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O voglio iniziare con un saluto par.
Gli slogan?
Zione okay, vorrei iniziare con un saluto particolare ai presenti, al Comandante della Capitaneria di porto e di fregata, Raffaele Muscariello, Comandante della Compagnia della Guardia di finanza, tenente Giordano d'Arcangeli al comandante della stazione carabinieri luogotenente Pietro tempesta, don Raffaele Tatulli, vicario del Vescovo Angelo Amato, presidente dell'associazione molfettesi nel mondo, voglio salutare i miei cari così colleghi, consiglieri comunali, tutti presenti, e soprattutto i festeggiati di oggi oggi festeggiati sono i molfettesi nel mondo, le loro rappresentanze, naturalmente,
E voglio rivolgere anche un ringraziamento particolare al dottor Pietro, 100 Pietro Centrone, che nell'anno 2003 e diede impulso alla istituzione della ricorrenza del Molfetta Day, cioè la giornata che stiamo celebrando e che si celebra naturalmente ogni il 9 settembre, benissimo, così va meglio ogni 9 settembre.
Quindi io non sono solito, ho preparato.
Se, se ritenete?
È vero, ha ragione.
Ha ragione, io non sono solito preparare degli interventi per chi mi conosce, benché meno nella giornata di oggi, dove ci sono solamente delle parole che vengono dettate dal cuore, perché è una giornata particolare, la giornata della nostra ieri è stata la Giornata della nostra santa patrona e soprattutto in questo momento quello che ci ci correre ricordare e diciamo il percorso che tanti dei nostri parenti, genitori, amici, nella lontana crisi degli della dell'anno, 800 degli anni 800 si sono dovuti, come dire imbarca, nella quale si sono dovuti imbarcare nella nella speranza di ritrovare una una nuova vita che dirvi oggi è una giornata veramente particolare. Il Molfetta dei.
Una una giornata che ricorre, che ricorre in onore della Santissima padrona, Madonna dei martiri, il il il momento è un po' il momento si va, forse forse è meglio e fa caldo,
In questo momento quello che mi viene in mente sono anche i racconti dei miei parenti che, sin da quando ero bambino, anche io ho dei parenti che sono immigrati all'estero, sono immigrati all'estero, sono partiti per trovare una nuova speranza, affidandosi come dire alla Madonna dei martiri che per loro poi è diventato come dire un,
È diventata la loro speranza, è diventato, come dire, un ricordo fondamentale per poi ritornare quindi quello che noi celebriamo ogni anno e il ricordo memorabile di di quei molfettesi che con la valigia di cartone, come diceva qualcuno di voi poc'anzi davanti a alla al busto di Simón Bolívar,
Sono partiti con la valigia di cartone vuota per cercare di riempirla, magari portato, hanno portato con loro dei dei ricordi dei loro pensieri, dei sentimenti di come dire di amore e di affetto per la propria città che non hanno mai dimenticato, perché quello che nella nella giornata del del Molfetta dei che è diventata è rientrata fra le tradizioni ma ormai molfettesi o, questo non è un solido. Di solito il Consiglio comunale, un Consiglio comunale particolare e il Consiglio diciamo che ricorda quelle persone che, come dire, hanno svolto quel percorso e che hanno tanto da insegnarci e che da qui i nostri figli dovrebbero prendere spunto e dovrebbero, come dire, iniziare il loro percorso di vita. Quindi, a questo punto io non ho altro da dire se non grazie a coloro i quali hanno ridato alla speranza ai cittadini molfettesi, perché sono come dire delle persone che non non si possono dimenticare così facilmente hanno Donno segnato i tratti della nostra storia hanno ridato come dire la forza a tante persone che avevano perduto anche la speranza di farcela perché è anche grazie a loro e loro sono come dire esempi di vita per noi.
Anche grazie a loro tanta gente, come dire, ha avuto la forza di farcela a questo momento, in questo momento diciamo passo la parola alla all'assessore, Carmela Minuto, in rappresentanza delle che ha come delega la rappresentanza delle comunità estere, grazie ancora.
Grazie Presidente, buonasera a tutti, io non faccio l'elenco, ma naturalmente saluto tutte le forze dell'ordine qui presenti, i Consiglieri comunali, gli ospiti e chi ci fanno onore, come don Raffaele di essere qui oggi presente al posto dal nostro a nome del nostro vescovo che saluto con tanto affetto e la Molfetta dei è nata nel 2021 2008 anche prima e 2021 avevo letto su va bene. 2008 nasce attraverso alcuni politici che anche loro erano andati all'estero e quindi, nel loro ritorno, hanno fortemente voluto questa Giornata della Molfetta dei.
Nacque con semplicemente dei documentari, io invece ringrazio oggi il Presidente e ne approfitto dell'associazione molfettesi nel mondo, Angelo Amato, che ha riportato un pochettino alle origini di tale giornata, quale quella di iniziare con anche i documentari, credo che anche oggi ci saranno il saluto insomma le esperienze di chi è andato all'estero.
Questa è una giornata particolare perché non si festeggia se non c'è soltanto un Consiglio comunale, si festeggia la Molfetta dei e quindi si ricorda gli emigranti e tutti coloro che sono partiti, ma oggi è la festa della Madonna dei martiri e chi, come me e Cattolica religiosa, sa che unire queste due giornate è un qualche cosa di profondo e meraviglioso, perché dovete sapere che ho scritto le date nel 1.560. Spero di non sbagliarmi su questa data. Ci fu un terremoto a Molfetta dove Molfetta, rimasta illesa e il popolo decise che la Madonna De Martini doveva essere chiamata la Madonna dottor Malizia, dopodiché giusto 11 maggio, vedi ecco, l'anno dopo non fu risparmiata ancora Molfetta e ci fu un diluvio di quelli, proprio quelli acquazzoni torrenziali che anche lì, diciamo, Molfetta, rimase anche lì sana e salva e si dette subito. Si pensò che bisognava a festeggiare in onore della Madonna De martedì e da quel momento in poi.
