Regione del Veneto

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CONTATTACI
Speaker : PRESIDENTE
Cominciamo la seduta. Colleghi, accomodatevi.
Punto n. 1 “Approvazione dei verbali delle sedute precedenti”.
Se nessun Consigliere chiede di fare osservazioni, si intende approvato il processo verbale della 27a, 28a e 29a Seduta pubblica di lunedì 7, martedì 8 e martedì 15 settembre 2026.
Se non ci sono osservazioni in particolare, i verbali si danno per approvati.
Punto n. 2 “Comunicazioni”.
Hanno comunicato congedo i consiglieri Carlo Cunegato, Marcato, Luca Zaia e Alberto Stefani.
Iniziamo il periodo temporale legato alle interrogazioni.
Viene dato per letto l’elenco delle interrogazioni e delle interpellanze allegato all’ordine del giorno e pubblicato sul sito istituzionale della Regione.
Punto n. 4 “Risposte della Giunta regionale alle interrogazioni e interpellanze”.
Do atto che le interrogazioni nn. 62 e 68 sono rinviate per richiesta del primo firmatario Cunegato.
Iniziamo con la prima interrogazione a risposta immediata, la n. 48 del consigliere Montanariello sulla cessione di Venezia terminal passeggeri.
Do atto che è pronta la risposta. L’assessore Giacinti sarebbe pronto anche alla replica, però non essendoci il consigliere Montanariello, ovviamente, non diamo seguito alla interrogazione.
Procediamo con la prossima: 82, consigliere Szumski: “Garantire la continuità assistenziale a circa 1800 pazienti a seguito della cessazione dell’incarico di un medico di medicina generale e fare chiarezza sulla gestione della vicenda da parte di Azienda Zero e Azienda ULSS 2.
Quindi due minuti di illustrazione, Consigliere. Poi risponde, per conto dell’assessore Gerosa, l’assessore Roma, credo.
Grazie, Prego a lei,
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie. Si tratta di una situazione che è dell’ULSS 2, in cui dal gennaio del 2019 un medico presentava una domanda di inserimento nella graduatoria regionale per la medicina generale, dichiarando che il diploma di formazione specifica era stato conseguito all’estero e in attesa di riconoscimento. Nonostante tale circostanza, nel luglio 2019 Azienda Zero gli conferiva un incarico in una zona carente di assistenza primaria, che il professionista ha svolto questo ininterrottamente fino al 2026 con 1.800 persone e anche con - questo non c’entra - noto gradimento, perché, insomma, un’attività svolta con molta umanità e disponibilità. Nel territorio, inoltre, c’è una carenza, ovviamente, di medici di medicina generale che si sta allargando.
Per queste vicende, risalenti al 2019, gli viene revocata ora la convenzione, nonostante firme degli assistiti che lo volevano, diciamo, soddisfatti del suo andamento.
Quindi, chiediamo molto specificatamente, se ci siano iniziative per garantire la continuità che, immagino, siano state nel frattempo prese e anche spiegando nella vicenda l’interruzione del servizio, perché se li è stato dal 2019 al 2026 qualcosina ci risulta poco chiaro se ci sono eventuali responsabilità oppure decisioni prese, diciamo, in situazioni emergenziali, ma senza una certa determinazione a capo, quindi vorremmo capire da questo punto di vista quali siano anche le responsabilità delle assunzioni di decisioni prese. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Risponde l’assessore Roma per conto dell’assessore Gerosa.
Prego.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Grazie, Presidente. L’azienda di afferenza territoriale ULSS 2 contattata in data 5 settembre 2026, ha rappresentato quanto segue: Con deliberazione del Direttore Generale, la 1645 del 22 agosto 2019, l’ULSS 2 ha conferito al professionista di cui trattasi, assegnatario di zona carente, giusta deliberazione di Azienda Zero n. 328 del 12 luglio 2019, l’incarico di medico di medicina generale per l’Ambito territoriale comprendente i Comuni di Pieve di Soligo, Refrontolo, Follina, Miane, Farra di Soligo, Moriago della Battaglia e Sernaglia della Battaglia, con vincolo di apertura nell’ambito del Comune di Pieve di Soligo. Il medico ha avviato l’attività convenzionale in data 21 ottobre 2019.
Con nota protocollo n. 35229 del 28 dicembre 2021, Azienda Zero ha trasmesso all’ULSS 2 la deliberazione n. 915 del 24 dicembre 2021, con la quale ha preso atto, a seguito di approfondimenti istruttori avviati dai competenti uffici, del provvedimento del Ministero della salute di diniego del riconoscimento del titolo di medico di medicina generale conseguito in Romania, tra gli altri, dal professionista; ha preso atto del conseguente difetto del requisito previsto dal decreto legislativo n. 368 del 1999 al fine dell’esercizio in Italia delle attività di medico di medicina generale, ossia diploma o titolo equipollente conseguito all’estero riconosciuto in Italia; ha disposto di modificare le determinazioni assunte con deliberazione del direttore generale n. 328 del 12 luglio 2019, relativamente al suddetto medico, informando l’azienda, per le ulteriori determinazioni conseguenti, in merito al rapporto convenzionale in essere con lo stesso.
Conseguentemente, con deliberazione del direttore generale n. 980 del 20 maggio 2022 e n. 2115 dell’8 novembre 2023, l’ULSS 2, prendendo atto della precitata deliberazione di Azienda Zero, ha disposto la sospensione dall’incarico convenzionale a tempo indeterminato, conferendo contestualmente al medico un incarico provvisorio ai sensi dell’articolo 37 dell’accordo collettivo nazionale di categoria, per il quale non è richiesto il possesso del diploma o titolo estero equipollente riconosciuto in Italia.
Il professionista, quindi, ha operato fino al 23 agosto 2026 con un incarico provvisorio, con denominazione di cui agli ultimi accordi collettivi del contratto collettivo nazionale, ora denominato a tempo determinato, ai sensi anche dell’articolo 37, ha durata fino a 12 mesi e cessa alla data di scadenza o di inserimento del titolare.
Bandite le zone carenti, in base alla graduatoria, con deliberazione n. 379 del 15 giugno 2026, Azienda Zero ha in seguito approvato le assegnazioni degli incarichi vacanti di medico del ruolo unico di assistenza primaria ai medici titolari tra i quali, per l’ambito territoriale di interesse, ad una dottoressa che ha comunicato l’avvio delle attività in data 24 agosto 2026. Pertanto, contestualmente, è cessato l’incarico a tempo determinato del medico.
Tutti gli assistiti hanno potuto trovare collocazione presso la dottoressa citata. Nessun assistito è rimasto privo di medico, anzi l’azienda si è adoperata per agevolare l’iscrizione con il nuovo medico, né vi è stata alcuna interruzione di pubblico servizio, essendo l’avvicendamento dei medici avvenuto senza soluzione di continuità. A tutti è stata quindi garantita la continuità assistenziale.
L’azienda, infine, ha rilevato che in un contesto storico di generale grave carenza di medici, nell’ambito territoriale di cui trattasi, a fronte della cessazione di tre medici, ci sia stato l’inserimento di ben quattro medici titolari di convenzione.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Prego, per la replica, collega Szumski.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Rimango un po’ basito per i quattro anni tra le assunzioni del 2019 e il 2023 per gli accertamenti: se questa sia velocità, non siamo presi bene. Quindi, siamo contenti che ci sia stata la surroga e che gli assistiti non siano rimasti senza. Sottolineo, però, che nel frattempo il medico ha acquisito le competenze necessarie, e adesso è andato in carenza, a lavorare in Friuli, visto che ci sono.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Passiamo all’interrogazione n. 84, sempre del consigliere Montanariello, che non c’è. Il Vicepresidente, tra l’altro, era pronto alla risposta.
Quindi, passiamo a quella ulteriore, la n. 39, Ostanel “Crisi Electrolux e rischio di ulteriore indebolimento del sistema manifatturiero”.
Due minuti per l’illustrazione, poi risponde l’assessore Bitonci.
Grazie.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Questa è un’interrogazione che abbiamo presentato assieme ai colleghi della minoranza il 13 maggio 2026, quindi non mi soffermerò a illustrarla, perché anche solo se leggessi questa interrogazione, sarebbe assolutamente sorpassata dai tempi, da quello che è successo.
Chiedo subito all’assessore Bitonci di arrivare alla risposta, e poi commenterò, e chiedo davvero che quando ci sono delle interrogazioni su temi così importanti e urgenti, perché io credo che i Consiglieri presenti in quest’Aula debbano avere le risposte in tempo, in particolare quando si tratta di crisi che portano persone a perdere il loro lavoro, per sapere pubblicamente non solo attraverso i mezzi stampa, quello che la Regione sta facendo o ha fatto rispetto a una crisi aziendale importantissima, come quella di Electrolux.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera. Condivido, però poi bisogna essere anche in Aula per le risposte. Prego.
Speaker : Ass.re Massimo BITONCI
Intanto, grazie, Presidente, grazie Consigliera, per l’interrogazione.
Electrolux Group è un gruppo industriale svedese, leader globale nel settore della produzione di elettrodomestici. Conta circa 39.000 dipendenti in tutto il mondo e in Italia, ed è presente dal 1984 con Electrolux Italia, società che occupa 4.500 dipendenti, di cui 1.200 lavoratori che sono impiegati qui a Susegana, Treviso.
Il gruppo sta affrontando una crisi industriale e finanziaria causata dalla debolezza della domanda di elettrodomestici, da un aumento dei costi di produzione e dalla concorrenza dei produttori asiatici. Per tale ragione ho avviato un piano di ristrutturazione europeo, che ha interessato anche la divisione italiana, per la quale sono stati previsti, tra l’altro, 1.700 esuberi e la riduzione della produzione con il dimezzamento dei volumi produttivi. A fronte dell’annuncio di tale piano da parte della società, la Regione Veneto si è immediatamente attivata con le proprie strutture tecniche, interloquendo con i vertici dell’azienda, per comprendere la situazione e spingere verso soluzioni alternative agli esuberi, anche con un incontro che ho convocato io personalmente assieme alla Regione Friuli-Venezia Giulia, con le parti sindacali e, ovviamente, anche le associazioni di categoria.
Il 19 maggio 2026 si è tenuto un primo incontro convocato al MIMIT, insieme a tutte le Regioni interessate dal piano di organizzazione, al fine di individuare una linea comune in vista del tavolo convocato sempre dal Ministero delle imprese e del made in Italy successivo, del 25 maggio 2026. In un ulteriore tavolo nazionale, il 15 giugno 2026, nel corso del quale Electrolux ha accettato la richiesta ministeriale di non dar seguito alle azioni unilaterali annunciate, è stata condivisa la necessità di riconoscere il settore del bianco come un settore strategico a livello europeo.
Parallelamente...
Speaker : PRESIDENTE
Scusi, Assessore.
Consigliere Valdegamberi, per favore, si sente molto la voce. È un tema delicato. Grazie.
Speaker : Ass.re Massimo BITONCI
È delicato e importante, e non solo per il Veneto.
Parallelamente agli incontri in sede ministeriale, l’Assessore regionale allo sviluppo economico ‒ il sottoscritto ‒ ha incontrato le associazioni datoriali e sindacali regionali delle diverse tipologie di fornitori e distributori interessati, per un allargamento dell’interlocuzione all’intera filiera territoriale dell’elettrodomestico, per delineare un’ottica di filiera e le dimensioni effettive del problema economico e sociale e, nel contempo, valutare istanze e azioni coordinate di ampio respiro.
Gli esiti dell’incontro sono stati, poi, portati al tavolo ministeriale, cui ho partecipato. Il 21 luglio 2026 si è tenuto un ulteriore incontro presso il MIMIT, nel corso del quale Electrolux si è dimostrata disponibile a rivedere le strategie annunciate. Il prossimo incontro al MIMIT è fissato nei primi giorni di ottobre 2026, in previsione del quale procedono anche in sede ministeriale i colloqui e le verifiche di approfondimento tra i soggetti a vario titolo coinvolti nella vertenza.
Io ho fatto predisporre anche un’integrazione aggiornata ad oggi. Il 21 luglio 2026 si è tenuto un ulteriore incontro plenario ‒ che non è, ovviamente, inserito nella delibera di Giunta ‒ presso il MIMIT, nel corso del quale Electrolux si è dichiarata disponibile a rivedere le strategie annunciate e a valutare soluzioni alternative. Sono stati, pertanto, calendarizzati incontri e tavoli tecnici con i sindacati nel mese di settembre. Questi, tuttavia, non hanno registrato avanzamenti e la trattativa si è arenata su posizioni relative alla cessazione del sito di Cerreto d’Esi (che è nelle Marche) alle previsioni di esuberi negli altri siti che non hanno visto revisione ritenute significative da parte sindacale. Questo perché? Perché è l’unico sito di cui è prevista la chiusura totale.
L’8 settembre si è svolto un incontro tra il MIMIT (ovviamente con il Ministro Urso) e le Regioni coinvolte nella vertenza di aggiornamento sullo stato delle trattative, con l’azienda a cui hanno partecipato il Presidente Stefani e il sottoscritto.
La Regione del Veneto ha ribadito la necessità di preservare la continuità produttiva degli stabilimenti, l’occupazione e richiedere all’Electrolux di definire il Piano di rilancio sulla base dei progetti di sviluppo e produzioni sostenibili, piuttosto che su prospettive di decrescita.
Dalla seconda settimana di settembre sono seguite negli stabilimenti italiani del Gruppo iniziative di protesta, scioperi e manifestazioni.
Il 24 settembre, come anticipato dal Ministro, nei diversi tavoli plenari, il Consiglio competitività dell’Unione Europea ha discusso il non-paper promosso dall’Italia, insieme a Francia, Germania, Polonia, Slovacchia e Spagna, avente ad oggetto la richiesta della Commissione Europea - e questo, secondo me, è il punto fondamentale - di riconoscere la lieve la rilevanza strategica del settore degli elettrodomestici e di definire un Piano europeo straordinario per rilanciare la competitività con misure dedicate a tutelarlo per la concorrenza sleale di tipo asiatico.
Un passaggio che ha posto il settore nell’agenda delle riforme europee, come richiesto dalle aziende, tra cui la stessa Electrolux, che potrebbe rivelarsi funzionale alla definizione di soluzioni alternative a quelle attualmente sul tavolo di crisi italiano.
Il prossimo incontro plenario del tavolo MIMIT è programmato per il giorno 5 del mese di ottobre, in previsione del quale procedono i colloqui e le verifiche di approfondimento tra i soggetti a vario titolo coinvolti nella vertenza.
Speaker : PRESIDENTE
Visto l’importanza del tema, ho lasciato un po’ più di tempo, ovviamente, all’Assessore.
Grazie, Assessore.
Prego. Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Allora, il 21 di luglio, durante uno di questi incontri - che l’assessore Bitonci citava - proprio l’Assessore diceva: Sono stati fatti importanti passi avanti.
Il problema è che da questa risposta noi abbiamo capito che questi passi in avanti non sono per nulla importanti. 1450 esuberi, invece di 1719 non sono un Piano di rilancio.
Allora, al di là della risposta tecnica che è stata data sui passi che la Regione ha fatto, chiedo che ci sia chiarezza sulle cose che Regione del Veneto può fare per la crisi Electrolux e, quindi, le riporto a risposta di questa interrogazione e rilancio dicendo che abbiamo presentato una mozione su questi temi, che spero l’assessore Bitonci vorrà vedere e anche valutare, perché io credo che serva fare molto di più rispetto ai tavoli di crisi che, giustamente, sono stati convocati, ma abbiamo visto che quando le crisi impattano così forte sul nostro territorio non basta un tavolo di crisi regionale.
Le domande sono: se la Regione considera strategico il sito di Susegana, come altri siti che potrebbero esserci in altre Regioni, ma non è sua competenza, è disposta, la Regione, a mettere proprie risorse per integrare la cassa integrazione e sostenere il reddito dei lavoratori quando ci sono degli esuberi così importanti? Questo è il primo punto.
Secondo punto. Dopo aver coinvolto quaranta imprese e aver fatto un incontro di filiera, e io dico bene, quali sono i passi avanti che sono stati fatti per riuscire a prendere quelle imprese di filiera, quelle quaranta coinvolte, e cercare davvero di attuare una controproposta?
Riusciamo a immaginare un ruolo diverso di Veneto Sviluppo, come più volte abbiamo discusso in quest’Aula, affinché possa intervenire concretamente nelle crisi aziendali e ovviamente con un lavoro di investimento da parte della Regione con fondi propri?
Queste sono le risposte che ci attendiamo, perché il tavolo di crisi nazionale del 5 sappiamo che c’è e cercheremo di capire come sta andando avanti, ma il punto vero è: la Regione del Veneto, quando ci sono delle crisi di questo tipo che si susseguono continuamente, non solo Electrolux, ma altre, ha il compito e quindi la volontà, il compito ce l’ha, ma ha la volontà di investire risorse proprie per stare dalla parte dei lavoratori con un’integrazione rispetto alla cassa integrazione? Vuole investire davvero su Veneto Sviluppo con risorse proprie affinché possa partecipare alle crisi aziendali? Questa è la domanda a cui io credo, al di là della risposta di cosa è stato fatto, noi dovremmo avere contezza come Consiglieri regionali.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
L’interrogazione n. 62 del consigliere Cunegato viene rinviata.
Consigliera Luisetto, interrogazione n. 67. È uscita un attimo perché ha avuto un imprevisto. Adesso dovrebbe rientrare.
Passiamo alla IRI n. 76 del consigliere Corazzari: “Interventi urgenti della Regione del Veneto a sostegno delle aziende agricole del Polesine”.
Risponde l’assessore Roma. Leggevo Bond, ma evidentemente c’è un errore.
Prego, Assessore. Stia un po’ distante dal microfono, perché altrimenti rimbomba in fondo. Mi hanno detto così.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
La normativa nazionale, decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102 “Interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole”, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera i) della legge 7 marzo 2003, n. 38, prevede una serie di interventi, specificatamente all’articolo 5, per favorire la ripresa dell’attività produttiva per le imprese agricole che abbiano subìto danni superiori al 30 per cento della produzione lorda vendibile, ricadenti in zone delimitate.
Si tratta di interventi compensativi ed aiuti ai pagamenti di premi assicurativi, escludendo dai primi i danni alle produzioni e alle strutture ammissibili dell’assicurazione agevolata.
Ogni anno il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste disciplina la modalità di sostegno pubblico alla gestione del rischio in agricoltura sugli interventi preventivi, con contributi fino al 70 per cento del premio assicurativo pagato, attraverso l’emanazione del Piano di gestione dei rischi in agricoltura. Da ultimo, con decreto 22 dicembre 2025, n. 690710 individuando le colture agricole per le quali può essere agevolata la spesa per il pagamento dei premi assicurativi per danni derivanti da alluvioni, siccità, gelo e brina, eccessi di neve o pioggia, grandine, venti forti, colpi di sole, vento caldo, ondata di calore e sbalzi termici.
Nel piano sono inserite tutte le colture agrarie e alcune tipologie di strutture agricole per le quali è possibile usufruire di un’assicurazione agevolata, determinando la conseguente esclusione automatica dalla possibilità di risarcimento danni, anche con l’impossibilità di chiedere lo stato di calamità naturale prodromica al riconoscimento del danno per l’assegnazione di risarcimenti a posteriori.
Si segnala infine che l’Agenzia Veneta per i pagamenti (AVEPA) sta effettuando sopralluoghi nel territorio della provincia di Rovigo per verificare se i danni subìti dalle strutture agrarie, non assicurabili ai sensi del PGRA (esempio, ricovero attrezzi e stalle) a seguito dell’evento atmosferico del 19 e 20 luglio 2026 consentano di proporre al Ministero, al MASAF, la declaratoria di eccezionalità atmosferica, al fine di accedere alle provvidenze di cui al decreto legislativo n. 102 del 2004.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, consigliere Corazzari.
Speaker : Cristiano CORAZZARI (Lega-Liga Veneta)
Sono soddisfatto.
Speaker : PRESIDENTE
Bene. Torniamo all’interrogazione della consigliera Luisetto… Però su questo non c’è risposta dell’assessore Gerosa, non è pronta, me lo ha appena detto. quindi dobbiamo rimandarla alla prossima presenza.
La parola, prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Siccome è calendarizzata oggi, l’interrogazione, non comprendo il passaggio: non viene delegata all’assessore Roma la risposta, e vuole darla l’assessore Gerosa, che oggi non c’è o come funziona. Essendo all’ordine del giorno, doveva esserci la risposta alla n. 67. Do per scontato che, se è nell’ordine del giorno, ci sia anche la risposta, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Aspettiamo un attimo, sentiamo l’assessore Gerosa.
Possiamo eventualmente procedere con l’altra? Va bene.
Procediamo con la successiva, sempre della consigliera Ostanel, la n. 80. Non so se su questa abbiamo una risposta pronta dell’assessore Gerosa e risponde sempre l’assessore Roma. Riguarda la questione di oltre 2.500 residenti senza medico a Salboro, Padova.
Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Questa interrogazione l’abbiamo presentata il 30 luglio 2026 e oggi chiediamo di avere una risposta chiara. Salboro non è l’unica realtà, territorio, dove sono assenti i medici di medicina generale. Ci sono 2.500 residenti all’interno di Salboro che non hanno assegnato un medico di medicina generale. Sappiamo che le zone scoperte in regione sono diverse e ci vengono fatte delle segnalazioni costantemente. Tra l’altro, questa interrogazione è stata depositata prima, ma abbiamo addirittura ha saputo del progetto di smantellare, chiudere le medicine di gruppo integrate, su cui spero domani avremo dei chiarimenti in Commissione Sanità dall’assessore Gerosa in maniera diretta. La preoccupazione che noi abbiamo non è solo che ci sono degli abitanti in Veneto a cui manca il medico di medicina generale e devono potervi sopperire con la continuità assistenziale, quindi non avendo una figura dedicata per la loro salute, ma allo stesso tempo sappiamo anche che vi è un progetto dell’assessore Gerosa, non meglio specificato perché non sappiamo nulla, se non quello che abbiamo visto sui giornali, di chiudere quelle medicine integrate di gruppo che ci permettono fin d’ora, hanno sempre permesso ai medici in maniera integrata di avere del personale per aiutarli a fare il loro lavoro, quando sappiamo che i medici in Veneto hanno in media oltre 1.500 pazienti l’uno.
Questa interrogazione, su cui chiedo di avere una risposta urgente, serve per capire che cosa si sta facendo per garantire alle persone residenti a Salboro di avere un medico di medicina generale, quindi la domanda è specifica su quel territorio, ma, mi permetto, viste anche le notizie che abbiamo visto dopo il deposito dell’interrogazione, e domani spero di avere dei chiarimenti, perché abbiamo chiesto all’assessore Gerosa di venire a riferire in Commissione, che cosa si sta facendo in generale per tutelare la medicina territoriale in questa Regione.
Speaker : PRESIDENTE
Va bene, grazie.
Prego, Assessore.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
L’Azienda di afferenza territoriale è l’ULSS 6 Euganea, che, contattata in merito in data 3 settembre 2026, ha rappresentato quanto segue. Innanzitutto va premesso che la grave carenza di medici di medicina generale è una situazione nota, che interessa tutto il territorio nazionale. L’espressione del forte divario tra pensionamenti e ingresso di nuovi professionisti è che tra questi ultimi vi è la carenza di coloro che scelgono di esercitare questo tipo di attività assistenziale, così come la libertà di scelta di dove esercitare.
Al bando di Azienda Zero per le zone carenti di assistenza primaria per il concorrente anno 2026 su una richiesta dell’Azienda ULSS 6 di 434 posizione di fabbisogno teorico di medici hanno inviato la propria candidatura 22 medici, che in gran parte già operavano in ULSS con un incarico provvisorio. Al 31 agosto 2026 in tutta la Provincia di Padova risultano 35.456 cittadini che non hanno scelto un medico di medicina generale. Tuttavia, attualmente ci sono 24.500 posti disponibili presso i medici di medicina generale in servizio, parte dei quali presso i medici di medicina generale che hanno aderito alla richiesta di incrementare il numero di assistiti. Ci sono 11 servizi di continuità assistenziale diurna nel territorio aziendale di Padova e Provincia, dove i 57 medici reclutati già assistono 24.335 pazienti e sopperiscono alla carenza di 21 medici di medicina generale. L’assistenza domiciliare viene assicurata e garantita al paziente fragile con l’inserimento in assistenza domiciliare.
L’Azienda ULSS 6 ha sempre accessibile un avviso per la predisposizione di una graduatoria aziendale di medici disponibili al conferimento di incarichi a tempo determinato o l’affidamento di sostituzioni nell’ambito della medicina generale valida per l’anno 2026. Ad oggi gli iscritti sono 355.
Per quanto riguarda la situazione del Distretto Padova-Bacchiglione, l’Azienda ULSS 6 ha relazionato evidenziando tutte le azioni messe in atto per reclutare medici di assistenza primaria da inserire con tempestività. Per il 2026 sono state pubblicate 116 zone carenti di medicina generale, di cui 29 per il Quartiere 4 di Padova, in cui ricade anche Salboro. Nessun medico si è proposto per questa zona e nessun medico ha fatto la scelta di avere un ambulatorio a Salboro. Sono state attivate tutte le procedure previste per conferire un incarico provvisorio in sostituzione del medico dimissionario con decorrenza 1° agosto, senza esito positivo. È stato chiesto un aumento del massimale ai medici di medicina generale di quella zona. Dei 1.460 pazienti del medico dimissionario 1.070 hanno già scelto un nuovo medico nel mese di agosto, mentre 388 devono ancora fare la scelta. Per questi ultimi, dei quali 300 hanno meno di 65 anni, vi è la disponibilità di un medico di medicina generale nel medesimo ambito territoriale. In Via Armistizio ci sono 3 medici di medicina generale, con 815 posti liberi complessivi, in via Toblino, a Mandria, vi sono 9 medici di medicina generale, con 12.050 posti liberi complessivi.
In chiusura della relazione l’azienda ULSS 6 ribadisce il proprio impegno a pianificare e ad attuare ogni azione necessaria per assicurare la continuità dell’assistenza ai cittadini del proprio territorio.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Prego, consigliera Ostanel.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
La risposta a questa interrogazione conferma una cosa che noi chiediamo da tempo e chiedo all’assessore Gerosa, se dopo arriverà e potrà ascoltare quello che diciamo, di prendere in carico quello che la Regione effettivamente può fare, perché il tema non è solo “mancano i medici di medicina generale”. Il tema è che la Regione ha abdicato a fare programmazione rispetto alle zone carenti. Cosa significa? Sentirsi rispondere che ci sono dei pazienti (parecchi) che non hanno ancora fatto la scelta significa non che quelle persone non fanno la scelta perché non hanno bisogno di un medico di medicina generale, ma perché la scelta che gli viene garantita, in particolare se sono anziani over 65, è troppo lontana rispetto al luogo in cui vivono.
Riusciamo a fare un lavoro di programmazione sensata delle zone carenti o l’assessore Gerosa vuole occuparsi solo di ospedaliero? Perché ho un Assessore vuole occuparsi di territorio e inizia a fare un lavoro di programmazione sensato oppure noi ci troveremo ad avere sempre più zone carenti. Tra l’altro, e ringrazio l’Assessore che ha letto la risposta, il punto è esattamente quello che qui c’è scritto: ci sono zone carenti, alla faccia di chi diceva che invece non esistono, ce ne sono. Si potrebbe programmare una diversa distribuzione dei medici, incentivando la loro presenza in alcuni territori dove sappiamo c’è una maggiore concentrazione di popolazione anziana, dove c’è una maggiore concentrazione di alcune morbidità, tra l’altro quelle che hanno più bisogno di un medico di medicina generale e coinvolgendo i Comuni nel dare la possibilità di avere degli ambulatori gratuiti.
Il punto vero e il motivo per cui noi diciamo “non chiudete le medicine di gruppo integrate” è che per un medico oggi di medicina generale pagare anche un affitto, con gli affitti che salgono, di un ambulatorio è difficile. Allora, io chiedo all’assessore Gerosa, e concludo, a) di prendere in mano la programmazione dei territori carenti di medici di medicina generale; b) coinvolgere i Comuni dando delle risorse o del supporto nella possibilità di trovare degli spazi ambulatoriali e di fare un passo indietro o di coinvolgere almeno i medici nel momento in cui decide di chiudere le medicine di gruppo integrate.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Siamo pronti a rispondere alla consigliera Luisetto. Prego, presenti lei l’interrogazione “Taglio nelle forniture di ausili per l’assorbenza agli ospiti delle case di riposo dell’ULSS 8”.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Questa interrogazione parte da un fatto a nostro avviso molto grave, e cioè che in data 23 giugno del 2026, l’azienda ULSS 8 Berica ha comunicato agli enti gestori delle case di riposo, una rimodulazione della fornitura degli ausili per l’assorbenza destinati agli utenti privi di impegnativa di residenzialità.
Nello specifico, la nuova fornitura standard prevede un massimo di due panni tra sagomati e con adesivi giornalieri, per utente, e la totale eliminazione delle traverse, con l’introduzione automatica già dalla successiva consegna.
