di tutto quello che viene poi.
Dico una cosa per concludere il mio intervento. Al di là di quello che uscirà da questa discussione, al di là di tutta la discussione che c’è stata in Commissione, al di là dei diversi punti di vista, ritengo che comunque una mezza vittoria noi già oggi la portiamo in tasca non come Fratelli d’Italia, come società umana, come società del rispetto, quella di aver riportato in Aula l’argomento, il tema, ed è evidente che qui dentro questo argomento e questo tema a qualcuno fa male e da fastidio discuterlo.
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Innanzitutto scusate se prima sono intervenuto, però veramente, consigliera Martini, mettermi in bocca e dire "forse ha detto" è un’offesa nei miei confronti, perché ho detto mille volte che io condanno queste vittime, l l’ho detto mille volte, quindi anche quando Baldan dice la stessa cosa, dovete vergognarvi di mettermi in bocca delle parole che mi danno della persona disumana, perché io queste cose non le ho mai dette, e ho detto che va condannata ogni vittima gratuita della storia, tutte, comprese queste.
Se dobbiamo fare un lavoro sul complesso fronte orientale, lo facciamo, ma lo facciamo raccontando tutte le vittime, non è più un’operazione di memoria, è un’altra operazione, Lovat ha detto "ricostruire un nuovo nazionalismo". È questo il punto, cioè il punto è che nessuno mette in dubbio la disumanità, la brutalità, la condanna, e prima Trevisi e ha fatto un elenco della violenza, che va tutta, tutta, tutta, tutta, ovviamente condannata. Il punto è che bisogna vedere qual è la lezione del rivisionismo storico che nasce da una certa operazione culturale, perché chi fa queste cose qua fa parte del partito di una che si chiama Donazzan che è andata a festeggiare il 25 aprile, ricordando dei nazisti. Cioè il 25 aprile, l’Assessore alla scuola del Veneto, cioè l’Assessore della scuola del Veneto nel giorno in cui si dovrebbe, tutti insieme, da una parte e l’altra dell’Aula, ricordare la liberazione dal nazifascismo, questa signora è andata a ricordare dei nazisti ed è del vostro partito, lo stesso partito che adesso porta questo progetto di legge.
Quando l’hanno intervistata ha risposto: Bisogna celebrare tutti i connazionali che hanno combattuto durante la guerra civile del ’43, nell’ottica di una pacificazione. Io voglio ricordare chi ha combattuto per il bene della Patria e chi è per la libertà.
Ecco, è proprio questo il punto che ritorna anche nelle parole della Martini. Condanno da una parte, condanno dall’altra, perché il punto non è, come dire, sul fatto che ognuno di noi, essendo una persona umana e io credo che lo siamo tutti, prova orrore di fronte alla violenza e la condanna tutta; il punto è proprio questo. Cioè dire che stare dalla parte dell’altra della storia non è la stessa cosa ed è questo che manca in questi passaggi. Manca, quando un Assessore regionale va a ricordare i nazisti, quando dovrebbe ricordare i partigiani; manca quando viene fatta una mozione qua dentro, lo ricordavo prima, ma lo ripeto, perché questo è il punto, una mozione di quest’Aula che invita a diffondere nelle scuole un film che dice che questo è il messaggio che manda quel film lì, non che la violenza contro Norma Cossetto sia esecrabile e condannabile da parte di tutti. Nessuno è contro questa cosa qua. Ma dice e così li rappresenta che i fascisti sono buoni, sono intelligenti, i fascisti sono brutti, son tutti stupidi, son tutti dei criminali e che i nazisti sono buoni.
Arrivano i nazisti e quando arrivano i nazisti ci liberano dai brutti partigiani.
Prima Baldan ricordava la legge a firma Speranzon, sempre voi siete, nel 2021 - quella mozione - in questa mozione si scrivono cose false, intanto si parla di 12.000 morti, per fortuna vi siete accorti anche voi che tutta la ricerca storica parla di 4.508, ma si parla di pulizia etnica, quando invece tutta la ricerca storica racconta che lì ci fu una drammatica vendetta politica.
Poi, il punto è questo: chi stabilisce chi è negazionista? Perché questo tipo di legge andava contro le ricostruzioni degli storici, ma anche degli storici più preparati, Raoul Pupo e tutti quegli storici che dicevano semplicemente quello che abbiamo detto noi oggi, che la storia è complessa e va raccontata tutta. Questo è il punto: la storia è complessa e va raccontata tutta, se no non è memoria, ma è politica della memoria.