Abbiamo sempre festeggiato ogni anno. Questa, diciamo, è una festa particolare perché non si festeggia solo gli emigranti, ma per quanto riguarda la Madonna De martedì festeggiamo i marinai, festeggiamo il mare contestualmente in diverse parti del mondo. Si festeggia la Madonna De martedì. Ci sono un gruppo di musicisti che ora si trova in America e che ieri hanno festeggiato contestualmente con noi qualche ora prima, hanno suonato perché anche ad Hoboken avviene in questa maniera. C'è la Madonna che arriva sul motopeschereccio e quindi si festeggia quando, nonostante le distanze del mare, invece, ci sembrano invece che sono qui dietro l'angolo, perché contemporaneamente si festeggia insieme. Io sono andata a due anni fa e devo dire che l'accoglienza che ho ricevuto ad Hoboken dalla comunità dei molfettese è stata meravigliosa. Li avevano due comunità, quella dei molfettesi nel mondo e la comunità dell'Inter quindi diciamo, mi spaventai o perché diciamo, erano veramente ben organizzati. Sono tornata e devo dire che la comunità dei molfettesi è ancora attiva, hanno una sede, ci hanno presentato altri amici, ci hanno offerto un buffet cucinati, hanno cucinato loro per noi ed è stato veramente bello ritrovarli tutti. Spesso molti li rivedo qui ogni anno perché avvengono a festeggiare la Madonna De Martini,
Prima chi mi ha chiesto se io, poco fa, ho depositato la corona presso la la statua di Simón Bolívar, perché personalmente sono molto legata. I miei pro zii, cugini di mio padre, andarono immigrarono tutti i miei nonni, chi da Altamura chi da Alberona se ne andarono tutti in Venezuela e sono ritornati e la mia storia e che i miei genitori si incontrarono lì, penso che anche qui ci Millo Benito, penso che abbia fatto anche il Venezuela, quindi molti di di dei dei genitori e dei nostri genitori hanno vissuto in giù in Venezuela. Io ancora uno zio lì, in Venezuela, quindi diciamo, mi sento quotidianamente grazie a Dio, ai cellulari, alle videochiamate che dopo il Covid diciamo, hanno preso umano, si conobbero lì e immigrarono, a mia mamma emigrò perché se ne andarono con i genitori. Mio padre emigrò qualche anno più grande, cioè parliamo di mia madre aveva tre anni e mio padre ne aveva 11. Penso.
Si incontrarono lì si sposarono e dopo tanti anni ritornarono molti fecero fortuna. Ritornarono veramente con un bagaglio pieno di esperienza e di fortuna altri no, ma molti sì.
Ecco perché, poi, il ritorno nella propria patria vollero mettere su questo busto, perché ricordava, diciamo, il sacrificio di anni e anni passati all'estero il tema dell'immigrazione, l'ho detto prima quando ci fu la il primo Consiglio comunale Molfetta dei nel 2021, quindi, anche se l'associazione nasce prima e volevo dire il Molfetta dei adesso stavo facendo mente locale nasce nel 2021, quindi non mi sbagliavo.
Nasceva per questo motivo, dove si parlava anche di emigrazione, perché in quel momento si pensava che si fosse fosse un po' assopito il il fenomeno della dell'emigrazione, invece oggi, ahimè, non è proprio così.
E quindi il mio pensiero con il cuore va a tutte quelle popolazioni che sono martoriate dalla guerra, che vivono situazioni veramente particolari, insomma, speriamo nella pace e speriamo insomma che possano, diciamo a finire che possa risolversi tutto al più presto perché i grandi uomini devono insomma mettersi a tavolino come si diceva un tempo e organizzare per il meglio il nostro Paese. Parlavo di emigrazione e immigrazione.
Quando ci fu che all'epoca ci fu il Molfetta tesi parlò, mi ricordo, proprio dei giovani è toccato a me io all'epoca ero giovane, oggi sono meno giovane, ma i miei figli sono tutti fuori e quindi chi Milano, chi Roma e diciamo non non vi nego che comunque tenta, tendono ad uscire sempre di più fuori cioè ad andare all'estero per fare master per fare altro, quindi, il fenomeno dell'immigrazione è un fenomeno che speriamo si plachi con gli anni, ma noi tenderemo, sempre, diciamo, ha visto che abbiamo un Paese su una costa, dove accogliamo don Raffaele tutti, e così deve essere, perché c'è chi sfugge chi fugge dalla guerra, c'è chi fugge da situa situazioni particolari, e quindi è giusto tendere la mano. Non mi dilungo io ringrazio tutti voi, questa è la mia piccola storia, dico solo un altro piccolo episodio. Pochi giorni fa sono stata in Thailandia.
Sì, mi sono battaglie, diciamo la parte nordica della Thailandia e dove sono andata proprio, mi sono avventurata avventurata nelle zone, non dico abbandonate, ma dove si vive si vive con le palafitte e chi stava dietro di me c'è solo Barracca, no, erano palafitte e dormivano nel nell'amaca, ve ne ho fatto un tuffo. Noi a casa abbiamo l'amaca mia madre, quando è emigrata, è andata in Venezuela, dormiva, nella lì, mi fa sì con la testa e così dormivano nell'amaca. Oggi ne risente per la spina dorsale, ma è così e quindi ho fatto un tuffo nel passato, ho detto mi oddio, qui dormono ancora nell'amaca, ma non voglio andare troppo indietro. Mia madre oggi ha 83 anni e.
L'amaca, c'è ancora a casa, grazie, voglio solo ringraziare tutti voi per essere qui e dirvi che oggi festeggiamo il Molfetta dei. Festeggiamo l'associazione, ma fette sia nel mondo, perché molti di voi ritornano qui ed è bello rivedervi. Ogni anno festeggiamo non soltanto soprattutto la Madonna De martedì, ma non soltanto la Madonna De Martini. Festeggiamo i marinai che fanno parte della nostra terra, festeggiamo il mare e festeggiamo soprattutto voi che oggi siete qui ad onorarci della vostra presenza. Grazie e buona festa,
Grazie grazie assessore minuto, voglio posso avere la parola alla presidente dell'associazione molfettesi nel mondo, Angelo Amato.
Buona sera a tutti, grazie Presidente.
Grazie al vicesindaco, agli Assessori presenti alle autorità militari e un grazie affettuoso a don Raffaele Tatulli, che rappresenta oggi la nostra diocesi, diocesi che e devo dire molto attenta, ai collegamenti con i molfettesi nel mondo appena l'anno scorso.
Appena l'anno scorso.