Come rilevato anche dall’URIPA (l’Unione regionale degli istituti per anziani), questa decisione è stata trasmessa con una semplice comunicazione operativa, non seguita da atti amministrativi, non legittimata in modo diverso.
Questo standardizzare in modo quantitativo i presìdi ignora totalmente la valutazione clinica individuale. L’incontinenza degli ospiti nelle case di riposo, infatti, non è una condizione uniforme.
La limitazione di questi presìdi per meri fini contabili calpesta il principio dell’appropriatezza assistenziale. L’azienda ULSS 8 ha inoltre imposto che la richiesta di questi ausili per nuovi ingressi in struttura possa essere inviata solo dopo 30 giorni. Subordinare l’accesso ad un presidio assistenziale essenziale al decorso di un termine amministrativo significa esporre la persona assistita, la famiglia e anche gli stessi operatori a una situazione che difficilmente si concilia coi princìpi di continuità assistenziale, appropriatezza delle cure e tutela della dignità delle persone.
Questa interrogazione che ho presentato i primi di luglio, dopo aver saputo di questa scelta dell’ULSS 8 del 23 giugno mira a capire se c’è intenzione da parte della Giunta di intervenire presso l’azienda ULSS 8 per garantire il ripristino della fornitura di ausili per l’assorbenza basata sull’effettivo bisogno clinico e non su logiche di standardizzazione economica.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, Assessore.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
La risposta da parte dell’assessore Gerosa comprende sia la 62 che la 67. Si premette che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 di definizione e aggiornamento dei LEA comprende, tra le prestazioni di assistenza integrativa, l’erogazione dei dispositivi medici monouso destinati agli assistiti affetti da grave incontinenza urinaria e fecale cronica.
Con decreto del Direttore generale dell’Area sanità e sociale n. 90 del 6 agosto 2019, successivamente aggiornato con decreto del Direttore generale dell’Area sanità e sociale n. 174 del 20 dicembre 2022 la Regione del Veneto ha approvato le linee di indirizzo regionali sugli ausili assorbenti licenziate dal tavolo regionale per l’assistenza protesica di cui alla DGR n. 850 del 13 giugno 2017, che disciplina in modo puntuale le modalità di prescrizione, counseling, autorizzazione ed erogazione degli ausili assorbenti.
Tali linee di indirizzo individuano per ciascun livello di entità dell’incontinenza (moderata, grave, gravissima) accertato mediante gli appositi strumenti di valutazione clinica le categorie di ausili prescrivibili e le relative quantità massime erogabili mensilmente sia per gli ausili da indossare sia per gli ausili non indossabili (traverse, salva-materasso); precisano esattamente che tali quantità costituiscono un tetto massimo e non un automatismo prescrittivo, dovendosi la prescrizione fondarsi sulle necessità individuali del paziente, con possibilità di prescrivere quantitativi superiori, adeguatamente motivati dal clinico prescrittore, per i pazienti che presentino gravi deficit cognitivi, gravi deficit motori o altre gravi patologie invalidanti; affidano, altresì, a un counselor individuato all’interno dell’azienda ULSS esperto nell’ambito dell’incontinenza il compito di supportare il paziente e il caregiver nella scelta della tipologia di ausilio più adeguata alle specifiche esigenze assistenziali, nell’ottica di garantire la personalizzazione della fornitura.
Delle criticità rappresentate dalle due interrogazioni a risposta immediata, la n. 62 e la n. 67, la Regione Veneto ne era a conoscenza, in quanto rappresentate direttamente dall’Unione regionale istituzioni e iniziative pubbliche e private di assistenza agli anziani (URIPA) e dalla competente direzione farmaceutico-protesica e dispositivi medici, che si è prontamente attivata presso l’azienda ULSS 2 Berica per acquisire i dovuti chiarimenti. Da tali chiarimenti non si ravvisano difformità rispetto alle linee di indirizzo regionali, di cui al sopraccitato 174/2022. L’azienda ULSS 8, infatti, ha precisato che le modifiche introdotte non erano finalizzate a ridurre il livello di assistenza, bensì a garantire un utilizzo appropriato delle risorse pubbliche, essendo emerse nell’ambito delle attività di monitoraggio svolte presso diverse strutture residenziali situazioni di gestione degli ausili monouso non riconducibili a prescrizioni individuali e con utilizzo delle traverse assorbenti difforme rispetto alle sopra chiamate linee di indirizzo regionali.
L’azienda ULSS 8, inoltre, ha precisato che le persone in ingresso nelle strutture residenziali già in possesso di fornitura di ausili monouso, attivata al domicilio, l’erogazione di questi ultimi è garantita senza soluzione di continuità, prevedendo, invece, per le persone prive di detta fornitura un periodo di tempo necessario per la corretta valutazione della sussistenza dei presupposti requisiti sanitari a fini erogativi.
Sempre in coerenza con le linee di indirizzo regionali, l’azienda ULSS 8 ha dichiarato di mettere a disposizione dei centri di servizio la figura del counselor aziendale per la valutazione individuale del bisogno assistenziale, sia in fase di prima erogazione che in fase di eventuale rivalutazione. In ogni caso, la medesima azienda, in un’ottica di collaborazione e trasparenza, ha proposto a URIPA l’attivazione di un tavolo di confronto che monitori la reale soddisfazione dei bisogni assistenziali dei centri servizi e proponga eventuali azioni correttive, anche attraverso percorsi personalizzati per le situazioni di particolare complessità.
Tutto ciò premesso, si ritiene che l’azienda ULSS 8 Berica, alla luce anche dell’attivazione del predetto tavolo di confronto, abbia fornito già un adeguato riscontro alle esigenze rappresentate da URIPA.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliera Luisetto, a lei la replica.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Le cose sono due: o l’ULSS 8 non aveva chiare le linee guida della Regione del 2022, oppure ha scelto di ignorarle. Mandare una comunicazione operativa nelle strutture in cui si dice chiaramente che si tagliano le forniture non lo si fa per compensare singole situazioni di non corretta gestione che possono esserci state e che vengono evidenziate nella risposta, lo si fa con una deliberata volontà di abbassare gli standard quantitativi e qualitativi degli ausili e anche di questi presìdi di assorbenza rispetto alle esigenze.
Allora che ci sia un tavolo di confronto con URIPA va bene. Il tema vero è capire se oggi le strutture e le persone fragili in struttura hanno i presìdi necessari, hanno le traverse, hanno i panni, hanno gli ausili di assorbenza necessari. Mi sembra quasi assurdo dover discutere in quest’Aula della quantità e della qualità di questi presìdi. Il fatto che ne dobbiamo discutere ci dice che abbiamo un problema grande come una casa e il fatto che l’ULSS 8 con una certa faciloneria abbia emanato una comunicazione operativa di questo genere a me personalmente continua a preoccupare.
Chiederò ulteriormente conto all’assessore Gerosa di che cosa sta succedendo in questa fase, di che cosa ha prodotto questo tavolo e come hanno intenzione di garantire dignità all’interno delle strutture.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Proseguiamo. C’è l’interrogazione n. 81. Anzi, una precisazione: visto che ha risposto anche all’interrogazione n. 62, che ha come primo firmatario il collega Cunegato, magari se facciamo avere al collega Cunegato, visto che oggi è assente giustificato, è in congedo, la risposta dell’Assessore, così può avere già un elemento in mano.
Interrogazione n. 81, consigliere Galeano: “La Giunta regionale come intende garantire l’assistenza sanitaria alle neomamme nell’ambito del progetto di impiego domiciliare delle doula?”.
Illustrazione due minuti. Poi, se siamo pronti, assessore Roma, anche per questa. Prego, collega Galeano.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Il fine di questa interrogazione è quello di porre attenzione sulla situazione dell’assistenza sanitaria alle neomamme. È un momento molto delicato, importantissimo e bellissimo, che però va trattato con tutta la cura del caso.
Sappiamo benissimo quale sia il contesto storico e la difficoltà di reperimento del personale, quindi si capisce di come ci si attivi su vari fronti per cercare di trovare ulteriori risposte. Per far fronte alla carenza di ostetriche e al conseguente indebolimento del servizio di assistenza domiciliare alle neomamme nel periodo post partum, l’ULSS 2 ha avviato nei territori di Treviso e Oderzo un progetto sperimentale finalizzato all’impiego della figura della doula, che è una figura di supporto nell’accompagnamento pratico ed emotivo della mamma e del papà e della famiglia durante la gravidanza e il parto, e il periodo post partum. È una figura non riconosciuta come figura professionale sanitaria, che, però, dà un supporto nell’ambito dei servizi di welfare di prossimità.
Visto che però, l’abbiamo sentito più volte anche dalle stesse parole del assessore Gerosa, ovviamente, le professionalità sono assolutamente necessarie e non sono facilmente fungibili, volevamo capire all’interno di quale visione si inserisce questo percorso, perché poi non possiamo pensare che queste figure, per quanto importanti, sostituiscano quelle delle ostetriche, quindi quali politiche ci sono per evitare questa situazione.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Assessore, prego.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Con riferimento all’interrogazione in oggetto, si rappresenta preliminarmente che, a seguito di specifica verifica effettuata presso la Direzione strategica dell’azienda ULSS 2, Marca Trevigiana, non risulta attualmente attivo né sostenuto dall’azienda alcun progetto sperimentale finalizzato all’impiego domiciliare della figura della doula nei territori di Treviso e Oderzo.
Ciò premesso, nell’ambito delle azioni regionali di organizzazione e potenziamento del percorso nascita previste dalla DGR n. 453 del 28 maggio 2026, la Regione Veneto sta rafforzando la presa in carico di prossimità della donna, del neonato e della famiglia nel periodo post partum, assicurando la continuità tra ospedale e territorio e una chiara attribuzione delle funzioni alle diverse figure coinvolte.
In particolare, sono previsti il potenziamento della continuità assistenziale (madre-neonato) attraverso visite ostetriche domiciliari, il follow-up della puerpera e del neonato, il counseling per l’allattamento e la nutrizione, il sostegno alla genitorialità e l’accompagnamento della famiglia. Tali attività si inseriscono nello sviluppo della funzione dell’ostetricia di comunità e dell’assistenza ostetrica territoriale quale riferimento sanitario e assistenziale per la donna e la famiglia del puerperio nei primi mille giorni di vita. Il modello regionale distingue, pertanto, le attività di natura sanitaria, che restano di competenza dei professionisti sanitari abilitati, dalle attività di accompagnamento, ascolto e sostegno relazionale e informativo alle quali possono concorre nell’ambito delle rispettive competenze, con adeguata formazione, anche figure non sanitarie.
Tale principio è già stato declinato, ad esempio, nell’ambito delle indicazioni regionali relative al sostegno dell’allattamento, nelle quali è previsto il possibile contributo di volontari e counselor adeguatamente formati in coordinamento con il personale sanitario e sociosanitario e senza attribuzione di funzioni o responsabilità sanitarie. Non risulta, pertanto, allo stato attuale, definito dal percorso regionale uno specifico modello di inserimento della figura della doula nei servizi sanitari del percorso nascita.
Eventuali iniziative che prevedano il coinvolgimento di figure non sanitarie dovranno comunque essere ricondotte al principio della complementarietà e non sostituzione delle professioni sanitarie, con chiara delimitazione delle attività esercitabili e raccordo con i professionisti responsabili della presa in carico sanitaria.
La programmazione regionale rimane prioritariamente orientata al rafforzamento dell’assistenza territoriale post partum, attraverso l’ostetrica di comunità, le visite domiciliari, il sostegno all’allattamento e alla genitorialità e l’integrazione multiprofessionale tra ospedale e territorio.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Collega Galeano, vuole replicare?
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Velocemente.
Grazie per la risposta. Monitoreremo ovviamente il corso delle cose. Anche informalmente, mi può andar bene quanto è stato risposto. Le perplessità rimangono sul fatto che poi, come ogni cosa, quello che fa la differenza sono le risorse che vengono a ciò stanziate per il perseguimento di questi obiettivi, e siccome su questo fronte abbiamo visto continui proclami, ma poche decisioni concrete, di allocazione delle risorse, puntuali e avere, su questo, ripeto, continueremo a monitorare, perché le preoccupazioni sul territorio ci sono, vista la mancanza delle figure, come dicevamo prima. Quella dell’assistenza alle neomamme è una fase delicatissima, che non può essere lasciata sicuramente in secondo piano.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Siamo arrivati adesso all’interrogazione a risposta scritta n. 121 della consigliera Ostanel. Viene data risposta scritta: riguarda il tema dell’indagine di Essere Animali su maltrattamenti e carenze della biosicurezza. Assessore? La dà per letta, perfetto.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Dopo aver acquisito la necessaria documentazione dell’azienda ULSS 2, Marca Trevigiana, si rappresenta quanto segue.
Il decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 27, recante “Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento UE 2017/625”, ai sensi dell’articolo 12, lettere a) b) c) d) ed e) della legge 4 ottobre 2019, n. 117, stabilisce che il Ministero della salute, le Regioni, le Province autonome e i servizi veterinari delle aziende ULSS sono le autorità competenti in materia di benessere animale.
Dal 2021 il Ministero della salute predispone annualmente il Piano nazionale benessere animale, che prevede per ogni Regione e Provincia autonoma e per ogni singola specie animale non solo il numero di controlli da effettuare, ma anche gli allevamenti presso cui effettuare tali verifiche.
La maggior parte degli allevamenti da controllare, il 60%, viene scelto direttamente dal Ministero della salute sulla base di criteri di rischio valutati a livello nazionale. Il 5% viene estratto casualmente, sempre a livello nazionale, mentre il 35% viene individuato a livello locale dai servizi veterinari delle aziende ULSS e da un elenco nazionale che riporta tutti gli allevamenti codificati sulla base di un range di rischio.
La quota individuata a livello locale permette di indirizzare i controlli rispetto alle conoscenze dei servizi territoriali e delle eventuali segnalazioni che pervengono ai servizi stessi.
Per quanto attiene all’interrogazione in oggetto, si ritiene opportuno precisare che l’associazione Essere Animali, citata nella stessa, non ha mai segnalato alcune irregolarità al servizio veterinario dell’azienda ULSS 2, autorità competente per gli allevamenti della provincia di Treviso.
Inoltre, le immagini diffuse via internet non consentono l’individuazione puntuale e univoca dell’allevamento in cui sono state filmate le irregolarità contestate. Alcuni elementi generali ottenuti successivamente con l’ausilio dei Carabinieri NAS e forestali hanno portato il servizio veterinario competente a individuare quale sito probabile in cui possono essere filmati i video diffusi in rete un allevamento di suini da riproduzione di grande capacità, che è stato, quindi, sottoposto a sopralluogo congiunto effettuato in data 12 giugno 2026 con i Carabinieri NAS e i Forestali.
Nei controlli effettuati, i cui verbali sono agli atti del servizio veterinario dell’azienda ULSS 2 Marca Trevigiana, non sono state rilevate criticità negli ambiti di biosicurezza, utilizzo del farmaco e benessere animale. Inoltre, i Carabinieri della forestale hanno effettuato ulteriori controlli, anche in questo caso, senza rilevare la non conformità. Le checklist relative ai controlli di biosicurezza, farmacovigilanza e benessere sono state inserite nel portale Vetinfo del Ministero della salute. La direzione agroalimentare informa che, per quanto riguarda i beneficiari di sovvenzioni, contributi o fondi di provvidenza regionale ed europea, il materiale video diffuso dall’associazione Essere Animali non consente assolutamente di identificare con certezza l’azienda agricola e, inoltre, non risulta certo a quanto possano risalire le stesse immagini.
Stante, quindi, questi elementi di forte indeterminatezza, si considera impossibile avviare qualsiasi verifica puntuale in relazione all’utilizzo dei presunti fondi erogati dall’Unione europea o regionali. Si aggiunge, comunque, che l’erogazione di fondi per il sostegno aziendale è subordinata al rispetto delle disposizioni in materia di condizionalità rafforzata, declinata in termini di criteri di gestione obbligatori e di norme di buone condizioni agronomiche e ambientali, secondo quanto previsto dal Regolamento UE 2021/2115 e dal Regolamento 2021/2116, le quali si applicano a tutti coloro richiedano premi con fondi FEAGA e FEASR per la programmazione 2023-2027.
Il decreto ministeriale MASAF n. 410739 del 4 agosto 2023 reca “Disposizioni inerenti i controlli di ammissibilità e condizionalità”, stabilendo le modalità di svolgimento degli stessi. In particolare, definisce l’autorità competente per l’applicazione del sistema di controllo, le modalità di svolgimento, nonché le procedure per la selezione del campione, dimensionamento minimo del campione di controllo. In termini di benessere animale, in particolare allevamenti di suini, le aziende beneficiarie di sostegno sono ritenute al rispetto della coerenza con la direttiva n. 2008/120 della Consiglio della Comunità europea del 18 dicembre 2008, poi declinata con decreto legislativo 7 luglio 2011, n. 122, e deliberazione della Giunta regionale n. 293 del 24 marzo 2025 e successive modifiche e integrazioni, stabilisce le norme minime per la protezione dei suini.
L’erogazione dei sostegni viene, quindi, subordinata al rigido rispetto di queste norme, accertato tramite un piano di controllo e campionamento definito da criteri nazionali, applicato dai servizi veterinari regionali in coordinamento con l’organismo pagatore AVEPA, a cui è demandata l’erogazione del finanziamento richiesto dalle aziende.
Per quanto riguarda i consorzi di tutela delle produzioni DOP, articolo 53, comma 15, della legge 24 aprile 1998, n. 128, come sostituito dall’articolo 14 della legge 21 dicembre 1999, n. 526, stabilisce che i consorzi di tutela DOP e IGP hanno funzioni di tutela, promozione e valorizzazione, informazioni al consumatore e cura generale degli interessi delle denominazioni, specificando altresì che tali funzioni sono distinte dalle attività di controllo sulla conformità al disciplinare di produzione, che vengono svolte da autorità pubbliche designate e da organismi privati autorizzati dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, come specificato dal comma 1 del medesimo articolo 53. Si ricorda, infatti, che le strutture di controllo verificano che una DOP o IGP sia stata prodotta in conformità del disciplinare di produzione corrispondente e che, considerate le caratteristiche e il metodo di produzione dei prodotti DOP e IGP a base di carni suine, gli eventuali requisiti qualificanti della materia prima indicati in un disciplinare di produzione riguardino soprattutto i tipi genetici ammessi, l’alimentazione e la sanità dei suini, l’età della macellazione, il peso e la classificazione delle carcasse e le altre caratteristiche, quali, ad esempio, il peso e la percentuale di grasso nelle cosce eccetera. Risulta, pertanto, di competenza di una struttura di controllo, designata e autorizzata ai sensi del suddetto articolo 53 della legge n. 128 del 1998, l’eventuale applicazione di misure sanzionatorie a carico degli operatori inseriti nel sistema di controllo delle DOP o IGP in relazione a mancate conformità disciplinate dalla DOP o IGP e al relativo piano di controlli.
La verifica del rispetto dei requisiti in materia di benessere animale previsti dalla normativa dell’Unione europea e nazionale vigente, trattandosi di norme cogenti, esula dalle competenze specifiche di applicazione di verifiche dei suddetti piani di controllo da parte delle strutture di controllo. Tuttavia, qualora una struttura di controllo nel corso delle attività di propria competenza rilevi delle palesi inadempienze alle norme cogenti, è tenuto a segnalare alle autorità competenti la violazione di tali norme.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
C’è la replica, prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
A seguito di questa risposta ci tengo a dire che l’organizzazione che viene citata in data 24 settembre ha inviato una PEC segnalando qual è l’allevamento in questione. Perché lo dico? Perché la domanda a me sorge spontanea (direbbe qualcun altro): se io ho un’organizzazione che si occupa di benessere animale che segnala una presunta irregolarità all’interno di un contesto, io credo che la Regione del Veneto dovrebbe verificare anche chiedendo a questa organizzazione maggiori informazioni, dettagli, qualsiasi cosa che ci permetta poi di fare un’ispezione, altrimenti mi chiedo a cosa possa servire un servizio ispettivo che giustamente esce quando ci sono delle segnalazioni, delle presunte irregolarità, se c’è qualcuno che segnala, se ho capito giusto dalla risposta, si dice: non è stato fatto un controllo perché non riuscivamo a capire dove farlo. Basta sollecitare l’organizzazione, il cittadino o gli enti che fanno una segnalazione per capire dove andare a porre l’attenzione.
Qui non ci stiamo occupando di benessere animale e basta, qui ci stiamo occupando di allevamenti intensivi che producono cibo, che ovviamente tutti noi potremmo mangiare, ed è una questione di salute pubblica, una salute pubblica che o noi tuteliamo non solo quando ci sono delle segnalazioni e tra l’altro questa risposta ci dice che le segnalazioni anche quando arrivano non si va a buon fine nel momento in cui in qualche modo si dice non sapevo dove andare a fare quel controllo, si poteva sapere dove andare a fare quel controllo, tanto che, ripeto, è stata inviata una PEC segnalando qual è il presunto allevamento dove c’è da fare una ispezione.
Quindi, monitoreremo e capiremo cosa accadrà dopo la risposta che abbiamo avuto oggi, perché io credo che dovremmo, davvero, metterci, diciamo, in un’ottica, per cui nel momento in cui diamo delle risorse, nel momento in cui promuoviamo un certo tipo di allevamento e agricoltura, nel momento in cui facciamo i nostri PSR, che ci siano davvero degli incentivi seri a chi, invece, tutela il benessere animale e di conseguenza anche quello della nostra salute, viceversa, quando vediamo che ci sono realtà che questo lavoro non lo fanno, tra l’altro in non conformità con i regolamenti regionali ed europei, le ispezioni e il monitoraggio deve essere solerte.
Questa risposta a me fa capire che, invece, la velocità o la proattività nel capire se c’era davvero un problema in quel sito, che veniva segnalato, non è stata fatta.
Quindi, adesso che la struttura sa dove andare a verificare, spero che successivamente i controlli vengano fatti.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
L’ultima interrogazione a risposta scritta, la n. 68, del consigliere Cunegato, viene rinviata.
Passiamo al punto n. 5. Abbiamo terminato il tempo delle interrogazioni.
Viene dato per letto l’elenco delle interrogazioni a risposta scritta iscritte all’ordine del giorno, ai sensi dell’articolo 111, comma 4, del regolamento.
Riprendiamo con il punto n. 6, che è la prosecuzione della proposta di legge d’iniziativa dei consiglieri di Fratelli d’Italia Soranzo, Borgia, Baldan, Barbera, Benetti, Besio, Calligaro, Leso e Rucco relativa a iniziative per il ricordo delle Foibe, la quale fu sospesa, diciamo fu bloccata al momento della chiusura della discussione generale.
Nel frattempo la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina alle 10.15, prima del Consiglio, ha condiviso la richiesta di rinviare la proposta di legge in Commissione, vista anche la concomitante assenza dei due relatori, relatore e correlatore, relatore Soranzo e correlatore Cunegato, per consentire loro di essere presenti.
Quindi, per fare questo, verosimilmente si andrà dopo la Commissione al Consiglio, si presume, del 20 ottobre prossimo, già fissato.
Quindi, dobbiamo mettere ai voti questa proposta della Conferenza dei Capigruppo per il rinvio in Commissione.
Procediamo con la votazione.
Apriamo la votazione per il rinvio concordato con i Capigruppo. Votate, grazie.
Chiudiamo la votazione.
La proposta viene accolta, viene quindi rinviata la PDL in Commissione con voti favorevoli 31, 0 contrari, 0 astenuti.
Si passa quindi al punto n. 7: “Proposta di legge d’iniziativa dei consiglieri Chiara Luisetto e Alberto Stefani relativa a ‘Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del caregiver familiare quale persona che presta cura e assistenza alla persona cara’”.
È il progetto di legge n. 81. La relazione è stata tenuta in Quinta Commissione, relatore consigliera Luisetto, correlatore il consigliere Barbisan.
Prego, collega Luisetto.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Discutiamo oggi un progetto di legge che ha fatto un pezzo di strada abbastanza lungo, che è nato tre anni fa e che inusualmente oggi, credo non sfugga, avrà una forza di opposizione a presentarlo, e poi una correlazione, e ci dice di quanto questo progetto di legge abbia fatto un percorso e di quanto questo provvedimento rappresenti oggi una condivisione, che ci consegna come Aula una responsabilità nei confronti di ciò che siamo chiamati a normare.
Affrontiamo, infatti, dopo un tempo di approfondimento e ascolto di numerose realtà associative, parti sociali, esperienze individuali in una proposta nata per riconoscere e valorizzare il ruolo dei caregiver familiari. Tradotto: delle persone che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, senza obbligo di convivenza, si prendono cura di una persona cara consenziente in condizioni di non autosufficienza o che ha comunque bisogno di un sostegno di lunga durata, nel quadro del piano assistenziale individualizzato.
Nelle parole dell’organizzazione Europe Cares il caregiver familiare è colei o colui che in veste non professionale si prende cura di un familiare, di un amico o di un vicino di casa in condizioni di fragilità, disabilità o malattia. La Carta europea del caregiver familiare, frutto della considerazione delle organizzazioni di famiglie con persone con disabilità dell’Unione europea, ne dà una definizione ancora più ampia. Nel complesso, possiamo dire che è una figura che risponde al bisogno affettivo, relazionale e di sicurezza del proprio caro, effettua il disbrigo di pratiche amministrative, si rapporta con gli operatori dei servizi e si fa carico, direttamente o con l’aiuto di terzi, del supporto alle funzioni di vita quotidiana della persona assistita.
In Italia la legge di bilancio del 2018 ne dà una prima definizione e istituisce un fondo, che era all’epoca di 20 milioni, poi incrementato, destinato a riconoscere il valore sociale ed economico dell’attività del caregiver. Nel 2025, poi, si destinano ulteriori risorse all’erogazione di servizi socioassistenziali rivolti alle persone non autosufficienti. Pur ancora mancante una legge nazionale che definisca, ad esempio, la situazione pensionistica e contributiva di chi si prende cura, questa prospettiva punta al centro della questione: garantire servizi e costruire un sistema che non crolli o venga meno a ogni cambio di Governo, ma sia stabile, strutturato e definito attorno a un caregiver, che ha bisogno di certezze.
Non sono bastati questi elementi di base, però, per definire nel nostro ordinamento una garanzia. Infatti, il 3 ottobre 2022 il Comitato ONU per i diritti della persona con disabilità ha condannato l’Italia per la mancanza di una tutela giuridica dei caregiver, accertando una violazione degli obblighi che il nostro Paese si era assunto. A tutt’oggi, pur procedendo la discussione attorno al disegno di legge presentato dal Ministro, non esiste ancora una legge dello Stato che dia pieno riconoscimento alla figura del caregiver familiare né abbiamo un dato ufficiale su numero definitivo dei caregiver oggi presenti nel nostro Paese. Che cosa sappiamo? Nel 2019 l’ISTAT Stima in quasi 8 milioni le persone che si prendono cura di figli, parenti e amici in quanto malati, con disabilità o anziani. Si tratta del 19,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni e del 13% degli uomini nella stessa fascia d’età. Lo sottolineo: ci sono oltre 1.700.000 persone che sono caregiver ultrasessantacinquenni, persone già fragili che si prendono cura di un’altra persona fragile. Nei confronti di tutti loro le Istituzioni hanno il dovere di approntare politiche e servizi di sostegno e accompagnamento che tengano conto dello specifico carico emotivo, psicologico e fisico cui devono fare fronte.
In Veneto i numeri non sono diversi rispetto alle stime nazionali: c’è il più 15,9% dei caregiver con più di 15 anni. In questo quadro le donne che si prendono cura sono appartenenti alla cosiddetta “generazione sandwich o panino”, schiacciate tra la cura dei figli e quella di genitori spesso anziani, tra i 40 e i 60 anni, che abbandonano o riducono la propria attività lavorativa, sacrificano un’indipendenza economica e la possibilità di affrontare un invecchiamento supportato da una pensione dignitosa. Un impegno alla cura che costringe spesso a rinegoziare le relazioni familiari e amicali e che non può essere derubricato a un problema da affrontare singolarmente, con le proprie forze e risorse.
In questo senso ciò che siamo chiamati a fare oggi è principalmente assumere il punto di vista di chi si prende cura, quello di chi fa il giro delle sette chiese per trovare risposte su quali siano i contributi e gli ausili a cui ha diritto, o attende per ricevere una risposta adeguata, quello di chi non sa con chi parlare per avere un aiuto pratico, che vede più fragile la propria salute mentale, che non può uscire di casa tranquillo perché non può permettersi di lasciare sola la propria persona cara.
Noi, oggi, in punta di piedi, davanti a situazioni che può capire solo chi le vive, proviamo a dire che non ci giriamo dall’altra parte, con la consapevolezza che stiamo compiendo un primo, fondamentale passo per sostenere e finanziare in modo crescente nei prossimi anni ‒ lo spero ‒ per avvicinarci a chi è solo nel suo quotidiano. In questo senso è necessario vedere trattare il lavoro di cura come una risposta a un bisogno collettivo e insieme un bene sociale che, in particolare nel post Covid, ci ha posto di fronte numerosi aspetti di debolezza e fragilità strutturali, che impediscono nel nostro Paese di assumere la cura come un paradigma di interesse generale. È tempo di riconoscere come la funzione svolta da chi si prende cura di una persona cara abbia forti impatti fisici, emotivi, relazionali e lavorativi.
