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No.
Buonasera a tutti.
Prima di dare inizio al Consiglio comunale straordinario dedicato al Molfetta dei, porgo un saluto di benvenuto al nuovo Segretario generale, dottor Mauro Maurizio, Salvatore Moscara, che invito a procedere all'appello.
Buonasera, buonasera, a tutte e tutti, Flavio Manuel Minervini, Leonardo, Siragusa.
Giovanni Infante.
Paola Zaza.
Pasquale De Candia.
Adriano Failli.
Massimo, Riccardo Iacono.
Fabrizio Annamaria Gagliardi.
Guglielmo grosso.
Giulio Maria Calvani.
Vito Farinola.
Simone Andriani.
Giovanna Alessandra Di Gioia.
Silvia Rana.
Claros Magno Letta.
Antonio Graziano, Salvemini.
Pietro Mastropasqua.
Nicola Piergiovanni.
Ah, ecco.
Sergio De Candia.
Victor Girolamo Lanza.
Robert Amato.
Vincenzo Spadavecchia.
Giacomo Rossiello.
Adamo lo Grieco.
Elena Mariangela Azzollini.
Numero legale è raggiunto, si dichiara aperta la seduta prima di iniziare con un mio piccolo intervento. È doveroso salutare tutti i consiglieri e di assessori che hanno accolto l'invito e sono qui presenti. Saluto il nostro Sindaco, Manuel Minervini, saluto il nostro Vescovo a sua Eccellenza Domenico Basile, saluto il consigliere regionale, dottor Felice spacca avendo delegato dal Presidente della Regione Puglia, De Caro a rappresentarlo, saluto la consigliera regionale e Carmela Minuto. Saluto tutte le autorità militari intervenute che approfitto per ringraziare per il lavoro che state svolgendo in questi giorni di festa con grande professionalità e attenzione. Saluto il Presidente dell'Associazione molfettesi nel mondo, Angela Amato, saluto il bravissimo Presidente dal Comitato Feste patronali Mauro, palestra oggi rappresentato da Giovannangelo pappagallo.
Che approfitto per ringraziare per la bellissima festa organizzata con tutti i suoi collaboratori, ma saluto soprattutto con grande affetto tutti coloro che stanno seguendo da streaming, questo Consiglio comunale e a tutti i molfettesi qui presenti e sparsi nel mondo.
Voglio farlo è chiaramente un mio personale intervento, sono stato eletto da pochi mesi il Presidente del Consiglio ed è un onore per me non solo salutarvi ma abbracciarvi, come ho sempre fatto da presidente del comitato feste patronali negli anni 2019 2020, sono ancora più onorato ed emozionato dalla circostanza che avrò modo unitamente al nostro Sindaco e alla nostra consigliera Azzollini,
Di essere dato bokken già da domani, 10 settembre, per abbracciare tutti molfettesi residenti e per festeggiare insieme il centesimo anniversario della nostra Madonna dei mastri. Ringrazio l'Associazione molfettesi nel mondo, con cui ho tanto collaborato all'epoca della mia presidenza per l'impegno a mantenere sempre vivi i contatti con le famiglie molfettesi emigrate in terre lontane. Oserei definirvi costruttori di ponti, di amicizia, accoglienza e solidarietà.
Oggi mi rendo conto di essere un uomo baciato dalla fortuna, in quanto non è da tutti avere avuto il privilegio di essere stato presidente del comitato feste patronali, tra l'altro, negli anni difficili del Covid e oggi il Presidente del Consiglio comunale, che ha avuto l'onore di accogliere i tanti concittadini da medica d'Argentina d'Australia del Venezuela che tornano nel giorno del Molfetta dei e per festeggiare la nostra bellissima festa patronale.
Viviamo in questi giorni intensamente con spirito religioso e di grande festa, la Sagra a mare, devozione centenaria dei molfettesi verso la protettrice dei marinai, così come accade da tantissimi anni, è una festa dalle profonde radici, le stesse radici che vi spingono a tornare nell'amata Molfetta ogni anno per la tradizionale sagra male.
A tutti voi, dico grazie perché la vostra presenza nella vostra terra natia Molfetta, scrigno prezioso di emozioni riguardanti la nostra amata compatrona, Maria Santissima dei martiri, rende più emozioni che filtrano dai vostri occhi nel giorno della festa, ovvero l'8 settembre, quando ogni cuore molfettese vicino e lontano e lì in quella basilica nel santuario che custodisce gelosamente il simulacro della nostra mamma celeste, grazie,
Per iniziare questo bellissimo Consiglio comunale straordinario dal Molfetta dei, concedo la parola alla presidente dell'associazione molfettesi nel mondo, Angelo Amato.
Buonasera a tutti voglio ringraziare innanzitutto il Sindaco e l'Amministrazione comunale, il Vescovo sua Eccellenza, Monsignor Domenico Basile, il Presidente del Consiglio Comunale, tutti i consiglieri.
E voglio ringraziare tutti voi che siete qui presenti per questo abbraccio ai molfettesi nel mondo un abbraccio che.
Non si esaurisce oggi e che non comincia oggi, perché in realtà e per tutto l'anno ogni giorno dell'anno che noi abbiamo la possibilità di avere questo questa risorsa, cioè il contatto diretto con le nostre comunità all'estere all'estero e con le famiglie di molfettesi all'estero che sono tante giustamente, come ha detto il Sindaco davanti alla statua di Simón Bolívar, ci sono c'è un'altra Molfetta al di là delle dei confini cittadini, forse anche più dei 57.000 abitanti che risiedono qui a Molfetta e sono molfettesi per davvero perché sentono ancora il legame forte con le radici.
RIS rispettano tutte le nostre tradizioni sono legatissime al al a quelli che sono le tradizioni religiose e civili della della nostra città. La nostra associazione ha il compito speciale, diciamo che il privilegio di poter collaborare, a mantenere e a rinsaldare questi legami lo facciamo ovviamente con la collaborazione di tanti, in particolare io voglio ringraziare i tanti impiegati comunali che ci danno una mano ogniqualvolta c'è bisogno di aiutare i nostri concittadini all'estero, soprattutto argentini e venezuelani australiani che hanno bisogno di documenti o di notizie riguardo alle loro famiglie, alle loro e le loro origini che si mettono a disposizione e ci danno una mano a ricomporre spesso storie familiari davvero davvero molto, molto con molto difficile e anche commoventi. Vorrei chiudo perché abbiamo promesso tutti di fare degli interventi molto brevi brevi. Vorrei dire una cosa che.
Diciamo che questa nostra, questo nostro quarantacinquesimo convegno quest'anno, noi celebriamo i 45 anni di vita dell'associazione molfettesi nel mondo, che è nata nel 1981, quando avevamo il vescovo don Tonino Bello che fu tra i promotori tra i sostenitori di questa associazione e che quindi a noi piace man portare avanti soprattutto quel concetto a lui molto caro, quello della convivialità delle differenze e attraverso proprio questa convivialità della difesa delle differenze.