Il no è caduto, il gonfalone emanò Molfetta Molfetta, è sempre lì protetta dalla Madonna dei martiri, le abbiamo passate di tutti i colori, ma noi siamo lì, dicevo, l'anno scorso il vescovo insieme a don Peppe De Ruvo è stato in visita pastorale in Australia, so che ha fatto un piacere enorme ai nostri amici di Freemantle POR Piris Sidney parte dove ha potuto visitare le nostre comunità molto attive nonostante tutto molto attive e io oggi voglio ringraziare loro queste comunità di molfettesi all'estero che storicamente continuano a perpetrare le nostre tradizioni, i nostri valori,
Spesso e il più delle volte attorno al culto della Madonna dei martiri, che rappresenta il nostro segno identitario, e mi raccontavano in questi giorni che sono stati qui e che hanno partecipato a tutti gli eventi di questo quarantaquattresimo convegno, la nostra associazione è stata affondata ben nel 1981, tra poco arriviamo ai 50 resistete,
E mi raccontavano che è sempre più difficile mantenere queste comunità unite perché ovviamente, mentre all'inizio fino a 50 anni fa le le famiglie rimanevano sempre nell'ambito molfettese molfettesi spostavano i molfettesi al massimo qualche altro pugliese. Ora giocoforza le le famiglie si allargano e vanno e si internazionalizzano e quindi riuscire a mantenere questo legame anche con i propri figli e nipoti diventa sempre più difficile. E qui entra in gioco il ruolo della nostra comunità qui a Molfetta, perché è qui che dobbiamo trovare il modo per mantenere, per trasmettere la, l'attrattività che ha la nostra città con le sue tradizioni, con le sue bellezze culturali che tutti hanno apprezzato in questi giorni, rimanendo addirittura sorpresi di come Molfetta potesse offrire bellezze da vedere e da da mare. E quindi è questo che noi dovremmo trovare il modo di fare, oltre al fatto che è assolutamente necessario che tutte le istituzioni, non solo quella religiosa, mantengono rapporti diretti con le comunità per poterle supportare in questa attività che a volte veramente eroica per alcuni di loro, nel mantenere appunto questo alto il nome della nostra città e poterlo trasmettere, trasmettere il desiderio di tornare di venire a scoprire le proprie origini ai propri figli e ai propri nipoti. In Australia parliamo addirittura di quarta quinta generazione perché i primi partirono alla fine dell'800, quindi diciamo, siamo ben oltre il rapporto diretto tra chi è nato a Molfetta e chi vive il nato Lina in Australia. Tra l'altro, una particolarità, e voglio ricordarla in Australia molti di origini molfettesi non parlano l'italiano, ma parlano benissimo il dialetto per cui con loro noi comunichiamo. Non mi vergogno a dire che io non mi avventuro a parlare inglese con loro, ma mi avventuro a parla a parlare il dialetto molfettese e qui è presente vittoria, Carrocci che qui, di fronte a noi che.
Addirittura conduce una trasmissione insieme a Mauro, Gagliardi, in una radio australiana, 531 radioitalia, dove tengono una trasmissione per i molfettesi e quindi realizzano dei podcast, anche in dialetto molfettese, per cui almeno la nostra lingua avviene in realtà tramandata. E la cosa bella è che viene tramandata la vecchia, il vecchio dialetto molfettese, che ovviamente non è stato inquinato come da noi, dal dall'italiano e quindi io certe volte sento da loro dei termini che noi sono completamente in disuso. Oltre al fatto che devo dire, io mi sono avventurato in questa intervista, tutte in dialetto spiegando come funziona VAS la festa della Madonna, dei martiri, eccetera. Pensavo fosse una cosa semplice, perché io ogni tanto il dialetto lo parlo però è una cosa è l'intercalare, una cosa è fare tutto e l'Inter, tutta l'intervista ideale e una lingua vera e propria, tra l'altro, come sapete, molto apprezzata, tanto da essere oggetto di ricerca all'Università di Zurigo, per alcune sue particolarità e viene considerata anche una lingua viva, quindi io voglio ringraziare loro certe volte dicono a noi grazie per perché rappresentate il con il contatto con Molfetta, siamo noi che ringraziamo loro a parte il fatto che noi insistiamo perché esistono loro sennò non ci saremmo ma ci consentono veramente di capire la realtà in tutte le parti del mondo e poterli aiutare, seguire ed essere il contatto con Molfetta per noi oltre che un piacere è veramente un onore, grazie.
Grazie Angela, a questo punto vorrei passare la parola ai Consiglieri al Consigliere Minetti.
Per un suo breve intervento.
Sì.
Grazie Presidente, Vicepresidente, grazie vicesindaco, Assessori, tutti consiglieri comunali.
Autorità religiose militari.
All'associazione, manifestarsi nel mondo e ai cittadini, tutti vicini e lontani.
Oggi, mentre ci riuniamo per celebrare Molfetta dei, desidero iniziare con cui questo Consiglio celebrativo, riflettendo su una citazione di un grande filosofo cardias per l'uomo, non diviene se stesso se non superando se stesso. Questa affermazione, che elude la continua evoluzione dell'essere umano, ci invita a considerare non solo chi siamo oggi, ma anche chi possiamo diventare Jaspers ci spinge a guardare oltre il presente, a vedere l'essere umano non come una realtà compiuta ma come un progetto in divenire quali i nostri concittadini hanno deciso di lasciare questa terra. L'emigrazione di molti molfettesi nel corso degli ultimi decenni ha rappresentato una sorta di distacco dal cordone ombelicale materno. Questo distacco ha permesso a tanti di loro, ora sparsi in tutto il mondo di mettere le radici altrove, pur continuando a identificarsi profondamente nell'identità e nella cultura molfettese.
È proprio questa identità che diventa significativa quando una comunità rende la propria cultura popolare unica e inconfondibile. Questi nostri concittadini, pur affrontando difficoltà e sfide in terre lontane, hanno portato con sé il cuore di Molfetta, mantenendo vive le nostre tradizioni e contribuendo al progresso delle comunità che ci hanno accolti. I loro sacrifici e la loro determinazione sono testimoni di una capacità di trasformazione che incarna lo spirito della nostra città. Inoltre, la globalizzazione culturale, come vediamo chiaramente nella celebrazione della maggiore dei martiri anche oltre oceano, crea un intreccio organico di usi e costumi al punto che i piccoli cambiamenti e progressi del nostro sistema sociale avvengono quasi senza che ce ne rendiamo conto, integrandosi profondamente nel tessuto sociale, applicando quindi l'idea di Asper alla nostra comunità, possiamo chiederci che cosa significa essere molfettesi in questo contesto di trasformazione e di crescita.
La nostra identità non è un dato fisso, ma è un processo che si arricchisce nel tempo attraverso il dialogo tra tradizione e innovazione. Ogni anno, quando celebriamo il Molfetta dei, ci confrontiamo con questa sfida. Come possiamo preservare ciò che ci definisce, senza rimanere intrappolati nel passato? Come possiamo continuare evolvere come comunità mantenendo saldi i nostri valori e le nostre tradizioni?
Oggi, nel ricordare le nostre radici, onorare il coraggio di chi ha portato Molfetta nel mondo, ci impegniamo anche a riflettere sul nostro percorso futuro. L'esempio dei nostri concittadini emigrati ci ispira a guardare avanti, a costruire una Molfetta sempre più inclusiva, dinamica e fedele alle sue radici e, come diceva Goerz, la cultura è una struttura di significati trasmessi storicamente incarnati in simboli e in questo intreccio di simboli che si radica la nostra appartenenza Molfetta nascerà Molfetta, significa essere immersi fin da subito in un patrimonio culturale ricco e variegato, una realtà che risuona profondamente con le parole di Marcel Proust. Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi Molfetta non è solo un luogo fisico, ma è un passaggio culturale che ci plasma un tessuto di significati e simboli che ci accompagna, fin dai primi passi e in ogni parte del mondo ogni vicolo, ogni piazza racconta una storia, le mura della nostra città sono testimoni silenziosi di secoli di vita di gioia e di difficoltà di feste di lotte qui, come diceva Walter Benjamin, il passato porta con sé un indice segreto che lo rimanda alla redenzione e noi camminando per queste strade non facciamo altro che riannodare quei fili invisibili che legano il presente al passato, ma cosa significa realmente essere molfettesi oggi significa portare con sé un'eredità preziosa fatta di valori, di tradizioni ma anche di una grande apertura verso il mondo. In questo senso, l'essere umano, essenzialmente un raccontatore di storie che vive la sua vita come se la raccontasse, la nostra identità molfettese. E una narrazione in divenire un assessore che ci raccontiamo e che raccontiamo agli altri, intrecciando le esperienze del passato e le aspirazioni del futuro. Essere molfettesi significa anche saper guardare, oltre verso orizzonti che si estendono al di là del male del mare che ci circonda, portando con sé un pezzo della nostra terra, ovunque si vada.