Secondo l’INPS il 66% dei caregiver ha dovuto lasciare il lavoro e le persone che prestano cura per più di 50 ore la settimana hanno, rispetto ai coetanei, il doppio di probabilità di avere problemi di salute fisica e mentale.
Inoltre, tale impegno comporta spesso conseguenze sul piano economico, quali ad esempio la perdita del reddito da lavoro e il dover far fronte a rilevanti spese sanitarie e socioassistenziali.
Sento importante chiarire in tal senso che quando parliamo di una persona che si prende cura volontariamente, lo facciamo per distinguere questa azione di cura da quella delle badanti, cosiddette, o meglio delle assistenti familiari, intese come figure professionali.
Ma è altrettanto importante raccontare che cosa ci sta dietro a quel volontariamente.
Chi si prende cura, infatti, spesso non ha alternative. Non sceglie di farlo. Si trova in una situazione di necessità e solitudine e senza una sufficiente rete di supporto ed è anche di fronte a queste persone che oggi, discutendo e auspico approvando questa legge, scegliamo di esserci.
Le difficili condizioni delle famiglie, le crescenti disuguaglianze sociali ed economiche, ma soprattutto il silenzio che circonda il problema della cura ci chiedono una urgente assunzione di responsabilità rispetto ai bisogni e al benessere di chi si prende cura e del ruolo che questi svolge nel sistema di welfare.
Non sono solita fare citazioni nei miei interventi, ma credo che due figure possano aiutarci in questa discussione, assumendo il punto di vista della persona che viene assistita sono illuminanti le parole del filosofo scozzese Alasdair MacIntyre: “La vulnerabilità e la dipendenza sembrano talmente evidenti da far pensare che non sia possibile dare una spiegazione credibile della condizione umana senza riconoscere la centralità del loro ruolo”:
Eppure il malato, il sofferente, la persona con disabilità trovano posto solo e sempre in veste di possibile oggetto di benevolenza, mai come legittimi membri di una comunità di pari. Renderli tali, considerarli come parte di una comunità in un contesto pienamente inclusivo passa anche dal riconoscere valore e diritti a coloro che si assumono l’onere della cura.
Durante le audizioni in Quinta Commissione il Forum delle famiglie ha segnalato che questa espressione è stata meglio tradotta da Don Oreste Benzi, che amava ricordare che la civiltà di un popolo si riconosce dalla capacità di difendere la dignità della persona umana.
Oggi possiamo allargare questa affermazione. La qualità civile di una comunità non si misura soltanto da come assiste le persone fragili, ma anche da come sostiene coloro che se ne prendono cura, ogni giorno con amore, responsabilità e dedizione.
Una Regione che riconosce, accompagna e valorizza i caregiver non compie soltanto una scelta organizzativa o assistenziale, ma afferma un’idea di società fondata sulla solidarietà, sulla reciprocità e sul valore irrinunciabile di ogni vita umana. Non vi è dunque una prospettiva che giustifichi attese e rinvii. È improcrastinabile l’esigenza di disciplinare il riconoscimento e il sostegno ai caregiver familiari a livello regionale, nel solco di quanto già previsto da 13 Regioni e dalla Provincia autonoma di Trento, che hanno approvato leggi allo scopo di dare visibilità e riconoscere diritti a molte persone, purtroppo, oggi ancora invisibili.
Il percorso di questo progetto, lo accennavo prima, parte tre anni fa, ma si è arricchito nel tempo di numerosi contributi: dal ruolo prezioso delle forze sindacali e del terzo settore, alle esperienze di singole associazioni e persone, alla fondamentale collaborazione e sostegno fattivo che il Presidente Stefani e l’assessore Roma hanno ritenuto di attribuirle, credendo in questa legge, al supporto della Quinta Commissione socio-sanità.
Grazie a questa trasversalità e pluralità di voci, oggi interveniamo per valorizzare la funzione sociale di chi si prende cura, perché siano riconosciuti diritti quali l’informazione, la formazione, se la ritiene gratuita, il sollievo, interventi di sollievo – ho bisogno di prendere aria, ho bisogno di prendermi cura di me, ci sarà qualcuno che non lascia sola la mia persona cara – il supporto nelle emergenze, nonché la valorizzazione delle competenze acquisite.
Il tempo che investo per prendermi cura di una persona cara non è tempo nel quale io non faccio qualcosa per la società, anzi, è un tempo in cui io mi prendo cura anche della società, ha un valore economico e sociale. Dunque, tramite Veneto Lavoro abbiamo inserito all’interno di questo progetto la certificazione delle competenze acquisite nel periodo in cui ci si prende cura.
Questa legge prova in fondo a fare una cosa molto semplice e insieme molto concreta: trasformare una presenza silenziosa in una presenza riconosciuta, dire a chi si prende cura, per il sistema dei servizi: tu esisti, hai voce, hai bisogni, hai competenze e hai diritto ad essere sostenuto.
Il progetto si compone di 14 articoli. I primi definiscono chi è il caregiver, definiscono quali siano i compiti che si assume e il suo inserimento soprattutto nel sistema integrato dei servizi. Lo ribadisco: questo progetto di legge vuole inserire i caregiver in un sistema di servizi, non vuole dare bonus dati e tolti a seconda delle disponibilità; vuole costruire un sistema che accompagni la persona, che non la lasci sola nel tempo.
L’articolo 3 ‒ lo sottolineo perché è stato in particolar modo nei pensieri del Presidente ‒ riguarda il ruolo dei giovani caregiver, ne evidenzia i peculiari bisogni, con particolare riferimento all’ambito educativo, formativo e lavorativo, nonché al loro benessere psicofisico.
L’articolo 4, che prevede anche l’attenzione alla prescrizione sociale, prevede quali sono tutte le azioni che ULSS e ATS devono svolgere nei confronti di chi si prende cura all’interno del piano assistenziale, dove il caregiver avrà una voce specifica.
Ci sono, poi, gli articoli che dettagliano gli interventi regionali nel rapporto con le parti datoriali, l’associazionismo, gli accordi con le compagnie assicurative, le organizzazioni sindacali, l’attenzione allo smart working, al welfare aziendale. In particolare vengono indicati i servizi che devono essere assicurati, l’informazione, la formazione e il supporto psicologico, l’affiancamento e il sollievo.
Si parla, poi, della rete di sostegno, della valorizzazione ‒ come dicevo ‒ delle competenze e la predisposizione di linee guida precise a cui attenersi da parte di ULSS e ATS per lo svolgimento delle attività.
All’articolo 12 si istituisce un fondo, un fondo specifico che non si commissiona con le disposizioni nazionali, che hanno una loro strada. Questa è una legge regionale che il Consiglio oggi approva e che dovrà avere una sua autonomia e strutturalità nel tempo.
Infine, le disposizioni finali e le risorse, le risorse che prevediamo per il 2027 e il 2028, partendo con una dotazione finanziaria di circa 1 milione di euro l’anno, ma che auspichiamo anche nella prossima variazione di bilancio recente, perché mancheranno poche settimane, credo, trovi un’implementazione, consapevoli che tutte le Regioni che hanno prodotto leggi di questo tipo sono partite da un certo livello finanziario, un certo contributo, per poi crescere nel tempo, rendendosi man mano conto dei bisogni attraverso tavoli, come quello previsto all’interno della legge di confronto e di discussione, capendo quali erano i punti focali su cui concentrarsi.
Presidente, colleghe e colleghi, questa legge non risolve tutto e credo sia giusto dire con molta chiarezza che non risolve le questioni previdenziali e contributive, che competono a una risposta nazionale, non cancella la fatica della cura (magari potessimo cancellarla con una legge), non può promettere che da domani tutto sarà a posto e nessun caregiver sarà più solo, ma cambia con forza un punto di partenza: da oggi la persona che si prende cura non è più invisibile nel nostro ordinamento, entra nel sistema dei servizi, viene ascoltata, viene informata e, se lo ritiene, viene formata, non per sostituirsi ai servizi, ma per affrontare la quotidianità, viene accompagnata, le sue competenze vengono riconosciute e il suo bisogno di sollievo viene finalmente chiamato per nome.
Soprattutto affermiamo un principio: non possiamo chiedere alle famiglie di essere una colonna del nostro welfare e poi lasciarle sole a reggerne il peso. Questa legge ‒ lo ripeto ‒ nasce da anni di ascolto e si è costruita grazie a tante persone, associazioni, realtà di terzo settore e organizzazioni che hanno scelto di lavorare insieme. Credo che anche questo abbia un valore, perché ci sono momenti nei quali la politica è chiamata soprattutto a riconoscere un bisogno reale e a costruire una risposta possibile. Oggi possiamo farlo e possiamo dire a chi ogni giorno si prende cura nel silenzio: vi vediamo, vi diamo voce e da oggi proviamo a esservi un po’ più vicini.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie,
Prego, Capogruppo.
Speaker : Riccardo BARBISAN (Lega – Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Mi tocca la correlazione più difficile della storia sia per la passione della consigliera Luisetto, sia per l’irritualità del ruolo, ma lasciatemi comunque dire qualcosa.
In Veneto, quando parliamo di caregiver, parliamo di moltissime persone, non parliamo di poche migliaia di casi, come magari poteva essere anche nella mia mente prima di iniziare ad affrontare il tema. Sono decine di migliaia i casi, che in moltissimi casi prestano assistenza ai familiari. La maggioranza presta meno di dieci ore settimanali di assistenza, ma una quota significativa supera le dieci e in molti casi le venti ore settimanali. Dietro questi numeri ci sono delle persone, ci sono genitori che assistono un figlio con disabilità, ci sono figli che assistono un genitore anziano non autosufficiente, ci sono coniugi che si assistono tra di loro, talvolta sono l’uno il caregiver dell’altro, ci sono fratelli e sorelle. Ci sono persone che spesso, senza averlo programmato, si trovano a modificare profondamente la propria vita per prendersi cura di qualcuno che amano.
Questa è la prima ragione per cui ritengo importante il provvedimento che oggi discutiamo: riconoscere il caregiver significa riconoscere una realtà che già esiste. Non inventiamo nulla. Non significa inventare una nuova figura, significa dargli un riconoscimento all’interno del sistema regionale. Su questo vorrei sottolineare un secondo elemento: il Veneto non parte oggi; nel Veneto esiste già un percorso che parte almeno dalla DGR n. 39 del 2006 sui Piani locali per la domiciliarità e persegue con il sistema delle impegnative di cura domiciliare.
Dal 1° gennaio 2022 sono state, inoltre, attivate le ICD caregiver, contributi economici destinati ai caregiver familiari, attivabili attraverso la valutazione di un’équipe multiprofessionale.
Nel 2024, secondo la relazione sociosanitaria del Veneto, ne hanno beneficiato in 892.
Questo dato è importante perché ci permette di collocare il progetto di legge dentro una storia già esistente.
Non stiamo costruendo una politica partendo da zero, stiamo cercando di fare un ulteriore passo. Passare da una serie di interventi e strumenti già presenti a un riconoscimento organico della figura del caregiver.
Il carattere trasversale dell’iniziativa, sostenuta da esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione, in primis il Presidente Stefani, merita di essere valorizzato, perché ci sono materie sulle quali il confronto politico è naturalmente molto forte e ce ne sono altre nelle quali, pur mantenendo posizioni differenti e distinte, è possibile riconoscere un’esigenza comune. Il sostegno alle famiglie che si prendono cura di una persona fragile è una di queste, soprattutto.
Nel corso dell’esame, poi, il testo è stato ulteriormente affinato rispetto a quello che avevamo che è quello che era stato depositato
Due novità meritano in particolare di essere ricordate: il riferimento non soltanto al PAI (il Piano assistenziale individuale) ma anche il progetto di vita della persona con disabilità e l’istituzione di un tavolo permanente sul caregiver familiare.
Non sono elementi puramente formali. Il riferimento al progetto di vita significa collocare il caregiver dentro una visione più ampia della persona assistita.
Il caregiver non è soltanto colui che presta materialmente assistenza, è una persona che deve essere considerata all’interno del percorso complessivo di cura, assistenza e inclusione della persona alla quale è legato. Ed è proprio questa integrazione che, a mio avviso, rappresenta uno dei passaggi più importanti del testo.
L’articolo 1 riconosce, infatti, il valore sociale ed economico dell’attività di assistenza e cura non professionale e non retribuita svolta in ambito familiare e affettivo e riconosce il caregiver quale parte integrante del sistema regionale integrato dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari.
È un cambiamento culturale, prima ancora che amministrativo, perché per molto tempo il lavoro di cura familiare è stato considerato qualcosa di naturale, come se fosse semplicemente un dovere privato, ma sappiamo che non è così.
L’attività di cura produce effetti sulla vita familiare, sulla possibilità di lavorare, sulla condizione economica, sulle relazioni sociali e, talvolta, sulla salute stessa di chi presta assistenza.
Riconoscere questo significa riconoscere il valore di un’attività che spesso rimane invisibile.
C’è poi un capitolo che consideriamo particolarmente importante: la rete di sostegno. Il progetto prevede che questa rete sia costituita dal sistema integrato dei servizi sociosanitari e dalle reti di solidarietà. Viene individuato il responsabile del caso come figura di riferimento anche per il caregiver. Viene valorizzato il ruolo del medico di medicina generale e dei servizi sanitari specialistici, e viene prevista, dove presente, la collaborazione del mondo del volontariato e della solidarietà di vicinato. Questo è importante, perché il caregiver non deve essere lasciato solo. La famiglia resta centrale, ma la famiglia non resta sola, e riconoscere la centralità della famiglia non significa scaricare sulla famiglia la responsabilità esclusiva dell’assistenza. Al contrario, significa costruire intorno alla famiglia una rete capace di intervenire quando la situazione lo richiede.
Il testo prevede, tra gli altri strumenti supporto psicologico, interventi di sollievo, soluzioni per le situazioni di emergenza, e nei casi di difficoltà, lo spostamento dell’assistito, la possibilità di domiciliarizzare alcune visite specialistiche. Sono misure molto concrete, e proprio la concretezza sarà la vera misura dell’efficacia della legge.
Un altro punto sul quale vorrei soffermarmi riguarda il lavoro, perché diventare caregiver può significare anche, e molto spesso significa, ridurre il proprio orario, rinunciare a un’opportunità professionale, in alcuni casi uscire temporaneamente dal mercato del lavoro. Il progetto di legge introduce quindi il riconoscimento dell’esperienza maturata dal caregiver all’interno del PAI, ai fini della valorizzazione delle competenze e dell’accesso o del reinserimento lavorativo.
È un principio che merita attenzione, perché prendersi cura di una persona non significa smettere di acquisire competenze, anzi, significa acquisirne di nuove: competenze organizzative, relazionali, capacità di gestione di situazioni complesse, conoscenze che possono essere importanti anche nel successivo percorso professionale.
Naturalmente, sarà però fondamentale che le procedure di validazione e certificazione siano costruite in modo serio e verificabile. Ed è proprio per questo che il progetto demanda alla Giunta l’approvazione delle procedure e dei criteri, prevedendo anche il parere della competente Commissione consiliare.
Vorrei poi dedicare un passaggio ai giovani caregiver, tema sul quale il Presidente Stefani si era già speso anche come deputato nell’attuale legislatura in corso. Quando parliamo di caregiver rischiamo talvolta di pensare soltanto agli adulti, agli anziani, ma esistono anche ragazzi e ragazze che crescono assumendosi responsabilità di cura all’interno della propria famiglia. Per loro il problema non riguarda soltanto l’assistenza, riguarda lo studio, riguarda la socialità, riguarda la possibilità di costruire il proprio futuro, senza essere definiti esclusivamente dal ruolo di cura. È un tema che dovrà essere seguito con particolare attenzione anche nell’attuazione della legge.
Arrivo, quindi, a quello che considero uno degli aspetti più importanti dal punto di vista istituzionale: la verifica di ciò che la legge produrrà concretamente. Il testo, infatti, istituisce un tavolo di lavoro permanente presso la Giunta regionale con il compito di evidenziare le migliori pratiche, individuare le difficoltà incontrate nell’attuazione e proporre eventuali misure integrative. Ma soprattutto introduce la clausola valutativa: la Giunta dovrà presentare annualmente alla competente Commissione consiliare una relazione sui risultati ottenuti. Dovranno essere monitorati, tra gli altri elementi, il numero dei caregiver attivi, il ricorso al supporto psicologico e agli interventi di sollievo, la partecipazione alla formazione, il riconoscimento delle competenze, il numero di studenti caregiver e la loro situazione occupazionale.
Questo è un punto che considero essenziale, perché una legge non si misura soltanto dalla qualità delle intenzioni con cui viene approvata, si misura da quello che accade dopo. Quanti caregiver raggiungiamo? Quante persone riceveranno effettivamente supporto? Quanti riescono a mantenere il lavoro? Quanti giovani caregiver verranno intercettati? Quante famiglie riescono a evitare situazioni di isolamento o di emergenza? Queste sono le domande alle quali dovremo dare risposta negli anni successivi. Il fatto che il Consiglio regionale abbia previsto uno strumento di verifica annuale a mio avviso è una garanzia importante.
C’è, infine, il tema delle risorse. Il progetto istituisce un fondo regionale per i caregiver. Sappiamo che per quest’anno è dotato di 250.000 euro e per gli anni successivi di circa un milione. Come diceva la correlatrice, all’interno del tavolo istituito presso la Giunta vedremo come saranno spesi i soldi, che siano spesi nel modo migliore possibile e soprattutto se ci saranno risorse da aggiungere, se il nostro bilancio ce lo permetterà. Credo che, come andremo ad approvare insieme questa legge, unitamente decideremo sullo stanziamento delle risorse.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Terminate le relazioni, dichiaro aperta la discussione generale. Giusto per organizzare i lavori vi informo che a mezzogiorno e mezzo ‒ partiremo adesso con il collega Morosin ‒ i lavori verranno sospesi per la pausa e riprenderanno alle 14.45, come condiviso in Capigruppo, perché ci sono in mezzo una Commissione e anche un intergruppo.
Prego, Morosin.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Grazie, Presidente. Questa giornata siamo chiamati a discutere e ad approvare un testo di legge la cui importanza si è già colta dagli ottimi interventi del relatore e correlatore, che mi hanno preceduto.
Il tema del caregiver familiare è un tema che si riallaccia, come è già stato detto, com’è scritto nella relazione introduttiva di questo importante progetto di legge, alla dignità e ai bisogni della persona, che sono dei diritti fondamentali inviolabili.
Allora, tutto parte ancora negli anni 80, quando un illuminato giurista, tra l’altro nato a Venezia, e stimato docente alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trieste, Paolo Cendon, raccogliendo le sollecitazioni e le esperienze del professor Basaglia, ebbe a porre l’occhio giuridicamente attento e corretto sulla realtà dei disagiati, cioè delle persone che vivono una situazione diciamo di non adeguata tutela sul piano giuridico.
Io ricordo, ho iniziato la professione nel 1981, quando ti arrivava in studio il familiare di qualche persona che aveva situazioni di disagio, di disorientamento psichico, fisico che non era più in grado di gestire la sua quotidianità, che non era più compos sui, che aveva bisogno di un aiuto e ricordo che si parlava, ovviamente, quelli erano gli istituti della inabilitazione, quando l’incapacità era parziale o della interdizione quando l’incapacità era totale.
Ebbene, io ricordo i volti dei figli, dei consorti, delle persone che si trovano in questa condizione. Ma allora cosa vuol dire? Vuol dire che io devo considerare il mio familiare come una persona che non ha più la dignità pubblica, non ha più la dignità delle altre persone.
C’era una forma di vergogna, una forma di resistenza, quasi un pudore familiare e sociale nel dover accedere a questi istituti dell’interdizione o dell’inabilitazione per tutelare, appunto, persone che vivevano situazioni, diciamo, di non più autosufficienza sul piano della condotta fisica, dei gesti, della quotidianità, sul piano del pensiero.
Ebbene, questi due istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione sono stati finalmente non aboliti, ma dichiarati desueti dopo che il professor Paolo Cendon, professore, ripeto, di diritto privato all’Università di Trieste, uomo illuminato, giurista che vedeva lontano.
Dagli anni 80 lavorò su questo progetto, e finalmente nel 2004 il Parlamento italiano approvò la famosa legge 6 del gennaio 2004 per l’introduzione dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, che è un istituto prodromico a quello che stiamo facendo noi ora, un istituto importantissimo.
Io mi ricordo anche le difficoltà applicative di quella legge, perché da intelligente giurista, Cendon non volle fare una legge burocratizzata, ma individuò delle regole e dei princìpi, dicendo: corriamo dei rischi, però lasciamo in fase applicativa la migliore attuazione di un testo di legge che, ricordo, fu approvato dal Parlamento italiano all’unanimità.
È questo punto che io vorrei ricordare anche a questa Assemblea, mi permetto, sarebbe veramente cosa buona e giusta, cosa importante, e avrebbe un valore superiore a quello che stiamo facendo, se trovassimo, come probabilmente sarà, auspico che sia, l’unanimità nel votare questo provvedimento. Ma consentitemi una nota di natura politica, che a mio parere giustifica e valorizza questo auspicio che ho appena manifestato ed espresso.
Nel suo primo intervento, in quest’Aula del Consiglio regionale, l’Assemblea legislativa del popolo veneto, come dico io, il Parlamento veneto, come ogni tanto dice anche qualche altro, il Presidente Alberto Stefani, a cui facciamo gli auguri, perché oggi purtroppo non è presente perché si deve sottoporre a delle cure e a dei controlli, con coraggio, lasciando anche perplessi, probabilmente, alcuni della stessa maggioranza, ebbe a dire: sono d’accordo con la consigliera Luisetto per riprendere il suo progetto di legge della scorsa legislatura, farlo mio, condividerlo e portarlo a votazione prima possibile.
Quindi, io non voglio dire, perché il presidente Zaia ha detto che non si possono fare applausi in Aula, poi qualche volta si autosmentisce, meriterebbe un applauso questo Presidente che ha avuto il coraggio di esprimere, fin dal suo primo intervento in quest’Aula, di condividere un progetto di legge che era stato voluto dall’opposizione la volta scorsa, e che anche nei passaggi di Commissione si è dimostrato che è un provvedimento condiviso da tutti. Quindi, stiamo facendo una cosa importante, una cosa che si mette nel solco di quell’istituto dell’amministrazione di sostegno, ripeto, di cui dovremmo essere tutti grati al professor Cendon, veneziano, deceduto, tra l’altro, proprio a gennaio di quest’anno e che ci ha lasciato un patrimonio di conoscenza giuridica e di approfondimento straordinario. Lo voglio citare, perché me ne sono innamorato. Ho avuto il piacere di conoscerlo nella profondità della visione giuridica. Vedere un veneto che ha il coraggio, anche nel mondo del diritto e delle teorie, di andare avanti, creare dottrina, farsi vedere brillante per me è sempre stato un onore. E questa è stata la sua legge più importanti. Quindi, oggi sento che siamo in continuità con quella visione e con quello spirito di solidarietà, che poi è quello che prescriveva già nel 2006 la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Vi rimando alla lettura, perché è uno dei testi che non dico mi commuovono, ma sicuramente mi coinvolgono e mi responsabilizzano maggiormente. Nei primi tre passaggi del preambolo, A, B e C, si parla della necessità di riconoscere la dignità e il valore connaturati a tutti i membri della famiglia umana ‒ ripeto, della famiglia umana ‒ e di diritti uguali e inalienabili come fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. Già questo è un titolo che impressiona per profondità e rilevanza. Poi, al punto B dice che nei patti internazionali relativi alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è stato proclamato che ciascun individuo è titolare di tutti i diritti e delle libertà ivi indicate, senza alcuna distinzione. L’ultimo che richiamo, perché vi ho rimandato al testo, parla della necessità di garantirne il pieno godimento, quindi di attuare tutti quei meccanismi per dare effettività alle leggi che si emanano da parte delle persone con disabilità e senza discriminazioni. Questo è quello che è scritto nella Convenzione delle Nazioni Unite, che peraltro è stata ratificata nel 2009 dall’Italia con la legge n. 18 del 2009, che, però, poi non ha avuto applicazione. Tant’è vero che nel 2022 il Comitato Onu competente di questa materia ha condannato l’Italia per non aver dato ancora attuazione a questo istituto dei caregiver, di coloro che forniscono assistenza. E questo è un punto dolente. Tant’è vero che purtroppo ancora oggi giacciono in Parlamento una o più proposte di legge. Non è mai stata approvata. Non c’è una legge statale sul tema. Ci sono prima di noi ‒ di solito siamo orgogliosi di essere i primi, questa volta siamo solo al quattordicesimo posto ‒ già tredici Regioni che hanno fatto, più la Provincia Autonoma di Trento, che hanno adottato dei provvedimenti normativi sul tema. D’altronde oggi lo faremo, ripeto, con questo spirito. Teniamo conto che la questione riguarda, come ha detto bene il relatore e correlatore, 8.000.000 di persone. È un numero enorme. Quasi oltre il 15% della popolazione.
Quindi è un tema che ha anche una sua rilevanza, non solo sul piano sanitario, assistenziale, della solidarietà, ma anche sul piano economico, tant’è vero che l’INPS, è scritto anche nella relazione, quindi attingo a dati che tutti avete a disposizione, ha segnalato che il 66% dei caregiver ha dovuto lasciare il lavoro. È un problema di rilevanza straordinaria.
Quindi, ben venga la parte finanziaria, guardo l’assessore Roma che è molto sensibile e molto attiva sul tema, la parte finanziaria che prevede delle risorse abbastanza importanti, ma mi auguro, in prospettiva, anche dal nuovo bilancio regionale, riusciamo a ricavare ulteriori risorse in questa direzione, perché questo non intervenire vuol dire creare anche problemi, come è stato già dimostrato da varie relazioni di salute per chi fa il caregiver non protetto, rischia il posto di lavoro, rischia il suo stesso benessere. Cioè stiamo facendo un intervento su una legge, che probabilmente è una delle più importanti per le ricadute che può creare - mi auguro - positive che ci troviamo a discutere.
Per questo veramente io sarei orgoglioso, sarei onorato che tutti insieme facessimo un atto all’unanimità, che approvassimo all’unanimità e ci impegnassimo, come diceva bene la relatrice, prima, anche a migliorarla in un prossimo futuro, perché si capisce che è una legge che non è che sia stata affilata al meglio, ha delle dei passaggi che potrebbero - e lo dico da giurista che vede sempre gli spigoli e le inopportunità - potrebbe anche aiutare a presentare degli emendamenti, ma non lo voglio fare; non lo voglio fare. Ho deciso di non farli, perché ci sarebbero dei passaggi che meriterebbero di essere migliorati. Per oggi è importante che passi, che vada, che ovviamente anticipiamo allo Stato facendo vedere che la Regione Veneto, tutti noi, questa Assemblea legislativa si assume la responsabilità di una decisione estremamente importante.
Io credo che la cosa che va detta è quella anche pure già accennata da relatore e correlatore: che al Presidente Stefani va riconosciuto un impegno particolare. L’articolo 3 è il suo articolo, se vogliamo, i caregiver dei giovani, diamogli la gioia di vedere realizzato questo obiettivo, la capacità di coinvolgere, di vedere coinvolti, in base anche a una previsione normativa, dei giovani in un atto assistenziale ha un valore educativo, ha un valore di solidarietà, ha un valore che qualifica questo nostro territorio che sulla solidarietà ha una storia, credo, invidiabile e meritevole. Ne abbiamo esempi straordinari, ma non possiamo lasciare al volontariato, alla spontaneità, alle iniziative dei singoli, alla capacità delle persone direttamente coinvolte, la soluzione di un problema e di un tema di così grande rilevanza e di importanza sociale.
Io quindi mi fermo qui, perché la retorica e la prolissità su un tema così delicato non le trovo convenienti né opportune. Il testo, ripeto, si presenterebbe anche a miglioramenti, però a me piace che oggi passi e mi auguro che oggi venga votato.
Quindi ringrazio tutti i colleghi per l’impegno che hanno dato già in Commissione, per la discussione odierna, quindi con questo auspicio, chiudo il mio intervento, perché il Veneto ha bisogno di questa legge e noi dobbiamo farla nel modo migliore.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, consigliera Ostanel, poi sospendiamo. Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Tre anni fa, quando la collega Luisetto presentava questa proposta di legge, anzi, l’idea di una proposta di legge e poi il suo testo, qui c’erano dei colleghi che erano presenti.
Questo testo apriva già all’epoca una questione non importante, ma essenziale, per questa Regione, ma in generale, io penso, per il nostro Governo, per lo Stato, perché, ricordiamoci, è stato già detto dalla collega Luisetto, fino a che lo Stato non si darà una legge sensata, che prende in carico davvero la questione dei caregiver familiari, con fondi e supporto per la previdenza in maniera concreta, noi non riusciremo a supportare davvero la vita dei caregiver, ma in particolare, e vorrei parlarne dopo, nell’intervento, delle persone assistite.