Abbiamo presentato allora degli emendamenti: questi emendamenti dicono questo, non dicono che siamo contrari a un lavoro sulle scuole per ricostruire il dramma del complesso fronte orientale, ma dicono, e se siete pronti ne discutiamo insieme, che quel fronte orientale va raccontato tutto, che tutta la storia va raccontata, non solo il pezzetto che compare sulla legge.
Ancora una volta c’è un atteggiamento propositivo: è qua che voi dimostrate se quel che vi interessa è una ricostruzione generale, per cui anche gli altri soggetti che raccontano devono essere degli storici preparati; oppure se vi interessa, in qualche modo, sulla scia della Donazzan, e poi di queste mozioni che avete fatto, semplicemente ribaltare la storia per come è stata raccontata finora. Quindi, dimostrateci se avete voglia di mettere mano a questa legge, per trasformare una legge che dà conto della complessità di quella vicenda, o se vi interessa solo raccontarne una parte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Borgia.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
È la prima volta, sinceramente, che davvero non so da dove partire. Non so da dove partire perché ci sono tante cose da dire, e soprattutto, sarebbero da contestare punto su punto, alcune questioni che sono state poste dai colleghi e dal collega Cunegato che vedo che sta andando via… Sì, sì, sta andando via.
Speaker : PRESIDENTE
Prosegua, consigliere Borgia.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Se posso.
Dobbiamo partire da un presupposto, perché forse qualcuno se lo dimentica, lo ha detto Trevisi, a 57 anni e non conosceva la storia di Norma.
Io sono nato nel 1986, nel Garzanti nel 1986 sotto foiba c’era scritto "intersezione carsica", perché per un lungo tratto della storia repubblicana questa pagina della storia, che non colpisce fascisti, ma colpisce italiani, istro veneti, veneti di origine, è stata oscurata, volutamente oscurata.
Se non bastasse questo, quando qualcuno, dopo una lunga battaglia, nel 2004 è riuscito a fare una legge per riconoscere la Giornata del ricordo, siamo partiti con gli storici negazionisti (Scotti, Kersevan, li conoscete a memoria) e quello che più mi fa rimanere basito è l’intervento del collega Cunegato, perché a parole dice che tutte le vittime innocenti sono ovviamente da ricordare, però plasticamente non parla mai di cosa ha fatto l’esercito di Tito, dei partigiani titini e, soprattutto, non ricorda nulla di quello che è accaduto non solo prima, ma anche poi, perché quando dice di parlare della storia, e si parla di tutta la storia, si deve parlare di tutto quello che è successo, nel momento in cui si parla di clima è una giustificazione in termini, perché in questa legge ditemi cosa c’è che viene omesso o giustificato da parte di una parte politica.
Non è un libro di storia, non possiamo fare una relazione di 300 pagine in cui raccontiamo tutti gli accadimenti e proviamo a giustificare, definendo "il clima era..:", perché questo si sta facendo. Guardate, io sono il primo che con gli esponenti del mio Partito che organizzano, durante la Giornata del ricordo, delle iniziative di Partito vado in escandescenza perché questa tragedia è una tragedia che deve abbracciare tutti gli italiani, soprattutto noi veneti, perché quello era un territorio della Serenissima, benedetto Morosin e benedetto Lovat, lo dobbiamo ricordare, una tradizione millenaria. Sono stato due settimane fa, l’ultima volta due settimane fa, con l’amico Adriano Martignago, dove ho trovato, tra l’altro, l’ex collega Pettenò in Istria: parlano veneto. Parlano veneto. A Montona parlano veneto. Istro-veneto. Fanno parte della nostra storia, della nostra cultura. Lì c’è stato un disegno politico di pulizia etnica, no di uccisioni di fascisti, di figli di fascisti, di nonni fascisti; lì hanno voluto estirpare la nostra storia, la nostra cultura, la nostra gente. Questo dobbiamo dire. Non può essere ancora oggi, nel 2026, non può essere una contrapposizione politica tra destra e sinistra. Non può essere questo. È qualcosa di vergognoso, ma lo dico per tutti. Per tutti. Perché noi abbiamo solo voluto dare rango legislativo alla Giornata del Ricordo in Regione del Veneto e voglio ringraziare il nostro Consigliere regionale e Presidente della Commissione, Soranzo, che ha avuto questa idea perché era giusto; era giusto riconoscere a quelle persone, a quelle vittime, anche a chi è scappato e ha dovuto lasciare tutto, a veneti a Istro-veneti che abbiamo accolto nelle nostre città perché, vedete, io ho conosciuto la tragedia delle foibe non in una sede di partito, a casa del papà di un mio caro amico, il dottor Verbano, che mi raccontava, in lacrime, cosa era accaduto in quelle terre, e non era fascista. È questo che noi dobbiamo capire. Questa è una tragedia italiana. È una tragedia veneta e noi da veneti da rappresentanti delle Istituzioni venete dobbiamo fare tutto quello che è necessario fare per ricordare questa tragedia.