Noi, il nostro impegno, e non solo quello di accogliere i molfettesi che tornano a Molfetta, ma anche quello di accogliere chi a Molfetta, avviene per la prima volta e che, come i nostri molfettesi sono, i nostri parenti, amici molfettesi, sono partiti, è andata in terre lontane così da terre lontane, ora vengono verso di noi e quindi, ebbene, che questa città, che è sempre stata accogliente e aperta, continui ad essere accogliente e aperta e a rispettare e a fare tesoro delle differenze che arrivano nella città e che rimangono che restano, vanno fuori città, in un convegno, in una conferenza che per noi ha rappresentato il clou del nostro convegno, le connessioni umane, gli interventi di monsignor,
Di Don Giovanni Ricchiuti e dal dottor Nino Messina hanno sottolineato proprio il valore che le connessioni umane, al di là delle connessioni virtuali di tanto arti facilità di tante ostilità che oggi si registrano, possano invece riportare ad un dramma rapporti più umani che facciano crescere la nostra comunità. E quindi è a questo che noi vogliamo confermare il nostro e per questo vogliamo confermare il nostro impegno e preghiamo tra l'altro il Sindaco e il Presidente del Consiglio, il vescovo alla consigliera Azzollini di portare ai nostri amici del oltre oceano di Hoboken che festeggiano il centenario della loro festa, della Madonna dei martiri, il nostro saluto e il nostro abbraccio fraterno e affettuoso. Grazie.
Grazie Presidente, concedo la parola al nostro Vescovo, sua Eccellenza Domenico Basile.
Sì.
Lo Stato deve essere il sottofondo, no.
Davvero, con grande gioia e anche un po' di emozione che porgo, ma ciascuno e a ciascuno di voi un caro saluto per dire la mia gioia deve essere qui e naturalmente, nel ringraziarvi per questo invito.
Emozione, vi dicevo per questa particolare occasione che ci vede qui radunati e anche la mia prima volta che sono qui chiaramente il modo eccezionale, visto il mio compito, che è altro dal punto di vista istituzionale in quest'Aula consiliare che chiaramente un luogo importante per questa città come luogo della vita amministrativa politica della democrazia all'interno ecco della città di Molfetta e poi l'occasione particolare che ci vede qui radunati,
All'interno di alcune giornate diverse giornate dedicate a questo importante, ecco appuntamento di di incontro con i molfettesi che sono nel mondo e.
È un tratto che colpisce molto chi arriva qui in questa città, in questa diocesi e naturalmente ha colpito anche me che sono qui da pochi messi come come vescovo, la presenza di diverse migliaia di molfettesi in tante parti del mondo, e poi questo legame fortissimo che ancora i molfettesi che sono in altre parti del mondo hanno tenuto vivo attengono vivo così come anche da parte delle molfettesi che sono qui residenti la cura nel tenere vive anche questi legami.
In questi giorni di festa patronale mi colpiva trae i vari dettagli anche la presenza in diversi luoghi, in diversi passaggi di tante bandiere che rappresentano i diversi e tanti Paesi del mondo.
E questo dice, credo, dal punto di vista sociale e civile, ma anche ecclesiale, una particolare vocazione di questa città.
Che è una vocazione a a vivere una apertura nel mondo, un'apertura a intessere legami che non ci chiudono, ecco in un asfittico particolare no, ma che ci tengono aperti in relazioni vere, autentiche in uno grande ed effettivo, come è già stato ricordato da Angela spirito di accoglienza verso tutti e verso tutte.
E questo è molto importante tra queste bandiere. Lo vedevo anche poco fa di tanto in tanto spunta anche un'altra simbolica bandiera, che è quella della pace. Mi sembra anche qui a rimarcare, al di là dei simboli, un'altra vocazione specifica, che è una vocazione a non costruire muri barriere, ma piuttosto a costruire ponti. Ecco, a me piace pensare che in tutto questo ci sia anche una vocazione specifica che riguarda la comunità di questa città e che anche occasioni come questa siano qui a ricordarci di non smettere mai di perseguire la bellezza di legami da coltivare, di aperture da vivere, di impegno a servizio della pace, della convivenza, dell'accoglienza, insomma di tutto ciò che ci rende ancor più è sempre comunità umana e solidale. Ecco l'incontro di questa sera. Questo appuntamento straordinario va in questa direzione e quindi non posso che dirvi il compiacimento e la mia gratitudine,
Ringrazio sua Eccellenza il pensiero, concedo la parola al Consigliere, Vito Farinola.
Grazie, signor Presidente.
Signor Sindaco, su eccellenza, autorità civili, militari e religiose, colleghe e colleghi, consiglieri, rappresentanti dell'Associazione molfettesi nel mondo, care concittadine cari concittadini presenti in questa in questa sala e collegati da ogni parte del mondo, oggi celebriamo il Molfetta dei una ricorrenza che non parla soltanto di passato ma soprattutto di identità,
Perché la storia di Molfetta, una storia fatta di partenze e di ritorni, di sacrifici e di speranze di persone che hanno attraversato oceani continenti senza mai smettere di sentirsi molfettesi?
Il mare che va nella nostra città non è mai stato soltanto un confine, è stata una strada, una strada che ha condotto migliaia di nostri concittadini verso nuove opportunità verso il lavoro, verso il futuro, ma anche una strada che ha mantenuto vive un legame indissolubile con la propria terra d'origine.
Vorrei raccontare questo legame attraverso tre storie che considero particolarmente significative.
La prima è quella di Salvatore Scardigno per tutti saldo.
Nato a Molfetta nel 44 emigrò negli Stati Uniti nel 61, insieme alla sua famiglia negli anni, costruire una brillante carriera professionale nei settori dell'ingegneria meccanica enucleare, ricoprendo importanti incarichi internazionali e ricevendo nel 2015 l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana, una figura che molti di noi conoscono e stimano.
Ma ciò che rende speciale della sua storia non è soltanto il successo professionale e il modo in cui ha continuato ad amare e servire Molfetta, pur vivendo a migliaia di chilometri di distanza per oltre, sessant'anni ha promosso associazioni culturali e sociali dei pugliesi e dei molfettesi d'America ha scritto libri dedicati alla propria esperienza di emigrante e ha contribuito a mantenere viva la nostra identità culturale oltre oceano.
Non è un caso che una nuova compagnia teatrale cittadina lo scorso anno, abbia scelto di portare il suo nome, un omaggio che non celebra soltanto una persona, ma tutti quei molfettesi che hanno custodito il dialetto, le tradizioni e il senso di appartenenza, anche lontano dalla propria città la seconda storia è quella del maestro Angelo Inglese, una figura che per me assume anche un significato personale.
Nato a Molfetta nel 1918 è stato uno dei più importanti maestri e compositori della tradizione bandistica pugliese del 900 anche la sua vita si intreccia con il fenomeno delle migrazioni attraverso un'esperienza vissuta in Argentina, seguendo il percorso di tanti nostri concittadini che cercavano nuove opportunità nel Sud America,
Eppure, nonostante la distanza e il suo legame con Molfetta, non si è mai spezzato la sua musica, il suo insegnamento e la sua attività artistica sono sempre rimasti profondamente radicati nella nostra comunità, ancora oggi il suo ricordo vive attraverso associazioni culturali premia iniziative che ne custodiscono l'eredità ha lasciato a Molfetta un ricchissimo patrimonio musicale composto da meravigliose marce funebri e sinfoniche che ancora oggi rappresentano una parte importante della nostra identità culturale.
Per me però, al maestro Angelo inglese non è soltanto una figura della storia cittadina, è stato il mio maestro quando aveva appena sei anni mi insegnò a leggere le notti, a suonare il suo strumento, il clarinetto in piccolo vive molle, lo fece quando era ancora, ma esso dalla banda di Molfetta è uno dei ricordi più belli della mia infanzia rappresenta la dimostrazione concreta di come le persone continuino a vivere attraverso ciò che trasmettono agli altri.
