Regione del Veneto

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CONTATTACI
Speaker : PRESIDENTE
Buongiorno. Non c’è audio? Eccolo. Buongiorno a tutti. Prendete posto. Bene. Signori, buongiorno, punto 1. Chiudete le porte, per favore. Grazie.
Grazie. Approvazione dei verbali delle sedute precedenti.
Se nessun Consigliere chiede di fare osservazioni si intende approvato il verbale della trentunesima seduta pubblica di martedì 6 ottobre.
Punto 2: Comunicazioni del Presidente. Hanno comunicato il congedo il Presidente Stefani e il consigliere Montanariello.
Punto 3: Interrogazioni e interpellanze.
Viene dato per letto l’elenco delle interrogazioni e interpellanze legato all’ordine del giorno. È pubblicato sul sito istituzionale.
Punto 4. Allora, rinviamo innanzitutto, stiamo parlando, ovviamente risposte della Giunta regionale alle interrogazioni e interpellanze.
Rinviamo la IRI 32 del consigliere Montanariello che non c’è.
Passiamo alla IRI 83 del consigliere Montanariello che rinviamo.
La IRI 49 la sospendiamo in attesa dell’assessore Gerosa.
Iniziamo subito nel trattare la n. 87… no, c’è sempre Gerosa.
La 88 che ha Gerosa ancora; la 108 che ha l’assessore Mantovan, c’è? Non c’è.
La 124 - state buoni, per favore - eccola qui la 124, IRS del consigliere Cunegato: Adattamento dei testi scolastici per gli studenti ciechi e ipovedenti nel vicentino: La Giunta intende evitare l’aggiudicazione al massimo ribasso di un servizio essenziale al diritto allo studio?
Prego, consigliere Cunegato; poi si prepari l’assessore Roma.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Per favore, fate silenzio e attenzione se restate in Aula.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Da tempo abbiamo portato all’attenzione il tema dei diritti di chi lavora nella scuola che sono connessi al diritto all’istruzione delle persone con disabilità e delle persone più fragili.
Abbiamo a lungo…
Speaker : PRESIDENTE
Scusate - scusa un attimo - poi vi lamentate di Cunegato che fa le sceneggiate. Lasciatelo parlare così ci evitiamo le sceneggiate. Prego.
Prego, Consigliere.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Buongiorno, Presidente, e grazie per la parola.
Da tempo parliamo del tema dei diritti dei lavoratori della scuola, che è spesso connesso al diritto all’istruzione dei bambini e dei ragazzi con disabilità. Abbiamo a lungo denunciato le condizioni di lavoro e salariali veramente ottocentesche degli operatori sociosanitari. Abbiamo ricordato come ancora oggi ci sono decine e decine di ragazzi e di bambini con disabilità, che per colpa della mancanza delle OSS non riescono ad andare a scuola, e questo è davvero vergognoso.
Oggi porto all’attenzione il tema che riguarda altre lavoratrici importantissime, cioè le professioniste che si occupano, nella scuola, di disabilità sensoriale. Anche in questo caso è evidente che un dumping contrattuale e salariale, un peggioramento delle condizioni di lavoro di queste professioniste è assolutamente pericoloso.
È successo nell’ULSS 8, dove queste operatrici lavorano da anni molto bene, lavorano a scuola, ma come accade per le OSS, il contratto è debole, perché il contratto della cooperativa non tiene conto del tempo-scuola. La soluzione finora qual era? Che queste professioniste che conoscono i bambini, che conoscono i ragazzi con cui lavorano tutto l’anno, d’estate avevano anche il lavoro di adattamento testi. Che cosa significa? Che io conosco il ragazzo, trasformo il materiale, conosco i professori della classe, per i non vedenti in braille, e trasformo il materiale per gli ipovedenti in grandi caratteri.
Che cosa è successo? Che nell’USL 8 c’è stato un appalto, per cui questo adattamento testi è stato appaltato ad un’altra azienda. Questo porta a due tipi di conseguenze negative: prima conseguenza, evidentemente, è che queste professioniste non hanno più quel contratto aggiuntivo che permette loro di venir pagate anche d’estate, quindi rischiamo, come per le OSS, lo diciamo da anni, di perdere queste professionalità e di lasciare i bambini e i ragazzi con disabilità sensoriali senza un aiuto fondamentale per garantire il diritto all’istruzione.
Dall’altro lato, però, c’è un altro aspetto che segnala un indebolimento forte del servizio, cioè, quando io appalto tutto a un’azienda esterna, io traduco questi testi in maniera standardizzata, cioè, non c’è più l’insegnante o l’operatrice che conosce l’insegnante e sa quale programma farà, sa che cosa vuole, che conosce il ragazzo, quindi sa qual è il suo bisogno e fa un lavoro per una persona e per un individuo particolare, con esigenze particolari. Ma c’è una cooperativa, un’azienda che traduce in maniera standardizzata per tutti nella stessa maniera. Quindi, noi interroghiamo la Regione per sapere se sa di questa esternalizzazione, se sa ‒ io credo che questo sia il punto ‒ che non dovremmo sempre su questi servizi fondamentali procedere secondo la logica del minor prezzo, perché il minor prezzo non garantisce quella qualità che, rispetto a professionalità così importanti e particolari, è decisiva.
Ancora una volta la tutela delle condizioni di lavoro di questi professionisti è sempre più messa in discussione: il dumping salariale, il dumping contrattuale rischia di far fuggire queste figure e, quindi, di lasciare sole quelle persone più fragili, alle quali rischiamo, come peraltro sta già accadendo, di negare il diritto fondamentale all’istruzione.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Prego, consigliera Luisetto.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie. Sull’ordine dei lavori, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Il 18 giugno, quando il consigliere Cunegato ha depositato l’interrogazione che ha appena letto, io, non sapendo che lui ne aveva depositata una analoga, ne ho depositata una sullo stesso tema, che peraltro mi sta particolarmente a cuore, avendo diretto la realtà che ho seguito per la Provincia e che ora è in mano ai genitori, che segue le disabilità sensoriali nell’ULSS 8. Volevo capire perché non è stata abbinata la risposta e non mi è stata data la possibilità di discutere anche la mia interrogazione oggi, depositata lo stesso giorno.
Speaker : PRESIDENTE
Ma se facessimo la discussione senza star qui a tirar fuori le scartoffie?
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Va bene. Datemi un secondo di tempo.
Speaker : PRESIDENTE
Diamo un secondo alla consigliera Luisetto. Se il consigliere Cunegato permette, sospendiamo un attimo per evitare la replica dell’Assessore, la consigliera Luisetto si attrezza un attimo, per cui avremmo un secondo intervento sul tema, dopodiché l’Assessore replica.
Procediamo, nel frattempo, con la IRS n. 144 a firma del consigliere Lovat: “Stato dell’arte, cronoprogramma e vigilanza sui cantieri della SS 47 ‘Valsugana’ nel tratto Veneto. Richiesta di attivazione di un tavolo tecnico urgente con ANAS e i comuni, e riflessi sui corridoi autostradali del Nord-Est (A31 e A27)”.
Prego, consigliere Lovat.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Ho voluto mettere in evidenza il problema, ormai annoso, che si verifica in un’importante arteria stradale che collega il Vicentino al Trevigiano, con il Feltrino, in particolar modo, e il Primiero, che in seguito a una frana avvenuta qualche tempo fa ha cominciato una serie di lavori, che però sono in una situazione di stallo, creando non solo nei periodi di punta legati al turismo ma anche nella quotidianità dei giorni di lavoro feriali crea lunghe code e problemi costanti ma soprattutto il problema che io riscontro passando di là almeno due volte a settimana è che nessuno lavora, i cantieri sono fermi; ogni tanto se ne vede un pezzo nuovo aperto, ma tu passi con l’automobile e vedi tutto fermo, per cui ho veramente l’esigenza di avere una risposta per capire qual è lo stato di avanzamento dei lavori, se c’è un termine previsto, perché al momento attuale in Valsugana risulta tutto fermo. Ci passo due, tre, quattro volte a settimana e la situazione ormai è sotto gli occhi di tutti. La gente non ha risposte. A noi arrivano continue sollecitazioni. Chiedo se è possibile avere delle indicazioni precise per sapere quando questa importantissima arteria - che, tra l’altro, collega anche alla Pedemontana - quando verrà riaperta. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie a lei.
Prego, assessore Zecchinato.
Speaker : Ass.re Marco ZECCHINATO
Grazie. Grazie, Presidente. Allora, a seguito dell’interrogazione, tralascio magari le premesse per brevità di risposta, ma con riferimento ai primi due quesiti il gestore ha informato anzitutto che la programmazione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria effettuati in esito alle attività di ispezione e controllo sulla rete viaria di competenza.
Ovviamente questo ci risponde alla nota fatta dalla Direzione Infrastrutture di richiesta di chiarimenti.
Per quanto riguarda le lavorazioni in fase di esecuzione sulla Valdastico, nel tratto compreso tra il chilometro 57,300 e 73, che va dal limite settentrionale del territorio comunale di Val Brenta, al confine con il Trentino sono in corso interventi di rifianco e consolidamento delle scarpate e di posa delle barriere di sicurezza laterali.
Per limitare i disagi alla circolazione, le lavorazioni vengono eseguite per tratti funzionali, garantendo in ciascuno di essi il transito a doppio senso di marcia, con una corsia per direzione.
I prossimi interventi interesseranno la carreggiata sud in direzione Bassano del Grappa, quindi tra il chilometro 60,950 e i 59,600.
Sono, inoltre, previsti cantieri puntuali di circa 100 metri ciascuno per la posa degli attenuatori d’urto, ovviamente alle estremità dei lati già completati.
In entrambi i casi sarà garantita sempre la circolazione per senso di marcia.
L’appalto ha raggiunto un avanzamento di circa l’80% e la conclusione delle attività è prevista entro fine 2026.
Nella parte, invece, settentrionale del territorio di Val Brenta sono stati attivati i lavori di manutenzione straordinaria e adeguamento sismico dei viadotti Bastianassi 1, dal chilometro 62,091 al chilometro 62, 264 e Bastianassi 2, sempre al chilometro 62.
ANAS qui segnala che tali interventi hanno subito alcuni rallentamenti dovuti a imprevisti tecnici e difficoltà dell’impresa appaltatrice. Attualmente, però, sono in fase di risoluzione.
Il traffico qui è mantenuto su un’unica carreggiata a doppio senso di marcia. Entro l’inizio dell’ultimo trimestre dell’anno, è prevista, inoltre, la conclusione dei lavori della carreggiata in direzione Trento, parliamo del 2027 come annualità chiaramente, che sarà riaperta al traffico. Contestualmente verrà chiusa la carreggiata in direzione sud per completare gli interventi, assicurando comunque la circolazione in entrambi i sensi di marcia sulla carreggiata opposta. L’avanzamento complessivo dei due interventi è stimato intorno al 50% e, salvo ulteriori imprevisti, le lavorazioni che interferiscono con la viabilità dovrebbero concludersi entro il primo trimestre 2027.
ANAS ha peraltro comunicato che nelle prossime settimane saranno effettuate ulteriori modifiche alla circolazione, quali scambi di carreggiate sui viadotti Bastianassi. Appurate eventuali criticità, sarà da valutare con ANAS un momento di confronto con i Comuni interessati e le rappresentanze delle categorie economiche, delle quali chiaramente, di queste eventuali interlocuzioni, vi teniamo sicuramente aggiornati. Con riferimento alle funzioni di vigilanza nei confronti di ANAS, si evidenzia che le stesse sono esercitate dal concedente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, mentre il controllo sulla circolazione è affidato agli organi di Polizia stradale.
Poi c’era una parte che riguardava i corridoi autostradali del Nord e le criticità con la strada statale 47 Valsugana. Questi ovviamente si inseriscono in una riflessione più ampia e qui rimarchiamo, nella risposta, l’interesse della Regione Veneto per la questione Valdastico Nord. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Prego, Consigliere.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Allora, ringrazio per la risposta dettagliata. Mi auguro che i tempi qui indicati possano avere effettivamente riscontro. Segnalo che la pericolosità attuale è molto aumentata a causa del dimezzamento delle corsie, da due corsie per senso di marcia a una sola alternata e divisa da quei listelli di separazione, in una strada con forte traffico di camion. Segnalo anche il malessere ormai diffuso della popolazione della destra Brenta, che, a causa dell’irrisolto da decenni, da quando sono nato io, problema del semaforo di Carpanè, si trova letteralmente tagliata fuori in alcuni momenti dell’anno.
Io credo di essere recordman Veneto, lo dico qua davanti a tutti, di tempo perso a quel semaforo di Carpanè, essendo la mia vita divisa da sempre tra Vicenza e Feltre, un problema che è stato vieppiù aggravato non solo dalla situazione cantieristica, ma anche dall’aumento del traffico grazie al collegamento importantissimo con la Pedemontana.
Io spero che venga presa in considerazione, assieme alle categorie produttive e assieme alla popolazione locale, una revisione complessiva di quel tratto, perché davvero sta diventando proibitivo transitare non solo, ripeto, nelle giornate da bollino rosso, ma anche nelle comuni giornate lavorative.
Grazie.
Torniamo all’interrogazione n. 124.
Prego, consigliera Luisetto.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente, anche per la possibilità di discuterla. La mia è la n. 52, eventualmente, perché resti agli atti.
Speaker : PRESIDENTE
Ce l’abbiamo qui se qualcuno la volesse.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Tratta lo stesso tema di quello di cui si parlava poco fa, cioè il fatto che l’adattamento testi per studenti non vedenti e ipovedenti nell’ULSS 8 sia stato oggetto di un appalto al massimo ribasso, con un prezzo… La vittoria è stata quella dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Questo tipo di azione, questo modo di affrontare un tema così delicato non aiutano né il servizio, né dà la possibilità agli utenti di avere strumenti di qualità.
Lo dico perché 39.000 euro, IVA esclusa, per 12 mesi, per 13.000 pagine totali, 2.000 in braille e 11.000 per gli studenti ipovedenti non sono una cifra neanche lontanamente congrua.
Manca il rispetto di chi lavora, in questo caso, e manca il rispetto dell’utenza che ha bisogno di strumenti realmente efficaci. Quello che preoccupa è che con questi soldi bisogna pagare la manodopera specializzata per l’adattamento dei testi e la trascrizione, i costi dei materiali, gli oneri amministrativi e anche i costi legati alla parte logistica, quindi al trasferire e a far arrivare nei diversi istituti scolastici i materiali in maniera adeguata.
Quindi io credo che aggiudicare un appalto in questi termini sia veramente preoccupante. È per questo che alla Giunta chiedevo di capire che cosa ha intenzione di fare, se ha fatto una verifica sulle modalità di aggiudicazione e se ritiene di intervenire per garantire la dignità del lavoro di chi svolge questo preziosissimo e delicatissimo compito, che garantisce inclusione vera, e per garantire anche che tutto si sia svolto in maniera corretta.
Questa era la domanda.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Prego, assessore Roma.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Grazie, Presidente.
In riferimento all’interrogazione, l’azienda ULSS Berica ha precisato di provvedere già da alcuni anni all’espletamento di procedure di gara per l’affidamento del servizio di adattamento di testi per alunni non vedenti e ipovedenti delle classi della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado.
L’azienda ULSS 8 ha proceduto, previa richiesta di preventivi, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 36 del 2023, con una richiesta di offerta per l’affidamento diretto del servizio di adattamento testi per alunni non vedenti e ipovedenti delle classi della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e scuola secondaria di secondo grado, anche per l’annualità 2026-2027.
Tale procedura era finalizzata a individuare l’operatore economico, la cui offerta fosse idonea a concludere l’affidamento. Il servizio di adattamento testi è stato affidato dalla ditta SophiGraphic di cui alla deliberazione del Direttore generale dell’azienda ULSS 8 del 2 luglio 2026, con decorrenza dal 1° luglio 2026 e fino al 30 aprile 2027.
L’unità operativa di riferimento dell’azienda ULSS 8 ha riferito che si tratta di un servizio standardizzato, con prestazioni che non richiedono soluzioni innovative. L’azienda ULSS 8 Berica ha pertanto scelto il criterio del minor prezzo, ai sensi del decreto legislativo 36/2023, articolo 108 e articolo 50 per i contratti sottosoglia, in quanto all’atto dell’espletamento del servizio con standard qualitativi predefiniti, rigidi e standardizzati.
Nell’avviso l’Amministrazione ha già definito a monte i requisiti minimi inclusi negli standard tecnici di sicurezza ambientali con i ICAM, subordinandolo all’affidamento alla preventiva verifica di idoneità tecnica ed economica del servizio offerto, per poi premere sull’economicità e selezionare l’importo più basso.
Negli anni in cui il servizio è stato prestato dalle ditte aggiudicatarie non sono emerse criticità nell’esecuzione del servizio e il DAG nel contratto ha sempre attestato la buona esecuzione dei servizi.
Relativamente al costo a base d’asta, come comunicato dalla medesima azienda, è stata effettuata una valutazione delle ore ritenute necessarie per l’espletamento dei servizi a cui corrisponde un costo orario in linea col Contratto collettivo nazionale di riferimento.
Le risorse utilizzate per tale servizio sono comprese tra quelle assegnate e rendicontate attualmente alla Regione Veneto per la gestione delle funzioni in materia di servizi sociali trasferite dalla competenza provinciale a quella regionale in attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56.
La Regione Veneto al fine di corrispondere a quanto disposto dalla legge 56 del 2014, ha adottato con DGR 819 dell’8 giugno 2018 e DGR 1033 del 17 luglio 2018 un modello organizzativo sperimentale caratterizzato dalla delega alle aziende delle funzioni attraverso la stipula di apposite convenzioni.
Successivamente, con deliberazione 1399 del 20 novembre 2023, è stato approvato lo schema di convenzione tra Regione Veneto e aziende ULSS per la prosecuzione dei servizi già in precedenza delegati, con scadenza 31 luglio 2025 e prorogata con DGR 1430 dell’11 novembre 2025 fino al 31 luglio 2027.
In particolare, con riferimento all’argomento oggetto dell’interrogazione di cui al presente atto, è stata delegata alle aziende ULSS l’assistenza scolastica integrativa a favore degli alunni e studenti con disabilità sensoriale nelle scuole di ogni ordine e grado, nei centri di formazione professionale accreditati, in relazione ai percorsi per l’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e formazione, e ai percorsi di primo e secondo livello dell’istruzione degli adulti.
Tale servizio assicura anche l’eventuale richiesta di adattamento dei testi. La convenzione sottoscritta, che assegna in capo all’azienda ULSS il compito della produzione e adattamento dei testi per ciechi e ipovedenti, prevede altresì, all’articolo 1, comma 2, che, nello svolgimento delle citate funzioni delegate, l’azienda ULSS provveda direttamente alla sottoscrizione dei contratti attinenti a tali funzioni, procedendo in piena autonomia gestionale e tecnica. Aggiungo solo che nella DGR recente è stato proprio individuata l’opportunità di costituire i gruppi di lavoro proprio per individuare nelle diverse aziende sanitarie l’opportunità di mettere a confronto, e individuare delle linee operative proprio per il prossimo anno scolastico, quindi che addiverrà nelle prossime mensilità.
Speaker : PRESIDENTE
Prego. I Consiglieri vogliono replicare? Consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie. Beh, io credo che la situazione sia preoccupante, ma questa risposta sia ancora più preoccupante, perché denota una totale mancanza di conoscenza dei meccanismi minimi della pedagogia e della pedagogia speciale. Quando si dice che un adattamento testi è un processo standardizzato e che non richiede soluzioni innovative, vuol dire che non si conosce la scuola. Agostino, quindi qua vado nel campo della teologia del nostro amico, ma Agostino diceva che l’insegnamento è Eros, cioè è un processo erotico. Intendeva dire…
Speaker : PRESIDENTE
Chi era Agostino? Ci siamo presi l’impegno.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Uno dei padri della Chiesa, Presidente.
Speaker : PRESIDENTE
Dillo, non è un tuo vicino di casa.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Rappresenta l’apogeo della riflessione della patristica.
Quindi l’insegnamento è un processo erotico. Perché è un processo erotico? Perché ha bisogno dei corpi, ha bisogno delle persone ed è un processo individuale. Questo vale ancora di più nella pedagogia speciale. Come si fa a pensare che si possa tradurre e adattare dei testi in maniera uguale per tutti, quando stiamo parlando di persone che sono tutte diverse? È evidente che esternalizzare un adattamento testi è un impoverimento. Come si fa a pensare che non lo sia? Chi segue tutto l’anno un ragazzo e lo conosce, sa quali sono i suoi punti di forza e di debolezza. Conosce gli altri insegnanti, sa cosa vogliono fare e su quali testi si vogliono concentrare. Lavora in équipe con questi insegnanti, mentre noi appaltiamo tutto a una cosa fuori che traduce. Facciamolo fare dall’intelligenza artificiale a questo punto. Ma qual è il senso di questa cosa qua?
Chi non riconosce un indebolimento di un servizio così importante o non conosce la scuola o non conosce i processi di apprendimento oppure veramente si accontenta semplicemente di una logica che va incontro al risparmio. Lo ripeto, però, questo è il primo tema. È ovvio che chi lavora col ragazzo è la persona adatta ad adattare un testo per quel ragazzo, ma è altrettanto ovvio che se noi non mettiamo al centro le condizioni di lavoro di queste professioniste, se noi smettiamo di pagarle d’estate, perché questo era anche l’escamotage… vale a dire che queste professioniste d’estate facevano un adattamento testi e venivano pagate anche d’estate per questo lavoro. Noi non troveremo più queste figure preziose. Sono anni che diciamo questo sulle operatrici sociosanitarie e abbiamo visto come il problema adesso sia deflagrato ed esploso, occupiamoci anche di queste figure preziose, perché difendere il loro lavoro significa difendere il diritto all’istruzione dei ragazzi e delle persone più fragili.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Prego, consigliera Luisetto.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. La cosa che preoccupa rispetto alla risposta a mio avviso è il fatto che si lascia alla totale autonomia delle ULSS la possibilità di stipulare questi contratti, che sappiamo, per come funziona il nostro Sistema sanitario regionale, che è così. Ma se poi l’autonomia propria dell’ULSS viene utilizzata per appalti al massimo ribasso, capiamo che entriamo in un terreno molto, molto pericoloso.
Ciò che succede nella gestione dei ragazzi ipovedenti e non vedenti, come dei ragazzi con disabilità sensoriali legate all’udito, è un universo che non può essere trattato come tutte le altre disabilità a livello scolastico. La specificità è proprio determinata dagli strumenti, dai materiali, dai testi, ed è dettata anche dal fatto che le operatrici, le persone specificatamente formate per seguire le disabilità sensoriali, non sono una categoria codificata e realizzata, quindi devono lavorare e faticare il doppio per vedere riconosciuta la propria professionalità.
Ci sono realtà territoriali, come quella in Provincia di Vicenza, che è collegata a una realtà molto più ampia dopo che con la riforma Delrio e con l’appalto regionale si sono cambiate le dinamiche, che cercano di fare un lavoro attento, con un personale che segue, operatrice per operatore, in modo che abbiano una dimensione scolastica il più possibile aderente ai bisogni del ragazzo. È evidente, però, che la parte di adattamento testi non è secondaria, perché come i ragazzi possono apprendere la qualità del loro apprendimento e il livello di inclusione al quale possono aspirare passa anche da che tipo di strumenti hanno. Questo dal punto di vista dei ragazzi.
Dal punto di vista degli operatori, di coloro che svolgono un’attività preziosissima di riscrittura, riformulazione e sistemazione di questi testi, se noi pensiamo che la risposta possa essere soltanto determinata dal fatto che è sempre andato bene così, come ho letto nella risposta, e quindi non sono emerse criticità negli anni, rischiamo di guardare al passato come modello per andare avanti. Non può essere che, poiché in passato non ci sono state criticità, allora si riduce l’ammontare dell’appalto, arrivando a 39.000 euro, IVA esclusa, per dodici mesi, per 13.000 pagine. Quelle 13.000 pagine rappresentano un patrimonio di competenze e di conoscenze che va rispettato, va rispettato il lavoro di quelle figure professionali specializzate che lo svolgono e non può essere delegato a lui se nel momento in cui lui si comporta in questo modo; non solo va stigmatizzato questo appalto al massimo ribasso, ma va corso ai ripari il prima possibile per evitare che si continui a svolgere attività di questo genere ed è la stessa cosa che succede ed è successa con gli appalti per l’integrazione scolastica generale non soltanto sulla disabilità sensoriale e l’adattamento testi. Quando, come è successo in ULSS 7 due anni fa, si riduce il monte totale delle ore disponibile per le famiglie per l’integrazione scolastica, adducendo come motivazione: Ma abbiamo preso i due anni precedenti come modello, sapendo che nei due anni precedenti c’era il long Covid e il post COVID che hanno fatto rimanere a casa moltissimi ragazzi, quindi hanno fatto un appalto all’epoca in ULSS 7 che ancora dura oggi con una riduzione di orario che impedisce alle famiglie di avere un orario sufficiente per garantire un’attività scolastica adeguata veramente inclusiva ai ragazzi.
Quando succede questo né la motivazione del: Non ci sono state criticità; né la motivazione del: l’ULSS ha scelto in autonomia il massimo ribasso, tengono più.
Ed è il motivo per cui io credo sia necessario che la Regione metta bocca, naso e mani in questo tipo di appalti perché non garantiamo lavoro dignitoso a chi nella cooperazione svolge attività preziosissima, rischiamo di mettere a repentaglio la qualità del servizio e non vediamo quale sia davvero il bisogno delle famiglie in questa fase. Non credo che ce lo possiamo più permettere.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Passiamo alla IRI n. 49 della consigliera Ostanel: Carenza di medicina generale Camin e Granze di Camin a Padova: Quali iniziative della Giunta regionale?
Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. Questa è un’interrogazione che ho presentato il 12 giugno e sono diverse le interrogazioni che abbiamo presentato in questi mesi sui territori di Padova dove c’è carenza di medici di medicina generale e questo è Camin e Granze di Camin. Un gruppo di cittadini, appunto, ci aveva segnalato, all’epoca, che non vi era più il medico di medicina generale e nella loro lettera, che avevano inviato, una lettera pubblica ricordavano che il quartiere, che al 31/12/2024 aveva 5.200 residenti, di cui 1.083 ultra sessantacinquenni, non potendo avere un medico a cui rivolgersi vicino casa avrebbero dovuto, appunto, spostarsi facendo chilometri, esattamente come succede già in altri territori, penso a Salboro, con mezzi propri.
L’ULSS Euganea aveva confermato la cessazione imminente del medico di medicina generale, indicando come soluzione l’assegnazione agli ambulatori situati nella zona di Nazareth, a circa 4 chilometri dall’attuale sede di Camin.
Molti degli anziani, oltre 1.000, in realtà non hanno mezzi propri con cui potersi muovere. Quindi, a partire da questo stato, che in realtà, e l’assessore lo sa bene, è uno stato che riguarda tantissime zone carenti del nostro territorio sono a richiedere, come abbiamo fatto per altri quartieri, o città limitrofe, anche al territorio di Padova, quali iniziative urgenti intenda assumere affinché nei quartieri di Camin e Granze di Camin, ma più in generale nel territorio della provincia di Padova, sia assicurata la continuità effettiva e territorialmente accessibile del servizio di medicina generale.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, assessore Gerosa.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
L’azienda ULSS 6, contattata in merito alla tematica il 21 settembre ha rappresentato quanto segue: le disposizioni nazionali e regionali prevedono che le aziende, per sopperire alle rilevate carenze, possano mettere in atto una serie di azioni.
Le sanzioni sono la pubblicazione annuale delle zone carenti per l’ex articolo 34 dell’ACN; e il conferimento di incarichi a tempo determinato (ex articolo 37 della ACN), in sostituzione del medico di medicina generale, cessando, nelle more del conferimento dell’incarico al titolare.
Un’altra ipotesi è la richiesta di incremento del massimale individuale di scelte ai professionisti del medesimo ambito territoriale o, la quarta opportunità, è l’attivazione del servizio di continuità diurna.
Per il corrente anno l’azienda USL ha presentato richiesta di 434 zone carenti, che rappresentano il fabbisogno teorico. Infatti, in applicazione dell’ACN vigente, il numero di zone carenti deriva dall’applicazione del rapporto ottimale di un medico di medicina generale ogni 1.200 residenti, cui va sommato il correttivo di un’ulteriore professionista ogni 5.000 residenti.
La formula viene applicata a tutta la popolazione residente di età maggiore o uguale a 14 anni. Si deve tuttavia precisare che un MMG può acquisire fino a 1.500 pazienti, potendo incrementare ulteriormente il suo massimale fino a 1.800 scelte, riducendo quindi le zone carenti effettive rispetto a quelle calcolate teoricamente.
Al bando 2026 hanno inviato la propria candidatura i 22 medici di medicina generale, in gran parte già operanti nel territorio, con un incarico a tempo determinato.
All’11 settembre di quest’anno in tutta la provincia di Padova risultano 37.556 cittadini senza assegnazione di un medico. Per coprire questa necessità, l’Azienda ULSS si è impegnata a ricercare 25 medici di medicina generale massimalisti.
Si precisa, tuttavia, che a fronte dei 37.556 cittadini senza medico, in tutta la provincia ci siano 22.500 posti disponibili presso i medici di medicina generale in servizio.
L’azienda ULSS per garantire la continuità delle cure ai pazienti privi di medico, ha attivato 12 servizi di continuità assistenziale diurna nel territorio aziendale. I 63 professionisti resisi disponibili all’incarico assistono 25.900 pazienti, sopperendo in questo modo la carenza di 22 medici di medicina generale.
Per quanto riguarda invece lo specifico, quindi Camin e Granze di Camin, l’azienda USL ha attivato la procedura ex articolo 37 ACN vigente per reclutare un medico a tempo determinato, bandendo il relativo avviso in data 8 luglio 2026, ma con esito negativo. Nello stesso ambito dei medici di medicina generale in cessazione al distretto Padova Bacchiglione risultavano in servizio altri professionisti con disponibilità di scelte. L’azienda USL ha quindi invitato gli assistiti a effettuare una nuova scelta, essendoci capienza nel territorio. L’azienda USL ha pubblicato 116 zone carenti nel distretto sopracitato, di cui 4 del Quartiere 3 B Est di Padova, a cui afferiscono appunto le località di Camin e Granze di Camin. L’esito è stato tuttavia negativo.