E, come diceva lo scrittore Ryanair Maria Reich, la patria non è mai una semplice località, ma è l'infinita dello spazio interiore. I nostri concittadini costretti a lasciare la terra natia per cercare fortuna altrove non hanno mai veramente abbandonato quel cuore pulsante che Molfetta che siano negli Stati Uniti, in Argentina e Venezuela o in Australia in molfettesi nel mondo, portano sempre dentro di sé un pezzo della loro città, un pezzo del loro cuore. Non è raro trovare comunità molfettesi che, nonostante la distanza, continuano a celebrare le nostre tradizioni ricreando un angolo di Molfetta anche a migliaia di chilometri di distanza e come se quel legame che ci unisce fosse iscritto nel profondo delle nostre anime come un filo invisibile che ci lega questa terra, rendendo reale ciò che lo scrittore Cesare Pavese ha espresso così bene, un paese ci vuole non fosse che per il gusto di andarsene via, ma per noi molfettesi andarsene non significa mai veramente partire. Portiamo con noi il profumo del mare, il suono delle campane, della cattedrale la dolcezza dei ricordi d'infanzia e la forza delle nostre tradizioni. La settimana santa, la sa Grammar e della maggiore dei martiri, il Pizzarelli, l'applico PRAC, le torri del duomo, i pescherecci sul porto, questa connessione profonda e indissolubile, questo amore che non conosce distanze si manifesta ogni volta che i nostri concittadini si riuniscono per celebrare la Festa della Madonna De Martini, in terre lontane ricreando irrituale l'atmosfera di casa e, come diceva Antoine de santé ex peri l'essenziale e investibile agli occhi. Eppure noi lo percepiamo in ogni gesto, in ogni sguardo, in ogni parola che richiama Molfetta e un amore che si rinnova ogni volta che ricordiamo che siamo chi chi siamo e da dove veniamo, un legame che non può essere spezzato dalle distanze geografiche o dal tempo.
In queste celebrazioni lontane che si tengono a Hoboken, bonus ARES, a Sydney si respira ancora l'area di Molfetta e Commissioni molfettesi, ovunque si trovi, portasse con sé un pezzo di questa terra, una parte di quella identità che ci rende unici, che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande, come affermava Carli Young la casa e laddove il cuore trova la sua pace e voi molfettesi nel mondo, sappiamo che Molfetta sarà, come sempre, la vostra Cassa del vostro cuore, un luogo che vi definisce e che vi accompagna ovunque andiate. La nostra algie di Molfetta non è mai una semplice tristezza, ma una forza vitale che ci spinge a mantenere vive le nostre radici e trasmettere le nuove generazioni, ciò che abbiamo ereditato perché, come scriveva Paolo Neruda, si può tagliare tutti fiori, ma non si può fermare la primavera e la primavera di Molfetta. Quella luce che ci illumina e ci guida continua a fiorire nei cuori di tutti molfettesi, ovunque essi si trovino unendo passato e presente in un abbraccio senza fine. La cultura, come ci insegna Emily Durkheim e il collante sociale che ci tiene unita come comunità, la società non è una semplice somma di individui, diceva, ma il sistema formato dalle loro associazioni rappresenta una realtà specifica che ha le sue proprie caratteristiche. In questo senso, la nostra identità molfettese non è semplicemente il risultato delle azioni individuali, ma emerge dalla rete complessa di relazioni.
E significati e condivisa all'interno della nostra comunità e Molfetta dei. Quindi non è solo una celebrazione delle nostre radici, ma è un'occasione per rinnovare il nostro impegno a perse a preservare e trasmettere la nostra cultura. Come osservava il filosofo Paul Ricoeur, la trascrizione la tradizione non si limita a rimettere il passato, ma lo rielabora e lo rinnova. Questo è il nostro compito. Mantenere viva la Molfetta insita reinterpretando i simboli e le pratiche del passato in un modo che risponda alle sfide del presente.
Il legame che molfettesi nel mondo mantengono, con la loro terra d'origine e una testimonianza della forza della nostra identità culturale e, come sottolineava Édouard site, l'identità non è mai un semplice fatto di geografia, ma è legata al modo in cui ricordiamo e raccontiamo la nostra storia.
Anche a migliaia di chilometri di distanza, i nostri concittadini continuano a celebrare le nostre tradizioni, dimostrando che l'identità molfettese trascende i confini fisici, radicandosi profondamente nella memoria e nel cuore. La globalizzazione, come ci ricorda Appadurai, non deve essere vista solo come un processo di omologazione ma come un'opportunità per rinnovare, arricchire le culture culturali,
Le culture del mondo sono sempre state globali. Scriveva Appadurai, ma la globalizzazione di oggi è caratterizzata da una maggiore intensità e velocità e Molfetta dei. In questo contesto diventa un atto di resistenza culturale in un mondo per riaffermare la nostra identità in un mondo di rapida trasformazione. E infine, voglio ricordare le parole di Martin Heidegger, il quale sosteneva che essere significa abitare abitare, non è solo vivere in un luogo, ma costruire un mondo di significati, relazioni e simboli Molfetta e il nostro mondo, il luogo dove la nostra esistenza trova significato attraverso le tele, le tradizioni, i valori e le storie che ci sono state trasmesse e Molfetta dei. E il momento in cui riaffermiamo questo legame con la nostra terra, con il nostro modo di essere nel mondo. Concludo invitandovi a vivere questa giornata non solo come una celebrazione delle nostre radici, ma come un'occasione profonda per riflettere su cosa significa davvero essere molfettesi oggi essere molfettesi non è solo un fatto anagrafico geografico e un'identità che abbiamo il dovere di portare avanti con orgoglio e consapevolezza e, come ci ricorda Karl Jaspers,
La tradizione non è ciò che si eredita, ma ciò che si conquista attraverso un'interpretazione creativa. Questo ci spinge a guardare oltre la semplice conservazione del passato, a comprendere che siamo i custodi di un patrimonio che vive e respira, che ha bisogno di essere nutrito e interpretato e rinnovato ogni giorno. Vivere questa giornata significa prendere coscienza del nostro ruolo come portatori di una cultura che non va solo no, che non solo custodiamo, ma che abbiamo il compito di arricchire, tramandare.