La terza storia è una storia familiare, è quella di un mio bisnonno materno, Antonio De Vincenzo, nato nell'84.
Ancora giovanissimo, dopo la perdita della madre e micro negli Stati Uniti, insieme a suo fratello a suo fratello maggiore, stabilendosi a Hoboken.
In seguito altri membri della famiglia do raggiunsero, mentre una sorella si trasferì in Argentina, la sua vicenda racconta bene cosa significasse emigrare nei primi anni del 900, nessun telefono, nessuna videochiamata, nessun volo che consentisse di tornare rapidamente a casa, soltanto lettere attese interminabili e le speranze di costruire un futuro migliore eppure le sue storie, la sua storia racconta anche qualcosa di più racconta l'amore.
Perché il mio bisnonno era profondamente legato, Lucia, la donna che sarebbe diventata sua moglie, lei non volle mai lasciare Molfetta e lui, pur continuando a lavorare negli Stati Uniti, scelse di mantenere il proprio centro di vita qui, dividendosi per anni, tra due mondi, pur di non rinunciare né ai propri affetti e né alle proprie responsabilità.
Una storia semplice, straordinaria, allo stesso tempo, che dimostra quanto forte possano essere i richiami delle proprie radici,
Consentitemi infine una riflessione personale per due anni della mia vita, tra due tra il 2013 e 2015 ho vissuto e lavorato in Brasile tra San Paolo e Rio de Janeiro. Naturalmente non voglio paragonare la mia esperienza a quella di dei nostri emigrati del passato, io sono partito in un'epoca in cui esiste, non esistevano e in cui esisteva, scusate internet, le videochiamate, i voli aerei che consentono di tornare a casa in poche ore, le loro erano partenze spesso definitive, accompagnate dall'incertezza dal dolore di chi non sapeva se avrebbe mai rivisto la propria terra. Eppure nel mio piccolo quell'esperienza mi ha consentito di comprendere qualcosa di ciò che significa vivere lontano da casa all'inizio prevale l'entusiasmo della scoperta, una nuova lingua, una nuova cultura, nuove opportunità, ma poi arrivano i momenti più silenziosi.
Arrivano le festività vissuta lontano dalla famiglia le domeniche, in cui sentirò la mancanza delle persone a cui voi bene i profumi, i sapori della tua città, che improvvisamente assumono un valore diverso, ricordo ancora l'ottavo compleanno di mio figlio e vissuto a distanza attraverso una videochiamata mentre spegneva le candeline quando in Brasile erano circa le 3 del mattino.
Così come ricordo benissimo la prima Pasqua, trascorsa all'estero senza poter assistere alle nostre tradizionali processioni pasquali, e senza ascoltare le nostre meravigliose marce funebri.
Una sera, durante la manifestazione della comunità italiana San Paolo ascoltare l'inno nazionale italiano dopo quello brasiliano.
Mi commossi profondamente, fu un'emozione intensa, difficile da spiegare in quel momento mi sentii nel mio piccolo un emigrato, ricordo che ci sono stati momenti in cui vi mancavano persino alle cose più semplici, una passeggiata sul porto di Molfetta, il rumore del mare sotto le mura del centro storico e le conversazioni con gli amici di sempre, e ritrovarsi con la propria famiglia attorno a un tavolo.
Quando si è lontani, si scopre che la propria città non è soltanto fatta di strade e di edifici.
È fatta di volti di abitudini, di ricordi di odori di piccoli gesti quotidiani che normalmente diamo per scontati.
È proprio la distanza li rende improvvisamente preziosi. Ci sono stati giorni di nostalgia di malinconia, giorni in cui sentivo forte il desiderio di tornare anche solo per rivedere i miei luoghi, ascoltare il dialetto, respirare quell'atmosfera che soltanto chi è nato qui può comprendere fino in fondo.
Ed è stato proprio vivendo quelle emozioni che ho iniziato a guardare con occhi diversi alle storie dei nostri emigrati, perché perché, se dopo qualche mese o qualche anno di lontananza si può avvertire così forte richiamo delle proprie radici, possiamo soltanto immaginare cosa abbiano provato a coloro che partirono 100 anni fa per l'America, l'Argentina al Canada all'Australia affrontando viaggi lunghissimi e senza la certezza di poter abbracciare i propri cari. La mia esperienza mi ha insegnato che si può vivere dall'altra parte del mondo imparare nuove culture, costruire nuove relazioni, ma esiste sempre un filo invisibile che continua a legarsi alla tua terra, e credo che questo sia il significato più profondo del Molfetta dei.
Celebrale non soltanto chi è partito, ma la forza di quel legame che il tempo e la distanza non sono mai riusciti a spezzare il Molfetta dei, però non deve essere soltanto una celebrazione della memoria, deve essere anche una riflessione sul presente.
Viviamo un tempo in cui milioni di persone nel mondo sono costrette ad abbandonare la propria casa a causa della guerra, delle persecuzioni, della povertà, delle crisi internazionali, viviamo anche una stagione nella quale il fenomeno migratorio interroga profondamente le coscienze e le istituzioni, richiedendo equilibrio, responsabilità e umanità.
Le molfettesi dovremmo ricordarlo più di altri, perché la nostra cultura, la nostra, è una comunità che conosce il significato dalla partenza dell'attesa del sacrificio della speranza, una comunità che ha visto i propri figli attraversare il mondo per cercare dignità, lavoro e opportunità.
Ma questo non significa ignorare la complessità dei fenomeni migratori o delle politiche necessarie a governarli, significa però non dimenticare mai.
Che al centro di ogni scelta pubblica deve esserci la dignità della persona umana. Oggi, pensando ai molfettesi sparsi nei cinque continenti, sento ancora più forte, l'orgoglio di appartenere a questa città, una comunità che non si misura nei chilometri, ma nei legami, una comunità che continua a vivere ovunque, ci sia qualcuno che custodisce nel cuore il ricordo del nostro porto, del nostro Duomo, della Madonna dei martiri e delle nostre tradizioni a tutte le molfettese, a tutti molfettesi nel mondo, desidero dire una cosa semplice, sincera, molfettesi, Molfetta, scusate, non vi ha mai mai mai dimenticato Molfetta, è orgogliosa di voi, devoti sacrifici delle vostre famiglie, del vostro lavoro dell'amore, che continuate a dimostrare verso questa terra,
Bon Molfetta dei a tutti grazie e permettetemi.
Di concludere con un saluto speciale a alle nostre concittadine e ai nostri concittadini che vivono in Brasile.
Un abbraccio fraterno todos molfettesi che vivono abrasivo con certezza Molfetta, e stanno ancora a San cibo Sèis, ASI come Moses Tambay e stanno Corazza oggi Molfetta, molto obbligato a un forse a Brass a Todos possesso.
Grazie, grazie, consigliere, Farinola, concedo la parola al consigliere Giacomo Rossiello.
Sì, grazie Presidente.
Signor Sindaco, a sua Eccellenza Monsignor Basile, signori assessori, colleghi, consiglieri, autorità militari e civili, i rappresentanti delle associazioni concittadini e soprattutto voi molfettesi nel mondo presenti in Aula e che ci ascoltate in streaming, oggi è un gran giorno e Molfetta dei festeggiamo il quarantacinquesimo anniversario dell'associazione molfettesi nel mondo io che sono del 1981 quindi viaggiamo in contemporanea Angela,
Ed è per me oggi proprio un privilegio poter intervenire e poter parlare dei molfettesi del mondo.