Allora io devo dire una cosa, perché ho cercato di non scendere, di non trascendere nelle questioni politiche però è più forte di me, perché dire in un emendamento che la figura di Norma Cossetto, e la sua figura, tuttavia, è stata nel tempo, al centro di letture differenti, e di un acceso confronto storiografico e politico, soprattutto per quanto riguarda la sua assunzione quale simbolo rappresentativo dell’intera vicenda delle foibe, è qualcosa di disumano, è qualcosa di inammissibile!
Avete scritto nero su bianco che la figura di Norma Cossetto è una figura… Ci sono alcuni testi che riportano che la sua storia è torbida, questo c’è scritto. Vi leggo quanto è torbida la storia di Norma Cossetto, probabilmente, perché probabilmente qualcuno avrà pensato, non so se in quest’Aula o da altre parti, che visto che era figlia di un fascista, forse se l’è cercata.
Voglio sapere quanti in famiglia hanno avuto un fascista, perché in quegli anni, vi ricordo che nella maggior parte dei casi, perché era una dittatura, quasi tutti abbiamo avuto dei fascisti in casa, nelle famiglie. Quindi era giustificato che qualcuno prendesse la vita per questo? È giusto? “Ancora adesso, la notte ho gli incubi, al ricordo di come l’abbiamo trovata: mani legate dietro la schiena, tutto aperto nel seno il golfino di lana tirolese comperatoci dal papà, la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra l’addome, solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se avesse dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente, sono convinta l’abbiano gittata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinato e mi ha detto: signorina, non le dico il mio nome, ma io, quel pomeriggio della mia casa, che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella, legata ad un tavolo, e delle belve abusare di lei. Alla sera, poi, ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto far niente perché avevo paura anch’io”: queste sono le parole di Licia Cossetto, sorella di Norma.
E allora, vedete, quando leggo un emendamento del genere, penso che siate voi che non siete pronti ad una memoria condivisa, perché io i conti con la mia storia politica e con la storia politica in generale di questo Paese, li ho già fatti da tempo. E le devo dire, consigliere Trevisi, che mi sono meravigliato e profondamente amareggiato di aver visto solo ed esclusivamente la sua firma a questo emendamento.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Del Bianco.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Io avevo impostato il mio intervento in una certa chiave e non ho ravvisato francamente nella discussione che si è generata in quest’Aula i motivi di una così forte veemenza dei consiglieri Baldan e Borgia, perché non mi pare che nessuno abbia posto le questioni nei termini in cui loro hanno voluto intendere le loro risposte.
La cosa che vorrei ribadire prende le mosse dall’intervento del consigliere Lovat, che dice una cosa che io condivido perfettamente: dice che dovremmo pretendere dalla memoria la verità della storia. Io mi chiedo e vi chiedo, visti questi ultimi interventi che abbiamo sentito, stiamo davvero pretendendo dalla memoria la verità della storia?
Consigliere Borgia, io mi onoro di essere amico di alcuni storici per nulla negazionisti, anzi considerati tra i più importanti storici italiani, uno di questi, che è forse il principale storico della memoria, insegna proprio in un’Università veneta, si chiama Filippo Focardi, ha scritto moltissimo sulla costruzione politica della memoria ed è arrivato a una conclusione che, sul piano storico, è evidente: non esiste in Italia e nemmeno in Europa, per la verità, una cosiddetta memoria condivisa.
Non è questo il tema, perché è inevitabile che le memorie siano sempre in qualche modo conflittuali. Il punto è se noi, con la nostra azione, vogliamo alimentare il conflitto o fare un’azione di carattere, quella che diceva il consigliere Lovat, per cercare la verità della storia.
Nelle leggi che facciamo noi non facciamo, ovviamente, testi di storia, ma diamo un significato, un’impronta istituzionale al messaggio anche storico che vogliamo dare.