Noi qui oggi stiamo votando una proposta di legge importantissima, perché, come è stato detto bene dalla proponente, fa quello che la Regione può fare: garantire un sistema di servizi che si metta a disposizione del caregiver e della persona assistita, perché la Regione del Veneto fa e può fare un lavoro importantissimo, mettendo tutto un sistema al servizio di.
Vorrei partire proprio da qui: da quando il Presidente Stefani in quest’Aula, il primo giorno che ci siamo insediati, aveva detto che avrebbe preso in considerazione, e non solo, avrebbe partecipato alla riscrittura del testo della collega Luisetto, noi in particolare io all’interno del Gruppo di AVS subito ho cercato, con la collega Luisetto, di portare alcune proposte, alcuni emendamenti, alcune migliorie in un testo di legge che credo e spero oggi approveremo. E mi piacerebbe raccontare quali sono le questioni che hanno caratterizzato questo lavoro, perché se nel testo si vedono anche dei passaggi che in Commissione abbiamo rivisto più volte prima e dopo le audizioni è perché quando si crede nel lavoro a supporto dei colleghi Consiglieri si fa un lavoro in Commissione e non solo all’interno dell’Aula consiliare.
Ricordo che il primo punto che abbiamo discusso tanto con la collega Luisetto è stato il fatto che noi avremmo dovuto valutare nella clausola valutativa ‒ ho visto che ci sono anche degli emendamenti in questo senso in Aula ‒ quello che questa legge metteva in campo. Sono contenta che abbiamo fatto inserire ‒ è stato un lavoro che abbiamo fatto con la collega ‒ che nella clausola valutativa ci fosse, ad esempio, una valutazione della situazione lavorativa ed economica di quei caregiver che devono abdicare, magari contro la loro volontà, a una carriera lavorativa, a un semplice lavoro, a un lavoro anche part-time, al diritto allo studio, perché le loro ore, come diceva bene il collega Barbisan, devono, e non sempre volontariamente, essere investite nella cura del proprio familiare, del proprio assistito. Allora, l’idea che si possa valutare davvero quanto la situazione occupazionale cambi all’interno della vita del caregiver, quanto ci sia una riduzione della vita lavorativa, quanto ci sia una differenza di genere all’interno di quel carico di cura l’abbiamo fatta inserire, perché sappiamo che sono in particolare le donne a prendersi cura dei loro familiari e delle persone assistite. Inoltre, abbiamo fatto inserire la distribuzione territoriale, perché sappiamo bene che, se questo progetto di legge lavora sul rafforzamento della rete dei servizi, quei servizi non sono uguali a Treviso o a Rovigo. Ne abbiamo più volte parlato in Commissione Sanità. Quindi, l’idea che si faccia una valutazione del fatto che un caregiver a seconda di dove vive cambia la sua vita e la sua esistenza io penso che sia un lavoro importante che abbiamo portato nel contributo di questo testo. O il fatto che abbiamo lavorato sul diritto allo studio. Il presidente Stefani lo ha ben ricordato. Anche la collega Luisetto, nell’intervento in Aula, aveva parlato del diritto allo studio e di quanto i giovani caregiver non possano fare lo stesso rispetto ai loro colleghi. Vi dico, da docente, che questo è un tema importantissimo: ho visto con i miei occhi ragazzi rinunciare alla laurea o rinunciare agli esami perché in quel momento dovevano assistere una persona cara. Allora, l’idea che anche lì dentro ci sia stato un rafforzamento di quello che è previsto dall’articolo 3 io penso sia importante portarlo anche alla discussione di quest’Aula o che ci sia nei PUA uno sportello dedicato ai caregiver. Ne abbiamo parlato con la collega Luisetto e accettato che ci fosse questa modifica al testo, perché riteniamo che sia importante che in uno sportello PUA ci sia uno spazio dedicato o ancora il coinvolgimento del Terzo Settore, che abbiamo voluto rafforzare nel testo, già presente sicuramente, ma abbiamo voluto dire: il Terzo Settore fa parte di questa rete e voglio ricordare, ad esempio, uno dei fatti di cui ci stiamo occupando nella nostra Provincia, con alcuni colleghi qui presenti, bipartisan, rispetto ai Centri Sollievo. Cioè l’idea, che ci siano dei Centri Sollievo per le persone malate di Alzheimer o di demenza senile che fanno il lavoro a supporto delle famiglie, tenendo dei pomeriggi aperti per permettere proprio a quei familiari di stare qualche ora staccati da quell’attività di cura, diceva bene la collega Luisetto, prendere un po’ di aria. Ci è stato detto e raccontato come questi pomeriggi gestiti, ad esempio, da organizzazioni come l’AUSER e altre siano esattamente quel prendere aria, cioè avere degli spazi dove alcuni pomeriggi un caregiver possa lasciare, accompagnare la persona cara e prendersi qualche ora di tempo.
Ecco, questo è uno esattamente dei temi per cui abbiamo voluto inserire in questa norma un rafforzamento del ruolo del Terzo Settore, perché altrimenti finché non risolveremo e supporteremo anche quei servizi che non solo vengono fatti dalla Regione, ma vengono fatti anche dal Terzo Settore e, quindi, guardo l’assessore Roma, con cui ci stiamo già confrontate, rafforzare i fondi anche a supporto del Terzo Settore, che garantisce quei servizi io credo sia una misura essenziale.
Ancora, l’idea, ad esempio, che, quando noi pensiamo al ruolo dei caregiver e al loro supporto attraverso i servizi, quei servizi non debbano mai essere sostitutivi rispetto al ruolo dello Stato.
Questo è un tema su cui abbiamo dialogato molto e ci torno anche nell’ultima parte dell’intervento, perché la parola “volontariamente” su cui molto abbiamo discusso con la collega Luisetto in quest’Aula mi piacerebbe portare un contributo. Cosa vuol dire quel “volontariamente”. Ci sono alcune persone che volontariamente non potrebbero scegliere di non essere quel caregiver.
Allora, a livello nazionale, perché noi qui possiamo fare qualcosa, ma non possiamo fare tutto, a livello nazionale io chiedo davvero che le forze politiche qui presenti e che oggi voteranno questa proposta si facciano portavoce di una richiesta verso la Ministra che si sta occupando di questo tema, perché tantissime realtà del Terzo Settore e tantissime organizzazioni dei caregiver familiari stanno dicendo che quello che si sta facendo non è sufficiente.
Dico - lo dico - rispetto ai contributi previdenziali, rispetto ai fondi che vengono dati alle Regioni per garantire esattamente alcuni dei servizi.
Prima si parlava delle impegnative di cura domiciliare. Finché quelle impegnative di cura noi non le aumenteremo con i costi che aumentano e con gli ausili per cui – ho visto anche l’emendamento del Presidente, poi entro nel merito – noi oggi riceviamo costantemente segnalazioni dai nostri territori sul fatto che gli ausili che fino a qualche anno fa venivano dati con facilità dalle ULSS, oggi non vengono dati con la stessa facilità, parliamoci chiaro, diciamo la verità in quest’Aula.
Nel momento in cui lo Stato non deciderà di mettere i fondi necessari, i servizi necessari e le coperture previdenziali necessarie per favorire che anche quei caregiver non volontari vengano davvero supportati, noi in questa Regione oggi facciamo un passo importante, ma i caregiver non riusciranno ad essere le persone che vogliono essere fino in fondo.
Da ultimo, anzi, penultimo, un’attenzione particolare non solo ai caregiver, ma alle persone assistite. Ne abbiamo anche qui discusso molto con i proponenti. Questo progetto di legge si occupa dei caregiver, lo supporteremo, e abbiamo lavorato per riuscire anche a rendere il testo per noi più vicino a quelle che erano le nostre sensibilità. Ma il punto vero è quanto davvero stiamo lavorando con un sistema pubblico per quello che è il progetto di vita indipendente? Anche qui, è ovvio che questo progetto lo cita, se ne occupa, ma non può fare tutto, un testo di legge.
Se noi, e davvero l’appello lo faccio alle forze politiche che al Governo ci sono, non lavoriamo per un sistema pubblico, non solo per dei servizi, ma per un sistema pubblico che incentiva davvero un progetto di vita indipendente, tutti i supporti necessari affinché questa vita indipendente si esplichi, noi non riusciremo solo con una rete di servizi a fare la differenza.
Riparto dalla conclusione dell’intervento della collega Luisetto: questo progetto di legge non risolve tutto, l’ha detto benissimo. La battaglia vera, allora, se davvero noi riteniamo che i caregiver siano una figura essenziale e i loro assistiti debbano essere supportati in un progetto di vita indipendente, anche perché alcuni caregiver possano liberarsi, magari, da alcune ore di lavoro volontario, nonché sia, fino a che lo Stato non deciderà di fare un lavoro con risorse sensate e con un provvedimento che ascolta davvero tutte le organizzazioni dei caregiver, allora noi qui staremmo facendo quello che possiamo fare, ma non tutto fino in fondo.
Arrivo sull’emendamento del Presidente Stefani, che condivido e lo condivido a tal punto che richiedo e chiedo che venga davvero posta attenzione a cosa quell’emendamento vuole supportare, perché se vuole supportare, ad esempio, il fatto che le case vengano adeguate, adibite, penso all’accessibilità per le persone con disabilità grave, penso alle persone con demenza senile o malati di Alzheimer, le cui case, i cui luoghi dove stanno tutto il giorno debbano essere resi sicuri, sicuri per la loro incolumità e anche per la incolumità dei loro caregiver, credo sia questa la direzione dell’emendamento, se l’ho compreso in maniera giusta, io penso e credo che sia giusto che venga inserito in un testo di legge. Ma ancora, io credo che i fondi per garantire che questo avvenga, ausili dati per tempo, ausili dati secondo richiesta, non che il caregiver o l’assistito debbano sborsare di loro tasca i soldi per prendere quello che l’ULSS non copre, perché oggi nei nostri territori questo sta succedendo, e allora vado ai fondi. L’ha detto bene la collega Luisetto: sappiamo che questo è un punto di partenza e io spero davvero che nei prossimi mesi e nei prossimi anni si aumenti la dotazione, perché proprio con l’inserimento dell’emendamento del Presidente i fondi saranno ancora più necessari. Se noi vogliamo ritenere che le barriere di accessibilità e gli ausili siano davvero un diritto di tutti quei pazienti e di tutti quei caregiver, allora noi sappiamo che queste risorse non possono oggi essere sufficienti.
Questo, allora, è il mio appello, visto che questo lavoro lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo insieme: se davvero continuiamo e vogliamo continuare a dire la verità in quest’Aula, sappiamo che le risorse che abbiamo oggi impostato in questa legge non sono sufficienti per fare tutto quello che anche in quest’Aula stiamo raccontando di voler fare, per cui davvero chiedo un’attenzione da parte della maggioranza che governa questa Regione e governa anche questo Stato di portare all’attenzione della Ministra le istanze, che mi sembra condividiamo, ma poi le decisioni sono quelle che danno concretezza e gambe alle parole. Qui dentro si può dire qualsiasi cosa che si voglia dire, ma se poi il Governo non è conseguente, dovreste essere voi i primi a dire che quel passaggio non è stato fatto. Di nuovo, chiedo a questa Regione, perché qui stiamo, che nei prossimi anni ci sia davvero la dotazione economica necessaria per rendere questo progetto di legge una realtà concreta in tutti i suoi articoli perché, guardando alcuni emendamenti presentati oggi, solo così si riuscirà davvero a contribuire alla vita dei caregiver e delle persone che loro assistono.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Ostanel.
Sospendiamo i lavori del Consiglio. Riprendiamo alle ore 14.45. Nel frattempo, è convocata la Prima Commissione e l’Ufficio di Presidenza.
A dopo. Riprendiamo le attività, grazie.
C’è Giorgia Bedin.
La parola alla consigliera Bedin.
Speaker : Giorgia BEDIN (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Vorrei proprio iniziare questo mio intervento con un ringraziamento, consigliera Luisetto stai qui, perché devo ringraziare anche te. Devo ringraziare anzitutto il Presidente Alberto Stefani…
Speaker : PRESIDENTE
Colleghe, la vostra collega sta parlando. Prego.
Speaker : Giorgia BEDIN (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Dicevo: vorrei ringraziare innanzitutto il Presidente Alberto Stefani, perché si è preso un impegno, in campagna elettorale, perché lo ha ribadito poi nella prima seduta di questo Consiglio, e questo impegno è stato mantenuto perché questo progetto di legge è stato una delle priorità di questa Amministrazione.
Ringrazio anche la consigliera Chiara Luisetto – ti ho detto “consigliera”, che per me è un grande sforzo, perché per me sei “consigliere” – perché hai saputo mettere da parte anche il lavoro che avevi fatto in questi tre anni per questo progetto di legge, condividerlo e metterlo insieme allo sforzo anche del Presidente Alberto Stefani. Quindi grazie, perché hai dimostrato che la politica sa superare l’ostacolo dei colori e delle divisioni ideologiche, quando si vuole veramente dare una risposta importante come quella che stiamo dando oggi, per le persone più fragili che abbiamo, che sono quelle che vengono assistite anche dai caregiver.
Vorrei ringraziare però, come membro della Quinta Commissione, tutte le situazioni che abbiamo potuto audire in Quinta Commissione, è stato importante, è un passaggio fondamentale, secondo me, per far sì che questa legge veramente fosse rispondente alle esigenze che chiedono e rappresentano e che sono i caregiver.
Questa legge è sicuramente una legge di civiltà, perché dà valore e importanza a milioni di persone in Italia. Noi siamo in Veneto, ne abbiamo centinaia di migliaia, ma parliamo di milioni di persone in Italia, che fino ad oggi sono state tanto invisibili quanto indispensabili, non solo per il benessere e la cura delle persone più fragili, ma anche per l’intera società e comunità.
Dico questo perché l’opera che loro prestano è un’opera che è un tassello fondamentale di un sistema di cura della persona non autosufficiente, forse un tassello che magari solo con il servizio pubblico non riusciremmo a dare in maniera altrettanto efficiente. È solo un tassello che è fondamentale, come dicevo, però non si sostituisce, non comprime e non ritarda i servizi e le prestazioni per le persone più fragili.
Questo è importante dirlo, ed è importante anche dire, però, che attraverso i caregiver riusciamo a dare una risposta efficace, efficiente, che integra e valorizza il sistema sociale, sanitario e assistenziale che oggi noi abbiamo creato, specialmente qui in Veneto.
Ecco perché, secondo me, è importante sottolineare che all’articolo 1 si parla di valore sociale, ma anche economico dei caregiver. Perché lo diciamo? Perché parliamo di persone che la cura e l’assistenza la fanno quotidianamente a casa loro, a costo zero, per la collettività, ma pagando molte volte un caro costo, un caro prezzo per la propria vita personale.
E quando parliamo di questo tema mi piace anche ricordare i numeri che sono importanti, per capire l’ulteriore valore questa legge ha, perché dà risposta a una platea di persone davvero molto, molto numerosa. Parliamo di 8 milioni di caregiver in Italia, che rappresentano il 19,2% delle donne in età fra i 15 e i 64 anni e il 13% degli uomini nella stessa fascia di età. Ma parliamo anche di 1.700.000 over 65. Mi piace anche da questi numeri trarre ulteriori riflessioni su quello che stiamo facendo e pensare proprio alla platea a cui stiamo rispondendo: penso quindi alle donne che, come abbiamo visto, sono nella maggior parte quelle che si prendono carico di questa cura della persona più fragile, e penso in particolare alle donne fra i 40 e i 60 anni, in cui mi calo anch’io quasi al centro fra queste due età, che sono prese dalla cura dei figli, che sono prese dagli impegni del lavoro, perché ormai, insomma, per sostenere una famiglia bisogna necessariamente lavorare in due, e che devono sommare a questi carichi anche quello della cura dei familiari o della persona cara. Questo non senza sacrificio, perché devono molto spesso rinunciare al loro impegno lavorativo o devono comunque metterlo in secondo piano, rinunciando alla possibilità di costruirsi un’autonomia, un’indipendenza anche economica e soprattutto, molte volte, un’indipendenza economica per il loro futuro, quando loro stesse diventeranno anziane. Questo, secondo me, è molto importante da sottolineare.
Penso però anche che ai caregiver più giovani, di cui questa mattina, insomma, abbiamo parlato, dell’impegno del Presidente, proprio in particolare per i caregiver più giovani, che, nel momento della loro vita in cui dovrebbero giustamente, per diritto e per dovere, dedicarsi a fondare solitamente le basi del loro futuro, anche attraverso lo studio, devono in maniera volontaria, come abbiamo specificato questa mattina, dedicarsi anche alla cura dei loro cari più anziani che hanno bisogno, perché sono persone fragili. E lo scelgono con una generosità, una responsabilità e una maturità che secondo me va sottolineata, perché va anche oltre l’età che magari hanno. Molto spesso ci ritroviamo invece a parlare di giovani che delinquono, che non rispettano le regole, che si comportano male e questi, che sono i giovani invece che meritano attenzione, diventano un po’ invisibili. E quindi è bello, insomma, secondo me, ricordare il loro impegno in prima persona.
Infine non posso dimenticare naturalmente i caregiver che sono ultrasessantacinquenni, che nel momento invece della vita in cui dovrebbero godersi gli sforzi, gli impegni e i sacrifici che hanno fatto per una vita di cura dei figli prima, del lavoro quotidiano durante tutto il loro periodo, purtroppo devono invece magari dedicarsi ad accudire ancora persone che hanno bisogno di assistenza. Una delle cose interessanti di questa legge, secondo me, è proprio che si cala nelle diversità di queste categorie di caregiver, valutando i bisogni diversi che questi caregiver hanno e dando risposte specifiche proprio a seconda della loro età e del loro modo di vivere. Però lo fa su di una base comune che vale per tutti, e cioè l’attenzione alla formazione, all’integrazione dei caregiver con i servizi sanitari, sociali e assistenziali che già esistono attraverso l’inserimento dei caregiver nel Piano assistenziale individualizzato e il suo coinvolgimento attivo nella definizione di quello che è il progetto di vita che diventa uno stato di vita che tiene conto, naturalmente, in primo luogo dei bisogni della persona curata, ma anche delle peculiarità della persona che presta l’assistenza.
Allora voglio ricordare un po’ gli impegni che con questa legge ci prendiamo nei confronti dei caregiver di diversa categoria, per esempio, per i giovani ad agevolare attraverso protocolli d’intesa la conciliazione del tempo studio, del tempo cura, che è fondamentale, ma come vogliamo anche valorizzare quelle competenze e quelle capacità che questi giovani acquisiscono per facilitarne anche l’ingresso nel mondo del lavoro e magari oltre ad altre iniziative che stiamo tenendo in piedi per sopperire alle carenze di personale nel mondo assistenziale sanitario, magari anche questo potrebbe essere un percorso che poi si dimostra importante per sopperire a questa mancanza.
Poi, voglio menzionare anche l’impegno per i caregiver più anziani, prevedendo la possibilità che siano disposte per loro soluzioni specifiche e l’ulteriore integrazione anche con la parte relativa al sollievo che diceva prima anche la consigliera Ostanel, ritengo che sia una cosa fondamentale.
Il supporto psicologico, poi, è sicuramente uno strumento che non può mancare, se non vogliamo che i caregiver si trasformino da risorsa per il sistema a utenti del sistema, per il quale oggi invece sono una risorsa fondamentale, così come lo è anche la rete del Terzo Settore e le associazioni che abbiamo anche sentito in Commissione, che sicuramente hanno svolto fino ad oggi un ruolo fondamentale per aiutare i caregiver a far fronte a tutti gli impegni che hanno quotidianamente.
Quando penso ai caregiver non penso a un’immagine astratta, ma penso, invece, in base anche all’esperienza di Sindaco e di Presidente del Comitato che ho avuto in questi anni, a volti, a nomi a persone che ho conosciuto con le quali ho potuto dialogare, che ho ascoltato e penso ai racconti delle loro vite, le difficoltà, la fatica e anche la preoccupazione di doversi prendersi cura di una persona cara, senza magari averne le competenze, perché molto spesso mancano anche queste.
Ma penso che quando ero Sindaco dicevo: Ma io per voi posso fare fino a qui. Di più non posso fare. Quindi oggi essere qui in questo Consiglio mi dà la possibilità di contribuire a dare una risposta importante a tutte queste persone di cui ho potuto conoscere la vita e le difficoltà e quindi anche per loro oggi, ovviamente, il mio voto sarà favorevole per questa legge, che definisco una legge di civiltà, una legge che, a fronte anche della sua esegesi bipartisan, sta a dimostrare che la politica sa fare squadra per bisogni così importanti, una legge che è anche un atto di rispetto verso la storia del Veneto, un Veneto che è solidarietà, e anche una legge che guarda al futuro, perché vogliamo che la nostra comunità rimanga coesa, quindi sicuramente questa è una di quelle pietre che metteremo sul percorso del mantenimento della coesione e della solidarietà che il Veneto sa esprimere, soprattutto, senza che nessuno si senta solo o resti indietro.
Quindi, grazie a tutti quelli che hanno lavorato per questa legge. Il mio voto sarà favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Bedin.
Prego, Conte Rosanna.
Speaker : Rosanna CONTE (Lega-Liga Veneta)
Gentili colleghi del Consiglio, signor Presidente, Assessore, prendo la parola oggi per esprimere il mio sostegno alla proposta legislativa in discussione, una norma che mette al centro le persone e il valore inestimabile della solidarietà familiare.
In apertura del mio intervento, però, credo corretto associarmi al sentito ringraziamento ai promotori di questo testo e a tutti i colleghi che mi hanno facilitato anche l’iter in Commissione.
Il Veneto ha dimostrato una sensibilità pioneristica nel campo del welfare e del sostegno della fragilità, anche questa volta. Oggi, con questa legge, facciamo un ulteriore passo in avanti.
Tuttavia, la mia visione non si ferma ai confini della nostra virtuosa Regione. Il mio auspicio più profondo è che questa stessa norma possa essere assunta come un modello virtuoso e uno spunto concreto affinché il Governo nazionale possa utilizzarla per integrare, rafforzare e aggiornare le vigenti disposizioni normative statali che appaiono ancora, purtroppo, frammentarie, difficili e non idonee a coprire i bisogni reali.
Colleghi, quando parliamo di caregiver familiari, parliamo di migliaia di nostri cittadini, lo abbiamo sentito prima, molto spesso donne, ma anche tanti uomini, che ogni giorno, nel silenzio delle proprie case, compiono una scelta d’amore, che è al contempo un servizio pubblico essenziale. Assistono padri, madri, coniugi o figli colpiti da disabilità gravi, o con delle conseguenze della non autosufficienza. Ma dobbiamo avere il coraggio dell’onestà intellettuale: il solo sostegno economico ed emergenziali non basta più. Non è sufficiente sanare una profonda ingiustizia sociale che si consuma nel tempo. È giunto il momento, non più rinviabile, di aprire una riflessione seria, strutturata e coraggiosa sul rafforzamento degli strumenti pensionistici e previdenziali a tutela dei caregiver familiari.
Dobbiamo guardare in faccia la realtà con gli occhi della verità chi sceglie di occuparsi dei propri genitori anziani o di un familiare con gravi disabilità compie un sacrificio che ha un costo altissimo in termini professionali ed economici. Assistere continuamente una persona non autosufficiente significa inevitabilmente sottrarre tempo prezioso alla propria professione, significa rinunciare a un’opportunità di carriera, significa vedersi costretti a passare al tempo parziale, significa, nei casi più drammatici e frequenti, essere obbligati ad abbandonare definitivamente il mercato del lavoro.
Questo sacrificio oggi ha una conseguenza inaccettabile, una penalizzazione previdenziale, chi, dona anni della propria vita alla cura dei propri cari vede fortemente compromesso il proprio futuro pensionistico. Meno ore lavorative o anni di totale inattività dedicati all’assistenza si traducono matematicamente in buchi contributivi enormi in una riduzione drastica dell’assegno pensionistico domani o, peggio ancora, l’impossibilità di raggiungere i requisiti minimi per la pensione.
In altre parole chi oggi salva lo Stato da costi assistenziali esorbitanti rischia di essere condannato a una precarietà economica. Questa non è giustizia sociale.
Permettetemi di ricordare colleghi che questo non è un tema nuovo per la mia attività politica e istituzionale. È una battaglia di civiltà che ho portato avanti con determinazione anche a Bruxelles durante gli anni del mio impegno al Parlamento Europeo. Già in quella prestigiosa sede, confrontandomi con le diverse realtà del welfare continentale, avevo promosso la necessità di approfondire la tutela previdenziale europea per i caregiver familiari.
Se vogliamo che l’Italia e il Veneto restino al passo con i più alti standard di coesione sociale europei, dobbiamo avere il coraggio di recepire e applicare quei principi di dignità previdenziale anche nel nostro ordinamento. Non possiamo chiedere sacrifici ai nostri cittadini e poi offrire tutele parziali e frammentarie. La previdenza dei caregiver deve diventare una priorità comunitaria e nazionale e il Veneto ha le carte in regola per fare da apripista.
Le misure attuali sono temporanee, spesso soggetti a scadenza con paletti anagrafici e contributivi troppo stringenti che lasciano fuori una platea vastissima di aventi diritto.
Non possiamo permettere che la tutela previdenziale sia una eccezione o un bonus. Deve diventare un diritto strutturale, universale e garantito. La cura dei fragili non può e non deve essere un fattore di impoverimento. Se un cittadino si fa carico di un compito che spetterebbe alle Istituzioni sanitarie e sociali, lo Stato deve riconoscere non solo a parole, ma garantendo la copertura di contributi figurativi, facilitando scivoli pensionistici strutturali o maggiorazioni contributive per ogni anno di cura documentata.
Per questo motivo, nel ribadire il mio pieno e convinto sostegno a questa proposta legislativa regionale, formulo un appello formale che spero che questo Consiglio voglia far proprio all’unanimità: facciamo sì che la voce del Veneto arrivi forte e chiara a Roma. Prendersi cura di chi ha dato la vita o di chi si trova nella sofferenza è il pilastro su cui si regge la nostra comunità; proteggere il futuro di chi cura il dovere supremo di una politica, che voglia definirsi davvero umana, è lungimirante. Vi ringrazio per l’attenzione.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliera Cendron, prego.
Speaker : Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Grazie, Presidente.
Colleghe Consiglieri, colleghi Consiglieri, assessore Roma, prendo la parola in quest’Aula con la forte consapevolezza del senso di responsabilità che ci lega oggi a questa scelta legislativa. Desidero innanzitutto rivolgere un ringraziamento sincero e non formale ai primi firmatari di questo provvedimento, alla collega Luisetto, al Presidente Stefani, al correlatore appunto Barbisan, all’assessore Roma, al loro lavoro congiunto, insieme all’approfondito percorso svolto in Quinta Commissione: rappresenta questo un esempio virtuoso di come le Istituzioni debbano e possano lavorare insieme.
Quando ci confrontiamo con i bisogni primari della vita quotidiana, con la fragilità, con la sofferenza e con l’amore silenzioso che tiene unite le nostre famiglie la politica ha il dovere di fare un passo indietro rispetto agli steccati e farne uno in avanti verso i cittadini. Oggi dimostriamo che sulle cose che contano davvero a guidarci sono la responsabilità del legislatore e la risposta concreta a un bisogno viscerale della nostra comunità, non i colori politici o le appartenenze di schieramento. Porto in quest’Aula la voce e lo sguardo dei nostri territori. Chi ha avuto l’onore di amministrare le nostre comunità locali, chi vive il quotidiano nei nostri comuni, in quell’ambito delicato di costruzione dei nuovi Ambiti territoriali sociali, tra i servizi sociali e i quartieri, conosce perfettamente una realtà che troppo spesso resta confinata dietro le porte chiuse delle abitazioni. I dati ufficiali e le stime dell’ISTAT, che sono state riportate, ci dicono che in Italia ci sono circa otto milioni di persone che assistono regolarmente un proprio caro malato, disabile o anziano. In Veneto registriamo una percentuale del 15,9% della popolazione over quindici impegnata in attività di cura. Sono numeri enormi. Ma dietro a queste cifre non ci sono semplici statistiche, ci sono donne e uomini, madri e padri, figli, coniugi.
Pensiamo in particolare, come ha detto la relatrice Luisetto, al carico straordinario che pesa sulle spalle delle donne. Lo ribadisco: pensiamo soprattutto alla cosiddetta “generazione sandwich”, quella delle donne tra i quaranta e i sessant’anni che si trovano a vivere la fase centrale della loro vita personale e lavorativa schiacciata tra due pesi giganteschi, la crescita dei figli da un lato, l’assistenza continuativa agli anziani o ai familiari non autosufficienti dall’altro. Un impegno quotidiano che comporta sacrifici immani sulla loro carriera, sulla loro salute psicofisica, sulla loro indipendenza economica e sul loro stesso futuro previdenziale.
Lasciatemi fare una battuta: anche dal numero di prenotazioni in questa discussione delle colleghe Consigliere capiamo anche chi vive più da vicino questo tipo di temi.