A tutt’oggi. degli assistiti dei due medici di medicina generali cessati risultano senza assegnazione, rispettivamente, 180 cittadini, di cui 103 residenti nel quartiere di Camin e dintorni, dei quali 17 di età superiore ai 65 anni, e 348 cittadini di cui 160 nel quartiere di Camin e dintorni, dei quali 41 con età superiore ai 65 anni.
Speaker : PRESIDENTE
Concluda, per favore.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Nonostante nessun nuovo medico abbia scelto di aprire un ambulatorio a Camin o a Granze, rimane la disponibilità di quattro medici di medicina generale nelle vicinanze, tre in via Nazareth e uno in via Filasi, per un totale di 1.700 posti liberi. Si specifica che a ogni paziente in condizioni di fragilità è assicurata l’assistenza domiciliare integrata, con accessi programmati al domicilio.
Quindi, in applicazione delle Linee di indirizzo nazionali e regionali, peraltro, per tutti gli utenti del distretto di Padova Bacchiglione l’assistenza è garantita dalle case di comunità attivate nel territorio distrettuale, Padova Colli, Limena e Noventa Padovana.
Speaker : PRESIDENTE
Scusi, deve concludere.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Che garantiscono presenza medica H24.
Speaker : PRESIDENTE
Bisogna concludere.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Chiuso, grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente. La risposta non è assolutamente esaustiva. Assessore, davvero io le chiedo. Allora, ho preso una risposta che mi ha dato a luglio, anzi a settembre, con i dati al 31 agosto 2026, e nella provincia di Padova risultavano 35.456 abitanti senza medico di base. Oggi lei mi dice che nella stessa provincia ce ne sono 37.556. Cioè noi in tre mesi, cioè la Regione del Veneto e lei che dirige il Dipartimento di sanità, in pochi mesi abbiamo duemila persone in più nella mia provincia che sono senza medico di base.
Allora la questione è semplice e lampante. Io potrei finirla qui. Le ipotesi che lei espone in questa lettera, la ULSS 6 ha delle possibilità, la a), la b), la c) e la d), non stanno funzionando. Lei mi deve dire cosa state facendo per permettere ai cittadini del Veneto e in particolare nella provincia di Padova, che è quella che sto cercando di rappresentare, cosa state facendo per permettere loro di avere un medico di base? Se continuate a rispondermi che fate i bandi e poi i medici non partecipano, perché decidono di non essere lì presenti, allora io le dico: siccome quando mi ha risposto su Salboro le suggerivo e provavo a dire “ma perché la Regione non si mette a fare un lavoro per trovare degli spazi, degli immobili, con i Comuni, per poter permettere a un medico appena laureato, appena specializzato di poter avere uno studio gratuito?”, che era esattamente quello che si faceva con l’idea delle medicine integrate di comunità... Lo avete fatto. Da quando io ho depositato questa interrogazione ‒ era estate ‒ e ci sono oggi 2.000 persone in più senza medico di base, avete fatto qualcosa per quel territorio? Ve ne siete occupati? Perché la risposta è “no”, se io ho 2.000 cittadini in più, dai dati che mi date, che non hanno un medico di base.
Sono anche stanca di portare qui dentro continuamente interrogazioni puntuali sul Comune o sul quartiere...
Speaker : PRESIDENTE
Concluda.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Concludo.
Ma la risposta è che non state facendo le attività necessarie per rispondere ai bisogni sanitari dei cittadini del Veneto, e le risposte di oggi lo confermano, dati alla mano.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. IRI n. 87 a firma del consigliere Micalizzi: “Padova: dopo Camin, anche Salboro senza medico di medicina generale. Quali misure urgenti intende adottare la Giunta regionale per garantire il servizio di prossimità?”.
Prego, Consigliere.
Speaker : Andrea MICALIZZI (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Io continuo sul filone di questa interrogazione che abbiamo appena sentito. È bene che siano state messe vicino, perché raccontano pezzo per pezzo le difficoltà che i territori stanno vivendo rispetto alla carenza di medici di base, che poi cade direttamente sulle spalle dei cittadini. Abbiamo sentito l’esempio e la situazione di Camin e di Granze, a Salboro si vive la stessa situazione, assessore Gerosa. I cittadini ci hanno segnalato questa cosa e si sono fatti promotori di una raccolta firme. Più di mille firme sono state raccolte in quel quartiere, da cittadini preoccupati di non avere più la presenza di un medico che li possa assistere.
È la figura di una Provincia di Padova e di un Veneto che, purtroppo, stiamo registrando: girando per case di comunità e ambulatori di medici di base, la narrazione che sentiamo dagli operatori, dai medici, dai pazienti è quella di una medicina che nel territorio si assottiglia sempre di più e si allontana sempre di più.
A Salboro l’ULSS ha attivato le procedure di cui lei prima ha parlato, quindi ai 1.460 assistiti, 900 non hanno ancora trovato una soluzione e agli altri è stato detto di recarsi nella zona del quartiere Armistizio, che non è vicino a Salboro con notevoli disagi.
Quindi rimangono e permangono non solo le preoccupazioni, ma si aggravano le situazioni. Abbiamo sentito prima i numeri, quindi anch’io sono a chiedervi quali misure urgenti e concrete, ma misure reali, non, come dire, sulla prospettiva intende la Regione, intende la Giunta adottare per far fronte a questa situazione - che l’ho raccontato - a Salboro, ma di tante situazioni che si stanno verificando. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Scusate, io - un attimo solo, Assessore - vi chiedo solo il rispetto dei tempi perché poi diventa una… monta sempre di più il non rispetto. Quindi ve lo chiedo per cortesia.
Prego, Assessore.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Credo di restare nei tempi. Rispondo al consigliere Micalizzi, rispondendo indirettamente alla consigliera Ostanel, perché c’è una confusione generica qua, dettata dall’ideologia, probabilmente, perché un conto è fornire salute, rispondere ai bisogni di salute della popolazione, un conto le considerazioni che abbiamo sentito prima, che sono due cose completamente distinte.
Detto questo, con riferimento alle misure urgenti che la Giunta regionale intende adottare per garantire il servizio di prossimità e assicurare un’adeguata e stabile presenza dei medici di medicina generale nel territorio dell’azienda ULSS 6 e nel territorio regionale, si rappresenta quanto segue - per rispondere a quanto richiesto - con DGR 735 del 21 luglio 2026 l’importo annuo della borsa di studio è stato elevato a 23.835 euro, equiparandolo alle specializzazioni universitarie. Questo adeguamento economico punta a incentivare i giovani a scegliere la medicina generale, garantendo parità economica con le altre specializzazioni, valorizzare i professionisti che si dedicano alla medicina territoriale durante il corso dei tre anni successivi al diploma, coprire le zone carenti, garantendo assistenza ai cittadini, riducendo il carico di lavoro degli ospedali.
In attuazione di un nuovo accordo collettivo nazionale, in vigore dal gennaio 20/26, della Regione e i sindacati stanno definendo il nuovo AIR, le trattative si concluderanno entro la fine dell’anno.
La riorganizzazione – qua rispondo alla consigliera Ostanel - coinvolgerà tutti i medici di medicina generale del Veneto e si baserà sulle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) che diventeranno l’unica forma associativa prevista.
Il Piano prevede una transizione graduale e persegue questi obiettivi.
Ne approfitto per dire che non verranno licenziati le cooperative, gli amministrativi e gli infermieri, come spesso leggo sul giornale, non è questo l’obiettivo della Giunta: uniformità e prossimità a superare le differenze tra i territori, garantendo a tutti i cittadini gli stessi standard di cura, con particolare attenzione alle cronicità e alla fragilità; continuità del rapporto fiduciario, mantenere al centro i legami di fiducia tra medico paziente, e il ruolo del referente dell’AFT. Questa figura coordinerà l’integrazione tra i medici della stessa AFT per uniformare le modalità operative e raggiungere gli obiettivi assistenziali.
Il nuovo modello territoriale richiede un aggiornamento costante dei medici. Sarà data priorità a programmi di formazione innovativi come didattica digitale, simulazioni cliniche, formazione sul campo e laboratori sulle competenze relazionali. Si auspica che le azioni sopradescritte possano rappresentare leve attrattive verso la professione del medico di medicina generale della Regione del Veneto. Per quanto concerne specificatamente l’USL 6 si proseguirà nel tentativo di assegnare incarichi a tempo determinato e nella pubblicazione delle zone carenti. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Grazie, Assessore.
Consigliere Ostanel, cosa succede? Prego, però, coi tempi contenuti.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Contenutissimi. Per fatto personale, perché l’assessore Gerosa in Aula, rispondendo a un’interrogazione, dice che io parlo di ideologie. Volevo specificare all’Assessore che, dati alla mano… E glieli ricito perché lei è un accademico come me. Quindi quando i dati ci sono, non sono ideologia. Al 31agosto 2026, nella provincia di Padova 34.456 cittadini senza medico di base. All’ 11 settembre 2026, in tutta la provincia di Padova 37.556 cittadini senza medico di base. Questo è un dato, non è ideologia.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliera.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Le dico che, quando si fa un lavoro in Aula dove si portano dei dati, l’importante è rispondere nel merito. Non serve attaccare. Evidentemente non ha risposte da dare.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliera, ha parlato. Assessore, vuol replicare? Prego.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Non deve insegnarmi dal punto di vista accademico quanto importanti siano i dati e proprio in riferimento ai dati le stavo rispondendo, non sull’ideologia. Deve rappresentare i dati in maniera coerente e corretta, semplicemente questo… I dati si possono interpretare. Lei mi insegna benissimo che i dati sono interpretabili a seconda della propria condizione culturale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore… Basta con ‘sta storia.
Mi son perso. Scusa, consigliere vicepresidente Micalizzi. Prego.
Speaker : Andrea MICALIZZI (Partito Democratico)
Sì, grazie, Presidente. Allora, io non sono assolutamente soddisfatto della risposta e le dico, Assessore, che ritengo grave che lei dica che qui si fa confusione, perché i duemila pazienti in più senza medico di base non è confusione, è la realtà che i territori stanno vivendo.
Nella sua risposta lei mi dice tutta una serie di cose e di intenti che la Regione sta attuando per i prossimi anni, ma non mi sta dando nessuna risposta rispetto alle iniziative specifiche che si possono prendere in questi territori, dove ora i cittadini sono senza medico. Quindi, lei in questo caso diventa un ottimo narratore di quanto in Giunta discutete e delle buone intenzioni che ci possono essere, ma quello che manca oggi è la realtà e quello che serve è tornare alla realtà e andare nelle situazioni in cui, invece, le persone che dovrebbero essere assistite e non hanno più il medico sono notevolmente aumentate.
Per esempio, avete una delibera di Giunta, la n. 1494 del 2025, che prevede, a determinate condizioni e incarichi di assistenza primaria e attività diurna per affrontare le carenze, gli strumenti. Dunque, ci sono gli strumenti. Si può, come si diceva prima, intrecciare rapporti con i Comuni e gli Enti locali per far fronte a determinate situazioni specifiche. Qui, invece, si limita a narrare qual è la situazione, ma non si interviene sui casi specifici.
Per queste ragioni non sono soddisfatto della risposta. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Sempre per l’assessore Gerosa, che oggi ne ha tante, l’IRI n. 88 a firma del consigliere Baldan Flavio: “Incidenti mortali nei luoghi di lavoro, i servizi per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro (SPISAL) a corto di risorse non sono efficaci nella prevenzione. Dopo il concorso in atto, la Regione investirà per ulteriori assunzioni di personale tecnico?”.
Prego, Consigliere. Ha due minuti.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie. Mi scuso per la voce un po’ cupa ma...
Speaker : PRESIDENTE
Alziamo il volume al consigliere Baldan.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Come diceva un barbiere “dopo la primavera e l’estate arriva l’autunno e l’inverno” e queste sono le conseguenze dell’autunno.
Ringrazio l’Assessore. Ovviamente adesso sentirò la sua risposta. Immagino sia necessario il tentativo di aprire un faro, ovviamente, su quello che sta succedendo: i dati INAIL ‒ io li ho qui a giugno 2026, dati spero ufficiali da questo punto di vista ‒ segnalano 66 decessi, circa una decina in più rispetto al 2025, 44 sul lavoro e 22 in itinere, e oltre 43.000 infortuni. È chiaro che qui va acceso un riflettore, ovviamente. Non si può continuare in questo stillicidio. A me non piace neanche il termine “morti bianche”, perché una morte sul lavoro è una morte sul lavoro. Ho letto ‒ adesso magari l’Assessore sarà più preciso ‒ che sono state previste delle assunzioni di SPISAL da questo punto di vista. Oggi ‒ leggevo anche questa mattina ‒ dirà che le eventuali multe servono eventualmente per amplificare. Io mi auguro che oltre a questo si stia pensando anche a qualcos’altro perché, immagino, non è ovviamente compito dell’Assessore, ma come Regione occorre anche cambiare un po’ il mantra culturale di fare impresa e ovviamente di fare anche su come i lavoratori devono comportarsi all’interno delle imprese.
I settori, li sapete meglio di me, riguardano soprattutto l’edilizia, l’agricoltura in particolare e la logistica su settori, ovviamente, dove la manualità è molto ampia, al di là, di mi rendo conto che non è possibile cambiare un mantra culturale di questo tipo ma ovviamente ci vuole tempo, ma ovviamente un riflettore è giusto accenderlo perché continuare così è assolutamente negativo.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Concluda.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Prego, Assessore.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Assolutamente le morti sul lavoro sono inaccettabili.
Detto questo, la legge regionale ha istituito Azienda Zero, un’unità di governance della sanità regionale veneta tra le cui funzioni previste all’articolo 2 della medesima legge rientrano anche le procedure di selezione del personale del comparto sanità.
La deliberazione della Giunta Regionale 1055 ha approvato il Piano strategico per il consolidamento e il miglioramento delle attività a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, alla quale sono seguite la DGR del febbraio 2022, n. 145 di approvazione del nuovo Piano strategico per la tutela della salute, della sicurezza del lavoro e più recentemente la DGR del marzo 2025 avente ad oggetto l’approvazione del Piano strategico 25/27 per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
Tali piani, condotti in continuità tra loro, rappresentano i documenti di riferimento per la pianificazione delle attività regionali a tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Ciò premesso, con riferimento specifico al quesito posto dall’interrogante si rappresenta che Azienda Zero ha bandito ed espletato dal 2018 ad oggi un totale di otto concorsi rivolti ai tecnici della prevenzione dell’ambiente e nei luoghi di lavoro. La frequenza dei bandi, dunque, è stata indicativamente annuali. Ciascuna procedura concorsuale ha messo a bando in media 50 posti, per un totale complessivo di 388 nuovi tecnici.
Nonostante la spinta assunzionale degli ultimi anni, tuttavia, la carenza di queste figure professionali si inserisce, come è noto, nella generalizzata carenza di alcune figure professionali del sistema sanitario, non solo regionale, ma anche nazionale.
Per arginare questo problema strutturale, la Giunta regionale, sentito il Comitato Regionale di Coordinamento, ha approvato dal DGR del 6 agosto 2024 n. 911, che ha modificato i criteri di riparto dei fondi derivati dalla riscossione delle sanzioni pecuniarie in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, destinando una quota di tali sanzioni agli incentivi del personale dei servizi SPISAL. Proprio ieri abbiamo aperto un convegno per la settimana sulla sicurezza dei posti di lavoro, dove sono state assegnate le sanzioni comminate dallo SPISAL per 4.000.000 di euro in bandi per le aziende, per le scuole, per fare formazione e informazione sulla tutela di sicurezza nel mondo del lavoro e circa 1.500.000 per incentivare le figure dello SPISAL che intervengono nei controlli. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Replica, prego. Due minuti.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Non so se funziona. Grazie, Presidente. Ringrazio l’Assessore. Ovviamente queste risorse derivanti, che sono anche abbastanza elevate, credo che siano un buon segnale. Quindi spero possano portare effettivamente a un miglioramento. Mi auguro che ci sia anche un monitoraggio su queste risorse, sui risultati concreti che possiamo ottenere da questo punto di vista. È ovvio che non possiamo fare tutto. Noi come Regione stiamo facendo la nostra parte. Credo che sia una parte comunque importante a livello di indirizzo, ovviamente.
Sarei più contento se queste sanzioni fossero anche minori, perché significherebbe che poi si lavora nel modo corretto e si fa prevenzione nei posti di lavoro nel modo corretto, però è evidente che, se ci sono delle storture, queste bisogna sistemarle, perché, come diceva lei e come abbiamo più volte sottolineato, le morti sul lavoro sono inaccettabili da questo punto di vista. Quindi le chiedo solamente, ovviamente a fronte dello sforzo regionale che è stato fatto e delle risorse messe a disposizione, se magari poi nel tempo ci darà informativa se queste risorse stanno portando effettivamente a dei risultati, sapendo che poi il lavoro è ad ampio raggio, quindi va soprattutto dal lato formativo, e ingloba anche, ovviamente, modello imprenditoriale e lavoratori stessi, perché la formazione sui posti di lavoro non è una perdita di tempo dal mio punto di vista e credo per tutti. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Passiamo alla n. 108 della consigliera Ostanel: “Biblioteca universitaria di Padova: la Regione come intende sostenere la vertenza del personale”.
Illustra la Consigliera e poi risponde, per l’Assessore, l’assessore Roma.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Rilevo che questa è un’interrogazione importante. L’assessore Mantovan avrebbe dovuto essere qui a rispondere, perché il tema è direttamente di sua competenza. Quindi, insomma, quando abbiamo delle interrogazioni e sono in agenda ormai dalla settimana scorsa, vedere che qui oggi non c’è l’Assessora a me lascia veramente senza parole. Tra l’altro stiamo parlando di un tema che riguarda la sua competenza diretta. Quindi io non posso chiedere poi all’assessore Roma di fare il suo lavoro, cioè, ad esempio, di chiamare il Ministro della cultura e chiedere perché non si sta prendendo carico di un tema che dovrebbe essere nazionale e che dovrebbe permettere a una biblioteca, come quella universitaria di Padova, ma in generale a tutte le biblioteche, di avere il personale necessario per funzionare.
Vado al punto. La Biblioteca universitaria di Padova è una biblioteca, per chi magari non la conosce, che non è una biblioteca a funzione dell’università. È una biblioteca che viene usata da tutti i cittadini. È una biblioteca antica, con dei testi bellissimi, ad accesso aperto, a scaffale, dove tantissimi abitanti della città andavano ‒ ovviamente adesso non possono più andarci ‒ non solo a fruire dei testi della biblioteca, ma anche, evidentemente, a stare a leggere i propri testi, i propri libri. Insomma, era un luogo di ritrovo. Era anche un’aula che gli studenti utilizzavano per studiare. Quindi, un luogo in centro città aperto, pubblico, bellissimo, che frequentavo anch’io quando ero all’università. Tra l’altro, custodisce un patrimonio di circa 800.000 volumi, veramente rari, bellissimi, che si possono consultare. A causa della carenza di personale la Biblioteca universitaria sta affrontando disservizi: il centralino non è funzionante e diversi servizi bibliotecari, ad esempio quello di poter prendere i documenti, sono sospesi, a una data di ripristino e con orari che vengono continuamente cambiati, perché non si sa quanti turni si riescono a garantire. A queste criticità si aggiunge la chiusura della sala lettura, che era stata chiusa fino al 31 giugno per lavori legati al PNRR e poi resa ad accesso limitato proprio per mancanza di personale.
Diverse autorità, esperti e membri dell’Università di Padova, tra l’altro, hanno sottoscritto una petizione, che hanno lanciato al Ministro della cultura, chiedendo di prendersi carico di questa condizione e la risposta che è stata data dal Ministro Giuli è “sappiamo benissimo che è un problema”, ma non c’è alcuna risposta che viene data. Semplicemente il Ministro Giuli dice “sappiamo che è un problema”. Grazie. Un bel lavoro per un Ministro che dovrebbe occuparsi dei nostri luoghi della cultura e non lo sta facendo.
A maggior ragione quindi ‒ la risposta è arrivata dopo la mia interrogazione ‒ vedendo la risposta che è arrivata da un Ministro di questo tipo, oggi sono qui a chiedere, ma lo volevo chiedere all’assessora Mantovan, visto che direttamente dello stesso partito fa parte il Ministro di cui ho appena parlato, che cosa intende fare la Regione per essere a sostegno della vertenza portata avanti dal personale delle università e dai firmatari della petizione.
Dico anche che ho inviato una lettera al Presidente della Commissione Soranzo proprio per prendere in carico questa questione dentro la Commissione Cultura, ancora tempo fa, perché al di là della risposta che avrò, e adesso immagino di ascoltarla, spero positiva, io credo che, a partire dalla Commissione Cultura e con l’Assessore, se non se ne occupa il Ministero, e l’abbiamo già capito che non lo farà, sia importante capire che cosa possiamo fare per rendere quel polo aperto e fruibile. Tra l’altro, ne approfitto per dire che non è una battaglia per la Biblioteca universitaria di Padova, ma è una battaglia per tutte le biblioteche del Veneto, che in tanti Comuni, anche nei Comuni più piccoli, devono rimanere chiuse in alcuni turni perché non c’è abbastanza personale per stare dietro alla gestione di quegli spazi. O facciamo un ragionamento complessivo, o in particolare nei Comuni più piccoli, dove è l’unico luogo tante volte dove si può stare e fruire di cultura vengono totalmente depotenziati, finché non se ne occupa il Ministro, forse dovremmo fare qualcosa noi.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Prego.
Speaker : Ass.ra Paola ROMA
Grazie, Presidente. La Biblioteca universitaria di Padova, oltre a custodire un patrimonio librario di prestigio, rappresenta anche un luogo storico di studio, un punto di incontro per la comunità degli studenti che unisce la promozione della cultura e la coesione sociale, nel tempo ha assunto funzione di punto di riferimento di prossimità per la città, oltre a svolgere un ruolo di fondamentale importanza per le attività di studio e di ricerca, sia a livello nazionale, sia internazionale, grazie all’inestimabile ricchezza e unicità del suo patrimonio bibliografico.
Oggi affronta delicate criticità che hanno spinto i docenti dell’Ateneo patavino a promuovere una petizione per chiedere al Ministro della cultura di intervenire nelle prossime assegnazioni per garantire la sopravvivenza della biblioteca universitaria di Padova.
La convinta adesione alla petizione testimonia, in modo inequivocabile, di quanto la biblioteca rappresenti un asset imprescindibile per il corretto ed efficiente funzionamento dell’Università di Padova.
L’istituto è uno delle 46 biblioteche pubbliche statali che afferiscono direttamente al Ministero della cultura tramite la Direzione generale biblioteche e istituti culturali.
La Regione del Veneto non ha pertanto competenze relative alla gestione dell’Istituto, ne riconosce tuttavia il ruolo di presidio culturale e sociale e condivide le preoccupazioni delle comunità di docenti, studenti dell’Ateneo padovano e dei cittadini.
La Giunta regionale si impegna pertanto a inoltrare una nota al Ministro della cultura, con l’intento di sollecitare un intervento statale tempestivo per il ripristino dei servizi bibliotecari e degli orari di apertura, assegnando alla struttura del personale necessario per superare le presenti criticità e assicurare la continuità del fondamentale servizio che essa svolge.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Prego.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
A maggior ragione era necessario che fosse presente l’Assessore competente, perché mi dite: Non abbiamo competenza e mi dite: Invieremo una lettera al Ministro Giuli: Ministro Giuli che ha già risposto dove dice: Ammettiamo di conoscere la drammatica situazione della biblioteca universitaria di Padova. Grazie. E dichiara di condividere appieno le preoccupazioni che sono state espresse nella lettera formale il 17 luglio. Grazie. Punto.
Allora, se quello che la Regione farà è prendere e inviare una lettera e dire: Per favore, Ministro Giuli, si occupi e faccia il suo lavoro. Io credo che gli effetti che avremo saranno esattamente gli stessi, perché ricordo che c’è un bando che è stato emesso ancora a gennaio 2023, dove sono stati banditi 130 posti, ne hanno coperti solo 39, perché c’è mancanza di risorse.
Il punto vero è sempre quello. Io tra l’altro, quando leggo le risposte alle interrogazioni mi viene anche da sorridere, perché per metà sono quelle che sono dell’illustrazione dell’interrogazione, della petizione, del fatto che la biblioteca universitaria è importante, che è un tema caldo e poi in una riga si dice: Non ho competenza. Inviamo una lettera.
Il punto vero è che non è vero che non abbiamo competenza, perché magari sul personale è vero che noi dobbiamo fare una battaglia che non si fa inviando una lettera. Si fa parlando direttamente con i propri rappresentanti, e lo dico all’assessore Mantovan anche se non presente, del proprio partito, per dire, ma scusami, nel momento in cui hai inviato una lettera di questo tipo, vuoi occuparti di una delle biblioteche più importanti della nostra regione? Significa non inviare una lettera, significa fare politica. Allora io volevo chiedere personalmente all’assessore Mantovan se vuole occuparsi di questo tema, perché non è una lettera di Giunta che cambierà le cose. È una battaglia politica. Un Ministro ha voglia, con tutto il suo Dipartimento, di tutelare la biblioteca più importante che c’è nella città di Padova?
Due, non è vero che non abbiamo competenza, perché davvero chiedo alla Commissione se c’è qualcosa che possiamo fare. Possiamo integrare con dei fondi tampone almeno la possibilità di tenere aperta, con delle figure a supporto, la biblioteca nelle ore in cui non è coperta? Possiamo pensare che nel prossimo bilancio, come abbiamo chiesto anche all’unanimità dentro la Commissione cultura, i fondi alla cultura vengano aumentati? Sono queste le questioni di cui noi ci dobbiamo occupare. Finché aspetteremo Roma, e non dovrei dirlo io, non credo che riusciremo a risolvere il problema.
Allora davvero chiedo, visto che oggi l’Assessore non è presente, glielo farò presente a voce a questo punto, se ha intenzione di interloquire direttamente con il Ministro per risolvere una questione importante e che non è solo padovana, è nazionale, perché quella è una biblioteca di respiro nazionale. Oppure, se non ha voglia di farlo, chiedo di nuovo all’assessore Mantovan, ma anche al presidente Soranzo, se come Commissione possiamo occuparci di quella situazione, come di tutte quelle delle biblioteche del Veneto. Non è solo Padova che ha dei problemi e il punto non è scaricare a Roma. Il punto sarebbe, da autonomisti magari, come siete, iniziare a prendersi carico delle questioni in questa regione.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Punto n. 5. Abbiamo concluso questa parte del Consiglio. Fate attenzione, punto n. 5. Viene dato per letto l’elenco delle interrogazioni a risposta scritta iscritte all’ordine del giorno ai sensi dell’articolo 111, comma 4 del Regolamento.
Apriamo il punto n. 6: “Elezione del Presidente dell’Istituto Regionale per le Ville Venete”.
C’è la relazione della Prima Commissione. Io passerei la parola prima al relatore consigliere Tomaello e poi al correlatore, consigliere Galeano.
Prego.
Speaker : Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente. Buongiorno. Come previsto dalla legge regionale 24 agosto 1979, n. 63, il Presidente della Giunta regionale del Veneto raggiunge l’intesa col Presidente della regione Friuli Venezia Giulia in merito al nominativo per il Presidente dell’Istituto regionale per le Ville Venete. Questo è stato fatto con una nota del 21 settembre, poi trasmessa al Consiglio a ottobre 2026, per poi andare oggi in approvazione, e l’intesa è stata raggiunta sul nome della dottoressa Orietta Miotto.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Galeano, prego.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. La nomina di cui trattiamo e che viene sottoposta al voto del Consiglio è anzitutto frutto dell’intesa, come abbiamo sentito, fra i due Presidenti Stefani e Fedriga e come tale ne prendiamo atto. Nel segreto della procedura, poi, ognuno di noi esprimerà il suo voto, rispettando correttamente tale prerogativa. Lo faremo, però, consapevoli dell’importanza della nomina che ci viene sottoposta e dell’importanza dell’ente che essa andrà a guidare. Lo dico da trevigiano e ancor prima da cittadino ed ex Sindaco del Comune di Preganziol, territorio ove è sita Villa Albrizzi Franchetti, compendio dal valore storico inestimabile per storia e frequentazioni, che oggi giace in uno stato di abbandono, denunciato dalla stessa Soprintendenza a livello nazionale. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento la Villa fu il celebre salotto della contessa Isabella Teotochi Albrizzi, scrittrice ed intellettuale. Tra i frequentatori abituali e ospiti illustri si annoverano Ugo Foscolo, che proprio nel parco della Villa trasse ispirazione per comporre parte dei Sepolcri, Antonio Canova, intimo amico della contessa, Lord Byron, Ippolito Pindemonte, Vivant Denon, Stendhal, la cui cerchia frequentava l’ambiente, Napoleone Bonaparte, che si dice, secondo la tradizione, vi avrebbe trascorso alcune notti. Ecco, tale compendio, da anni di proprietà della Provincia di Treviso, versa in una condizione inaccettabile di totale decadenza, con molte delle sue componenti sorrette solo dalle piante, che ormai la avvolgono completamente. Rispettiamo, ovviamente, le competenze di ciascun ente, ci mancherebbe, ma ognuno deve fare, altresì, la propria parte fino in fondo, perché non possiamo permetterci che un simile patrimonio vada perso definitivamente o non sia adeguatamente valorizzato come merita.
Per questo e per gli altri tesori che meritano di essere pienamente valorizzati e messi a sistema fra loro ‒ lo sottolineo, messi a sistema fra loro ‒ la nomina che andiamo oggi a votare ha un significato importante. È assolutamente necessario che l’Istituto regionale Ville Venete riviva una stagione di slancio proprio per recuperare e valorizzare al meglio un patrimonio identitario ed eccezionale come quello rappresentato dalle Ville Venete. È una sfida importante, che può portare ancor più lustro e ricchezza al nostro territorio e alla nostra comunità regionale sotto tanti punti di vista. Di tale sfida questo Consiglio si assume oggi la responsabilità con il passo importante che compie con questo voto.