Un privilegio perché voi siete una parte importante della nostra città, della sua storia e della sua identità, ognuno di noi ha in famiglia parenti che sono partiti con la cosiddetta valigia di cartone e hanno lasciato la propria terra e sono andati a cercare nuove opportunità in Australia, Argentina, Venezuela, Brasile, in queste terre hanno portato le proprie esperienze, i propri sacrifici, le nostre tradizioni ma soprattutto l'amore per la nostra città, per la nostra Molfetta.
E ne sono orgogliosamente testimone, avendo dei parenti che subito dopo la guerra, sono partiti per l'Australia, portando la loro maestria in ambito marinaresco, ed anche perché negli scorsi anni, quando ho avuto l'onore di rappresentare la città di Molfetta quale assessore alla cultura e turismo, più volte mi sono confrontato con voi più volte.
Abbiamo pubblicato sui canali social delle manifestazioni che afferivano la festa patronale oppure la settimana Santa, e ogni volta i nostri cellulari, i nostri telefoni erano inondati di complimenti di ringraziamenti, perché potevate vedere su in streaming quello che succedeva Molfetta e voi lo vivevate così in prima persona.
Oggi troviamo comunità di molfettesi, intanto i parti d'Italia e del mondo generazioni diverse, spesso nate, lontane che continuano a costituire il dialetto, le tradizioni, la devozione, la cucina e quei valori che raccontano le nostre radici.
Proprio un paio di giorni fa ho conosciuto Carlo.
Che un molfettese, nato in America cresciuto in America che vive in America ma che durante la cena parlava solo ed esclusivamente il nostro dialetto vero Carlo,
E questo è un patrimonio umano che rappresenta la vera ricchezza della nostra città e il nostro compito come istituzioni è quello di rafforzare questo legame anche grazie alle associazioni che ringrazio nuovamente, creando occasioni di incontro come quelle di oggi come quelli di questi giorni per far sì che chi vive dall'altra parte del mondo fosse a continuare a sentirsi figlio di Molfetta e permettetemi, in conclusione, anche di salutare le famiglie di Nino Caputi, storico componente e già presidente dell'Associazione molfettesi nel mondo recentemente scomparso e di Benito, Cimillà che da consigliere comunale più e più volte è stato vicino alle comunità molfettesi residenti all'estero. Poi approfitto anche, considerata la presenza qui in Aula, di rivolgere un pensiero particolare ai tanti molfettesi che vivono in Venezuela.
Una comunità numerosa, profondamente legata alla nostra città, che per anni ha vissuto difficoltà, incertezze e grandi sofferenze, oggi il Venezuela attraversa finalmente una nuova fase della do della propria storia dopo la fine della dittatura di Maduro ed una fase che tutti auspichiamo possa condurre finalmente il popolo venezuelano verso la libertà, democrazia, sicurezza e prosperità.
E allora i molfettesi nel mondo, vogliamo dire una cosa semplice.
Molfetta era è e sarà la vostra casa, voi sarete sempre parte attiva della nostra comunità, prendo in prestito delle parole tratte dal romanzo di Tolkien, il Signore degli anelli, le radici profonde non gelano mai viva, il Molfetta dei vivai molfettesi del mondo viva Molfetta grazie,
Grazie Consigliere Rossiello, concedo la parola la consigliera Clara Spagnoletto.
Grazie, signor Presidente, Sindaco vescovo, assessori, associazioni molfettesi nel mondo.
Autorità civili e militari, colleghi e colleghe Consiglieri e a quanti da ogni parte del mondo e qui ci stanno seguendo oggi non celebriamo una semplice ricorrenza. Il Molfetta dei rappresenta l'abbraccio di una comunità che valica ogni confine geografico, un filo indissolubile che parte dalle nostre banchine attraversa gli oceani e unisce, che è rimasto a chi, con coraggio e spirito di sacrificio, ha cercato opportunità altrove e la luna e i falò Cesare Pavese affidato alla letteratura una verità fondamentale sull'identità e sul senso di appartenenza. Un paese ci vuole non fosse che per il gusto di andarsene via un Paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo che, anche quando non ci sei, resta ad aspettarti pagine che sembrano scritte per Molfetta. Per decenni e generazioni di molfettesi hanno salutato il profilo del nostro Duomo, la luce del nostro mare, il ritmo della nostra terra, il rumore del mercato, per costruire un futuro a Hoboken, Buenos Aires, in Australia, nell'Europa del nord, nelle loro valigie hanno portato la devozione per la Madonna dei Martiri, l'operosità del nostro popolo e una capacità straordinaria.
Di integrarsi senza mai smarrire le proprie radici, i loro cognomi dei pionieri della società Madonna dei martiri ad Hoboken fino ai tanti Sciancalepore, Minervini, Maggialetti Bellifemine che popolano le cronache di oltremare, raccontano una storia collettiva di dignità e di riscatto, uomini e donne che hanno saputo farsi strada nei mestieri del mare, nel commercio, nelle professioni, nelle istituzioni estere portando alto il nome di Molfetta.
Ma la migrazione non è soltanto una pagina del nostro passato.
È una realtà viva complessa, che interpella con urgenza il nostro presente oggi sono tanti, troppi i giovani che continuano a lasciare la nostra città, ragazze e ragazzi formati, ricchi di talento e di energia, che partono per motivi di studio di lavoro. Se da un lato la mobilità giovanile rappresenta un'opportunità ineludibile di crescita personale e professionale in un mondo interconnesso, dall'altro non possiamo ignorare l'amarezza di chi parte, non per libera scelta ma per mancanza di prospettive per i territori sul territorio. La perdita di queste energie vitali impoverisce il nostro tessuto sociale, economico culturale, imponendoci una riflessione profonda su quali condizioni e opportunità dobbiamo saper costruire qui.
È anche necessaria alla riflessione sulla migrazione, che deve andare oltre la pura commemorazione, parlare di immigrazione significa riconoscere l'immenso valore umano, culturale ed economico che questo fenomeno porta con sé, una costante della storia dell'umanità, un cammino che da sempre attraversa i secoli e definisce la natura stessa dei popoli spostarsi, cercare altrove un'esistenza più profonda è sicura, non è soltanto un fatto sociale, ma l'esercizio di un vero e proprio diritto umano fondamentale, l'atto coraggioso di chi decide di mettere in gioco tutto per la propria dignità, per il lavoro,
Per la speranza. La nostra storia ci insegna che la migrazione non svuota un popolo. Lo espande crea ponti dove prima c'erano barriere e contamina positivamente le culture, portando il genio e l'operosità molfettesi ad integrarsi e a fare la differenza nei contesti più diversi. Allo stesso tempo, guardare alla nostra diaspora ci impone di riconoscere l'importanza dell'accoglienza e dell'apertura. L'esperienza dei nostri emigrati ci ricorda che la ricchezza di una società si misura nella sua capacità di integrare, valorizzare, a cogliere ogni persona, considerando la mobilità come non come una perdita, ma come una straordinaria risorsa di crescita reciproca, e proprio in questa prospettiva l'insegnamento di pavese assume un significato ancora più ampio. Se un Paese vuol dire non essere soli, allora il vero valore di una comunità sta nella sua capacità di farsi rifugio e approdo sicuro. Un Paese autentico e quello che sta tendere la mano che fa sentire a casa non solo chi vi è nato, ma anche chi vi giunge da lontano in cerca di futuro. L'accoglienza non è solo un dovere morale, ma una scelta di civiltà che arricchisce la nostra identità e rinnova il senso stesso del vivere insieme. Se per chi è lontano da Molfetta rimane quel qualcosa che resta ad aspettarti, oggi abbiamo il dovere di chiederci cosa debba essere Molfetta oggi, non una città-museo ripiegata sulla nostalgia, ma un centro dinamico capace di dialogare con la propria diaspora, di valorizzare le competenze dei giovani, di offrire ragioni concrete per rimanere o per ritornare.