Siamo abituati a definire il welfare familiare e il lavoro di cura informale come un pilastro della tenuta sociale del Veneto, ma dobbiamo dirci la verità con totale franchezza: un pilastro lasciato solo, senza sostegni normativi, senza tutele, senza momenti di sollievo alla fine si incrina. E quando un caregiver cede, non crolla solo una persona, crolla un intero nucleo familiare e si sovraccarica il sistema pubblico. Non possiamo ignorare dove ci porta la solitudine quando le Istituzioni arrivano in ritardo o non arrivano affatto. La cronaca dei nostri giorni, con una frequenza dolorosa e drammatica, ci pone di fronte a fatti di sangue e di disperazione che ci spezzano il cuore. In questi mesi abbiamo letto dei drammatici eventi accaduti a Roma, nei quartieri di periferia come Pietralata, dove i genitori hanno tolto la vita prima alla loro bambina disabile e poi a loro, o qui in Veneto, a Saonara, dove un uomo soffocato sua suocera affetta da decadimento cognitivo, o in tante altre zone d’Italia dove questo succede. Gesti estremi, tragedie familiari, scaturite non dall’assenza di affetto, ma dall’esaurimento totale delle forze, dal burnout emotivo, dalla sensazione devastante di essere stati abbandonati da tutti a gestire disabilità gravissime, allettamenti prolungati, demenze degenerative o malattie invalidanti. Anche oggi all’onore della cronaca la tragedia successo a Salerno. Quando un familiare accudisce un proprio caro per 50, 60, 70 ore a settimana, senza una notte di sonno interrotto, senza una pausa, senza un sostituto, senza un servizio che gli permette di andare dal medico per sé stesso o semplicemente di tirare il fiato, la stanchezza diventa una prigione. Quei drammi di cronaca non sono semplicemente fatti privati o vicende di fragilità personale, sono il sintomo di una società che per troppo tempo ha dato per scontata la gratuità e la resistenza del lavoro familiare.
Ognuna di quelle tragedie rappresenta una sconfitta per lo Stato e per la rete sociale che non è riuscita a intercettare quel grido di aiuto in tempo.
Ecco, vorrei richiamare in questa Aula le parole forti, lucide e toccanti che Nico Acampora, fondatore di PizzAut e padre straordinario, ha affidato a una sua lettera e a tanti interventi pubblici in cui ha raccontato la fatica di chi assiste un figlio o un familiare con disabilità grave.
Nico Acampora, a mio avviso, ha scritto parole che dovrebbero essere scolpite sui muri dei palazzi delle Istituzioni. Ha ricordato che la disabilità o la malattia non tolgono la dignità a una persona, ma che a togliere la dignità e il sorriso sono la burocrazia insensibile, la solitudine quotidiana, la mancanza di risposte e la perenne lotta per vedere riconosciuto ciò che dovrebbe essere un diritto basilare.
“Da soli non ce la facciamo” hanno scritto i genitori di bianca nelle 12 lettere di addio.
Quando un padre e una madre arrivano a pensare che l’unica salvezza per la propria bambina sia la morte significa che intorno a loro c’è il deserto. Significa che abbiamo fallito come società. Avere un figlio disabile o prendersi cura di una persona fragile è diventato un lusso economico, emotivo e psicologico. I genitori vengono trasformati in caregiver a vita, fantasmi senza diritti, lasciati soli a combattere ogni giorno contro la burocrazia, prima ancora che contro la disabilità.
Acampora ci ha ammonito su un punto fondamentale: Chi accudisce un familiare non vuole essere chiamato eroe o martire. La retorica dell’eroismo è spesso l’alibi di chi vuole scaricare l’assistenza sulle spalle delle famiglie senza garantire i servizi. I caregiver non chiedono medaglie, chiedono diritti, chiedono risposte, chiedono che lo Stato e le Regioni dicano loro: Sappiamo che ci siete. Riconosciamo il vostro valore e vi aiutiamo a portare questo peso.
Chiedono di spazzare via quell’angoscia strisciante che accompagna ogni genitore e ogni coniuge che assiste un caro e che ogni sera si pone la stessa spaventosa domanda: e se domani mi succede qualcosa, chi si occuperà di lui, chi lo guarderà con gli stessi occhi con cui lo guardo io?
Ecco il progetto di legge n. 81, approvato in Quinta Commissione e oggi al nostro esame, nasce proprio per dare una risposta legislativa concreta a questa solitudine e a quel bisogno. Non si limita a dichiarazioni di principio, ma costruisce un’impalcatura, certo, migliorabile, implementabile, ma con una base solida e innovativa. Innanzitutto, riconosce la dignità della figura del caregiver familiare all’interno del sistema integrato dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari. Il caregiver non è più invisibile, ma è un interlocutore formale riconosciuto dalle aziende ULSS e dagli Ambiti territoriali sociali. Il caregiver partecipa alla stesura e alla sottoscrizione del Piano assistenziale individualizzato; i suoi compiti, i suoi limiti e i suoi bisogni vengono messi per iscritto insieme agli altri impegni che i servizi pubblici assumono nei suoi confronti per fornirgli aiuti, ausili e supporto. Viene previsto un pacchetto di interventi essenziali che comprende la formazione gratuita, l’addestramento, il supporto psicologico, la partecipazione ai gruppi di mutuo aiuto e soprattutto gli interventi di sollievo programmati ed emergenza. Dare ai caregiver il tempo di riposare, di curarsi o di gestire un’emergenza personale significa salvaguardare la sua salute e la sua dignità.
Io ringrazio davvero per l’attenzione che è stata posta ai giovani caregiver, ai ragazzi fino ai 24 anni, che conciliano lo studio e la crescita personale con la cura di un genitore o di un fratello, prevedendo accordi con il mondo scolastico e universitario per la conciliazione e crediti formativi. Allo stesso modo, si individuano risposte specifiche per i tantissimi caregiver ultra sessantacinquenni che accudiscono i propri partner in età avanzata.
L’esperienza e le competenze pratiche e relazionali maturate nell’assistenza vengono finalmente riconosciute e certificate per favorire il reinserimento o la riqualificazione nel mercato del lavoro. Dall’istituzione del tavolo permanente alla giornata dei caregiver del 6 ottobre fino alla creazione del fondo regionale caregiver per le coperture finanziarie dedicate, sicuramente da ampliare anche con le previsioni sugli ausili, cominciamo a dare certezza e gambe a questo testo.
E allora, colleghi, restituire dignità, tutele e sollievo a chi si dedica ogni giorno alla cura degli altri. È una delle espressioni più alte della funzione legislativa di questo Consiglio regionale. Oggi, con l’approvazione di questo provvedimento, mandiamo un messaggio chiaro e potente a tutte le case del Veneto. Diciamo alle migliaia di persone che ogni mattina si svegliano per accudire un figlio con disabilità, un coniuge malato o un genitore anziano che la Regione del Veneto le vede, le rispetta e non le lascerà più sole.
Rinnovo il mio plauso alla relatrice Luisetto, al Presidente Stefani, alla Quinta Commissione e a tutte le forze politiche che hanno contribuito a questo risultato. Credo che quest’Aula possa scrivere insieme una pagina di civiltà, di solidarietà e di responsabilità per il presente e per il futuro della nostra Regione, affinché la voce di chi assiste non possa più pronunciare quelle parole “scusate, da soli non ce la facciamo”, ma trovi in risposta la vicinanza e il sostegno che una Regione giusta deve dare a ogni singola famiglia.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliera Anna Maria Bigon, prego.
Speaker : Anna Maria BIGON (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
I dati della relazione sociosanitaria del 2025 sono chiari: in Veneto contiamo 212 anziani sopra i sessantacinque anni ogni 100 bambini; abbiamo oltre 304.000 assistiti con diabete, il 70% dei quali ha più di sessantacinque anni e soffre di patologie croniche multiple; nei servizi residenziali e semiresidenziali per anziani si registrano oltre 48.000 accessi, di cui il 41% soffre di demenza o Alzheimer, a cui si aggiungono oltre 10.000 persone con disabilità; su 38.000 beneficiari di impegnativa di cura domiciliare il 75% rientra nella categoria a basso carico assistenziale. Ciò significa che per i bisogni complessi ad alta intensità assistenziale il sostegno pubblico resta del tutto insufficiente, lasciando solo chi cura. Abbiamo in media tre accessi per ogni persona a domicilio. Chi fa da ammortizzatore sociale unico a fronte di questi numeri ci sono 680.000 residenti veneti over quindici anni, persone che rinunciano al proprio lavoro, alla salute, alla propria vita privata per assistere un proprio caro.
È importante questa legge, e anch’io ringrazio i relatori. È importante perché? Perché riconosciamo finalmente dignità giuridica, riconosciamo finalmente i caregiver come componente attivo del sistema integrato dei servizi sociosanitari e della rete di welfare. La cura familiare cessa di essere un fatto privato e diventa, per la prima volta, un valore sociale per l’intera comunità. Coinvolgiamo realmente i caregiver nel piano e nell’assistenza attraverso il piano assistenziale individualizzato e attraverso il progetto di vita.
Programmiamo ricoveri e interventi di sollievo e di emergenza per prevenire l’isolamento. Formiamo gratuitamente affiancamento al lavoro di cura, facciamo sostegno psicologico, interveniamo sulla telemedicina e domiciliarizzazione delle visite specialistiche. Facciamo un’attenzione particolare ai giovani caregiver e conciliamo con loro lo studio e il lavoro.
Un passaggio qualificante della legge, infatti, è proprio questo, è la tutela dei ragazzi sotto i 24 anni che si prendono cura di un loro caro. Riconosciamo inoltre le competenze, l’esperienza maturata sul campo viene validata e certificata per favorire il reingresso o l’inserimento dei caregiver nel mercato del lavoro. E poi, l’istituzione di un fondo regionale per i caregiver.
I dati della relazione sociosanitaria del 2025, come vi dicevo, ci dicono che i bisogni di assistenza in Veneto cresceranno a ritmi impetuosi. Con l’approvazione di questo progetto di legge n. 81 possiamo passare dalle parole ai fatti.
Le famiglie non verranno più lasciate sole, come unico pilastro del welfare. Il riconoscimento dei diritti verrà fatto, e verranno date risorse a formazione e sollievo a chi dedica la propria vita ad assistere i più fragili e i propri cari.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Bigon.
Consigliera Brescacin.
Speaker : Sonia BRESCACIN (Misto)
Grazie, Presidente.
Il provvedimento oggi in discussione, recante “Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno dei caregiver familiari” non rappresenta per me un punto di partenza improvvisato, bensì la naturale e attesa evoluzione di un percorso tecnico-legislativo che mi ha vista convintamente promotrice già dalla scorsa legislatura.
Nel marzo del 2025, infatti, ho depositato e illustrato in Quinta Commissione consiliare un analogo e organico progetto di legge, mirato a introdurre norme per la valorizzazione dei caregiver e delle persone che prestano assistenza volontaria. I presupposti che mossero quella mia iniziativa rimangono i medesimi che oggi validano la necessità di un’approvazione unanime del testo in discussione oggi in Aula.
L’intervento legislativo che ci apprestiamo a votare risponde, infatti, ad una necessità, non più rinviabile, di sostenibilità dei nostri sistemi di welfare regionale. Stiamo parlando di una categoria silenziosa che, in base alle ultime indagini Istat conta oltre 7,3 milioni di persone nel nostro Paese, in netta prevalenza donne.
Si tratta di un impegno quotidiano, invisibile, spesso sfibrante, che mette a durissimo rischio i loro diritti fondamentali: il diritto alla salute, al riposo, alla vita sociale, alla realizzazione personale e al lavoro.
Il principio cardine di questa legge, quindi, doveva essere chiaro e programmatico. Abbiamo il dovere istituzionale di prenderci cura di chi si prende cura degli altri. Il caregiver familiare è a tutti gli effetti un attore fondamentale del sistema di cure domiciliari integrato, la cui assistenza determinerebbe il collasso immediato delle strutture residenziali e dei bilanci sociosanitari regionali.
Entrando nel merito del testo e analizzandone l’architettura tecnica, il provvedimento si articola su tre pilastri fondamentali che meritano di essere evidenziati in questa sede. Il primo riguarda la codificazione dello status e l’integrazione nei percorsi clinico-assistenziali. La legge supera finalmente la frammentazione definitoria, allineandosi all’orientamento della disciplina quadro nazionale. Il caregiver viene formalmente inserito quali componente attiva nella definizione e nella rimodulazione del Piano di assistenza individualizzato del paziente. Questo significa che il caregiver non è più un mero esecutore passivo di cure, ma un soggetto titolato a interfacciarsi con le aziende ULSS e con i distretti sociosanitari, partecipando alla governance del percorso clinico del proprio caro.
Il secondo elemento, che riprende tra l’altro i capisaldi del mio progetto di legge del 2025, concerne la certificazione delle competenze e la transizione nel mercato del lavoro. Uno degli aspetti più innovativi di questo impianto normativo riguarda l’accreditamento delle competenze acquisite durante i periodi di assistenza. La delibera della Giunta regionale, che seguirà all’approvazione di questa legge, dovrà disciplinare le modalità con cui l’esperienza maturata sul campo del caregiver possa essere formalmente certificata come credito formativo o competenze tecniche spendibili nei percorsi di formazione professionale, in particolare, nei profili legati ai servizi alla persona. Si tratta di uno strumento fondamentale per contrastare il fenomeno del drop out lavorativo e favorire il successivo reinserimento occupazionale di chi ha dedicato anni della propria vita alla cura esclusiva di un familiare.
Il terzo pilastro è rappresentato dalle tutele di conciliazione e dalle sinergie con i sistemi di welfare aziendale. Sotto il profilo strettamente giuslavoristico e di coordinamento territoriale il testo impegna la Regione a promuovere accordi quadro con le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali. L’obiettivo è incentivare l’introduzione di clausole di flessibilità oraria, l’estensione del lavoro agile e l’adozione di banche delle ore o ferie solidali dedicate specificamente ai lavoratori che rivestono la qualifica di caregiver familiare. Al contempo, il provvedimento prevede l’attivazione di canali con la stipula di polizze assicurative agevolate contro gli infortuni connessi all’attività di cura, garantendo una rete di protezione tecnica altrimenti inesistente.
Questo testo possiede quindi tutti i requisiti di solidità finanziaria ed efficacia amministrativa necessari per produrre un impatto reale sui territori. L’appostamento delle risorse correnti, unito alla programmazione dei fondi strutturali regionali dedicati alla non autosufficienza offre la copertura finanziaria e strutturale che nel 2025 avevamo individuato come precondizione con la sostenibilità della norma.
La cura non è e non può essere confinata a una dimensione privatistico domestica. Riconoscere il caregiver familiare significa dare stabilità al modello di Long Term Care della nostra Regione, efficientando la spesa pubblica attraverso il potenziamento delle cure domiciliari e riducendo l’ospedalizzazione impropria delle cronicità e delle disabilità gravissime.
Per questi motivi profondi e formalmente radicati nel mio pensiero e nella mia attività istituzionale nel corso degli anni esprimo il mio voto favorevole al provvedimento in oggetto.
Auspico che l’Aula sappia convergere all’unanimità su una legge che rappresenta un atto di civiltà giuridica, di sostenibilità economica e di profonda giustizia sociale. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Brescacin.
Ora tocca a Eleonora Mosco, che è collegata. Non la vediamo. Non so se ci senti, Eleonora.
Speaker : Eleonora MOSCO (Stefani Presidente)
Sì, Presidente. Sono qui, eccomi qua collegata. Mi dite voi se mi sentite?
Speaker : PRESIDENTE
Ti sentiamo e ti vediamo benissimo.
Prego, a lei la parola.
Speaker : Eleonora MOSCO (Stefani Presidente)
Grazie, grazie, Presidente. Allora, io intervengo pensando ad una frase che Roslyn Carter, che aveva dedicato la vita a chi assiste i propri cari, diceva che al mondo esistono quattro tipi di persone: Quelle che sono state caregiver, quelle che lo sono, che lo diventeranno e quelle che avranno bisogno di un caregiver.
E allora io penso che oggi anche nell’Aula a cui io sono video-collegata non c’è nessuno che non appartenga ad una di queste quattro categorie. Per questo penso che questa legge, che oggi votiamo, non parla degli altri, ma parla anche di noi.
I dati che sono stati riportati oggi hanno ben delineato il quadro; in Italia i caregiver sono quasi 8.000.000, in Veneto il 15,9% delle persone sopra i 15 anni assiste regolarmente un familiare, un vicino di casa o un amico e si parla, quindi, di centinaia, di migliaia di veneti.
A me piace pensarlo come un esercito silenzioso che non sfida, non protesta, non chiede, ma semplicemente che c’è. Però esserci ha un prezzo. Le indagini, anche nazionali più recenti ce lo raccontano e cioè che quasi 9 caregiver su 10 vivono anche la cura come una fonte di profondo stress emotivo, di stress psicologico; più di otto su dieci affrontano, come è stato ricordato dai colleghi, delle difficoltà economiche rilevanti e quasi uno su due presenta anche dei sintomi depressivi.
Mi piace sottolineare che anche nel mondo del lavoro, come i colleghi hanno ricordato, ma mi permetterete di ribadirlo, un contratto su quattro prevede una tutela per chi assiste un familiare. Allora c’è una formula, un pensiero che dovrebbe interrogarci, e cioè che il lavoro di cura oggi è diventato sempre di più anche un ammortizzatore sociale che lo Stato delega alle famiglie. Lo dico da donna e penso alle donne di cinquant’anni, quella famosa generazione sandwich, che di giorno lavora, la sera segue i figli, la notte magari si alza anche per seguire la madre o il padre anziano che non riconoscono la propria casa. Ecco, questa è quella famosa generazione, come è stato ricordato, schiacciata tra chi cresce e chi invecchia. Troppo spesso è proprio questa figura che rinuncia al lavoro, alla pensione, molto spesso anche alla propria salute. I dati dell’INPS ci ricordano, come ha detto il collega Morosin, e non solo, che due caregiver su tre hanno dovuto abbandonare e lasciare il lavoro.
C’è una ricerca del Centro diritti umani dell’Università di Padova che ci dice che la cura è un destino che ci attende tutti: prenderci cura dei nostri padri, delle nostre madri quando diventeranno piccoli. Dico proprio “quando diventeranno piccoli” perché è proprio questo il punto: una comunità seria non lascia sola la persona che si china su chi è diventato più fragile, più piccolo. Quindi, questa legge risponde, e lo fa non con le parole ma con degli strumenti: riconosce il caregiver dentro la rete dei servizi, dentro un piano assistenziale individualizzato, quindi non come un ospite, ma come un vero e proprio protagonista, gli garantisce informazione, orientamento, affiancamento, perché nessuno più debba perdersi nei meandri della burocrazia, garantisce visite specialistiche e telemedicina, e riconosce, finalmente, le competenze che sono state acquisite durante quel periodo di vita così difficile.
Un aspetto importantissimo ‒ poi chiudo, perché non vedo bene il minutaggio, quindi, Presidente, ti chiedo un aiuto in questo senso ‒ è la tutela dei giovani caregiver. Il Presidente Stefani l’ha ricordato: ha voluto molto questo articolo, perché questo articolo ci fa pensare a tutti quegli studenti e a tutte quelle studentesse che restano indietro con gli esami e si laureano in ritardo perché ogni settimana, ad esempio, accompagnano la mamma alle proprie terapie. Io penso che non abbia perso tempo, ma donato tempo. Quindi, la legge, nella parte in cui prevede protocolli con le scuole, con le università, riconosce il fatto che quel tempo le venga riconosciuto e non le vada a costare poi il proprio futuro.
Ricordo la parte importante con le imprese, con i sindacati, con i quali si promuove un welfare aziendale, ma anche il lavoro agile e orari flessibili, perché nessuno debba più scegliere tra il proprio lavoro e le persone che ama.
Istituito il fondo regionale sui caregiver, un’altra parte fondamentale, il 6 ottobre, l’abbiamo detto, è la Giornata regionale del caregiver. Chiudo, perché penso che l’emendamento del Presidente aggiunga anche un tassello estremamente importante, quello degli ausili, gli adattamenti ambientali, lo hanno ricordato anche le colleghe che mi hanno preceduto. Questa penso sia una parte estremamente importante, perché ci ricorda come anche avere un sollevatore, un letto regolabile possa fare veramente la differenza per rendere l’assistenza più sicura, per proteggere chi viene aiutato e per alleggerire la fatica anche di chi si prende cura.
Io quindi potrei concludere, perché questa legge è una legge estremamente significativa, importante, che ci ricorda che chi cura non può restare senza cura. Seneca lo diceva duemila anni fa: “Homo, sacra res homini”, “l’uomo è cosa sacra per l’uomo”, e una comunità si misura da come tratta chi si china e chi dà una mano agli altri.
Questa legge, e chiudo, non arriva da sola, perché meno di un anno fa questa maggioranza e anche il Gruppo Stefani, il Gruppo Lega si è presentata ai veneti con un programma molto chiaro. Dentro c’erano delle parole precise, scritte con la chiara volontà di chi sapeva che poi le avrebbe fatte, quindi penso allo psicologo territoriale, alla legge in discussione per evitare i social. Un’unica idea: quella della cura, della mente dei più giovani, dei più fragili, di chi si prende cura degli altri. Quindi, a pochi mesi dall’insediamento, quegli impegni non sono rimasti sulla carta del programma elettorale, ma sono diventati dei progetti di legge e delle risorse che sono già in cammino. Oggi, il primo di questi taglia il traguardo, quindi questo penso sia un bellissimo esempio di serietà e di credibilità.
Io quindi voglio chiudere ringraziando il Presidente Stefani, voglio ringraziare ovviamente anche la collaborazione avuta da tutti i componenti di opposizione, dalla relatrice Luisetto. Come Lega e come Gruppo Stefani permettetemi anche di ricordare come questa legge, la volontà di inserire i caregiver come priorità sia stata individuata fin dal giorno dell’insediamento: ascoltare, decidere, mantenere questo è quello che oggi sta ancora una volta facendo il Veneto.
Io chiudo perché ovviamente non possiamo che essere felici e soddisfatti. Ho iniziato ricordando che al mondo esistono solo 4 tipi di persone: quelle che sono state caregiver, quelle che lo sono, quelle che lo saranno e che ne avranno bisogno. Oggi votiamo per tutte e quattro, oggi votiamo per ognuno di noi. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Mosco.
Consigliera Sambo, prego.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Grazie. Oggi siamo chiamati a discutere una proposta di legge portata avanti in particolare dalla collega Luisetto, con passione, direi, amore e grande attenzione, che affronta un tema profondamente concreto, un tema che entra nelle quotidianità di tutte le famiglie venete: il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno dei caregiver familiari.
Quando parliamo di caregiver, parliamo di persone che volontariamente e gratuitamente si prendono cura di una persona cara che ha bisogno di assistenza. Sono figli che assistono i genitori, anziani, genitori che si prendono cura di un figlio con disabilità, mogli e mariti che assistono il proprio coniuge. Sono spesso persone anziane che si prendono cura di altre persone anziane. Sono persone che ogni giorno accompagnano a una visita, aiutano nelle attività quotidiane, seguono terapie e farmaci, si occupano delle pratiche, parlano con medici e servizi, affrontano le tante necessità che l’assistenza comporta, sia di giorno che di notte.
Per troppo tempo questo impegno è stato considerato quasi esclusivamente una questione privata delle famiglie e per questa ragione la proposta di legge vuole cambiare questa prospettiva, riconoscendo il valore sociale ed economico dell’attività di cura e considerando il caregiver una componente attiva della rete di assistenza e del sistema regionale dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari.
Con questa legge si riconosce finalmente la figura del caregiver, anche in attesa, come ricordava la collega Luisetto, di una legge nazionale. Ma c’è un principio della proposta che è fondamentale: il caregiver non deve sostituire servizi così come invece lo ha fatto purtroppo fino ad ora. Questa proposta di legge vuole cambiare prospettiva, riconoscendo appunto il valore sociale ed economico dell’attività di cura. C’è un principio, appunto, che è quello che il caregiver non deve sostituire i servizi. Il fatto che una persona abbia accanto un familiare disposto ad assisterla non può diventare una ragione per ridurre o ritardare o comprimere gli interventi e le prestazioni a cui ha diritto.
Il caregiver deve integrare la rete dei servizi, non prenderne il suo posto. Ed è questo un fatto importante. Prevede, inoltre, la possibilità di riconoscere e valorizzare le competenze che una persona acquisisce durante l’esperienza di cura, anche in vista dell’accesso o del ritorno nel mondo del lavoro e parlando di famiglia, cura e lavoro non possiamo non soffermarci sulle donne - e questo è stato ricordato in tantissimi interventi - il peso della cura continua, infatti, a ricadere in misura maggiore sulla componente femminile della famiglia.
I dati richiamati, anche dalla consigliera Luisetto nella relazione alla proposta, ci dicono che nella fascia tra 15 e 64 anni il caregiver è il 19% delle donne, rispetto al 13% degli uomini.
Dietro a questi numeri ci sono donne che molto spesso si trovano a tenere insieme tante responsabilità: il lavoro, i figli, la famiglia, i genitori anziani, una persona non autosufficiente e quando questo carico diventa troppo pesante, le conseguenze non riguardano soltanto il tempo personale, possono riguardare il percorso professionale, l’autonomia economica, il benessere psicologico e fisico e qualche volta possono arrivare a condizionare profondamente la libertà di una donna, le sue possibilità di scelta e il suo stesso progetto di vita.
Questo è un aspetto sul quale è importante soffermarci perché non possiamo considerare normale o inevitabile che sia una donna a rinunciare al lavoro, a ridurre le proprie opportunità professionali o a mettere da parte la propria vita perché all’interno della famiglia c’è qualcuno che ha bisogno di assistenza. Troppe volte lo vediamo tra le nostre madri, le nostre sorelle o le nostre amiche.
Sostenere i caregiver significa quindi anche affrontare concretamente il tema della conciliazione tra famiglia, lavoro e cura e promuovere una maggiore condivisione delle responsabilità ed è significativo che la proposta preveda di monitorare nel tempo anche il diverso impatto, infatti, che l’attività di cura produce sul lavoro degli uomini e delle donne.
Un’attenzione specifica - è stato ricordato - viene inoltre riservata ai giovani caregiver fino ai 24 anni, anche a loro dobbiamo garantire la possibilità di continuare il loro percorso di studi e di formazione e di poter entrare nel mondo del lavoro, senza essere penalizzati dalla responsabilità di essersi presi cura di una persona cara.
Naturalmente, una legge non si misura soltanto nei principi che afferma, ma soprattutto nella capacità di trasformarli in risposte concrete.
Per questo, oltre ovviamente a più risorse anche rispetto a quelle che già sono stabilite e su questo dovremmo fare tutti un grande sforzo anche nella prossima manovra di bilancio, la proposta attribuisce compiti alla Regione, alle aziende ASL e alle ATS, e prevede che a regime i diversi interventi siano assicurati anche con i punti unici di accesso presso le case della comunità.
Ma vorrei concludere andando oltre gli articoli, i commi e le disposizioni della legge, frutto di un lavoro costante e prezioso fatto in particolare dalla collega Luisetto, ma anche dal Consiglio e dalla Commissione in questi anni, perché dietro una legge, in particolare dietro questa legge ci sono le persone e questa proposta forse più di altre parla alla vita reale delle persone. Ognuno di noi conosce un familiare, un amico, un vicino che si prende cura di qualcuno e molti di noi sono stati, sono oggi o potranno diventare un giorno caregiver. Dietro questa parola ci sono persone che dedicano tempo, energie e affetto e, qualche volta, una parte importante della propria vita a qualcun altro, persone che lo fanno in silenzio, senza chiedere nulla, perché quando si ama qualcuno prendersene cura sembra la cosa più naturale del mondo. Ma non possiamo permettere che ciò che nasce dall’amore diventi solitudine, perché anche chi cura può essere fragile, anzi lo è probabilmente molto più di altri, anche chi sostiene ha bisogno di essere sostenuto, anche chi sembra forte perché ogni giorno si occupa degli altri ha diritto di avere qualcuno accanto che gli dica “non sei solo”. Ed è qui che una comunità e soprattutto le Istituzioni devono fare la propria parte.
Questa proposta di legge rappresenta, allora, qualcosa di più di un insieme di servizi e di interventi: rappresenta la scelta di vedere queste persone, di riconoscerne il valore. di ascoltarne le difficoltà e di non lasciarle sole di fronte alla responsabilità della cura, perché la cura non può essere soltanto il peso silenzioso di una famiglia, deve diventare una responsabilità collettiva e condivisa, nella quale la famiglia, i servizi, le Istituzioni e la comunità fanno, ciascuno, la propria parte, perché dietro a ogni caregiver c’è una persona che ha scelto di esserci per qualcuno, e oggi con questo primo passo spetta a noi scegliere di esserci per loro.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Baldan Flavio, prego.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Presidente, grazie, Consiglieri. Un breve intervento, anche, se volete, per porre all’attenzione alcune considerazioni. È una giornata importante e ben incardinata oggi, ma ogni tanto bisogna anche trovare il “diavolo”, non perché le cose non vadano, ma perché ci sia qualcuno chiamato a farle funzionare. Poi mi spiego meglio.