Buon lavoro a tutti.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Non vedo iscritti. Consigliere Szumski, prego.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente. Colleghi. Chiaramente l’argomento della nomina non è una nomina qualsiasi, riguarda un patrimonio che tra Veneto e Friuli è immenso e che, ahimè, come è stato anche ricordato sta subendo abbandoni importanti per le necessarie risorse che ci devono essere messi in campo per poter mantenere un patrimonio di questo valore, che non è solamente architettonico, e che ha dato un’impronta a tutto il territorio veneto, basta vedere la diffusione di queste ville anche in territori meno famosi, penso che ne ho due anche nel mio Comune e proprio per questo, ad esempio, segnalo che il problema sarà di dare anche una nuova configurazione, cioè il recupero delle risorse.
Io credo che dovrà essere fatto uno sforzo per cercare di raccogliere extra e convogliare nelle ville venete delle risorse, perché altrimenti con quello che abbiamo messo in campo, non riusciremo a fare questo.
Noi, come Amministrazione, quando ero Sindaco, abbiamo acquistato una villa che stava cadendo a pezzi, che è Palazzo Ancillotto, per 1.500.000 e l’abbiamo rimesso a nuovo. È un gioiello incredibile. Abbiamo scoperto delle cose sotto stupende che nessuno si ricordava, nemmeno le contesse, che segnano, però, un territorio: grazie a questo poi si sono sviluppati i nostri territori e c’è questa governance del paesaggio, perché la capacità di essere inseriti nei territori è un insegnamento che non dovremmo perdere anche nella modernizzazione che abbiamo quando facciamo nuove costruzioni.
Quindi, io credo, sottolineo, lo do come auspicio nella nomina, che si inventi, tra virgolette, una modalità di recupero, risorse nel mondo privato, attraverso le modalità che si troveranno per poterle poi riversare sul territorio, oltre che essere una regia di valorizzazione. Quindi esprimiamo il nostro voto favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Non ci sono altri interventi? No. Passiamo al voto.
È aperta la votazione. Chi non riesce a votare alzi la mano (senza urlare).
Alzate la mano, consigliera Ostanel. Consigliera… Giù le mani per chi non ha problemi.
Grazie. Votato, Ostanel?
Un attimo, siamo in fase di votazione. Buoni un attimo.
Mosco ha votato, salutiamo Mosco.
Speaker : Eleonora MOSCO (Stefani Presidente)
Sì, Presidente, buongiorno, grazie. Saluto tutti.
Speaker : PRESIDENTE
Buongiorno.
Okay, Ostanel? Grazie.
È chiusa la votazione.
38 favorevoli, 1 contrario, 2 astenuti. Uno non ha partecipato.
Il Consiglio approva.
Non c’è altro da aggiungere, quindi auguriamo buon lavoro.
Punto n. 7: “Bilancio consolidato”.
Se, per favore, chiamate l’assessore Giacinti, che è in sala Giunta. Se qualcuno lo chiama, per cortesia.
Proposta di deliberazione amministrativa n. 17. Relazione della Prima Commissione consiliare, relatore consigliere Tomaello, correlatore consigliere Galeano.
Ricordo che, terminate le relazioni, si dichiara aperta la discussione generale, poi ovviamente a seguire gli interventi e il resto della procedura.
Prego, consigliere Tomaello.
Speaker : Andrea TOMAELLO (Stefani Presidente)
Grazie, Presidente. Come diceva, oggi ci troviamo ad approvare il bilancio consolidato relativo all’esercizio 2025, un importante adempimento contabile previsto dagli articoli 11-bis e 68 del decreto legislativo n. 118 del 2011, ma anche dallo Statuto regionale, che all’articolo 56, comma 6 dice che la Regione adotta un bilancio consolidato che tiene conto dei bilanci degli enti e degli organismi dipendenti e partecipati. Sempre queste norme prevedono che il Consiglio regionale entro il 31 ottobre approvi, appunto, questo documento.
Trattiamo del gruppo, diciamo così, Regione Veneto, che insieme naturalmente al bilancio proprio della Regione, che è stato approvato con rendiconto qualche settimana fa, include anche tutti gli enti strumentali alla Regione Veneto. Si tratta di 32 enti, di cui 11 società e 21 tra enti ed agenzie.
Per quanto riguarda qualche dato che abbiamo già visto anche in Commissione, il risultato economico consolidato di gruppo si attesta sui 158,1 milioni di euro, il totale delle attività patrimoniali consolidate è 14 milioni e 435.500 euro, in aumento rispetto al 2024, quando era a 13 milioni e 388.800 euro, e rispetto anche al 2023, che era 12 milioni e 121.9000 euro.
Un altro dato sicuramente importante e degno di nota è il totale del patrimonio netto consolidato di gruppo, pari a 3.427,1 milioni di euro, in aumento rispetto al 2024, quando era pari a 3.227,3 milioni di euro, e anche rispetto al 2023, quando si attestava a 2.948,1 milioni di euro.
Il provvedimento, quindi, oggi all’esame dell’Aula racchiude sicuramente tutto l’aspetto del Gruppo Regione Veneto, inteso come unico soggetto, quindi con tutti gli enti e tutte le agenzie partecipate del Gruppo, ed è uno degli strumenti con cui la Regione intende fare un’attività di controllo su tutti gli organismi partecipati. Ha avuto il via libera dal Consiglio delle Autonomie locali, nonché dalla Prima Commissione e dalle altre Commissioni che hanno esaminato il provvedimento.
Grazie e buon lavoro.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Consigliere Galeano, correlatore, prego.
Speaker : Paolo GALEANO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Il bilancio consolidato è un importante adempimento contabile, previsto, come sappiamo, dal decreto legislativo n. 118 del 2011. Questo adempimento consente di ottenere una visione d’insieme delle attività svolte dall’Ente attraverso il Gruppo e una valutazione complessiva delle consistenze economico-patrimoniali e finanziarie del Gruppo, appunto, di enti e società che fanno capo alla Regione del Veneto secondo i criteri previsti.
Il consolidamento dei conti è, infatti, lo strumento che informa, attraverso l’eliminazione delle partite infragruppo e dei rapporti finanziari reciproci, sul mantenimento dell’equilibrio economico-patrimoniale e finanziario dell’intero Gruppo e dà conto della complessiva situazione organizzativa. Esso può costituire, quindi, anche un supporto utile a valutare forme di governance adeguate al Gruppo definito dal perimetro di consolidamento. Esso, infine, costituisce uno degli strumenti attraverso cui la Regione del Veneto intende perfezionare ‒ anche questo lo sottolineo per alcune considerazioni che riporterò a seguire ‒ la sua attività di controllo sugli organismi partecipati, anche alla luce della legge Madia.
Il consolidato rappresenta sicuramente una fotografia contabile di come il Gruppo Regione del Veneto ha chiuso i bilanci del 2025. A nostro avviso, tuttavia, esso deve essere anche un’occasione per riflettere sul se e sul come questi numeri incrocino i bisogni e le necessità dei nostri cittadini. Il risultato di queste operazioni di consolidamento è pari a euro 158.131.839, di cui, si sottolinea, circa 107.000.000, quindi, oltre ai due terzi, attengono al risultato della Capogruppo, la Regione Veneto in senso stretto.
Già questo basterebbe, alla luce delle considerazioni che abbiamo espresso in sede di bilancio consuntivo, per comprendere quale sia la nostra posizione su tale documento, ma siccome non sono solo i numeri e gli obiettivi scritti nel documento medesimo a contare, ma anche e soprattutto la verifica della presunta coincidenza fra l’idillio raccontato da tali numeri ed il contesto socioeconomico reale che c’è fuori di qui, allora la materia merita un approfondimento più puntuale di alcune situazioni da cui si desume, come invece il soddisfacimento dei bisogni della nostra società sia ben lontano dalla super performance - passatemi il termine - o dall’ambiente fatato raccontato in questo consolidato.
Gli esempi possono essere vari. Ci limitiamo ad alcuni dei più rilevanti fra essi.
Partiamo da un dato importante, che viene riportato dal documento stesso esso segnala, infatti, che CAV S.p.A e Società Autostrade Alto Adriatico S.p.A hanno chiuso l’esercizio 2025 con risultati in incremento, incremento anche significativo rispetto al 2024.
Ho riportato già alcune di queste sottolineature in Commissione, ma ovviamente le condividiamo qui nella sede del Consiglio oggi perché divengano patrimonio di tutti.
Tali incrementi dice sempre il documento, ma lo confermano anche le audizioni che abbiamo fatto in Prima Commissione non sono determinati da aumenti tariffari, ma da aumenti del traffico a tariffe invariate.
Questo dato di per sé è positivo e può essere testimone di un periodo altrettanto positivo dal punto di vista economico e non solo della nostra comunità e di chi la vive.
Il dato stesso, però, è preoccupante, se viene correlato ad un altro provvedimento che arriverà presto in quest’Aula, di cui conosciamo già una parte dei contenuti e che sia iniziato da poco ad approfondire in Commissione, ovvero l’ultima variazione di bilancio proposta dalla Giunta regionale.
In tale variazione spicca, infatti, fra le varie, l’importo di 11.000.000 di euro che dovrà essere sborsato dalle casse regionali per tenere in equilibrio l’esercizio in perdita della super Superstrada Pedemontana Veneta.
Abbiamo allora la certificazione, confrontandole con i dati di quelle due società CAV e Società Autostrade Alto Adriatico, di cui parliamo prima, abbiamo allora la certificazione, se ancora ve ne fosse bisogno, di un enorme problema per il presente e il futuro delle risorse di questa Regione, che sia un problema di traffico, perché vengono scelte alternative viarie migliori rispetto alla SPV o che tali scelte alternative che comportano percorrenze in numero insufficiente, siano magari dettate da tariffe troppo alte per percorrere la stessa SPV da qualsiasi parte la si guardi questo consolidato certifica un problema gigantesco per il bilancio della Regione Veneto. Infatti, che, pur in un contesto positivo per le arterie viarie che percorrono da est a ovest il nostro territorio, il traffico registrato in SPV sia comunque insufficiente per migliorare lo squilibrio della gestione di questa arteria è un dato di fatto ormai sotto gli occhi di tutti, da noi previsto e denunciato più volte e quanto mai preoccupante ora.
Si accerta una volta per tutte quello squilibrio della gestione della SPV aumenta, nonostante un momento che potrebbe essere favorevole, che dovrebbe invece registrare una mitigazione di tale squilibrio fra entrate e costi. Rispetto alle previsioni di bilancio, infatti, servono per ora ulteriori 11 milioni rispetto ai circa 45 già stanziati a bilancio per tenere in piedi la baracca. Su questo in Commissione non abbiamo potuto avere nessuna risposta politica, non essendo stata presente in quel momento la parte politica, appunto gli assessori. In ogni caso tale realtà non può più essere nascosta e diviene quindi inevitabile che d’ora in poi tali elementi vengano fatti propri dai documenti programmatici di questa Regione e dai correlati i documenti di bilancio. Essi necessitano di un aggiornamento e di un’operazione verità una volta per tutte, raccontando ai veneti in maniera trasparente quale futuro ci aspetta in termini di bilancio, in un periodo in cui le cose, e lo testimoniano le stesse dichiarazioni del Presidente e degli Assessori sulla stampa proprio di questi giorni, vanno tutt’altro che bene anche per il prossimo bilancio di previsione.
C’è poi un’altra situazione che dal consolidato appare asettica, se non addirittura positiva, che stride però in maniera plateale con la realtà che c’è fuori di qui. Essa attiene al tema della casa, un’emergenza ormai riconosciuta e diffusa. Senza dover viaggiare tanto distante, è di questi giorni il disagio manifestato da tante persone, in primis giovani, anche qui a Venezia e in molte città del Veneto, le cui preoccupazioni sono determinate anche dall’impossibilità di poter accedere a una abitazione a condizioni sostenibili in relazione alle proprie disponibilità.
Stando alle relazioni delle ATER riportate in questo consolidato, i numeri sembrano raccontare una realtà positiva, in cui si sta facendo tutto quanto è possibile fare, con numeri che, appunto, sono riportati in valori assoluti senza termine di confronto rispetto all’intero patrimonio inaccessibile da anni. Sappiamo invece tutti, ma proprio tutti, che non è esattamente così. I milioni da mettere in campo sarebbero tantissimi. I milioni effettivamente messi in campo sono invece pochissimi, con un patrimonio da recuperare che aumenta costantemente.
Si pensi, e qui lo cito testualmente, questo fa davvero rabbrividire, che nella sezione dell’ATER Venezia il documento recita testualmente: “l’ATER di Venezia ha perseguito come obiettivo la riduzione del numero degli alloggi sfitti”. C’è scritto questo nel consolidato. Abbiamo avuto da poco alle audizioni in Commissione, sappiamo come la realtà sia tutt’altra. È ammissibile, secondo voi, che la motivazione alla base di tale discrasia sia: non ci sono dati aggiornati allineati, si deve mettere in piedi un’attività per allineare i dati e iniziare a recuperare? Insomma, qui Roma e l’Europa non c’entrano nulla. Questa è una partita totalmente veneta, di cui deve rispondere solo questa maggioranza, nessun altro. Che prospettive abbiamo? Ad oggi non è dato saperlo. Ma i documenti recitano una realtà che fuori è tutt’altro.
La stessa distonia è ravvisabile anche nella sezione che riguarda gli ESU. Tutti registrano pieni voti, obiettivi raggiunti al 100%, ma poi la realtà a tutti è nota, è altra. Ad esempio, è nota la cronica carenza di alloggi nelle città universitarie del Veneto. Solo per fare un esempio, appunto.
C’è un altro elemento che desta preoccupazione viste le sfide che caratterizzano questa fase storica segnata dal cambiamento climatico: il quadro degli obiettivi non raggiunti da Veneto Acque Veneto Acque SBpA. Proprio ieri, nella fantastica cornice di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, il Consorzio di bonifica Brenta ha organizzato un importante convegno, con ospiti relatori di livello nazionale e internazionale, per discutere insieme del governare l’acqua nel difficile contemperamento fra sicurezza, scarsità, agricoltura e cambiamenti climatici. Su otto degli obiettivi previsti cinque non sono stati raggiunti pienamente e riguardano: realizzazione di condotte di collegamento nel Vicentino; bonifica e riqualificazione di siti di interesse nazionale a Venezia e a Porto Marghera; realizzazione di infrastrutture ed esercizio discarica Vallone Moranzani; interventi di messa in pristino dei luoghi usufruiti per gli impianti per la produzione di energia alimentati da fonti rinnovabili nel Padovano; bonifica e messa in sicurezza di una discarica nel Veronese. Insomma, obiettivi significativi non raggiunti nei tempi, per quanto è stato detto in Commissione a causa dell’eccessiva complessità degli stessi, e dunque saranno da ritirare.
Considerato, come detto più sopra, che il consolidato rappresenta uno degli strumenti attraverso cui la Regione del Veneto può perfezionare e intende perfezionare la sua attività di controllo sugli organismi partecipati, anche alla luce della legge Madia, forse è il caso di mettere il naso su tale organizzazione per essere velocemente all’altezza delle grandi sfide che ci aspettano su questo fronte.
Anche i riferimenti a SIMICO Spa (Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026) riportati nel consolidato parlano solamente in positivo dell’accelerazione necessaria messa in atto nel 2025 per chiudere una serie di interventi in vista dei Giochi. Sappiamo certamente che il documento si ferma al 31.12.2025, ma sappiamo anche senza dubbi quali siano gli sviluppi che ci sono stati in questi mesi e quali problemi di incertezze ci siano all’orizzonte. Possiamo anche fregarcene del Comune di Cortina dal punto di vista del formale perimetro del consolidato, ma la realtà dei fatti dice che il futuro, anche su questo fronte, è perlomeno pieno di dubbi all’orizzonte.
Dalla lettura di questo documento, in sintesi, non troviamo elementi di approfondimento critico sull’effettiva capacità di coniugare risultati di carattere economico e rispondenza alle emergenze che questa Regione sta attraversando.
Operazioni concluse, rispondenza ai criteri, obiettivi raggiunti quasi tutti al 100% con l’eccezione, come dicevo, di Veneto Acque e questo è il quadro che ci restituisce sulla carta il bilancio consolidato oggi, ma oltre ai compiti per casa contabili svolti, sappiamo che il quadro non è coerente con il contesto socioeconomico di sviluppo e di tutela del territorio che viviamo.
Un bilancio, infatti, che vede i soggetti dal proprio gruppo valutati quasi sempre al massimo fa ancora una volta sorgere spontaneamente un dubbio: o siamo in presenza della miglior gestione possibile e non ci sono altre possibilità per migliorare e non si può chiedere né dare di più a nessuna di queste realtà che compongono il perimetro e sappiamo che le cose, però, non stanno esattamente così, oppure gli obiettivi sono stati generalmente fissati per essere facilmente raggiungibili in maniera volutamente poco ambiziosa per poterci raccontare ancora e ancora un modello di eccellenza, che però, alla volta dei fatti, mostri investimenti mancati e risorse insufficienti per Enti che fanno il possibile per coprire emergenze ed una programmazione altrettanto carente.
Ancora una volta manca quella necessaria analisi critica che diventa spinta a cambiare, a migliorare e a vedere dove stanno i problemi e a dirsi: cambiamo strada dove serve, ad alzare l’asticella conformemente alle enormi potenzialità di questo territorio e della nostra gente.
In conclusione, riteniamo che questo bilancio consolidato adempia esclusivamente al mero obiettivo burocratico e contabile. Lo ribadiamo una volta di più. Esso dovrebbe rappresentare uno strumento per leggere criticamente le risposte che la Regione del Veneto fornisce ai propri cittadini e per noi queste risposte rimangono oggi insufficienti, mirate al mantenimento di uno status quo che temiamo non sarà assolutamente sufficiente per affrontare le sfide di uno sviluppo e di una sostenibilità economica, sociale ed ambientale che già oggi vacilla. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Quindi, concluso anche l’intervento del correlatore.
Terminate, quindi, le relazioni si dichiara aperta la discussione generale. Prenotatevi, se ci sono interventi, naturalmente, altrimenti possiamo votare. Va bene. A questo punto…
Ostanel. Un po’ più tempestivi, però. Grazie.
Speaker : Elena OSTANEL (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente, Stavo cercando solo di riprendermi dalle interrogazioni. Pensavo che intervenisse qualcun altro. È ovvio che sul consolidato si interviene, come abbiamo sempre fatto.
Allora, ci sono alcune questioni importanti, io credo, che oggi dovremmo mettere all’ordine del giorno di questa discussione, nonostante la relazione del relatore che, sostanzialmente, espone il bilancio consolidato come semplicemente un’analisi patrimoniale o finanziaria delle nostre partecipate, ma in generale qui c’è un punto politico, e guardo anche l’Assessore al bilancio della legislatura precedente.
La stampa dice che la Regione del Veneto, poi non so quanto sia vero, ma la stampa di solito sa delle informazioni, non riuscendo ad avere le risorse per andare avanti e dovendo racimolare ovunque, capitoli di spesa che vengono tagliati, tagli lineari, anche rispetto al bilancio delle nostre partecipate cerca di racimolare qualsiasi cosa sia possibile, per fare in modo che si possa destinare a quello che non riusciamo a coprire, perché non volete ancora convincervi a introdurre un’addizionale IRPEF progressiva per i redditi più alti.
Cioè, le nostre partecipate, invece di chiederci, ad esempio… Faccio l’esempio di ATER. L’ha detto benissimo il collega Galeano. Vedere in un documento mettere tra gli obiettivi il fatto che si deve alienare patrimonio è una cosa indecente. È una cosa indecente rispetto agli obiettivi della nostra legge, che invece dice, nelle finalità e anche nelle sue definizioni, che il diritto alla casa è qualcosa che invece le ATER devono perseguire. Ma perché si vende? Perché questa è la domanda che ci si deve fare. Si vende perché si è immaginato che questa sia una strategia necessaria per fare cassa, per riuscire ad avere nelle ATER un’entrata economico-finanziaria. Ma perché? Perché la Regione del Veneto non dà alle ATER i soldi necessari, da tempo, per fare il lavoro che dovrebbero fare.
Poi possiamo entrare nel merito di come funzionano le ATER, va bene, ma iniziamo a parlare solo dei fondi. Vi ricordo che nella legislatura precedente solo dopo vari tentativi di convincimento abbiamo convinto l’allora Assessore a togliere una legge incredibile, io la chiamavo Robin Hood al contrario, che sostanzialmente toglieva il valore locativo degli immobili alle ATER e ai Comuni. Quindi lei è stato amministratore, assessore Giacinti. Sa benissimo che aveva del patrimonio pubblico nel suo Comune, ad Albignasego. Cosa faceva la Regione con il suo patrimonio? Il valore locativo del patrimonio dei suoi immobili lo teneva, lei versava qualcosa alla Regione ogni anno. Spero che lo sapesse. Se lo teneva e la Regione poi investiva quella cifra, come quella di tutti gli altri Comuni, in qualsiasi spesa, anche non nel diritto alla casa.
Abbiamo fatto modificare questa legge. L’Assessore all’epoca durante il bilancio, l’Assessore al bilancio ha detto va bene, lo facciamo. Oggi le ATER riescono ad avere più o meno 5 milioni di euro l’anno… 4 o 5, esatto, ridistribuiti in tutte le province, ma perché è stata una battaglia che abbiamo condotto a partire da una mia proposta. L’ultimo anno che eravamo qui è stata approvata e quindi le ATER hanno ripreso 5 milioni che per vent’anni ‒ lo ripeto, vent’anni ‒ avete tolto ai Comuni e 10-15 milioni alle ATER, da quando c’è la legge del 2017, forse non venti ma dieci anni, avevo fatto i calcoli, mi ricordo, glieli avevo portati in Aula, quindi per anni quello che avete fatto, alla faccia dell’autonomia dei Comuni, è togliere ai Comuni risorse, incamerarli nel nostro bilancio e spenderli per qualsiasi spesa. Grazie al nostro intervento, accettato da voi, abbiamo fatto una modifica.
Allora, quando noi vediamo in un documento di una partecipata questa questione, significa che abbiamo un problema: abbiamo un problema di bilancio, abbiamo un problema perché state cercando, in ristrettezza economica di fondi, di trovare risorse dappertutto, ed evidentemente anche le nostre partecipate, che dovrebbero, invece, svolgere un ruolo fondamentale per garantire ai cittadini un loro servizio, avete l’idea di usarle come un bancomat. Prendiamo, tagliamo in qualsiasi luogo.
Io sono una persona che pensa che dove c’è inefficienza è ovvio che ci sia un lavoro di eventuali tagli per garantire una spesa maggiore. Figuriamoci. Ma il punto vero è che vendere gli immobili ATER ‒ i dati ce lo dicono ‒ non è una strategia che sta funzionando per garantire alle ATER più soldi e permettere alle ATER poi di ristrutturare altri immobili. Non è una strategia che sta pagando. Ce lo dicono i numeri degli alloggi sfitti. Ve li cito, perché li abbiamo raccolti mettendo insieme tutte le relazioni che anno per anno le ATER ci stanno dando. Sicuramente ci saranno degli errori, perché non sono accuratissime. Vedere che noi abbiamo degli alloggi che si stanno depauperando e stanno aumentando, perché siamo arrivati al 23% dei nostri immobili, con picchi di oltre il 30% di inattivo ad esempio nella Provincia di Venezia, quando nel 2010, quando il Presidente Zaia si è insediato per la prima volta, eravamo al 10%, quindi dal 10% al 23%, vuol dire che la strategia che state utilizzando e che avete utilizzato finora, che io spero davvero che cambi, assessore Roma... Ovviamente anche in Commissione tante volte abbiamo discusso proprio della necessità di cambiare rotta rispetto al passato. Ma il punto è che i dati oggi ci stanno dimostrando che nei vent’anni precedenti avete perso patrimonio abitativo pubblico. E non so se vi state accorgendo che cosa sta succedendo fuori di noi rispetto alla crisi abitativa. La crisi abitativa dovrebbe essere un tema che qui dentro sia all’ordine del giorno ogni giorno. Invece, l’unica cosa che noi vediamo nel documento è una nostra partecipata che scrive una cosa inaccettabile e noi lo prendiamo come un errore, diciamo, tecnico, come se fosse stata scritta con ChatGPT quella relazione e, quindi: Va beh dai era scritto che l’obiettivo era vendere gli immobili, nessun problema. Ma davvero? Davvero questo è il punto che noi… cioè oggi noi stiamo votando un documento che ha scritto una cosa di questo tipo. Io lo so che… non voglio fissarmi, ma questo è un punto politico importante, perché poi quando andiamo a vedere gli alloggi sfitti che aumentano costantemente negli anni significa che avete sbagliato. Non ci sono altri modi, a proposito di dati, per descriverli, perché se io costruisco una tabella, riprendendomi tutte le relazioni e vedendo che lo sfitto aumenta dal 10 al 23 ditemi se questa è ideologia - per citare l’assessore Gerosa - ditemi se questa ideologia. È ideologia costruire una tabella e vedere quanto aumenta lo sfitto di proprietà di questa Regione? La risposta è semplice: Non ci avete messo un euro in quelle ATER per anni. Per anni. Sono andata a vedere, quando c’era l’assessore Corazzari l’unica iniziativa che avete fatto è prendere dei fondi dell’Europa, cattiva Europa, che ancora vi ostinate ogni tanto a spingere su questo punto, che è l’unica che ci ha dato dei soldi che abbiamo transitato sulle case pubbliche, nella legislatura precedente. È l’unica cosa che avete fatto: Prendere soldi dall’Europa e fare dei bandi per riattare alcuni immobili (pochissimi) nei Comuni del Veneto. L’unica.
Allora ditemi come fa a stare in piedi il diritto alla casa. Vorrei soffermarmi qui, perché il bilancio consolidato, e lo ripeto, non è solo per guardare i conti delle nostre partecipate e dire: Ah, bene. Stanno in piedi. Grazie. Votiamo. Come stavamo rischiando di fare.
Il bilancio consolidato, e io spererei che ci fossero degli interventi anche dall’altra parte, è il luogo dove noi andiamo a verificare se i nostri Enti partecipati, al di là delle economie, stanno funzionando. Allora la domanda che vi pongo è: Le ATER oggi, con i soldi zero che gli abbiamo dato finora, riescono a funzionare per garantire il diritto alla casa? Se ci sono 13.000 persone in lista d’attesa in questa Regione, che hanno il diritto di accedere ad una casa ERP e non ce l’hanno, quella casa stanno in graduatoria per anni, ci sarà un motivo. Il motivo è che le case non ci sono e non le state mettendo a posto e guardate che più aspettate e più quei soldi per metterli a posto aumentano ed è esattamente il motivo per cui ci troviamo qui, aver avuto 10 anni di Assessorato alla casa che non ha mosso un dito, oggi ci fa trovare qui ad avere degli immobili talmente vetusti che anche solo per metterci a ristrutturarli ci vogliono tantissimi soldi. Allora, vendere per incamerare, per ristrutturare, credetemi, non sta funzionando, lo dicono i dati. Io non so come dirvelo.
O iniziate a convincervi che serve un investimento straordinario, addizionale IRPEF progressiva sopra i redditi da 50.000 euro, che ci fa incamerare oltre 125 milioni di euro, toccando, e qui ve lo dico, non più il 6% della popolazione, ma un po’ di più. Sapete perché? Perché i dati del Ministero ci fanno capire che in Veneto la ricchezza negli ultimi anni è aumentata per la popolazione sopra i 50.000 euro di reddito. Una volta, quando parlavo con l’Assessore al bilancio della scorsa legislatura, ricordava e si ricorderà, dicevo sempre il 6% dei veneti, tocchiamo solo il 6% dei veneti. Con l’assessore Giacinti devo dire tocchiamo l’8% e rotti dei veneti. Sa perché? Perché i dati ci dimostrano che sono aumentate le persone più ricche in questa regione, ma sa qual è il problema? Che sono aumentate anche le persone più povere.
Allora ne tocchiamo un po’ di più, è vero, non più il 6%. Sono aumentati, quindi tocchiamo una popolazione un po’ più ampia, ma davvero mi vuole dire o mi volete dire che vi continuate a ostinare a fare quello che ha fatto il Presidente Zaia, che per un pugno di voti in più, voi questa scelta necessaria, necessaria, non la fate? Guardate che siamo al primo anno di legislatura o la fate adesso o, memori delle puntate precedenti, più andiamo avanti e più vi convincerete a non farla, perché le elezioni si avvicineranno e non avrete il coraggio di fare questa scelta, come esattamente è successo nella scorsa legislatura.
Allora, il presidente Stefani, che aveva promesso che questo era il Parlamento dei veneti, che sarebbe stato sempre presente e non si è più visto, ha voglia di dirci se, come è scritto sui giornali, non vorrà neanche questa volta mettere l’addizionale, perché guardate che allora il consolidato è esattamente quello che stiamo facendo. È votare una cosa come se fosse tecnica, ma tecnica non lo è. Ho detto su ATER perché non è tecnica la questione. È profondamente politica, perché voi dalle partecipate, in assenza di altri investimenti, le state utilizzando, raschiando il barile, per trovare risorse, perché il bilancio non vi permette di fare le cose che volete fare.