A noi spetta il compito di trasformare il Molfetta Deidda ricorrenza simbolica, cantiere di iniziative culturali, formative ed economiche capaci di connettere le nuove generazioni di molfettesi nel mondo con la città di origine. Quando Pavese. Ricorda che un Paese vuol dire non essere soli, ci affida a una responsabilità etica custodire il senso della comunità ai nostri concittadini. All'estero va la nostra gratitudine per l'esempio di dignità che continuano a offrire a tutta la città, va l'augurio e di saper sempre essere una casa accogliente, consapevole del proprio passato, i aperta al futuro buon Molfetta dei.
Grazie, Consigliere Spagnoletto, concedo la parola alla consigliera Azzollini, ma abbiamo un cielo.
Signor Presidente, signor Sindaco, sua Eccellenza, il Vescovo colleghi, consiglieri e cari e care?
Molfettesi nel mondo.
A nome mio e del collega Adamo, lo Grieco, e dell'intera coalizione di centrodestra.
Voglio innanzitutto rivolgere al voi il più caloroso abbraccio bentornati a Molfetta, benvenuti a casa.
Quello di oggi, per noi e Molfetta, dei particolarmente significativo, lasciatemi passare una cosa di personale, perché è la prima volta che vivo il Molfetta dei come consigliera comunale della mia città.
Questa giornata risale al 2003, si è ricordato il 1981, l'istituzione dell'associazione, mentre nel 2003.
Si è voluto creare, si è voluta creare questa giornata dai molto effettua dei grazie a una.
La Giunta di centrodestra.
Grazie anche alla perseveranza dal dottor Centrone che vedo ora tra i banchi, perché, non essendo di quell'epoca, all'interno del Consiglio comunale mi sono andata un pochettino a leggere la storia di questo Molfetta dei e anche del signor Benito, Cimirlo, con il quale abbiamo più volte presenziato,
A Hoboken, la festa della Madonna dei martiri, quindi per me è importante questa giornata perché rappresenta un momento di incontro tra Molfetta e sui cittadini che vivono nel mondo, sono cambiate degenerazioni, è cambiata, Molfetta, è cambiato il mondo, ma questo legame è rimasto perché oggi noi non celebriamo chi è partito celebriamo una come unità che non ha confini i molfettesi che vivono negli Stati Uniti, in Australia, in Argentina, in Venezuela e in tanti altri Paesi hanno delle storie.
Hanno oggi venerazione diverse, ma hanno le stesse radici.
Molfetta è rimasta nella famiglia e ne ricordi nel nostro dialetto, nelle tradizioni tramandate ai figli e ai nipoti, ed è rimasta la devozione per la nostra Madonna dei martiri che rende in questi giorni di settembre ancora più profondamente nostri quest'anno poi c'è una ricorrenza molto particolare perché negli Stati Uniti la comunità molfettese, legata alla Madonna dei Martiri di Hoboken, celebra a 100 anni di storia, sono 100 anni di storia, un intero secolo durante il quale le generazioni di molfettesi hanno a Khost continuato a custodire dall'altra parte del mondo dell'oceano, una tradizione che è nata qui.
E credo che questa sia una delle immagini più belle del significato di questa giornata.
Perché si può nascere dall'altra parte del mondo, appartenere alla seconda alla terza generazione, ma anche alla quarta generazione, e a sapere da dove viene la propria famiglia e lo stesso sentimento che vive le altre nostre comunità all'australiana, l'Argentina, alla quelli del Venezuela a cui rivolgiamo un particolare una particolare vicinanza per quello che sta accadendo negli ultimi tempi. Quindi è bello continuare a sentire che si pronuncia con orgoglio il nome di Molfetta.
Per questo e Moldova, il Molfetta dei non è soltanto una Giornata del Ricordo e una giornata del legame, un ponte tra chi vive qui e chi vive lontano e voi non avete soltanto portato Molfetta nel mondo, ma avete portato il mondo a Molfetta.
Con le vostre esperienze, con le vostre professionalità e con le storie che avete costruito, e noi oggi che abbiamo l'onore di rappresentare questa città, abbiamo la responsabilità di fare in modo che chi torna a Molfetta possa essere orgoglioso della sua Molfetta di una città quindi accogliente, viva capace di guardare al futuro senza perdere la propria identità.
Oggi, quindi, a nome mio di Adamo e di tutto il centrodestra, vogliamo soprattutto dirvi grazie.
Grazie a chi è tornato grazie all'associazione molfettesi nel mondo, che continua a costo di a custodire questo legame.
Grazie a chi continua a raccontare ai propri figli e ai propri nipoti la terra dell'acqua dalla quale tutto è cominciato e il nostro augurio è semplice, continuate a tornare, continuate a raccontare Molfetta a custodire le nostre tradizioni, perché si può attraversare un oceano, possono trascorrere 10 50 e persino cent'anni ma le radici non conoscono distanza.
Quindi buon Molfetta dei a tutti ebbe tornate a casa e ci Vadim ad Hoboken,
Grazie Consigliere Azzollini, concedo la parola alla consigliera regionale Carmela Minuto.
Grazie Presidente, buon pomeriggio a tutti e mi piace oggi festeggiarla con il sorriso e non credo che una manifestazione del genere possa avere colori, è una manifestazione in cui si raccontano le proprie storia, il proprio vissuto dove si racconta chi è partito, chi è tornato, chi è restato,
Un saluto alle autorità presenti alle autorità civili religiosa, un saluto alle associazioni presenti e oggi, come dicevo, il Molfetta dei e un giorno in cui un'intera comunità ci si ritrova quella comunità che oggi.
Si trova in questo Consiglio comunale per raccontare la propria storia, il proprio vissuto.
Io.
Faccio mi aggancio a quello che poco fa ha detto il Vescovo, viviamo in un momento storico molto particolare, dove ci sono guerre, conflitti dove ci sono divisioni.
Divisioni, scusate, anche sociali.
Ebbene, il Molfetta dei oggi invece raggruppa tutti, raggruppa un'intera comunità, come dicevo prima, ed è capace quindi di raccontare noi oggi abbiamo ascoltato le vostre storie, ho ascoltato attentamente tutti e ringrazio Giacomo Rosiello che ha parlato.
Ma c'è il cuore del Venezuela, anche se Giacomo c'è da fare, tanta ancora strada perché io mi sento e sono in contatto quotidianamente con la mia famiglia e in molte zone non ci sono ancora, non c'è corrente, non c'è acqua e ho ascoltato i vostri interventi e il cuore batte quando si parla della musica e quando si parla della band quando si parla di inglese,
Io ero bambina, mi affacciavo sul balcone e i grandi passavano e mio fratello piccolo scendeva per andare a suonare il clarinetto, quindi lo ricordo bene.