Innanzitutto mi auguro, ovviamente, che dai discorsi e dall’armonia che c’è in questo Consiglio regionale nessuno abbia da obiettare su questa proposta di legge, a livello più o meno totale.
Ringrazio la consigliera Luisetto per il lavoro fatto e per la spiegazione. Non è stato ovviamente semplice, perché stiamo parlando di tematiche sempre molto delicate. Ringrazio il Presidente Stefani, perché con la Giunta ha avuto modo di partecipare attivamente a questo progetto. Io lo ringrazio doppiamente, fra virgolette, perché credo che questa proposta di legge sia frutto di una partenza che la Giunta ha avuto col piede giusto, ovvero, quella di aver sdoppiato l’Assessorato alla sanità, mettendo la parte del sociale, non solo per la persona che lo ricopre, ma proprio per capire l’entità di sociale che la Regione Veneto in generale mette a disposizione delle persone, perché è sempre una parte molto offuscata, va all’interno di un insieme di risorse complessive.
Credo invece che tenendo conto sia della disabilità, e questo è stato sempre, si è sempre guardato con un occhio chiuso e l’altro semiaperto, ma soprattutto adesso, a maggior ragione, perché ricordiamoci bene, possiamo anche farne a meno, o far finta di niente, ma questo Paese ha un mutamento demografico di un certo tipo di cui nel futuro prossimo occorre tener conto. E di questo noi oggi stiamo parlando.
Il tema delle risorse, ovviamente, è un tema importante. Oggi, come Regione Veneto, stiamo facendo la nostra parte, sia dal lato legislativo, per quello che ci compete, sia in termini di mettere delle risorse. Certo, ovviamente vorremmo tutti che fossero il più ampie possibile, ma sappiamo bene com’è la situazione. C’è una parte che invece, purtroppo, ahimè, fino in fondo ancora non è stata fatta, ed è quella dello Stato nazionale.
Le Regioni, per l’ennesima volta, così come è capitato sulla legge del fine vita, vanno a legiferare qualcosa che a livello nazionale inspiegabilmente non trova riscontro. E non trova riscontro, guardate, sia in termini di risorse, di spesa dal lato… Adesso, io non voglio entrare nella diatriba spesa sanitaria, eccetera, ma è evidente che c’è una dicotomia sui numeri che vengono forniti anche dal lato governativo, perché se il PIL non è quello di 10 anni fa, è chiaro che la percentuale, per quanto in valore assoluto più ampia, non rispecchia la crescita del PIL. E già questo è un problema.
Ma c’è anche un altro problema di fondo. Perché, vedete, proprio qualche giorno fa... per capire l’altro... prima il consigliere Barbisan, io mi scuso per la dimenticanza, ma ovviamente ringrazio anche per la sua correlazione, sottolineava che dal lato della disabilità, dal lato ovviamente dell’anzianità dei caregiver, di questa legge che stiamo votando, ci si scontra - lo dicevo prima - con un Parlamento nazionale che sembra in qualche modo non riuscire a essere al passo con quella che è l’evoluzione delle cose.
Da dove lo possiamo scoprire, tanto per capirci? Qualche giorno fa o l’altro ieri INPS... perché poi anche la burocrazia è quel mezzo che in qualche modo rallenta tutti i processi decisionali, INPS si inventa, fra virgolette, una circolare e dice: guardate, se un lavoratore dipendente o quello che è, insomma, immagino dipendente più che autonomo, si presta all’interno di un nucleo familiare, eccetera, presta tre giorni lavorativi di permesso mensile retribuito, che sono coperti... Tra l’altro anche questa io francamente la capisco poco, meglio qualcosa che niente, ma non capisco perché devono essere solo figurativi. Consentitemi, perché il discorso del caregiver è ben più ampio. Ma, premesso questo, dice: se ha tre giorni di permesso, se ci sono due persone, anche dipendenti all’interno dello stesso nucleo familiare, vanno considerate in alternanza. Cioè è come se uno fa due giorni, l’altro ne può fare uno o se invece avviene l’inverso, okay, va bene tutto, se queste due persone, che sono dipendenti, sommano tre giorni più tre non va più bene. Allora mi capite che c’è una di struttura di fronte a questo, perché noi ci troviamo in ambito nazionale, Parlamento e burocrazia ed enti a seguire, ci troviamo di fronte a queste cose.
Allora è per sottolineare il fatto che noi oggi, come Regione Veneto stiamo facendo la nostra parte e credo che nessuno dei veneti possa dire il contrario e, anzi, e spero che apprezzino il lavoro fatto. Però dall’altra parte ci troviamo questa situazione. La guardia, ovviamente, credo non vada abbassata, anzi questo spero sia solo un punto di partenza, sia per le risorse, ma ve lo dico anche dal lato organizzativo-burocratico. Questo è un esempio che io vi ho fornito. Ma di fronte a queste situazioni qua mi capite bene che poi chi è chiamato a ragionare e a fare bei discorsi sul caregiver, sull’aiuto che si può dare agli anziani, ai disabili, a maggior ragione, ovviamente, abbiamo tenuto conto anche dei giovani ed è giustissimo pensare che uno non possa scorporare o possa anche ottenere - fra virgolette - da università pubbliche una seduta d’esame in qualche modo di riparazione, perché non ha potuto per questioni di questo tipo, è inspiegabile anche questo. Ci troviamo di fronte a tutta questa burocrazia nazionale che, secondo me, dobbiamo, a livello regionale, noi lo stiamo facendo, altre Regioni l’hanno fatto, e stimolare, perché, ripeto, da quel lato lì c’è una grave mancanza e se ci fosse un po’ più di chiarezza nell’ambito nazionale anche poi la legislazione regionale potrebbe essere più chiara e tarata Regione per Regione, anche in base alle proprie esigenze e alle proprie esigenze demografiche di percentuali di anziani, di disabilità, eccetera.
Quindi, era per richiamare l’attenzione che non vuol dire, ovviamente, sconfessare nulla.
Ho ribadito che meno male che si fa questo progetto di legge ed è un passo in avanti; è un passo verso non tanto, vedete, credo anche per quanto apprezzabile per i veneti, è un passo di civiltà, un passo di essere all’altezza del mondo, di vivere il mondo secondo le situazioni che vanno affrontate e non può essere che si vive con cose del passato, con situazioni che non esistono più e, quindi, nel chiudere il mio intervento, ovviamente, era solo per rimarcare questo che temo che questo sia un punto di partenza, un punto di partenza importante, ma io invito tutti i Consiglieri e il Consiglio regionale e la Giunta da questo punto di vista il Presidente a mantenere, comunque, un atteggiamento di alto profilo, da questo punto di vista, ma di alto profilo nello stimolare la legislazione nazionale, chi deve dettagliare fino in fondo la situazione, perché faccia quello che deve fare per l’ennesima volta che non ha fatto per l’ennesima volta fino adesso; servirà questo lavoro di stimolo continuo, ma, credetemi, è l’unico modo di uscirne fuori e anche soprattutto dal lato delle risorse, perché, ovviamente, lo sappiamo bene, io non vi racconto, ma basta andare a vedere il lato delle risorse date alla disabilità nel corso di questi ultimi 10-15 anni sono sempre risorse residue, sono indegne per un Paese civile come il nostro, sono indegne per un Paese che ha 2.200 miliardi di prodotto interno lordo.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Baldan.
Consigliere Szumski, prego.
Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente, gentili colleghe, egregi colleghi, assessori.
Ringrazio innanzitutto la consigliera Luisetto per la tenacia e la passione che ha messo nel percorso e il Presidente Stefani che l’ha accolto, dando una significativa risposta alle cose che interessano i veneti, che sono importanti. Se ci mettiamo insieme, possiamo fare un grandissimo percorso.
Lo raffiguro nel mio immaginario e mi chiedo: cosa mi richiama il ruolo del caregiver? Mi viene in mente l’Eneide, quando Enea scappa con il padre Anchise sulle spalle e con Ascanio per mano. Lo configurerei in questo, che vede un collegamento tra gli anziani e i giovani. Mi viene in mente anche la bellissima statua del Bernini che li raffigura. Richiamiamo un’arte della penisola italica stupenda.
L’approdo in Aula, la discussione e l’approvazione di questa legge certificano ufficialmente ‒ ebbene sì, ufficialmente, e finalmente, dico io ‒ la dignità del ruolo di caregiver. Non aggiungo cos’è e cosa rappresenta, dato che l’avete detto benissimo prima di me. Sono persone che invisibili non sono mai state, ma troppo spesso considerate tali, in quanto presenza ritenuta scontata. Io vengo dall’esperienza di mia madre con mia nonna e da quella mia e di mia sorella con mia madre. Toccare con mano e vedere cos’è questo percorso nel tempo è importante. Bisogna farlo, ebbene sì, bisogna farlo. Però, diamogli anche una dignità e riconosciamolo ufficialmente.
Non è solo una legge, quindi, che dà realtà al caregiver, ma anche il recupero di un’umanità come valore che tante volte non è stato considerato, con molteplici aspetti di non facile compenetrazione che il ruolo assume, perché si è un po’ medici, un po’ infermieri, un po’ psicologi, tante cose, e si è spesso familiari, anzi quasi sempre familiari, quindi anche un vissuto di sofferenza interiore, oltre che di impegno. Il tutto in un contesto di uno stato di crescente bisogno di sollievo, di assistenza, di aiuto di una popolazione che invecchia, di fronte a uno sfaldamento sia delle architetture familiari tradizionalmente intese, per lo sviluppo e le dinamiche della società odierna, sia delle possibilità economiche, di puntuale supporto da parte del sistema sociosanitario. Qui richiamo quello che è stato detto, faccio solo un appunto sulle mancanze e sul fatto che lo Stato è assente, e anche le risorse di trasferimento, pallino che noi abbiamo sempre, cioè, a fronte di 15 miliardi di residuo fiscale, per quello che abbiamo, per quello che abbiamo impostato nel tempo, per quello che possiamo e vogliamo fare, avremmo la necessità di avere, ci meritiamo risorse, come Veneto, maggiori.
È importante che il Consiglio abbia saputo su tale tema trovare una convergenza trasversale, che qualcuno ha imperfettamente battezzato “bipartisan”, ma che io rivendico più correttamente “multi-partisan”, per quanto ci riguarda, e non solo, credo che questo sia un aspetto estremamente positivo.
Il contenuto legislativo apre e certifica un’importante visione complessiva, che peraltro non è un punto di arrivo, questo ce lo dobbiamo chiarire tutti, bensì un punto di partenza, per chiedere alcune cose, non ripeto, che sono state considerate. Dobbiamo iniziare un percorso di concretezza, di sviluppo, di articolazione puntuale, anche per l’aspetto dei giovani, di coinvolgimento generazionale, e anche, mi auguro, di recupero di valori identitari, territoriali, solidali, di appartenenza.
Dopo l’abbrivio dell’approvazione e della prima applicazione, dovrà trovare almeno due considerazioni importanti, dal nostro punto di vista: una puntualità e diffusione territoriale, e abbiamo presentato anche un ordine del giorno e un emendamento rafforzativo in questo senso, e le risorse economiche, per dare gambe all’idea, a maggior ragione nel contesto odierno, in cui senza gambe non si va da nessuna parte, tantomeno si traducono i buoni propositi in realtà.
Questa sarà anche la prossima sfida, mi auguro, spero ancora, multi-partisan per vincerla tutti assieme.
Duri i banchi, viva San Marco!
Grazie. Prego, consigliera Bevilacqua.
Speaker : Alessia BEVILACQUA (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Intervengo oggi con la profonda consapevolezza di intervenire su un provvedimento che non rappresenta una semplice misura di assistenza settoriale, bensì una risposta davvero strutturale e non più rimandabile ad una delle grandi sfide della nostra epoca.
Le disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del caregiver familiare che ci apprestiamo a votare toccano da vicino il nucleo pulsante e al contempo più fragile della nostra comunità veneta. Dobbiamo guardare con rigore istituzionale alla realtà che i dati ci mettono davanti. Il Veneto sta attraversando un profondo e accelerato cambio demografico. L’indice di anzianità cresce progressivamente, l’aspettativa di vita si allunga felicemente, ma aumentano di conseguenza anche le cronicità e le situazioni di non autosufficienza.
Siamo di fronte a una transizione demografica che sta ridisegnando l’architettura stessa delle nostre famiglie e del nostro modello sociale. Se guardiamo alla Provincia che rappresento, quella di Vicenza, i numeri fotografano questa realtà in modo ancora più netto. Nella Provincia di Vicenza l’indice di anzianità ha raggiunto la quota di quasi 197 anziani ogni 100 giovani. Se stringiamo l’obiettivo sul territorio dell’ovest vicentino i dati ci dicono che i cittadini della terza età hanno superato la soglia dei 30.000 residenti. Un tessuto sociale dove le reti familiari tradizionali iniziano a sentire il peso di un carico di cura senza precedenti.
Fino a oggi il nostro sistema di welfare ha tenuto, ha retto l’urto di questa trasformazione grazie ad un pilastro invisibile ma fondamentale: parliamo di una rete silenziosa ed enorme. Si stima, infatti, che ci siano circa 600.000 cardigan in Veneto. Parliamo di 600.000 persone, madri, padri, figli, coniugi, come è stato detto oggi in tutti gli interventi, che sono a tutti gli effetti delle figure importantissime per la tenuta del nostro modello, anche sociosanitario. Donne e uomini che scelgono nei giorni in modo volontario e gratuito di dedicare la propria vita alla cura e all’assistenza di una persona cara.
Questo scenario non è passeggero. La domanda di cura e protezione sociale è un tema che sarà sempre più crescente anche nei prossimi decenni. Questi 600.000 veneti, infatti, non possono essere più essere lasciati soli a sostenere un carico immenso. Questa legge va esattamente nella direzione di alleggerire il loro enorme carico assistenziale, fornendo risposte concrete laddove finora c’è stato l’impegno di cura personale.
Come previsto dall’articolo 2 di questo progetto di legge in nessun caso, però, l’attività del caregiver sostituisce ritardo o comprime gli interventi di cui può essere beneficiaria la persona assistita, ma li integra e li valorizza in un’ottica collaborativa e al fine di garantire quel sostegno e affiancamento necessari a sostenere e migliorare la qualità dell’assistenza e a sostenere il proprio benessere psicofisico.
Concordo anche con quanto detto prima dalla consigliera Ostanel parlando di disabilità, che il progetto di vita indipendente, appunto, che consente alle persone con disabilità di provare a vivere appunto in autonomia, se ben costruito può davvero dare una risposta e un sollievo a tanti familiari. È naturale che un familiare desideri accudire il proprio caro. Il caregiver offre una presenza affettiva insostituibile, ma non può essere mai lasciato solo, va supportato, va aiutato, accompagnato. E se il caregiver è supportato, è aiutato, è accompagnato può permettere – naturalmente lo sappiamo, lo viviamo – può favorire la permanenza della persona nel proprio domicilio quando possibile e desiderato. È un patto di corresponsabilità, istituzione famiglia che collaborano per garantire qualità dell’assistenza e benessere di chi riceve e di chi la offre.
Per questo motivo è importante garantire tutele concrete, supporti formativi, conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro e adeguati sollievi economici e psicologici.
La Regione Veneto, con questa legge, ha l’occasione di riconoscere, ribadire il valore pubblico, sociale ed economico dell’attività assistenziale nel contesto familiare.
Permettetemi un passaggio, ma è stato detto da gran parte degli interventi, i dati ci dicono che il genere del caregiver è prevalentemente femminile, pari al 59% e la fascia di età è quella che va dai 45 ai 64 anni.
Questa maggioranza vale sia nella cura degli anziani, sia nella cura dei figli nei primi anni di vita. La donna, quindi, in particolare, appunto la donna è chiamata alla riorganizzazione del proprio lavoro, se è possibile, alla rinuncia del proprio a volte lavoro, alla perdita magari della sicurezza, anche previdenziale, pensionistica, corre il rischio, però, di un sovraccarico psicofisico che è, quindi, alto e richiede sicuramente politiche di sostegno mirate. Diventare in particolare figlio caregiver significa affrontare una trasformazione che coinvolge poi tutta la famiglia.
È un percorso fatto di gesti concreti, ma anche di emozioni complesse, dubbi, cambiamenti che spesso nessuno prepara ad affrontare.
Assistere un genitore anziano significa cambiare anche la relazione con il proprio caro. C’è un graduale rovesciamento dei ruoli. Chi fino a quel momento si affidava al proprio genitore o al proprio coniuge come punto di riferimento, si trova a gestire il tutto, prendere decisioni importanti e garantire il benessere quotidiano. Per i caregiver, veramente, può tradursi in un forte senso di responsabilità nella paura di non riuscire a far abbastanza, emergono emozioni contrastanti: preoccupazione, tristezza, stanchezza, sensi di colpa a volte.
Quando si assiste un anziano o un malato, una persona con disabilità, non è raro rinviare appunto i propri progetti e modificare la propria vita lavorativa, sempre se è possibile, mettere i propri bisogni in secondo piano. So cosa significa come donna, come figlia, come madre, all’improvviso caregiver del proprio genitore, con un lavoro magari impegnativo, ma con il desiderio di dare qualità all’assistenza del proprio caro e stargli più vicino possibile, sapendo che il tempo a disposizione può diventare prezioso e limitato molto spesso. Poter contare così su una rete di supporto può fare la differenza per evitare un percorso verso quello che può essere un esaurimento fisico, psicologico, il benessere di chi presta assistenza è parte integrante della qualità delle cure.
Ora, la centralità e la bontà di questo provvedimento sono testimoniate da un passaggio politico fondamentale, che voglio sottolineare con forza: la proposta di legge ha ottenuto il via libera all’unanimità da parte della Quinta Commissione. Questo voto unanime dimostra come di fronte alla tutela delle nostre famiglie e dei nostri cittadini più fragili le forze politiche sappiano lavorare e convergere verso il bene comune. La Quinta Commissione ha tracciato la strada certificando la solidità e la necessità di questo testo. Ringrazio, quindi, il Presidente Stefani e la consigliera Luisetto.
Nel sostenere con profonda convinzione questo provvedimento, confido, appunto, nella compattezza dimostrata e a considerare questo voto non come un semplice traguardo, ma come un punto di partenza, ma soprattutto come un patto solido che la Regione del Veneto stringe con le sue famiglie per un welfare che sia davvero a misura d’uomo, sostenibile nel tempo e capace di non lasciare indietro nessuno.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Pasqualon, prego.
Speaker : Eric PASQUALON (Unione di Centro (UdC) – Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Cari colleghi, caro assessore Paola Roma, in questa proposta di legge la parola che del testo ritorna più volte è la parola “cura”, una parola semplice, antica, profondamente umana, eppure nella nostra società la cura rischia spesso di diventare invisibile proprio quando diventa più impegnativa, quando pensiamo che accompagno i genitori a una visita, a un marito o una moglie che organizza le proprie giornate attorno ai bisogni di un familiare, a una madre o un padre che concilia il lavoro e la cura dei propri figli con quella di un familiare anziano. Pensiamo anche ai giovani che troppo presto si trovano a conoscere la malattia di un genitore e ad assumere responsabilità che normalmente appartengono all’età adulta. Sono storie diverse, ma hanno un tratto comune: la scelta quotidiana di prendersi cura di una persona cara, per affetto, per responsabilità, per legame familiare.
Questa legge compie un passo importante perché dà un riconoscimento pubblico a questa responsabilità privata. Il caregiver familiare rappresenta una componente essenziale e insostituibile di quella rete di relazioni e di responsabilità che ogni giorno contribuisce a sostenere le persone fragili e le loro famiglie. Allora, grazie al Presidente Alberto Stefani per aver condiviso con quest’Aula questa proposta. Grazie alla consigliera Luisetto che ci lavora da tanto tempo. Grazie a tutti i colleghi che voteranno questa legge all’unanimità.
Il fenomeno della cura familiare continua ad avere una dimensione molto ampia nel nostro Paese. I dati più recenti dell’ISTAT mostrano che nel 2024 4,6 milioni di famiglie hanno ricevuto aiuti dalla rete informale, cioè parenti, amici, vicini o altre persone esterne al nucleo familiare.
Sono numeri che raccontano una realtà precisa, che una parte significativa della cura continua a essere sostenuta da reti familiari e comunitarie. Per questo il riconoscimento del caregiver assume oggi un valore ancora più concreto: dare struttura, strumenti e sostegno a una responsabilità che coinvolge quotidianamente milioni di persone.
Dietro questa percentuale, però, ci sono milioni di giornate organizzate attorno alla cura, con il lavoro da conciliare, visite mediche, terapie, farmaci, pratiche amministrative e spostamenti da gestire, un impegno quotidiano che incide sull’organizzazione della vita familiare e professionale, e che spesso viene vissuto senza nemmeno riconoscersi nella definizione di caregiver.
Per molte persone, infatti, prendersi cura di un familiare rappresenta semplicemente una responsabilità legata agli affetti e ai legami che tengono insieme una famiglia. Proprio questa dimensione naturale della cura rende ancora più importante il riconoscimento da parte dell’istituzione di questa figura.
Emerge quindi qui tutta la forza, ma allo stesso tempo la fragilità della cura familiare. La sua forza sta nella spontaneità con cui nasce, il caregiver spesso non pensa di svolgere un’attività che debba essere riconosciuta, sta accanto a una persona cara perché quella persona fa parte della sua vita, della sua famiglia, della sua storia.
La cura viene vissuta come una responsabilità naturale, come espressione dell’affetto e del legame familiare. Ma questa stessa naturalezza può rendere meno visibile il peso che quella responsabilità assume nel tempo. Dietro una presenza quotidiana ci sono tempo, energie, rinunce, organizzazione della vita familiare e, in molti casi, la necessità di conciliare la cura con il lavoro e le proprie relazioni.
Una comunità matura deve quindi saper riconoscere anche ciò che nasce spontaneamente dalla solidarietà familiare. L’affetto può essere l’origine della cura, ma non può diventare il motivo con cui chi si prende cura viene lasciato solo di fronte alle difficoltà.
Il Veneto conosce bene questo modello, e la nostra Regione non parte da zero, ha costruito una rete articolata di servizi domiciliari, territoriali e residenziali, dedicati alle persone anziane, alle persone con disabilità e alle situazioni della non autosufficienza.
Ma accanto alla rete dei nostri servizi esiste una dimensione della cura che difficilmente può essere rappresentata attraverso numeri e prestazioni. È quella che ogni giorno si realizza nelle abitazioni attraverso la presenza e la responsabilità delle famiglie.
È proprio qui che questa legge introduce un elemento di novità significativa, riconoscendo il caregiver come parte integrante della rete regionale dei servizi. Il suo ruolo entra nel Piano assistenziale individualizzato e viene accompagnato da strumenti di informazione, di formazione, di orientamento e sostegno, con particolare attenzione alle situazioni di maggiore difficoltà e alla necessità di garantire momenti di sollievo.
Il principio è chiaro: chi assume una responsabilità di cura deve poter contare su un sistema che lo accompagni nel tempo. Il riconoscimento, quindi del caregiver assume così un significato concreto: la persona che si prende cura di un familiare deve poter contare a sua volta sulla cura della comunità. È questo l’aspetto che considero particolarmente importante, perché la cura può generare cura oppure può generare solitudine. Dipende da quanto la comunità è capace di stare accanto a chi assiste.
La legge interviene proprio su questo, attraverso il PAI, attraverso le ULSS, le ATS, quindi i Comuni, attraverso il PUA nelle case di comunità, attraverso la formazione e il supporto psicologico, le reti di solidarietà, gli interventi di sollievo, la telemedicina e la domiciliarizzazione delle prestazioni quando gli spostamenti diventano difficili. È una rete che funziona quando ogni nodo conosce gli altri. Per questo considero importante il coinvolgimento del terzo settore, del volontariato, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni datoriali e delle realtà territoriali.
La famiglia rimane il primo luogo della cura, però, la famiglia non può essere l’ultimo luogo a cui chiedere aiuto.
Un altro aspetto che merita particolarmente attenzione è il rapporto tra responsabilità di cura e vita lavorativa, la cosiddetta generazione sandwich, l’abbiamo sentita anche più volte negli interventi dei colleghi: si trova spesso a conciliare la crescita dei figli con l’assistenza a genitori anziani o familiari non autosufficienti. È una condizione che coinvolge persone pienamente inserite nella vita professionale, che può incidere sulla continuità del lavoro, sulle prospettive di carriera e sull’equilibrio economico della famiglia.
Per questo il sostegno ai caregiver deve comprendere anche strumenti capaci di favorire una reale conciliazione tra tempi di cura e tempi di lavoro, attraverso il dialogo con il mondo produttivo, le organizzazioni sindacali, le realtà territoriali. Prendersi cura di un familiare non deve tradursi nella rinuncia al proprio percorso professionale e alla propria autonomia economica. E qui la politica deve fare una cosa molto concreta: evitare che prendersi cura di una persona cara significhi impoverire la propria vita e compromettere il proprio futuro.
E c’è un ultimo passaggio che volevo considerare, che credo che sia un passaggio lungimirante: i giovani caregiver. Quando un ragazzo o una ragazza si prende cura di un familiare, il rischio è che quella responsabilità rimanga nascosta agli occhi della scuola, dell’università e della società. La legge prova a rompere questo silenzio, prevedendo attenzione alla conciliazione tra studio e cura, alla valorizzazione dell’esperienza e la transizione verso il lavoro. È un principio che dobbiamo difendere, un giovane deve poter essere figlio, studente, ragazzo, anche quando dentro casa esiste una situazione di fragilità. Prima o poi nella vita tutti possiamo avere bisogno di qualcuno, oggi possiamo essere quelli che assistono, domani potremmo essere quelli che vengono assistiti. La vera qualità di una comunità si misura anche dalla capacità di costruire una società nella quale la vulnerabilità non diventi una colpa e la dipendenza non diventi una condanna alla solitudine. Questo provvedimento, quindi, va proprio in questa direzione e lo fa attraverso una scelta che considero profondamente coerente con la nostra idea di welfare: Sostenere la persona, sostenere la famiglia, rafforzare la comunità. La Regione, quindi, sostiene e valorizza questo.
Una Regione forte è una Regione capace di costruire le condizioni perché le persone, le famiglie, possono affrontare le situazioni di fragilità con strumenti adeguati e con una rete affidabile al proprio fianco. Questo significa mettere assieme i servizi pubblici, i Comuni, le ATS, il sistema sanitario e sociosanitario, il Terzo Settore, il volontariato e tutta la rete di solidarietà che in Veneto rappresenta da sempre una componente importante della coesione delle nostre comunità.
In questa prospettiva, quindi, assume particolarmente rilievo anche il fondo, ovviamente, regionale dei caregiver previsto dalla legge, perché il riconoscimento della figura del caregiver deve trovare un sostegno concreto e continuativo nella programmazione regionale.
Quindi, bene le risorse messe a bilancio quest’anno, bene le risorse programmate nei prossimi anni. Sicuramente, come ha detto qualche collega, dovremmo lavorare unitamente anche a trovare ulteriori risorse per sostenere il fondo regionale e dare ulteriore supporto con concretezza e, quindi, con le risorse a questa legge.
È bene anche il monitoraggio, la clausola valutativa. Ogni anno dovremmo poter vedere quanti caregiver sono stati riconosciuti, quanti hanno ricevuto formazione, quanti hanno avuto accesso agli interventi di sollievo, quanti hanno ottenuto riconoscimento delle competenze e quale impatto ha avuto la condizione di caregiver sulla loro situazione lavorativa, perché le buone intenzioni hanno bisogno sempre di essere, ovviamente, misurate.
Concludo, quindi, questo mio intervento, ovviamente valutando positivamente questa proposta di legge, un impegno preso, come si diceva, unitamente in questo Consiglio regionale, perché prendersi cura di una persona cara deve poter convivere con la possibilità di mantenere la propria dignità, il proprio lavoro, le proprie relazioni e il proprio progetto di vita.
Quindi grazie a chi si è impegnato anche nella scorsa legislatura.
Grazie, ovviamente, al Presidente Stefani per aver condiviso questo percorso e come UDC, chiaramente, su questi temi siamo in prima fila. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Vicepresidente Rucco, prego.
Speaker : Francesco RUCCO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Carissimi colleghi, credo che oggi non siamo chiamati semplicemente ad approvare una legge che introduce nuovi strumenti e nuovi servizi, ma siamo chiamati prima ancora a dire quale idea abbiamo del rapporto tra la persona, la famiglia, la comunità e le Istituzioni. Ed è questa per me la ragione principale per sostenere questo provvedimento, perché dietro la parola “caregiver”, che rischia qualche volta di apparire quasi tecnica, ci sono, in realtà, milioni di storie estremamente concrete. Ci sono figli che assistono il genitore anziano o genitori che si prendono cura di un figlio con disabilità, mariti e mogli che accompagnano la persona con cui hanno condiviso una vita dentro la malattia e la fragilità. Ci sono persone che non hanno scelto una professione di cura, ma che a un certo punto della propria vita si sono trovate semplicemente a dire “ci sono io”. E credo che una buona politica debba partire proprio da qui, dal riconoscere ciò che già tiene insieme la nostra società, prima ancora dell’intervento dello Stato: le famiglie, i legami, la responsabilità verso l’altro, quella solidarietà quotidiana che non nasce da una legge e che nessuna legge potrebbe mai imporre. Per questo sostengo questa legge, perché non parte dall’idea che le Istituzioni debbano sostituire questi legami, parte dall’idea opposta, che le Istituzioni abbiano il dovere di riconoscerli, proteggerli e sostenerli. È una differenza politica sostanziale e importante.