Andiamo a vedere ancora, perché io penso che si debba parlare di infrastrutture, visto anche quello che succederà rispetto al bilancio che andremo a votare. Scusate, la variazione di bilancio che andremo a votare, noi dovremmo anche chiederci se quello che abbiamo visto, ovvero riaccantonare, rimettere, perché si lega, oltre 50 milioni di euro su Pedemontana anche quest’anno, quindi riguardiamo di nuovo i dati, stiamo discutendo i bilanci di Veneto Strade Spa, il consolidato di Veneto Strade Spa, le Infrastrutture Venete Srl, stiamo discutendo di alcune delle aziende in house partecipate dalla Regione per oltre il 50% che gestiscono diverse delle nostre infrastrutture. La domanda che faccio è questa: visto che noi, rispetto a delle infrastrutture strategiche, stiamo ogni anno investendo oltre 50 milioni di euro del nostro bilancio, del vostro bilancio per le mancate entrate dei pedaggi della Pedemontana, noi oggi come stiamo gestendo il risultato economico di alcune di queste partecipate? Penso a CAV e faccio un ragionamento un po’ più ampio rispetto all’oggetto del consolidato. Rispetto a CAV negli anni precedenti ‒ ne abbiamo discusso in Commissione Urbanistica ‒ invece di utilizzare i risparmi che avevamo per la manutenzione delle nostre strade, abbiamo messo tantissimi di quei soldi ‒ e lei lo sa benissimo ‒ per coprire il buco della Pedemontana. Allora noi riusciremo questa volta a fare un ragionamento diverso? No, evidentemente, perché quello che stiamo facendo è riavere esattamente oltre 50 milioni di euro che dobbiamo immettere e la situazione ‒ i dati ce lo dimostrano ‒ non sta migliorando. Noi ogni anno, l’anno scorso, l’anno prima, da quando l’abbiamo inaugurata, siamo tra i 50 e i 54 milioni di euro, con un canone di disponibilità da dare al concessionario che continua ad aumentare e i pedaggi che non aumentano. Facciamo un accesso agli atti ogni mese per avere i dati, perché dobbiamo tenerlo monitorato. C’è un file Excel bellissimo che compiliamo con i pedaggi: i pedaggi non aumentano. Allora ci venite a spiegare? Se non aumentano e se ogni anno, per trentadue anni, dovremo trovare 50 milioni di euro e oltre nel nostro bilancio economico per coprire quel buco, oggi CAV, che dovrebbe, invece, avere del risparmio per riuscire a investire sulle strade dei nostri Comuni, dei nostri territori, che hanno le buche e che non funzionano, avrà i soldi per fare i lavori di manutenzione o ancora la useremo come bancomat? Abbiamo CAV, fa degli utili, li mettiamo sul buco della Pedemontana. L’abbiamo fatto l’anno scorso, giusto? Non lo facciamo più? Mi confermerà che non lo facciamo più? Bene. Mai più non si può, ovviamente: non ci si può prendere degli impegni in questa Aula. Il punto è che in questa Aula si vogliono delle risposte chiare. Non un: vediamo o un perché; perché se poi nel Comune di Padova, nel Comune di Selvazzano o nel Comune di non so dove, il Sindaco dice: Non ho un euro per mettere a posto le strade, il mio bilancio con i tagli di Roma e con i trasferimenti mancati - pensate alla Sindaca di Rubano che ha detto: Con gli stessi soldi fino a pochi anni fa riuscivo ad asfaltare tot chilometri di strade, oggi ne asfalto la metà. L’ha detto lei e immagino che se l’ha detto ha fatto bene i conti.
Allora noi, di fronte ai nostri amministratori che, vi ricordo, per la maggior parte sono della Lega o di Fratelli d’Italia e non sono sicuramente del centrosinistra in questa Regione, quando vi dicono: Non riusciamo ad avere i soldi per asfaltare una strada per fare una manutenzione c’è un problema, quella strada è pericolosa. Voi cosa gli rispondete? Ah, scusate, ho dovuto utilizzare i risparmi di CAV perché ho fatto un buco nella Pedemontana perché ho firmato un contratto capestro con una realtà che oggi mi chiede un canone che continua a salire e questa situazione durerà per 32 anni? Perché i dati sono questi, non sono - di nuovo per citare Gerosa - ideologie, perché a me, sinceramente, di pensare che quello che dico in un’Aula siano ideologie - io tra l’altro - senza avere un dato, quando li porto sempre, è davvero irrispettoso.
Allora, quando noi stiamo ragionando sulle nostre partecipate la domanda politica è: Sono un bancomat o sono delle società partecipate a cui noi ci riferiamo per chiedere un raggiungimento degli obiettivi? Ma per raggiungere quegli obiettivi gli diamo i soldi necessari per raggiungerli. Perché la risposta che io ho da sei anni è, invece, non dare abbastanza risorse per raggiungere quegli obiettivi, perché se allora mi rispondete: Consigliere Ostanel, guardi il problema non sono i soldi è che c’è mala gestione nelle nostre partecipate, allora ditelo; ditelo pubblicamente, dite pubblicamente che c’è mala gestione nelle nostre partecipate e che non stanno funzionando per questo motivo, perché delle due, una: o gli date i soldi e le fate funzionare oppure vuol dire che c’è qualche altro problema, ma io a microfono non ho mai sentito dire: Non funzionano. Sennò dovreste iniziare a dirlo.
Andiamo ancora e poi chiudo perché potrei parlare per ore delle nostre partecipate, negli anni le abbiamo conosciute bene.
Veneto Film Commission, andiamo sulla cultura. Con pochissimi soldi che gli abbiamo dato in questi anni, anche qui l’Assessore si ricorda battaglie per aumentare un pochino la dotazione, hanno fatto delle cose bellissime.
Quindi andiamo sulla parte costruttiva. Hanno fatto delle cose bellissime, perché la Fondazione Film Commission, Veneto Film Commission, ha un risultato diciamo economico in lieve aumento, ma pochissimo, stiamo parlando di poche migliaia di euro, ma con una buona direzione e con la possibilità di avere un aumento di risorse e dei fondi europei che sono stati utilizzati, noi oggi abbiamo delle produzioni filmiche in questa regione. Non voglio citare di nuovo “Le città di pianura,”, di persone che stanno facendo un lavoro sensazionale, bellissimo. Stanno circuitando nelle nostre sale ed è una nostra partecipata a cui abbiamo dato poco, ma l’abbiamo fatta funzionare.
Il punto vero è che, se usiamo questo come modello, noi potremmo rendere le nostre società in house quello che dovrebbero essere, un nostro braccio operativo pubblico, dove riusciamo a garantire i servizi che un ente regionale senza le società in house non potrebbe fare. Invece questa cosa su tutte le società che gestiscono la manutenzione delle strade, le società ATER che gestiscono il diritto alla casa, non lo stiamo riuscendo a fare.
Potrei citarne altre. Gli ESU, il tema che loro ci pongono ogni anno a bilancio: dateci i soldi per riuscire a fare il lavoro che stiamo facendo e che vorremmo fare per garantire più posti letto nei nostri studentati pubblici. Anche questo è un tema, una questione. Oppure aiutateci a fare in modo che le mense scolastiche… Ho interrogato in Commissione Sesta nuovamente sull’apertura della mensa scolastica in via San Francesco a Padova, chiusa da anni, chiusa da anni. Davvero gli studenti stanno chiedendo di avere semplicemente una mensa dove andare a mangiare. Non è una rivoluzione.
Invece noi abbiamo degli enti strumentali a cui non diamo le risorse necessarie per riuscire a fare il loro lavoro. Davvero potrei andare avanti per ore. Mi fermo. Il punto politico che io voglio porre è questo. Abbiamo un consolidato e abbiamo consolidato degli enti nel corso della storia di questa Regione. La domanda politica è, in particolare sul tema delle infrastrutture, perché abbiamo visto nella variazione che molto andrà lì, il punto vero è: noi CAV come la tratteremo? Esce un po’ dal perimetro della discussione di oggi, ma penso sia importante.
Due, diritto alla casa, tema fondamentale. Noi oggi come riteniamo di fare un lavoro con le ATER, non solo di gestione? Perché io so che l’assessore Roma farà un lavoro, lo ha detto in Commissione, dove incontrerà i Presidenti, proverà a fare un lavoro diverso. Io lo so, perché l’ha detto pubblicamente. La domanda che io pongo è sui soldi, è sul bilancio, perché, quando consolidiamo, quello che noi vogliamo chiedere dai banchi della minoranza è se consolidare è un esercizio tecnico o un esercizio politico che ci permette di dire a quelle società cosa fare, ma per chiedergli cosa fare e dargli degli obiettivi servono dei soldi, perché non possiamo chiedere la luna a realtà a cui noi non diamo un euro perché voi non vi volete convincere a fare l’unica cosa saggia che è da fare in questa Regione, ossia garantire, come fanno tutte le altre Regioni d’Italia e di centrodestra, un’addizionale IRPEF progressiva ai redditi alti all’8% della popolazione veneta che ci fa incamerare le risorse per fare qualcosa che si chiama servizi. Sennò, la domanda che mi viene, e chiudo, è questa: avete paura di farla perché avete paura di dover coprire buchi e, quindi, che, entrati quei soldi, usciranno non per dei servizi? Questa è la paura che c’è nella Giunta? Ogni tanto vorrei essere un uccellino per posarmi sulla spalla dell’assessore Giacinti e sentire cosa vi dite in Giunta. Perché la domanda è questa: voi avete paura di fare quell’addizionale perché avete paura di perdere consenso o perché avete paura che, entrati i 125 milioni, debbano uscire seduta stante, e non per i servizi dei veneti, ma per coprire qualche errore che è stato fatto? Le domande mi sto chiedendo a un certo punto se sono queste. Dopo un po’ di anni le domande si riducono all’osso dentro un’Aula consiliare.
Avere una rassicurazione su questi punti credo dovrebbe essere oggetto della discussione di oggi. Non possiamo uscire da qui dicendo “è un bilancio tecnico, consolidiamo, abbiamo consolidato, le nostre aziende stanno bene dal punto di vista del bilancio, buono così”, perché altrimenti questo Consiglio non ha la sua funzione.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Pongo una questione sull’organizzazione dei lavori: siccome sono le 12.25, io lascerei la parola al consigliere Baldan, se non va avanti per mezz’ora ovviamente, dopodiché sospendiamo e riprendiamo alle 14.30. C’è anche un concerto qui fuori. Quindi andiamo avanti in continuità.
Consigliere Baldan, prego.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente. Ringrazio per la fiducia, ma l’intervento non sarà lungo. È solo per puntualizzare alcune cose. Io continuamente sento un mantra che aleggia nelle Amministrazioni, questa regionale, ma vale anche per il Comune di Venezia, e vorrei cercare di sfatare questo mito, perché secondo me non siamo posizionati nella parte corretta.
Allora il bilancio consolidato, lo sappiamo, è un minestrone, di fatto, dove c’è dentro tutto, poi ci sarà qualcuno che ha qualche dato più positivo, qualcuno che ha qualche dato più negativo, ovviamente e poi, ovviamente, si cerca anche per legislazione l’equilibrio finanziario che non deve mai mancare, ma il punto su cui io mi soffermo che passa sta storia dalla Regione Veneto anche al Comune di Venezia passa sta storia del concetto di patrimonio netto, di patrimonio netto finanziario, come fosse il mantra di tutto quanto che cresce in continuazione e, quindi, tutto va bene da questo punto di vista, quindi se cresce il patrimonio problemi non ce ne sono.
Ora, il punto qual è? Voi lo sapete, insomma, il patrimonio netto non è altro che tutte le attività, da una parte le passività, il capitale sociale o le riserve da un’altra parte, e c’è un piccolo problema: c’è un piccolo passaggio che le aziende pubbliche sono chiamate a fornire servizi, soprattutto, magari possiamo discutere sulla qualità dei servizi, ma sono chiamati a fornire servizi e il loro compito non è la patrimonializzazione dell’azienda. Il loro compito è fornire servizi essendo possibilmente, ovviamente, in equilibrio finanziario. Allora quello che mi domando è: Se continuiamo a mettere l’accento su questa storia del patrimonio netto non è che risolviamo più di tanto. Vi faccio un semplice esempio, così ci capiamo bene: In campagna elettorale, durante le elezioni veneziane. Il buon Assessore al bilancio di Venezia, con cui io mi sono scambiato più… quello del mutuo a tiraggio, per intenderci, con cui abbiamo scambiato qualche idea, ha posto l’accento una marea di volte su questa patrimonializzazione delle aziende veneziane, di chi fornisce il servizio dei trasporti, eccetera, eccetera. Fatto salvo che, a fronte di questa enorme patrimonializzazione anno su anno, che di solito fra l’altro riguarda immobilizzazioni, succede che due ore fa - o qualche giorno fa - tutta questa patrimonializzazione, questa grande finanziarizzazione del patrimonio netto porta a far decidere al Comune di Venezia di portare il ticket da 5 euro a 30 euro. Ora, è evidente che se c’è tutta questa patrimonializzazione io mi domando perché le risorse mancano.
Allora il punto è proprio questo che io vorrei chiarire una volta per tutte: Allora, patrimonializzare non significa avere più risorse a disposizione. Quello che conta è il valore della produzione, quello che conta per le aziende pubbliche, come sono le partecipate della Regione del Veneto, è la qualità del servizio che si va ad offrire. D’altronde, è facile patrimonializzare. Io posso tagliare servizi di qua e di là, compro un immobile, quello aumenta il mio valore patrimoniale, ma di fronte a questa situazione ho un servizio che non è qualitativo. Questo è il punto di fondo. Allora mi vorrei soffermare per una volta, finalmente partendo da questo bilancio consolidato complessivo, sul fatto che a fronte di questi numeri ci fosse anche fornita una qualità e che tipo di servizio stanno fornendo di fronte ai risultati finanziari le nostre partecipate. Diversamente, da questo ragionamento ideologico dal mio punto di vista non ne usciamo fuori. E vedrete che si scopriranno delle cose, tra l’altro molto interessante da questo punto di vista, alcune citazioni sono state fatte con riferimento all’ATER, le possiamo fare ovviamente con riferimento a CAV eccetera, si scopriranno delle dicotomie un po’ strane sotto questo profilo.
Io, allora, vorrei che per una volta, al di là dell’approvazione di questo bilancio consolidato e dell’equilibrio finanziario, che risulta fortunatamente, ed è sicuramente un aspetto positivo, ci soffermassimo anche su questi aspetti, sul fatto se Regione del Veneto, di fronte a questa patrimonializzazione, a questo patrimonio netto che è cresciuto dal 2024 in poi, è in grado di fornire ai suoi cittadini dei servizi che corrispondano a questo incremento finanziario. Del resto, di per sé avere un patrimonio così importante e avere una qualità di servizi scarsa, o scadente, o comunque quella non in aspettativa da chi fruisce di questi servizi, credo serva evidentemente a poco. Tra l’altro, l’equilibrio del patrimonio finanziario consentirebbe, non nel modello, com’era quello americano, del refinancing boom, ma insomma lo consentirebbe anche qui, di utilizzare anche forme, qualora necessitasse, di indebitamento proprio a supporto di questo patrimonio netto e che, comunque, forme di indebitamento potessero avere un valore di produzione, un valore di servizi che poi ci viene riconosciuto. Difatti, come diceva qualcuno, il debito cattivo non va bene, ma un debito buono si può anche fare. Ecco, mi aspetterei che di fronte a questa eccezionale - fra virgolette - patrimonializzazione, si prendesse anche in considerazione di sapere, ovviamente, di capire se si può allargare i perimetri oltre, gestionale, ma di concentrarsi, per una volta, partecipata per partecipata sull’effettivo valore che questa partecipata porta ai servizi dei cittadini.
Faccio un ultimo esempio e chiudo, tanto per essere chiaro sul concetto: Qualche giorno fa abbiamo avuto in audizione, mi pare, la società in house del Veneto che si occupa della rete ferroviaria, dei 52 chilometri di rete ferroviaria e ha buttato fuori una EBITA di quasi 1.000.000 di euro che se lo guardo dal lato patrimoniale è un risultato estremamente positivo. Peccato che questo milione di euro, ovviamente, era - fra virgolette - alimentato da una serie di situazioni, non ricorrenti di casualità finanziaria, diciamo così, non di casualità, ovviamente proveniente dal nulla, ma non ricorrenti, che non si verificheranno più nei prossimi esercizi, quindi calerà drasticamente. Questa somma è, ovviamente, all’interno della patrimonializzazione. Mi aspetterei, se l’EBITA è stata così notevole, che questa somma fosse girata a quello che sono la qualità dei servizi e non all’incremento patrimoniale del patrimonio netto e capire poi se di questi ne beneficiano poi i cittadini in termini pratici.
Questo era l’esempio, ma tanto per comprendere come poi passare da una parte all’altra è semplice, ma ovviamente dovremo andare al di là del concetto di patrimonio netto che mi pare sia, vedo spesso girare in questa Aula, ma anche in altri contesti comunicativi, sia l’unico esempio a cui si fa riferimento: un grande patrimonio, un grande patrimonio che aumenta anche per effetto dell’inflazione - se mi permettete - perché poi l’inflazione dal lato nominale aumenta di per sé il patrimonio, ma nel quale non c’è un riscontro dal lato pratico su quello che è il beneficio in termini di valori e di rapporti di produzione di questo incremento patrimoniale. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Baldan. Allora, come da accordi, sospendiamo alle 12.30 per riprendere alle 14.30.
Alle ore 14.00 i Capigruppo qui nella sala a fianco. Prego, accomodatevi. Facciamo l’annuncio, per favore. Prego. Se chiamate il consigliere Del Bianco. Tocca a lui.
Prego, accomodatevi. Mancano coloro che si sono iscritti, vi ricordo. Cunegato è disposto a iniziare? Consigliera Luisetto, prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Solo alcune considerazioni rispetto al bilancio consolidato. Lo diceva stamattina il correlatore, uno dei temi di fronte a cui ci troviamo è un tema particolarmente critico ed è legato al fatto che noi non abbiamo mai un metro di misura chiaro per capire davvero se le società del perimetro della Regione del Veneto, del cosiddetto GAP, sono società che hanno raggiunto obiettivi di efficienza e di risposta ai reali bisogni dei cittadini. Questo lo dico perché ogni anno ci troviamo davanti a un bilancio consolidato con il 100% degli obiettivi raggiunti da parte di tutti gli enti e società partecipate. Ora, un dubbio sorge o su come sono stati costruiti gli obiettivi o sul fatto che siano, come diceva stamattina il correlatore, obiettivi veramente poco ambiziosi, perché è fisiologico che nella realtà di ciascun ente e di ciascuna partecipata ci siano non dico dei problemi grandi, ma almeno dei limiti legati al personale, legati alla struttura, legati al tipo di risposte che si possono dare con le risorse che si hanno. Un esempio è quello delle ATER.
È evidente che rispetto alle audizioni avute e rispetto ai bisogni manifestati dalle agenzie per la casa del territorio trovarsi con obiettivi raggiunti al 100% non è assolutamente coerente con il bisogno di casa di questo territorio, con il bisogno di casa non soltanto di chi è in graduatoria, ma di chi neanche ci sta all’interno di queste graduatorie, perché è nella cosiddetta zona grigia nella quale non si può permettere un affitto di mercato e non rientra neanche nelle fasce estreme di povertà. È una situazione reale molto lontana da quello che invece è scritto all’interno di questo bilancio consolidato. Sappiamo che è un atto tecnico, che racchiude la struttura e l’organizzazione delle varie realtà che fanno parte dell’Istituzione regionale come realtà partecipate, ma non possiamo ridurlo a solo mero atto tecnico, perché, altrimenti, ci accontentiamo di risposte ad oggi inaccettabili. Penso a un altro obiettivo raggiunto al 100%, quello degli ESU. Anche qua registriamo carenza di alloggi per i giovani. Abbiamo i ragazzi in strade e nelle piazze che chiedono di vedere i loro bisogni e di dare risposte al loro futuro e abbiamo alloggi chiusi. Ne cito uno, perché in questi anni me l’avrete sentito dire, chi c’era prima, più volte, che lo studentato San Silvestro, il cui destino doveva essere risolto ancora anni fa su promessa dell’allora assessore Donazzan e per il quale stiamo ancora aspettando la partenza dei lavori, è chiuso dal 2012 per l’allora ripercussione del terremoto con 60 posti letto bloccati.
Ora sembra finalmente che i lavori partono, ma è sempre un sembra, perché da anni denunciamo che c’è bisogno di quei posti letto per Vicenza città universitaria.
Dunque non possiamo dire che gli ESU, le realtà che svolgono il compito per la Regione di garantire una qualità anche degli alloggi e una disponibilità degli alloggi universitari stiano pienamente avendo obiettivi raggiunti al 100% perché sennò ci stiamo dicendo che le cose sono molto diversi dalla realtà che viviamo.
Altro elemento: Veneto Lavoro. Veneto Lavoro figura tra i soggetti al top di questa Regione: 100% degli obiettivi raggiunti. Io ancora mi chiedo che fine abbia fatto quella graduatoria nella quale il progetto GOL, quello legato alla garanzia occupazione lavoro, che ci vedeva ultimi nelle graduatorie per l’occupazione delle persone disoccupate da più di 12 mesi, che fine ha fatto il dato di quel progetto lì; come abbiamo agito per rimettere all’interno del mondo del lavoro figure fragili, perché mi sembra che anche qua dare obiettivi raggiunti al 100% sia lontano dalla realtà e dei bisogni che viviamo.
Certo, siamo una Regione in cui l’occupazione è alta, fortunatamente, ma siamo anche una Regione in cui chi è fragile difficilmente riesce a collocarsi o ricollocarsi all’interno del mondo del lavoro e su questo e con i compiti, dopo la Delrio, con i compiti avuti da Veneto Lavoro, soprattutto legati ai centri per l’impiego, una riflessione va necessariamente fatta soprattutto nell’accompagnamento delle fragilità.
Veneto Lavoro ha anche un’altra propaggine che in questi anni è stata un titolo Veneto Welfare e che adesso dovrebbe avere un futuro, invece, molto più incisivo. Ma che cosa è stato di Veneto Welfare in questi anni? Come si è utilizzato questo braccio operativo? Perché è rimasto, in qualche modo, inerme davanti a tantissime necessità che potevano trovare un incrocio tra pubblico e privato e trovare una forma di collaborazione. Anche su questo il bilancio consolidato non ci dà risposte di realtà. Infine, lo tocco per dovere di territorio, oltre che di impegno, il tema citato stamattina dal Vicepresidente Galeano, dal correlatore relativo alla superstrada Pedemontana Veneta.
Ora, 20 giorni fa stavo discutendo con l’assessore Zecchinato del fatto che piove ancora dentro in galleria Malo, perché noi abbiamo l’unica superstrada a pagamento nella quale piove fuori, ma piove anche dentro, nel caso in cui non ci sia bisogno, insomma, di trovare refrigerio anche all’interno della galleria. Ma è anche una superstrada che doveva costare... era stato promesso sarebbe costata molto meno di ciò che oggi paghiamo: ai 45 milioni di euro se ne aggiungono altri 11 milioni nella variazione che arriverà a giorni. E questi 56 milioni di euro sono soldi sottratti a servizi, a sociosanitario, a bisogni dei veneti, quindi un peso sul bilancio regionale che non possiamo non vedere e che neutralizza anche i risultati di CAV, perché sulla bilancia li neutralizza.
Ora, è un consolidato frutto di scelte, un consolidato che quando parla di casa, di alloggi per studenti, di infrastrutture, di risposte in termini di servizi è assolutamente insufficiente. Io credo sia necessario utilizzare tutti gli strumenti che il bilancio ci dà non come strumenti tecnici, ma inserirli all’interno di una visione politica. Se questa è la visione politica che oggi ci consegna la Giunta, dobbiamo dire che non è assolutamente in linea coi bisogni e le risposte che dobbiamo ai veneti. E credo che questo è un problema che aveva anche il DEFR e poi è stato tolto togliendo proprio le tabelle qui con le percentuali per far prima. Ma credo che se ogni volta che ci troviamo di fronte all’analisi di un documento, ci troviamo obiettivi raggiunti al 100% da tutte le realtà delle quali siamo chiamati a dare una valutazione o su cui siamo chiamati a costruire un confronto ci stiamo veramente un po’ prendendo in giro, perché il dato serve quando ci permette una critica costruttiva, quando ci permette di capire dov’è la falla per migliorare. Se il dato ci dice che è tutto a posto e niente va cambiato, dovremmo chiederci davvero se è un dato utile, non solo per chi fa il mestiere dell’opposizione, ma in particolar modo per chi governa e ha bisogno di capire in quali direttrici trovare risposte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Cunegato. Lo recuperiamo.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie, Presidente.
Beh, è evidente che questo bilancio consolidato, e in parte è già stato detto molto, è un bilancio povero. Non solo sarò brevissimo, perché è già stato citato dalla Consigliera, c’è il tema della Pedemontana: 164 milioni al privato nel 2025, con una perdita di 50 milioni. Per quest’anno parliamo di 172 milioni, con una perdita prevista di 60 milioni, ma si arriverà a dare al privato più di 400 milioni. Ovviamente o troviamo una soluzione o questo dissanguerà ulteriormente le casse della nostra Regione per colpa, fondamentalmente, di un accordo dissennato con il privato. Ecco, io ho sentito più volte parlare dell’holding autostradale, abbiamo sentito parlare del patto del Vinitaly però, ecco, qua, in questo luogo istituzionale di questo punto talmente importante non si è mai parlato. Io credo davvero che le autostrade siano, come dicono gli economisti, un monopolio naturale, questo significa che, evidentemente, non vale il principio di concorrenza, non è che vi posso fare concorrenza di fianco, quindi è stata una scelta veramente scellerata quella di concedere le autostrade ai privati anche soprattutto dove si fa un grande utile.
Quindi l’idea che si ricostruisca una holding di proprietà pubblica è un’idea che io condivido, anche se resta il fatto che, ovviamente, il buco che avete creato non vi esime da avere una responsabilità politica importante.
Ecco, la consigliera Luisetto ha detto una cosa sacrosanta: Come si fa a dare il 100% alle ATER?
Su questo io voglio ricordare quello che ha detto pochi giorni fa Paolo Possamai; Paolo Possamai è il Direttore responsabile de Il mattino, La Nuova Venezia e via dicendo, cioè dei giornali che, come è noto, sono in parte proprietà di Confindustria, okay? Quindi siamo arrivati a questo paradosso, che noi chiediamo un’addizionale IRPEF da sempre, perché crediamo nella progressività fiscale, crediamo nella giustizia sociale, ma siamo arrivati a un punto nel quale Confindustria chiede una progressività fiscale e lo chiede a partire, come dire, da un’analisi sulle ATER, dove si dice: Ma cavolo, sì, noi paghiamo meno tasse degli altri, ma abbiamo raddoppiato le case ATER sfitte negli anni, perché non abbiamo un soldo. Allora è chiaro a tutti che noi dobbiamo fare un’operazione del genere, non solo perché non riusciamo a dare il diritto alla casa a chi ne ha diritto - e sono 13.000 le persone che sono ormai in graduatoria - con 8.500 case sfitte, ma non riusciamo più a fare niente. Guardate che qua, io parlo con Sindaci di centrodestra anche. L’altro giorno, addirittura il Sindaco Conte, che è della Lega, che è il Presidente dell’ANCI ha detto che non bisogna escludere la possibilità nella progressività fiscale, perché non c’è più un euro e bisogna essere chiari perché quando noi diciamo di non tassare, in realtà, stiamo creando una tassa occulta, nelle case di riposo. E qua io ve lo dico: continuiamo a dare da 10 anni 52 euro a testa di quota sanitaria e 57 di area 3. Vogliamo diminuire le aree 3, mantenere i 52 euro, quando l’Umbria dà 60 euro. In Umbria ci sono 60 euro di quota sanitaria e 60 euro di quota alberghiera: vuol dire che gli umbri pagano 1.800 euro per mandare una persona in casa di riposo e i nostri veneti pagano il 66, 68, anche 74 euro. Per l’anno prossimo siamo di fronte a una prospettiva di un aumento di altri 2-300 euro al mese. Sono questi che pagano quella tassa che voi non volete poi creare a livello regionale.
Lo stesso possiamo dire della salute mentale. È stata fatta una risoluzione congiunta in Commissione Sesta. L’altra volta noi abbiamo chiesto di fare una Commissione congiunta anche nella Commissione Quinta, perché abbiamo ascoltato l’urlo di dolore sulla salute mentale di una presidente di IASM che ha detto: “Guardate che io non mi fido più di voi, perché sono 10 anni che dico queste cose”. Noi vediamo che gli accessi al pronto soccorso dei minori per motivi psichiatrici aumentano di 5 volte. Noi vediamo che il 19% dei ragazzi ha problemi di salute mentale e siamo i penultimi in spese in salute mentale. Se non fate pagare l’IRPEF a chi può, la paga indirettamente chi ha i genitori in case di riposo che sono disperati, la paga indirettamente quel genitore disperato di un ragazzo che non ha più un sistema della salute mentale che funziona.
Potremmo andare avanti con le liste d’attesa, ma io credo che questo sia uno di quegli argomenti di cui discuteremo fra un mese.
Comunque, concludo dicendo che è davvero assurdo leggere un bilancio consolidato dove di fatto si dà il massimo a tutte le partecipate, che vuol dire che non c’è una misurazione che ci dica qualcosa. Concludo dicendo che o noi pensiamo a un’altra forma di tassazione... Io ricordo che se avessimo quella del Piemonte, che è di centrodestra, avremmo 800 milioni più, quella dell’Emilia-Romagna 600 milioni in più. Questo significa che in 15 anni abbiamo rinunciato a 9 miliardi di servizi dei veneti. Siamo arrivati sull’orlo del precipizio e senza una presa in carico del pubblico attraverso delle scelte coraggiose, e pare che sia quello che Stefani non ha il coraggio di fare neanche quest’anno, temo perché ci sono le elezioni politiche, l’anno prossimo, purtroppo, per tutti i veneti le cose andranno ancora peggio.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliere.
Consigliere Valdegamberi, prego.
Speaker : Stefano VALDEGAMBERI (Misto)
Intervengo, perché già è il secondo se non il terzo intervento che sento, dove sembra che ci sia da parte delle opposizioni la volontà di chiedere di risolvere i problemi della Regione Veneto in termini di servizi con una soluzione molto semplice: Aumentare le tasse. Aumentare le tasse. L’unica cosa che sapete fare voi è: Aumentare le tasse.
Io dico che se oggi spendiamo molto di più, se abbiamo tutto più chiaro, se i costi incidono nella spesa quotidiana delle famiglie, oltre che nelle imprese, oltre che nelle case di riposo, in tutti i servizi pubblici lo dobbiamo soprattutto a una politica sbagliata nel campo energetico. Primo punto.