In questo senso, credo che su questo ragionamento ci sarebbero molti minuti da spendere, però non voglio cedere alla tentazione di dare risposte semplici a fenomeni che sono enormemente complessi. Allora proprio perché vogliamo cercare di dare sul serio un’impronta non divisiva a questo testo di legge, noi abbiamo proposto, con alcuni emendamenti, quello che noi riteniamo essere un miglioramento del testo e che possano andare nella direzione di costruire esattamente quello che in parte anche il consigliere Lovat diceva all’inizio.
Questo lo facciamo intervenendo esattamente sul disegno di legge. Quindi io voglio riportare la discussione su quel tema e su quel percorso. Al di là di quello che ha detto - e che io sottoscrivo sinceramente - il consigliere Trevisi, che nulla ha di offensivo rispetto a Norma Cossetto, nulla; perché basta riascoltare quell’intervento e credo che una reazione come quella che abbiamo sentito prima è evidentemente provocatoria, credo che sia necessario portare esattamente questo ragionamento. Allora, se vogliamo davvero fare un’operazione di verità della storia noi non possiamo, francamente, considerare le foibe o l’epoca delle foibe, il momento delle foibe un sistema a sé. Noi purtroppo questo stiamo scrivendo in legge. Basta leggere la relazione. Si parla espressamente del periodo che va dal ’43, di fatto, agli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale. È per questo, per esempio, siamo intervenuti con degli emendamenti sul testo scrivendo che tutte le tematiche che nascono dagli enormi conflitti sul cosiddetto confine orientale non nascono, ovviamente, solo in quegli anni. Per me sarebbe fin troppo facile riportare, di citare la famosa circolare 3C di Mario Roatta, ma nascono addirittura prima, per questo noi abbiamo detto che quel contesto nasce in un momento delicatissimo di quella fase lì, che è quello della crisi e della fine degli imperi dove dalla crisi degli imperi nascono esattamente i forti nazionalismi e non è un caso che la Prima guerra mondiale scoppi lì, e non è un caso che tutto ciò che succede in quell’ambito di territorio ha una portata mondiale in quegli anni. Allora è per questo che noi, con un altro emendamento - e ringrazio il consigliere Cunegato, in qualità di correlatore, di averli presentati, abbiamo allargato il campo delle indagini, ma soprattutto abbiamo voluto anche fare un’altra cosa: Se vogliamo fare veramente un’operazione di verità storica anche di tentativo di condivisione di memorie che sono inevitabilmente conflittuali.
Noi però non possiamo affidarci in questo a dei portatori di interessi specifici di un certo tipo di memoria, e questo lo dico col massimo rispetto, ribadisco, col massimo rispetto, per tutte le associazioni che riguardano questo campo.
Ma se noi in qualche modo diciamo, come diciamo all’articolo 4, sulla lettera c) che la Regione supporta la realizzazione di progetti promosse dalle associazioni degli esuli friulani, fiumani e dalmati, a me va benissimo. Ma diciamo una cosa: oltre a dire questo, ribaltiamo il campo, facciamo sì che la Regione supporti, e dice nella versione originale “eventi promossi da associazioni di esuli friulani, istriani e dalmati, anche in collaborazione con enti e università, eccetera”, diciamo il contrario, ribaltiamo il campo, diamo tra virgolette l’appalto della costruzione storica a chi fa la costruzione storica, che non sono le associazioni degli esuli friulani, ma sono esattamente gli enti, le Università e gli istituti di ricerca.
Noi quindi quello che vi proponiamo è di riguardare la questione e di dire che la Regione supporta eventi e manifestazioni e altro promossi dalle Università, dagli enti, anche in collaborazione con le associazioni istriane, friulane, eccetera. Questa può sembrare una banalità, ma secondo me è una questione molto importante, perché pone al centro la questione della ricerca e del tentativo di andare oltre le contrapposizioni, se vogliamo definirle così, che anche oggi in qualche modo abbiamo sentito. Andare oltre le contrapposizioni non significa verosimilmente arrivare a una cosiddetta memoria condivisa, ma significa continuare nello studio di un contesto storico che è particolarmente forte e particolarmente problematico.
È evidente che noi non risolveremo mai l’indagine e la complessità di quel periodo, di quel momento, se lo limitiamo ai suoi anni centrali.