E, come affermava Havel, la speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha senso, indipendentemente da come andrà a finire la nostra speranza per Molfetta, allora risiede nella certezza che ciò che stiamo costruendo insieme ha senso che ogni gesto, ogni parola, ogni tradizione che rinnoviamo contribuisce a mantenere viva la nostra comunità Pro. Mettiamoci quindi di vivere questo futuro con lo stesso amore, la stessa passione e lo stesso senso di responsabilità che hanno guidato i nostri antenati perché essere molfettesi oggi significa anche questo esseri, i creatori di una storia che continua a essere scritta in una storia che appartiene a tutti noi, viva Molfetta, viva e Molfetta dei grazie.
Grazie consigliere Minetti, voglio passare la parola al consigliere d'Amato per il suo intervento.
Buon pomeriggio, grazie Vicepresidente vicesindaco, colleghi Consiglieri.
Oggi è un grande giorno per Molfetta, io vorrei iniziare il mio intervento rivolgendo un sincero ringraziamento all'Associazione molfettesi nel mondo, che da anni si impegna con passione e dedizione per mantenere vivo il legame tra la nostra città e le comunità dei nostri concittadini all'estero.
Un saluto affettuoso, poi va a tutti i molfettesi che sono qui presenti e chi ci segue da lontano, sappiamo che ci guardate che ci ascoltate e che, nonostante la distanza, continuate a sentirvi parte integrante di questa comunità, la vostra presenza e il vostro affetto ci ricorda quanto forte sia il vincolo che vi lega alla vostra città. D'origine, quella di oggi non è solo una ricorrenza simbolica e il momento in cui la città apre le braccia a chi è partito a chi ha lasciato la propria terra, ma non ha mai smesso di sentirsi parte di questa comunità. È il giorno in cui Molfetta riconosce i suoi figli nel mondo veri ambasciatori della nostra cultura, del nostro lavoro e delle nostre tradizioni.
E Molfetta, dei occasione di orgoglio e di gratitudine, orgoglio per le tante storie di sacrificio e di successo che Tespi timoni hanno la forza dei molfettesi nel mondo, gratitudine per il legame che, nonostante la distanza, rimane saldo e sincero, quella di oggi non deve limitarsi ad una celebrazione, deve diventare uno spazio di progettualità condivisa, di scambi culturali e sociali. Un'occasione per dire con forza che l'identità MOL fit molfettese non ha confini, ma unisce integra, moltiplica energie e visioni, perché ovunque ci si trovi essere molfettesi emotivo, di orgoglio di appartenenza e di speranza per i mall PEF, tesi che vivono lontano, rivedere Molfetta significa ritrovare le origini, respirare i profumi e i colori dell'infanzia, incontrare volti familiari, e questo è il senso del Molfetta dei un momento di festa di ricordo, ma anche un momento per misurare quanto alla nostra comunità sia capace di custodire le proprie radici e soprattutto insieme di costruire un futuro per Molfetta. Quello di oggi è il riconoscimento che questa città vuole dare ai tanti uomini e donne che hanno lasciato la propria terra in cerca di lavoro e di futuro di opportunità, portando però con sé la ricchezza delle nostre tradizioni e oggi noi, con un'offerta dei, riallacciamo i fili di questa storia comune, rafforzando un legame che non si è mai spezzato, però il Consiglio comunale di oggi deve essere una sfida per noi amministratori, perché chi torna anche solo per pochi giorni deve trovare una città accogliente, vivibile, capace di rinnovarsi e di costruire nuove opportunità. Una città che sappia dimostrare la crescita e l'innovazione è avvenute negli anni, non una città ferma, confusa, che rincorre emergenze senza visione, queste verità, dobbiamo avere il coraggio di dircele anche in un giorno di festa come questo,
Questa giornata unisce chi è rimasto e chi è partito, chi vive le sfide quotidiane della città e chi da lontano continua a guardarla con orgoglio e nostalgia e un ponte tra generazioni, perché i giovani di oggi possano riconoscere nelle storie di chi è emigrato la prova che le radici non si perdono ma si rinnovano.
Quello di oggi è un invito a sentirci comunità,
Ma questo colleghi, di chi deve diventare colleghi Consiglieri deve diventare un banco di prova per noi amministratori, un momento in cui guardare negli occhi chi torna e chiederci che città stiamo consegnando a chi ritorna e soprattutto ai giovani che qui vivono ogni giorno, il compito che ci spetta è quello di rendere Molfetta una città in cui valga la pena restare una città.
Che non costringa i suoi figli a partire, ma che sappia attrarli di nuovo, convincerli a investire qui a Molfetta, energie e futuro.
Quello di oggi deve essere un impegno, un impegno per costruire una Molfetta all'altezza delle aspettative dei molfettesi. Perché chi torna oggi e domani possa dire con orgoglio questa è la mia città, questa è la Molfetta che amo, questa è la Molfetta che cresce insieme a me. Il Molfetta dei ci ricorda una verità che non possiamo più ignorare. Chi è partito non lo ha fatto per scelta, ma spesso per necessità, perché questa città non ha saputo offrirgli quello che meritava, e allora oggi il nostro compito è chiaro. Dobbiamo assumerci la responsabilità di cambiare in meglio Molfetta. Chi torna deve trovare una città migliore. Se vogliamo onorare davvero i molfettesi nel mondo, dobbiamo smettere di accontentarci, dobbiamo smettere di rinviare, dobbiamo dare risposte concrete, altrimenti la fotografia di Molfetta rischia di ridursi a una cartolina sbiadita buona per i momenti di nostalgia.
Questa città ha la forza per rialzarsi, per crescere, per tornare ad essere orgoglio non solo per chi ci vive ogni giorno, ma anche per chi la guarda da lontano, con il buon cuore che batte forte per Molfetta, io ci tengo a Molfetta, ci tengo perché la città dove siamo nati, dove cresciamo i nostri figli, dove abbiamo i nostri affetti e le nostre radici, ci tengo perché so quanto ha sofferto chi è dovuto partire e so quanto brillano gli occhi di chi torna anche solo per pochi giorni, quando rivede il mare, le vie e i volti di questa città, quella di oggi non può essere solo una ricorrenza da calendario, deve essere un impegno, una promessa, una responsabilità.
Noi amiamo Molfetta e proprio per questo non ci accontentiamo, vogliamo una città che dia a chi resta le stesse opportunità che altri hanno trovato altrove, vogliamo una città che faccia dire a chi do, a chi torna, sì, questa è la Molfetta che merita il mio orgoglio, questa è la Molfetta che porto nel cuore grazie,
Grazie, consigliere Amato. La parola va al Consigliere Minervini per il suo intervento,
Presidente vicesindaco, assessori, colleghi consiglieri, che i Consiglieri Autorità religiosi e militari e, venendo meno alla forma che l'Aula consiliare e l'occasione prevedono, rivolgo il saluto ad Angela visto il nostro rapporto fraterno, mi consentirete di rivolgermi a lei come abitualmente faccio.