Quindi parlare di nuove tasse, risolviamo i problemi alla radice: Abbassiamo i costi. Abbassiamo i costi di produzione. Abbassiamo i costi che poi vanno a incidere nei prodotti che consumiamo e nei servizi che vengono erogati. Come fare ad abbassare i costi? È chiaro che bisogna cambiare la politica energetica. Abbiamo grandi lacune dovute a scelte sbagliate del passato, come quella del nucleare. Noi italiani, sempre nella nostra politica del NIMBY, andiamo sempre a lamentarci quando i problemi ci cadono addosso, ma non facciamo mai nulla per prevenire i problemi.
Noi siamo nel nostro egoismo quotidiano, spesso alimentato da comitati che vanno sempre a inneggiare al no contro tutto, al no contro il progresso, al no contro l’innovazione, al no contro l’energia come quella nucleare. Ma abbiamo soprattutto una politica sbagliata nel rapporto che nel… politica estera, geopolitica sbagliata, una politica energetica che sta mettendo in ginocchio sempre di più il nostro Paese che oggi è quello che paga l’energia più cara di tutto il resto d’Europa e il settore industriale, ai signori industriali vorrei sentire dire questo, invece di chiedere tasse più alte. Strano che questi industriali sono sempre abbastanza, come si può dire, piegati ai Governi, non vanno mai a dire alla radice qual è il problema. Poi magari lo dicono fuori dalle assemblee pubbliche, poi ti telefonano, te lo dicono, ti dicono che il settore come quello della ceramica rischia di morire completamente, altri settori in Italia di nicchia, no di nicchia, di alcuni distretti importanti industriali rischiano di stare per sempre fuori mercato, ma non hanno mai il coraggio di dirlo di fronte al Presidente del Governo, non hanno mai il coraggio di dirlo di fronte alle Istituzioni, cercano sempre soluzioni che siano sempre di compromesso, ahimè. Io dico che il problema è uno solo. Dobbiamo fare gli interessi del Paese. Dobbiamo seguire il pragmatismo come stanno facendo gli Stati Uniti. Noi siamo pronti a rincorrere gli Stati Uniti quando ci hanno imposto di fare sanzioni, di chiudere i mercati verso l’Est, di comparare la loro energia abbandonando l’altra, pagandola 3 o 4 volte in più. Siamo pronti a fare i servi di questo come Paese e come Europa. Poi, quando gli Stati Uniti cambiano posizione, addirittura siamo più realisti del re: attacchiamo loro perché dicono che adesso non è giusto che voi andiate a cercarvi energia dove costa meno. È questo pragmatismo italiano che manca completamente. Basterebbe aprire i mercati energetici, aprirli, pagheremo il prossimo inverno il 60%, il 65% in più del costo del gas e dell’energia, dell’energia e del gas, anche perché il 45% dell’energia elettrica italiana deriva dal combustibile fossile che si chiama gas e quindi il prezzo del gas, che sta lievitando anche in questo periodo, più 18% nel giro di un paio di giorni, sta scoppiando, siamo a 10-20 volte superiori a quello di prima del conflitto ucraino. Stiamo pagando una cifra inverosimile e nessuno dice che forse è meglio riaprire i rapporti commerciali. Forse è meglio cominciare a cercare... invece di continuare a fare sanzioni e nuovi pacchetti di sanzioni. Ho visto che il ministro Crosetto ha annunciato che entro la fine dell’anno ci sarà un nuovo pacchetto di sanzioni. Poi veniamo qua a lamentarci. Ci lamentiamo dei trasportatori, ci lamentiamo che, poveracci, non ce la fanno perché hanno visto raddoppiare i loro costi nel transitare l’Italia, i costi di rifornimento, oltre che costi indiretti, di logistica, delle materie prime, dei servizi, perché tutto attorno all’energia ruota.
Quindi dobbiamo essere più realisti. Invece di venire qua ad aumentare le tasse. Io sono contrario. Dobbiamo fare una politica di pragmatismo del Paese. Chiedo ai nostri Governi di farla con coraggio e finirla di inseguire gli interessi sempre altrui delle grandi multinazionali, che prima ci hanno fatto fare i conflitti, adesso loro vanno a trattare, lasciandoci noi col cerino in mano. È ora di finirla con questa politica. Nel sentire questi interventi rimango veramente allibito.
Quanto alle case, le case sfitte, le case... Guardate, è un tema molto, molto importante. Io dico: ma è possibile che uno che ha un appartamento in città se lo affitta a un cittadino qualsiasi ad uso abitativo, poi, se il cittadino non paga sia costretto a far lui da sistema di beneficenza al posto del Comune? È ovvio che poi fanno gli affitti turistici. Ma è chiaro il mercato. Allora, perché non si propone di fare delle garanzie verso quei proprietari che... da parte pubblica, un fondo di garanzia che se uno affitta a una famiglia un appartamento, un domani che questi qua, questi signori non siano in grado di pagare o non vogliono pagare, non sia lui costretto a fare la parte del Comune l’assistente sociale, che sia di garanzia per questi. Ecco che allora avremo... il 15% degli alloggi sfitti che ci sono in ogni città, gli studi dicono questo, sarebbero messi sul mercato e risolveremmo il problema della tensione abitativa. Avremmo sicuramente un’offerta maggiore che ridurrà le necessità e poi non possiamo trattare in modo iperprotettivo un tipo di affitti e iper liberare un altro. Cioè non è che uno che fa affitto turistico può fare quello che vuole, mentre uno che c’ha un affitto con una famiglia dentro io avevo delle persone dentro, di coscienza li ho tenuti lì anche a un affitto basso, ma se avessi voluto speculare potevo prendere 10 volte tanto da un supermercato e lo Stato non aiuta chi si impegna a tenere lì le famiglie, magari pagando un affitto contenuto perché non possono farcela, aiuta chi specula è lì che si deve interviene con delle leggi per calmierare il mercato, per dare delle regole. La prima regola è quella di garantire che se uno è un inquilino e non paga perché ha problemi sociali, perché perde il lavoro, eccetera non sia il proprietario a farsi carico del problema, ma sia la collettività. Se facciamo questa garanzia, sono sicuro che apriremo un mercato di almeno di migliaia di alloggi in più, perché la paura è che quando uno si trova in una situazione di difficoltà poi, alla fine, chi paga è il proprietario e quindi proprietario tante volte preferisce lasciare sfitto l’immobile che non creare problemi in caso di atti illegali dover ricorrere ai tribunali, eccetera. Quindi è una questione di queste modifiche che anche dobbiamo chiedere alla politica, dobbiamo proporre noi ma chiedere alla politica, nei tavoli dove può decidere, dei parlamenti nazionali. Non è tanto quello di aumentare le tasse perché i conti non tornano. I conti tornano anche abbassando le spese, riducendo i costi i conti tornano e diamo la possibilità anche di accedere agli immobili a condizioni più sostenibili. Basta svincolare quelli che sono chiusi, fermi sul mercato, che non vengono utilizzati non solo pubblici ma tanti privati. L’indagine, ripeto, nelle nostre città, ci porta il 15% degli immobili, dl appartamenti nelle nostre città è chiuso, nemmeno affittato turisticamente. Quindi creare degli strumenti di legge per cercare di mettere sul mercato questi, dando garanzia a chi lo fa, chi si mette a disposizione, non scaricando, lo Stato che scarica al privato che dà a una famiglia, famiglia con disabili, lascia a loro la responsabilità che poi se non riesce a pagare problemi suoi. Questo non funziona. (inc.) di mercato ci vuole, ma con delle regole e abbassare i costi energetici, abbassare i costi energetici significa abbassare le rette, significa abbassare i trasporti dei camionisti, significa abbassare i prezzi, significa rimettere in moto l’economia, significa competitività del sistema di produzione delle nostre imprese, significa maggior lavoro, significa tutto questo. Chiaro, ma cosa stiamo facendo per fare questo: l’esatto contrario a partire dal Governo il quale continua a dire: avanti ad oltranza con sanzioni e non stiamo a rivedere la nostra politica energetica internazionale. Quando l’hanno fatto gli stessi Stati Uniti lo stanno facendo, loro stanno già trattando e noi siamo più realisti del re e cerchiamo di essere autolesionisti verso il nostro sistema europeo e verso la nostra economia.
Queste sono le cose da fare. Adesso solo chiacchiere inutili, sono fantasie per aumentare le tasse e basta. Non possiamo continuare a penalizzare i cittadini con nuove tasse perché dobbiamo dare nuovi servizi. I nuovi servizi si possono dare abbassando le spese.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Del Bianco, prego.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Io credevo di dover parlare del bilancio consolidato, ma dopo questo intervento del consigliere Valdegamberi, che ha spaziato su tutto lo scibile, non posso non ricordare una cosa al consigliere Valdegamberi. Quando dice “dobbiamo chiedere alla politica di fare una serie di cose sul tema abitativo” dobbiamo ricordare a Valdegamberi che è lui la politica, e peraltro è anche in maggioranza in questa Regione.
Se vuole fare un fondo per assistere i proprietari delle case, la Regione può tranquillamente farlo, consigliere Valdegamberi. Perché non lo ha ancora fatto?
Lei mi viene a dire “perché serve la normativa nazionale”. Non è vero assolutamente niente. Ci sono regioni che lo hanno fatto.
Se vogliamo fare uno show, facciamo uno show, se vogliamo parlare di cose serie, parliamo di cose serie, consigliere Valdegamberi.
La ringrazio per gli stimoli, ma le ricordo che lei fa parte della maggioranza di questa Amministrazione. Non sappiamo ancora, per quanto, per carità, però per ora ne fa parte.
Se vuole criticare l’opposizione perché dice quello che non si fa e poi lei fa la stessa cosa è abbastanza curioso.
Speaker : PRESIDENTE
Collega Valdegamberi, la prego.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
La maggioranza a Roma è stabile da quattro anni. È stato ricordato il record di permanenza, quindi, evidentemente, è qualche anno che c’è questa maggioranza, sia a Roma che in Veneto. Le ricordo che lei, come ho detto, è maggioranza di questa Amministrazione.
Detto questo, torno sul bilancio consolidato, perché, secondo me, c’è un tema, per tornare esattamente all’oggetto della discussione di oggi, che credo sia particolarmente indicativo. Non sottolineo ciò che hanno già detto i miei colleghi rispetto alle questioni specifiche del documento e di alcune partite come le ATER che sono state giustamente ricordate, vado su un tema che sul bilancio consolidato rientra o non rientra e secondo me è abbastanza curioso il fatto che non rientri. Mi riferisco alla partita che più di tutte inquieta i conti di questa Regione, e sappiamo tutti qual è. È quella delle Olimpiadi. Sappiamo tutti che l’ente che più di tutti inquieta i conti di questa Regione è la Fondazione Milano-Cortina, perché è un Ente, e lo sappiamo, che ha chiuso nel 2025 con uno sbilancio di 127 milioni ed è un ente che, lo sappiamo, avrà uno sbilancio il prossimo anno verosimilmente molto, molto più elevato. Qualcuno, non io, la Corte dei conti ha addirittura ipotizzato il miliardo di debiti. Bene. In tutto questo noi, nel nostro bilancio consolidato, magicamente la Fondazione Milano Cortina non la consolidiamo nonostante il Veneto sia socio fondatore e nomini un suo rappresentante dentro la Fondazione. Consolidiamo Simico, di cui abbiamo il 10%, ma non consolidiamo la Fondazione. Allora mi viene da dire: ci saranno sicuramente dei motivi tecnici, però sappiamo bene che qui c’è una sostanziale differenza tra il motivo tecnico e il motivo politico. Perché qui stiamo parlando di una bomba a orologeria, che noi tutti conosciamo, ma che in questo documento incredibilmente facciamo finta di non vedere.
Allora, io mi chiedo e vorrei che su questo l’Assessore chiarisse la motivazione, perché se io posso capire che tecnicamente può esserci qualche appiglio per tener fuori la Fondazione dal consolidamento, allora mi viene da dire che però sul piano politico, in un bilancio consolidato, la Regione del Veneto non può non rendere conto di quella che è la prima preoccupazione a bilancio di tutto il bilancio regionale. E allora su questo pongo un tema che è tutto politico.
Mi chiedo: non è che forse qui dentro vogliamo far finta di non vedere? Perché temo che il problema sia questo: vogliamo far finta di non vedere che c’è un ente che condizionerà naturalmente tutti i nostri bilanci, che inevitabilmente condizionerebbe pure quello consolidato, perché ricordiamo che siamo in attivo sul bilancio consolidato, con tutti i limiti che ha questo strumento anche per la misurazione dei servizi, come ricordava perfettamente all’inizio il consigliere Baldan. Abbiamo un positivo di 150 milioni, ma abbiamo un ente che ha chiuso solo l’anno scorso con meno 176 di cui dovremmo rispondere in una quota parte. Una quota parte - e ci tengo a dirlo - che era stata anche stimata qualche anno fa, nel senso che qualche anno fa, con una delibera di Giunta regionale, si immaginava che la Regione del Veneto dovesse detenere il 16,7% della Fondazione. Poi questa cosa è cambiata e oggi non si capisce più, ma sicuramente qualcosa deteniamo, tant’è che non a caso abbiamo messo a bilancio i fondi, diciamo così, a garanzia per coprire l’eventuale debito. Però, ribadisco: non la consolidiamo.
Credo sinceramente... La Fondazione non la consolidiamo e sinceramente ce la stiamo un po’ raccontando, perché facciamo finta di non vedere una cosa che incombe su di noi abbiamo la spada di Damocle, ma facciamo finta che possiamo tranquillamente fare a meno di vederla.
Speaker : PRESIDENTE
Fine? Grazie.
Consigliera Sambo, prego.
Speaker : Monica SAMBO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Anch’io volevo riprendere due temi che sono già stati dichiarati dal consigliere Galeano anche nella correlazione. In particolare, ovviamente, noi vediamo nei documenti, di fatto, come ha già spiegato per quanto riguarda ad esempio gli ESU, approvati, insomma, registrati a pieni voti con obiettivi raggiunti al 100%.
Questo è quello che ci dicono - tra virgolette - le carte e questa è la valutazione della Regione.
Andiamo per strada, invece, con gli studenti che si sono accampati anche negli scorsi giorni a Venezia proprio per manifestare la questione relativa al diritto allo studio e al diritto alla casa e ovviamente, in particolare, per quanto riguarda gli alloggi legati appunto all’università e vediamo un’altra realtà. Vediamo una realtà, invece, di giovani che non hanno il diritto allo studio, in alcuni anni, anche in questa Regione, ha negato anche a chi aveva diritto, sia per quanto riguarda le borse di studio e speriamo che quest’anno ci siano effettivamente i soldi. C’è chi aspetta ancora, ricordiamo, dal 2023, sia per quanto riguarda dall’altra parte il diritto alla possibilità di avere un alloggio. Ricordiamo solo che nel caso di Padova, per esempio, sono più di 1.000 gli studenti che attendono un alloggio pur avendo diritto, ma che non riescono a trovarlo e che devono andare nel mercato privato, dove sappiamo che gli alloggi costano più di 700 euro ma ci sono realtà che superano addirittura per una stanza i 1.000 euro anche a Venezia, insomma, che è una città, come sappiamo, dalle difficoltà abitative e dalle grandi speculazioni di fatto impraticabile per un giovane, una famiglia, eccetera che voglia far studiare i propri figli, non sotto casa perché molte volte non c’è la possibilità e, comunque, i nostri giovani hanno il diritto e la necessità ovviamente di poter frequentare anche al di fuori delle proprie città la facoltà che desiderano;ma questo non è un diritto che nel Veneto, invece, raccontato anche in questo consolidato viene garantito ai nostri giovani anche e soprattutto meritevoli. Quindi c’è questo grande racconto anche del merito, ma poi nei fatti, quando si va a guardare i diritti sono sempre poi i più fragili, seppur meritevoli a rimanere esclusi dal diritto di costruirsi anche un futuro.
L’altro dato, che è direttamente collegato e che anche in questo caso i giovani stanno manifestando in Europa, ma anche in Italia, per chiedere con forza un altro diritto, che è quello alla casa Adesso Valdegamberi ci diceva tutte le fantastiche cose che si potrebbero fare, ma che in realtà giustamente anche il consigliere Del Bianco ricordava che già possono essere fatte, ma la Regione non ha fatto in tutti questi anni in cui avete governato e anche lui è una seduto in questi tavoli ed ha sostenuto questa maggioranza. Pensiamo solo che il fabbisogno delle ATER è di 963 milioni di euro, ma l’anno scorso sono stati impiegati solo 15 milioni di euro, circa l’1,5% delle risorse che sarebbero necessarie per ristrutturare i nostri immobili. Sono circa 10.000 le persone che attendono da graduatorie in Veneto di avere una casa, ma sono solo quelli, una piccola parte, sono solo quelli che hanno partecipato, che hanno diritto, ovviamente, ma sotto una certa soglia. Poi abbiamo tutta quella fascia grigia che pur avendo magari un reddito purtroppo sempre più precario e sempre più basso, non riescono ad accedere al diritto alla casa. Questi sono molti di più rispetto a quelli, ma su questo né per quelli che hanno diritto, che si trovano molte volte per strada, né per quelli invece che hanno un lavoro, ma che non gli permette di accedere al mercato della casa, questa Regione sta dando risposte.
Il consigliere Valdegamberi citava una proposta che per di più alcune amministrazioni di centrosinistra già fanno, che è quella della garanzia da parte dello Stato piuttosto che della Regione piuttosto che dei Comuni dei piccoli proprietari che ovviamente si trovano a dover fronteggiare eventualmente soggetti morosi.
Per quanto riguarda questo, ad esempio, anche noi a Venezia avevamo fatto questa proposta bocciata dal centrodestra, tanto per fare un esempio di come in realtà la destra in questi anni ha sempre bocciato tali tipi di proposte, insomma, solo per citarne una. Dall’altra parte, pensiamo solo che in questi anni il Fondo per morosità incolpevole, il Fondo per morosità, è stato proprio tagliato e ridotto da parte di questo Governo nazionale. Non siamo disposti a farci fare la lezione dalla destra perché questo bilancio consolidato comprova di fatto una cosa. Si dice che alle parole del centrodestra tutto va bene, ma per quanto riguarda, io ho citato solo questi due temi, ma i miei colleghi ne hanno citati anche altri, non va tutto bene. Non va tutto bene perché non sono garantiti i diritti minimi, in particolare dai giovani, da chi cerca casa e dalla tutela di tutte le altre questioni che dovrebbero riguardare e dovrebbero avere più investimenti. Invece, si continua a raccontare un’idea di Veneto che purtroppo però nei fatti non c’è e che invece continua a penalizzare sempre chi è più fragile.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliera.
Consigliere Manildo, prego.
Speaker : Giovanni MANILDO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Anch’io sono in linea totalmente con gli interventi dei miei colleghi che dicono che questo bilancio, che questo documento, dal punto di vista tecnico, sembra luminoso, ma è totalmente distante dalla realtà. Il fatto che sia luminoso... l’autovalutazione nelle relazioni in cui si dicono gli obiettivi raggiunti, dimostra la poca ambizione, forse anche la poca voglia di conoscere i reali bisogni del nostro Veneto. Se ci fissiamo degli obiettivi minimali, certo, come sa chi gestisce le risorse umane delle aziende, è molto, è molto semplice raggiungerli.
Penso che la politica debba essere ambiziosa, soprattutto in una Regione che racconta di sé di essere una Regione modello. La poca ambizione si è vista nei temi che i miei colleghi hanno evidenziato in modo molto approfondito. Il tema della casa grida veramente la necessità di un intervento e fa sorridere che si dica “obiettivo raggiunto” l’aver diminuito il numero degli alloggi sfitti. Fa sorridere in modo amaro però, vista la mancanza di prospettiva che creiamo per i nostri giovani. Noi siamo partiti dicendo che la cartina tornasole del nostro Veneto era data dal saldo pesantemente negativo di ragazzi che scappano dal Veneto e non per le bellissime esperienze universitarie dell’Erasmus, ma proprio perché non trovano la capacità e la possibilità di crearsi futuro. Passa dalle nostre scelte la capacità di creare futuro per le giovani generazioni che stanno facendosi sentire, alcuni in modo molto sbagliato, altri in modo corretto, raccontando la rabbia che c’è dentro, la rabbia di una classe - e mi ci metto anch’io - dei padri che non sono riusciti a costruire un futuro adeguato.
Penso che su questo si arrivi alla domanda che ha fatto Valdegamberi, a una domanda a cui però siamo noi che dobbiamo dare la risposta: come facciamo come politica a garantire delle azioni e anche come Regione? Io e i miei colleghi non è che siamo degli ultrà o dei gruppi delle tasse, non è che vogliamo aumentare le tasse. Riteniamo che sia profondamente iniqua la nostra tassazione. Riteniamo che sia profondamente iniquo il fatto che con una flat tax la base imponibile siano soltanto dei dipendenti e dei pensionati. E parlo del libero professionista che potrebbe utilizzare il sistema forfettario. Abbiamo l’aliquota del 43% pagata da persone che hanno un reddito superiore a 50.000 euro ed è pagata da persone che hanno redditi superiori ai 5 milioni di euro.
Quello che dovrebbe farci tutti indignare è una grandissima iniquità dal punto di vista fiscale, a cui tutti, ad ogni livello, possiamo porre rimedio.
Poi il fatto della mancanza di ambizione si è visto nella mancata possibilità di mettere l’addizionale IRPEF. Perché questo? Perché se si fosse messa l’addizionale IRPEF nel corso degli anni precedenti probabilmente avremmo assistito a minori tasse occulte profondamente ingiuste, che vanno a colpire in modo lineare tutte le persone, vanno a toccare dei servizi essenziali che noi dobbiamo garantire.
Questo bilancio consolidato, quindi, dal punto di vista tecnico, dal punto di vista dei numeri che tornano, dal punto di vista delle slide, può sembrare essere un bell’esercizio e può anche sembrare qualcosa di luminoso, ma racconta una grandissima distanza dalla realtà a cui tutti possiamo far qualcosa per rimediare.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Consigliere.
Altri iscritti? Giacinti, prego.
Speaker : Ass.re Filippo GIACINTI
Buon pomeriggio. Allora, beh, questo del bilancio consolidato, seppur si siano fatti giustamente una serie di interventi di natura politica, è un documento tecnico-contabile che non può che recepire quelli che sono i risultati dei bilanci di esercizio delle varie società, degli enti, delle agenzie, le cui performance di attività poi possono potranno essere richieste nel momento delle audizioni annuali che vengono fatte in Consiglio regionale.
Questa è la sede di una fotografia tecnica della situazione che è attuale. Ma non voglio sottrarmi da alcune considerazioni che mi sono appuntato e che sono state sollevate dai Consiglieri.
Intanto, però voglio dire che come punto di partenza che qui stiamo parlando del consolidato 2025, cioè di un consolidato, di un bilancio della precedente Amministrazione regionale, e quindi è giusto anche, per i risultati lusinghieri che emergono da questo consolidato, cioè proventi, ricavi che superano gli oneri e i costi, generando un risultato economico positivo di 158 milioni di euro e un patrimonio netto in aumento rispetto all’esercizio precedente di 199,7 euro milioni, bisogna anche rendere merito all’Amministrazione precedente, in questo caso, al collega che mi ha preceduto, Calzavara, che appunto, da questo punto di vista, ha i meriti su questo documento, oltre all’Amministrazione precedente.
Per quello che riguarda invece quelle che sono alcune osservazioni, si è parlato molto di IRPEF, si è parlato molto di Pedemontana, si è parlato infine anche di Fondazione Milano Cortina. Ecco per quello che riguarda l’IRPEF è una discussione che non può riguardare il consolidato, ma riguarda al limite il bilancio di previsione, anche in questo bilancio di previsione, nel prossimo bilancio di previsione non verrà applicata l’addizionale, ve lo posso anticipare, come ha fatto peraltro il presidente Stefani, non è che sto rivelando qualcosa di segreto.
Noi vogliamo, intanto, prima di fare una valutazione di questo tipo, valutare il più possibile tutte le razionalizzazioni delle spese che sono state fatte anche negli anni precedenti, quindi in linea con la razionalizzazione e i risparmi fatti, negli anni precedenti vogliamo proseguire intanto su questa strada. Non è un tabù l’addizionale IRPEF, ma finché non valutiamo fino all’ultimo centesimo la razionalizzazione della spesa non ci sentiamo di poterlo applicare.
Si è parlato di razionalizzazione della spesa nelle partecipate. Sicuramente quest’anno ci saranno dei milioni di euro che riusciremo a mettere a bilancio da questa partita, ma si tratta di spese di funzionamento. Non si tratta di servizi erogati da ESU, servizi erogati o impegni economici di ATER. Ecco, questi non vengono assolutamente toccati. Sono riorganizzazioni interne, spese di funzionamento.
Poi, ecco, non verranno toccati, peraltro, Infrastrutture Venete, non verranno toccati Veneto Strade alle quali sono state, invece ,date risorse aggiuntive. Si è chiesto oggi da parte della consigliera Ostanel, si utilizzano gli utili di CAV per la Pedemontana. La risposta è no: è stato fatto l’anno scorso, non è stato fatto con l’aumento che è stato messo in variazione, che andrà in Consiglio tra pochi giorni degli 11.000.000 di cui avete parlato, non sono risorse che provengono da CAV, quello che metteremo a bilancio l’anno prossimo non saranno risorse che provengono da CAV; quindi le risorse che provengono da CAV, i cui utili valuteremo, appunto, la prossima primavera, saranno dedicati alle nostre infrastrutture, che peraltro - parentesi - non è che l’Autostrada Pedemontana veneta non sia un’infrastruttura del Veneto, anzi è una delle più importanti fatte ultimamente.
Io devo dire che chi oggi è contrario e ha fatto queste sue battaglie su Pedemontana magari lo era un tempo anche sul Passante di Mestre; Passante di Mestre che adesso, invece, raccoglie gli utili e quando si parla di utili di CAV da reinvestire si parla proprio degli utili che provengono anche dalla gestione del Passante di Mestre in cui non tutti erano d’accordo all’epoca.
Quindi questo riguarda il tema dell’IRPEF, il tema della Pedemontana. Per quello che invece riguarda la Fondazione Milano-Cortina, secondo i parametri previsti dai principi contabili, la Fondazione Milano-Cortina, che è all’interno del GAP, è irrilevante contabilmente. Sto dando un giudizio di natura tecnica, non politica. È irrilevante contabilmente per quello che riguarda il consolidato. Ciò non significa che tutte le risorse delle garanzie siano a bilancio e quindi, nel caso, alla fine dell’anno, con la liquidazione, si dovessero verificare degli ammanchi, ma questo non lo sappiamo e non lo possiamo dire noi adesso, ci sono tutte le risorse che sono state messe a garanzia. Quindi, non c’è nessun peso sul prossimo bilancio per quello che riguarda la Fondazione Milano-Cortina.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Assessore.
Detto questo, adesso dobbiamo passare alla votazione. Ci sono emendamenti? No. Apriamo gli iPad per la votazione.
È aperta la votazione.
Se c’è qualcuno che ha un problema, alzi la mano.
Non ho detto “tutte le mani alzate”.
È chiusa la votazione.
27 favorevoli, 15 contrari, un non partecipante al voto, 8 astenuti.
Il Consiglio approva.
Grazie.
Punto n. 8: “Proposta di legge d’iniziativa dei consiglieri Enoch Soranzo, Claudio Borgia, Matteo Baldan, Claudia Barbera, Fabio Benetti, Laura Besio, Silvia Calligaro, Anna Leso e Francesco Rucco relativa a ‘Iniziative per il ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. Il progetto di legge è il n. 35. Il relatore è il consigliere Soranzo. Il correlatore è il consigliere Cunegato.
Ricordo che sono state fatte le relazioni, è dichiarata chiusa la discussione generale: in Conferenza dei Capigruppo abbiamo convenuto che ci sarà probabilmente la fase emendativa, poi dichiarazioni di voto finale e votazione. Quindi noi dobbiamo sospendere per gli emendamenti, adesso. Ci sono sette emendamenti e quindi bastano, Presidente Soranzo, quanto? 10 minuti? Cinque minuti. Sala del Leone, cinque minuti. Stia in postazione chi non è della Commissione. Accomodatevi, prendete posto.
Per favore, prendete posto. Grazie. Iniziamo. Chiudete la porta. Dai, che iniziamo.
Presidente Soranzo, rispetto alla Commissione, avete chiuso?
Articolo n. 1. Se volete chiamare Del Bianco, sennò mettiamo ai voti. Non è possibile che stiamo qua da un’ora e... favore, articolo n. 1 Del Bianco. Signori, dovete anche pensare che ci sono Consiglieri che son qua fermi da un’ora. Prego, vuole intervenire Del Bianco? Prego.
Siamo all’articolo n. 1, emendamento 1 di Del Bianco. Prego.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Specifico questo emendamento perché è uno degli emendamenti che racchiude in sé buona parte o, comunque, la parte significativa di quello che è il senso politico con cui andiamo a proporre questi emendamenti. Cioè noi diciamo che quando affrontiamo un tema anche così complesso e che ci ha fatto discutere anche così animatamente nell’ultima fase di discussione in Aula su questo provvedimento di legge, diciamo che la narrazione di quanto è successo in quella area geopolitico debba quantomeno essere allargata a quanto è successo nel diciannovesimo secolo, oltre che nel ventesimo perché naturalmente tutte le dinamiche che hanno influito in quella che poi è la questione delle foibe nascono con una radice molto profonda e nascono con una radice molto profonda che riguarda due fattori fondamentali: la distruzione degli imperi e la nascita degli Stati nazionali. Noi non possiamo pensare che il tema delle foibe e di tutte le vicende che si inquadrano nell’arco orientale siano scollegate da questo fattore che per noi è un fattore, diciamo così, ab origine non è il fatto di considerare tutta la storia umana, è il fatto di considerare il fatto scatenante, ribadisco e lo voglio chiarire bene perché, secondo me, questo è un punto fondamentale, dato che poi si interverrà anche discutendone magari nell’ordine del giorno che è collegato. È ovvio che quello è un territorio su cui ha insistito molto, per esempio, anche tutta la storia della Repubblica di Venezia. È altrettanto chiaro, secondo noi, che per quanto riguarda il fatto delle foibe in sé, non ha senso andare a ragionare specificatamente sulla storia della Repubblica di Venezia. In quelle zone ha senso ragionare specificatamente sulla dissoluzione dell’Impero, nonché sulla nascita degli Stati nazionali, perché la questione nazionale inevitabilmente che sta dietro la questione delle foibe.