Noi crediamo nella famiglia come prima comunità nella quale una persona trova cura, protezione e solidarietà, ma proprio perché crediamo nel valore della famiglia non possiamo pensare che essa debba essere lasciata sola quando arriva la fragilità. Non possiamo celebrare la famiglia nei discorsi e poi voltare lo sguardo quando quella famiglia deve affrontare in concreto per anni una disabilità, una malattia degenerativa, la non autosufficienza di un genitore o di un coniuge. Il punto, allora, è trovare un equilibrio. Il pubblico non deve sostituirsi alla famiglia, ma non può neppure scaricare sulla famiglia tutto il peso della cura. Questa, a mio avviso, è la sussidiarietà quando smette di essere un principio astratto e diventa politica concreta. Significa dire, quindi, a una famiglia: ciò che fate ha un valore enorme, noi non vogliamo prenderne il posto, ma vogliamo essere al vostro fianco. Prendersi cura di qualcuno è un atto di amore e di responsabilità, ma non possiamo permettere che quell’amore diventi solitudine, non possiamo permettere che quella responsabilità si trasformi in impoverimento, nell’abbandono del lavoro, nella rinuncia allo studio, nell’isolamento, nell’esaurimento fisico e psicologico di chi assiste. qui che questa legge compie secondo me una scelta politica precisa: riconoscere che sostenere chi si prende cura di una persona fragile significa sostenere contemporaneamente la persona assistita, la famiglia e la comunità in cui vive.
I numeri ci dicono che non stiamo parlando di una nicchia, parliamo di quasi 8 milioni di caregiver presenti sul territorio nazionale e di una presenza molto rilevante anche nella nostra regione. Ma soprattutto, quei numeri ci dicono che questa è una delle grandi questioni sociali del nostro tempo: viviamo più a lungo, questo ormai è chiaro, le famiglie sono più piccole rispetto al passato, aumentano le situazioni di non autosufficienza, ci sono sempre meno persone sulle quali può essere distribuito il carico della cura.
E allora dobbiamo decidere se lasciare ciascuna famiglia ad affrontare individualmente questa trasformazione, oppure costruire una comunità nella quale quella famiglia sappia di non essere sola.
Noi scegliamo la seconda strada, e la scegliamo senza immaginare un welfare che sostituisca la società, ma costruendo un welfare che la sostenga. Per questo acquistano un senso gli strumenti contenuti in questa legge: l’orientamento, la formazione, il sostegno psicologico, gli interventi di sollievo, il contrasto al burnout, la teleassistenza, la telemedicina, la possibilità di portare alcuni servizi più vicini alla persona.
Non sono semplicemente un elenco di prestazioni, sono la traduzione concreta di un messaggio politico chiaro: se tu ti prendi cura di qualcuno, la comunità riconosce ciò che stai facendo e prova ad alleggerire almeno una parte del peso che porti ogni giorno.
Lo stesso vale per il lavoro. Non possiamo chiedere a una persona di scegliere tra assistere suo padre e conservare il proprio posto di lavoro. Non possiamo considerare inevitabile che chi si prende cura di un familiare debba rallentare o interrompere la propria vita professionale. Per questo il tema della flessibilità, del lavoro agile, del welfare aziendale, del rapporto con le organizzazioni datoriali e sindacali non è secondario, significa difendere anche la libertà della persona che cura, perché un caregiver rimane un lavoratore, una madre, un padre, un giovane, una persona con progetti e aspirazioni.
La cura può diventare una parte importantissima della sua vita, ma non deve necessariamente assorbirla completamente. Questo vale di più quando parliamo dei giovani caregiver. Un ragazzo di 18-20 anni che assiste una madre, un padre, un fratello, non può trovarsi davanti alla scelta tra il proprio dovere affettivo e il proprio futuro. Se permettiamo che accada, abbiamo fallito come istituzione.
Per questo considero importante che questa legge guardi anche alla scuola, all’università, alla formazione e al riconoscimento delle competenze, perché sostenere il caregiver significa certamente proteggere chi oggi ha bisogno di assistenza, ma significa anche impedire che la fragilità di una persona produca a cascata una nuova fragilità dentro a tutta la famiglia. Questo è il punto politico che considero più importante. Una politica sociale seria non interviene solo quando il problema è già esploso, prova a evitare che una difficoltà diventi una crisi. Un caregiver sostenuto è una persona che ha meno probabilità di arrivare al burnout, è un lavoratore che ha maggiori possibilità di conservare la propria occupazione, è una famiglia che ha maggiori strumenti per evitare l’impoverimento è anche, quando le condizioni lo permettono, una possibilità in più perché una persona fragile possa continuare a vivere nella propria casa, nella propria comunità.
Per questo considero molto positivo anche il metodo con cui siamo arrivati a questo risultato. Questo provvedimento è nato da un’iniziativa condivisa e ha raccolto un consenso trasversale. Credo che ci siano momenti nei quali la politica debba sapersi dividere, perché le differenze esistono e sarebbe sbagliato nasconderle, ma ci sono anche i momenti nei quali la politica dimostra la propria forza, riuscendo a costruire una risposta comune. Quella dei caregiver è una di queste. Perché se una famiglia affronta una malattia o la non autosufficienza, non esistono famiglie di maggioranza e famiglie di opposizione, esistono persone che chiedono alle Istituzioni di essere serie, presenti e capaci di dare risposte.
Papa Leone XIV recentemente ha ricordato che non si custodisce senza esserci e non si è presenti senza assumersi le responsabilità dell’altro. Credo che oggi questo richiamo riguardi anche noi. Per un’Istituzione esserci non significa invadere lo spazio delle persone, significa assumersi la propria parte di responsabilità, significa costruire le condizioni perché quella straordinaria rete di solidarietà che ogni giorno vive nelle case dei veneti possa continuare ad esistere senza spezzare chi la sostiene.
Ecco perché considero questo provvedimento di importanza fondamentale, non perché pensiamo che con una legge si possa risolvere ogni problema dei caregiver. Sarebbe presuntuoso dirlo. Ma perché con questa legge affermiamo un principio e assumiamo un impegno chiaro: nessuno che si prende cura di una persona cara deve sentirsi invisibile agli occhi delle Istituzioni. E da domani avremo una responsabilità in più, una responsabilità ulteriore: dovremmo verificare che gli strumenti che oggi introduciamo funzionino davvero, che raggiungano le persone, che i servizi siano accessibili, che le famiglie conoscano le opportunità previste, che ciò che scriviamo in quest’Aula arrivi nella vita reale di ogni cittadino. Perché una legge sociale è buona non quando è scritta bene sulla carta, ma quando riesce a cambiare anche solo un po’ la giornata di una persona che ha bisogno di aiuto ed è questa la responsabilità che oggi, sostenendo questa legge, scegliamo di assumerci. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Trevisi.
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Buon pomeriggio, Presidente. Il mio sarà un intervento molto breve. Solo per ringraziare la consigliera Luisetto e orgoglioso di esserti amico, Chiara; ringraziare il Presidente Stefani, ringraziare la Quinta Commissione, ringraziare tutti coloro che davvero si sono messi insieme per portare questo provvedimento nell’Aula del Consiglio oggi.
Oggi sarebbe stato bello davvero fare questa riunione del Consiglio, non qui dentro, ma all’interno di una scuola, perché sapete tutti quelli che poi non vogliono votare, non amano la politica, oggi, invece, avrebbero visto una bella giornata di politica.
Siamo passati dalla scorsa settimana in cui abbiamo parlato, giustamente, perché nella politica si parla anche di questo: della pianura veneta, adesso siamo arrivati ai picchi più alti delle Dolomiti, perché oggi stiamo parlando di una bella politica che pensa a coloro che sono molto più in difficoltà.
Io so e riconosco benissimo il ruolo delle donne soprattutto quando si parla di caregiver; mia madre si disperava sempre perché diceva che ha avuto due figli maschi e, quindi, era sempre disperata perché diceva: Chissà quando arriverò anziana se poi i miei due figli mi aiuteranno.
Infatti, ha pensato bene di andarsene via con un infarto senza arrivare a essere troppo anziana e non essere aiutata. Però io ci penso. Ogni volta che continuo a prendere mio figlio in braccio, fino a quando ce la faccio io vado, mia figlio ormai no, perché è alta come me, ma quando prendo mio figlio in braccio dal divano una volta che si è addormentato e lo porto a letto. Lui apre un occhio solo, mi guarda e io gli domando: Ma tu poi, Davide, ti ricorderai di fare la stessa cosa con papà quando io non sarò più in grado di alzarmi da una poltrona e da un divano? Allora lui sorride e io spero che se lo possa ricordare.
Però non vale, Chiara, solo il mio grazie così come non vale per tutti, ma è il grazie di Andrea e di Massimo. Voi direte: Chi sono? Io ne ho già parlato tempo fa, però oggi mi pare il giorno più giusto per ricordarlo.
Andrea era un poliziotto della Scuola di Polizia che ha un figlio disabile, gravemente disabile.
Io conoscevo la sua storia, ma non bene, così come quando la raccontò quel giorno che io lo chiamai a parlare in Aula Magna, perché apposta erano venuti dei funzionari da Roma che si occupano del Piano Marco Valerio, che è, appunto, questo piano che aiuta i figli dei poliziotti con malattie disabili o malattie croniche. Allora io gli feci fare la testimonianza e lui raccontò di quello che cos’è la sua giornata dalla mattina, alle sei di mattina fino alle nove e mezza di sera, quando lui e la moglie, stremati, si mettono sul divano dopo che Massimo si è addormentato accanto a loro.
Lui ha fatto vedere a tutti gli allievi il video in cui faceva vedere suo figlio che andava con un triciclo costruito da lui apposta per il figlio, perché era un triciclo al quale lui riusciva a legare le braccia e le gambe e nonostante questo lui riusciva a pedalare. Allora lui, alla fine della giornata, mi ha detto: vede, direttore, è giusto che lei sappia che il mio lavoro inizia quando io esco da qui; il mio servizio, quello di fare il poliziotto, di fare il formatore ‒ fra l’altro, era uno di quelli che non dicevano mai di no, uno di quelli che sorridevano sempre ‒ il mio servizio vero inizia quando vado a casa. Allora io credo che quello che stiamo facendo oggi sia davvero importante, per dare un segnale a livello nazionale, ma per dire: voi ci siete, noi vi riconosciamo. Alla fine del suo intervento, quando io, con tutti i miei problemi che pensavo fossero insormontabili, mi sono sentito piccolo, piccolo rispetto a lui, tutti i duecento allievi si sono alzati in piedi e gli hanno applaudito. Ecco, io credo che quello che stiamo facendo oggi sia un riconoscimento per tutte quelle persone che a me non piace chiamare caregiver. Non mi piace chiamarli nemmeno “cura cari”. Ma di tutte quelle persone che hanno a cura gli altri.
Io vi ringrazio davvero, ringrazio davvero tutti quanti, perché oggi mi sono emozionato e sono felice di essere qui e di aver fatto questa scelta. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere Trevisi.
Consigliera Martini, prego.
Speaker : Morena MARTINI (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Gentili colleghe e colleghi, prendo la parola con orgoglio, l’orgoglio di far parte di una squadra, non solo di maggioranza ma anche di opposizione, di questa squadra, di quest’Aula, che oggi compie un atto di straordinaria maturità politica e di civiltà amministrativa.
L’approvazione di questo provvedimento sul caregiver familiare non è una concessione formale, ma è la risposta completa a una delle istanze sociali più profonde del nostro Veneto. Chi come me ha avuto l’onore di amministrare un Comune per dieci anni, ma anche chi l’ha amministrato per meno conosce bene la solitudine di chi vive la cura quotidiana, ma conosce bene anche ‒ permettetemi questa digressione nel mio intervento rispetto a quelli tutti bellissimi e condivisibili che ho sentito ‒ la solitudine dei Sindaci e degli amministratori locali. Consentitemi, quindi, questo passaggio di verità, che vuole sottolineare proprio che chi ha fatto il Sindaco conosce sulla propria pelle questa solitudine. Troppo spesso i Comuni e i servizi sociali sono stati messi all’indice, talvolta persino additati sui social, sui media da famiglie, giustamente disperate, che accusavano le Istituzioni di non fare mai abbastanza, e noi Sindaci avevamo le mani legate. Non potevamo difenderci, non potevamo spiegare pubblicamente l’enorme lavoro silenzioso e le risorse già messe in campo magari. Perché? Perché il dovere di tutela della privacy di quelle creature, di quelle persone, la dignità delle persone fragili ci imponevano un rigido, doveroso ma dolorosissimo silenzio, un silenzio che spesso è stato pagato a caro prezzo sul piano personale e sul piano umano, di chi amministra, trasformando il dolore di una famiglia in una presunta colpa dell’amministrazione.
Ecco perché questa legge, voluta da tutti noi, è una svolta cruciale anche per chi governa il territorio, perché definisce finalmente una cornice di diritti, una cornice di presa in carico e di tutele oggettive, toglie la gestione dalla fragilità, dalla solitudine, dallo sportello comunale e dalla giungla della comunicazione emotiva, inserendola in una rete regionale strutturata.
Faccio riferimento solamente a tre aspetti qualificanti, che rispondono esattamente a queste esigenze di profonda chiarezza. Il primo: il progetto assistenziale individualizzato (il PAI), la rete degli ATS. Con il PAI non c’è più spazio per l’arbitrarietà, o per la sensazione di essere abbandonati. L’integrazione fra Comuni e ambiti territoriali sociali definisce con trasparenza ruoli, compiti e interventi. Il Comune non è più percepito come un muro contro cui scontrarsi, ma come il nodo di una rete regionale forte e coordinata. La tutela e la dignità dei giovani caregiver (articolo 3) è già stata sottolineata da molti di noi. È un motivo di grande orgoglio, l’attenzione specifica ai ragazzi e agli studenti fino a 24 anni, voluta con forza dal nostro Presidente.
Nelle nostre comunità ci sono giovani straordinari, che affrontano carichi enormi: riconoscere il loro ruolo con percorsi di orientamento e supporto anche scolastico significa dare dignità e risposte, prima che il disagio possa esplodere.
Infine, terzo punto, fondo regionale e le misure di sollievo (articolo 12). L’istituzione del fondo regionale dimostra che questo nostro Governo regionale, e parlo di tutto il Governo regionale, seduto in quest’Aula, non fa proclami, ma stanzia risorse concrete per dare respiro alle famiglie e agli amministratori, risorse dedicate al sollievo, alla domiciliarità, alla tutela che permetteranno ai servizi sociali di agire con tempestività.
Presidente, colleghi e colleghe, con questo testo quest’Aula dimostra cosa significa governare con responsabilità, mettersi nei panni di cittadini che curano corresponsabilità, che curano in silenzio i propri cari, ma sanno anche difendere. Sappiamo anche difendere, come sottolineato, l’operato di quei Sindaci che spesso, nell’ombra e nel rispetto del silenzio istituzionale, lavorano ogni giorno per non lasciare indietro nessuno. Voto con profonda convinzione questa legge, orgogliosa del modello di welfare che questa Regione Veneto sta costruendo, ringraziando, oltre al Presidente Stefani, la consigliera Luisetto e tutti coloro che hanno lavorato a questa legge di giustizia e di riconoscimento. Vedo l’assessore Roma, vedo la collega Lanzarin. Grazie di cuore a tutti.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Manildo.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
Anch’io prendo la parola per ringraziare la consigliera Luisetto, perché, è stato detto negli interventi, è una lunga rincorsa a questo provvedimento, parte dalla scorsa legislatura e alla prima seduta del Consiglio abbiamo avuto la lieta sorpresa, che ci ha molto colpito, del Presidente Stefani che diceva: “Sottoscriverò il progetto di legge della consigliera Luisetto”. La forma è assolutamente irrituale, però dà sostanza a una politica molto alta. Chi mi ha preceduto negli interventi ha detto: bello parlare di fondamenti della comunità. Anche secondo me questo.
Grazie al lavoro di Chiara Luisetto, che già nella scorsa legislatura ha identificato come un dovere fondamentale di questo Consiglio riconoscere persone che quotidianamente prestano cura possiamo arrivare ai fondamentali della nostra società. Per una volta riprendo l’intervento di Riccardo Szumski: mi è molto piaciuto richiama ad Enea Anchise e il fatto che un valore fondante della nostra società, della nostra comunità è la cura. Riconoscere che ognuno deve avere un ruolo, che il pubblico deve avere il ruolo di riconoscere la quotidianità, a volte molto difficile, delle persone che prendono cura è un esempio di grandissima alta politica.
Io non mi ripeto sull’esame molto approfondito che è stato fatto da tutti i Consiglieri su questo testo di legge. Dico che è un testo di legge assolutamente ben fatto, è un testo di legge profondo, un testo di legge aperto a prendere e a considerare tutte le fattispecie che nei nostri interventi molto approfonditi abbiamo sviscerato.
Mi è molto piaciuto l’intervento del correlatore Riccardo Barbisan nel momento in cui dice che non ci fermiamo a riconoscere il lavoro quotidiano di queste persone, a riconoscere delle persone che rimangono e sono rimaste per troppo tempo invisibili, ma che vogliamo concretizzare questo sostegno, concretizzarlo mettendo risorse adeguate e mettendo una commissione di valutazione per l’effettiva concretezza di questo provvedimento. Io penso che oggi non abbiamo parlato soltanto di buona politica, ma stiamo facendo dei passi necessari per creare quella che è l’ambizione più grande di ogni amministratore: quello di creare una comunità.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Bozza.
Speaker : Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente. Grazie, colleghi, per questo dibattito oggi davvero interessante e anche ricco di spunti.
Il progetto di legge, che oggi, appunto, discutiamo in quest’Aula e affrontiamo rappresenta un convinto segnale di una unione e di una condivisione di scopi certamente comuni.
Oggi non ci sono le bandiere o i marchi politici, ed è un esempio di come si possa anteporre in quest’Aula l’interesse dei cittadini più deboli ai simboli dei partiti o alle rivendicazioni politiche.
Un progetto, questo, che è stato presentato dal Presidente Stefani, insieme alla collega Luisetto; un progetto che prevede la risposta concreta ad una necessità dei nostri concittadini veneti, specialmente quelli più fragili e che abbiamo condiviso e abbiamo fortemente sostenuto, perché non solo c’era un impegno elettorale, ma c’è anche una necessità di dare delle risposte, come dicevo prima, concrete, in un momento tra l’altro difficile e complicato, dove l’assistenza ai più fragili, ai più deboli oggi è diventato non solo un problema gestionale, ma anche un problema economico da affrontare. Quindi oggi i punti chiave del provvedimento che prevedono il riconoscimento e la certificazione della valorizzazione del ruolo, appunto, del caregiver familiare, certificato in un percorso di cura spendibile anche in un ambito lavorativo è un punto fermo, importante. Così come l’integrazione nei servizi, essendo prevista l’inclusione della figura del caregiver all’interno dei servizi sociali locali, per una partecipazione attiva in quella che è la gestione del piano assistenziale individuale che abbiamo e il fondo, poi, regionale con le risorse dove si è previsto un fondo dedicato appositamente con lo stanziamento di circa 1.000.000 per un triennio consecutivo, affiancato da tutte le ulteriori risorse regionali necessarie per la domiciliarità.
Poi la giornata del caregiver, che è una giornata che ha l’obiettivo, quella del 6 ottobre, di sensibilizzare la figura, l’aspetto sociale, l’aspetto umano e l’aspetto dedicato ai servizi che le famiglie devono cercare di affidare ai propri cari.
Questo è un progetto che dà concretezza e operatività ad una figura che era già stata definita dalla normativa nazionale, ma che qui in Veneto trova una declinazione puntuale e una valorizzazione che mette al centro i bisogni delle persone e inserisce a pieno titolo l’assistente familiare nel percorso di cura e sostegno del paziente.
Nel 2026 la domiciliarità si rafforza con 7,4 milioni di euro aggiuntivi assegnati dal Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, un finanziamento sicuramente atteso, il cui sblocco a favore dei caregiver familiari è stato fortemente voluto e sostenuto da questo Consiglio, dal Presidente e dalla relatrice. A questa nuova risorsa si affiancano i 109 milioni di euro finanziati come spesa ordinaria e già confermati. È uno stanziamento importante che ci consentirà di sostenere i caregiver familiari dando continuità di interventi rivolti alle persone con disabilità e di ampliare, al tempo stesso, sul nostro territorio regionale i percorsi di vita indipendente. È un finanziamento complessivo della domiciliarità importante, pari a oltre 100 milioni di euro. Una risorsa aggiuntiva stanziata da questo progetto di legge prevede il sostegno per il finanziamento degli interventi 2026-2028.
È un tema, questo, sociale e trasversale, come ricordavo prima, che la Regione del Veneto riconosce con un valore economico per l’intera collettività e un valore umano, che dobbiamo sempre ricordare, perché dietro le tragedie, dietro le difficoltà, dietro la fragilità delle persone che oggi hanno bisogno di assistenza ci sono altrettante storie umane di persone che dedicano il proprio tempo per sostenere, curare e assistere chi ha bisogno. Quando specialmente questa persona è un familiare, è una persona cara, io credo che il valore morale e il valore umano che noi diamo con questo progetto di legge non abbiano alcun prezzo. È un valore da sostenere a prescindere, è un valore anche culturale, che noi condividiamo. Il valore culturale di un segnale importante che stiamo dando è un segnale che a mio modo di vedere rende onore a questo Consiglio e anche alla politica nobile, alla politica della risposta concreta e pragmatica.
Non mi voglio dilungare oltre, perché molto è stato detto, ma ritengo cruciale, a nostro modo di vedere, quello che è lo snodo che prevede l’inserimento a pieno titolo del caregiver nella rete dei servizi a sostegno delle persone fragili, il suo ruolo importante all’interno dell’elaborazione del Piano di assistenza individuale quale attore del percorso di assistenza e cura, che fruisce di una rete di sostegno articolata e idonea a fornire costante supporto ed evitare il rischio di isolamento del caregiver. che questa tutela che stiamo dando sia una tutela straordinariamente importante, perché noi abbiamo oggi due direzioni sulle quali agire: da una parte, quella della RSA, dove dobbiamo lavorare davvero insieme, e spero che quanto prima si arrivi non solo alla riforma delle IPAB, ma anche a una risposta concreta, di sostegno e di aiuto, perché il vero problema oggi è non solo aiutare le famiglie ad affrontare le rette, ma anche aiutare chi oggi offre dei servizi ad assumere davvero del personale altrettanto sufficiente per dare la risposta alle liste d’attesa.
Allora, una duplice azione ci deve vedere coinvolti nella decisione di ricoverare una persona nelle nostre RSA, ma che non è l’unica azione. L’altra, che è alternativa, è l’assistenza domiciliare, ma è alternativa in una risposta complementare, quella che la Regione dà ai nostri familiari e ai nostri pazienti.
Credo che questo sia l’unico modo che noi abbiamo di agire parallelamente, ma dando anche la possibilità alle due scelte di poter comunicare, interferire e anche in qualche maniera completare la risposta ai nostri cittadini. Un percorso che è sì, alternativo, ma che deve, ripeto, comunicare, un percorso che può anche interscambiarsi: questa è la vera sfida che noi dobbiamo cercare oggi di dare ai nostri concittadini veneti, questa è una risposta importante che stiamo dando, sapendo anche il sacrificio e l’importanza di individuare delle risorse in questo senso. Però credo, e mi auguro, che questa sia una risposta che i cittadini non solo possano apprezzare, ma che deve dare come stimolo a noi stessi, legislatori, di poter iniziare un percorso nuovo, e soprattutto un percorso che veda oggi la persona al centro della nostra azione, soprattutto quando si parla di persone fragili e quando si parla di un bisogno assolutamente importante e umano di poter dare anche quella tutela, quella valenza e quei valori che spesso sono fondamentali e che possono fare la differenza, quando all’assistenza si uniscono l’amore e la passione nei confronti di chi cura, ma soprattutto di chi riceve queste cure. Grazie.
Per cui anticipo già, Presidente, che il nostro voto come Gruppo consiliare di Forza Italia è favorevole, e sarà sempre a favore e affianco di iniziative come questa, per la praticità che ci contraddistingue nel dare l’azione del buon governo da questo Consiglio. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Pressi.
Speaker : Matteo PRESSI (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente.
Non entro, non ricordo il merito del provvedimento sul quale i colleghi sono già intervenuti, dagli aspetti che riguardano l’assicurazione contro gli infortuni, gli aspetti previdenziali, le attività formative, il supporto psicologico e tantissime altre cose che sono contenute nel testo di legge.
Volevo sottolineare una cosa importante, dal mio punto di vista: quando il Presidente Stefani è venuto in quest’Aula a presentare le linee programmatiche di governo aveva preso un impegno che è stato ricordato: a presentare entro i primi sei mesi della legislatura un testo - e questo è stato fatto - e poi a dare priorità all’approvazione di questo testo. E soprattutto un altro impegno che era stato preso era quello di stendere questo testo assieme all’opposizione per cercare l’equilibrio giusto, sia dal punto di vista dei contenuti, sia dal punto di vista anche delle risorse economiche, per poi dare effettivamente attuazione a questo che era – ed è un altro aspetto che vorrei sottolineare - uno dei punti centrali del programma elettorale. Il programma elettorale del Presidente Stefani si è sempre contraddistinto, fin dall’inizio quando abbiamo cominciato a spiegarlo, nell’avere un’attenzione particolare alla dimensione sociale, ai servizi sociali e alla persona. Tanti altri provvedimenti che sono incardinati in questo Consiglio lo testimoniano: penso allo psicologo territoriale, penso alla riforma delle IPAB, su cui si inizierà a lavorare tra non molto, e, in generale, a una riforma che miri a integrare ancora di più i servizi sociali del territorio con i servizi domiciliari.
Ecco, io vedo sui social che quando si guarda il Parlamento e, in generale, le assemblee di crack legislativo vanno molto di moda gli alterchi: si isolano i battibecchi, poi questi video vengono messi sui social e hanno molto molto riscontro di pubblico. Però, visto che le persone ci guardano e spero ci guardino anche oggi, è molto importante fare vedere anche questa faccia della politica, che si compone di due aspetti. Il primo, che è stato preso un impegno in sede elettorale ed è stato mantenuto. Il secondo, poi, dal punto di vista metodologico, che si è detto: questo impegno lo manteniamo cercando di coinvolgere anche l’opposizione, come è stato e sarà su tantissimi provvedimenti cardine che non riguardano una parte politica, riguardano il benessere della popolazione del Veneto nella sua globalità: E anche questo è stato fatto.
Al di là del merito del provvedimento su cui mi sento di sottolineare una cosa soltanto: dal punto di vista economico, partiamo con 1 milione di euro, poi anche in Commissione si è a lungo lavorato per vedere se nei bilanci degli anni successivi ci sarà lo spazio per fare qualche cosa di più, però partiamo già con una cifra che non è indifferente. Rispetto al contenuto, ripeto, non andrò a sottolineare nuovamente quello che hanno già sottolineato i colleghi. Rispetto, invece, alla genesi e al metodo mi piace sottolineare che sono state promesse due cose e sono state mantenute due cose e questo credo sia molto importante farlo sapere ai cittadini. Grazie mille a tutti. Grazie soprattutto a chi ha lavorato alla stesura del provvedimento, a chi l’ha curato in Commissione. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliera Lanzarin.
Speaker : Manuela LANZARIN (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente. Il mio sarà un intervento veramente molto breve perché credo che il dibattito a cui abbiamo assistito oggi sia stato un dibattito importante, esaustivo, che abbia toccato tutti i temi, i contenuti di questa proposta di legge, che abbia anche ben raccontato cosa vogliamo fare con questa proposta di legge nella valorizzazione della figura del caregiver, di chi si prende cura di una persona cara, di una persona in difficoltà, di una persona che in quel momento ha bisogno di un sostegno di questo tipo.
Il mio vuole essere un momento di ringraziamento alla Commissione, ai Commissari abbiamo cercato di arricchire il più possibile questo testo con una serie di audizioni, nelle audizioni i vari stakeholder hanno arricchito anche le loro proposte che poi hanno trovato conferma nel nuovo testo, negli emendamenti che in fase di Commissione sono stati votati, cercando di andare incontro a tutte le esigenze.
Come è stato detto, un testo bipartisan, un testo - e lo ricordo - partito con un testo iniziale della consigliera Luisetto, poi ritirato e riformulato in un nuovo testo che ha visto anche, già nella fase della preparazione, l’intervento del Presidente Stefani e dell’assessore Roma; quindi un testo che ha visto, poi, una fase di concertazione fino nelle fasi della deposizione di questo testo, a testimonianza come è stato detto, siano temi bipartisan temi che non devono avere tifoserie, non devono avere colori politici, ma che ci devono mettere di fronte tutti all’esigenza non solo di mettere al centro la persona, la persona fragile, la persona non autosufficiente, malata, ma anche la persona che si prende cura di queste persone; quindi avendo un occhio per entrambe le direzioni, cosa non facile.