Molfetta dei è un appuntamento istituzionale realizzato all'interno delle celebrazioni per la festività della Madonna de dei martiri, e non potrebbe esserci occasione migliore anche perché in ogni casa di molfettesi e non in ogni casa molfettese e, credetemi, la differenza no no, non è formale, ma è sostanziale. È sempre presente l'immagine della nostra Patrona come Amministrazione comunale. Ci riempie d'orgoglio accogliere le le le nostre sotto stress sorelle e dei nostri fratelli sparsi nel mondo, nella nostra casa comune e né nell'assise più alta della nostra città. E un privilegio che,
Riservato ad ospiti illustri, ma voi ospiti non lo farete mai nella vostra città, illustri lo farete sempre ugualmente ospite, non lo farai mai o molfettese, che giunge, viene accolto nelle vostre comunità, così come accadeva quando il fenomeno dell'immigrazione ha condotto voi e dei vostri avi questo evento ci consente di riscontrare ciò che verifichiamo giornalmente in merito alla bontà delle iniziative proposte e dall'impegno profuso dall'associazione che come Amministrazione comunali e supportata sin da sin dai suoi albori.
Personalmente ritengo che questo ponte ta tra città di Molfetta e i cittadini molfettesi nel mondo ha determinato e determinerà il man, il mantenimento dei colori, sapori, tradizione e conservazione del nostro dialetto, che sicuramente è la lingua comune tra tutti noi qui presenti che non richiederebbe alcuna traduzione, lo stesso ponte è stato, è stato foriero e sarà foriero di esperienze, conoscenze e stili di vita che sicuramente a crescere chiariranno la non saprei dei disposizione ad assorbire in quanto cittadini di una loro di una località di mare che hanno plasmato le proprie abitudini il proprio vivere quotidiano influenzati dai cosiddetti addetti Forestieri,
L'impegno e continuare a costruire ponti in una fase storica che vede l'uomo impegnato ad innalzare muri. Il forte legame che da sempre unisce Molfetta e coloro che, per ragione, per di più carattere lavorativo, sono stati costretti a lasciarla fra loro, ritenere che, se si tratta di una destinazione provvisoria, mi consentirete di aver preso spunto dalla definizione del nostro amato don Tonino Bello che con la frase sistemazione proprie dei Soria indicò un crocifisso posto all'interno del Duomo che non trovava adeguata, collocazione una tappa e non una destinazione, per quanto bello possa essere il luogo e la nazione che vi accolti nel profondo da del vostro cuore, sapete benissimo che nessun posto è più bello della nostra Molfetta a nome di tutta la maggioranza. È quello che voi, i vostri figli, le future generare alterazioni, continuerete ad essere delle famiglie molfettesi, ricchi di tutte le sue tra direzioni, da tramandare e che rappresentano un patrimonio inestimabile. Riteniamo che sia stato e continua ad essere questo lo spirito che caratterizza l'associazione e la sua presiede evidente. Angelo Amato, alla quale rivolgiamo il nostro ringraziamento per l'encomiabile lavoro quotidiano.
Grazie consigliere Minervini, nel frattempo ci ha raggiunti il Presidente del Consiglio, che voglio salutare Robert Amato.
Vorrei anche chiedo scusa per non averlo fatto prima, vorrei CONS salutare anche il Commissario Lucia Farinola che è in sostituzione oggi del Comandante Cosimo Aloia, a questo punto vorrei che vorrei che intervenisse il vicario del vescovo don Raffaele Tatulli, per un suo saluto e un suo breve intervento, grazie, certamente sarò breve, buona sera a tutti, grazie, signor Vicepresidente.
Signor vicesindaco, Assessori e tutti quanti voi, consiglieri comunali e tutti quanti voi qui presenti, innanzitutto sto soft sostituendo il vescovo, il quale è impegnato in un'altra circostanza, però, ecco, devo dire sinceramente che è con grande piacere che partecipò a questa ma manifestazione a questo convegno a Molfetta dei e in effetti sono al alcuni anni gli ultimi anni che sono qui presente e ogni volta emerge sempre una realtà così bella e così profonda il nostro ricordo, il nostro legame con i nostri concittadini che sono all'estero e questo è dovuto innanzitutto alla volontà.
Iniziale della mini delle varie amministrazioni, ma soprattutto dell'Associazione molfettesi nel mondo, che sta curando con 80.
Pazienza, ma soprattutto con tanta responsabilità questi legami io parto sempre da un discorso religioso che tutto quello che noi stiamo facendo questa sera l'abbiamo detto proprio all'inizio che è il momento della festa della nostra, ha fatto torna alla regina dei maschili e questo esprime quello che è il sentimento popolare, la nostra fede, i nostri legami alla Vergine Santissima e grazie a lei e certamente le occasioni.
Diventano motivo per poterli incontrare e scambiate queste queste comunicazioni o queste aiuti che.
Diamo innanzitutto voglio dire che anch'io sono stato presente.
Nei tempi passati nell'associazione molfettesi nel mondo e ricordo con molto piacere nel 1985 che ho accompagnato monsignor Tonino, Bello.
Nella prima Missione net nella prima visita con Rodolfo Caputi e di in Argentina.
È stata un'esperienza bella, ma nello stesso tempo traumatica, perché l'Argentina usciva dalla dittatura e l'ambiente in cui si viveva veramente e da un ambiente dal dopoguerra.
Era arretrata almeno di 10 20 anni nei confronti della nostra Italia.
E quando abbiamo incontrato l'associazione dei molfettesi, la Duma.
Duma.
Lodo.
Ci accolsero benevolmente, ma ci accusava o no e ci rimproverarono dicendo meno male che vi siete ricordati di noi, noi siamo stati completamente abbandonati da voi, noi ci sentiamo soli,
Noi abbiamo tentato tante cose, ma soprattutto non abbiamo quelle possibilità economiche per poter riagganciare i nostri rapporti con la nostra città.
E da quel momento vi ricordo l'impegno dell'associazione, in modo particolare di Rodolfo Caputi. Ecco messi in moto tutto un cammino per poterlo far ottenere le varie pensioni a coloro chiedono all'estero e che dovevano potevano dei cooperare dall'Italia quei diritti che avevano pagato quando hanno lavorato in Italia ed all'ora e chiedo al c'è stato questo scambio, io sono stato per ben tre volte in Argentina e l'Argentina ce l'ho veramente nel cuore perché o di visto sia, diciamo, la prima generazione e poi, quando sono andato successivamente, ho visto anche i figli e i nipoti che hanno continuato a festeggiare la la festa della Madonna del dei martiri, proprio così come la festeggiamo noi in una maniera molto più sobria, però la loro devozione alla loro presenza lì, alla bocca, nella chiesa di San Giovanni Evangelica Battista ed Evangelista, San Giovanni Evangelista, lì veramente si respira l'aria di Molfetta, non so non sono stato in America ma sono stato anche in Australia dove anche lì la situazione è ben diversa dall'Argentina ma anche lì si vive la nostalgia.
Di Molfetta e lodo desidero non soltanto di tornare non soltanto di vedere Molfetta così come l'hanno lasciata, ma desidero che.