Allora, se noi non riconosciamo questo, perdonatemi, però si fa fatica ad avviare un dialogo con tutta la buona volontà del mondo costruttivo perché se addirittura - e anticipo naturalmente il parere che ci è stato dato in Commissione - si dice che si è contrari a inserire in questa legge il XIX secolo e allora, mi dispiace, ma qualcuno ci aveva accusato di essere pregiudiziali, mi pare evidente che la pregiudizialità sta da un’altra parte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Consigliere Lovat, prego.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Ci tengo a precisare la nostra posizione su questo emendamento specifico. Lo dico senza mezzi termini, perché qui in Aula spesso si dice che si parla a nuora perché suocera intuisca. Io, invece, vado dritto. Il mio terrore è che questa legge, queste iniziative di commemorazione dei martiri compiuti nel contesto delle foibe, diventi nel tempo qualcosa di sbagliato, come purtroppo – mi assumo la responsabilità di ciò che dico – ho visto accadere con la Giornata della memoria della Shoah, che nel tempo ha assunto significati diversi da quelli originari.
La mia preoccupazione, anche da docente, è quella di far capire, contestualizzare e rimanere sul punto. Per cui, effettivamente ho sentito prima dal Presidente di Commissione Soranzo che lui ci tiene a rimanere proprio sul punto. Per me, che sosterrò questo emendamento, a differenza degli altri, non si può dimenticare che quelle zone hanno fatto parte del Regno d’Italia solo dalla fine della prima guerra mondiale fino alla seconda guerra mondiale. Prima c’era stato, dall’unità del Regno d’Italia fino alla prima guerra mondiale, il fenomeno dell’irredentismo, con tutta la propaganda politica che aveva addirittura creato il concetto di Triveneto, le tre Venezie e così via.
La mia è una preoccupazione proprio di tipo culturale, per evitare che si strumentalizzi la storia. È pericolosissimo quando si strumentalizza. Però, in subordine, non dovesse essere accettato questo emendamento, che a me pare di buonsenso, ho proposto un ordine del giorno che discuteremo eventualmente dopo per cercare comunque di garantire che l’informazione attorno a questi argomenti fondamentali per la comprensione della storia del nostro Paese non venga fatta con una narrazione ripetitiva, stantia e che nel tempo perde di vista il focus per allargarsi a celebrazioni fini a se stesse. Questo diventerebbe per me non positivo. Ecco perché questo emendamento lo sosterrò prendendo atto che eventualmente c’è la possibilità di unire alle celebrazioni delle attività parallele facoltative da proporre nelle scuole in tutte le occasioni dove si fa memoria di quel periodo e magari in questa maniera si riuscirà a ovviare a quel rischio che vi ricordo esserci. Io non vorrei che chi propone la Giornata del Ricordo, che io sostengo, vi ricordate il mio intervento in discussione generale, nel tempo prenda la china che è stata presa dalla Giornata della Memoria, che ha perso di vista i motivi che erano quelli affinché non si ripeta mai più, per diventare altro, i cui effetti drammatici stiamo vedendo sia in Italia sia in Israele. Senza che adesso entri nello specifico, ma temo che certe manifestazioni di antisemitismo, da un lato, e altre di sionismo estremo dall’altro siano anche il frutto di come è stata maltrattata la memoria della Shoah, la sacrosanta la memoria della Shoah negli ultimi 20-25 anni. Spero che questo non debba accadere. Sono fiducioso e, in questo senso, appoggiando questo emendamento, se non dovesse venire approvato, propongo un ordine del giorno che credo possa integrarsi con la proposta di legge. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Borgia, prego.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Per rispondere al collega Del Bianco: noi, invece in Commissione eravamo presenti tutti e due, non abbiamo detto no, è un no tout-court, abbiamo avanzato una proposta. Abbiamo detto perché secondo me abbiamo una visione differente, cioè voi volete fermarvi a discutere di questo fenomeno, di quello che è successo, circoscrivendo la situazione tra l’Ottocento e il Novecento, quando invece la complessità del confine orientale è molto più ampia e lo sappiamo, perché le ho fatto un esempio, le ho fatto l’esempio del primo secolo dopo Cristo, perché è da lì che si instaura in quei territori una storia e comincia un percorso che ha visto tanti popoli essere presenti. E soprattutto ha visto poi una cultura millenaria instaurarsi in quei popoli, scusate, in quei territori ed è per questo che noi abbiamo detto: ma allora, invece di circoscrivere al Diciannovesimo e al Ventesimo secolo, cerchiamo di trovare una formula che possa abbracciare tutto il lungo percorso di quella che è una storia complicata, ma probabilmente c’è una visione di fondo.
Io non mi metto a discutere della vostra visione. Io penso, però che si debba cercare a tutti i costi un colpevole per dire: sono scaturiti questi fenomeni, questi omicidi, questi genocidi per colpa di questa ideologia, piuttosto che per colpa di queste persone, di questa storia. Invece, la nostra visione è una visione differente, cioè noi vogliamo raccontare quello che è accaduto. Allora abbiamo avanzato una proposta, che è una proposta, secondo noi, di buonsenso. Non è stata accolta e per questo motivo abbiamo ritenuto che non ci si dovesse fermare a due secoli, ma dovessimo discutere di tutto un arco temporale.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Non vedo altri iscritti. Passerei alla votazione dell’articolo 1... dell’emendamento, scusate.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
13 voti favorevoli e 25 contrari.
Il Consiglio non approva.
Adesso votiamo l’articolo 1.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
28 voti favorevoli.
Il Consiglio approva.
Andiamo avanti. Votiamo l’articolo 2, che non ha emendamenti.
È aperta la votazione.
Consigliera Martini, adesso arriva. A posto. Rigo, ha votato?
È chiusa la votazione.
30 voti favorevoli.
Il Consiglio approva.
Adesso entriamo nell’articolo 3.
Emendamento 2, Trevisi.
Lo diamo per letto, Trevisi?
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Grazie, Presidente.
È solo per dire che, insomma, era stato presentato senza nessun pregiudizio e senza andare a offendere la memoria della figura di Norma Cossetto. Solo questo. Era soltanto verrà aprirlo al massimo senza che qualcuno, con dei pregiudizi, possano partecipare a un concorso rivolto agli studenti. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Non vedo altri iscritti.
Votiamo l’emendamento numero 2 dell’articolo 3.
È aperta la votazione.
Chiusa la votazione. Respinto.
Sempre Trevisi n. 3. Prego, Trevisi.
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Lo do per letto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, Trevisi.
A votazione.
È aperta la votazione
Chiusa la votazione. Respinto.
Sempre consigliere Trevisi il 4 sempre dell’articolo 3.
Prego, Consigliere. Lo dà per letto?
Soranzo. Prego Consigliere.
Speaker : Enoch SORANZO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente. Questo emendamento che ha depositato il collega Trevisi, Luisetto, Sambo, Del Bianco abbiamo in Commissione concordato la possibilità che possa esserci una riformulazione su una modifica.
Quindi se il collega Trevisi accoglie l’emendamento potrebbe essere accolto se si sostituisce il termine “tematiche” con “finalità”.
Speaker : PRESIDENTE
Prego, consigliere Trevisi, accetta?
Speaker : Gianpaolo TREVISI (Partito Democratico)
Sì, grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Bene. Votazione. Parere positivo, quindi.
Prego, siamo sul 4 di Trevisi, articolo 3.
È aperta la votazione.
Tutti verde.
Chiusa la votazione. Approvato.
Articolo 3. Votiamo l’articolo 3 subito, veloci.
Articolo 3. Chiusa la votazione.
Approvato.
Articolo 4. Ci sono tre emendamenti: l’emendamento n. 5 Del Bianco. Grazie Del Bianco. Votazione dell’emendamento n. 5 dell’articolo 3.
È aperta. Forza.
chiusa la votazione.
È respinto.
Emendamento n. 5, consigliere Trevisi. Scusi, emendamento n. 6, Trevisi.
Prego, consigliere Del Bianco.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Riteniamo che abbia anche questo un senso politico, naturalmente, relativamente a quella che è l’idea della legge.
Senza rifare la discussione che abbiamo fatto al primo emendamento, la questione è chiara: esiste su questo tema un’ampia discussione. Io non voglio dire una divisività, perché non è questo il punto, ma esiste un’ampia discussione. È naturale che, essendoci un’ampia discussione, noi pensiamo che chi debba essere particolarmente titolato a livello istituzionale di poter realizzare direttamente iniziative di ricerca e di promozione su queste tematiche ampie sul confine orientale, debbano prioritariamente essere di fatto gli enti pubblici, gli enti territoriali e gli enti di ricerca, anche in collaborazione con le associazioni che si occupano direttamente della questione infoibati e varie situazioni simili.
Noi questa scala vorremmo proporre con questo emendamento, non l’esatto opposto, che invece è presente in legge, cioè le associazioni, anche in collaborazione con gli enti territoriali e le università. Il concetto a me in realtà sembra molto, molto chiaro e credo andrebbe a migliorare notevolmente la legge, anche a darle un tono diverso rispetto anche alla discussione che abbiamo avuto la volta scorsa. Io sono convinto che su un tema così importante siano proprio le università del Veneto e non solo del Veneto, naturalmente, in questo caso, a dover portare avanti i progetti di ricerca, di studio e anche di costruzione, se vogliamo, se di questo si può parlare, della memoria.
Su questo voglio essere franco. È uscito proprio due giorni fa un libro nuovo, importante, pubblicato da Laterza, del professor Raoul Pupo, che è forse l’esperto che sta in maniera un po’ più sopra le parti, diciamo così, nell’analisi di questo fenomeno, che ha fondato anche istituti di ricerca universitari tematici sul confine orientale. Pensiamo che se la Regione fa una legge e finanzia questa legge in termini di iniziative, sarebbe giusto andare prioritariamente a lavorare su quel tipo di enti. Questo è il messaggio che vogliamo dare. È evidente, però, ce l’ha spiegato bene il proponente, questo credo che rientri nella corretta anche logica di confronto e di dialettica politica, che l’obiettivo che si pone il proponente è l’esatto opposto a quello che dico io e quindi, inevitabilmente, noi poniamo una proposta sul campo. Evidentemente c’è una proposta diversa dall’altra parte di cui prenderemo atto.
Speaker : PRESIDENTE
Presidente Soranzo. Parere contrario. Voto.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Emendamento 7 del consigliere Trevisi. Lo diamo per letto. Votazione. Parere contrario.
È aperta la votazione.
Per favore. Non c’è problema, andiamo avanti, visti i numeri. Okay. Direi di mettere a verbale che Pasqualon ha votato come? Perfetto, grazie.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio non approva.
Articolo 4. Siamo sull’articolo 4: votazione dell’articolo 4. Fate attenzione. L’articolo 4 va in votazione.
È aperta la votazione.
Articolo 4, ultima chiamata.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Il problema è che non è che non funziona, è che vi distraete. Pasqualon, sì, ma Corazzari...
Votazione dell’articolo 5. Prego.
È aperta la votazione.
Fate attenzione che andiamo veloci. Consigliere Corazzari, ha problemi. Consigliere Corazzari. Siamo in votazione l’articolo 5. Allora Pasqualone è favorevole all’articolo 5 Corazzari ha votato?
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Articolo 6. Votazione.
È aperta la votazione.
Pasqualon, mettiamo a verbale? Non riesce usare il telefonino? Mettiamo a verbale il voto di Pasqualon che è favorevole, giusto? Corazzari, ha votato.
È chiusa la votazione.
Il Consiglio approva.
Ci sono due ordini del giorno prima della votazione finale.
Ordine del giorno numero 8 del consigliere Szumski. Lo diamo per letto. Lovat, prego.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente.
Allora, come dicevo prima, a integrazione del testo di legge, si propone questo ordine del giorno per sollecitare, chi svolgerà le attività di commemorazione, a fornire agli utenti una formazione a 360 gradi sulle vicende che riguardano le popolazioni delle zone interessate del confine orientale e nel tempo, non tutte in un colpo, ovviamente, ma nel tempo sarà possibile fornire in un ciclo scolastico intero la formazione sull’Istria ai tempi dei romani, l’Istria nel lungo periodo veneziano, che ricordo essere molto più lungo dell’entroterra veneto, l’Istria nel periodo tra Napoleone e l’annessione all’Italia e l’Istria nel breve periodo del Regno d’Italia.
In questa maniera, prendendo in considerazione gli aspetti culturali, antropologici, geopolitici e storici in senso lato, si potrà dare alle persone la capacità di comprendere un percorso che ha portato purtroppo anche a quella tragedia, ma per sempre avere come obiettivo che cosa? Che non accada più, perché nelle zone di confine ancora oggi in Europa viviamo drammi sempre per gli stessi motivi. È un’occasione da non perdere quella di fare una formazione ampia.
Nel tempo... prima il collega Cunegato giustamente aveva detto: quando mai un docente può riuscire o a fornire una formazione così vasta? Certamente non tutto in un colpo, come ho detto. Anch’io, per anni, ho insegnato il liceo.
Ogni anno l’offerta formativa per il Giorno della Memoria mutava e permetteva di vedere un aspetto ulteriore: se la cosa venisse fatta senza retroterra ideologico, ma proprio con lo scopo di dare informazioni storiche a uno studente, il quale poi si formerà maturando la sua idea, credo che un ordine del giorno del genere possa essere integrativo della proposta di legge in senso positivo. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Morosin.
Speaker : Alessio MOROSIN (Liga Veneta Repubblica con Morosin)
Presidente, grazie. Solo per riprendere quello che in sede di discussione avevo già anticipato e che in parte è stato descritto dal collega Lovat che mi ha preceduto. Il tema della storia di questi territori è un tema che non può essere dimenticato nella sua evoluzione. Quindi, io credo che, trattandosi di un ordine del giorno che va a migliorare come posizione questa presentazione di una legge importantissima che noi tutti condividiamo e che abbiamo ampiamente discusso in precedenza, possa essere accolto e valorizzato proprio con un pensiero rivolto alla complessità storica che interessa più di un secolo, più dell’ultimo secolo e, quindi, un’area temporale molto ampia. Quindi io credo che si possa vedere favorevolmente questo ordine del giorno e in questo senso io anticipo il mio voto. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Del Bianco.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie. Allora ho voluto far parlare il consigliere Morosin perché volevo capire anche qual era la sua posizione sapendolo un attento, come dire, attore anche culturale, quando si parla di questi argomenti, per cui ci tenevo un po’ a chiarire la posizione su questo tema e su questo ordine del giorno correlato del consigliere Lovat, perché penso che parta da un principio importante e siamo tutti d’accordo sul principio. Guardate, io figuriamoci son laureato in storia antica e, quindi, figuriamoci se non ci interessa andare a ragionare sulla Venezia ed Istria. A me molto per quello che mi riguarda. Quello che però va chiarito bene è che con tutto il rispetto, l’invasione dei Quadi e dei Marcomanni del 170 dopo Cristo e la sede di Aquileia, nonché la riconquista da parte di Marco Aurelio e di Lucio Vero nulla hanno a che fare con le foibe.
Questo dobbiamo dircelo, perché altrimenti un conto è allargare il confine storico per cercare le analisi di quel fatto storico, un conto è allargare del tutto l’orizzonte della storia umana e su questo, perdonatemi, ma non è la stessa cosa rispetto all’emendamento che avevamo proposto al punto 1, in cui diciamo: Il fenomeno del confine orientale si inquadra tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo perché sono due concetti francamente molto diversi.
Allora, io sarò sempre favorevole a iniziative che propongano la riproposizione, l’analisi e l’approfondimento della storia di quel quadrante in tutte le epoche, perché in tutte le epoche quel quadrante, effettivamente non è un caso, ha avuto una certa centralità nella storia globale, lo è stato con i Quadi e i Marcomanni, lo è stato successivamente per l’impero romano quando, non a caso, tutta una serie di imperatori erano nativi dell’Illirico e della Dalmazia, lo sarà ancora nei secoli successivi.
Il fatto che gli imperatori romani fossero nativi di lì per un determinato periodo nulla c’entra con quello che è successo nel XX secolo.
Per cui, io apprezzo il tentativo del consigliere Lovat, ma anche in coerenza con la linea che abbiamo tenuto fino adesso riteniamo di non partecipare al voto su questo ordine del giorno, perché riteniamo che il rischio sia un po’ quello di annacquare troppo l’orizzonte a cui ci stiamo riferendo.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Collega Cunegato, prego.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Grazie. Anch’io volevo commentare questo ordine del giorno. Sono d’accordo con quanto ha detto il collega Del Bianco. Da un lato, si rifiuta nella legge una ricostruzione temporale, quasi che le foibe sia nate per caso, quindi si rifiuta di vedere cos’è il confine orientale alla fine dell’Ottocento e poi, come è stato detto prima, non conta quello che è successo prima e le ideologie che ci sono state.
Ecco, questo abbiamo sentito, come se quell’evento lì fosse stato un evento scoppiato per caso. Questo è il punto politico. Da una parte, c’è chi vuole ricostruire la complessità del confine orientale e ci si rifiuta di mettere nella legge XIX e XX secolo, il che è già sufficiente. Cerchiamo di capire che cosa succede con il disgregarsi degli imperi, con il disgregarsi dell’impero austroungarico, con i nazionalismi, con la prima guerra mondiale, con il fascismo, e non si può non spiegare le foibe senza parlare del fascismo. In questo senso, per me, la scelta politica di non inserire questo è già sintomatica e significativa. Non sono d’accordo con l’analisi di Lovat nel senso che qui non stiamo parlando di una questione etnica, qui stiamo parlando di una questione politica.
Le foibe sono l’esito di una dominazione e di una guerra. Non è una questione etica. Non sono stati uccisi degli italiani. Da Monfalcone alcuni italiani sono volontariamente andati a lavorare in Jugoslavia per questioni ideologiche. Chiaro? Questo, secondo me, è il punto e questo è il motivo per cui io non voterò la legge, perché ci si rifiuta di raccontare la complessità della storia, perché, lo ripeto fra un attimo, perché secondo me l’obiettivo non è storico, ma l’obiettivo è riscrivere la storia politica a partire da posizioni... la storia della Repubblica a partire da posizioni revisionistiche che non condivido.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere Borgia.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Sarebbe tutto corretto se nell’intervento della discussione generale dell’ultima volta lei non si fosse concentrato esclusivamente dal 1921 in avanti, quindi dando una piena responsabilità al fascismo di quello che è capitato, perché questo ha detto, è questo che... eh, sì. Lei non ha mai, per esempio, citato... perché visto che adesso questa, sicuramente, era una proposta di Del Bianco perché era firmatario dell’emendamento e su questo io posso anche capire, anche se abbiamo visioni differenti. Lei però non ha mai fatto cenno, per esempio, ai moti del 1882, quando ci fu un crescente conflitto tra italiani e croati in quelle terre.
Lei quindi oggi vuole cercare di allargare il perimetro, quando, nel suo intervento in discussione generale, non l’ha mai fatto. Lei non ha fatto lo storico, lei ha fatto, come hanno fatto altri, sbagliando, una ricostruzione politica, dando piena ed esclusiva responsabilità ad una dittatura. Mi insegnate che, e soprattutto qui c’è uno storico, laureato in storia antica, che quando si discute di un conflitto, quando si discute di qualsiasi cosa che ha portato a quello che abbiamo visto, bisogna farlo nella complessità, come diceva lei, ma cercando di raccontare dall’inizio alla fine.
Io ritengo che... e ricordo che, come abbiamo detto in Commissione, la ricostruzione storica, visto che noi non siamo capaci di farla, e questo ne è un esempio lampante... Quindi la politica non può fare ricostruzione storica. Abbiamo detto in Commissione che devono essere gli insegnanti, i professori, l’ufficio scolastico regionale, le Istituzioni a parlare di storia e non... noi oggi nella legge vogliamo, e lo ribadisco, non solo dare rango istituzionale alla Giornata del Ricordo, visto che stiamo parlando di territori a noi affini, ma soprattutto per commemorare una tragedia. Dopodiché, sulle responsabilità, su quello che è accaduto, ne discuteranno nelle aule di scuola gli studenti, insieme ai docenti: racconteranno quello che ha fatto il fascismo, racconteranno quello che le ho appena raccontato e, come dice Lovat, racconteranno anche tutto l’evolversi di chi c’è stato e come si è arrivata a questa, che è una tragedia. Ma purtroppo io credo poco a questa grande sua volontà di ricostruzione e, secondo me, sono più veritiere le espressioni e la posizione che ha tenuto Ilaria Salis il 12 ottobre 2026 quando ha detto che dice il tricolore con la stella rossa da sventolare con orgoglio. Questa è la visione che ha qualcuno. O come le dichiarazioni della storica Kersevan, che qualcuno ha provato anche a difendere: “Commemorare i morti delle foibe significa sostanzialmente commemorare rastrellatori fascisti e collaborazionisti del nazismo”.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Allora, a questo punto non ci sono altri interventi, quindi andiamo al voto dell’ordine del giorno.
Soranzo, questo è l’ordine del giorno di Lovat.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
31 voti favorevoli.
Il Consiglio approva all’unanimità.
Allora procediamo al successivo ordine del giorno. Soranzo, si vota direttamente? Votiamo l’ordine del giorno 9 di Soranzo.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
30 voti favorevoli, 1 contrario, 0 astenuti.
Il Consiglio approva.
Un voto favorevole in aggiunta di Corazzari.
Bene. Partiamo con le dichiarazioni di voto. Chi intende intervenire si registri. Grazie.
Speaker : Enoch SORANZO (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Grazie, Presidente.
Molto velocemente, anche perché abbiamo cercato di lavorare con tempi stretti e, soprattutto, proficui.
Allora, dichiarazione di voto. Io mi sono permesso di intervenire in questo momento per ribadire che, l’avranno capito un po’ tutti, il focus e la volontà di questa proposta di legge era la volontà di dare continuità al ricordo delle vittime o ai martiri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata coinvolgendo soprattutto i giovani.
Ma io credo di poter dire ai colleghi che, prima di fare i ringraziamenti, che era il motivo principale, mi lascerete, mi permetterete di fare una riflessione.
Io credo che quest’Aula abbia portato tutti, nessuno escluso, e nelle Commissioni tutti i componenti, un contributo importante, un confronto proficuo che è uno sforzo che ha visto tutti, anche nella scorsa, il 29 settembre, la seduta scorsa del 29 settembre, una discussione generale talvolta accesa e molto mi ha fatto anche riflettere. Credo che assemblee come queste, come quella regionale del Veneto, possa essere e debba essere una vera occasione e possa esserlo indipendentemente dal voto che esprimerà tra poco ogni componente di questa Assemblea. Un’occasione per ribadire, però alcune cose. Innanzitutto io ho penso di dire con il voto dell’ordine del giorno del collega Lovat, collega Del Bianco, colleghi che magari non hanno compreso fino in fondo, sgombra il tavolo da qualsiasi altro retro-pensiero o pensiero di non voler assolutamente lasciare a chi di dovere il compito di studiare la storia e illustrare la storia e non interpretare la storia e questo non avrebbe avuto esito, come quello che ha avuto il voto dell’ordine del giorno del collega Lovat, perché avrebbe avuto un voto diverso. Un ordine del giorno, come dicevo in Commissione, guarda ad ampio spettro tutta quella che è la storia lascia - ha detto bene il collega capogruppo Borgia - che è quello che abbiamo detto in discussione che questo progetto di legge ha come focus la commemorazione delle vittime dei martiri delle foibe. Vuole assolutamente rimanere fermo lì perché vuole essere un’occasione anche per lasciare a chi di dovere il compito di illustrare la storia, ma soprattutto la politica deve stare al suo posto.
La politica deve stare al suo posto, perché poi noi vediamo anche in questi giorni, come qualcuno l’ha recitato, degli effetti a lungo termine incalcolabili che le parole e la formazione diventano pietre e poi qualcosa di incancellabile, quindi il senso di responsabilità in una Istituzione è misurare le parole, misurare le proprie riflessioni e anche comprendere le occasioni che sono. come può essere questa legge di poter cambiare passo, di superare le divisioni che ho visto anche su Norma Cossetto, un simbolo, una persona che racconta e che quelle divisioni devono assolutamente essere superate, perché sennò faremmo paradossalmente lo stesso errore di anche noi di richiamare o ribadire che possono esserci divisioni anche su questo e credo che non sia assolutamente l’esempio giusto. Quindi, mi auguro che a chi affideremo, capogruppo Borgia, in questo Consiglio regionale il compito di utilizzare questa legge, se sarà approvata, come strumento migliore per illustrare la storia e soprattutto commemorare le vittime e i martiri delle foibe, possano raccontare la storia, ma soprattutto possa essere un momento dove non si compiono più certe atrocità, non si compiono più certi errori e si possa superare tutto con un passo importante in avanti per il futuro.
Voglio ringraziare tutti i colleghi del gruppo di Fratelli d’Italia, che hanno sostenuto e condiviso questo progetto di legge, ma anche tutti i colleghi Consiglieri regionali di quest’Aula, che hanno votato poc’anzi e che hanno votato in Commissione, che hanno contribuito insieme anche a realtà esterne di questo Consiglio, che hanno seguito la discussione del 29 settembre e anche prima. Voglio ringraziare l’Ufficio di Presidenza e l’Ufficio legislativo e la Segreteria della Sesta Commissione. Ringrazio anche l’Ufficio legislativo, a partire dal dottor Giachetti, e cito lui per citarli tutti. Vorrei ringraziare anche tutti i componenti della Sesta Commissione che hanno pazientato.
Ringrazio anche il Presidente del Consiglio e l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, perché questo provvedimento ha avuto anche un rinvio in Commissione e quindi un percorso un po’ atipico. Ringrazio comunque tutti. Un ringraziamento lo voglio rivolgere a tutti perché sono sicuro che, alla fine, intimamente, tutti stasera su questo progetto di legge, da domani mattina, indipendentemente dal voto, rimarrà dentro di noi un percorso maturato intimamente che possa essere sicuramente l’ingrediente fondamentale per costruire pagine diverse della nostra società. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Consigliere Lovat, prego.
Speaker : Davide LOVAT (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie, Presidente. Nella dichiarazione di voto, che ovviamente sarà positiva, come già anticipato, ci tengo a ricordare un paio di cose per me fondamentali, proprio a livello personale. Innanzitutto, gli istriani sono legati al Veneto da un lunghissimo percorso di fratellanza, perfino di comunanza linguistica. Non solo, anche la Regione Veneto come istituzione è legata se non altro per l’esistenza di una legge, detta legge Beggiato, che è quella con la quale noi sosteniamo anche il recupero e il mantenimento del patrimonio della Serenissima rimasto ancora esistente e intatto in quelle terre, più che da noi che abbiamo subito in maniera maggiore le devastazioni napoleoniche. Ne sa qualcosa il mio concittadino Del Bianco a Feltre cosa è successo purtroppo.
Poi voglio portare una testimonianza personale per farvi capire anche il coinvolgimento emotivo. Circa 25 anni fa incontrai a una serata una signora istriana, esule giuliano-dalmata, come si diceva, che è vissuta poi in Veneto e che ci narrò la sua esperienza di bambina: in prossimità della Prima Comunione fu sfollata e venne a vivere in Italia. Dopo l’ingresso... quindi siamo nel 2004, quindi 20 anni fa. Dopo l’ingresso della Croazia in Europa ebbe modo di tornare liberamente nel suo Paese d’origine, dove non aveva mai voluto tornare precedentemente. E rivedendo il Paese con le case, alcune ricostruite, la sua abitata da altri, ristrutturata, andò in chiesa, partecipò alla messa, fece la comunione, le parve finalmente di fare la Prima Comunione, come la chiusura di un percorso doloroso che, nel ricordo ferito di una bambina diventata donna e vissuta come esule altrove, trovava finalmente una pace.
Ecco, io vorrei che le Giornate della Memoria e le Giornate del Ricordo non fossero giornate del rancore, della rivendicazione, del girare il coltello nella piaga, quasi come a voler continuare a mettere sale sulle ferite, ma diventassero giornate della riconciliazione, giornate del perdono. Quanto c’è bisogno della parola “perdono” al giorno d’oggi, in una situazione sociale e geopolitica mondiale dove non si riesce nemmeno più a pronunciarla e a concepirla? Ecco perché nell’esprimere il favore l’iniziativa ho messo qua e là dei dubbi e ho per esempio appoggiato il primo emendamento e ho poi proposto l’ordine del giorno: perché ho visto purtroppo anche a scuola come, in certe occasioni, l’occasione di far memoria di qualcosa di fondamentale diventa invece lo strumento per fare dell’altro.
Spero invece che si vada nella direzione buona ed è per questo motivo, perché la speranza è un dovere, lo diceva Giovanni Paolo II, il nostro ultimo Papa Veneto, io spero che si vada nella direzione di fare un ricordo orientato al perdono per l’Europa ce n’è tanto bisogno, ce n’è bisogno per tutto il mondo. Il nostro voto sarà favorevole.
Speaker : PRESIDENTE
Parola a Cendron. Prego, Consigliera.
Speaker : Rossella CENDRON (Le Civiche Venete)
Grazie, signor Presidente.
Colleghi Consiglieri, intervengo in questo dibattito con un proposito preciso: quello di trasformare un confronto che rischia di arroccarsi su posizioni ideologiche o terminologiche in un’occasione concreta di sintesi e di supporto ai nostri territori. Da un lato, comprendo la volontà dei proponenti di dare una veste organica e una dignità legislativa al ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, in linea con quella che è la legge nazionale del Giorno del Ricordo; dall’altro, comprendo anche le preoccupazioni di chi, attraverso gli emendamenti, chiede rigore storico, equilibrio e contestualizzazione, evitando che la storia diventi un terreno di scontro politico.