È chiaro che questo provvedimento entra ed entrerà in una serie di provvedimenti che ci vedranno in questa Aula e in Commissione ancora protagonisti, ancora in attività, perché penso sicuramente al Piano sociale, al primo Piano sociale che la Regione del Veneto varerà, dopo quelle che sono state le due riforme nazionali, quella legata alla disabilità e quella alla non autosufficienza, di cui in questa legge riprendiamo il progetto di vita, che è uno dei cardini della riforma nazionale sulla disabilità, ma anche tutto quello che sarà poi il Piano sociosanitario, che quest’Aula e la Commissione conoscono molto bene, che avrà queste due direttrici molto diverse, ma che dovranno colloquiare, integrarsi e tenere bene a mente i pilastri di quello che è l’intervento sanitario, di quello che è l’intervento sociosanitario e di quello che è l’intervento sociale.
È chiaro che tantissimi altri sono, sicuramente, i provvedimenti che vedranno il sostegno e il contributo rispetto a figure di questo tipo, ma anche l’attenzione che è stata posta rispetto alle competenze che un caregiver acquisisce nel corso della propria vita, nel corso del periodo che dedica per accudire un’altra persona. E sappiamo quanto oggi il tema della cura delle persone, professionale e non professionale, sia uno dei temi centrali rispetto alla comunità e alla società che abbiamo di fronte. Quindi, sappiamo quanto importante sarà anche valorizzare queste figure e quanto importante sarà dare a queste figure la possibilità anche di continuare un percorso professionale o, comunque, di essere di supporto.
Mi piace anche ricordare che questa legge si inserisce e va in continuità rispetto ad altre leggi che in passato sono state votate, anche se di natura diversa, penso a quella sull’assistente familiare, che oggi si sposa con l’assistente di condominio e l’assistente di badante. Sono due figure di cui una è sicuramente professionale, una, invece, ha una natura diversa rispetto al caregiver, a base volontaria e familiare, ma che hanno sempre come comune denominatore la cura e la presa in carico delle persone fragili, delle persone sole, delle persone che hanno bisogno di essere accompagnate nel percorso di malattia, nel percorso di non autosufficienza. È chiaro che, quindi, avremo l’obbligo di mettere a sistema la famosa rete dei servizi sociali, che ritroviamo spesso e che ho sentito spesso negli interventi che ci sono stati, di mettere a sistema tutti questi servizi, che non possono non tener conto di quella che sarà anche l’infrastruttura sociale che vede le case della comunità, il punto unico di accesso, le dimissioni protette, le strutture intermedie, quindi sicuramente un occhio che abbraccia tutti quelli che possono essere i set assistenziali di cui una persona, nella fase della malattia, nella fase dell’invecchiamento, può avere bisogno, e a cui deve chiedere un supporto di questo tipo.
Quindi, ringrazio veramente tutti coloro che si sono adoperati. Ringrazio in primis sicuramente la consigliera Luisetto, che non solo è relatrice, ma anche prima firmataria del testo, come il Presidente Stefani e l’assessore Roma, che hanno contribuito, arricchito e fatto proprie anche tutte le proposte che oggi sono contenute all’interno di questo testo.
Sicuramente non è oggi che risolviamo il problema dei caregiver con questo testo. Con questo testo oggi cerchiamo di mettere un primo tassello che, come ho detto prima, però poi deve continuare con altri tasselli, in una rete molto più allargata di quelli che sono i servizi alla persona, i servizi di supporto, i servizi di accompagnamento.
Credo che la Quinta Commissione, per i provvedimenti che ho citato, ma questo Consiglio, saranno protagonisti dei provvedimenti che nei prossimi mesi e nei prossimi anni ci vedranno sicuramente in un confronto, io credo schietto, in un confronto profondo, in un confronto che guardi ai contenuti come quello a cui abbiamo assistito oggi.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Non ci sono altri interventi, quindi dichiaro chiusa la discussione… Nelle repliche.
Adesso diamo la parola all’assessore Roma.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Grazie, Presidente. Ringrazio per questa opportunità.
Il mio non sarà un discorso molto lungo, ma volevo ringraziare per questa opportunità sia la consigliera Luisetto che il Presidente Alberto Stefani, che tutti i Consiglieri, la Presidente della Quinta Commissione e tutti coloro che sono intervenuti oggi, perché il sostegno e la valorizzazione di un percorso che la Regione ha voluto fare, davvero riconoscendo anche l’opportunità che i caregiver vengano formati, e attraverso questo, dare anche l’opportunità che venga certificata la loro competenza significa mettere davvero a sistema un’opportunità che possano essere utili anche per altre persone.
Credo che questo sia fondamentale, anche perché in una situazione in cui le famiglie hanno sempre difficoltà a trovare qualcuno di vicino che li sostenga, credo che questo sia un principio di dignità che questa Regione ha voluto e mettere a sistema, davvero dando un’opportunità.
In questo momento storico non possiamo ignorare il tema della rete informale, e oggi è uscita in tutti i vostri interventi, come quella rete che ogni territorio ha e che deve essere messa a sistema, ma anche rispetto all’intervento del Presidente Alberto Stefani, quella che è stata l’opportunità di ricordare quei ragazzi che molte volte nei banchi di scuola, nei banchi universitari, si trovano ad avere anche un peso di cura del proprio familiare e credo che sia un’opportunità davvero di riconoscere anche questo tipo di supporto che viene dato.
Ringrazio la consigliera Luisetto, perché, unitamente anche ad ulteriori richieste che si sono evidenziate anche al di fuori delle audizioni, ha dato la disponibilità, anche su richiesta del Presidente, di audire anche quelle persone che non erano collegate all’interno proprio della rete, ma che potessero anche loro avere l’opportunità di esprimere il proprio giudizio in un provvedimento che davvero include tutti.
E credo che in questo momento particolare, in cui sono state da voi sollevate una serie di situazioni che riguardano chiaramente anche la tutela previdenziale, che naturalmente a livello statale e altri interventi normativi che si stanno ancora discutendo, credo che la Regione Veneto, dando anche un proprio approccio rispetto a questo, abbia sicuramente dato un’impronta importante anche nella discussione che si sta avvicendando a livello nazionale.
Voglio ringraziare tutti per questa opportunità di avere anche ascoltato i vostri interventi, ma, naturalmente, tutti coloro che hanno permesso che si arrivasse a questo anche, ripeto, nel momento in cui un caregiver possa anche non essere solo il familiare, ma magari anche il vicino di casa che ha una determinata competenza e, con pari dignità, può aiutare gli altri. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, assessore Roma.
Nelle repliche relatrice o correlatore. Okay? Allora abbiamo chiuso anche lo spazio delle repliche. Adesso diamo quindi spazio all’analisi degli emendamenti. Cinque minuti vi sono sufficienti? Va bene, allora ci rivediamo alle 17.10.
Colleghi, accomodiamoci, grazie. Dobbiamo procedere con la votazione.
Consigliere Lovat, prego, si accomodi. Consigliere Soranzo, se può chiamare i suoi vicini di banco. Consigliere Barbisan, chiami i colleghi. Si vota.
Ora, finite le repliche e fatto l’esame degli emendamenti e del materiale presentato, passiamo all’articolato.
Sono stati presentati due emendamenti e tre ordini del giorno, che hanno avuto l’esame dell’Ufficio di Presidenza della Quinta Commissione.
Partiamo con la votazione dell’articolo 1.
Apriamo la votazione sull’articolo 1.
Lasciamo aperta la votazione, lasciamo votare perché si stanno organizzando ancora.
Grazie, collega Marcato. Ha l’autorità di un vero Sindaco.
Il collega Rigo arriva dopo.
Votate grazie.
È chiusa la votazione.
42 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
È approvato l’articolo 1.
Votazione articolo 2.
Apriamo la votazione.
Votate.
La collega Vianello ha problemi. Fermi un attimo, facciamo votare ancora. Proviamo a collegare la collega Vianello, se riusciamo.
È chiusa la votazione.
Con 44 favorevoli, 0 contrari e 0 astenuti è approvato l’articolo 2, con il voto favorevole della collega Vianello. Prego.
Votazione articolo 3.
Apriamo la votazione.
È chiusa la votazione.
Con 46 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti, Vianello favorevole, quindi diventano 47 favorevoli.
È approvato anche l’articolo 3.
Votazione dell’articolo 4.
Apriamo la votazione.
È chiusa la votazione.
Con 45 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti, è approvato con l’aggiunta del voto favorevole delle colleghe Cendron e Vianello.
Diamo atto a verbale anche di questa, quindi diventano 47 i voti favorevoli.
Articolo 5.
C’è un emendamento.
Emendamento 1, Stefani. Lo diamo per letto, visto che c’è consenso unanime. Apriamo la votazione. Votate.
Cendron, non riesce a votare lei, adesso. Votiamo.
È chiusa la votazione.
Con 45 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti più il voto favorevole della collega Vianello.
Abbiamo votato l’emendamento.
Ora votiamo l’articolo 5, così come emendato dall’emendamento di Stefani.
Apertura della votazione dell’articolo 5. Votate.
È chiusa la votazione.
47 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
Vianello, lei ha votato? Perfetto. Quindi hanno votato tutti 47 favorevoli.
Il Consiglio approva.
Articolo 6.
È aperta la votazione.
Votate. Votare, grazie. Ha votato? Benissimo.
È chiusa la votazione.
47 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
Il Consiglio approva.
Articolo 7.
È aperta la votazione.
Votare. Lanzarin, okay.
È chiusa la votazione.
47 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
Il Consiglio approva.
Articolo 8.
È aperta la votazione.
Votate.
È chiusa la votazione.
47 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
Il Consiglio approva.
Articolo 9. Andiamo diritti al voto anche su questo.
È aperta la votazione.
Votate.
È chiusa la votazione.
47 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
Il Consiglio approva.
Emendamento n. 2 Szumski è all’articolo 10. Prego, Szumski, lo dia per letto. Lo dà per letto. Perfetto.
Votiamo l’emendamento 2.
È aperta votazione.
È chiusa la votazione.
47 voti favorevoli, 0 contrari 0 astenuti.
Il Consiglio approva.
Passiamo alla votazione dell’articolo 10, così emendato.
È aperta la votazione. Votate. Chiusa la votazione.
47 favorevoli. 0 contrari. 0 astenuti.
L’articolo 10, così modificato. È approvato.
Articolo 11.
Apriamo la votazione.
Votare, grazie.
Chiusa la votazione.
Favorevoli 47, 0 contrari, 0 astenuti.
È approvato anche questo articolo.
L’articolo successivo, articolo 12.
Apriamo.
Chiusa la votazione.
46 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
È approvato anche l’articolo 12.
Passiamo… Baldan Flavio, favorevole. Quarantasettesimo voto.
Votazione articolo 12 fatta.
Articolo 13.
Votiamo.
Questo è il 13. Votare.
Chiusa la votazione.
45 favorevoli, 0 contrari e 0 astenuti.
Approvato anche l’articolo 13.
Passiamo al 14. Baldan Flavio, sempre favorevole sull’articolo 13.
Articolo 14.
Apriamo la votazione.
Votiamo. Votiamo
Chiusa la votazione. Flavio Baldan è favorevole.
Favorevoli 46, più Baldan 47, quindi favorevoli 47, 0 contrari, 0 astenuti.
L’articolo 14 è approvato.
Ora ci sono tre ordini del giorno. Il primo è Szumski; vuole presentarlo?
Prego.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Siccome poi l’attuazione è in capo alla Giunta, chiediamo effettivamente che non ci siano oneri per le varie fasi di iscrizione a carico dei caregiver, perché sarebbe ovviamente un onere improprio. Quindi, chiediamo che ci sia questa precisazione da parte della Giunta.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
La parola all’Assessore per il parere.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Parere favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Parere favorevole della Giunta.
Apriamo la votazione sull’ordine del giorno n. 3, grazie. Silenzio, concentrati nei banchi di destra.
È chiusa la votazione.
45 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
È approvato.
Il collega Flavio Baldan esprime voto favorevole sull’ordine del giorno n. 3.
Ordine del giorno n. 4, Conte. Prego.
Speaker : Rosanna CONTE (Lega – Liga Veneta)
Mi riferisco a quello che ho detto prima: chiedo alla Giunta di attivarsi presso il Governo della Repubblica affinché siano rafforzate, stabilizzate e rese continuative le iniziative e le azioni nazionali a favore dei caregiver familiari e venga definito quanto prima un quadro normativo al fine di garantire strumenti stabili di sostegno economico diretto o bonus continuativi.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Parere della Giunta.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Grazie, Presidente. Favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Bene.
Apriamo il voto sull’ordine del giorno Conte, prego.
È chiusa la votazione.
47 favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
L’ordine del giorno Conte n. 4 è approvato.
Ordine del giorno n. 5, consigliere Rocco. Prego.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
La legge individua ventiquattro anni come limite per i giovani caregiver e anche in questo caso si chiede alla Giunta di tenere in considerazione il fatto che esistono corsi di laurea, per cui matematicamente si eccede i ventiquattro anni. Esistono gli studenti lavoratori che hanno diritto a essere ritenuti in corso, anche raddoppiando gli anni per laurearsi. Quindi, la richiesta è quella che la Giunta si incarichi di tenere in considerazione il fatto che ci possano essere anche giovani caregiver che eccedono i ventiquattro anni per motivi di studio.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Parere della Giunta.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Grazie, Presidente. Favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Bene. Apriamo la votazione. Votare, grazie.
È chiusa la votazione.
Con 47 voti favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti, l’ordine del giorno è approvato. Diamo ora la parola per chi si vuole prenotare per le dichiarazioni di voto.
La Luisetto si vuole prenotare. Collega Valdegamberi, prego, a lei.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Gruppo Misto)
Per annunciare il voto favorevole e fare una proposta operativa: è meglio se facciamo presentare tutte le leggi all’opposizione, se serve ad avere questa unanimità!
È una legge positiva, concordata fra tutti, e ringrazio l’idea di Stefani di concedere l’onore di presentazione all’opposizione, perché vedo che ha fatto risparmiare molto tempo ed è molto efficace. Spero che anche su altre leggi siate altrettanto collaborativi come in questa.
L’unica cosa che evidenzio sono questi inglesismi: “caregiver”. Possiamo mica chiamarli “assistenti familiari”, o cose simili? Abbiamo una bella lingua italiana, sembra quasi che siamo dipendenti mentalmente da questi inglesismi che stanno invadendo e mettendo a latere anche la nostra bella lingua di Dante.
Ormai l’abbiamo approvato, però “assistenti familiari” non è mica una bestemmia, è un termine che può starci.
Comunque, al di là di della forma e dei nomi, ripeto, il mio voto è favorevole ad una legge che ha bisogno comunque di un inserimento in un quadro e in un contesto nazionale, con previsioni di carattere fiscale, come diceva la mozione che la collega ha presentato. Serve un impegno anche dal punto di vista fiscale e contributivo, questa fattispecie va descritta e definita meglio, nel contesto nazionale, perché noi possiamo arrivare fino a un certo punto, favorire, creare dei percorsi di facilitazione, dare anche un contributo, però il quadro completo si ha solo attraverso una legge statale che auspico possa conseguire e integrare l’iniziativa regionale.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere. Altre dichiarazioni di voto?
Collega Borgia.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Molto Brevemente, credo che la discussione rapida che c’è stata in questa giornata è frutto anche del prezioso lavoro che è stato fatto nelle Commissioni, perché lì si è sviscerata poi questa legge, ha trovato e trova ampia disponibilità e soprattutto ampia condivisione, perché - perdonatemi - il tema principale, lo hanno ribadito tutti, però ci tengo a sottolinearlo, è un termine che racchiude poi questa legge, che è il prendersi cura.
Noi sappiamo che in Regione del Veneto ci sono circa 600.000 persone in questa situazione. Ognuno di noi ha situazioni familiari e conosce benissimo quanto siano delicate, quanto queste persone che quotidianamente si prendono cura di familiari che sono in difficoltà, che stanno male, che vivono un momento difficile, siano non solo fondamentali, ma sia data loro la possibilità di essere riconosciuti non solo sotto il profilo della figura, quindi di dare dignità a questa figura, alla figura del caregiver, ma soprattutto di dare gli strumenti a questa figura per beneficiare economicamente e anche sotto il profilo amministrativo. Dico economicamente non perché ci sarà o si debba dare un contributo, ma perché, grazie a questa legge, ci saranno anche dei benefici economici. La cosa importante è che con questa legge si dà una cornice fondamentale al caregiver all’interno di una rete regionale di servizi sociali, sociosanitari e sanitari. Il caregiver rientra assolutamente in questa cornice.
È un’iniziativa condivisa, trova consenso trasversale, però ci tengo a sottolineare l’impegno, lo hanno detto tutti, però è giusto che sia anche riconosciuto il merito di chi ci lavora da tempo, alla collega Luisetto, che ringrazio per l’impegno profuso e anche e soprattutto al nostro Presidente Stefani per aver colto non in questi ultimi mesi, ma da prima, nella stesura del programma elettorale, non solo la figura del caregiver, quindi la necessità di mettere al centro questa figura, ma soprattutto di parlare di un tema che oggi è fondamentale, di cui si sta discutendo da mesi e che serviva ed era necessario potenziare che è, appunto, il tema del sociale.
Quello che, insomma, voglio anche ribadire come passaggio politico, come passaggio fondamentale è che come centrodestra crediamo in un welfare nel quale le Istituzioni non si sostituiscano alla famiglia e viceversa, ma abbiamo il dovere di sostenere la famiglia e lo dobbiamo fare fino in fondo, ed è per questo che questa legge ha avuto un consenso trasversale. La forza della solidarietà familiare non può diventare un alibi perché il pubblico arretri.
Questo deve essere un monito e deve essere anche un segnale, un punto fermo. Deve essere, al contrario, una ragione in più per costruire servizi capaci di accompagnarla, la famiglia. Ed è quello che penso e credo riusciremo a fare.
Come Fratelli d’Italia abbiamo sostenuto con convinzione questo percorso, perché, vedete, corrisponde ad una nostra idea precisa di società o meglio di comunità, perché noi interpretiamo la società come una vera e propria comunità.
La famiglia è una risorsa fondamentale e di questo noi dobbiamo essere tutti uniti nel ribadirlo ma chi si assume la responsabilità è, sicuramente, una persona importante nel sistema e va assolutamente valorizzata, soprattutto nei confronti delle persone fragili perché il lavoro silenzioso dei caregiver è proprio questo: quello di prendersi cura delle persone fra fragili e non possono essere lasciate sole queste persone fragili. Il pubblico deve esserci. Deve essere al fianco delle famiglie, integrando il lavoro di cura e garantendo le prestazioni e i servizi necessari.
Il Presidente Stefani, come ho detto prima, ha parlato, giustamente, dopo la Commissione, di una promessa mantenuta e, come vede, consigliera Luisetto, siamo stati della partita e vedrà in questo caso il voto favorevole non solo del centrodestra, ma parleranno i colleghi, ma soprattutto di Fratelli d’Italia.
Ora, spetta a noi, noi tutti dico completare questo percorso e soprattutto fare in modo che all’approvazione della legge segua una fase di attuazione dei risultati concreti, perché noi non possiamo fermarci a legiferare. Questo è sicuramente compito di tutti noi, del ruolo che abbiamo, ma soprattutto della Giunta. Sono sicuro che l’assessore Roma saprà interpretare questa volontà dell’Assise, di tutta l’Assise, non solo della maggioranza.
Come maggioranza dobbiamo guardare anche al giorno dopo l’approvazione. Come dicevo, una buona legge non si misura soltanto dal consenso che raccoglie qui, in Aula, ma dalla capacità di produrre reali effetti sul territorio. Sarà nostra responsabilità seguirne l’attuazione e intervenire dove emergeranno criticità. Dovremo essere sentinelle sul territorio e dovremo essere presenti e parlare con le famiglie, capire, confrontarci anche con chi ci lavora quotidianamente, per creare quella sinergia di cui noi abbiamo tanto parlato.
Il risultato che noi dobbiamo perseguire è un sistema nel quale ‒ badate bene ‒ la famiglia rimanga protagonista della propria rete di relazioni e di cura, ma debba sapere di poter contare sulle Istituzioni presenti e su tutti i servizi necessari e ‒ aggiungo ‒ accessibili. È questa l’idea di welfare che vogliamo costruire e sulla quale come Fratelli d’Italia e come maggioranza di centrodestra continueremo a lavorare, a un welfare integrato, dove il pubblico aiuta e sostiene le persone, i cittadini, le famiglie.
Su questi temi, colleghi della minoranza, ci troverete sempre disponibili al dialogo, all’ascolto e soprattutto alla votazione favorevole, come in questo caso.
Grazie mille a tutti.
Grazie.
Collega Szumski, prego.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Non ritorno su quanto esposto nel precedente intervento nel merito della legge, esprimo solo il voto convintamente favorevole di Resistere Veneto e sottolineo, in modo che tutti intendano, che è un sostegno multipartisan, giustamente.
Con riferimento a quello che ha detto il collega Valdegamberi, potremmo mettere tra parentesi “quel che se tol cura”, per tradurre dall’inglese al veneto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Altri interventi in dichiarazione di voto? Dopodiché chiudo. Collega Barbisan, Barbisan.
Speaker : Riccardo BARBISAN (Lega-Liga Veneta)
Eccoci. Grazie, Presidente… Voglio che si veda. Ottobre in rosa a breve parte.
Solo per esprimere il nostro voto convintamente favorevole a questo progetto di legge che faceva parte del nostro programma elettorale, per il quale progetto ringraziamo ancora il Presidente Stefani, la consigliera Luisetto, ma permettetemi di ringraziare anche tutti coloro che hanno fatto parte e che fanno parte della Quinta Commissione, che magari di più hanno lavorato a questo progetto di legge insieme alla presidente Lanzarin.
Siamo contenti nel merito, e siamo contenti nel metodo, perché è stata una bella prova di politica, l’abbiamo sottolineato tutti, perché quello che avevamo promesso lo abbiamo fatto, perché ci siamo confrontati e oggi festeggiamo un traguardo insieme.
Credo che i veneti siano contenti del nostro lavoro. Questo vuol dire che ogni volta andrà così? Non credo che ogni volta andrà così, però abbiamo inaugurato un metodo che almeno su alcuni temi, su alcune questioni particolarmente sentite del nostro Veneto possono vederci lavorare insieme.
Siamo contenti, come dicevo, ancora nei primi mesi della legislatura, di aver fatto centro su un tema che era significativo del nostro programma elettorale. Vogliamo farlo anche su tanti altri temi. Lo faremo insieme all’opposizione, meglio, lo faremo da soli, bene lo stesso, l’importante è la chiarezza davanti ai nostri elettori, davanti ai veneti di prendersi degli impegni, portare avanti le proprie responsabilità e poi poter portare il frutto del nostro lavoro davanti ai veneti, che sono gli unici che hanno diritto di giudicarci durante il nostro mandato e quando il mandato sarà finito.
Noi annunciamo convintamente il voto favorevole, di nuovo ringraziando tutti coloro che hanno preso parte alla stesura e all’approfondimento della norma.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Chiude, immagino, la collega Luisetto Chiara. Prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Ho ascoltato con estrema attenzione le parole di ciascuno di voi che è intervenuto, o intervenuta oggi. Devo davvero essere riconoscente, perché in molte delle parole che ho ascoltato, forse in tutte, ho capito, compreso la condivisione del senso di questo provvedimento, della cultura che sta alla base di questo provvedimento, anche oltre i singoli elementi, i singoli servizi che il provvedimento stesso prevede.
Arrivati a questo momento vado un attimo oltre gli aspetti tecnici. Lo faccio brevemente, ma credo sia necessario. Questo provvedimento si rivolge alle persone, a persone che non si definiscono molto spesso caregiver, Consigliere, è una parola ostica inglese, a molti forse non è familiare, ma è quella prevista dalle normative europee internazionali, che anche nel nostro ordinamento nazionale viene usata, come dovrebbe sapere, essendo stato Assessore. Gli assistenti familiari sono un’altra cosa. Ma detto ciò, molte di queste persone non si definiscono, come dicevo, caregiver, lo ribadisco. Ti dicono che cosa? Mi prendo cura di mia mamma, sto dietro a mio fratello, seguo il mio più caro amico. C’è quel signore che non ha nessuno, che non ha più nessuno che da quando è diventato fragile io gli do una mano. Questo ti dicono, non si definiscono, ti dicono quello che fanno, perché chi si prende cura di solito si definisce con le azioni che fa, non con una parola che tributi a sé stesso un valore.
E anche per questo credo che, pensiamo considerando loro, che sia fondamentale il passaggio di oggi. Il testo, lo dicevamo, è partito da lontano, è passato attraverso incontri, approfondimenti, confronti, ascolto, nel tempo si è arricchito ed è diventato un percorso condiviso, una cosa profondamente legata alla vita quotidiana delle persone. Su questa cosa siamo riusciti a mettere davanti il bisogno delle persone e a costruire attorno a quel bisogno una risposta comune.
Restano questioni fondamentali che devono trovare risposta in parte a livello nazionale, a partire dalle tutele previdenziali e del rapporto tra lavoro e cura, e sappiamo che una buona legge vive soltanto se viene attuata, finanziata e verificata nel tempo.
Prima il capogruppo Barbisan ha usato un’espressione, a mio avviso, molto efficace: “La lealtà delle intenzioni che accompagna questa approvazione è fondamentale, ma non è sufficiente a dare gambe” e non posso che condividere in toto le sue parole. Per questo considero il voto di oggi non un punto di arrivo, ma l’assunzione di una responsabilità. Le parole che abbiamo usato (informazione, formazione, sollievo, sostegno e riconoscimento delle competenze) devono diventare servizi accessibili nei territori e possibilità concrete nella vita delle persone.
C’è però una cosa che già da oggi cambia: smettiamo di considerare da oggi con questa legge la cura come un fatto esclusivamente privato. Avviene nelle case, dentro le famiglie e le relazioni più intime, ma riguarda tutta la comunità e quando una persona dedica una parte, spesso enorme, della propria vita a prendersi cura di un’altra persona o di più persone. l’Istituzione non può limitarsi a considerare quella disponibilità come qualcosa di scontato.
Deve riconoscerla, ascoltarla e accompagnarla come spesso avete detto oggi.
Il nostro voto favorevole a questa legge si accompagna con una certa gratitudine per tutta una serie di persone. Sono sempre restia ai ringraziamenti per ciò che ritengo sia un dovere condiviso, ma i doveri si possono adempiere in tanti modi e questa legge ha trovato sulla propria strada molte professionalità e competenze, generosità.
Quindi dico grazie col cuore all’Ufficio Legislativo di questa Regione, al dottor Giachetti, che molto tempo addietro ha iniziato a seguire questo progetto, ai funzionari del gruppo del Partito Democratico, consentitemi un ringraziamento, ai colleghi del gruppo e al Capogruppo Giovanni Manildo per aver creduto, a tutto l’Intergruppo, hanno parlato tutti stamattina, quindi dalla collega Ostanel alla collega Cendron, tutti, insomma, grazie. A tutto il Consiglio regionale, perché i vostri interventi oggi sono stati qualificanti, al Presidente, ovviamente, all’assessore Roma per il lavoro condiviso assieme, alla Presidente della Quinta Commissione, alle colleghe e ai colleghi e al dottor Capuzzo, che è rimasto con noi tutto il giorno, alle realtà sindacali, in particolare, lo devo dire, allo Spi-Cgil, alla FNP alla Uilp per la parte sindacale anziani che ha davvero contribuito, le associazioni, al Terzo Settore e a ogni persona che abbiamo potuto ascoltare.
Chiudo con un pensiero velocissimo personale: Impegnare tempo, ascolto ed energie per trovare la forma migliore, le parole più concrete ed inclusive per questa legge è stato un privilegio, tutto orientato ad una granitica convinzione: La cura nasce dentro una relazione affettiva, ma non possiamo permettere che diventi solitudine. È esattamente qui che dobbiamo esserci non per sostituirci a quella relazione, ma perché chi si prende cura non venga lasciato da solo e da oggi in Veneto abbiamo uno strumento in più perché questo io credo accada sempre meno.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Allora, a questo punto, chiuse le dichiarazioni, procediamo con la votazione finale.
Allora, preparatevi.
Apriamo la votazione.
Attenzione. Adesso, ovviamente, chi deve prendere il treno lo prenda. Sappiate che il Consiglio continua con la prossima mozione.
Votate. Il Consiglio continua. Votate.
Chiudiamo? Sicura? No, no, avevano chiesto loro. Va bene. Okay.
Votate. Allora, Attenzione, questo è un voto importante e storico.
La votazione della legge sui caregiver registra 46 voti favorevoli, 0 contrari e 0 astenuti, quindi è approvata.
Complimenti a tutti.
Dietrofront: la consigliera Bedin rinuncia alla presentazione della mozione, quindi avvieremo la mozione al prossimo Consiglio.
Grazie e buon rientro.