Molfetta Molfetta. Un Paese strano e molfettesi stanno dappertutto, vivono in tutto il mondo, vivono in Australia, fanno parte dell'America grandi comunità, in Venezuela, in Argentina abbiamo delle grandi comunità dei molfettesi. Ebbene, io ho visitato Hoboken più volte perché andavo anzi in memoria, mi venni, mi viene don Nicola li ha tutta la sua famiglia, io, essendo amica della sua nipote di sua nipote, quindi siamo andati spesso ad Hoboken e quando la mamma ci raccontava che quando entrarono ad Hoboken parliamo di 70 anni fa, 80 anni fa, anche di più forse era forse considerato un ghetto. Oggi Hoboken è una città meravigliosa, Hoboken. Quando si sono appena si sono trasferite le banche, ormai è diventata una città non ambita, ma di più gli appartamenti non si possono nemmeno toccare quindi chi è rimasto oggi? Non dico che sta bene, ma sta benissimo, e è vero quando qualcuno parte parte con sé, porta un pezzo della propria terra, le proprie valigie di cartone che diceva Rossello è vero, io c'ho ancora il baule della mia bisnonna, oggi ci conserva oggetti natalizi, ma lo custodisco ancora perché di cartone.
Quando si parte si porta un pezzo della propria vita e si lasciano i propri affetti, ed è dura, ma conosco anche la forza di chi ritorna e costruisce, continua a costruire il proprio futuro quando si parte si porta con sé non soltanto le proprie tradizioni e la propria cultura e si portano anche le tradizioni del cibo. Io, quando mi svegliavo ad Hoboken, alla signora Anna, che rimarrò ABI per mail, un pezzo del mio cuore mi diceva sempre che ho preparato un Kučma, era la focaccia e io scendevo giù alle 7 di mattina perché mi aveva preparato un pezzo di focaccia, io sono andata a due anni fa, Hoboken mi ha accolto come un qualche cosa di speciale ci sono, ci c'erano, ci sono ancora due comunità Sindaco, c'è la comunità dei molfettesi nel mondo e la comunità dell'Inter, quindi diciamo due fazioni e dovevi stare attenta, anche, diciamo a parlare, magari eri juventino, non lo potevi fare. Ecco, come dicevo, gli italiani sono dappertutto un'altra cosa che oggi mi è venuto in mente e scrivevo degli appunti e nel 2018 il 2018 euro senatrice e qui gli è arrivato Papa Francesco, Papa Francesco, che venne a Molfetta, quindi Molfetta in tutto il mondo, viene di nuovo ricordata perché don Tonino Bello doveva ricordare don Tonino Bello un'altra figura importante che ha fatto crescere la nostra città e cosa perché vi ricordo questo episodio mi ricordo perché in quel momento che vedevo fiume di fiumi di gente arrivare a Molfetta, pensavo a quanto fosse bello. Quel senso di appartenenza era orgogliosa della mia città, era orgogliosa di quel momento storico.
Hoboken, l'ha ricordato qualcun altro mi va, mi piace ricordarlo, oggi ci sono i 100 anni e festeggiano si festeggia contemporaneamente la Madonna dei martedì nostra della Madonna di Hoboken. È come se i chilometri si annullasse, ero le 2 città, festeggiano le nostre Madonne lì con delle barchette più piccole, mentre a noi è un po' più importante come festa, ma veramente come se si fosse creato un ponte Molfetta, Hoboken è una città meravigliosa, quindi di vi invito ad andare perché è ancora forte la comunità dei molfettesi ad Hoboken, lì sono andati i musicisti. Mi dispiace ma mi va di ricordarlo, Dio lo vuole, ben sono andati finalmente ad Hoboken e porteranno musica su quel palco. Sono ormai anni che lo fanno e portano musica italiana ad Hoboken è la verità e quindi io mi piace ricordarlo perché chi ha parlato di musica io ci tengo alla musica, perché è quel momento in cui ti dà allegria, felicità e credetemi, chi ci andrà a si renderà conto di quanti molfettesi arrivano in quella zona?
Non è soltanto ricordare, come dicevo, chi è partito, ma questa manifestazione, questa giornata del Consiglio Comunale, serve soprattutto a raccontare ai nostri figli a raccontare ai giovani il sacrificio che è stato fatto ed ecco perché va tenuta viva con va tenuto vivo il Consiglio comunale del Molfetta dei, ebbene, il giugno del 2003, io c'ero c'era la Commissione sesta Commissione ed eravamo e saluto Pierino Centrone, Nunzio, fiorentino che oggi non c'è più e ricordo con affetto Panunzio ed altri dove in alla sesta Commissione abbiamo creato finalmente Molfetta dei e lo portammo in Consiglio comunale fu approvato finalmente e ancora oggi noi facciamo il Molfetta dei perché è una manifestazione che merita rispetto.
Cos'altro scritto degli appunti, scusatemi, non mi voglio dilungare, dico semplicemente che.
Ringrazio, ringrazio tutti coloro che ci fanno visita nella giornata in questa giornata e vengono a visitare la nostra Madonna De martedì, ieri c'è stata una bella manifestazione Sindaco, c'era tanta gente e quindi questo calore umano, il fatto che tutti vengono ancora per il periodo del lockdown le mappe di questo ci fa onore io saluto tutti, do un grazie particolare a chi è partito, un grazie a chi è rimasto e soprattutto un grazie a chi è tornato buon Molfetta dei a tutti.
E soprattutto un grazie a Molfetta che vive non soltanto in Italia, ma in tutto il mondo. Buona festa a tutti voi, grazie.
Grazie consigliera minuto, concedo la parola al consigliere regionale del dottor, Felice Spaccavento, che interviene anche in nome e per conto del Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro.
Beh, intanto buonasera a tutti sono un po' emozionato un po' perché devo portare i saluti del Presidente che è impegnato in altre 20 istituzionali.
Ma che ama molto parlare le comunità che sono all'estero di tutti i pugliesi.
Saluto sua eccellenza il Sindaco, il Presidente, le autorità, il presidente del comitato,
Saluto gli Assessori, do il benvenuto al Segretario al nuovo Segretario, un bel Consiglio per iniziare questa avventura nella nostra comunità e saluto tutti voi che siete qua, saluto i Consiglieri, tutti voi che siete qua è che siete e che seguita in streaming questo Consiglio.
Io vi ringrazio perché siete qua ringrazio e alle vostre famiglie, ringrazio le famiglie che ci sono, ma le famiglie anche che non ci sono più quelle che sono andate in negli Stati Uniti da clandestini, quelli che sono arrivati sporchi e poveri a Elisa Island quelli che hanno costruito la loro ricchezza in tutte le nazioni del mondo ecco, io mi sento di ringraziare mio nonno Felice Spaccavento che sepolto a New York,
E mi sento di ringraziare il mio nonno Mario Amato, che ha costruito la sua vita su Washington Street a Hoboken, dove io, molto spesso passeggiato, soprattutto guardando dalla parte di Hoboken, New York, sull'Hudson River e riflettendo a tutte le storie di tanti molfettesi,
Che hanno contribuito alla storia di quella città o di altre città, ed era bellissimo quando camminavo in quell'asse in quelle strade e sentivo frequentemente parlare il dialetto molfettese, ecco, questa è una è un ringraziamento che do a tutte le famiglie che sono e quelle che non ci sono più.