Su questo ne scrivono tutti, non c’è nessuno storico negazionista. Io mi riferisco, per esempio, forse al più importante storico che si è occupato di questa questione, che non è nemmeno di estrazione politica marxista, per dirla così, che è Raoul Pupo, che viene fuori dalla tradizione cattolica, perché è unanimemente riconosciuto come il più grande storico del confine orientale, non c’è alcun dubbio in questo, e io vi propongo già di chiamarlo nella prossime riunioni, dato che in legge si parla anche di valorizzare la Giornata attraverso il ruolo della Commissione, vi propongo questo nome, per esempio, perché sarà molto efficace di me, spiegherà lui perché la complessità di quel momento va analizzata in una chiave storico, in una chiave di contesto temporale molto più ampia dei limiti che vogliamo circoscrivere con questa proposta di legge.
In questo senso gli emendamenti che abbiamo presentato, cari colleghi - e chiudo - non vanno visti come una sfida, vanno visti come un tentativo di trovare un dialogo vero su una questione, che è inevitabilmente parte di una questione che porta con sé una memoria che non può essere in tutto condivisa, e questo non lo dico io, ma lo dicono anche in questo caso i grandi storici della memoria.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere.
Consigliere Trevisi, penso per fatto personale.
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Più che altro mi dispiace far andare a casa amareggiato il consigliere Borgia, però, siccome so che il mio emendamento sparisce perché sono stati poi presentati ulteriori emendamenti, ci tengo a leggerlo bene, perché mi piace essere chiaro, al di là del fatto che sono assolutamente d’accordo con lei che siamo sempre tutti italiani, ma questo bisogna ricordare che siamo tutti italiani antifascisti anche ogni 25 aprile, però, al di là di questo, la frase dice "la proposta non intende in alcun modo mettere in discussione la tragicità della vicenda personale di Norma Cossetto, né il riconoscimento che le è stato tributato dalle Istituzioni della Repubblica", premessa.
"La sua figura, tuttavia, è stata nel tempo - non da me, è oggettivo, consigliere Borgia, se mi fa parlare, io l’ho fatta parlare quando mi ha citato – basta fare quello che fanno tutti i giovani studenti, che vanno in rete e vanno a vedere, ogni volta che purtroppo - dico purtroppo - c’è stata un’intitolazione o qualche altra cosa, ci sono state manifestazioni contrapposte, quindi era proprio questo che non volevo che succedesse.
Continuo a dire "tuttavia, la figura è stata nel tempo al centro di letture differenti - non mie - e di un acceso confronto storiografico e politico, soprattutto per quanto riguarda la sua assunzione..." vuole intervenire?
Speaker : PRESIDENTE
Prosegua, consigliere Trevisi. Vi prego di non interrompere.
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Pare che il mio audio non arrivi ad alcuni. "Soprattutto per quanto riguarda la sua assunzione quale simbolo rappresentativo dell’intera vicenda delle foibe, anche le numerose controversie sorte in occasione di intitolazione di spazi pubblici testimonia come il suo nome continua ad essere percepito nel dibattito pubblico come elemento potenzialmente divisivo.
Quindi la premessa era quello. Quello che è successo, che poi siano negazionisti, come suggeriscono da casa, o siano persone che sbagliano ci sta; fatto sta che oggettivamente questo succede. Quindi la mia era una proposta per far sì che nelle scuole si potesse al di là andare delle famose divisioni che invece mi pare che qui in quest’Aula continuano tranquillamente ad esserci. Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Rigo.
Speaker : Filippo RIGO (Lega-Liga Veneta)
No, solo per puntualizzare, visto che mi ha richiamato il collega che, giustamente, perché l’ho interrotto, ma questo emendamento, cioè quanto lui legge francamente è riconducibile a un negazionismo verso la figura di Norma Cossetto. È riconducibile a un dibattito che è stato nel tempo alterato perché questa figura è stata riconosciuta, purtroppo, con molti anni di ritardo per tutto quello che è già stato detto dai colleghi; per cui andare a rivangare questo io non credo che vada nella giusta direzione e non credo che vada nello spirito di questa legge che io credo che sia assolutamente condivisibile. Poi, in un testo di legge se vogliamo mettere 100 pagine di storia, io non l’ho mai visto fare. Su questa storia forse ce ne sarebbero 1.000 da scrivere, per cui a me sembra particolare che si vada a evidenziare delle diverse teorie verso una figura che è stata riconosciuta dalle Istituzioni tutte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Rigo.
Consigliere Borgia.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Consigliere Trevisi, sono amareggiato, ma in un certo senso la devo giustificare, perché lei, nella premessa che ha fatto, ha detto che non la conosceva, che in 57 anni di vita non ha mai avuto modo di conoscere la sua storia. I suoi colleghi, immagino, però la storia la conoscano, quelli che hanno firmato ed è qui l’elemento, come dire, veramente paradossale; cioè definire Norma Cossetto, che oggi è un simbolo, cioè oggi non è il simbolo di una parte politica, vorrei che questo fosse chiaro, ma è il simbolo di una tragedia.