Ci sia questa dovuta accoglienza e questo modo di vivere, dei rapporti così profondi col con la ludopatia, con la loro Molfetta termino proprio con un sì o un fatto accaduto la prima volta che andai in Argentina, andammo a visitare un pescatore, un uomo ed ormai avanti nell'età viveva da solo la bocca in una casa fatta di lamiere e diceva ormai non c'è più speranza però ho un solo desiderio, quello di venire a Molfetta è andato, ho potuto Made e respirare la via di Molfetta e del mare.
E poi è chiaro che non sarà avvenuto a Molfetta, ma era un suo desiderio e penso che questo desiderio di ritornare a Molfetta e da parte di tutti quanti, sia ricchi che poveri, e delle nuove generazioni che stanno avvenendo, per cui grazie all'Amministrazione, grazie all'associazione che veramente si prodiga per poter realizzare questi rapporti e per dare tutto ciò che è necessario ai nostri fratelli che sono lontani quindi grazie a voi e un buon lavoro all'associazione e all'Amministrazione,
Grazie dottor Raffaele.
Prima di passare alla una.
Una premiazione, una consegna degli di degli attestati. Vorrei passare in ultimo, ma non per importanza, la parola al vicesindaco. Nicola Piergiovanni,
Come?
Al massimo sostitutivo, grazie buona sera a tutti stasera io sono onorato di rappresentare la civica amministrazione in questa, in questo Consiglio comunale e in questa chiusura del convegno dell'Associazione molfettesi nel mondo, ma prima di introdurre il mio intervento vorrei,
Parere dei dolorosi doverosi ringraziamenti innanzitutto ad un Raffaele per il suo continuo è sempre presente dove Raffaele con noi per il suo continuo apporto che dà come pensiero religioso, ma anche come presenza continua, non solo in questa manifestazione ma anche in tutto quello che un'Amministrazione una città fa e quindi comunque c'è un discorso di collaborazione tra istituzioni, la parte amministrativa e la parte religiosa di questa città. Inoltre, un ringraziamento va.
Al Comandante della Capitaneria di porto, al Comandante Capitano Giordano della Guardia di finanza, al comandante di stazione, Tempesta al rappresentante dei al nostro amico Vigili del fuoco. De Tullio.
Alla Commissaria Farinola, perché questo ringraziamento non è un ringraziamento solo di presenza per la loro presenza qui in questa manifestazione, ma anche un ringraziamento per il continuo impegno di questi giorni di festa patronale, perché pensare che questa festa venga solo gestita da un'Amministrazione e poca roba la fortuna che questa Amministrazione con tutte le forze politiche, con tutti i rappresentanti abbiamo coordinato con questi signori che ci hanno garantito sicurezza e continueranno a farlo in questi giorni dove c'è tantissima affluenza e quindi grazie a loro la festa ha anche una sua tranquillità. Un altro ringraziamento, nessuno lo ha solito sulla salutato, ma lo faccio io al Vicepresidente del Comitato feste patronali per l'opera e l'attività che ha svolto in questi giorni per l'organizzazione della festa patronale che, ripeto, sembra poca roba, ma c'è tantissimo impegno di uomini, di persone, di sacrificio e un grazie alla Presidente dell'Associazione molfettesi del mondo Angela, perché se continuiamo noi a ricordare a incontrarci con i nostri amici residenti all'estero molfettesi residenti all'estero, lo si deve anche all'attività che l'associazione molfettesi remoto svolge non solo per i Molfetta dei ma all'intero anno di attività che loro svolgono. Quindi, cari concittadini, cari molfettesi sparsi nel mondo, oggi ci troviamo insieme per celebrare una ricorrenza che racchiude in sé il senso più autentico della nostra comunità, i Molfetta dei, grazie a una felice intuizione all'epoca di quel Consiglio comunale che, anno dopo anno, a far fatto sì che questo appuntamento sia un abbraccio simbolico che unisce chi vive nella nostra città e chi, per ragioni di vita e di lavoro, ha costruito altrove il proprio futuro. Lo facciamo nel contesto delle celebrazioni dedicate alla nostra patrona, la Madonna dei martiri, che sempre Costru custodisce la storia e il cammino della nostra città. Non è un caso che questa giornata si collochi in questo tempo dell'anno. Essa ci invita a ricordare che la nostra identità è fatta di fede, di tradizione, ma anche di apertura al mondo. Pochi un'ora fa circa, con la deposizione della corona al monumento dedicato a Simón Bolívar, la nostra Assessora amica, Carmela, Minuto. In quel momento abbiamo voluto richiamare alla memoria l'amicizia che lega la nostra città al Venezuela e al continente latino-americano.
Un gesto che non è soltanto di commemorazione, ma che parla di gratitudine, di radici che si intrecciano di storie di famiglie molfettesi che seppero trasformare il ricordo della loro esperienza migratoria in dono alla collettività, oggi in quest'Aula consiliare la nostra gioia ancora più grande per la presenza anche dei rappresentanti di delle associazioni molfettesi nel mondo, delle delegazioni della Comunità estera che hanno scelto di tornare in città proprio in occasione della festa patronale. La loro partecipazione renda questo momento ancora più significativo è la prova concreta che i legami con Molfetta non si spezza mai, anzi si rinnova e si rafforza. Desideriamo rinnovare insieme un impegno, quello di custodire e valorizzare la memoria dei nostri emigrati, di trasmettere ai più giovani il senso di appartenenza e di continuare a costruire ponti, perché questo deve essere il nostro obiettivo. La tecnologia ci aiuta a oggi a colmare le distanze grazie alle dirette streaming, i nostri concittadini sparsi nel mondo possano sentirsi presenti, condividere con noi questo momento e riaffermare anche da migliaia, chi di chilometri l'orgoglio di appartenere a questa terra. Il Molfetta te quindi non è soltanto una celebrazione, ma è un invito profondo alla memoria e insieme alla responsabilità verso ciò che siamo e che vogliamo costruire, continuare a costruire il segno Tandy tangibile che la nostra città non si rinchiude mai nei propri confini, ma si apre al mondo forte delle sue radici, del bagaglio prezioso di esperienze che i suoi figli hanno portato con sé in ogni angolo della terra, quelle storie, perché in ogni zona della del mondo c'è sempre un molfettese, ce lo dobbiamo sempre dire, lo dobbiamo sempre ricordare. Quelle storie di immigrazione e di sacrificio e di successo non appartengono al passato in maniera sterile, diventano linfa vitale occasioni di crescita e di sviluppo della comunità qui e altrove. Con questo spirito il pensiero occorre molfettesi di ieri e di oggi, che hanno attraversato Oceanic, oceani e continenti per portando sempre con sé il valore del lavoro, la dignità, la forza, la passione che hanno reso riconoscibili ovunque sono uomini e donne che hanno costruito e contribuito non solo al futuro della loro famiglia, ma anche quello del Paese che li hanno accolti senza mai smarrire il legame con la città di origine.