E molto spesso noi, soprattutto con i mezzi, con i miei parenti all'estero, parliamo del passaporto, è molto spesso il passaporto, è quello che un po' ci distanzia, ma io penso invece che il vero passaporto, quello che i molfettesi hanno, sono i sorrisi, le parole, gli incontri che fate qua ogni giorno, i vicoli Molfetta che passeggiate, lo sguardo sul mare, quel mare che invece di dividere, dovrebbe unire, ecco per me quello è il vero passaporto e poi vi ringrazio ancora perché in molte città, in molte comunità e molte famiglie e molte case ci sono i quadri del porto di Molfetta, della Madonna, dei Martiri di don Tonino, Bello il quadro della Madonna che va oltre alla religione, secondo me, che unisce anche i laici come me, che rende uniti anche chi crede poco, ma crede molto nella fratellanza. Ecco, secondo me quella Madonna ha il merito di creare questo miracolo, di unire i credenti e non credenti. Ecco, io la vedo così anche quando mia madre mi sorta va ad accompagnarla alle 3 di pomeriggio, quando c'era l'uscita e soprattutto la sera alle 22:22 e 30, quando c'era la ritirata.
Io vi ringrazio anche per quello che fate i vostri figli perché molti figli, i vostri parlano, il dialetto è quel dialetto, non è volgare e un suono bellissimo che secondo me custodisce la storia più bella di Molfetta. Ecco questo un ringraziamento in più e poi devo fare un augurio a tutti. Ecco, io non vorrei che nessuno si sentisse estranea, Molfetta e che nessun molfettese e nessun cittadino si sentisse strane nel mondo perché nasciamo uguali. Il primo vagito uguale per tutti è molto spesso, anche l'ultimo respiro è uguale per tutti. Non c'è differenza, ed ecco perché io penso che molto spesso, quando si parla pace, bisogna ritornare a questi termini che i conflitti non servono ad annullare le differenze, ma che siamo tutti uguali, e qui c'è il concetto di quella pace che diceva don Tonino Bello che non è una parola e un vocabolari, io ci credo molto a questo, soprattutto in questo periodo di conflitti drammatici che minano la pace mondiale.
E per chiudere, io vorrei che queste luminari, che sono accese, non so fino a quando penso fino a domenica 20, non si spegnessero mai che ogni giorno, un Lumera o luminaria fosse accesa in ogni città del mondo per far sì che.
Noi molfettesi, che sappiamo da dove veniamo, perché ragione come diceva Pavese, abbiamo bisogno di un posto da dove andare e dove tornare, ma che noi molfettesi portassimo questa Molfetta esita sempre nel mondo a illuminare sempre le prossime generazioni grazie a voi di essere venuti qua e grazie a voi Consiglieri di essere stati qua.
Grazie consigliere Spacca avendo infine concedo la parola al nostro Sindaco Mammano Minervini.
Grazie Presidente, Consiglieri comunali, tutte e tutti ci tengo a ringraziare e salutare sua eccellenza, monsignor Basile, il Consigliere Spaccavento che oggi è delegato del Presidente della Regione, la consigliera minuto, tutte le autorità militari che, come ricordava il presidente sono state decisive in questi giorni di festa di festa patronale che appunto ci tenevo a ringraziare l'Associazione molfettesi nel mondo e il Comitato feste patronali e tutti e tutte le molfettesi che ci seguono qui in presenza in streaming da Molfetta dall'Italia e dal mondo.
Cosa fa un popolo, come si forma un popolo, come si identifica, come riesce a riconoscersi spesso quel collante e la lingua?
È un codice che ci permette di comunicare, riconoscerci ovunque e sempre ecco il dialetto molfettese, diventa in un qualche modo, è il collante che tiene insieme la nostra comunità e la tiene insieme dentro i confini della città Molfetta e al di fuori della stessa perché in un qualche modo non nasconde dentro di sé le tradizioni, l'evoluzione della nostra storia, l'evoluzione delle tradizioni del nostro calendario perché Molfetta un calendario fitto fatto gli eventi di una sua ritualità che si è condensata negli anni e che tiene insieme diverse generazioni.
E questo perché Molfetta una storia fatta di differenti strati è fatta strati perché Molfetta, ha vissuto diverse dominazioni nella sua storia.
E attraverso quelle dominazioni, ha formato il carattere che è quello proprio dei molfettesi, che guardate un carattere peculiare, che noi celebriamo oggi col Molfetta dei a compimento e diciamo, al termine della festa patronale che poi in realtà avrà nel 20 il suo culmine ma che nella tre giorni storica si conclude oggi.
E questo carattere peculiare dei molfettesi, in un qualche modo, si fonde con quello che il suo luogo identificativo, il mare perché Molfetta davvero come comunità mediterranea, in un qualche modo non si è mai abbandonata a quello che Franco Cassano chiamava i due integralismi, l'integralismo della terra e quella chiusura stagna rispetto alle diversità del.
Dell'Adriatico del Mediterraneo e non solo,
E alla chiusura del mare di chi del mare ci lavora, ci vive, ma non è espatriato in un qualche modo continuo, anche al di fuori del vissuto della comunità cittadina, mantenere forte forte il legame con le proprie origini, con le propria, con la propria famiglia, con la propria lingua perché tornando a quello che dicevo prima, la peculiarità dei molfettesi nel mondo e spesso quello di continuare a mantenere forte il legame con la propria lingua e allora noi celebriamo oggi molfettesi di tutti i continenti e lo facciamo nella consapevolezza che ciascuna delle nostre famiglie e i legami profondi con parte comparti e Paesi lontani,
Per quanto mi riguarda, nella mia famiglia ci sono persone che vivono in Venezuela, negli Stati Uniti, in Australia come in tutte le famiglie dei molfettesi di questa città, e guardate quando parliamo di migrazioni, di quello che è stato di quello che è di quello che sarà, parliamo.
Del fatto che questa città è riuscita a crescere attraverso la diversità è riuscita ad essere più aperta, più forte e più convinta del proprio della propria soggettività nel momento in cui è entrata in contatto attraverso la sua storia, con altre culture con altri popoli.
Attraverso le emigrazioni, tanti migranti che vivono nei cinque continenti attraverso chi migra oggi, e viene ad arricchire anche le nostre società attraverso il lavoro a Molfetta, attraverso le dominazioni che ci sono state nell'arco dei secoli, ecco questa nostra ricchezza che si forma nel linguaggio, nel calendario, nelle tradizioni, è frutto di questo, è frutto del nostro carattere aperto nella nostra apertura rispetto al mare, della capacità di trovare attraverso il lavoro una forma di emancipazione perché, come hanno ricordato,
Tutti quelli che mi hanno preceduto, il lavoro, è stato il carattere peculiare di chi ha dovuto allontanarsi dalla propria terra, perché la migrazione che, come vi dicevo, ha arricchito il nostro tessuto genetico e comunque un momento di rottura.
È un momento che nella sua difficoltà assegna anche il passaggio di una profonda ferita all'interno di quello che poi è il tessuto cittadino, le migrazioni di chi da Molfetta è andato via sono state assegnate per la gran parte della ricerca di nuove prospettive di vita, di nuove prospettive di lavoro e ha significato comunque recidere in parte in quel momento la propria permanenza attraverso all'interno della comunità composita.
Economica della città culturale, della città, da quella da quel recidere provvisorio. Sono poi sorti dei legami profondi, ma dobbiamo tener presente che quella ferita, quel dolore e la ferite e il dolore di chi continua a migrare delle tante giovani generazioni che, da Molfetta, partono per avere speranza di futuro nel resto d'Europa o nel resto del mondo, ancora oggi, magari non solo di chi fa lavori umili, ma anche di chi fa lavori umili, troppo spesso si parla dei migranti di oggi, come le menti giovani laureati, chi va ad arricchire le comunità che si trovano altrove? Ma ci sono tanti giovani che continuano a partire oggi, facendo lavori molto umili, lavoratrici e lavoratori che arricchiscono le comunità che si trovano all'estero. È lo stesso dramma che in parte vivono quanti invece approdano nella nostra terra.