Credo, tuttavia, che il nostro compito qui non sia quello di sostituirci agli storici nei dettagli storiografici, ma di chiederci di che cosa hanno bisogno davvero le nostre comunità, le nostre scuole, i nostri Comuni e le nostre associazioni. Se guardiamo a quello che succede quotidianamente nei nostri territori, e penso per esperienza diretta alle reti e ai coordinamenti delle biblioteche comunali, per esempio... io ho l’esperienza delle biblioteche del trevigiano col Polo BibloMarca che riunisce 24 Comuni e Fondazione Cassamarca, dove molti Comuni lavorano insieme da anni. Notiamo che la prassi ha già superato quello che è lo steccato ideologico: nelle nostre biblioteche, nelle associazioni, nelle scuole si organizzano già per la cittadinanza, con naturalezza e con maturità democratica, momenti istituzionali ed eventi culturali legati sia alla Giornata della Memoria del 27 gennaio per le vittime della Shoah e sia sulla Giornata del Ricordo del 10 febbraio per la tragedia delle foibe e dell’esodo.
Io vi cito le realtà locali che conosco, come il Comune di Silea, ad esempio, che conosco da Sindaco, che da vent’anni porta avanti nelle scuole il progetto denominato “Valore memoria”, un percorso pluriennale strutturato in cui i ragazzi vengono accompagnati sia in visita alla foiba, per esempio, di Basovizza, ma sia nei luoghi simbolo della Shoah, o affrontano testimonianze legate a questi momenti storici. Questo dimostra che nei territori non c’è una memoria di serie A o una memoria di serie B, ma un unico grande impegno educativo per tenere puliti e percorribili i sentieri della memoria.
Questo progetto di legge mette a disposizione risorse concrete, 100.000 euro, per fare esattamente questo: per sostenere e rafforzare ciò che le comunità locali già fanno spesso con risorse risicate, finanziarie viaggi di studio per i ragazzi, borse per tesi di laurea, la digitalizzazione degli archivi, concorsi scolastici, cercando di intitolarli secondo la condivisione più ampia e iniziative culturali dei poli bibliotecari e dei Comuni significa dare strumenti pratici ai nostri giovani per sviluppare prima di tutto consapevolezza.
Il punto centrale per me non è dividersi sul testo, ma garantire che queste risorse arrivino dove serve, supportando progetti formativi seri, rigorosi e realizzati in collaborazione con i Comuni, le scuole, i docenti, l’ufficio scolastico regionale, le università e le associazioni.
In conclusione, colleghi, offriamo al territorio il contesto storico corretto, ma soprattutto offriamo occasioni di consapevolezza. Dobbiamo ricordare quale sia il messaggio più alto di questa e di tutte le leggi sulla memoria; il valore primario dell’educazione e il rifiuto netto di ogni forma di assolutismo, violenza, estremismo e totalitarismo da qualunque parte politica sia dipeso nel corso del 900. Troviamo una sintesi condivisa che riconosca il lavoro già svolto dai Sindaci, dai bibliotecari, dagli insegnanti e da tutte le associazioni che si occupano di questo in Veneto.
Io voterò favorevole a favore di una memoria collettiva che unisce e forma cittadini consapevoli, capaci di riconoscere e combattere le violenze del presente affinché non si ripetano più, anche se sembra davvero difficile nel contesto geopolitico attuale. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliere Rocco.
Speaker : Nicolò Maria ROCCO (Riformisti Veneti In Azione – Uniti Per Manildo Presidente)
Beh, era il 2005 quando il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi consegnava a Norma Cossetto la medaglia al valore civile proprio per ricordare quanto una comunità si fondi sul valore del perdono e della conciliazione.
Carlo Azeglio Ciampi era un partigiano, Sottotenente della Brigata Maiella.
Questo significava dimenticare vent’anni di snazionalizzazione di quei territori, significava dimenticare i villaggi bruciati, significava dimenticare i campi di concentramento al confine orientale. No. Io sono trevigiano e forse molti trevigiani non lo sanno ma a Treviso c’è stato un campo di concentramento, alla Caserma Cadorin, dove morirono 232 civili internati sloveni e croati, ma parlare di foibe non credo che significhi dimenticare quello che c’è stato prima, significa cercare di entrare nel dibattito di una democrazia e di una comunità che sono mature.
Lo fece Togliatti quando firmò l’amnistia. Lo fece varie volte De Gasperi la prima volta quando istituì la festa del 25 aprile, lo fece quando andò a Parigi da sconfitto per chiedere che i crimini di un regime non diventassero i crimini del popolo italiano e lo fece di nuovo nel 1950 di fronte ai comandanti delle brigate partigiane per ricordare che il 25 aprile serviva per pacificare il Paese e inserire il perdono, che è una categoria ovviamente cristiana, è una categoria filosofica ed etica, come categoria politica su cui provare a fare in modo che si reggesse una comunità.
Lo hanno fatto il Presidente Mattarella e il Presidente Pahor nel 2020, quando si tennero per mano alla foiba di Basovizza. Credo che sarà fondamentale che cercheranno di farlo tutte quelle comunità che oggi sono in guerra. Penso agli ucraini che forse saranno costretti a cedere terreno ai russi, che in questo momento stanno facendo atrocità, stanno facendo pulizia etnica, lo dovranno fare le comunità dei Balcani che ancora non riescono a farlo, perché come abbiamo visto ai funerali di Mladić c’è stata gente a Belgrado che si è riversata nelle strade per festeggiare dei criminali di guerra. Il fatto che noi oggi possiamo invece inserire questa categoria del perdono e questa categoria del ricordo credo che dimostri quanto siamo una democrazia matura e quanto la memoria non significhi oblio.
Mi auguro che questi concorsi che vengono fatti, che avranno, ovviamente, come centro Norma Cossetto, siano un’occasione per ricordare anche il campo di concentramento alla caserma Cadorin e magari un domani per ricordare tutte le pulizie etniche che sono avvenute, ma anche il fatto che il nazionalismo si basa sulla paura che i torti non vengano riconosciuti, quando invece i torti vengono riconosciuti. Se ci si prende per mano, come hanno fatto il Presidente Mattarella e il Presidente Pahor, forse siamo nella direzione di una comunità che introita il perdono, che non dimentica i torti da una parte o dall’altra, ma che sente di ripudiare la guerra proprio come strumento di offesa nei confronti dell’altrui esistenza, motivo per il quale io voterò e voto a favore di questa proposta, proprio con la speranza che ci possa essere un percorso sempre più forte verso la memoria condivisa, quella memoria che noi speriamo, insomma, possa venire. Quanto bello sarebbe che un domani nello Stato di Palestina si studi il 7 ottobre riconoscendo le colpe e nello Stato di Israele si riconoscano le colpe per quello che fanno i coloni in Cisgiordania. Noi in Europa forse possiamo riuscire a fare questo e ci auguriamo che possa avvenire ovunque si prenderanno le distanze dai nazionalismi come forma di rifiuto del vivere in comunità.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Collega Corazzari, prego.
Speaker : Cristiano CORAZZARI (Lega-Liga Veneta)
Grazie, Presidente.
Colleghi Consiglieri, questa legge riguarda una tragedia nazionale, ma qui nel Consiglio regionale del Veneto assume un significato ancora più profondo. Parlare di Istria, di Fiume e di Dalmazia significa parlare anche della storia del Veneto e di quella straordinaria civiltà di popoli adriatici che per secoli ha unito le due sponde di questo mare.
La presenza veneta nell’Adriatico non è stata una parentesi. Per secoli Venezia ha esercitato una profonda influenza politica, economica e culturale lungo le coste dell’Istria e della Dalmazia. Lo testimoniano ancora oggi le piazze, i palazzi, i campanili, le chiese, i leoni di San Marco, l’urbanistica, le tradizioni marinare, le lingue e i dialetti.
Ed è proprio questa consapevolezza a rendere ancora più doloroso ciò che accadde nel Novecento, questo secolo così straordinario e così pieno di tragedie. In quelle terre di confine si accumularono nazionalismi, guerre, occupazioni, violenze e repressioni. Noi non abbiamo difficoltà a riconoscere le responsabilità del fascismo, l’italianizzazione forzata e le violenze che hanno subìto le popolazioni slovene e croate. La storia, però, va raccontata tutta. E con la stessa chiarezza, dobbiamo ricordare ciò che accadde agli italiani durante la fine della guerra. Le stime storiografiche più accreditate cifrano circa 5.000 vittime italiane delle foibe. Però, attenzione: quando parliamo di foibe, dobbiamo ricordare che non tutti morirono in una foiba. Molti furono fucilati, deportati, scomparvero nelle carceri o morirono nei campi jugoslavi.
Dietro a questi numeri ci sono persone, amministratori, militari e Carabinieri, Finanzieri, funzionari, sacerdoti, antifascisti, contrari all’annessione jugoslava, semplici cittadini e anche partigiani. Ricordiamo cosa successe alla Brigata Osoppo.
E poi c’è il dramma dell’esodo: tra 250.000 e 350.000 persone abbandonarono nel dopoguerra l’Istria, Fiume, il Quarnaro, la Dalmazia. La grande maggioranza apparteneva alla comunità italiana. In alcuni centri istriani l’esodo superò il 90% della popolazione italiana. Intere comunità cambiarono volto. Le famiglie lasciarono le case, i terreni, le attività, i cimiteri nei quali riposavano i loro genitori e i loro nonni; scomparve o si ridusse drasticamente una presenza italiana radicata nei secoli. Fu una vera violenza politica che il Presidente Giorgio Napolitano, l’allora Presidente, nel 2007 descrisse come un moto di odio e di furia sanguinaria con i contorni della pulizia etnica. Dobbiamo avere il coraggio di ricordarlo e non dobbiamo dimenticarlo.
E non possiamo dimenticare nemmeno la nostra vergogna nazionale, ovvero il silenzio che per troppo tempo accompagnò quella tragedia nel nostro Paese: per molti anni la storia delle foibe e dell’esodo fu censurata o rimossa dalla pubblica informazione, dall’insegnamento scolastico. Nei sussidiari dei bambini alla parola “foibe” compariva spesso la definizione: fenomeno carsico. Quel silenzio fu una grave responsabilità politica e culturale, che riguardò in particolar modo il Partito Comunista Italiano e settori della sinistra italiana. Riconoscere le violenze compiute dal regime comunista jugoslavo di Tito era considerato politicamente scomodo. Ancora più ingiusto, fu il pregiudizio riservato a molti esuli. Uomini e donne che avevano perso la casa e i propri beni furono accolti come non connazionali, ma con il sospetto di essere fascisti o collaborazionisti. Gli episodi sono molteplici: in questo senso. Ricordiamo quello più eclatante: l’episodio della stazione di Bologna nel febbraio 1947, che resta il simbolo di questo clima. Il treno dei profughi provenienti da Pola fu accolto da una dura contestazione politica e gli esuli vennero cacciati e additati come fascisti. Ricordo poi, per appartenenza territoriale al Polesine, quello della motonave Toscana con gli esuli polesani che ebbero analogo trattamento.
Ma su quei treni chi c’era? C’erano famiglie, lavoratori, anziani, bambini, c’erano persone di idee diverse, anche antifascisti. Erano profughi, erano italiani e avevano il diritto alla solidarietà della loro Patria.
Ricordare questa responsabilità non significa sostituire una memoria di parte con un’altra, significa costruire una memoria nazionale adulta, nella quale non esistono vittime degne di essere ricordate e vittime da dimenticare in base all’ideologia di chi le ha uccise. Per questo noi condividiamo e voteremo questo progetto di legge che rende il ricordo delle foibe da momento commemorativo a impegno stabile della Regione del Veneto, specialmente rivolto ai giovani.
Come Veneto dobbiamo trasformare questa memoria in un impegno concreto, con un nuovo slancio di iniziativa verso le comunità di quelle terre.
La Regione già opera per conservare quello che è il legame e il patrimonio storico con le sponde del Mar Adriatico. L’auspicio è che si faccia ancora di più promuovendo una vera cooperazione Alto Adriatica tra il Veneto, il Friuli, l’Istria, la Dalmazia, le Regioni costiere, le popolazioni che le abitano. Non partiamo da zero in questo.
Nel 1978 nacque proprio a Venezia la Comunità di lavoro Alpe-Adria, Regioni appartenenti a Stati e sistemi politici diversi decisero di collaborare direttamente su problemi concreti dei loro territori e lo fecero quando ancora esisteva la cortina di ferro. Quell’esperienza può rilanciare una rete di rapporti permanenti che deve prevedere proprio il riconoscimento e la tutela delle minoranze linguistiche e culturali degli italiani che ancora vivono in Slovenia e Croazia, ma anche delle altre comunità storiche presenti nei nostri e in tutti questi territori.
Il tutto in ossequio a quell’idea dell’Europa dei popoli e delle comunità a cui noi aspiriamo e che è ben lontana dall’Europa dei nazionalismi che ha fatto tanto male.
Per questo ricordare le foibe e l’esodo non significa soltanto commemorare, significa anche progettare. Sarebbe il modo più concreto per onorare chi ha pagato il prezzo più alto delle guerre dei nazionalismi, delle persecuzioni del 900, fare dell’Alto Adriatico uno spazio di pace e di collaborazione, di cultura, di sviluppo nel quale ogni comunità possa conservare la propria identità e guardare al futuro con dignità.
Vorrei concludere questo breve intervento citando i versi di un famoso esule: Sergio Endrigo, che in una sua canzone, che era titolata 1947, descriveva la tragedia degli esuli e la tragedia personale che ha vissuto. La canzone recita: “Da quella volta non l’ho rivista più. Cosa sarà della mia città? Ho visto il mondo e mi chiedo se io sarei lo stesso se fossi là. Non so perché stasera penso a te strada fiorita della mia gioventù, come vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morirà”.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Del bianco.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Intervengo per l’ultima volta, naturalmente, su questo progetto di legge, però voglio chiedervi, care colleghe e cari colleghi, di abbattere per un attimo un velo di ipocrisia che c’è in quest’Aula, quello che si dice e che si alza ogniqualvolta si dice che la storia non deve essere terreno di scontro politico. Lo dico per un semplice fatto: la storia è sempre stata, è e sempre sarà terreno di scontro politico.
Pensare che la storia non lo sia è ragionare in maniera antistorica. Perché qui dentro, sui fatti storici, qui dentro, e non solo qui dentro, chiunque studi i fatti storici sa che i fatti storici vivono di interpretazioni. La storia non è la matematica, uno più uno non fa sempre due, per qualcuno fa tre e per qualcuno fa quattro. Sta nel saper motivare il perché le cose si dicono e il perché le cose si sostengono, però non possiamo pensare che ci sia un’univoca ricostruzione storica. Questo non esisterà mai. E su questo io non ho dubbi. Questo lo sapevo prima anche che questo progetto di legge venisse in Consiglio regionale, ma del resto che su alcuni fatti storici del Novecento io possa avere un’interpretazione storica diversa da quella che dà il consigliere Borgia o il consigliere Soranzo penso che sia perfettamente normale, legittimo e, dirò di più, auspicabile, perché la storia è permeata, e io dico per fortuna, perché su questo c’è una retorica negativa che tende a de-ideologizzarla, di ideologia, anche nel modo con cui la si fa.
È la storia della storia che dice questo. Quindi, che ci fossero delle differenze interpretative nei fenomeni storici, che spesso si traducono anche in vere e proprie differenze politiche, è un dato di fatto ineluttabile.
Questo lo sapevamo già. Ora, quello che però volevamo provare a fare noi in questa legge non è disconoscere naturalmente il fenomeno delle foibe. Nessuno di noi, che io sappia, in Aula qui l’ha mai negato, e ci mancherebbe anche altro. Del resto, lo stesso consigliere Corazzari nel suo bell’intervento che ha appena fatto ha ricordato, per esempio, le parole di tanti esponenti storici, anche della sinistra – Giorgio Napolitano era un comunista – che hanno ricordato esattamente quell’evento in quelle circostanze. Quello che volevamo fare noi con la nostra manovra emendativa a questo progetto di legge era provare a ritarare le regole del gioco e i confini dentro cui questa memoria andava scritta. Sono due cose diverse, completamente diverse.
Allora, nel momento in cui noi abbiamo proposto di dire: guardate che questo fenomeno storico sta dentro la storia del confine orientale specificatamente nel Diciannovesimo e nel Ventesimo secolo, era per dire proprio quello che diceva il consigliere Borgia, cioè che i moti nazionalisti dell’Ottocento riguardano eccome la dinamica del fenomeno delle foibe. Non lo riguardano, invece - è quello che dicevo prima - le invasioni dei Quadi e dei Marcomanni. Sono due questioni distinte, perché se è vero che esistono diverse interpretazioni della storia, è altrettanto vero che la storia si circoscrive dentro periodi temporali precisi.
Per cui è altrettanto chiaro che si possono avere delle interpretazioni diverse a come si arriva al fenomeno delle foibe, ma difficilmente si arriva a interpretazioni del tutto diverse nel dire da quando questi fenomeni hanno origine: nessun storico che la pensi in un modo o che la pensi in altro dirà mai che il fenomeno delle foibe inizia, ripeto, con l’assedio di Aquileia del 170 dopo Cristo. Questo ci tengo a dirlo, perché per noi quello era un punto fondamentale: inserire la specificità cronologica che voi avete inserito... o meglio, noi volevamo migliorare quello che voi avevate scritto. Perché, consigliere Borgia, nel suo intervento lei ha detto che il consigliere Cunegato nella relazione scorsa ha puntato tutto sul tema del fascismo. L’ha detto lei prima e può essere vero. Il punto è che noi abbiamo detto, proprio venendole anche incontro in un certo qual modo, che per noi quel fenomeno non può essere limitato nemmeno soltanto alla questione del fascismo, va preso prima e per questo abbiamo detto Diciannovesimo e Ventesimo secolo. Questo ci voglio tenere a sottolinearlo, perché per noi è un punto determinante.
Così come era determinante dare mandato a sviluppare gli aspetti di analisi storica che possono essere anche diversi l’uno dall’altro: ci sono storici che sulle foibe... storici titolatissimi, che sulle foibe hanno scritto cose che non collimano. E credo che siano rispettabili entrambe le visioni.
Il tema è che però, quando noi diciamo a chi si rivolge questa legge, per noi è importante pensare che siano gli Enti locali e che siano le università, che non sono né di destra né di sinistra, ad essere titolati, a sviluppare progetti di ricerca. E allora per noi è importante che questo sia prioritario in legge. Ed è per questo che avevamo proposto quell’emendamento. Voi ci dite: no, noi riteniamo che sia proprietario che a sviluppare quei progetti siano principalmente le associazioni degli esuli. Capite che qui ci sta la politica nella storia, ragazzi. Non possiamo dire che in questo aspetto, cioè nel non delimitare cronologicamente, nel dare chiari indirizzi prioritari su chi deve ricordare e che cosa, non possiamo dire che qui dentro non ci sia un’analisi politica.
E allora proprio per questo politicamente io penso che sia legittimo avere anche naturalmente visioni diverse e le visioni diverse non stanno nel non riconoscimento delle tragedie, ma stanno nella loro contestualizzazione. E siccome io credo purtroppo che il respingimento da parte vostra della nostra manovra emendativa tradisca in realtà un desiderio che da parte vostra è prima di tutto politico, prima ancora che di verità e di analisi, è per questo che noi non parteciperemo al voto di questa legge. Ci dispiace e lo dico molto sinceramente, perché bastava avere un’apertura un po’ più ampia sugli emendamenti che contestualizzano la tragedia delle foibe. Questa è la verità. A noi dispiace non partecipare a questo voto. Lo facciamo perché purtroppo è stata tradita quella che è stata la vera... intesa tradita come è stata resa evidente, svelata, quella che era la vera intenzione di questo progetto di legge. E allora, purtroppo a malincuore, pur riconoscendo naturalmente la gravità di quanto è successo nel confine orientale in tutto l’arco temporale del Diciannovesimo e del Ventesimo secolo, noi non parteciperemo a questo voto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Bozza.
Speaker : Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente.
Oggi stiamo per affrontare la fase conclusiva di un tema che riguarda i tragici avvenimenti che hanno coinvolto i nostri cittadini italiani del confine nord orientale alla fine del secondo conflitto mondiale.
Solo con la legge n. 92 del 2004, vale a dire ben sessant’anni dopo questi tragici avvenimenti, la Repubblica italiana ha istituito il Giorno del Ricordo, che, come è noto, si celebra il 10 febbraio in Italia, perché in questa data nel 1947 fu firmato il Trattato di Pace di Parigi, che cedette gran parte dei territori italiani alla Jugoslavia. Un’occasione questa per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.
La domanda che molti si sono posti sicuramente, in questi anche di discussione, e se serve una legge regionale che tratti ancora questo tema. La risposta è certamente sì, perché serve ed è necessario mantenere viva la memoria e onorare le vittime di quella tragedia e contrastare i tentativi di revisionismo storico che anche in quest’Aula, in maniera sottile ma evidente, sono stati manifestati.
Allora io credo che i numeri possano, certamente, aiutare a sottolineare la tragicità di quegli avvenimenti, ma non li voglio ricordare io i numeri, perché sono già oggi consegnati alla storia.
Ora, il fatto che simili e anche più gravi atrocità siano state commesse dai nazisti, dai nazifascisti durante il secondo conflitto mondiale e cioè nel periodo del ‘43 e ‘45 non può essere il motivo per stendere l’oblio su questi massacri terribili ai danni della nostra popolazione italiana di Istria e della Dalmazia, perpetrati, come sappiamo, dai partigiani comunisti. Gli eccidi di migliaia di persone nelle foibe e l’esodo degli italiani dall’Istria e la Dalmazia non devono essere sottaciuti, ma devono essere ricordati perché gli esuli e i loro discendenti hanno il dolore ancora vivo e spetta a noi, ovviamente, dare la giusta valorizzazione. Il massacro dei nostri italiani uccisi nelle foibe e il conseguente esodo di circa 350.000 giuliano-dalmati dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia, avvenuto tra la fine della Seconda guerra mondiale fino ai primi nostri anni 50, va ricordato e va anche commemorato con iniziative anche regionali, come quelle previste dalla legge che ci apprestiamo a votare.
Ricordo che l’istituzione del Giorno del Ricordo è stata il culmine di un percorso di riconciliazione nazionale, iniziato dopo la caduta del comunismo con la visita il 3 novembre nel ’91 alla foiba di Basovizza dell’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che ha così voluto dare una netta censura rispetto al colpevole negazionismo di alcuni settori culturali ideologici che volevano ridurre questi massacri a sporadiche vendete contro gli italiani, accusati a loro volta di aver attuato una italianizzazione forzata durante il periodo fascista delle comunità slave presenti nella Regione come un esponente anche delle opposizioni, ha ricordato proprio in quest’Aula nei giorni scorsi. Quelle terre che allora rientravano nel confine orientale italiano avevano visto per secoli sia sotto la Repubblica di Venezia sia sotto l’impero asburgico, la convivenza di popolazione di etnia italiana che erano la stragrande maggioranza, soprattutto nei paesi, nelle città costiere istriane- dalmate e di popolazione di etnia slava, più numerose delle aree agricole interne.
L’equilibrio e la convivenza si ruppero con i regimi e i fatti sanguinosi del Novecento. È una storia complessa e drammatica, colleghi, certamente. Con una disfatta militare dell’Italia del 1943 ci furono le prime operazioni di pulizia etnica da parte dei partigiani comunisti jugoslavi, ma la gran parte delle persecuzioni e degli eccidi avvenne alla fine della guerra, dopo che da quell’area si erano ritirate anche le truppe di occupazione naziste.
Dal maggio del 1945 e per diversi mesi successivi migliaia di italiani furono prelevati dalle loro case, deportati e infine gettati a gruppi nelle cavità carsiche tipiche di quell’area, chiamate, appunto, foibe. I condannati venivano legati tra loro e qui vi risparmio le atrocità che sicuramente non solo sono consegnate alla storia, ma sono conosciute da moltissimi di noi. A seguito di quei massacri iniziò l’esodo della popolazione italiana che ebbe il suo culmine dopo il Trattato di Parigi del 1947, che assegnò Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia comunista.
Nel giro di pochi anni, circa 350.000 giuliani e dalmati si riversavano inizialmente nei campi profughi allestiti in molte località di quella madrepatria, che erano spariti nelle loro terre di origine. Successivamente nelle principali città italiane sorsero interi quartieri dedicati alle comunità degli esuli.
Questo sono solo alcuni passaggi veloci che ho voluto ricordare in questo intervento, ma che non fanno onore certamente alla storia di chi vuole minimizzare, di chi vuole ridurre o, ancora peggio, giustificare queste abominevole crudeltà, relegandole a un sentimento di ritorsione contro gli italiani in quanto fascisti.
Con questa legge, cari colleghi, il Veneto scrive un’ulteriore pagina di verità e di futura memoria, alla quale noi voteremo favorevolmente. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Collega Cunegato, prego.
Scusi, collega Borgia, lei interviene per fatto personale? Va bene.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Io parto da una premessa. Poi non mi si mettano in bocca parole che non ho mai detto. Nessuno nega la violenza delle foibe, nessuno non condanna la violenza delle foibe e nessuno nega la tragedia dell’esodo. Anche qui parliamo di 250.000 italiani.
Ricordo che l’esodo fu in tutta Europa, come l’esito tragico dello sconquasso creato dal nazismo e dal fascismo, perché l’esodo è la conseguenza della seconda guerra mondiale: 10 milioni di tedeschi sono dovuti fuggire.
Sono d’accordo con il collega Del Bianco, la storia non è neutra e sono anche d’accordo con De Bianco, contro la posizione, legittima, di Soranzo di una storia condivisa e lo dimostrano tutti i vostri interventi. Noi abbiamo chiesto una cosa: che la storia delle foibe fosse raccontata all’interno della complessità del confine orientale. E questo non è possibile e non è possibile perché quando Borgia, il capogruppo di Fratelli d’Italia, dice che Cunegato dando la piena responsabilità al fascismo, dando la piena responsabilità alla dittatura... qua si sta negando la responsabilità del fascismo da parte di uno che sta in un partito neofascista. Questo è il punto chiarissimo...
Speaker : PRESIDENTE
Cunegato, però... silenzio, silenzio.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Quello che io ho chiesto l’altra volta è stato quello di dire... no, ma mi faccia parlare, mi faccia parlare.
Speaker : PRESIDENTE
Torniamo all’ordine.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Ma perché ti vergogni? Fermo il tempo. Allora... allora ferma il tempo, però. Ferma il tempo, perché non mi fa parlare. Ferma il tempo, per favore.
Speaker : PRESIDENTE
Torniamo all’ordine, grazie. Cunegato, però mi raccomando.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Quello che io ho chiesto l’altra volta è stato semplicemente di ricordare tutta la storia, è stato quello di ricordare che il confine orientale era un luogo dove i popoli, nell’impero austroungarico, vivevano in maniera ibrida: c’erano popolazioni croate, slovene, bulgare. E poi che cosa succede, caro Bozza, che mi accusi di parlare di italianizzazione? L’italianizzazione mica è un’accusa mia, è una cosa storica. Leggi la storia. Che cosa fanno i fascisti? Vanno e bruciano la Casa della Cultura Slovena a Trieste, fatto storico. Che cosa fa la legge Gentile...?
Speaker : PRESIDENTE
Cunegato, mi scusi.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Ma se non mi lasciano...
Speaker : PRESIDENTE
Consiglieri, fate finire il consigliere Cunegato. Prego.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Obbliga il cambio di tutti i nomi e cognomi e questa è storia, non è Cunegato che si è inventato questa roba. Questa è storia. Okay? Quindi voi volete raccontare le foibe dicendo che il fascismo non ha nessuna responsabilità sulla vicenda storica. Cito le tue parole dando piena responsabilità del fascismo, dando piena responsabilità alla dittatura. Questo ha detto Cunegato. Ecco, il fascismo ha una piena responsabilità in questa storia ovviamente, visto che ha creato il razzismo antislavo, visto che è responsabile dell’occupazione jugoslava, che ha fatto 1,2 milioni di morti: gli italiani e i tedeschi hanno fatto 1,2 milioni di morti!
Speaker : PRESIDENTE
Non occorre urlare. Consigliere, non occorre urlare. Le tolgo la parola. Le devo togliere la parola se continua così.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Ma qual è il problema, scusi?
Speaker : PRESIDENTE
Sta urlando quando loro stavano zitti, non occorre urlare. Prego.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Scusate. Il problema è che ci sono stati 1,2 milioni di morti lì e quindi non si può negare questa storia. Così come io credo, e le vostre parole di oggi sono chiare, il che dimostra che non è neutra questa storia e che l’uso politico della storia è evidente. C’è una storia in Veneto che ha sempre come protagonista Fratelli d’Italia. Perché Fratelli d’Italia fa una mozione che invita a vedere in tutte le scuole “Rosso Istria”, cioè un film dove non si ricordano le foibe, dove si dice che i fascisti sono tutti buoni, i partigiani son tutti brutali, violenti, assassini, sanguinari e alla fine di questo film arrivano i nazisti come dei liberatori. Questo è il messaggio che manda quel film, cioè non è il ricordo delle foibe, è il capovolgimento della storia. Una storia nella quale, da quando nasce la Repubblica e per tutta la Prima Repubblica che fu davvero antifascista, era chiaro che chi stava dalla parte giusta ci aveva liberati dal fascismo e dal nazismo e non il contrario.
In quel contesto lì, Donazzan lo ricordo, che rimane il riferimento per il vostro partito, chiese lo scioglimento dell’ANPI, cioè un’Istituzione del Governo chiede lo scioglimento dell’Associazione nazionale partigiani italiani, cioè l’associazione che fa storia e memoria di chi ci ha liberato dalla dittatura e di chi ha costruito poi di fatto la Repubblica, una Repubblica che è antifascista, una Costituzione che è antifascista.