Se qualcuno definisce la tragedia in base a quanti morti, più o meno, perché se ci sono più morti la tragedia vale di più… Eh sì, perché se hai detto 4.500 invece che 12.000… Intervieni pure, non c’è problema.
Il tema è che nel momento in cui si scrive nero su bianco, riferendosi a Norma Cossetto come elemento potenzialmente divisivo, questa è la medesima cazzata…
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Borgia, la invito a parlare in modo rispettoso.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Qualche tempo fa. Così è, bisogna dirlo.
È stata la medesima cavolata, lo stesso scivolone. Allo stesso modo, chi definisce una vittima di femminicidio come divisiva, vuol dire che o non ha capito la storia, o non la conosce, e in questo caso gliene do atto, o se la conosce e scrive, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va.
Ribadisco che questa non è una tragedia di parte. Quando parliamo del 1943 è perché hanno cominciato a fare i rastrellamenti, e hanno cominciato a buttare la gente viva nelle foibe, da quel periodo storico. Dopodiché, vogliamo fare un trattato su tutto il clima, quello che è successo, vogliamo…? Questo sarà compito degli insegnanti, che ai ragazzi finalmente faranno conoscere la storia delle foibe, storia che io, che sono dell’86, e il collega Trevisi, che è un po’ più grande di me, non abbiamo potuto avere l’opportunità di conoscere. Questo lo possiamo dire, o anche questo è di parte?
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Io non accetto che mi si attribuiscano delle frasi, delle proposizioni che non ho mai detto. Così, come prima non ho accettato quanto diceva la consigliera Martini, per cui io giustificherei queste vittime, cosa che non ho mai detto, ma ho detto esattamente il contrario, io non ho mai detto che c’è una tragedia solo da una parte. Io non ho mai detto questo. O ascoltate e capite quello che diciamo, perché io ho fatto una ricostruzione storica e ho detto una cosa molto semplice, che se si vuole affrontare una strada, si racconta tutto, ì non ho mai detto che non è una tragedia che ci siano 5.000 morti, ho detto che, se si raccontano questi 5.000 morti, bisogna raccontarli dentro una storia complessa e più ampia, e questo vi chiediamo nell’emendamento.
Se voi non volete accettare questo, siete voi che siete di parte, perché è chiaro che se volete raccontare questo evento senza inserirlo in un contesto, facendolo raccontare a delle associazioni, che, come diceva prima giustamente il consigliere Del Bianco sono associazioni emotivamente coinvolte, che hanno diritto di esistere, ma questa cosa va fatta raccontare da uno storico.
Dopodiché, che ci sia qualcuno che non sappia delle parti della storia...
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Cunegato, prosegua.
Chiedo ai consiglieri di far parlare il consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Qualcuno non saprà cos’è l’8 settembre, non è colpa degli insegnanti, è chiaro? Le foibe sono su tutti i libri di storia e le raccontiamo, da quando insegno non interloquite.
Speaker : PRESIDENTE
Non interloquite! Consigliere Borgia, per piacere!
Consigliere Cunegato, prosegua il suo intervento e non interloquisca.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Dopo fascismo, nazismo e Seconda Guerra mondiale, ci sono le foibe, vai a prendere i libri di testo! Vengono raccontate non come un evento che casca dal cielo, e noi chiediamo questo, se vi va, facciamo storia, altrimenti fate un giochetto di parte, e dopo - lo dico per l’ultima volta - spero che come prima, essendo Rigo maestro nel mettere in bocca parole che non abbiamo mai detto, non si dicano cose che abbiamo sentito, cioè che non c’è il riconoscimento della tragedia, che si giustificano queste robe, perché è esattamente il contrario di quello che abbiamo detto.
Abbiamo detto che è una tragedia che non ì va giustificata, che è una violenza, che però va raccontata nella sua complessità. Se ì voi invece non volete raccontare questa complessità, con tutti gli storici che conoscono la storia e quindi ì la raccontano nella complessità, è ovvio che avete la coda di paglia.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Come da lavori, visto che non ci sono più interventi, dichiaro chiusa la discussione.
È stato presentato un emendamento a firma Cunegato.
La discussione è chiusa, però chi ha da fare subemendamenti ha 10 minuti di tempo per valutarlo ed eventualmente segnalare il subemendamento.
La discussione riprende con la prossima seduta il 29.