A loro va il nostro grazie sincero e soprattutto la certezza che Molfetta resterà per sempre Cassa un porto sicuro a cui tornare un punto di riferimento che continua ad accogliere a ispirare e a unire generazioni diverse in un'unica storia comune, agli emigranti, ai nostri figli emigranti all'estero o in altre città italiane, come molti dicevano, prima va il nostro riconoscimento. Queste persone sono i veri ambasciatori della nostra città e portano alto il nostro nome. Grazie buona festa. Tutti.
Grazie, vicesindaco, a questo punto passiamo alla premiazione.
Consiste in un breve momento della consegna di di attestati.
È inevitabile che la presidente dell'associazione mi supporti in questo momento.
Allora vorrei che l'Assessore Roselli premiasse.
Consegnasse l'attestato ad Antonio Caputi e a Sergio Arciuli da Sydney, Australia possono avvicinarsi.
Vorrei che il consigliere Gagliardi premiasse la signora Vittoria, Carrocci e Bruno Carrocci da Adelaide Australia.
Allora, sempre alla signora Vittoria, consegniamo lì lo fa la presidente dell'associazione direttamente gli attestati per i concittadini che sono partiti.
Che non hanno avuto, come dire, la possibilità di partecipare a questa giornata,
Vorrei che l'assessore De Candia premiasse la signora Claudia belli femmine, Argentina dall'Argentina Spagna.
Sì.
Questa signora manca da 23 anni da Molfetta.
Bentornata,
Bentornata.
Grazie per essere tornata.
Vorrei che il comandante della capitaneria di porto di Porto, Raffaele Muscariello, premiasse la signora Angela Del Vescovo dal Canada.
Questo scemo scemo.
Rappresenta un pezzo di carta.
Detto del bar.
Io.
Vorrei che il Comandante della Compagnia della Guardia di finanza e il tenente Tor Giordano Dar'Khan capitano, chiedo scusa, chiedo scusa.
Giordano d'Arcangeli premiasse benissimo.
La signora Laura Cirillo.
Dagli Stati Uniti.
Vorrei che il vicesindaco, Nicola Piergiovanni premiasse Sergio Mastropasqua, dal Venezuela.
Ogni anno vengono.
E in ultimo, ma non per importanza, anzi, ci deve dire anche due parole Fabrizio Spadavecchia dalla Svizzera.
Lo premia il Comandante dei Carabinieri luogotenente Petrus, tempesta.
Due parole.
Se infatti ha fatto una foto.
Buonasera a tutti e per me è completamente inaspettato, anche perché sono arrivato stamattina dalla Svizzera, io gestisco due farmacie in Svizzera.
E sono lì da quarant'anni vivo tra Como e Lugano, dove ho appunto questa attività e ho avuto anche un'attività negli Stati Uniti, e poi vi racconterò un piccolo aneddoto degli Stati Uniti perché ha forgiato tutta la mia esperienza in relazione a quella che è la vera molteplicità, lo spirito dei molfettesi ho sentito voci, diciamo Venezuela, Argentina, Canada, Stati Uniti, Sidney, io conosco tutte queste comunità perché o parenti in tutte queste comunità il mio cognome Spadavecchia è un cognome tipico di Molfetta. Sono venuto nel 2000 fare le Olimpiadi a Sydney, e sono stato ad Adelaide, dove ho tutti i miei parenti.
Sono stato Edmonton in Canada, dove ho fatto un campionato del mondo sempre di carotaggio, e ho i miei parenti anche link.
Mi dispiace vedere quella bandiera del Venezuela, uno stato stupendo stupendo che in questo momento ha purtroppo una vicissitudine politica negativa,
O il fratello che un diplomatico attualmente console generale a Johannesburg ed è stato?
Ambasciatore in Colombia e lì ho conosciuto un grossissimo imprenditore di Molfetta si chiama Minervini, che gestisce una grossa impresa cantieristica, Barranquilla e Santa Marta, nel 1993 ho avuto la possibilità di acquistare perché o con dei parenti o acquistato in New Jersey, un'attività di brokeraggio assicurativo e insieme a me un mio zio che si che non c'è più, Vito Mazzola e una famiglia di imprenditori De Pinto chiamati IPSAR Aid,
E loro mi hanno insegnato diverse cose e io nelle mie imprese ho sempre tenuto presente ho sempre tenuto presente questi due detti quando manifestai la il mio disappunto nel tirare fuori una somma importante in dollari per acquistare questa attività dissi guarda, io devo acquistare la casa in questo momento e mi disse Sarid mi disse guarda Fabrizio primo business e poi la casa,
Pre Checo business staccato alla cassa, ma con la cassa era intaccato business.
In un secondo momento.
In un secondo momento io non potevo essere sempre presente in New Jersey e dovevamo nominare una persona che però aveva avuto un'esperienza negativa e loro, avendo a Molfetta gestendo dei pescherecci, poi negli Stati Uniti avevano fatto altro, mi ricordo, una cosa importante nella SIM tende me Patruno scada out sopra la varcato.
Perciò ci curerebbe una star sopra la VAR caso.
Detto questo, detto questo, sono dei semplici ricordi. Ho sempre tenuto presente questi aspetti nella mia vita imprenditoriale e devo dire che sono stati fondamentali nel non sempre avere successo, perché non si può sempre avere successo, ma nel condurre linearmente, insieme alla mia famiglia, a queste attività. Sono particolarmente emozionato perché mio padre è stato qui in questo Consiglio comunale Assessore durante gli anni 60. Io poi sono andato via da Molfetta, un po' per scelta, un po' per necessità. Mio fratello e un essendo un diplomatico, gira il mondo ha fatto ambasciatore in due o tre Stati. Adesso il console generale è stato a Detroit, console generale fino a settembre dell'anno scorso e saluto e mi fa piacere vedere il vicesindaco. Nicola Piergiovanni, mi fa piacere vedere la signora e assessore Carmela Minuto e soprattutto a lui non mi conosce, ma io, fino a quando sono andato via da Molfetta, ho frequentato suo padre assiduamente il Presidente del Consiglio comunale con il quale con suo padre Pino, abbiamo vissuto veramente un'esperienza, quello che mi rimane di Molfetta e la determinazione dei molfettesi. Il mare ha forgiato il molfettesi dovunque dovunque i molfettesi siano andati con la loro determinazione. Hanno saputo far bene e ve lo dico in dialetto o shoot sempre la capasanta.
Un saluto grazie a tutti.
Grazie a questo punto ringrazio di nuovo tutti.
Possiamo possiamo sciogliere, ci possiamo salutarci.
Ci siamo sciolti già con il caldo scusate, ah fuori seduta, naturalmente case a sconsigliare, usare una comunicazione di servizio alle 20 sarà chiusa il convegno, il quarantaquattresimo convegno dei molfettesi nel mondo, con un concerto della banda a Santa Cecilia è città di Molfetta quest'anno per seguire le la la tradizione molfettese il concetto avverrà nella cassa armonica, quindi diciamo sarà proprio la conclusione anche della festa della Madonna dei martiri, ovviamente,