Nel 2021 c’è un’altra mozione sulle foibe fatta da Speranzon, sempre Fratelli d’Italia, dove si citano dati tutti sbagliati: i 5.000 morti diventano 12.000 morti, morti perché sono etno-diversi, si scrive, e in questa mozione si dice di sospendere i finanziamenti alle associazioni che si macchiano di riduzionismo, come se chi racconta la storia, cercando anche di partire dalle cause, non arrivando direttamente alle conseguenze fosse un negazionista. Di fatto ancora una volta, evidentemente, appare chiaro che l’obiettivo polemico è l’AMPI, cioè l’obiettivo polemico non è chi nega le foibe, ma chi cerca di raccontare le foibe attraverso una storia che è stata di razzismo, di italianizzazione e della peggiore guerra che c’è stata nell’umanità, che è conclusa peraltro anche con la tragedia della Shoah e noi siamo stati dalla parte sbagliata della storia.
Ecco, quindi, chi racconta tutto questo racconta, poi, di fatto viene condannato di negazionismo e si dice in quella legge che non deve più accedere ai fondi regionali.
Quindi questo è il punto. Il punto non è essere contrari, come dire, al ricordo delle foibe. Non essere contrari al ricordo dell’esodo, è essere contrari a chi, e l’hanno dimostrata la vostra bocciatura di due emendamenti, si rifiuta di raccontare la storia nella complessità. Cioè si rifiuta di dire che la storia non comincia in quel giorno - alcuni di voi mi avevano detto questo: non bisogna commemorare solo quello - si rifiuta di inserire, come dire, una storia che comincia nel secolo precedente e anche si rifiuta di dire che forse, insomma, non dovrebbero essere le associazioni che, ovviamente, hanno tutto il diritto di essere di esistere, hanno il sacrosanto diritto di esistere, ma, come dire, sono emotivamente parte di una storia, ma dovrebbe essere atto dalla storia, dagli storici e dalle università, perché quasi tutti, praticamente tutti gli storici dicono quello che stiamo dicendo noi in questo caso; ecco, perché in fondo noi voteremo contrari a questa legge.
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere ha chiuso? Ha finito?
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Sì, voteremo contrario.
Speaker : PRESIDENTE
Ha dichiarato il voto. Bene, io però la devo richiamare perché lei ha attribuito a una forza politica la dicitura neofascista. Se non ho sentito male, me lo conferma?
No, no, è a verbale. Quindi io dico solo che è a verbale, poi chi si sente offeso reagirà di conseguenza.
Prego, Consigliere.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Presidente, credo che quanto dichiarato dal consigliere regionale Carlo Cunegato, che non è al bar, ma è in una Assemblea legislativa, nella più importante Assemblea legislativa del Veneto e soprattutto l’Italia ha dato al partito di Fratelli d’Italia del partito neofascista. Il partito che oggi esprime il Presidente del Consiglio e che ha ricevuto democraticamente più del 26% dei consensi da parte dei cittadini italiani viene conviene dichiarato e considerato dal collega Cunegato neofascista. Allora, io chiedo che vengano presi dei provvedimenti, perché è come se avesse dichiarato che il 30% degli elettori di Fratelli d’Italia, quindi degli italiani, è neofascista.
Non è ammissibile arrivare ad uno scontro di questa natura con delle offese e soprattutto delle ingiurie in modo continuativo. Per noi non è più ammissibile, perché qui siamo andati oltre. Noi dovevamo stare qui a commemorare una tragedia. Ringrazio la collega Cendron e il collega Rocco e anche alcuni esponenti del Partito Democratico che hanno legittimamente e in modo democratico raccontato, illustrato e spiegato la propria visione, ma non è ammissibile arrivare alle offese, alle ingiurie in un’Assemblea come questa. Per noi abbiamo oltrepassato ogni limite. Va benissimo, tutti riteniamo che ognuno possa interpretare il ruolo come ritiene, però arrivare a questo è qualcosa che non è ammissibile, soprattutto in un’Assemblea democratica.
Allora, devono essere presi dei provvedimenti, perché altrimenti, se incominciamo tutti a rivolgerci così nei confronti dei partiti, degli alleati, dei colleghi, non esiste più la democrazia, non esiste, nei fatti, tutto quello che di positivo abbiamo provato a spiegare in questi dieci mesi di Consiglio regionale. Purtroppo, ancora una volta, qualcuno ha voluto portare questa, che è una tragedia, ribadisco, una tragedia che colpisce italiani, ad una questione meramente ideologica ed è qualcosa che offende migliaia di morti. Lei può dire che sono cinque, dieci, uno o dodici, il tema non è questo. Il tema è che sono morti degli italiani assassinati dai partigiani comunisti di Tito. Allo stesso modo...
Speaker : PRESIDENTE
Non valgono gli applausi.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Allo stesso modo avrei la stessa identica reazione, la stessa chiarezza nel distinguere e soprattutto dichiarare chi ha fatto...
È inutile. No, guardi, Del Bianco. Guardi, è inutile che lei...
Speaker : PRESIDENTE
Consigliere, le devo togliere la parola.
Speaker : Claudio BORGIA (Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni)
Se le avesse ricevuto lo stesso trattamento che il Gruppo di Fratelli d’Italia ha ricevuto in quest’Aula da parte nostra e noi non lo faremo mai, non sarebbe in queste condizioni. Sarebbe già uscito dall’Aula, perché se non vota questa legge, e lo può fare legittimamente, si figuri se qualcuno la insulta, si figuri se qualcuno la insulta. Noi siamo eletti democraticamente dal popolo e questo non è... No, Presidente, io su questo...
Speaker : PRESIDENTE
Abbiamo finito il tempo. Abbiamo capito. No, no, fermi, fermi. Scusate, Consiglieri, fermi un attimo. Fermi un attimo, fermi un attimo. Allora facciamo una cosa: sospendo la seduta per 10 minuti, sospendo la seduta per 10 minuti, grazie. Riprendiamo i lavori. Grazie.
Allora riprendiamo i lavori. Accomodatevi, grazie, perché vedo qualche assenza. Rigo sempre tra i banchi. Pressi. Sedetevi... no, no, un attimo solo.
Allora intanto c’è stata un’istanza, sono ripresi i lavori. C’è stata un’istanza, quella di adottare, se non sbaglio, dei provvedimenti rispetto all’intervento del consigliere Cunegato. Io ricevo l’istanza e la giro all’Ufficio di Presidenza e vi faremo sapere poi quali saranno i provvedimenti eventuali, se dovessero essercene, previa valutazione dell’Ufficio Collegiale, non solo del singolo, e quindi porterò all’Ufficio di Presidenza la decisione e dopo ne avrete una comunicazione in un senso o nell’altro. Questa parte è chiusa.
Cunegato, lei sta chiedendo fatto personale. Secondo noi ci siamo confrontati, non c’è fatto personale, io non glielo concedo. No, è relativo. No, ci siamo confrontati. È una decisione condivisa, quindi io le tolgo la parola e adesso procediamo alla votazione del provvedimento. Chiuso. La prossima volta... ci deve essere un motivo. Fatto personale non basta. No. È stato citato due volte il Consigliere. Andiamo avanti.
Apriamo la votazione, grazie. Concentrati sul provvedimento. Siamo in diretta, mi raccomando, i cittadini la stanno guardando, Cunegato.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
31 voti favorevoli, 1 contrari0, 0 astenuti, 8 non partecipano al voto.
Il Consiglio approva.
Chiuso questo argomento. Allora procediamo. Ricordiamo che si procede fino alle 18.30.
C’è la mozione n. 30, presentata dai consiglieri Bozza, Patròn, Maltauro: “La Giunta regionale estenda la possibilità di accesso ai finanziamenti per le aree sciabili, oltre al caro sci alpino anche lo sci di fondo, ai sensi dell’articolo 6 della legge regionale 21/2008. Presentazione cinque minuti e poi gli interventi per i Consiglieri altri cinque minuti e poi eventuale replica.
Prego, consigliere Bozza.
Speaker : Alberto BOZZA (Forza Italia – Berlusconi – Autonomia per il Veneto – PPE)
Grazie, Presidente. Questa mozione ha sostanzialmente l’intento di far presente come oggi nella politica, ovviamente regionali, dettato, ovviamente, anche da quelle che sono le leggi e le disposizioni di Giunta vi sia la possibilità di… in quanto abbiamo rilevato questo che non risultano finanziabili interventi di ammodernamento tecnologico relativi agli impianti di sci di fondo rispetto a quanto già oggi la Regione fa nei confronti, invece, degli impianti di sci a discesa e quali, ad esempio, l’acquisto dei mezzi battipista, piuttosto che l’installazione di tapis-roulant che sono necessari per l’ammodernamento delle piste da sci da fondo, in particolare con i criteri approvati dalla Giunta regionale come ricordavo prima nelle disposizioni di deliberazione la numero, in particolare, la 1510/2025 che, appunto, escludono da questa tipologia anche interventi quali la messa, appunto, degli impianti con riferimento alla risalita con i tornelli, mentre l’acquisto dei mezzi battipista non è previsto dai criteri. L’intento, quindi, di questa mozione ritenuto - e salto ovviamente dando per letto quello che è il dispositivo di premessa - ritenuto che debbano essere adottati dalla Giunta regionale procedure ad evidenza pubblica che consentano anche l’accesso nel rispetto della legge regionale 21/2008 ai gestori degli impianti di sci di fondo, riconoscendo la stessa opportunità per la pratica sportiva, al pari, ovviamente, dello sci alpino, come ricordavo prima su alcune specifiche attrezzature o opportunità di sviluppo di rinnovamento si chiede quindi che la Giunta possa prevedere, in occasione dell’emanazione delle prossime procedure di evidenza pubblica queste apposite tipologie di spese idonee a finanziare anche gli interventi di miglioramento per la fruizione del corretto utilizzo in condizioni di sicurezza delle piste di sci di fondo, estendendo così la tipologia degli interventi anche a questa pratica sportiva. Lo dico perché abbiamo delle realtà montuose sul nostro territorio, in particolare nel Vicentino, nel veronese, dove c’è la possibilità e l’opportunità, grazie anche allo sviluppo ormai della pratica diffusa dello sci da fondo la possibilità, la necessità di poter avere dei sostegni da parte della Regione per migliorare, per potenziare e ampliare l’impianto di fondo per i tanti appassionati. È un modo per vivere anche le nostre montagne diverso dalla disciplina dello sci da discesa e anche la possibilità di creare turismo e attrattività dei nostri Comuni su queste zone montuose. Quindi, l’intervento di questa mozione ha solo l’intento, vista la legge regionale che ricordavo prima, la n. 21 del 2008, di dare l’opportunità nei bandi anche di acquistare attrezzature e migliorare l’impiantistica delle piste di sci da fondo.
Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Ci sono interventi?
Collega Del Bianco, prego.
Speaker : Alessandro DEL BIANCO (Partito Democratico)
Passo dalle foibe allo sci alpino in un attimo e non per fatto personale.
Nel concetto non si può non condividere, naturalmente. Se l’oggetto di alcuni bandi viene allargato bisogna fare una cosa conseguente, allargare anche lo stanziamento. Se noi mettiamo le stesse risorse però ampliamo l’oggetto ci si rimette. Io sono favorevole a questa mozione nella misura in cui l’impegno della Giunta sia anche quello di aumentare le risorse a disposizione, perché se questo non lo si scrive qualche dubbio mi viene. Quindi, chiedo formalmente al collega Bozza di inserire questo, eventualmente, perché lo ritengo un aspetto comunque particolarmente importante. Altrimenti è come dividere una torta: o si amplia la torta oppure la torta diventa sempre drammaticamente più piccola.
Speaker : PRESIDENTE
Baldan Flavio, prego.
Speaker : Flavio BALDAN (Movimento 5 Stelle)
Grazie, Presidente.
Condivido la mozione del consigliere Bozza. Non lo dico solo da appassionato più da fondo che da discesa, ma ritengo che effettivamente lo sci da fondo sia un po’ il parente nobile dello sci da discesa, quello che conosciamo, dagli impianti di risalita. Ovviamente mi riferisco in particolare alla montagna. Hanno costi particolarmente diversi rispetto allo sci da fondo. È vero, come dicevo prima, è un parente povero, tutto sta ovviamente nel capire anche le risorse, perché quando si parla di attrezzature, ovviamente, bisogna anche essere specifici da questo punto di vista.
È chiaro che gli impianti di sci da fondo necessitano dal lato delle risorse sicuramente di un impegno di spesa diverso, ma sono un’alternativa che io vedo di buon grado, nonostante... soprattutto anche mi fa piacere scoprire che nel veronese e nel vicentino, fra virgolette, ci siano delle possibilità anche per sgravare le montagne dolomitiche, perché mi pare che dal lato turistico, ovviamente, siamo tutti ben predisposti, ma che ci sia un problema ormai sulle nostre montagne dolomitiche, sia nel Cadore, sia dal lato ovviamente del dell’Agordino, mi pare che questo sia e evidenziato.
Tra l’altro lo sci da fondo, vista la situazione economica non certo positiva del nostro Paese, consente di fare dello sport sano e di conoscenza della montagna a prezzi particolarmente più calmierati, perché sappiamo bene come sia aumentato notevolmente anche il costo di chi fa sci da risalita e da impianti sciistici, quindi consentirebbe di scoprire posti e situazioni di montagna, vivendola in modo completamente differente e a minor costo. Questo credo sia sicuramente una parte importante e poi, come sottolineava il consigliere Dal Bianco, bisogna essere un po’ più precisi e capire in cosa consiste l’intervento.
Certo, ci sono delle possibilità per migliorare le situazioni. Io qualche pista eccetera l’ho vista. Non è semplice. Ovviamente anche lì bisogna battere le piste, servono degli strumenti spazzaneve, eccetera, per creare i percorsi da questo punto di vista, però credo che sia una parte del turismo invernale che come Regione Veneto possiamo in qualche modo allargare e da questo punto di vista incentivare proprio anche per il suo impatto, ripeto, di minor costo e anche perché consente di vivere la montagna sicuramente in un modo differente da questo punto di vista.
Quindi condivido questa mozione, precisando di che risorse stiamo parlando: ovviamente bisognerà sentire anche coloro che si occupano di questi impianti, eccetera, per capire. Perché buttare denari a pioggia ovviamente non è mai la soluzione migliore. Non sarà possibile, credo, allargare tutto rapidamente, eccetera, tutti i circuiti, averne il più possibile, ma si può pensare a un piano strategico che da oggi in poi cominci anche per Regione Veneto con l’obiettivo primario di sviluppare lo sci da fondo, che, ripeto, è un po’ il parente povero dal lato sciistico, ma credo che consenta di fare, di avere, di vivere lo sport e di vivere la montagna in un modo particolarmente salutare e anche economico per le tasche di chi lo realizza. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Sì, allora eccolo qui. Non vedo altri interventi, quindi chiudo gli interventi. Non vedo dichiarazioni di voto, quindi andare al voto.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
36 voti favorevoli, 0 contrari, 0 astenuti.
Il Consiglio approva all’unanimità.
Corazzari, vota favorevole. Registriamo.
Bene. Il prossimo oggetto è la mozione Ostanel-Cunegato, di cui viene richiesto lo spostamento. C’è stato l’Assessore qua, se magari glielo dicevate prima. No, sapevo che aveva un funerale, però se c’è anche lei che... no, rinvio a me no. Non so se al Presidente Zaia. Però lei è correlatore, quindi potrebbe presentarla lei, visto che c’è l’Assessore, se non è un problema. La mozione: “La Regione del Veneto intervenga per rafforzare la medicina generale”. Se lei è in condizione di presentarla, cinque minuti, e poi... Lei ha comunicato che aveva un funerale. Questo non me l’ha detto, poi non abbiamo capito, però se volete adesso l’Assessore era qua, mi dispiace per l’Assessore, approfittiamone, visto che, insomma, è stato qui diverse ore; un gesto di cortesia credo che sia dovuto. Lui l’ha avuta, l’avete anche voi.
Scusate un attimo. Stiamo verificando una questione regolamentare, un attimo.
Possiamo procedere? Allora la parola al consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
La mozione parla della questione di cui parliamo da tempo e molto della medicina generale, medicina di base, dove nel tempo (2019 al 2024) il numero di medici è calato potentemente da 3094 a 2.643. Pochi mesi fa è uscito lo studio pubblicato poi da Il Sole 24 ore, perché poi noi per affrontare la questione abbiamo alzato il massimale da 1300 a 1500 a 1800 siamo arrivati, come dire, ad essere la seconda peggiore Regione, dopo la Lombardia per numero di pazienti per medico di base.
È evidente che la figura del medico di base è fondamentale perché è il trait d’union tra il paziente e l’ospedale ed è l’unica figura che davvero conosce personalmente il paziente. Da questo punto di vista ci sono degli studi con evidenze empiriche che dimostrano che l’assunzione di un numero di medici di base rispetto allo stesso numero di specialisti è associato ad un maggior aumento dell’aspettativa di vita. Qua si parla di molte cose, alcune anche superate, perché poi ci sono stati degli interventi della Giunta, ma vado alla parte dispositiva.
Impegna la Giunta ad equiparare il valore della borsa di studio per il corso di formazione specifica in medicina generale a quelle delle specializzazioni universitarie; ad attivarsi presso il Governo e le Istituzioni competenti per ottenere un nuovo percorso formativo quadriennale per i medici di medicina generale, coinvolgendo le università nella formazione, ma mantenendo lo stretto legame con la sanità territoriale, gli insegnamenti professionalizzanti effettuati dai medici di medicina generale e i tirocini nelle sedi distrettuali, negli ambulatori degli MMG, con il tutoraggio da parte degli stessi MMG; a definire al più presto un nuovo accordo integrativo regionale per ruolo unico di assistenza primaria, che prevede la possibilità di costituire nuovi gruppi di medici e assicurare la presenza dell’assistente di studio anche presso il medico singolo che opera in località collinari o montane disagiate distanti dalle sedi delle case di comunità, sulla base delle valutazioni effettuate dalle aziende ULSS in sede di Comitato di azienda della medicina generale; definire le modalità di funzionamento delle case di comunità, hub, affinché sia garantita l’attività medica h24, sette giorni su sette, per tutta la popolazione afferente alle case di comunità, oltre agli altri servizi previsti dal decreto ministeriale n. 77 del 2022; di confermare le medicine di gruppo integrate – forse questo è uno dei temi oggi più scottanti – riconoscendo i maggiori costi sostenuti a seguito degli adeguamenti contrattuali del personale di studio e infermieristico e a favorire l’incremento numerico, integrando queste forme evolute della medicina generale nella rete delle cure primarie quali le case della comunità spoke; a garantire adeguati finanziamenti ai distretti sociosanitari, per assicurare in tutte le case di comunità la dotazione diagnostica e il personale idoneo ad erogare tutti i servizi previsti dal decreto del Ministro della salute n. 77/2022.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie.
Consigliera Luisetto, prego.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Intervengo a sostegno della mozione, ma anche per approfittare della presenza dell’Assessore, perché credo che questa mozione possa essere strumento anche di chiarezza rispetto alla risposta che l’Assessore ci potrà dare. Mi spiego. Alcune settimane fa, in risposta ad un altro atto, l’Assessore, rispetto al futuro delle medicine di gruppo integrate e al subentro dell’AFT, ha detto che fino al 31/12 non cambierà nulla. Noi, però, in Commissione Sanità abbiamo ascoltato il dottor Ruscitti chiarire come, anche se cambieranno i nomi e l’attuale denominazione delle medicine di gruppo integrate, delle medicine di gruppo, il modello della AFT non preveda uno smantellamento delle medicine esistenti, perché mentre altre Regioni e altri territori partono con la AFT, come da DM 77, partendo dall’assenza di modelli associativi precedenti, noi, seppure a macchia di leopardo e in condizioni molto diverse tra ULSS e ULSS e territorio e anche tra distretto e distretto, forme associative ce le abbiamo.
Approfitto di questa mozione, stando sul tema della mozione, per chiedere in tal senso una parola di univocità: non cambierà nulla al 31/12 o non cambierà nulla in termini di non smantellamento delle medicine esistenti, ma di concorso alle nuove AFT delle stesse anche dopo il 31/12. Questo è un tema importante in una fase di confusione totale che registriamo tra il personale non solo amministrativo, infermieristico, ma anche medico, all’interno delle medicine. E credo che questa mozione, che chiede un potenziamento, un sostegno e un rafforzamento delle medicine sui territori, possa essere l’occasione anche per fare chiarezza su questo punto.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Luisetto.
Ci sono altri interventi? Allora diamo la parola prima all’Assessore.
Speaker : Ass.re Gino GEROSA
Grazie, Presidente.
Esprimo parere negativo per quanto riguarda questa richiesta, per una serie di molteplici motivi: uno perché, come ha già accennato prima il consigliere Cunegato, ad esempio, abbiamo già portato a 25.000 euro l’incremento della borsa di studio per i medici che frequentano la Scuola di Medicina Generale, parificandola quindi a quella delle scuole di specializzazione, proprio per evitare quel delta economico che non era un incentivo per i giovani medici a scegliere i corsi della Scuola di Medicina Generale rispetto alle scuole di specializzazione.
Per quanto riguarda quanto sollevato dalla consigliera Luisetto, confermiamo che stiamo rimodulando il sistema senza voler smantellare ciò che già che funziona. Però certo che dal 1° gennaio dovranno entrare in funzione le AFT, come previsto dal DM 77, ma tutto quello che è in essere, quindi le medicine di gruppo, medicine semplici, quindi la vicinanza ai cittadini sul territorio resterà invariata, non verrà toccata.
Per quanto riguarda le preoccupazioni riferite al personale amministrativo e al personale infermieristico, questo va toccato. Semplicemente c’è una sorta di giungla in questo momento e quindi stiamo facendo una valutazione per cercare di uniformare dei contratti che in questo momento sono assolutamente a macchia di leopardo: chi partecipa alle cooperative che viene pagato direttamente, quindi a questo bisogna porre mano.
L’ultimo punto è quello riferito all’AIR, a cui accennava prima il consigliere Cunegato. L’AIR dovrebbe, se riusciamo a chiuderlo, come sembra che riusciamo a chiuderlo, mettendoci un quantitativo di risorse economiche importanti... dovremmo riuscire a dare piena attuazione a quello che era il DM 77 per quanto riguarda soprattutto la Missione 6, la componente 2 del PNRR, quindi le case di comunità. Si faceva riferimento alle case di comunità h24-7, dovrebbero trovare piena consapevolezza. Ecco perché esprimo parere negativo, perché tutto questo è fatto e, anzi, ulteriormente incentivato. Grazie.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie. Consigliere Cunegato.
Speaker : Carlo CUNEGATO (Alleanza Verdi e Sinistra)
Non capisco perché non votare a favore di una mozione solo perché un punto è superato. Il punto è superato non per colpa nostra, ma perché noi presentiamo una mozione il 4 febbraio e la discutiamo il 20 ottobre. Quindi io credo che c’è qualcosa che non va in come organizziamo i lavori, nel senso che avevamo già detto a lungo di trovare il modo per discutere queste mozioni e se noi ci troviamo a discutere una mozione del 4 febbraio il 20 ottobre, credo, visto i ritmi, che sarà non sempre meglio, ma sempre peggio, c’è qualcosa che non va.
Il resto della parte dispositiva non capisco perché non dobbiate votarla, visto che chiede quello che ha detto, cioè chiede che vengano confermate le medicine di gruppo, chiede che vengano attivate a tutti i livelli le case di comunità.
Anch’io chiedo che ci sia una presa di posizione chiara rispetto alle medicine di gruppo integrate, perché i Sindaci, ma anche i cittadini, sono adesso un po’ in fibrillazione. Capisco quando lei dice che non è ancora definito il quadro, ma credo che si debba definire al più presto, ovvero nel senso che il 31 dicembre finiscono questi contratti. Sono molto preoccupati i lavoratori, sia gli infermieri che gli amministrativi, perché appunto il loro contratto, insomma, rischia di scadere. Io lo dico ancora una volta le nostre proposte rimangono tre. Io so che voi avete garantito - e questa è una buona cosa -comunque ai Sindaci che i medici rimarranno dove devono essere. Quindi questa è una premessa, io credo, su cui non possiamo transigere. Però è altrettanto importante io credo che nelle medicine di gruppo non rimanga solo il medico, ma anche l’infermiere, amministrativo.
Ecco, io ho sentito e qui ci sono delle posizioni che devono essere chiarite perché Ruscitti, il direttore generale, in una Commissione ha dichiarato che queste persone verranno assunte in tre anni, questo che cosa significa? Cioè che nel frattempo continueranno a lavorare assunte dalla AFT le cooperative, oppure non lavoreranno più e verranno assunte dopo? Ecco, questo va chiarito, ma deve anche essere chiara un’altra cosa: che queste persone di infermiere, amministrativi non devono essere assunte, io credo, nel quadro di una AFT larga no, ma devono essere assunte in questo quadro giuridico che è nuovo e da cui non possiamo fuggire, però essere sempre poi di fatto collocate nelle medicine di gruppo. La AFT prevede 30.000 persone, però, ad esempio, dove abito io siamo a 46.000 persone, cioè se io non faccio più lavorare l’amministrativa nella medicina di gruppo, dove conosce i pazienti e può fare un buon triage, ma la metto dentro un quadro di un territorio così grande rischio veramente di creare un call center, come dire, dove c’è una spersonalizzazione.
Quindi, ecco, io spero che venga salvata la prossimità, ovviamente, che venga salvata la prossimità anche di questi dipendenti per evitare una spersonalizzazione. Quindi sì alla prossimità no alla spersonalizzazione e anche vi chiedo di, se riuscite, ad accelerare, insomma, perché sia i dipendenti che i territori e i Sindaci aspettano delle risposte.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consig
Allora, siamo alle dichiarazioni di voto.
Consigliera Luisetto.
Speaker : Chiara LUISETTO (Partito Democratico)
Grazie, Presidente. Sì, per sostenere e intervenire a sostegno e a votare a favore, insomma, della mozione presentata e anche per segnare, diciamo, un punto di chiarezza. Le parole dell’Assessore stasera in Aula sono state molto chiare, e cioè anche dopo il 31 dicembre non smantelleremo ciò che c’è e lo faremo rientrare all’interno del nuovo modello.
Questo è già un elemento di chiarezza, perché in Aula si è sempre parlato soltanto del 31.12 fino ad adesso, e il 31.12, come ci siamo detti più volte, è veramente dopodomani. Il tema sarà capire come avverrà la transizione, perché quando c’è stata l’audizione in Commissione ci è stato ribadito un paio di volte che 12 milioni sono stati spesi nel 2026, 12 milioni si intende spendere nel 2027 per la riorganizzazione, per la spesa del personale infermieristico amministrativo per i rimborsi, ma se in prospettiva, come ci è stato detto, nei prossimi tre anni, questo personale dovrà essere tutto assunto dalle ULSS e dal sistema pubblico, ci vorranno ben più risorse, anche perché con AFT di 30.000 abitanti è evidente che il lavoro stesso di infermieri e personale amministrativo non sarà più dedicato soltanto alla medicina da cui provengono e alla quale sono assegnati, per la quale lavorano, ma assumerà una dimensione diversa. In alcuni casi la riorganizzazione potrebbe essere un elemento, in altri servirà investire, servirà riorganizzare investendo.
Se l’elemento di chiarezza che oggi portiamo a casa e che possiamo credo tutti trasmettere, perché nella confusione generale il rischio è di pensare che tutto si cancellerà e che quello che resiste lo fa dentro nelle case di comunità, sapendo bene che sono talmente poche rispetto alle medicine già esistenti che non possono accogliere il territorio e neanche devono perché ci sono presìdi di periferia, aree interne, che non solo hanno bisogno di conservare l’esistente, ma avrebbero bisogno di nuovi presìdi di prossimità, di nuove medicine di gruppo che si chiamino studi associati, che si chiamino come le vogliamo, il tema vero sarà garantire un’attenzione al territorio e una risposta di prossimità che non può essere soltanto quella delle case di comunità, altrimenti rischia di essere un accentramento, mentre noi ci stiamo dicendo che non è questione del medico sotto casa, ma è questione di servizi raggiungibili soprattutto dalla popolazione fragile e anziana e in periferia o nelle aree montane e interne. Quindi, non solo l’auspicio, ma il monitoraggio e l’attenzione che poniamo nei prossimi mesi saranno serrati proprio per evitare che il ritardo di programmazione con cui si arriva ad applicare il DM n. 77 e si arriva ad applicare le AFT senza un’organizzazione che le abbia realmente accompagnate in questi anni non si ripercuota poi sui cittadini.
Speaker : PRESIDENTE
Grazie, consigliera Luisetto.
Ci sono altre dichiarazioni di voto?
Collega Szumski, prego.
Speaker : Riccardo SZUMSKI (Szumski – Resistere Veneto)
Grazie. Abbiamo sentito la risposta. Noi esprimiamo un parere favorevole a questa mozione, perché e fatta a suo tempo e riguarda quella che è la nostra attenzione alla medicina di famiglia e alla medicina di prossimità. Segnalo anche che, però, ci sono, sentite le assicurazioni, sentito il direttore Ruscitti in Commissione.
Però ci sono delle situazioni sul territorio che non sono molto chiare. Nella AFT a cui appartenevo io l’altro giorno i colleghi hanno saputo che è stata risistemata così improvvisamente, cioè l’Ambito... non è il massimo del rapporto. Parlo dell’ULSS 2, guidata per non dire nomi e cognomi.
Poi, come ho già fatto un’interrogazione, nell’ULSS 4 sento che vengono prese delle decisioni in questo momento in cui si obbligano i medici ad andare a fare nelle case di comunità l’orario suppletivo e non mi pare sia possibile a cosa vigente, dimezzando anche la paga. Questo non c’entra, esula, però voglio dire che c’è una macchia di leopardo operativa sul territorio, che deve essere ricondotta a un’unicità di comportamenti.
Speaker : PRESIDENTE
Non vedo altre prenotazioni.
Chiudiamo le dichiarazioni di voto e apriamo il voto.
È aperta la votazione.
È chiusa la votazione.
13 voti favorevoli, 25 contrari.
Il Consiglio non approva.
Chiudiamo qui il Consiglio e ci rivediamo la prossima volta. Grazie a tutti.