E in un qualche modo nei contribuiscono con il loro lavoro a farla crescere. Ecco di questo dobbiamo essere profondamente coscienti per progettare anche il futuro di questa città. E poi guardate convivialità, convivialità delle differenze, come diceva don Tonino, Bello significa anche mettere in campo delle politiche di pace, perché nella riconoscenza e nella riconoscibilità rispetto alle identità altrui si costruisce una comunità sana. È profondamente legata a quella che è davvero l'articolo 11 della nostra Costituzione, cioè la possibilità di dirimere i conflitti non con le armi, non con la violenza, non con la guerra, e questo noi lo ribadiamo con tanta forza, perché c'è gran parte della nostra comunità che vive nei quattro angoli del mondo e vive in alcuni casi situazioni molto complesse. Guardate, l'hanno ricordato in molti, ma ci tengo a farlo anch'io. Noi viviamo un contesto.
Un contesto internazionale difficile.
Viviamo un contesto internazionale dove l'aggressione militare, in alcuni casi il genocidio, in altri casi la possibilità di rapire in maniera illegittima un Capo di Stato straniero che può non piacere, ma che un Capo di Stato straniero diventa la normalità per dirimere i conflitti, ecco, noi pensiamo che nell'autodeterminazione dei popoli si afferma la possibilità di una convivenza civile tra i popoli nella riconoscenza della e nella riconoscere le diversità, nel riconoscere le peculiarità di ciascuno e nel riconoscere le radici profonde della nostra città che nascono non soltanto nella convivenza civile ma anche nell'esperienza profonda pacifista della nostra città a cui io tengo molto a ricordare.
E poi guardate chiudo volendo in un qualche modo ricordare che quest'anno come hanno già fatto in tanti.
La festa patronale a Molfetta mai negli Stati Uniti, ad Hoboken, con il centenario a cui, come è stato già detto, prenderò parte insieme al Presidente del Consiglio, insieme a monsignor Basile, il vescovo della città insieme alla consigliera comunale Azzollini e ci tengo a dire che, in previsione di questo momento importante, nella giornata di oggi ho voluto in un qualche modo avviare una Pro con una proposta formale di accordo di gemellaggio al Sindaco di Hoboken, la possibilità di avviare appunto l'iter che porti al gemellaggio delle criticità, che sono legate, come avete ricordato ampiamente tutti da un legame profondissimo da una parte di comunità che vive molfettese, che vive ad Hoboken, la arricchita che continua a contribuire.
Volevo renderlo noto, diciamo al Consiglio comunale perché ecco, spero in quella occasione di poter interloquire, come faremo sicuramente con il Sindaco di Hoboken e avere l'opportunità di avviare un iter che, come alcuni sanno, per averlo vissuto in altre occasioni un iter molto lungo e un iter che poi arriverà ovviamente formalmente.
In termine ultimo in Consiglio comunale, ma mi sembrava un gesto, diciamo giusto, anche di riconoscenza di quella comunità che vive oltre oceano e in corrispondenza della celebrazione della Molfetta dei, che ci unisce, che raccoglie tutti, grazie.
Grazie Sindaco, chiudiamo questo bellissimo Consiglio comunale con la consueta consegna degli attestati.
Allora invito in Aula qui.
Il signor Michael Altamura Adelaide Australia.
Consegna l'attestato sua Eccellenza, Monsignor Domenico Basile.
È signor Altamura, non so se vuole esprimere un pensiero.
Qui in quest'Aula.
In dialetto.
Se può, se?
PLIS.
Allora al?
Allora, ah, Aimmo Patten a da parla in Amm affrettai, farai.
Sawa cosiddetta focaccia,
Cure, Ucla, CAD, CIM allo australe, Fritz va o che metodo panzana Roth?
E ne ho dicemmo, poiché ho un po' te la Botteri Zori a Laura quello ma MAV mai dall'Austra a da manufatti dopo la guerra.
Lua, due vecchie cave, Leotta là a Molfetta, Villeneuve, CIN, Bindi chain, ad mamma a parlare tutta tali enti alla oscura, ha detto, non è far contraffatta mentre è forma, ma ha parlato, ma of times,
Neo in Enam, in a Delights Australia, l'Australia Neopard, lento ma affrettasse.
Ecco in quel farli, ma la calabra ICE all'UNEP, le TEN, chi dai sa.
Test che sta palla cinese.
A Laura consenso, ve ne out Plan Mehdorn, adesso ve ne ottimi mio padre Caia standard ne ho da Molfetta all'Australia.
Shinden fa CUS, mais.
Allora?
A monte dai due fatti.
Unanimi.
Ubi, Chiaia, papà 1.000 NAU Cinder, quindi se ne ho, ho portata all'Australia.
Ho portato all'Australia.
L'assalto alla lotta ai acuendo 1 B'nai dry, tal Molfetta.
La non addetti ad Ostia e Wenjun cha ha detto sto la stata l'Australia.
Ah Nenad, neocentralista Humble, fatto.
Grazie, signor Altamura.
La.
Invito in Aula Antonio Iannelli e il coniuge Nicoletta Ranieri consegnano gli attestati, il consigliere Spaccavento e la consigliera minuto, prego.
I signori Iannelli Ranieri provengono dalla Germania, hanno uno.
Un attimino, se?
È consigliera, se vuole, diciamo rivolgersi verso il fotografo, così possiamo se.
Se un attimo solo Consigliere.
Infatti.
Grazie.
Invito in Aula il signor Amato, Onofrio, New Jersey.
Invito a consegnare.
L'attestato.
Il comandante della Guardia di finanza, tenente Giordano d'Arcangeli.
Invito anche quindi.
Chiedo scusa, ho sbagliato il titolo.
Invito la signora Bufo Conchita voleva parlare.
Venezuela.
Consegna l'attestato, il comandante della Capitaneria di porto, il capitano di fregata Maria Lucia, colli.
Vuole vuole esprimere un pensiero sì, se è possibile concedere al microfono.
Prego.
Buonasera a tutti, io rivolgo il mio saluto speciali a tutte le autorità e ringrazio enormemente Angela che diciamo che lei mi ha rapidità in questa sottrazione quasi 25 anni fa, quando sono arrivato dal Venezuela che molti lo sapranno io 100%, sangue molfettese sono 100% venezuelana e io mi considero un ibrida perché tanto a casa mia, in Venezuela come qua in Italia festeggiamo con tutte e due le culture e sono molto orgogliosa e fiera di questo,
E ti ringrazio che mi permette, in tutti gli anni, di portare la mia bandiera grazie a tutti buona sera, grazie.
Invito il signor spicca Paolo Venezuela.
Quindi consolidare, consegno, infine, invito il Sindaco a problemi a consegnare l'attestato al signor Minervini, Paolo New Jersey, prego.
Bene.
Dopo la consegna degli attestati, chiaramente vi ringrazio per la partecipazione, chiaramente chiedo scusa sempre per il dies del disagio dell'aria condizionata.
Vi auguro buon proseguimento della festa patronale e buon Molfetta dei grazie a tutti.
